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Genitori moderni

In questi ultimi anni investimenti non trascurabili sono andati invece a formare tecnici specializzati nel rendere sempre meno utopistici i film che sono frutto della pura fantasia. Da Star Wars, passando per Star Trek e ora i supereroi di Marvel o DC Comics.

È naturale supporre che tale impegno sia dedicato completamente a far divertire gli spettatori, creare lavoro per uno staff immenso di attori e specialisti, nonché un indotto per la distribuzione di prodotti che generano fatturati miliardari. Ma non è proprio così.

Questi film hanno in comune con quelli dei cowboy contro gli indiani e tanti altri, la rappresentazione della lotta del bene contro il male. Rappresentazione che non è fine a se stessa ma serve a indirizzare lo spettatore nell’identificazione di chi, per l’appunto, rappresenta o meno le forze che devono vincere o soccombere nell’universo.

Di quali cliché si avvalgono per indirizzare il pensiero? Di quelli collaudati da tempo, uno fra i tanti quello del martire: l’individuo che si sacrifica, fino anche a morire, per gli altri.

Passiamo ad un caso concreto prendendo gli Avengers, dei quali fino ad oggi sono stati prodotti quattro film. Una serie che è campione d’incassi è l’esempio migliore per indovinare a cosa stanno puntando quelli che l’hanno ideata.

Questi “vendicatori” sono un gruppo di supereroi uniti per combattere esseri alieni che vogliono comandare (o distruggere) la Terra. Tra questi uomini dotati di poteri eccezionali spicca la figura di Anthony Edward “Tony” Stark, meglio noto come Iron Man. È lui che alla fine muore per sconfiggere il malvagio Thanos e salvare l’intero universo. È lui che incarna il protagonista per eccellenza, il bene che si immola addirittura per l’intera Creazione. In soldoni, un messia redivivo.

Niente di nuovo quindi: sembra la novella cristiana rivisitata due millenni dopo.

E invece no, perché se il finale sembra quasi simile (manca la risurrezione per Iron Man che non è ancora stata filmata), sono tutti i preamboli che cambiano.

Prima di tutto di Gesù non viene raccontato che distruggeva i nemici a suon di raggi laser, esplosioni e pugni in faccia. Al contrario, Gesù sarebbe stato il mite agnello che ordinava di porgere l’altra guancia e perdonare 70 volte 7. Iron Man fa invece un uso “esagerato” della violenza: cosa importa, il fine giustifica il mezzi.

Poi, il buon Gesù era di umili origini e tale si mantenne per tutta la vita vivendo in mezzo alle folle di bisognosi e malati. Iron Man invece è un multi-miliardario, che dimora isolato negli ultimi piani di un grattacielo e frequenta solo gente alla sua pari. Un magnate diventato tale grazie alla sua spiccata intelligenza; un genio che si definisce “filantropo e playboy”.

Insomma il film ha saputo trasformare il mito gesuano sostituendone l’aspetto più originale: la forza di un uomo qualunque che raggiunge la vittoria senza la violenza.

Ma ha tolto anche altre equivalenze che erano evidenti nei Vangeli quando si leggono passi del tipo: “è più facile che un cammello passi per la cruna di un ago che un ricco entri nel regno dei cieli”. Nel film è al contrario proprio il multimiliardario che diventa il mito da seguire. Lo può fare perché la sua ricchezza non sarebbe stata accumulata in modo disonesto, bensì grazie alla sua intelligenza superiore. Diventa quasi obbligatorio perciò permettergli la libertà sessuale (“è un playboy”) che invece è castigatissima dalla morale cristiana. In più il ricco è anche filantropo, cioè usa le sue cospicue sostanze per aumentare il benessere degli altri (e dell’ambiente).

Questi particolari del personaggio di Iron Man li ritroviamo anche in un altro supereroe, questa volta della DC Comics, ovvero Batman. Basta guardare la trilogia diretta da Nolan per rintracciare le medesime caratteristiche: “genio miliardario, playboy e filantropo”.

In pratica la nuova cultura cinematografica sta sdoganando l’individuo che nel catechismo per umili credenti invece era relegato tra i peccatori: il multimiliardario a cui l’umanità si deve affidare per salvarsi dai pericoli più incombenti. Un nuovo “mito” che andrà assecondato per tutte quelle cose che l’individuo di strada può solo sognare: benessere illimitato sia in termini materiali che emozionali.

In cambio di tutto questo il super-ricco assicurerà protezione all’intera umanità.

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