DEI RICCHI

2008 - Marzo - Settimana 3

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Indice dei giorni


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Sabato 15 Marzo 2008

Tibet, sangue e violenza a Lhasa in rivolta

ANSA.it, http://www.ansa.it, 15/03/2008

PECHINO - Sono dicei le vittime ''accertate'' delle violenze di ieri a Lhasa, dove le forze di sicurezza hanno represso una manifestazione anticinese. Lo ha scritto l' agenzia Nuova Cina, che aggiunge che si tratta in maggioranza di ''businessmen'', probabilmente commercianti. Residenti della citta' affermano che gli stranieri non possono uscire dalle loro residenze, in genere alberghi, mentre le strade sono pattugliate da reparti militari con mezzi corazzati. I principali monasteri della citta', tra cui quelli di Sera e di Drepung, dai quali e' partita la protesta dei giorni scorsi, sono ancora circondati da ingenti forze di polizia. Da ieri pomeriggio Internet e' bloccata, aggiungono le fonti.

AUTORITA' INVITANO 'TEPPISTI' A COSTITUIRSI

Le autorita' della Regione Autonoma del Tibet hanno sostenuto che le vittime delle violenze di ieri sono ''innocenti cittadini'' uccisi da ''teppisti'' e hanno chiesto ai responsabili di costituirsi, secondo l' agenzia Nuova Cina. Testimoni citati da Radio Free Asia affermano di aver visto decine di vittime. Uno di loro sostiene che piu' di venti cadaveri sono stati caricati su camion della polizia, un altro che le vittime potrebbero essere state fino ad ottanta. ''Ho visto due cadaveri vicino al tempio di Ramoche, due nel giardino, due nella tipografia del tempio di Ganden, e alcune persone che portavano cibo ai detenuti del carcere di Drapchi hanno visto 26 cadaveri di tibetani che venivano caricati su un veicolo nero''. Le autorita' affermano che non e' stata imposta la legge marziale ma tutti i residenti interpellati per telefono affermano di non poter lasciare le loro abitazioni e molti ritengono che la legge marziale sia in vigore. La televisione cinese, la Cctv, ha mostrato alcune immagini delle violenze, chemostravano giovani tibetani che attaccavano negozi. Kang Jin Zhong, un ufficiale dell' esercito cinese di stanza in Tibet, ha detto all' Ansa che ''ora non ci sono le prove'' ma ''sicuramente forze straniere sono implicate''.

Domenica 16 Marzo 2008

I carabinieri di Avellino sequestrano tir con rifiuti tossici. Centinaia di migliaia di euro di multa

Rainews24, http://www.rainews24.it, 16/03/2008

Li hanno sorpresi mentre trasportavano, lungo l'Ofantina, rifiuti pericolosi e nocivi, da batterie di autoveicoli esauste, a lastre di ethernit con residui di amianto, a residui bituminosi nonche' una enorme quantita' di laterizi,

materiali di risulta, rottami ferrosi. I carabinieri della Compagnia di Montella, del comando provinciale di Avellino, hanno sequestrato "tre autotreni di altrettante ditte di autotrasporti, due napoletane ed una casertana, i cui titolari" sono stati denunciati e multati per "raccolta e trasporto illeciti di rifiuti pericolosi".

I militari - si spiega in una nota - hanno concentrato i loro controlli sul "traffico di mezzi pesanti che quotidianamente percorrono l'Ofantina trasportando materiali e merci di svariata natura da e per l'Alta Irpinia, specialmente sulle direttrice Napoli-Caserta da un lato e Salerno dall'altra".

Questa "attivita' ha consentito di conseguire importanti risultati, infatti,

nell'arco del fine settimana sono state denunciate 11 persone tra

imprenditori e autotrasportatori, sequestrati autocarri carichi

di rifiuti" ed elevate numerose contravvenzioni, per un totale di

oltre 180mila euro.

Gli autisti che portavano i carichi fuorilegge erano "tutti pregiudicati di origine napoletana". Il valore complessivo degli autocarri e del loro carico che sono stati sequestrati e' risultato di oltre 110mila euro. "Nei controlli sono incappati inoltre altri 5 autotrasportatori i quali pur non trasportando rifiuti pericolosi, effettuavano la loro attivita' senza la prescritta documentazione di bordo ed inoltre in sovraccarico rispetto al peso di trasporto consentito: anche nei loro confronti sono state elevate contravvenzioni per un importo complessivo di oltre 70mila euro".

Tibet, il Papa tace. Fonti vaticane: 'Mancano informazioni dirette'

Rainews24, http://www.rainews24.it, 16/03/2008

All'Angelus di oggi Benedetto XVI ha scelto di parlare di Iraq e tacere sul Tibet. Un vibrante appello per porre fine all'odio in Iraq, e agli iracheni perché a cinque anni dall'attacco angloamericano con le sue disastrose conseguenze prendano in mano la costruzione del proprio Paese.

Ma nessun accenno al Tibet, dove Pechino ha scatenato la repressione, causando decine di morti, contro le manifestazioni innescate dalla volontà degli atleti tibetani di non correre sotto la bandiera cinese alle prossime Olimpiadi.

Cappato: l'obiettivo è gestire la Chiesa in Cina

Secondo l'eurodeputato radicale Marco Cappato non è una cosa di cui stupirsi: Benedetto XVI a suo avviso "tace sulla base di un accordo di potere, non infastidisce Pechino per avere in cambio la libertà di gestire la Chiesa in Cina". "Ma se la ragione di tale reticenza è chiara - aggiunge Cappato - mi auguro che venga superata nelle prossime ore e che il Papa si schieri per la libertà, con il Dalai Lama, per la libertà religiosa di tutti in Asia, non solo dei cattolici, ma dei tibetani, dei montagnard in Vietnam...".

Fonti vaticane: non ha fonti dirette di informazione

In Vaticano la pensano diversamente, e ricordano che di fronte ai morti e alle violenze della repressione in Tibet il Papa ha la "responsabilità di partecipazione ai dolori dell'umanità", ma "non ha fonti dirette di informazione, non ha un nunzio o una comunità che viva lì da cui avere notizie e chiarimenti per eventuali appelli pubblici".

Per le stesse fonti vaticane è "diverso il caso dell'appello che oggi papa Ratzinger ha rivolto agli iracheni": in Iraq c'è una comunità cristiana, tra l'altro minacciata, e mons. Rahho era un responsabile di questa comunità la cui situazione è ben nota e presente al Papa e alla sua diplomazia.

C'è comunque da considerare che questo Papa non lega necessariamente i propri interventi pubblici alla attualità, seppur drammatica, e spesso dedica gli Angelus o gli interventi dopo le udienze generali a temi anche impolitici.

In genere inoltre non ha interesse a una lettura politica della realtà, ed è invece molto attento agli aspetti spirituali, della testimonianza e della dottrina cristiana. D'altra parte la sua diplomazia non si muove su temi molto delicati senza un suo imput: se per esempio con papa Wojtyla, particolarmente nell'ultima fase della sua vita, è capitato che la segreteria di Stato o la diplomazia pontificia abbiano suggerito prese di posizione, è più difficile che cioò accada con papa Ratzinger. Ciò non esclude che in futuro il Papa, anche su imput del segretario di Stato Tarcisio Bertone, decida in futuro di esprimere la propria vicinanza al Tibet perseguitato.

Papa prega per Iraq, tace su Tibet

ANSA.it, http://www.ansa.it, 16/03/2008

CITTA' DEL VATICANO - Un fermo appello sull'Iraq, con accenti molto critici verso la guerra scatenata cinque anni fa dagli americani, nessun riferimento alla repressione cinese delle proteste in Tibet: così il Papa ha oggi introdotto la preghiera dell'Angelus dal sagrato di San Pietro, dopo aver celebrato la messa delle Palme. Benedetto XVI ha in particolare ricordato la morte dell'arcivescovo caldeo di Mosul, mons. Paulos Faraj Rahho, "tragicamente scomparso pochi giorni fa", lanciando nel contempo un appello a "sollevare la testa" al popolo iracheno, che, ha ricordato, "da cinque anni porta le conseguenze di una guerra che ha provocato lo scompaginamento della sua vita civile e religiosa".

Il voto in Iran conferma il trionfo dei conservatori anche a Teheran. La Ue, elezioni ne' libere ne' eque

Rainews24, http://www.rainews24.it, 16/03/2008

L'Unione europea boccia il voto in Iran. Bruxelles ha espresso "profonda preoccupazione" per elezioni legislative che non sono state, come si legge in comunicato diffuso dalla presidenza di turno slovena "né libere né eque". Nessuna sorpresa intanto arriva dalle urne: come previsto i conservatori sono in vantaggio con 67 seggi sui 190 già assegnati, contro i 30 andati a candidati riformisti. Altri 46 sono andati ad esponenti conservatori ma critici nei confronti del presidente Mahmoud Ahmadinejad, mentre gli indipendenti sono 45. Si tratta di dati parziali, diffusi dall’agenzia di Stato Irna: corrispondono a oltre la metà dei seggi scrutinati.

Affluenza

Secondo il Ministero dell' Interno l'affluenza ai seggi dovrebbe attestarsi attorno al 60%, migliorando quindi di una decina di punti percentuali il dato di quattro anni fa. Tra gli indipendenti una quindicina di eletti sarebbero vicini alle posizioni riformiste, il che indicherebbe la tenuta del blocco riformista. Ma mancano ancora le indicazioni relative al voto di Teheran, che assegna trenta deputati: 14 seggi dovrebbero andare alle liste favorevoli ad Ahmedinejad, il resto dovrebbe invece essere assegnato mediante il ballottaggio, che si svolgerà in aprile e che dovrebbe riguardare un totale di 50 seggi su 290.

Secondo dati diffusi dalla televisione di Stato, quando sono stati scrutinati il 60 per cento dei voti nella capitale, 14 candidati risultano eletti, tutti fondamentalisti.

Per gli altri 16 bisogna andare al ballottaggio, che comunque vede ancora in vantaggio i fondamentalisti. Il primo riformista, Majid Ansari, e' soltanto trentunesimo.

Ieri il ministro dell'Interno, Mostafa Pur-Mohammadi, aveva detto che i conservatori si avviavano a vincere le elezioni in tutto il Paese con il 71 per cento dei voti.

Il Dalai Lama denuncia genocidio culturale e chiede inchiesta internazionale

Rainews24, http://www.rainews24.it, 16/03/2008

Tibet. Sergio D'Elia (Nessuno tocchi Caino)~ Tibet. Ultimatum ai manifestanti (Paolo Longo, corrispondente da Pechino)~ Tibet assediato. La cronaca di Paolo Longo (corrispondente Rai da Pechino)

Vedi anche Ultimatum della Cina ai tibetani: resa entro lunedi'. Italiani a Lhasa: "Un macello"

Il Dalai Lama, in una conferenza stampa tenuta nella citta' indiana di Dharmsala, ha chiesto un'inchiesta internazionale sugli scontri in Tibet, dove

la repressione cinese ha causato almeno 80 vittime, secondo il governo tibetano in esilio. Il leader religioso ha condannato quel che ha definito un "genocidio culturale" da parte della Cina. Sempre secondo il leader spirituale dei bhuddisti tibetani nel Paese c'e' uno "stato di terrore.

Secondo il Premio Nobel per la Pace, nella regione himalayana è in atto "una discriminazione sistematica" e "i tibetani nella propria terra sono trattati da cittadini di seconda classe". Ed ha poi aggiunto: "a Lhasa erano oltre 50 mila, oggi si sono ridotti a tre mila, per l'arrivo massiccio di cinesi"

Assalto contro stazione di polizia nella Regione del Sichuan

Si estende la rivolta dei tibetani in Cina. Un gruppo di circa duecento rivoltosi ha assaltato, lanciando pietre e bottiglie incendiarie, una stazione della polizia cinese in una città della provincia del Sichuan, nella Cina sud occidentale. Le forze di sicurezza hanno risposto con gas lacrimogeni e arrestando cinque persone. Il Sichuan è una delle quattro provincie dove vivono molti tibetani, e si trova al confine con il massiccio dell'Himalaya.

Intanto 200 veicoli da trasporto truppe si starebbero dirigendo verso Lhasa, capitale tibetana, dove le autorita' cinesi hanno imposto il coprifuoco. La notizia e' stata diffusa dalla televisione di Hong Kong, precisando che ogni mezzo puo' trasportare dai 40 ai 60 militari.

Secondo l'agenzia di Stato Xinhua i morti nei disordini scoppiati ieri sono almeno 10: fonti del governo tibetano in esilio parlano di almeno 80 vittime accertate, forse un centinaio in totale.

Dal centro della citta', la zona intorno al tempio di Jokhang, continuano ad arrivare notizie non verificabili su spari e scontri. Secondo alcune testimonianze gruppi di musulmani hui, che sono etnicamente cinesi, avrebbero attaccato civili tibetani in una rappresaglia per i danneggiamenti subiti venerdi' scorso da una moschea.

I residenti di questa zona sono ancora costretti a rimanere chiusi nelle loro case. Alcuni di loro affermano che persone ferite nei giorni scorsi dai fucili caricati a sale della polizia non hanno ancora potuto ricevere assistenza medica. Le strade restano presidiate da ingenti forze della polizia militare, che controlla con mezzi corazzati le principali strade.

Internet e' bloccata in tutta la citta' ed in alcune zone non funzionano i telefoni. Il sindaco di Lhasa Doje Cezhug ha dichiarato a Pechino, dove si trova per partecipare ai lavori dell' Assemblea Nazionale del Popolo, che la situazione nella citta' "e' calma".

Usa chiedono alla Cina moderazione e rispetto dei diritti umani "Chiediamo al governo cinese di darprova di ritegno nella reazione a queste manifestazione - ha dichiarato la Rice, secondo la nota del dipartimento di Stato - e chiediamo con decisione a tutte le parti di non ricorrere alla violenza".

Chiediamo alla Cina - ha continuato il capo della diplomazia americana - di rispettare il diritto fondamentale e universale di tutti i cittadini a esprimere in modo pacifico le proprie opinioni politiche e religiose.

La Rice ha infine lanciato un appello per la liberazione dei dissidenti tibetani, che contestano l'influenza esercitata nella regione da Pechino. "Chiediamo alla Cina - si legge ancora nel comunicato - di rilasciare tutti i monaci e le altre persone imprigionate solo per aver espresso la loro opinione".

Giovedi' scorso, l'amministrazione degli Stati Uniti aveva invitato le autorita' comuniste di Pechino a "rispettare la cultura e il carattere multi-etnico della societa' tibetana".

Parte integrante della Repubblica popolare dal 1951, il Tibet gode almeno formalmente di uno statuto di autonomia. Le autorita' cinesi hanno sostenuto che a organizzare le manifestazioni di protesta sia stato il Dalai Lama, il leader del buddismo tibetano in esilio dal 1959. Secondo Pechino, il religioso non si limita a chiedere per la regione una piu' ampia autonomia: porterebbe

invece avanti un progetto di tipo separatista, con l'aiuto degli Stati Uniti e di altri governi stranieri.

Berlusconi lancia l'allarme brogli

Rainews24, http://www.rainews24.it, 16/03/2008

C'è un problema grandissimo, quello dei brogli. A lanciare l'allarme ancora una volta, anche in vista delle prossime elezioni, è Silvio Berlusconi dal palco del comizio in piazza Duomo a Como.

Chi se la sente - dice Berlusconi ai partecipanti - di passare il sabato a confrontarsi con i rappresentanti di lista della sinistra si può mettere in lista per far parte dell'esercito dei difensori della libertà.

Introdurremo il quoziente familiare

Silvio Berlusconi rilancia una delle proposte chiave del programma del Pdl su fisco e famiglia: "Cambieremo il sistema fiscale - dice - introducendo il quoziente familiare". Una iniziativa alla quale si aggiungono le misure in favore "delle famiglie che non possono, il buono per le locazioni e il piano casa".

E proprio parlando del piano casa Berlusconi rivendica un diritto di primogenitura: "Ho visto che anche la sinistra lo ha messo nel programma. Sono felice - aggiunge comunque - che le buone cose vengano anche imitate".

Berlusconi poi non dimentica ovviamente la promessa di abolire l'Ici sulla prima casa, di introdurre aiuti per i figli che nascono e il bonus per i libri gratuiti fino a 18 anni.

Non credete a falsi sondaggi del Pd

Non credete ai falsi sondaggi della sinistra. Se recuperassero un punto al giorno come dicono - ha aggiunto - arriverebbero al 130%. Berlusconi ha ricordato che ci sono ancora dieci punti di distanza tra il Pdl in vantaggio sul Pd. "Oggi noi abbiamo il 46% mentre il Pd e al 36%".

Lunedì 17 Marzo 2008

Fantasmi in casa, proprietario vuole annullare contratto

ANSA.it, http://www.ansa.it, 17/03/2008

SPOLETO (PERUGIA) - Non ha trovato in giurisprudenza alcun precedente utile ma l'avvocato Antonio Francesconi sta ancora valutando la possibilità di rivolgersi al tribunale di Spoleto per chiedere l'annullamento dell'acquisto di un casale da parte di un suo cliente il quale sostiene che l' edificio è infestato dagli spiriti.

Vicenda sulla quale ha preso posizione oggi anche la diocesi spoletina escludendo che lì si sia mai svolto alcun esorcismo. Al centro della storia uno stabile di circa 200 metri quadrati su due piani, con oltre tremila metri di terreno annesso, a Santo Chiodo di Spoleto. Gaetano Bastianelli, 57 anni, nell'ottobre del 2005 lo acquistò per 120 mila euro, considerandolo "l'affare della vita", come ha detto al suo legale. Subito dopo però, secondo la sua versione, cominciarono a manifestarsi "strane presenze": rumori di passi, colpi sui muri, mobili caduti senza essere toccati, arnesi andati in fiamme. Tanto da decidere di rivolgersi a un legale per valutare la possibilità di annullare il contratto di acquisto pur di lasciare quella casa. Secondo Bastianelli, infatti, i precedenti proprietari sapevano delle presenze ma non ne avrebbero parlato al momento dell'acquisto.

Oggi l'avvocato Francesconi ha spiegato che "da un punto di vista legale sarebbe astrattamente configurabile un vizio della cosa venduta, secondo l'articolo 1490 del codice civile". "In teoria - ha aggiunto - è come per un vicino fastidioso. Se non informo della sua presenza gli acquirenti questi potrebbero ottenere la risoluzione del contratto". Il legale ha comunque spiegato che finora "nessuna causa è stata avviata, siamo solo in una fase di valutazione della fattibilità", legata anche a questioni strettamente giuridiche come i tempi di prescrizione. Al suo avvocato, Bastianelli ha ribadito che le 'presenze' nella casa erano note ai precedenti proprietari e agli abitanti della zona, tanto che negli anni Settanta - secondo la sua versione - nel casale si erano svolti diversi esorcismi.

Circostanza però negata dalla diocesi spoletina. "A questa Curia - si legge in un comunicato - è noto che i sacerdoti del nostro presbiterio abbiano assistito, nella malattia e nel dolore, chi nella casa in questione abitò. La carità della comunità cristiana non è mancata accanto a chi era nelle difficoltà e nella tribolazione. Non risulta, invece, che sia stato richiesto il ministero dell'Esorcista diocesano. Le disgrazie occorse agli abitanti della casa meritano rispetto e discrezione. Non riguardano, invece, la Curia le questioni giudiziarie ed economiche che sono state sollevate e che hanno sedi proprie per essere esaminate, senza il coinvolgimento degli organi della Chiesa e artate citazioni letterarie". Intanto però l'avvocato Francesconi è convinto che la vicenda integri astrattamente il vizio della cosa venduta e nei prossimi giorni deciderà se avviare l'azione presso il tribunale di Spoleto.

Condoleezza Rice: Pechino dialoghi con il Dalai Lama

Rainews24, http://www.rainews24.it, 17/03/2008

La Commissione europea si è detta "molto inquieta" per la situazione in Tibet, ma ha aggiunto che boicottare i Giochi olimpici di Pechino non è una maniera appropriata di rispondere al problema del rispetto dei diritti dell'uomo.

Rice: Pechino dialoghi con il Dalai Lama

Il segretario di stato americano Condoleezza Rice ha chiesto oggi alla Cina di impegnarsi in un dialogo con il Dalai Lama per mettere fine ai violenti disordini in Tibet.

Si tratta di una sorta di occasione mancata da parte dei Cinesi di impegnare l'autorita' morale del popolo tibetano (Dalai Lama, ndr) e spero che essi trovino ancora il mezzo di farlo, ha detto la Rice sull'aereo che la portava a Mosca.

Per la Russia si tratta di "una questione interna"

Per la Russia le relazioni del governo di Pechino con il Dalai Lama sono "una

questione interna" e ha criticato i tentativi di "politicizzare" il prossimo appuntamento dei Giochi Olimpici in Cina.

La Russia ha spesso affermato che il Tibet e' parte integrale della Cina e che considera le relazioni con il Dalai Lama una questione interna per la Cina, si legge in un comunicato diffuso dal ministero degli Esteri russo. "I tentativi di politicizzare l'organizzazione dei Giochi Olimpici in Cina sono inaccettabili".

Sanita': 540 giorni per una mammografia, 630 per l'oculista

ANSA.it, http://www.ansa.it, 17/03/2008

Un anno e mezzo di attesa per una mammografia, 540 giorni: da cinque anni è in preoccupante aumento il fenomeno delle lunghe liste di attesa, ostacolo principale per l'effettiva fruizione delle prestazioni sanitarie. Il nuovo rapporto Pit Salute del Tribunale dei Diritti del Malato, che sarà presentato martedì e di cui l'ANSA é in grado di anticipare alcuni dei contenuti, indica un aumento di quasi l'1% delle segnalazioni delle difficoltà da parte dei cittadini e in testa alla classifica c'é la diagnostica (58%), seguita dalla specialistica (31%) e dagli interventi chirurgici (9%).

I cittadini segnalano l'uso diffuso (soprattutto nelle aree di diagnostica e specialistica) del blocco delle liste di attesa, nonostante l'esplicito divieto introdotto dalla legge nel 2006. Attese incompatibili con le necessità diagnostico-terapeutiche e tempi di attesa superiori alla periodicità dei controlli. Tempi che si accorciano notevolmente per l'erogazione della prestazione in intramoenia rispetto al canale istituzionale. Fra i tempi massimi segnalati nel 2007 per alcune prestazioni diagnostiche, al primo posto la mammografia (540 giorni di attesa, con un aumento di 140 giorni rispetto al 2006). Peggiorano anche i dati per ecocolordoppler (420 giorni, +240 rispetto al 2006), colonscopia con anestesia (300 giorni, +60 rispetto al 2006), risonanza magnetica (270 giorni, +90 rispetto al 2006), ecocardiogramma (240 giorni +70 sul 2006) e ecografia tiroidea (220 giorni, +100 rispetto al 2006); diminuisce l' attesa per gastroscopie ed ecografia. La prestazione specialistica con il più ampio tempo massimo segnalato è la visita oculistica con 630 giorni di attesa e un aumento rispetto al 2006 di 510 giorni. "Per ridurre i tempi di attesa - ha spiegato - Francesca Moccia - si deve intervenire con norme per i tempi massimi di prestazioni, divieto del blocco delle prenotazioni e, con la recente legge, l'attesa di sole 72 ore per le urgenze differibili". Si ricorre molto di più all'intramoenia per le visite specialistiche (35%) piuttosto che per effettuare indagini diagnostiche (18%). Per un intervento oncologico si paga dai 12.500 ai 30.000 euro, 5.000 euro per la fecondazione assistita; visita specialistica alla tiroide 400 euro; risonanza magnetica a 300 euro.

Greenspan: e' la piu' grave crisi dalla fine della seconda guerra mondiale.

Rainews24, http://www.rainews24.it, 17/03/2008

L'attuale crisi finanziaria negli Stati Uniti verra' giudicata come la piu' grave dalla fine della seconda guerra mondiale, ha commentato l'ex presidente della Banca centrale americana Alan Greenspan dalle colonne del Financial Times.

La crisi, aggiunge Greespan, a capo della Fed dal 1987 al 2006, "finira' quando i prezzi delle case di stabilizzeranno e con essi anche i prezzi dei prodotti finanziari collegati ai prestiti ipotecari".

La crisi fara' "molte vittime", avverte, in particolare sui sistemi di valutazione dei rischi, mentre "ancora una volta, i modelli previsionali, matematicamente eleganti, si sono pero' rivelati incapaci di anticipare la crisi, e di identificare la

recessione in corso".

Secondo Greenspan "la questione cruciale e' che i nostri modelli, sia sui rischi che econometrici, per quanto complessi siano diventati, restano troppo semplici per cogliere la piena portata delle variabili che governano l'economia globale". Peraltro il modello perfetto non c'e' e "non possiamo sperare con nessun livello di sicurezza di riuscire ad anticipare le crisi future".

Il ciclone subprime insegnera' molto, probabilmente interverranno riforme ma "e' essenziale, cruciale - conclude Greenspan - che quali che siano le riforme non finiscano per minare le nostre contromisure piu' preziose sui fallimenti del mercato: la flessibilita' e la libera concorrenza".

Martedì 18 Marzo 2008

Epilessia si cura anche con Mozart

ANSA.it, http://www.ansa.it, 18/03/2008

LONDRA - La musica di quel genio naturale di Mozart va presa e messa di peso nel prontuario medico: sembra funzionare meglio di molti farmaci e in apparenza cura persino una malattia grave come l'epilessia. A Londra gli esperti dell'Istituto di Neurologia si sono convinti delle qualità taumaturgiche del compositore austriaco quando si sono trovati alle prese con un paziente di 46 anni che soffriva di terribili attacchi epilettici e non aveva reagito in modo marcato né a sette diverse terapie a base dei più avanzati farmaci e nemmeno ad un intervento chirurgico al cervello.

Sembrava un caso disperato ma all'improvviso il malato - in media vittima di sette attacchi epilettici al mese e incapace di controllare moti giornalieri di riso convulso - ha incominciato a stare vistosamente meglio e, indagando sul perché, i medici hanno fatto a quel punto una scoperta davvero curiosa: l'uomo si era messo ad ascoltare Mozart - in genere quaranticinque minuti al giorno - e tanto era bastato per dargli un nuovo, vincente vigore nella battaglia contro quella grave sindrome neurologica. Sulla scorta di questo caso (uno analogo, riguardante un bambino affetto dalla sindrome di Lennox-Gastaut, una rara forma di epilessia, è stato segnalato dai neurologi dell'università dell'Illinois) il quotidiano 'Independent' se l'é sentita oggi di cantare senza riserve le lodi del 'Mozart Effect' che non è proprio una panacea ma ci va vicino. Significativo il risultato di un esperimento fatto sottoponendo un gruppo di cavie all'ascolto della sonata K448 per piano del grande Wolfang: quella musica ha fatto aumentare temporaneamente di 8-9 punti il quoziente intellettivo degli ascoltatori. Una buona dose di Mozart aumenta le capacità matematiche e visive di un individuo, riduce lo stress e il dolore di origine artritico, ha un impatto benefico sul cuore e sul feto (ne stimola lo sviluppo cerebrale). Non lascia indifferenti nemmeno i topi (che acquisiscono maggiore senso dell'orientamento spaziale nei labirinti) e le carpe (che diventano più sane e più felici se attorno a loro risuonano le note di 'Eine Kleine Nachtmusik'). Non è chiaro perché tutto ciò avvenga ma molti esperti sono convinti che la zona del cervello dove si recepisce e processa la musica è la stessa della percezione spaziale e per qualche ragione ne nascono quindi interazioni estremamente benefiche per l'attività della sostanza grigia. La complessa, raffinata musica di Mozart - in particolare la citata sonata K448 - avrebbe un impatto paragonabile alle pulsazioni elettriche e metterebbe ordine tra le cellule nervose malfunzionanti.

Ma perché Mozart e non invece Verdi, Beethoven o Brahms? Anche qui non ci sono certezze scientifiche ma gli esperti sospettano che il compositore austriaco agisce da farmaco per la sua peculiare tecnica di costruzione musicale, basata su temi richiamati a intervalli fissi con il ricorso a note spesso diverse da quelle originali.

La Cei: il sistema del voto va cambiato

Rainews24, http://www.rainews24.it, 18/03/2008

Il sistema elettorale deve tornare "a dare piu' democrazia a questo Paese" ed e' necessario che il prossimo Parlamento modifichi la legge elettorale, "tornando a dare al cittadino la possibilita' di scegliere i suoi rappresentanti". E' quanto chiede la Conferenza episcopale italiana.

L'attuale sistema elettorale obbliga gli elettori cattolici ad un maggiore discernimento, in quanto non possono scegliere direttamente chi sara' eletto: "la valutazione - ha affermato il segretario della Cei, mons. Giuseppe Betori - dovra' riguardare sia il programma che viene proposto che le persone presenti nella lista. E non si possono separare i valori, scegliendone qualcuno e rinunciando ad altri. Occorre soppesare invece l'insieme dei valori".

Secondo il segretario della Cei, poi, "sarebbe auspicabile che prossimo Parlamento cambiasse il sistema elettorale e restituisse cosi' democrazia perche' l'attuale sistema rappresenta un potere oligarchico".

Svelenire il clima generale

I vescovi italiani non vogliono imporre formule di governo ma, nel "rispetto dei ruoli della futura maggioranza e della futura minoranza", auspicano che tra i partiti possa esserci "collaborazione per il bene della nazione": e' quanto ha precisato il segretario generale della Cei. "Lontano da noi - ha detto - imporre scelte ai partiti". "Quello che ci preme - ha aggiunto - e' svelenire il clima generale".

Agli elettori cattolici: richiamatevi ai valori fondamentale della Chiesa

I vescovi italiani non si schierano con alcun partito politico ma chiedono "agli elettori cattolici, ai candidati cattolici e ai futuri eletti di richiamarsi ai valori fondamentali della Chiesa" e tra questi "la difesa della vita" e la tutela della famiglia tradizionale, ha ribadito il segretario generale della Cei. Se il voto spesso si orienta sulle "urgenze del quotidiano", per i credenti - ha detto il vescovo - "le urgenze vanno sempre proiettate su un orizzonte di grandi valori".

La Chiesa non si schiera, ma neanche suggerisce 'larghe intese'

La Chiesa Italiana non si schiera con nessun partito e neppure suggerisce le 'larghe intese'. Lo ha chiarito il segretario della Cei, mons. Giuseppe Betori. "Non c'e' mai stata - ha scandito - nessuna richiesta dei vescovi di 'larghe intese' per far fronte alle questioni sociali piu' urgenti".

Questa notizia - ha polemizzato il presule - ve la siete inventata voi giornalisti, che non avete letto bene la prolusione del card. Angelo Bagnasco. Il presidente diceva infatti chiaramente che alla situazione sociale il nuovo Parlamento dovra' dare risposte, ma ciascuno sara' chiamato a farlo nella propria specifica collocazione: Bagnasco, cioe', non ha inteso indicare una scelta che spettera' ai partiti. Ma solo suggerire di svelenire il clima. E su questo - ha concluso Betori - posso dire che tutto il consiglio permanente e' d'accordo: i partiti non debbono farsi del male l'un l'altro, ma cooperare.

Scuola e famiglia dimenticati

Il segretario generale della Conferenza episcopale italiana ha lamentato la marginalita' che i temi della scuola e della famiglia rivestono nell'attuale campagna elettorale. "L'assenza del tema della scuola dal dibattito pre-elettorale e' uno degli aspetti piu' preoccupanti dello scadimento politico attuale", ha detto il presule nel corso della conferenza stampa conclusiva del Consiglio permanente della Cei, a Roma. "Mi preoccupa quanto la marginalita' a cui e' costretto il tema della famiglia".

Il caso di Genova e' colpa di una mentalita' abortista

I vescovi contrattaccano sulla vicenda del medico suicidatosi a Genova e sul giro di aborti clandestini nel capoluogo ligure: "cio' che e' accaduto - afferma mons. Giuseppe Betori, segretario della Conferenza episcopale italiana - e' la conseguenza di una mentalita' abortista senza confini, che non accetta nemmeno i limiti della legge". "Mi fa molto male - ha aggiunto Betori - leggere editoriali che attribuiscono le responsabilita' alle posizioni anti-abortiste e all'obiezione di coscienza".

Il Papa trovera' i modi e i tempi per parlare del Tibet

Papa Benedetto XVI "trovera' i modi e i tempi" di intervenire su quanto sta succedendo in Tibet. "Non possono essere i mass media" a decidere i suoi interventi, ha detto il segretario della Cei.

Angela Merkel al Parlameno israeliano: il nucleare dell'Iran minaccia la pace

Rainews24, http://www.rainews24.it, 18/03/2008

Angela Merkel alla Knesset. Da Gerusalemme Claudio Pagliara

Vedi anche Accoltellato un rabbino a Gerusalemme Est, Israele nell'incubo attentati: chiusi valichi verso la Cisgiordania

Angela Merkel ha detto oggi che il suo viaggio in Israele ha fornito un valido

contributo al miglioramento delle relazioni bilaterali tra i due paesi. Merkel, che e' arrivata nello Stato ebraico domenica scorsa, ha incontrato oggi il presidente israeliano Shimon Peres.

Il cancelliere tedesco si e' recato ieri, assieme all'omologo israeliano Ehud Olmert, in visita allo Yad Vashem, il monumento che ricorda i sei milioni di ebrei sterminati dai nazisti. Qui ha deposto una corona di fiori. Oggi l'attende il discorso altamente simbolico alla Knesset, in tedesco. Sara' il primo capo di governo a parlare davanti ai deputati israeliani.

Il cancelliere tedesco ha detto oggi a Gerusalemme che il programma nucleare iraniano e' una minaccia alla pace e alla sicurezza.

Una minaccia prima per Israele, poi per la regione e poi anche per l'Europa.

Non e' la comunita' internazionale che deve dimostrare che l'Iran vuole la bomba atomica e l'Iran che deve dimostrare che non la vuole, ha detto la Merkel in un discorso davanti alla Knesset.

I tedeschi sono pieni di vergogna per l'Olocausto nazista e mi inchino davanti alle vittime: ha esordito con parole forti il cancelliere tedesco Angela Merkel, nel suo intervento alla Knesset, il Parlamento israeliano.

Merkel sta parlando in tedesco davanti ai parlamentari israeliani nel terzo giorno della sua visita altamente simbolica in Israele. Nel suo intervento, il capo di governo tedesco ha precisato che la Germania sara' sempre al fianco di Israele, ritenendo l'Iran una pericolosa minaccia.

Si tratta del primo discorso alla Knesset di un capo di governo, un discorso fortemente simbolico, a piu' di 60 anni dal genocidio nazista. L'onore di parlare alla Knesset, normalmente riservato ai capi di Stato, ha suscitato vive critiche da parte di alcuni deputati ultraortodossi, i quali non gradiscono che il discorso di Merkel si tenga in tedesco, in un paese dove e' forte il ricordo di sei milioni di vittime della Shoah. Fu Johannes Rau, allora presidente federale tedesco, il primo a pronunciare un discorso in lingua teutonica davanti ai parlamentari israeliani nel 2000. E allora numerosi deputati israeliani lasciarono l'emiciclo in segno di protesta. Per permettere a Merkel di parlare alla Knesset, il presidente del Parlamento ha modificato lo statuto interno, che consentiva finora soltanto l'intervento di capi di Stato.

Merkel in Israele: la shoah riempie noi tedeschi di vergogna

ANSA.it, http://www.ansa.it, 18/03/2008

GERUSALEMME - Nell'atmosfera solenne della Knesset, il parlamento israeliano, che celebra quest'anno i 60 anni dalla nascita dello Stato ebraico, oggi per venti minuti è risuonato l'idioma tedesco. La cancelleria Angela Merkel, consapevole della straordinarietà dell'evento, prima ha voluto però salutare i deputati in ebraico: "Parlare in questa prestigiosa assemblea per me è un grande onore", ha detto i ebraico, la lingua di Israele. Prima di passare al discorso ufficiale, che, pur tra qualche polemica, era stata invece autorizzata a tenere nella sua lingua madre. Solo cinque deputati su 120, hanno contestato questa scelta rifiutando di presenziare alla seduta "perché - hanno spiegato - non possiamo sentire pronunciare in questa aula l'idioma con cui vennero sterminati i nostri avi". Ma Angela Merkel ha voluto rivolgersi proprio alle vittime dell'Olocausto, prima di toccare i temi politici: "La Shoah copre noi tedeschi di vergogna - ha detto - e io mi inchino davanti ai sei milioni di ebrei uccisi, e mi inchino davanti ai sopravvissuti e davanti a coloro che li aiutarono a salvarsi".

E' in considerazione di questo tragico passato, ha assicurato Merkel, che la Germania non lascerà mai più da solo Israele e lo aiuterà soprattutto a difendersi: "Ogni governo tedesco - ha detto - e ogni cancelliere prima di me ha sempre sentito di avere una speciale responsabilità per la sicurezza di Israele. Questa responsabilità storica è parte dei principi fondamentali del mio Paese e questo vuol dire che per me, come cancelliere tedesco, la sicurezza di Israele non è negoziabile". Merkel ha condannato con forza il lancio di razzi Qassam da parte delle milizie palestinesi di Gaza, che, ha detto, "devono finire". Ma ha anche riconosciuto le "conseguenze devastanti" per Israele e per la pace dell'intera regione se la bomba atomica dovesse finire nelle mani dell'Iran: "Non è la comunità internazionale che deve dimostrare che l'Iran vuole costruire la bomba atomica, ma l'Iran che deve dimostrare di non volerla", ha detto, sottolineando che Berlino è fermamente convinta dell'esigenza di continuare sulla strada delle sanzioni. Merkel ha voluto concludere il suo appassionato discorso tornando a parlare brevemente in ebraico: "Congratulazioni allo Stato d'Israele per le celebrazioni del suo 60.mo anniversario" ha pronunciato, leggendo su un foglio. I deputati israeliani, in piedi, l'hanno applaudita. Finora mai nessun cancelliere aveva tenuto un discorso alla Knesset, mentre parlando in tedesco lo avevano fatto soltanto il presidente della Germania, Horst Koehler, e il presidente del Parlamento europeo, Hans-Gert Poettering. Quella conclusa oggi è stata la seconda visita in Israele di Angela Merkel che anche questa volta, così come accadde nel gennaio del 2006, ha voluto far visita al museo dell'Olocausto.

Tappa obbligata per tutti i leader della Germania che negli anni sono giunti in visita nello Stato ebraico, tutti impegnati a rilanciare il futuro dei loro rapporti, ma anche a tentare di sanare i dolorosi ricordi della storia. Prima della Merkel era stato a Gerusalemme il cancelliere Gerhard Schroeder: era l' ottobre di otto anni fa, e fu la sua unica missione poiché in seguito evitò accuratamente di rifare tappa in Israele per non avere incontri con l'allora primo ministro Ariel Sharon, del quale non condivideva le posizioni. Era però toccato al cancellerie Helmut Kohl il compito, decisamente più complesso, di sciogliere il ghiaccio fra Israele e la Germania. Al punto che la sua prima visita, avvenuta il 26 gennaio 1984, contribuì addirittura alle dimissioni del primo ministro Yitzhak Shamir, che qualche mese prima dello storico incontro decise di lasciare il governo polemizzando con quell'evento. A sentire gli applausi che hanno accompagnato oggi la Merkel e il discorso in tedesco risuonato alla Knesset, quella sembra storia di un secolo fa.

(carlo.bollino@ansa.it)

Tibet: la Cina accusa, il Dalai Lama pronto a dimettersi. Altri 19 morti

Rainews24, http://www.rainews24.it, 18/03/2008

Il Dalai Lama alla BBC: vogliamo liberta' e democrazia, non il controllo esercitato con le armi~ La lezione del Dalai Lama all'Universita' di Roma~ Intervista al Dalai Lama (2001)~ Manifestazioni pro Tibet. Al telefono Sergio D'Elia, Nessuno Tocchi Caino~ Tibet, le accuse di Pechino (il corrispondente Paolo Longo)

Vedi anche Tibet, il governo in esilio: centinaia di morti. Scaduto l'ultimatum

Il Dalai Lama ha detto di essere pronto alle dimissioni se la situazione in Tibet degenera e diventa incontrollabile. La dichiarazione è arrivata durante un incontro con la stampa a Dharamsala, in India, sede del parlamento tibetano in esilio. Il leader spirituale dei tibetani, accusato dalla Cina di essere dietro alle manifestazioni di Lhasa, ha detto di avere come "unica opzione le dimissioni se le cose vanno fuori controllo".

Altri 19 manifestanti tibetani sarebbero stati uccisi oggi dalle forze di sicurezza cinesi in un'altra provincia della Repubblica Popolare, quella centro-settentrionale del Gansu: lo ha denunciato il governo tibetano in esilio dal suo quartier generale di Dharamsala, nel nord dell'India. Sempre secondo il governo esiliato, il totale dei morti "accertati" in una settimana di disordini e scontri sarebbe dunque salito ad almeno 99 unità.

Intanto le tv cinesi riferiscono che cento persone, che hanno partecipato agli incidenti di venerdì scorso a Lhasa, si sono consegnate.

Nessuna indipendenza all'orizzonte

L'indipendenza del Tibet è "fuori questione": lo ha puntualizzato il Dalai Lama, replicando alle accuse mossegli al riguardo dalla Cina, nel corso di una conferenza stampa a Dharamsala, cittadina nello Stato settentrionale indiano dell'Hichamal Pradesh dove vive in esilo dal 1959.

Wen Jiabao si scaglia contro la "cricca del Dalai Lama"

Il primo ministro cinese Wen Jiabao si scaglia contro quella che ha definito come la "cricca del Dalai Lama" di aver "premeditato e organizzato" le violenze avvenute nei giorni scorsi a Lhasa, capitale del Tibet. La Cina ha sostiene che i morti sono 13 mentre secondo il governo tibetano in esilio sono almeno cento.

Wen ha sottolineato che i rivoltosi hanno compiuto "saccheggi e incendi" e che hanno ucciso "in modo estremamente crudele" dei "cittadini innocenti". La versione della Cina, che non coincide con quella di molti testimoni, e' che le forze di sicurezza non hanno fatto uso di armi da fuoco e che hanno esercito la "moderazione" nella repressione dei moti.

Il premier ha anche sostenuto che i disordini sono diretti a "sabotare le Olimpiadi", che "da molte generazioni sono il sogno del popolo cinese". "Dobbiamo portare avanti lo spirito olimpico e non politicizzare le Olimpiadi", ha aggiunto. In una conferenza stampa stampa prolungatasi per due ore e mezzo nella Sala dell'Assemblea del Popolo, Wen ha detto di avere "le prove" della responsabilita' del Dalai Lama, il leader tibetano e premio Nobel per la pace che vive in esilio in India e che nei giorni scorsi ha accusato Pechino di compiere un "genocidio culturale" in Tibet. Si tratta, ha sostenuto Wen, di una "menzogna".

Wen ha anche ammesso, per la prima volta, che la rivolta tibetana si e' estesa a molte zone del Paese. Secondo Wen queste circostanze dimostrano che il Dalai Lama "non e' sincero" quando afferma di volere per il Tibet l'autonomia e non l'indipendenza" ma ha lasciato uno spiraglio aperto alle trattative, se il premio Nobel "accettera' che il Tibet e Taiwan sono parte integrale della Cina".

A Taiwan, dove sabato prossimo si svolgeranno le elezioni presidenziali e un referendum sull'adesione all'Onu inviso a Pechino, Wen ha offerto la ripresa dei colloqui sull'unificazione, probabilmente nella speranza che vengano

confermati i sondaggi che danno vincente Ma Ying-jeou, il candidato piu' disposto a un compromesso.

Wen Jiabao ha negato che sia in corso una stretta contro i dissidenti

Wen Jiabao ha poi negato che sia in corso una "stretta" contro i dissidenti in vista delle Olimpiadi. E' una cosa, ha detto, "che non esiste". Rispondendo a una domanda sulla sorte dell' attivista democratico Hu Jia, il cui processo comincia oggi, ha affermato che verra' trattato "in accordo con la legge". Hu, in prigione da tre mesi, e' accusato di "istigazione a sovvertire i poteri dello Stato" e rischia una condanna fino a cinque anni di prigione.

India. Manifestazione nel nord, chiesto intervento Onu

Oltre duemila tibetani provenienti da tutte le province dell'India del Nord si

sono riuniti a Siliguri in una delle manifestazioni piu' affollate da anni, chiedendo alle Nazioni Unite un'inchiesta sulla repressione cinese in Tibet.

Guidati da centinaia di monaci in tunica marrone, alcuni dei quali giovanissimi, i manifestanti hanno innalzato bandiere tibetane e marciando per le vie di Siliguri hanno gridato slogan come "Vogliamo giustizia", "Vogliamo la liberta' ".

Dawa Gyalpo, che dirige una libreria di cultura tibetana nel villaggio indiano di Salugara ed e' stato uno degli organizzatori del raduno, ha accusato le Nazioni Unite di "osservare cio' che succede in Tibet, senza fare nulla", mentre i tibetani dell'India chiedono che "l'Onu avvii un'inchiesta" sui fatti di Lhasa.

La manifestazione, cui hanno partecipato anche molte donne in abiti tradizionali tibetani, si e' svolta presso il monastero di Kala Chakra, alla periferia di Siliguri, e ha riunito tutti gli esuli tibetani provenienti dagli stati indiani dell'Arunchal Pradesh, Meghalaya, Nagaland e West Bengala.

D'Alema alla Cina: "Cessi la repressione in Tibet"

Ci sarà un incontro alla Farnesina con l'ambasciatore cinese perché vogliamo esprimergli la preoccupazione che abbiamo e la richiesta che cessi la repressione, e che possano andare in Tibet osservatori internazionali, lo ha dichiarato il ministro degli Esteri, Massimo D'Alema.

Obiettivo: spingere la Cina ad aprire un dialogo con il Tibet. "Ricordo che il Dalai Lama - ha proseguito D'Alema - non chiede affatto l'indipendenza del Tibet, ma il rispetto dei diritti nazionali del popolo tibetano. Sono le nostre posizioni e saranno espresse all'ambasciatore della Repubblica Popolare cinese dal sottosegretario Vernetti.

Pechino accusa, Dalai Lama pronto a dimettersi

ANSA.it, http://www.ansa.it, 18/03/2008

(di Beniamino Natale)

Il premier cinese, Wen Jiabao, e il Dalai Lama, il leader tibetano in esilio, si sono affrontati oggi in una battaglia verbale a distanza, scambiandosi accuse sulla situazione in Tibet, dove un numero imprecisato di persone sono morte nelle violenze della scorsa settimana. Scontri tra monaci e civili proseguono in molte zone etnicamente tibetane, secondo i gruppi umanitari filo-tibetani, che denunciano l'uccisione, nella provincia cinese del Gansu, di 19 tibetani. Questo porta, secondo i tibetani esuli, a 99 il totale delle vittime "accertate" delle violenze. Le autorità cinesi sostengono che sono morte 16 persone, tutte venerdì scorso a Lhasa.

La televisione di Stato cinese ha annunciato a tarda notte che 100 persone si sono consegnate allo scadere dell'ultimatum lanciato dalle autorità - la mezzanotte scorsa - in cambio della promessa di clemenza. In una conferenza stampa a Pechino, Wen, ha affermato di avere "le prove" che "i disordini sono stati premeditati, organizzati e diretti dalla cricca del Dalai Lama" con l' obiettivo di "sabotare" le Olimpiadi di Pechino. Da Dharamsala, in India, il leader tibetano ha risposto sfidando i cinesi ad "indagare a fondo" su quello che è avvenuto. "Venite qui, vi aprirò i miei uffici", ha aggiunto il Dalai Lama, minacciando di "dimettersi" (verosimilmente di farsi da parte o di rinunciare alla carica di leader temporale tibetano) nel caso la situazione sul terreno non migliori e continuino le violenze. Usando accenti da Terza Internazionale e ostentando emozione, Wen Jiabao ha accusato i "teppisti" di aver ucciso "innocenti cittadini in modo estremamente crudele".

I fatti di Lhasa secondo il premier cinese dimostrano che il Dalai Lama "non è sincero" quando dichiara di non voler l'indipendenza ma solo una vera autonomia per il Tibet. Cambiando tono nella seconda parte delle sue dichiarazioni, Wen ha affermato che la porta delle trattative "rimane aperta" se il leader tibetano "accetterà che il Tibet e Taiwan sono parte integrale della Cina". Un portavoce del Dalai Lama a Dharamsala ha sostenuto che i moti "sono iniziati con uno o due incidenti" e sono poi montati "in modo molto spontaneo". Abitanti di Lhasa affermano che la situazione sta gradualmente tornando alla normalità ma che il quartiere centrale intorno al tempio di Jokhang rimane off limits, almeno per gli stranieri. La presenza militare in città è massiccia, i principali incroci sono presidiati da mezzi corazzati e i posti di blocco sono frequenti. I principali monasteri buddisti, dai quali la rivolta è partita all'inizio della settimana scorsa, sono ancora circondati dalla polizia militare. Né la Cina né i tibetani hanno finora fornito informazioni sul numero degli arresti eseguiti dalle forze di sicurezza. Prima della notizia che 100 partecipanti ai disordini si sono costituiti, diffusa dalla tv di Stato, si era parlato di "decine" di arresti dopo le prime manifestazioni dei monaci dei monasteri di Sera, Drepung e Ganden svoltesi lunedì 10 e martedì 11 marzo.

Secondo il Tibet Information Network, manifestazioni di tibetani e attacchi della polizia si registrano nelle province del Gansu (in quattro località), del Sichuan (tre località), a Phempo Lhundrub vicino a Lhasa e a Shigatse, sede del Tashilunpo, uno dei monasteri più prestigiosi. I governi occidentali sembrano concordi nel criticare la Cina senza sollevare la minaccia del boicottaggio delle Olimpiadi, che è stato invece evocato a Taiwan, dove Ma Ying-jeou, il candidato favorito nelle presidenziali di sabato prossimo ha detto che "se continuerà la repressione contro i tibetani" Taiwan, che è di fatto indipendente ma che la Cina ritiene faccia parte del suo territorio, potrebbe non inviare la sua squadra a Pechino. A Losanna, in Svizzera, un migliaio di persone ha protestato davanti agli uffici del Comitato Olimpico Internazionale (Cio), accusando il presidente Jacques Rogge di "uccidere i tibetani col suo silenzio". Gli attivisti hanno rivolto a Rogge un appello affinché eviti di far passare la fiaccola olimpica da tutte le zone tibetane della Cina per non farla diventare "un simbolo di oppressione e di spargimento di sangue".

Mercoledì 19 Marzo 2008

Benedetto XVI: 'dolore per il Tibet'. Il Dalai Lama apre al negoziato con Pechino

Rainews24, http://www.rainews24.it, 19/03/2008

Papa Benedetto XVI ha espresso "tristezza e dolore di fronte alla sofferenza di tante persone" in Tibet ed ha auspicato che venga scelta la strada del dialogo. "Con la violenza i problemi si aggravano", ha detto il Papa al termine dell'Udienza Generale di oggi.

Il mio cuore di padre - ha detto il Pontefice - sente tristezza e dolore di fronte alla sofferenza di tante persone. Il mistero della Passione e della morte di Gesu', che riviviamo in questa settimana santa, ci aiuta ad essere particolarmente sensibili alla loro situazione, ha aggiunto.

Con la violenza - ha ammonito - non si risolvono i problemi, ma solo si aggravano. "Vi invito - ha continuato - ad unirvi a me nella preghiera. Chiediamo a Dio onnipotente, fonte di luce , che illumini le menti di tutti e dia a ciascuno il coraggio di scegliere la via del dialogo e della tolleranza".

Uno dei più stretti collaboratori del Dalai Lama, Tenzin Taklha, ha assicurato che il leader spirituale dei tibetani vuole che riprendano i negoziati tra Pechino e il governo del Tibet in esilio ed è impegnato per una soluzione pacifica della questione tibetana. Lo ha assicurato "Entrambe le parti - ha sottolineato - devono comprendere che dobbiamo vivere fianco a fianco. Sua Santità è impegnata al dialogo con i cinesi, vogliamo ritrovarci faccia a faccia e parlare".

I cinesi - ha avvertito Taklah - non risolveranno mai la questione tibetana inviando truppe. L'unico modo è avviare un dialogo e raggiungere una soluzione che sia di comune beneficio.

Questa posizione non violenta è stata comunicata dal Dalai Lama ai leader più intransigenti della comunita' tibetana in esilio a Daharamshala, nel corso di un incontro di una ventina di minuti che si è tenuto all'indomani dell'avvertimento del leader spirituale che potrebbe dimettersi se le violenze si aggraveranno. "Ha spiegato loro i suoi sentimenti e il fatto che potrebbero essere giunto il monmento di guardare al lungo termine", ha spiegato un altro consigliere del Dalai Lama, Chhime Chhoekyapa, "se poi lo ascolteranno dipende da loro".

Iraq: 5 anni. proteste in America, arresti a Washington

ANSA.it, http://www.ansa.it, 19/03/2008

di Luciano Clerico

Stesso anniversario ma 'celebrazioni' diverse oggi a Washington per i cinque anni della guerra in Iraq. Nel momento stesso in cui, al Pentagono, il presidente degli Stati Uniti George W. Bush ribadiva le ragioni del conflitto, in varie zone della capitale e in molte città degli Stati Uniti decine di manifestazioni di protesta cominciavano a muovere i loro cortei per esprimere il loro totale dissenso da quelle ragioni, e per chiedere l'immediato rientro dei soldati. Le manifestazioni, organizzate da diverse associazioni pacifiste, si sono concentrate soprattutto a Washington, ma sono state organizzate in molte città degli Stati Uniti, da New York a Los Angeles, da Cincinnati a Chicago, da Dallas a Miami. Tutte con un unico scopo: dire un 'no' collettivo e americano ad una guerra che - dati ufficiali alla mano - solo tra i soldati Usa ha già fatto quasi 4.000 morti. Per sottolineare questo dato a Cincinnati (Ohio) i manifestanti hanno disseminato le vie del centro cittadino con 4.000 magliette, simboleggianti appunto il numero dei soldati caduti. A Dallas invece, in Texas, ai manifestanti (per lo più giovani) si sono uniti veterani e reduci della guerra in Iraq che hanno preso la parola proprio nella piazza in cui, il 22 novembre del 1963, venne ucciso il presidente Kennedy. A Washington si sono svolte le manifestazioni più "calde", che hanno visto fin dalla mattinata una trentina di persone arrestate. Alcuni arresti sono stati fatti davanti all'American Petroleum Institute, dove alcuni manifestanti hanno cercato di arrampicarsi sulle finestre dell'edificio esibendo cartelli su cui era scritto 'No blood for Oil' (no al sangue per il petrolio). Un'altra ventina di persone sono state arrestate davanti alla sede federale del fisco Usa per aver oltrepassato le transenne messe a protezione dell'edificio. I manifestanti avevano detto, parlando con i giornalisti, che avrebbero compiuto quel gesto per dare più visibilità alle ragioni della loro protesta. Perché secondo loro è nelle spese a sostegno della guerra in Iraq che finiscono i soldi delle loro tasse. Un'altra decina di persone sono state arrestate sempre a Washington per aver cercato di bloccare il traffico, chi coricandosi sull'asfalto e fingendosi vittima di un'autobomba, chi legando tra loro più biciclette per formare una barriera. Il programma della giornata di Washington prevedeva anche una fiaccolata davanti alla Casa Bianca. Tra le proteste americane di oggi anche quella dell'attore e regista Sean Penn, premio Oscar 2003 per 'Mystic River'. Penn ha annunciato il suo ultimo lavoro, la cooperazione ad un documentario-denuncia delle "guerre facili" fatte dall'America da Kennedy in poi. La pellicola - che ha Penn come narratore - sarà presentata sabato prossimo a New York. Il documentario accusa i presidenti americani via via succedutisi alla Casa Bianca dopo la Seconda Guerra Mondiale di aver manipolato l'opinione pubblica per far crescere nella nazione un sentimento favorevole alla guerra. Titolo del film: 'War Made Easy' (La guerra in parole semplici). Sottotitolo: 'How Presidents and Pundits Keep Spinning Us to Death' (come i presidenti e i sapientoni continuano a imbambolarci a morte).

Bush: 'Rimuovere Saddam Hussein dal potere e' stata la decisione giusta'

Rainews24, http://www.rainews24.it, 19/03/2008

Nel giorno del quinto anniversario della guerra in Iraq, il presidente americano George Bush ha rimarcato il successo dei militari statunitensi che hanno segnato "un nuovo capitolo nella storia dell'eroismo americano".

Rimuovere Saddam Hussein dal potere e' stata la decisione giusta. Non ha dubbi il presidente degli Stati Uniti, la guerra in Iraq è stata sacrosanta perchè "Sconfiggendo Saddam abbiamo reso il nostro paese più sicuro". Se l'America non fosse intervenuta il terrorismo sarebbe dilagato nel mondo intero, "avrebbero potuto raggiungere livelli di un genocidio e l'Iraq sarebbe diventato terreno di scontro per la guerra civile e noi abbiamo cambiato le cose".

Bush ha snocciolato i successi dei militari americani sul campo

12 milioni di iracheni hanno votato e hanno eletto un nuovo governo. Abbiamo rinviato rinforzi e insegnato agli iracheni a difendersi. Nella provincia di Anbar c'è stata una rivolta popolare, la gente si è stancata della violenza di al Qaida. Oggi ci sono più di 90mila persone che hanno intenzione di proteggere la loro comunità dagli estremisti. Anche a Baghdad la situazione è cambiata.Oggi le forze americane e irachene possono dire di aver stroncato le forze estremiste. Gli sciiti che continuavano a essere armati dall'Iran sono stati sconfitti e tutti gli iracheni stanno cercando di far decollare la democrazia. Abbiamo raddoppiato i fondi per la costruzione del paese. Abbiamo aiutato gli iracheni a ricostruire la fiducia nelle istituzioni, c'è ancora molto lavoro, la situazione rimane fragile e può essere reversibile. Anche gli omicidi settari sono diminuiti. Abbiamo preso i leader più importanti di al Qaida. L'Iraq libero combatterà il terrorismo e sarà un esempio per gli altri paesi.

5 anni fa l'invasione dell'Iraq, l'America alle prese con i costi della guerra

Rainews24, http://www.rainews24.it, 19/03/2008

La cronaca quotidiana dice che anche oggi una donna kamikaze si è fatta esplodere in un mercato affollato di un paese della provincia di Dyala, provocando numerose le vittime. I militari statunitensi, intanto, hanno ucciso per errore tre poliziotti iracheni e ne hanno ferito un quarto stamani nella provincia settentrionale di Kirkuk. Ma il calendario indica 5 anni dall'invasione dell'Iraq e la stampa americana dedica all'evento testimonianze, analisi, riflessioni su una guerra rivelatasi ben più tragica (e più costosa) delle previsioni.

Per il Washington Post più che ai 5 anni la Casa Bianca guarda al primo anniversario del 'surge', la strategia dei rinforzi per la sicurezza a Baghdad che sta finalmente ottenendo risultati. E' stata "una decisione giusta" dirà il presidente George W. Bush fra qualche ora in un discorso del quale cominciano a filtrare anticipazioni aalla Casa Bianca.

Questa è una battaglia che l'America può e deve vincere, sostiene Bush, che sottolinerà i buoni risultati ottenuti con la strategia del "surge" adottata l'anno scorso. "In Iraq siamo testimoni della prima insurrezione araba su larga scala contro Osama bin Laden, la sua truce ideologia e la sua rete di terrore", proseguirà Bush, riferendosi ai Consigli del risveglio, i gruppi tribali sunniti anti al Qaeda. Anche il presidente, peraltro, non contesta l'alto costo di vite umane e finanziario; ma si tratta di "costi sono necessari se si considera il costo che avrebbe una vittoria strategica dei nostri nemici in Iraq": ritirarsi dall'Iraq significherebbe far precipitare il Paese "nel caos" e imbaldanzire i terroristi.

Il New York Times, che oggi propone un'ampia sezione dedicata alla guerra in Iraq, prova a fare due conti: alla vigilia dell'invasione l'amministrazione Bush prevedeva costi per 50 miliardi di dollari, massimo 60 per rovesciare Saddam Hussein, ripristinare l'ordine e instaurare un nuovo governo. Cinque anni dopo, il Pentagono parla di costi intorno ai 600 miliardi mentre economisti come il Nobel Joseph E. Stiglitz avanzano stime di oltre 4 trilioni. La commissione Finanze del Congresso e altri esperti parlano di stima più realistica intorno ai 2 trilioni. Insomma, "fra economisti e politici la questione dei costi della guerra è al centro di polemiche. Mentre i costi continuano a crescere".

Giovedì 20 Marzo 2008

Primavera: fioriture precoci e colture impazzite

ANSA.it, http://www.ansa.it, 20/03/2008

ROMA - Domani si festeggia l'arrivo della primavera, ma sui banchi del mercato è già possibile acquistare le fave italiane, che tradizionalmente accompagnano le scampagnate del primo maggio. E nella gita di Pasquetta si potranno notare gli anticipi di fioritura delle azalee e mimose, così come quelle di coltivazioni precoci, come il nocciolo e il cipresso anticipate di 15 giorni. Tabella di marcia in anticipo di 10 giorni anche per susino ornamentale e gelso, mentre è di circa 5 giorni quella del melo, pero, pesco, susino albicocco e ciliegio. Il frutteto con fioriture 'impazzite' per i cambiamenti climatici dovuti all'incremento incontrollato dell'effetto-serra é stato esposto presso la sede di Coldiretti, in occasione dell'incontro 'Il clima cambia la primavera. ''A lungo termine sono a rischio tutte le nostre colture di qualità" ha detto il direttore del centro di Bioclimatologia all'università di Firenze Simone Orlandini.

I vini doc Made in Italy, l'olio e gli ortaggi, sono eccellenti per una peculiare interazione - ha sottolineato Orlandini - tra genotipo e ambiente. Legame che, a lungo termine, si perde per l'eccessiva emissione di gas Co2, metano e ossidi di azoto, di origine antropica, che provocano sbalzi di temperature e meno piogge ma troppo intense per rimpinguare le riserve idriche. Inoltre i ritorni di freddo, come quelli previsti fin dalle prossime festività pasquali mettono a rischio le piante fiorite, quando invece dovrebbero stare a riposo.

L"impazzimentò della natura, ha detto il presidente della Coldiretti Sergio Marini, "sembra essere diventato la norma,con il 2008 che si posiziona al 15/mo posto tra i più caldi degli ultimi 200 anni e fa registrare un calo delle precipitazioni del 27%, sulla base dei dati dell'Istituto di Scienze dell'Atmosfera e del Clima del Consiglio nazionale delle Ricerche di Bologna (Isac-Cnr), rispetto al periodo di riferimento 1961 -1990. Un andamento che conferma la tendenza ai cambiamenti climatici in atto a livello nazionale, con lo scorso inverno 2007 che - precisa la Coldiretti - è passato alla storia come il più caldo dal 1800, con un'anomalia di +2.27°". E, non a caso, per il 47% degli italiani, sulla base dei dati Eurobarometro, gli effetti dei cambiamenti climatici sono la 'principale paura ambientale', più dei terremoti e dei disastri provocati dagli uomini.

Non é più tempo - ha detto Marini - di monitorare, ma occorre darsi da fare contro il rischio desertificazione, siccità e sconvolgimenti della geografia delle colture nazionali. In Italia - ha segnalato il presidente di Coldiretti - la maggiore produzione di pomodoro non è più al Sud, ma in Emilia Romagna. Mentre tutta l'ortofrutta arriva a maturazione insieme, stravolgendo logistica e prezzi di mercato. Va dunque cambiato l'approccio alla questione climatica e al risparmio idrico perché gli sprechi non sono in agricoltura, ma nelle piogge non raccolte negli invasi e nelle dispersioni della rete idrica. Per sequestrare gli eccessi di Co2 - ha proposto Marini - servono più agricoltura e più vegetazione, anche nei piccoli comuni. Mentre ogni anno vengono persi oltre 120 mila ettari di colture capaci di assorbire (Co2) a vantaggio di altre destinazioni, soprattutto di urbanizzazione e industriali. Va dunque invertita questa tendenza - ha concluso il presidente di Coldiretti - creando nuove aree verdi in città e nei piccoli centri, 'comuni fioriti' più accoglienti e serbatoi anti-smog, come prevede il progetto di Aproflor, Città del vino, Anci e Coldiretti con cartellonistica che invita a visitare 106 Comuni fioriti.

Nuovi controlli in allevamenti di bufala in Campania, trovati contenitori anabolizzanti

Rainews24, http://www.rainews24.it, 20/03/2008

Proseguono anche oggi le ispezioni dei Carabinieri del NOE e del NAS su ulteriori 30 allevamenti bufalini e 2 caseifici campani.

Oltre ai campionamenti effettuati ed al considerevole quantitativo di mozzarelle

sequestrate, a quanto si apprende, in un allevamento sono stati rintracciati anche contenitori per anabolizzanti della crescita animale. Sono in corso ulteriori approfondimenti per verificarne l'eventuale utilizzo.

Pericoloso accumulo diossina nel tempo

I rischi per la salute derivanti dall'aver mangiato prodotti eventualmente contenenti diossina dipendono dall'accumulo nel tempo di questa sostanza, ovvero chi ha mangiato qualche mozzarella o similia contaminata non deve temere, chi invece lo ha fatto frequentemente e per molti anni dovrebbe farsi un controllo dal proprio medico. A consigliarlo e' il professor Giorgio Calabrese dietologo dell'Universita' cattolica di Piacenza e membro dell'Efsa, l'Autorita' europea per la sicurezza alimentare, ma sottolinea l'esperto: "Occorre verificare che in effetti si siano mangiate mozzarelle contaminate, da molto tempo e spesso".

Il blitz di oggi dei carabinieri del Noe e Nas che hanno controllato allevamenti e caseifici nel casertano "non deve creare allarmismo in chi mangia mozzarelle di bufala, un po' piu' di attenzione - secondo il professore - serve per chi ha mangiato per anni prodotti alimentari derivanti dalle zone che risulteranno contaminate."

Laddove risulta inquinamento ambientale da diossina si deve evitare il pascolo o la coltura, perche' il latte o gli altri alimenti potrebbero essere contaminati sottolinea Calabrese - ma si parla al condizionale perche' anche in questo caso dovrebbero essere verificato che in concreto quel latte e quei prodottirisultano contaminati.

Fatti i debiti controlli, resta il fatto che in caso di sedimentazione di diossina nell'organismo umano "il rischio per la salute diventa serio e grave, perche' la diossina si lega al tessuto adiposo ed e' difficile da smaltire; si annida dove ci sono grassi: dalle membrane cellulari ai reni, al fegato o al cervello, oltre a sviluppare forme cancerose".

In quindici giorni sono stati 66 gli allevamenti posti sotto sequestro cautelativo dall'Asl, proprio per la presenza di diossina nel latte. Su settanta analisi a campione eseguite negli ultimi dieci giorni nelle due Asl della provincia di Caserta, trenta sarebbero risultate fuori norma.

Dati che risultano in contraddizione con quanto autocertificato dalle aziende, secondo le quali non c'e' alcuna diossina, e anche con quanto era venuto fuori da uno screening effettuato da ottobre 2007 e febbraio 2008 secondo il quale i casi di positivita' alla diossina accertati erano risultati

appena 16 su 117 campioni esaminati.

Diossina nel latte: in 15 giorni chiusi 66 allevamenti

ANSA.it, http://www.ansa.it, 20/03/2008

NAPOLI - Le verifiche dei carabinieri del Noe, su disposizione della Dda, partono da un quadro pieno di contraddizioni: fatto di dati dell'Asl cha segnalano la presenza di diossina nel latte, di sequestri di allevamenti disposti e mai eseguiti e di un ruolo della criminalità organizzata. In quindici giorni sono stati 66 gli allevamenti posti sotto sequestro cautelativo dall'Asl, proprio per la presenza di diossina nel latte. Su settanta analisi a campione eseguite negli ultimi dieci giorni nelle due Asl della provincia di Caserta, trenta sarebbero risultate fuori norma. Dati che risultano in contraddizione con quanto autocertificato dalle aziende, secondo le quali non c'é alcuna diossina, e anche con quanto era venuto fuori da uno screening effettuato da ottobre 2007 e febbraio 2008 secondo il quale i casi di positività alla diossina accertati erano risultati appena 16 su 117 campioni esaminati. Posizioni contrapposte, dunque.

Ecco perché la magistratura e il Noe hanno deciso i blitz e i sequestri: per effettuare controlli e contro-analisi che potranno fare chiarezza sulla vicenda. C'é poi un altro aspetto al vaglio della magistratura: ordinanze di chiusura di allevamenti per il rischio diossina mai eseguiti. Indagini sono in corso per individuare il ruolo di sindaci e di pubblici ufficiali e per capire perché i sequestri non sono stati messi in atto. Oggi, intanto, è stato annullato il sequestro per 16 allevamenti bufalini nel territorio di competenza dell'Asl Caserta 2 sui quali gravava il sospetto di diossina. Attualmente permangono sotto sequestro cautelativo 66 allevamenti, di questi quattro nel territorio dell'Asl Caserta 1 e 62 nel territorio della Asl Caserta 2. Tali numeri vanno confrontati con la consistenza del patrimonio bufalino dell'area Dop, che è di 1900 allevamenti. L'incidenza complessiva dei sequestri cautelari sul complesso del patrimonio bufalino della filiera della Mozzarella di bufala Campana Dop si attesta, pertanto, al 3,5% in termini di numero di allevamenti.

PROTESTE DIPENDENTI CONSORZIO, BLOCCHI A FERRANDELLE

Un centinaio di dipendenti dell'Acsa Caserta 3 di Caserta, società in gestione commissariale che ha in appalto il servizio di prelievo dei rifiuti in numerosi comuni del comprensorio casertano, stanno attuando un'altra manifestazione di protesta davanti all'ingresso del sito di "Ferrandella" di S.Maria la Fossa, bloccando l'entrata dei camion. La Polizia, che in forze presidia la zona, ha più volte rimosso i blocchi stradali, consentendo l'entrata di alcuni camion. Le operazioni di conferimento dei rifiuti, comunque, si svolgono in difficoltà ed a rilento. I lavoratori, come hanno fatto già ieri, chiedono un incontro urgente con i vertici della Provincia, in quando si dicono preoccupati per il loro futuro lavorativo, "dopo la decisione del Commissariato di Governo per l'emergenza rifiuti, di estromettere il consorzio dalla gestione del sito di "Ferrandelle", affidandolo alla Geoeco, del consorzio Caserta 2. Una decisione "che priva il Consorzio di un'entrata di denaro consistente, in grado di poter assicurare stipendi e lavoro per i circa 350 dipendenti". Presidi anche davanti all'ingresso della Provincia.

Tibet: Cina al Papa, tolleranza zero per i criminali

ANSA.it, http://www.ansa.it, 20/03/2008

PECHINO, TOLLERANZA ZERO PER I CRIMINALI

PECHINO - A Pechino il portavoce del ministero degli esteri Qin Gang ha respinto oggi l' appello al "dialogo e alla tolleranza" lanciato ieri dal Papa, mentre il Dalai Lama, il leader tibetano esiliato, ha affermato in una conferenza stampa a Dharamsala, in India, che le vittime delle violenze dei giorni scorsi in Tibet, sono "numerose", "La cosidetta tolleranza (non può esistere) per i criminali, che devono essere puniti secondo la legge", ha sostenuto Qin Gang nel corso di una conferenza stampa nella capitale cinese. "Alcuni dicono dieci, altri cento, sono tante e ne sono rattristato", ha detto il leader tibetano, che ha poi specificato di essere "pronto" ad incontrare i dirigenti cinesi "ed in particolare (il presidente) Hu Jintao". Il conto ufficiale delle vittime rimane di 13, tutti "cittadini innocenti" uccisi a Lhasa dai "teppisti", ma gli esuli tibetani affermano che le vittime sono almeno cento, in gran parte tibetani vittime della reazione delle forze di sicurezza agli attacchi contro gli immigrati cinesi. Vittime ci sarebbero state, secondo siti web filotibetani che hanno diffuso delle foto su Internet, anche nelle province del Sichuan e del Gansu. Pechino afferma che la normalità sta ritornando ma allo stesso tempo rafforza il suo dispositivo militare. Testimoni affermano di aver viso centinaia di camion carichi di militari viaggiare verso la Regione Autonoma del Tibet e le prefettura a popolazione tibetana delle altre province. Lo stesso portavoce, Qin Gang, ha invitato i turisti a non recarsi "per la loro sicurezza" nelle aree dove si sono verificati i disordini.

VATICANO: APPELLO DEL PAPA, PECHINO REAGISCE

CITTA DEL VATICANO - Preghiere sulla "persecuzione" religiosa in Asia e la Chiesa del silenzio in Cina. Diplomazia al lavoro in modo più che riservato, con anche esponenti cinesi ricevuti in Vaticano due giorni fa. Nessuna replica alla dura reazione di Pechino che non ha gradito l'appello papale per il Tibet. Resta focalizzata sulla Cina la settimana santa di quest'anno nel quale il Papa ha posto la Cina come priorità del pontificato. Il battagliero cardinale Joseph Zen è tornato ad Hong Kong per stare con la sua comunità nel periodo pasquale, e ha dichiarato che non "teme reazioni negative" di Pechino alle meditazioni per la Via crucis di domani, che ha redatto per incarico papale. E' vero che nei testi cita la "persecuzione", ma di "persecuzione" ha scritto anche il Papa nella sua lettera al popolo cinese dello scorso luglio. Nella sacra rappresentazione si parlerà anche di "Chiesa del silenzio" che in Cina vuole dire Chiesa clandestina fedele al Papa ma, osserva l'arcivescovo, "sono parole dette in un atto di preghiera e non in un atto di accusa o di protesta" e comunque "si prega anche per i persecutori". Il porporato, figura di riferimento per i cattolici di tutta la Cina, apprezzato dal Papa sia per le doti di prudenza che per la vicinanza alla complessa realtà cinese, figura-ponte con la Cina continentale, ha scritto i testi in italiano e gli esperti vaticani li hanno rivisti senza modificarli in nulla di sostanziale. Alla vigilia della Via crucis al Colosseo, è caduta ovviamente nel silenzio in Vaticano la reazione di Pechino all'appello del Papa per il Tibet. Benedetto XVI ieri aveva espresso "tristezza e dolore di fronte alla sofferenza di tante persone" e auspicato che si scelga la strada del dialogo.

La cosidetta tolleranza (non può esistere) per i criminali, che devono essere puniti secondo la legge, gli ha mandato a dire oggi il portavoce del ministero degli esteri Qin Gang. Oggi intanto è filtrata la notizia di un incontro riservato, due giorni fa in Vaticano, con esponenti cinesi. Si tratta di una riunione in agenda nell'ambito dei colloqui avviati tra le parti e che lo scorso novembre hanno portato in Cina una delegazione guidata dal sottosegretario vaticano ai rapporti con gli Stati, mons. Pietro Parolin. E' noto che il Vaticano spera in una normalizzazione dei rapporti con la Cina, da realizzare in tempi rapidi: con la unificazione ormai nei fatti in Cina di Chiesa ufficiale e Chiesa clandestina, e con il problema aperto della nomina di vescovi che siano esplicitamente fedeli al Papa, la Santa Sede auspica di poter stabilire relazioni diplomatiche con il gigante asiatico, a sua volta più propenso a un passo di questo genere in vista della vetrina internazionale fornita dalle Olimpiadi. Ma la prudenza è d'obbligo, come è stato ribadito in una riunione della scorsa settimana tra esperti di dicasteri vaticani, durante la quale, peraltro, sono emerse divergenze interne alla Chiesa, sui rapporti tra vescovi ufficiali e vescovi clandestini.

DALAI LAMA: NON HO AUTORITA' PER FERMARE PROTESTE

Il mio impegno è quello di rimuovere i sentimenti negativi tra i tibetani e allo stesso tempo quello di rimuovere la diffidenza tra i cinesi, ma non ho l'autorità per fermare le proteste. Lo ha detto oggi in una conferenza stampa a Dharamsala (India) il Dalai Lama. Ribadendo la sua posizione, favorevole alla moderazioen che egli definisce la "via di mezzo", il leader politico e spirituale dei tibetani ha detto che "altra violenza potrebbe scatenarsi in Tibet, ma io non ho l'autorità per fermare i manifestanti tibetani". "Il problema in Tibet - ha proseguito il Dalai Lama - deriva da una politica sbagliata della Cina, non dalla gente". Rispondendo poi ad una domanda sulle accuse cinesi in base alle quali sarebbe stato proprio lui con la sua "cricca" ad organizzare le proteste, il leader tibetano ha detto sorridendo: "come potrebbe essere possibile? io sono qui in India, come un rifugiato, ospite di questo Paese ormai da tanto tempo". Infine, in relazione alla sua dichiarazione circa la possibilità di dimissioni, il Dalai Lama ha detto che potrebbe ritirarsi e non essere più capo dello stato, ma non potrebbe mai perdere la posizione di Dalai Lama "perché questa è preordinata dalla nascita".

Rapporto di Amnesty sull'Iraq: 5 anni di carneficina e disperazione

Rainews24, http://www.rainews24.it, 20/03/2008

Iraq. 5 anni fa l'inizio della guerra (G.Botteri)

Cinque anni dopo l’intervento militare guidato dagli Usa che spodesto’ Saddam Hussein, l’Iraq rimane uno dei paesi piu’ pericolosi al mondo dal punto di vista dei diritti umani. E’ quanto ha affermato Amnesty International, pubblicando il rapporto ‘Carneficina e disperazione’.

Secondo l’organizzazione per i diritti umani, gli attacchi e gli omicidi settari da parte dei gruppi armati, le torture e i maltrattamenti da parte delle forze governative e la continua detenzione di migliaia di persone sospette (molte delle quali da lungo tempo, senza accusa ne’ processo) da parte delle forze statunitensi e irachene hanno avuto un impatto devastante, costringendo oltre quattro milioni di iracheni a lasciare le proprie case.

Oggi due iracheni su tre non hanno ancora accesso all’acqua potabile e almeno uno su tre (otto milioni di persone) sopravvive grazie agli aiuti d’emergenza.

‘L’amministrazione di Saddam Hussein fu proverbiale per le violazioni dei diritti umani’ – ha affermato Malcolm Smart, direttore del Programma Medio Oriente e Africa del Nord di Amnesty International – ‘ma la sua destituzione non ha portato alcun sollievo alla popolazione irachena’.

Migliaia di persone sono state uccise o gravemente ferite e comunita’ che in precedenza vivevano in uno stato di relativa quiete sono state trascinate in aperto conflitto La popolazione civile ha pagato il prezzo piu’ alto. Per molte donne, che ora sono minacciate dai militanti religiosi, le condizioni sono peggiori rispetto ai tempi di Saddam Hussein.

Secondo il rapporto di Amnesty International, anche nella relativamente calma regione settentrionale curda, i passi avanti economici non sono stati accompagnati da un maggiore rispetto dei diritti umani.

‘Continuano a giungere segnalazioni di arresti arbitrari, detenzioni e torture anche dalle province curde’ – ha sottolineato Smart – ‘e il dissenso politico e’ scarsamente tollerato. Oppositori politici sono stati imprigionati senza processo mentre i cosiddetti delitti d’onore, in cui le donne sono assassinate dai propri familiari, restano un problema profondamente radicato che le autorita’ criticano ma non affrontano in maniera adeguata’.

Nessuno e’ in grado di stabilire esattamente quante persone siano state uccise in Iraq a partire dall’invasione diretta dagli Usa del marzo 2003.

Secondo la ricerca piu’ estesa, condotta congiuntamente dall’Organizzazione mondiale della sanita’ e dal governo iracheno e pubblicata nel gennaio di quest’anno, dal marzo 2003 al giugno 2006 sono state uccise piu’ di 150.000 persone. Le Nazioni Unite hanno affermato che nel 2006, ultimo anno su cui sono disponibili dati, sono state uccise almeno 35.000 persone.

Il costante problema dell’insicurezza ha pregiudicato i tentativi di restaurare l’ordine, ma anche quando le autorita’ irachene sono state messe in grado di far rispettare i diritti umani, hanno ampiamente fallito. I processi sono regolarmente iniqui, con condanne emesse su prove estorte con la tortura. Centinaia di persone sono state condannate a morte.

Napolitano, la politica non lasci insultare il parlamento

ANSA.it, http://www.ansa.it, 20/03/2008

SANTIAGO DEL CILE - "Coloro che fanno politica concretamente, a qualsiasi schieramento appartengano, devono compiere uno sforzo per comprendere le ragioni della disaffezione, del disincanto verso la politica e per gettare un ponte di comunicazione e di dialogo con le nuove generazioni", ha detto il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano incontrando i giornalisti prima di lasciare il Cile. Non si possono lasciar correre, ha aggiunto, "cose che si leggono qua e là e rappresentano i parlamentari come una specie di fannulloni avidi", perché "forse ci sarà qualcuno che penserà che il Parlamento tanto vale chiuderlo. Bisogna reagire - ha proseguito - a questi fenomeni che un tempo si sarebbero chiamati di qualunquismo".

Il voto non è mai inutile, ha aggiunto Napolitano. "Ciascuno - ha aggiunto - dà il voto, secondo la sua valutazione, il suo giudizio, al partito che ritiene più vicino, più affine, o più importante ai fini del rinnovamento politico del Paese". Il presidente ha altresì espresso la preoccupazione per i bassi livelli di afflusso alle urne, domenica sera, in Francia, per le comunali. "Si è toccato - ha detto - il livello storico più basso. Nessuno è in grado di prevedere quel che succederà in Italia. Sentiamo però che nei confronti della politica, c'é una difficoltà di comprensione, un distacco e anche un elemento di pregiudizio abbondantemente inoculato da cose che si leggono qua e là. Bisogna reagire a questi fenomeni che un tempo si sarebbero chiamati di qualunquismo".

Si comincia col parlare male dell'Italia, e si finisce per crederci e per danneggiare il Paese, ha detto il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano incontrando i giornalisti prima di lasciare il Cile e invitando a raccontare oltre alle ombre anche le luci del nostro Paese. "I mezzi di informazione italiani e stranieri - ha detto - spesso mettono in risalto quel che c'é di più negativo in Italia. Ciò produce uno stato d'animo, un pregiudizio pessimistico che talvolta anche la polemica politica raccoglie e alimenta. Ciò reca grave danno all'Italia e alla sua immagine". "Non è un discorso retorico. So benissimo - ha aggiunto - quali siano i gravi problemi rimasti irrisolti, i nostri ritardi, i nostri limiti, e le dure prove da superare. Quindi ci sono indubbi motivi di preoccupazione e io sono il primo a sentirli e a non dissimularli. Ma guai a non vedere e a non apprezzare anche le straordinarie risorse e le energie di cui dispone il Paese. Guai a non vedere che siamo pienamente in grado di superare le difficoltà attuali e le prove del futuro purché prevalga fra gli italiani, nella vita istituzionale e civile, il senso dell'unità e dell'interesse nazionale comune".

Israele. immigrazione esaurita: l'agenzia ebraica cambia

ANSA.it, http://www.ansa.it, 20/03/2008

di Giorgio Raccah

GERUSALEMME - Sessant'anni dopo la costituzione dello stato di Israele e a 85 anni dalla sua nascita, l'Agenzia Ebraica volta pagina e si prepara a chiudere lo storico dipartimento per l'immigrazione degli ebrei e per il loro assorbimento nel Paese. D'ora in poi, pur senza rinunciare alla finalità originaria che fu colonna portante del movimento sionista mondiale, l'accento sarà posto sull'istruzione e sul rafforzamento dell'identità ebraica e dell'ideologia sionista nella Diaspora. "L'Agenzia Ebraica - dice all'ANSA il portavoce, Michael Jankelowitz - è un organo dinamico che si adatta alla realtà". Nella situazione attuale, visto che da diversi anni l'immigrazione è in drastico calo e che nel 2007 è stata di meno di ventimila persone, "non c'é ragione di tenere in vita un dipartimento che annualmente costa cento milioni di dollari" (63 milioni di euro circa). La decisione di eliminare il dipartimento dell'immigrazione, fondendolo con altri, è perciò una conseguenza del calo nel numero di immigranti ebrei, dovuto sia al fatto che due dei tre principali serbatoi di ebrei al mondo - quello dei Paesi di lingua russa e soprattutto dei Paesi arabi - si sono esauriti, sia al carattere ormai individuale e non di massa che ha assunto l'immigrazione in Israele. Il terzo grande serbatoio è quello degli ebrei americani che in gran parte non mostrano interesse a trasferirsi in Israele.

A liquidare la maggior parte degli ebrei dell'altro grande serbatoio, quello in Europa, ci pensarono i nazisti. Il calo dell'immigrazione preoccupa Israele, che deve fare i conti con un tasso di natalità della popolazione ebraica inferiore a quello dei palestinesi e che in prospettiva rischia di fare degli ebrei una minoranza nel Paese (Israele e territori occupati). Tra i palestinesi circola perciò da anni un'amara e celebre battuta: "Copulare per non farsi occupare". Israele (esclusi i Territori) conta attualmente 7,2 milioni di abitanti, il 75% dei quali è costituito da ebrei, cioé intorno ai 5 milioni e mezzo. I palestinesi a Gaza e nei Territori sono già più di 4 milioni, cui si aggiungono quelli residenti in Israele, che sono un altro milione. L'Agenzia Ebraica è un ente finanziato in gran parte dalle comunità ebraiche nel mondo, soprattutto negli Usa. Fu fondata nel 1923 allo scopo di incoraggiare e facilitare l'immigrazione degli ebrei in quella che era allora la Palestina sotto il mandato britannico, funzione che ha poi mantenuto dal 1948 in poi con la nascita dello Stato di Israele.

Nella decisione dell'Agenzia ha contribuito tuttavia, al di là del drastico calo dell'immigrazione, anche una contrazione dei finanziamenti provenienti dalle comunità ebraiche nella Diaspora, e le pressioni degli stessi finanziatori, che preferirebbero donare fondi ad altre istituzioni ebraiche o che vorrebbero invece focalizzare l'Agenzia su questioni educative ebraiche nella Diaspora. I compiti del dipartimento per l'immigrazione e l' assorbimento, stando al piano di ristrutturazione tuttora in fase di definizione, saranno trasferiti agli altri due dipartimenti esistenti: quello per l'istruzione ebraica e sionista all'estero e quello per i programmi di benessere sociale in Israele. "Ma che sia chiaro - afferma Jankelowitz - noi non cessiamo di essere l'indirizzo per tutto quanto concerne l'immigrazione ebraica in Israele". L'Agenzia ebraica ebbe un ruolo rilevante soprattutto nei periodi di forti ondate immigratorie: nei primi cinque anni di vita di Israele, quando quasi un milione di ebrei, in gran parte originari dai Paesi arabi, arrivarono nel Paese; e poi negli anni Novanta quando con la dissoluzione dell'Urss giunsero un milione di ebrei di lingua russa: l'Agenzia afferma di aver aiutato a quel tempo tre milioni di ebrei a emigrare in Israele.

giorgio.raccah@ansa.it

Nuovo messaggio di bin Laden: l'esempio dell'Iraq per liberare la Palestina

Rainews24, http://www.rainews24.it, 20/03/2008

I palestinesi considerano l'Iraq un campo di battaglia e un'esperienza utile per liberare la Palestina. E' quanto afferma il leader di al-Qaeda, Osama bin Laden, in un nuovo messaggio audio diffuso dalla Tv araba al-Jazeera.

Il Jihad e non le trattative sono l'unica strada per non soffrire più. Da tempo i palestinesi soffrono per colpa dei cristiani e degli ebrei. Nonostante questo terribile embargo, la nazione islamica ha una grande occasione: quella di liberarsi dalla schiavitù imposta dai nostri governanti.

L'embargo di Gaza è uno dei risultati della conferenza di Annapolis. Sarete sottoposti all'embargo fino alla morte. E' tutto iniziato con l'appoggio degli arabi alla conferenza di Annapolis.

Non perdete la Palestina con le trattative di chi vi fa arrendere e vi vende, la Palestina ritornerà a noi, se ci appoggiamo alla nostra religione. Dico a tutti i musulmani del Levante arabo e dei paesi confinanti che quella dell'Iraq è un'esperienza positiva che ci indica come liberare la Palestina e chiede per questo a tutti i musulmani di aiutarla.

Venerdì 21 Marzo 2008

Via Crucis: inno 'ai martiri del nostro secolo'

ANSA.it, http://www.ansa.it, 21/03/2008

(di Fausto Gasparroni)

ROMA - Un inno ai ''martiri del nostro secolo'', a quanti nel mondo si caricano di sofferenze pur di testimoniare la loro fede, e alla ''Chiesa perseguitata'' che, tutt'altro che sconfitta, alla fine vedra' la sua ''vittoria''. Il freddo e la pioggia battente su Roma fanno rabbrividire i pellegrini e i turisti riuniti al Colosseo per la tradizionale Via Crucis, fanno rinunciare Benedetto XVI a portare la croce nelle ultime tre stazioni, sostituito dal cardinale vicario Camillo Ruini, ma non attenuano i significati che fanno da sfondo alla celebrazione, racchiusi nelle meditazioni elaborate

dal vescovo di Hong Kong, cardinale Joseph Zen Ze-Kiun.

Meditazioni e preghiere alle quali, al termine, il Papa ha apposto il suo sigillo, parlando ai fedeli della croce che ''ci rende fratelli e sorelle'', senza ''differenze di razza e cultura'', perche' col suo sacrificio Gesu' ha voluto liberare l'umanita' ''dal cieco odio e dalla violenza''.

La pioggia e il vento gelidi trasformano la zona intorno al Colosseo in un tappeto di ombrelli, senza l'usuale corredo di candele accese, e inducono anche a qualche cambiamento di programma, con il Papa che assiste all'intera ''via dolorosa'' da un gazebo in cima al Colle Palatino, rinunciando a percorrere con la croce le ultime tre stazioni. Prende il suo posto il card. Ruini, che pure aveva aperto la Via Crucis prima di consegnare la croce ai frati della Custodia di Terra Santa, a una famiglia romana, a una suora del Burkina Faso, a una ragazza

e a un sacerdote cinesi.

E proprio la tormentata realta' dei cattolici cinesi fa da sfondo alle meditazioni scritte dal card. Zen. ''Il Papa - scrive il vescovo cinese - ha voluto che io portassi al Colosseo la voce di quelle sorelle e di quei fratelli lontani''.

E' anche l'attrice Paolo Pitagora a leggere le meditazioni e le preghiere, che danno vita a un forte appello in favore della liberta' religiosa e contro le ingiustizie perpetrate dalle autorita' costituite. ''I Colossei si sono moltiplicati attraverso i secoli - si dice con riferimento allo storico luogo di martirio -, la' dove i nostri fratelli, in varie parti del mondo, in continuazione della Tua Passione, vengono ancora oggi perseguitati''. Ed e' questo un destino che riguarda anche la Chiesa, ''la Sposa di Cristo'', che ''in tante parti del mondo sta attraversando l'ora tenebrosa della persecuzione''.

Pilato diventa ''immagine di tutti coloro che detengono l'autorita' come strumento di potere e non si curano della giustizia'', di fronte ai quali la preghiera e' a che riconoscano ''l'innocenza'' dei seguaci di Cristo e abbiano ''il coraggio di rispettare la liberta' religiosa''.

Senza ricordare esplicitamente la Chiesa cinese, divisa tra patriottica e sotterranea, le meditazioni, trattando di Giuda, richiamano al ''tradimento'' che ''sorprende soprattutto se riguarda anche i pastori del gregge''. L'invocazione proposta dal card. Zen, in tema di ''Chiesa perseguitata'', e' che ''il sangue dei martiri diventi seme di nuovi cristiani'', con la certezza ''che le loro sofferenze, anche se sul momento sembrano completa sconfitta, porteranno la vera vittoria della Chiesa''.

Il Papa riceve la croce da Ruini solo al termine del percorso, subito prima di rivolgere la sua parola ai fedeli.

Questa volta non parla 'a braccio', legge un discorso che spiega il significato del Venerdi' Santo, della morte di Gesu' per la salvezza degli uomini.

''I nostri sguardi spesso distratti da dispersivi ed effimeri interessi terreni - dice Benedetto XVI - oggi volgiamoli verso Cristo. Fermiamoci a contemplare la sua croce. La croce sorgente di vita e scuola di giustizia e di pace, patrimonio universale di perdono e di misericordia, e prova permanente di un amore oblativo e infinito, che ha spinto Dio a farsi uomo vulnerabile come noi, sino a morire crocifisso''.

''Attraverso il cammino doloroso della croce - aggiunge - gli uomini di ogni epoca, riconciliati e redenti dal sangue di Cristo, sono diventati amici di Dio, figli del padre celeste''.

Secondo il Pontefice, ''purtroppo non sempre riusciamo a percepire la profondita' di questo amore sconfinato che Dio nutre per noi, le sue creature. Per lui non c'e' differenza di razza e cultura. Gesu' Cristo e' morto per affrancare l'intera umanita' dalla ignoranza di Dio, dal cieco odio e violenza, dalla schiavitu' del peccato''.

E se ''la croce ci rende fratelli e sorelle'', dobbiamo pero' ricordarci che ''tanti, anche nella nostra epoca, non conoscono Dio'' e ''credono di non aver bisogno di Dio''. Mentre invece, secondo papa Ratzinger, proprio ''dopo aver vissuto insieme la Passione di Gesu''', dobbiamo lasciare ''che il suo sacrificio sulla croce ci interpelli'' e permettere a lui ''di porre in crisi le nostre umane certezze''.

Alitalia, Berlusconi: la cordata si fa. Veltroni: in 24 ore. Air France: subito un accordo

Rainews24, http://www.rainews24.it, 21/03/2008

La compagnia franco-olandese non sembra voglia rinunciare all'Alitalia. Oggi il direttore commerciale di Air-France KLM, Christian Boireau ha insistito sull'urgenza di arrivare al più presto a un accordo con Alitalia cui il gruppo franco-olandese propone "un futuro positivo a medio termine". Boireau parlava alla convenzione delle agenzie di viaggio a Biarritz al posto del presidente Jean-Cyril Spinetta, impegnato nei negoziati per Alitalia che, ha detto Boireau, "si accinge a riprendere"

Ciò che chiediamo alla compagnia italiana, ha aggiunto, è "di fare i risanamenti necessari per poterle garantire questo avvenire", ha aggiunto Boireau. "Noi sappiamo ciò che possiamo fare e bisogna che questo piano sia accettato o rifiutato, ma adesso e non tra due mesi o un mese", ha aggiunto Boireau.

Spinetta, ha detto Boireau, "ha passato quasi tutta la settimana e il suo ultimo weekend in Italia e si accinge a ricominciare".

Incontro con i sindacati il 25 marzo

Le nove sigle sindacali dei dipendenti dell'Alitalia sono state convocate per martedi' prossimo 25 marzo alle ore 11 per incontrare il presidente del gruppo Air France-Klm, Jean-Cyril Spinetta, e i vertici dell'Alitalia.

Berlusconi insiste sulla cordata italiana

Berlusconi ha definito "irricevibili" le condizioni poste da Air France e quindi "non ci resta che dar vita a una offerta che sara' sicuramente presentata da imprenditori italiani insieme a banche italiane".

Il leader del Pdl ha spiegato: "Sono stato in disparte fino a oggi. Ho lasciato fare a questo governo che ha fatto il peggio possibile: ha escluso dalla possibilita' di conoscere i dati su Alitalia tutti coloro che potevano avere un interesse".

A questo punto, ha sottolineato il candidato premier, "dobbiamo avere il tempo e il modo di concretizzare il tutto, ma credo che le condizioni poste da Air France sono condizioni che il Paese non puo' accettare".

Veltroni favorevole a un'alternativa, ma che sia reale

Benissimo se c'e' una cordata italiana, non si aspettava altro da mesi. Pero' venga fuori in 48 ore e non il 14 aprile e dica che vuole prendere Alitalia', ha detto Walter Veltroni in videochat con i lettori della Gazzetta dello Sport. Veltroni invita ad evitare di mettere Alitalia nel tritacarne elettorale perche' stiamo parlando non solo della compagnia ma di migliaia e migliaia di lavoratori di Alitalia, Malpensa, Fiumicino".

Non vorrei - ha aggiunto Veltroni - che ci sia una cordata che dopo le elezioni non c'e' piu' perche' questo significherebbe portare "Alitalia sull'orlo del fallimento e anche di piu"'.

Casini teme strumentalizzazioni

Se Berlusconi e i figli vogliono immettere capitali, credo che facciano un'ottima cosa, ma l'importante e' che si decidano in fretta e che sgombrino il campo dal rischio che tutti gli italiani hanno capito perfettamente, e cioe' che siamo in presenza di una strumentalizzazione elettorale che non fa onore a nessuno: non si gioca sulla pelle di migliaia di lavoratori, ha detto il

leader dell'Unione di Centro Pier Ferdinando Casini.

Eurispes: senza le Province un risparmio di 10 miliardi l'anno

Rainews24, http://www.rainews24.it, 21/03/2008

Abolire le Province per tagliare i costi della politica, con un risparmio di 10,6 milioni di euro. E' la tesi lanciata dall'Eurispes in piena campagna elettorale. Nel solo 2006 - rileva l'istituto di ricerche - le Province hanno speso complessivamente 13 miliardi di euro, contro gli 11 di flussi finanziari in entrata ed i 2 di indebitamento. Di tali 13 miliardi il 18,3% sono spese per il lavoro dipendente, contro il 28,4% dei consumi intermedi, il 22,3% di investimenti fissi lordi ed il 31% di tutte le altre voci di spesa.

Nell'ipotesi in cui il personale (62.778 tra dirigenti e impiegati), venisse re-impiegato in altre Amministrazioni o Istituzioni locali, l'abolizione delle Province consentirebbe appunto - calcola l'Eurispes -, un risparmio complessivo di 10,6 mld nel 2006, dal momento che verrebbero meno tutte le altre voci di spesa.

Una scelta radicale, l'abolizione delle Province, che l'Eurispes propone alla luce, fra l'altro, del loro crescente indebitamento tra il 2000 e il 2006, totalmente imputabile, escluso il 2006, "alle inefficienze nella gestione in conto capitale", e del fatto che il maggiore bisogno finanziario è dato dai consumi finali (redditi da lavoro, consumi intermedi e ammortamenti), il 78% della spesa corrente del 2006

G8, Amato: su Diaz e Bolzaneto si va al di la' di ogni comprensione

ANSA.it, http://www.ansa.it, 21/03/2008

ROMA - "Non possiamo giudicare quei comportamenti inumani e vessatori semplicemente come violenza privata e abuso d'ufficio. E' qualcosa di più. Deve esserci una severità maggiore quando si esercita violenza contro chi è assoggettato al tuo potere". Lo dice il ministro dell'interno Giuliano Amato, in un'intervista pubblicata questa mattina da 'la Repubblica', su quel che accadde a Bolzaneto dopo il G8.

Per la Diaz e Bolzaneto si va al di là di ogni capacità di comprensione. E questo, secondo Amato, "é vero soprattutto per Bolzaneto dove più che la polizia, c'era soprattutto la polizia penitenziaria che non doveva fare i conti con la pressione della piazza e che, custodendo persone assoggettate, dovrebbe guardarsi dall'abuso di autorità, dovrebbe saper rispettare la dignità umana". Ma per il ministro dell'Interno quella di Bolzaneto "é stata una bruttissima storia", che ci ha riportato agli anni cinquanta/sessanta, in un'Italia prepasoliniana in cui vigeva "un'interpretazione riduttiva dei principi costituzionali","una cultura dello Stato non ancora consapevole di dover essere al servizio del cittadino".

SI VOLEVA DE GENNARO AL ROGO

Io non credo che immolare il capo della polizia avrebbe risolto il problema. Dopo Genova "si voleva mettere al rogo De Gennaro per fare l'incendio più fiammeggiante". E' quanto sostiene il ministro dell'Interno Giuliano Amato in un'intervista a 'la Repubblica' sui fatti del G8 di Genova. "Il capo della polizia ha ritenuto di non dimettersi - prosegue Amato - Ha con fermezza detto di non essere il responsabile di quanto accaduto. Le violenze di Genova gli sono parse così lontane dalla sua cultura professionale, dalla sua storia di poliziotto che ha pensato di restare al suo posto, di difendere se stesso". Secondo Amato, dopo Genova si voleva la testa di De Gennaro "perché lui era quello più in vista" ma il ministro ritiene che "va sempre accertato chi ha fatto cosa"."Anche per questo - aggiunge - non vedo l'ora che i processi di Genova si concludano in modo che se ne possa riprendere il bandolo e riportarlo all'interno dell'amministrazione assumendo le decisioni opportune".

Il garante accusa le tv: avvantaggiati i partiti maggiori e tra questi il Pdl

Rainews24, http://www.rainews24.it, 21/03/2008

L'informazione ha avvantaggiato i maggiori partiti politici e tra questi il Pdl. L'Autorita' per le comunicazioni richiama Rai ed emittenti private. Serve un "immediato riequilibrio dell'informazione politica tra tutte le liste partecipanti alla campagna elettorale", in particolare nei Tg, dove si nota un 'forte squilibrio' nel rapporto tra formazioni maggiori e minori e tra Pdl e Pd, a vantaggio del primo. E' il senso del documento della commissione Servizi e Prodotti dell'AgCom.

'Dal monitoraggio della prima settimana dell'ultima fase della campagna elettorale, dopo la presentazione delle liste, particolarmente per quanto riguarda la presenza nei notiziari delle forze politiche - spiega una nota dell'AgCom - emergono dati di forte squilibrio sia tra le due forze

politiche maggiori e il complesso delle altre sia nel rapporto tra queste ultime sia, anche, in una certa misura, tra il Pdl e il Pd a favore del primo'.

Russia, morto un giornalista della tv di stato: si indaga per omicidio

Rainews24, http://www.rainews24.it, 21/03/2008

Un giornalista della tv di stato russa, Ilyas Shurpayev, è stato trovato morto nella sua abitazione a Mosca. La procura ha aperto un'inchiesta per omicidio. si indaga per omicidio. Sul corpo del giornalista, contusioni sulla schiena e una cinta stretta intorno al collo.

L'agenzia di stampa Itar-Tass riferisce che i vigili del fuoco hanno trovato il corpo nell'appartamento in affitto del reporter, dove era stato simulato un incendio.

Il giornalista, 32 anni, lavorava per il primo canale della tv di stato, era originario del Daghestan e lavorava nella capitale. Piu' di una dozzina di giornalisti sono stati uccisi in Russia dal 2000.

A Mosca sono in crescita gli attacchi contro i membri delle minoranze etniche. Il neoeletto presidente russo Dmitri Medvedev ha rivolto di recente un appello ai giudici russi, chiedendo maggiore durezza contro le violenze a sfondo razziale.

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