DEI RICCHI

2007 - Marzo - Settimana 3

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Indice dei giorni


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Giovedì 15 Marzo 2007

Abu Omar, governo a Consulta: annullare rinvii giudizio

ANSA.it, http://www.ansa.it, 15/03/2007

ROMA - Il governo ha presentato un secondo ricorso alla Corte Costituzionale per violazione del segreto di Stato da parte della magistratura di Milano nel procedimento sul rapimento dell'ex imam Abu Omar. L'Avvocatura generale dello Stato - secondo quanto si è appreso - ha depositato ieri il secondo conflitto tra poteri dello Stato chiedendo l'annullamento dell'ordinanza con cui il gup di Milano, lo scorso 16 febbraio, ha rinviato a giudizio 33 persone, tra cui l'ex direttore del Sismi Nicolò Pollari e 26 agenti Cia.Il ricorso, scritto dall'avvocato dello Stato Francesco Ignazio Caramazza, ripercorrerebbe i motivi del primo conflitto presentato dal governo alla Consulta lo scorso 15 febbraio contro la procura di Milano per violazione del segreto di Stato. Il gup di Milano - secondo l'avvocatura dello Stato - avrebbe potuto decidere il rinvio a giudizio di Pollari e degli altri 32 imputati sulla base di elementi diversi da quelli prodotti dalla procura di Milano violando il segreto di Stato. Sulla scorta di questa argomentazione, il governo Prodi chiede dunque l'annullamento dell'ordinanza di rinvio a giudizio. L'avvocato Caramazza ha chiesto la secretazione anche di questo secondo ricorso alla Corte Costituzionale la cui ammissibilità verrà presumibilmente discussa dai giudici della Consulta il prossimo 18 aprile, assieme al primo conflitto sollevato dal governo. Se passerà il vaglio preventivo della Corte, la questione sarà decisa nel merito molto probabilmente dopo l'estate. Giudice relatore sarà il vicepresidente Giovanni Maria Flick.Nei ricorsi alla Consulta - secondo quanto si è appreso - il governo sostiene che la magistratura di Milano, nell'indagare sul sequestro di Abu Omar, avrebbe violato il segreto di Stato intercettando i telefoni cellulari di 180 agenti del Sismi e svelando l'identità di 85 spie italiane e straniere; avrebbe utilizzato integralmente un documento sequestrato nell'ufficio romano del Sismi gestito da Pio Pompa nonostante il Servizio segreto militare avesse già trasmesso lo stesso documento con alcuni passaggi 'oscurati' perché riservati e dunque coperti dal segreto di Stato. Violando l'identità di 85 agenti e acquisendo elementi riguardanti la struttura del Sismi con agenti segreti stranieri, la procura di Milano (ma a questo punto anche il gup che ha disposto il rinvio a giudizio) ha violato - secondo il governo Prodi - il principio di leale collaborazione tra poteri.

Vallettopoli: vietate notizie non essenziali

ANSA.it, http://www.ansa.it, 15/03/2007

ROMA - E' vietata "con effetto immediato" la diffusione di notizie che non hanno interesse pubblico, che non sono essenziali, o che attengono a particolari della vita privata in merito alla sfera sessuale. Lo ha deciso, in relazione alla vicenda oggetto dell'inchiesta di Potenza, il Collegio dell'Autorità Garante per la protezione dei dati personali che ha adottando oggi un provvedimento.

Il Garante per la protezione dei dati personali nel provvedimento vieta ''con effetto immediato'' a ''tutti gli organi di informazione di diffondere notizie, in particolare quando:

1) si riferiscano a fatti e condotte private che non hanno interesse pubblico;

2) riguardino notizie, dettagli e circostanze eccedenti rispetto all'essenzialita' dell'informazione;

3) attengano a particolari della vita privata delle persone diffusi in violazione della tutela della loro sfera sessuale''. Il Garante sottolinea inoltre che ''la violazione di tale provvedimento, che sara' pubblicato domani nella Gazzetta Ufficiale, costituisce reato punito con la reclusione da tre mesi a due anni ed e' fonte di responsabilita' per una eventuale richiesta di risarcimento danni.

Il Garante provvedera', infine, a denunciare alla autorita' giudiziaria competente ogni singola violazione che venisse rilevata''. ''Il provvedimento - spiega ancora l'Autorita' - si e' reso necessario perche' pur nel quadro di vicende per le quali e' configurabile un interesse pubblico alla conoscenza anche dettagliata di fatti, 'sono state diffuse alcune informazioni e notizie, anche non estratte da trascrizioni di intercettazioni, che hanno oltrepassato i limiti del diritto di cronaca e violato i diritti e la dignita' delle persone interessate, a prescindere dalla veridicita' di quanto diffuso'''.

Cresce la censura in rete

ANSA.it, http://www.ansa.it, 15/03/2007

NEW YORK - Internet è un ambiente libero per definizione. Non per tutti però. Guidati da Cina e Iran, infatti, sarebbero almeno due dozzine i Paesi che praticano forme di censura digitale, secondo uno studio realizzato dalla 'OpenNet Initiative' - progetto che ha visto coinvolte la scuola di legge di Harvard e le università di Toronto, Cambridge e Oxford. Allo steso tempo, di fronte a più moderne ed efficaci pratiche censorie, gli attivisti del Web rispondono con più raffinate tecniche di elusione, stando però ben attenti a non lasciare tracce digitali dietro di sé. Dai risultati della ricerca - che si è protratta per sei mesi e ha preso in esame oltre quaranta Paesi - è emersa una tendenza crescente da parte di molti Paesi - come, oltre a Cina e Iran, Arabia Saudita, Tunisia, Uzbekistan - a limitare l'eccessiva libertà disponibile in Rete o, come ha affermato John Palfrey, direttore del Centro per Internet e Società di Harvard, "una forte tendenza nella direzione sbagliata". L'allarme della 'OpenNet Initiative' arriva a ridosso del grande clamore provocato dalla decisione della Turchia - decisione revocata dopo quarantotto ore - di oscurare il sito 'YouTube', reo di aver dato spazio a materiale offensivo nei confronti del padre della nazione Kemal Ataturk. Quella di impedire l'accesso ad un sito - come ad esempio avviene in Cina con la nota enciclopedia Wikipedia, o in Pakistan con la piattaforma di blogging offerta da Google - è però solo una delle possibilità a disposizione dei censori dell'era informatica, che possono oggi avvalersi anche di tecnologie più avanzate, come software per il rilevamento intelligente di parole-chiave sensibili o i 'denial of service attacks', che bombardano il sito di richieste di accesso, rendendolo inaccessibile. Nella loro attività di filtraggio dei contenuti 'indesiderati', inoltre, sono sempre più numerosi i Paesi, ricorda Palfrey, "che si rendono conto di non potercela fare da soli e si rivolgono a compagnie private". Società che sviluppano sistemi di protezione, nella maggior parte dei casi in Occidente, e che affermano di non poter controllare l'uso che viene fatto dei propri prodotti. Ma anche fornitori di servizi come Google o Microsoft, disposti a 'scendere a compromessi' pur di non perdere appetitosi mercati emergenti come quello cinese. A mali estremi, tuttavia, estremi rimedi. Anche gli attivisti dei diritti digitali, infatti, si danno da fare in direzione opposta, escogitando ogni giorno nuove strategie per sfuggire alle limitazioni e ai controlli. Danny O'Brien, coordinatore del gruppo di pressione 'Electronic Frontier Foundation', si affida per esempio ad una connessione criptata attraverso ad una rete di server privati: "(Quando navigo) il mio segnale viene casualmente reindirizzato da un computer a un altro - afferma O'Brien - così per esempio Google mi può apparire in svedese o in qualche altra lingua, a seconda della macchina da cui ci arrivo". Scappatoie di questo genere possono essere scomode e rallentare notevolmente la connessione a Internet, ma per gli internauti di una crescente parte del mondo rappresentano l'unico ponte tra il 'loro' web filtrato e la Rete, libera da censure, cui accede il resto del mondo.

Giappone, rivelato pericoloso incidente in centrale avvenuto nel '99

ANSA.it, http://www.ansa.it, 15/03/2007

TOKYO - Un pericoloso incidente nucleare, privo pero' di conseguenze, e' avvenuto in una centrale giapponese nel 1999 ed e' stato tenuto segreto fino a oggi. Lo hanno rivelato a Tokyo fonti del ministero dell'Economia, precisando che il reattore, situato nella prefettura centro-meridionale di Shiga, entro' in uno ''stato critico'' per una reazione avviatasi incidentalmente durante una sperimentazione a causa di un errore commesso nel movimentare le barre di combustibile. Non vi furono perdite radioattive ma, hanno indicato le fonti, il sistema di spegnimento automatico non funziono' e dovette essere attivata una procedura manuale. La societa' che gestisce l'impianto, la Hohuriku Electric Power, e' stata sanzionata per avere tenuto nascosto l' incidente, emerso solo ultimamente per un'inchiesta collaterale.

Nucleare, Ahmadinejad minaccia: adottate le sanzioni e vedrete

ANSA.it, http://www.ansa.it, 15/03/2007

TEHERAN - Il presidente iraniano, Mahmud Ahmadinejad, ha messo in guardia oggi le grandi potenze dall'approvare sanzioni economiche contro Teheran per il suo programma nucleare, minacciando conseguenze non precisate. ''Avete gia' adottato sanzioni contro di noi e siamo diventati un Paese nucleare, ora provate ad approvare nuove sanzioni economiche, e vedrete quale sara' il prossimo passo'', ha affermato Ahmadinejad in un comizio nella provincia di Yazd, citato dall'agenzia ufficiale Irna.

Il sestetto di potenze che conduce il confronto con la Repubblica islamica - Stati Uniti, Russia, Cina, Francia, Gran Bretagna e Germania - ha messo a punto ieri sera le linee generali di una bozza di proposta per una nuova risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell'Onu che preveda nuove sanzioni, dopo che Teheran ha respinto due precedenti risoluzioni che le chiedevano di sospendere l'arricchimento dell'uranio. Ma Ahmadinejad ha ribadito oggi che l'Iran non intende fare marcia indietro e ha affermato che lo stesso Consiglio di Sicurezza ''non ha alcuna legittimita' tra i popoli del mondo''. ''Volete fermarci dal fare cosa?'', ha chiesto il presidente iraniano rivolgendosi alle grandi potenze. ''Oggi - ha aggiunto - la nostra nazione e' in possesso del ciclo completo del combustibile nucleare (cioe' l'arricchimento dell'uranio, ndr) e anche se vi mettete tutti insieme e richiamate dall'inferno i vostri antenati, non sarete in grado di fermarci''. ''Non isolatevi ancora di piu' - ha aggiunto Ahmadinejad - provate ad adottare un'altra delle vostre risoluzioni, e vi troverete in guai anche peggiori''. Il presidente iraniano ha infine lanciato un nuovo avvertimento a quanti nel Paese chiedono una linea piu' prudente: ''Nessuno - ha detto - ha il diritto di retrocedere anche solo di un centimetro rispetto ai diritti del nostro popolo''.

ACCORDO DI PRINCIPIO SU SANZIONI

WASHINGTON - Gli ambasciatori dei cinque membri permanenti del Consiglio di sicurezza, piu' la Germania, hanno raggiunto un ''accordo di principio'' su un pacchetto di nuove sanzioni contro l'Iran e si apprestano a presentare oggi una proposta di risoluzione in questo senso. Lo ha detto in serata l'ambasciatore americano Alejandro Wolff, il reggente della missione degli Usa all'Onu. ''Abbiamo un accordo di principio - ha spiegato Wolff, al termine di una riunione del '5 piu' 1' - basato su alcuni cambiamenti aggiuntivi che sono stati introdotti da alcune delegazioni''. Le modifiche, ha aggiunto il rappresentante americano, richiederanno l'approvazione delle capitali, ma l'accordo di massima dovrebbe permettere di presentare la risoluzione domani.

COREA NORD, VERSO CHIUSURA YONGBYON

TOKYO - La Corea del Nord sta apprestandosi a chiudere il reattore nucleare di Yongbyon, al centro di una lunga crisi internazionale conclusa da un accordo a sei firmato a Pechino il mese scorso.

Lo ha reso noto oggi un diplomatico australiano tornato da una recente missione a Pyongyang e citato dall'agenzia giapponese 'Kyodo'. ''Ci e' stato confermato che sono in corso progetti per sigillare il reattore'', ha detto il diplomatico, Peter Baxter. Da parte sua l'agenzia sudcoreana 'Yonhap' ha preannunciato oggi che la Corea del Nord otterra' a breve una serie di generatori elettrici a fronte dei suoi primi passi per 'spegnere' Yongbyon, che dovra' poi smantellare in cambio di ampie forniture energetiche previste dall'accordo internazionale a sei. Secondo la 'Yonhap' questi generatori saranno al centro di colloqui di una pre-riunione odierna nella capitale cinese in vista di un primo punto sull'accordo, che dovrebbe essere fatto lunedi' prossimo dai firmatari: le due Coree, Usa, Cina, Giappone e Russia. Ieri nella sua prima visita a Pyongyang il direttore generale dell'Aiea Mohamed el Baradei aveva confermato la volonta' nordcoreana di rispettare l'intesa e di acconsentire prossimamente a un ritorno degli ispettori dell'Ente dell'Onu per l'energia atomica.

11/9: Usa: Mohammed, Osama come George Washington

ANSA.it, http://www.ansa.it, 15/03/2007

WASHINGTON - Al Qaida sta combattendo una guerra contro gli Usa paragonabile alla guerra d'Indipendenza degli americani contro i britannici e Osama bin Laden "é per i musulmani un George Washington, un eroe". Lo ha detto Khalid Sheikh Mohammed, nel corso di una lunga dichiarazione ai membri del tribunale militare che ha esaminato il suo caso a Guantanamo.

L'esternazione di Mohammed, quasi una summa della jihad planetaria lanciata da Al Qaida in questi anni, ha spaziato sugli scenari di varie aree del mondo. Nel verbale dell'udienza diffuso dal Pentagono, le parole di Mohammed - in un inglese frammentato - sono state riportate in apparenza senza omissis. Lo stratega reo confesso dell'11 settembre, nel tracciare il suo paragone storico con la guerra d'Indipendenza, ha sostenuto che Washington "se fosse stato catturato dai britannici, sarebbe stato un combattente nemico", come i detenuti di Guantanamo. Mohammed ha accusato gli Usa per la guerra in Iraq e ha sostenuto che gli attacchi di Al Qaida sono paragonabili alle azioni di guerra americane in Iraq e altre zone del mondo. "Non sono contento - ha detto - che siano morte 3000 persone in America. Mi dispiace anche, non mi piace uccidere bambini. L'Islam non mi ha dato la luce verde per farlo. Ma ci sono eccezioni alla regola, come ciò che state facendo voi uccidendo gente in Iraq". "Usiamo lo stesso linguaggio, io e voi", ha detto Mohammed ai militari di Guantanamo, "é il linguaggio della guerra".

Il terrorista si è attribuito una lunga serie di progetti di attentati, compresi quelli di uccidere papa Giovanni Paolo II nelle Filippine a metà degli anni Novanta e gli ex presidenti americani Bill Clinton e Jimmy Carter. Anche una società controllata da Henry Kissinger era nel mirino. Mohammed ha anche confermato che era prevista una seconda ondata di attacchi aerei dopo l'11 settembre, che avrebbe dovuto prendere di mira tra l'altro l'Empire State Building a New York, la Sears Tower di Chicago e la Library Tower di Los Angeles. Al Qaida, ha aggiunto, ha studiato attentati con agenti biologici e con bombe radioattive 'sporche'. Dal verbale emerge infine che Mohammed ha accusato la Cia di averlo torturato quando si trovava nelle loro prigioni, ma su questa parte risulta che la commissione ha disposto indagini, senza offrire dettagli. Da quando è a Guantanamo, invece, il terrorista sostiene di essere stato trattato bene.

11/9: Usa: Khalid Sheikh Mohammed confessa e si vanta, sono stato io

ANSA.it, http://www.ansa.it, 15/03/2007

WASHINGTON - Lo aveva già fatto nel segreto delle prigioni della Cia, ma stavolta Khalid Sheikh Mohammed ha voluto sgombrare il campo da ogni dubbio, nel mettere la propria firma sull'11 settembre. "Sono stato io, dall'A alla Z", ha detto l'ex leader di Al Qaida in una udienza militare a Guantanamo, assumendosi la responsabilità del più grave attentato terroristico nella storia. "Ero il direttore operativo per conto dello sceicco Osama bin Laden - ha detto Mohammed, attraverso un militare che lo ha assistito nell'udienza - per l'organizzazione, la pianificazione, gli sviluppi e l'esecuzione dell'operazione 11 settembre".

Come aveva promesso, il Pentagono ha diffuso il verbale dell'udienza che lo scorso fine settimana ha visto in un'aula americana per la prima volta l'uomo che un tempo era uno dei più stretti collaboratori di Osama bin Laden. Un racconto in 26 pagine delle ammissioni di Mohammed, che si è proclamato la 'mente' non solo dell'11 settembre, ma anche del primo attentato al World Trade Center del 1993 (per il quale è in carcere un suo nipote), del fallito attentato aereo del britannico Richard Reid (il terrorista con le scarpe imbottite di esplosivo) e di altri 26 di progetti eseguiti o solo studiati.

L'udienza serviva a confermare lo status di 'combattente nemico' di Mohammed, che lo scorso settembre per ordine del presidente George W.Bush è stato trasferito a Guantanamo con altri 13 presunti 'superterroristi', dopo essere sparito per anni in prigioni segrete della Cia. Il Pentagono è stato al centro di molte critiche internazionali in questi giorni per aver scelto di celebrare le udienze ai 14 detenuti speciali a porte chiuse, senza giornalisti o osservatori internazionali. Una decisione che la Difesa americana ha motivato con la previsione che nelle udienze emergessero informazioni riservate. I critici hanno accusato il Pentagono di voler in realtà impedire ai detenuti di parlare delle loro condizioni di prigionia nelle celle della Cia e dei metodi di interrogatorio.

Il ministero della Difesa ha comunque reso pubblici i verbali, dopo averli sottoposti a censura militare. Insieme a quello di Mohammed, sono stati diffusi quelli dello yemenita Ramzi Binalshibh - accusato di aver coordinato da Amburgo i 19 terroristi-kamikaze delle stragi - e del libanese Abu Faraj al Libi. Le ammissioni di Mohammed e la sua dettagliata ricostruzione di come Al Qaida, fin dalla metà degli anni Novanta, abbia preparato l'attacco all'America, erano già state depositate agli atti del processo a Zacarias Moussaoui, l'unica persona condannata negli Usa per l'11 settembre. In quel caso si trattava però di sintesi di verbali di interrogatori eseguiti dall'Fbi e dalla Cia in condizioni imprecisate. Stavolta invece Mohammed ha ripetuto l'ammissione di responsabilità di fronte a una commissione composta da tre giudici militari, che deve confermare il suo status di combattente nemico per poter procedere con l'iter che porterà al processo vero e proprio.

Bankitalia: nel 2006 salito al 106,8% il rapporto debito/pil

ANSA.it, http://www.ansa.it, 15/03/2007

ROMA - Nel 2006 il rapporto fra debito e Pil in Italia e' salito al 106,8% dal 106,2% del 2005. Lo comunica la Banca d'Italia.

Il debito e' stato pari a 1.575.346 milioni, contro 1.510.926 milioni del 2005.

Alla crescita (64.421 milioni) hanno contribuito: il fabbisogno delle amministrazioni pubbliche, risultato pari a 54.727 milioni; l'aumento delle attivita' detenute dal Tesoro presso la Banca d'Italia per 8.230 milioni; l'emissione di titoli sotto la parita', che ha comportato un aumento del debito superiore al fabbisogno finanziato di 2.274 milioni.

L'apprezzamento dell'euro ha ridotto il valore delle passivita' denominate in valuta estera di 810 milioni. Con riferimento alla ripartizione per sottosettori, il debito delle Amministrazioni centrali e' cresciuto di 46.142 milioni, a 1.467.237 milioni; la sua incidenza sul Pil e' diminuita dal 99,9 al 99,4 per cento. Il debito delle amministrazioni locali e' aumentato di 18.279 milioni, a 108.054 milioni, passando dal 6,3 al 7,3 per cento del Pil.

Venerdì 16 Marzo 2007

Fisco: 8 su 10 sotto 35.000 euro, paperoni al contagocce

ANSA.it, http://www.ansa.it, 16/03/2007

ROMA - Oltre un italiano su dieci vive con meno di 1.000 euro al mese e la stragrande maggioranza, oltre l'80%, dichiara al fisco un reddito inferiore ai 35.000 euro l'anno. Pochi, pochissimi, i ricconi, quelli che guadagnano oltre i fatidici 100.000 euro l'anno, l'ultima delle soglie nelle statistiche fiscali. Teoricamente a permettersi una vita un po' più agiata del normale sono meno di 2 italiani su 100.

Sono alcuni dei dati che si possono ricavare spulciando le oltre 8.000 tabelle, una per ciascun comune italiano, sulle dichiarazioni dei redditi 2005 (anno di imposta 2004) pubblicate oggi sul sito delle Finanze.

"Sono dati - spiega una nota - destinati ai Comuni al fine delle decisioni locali sull'addizionale Irpef, ma che si rendono disponibili alla consultazione libera", considerato anche che l'ultima Finanziaria stabilisce appunto al possibilità di rendere noti i dati salvaguardando la privacy dei contribuenti. Se si parte dalle 10 più grandi città metropolitane, dove comunque vive la maggior parte dei contribuenti si può calcolare che l'82% delle dichiarazioni prese in considerazione - anche se si tratta, come specifica il ministero dell'Economia e delle Finanze di "un'anticipazione di natura provvisoria" - riporta redditi sotto i 35.000 euro (la soglia che nel dibattito politico viene normalmente considerato medio-bassa).

Poco meno del 2% supera i 100.000 euro mentre la percentuale raddoppia (4,3%) se si sommano anche quelli che nel 730 o Unico scrivono 70.000 euro. Se alle 10 città principali si aggiungono anche gli altri 11 capoluoghi di regione, resta sempre dei oltre l'82% l'insieme dei contribuenti con meno di 35.000 euro di reddito l'anno. Tanti i 'poveri', quelli appena poco sopra della cosiddetta 'no tax area' perché guadagnano 10.000 euro l'anno; si tratta di circa il 12%, più di un contribuente ogni 10.

Ma anche nei luoghi dorati della villeggiatura italiana - quelli per intenderci frequentati dai vip, come Capri, Cortina, Forte dei Marmi, Poro Cervo (Olbia), Sestriere e Portofino - il fisco non vede portafogli gonfi. Se si vuole dare un'occhiata alle tabelle di questi Comuni la classe di reddito con il maggior numero di contribuenti va dai 10.000 ai 15.000 euro l'anno. A Capri solo l'1,8% dei contribuenti dichiara redditi da oltre 100.000 euro. Il 61% è per il fisco sotto i 20.000 euro l'anno. Analogo il quadro delle tasse a Cortina dove il rapporto dei più abbienti (redditi dichiarati sopra i 100.000 euro) scende all'1,7%. Qualche ricco in più invece a Portofino, quasi il 5% dei contribuenti per i redditi fino a 7.500 euro non compare nessuno perché talmente pochi da non poter essere indicati secondo le regole del garante della privacy.

Cina: si' alla proprieta' privata, ma non della terra

ANSA.it, http://www.ansa.it, 16/03/2007

PECHINO -Il primo ministro cinese Wen Jiabao ha parlato di sviluppo economico e di Tibet, di ecologia e di guerre stellari ma non ha mai menzionato la legge sulla proprietà privata, approvata dalla stragrande maggioranza dei deputati dell'Assemblea Nazionale del Popolo pochi minuti prima del suo discorso.

Nella tradizionale conferenza stampa annuale - l' unica occasione nella quale uno dei massimi dirigenti cinesi affronta la stampa cinese e straniera - Wen ha sottolineato la necessità che la locomotiva cinese rallenti la sua crescita "non più sostenibile" basata su investimenti fissi ed esportazioni, ma ha accuratamente evitato la questione della proprietà, confermando l'impressione che la legge sia stata mal digerita da ampi settori del Partito.

Anche nella sua relazione di apertura dei lavori dell' Assemblea - la versione cinese di un Parlamento, che si riunisce una volta all' anno per ratificare le decisioni già prese dalla dirigenza comunista - il primo ministro non aveva parlato della legge, che è stata ben accolta da imprenditori, professionisti ed intellettuali oltre che dalle migliaia di "compatrioti di Taiwan e di Hong Kong" che nei 20 anni passati hanno acquistato proprietà mobili ed immobili in Cina per miliardi di euro dando un contributo di primo piano allo spettacolare sviluppo del paese.

"L'approvazione della legge significa che la Cina intende proseguire sulla via del pragmatismo e che le idee più utopistiche sono state abbandonate", ha detto all' ANSA il professor Sun Xianzhong, direttore del dipartimento di legge dell' Accademia delle Scienze, il "serbatoio di cervelli" del Partito Comunista Cinese.

Un altro professore, lo storico Zhe Xueqin, ha gettato acqua sugli entusiasmi, affermando che "..le voci di sinistra che si sono sentite non scompariranno". Il professore si riferisce alle aspre critiche rivolte alla legge, che da dieci anni viene discussa nel Partito e che è stata dibattuta per sette anni consecutivi dal Comitato Permanente dell' Assemblea prima di essere presentata all' Assemblea plenaria per l' approvazione, che a quel punto è certa. Il testo completo della legge ancora è stato diffuso. E' certo che il diritto di proprietà privata sarà riservato alla popolazione urbana, mentre nelle campagne la terra resterà "proprietà collettiva" dei villaggi, rappresentati in sede legale - per esempio nei frequenti casi di vendita di terre ai costruttori edili - dai comitati di villaggio monopolizzati dai dirigenti comunisti locali.

Nel suo discorso Wen ha ammesso che la "ragione principale" della sempre più diffusa corruzione è l' "eccessiva centralizzazione del potere" ma non ha indicato con quali mezzi i leader cinesi pensino di limitarla. Il primo ministro ha ricordato che la Cina sta per varare un "piano nazionale" per affrontare il problema dei cambiamenti climatici causati dall' inquinamento senza impegnarsi a contenere le emissioni di gas inquinanti in una misura predefinita. In risposta alla domanda di una giornalista occidentale Wen ha accusato il Dalai Lama, il leader tibetano in esilio, di nutrire ancora propositi "secessionisti", indicando che le discussioni in corso dal 2002 su un suo possibile ritorno in Tibet non hanno prodotto risultati positivi.

Talebani: Mastrogiacomo non e' una spia, ecco le condizioni per il rilascio

Rai.it, http://www.rai.it/news, 16/03/2007

Kabul, 16 marzo 2007

Ibrahim Hanifi, il comandante dei Talebani della provincia di Helmand, dove 11 giorni fa è stato catturato il giornalista italiano Daniele Mastrogiacomo, ha detto all'agenzia di stampa Ansa che il gruppo rilascerà l'inviato di Repubblica e il suo interprete Adjmal Nashkbandi, "se il governo afgano soddisferà le richieste di rilasciare tre talebani ora in carcere".

Abbiamo verificato che Mastrogiacomo e l'interprete sono veri giornalisti, non delle spie, per cui, se il governo afghano accetta le nostre richieste, li rilasceremo.

Resta la richiesta di ritiro delle truppe italiane – ha aggiunto il comandante - "ma l'importante è il rilascio dei portavoce Abdul Latif Hakimi, Ustad Yasir e Hanif".

Hanifi ha confermato invece che l'autista dell'inviato di Repubblica, Said Agha, è stato ucciso: "E' stato sgozzato alle 7 di questa mattina, perché è stato confermato che era una spia delle forze militari straniere".

Inoltre il portavoce del gruppo radicale islamico, Youssouf Ahmadi, all'agenzia di stampa France Press, ha detto che "I Talebani dicono che l'ultimatum concesso per la realizzazione delle loro richieste in cambio della liberazione del giornalista italiano, potrebbe prolungarsi nel caso in cui le verrà fatta richiesta".

Ahmadinejad: in Consiglio di Sicurezza Onu contro le sanzioni

Rai.it, http://www.rai.it/news, 16/03/2007

New York, 16 marzo 2007

La missione iraniana all'Onu ha inviato una lettera al presidente del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite chiedendo l'autorizzazione perché il presidente Mahmoud Ahmadinejad possa intervenire al Palazzo di Vetro durante il dibattito sulla risoluzione che mira a imporre nuove sanzioni contro Teheran. Lo hanno rivelato fonti diplomatiche a New York.

Sarebbero 38 i componenti della delegazione iraniana che avrebbero chiesto un visto per gli Stati Uniti. Nella lettera non si precisa però la data dell'eventuale missione del presidente iraniano. A parlare di un possibile viaggio a New York di Ahmadinejad era stato domenica scorsa il portavoce del governo di Teheran Gholam Hossein Elham.

La richiesta arriva mentre i '5+1' (i cinque membri del Consiglio di Sicurezza con diritto di veto più la Germania) hanno raggiunto un accordo sull'imposizione di nuove sanzioni contro Teheran con una risoluzione che dovrebbe essere messa ai voti la prossima settimana, definita dallo stesso presidente "carta straccia".

Domenica 18 Marzo 2007

Iraq: le perdite Usa superano le 3.200

ANSA.it, http://www.ansa.it, 18/03/2007

ROMA - L'uccisione, ieri, in Iraq di almeno sette militari americani fa ufficialmente salire oltre quota 3.200 le perdite subite dalle forze armate degli Stati Uniti nel conflitto, giunto alla fine del quarto anno (l'attacco all'Iraq scattò il 19 marzo 2003).

In media, la guerra costa la vita a più di due americani ogni giorno e la letalità del conflitto non tende a diminuire. Il 'pallottoliere della morte' ufficiale del Pentagono è fermo, da venerdì, a 3.197 perdite e non sarà aggiornato prima di domani: a quella cifra, vanno ora aggiunti i sette morti di ieri dichiarati oggi (e fanno 3.204).

Fonti di stampa forniscono bilanci delle perdite leggermente superiori: 3.216 l'Ap, contando l'ultimo bollettino; 3.211la Reuters, prima dell'ultimo bollettino. Dall'inizio del conflitto, le perdite americane in Afghanistan, invece, sono state almeno 369. La guerra al terrore è costata ai militari Usa centinaia di perdite in più delle vittime degli attacchi terroristici contro gli Stati Uniti dell'11 settembre 2001: 2.973, senza contare i 19 kamikaze.

Le perdite degli alleati degli Usa in Iraq sono state circa 250: con 32 morti, l'Italia è, dopo la Gran Bretagna (134, dato Reuters), l'alleato che ne ha subite di più. Per l'Afghanistan, mancano dati precisi sulle vittime alleate, che sono molto cresciute negli ultimi mesi: i soli canadesi ne hanno subite oltre 40. Complessivamente, la guerra al terrore ha fatto quasi 4.000 perdite americane e alleate, e oltre 25mila feriti americani (cui vanno aggiunti tra i mille e i 2.000 alleati).

PERDITE E CADUTI - A tutt'oggi, i 3.197 militari americani ufficialmente censiti dal Pentagono come morti in Iraq risultano suddivisi fra 2.581 caduti ad opera del nemico e 616 vittimedi fuoco amico o incidenti. I 369 morti in Afghanistan o altrove nella guerra al terrore sono suddivisi fra 197 caduti e 172 vittime di fuoco amico o incidenti. Le perdite militari americane sono solo una frazione dellevittime del conflitto, che ha fatto centinaia di morti civilistranieri e centinaia di migliaia di morti iracheni (e afghani),soldati, insorti, terroristi, ma anche moltissimi civili. Le stime delle vittime irachene oscillano da oltre 50mila fino alle 655mila ipotizzate a ottobre da uno studio accademico, molto contestato. Secondo calcoli indipendenti prudenti,i militari iracheni uccisi nella fase dell'invasione non sarebbero stati più di 6.400 e i civili iracheni complessivamente morti sarebbero almeno 65mila.

MORTI E FERITI - Nei quasi 33 mesi trascorsi dal passaggio dei poteri dalle forze d'occupazione americane e alleate a un governo iracheno transitorio, gli Stati Uniti hanno perso oltre 70 uomini al mese, media nettamente superiore a quella dei 15 mesi di guerra e occupazione precedenti, quando le perdite al mese in media non superarono le 50. Il numero dei feriti americani ufficialmente dichiarati dalPentagono in Iraq supera i 24.000, con una media di 7,5 feritiogni morto. In Afghanistan, invece, i feriti sono stati oltre 1.100 (circa tre ogni morto). Le cifre ufficiali non calcolano i civili della coalizioneuccisi, tranne i dipendenti del Pentagono - otto, finora -.E non è chiaro se includano i suicidi fra gli incidenti.

L'ANDAMENTO - Il novembre 2004, con 137 militari Usa mortiufficialmente contati, resta in Iraq il mese più letaledi tutto il conflitto per le forze armate americane, peggioredell'aprile di sangue 2004, quando i morti Usa erano stati 135. Poi vengono il gennaio 2005 con 107, l'ottobre 2006 con 105,l'ottobre 2005 con 94, il novembre 2005 con almeno 90. I primi mesi 2007 sono stati pesanti, ma non record. I combattimenti in Iraq furono più letali in assoluto,per i militari americani, nell'aprile e nel novembre 2004,rispettivamente con 126 e 125 caduti. Questa la successione delle perdite americane dal giugno 2004(42): luglio 54, agosto 65, settembre 80, ottobre 62, novembre137, dicembre 75, gennaio 107, febbraio 59, marzo 32, aprile unacinquantina, maggio 83, giugno 78, luglio 57, agosto 87,settembre una cinquantina, ottobre 94, novembre almeno 90,dicembre oltre una sessantina. Per il 2006, 62 a gennaio, 55 a febbraio, 31 a marzo, unasettantina sia ad aprile che a maggio, una sessantina a giugno,48 a luglio, almeno 63 ad agosto, almeno 67 a settembre, infine105 a ottobre, tra le 80 e le 90 sia a novembre che a dicembre. Dall'inizio dell'anno, l'andamento è analogo a quello di novembre e dicembre.

GLI ALLEATI - Il totale delle perdite americane in Iraq è quasi otto volte e mezzo il bilancio della Guerra del Golfodel 1991. Da quando, il primo maggio 2003, il presidente Bush dichiarò chiusi "i maggiori combattimenti", gli Stati Uniti hanno perso 22 volte più soldati che nella prima fase. Gli alleati degli Usa in Iraq hanno perso circa 250 soldati. Guidano la lista Gran Bretagna (134) e Italia (32). Seguono Ucraina (18); Polonia (17); Bulgaria (13); Spagna (11); Danimarca (5); El Salvador (4); Slovacchia (3); Estonia, Olanda, Thailandia (2); Australia, Lettonia, Kazakhstan, Romania e Ungheria (1).

IL CONFRONTO - Gli americani hanno avuto 139 vittime nellaprima fase della guerra fino al 30 aprile 2003, e oltre 3.060dopo il primo maggio 2003. Nella Guerra del Golfo del 1991, secondo dati del Pentagono, i 147 soldati americani uccisi in battaglia dagli iracheni si sommarono ad altri 235 morti per fuoco amico o incidenti. Il totale dei caduti fu, dunque, 382.

Olmert: boicottare il nuovo governo palestinese

ANSA.it, http://www.ansa.it, 18/03/2007

GERUSALEMME - Il premier israeliano Ehud Olmert ha lanciato oggi un appello alla comunita' internazionale perche' venga mantenuto il boicottaggio contro il nuovo governo palestinese di cui fanno parte Hamas e Fatah.

''Io mi aspetto dalla comunita' internazionale - ha detto Olmert aprendo la seduta del Consiglio dei ministri - che non si lasci ingannare dalla costituzione del nuovo governo palestinese e continui nella sua politica precedente di isolamento di un governo che non accetta i principi del Quartetto'': ossia, il riconoscimento esplicito di Israele, il ripudio della violenza e l'adesione agli impegni sottoscritti dall'Anp. Il nuovo governo palestinese, ha proseguito Olmert, ''limita la capacita' di Israele di dialogare con il presidente Abu Mazen e riduce il numero delle questioni che possiamo affrontare con lui nel prossimo futuro''. ''Visto che il nuovo governo palestinese non riconosce i principi del Quartetto e vede nel terrorismo un mezzo legittimo per raggiungere i propri obiettivi Israele non potra' mantenere contatti con quel governo e con i suoi ministri'' ha concluso Olmert.

GOVERNO ISRAELE VOTA PER BOICOTTAGGIO

Con 19 voti a favore e due astensioni il governo israeliano ha approvato la proposta del premier Ehud Olmert di boicottare il nuovo governo di unita' nazionale palestinese. Lo ha riferito radio Gerusalemme secondo cui di conseguenza Israele non avra' alcun contatto nemmeno con i ministri di al-Fatah. Gli astenuti sono due ministri laburisti: Yuli Tamir (istruzione) e Ghaleb Majadleh (cultura e sport). Olmert ha precisato che Israele continuera' invece a mantenere contatti con il presidente dell'Anp Abu Mazen.

FIDUCIA AL GOVERNO DI UNITA' PALESTINESE

GAZA - Il governo di unita' nazionale palestinese, frutto di un accordo raggiunto il mese scorso alla Mecca tra Hamas e Al Fatah, ha ottenuto sabato l' investitura del Parlamento con una maggioranza dei deputati presenti (83 si' e 3 no) che ha pressocche' rasentato l' unanimita'. Ma nei discorsi che hanno preceduto la votazione del presidente palestinese Abu Mazen (Mahmud Abbas) e del premier Ismail Haniyeh, che ha illustrato il programma del governo, sono chiaramente emerse diversita' di accenti. Conciliante e piu' politico e' stato il primo, chiuso a Israele e ideologicamente piu' rigido e' parso il secondo.

Tanto e' bastato a Israele per affermare che il nuovo governo non promette nulla di buono, che anzi non ha soddisfatto le tre condizioni fondamentali del Quartetto: riconoscimento di Israele, accettazione degli accordi firmati con Israele e rinuncia al terrorismo. Israele ha percio' detto che non collaborera' col nuovo governo. Terra' tuttavia aperto un canale di dialogo con Abu Mazen ma, a quanto pare, limitatamente a questioni umanitarie e di sicurezza. Il presidente palestinese, nel suo intervento che ha preceduto quello di Haniyeh, ha ribadito che i palestinesi ''rifiutano ogni forma di violenza'' e vogliono un accordo che ponga fine al conflitto nel rispetto delle risoluzioni internazionali.

Rivolgendosi poi direttamente ''al popolo e al governo israeliani'' ha detto che i palestinesi sono pronti ''a impegnarsi sulla via di una pace equa senza condizioni preliminari''. Nel successivo discorso il premier Haniyeh - che non ha mai fatto il nome di Israele, del quale Hamas insiste a negare il diritto stesso all' esistenza - ha piuttosto riaffermato il diritto dei palestinesi a resistere ''in tutte le forme'' contro l' occupazione per arrivare alla costituzione di uno stato palestinese pienamente sovrano. T

anto e' bastato per portare percio' Israele a concludere che se non si rifiuta nessuna forma di lotta vuol dire che non si esclude il ricorso all' arma della violenza e del terrorismo. Haniyeh ha tuttavia affermato che il suo governo cerchera' di allargare l' attuale relativa tregua in atto con Israele, che intende ''rispettare le risoluzioni di legittimita' internazionale e gli accordi firmati dall' Olp''. Haniyeh ha inoltre ribadito l'impegno del governo alla realizzazione del diritto al ritorno alle loro case dei profughi palestinesi del 1948, il cui numero e' cresciuto da allora ed e' stimato in oltre 3,5 milioni di persone. Israele rifiuta categoricamente il ritorno dei profughi nel suo territorio, paragonandolo, come ha detto oggi il vice premier Shimon Peres, a un suicidio nazionale che nessun israeliano, di qualunque colore politico, potra' mai accettare.

Sia Abu Mazen che Haniyeh hanno esortato la comunita' internazionale a revocare le sanzioni economiche, imposte dopo la formazione del governo di Hamas lo scorso marzo, e hanno detto di considerare pure prioritaria la scarcerazione dei palestinesi detenuti in Israele. Abu Mazen ha parlato di uno scambio con Ghilad Shalit, il soldato rapito lo scorso giugno. Analisti politici palestinesi hanno spiegato la diversita' di accenti nei due discorsi, osservando che Abu Mazen, al quale compete di negoziare un accordo di pace con Israele nella sua veste di presidente dell' Olp, e' tenuto a essere piu' politico e conciliante.

Haniyeh tuttavia, rispondendo a giornalisti, ha ricordato che il mandato negoziale di Abu Mazen non e' illimitato e che ogni eventuale accordo con Israele dovra' essere approvato da un Consiglio Nazionale Palestinese (il Parlamento che include anche i palestinesi della Diaspora) allargato a tutti i movimenti islamici che finora non ne fanno parte oppure essere sottoposto a referendum tra i palestinesi della diaspora e della Cisgiordania e Gaza. Inoltre anche l' Olp dovra' essere modificato in modo da includervi gli islamici in tutti i suoi organi direttivi. Si tratta di modifiche che prima di essere realizzate richiederanno probabilmente molto tempo.

Lunedì 19 Marzo 2007

In migliaia a New York contro la guerra

ANSA.it, http://www.ansa.it, 19/03/2007

NEW YORK - Parecchie migliaia di oppositori alla guerra in Iraq hanno manifestato nelle strade di New York alla vigilia del quarto anniversario dell'inizio dell' intervento militare voluto dal presidente americano George W. Bush, Secondo gli organizzatori, il gruppo 'United for Peace and Justice', da 25.000 a 30.000 manifestanti si sono riuniti ieri all'insegna di slogan quali 'Fuori subito i soldati (dall'Iraq)' e 'Gettate Bush, non le bombe'.

La protesta ha seguito manifestazioni analoghe svoltesi sabato a Washington e Los Angeles. ''Questo non e' uno strano movimento di sinistra, e' la voce del popolo.

Gli americani vogliono che questa guerra finisca, quando si dara' loro ascolto?'', si e' chiesto l'attore e regista Tim Robbins, che sfilava in testa al corteo.

''Se la gente vuole davvero ascoltare quello che i militari hanno da dire, vedra' che sono contro la guerra, come e' successo in Vietnam'', ha detto un obiettore di coscienza, il sergente Jose' Vasquez. che si e' rifiutato di partire per l' Iraq.

I manifestanti sono passati davanti agli uffici, a Manhattan, dei due senatori democratici dello Stato di New York, la ex 'First Lady' Hillary Rodham Clinton, aspirante alla candidatura per le elezioni presidenziali del 2008, e Charles Schumer. ''Vogliamo dire ai nostri eletti in Congresso che resistano a Bush'', ha dichiarato Leslie Kielson, di 'United for Peace'.

Marini: una riduzione delle tasse anche alle famiglie

ANSA.it, http://www.ansa.it, 19/03/2007

(dall'inviato Gerri Paladini)

CERNOBBIO (COMO) - Il buon andamento dei conti va usato si' a vantaggio della fiscalita' delle imprese, ma soprattutto alla riduzione del carico per le famiglie. Ad affermarlo, dal Forum Confcommercio di Cernobbio, e' il presidente del Senato, Franco Marini, che entra in questo modo nel dibattito sulla redistribuzione dei vantaggi derivati dalle maggiori entrate.

La posizione espressa dalla seconda carica dello Stato arriva il giorno dopo l'apertura del ministro dell'Economia, Tommaso Padoa-Schioppa, alle imprese. Il responsabile di Via Venti Settembre aveva auspicato un taglio della fiscalita' anche per le imprese, incassando l'apprezzamento di Confindustria.

Marini tiene a sottolineare come 'la vera garanzia per la ripresa' dell'economia risiede nella riduzione del peso delle tasse per le famiglie, anche perche' solo cosi' si puo' dare ai cittadini quella 'sicurezza verso il futuro che ancora manca'', sostenendo i consumi.

Questo non significa, puntualizza, escludere le imprese dalle riduzioni fiscali, aziende che godranno comunque dei vantaggi derivanti dalla 'crescita della domanda'. Il discorso di Marini piace al segretario della Cisl, Raffaele Bonanni, che sottolinea a piu' riprese come sia giunto il tempo di 'dare piu' ai lavoratori e ai pensionati perche' - dice - le imprese hanno gia' avuto' ed a volte, questi 'interventi a pioggia', nella storia economica del paese e' dimostrato che non abbiano dato risultati.

D'altra parte, nonostante la richiesta di meno tasse per le imprese, lo stesso presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli, pone l'accento sulla necessita' di rilanciare i consumi interni, ringraziando in parte anche Marini, per avere comunque riconosciuto il forte ruolo del mondo dei servizi nella tenuta occupazionale alla ripresa avviata.

Tutto questo senza risparmiare pero' la richiesta che i tagli delle tasse vanno fatti subito.

Bonanni e' sembrato riconoscere delle ragioni a Sangalli, pur senza evitare di sottolineare come 'la ripresa si possa consolidare con due fattori: l'export che la sta trainando e i consumi che invece ancora soffrono'. Peraltro il leader della Cisl da' merito alle Pmi e a Confcommercio di aver colto l'inizio di una fase nuova nel paese, che partira' 'con la concertazione'. Senza dimostrare ostilita' alla richiesta di Sangalli di far parte per la prima volta con la sua associazione del tavolo, che decidera' assetti futuri del Paese nei termini dell'economia ('valiamo il 63% di Pil', aveva tuonato il presidente di Confcommercio), Bonanni torna anche a battere il tasto della necessita' di una 'crescita salariale, perche' solo innalzando i salari si potra' creare domanda intera'.

La strada principale per agire in questo ambito e', secondo il leader Cisl, quella dei contratti integrativi nelle aziende, mentre lo stato dovra' procedere invece alla famosa 'cura dimagrante nei servizi', secondo quanto gia' ieri auspicato Padoa-Schioppa.

Davanti alla platea del Forum Confcommercio Marini interviene anche su un altro tema caldo, quello delle liberalizzazioni. E si dice quasi rassegnato alle difficolta' della conversione in legge del decreto Bersani, che dovra' essere approvato entro il prossimo 2 aprile, facendo appello al senso di responsabilita' dell'opposizione. Ma, aggiunge, bisogna anche 'bacchettare' il governo che deve saper preparare meglio i passaggi parlamentari.

Da parte sua, Bonanni ha anche lanciato una proposta ai commercianti sulla riduzione fiscale: 'riduciamo un punto di tasse per ogni punto di evasione ed elusione fiscale recuperato. Pagheremo tutti, ma pagheremo meno'. Una sfida accolta da Sangalli, che e' pero'tornato sulla necessita' di aiutare le imprese nel progresso tecnologico e aiutare il Paese nelle opere infrastrutturali. Insomma a suo giudizio la riduzione di tasse deve avvenire subito. Ma, la linea non e' la stessa per tutti. Il presidente della commissione Bilancio del Senato Enrico Morando, ha fatto capire che quegli 8-10 miliardi non vanno sprecati, e potrebbero essere destinati all'attuazione del federalismo fiscale.

A suo giudizio, un perno di un'Italia moderna, in cui il politico risponde ai cittadini delle tasse che emette. Concorde in parte su questa necessita' il segretario della Cisl, Bonanni, per il quale e' un record 'in Europa quello di un Paese che ha tre livelli istituzionali di tassazione'.

Matematica, svelato segreto struttura E8

Ultim'ora Televideo, http://www.televideo.rai.it, 19/03/2007

6.33 Dopo quattro anni di studi, ricercatori americani ed europei hanno svelato il segreto di una delle più complesse strutture matematiche, scoperta nel diciannovesimo secolo. Lo ha annunciato l'Istituto americano delle matematiche. E' stata decodificata la struttura E8, un esempio di Gruppo di Lie, concetto scoperto nel 1887 dal matematico norvegese Sophus Lie per studiare la simmetria. Si tratta di una scoperta importante per la comprensione di fenomeni in molte discipline matematiche e scientifiche, spiegano i ricercatori.

Martedì 20 Marzo 2007

D'Alema ringrazia la Rice per l'atteggiamento degli Stati Uniti nella vicenda Mastrogiacomo

Rai.it, http://www.rai.it/news, 20/03/2007

E' stato un incontro assolutamente informale. Cosi' il ministro degli esteri Massimo D'Alema ha definito la cena di lavoro con il segretario di stato americano Condoleezza Rice. Al centro del colloquio comunque i piu' importanti temi nei rapporti tra Italia e Stati Uniti, su alcuni dei quali e' nota la differenza di vedute dei due. Positivo comunque secondo D'Alema l'esito delle discussioni.

Sull'Afghanistan il ministro italiano ha trovato la Rice "disponibile a valutare concretamente la possibilita"' della conferenza internazionale sostenuta dal governo Prodi. Si e' parlato tra l'altro della liberazione del giornalista Daniele Mastrogiacomo. La Rice "si e'compiaciuta per l'esito della vicenda", ha sottolineato D'Alema, che ha ringraziato il segretario di stato per l'atteggiamento degli Usa: "E' evidente che non ci sarebbe stata una soluzione positiva di questa drammatica vicenda senza la cooperazione del governo afghano e senza la comprensione del governo americano". D'Alema ha parlato di "un atteggiamento non negativo ma piuttosto interlocutorio" della Rice su alcune delle proposte italiane. "C'e' un largo consenso - ha dichiarato D'Alema - sulla necessita' di rafforzare l'impegno politico di natura economica e civile, e anche di evitare che la missione militare della Nato sia isolata sulla base della illusione che la soluzione possa venire in modo prevalente sul piano militare".

Sui temi caldi della giustizia, in particolare sulla vicenda di Abu Omar e su quella dell'uccisione di Nicola Calipari, il numero uno della Farnesina ha espresso ottimismo: "Le relazioni bilaterali con gli Stati Uniti, che sono molto solide - ha affermato - potranno conoscere ulteriori miglioramenti". D'Alema non e' pero' entrato nei dettagli, osservando che le questioni della giustizia "riguardano la cooperazione tra autorita' giudiziarie e in una conversazione informale di questo tipo si possono soltanto avanzare ipotesi, ma non ci sono annunci da fare".

Dopo la cena di lavoro con la Rice, D'Alema e' tornato alla base militare di Andrews per trasferirsi immediatamente a New York, dove oggi illustrera' alle Nazioni Unite la posizione italiana sull'Afghanistan.

Bush: ritirarci dall'Iraq sarebbe devastante

Rai.it, http://www.rai.it/news, 20/03/2007

Il 20 marzo 2003, gli Stati Uniti attaccavano e invadevano l'Iraq. Il presidente americano, George Bush, ha fatto il punto ieri in un discorso televisivo dalla Casa Bianca. Pur riconoscendo le difficoltà, ha ribadito la necessità di restare in Iraq.

Il presidente degli Stati Uniti George W. Bush ha ammesso che la strategia per riportare la sicurezza a Baghdad e nell'Anbar "è ancora in uno stadio preliminare. Il successo richiederà mesi, non giorni e non settimane".

Il piano, che ha richiesto l'invio in Iraq di oltre ventimila soldati americani, avrebbe portato i primi risultati ma il Congresso dovrà consentire al generale David Petraeus di continuare con la sua missione, finanziando in maniera incondizionata le operazioni militari sul campo. I democratici vorrebbero vincolare i finanziamenti del Pentagono all'impegno della Casa Bianca per un ritiro dall'Iraq nel 2008.

Fare le valigie e andare a casa sarebbe devastante per la sicurezza degli Stati Uniti ha detto il presidente degli Stati Uniti. Bush ha lanciato l'ennesimo appello alla pazienza degli americani e ha ribadito, replicando alle pressioni del Congresso democratico di un calendario per riportare a casa le truppe, che "sebbene l'ipotesi è una tentazione nel breve termine, le conseguenze di un ritiro dall'Iraq sarebbero devastanti nel lungo termine", consentendo ai terroristi di stabilire nel Paese una nuova base dalla quale lanciare attacchi contro l'American. "Per la sicurezza del popolo americano - ha detto Bush - non possiamo lasciare che questo accada".

Quattro anni dopo l'invasione americana, mentre in America si moltiplicano le marce di protesta che chiedono la pace e il ritiro delle truppe, l'Iraq è un paese in guerra: diviso, devastato da attentati contro gli occupanti e violenze interreligiose.

L'ultimo bilancio conta 3478 militari americani uccisi e centinaia di migliaia di vittime civili irachene.

Iraq: impiccato ex vicepresidente Ramadan

ANSA.it, http://www.ansa.it, 20/03/2007

WASHINGTON - L'ex vicepresidente iracheno Taha Yassin Ramadan è stato impiccato oggi poco prima dell'alba, a Baghdad. Lo riferisce l'agenzia di stampa Ap citando fonti governative irachene. Ramadan era stato condannato a morte il 12 febbraio scorso dal Tribunale speciale iracheno (Tsi) - che aveva rivisto la condanna all'ergastolo inflittagli il 5 novembre 2006 - per il massacro di 148 sciiti nel 1982 a Dujail (nord dell'Iraq).

Il governo iracheno - riferisce la Associated Press - aveva chiesto all'amministrazione degli Stati Uniti, che lo aveva in custodia, di consegnare Ramadan per l'esecuzione oggi all'alba, nel giorno del quarto anniversario dell'inizio dell'intervento americano in Iraq.

Taha Yassin Ramadan era il vicepresidente del regime iracheno di Saddam Hussein, nel momento in cui fu rovesciato quattro anni fa. E' il quarto imputato nei processi ai gerarchi del passato regime ad essere messo a morte, dopo lo stesso Saddam, il 30 dicembre scorso; seguito, il 15 gennaio, dal fratellastro dell' ex rais Barzan al Tikriti, gia' capo dei servizi segreti, e dall'ex presidente del Tribunale rivoluzionario Awad al Bandar.

Fonti governative che hanno confermato all'Ap l'esecuzione, parlando in condizione di anonimato, hanno fatto sapere di aver assistito all'impiccagione.

La Russia minaccia l'Iran di sospendere la fornitura di combustibile nucleare

Rai.it, http://www.rai.it/news, 20/03/2007

La Russia ha fatto sapere all'Iran che sospendera' le forniture di combustibile nucleare per la centrale di Busher se Teheran non sospendera' le attivita' relative all'arricchimento dell'uranio, cosi' come richiesto dal Consiglio di sicurezza dell'Onu.Lo scrive oggi il New York Times, precisando che l'ultimatum sarebbe stato esplicitato la settimana scorsa da Igor Ivanov, ministro della Difesa russo, ad Ali Hosseini Tash, vice capo negoziatore iraniano.

La consideriamo una decisione particolarmente significativa da parte dei russi - avrebbe commentato un importante negoziatore europeo in condizioni di anonimato - perche' dimostra che le divergenze con la Russia sui pericoli di un programma nucleare iraniano sono solo tattiche. Fondamentalmente i russi non voglio un Iran dotato di nucleare.

In una fase di tensione crescente tra Washington e Mosca -scrive il Nyt - questo atteggiamento del Cremlino e' particolarmente gradito dalla Casa Bianca perche' significa che vi sono ancora terreni di intesa e possibilita' di cooperazione fra le due superpotenze.

Russia: tragedie in miniera e ospizio, miserie del boom

ANSA.it, http://www.ansa.it, 20/03/2007

MOSCA - Un fatiscente ospizio distrutto dalle fiamme, una miniera di carbone avvolta da una spessa coltre di fumo che continua a collassare: sono le immagini delle due catastrofi che hanno colpito la Russia nelle ultime 24 ore, con un bilancio rispettivamente di 62 anziani e di almeno 106 minatori morti.

Tragedie che salgono a tre nelle ultime 72 ore, se si considera anche la sciagura aerea di sabato a Samara, capoluogo regionale sul Volga, dove un Tupolev 134 si è schiantato in pista causando sei morti e 50 feriti. In tutto, quindi, al momento, 174 vittime, per le quali il presidente Vladimir Putin ha decretato domani un giorno di lutto nazionale. Gli incidenti, avvenuti in zone diverse e lontane tra loro, dalla Siberia alla Russia orientale e meridionale, sembrano avere un denominatore comune: la carenza o la violazione delle misure di sicurezza.

Ma è nei primi due casi che emergono prepotentemente i risvolti sociali, legati allo smantellamento del già precario welfare sovietico e agli inadeguati livelli di protezione negli ambienti di lavoro, compresi quelli più a rischio nel sottosuolo, quello che custodisce le grandi ricchezze del Paese. Le due catastrofi sono quasi una metafora della Russia del duemila, l'incarnazione delle miserie nel pieno boom del Paese: sempre più ricco, grazie al caro petrolio (90 mld di dollari di surplus negli ultimi mesi), con un numero crescente di magnati (da 33 a 53 nel 2006, secondo Forbes), ma con un crollo delle tutele sociali, degne di un Paese in via di sviluppo e non di una delle prime dieci economie del mondo.

Eppure la miniera di Ulianovskaia, vicino Novokusnetsk, nella regione siberiana di Kemerovo, inaugurata nell'ottobre 2002, era considerata una delle più moderne della Russia. Voleva essere il fiore all' occhiello di Iuzhkuzbassugol, società pronta a quotarsi in Borsa quest'anno e controllata dal gigante russo dell'acciaio Evraz, proprietà per il 41% del magnate Roman Abramovich, l'uomo più ricco di Russia. Invece si è trasformata nell' agghiacciante scenario del peggior incidente minerario russo degli ultimi 60 anni, a causa di un' esplosione, probabilmente dovuta a una sacca di grisù (il micidiale gas composto da metano e aria) che ha provocato il crollo di un largo tratto della galleria principale, a circa 200 metri sotto il suolo. In fondo alle gallerie sono rimasti anche venti dirigenti: l'obiettivo, ironia della sorte, era quello di studiare un miglior sistema di sicurezza.

L'ultimo dei 93 sopravvissuti è tornato alla luce in condizioni che nessuno ha voluto precisare. Altri cinque risultano ancora dispersi. Carenze di ogni tipo hanno invece creato una vera e propria autostrada alle fiamme che ieri notte, alle 01,12 locali (le 23,12 di ieri in Italia), forse a causa di un cortocircuito, hanno distrutto un vecchio ospizio nella regione di Krasnodar (Russia meridionale), vicino al villaggio di Kamshevatskaia: 62 i morti, fra cui l'unica infermiera presente dei quattro che avrebbero dovuto svolgere il turno di notte.

Gran parte delle vittime è deceduta asfissiata dai fumi tossici sprigionati dai pannelli che rivestivano le pareti. Ma sarebbe stato comunque difficile trovare scampo di fronte alla raffica di violazioni e inadempienze emerse: la telefonata ai vigili del fuoco è stata fatta solo dopo che la sirena antincendio aveva già suonato tre volte; c'era un'unica uscita di sicurezza, ma la serratura era chiusa e l'infermiera non ha trovato in tempo le chiavi; la caserma dei pompieri più vicina era a 50 km di distanza, e i soccorritori sono arrivati solo un'ora dopo l'allarme.

Anche in questo caso il destino è stato beffardo: in dicembre gli ispettori della protezione civile avevano denunciato le carenze nel sistema di sicurezza ma, nonostante la multa alla direzione, tutto era rimasto come prima. Esattamente come nel rogo che il 9 dicembre scorso causò a Mosca la morte di 45 donne in un istituto per il recupero di tossicodipendenti, con grate da prigione alle finestre. La piaga degli incendi resta una delle principali cause di morte in Russia: ogni anno le fiamme mietono circa 19 mila vittime, un quinto del totale mondiale.

Mercoledì 21 Marzo 2007

Istat. Calo record della disoccupazione nel 2006 al 6,8%. È il dato piu' basso dal 1993

Rai.it, http://www.rai.it/news, 21/03/2007

La riduzione piu' ampia ha riguardato soprattutto il Mezzogiorno

Calo record della disoccupazione nel 2006. Il tasso, comunica l'Istat, è sceso al 6,8%, dal 7,7% del 2005. È il dato più basso dal 1993, anno d'inizio delle serie storiche ricostruite.

La riduzione più ampia ha riguardato soprattutto il Mezzogiorno, dove ha interessato sia gli uomini sia, in misura piu' ampia, le donne. Per gli stranieri. Per gli stranieri il tasso si attesta all'8,6% (5,4% per gli uomini e 15,4% le donne).

Nella media del 2006, aggiunge l'Istituto di statistica, il numero delle persone in cerca di occupazione è diminuto in confronto a un anno prima dell'11,4% (-215mila unità). L'area della disoccupazione ha registrato una riduzione consistente sia nella componente maschile sia in quella femminile del Mezzogiorno. In quest'area, al calo della disoccupazione si è associato un aumento dell'inattività.

L'occupazione è aumentata nel 2006 dell'1,9%, pari a 425 mila unità in più rispetto al 2005. Il tasso di occupazione è così salito al 58,4%, 9 decimi di punto in più rispetto al 2005. Lo ha reso noto l'Istat precisando che significativa è stata la componente straniera: dei 425 mila occupati in più 178 mila sono infatti non italiani.

La crescita è dovuta per il 46% all'aumento dell'occupazione a tempo determinato e per il 28% all'occupazione a tempo indeterminato degli stranieri. L'occupazione totale è cresciuta rispetto al 2005 del 2% al nord (+226 mila unità di cui 113 mila stranieri), del 2,1% al centro (+94 mila unità di cui 43 mila stranieri), dell'1,6% al sud (+105 mila unità di cui 21 mila stranieri).

Cresce del 5,4% infine l'occupazione part-time (+157 mila unità) con una componente decisiva del lavoro femminile.

Liberalizzazioni: Il Governo pone la fiducia alla Camera

Rai.it, http://www.rai.it/news, 21/03/2007

Il governo ha chiesto la fiducia alla Camera sul decreto legge Bersani sulle liberalizzazioni. Lo ha annunciato in Aula il Ministro per i rapporti con il Parlamento, Vannino Chiti.

Il governo, ha assunto la decisione del ricorso alla fiducia, ha spiegato Chiti, constatando l'ostruzionismo dell'opposizione. Al decreto, ha detto, "è stato presentato un numero elevato di emendamenti e ad oggi ce ne sono circa 70 da esaminare, poi serve il tempo necessario per gli ordini del giorno e per le dichiarazioni di voto. Siamo andati ben oltre i 30 giorni assegnati per l'esame della Camera e andare oltre ci porta a rischio di conversione del decreto, che scade il 2 aprile e il Senato avrebbe troppo poco tempo".

E' un voto dovuto nei confronti del Paese perché questi son provvedimenti che sappiamo esserci chiesti dal cittadino consumatore. Così, a quanto si apprende da fonti di Palazzo Chigi, il presidente del Consiglio avrebbe

commentato la richiesta di voto di fiducia sul provvedimento di liberalizzazioni all'esame dell'aula della Camera. "Anche per questo - ha proseguito Prodi - gli atteggiamenti delle ultime ore sono assolutamente incomprensibili".

CdL: fiducia governo contro parte Unione

Ultim'ora Televideo, http://www.televideo.rai.it, 21/03/2007

11.47 La CdL si impegna formalmente a esaminare i 70 emendamenti ancora da votare sul decreto liberalizzazioni nell'Aula della Camera nelle 24 ore necessarie per il voto di fiducia. Lo precisa Vito, capogruppo di Fi, dopo l'annuncio che il governo porrà la fiducia. E aggiunge che la fiducia "è posta dal governo contro parti" dell'Unione. La Russa (An) al governo:"Più che liberalizzazioni state cancellando le riforme della CdL".Volontè (Udc): "Scelta politica di cui siamo costernati".Maroni(Lega):"Ci sono cose buone e pessime"

Inchiesta Vip. Sircana non si dimette. Pubblicate le foto

Rai.it, http://www.rai.it/news, 21/03/2007

Il portavoce del governo, Silvio Sircana, ha confermato che non ha intenzione di dimettersi e ha affidato la sua versione della vicenda a una lettera pubblicata oggi dal quotidiano "La Stampa".

Sircana ha aggiunto di aver vissuto con fastidio le decisioni prese dall'autorità competente di vietare la pubblicazione delle immagini, che dovevano servire a ricattarlo, e ha invitato i giornali a farlo. Questa mattina alcuni quotidiani in edicola hanno deciso di riportare le immagini che lo ritraggono, in auto, davanti ad un transessuale.

La lettera alla Stampa

Da questa storia ci sono molti insegnamenti da trarre. Quelli del valore degli affetti veri, quelli delle stupidità da evitare e, per chi come me ha responsabilità forti, la necessità di lavorare sodo perché l'informazione sia sempre più libera e autorevole grazie al rispetto di regole che non sono scritte ma sono racchiuse in una sola parola: civiltà. Così il portavoce del governo, Silvio Sircana, conclude la sua lettera al quotidiano La Stampa.

Nello specifico, Sircana spiega di voler al più presto vedere pubblicate quelle foto che "ritraggono una macchina (la mia macchina) che accosta lungo un viale vicino ad un presunto transessuale e riparte subito dopo con un unico passeggero. Io. Con le persone a me care - sottolinea - a cui le spiegazioni sono dovute ho già avuto tutti i necessari chiarimenti".

L'esponente di governo scrive di non sentirsi "minimamente vittima di un fotografo che, indipendentemente dal fatto che piaccia o meno, faceva semplicemente il suo mestiere. Né sono stato - aggiunge - vittima o oggetto di ricatti, di avvisaglie o minacce di ricatto".

Ricorda di aver appreso dell'esistenza del reportage da un giornalista e che le sue risposte a questi "sono lì a testimoniare il mio stupore, visto che avevo praticamente rimosso dalla memoria il ricordo di un momento di stupida curiosità di una ormai lontana sera d'estate". Dunque, "se di qualcuno sono stato vittima, sono stato vittima esclusivamente di me stesso. Io so quello che ho pensato e fatto, ma, soprattutto - ed è quello che conta - so quello che non ho fatto".

Il portavoce del governo si dice turbato da due aspetti: lo scoprire a posteriori che l'esistenza di tali materiali fosse nota a molti e oggetto di chiacchere, pettegolezzi; e sulle intercettazioni l'aver appreso che "circolava il mio nome in atti giudiziari da fonti giornalistiche. Non è la prima volta che accade, mi si dirà, ma rimane perlomeno strano".

Nella sua lettera alla Stampa, Silvio Sircana - "ironia della sorte 35 anni fa ho cominciato facendo il fotografo" - sottolinea però la sua convizione per libertà di informazione, uno dei "pilastri sacri" della democrazia e spiega di aver vissuto "con fastidio - quindi - il fatto che decisioni prese sull'argomento dalle autorità competenti siano state messe in relazione con la vicenda che mi ha riguardato".

Non condividendo il provvedimento del garante, e convinto in un'etica dell'informazione, rileva che "sta agli operatori del settore decidere, secondo la loro coscienza, quali siano i limiti da non superare. Su questo fronte - credo sia opinione condivisa - c'è ancora molto da fare. Ma ritengo altresì che su queste, che sono le regole non scritte della deontologia e del comportamento, debbano essere gli addetti del settore a interrogarsi, a dibattere, a trovare soluzioni".

Slitta l'interrogatorio di Nina Moric.

La moglie del fotografo Fabrizio Corona Nina Moric, indagata per riciclaggio nell'ambito dell'inchiesta avviata a Potenza su Vallettopoli, doveva essere sentita oggi dal pm Henry John Woodcock, ma l'avvocato della soubrette, Giovanni Maria Dedola, ha chiesto un rinvio per l'astensione dalle udienze decisa dai penalisti. La soubrette, la cui abitazione milanese è stata perquisita nei giorni scorsi, dovra' rispondere in merito ai conti correnti e a eventuali flussi di denaro, per circa 600 mila euro, derivanti dalle attivita' del marito.

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