DEI RICCHI

2003 - Agosto - Settimana 2

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Indice dei giorni


10/08/2003 * 11/08/2003 * 13/08/2003 *

Domenica 10 Agosto 2003

Un analista della Cia: 'Saddam non aveva l'atomica'

Rai.it, http://www.rai.it/news, 10/08/2003

Un lungo dossier del Washington Post rivela le manovre della Casa Bianca per "gonfiare" le prove contro il dittatore iracheno

Contrariamente a quanto ha sostenuto la Casa Bianca per giustificare la guerra in Iraq, l'ex presidente Saddam Hussein non era sul punto di costruire una bomba atomica.

Lo sostiene il Washington Post, che pubblica oggi un lunghissimo dossier sulla questione nucleare irachena. Un analista della Cia, tale Joe, che ha seguito il caso per la Casa Bianca, fa una serie di rivelazioni che potrebbero mettere in difficoltà il presidente George W. Bush.

Secondo Joe (la cui identità non è stata rivelata) i tubi di alluminio che secondo gli esperti usa sarebbero serviti per una centrifuga in grado di arricchire l'uranio, erano semplicemente destinati a produrre una replica di un missile italiano, il Medusa 81, di cui avevano le stesse identiche dimensioni.

Ma, soprattutto, scrive il Post "A Saddam mancava il principale tra i requisiti per un'arma nucleare: una quantità sufficiente di uranio molto arricchito o di plutonio".

Sempre nelle colonne del Post, il direttore della Cia George Tenet difende invece i metodi seguiti dall'intelligence Usa, affermando che le indicazioni sulle armi di distruzione di massa erano accurate ed affidabili, e soprattutto che Saddam non aveva abbandonato le sue ambizioni nucleari.

Sempre oggi, il New York Times scrive che le autorità militari americane, la Cia e i principali leader degli esuli iracheni avevano svolto una intensa attività di lobbying, nelle settimane che hanno preceduto la guerra, contattando i leader militari iracheni per convincerli a non combattere contro i militari usa e britannici.

Tra coloro pronti a collaborare con gli Usa, e che molto probabilmente lo hanno fatto, c'era il generale Sultan Hashem Ahmed Al-Tai, il ministro della difesa di Saddam. Lo confermerebbe tra l'altro il fatto che il ministero della difesa, a Baghdad, non è mai stato bombardato dagli americani. Non si sa però che fine abbia fatto Hashem: potrebbe essere stato ucciso dai fedelissimi di Saddam dopo aver scoperto il suo probabile tradimento.

Papa: 'preghiamo per la pioggia'

Rai.it, http://www.rai.it/news, 10/08/2003

All'Angelus di oggi

Duro monito del Santo Padre ai piromani

Il Papa invita a elevare "fervide preghiere" perché la terra goda del "refrigerio della pioggia", e condanna l'opera dei piromani, che mettono "a repentaglio il patrimonio ambientale, bene prezioso per l'intera umanità”.

Così Giovanni Paolo II° dopo la preghiera dell'Angelus, dal palazzo apostolico di Castel Gandolfo. "Vasti incendi - ha detto Giovanni Paolo II° - si sono sviluppati in questi giorni in alcune nazioni d'Europa, con particolare intensità in Portogallo, provocando morti e ingenti danni all'ambiente". "Si tratta - ha aggiunto - di una preoccupante emergenza che, alimentata da persistente siccità nonché da responsabilità umane, mette a repentaglio il patrimonio ambientale, bene prezioso per l'intera umanità”.

Un applauso ha accolto questa considerazione del Papa. "Vi invito - ha concluso - ad unirvi alla mia preghiera per le vittime di questa calamità, ed esorto tutti ad elevare al Signore fervide suppliche perché doni alla terra assetata il refrigerio della pioggia".

Lunedì 11 Agosto 2003

FIDEJUSSIONI - Gli inquirenti pronti all'attacco

Sport Libero, http://sport.libero.it, 11/08/2003

Fidejussioni sì, fidejussioni no

I controllori dovevano essere controllati. Questo è il succo della grana fidejussioni. Roma e Napoli hanno trovato i soldi che la COVISOC cercava, laddove la stessa COVISOC li ha spinti a chiedere: alla Sbc. Una società dai prestriti fantasma. Coinvolgendo i club in un illecito di cui non hanno colpe.

MILANO - In attesa di vedere il calcio giocato, va di scena l'ultimo melodramma del pallone nostrano. Una commedia degli equivoci, con attori e protagonisti che abbracciano tutta Italia.

Il titolo? Potrebbe essere Mai dire Fidejussione.

La trama? Bisogna iscriversi al nuovo campionato, ma ci si accorge che 4 club (Roma, Napoli, Cosenza e Spal) hanno il bilancio in rosso. Nessuno fa drammi, tutti assicurano nei tempi il riassesto societario e pensano al mercato e alle amichevoli. I soldi arrivano, la COVISOC controlla, l'iscrizione puo' esser fatta ma la società che avrebbe dovuto dare le fidejussioni nega di aver elargito del denaro. Si indaga e si scopre che documenti, firme e cifre sono false.

Nemmeno i mitici Gianni e Pinotto avrebbero potuto fare di meglio, anche se di Gianni e Pinotto in questa amara vicenda ce ne sono diversi.

Primi tra tutti, Sensi e Naldi i due innocenti colpevolizzati, i due sprovveduti che si sono fatti indurre all'errore (o illecito), spinti dal desiderio di regolarizzare la situazione di Roma e Napoli.

La tranquillità dei due presidenti, a posteriori, potrebbe ora diventare sospetta: Sensi controbatteva ai buchi economici giallorossi prersentando Chivu e parlando di nuovi attaccanti; Naldi presentava raggiante l'accordo con Sky tv, garante dei diritti televisivi partenopei e, di conseguenza, appannaggio di introiti pecuniari non indifferenti.

Non era malafede; era solo innocenza. Per una volta, qualcuno ha approfittato dei patron di Roma e Napoli, del loro bisogno di soldi, del loro amore verso i colori delle maglie che rappresentano due città dalle tradizioni calcistiche impareggiabili.

Ma chi, allora, è il vero colpevole? La Sbc di Franco Jommi, indicata dalla COVISOC come società atta a dare le fidejussioni necessarie per pareggiare i bilanci, nega di aver mai dato i soldi ai club. Non solo Jommi cade dalle nuvole, ma anche l'ex amministratore delgato Cynthia Ruia, non ne sa nulla. Eppure sulle carte c'e' il suo nome, la sua firma. Falsificata. Come tutto il resto.

'O bere o affogare' ha ruggito Baldini in difesa della Roma: la stessa COVISOC ha i giallorossi a dirigersi verso la Sbc per ottenere la liquidità necessaria all'iscrizione, visto che le entrate provenienti da Capitalia e da Roma 2000 non erano considerate sufficienti.

E c'e' da crederci che, con poche varianti del caso, anche lo stesso Naldi sia stato condotto per mano verso il burrone. Non si spiegherebbe la tranquillità del presidente partenopeo prima e dopo i fatti e la sua continuità nel voler ridare al Napoli, malgrado la società rischi costantemente di finire nel torbido (caso Catania prima e fidejussioni ora).

I colpevoli sono altri, da cercare altrove. Le società e i loro presidenti non c'entrano; per una volta, sono semplici vittime del malaffare altrui.

Le parole di Baldini sono state chiare: la COVISOC ha condotto la Roma (e le altre) verso la Sbc, una società dalle fidejussioni fantasma.

Le parole di Baldini non hanno ricevuto finora una risposta palusibile. I controllori dovevano essere controllati.

L'eterna battaglia tra guardie e ladri continua, senza capire chi sia la guardia e chi il ladro.

Fino al prossimo equivoco. E alla prossima commedia.

( a. pe. )

Mercoledì 13 Agosto 2003

Fidejussioni calcio, sei indagati per truffa e falso in atto privato

Rai.it, http://www.rai.it/news, 13/08/2003

Iscritto anche il nome del segretario della Covisoc Turchetti

Truffa e falso in atto privato è il reato ipotizzato per i primi sei indagati dalla procura di Roma nell’inchiesta sulle false fidejussioni delle società di calcio. I nomi iscritti nel registro degli indagati sono quelli del segretario della Covisoc Gabriele Turchetti e del suo braccio destro Renato Spiridigliozzi, dei broker Paolo Landi e Luca Rigone, del mediatore Giovanni De Vita e dell'uomo d'affari napoletano Amedeo Santoro, ritenuto figura chiave di tutta la vicenda nella quale sono coinvolte Roma, Napoli, Cosenza e Spal che hanno fatto ricorso alle fidejussioni per garantirsi l’iscrizione ai rispettivi campionati.

Il sostituto procuratore Maria Cristina Palaia e il procuratore aggiunto Ettore Torri stanno valutando se ipotizzare anche il reato di corruzione: e questo nel caso gli indagati della Commissione di vigilanza e controllo delle società professionistiche, organo di controllo contabile della Figc, si configurino come pubblici ufficiali; altrimenti saranno presi in considerazioen altri reati.

Sarebbe stato il segretario della Covisoc Turchetti, secondo la Roma, a indirizzare i dirigenti del club giallorosso verso la marchigiana Sbc per avere la fidejussione. De Vita, commercialista partenopeo, avebbe gestito l’operazione per conto del Napoli mentre Luca Rigone avrebbe seguito le pratiche di Cosenza e Spal. Amedeo Santoro invece, che fino a qualche tempo prima era stato responsabile della società finanziaria, avrebbe dato le false fidejussioni intestate Sbc al marchigiano Paolo Landi, che a sua volta le avrebbe consegnate ai quattro club calcistici per presentarle alla Covisoc e regolarizzare così la loro posozione per iscriversi ai rispettivi campionati.

In procura, nel primo pomeriggio, sono arrivati anche il legale della Figc, Lucrezio Milella, e Giulia Bongiorno, in rappresentanza del Coni. “Se qualcuno ha commesso reati all’interno della Federcalcio, lo consideriamo come nostra controparte” ha tenuto a precisare l’avvocato Milella. Il Coni invece, che “già si è costituito parte lesa, attenderà “la pubblicazione dei documenti dell’ufficio indagini della Federcalcio prevista per il 19 agosto – ha detto l’avvocato Bongiorno – per prendere iniziative concrete”.

Oltre alla Federcalcio, sono da considerarsi parte offesa la Roma, il Napoli, la Sbc spa, nella persona dell’amministratore unico Franco Jommi alla cui insaputa è stata emessa la falsa documentazione, e Cynthia Ruia, ex amministratore delegato della stessa finanziaria, la cui firma contraffatta è apposta sulle false fidejussioni.

Sul tavolo del pm Palaia è giunta la denuncia penale presentata dal club giallorosso, mentre nei prossimi giorni dovrebbe arrivare quella che la società partenopea ha presentato a Napoli. Manca ancora la denuncia della Spal, che ha però pagato una commissione piuttosto esigua per ottenere una fidejussione di 500.000 euro. Non ci sarà invece quella del Cosenza, escluso dal campionato per altre vicende.

Gli inquirenti ritengono che la Roma (ha sborsato 300.000 euro di commissioni per garantirsi una copertura di 7,5 milioni) e il Napoli (250.000 euro per una fidejussione di 7,2 milioni) siano stati oggetto di un raggiro. La parcella finita nelle tasche dei mediatori è di oltre un milione di euro, contando anche quanto fruttato con Cosenza e Spal.

Al momento non ci sarebbero elementi, secondo coloro che indagano, per ritenere che Roma e Napoli abbiano presentato la carte necessarie per l'iscrizione al campionato sapendo di non essere in regola. Ci sono, al contrario, elementi da cui emerge che, una volta preso atto di non essere in regola, le due società, per non essere escluse dal campionato, hanno seguito i consigli di un rappresentante della Covisoc (Turchetti) che ha indicato loro l'esperto da contattare per risolvere il problema.

I magistrati stanno lavorando anche all'ipotesi della corruzione. L'attenzione, ai fini della configurazione giuridica di questo reato, è rivolta al ruolo da attribuire a Gabriele Turchetti, segretario della Covisoc, e al suo collaboratore Spiridigliozzi: ossia definire se si tratta di incaricati di pubblico servizio o di pubblici ufficiali. La procura di Roma ha acquisito le carte federali e lo statuto della Figc ma potrebbe non essere sufficiente.

Il pm Palaia sta effettuando ricerche giurisprudenziali per capire se in passato si siano verificati casi analoghi. La legge Melandri ha di fatto trasformato la Federcalcio in un ente di diritto privato, ma l'iscrizione ai campionati comporta un contributo ai club pagato con i soldi che la stessa Figc riceve dal Coni. Questi soldi, che poi il Coni gira alle varie Leghe, sono pubblici.

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