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Questo secondo volume dedicato alla fabula cristariana è il necessario completamento per chi si vuole cimentare in una fondata rilettura della storia occidentale. Fondata nel senso di motivata sulla base delle più antiche testimonianze a disposizione, e la Bibbia è proprio una di queste.

Lo studio della Bibbia è vissuto per secoli intriso da un’aura di mistero non tanto diversa da quella che ha impedito la trascrizione degli scritti egizi. Con la grande differenza che sulla Bibbia gli studiosi, anche se all’inizio erano pochi, avevano la possibilità da tempo di effettuare tante più comparazioni con altre fonti. La principale era “Antichità Giudaiche” di Giuseppe Flavio. Poi, mano a mano che archeologia ed epigrafia assurgevano a discipline di spessore culturale, anche altre testimonianze.

Nonostante ciò, questa disamina della Bibbia non è mai decollata perché zavorrata da un assunto di base imposto dall’élite dominante: il testo sacro non può essere smentito. Al massimo è proponibile una revisione dello stesso, soprattutto nella traduzione per poterlo rendere più conforme alla parlata comune. Ma mai una rilettura che mini la sua attendibilità storica.

Il nostro lavoro non aveva questo freno. Non abbiamo dovuto mai rendere conto a nessuno di quello che scoprivamo. Quindi nella nostra opera di decifrazione del racconto biblico, che ha radici lontane ma che si presenta come uno spartiacque rispetto a tutte quelle tentate prima, il lettore non troverà la verità definitiva né la corretta trascrizione del dettato sacro. Però almeno troverà parte di tutto ciò, ma lo troverà.

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