DEI RICCHI

2005 - Gennaio - Settimana 2

Indice dei giorni


08/01/2005 * 11/01/2005 * 12/01/2005 * 13/01/2005 * 14/01/2005 *

Sabato 8 Gennaio 2005

Iraq. Costituzione pronta entro il 15 agosto

Rai.it, http://www.rai.it/news, 08/01/2005

Il presidente della Commissione costituzionale irachena Human Hammoudi ha annunciato oggi in diretta Tv all'Assemblea Nazionale che il testo della Carta fondamentale sarà pronto con ogni probabilità, come previsto, entro il 15 agosto, anche se vi sono ancora alcuni punti di contrasto da risolvere.

Unica condizione, che i dirigenti politici che il 5 agosto daranno vita ad una riunione straordinaria della Commissione risolvano le proprie divergenze o almeno, presentando le proprie conclusioni il 12 agosto, permettano al Parlamento di discuterle prima dell'approvazione della Carta fondamentale.

Hammoudi ha riferito di aver chiesto una proroga di una settimana ma che la maggioranza dei delegati, fra cui i sunniti, ha insistito per concludere i lavori entro la scadenza prevista.

Per l'entrata in vigore della Carta dovrà attendersi l'esito del referendum popolare del prossimo 15 ottobre: occorrerà rispettare il vincolo della maggioranza assoluta dei votanti e che meno di tre provincie sulle 18 esistenti respingano la Costituzione (con non meno di due terzi dei voti); una clausola quest'ultima importante, visto che la minoranza sunnita ha la maggioranza in tre provincie: al Anbar, Salaheddin e Mosul.

Nucleare. L'Iran riattivera' questa sera l'impianto per l'arricchimento dell'uranio

Rai.it, http://www.rai.it/news, 08/01/2005

Teheran lo aveva minacciato più volta negli ultimi giorni. Oggi l'annuncio ufficiale: questa sera riattiverà la centrale di Isfahan per l'arricchimento dell'uranio.

L'Iran sembra deciso a mantenere la propria posizione indipendentemente dal ricevimento o meno delle proposte attese dall'Unione Europea per un pacchetto di aiuti e d'incentivi che avrebbero dovuto porre fine alla crisi internazionale apertasi tra la Repubblica Islamica e gli Stati Uniti.

Il sospetto è che il regime degli ayatollah voglia riattivare l'impianto non per fini civili, bensì per dotarsi di armi nucleari.

Teheran aveva dato tempo fino a ieri pomeriggio all'Unione europea per avanzare proposte di intesa.

La decisione dell'Iran mette in allerta la comunità internazionale. Un portavoce dell'agenzia internazionale dell'energia atomica (AIEA) ha detto che saranno necessari almeno tre giorni per convocare una riunione straordinaria e reagire all'annuncio della ripresa della attività nucleari dell'Iran.

Ci vorranno almeno 72 ore per riunire una sessione d'urgenza che potrà inviare il rapporto sull'Iran al Consiglio di sicurezza dell'Onu per adottare eventuali sanzioni contro Teheran.

Sudan: morto il vice presidente Garag, un colpo alla pace

ANSA.it, http://www.ansa.it, 08/01/2005

KAMPALA - Il vice presidente sudanese John Garang è morto in un incidente di elicottero. Lo ha annunciato il governo del Sudan. C'erano 14 passeggeri sull'elicottero, sei sudanesi e otto ugandesi, ma la portata massima del mezzo è di nove persone - ha riferito sotto anonimato un responsabile ugandese. Un altro ha aggiunto che l'incidente è stato causato dal maltempo. I rottami del velivolo con cui il vice presidente sudanese John Garang rientrava dall'Uganda sono stato localizzati nel sud del Sudan da gente locale. Lo hanno riferito uomini dello Spla, l'Esercito per la liberazione del popolo sudanese, a capo del quale Garang aveva lottato - in difesa delle popolazioni cristiane e animiste del sud - contro il governo centrale islamico. Sembra che tutte le persone che si trovavano a bordo dell'elicottero siano morte.

UN COLPO AL PROCESSO DI PACE

La morte di John Garang, primo vicepresidente sudanese da appena 20 giorni, potrebbe essere un duro colpo per il processo di pace in Sudan, conclusosi il 9 gennaio scorso con la solenne firma dell'accordo a Naivasha (Kenya), e suggellato il nove luglio a Khartoum con il giuramento del presidente, Omar Hassan al Bashir, e dello stesso Garang - per oltre 20 anni leader incontrastato della guerriglia secessionista del Sud - come primo vicepresidente. Seppur sarà accertato, e ufficialmente dichiarato, che l'elicottero è precipitato a causa del maltempo - che certamente imperversava sulla regione - difficilmente si potranno evitare contraccolpi. Anche se la presidenza sudanese (che ha tenuto nella notte una riunione d'emergenza a Khartoum) e la dirigenza del Spla, l'esercito di liberazione popolare del Sudan di cui Garang era inflessibile capo storico, hanno già dichiarato che il processo di pace proseguirà. Il punto è che politicamente il Sud non appare avere personalità di ricambio per sostituire, almeno in tempi brevi, Garang; mentre sono moltissime e diverse le etnie che lo popolano. La guerra e la personalità di Garang le avevano tenute insieme. Ma ora le cose si potrebbero complicare: e anche il Nord si trova senza un interlocutore certo, mentre la vicende del Darfur (ovest del Paese), seppur in miglioramento è tutt'altro che risolta, e tamburi di guerra si odono anche nell'Est.

SOMMOSSE A KHARTOUM, NUMEROSE VITTIME

Violente sommosse sono scoppiate in diversi punti a Khartoum dopo la notizia della morte del vice presidente ed ex leader ribelle John Garang. Stando a testimoni oculari migliaia di persone originarie del sud si sono munite di coltelli e armi da fuoco e sono scese in strada, attaccando gente di sembianza araba. Numerose sarebbero già le vittime. Un diplomatico europeo raggiunto per telefono dall'Afp ha detto che sono in corso scontri violenti, si sentono raffiche di kalashnikov e si vedono vetture in fiamme, mentre in diversi luoghi della capitale sono state alzate barricate. Molti negozi sono stati saccheggiati. I residenti stranieri - ha aggiunto il diplomatico - saranno presto avvertiti dalle rispettive ambasciate a restare dentro casa. Le autorità hanno fatto bloccare tutti i ponti che uniscono le due rive del Nilo e chiudere edifici pubblici e scolastici.

Iraq. L'Onu prolunga la missione di un altro anno. Bush: ritiro sarebbe tradimento

Rai.it, http://www.rai.it/news, 08/11/2005

Con un voto all'unanimità, il Consiglio di Sicurezza ha esteso di un anno il mandato della missione Onu in Iraq (UNAMI) che scadeva domani. L'Unami è stata creata con la risoluzione 1500 del Consiglio di Sicurezza il 14 agosto 2003: ne dovrebbero far parte 344 funzionari civili internazionali e 472 locali ma al 30 giugno scorso erano sul campo solo 190 funzionari internazionali, 366 locali e 4 consiglieri militari presenti in Iraq, Giordania e Kuwait. "Un ritiro avventato o prematuro delle nostre truppe equivarrebbe a tradire il popolo iracheno" ha commentato il presidente George W. Bush, dal suo ranch di Crawford, nel Texas, durante una conferenza stampa, insieme al segretario alla Difesa Donald Rumsfeld e al segretario di Stato Condoleezza Rice.

Il WSP: impossibile ritiro prima dell'estate 2006

Secondo il Washington Post, che cita come fonte un alto ufficiale degli stati Uniti in Iraq, i leader iracheni e l'apparato militare iracheno non saranno in grado di condurre, da soli, la lotta contro gli insorti almeno fino all'estate del 2006 "al più presto". Le dichiarazioni dell'alto ufficiale, scrive il giornale, "temperano le speranze che un ritiro delle truppe americane su larga scala sia imminente". La fonte del WP dice che "è importante calibrare le attese" su quanto avverrà dopo la stagione delle elezioni in Iraq di qui alla fine dell'anno. "Io dico alla gente: ci sarà ancora un'insurrezione, ci saranno ancora infrastrutture fatiscenti. E ci saranno ancora davanti decenni di sviluppo difficili sui fronti sia economico che politico". Per l'alto ufficiale, dopo le elezioni poco potrà cambiare dal punto di vista della presenza militare americana, nonostante fonti anonime, al Pentagono e a Baghdad, continuino a dire che un significativo ritiro la prossima primavera "è ancora possibile".

Al Qaeda minaccia i cittadini

Intanto, in un comunicato diffuso su Internet, il gruppo di riferimento di al-Qaeda in Iraq ha minacciato di uccidere coloro che stanno lavorando alla stesura della nuova costituzione e tutti coloro che parteciperanno al referendum per approvarla.

Martedì 11 Gennaio 2005

Berlusconi, Bush mi ha smentito? una bufala

ANSA.it, http://www.ansa.it, 11/01/2005

»BERLUSCONI-PRODI, E' SCONTRO DURO SU IRAQ E STATI UNITI

»BERLUSCONI: COSSIGA, GRAVE ERRORE RIFERIRE GIUDIZI DI BUSH

»D'ALEMA: UN'ALTRA FIGURACCIA PER IL NOSTRO PAESE

»ITALIA-USA: CASA BIANCA, ELEZIONI UN PROBLEMA ITALIANO

»PRODI: BERLUSCONI? USA SI AUGURINO LA VITTORIA DELL'UNIONE

»NIGERGATE, BERLUSCONI: DALL' ITALIA NESSUNA PROVA AGLI USA

»MARTINO: SOLO FANDONIE SUL NIGERGATE

ROMA - "Ho lasciato correre le inesattezze di alcuni giornali sulla mia visita negli Usa per risparmiare a tutti la solita, ingiusta e ingiustificata accusa di 'censura' che scatta implacabilmente in questi casi, sempre e soltanto contro il presidente del Consiglio. Ma una bufala così grossa come quella del titolo di apertura di Repubblica stamattina non l'avevo ancora letta: 'Bush smentisce Berlusconi'. Quando? Come? Su cosa? La dichiarazione di un funzionario che asserisce le stesse cose che ho dichiarato io in precedenza nella conferenza stampa? Sarebbe questa la smentita?". E' quanto afferma in una dichiarazione il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. "Ecco perché stavolta - prosegue Berlusconi - mi ribello per due minuti al liberale che è in me: perché una bufala del genere non può proprio essere lasciata passare sotto silenzio, anche per rispetto dei cittadini".

BERLUSCONI, GLI USA TEMONO CAMBIO DI GOVERNO IN ITALIA

Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ha parlato al presidente americano George W. Bush delle elezioni politiche italiane dell'aprile prossimo: "Gli ho garantito che le vinceremo noi", ha detto Berlusconi, rispondendo a una domanda in una conferenza stampa dopo la sua visita alla Casa Bianca. Berlusconi ha aggiunto: "il governo americano teme cambi di governo in Italia".

A chi gli chiedeva spiegazioni sull'affermazione che l'amministrazione americana temesse un cambio della guardia alle prossime elezioni politiche, Silvio Berlusconi ha replicato: ''Mi sembra molto chiaro, quando il leader della coalizione di centrosinistra annuncia l'immediato ritiro delle truppe... Beh, uno piu' uno fa due. Non c'e' spiegazione: e' elementare, e' evidente''.

L' Italia ha mandato in Iraq ''un contingente di pace'' con l' avallo dell' Onu: ''abbiamo fatto egregiamente'' la nostra missione, ''con risultati splendidi'' ha detto Berlusconi, in una conferenza stampa dopo la sua visita alla Casa Bianca. Il premier ha ricordato che nel referendum del 15 novembre, nella zona assegnata ai militari italiani ''non c'e' stato nessun incidente e l' ordine pubblico e' stato assicurato tutto da forze di sicurezza irachene'', in gran parte addestrate in Italia.

''Nessuno di noi, che siamo fra gli alleati piu' stretti degli Stati Uniti, ha mai pensato di andarsene dall' Iraq prima che la missione sia conclusa''.

BERLUSCONI-BUSH, RELAZIONI FORTI TRA AMICI

Le relazioni tra Stati Uniti e Italia "sono forti e importanti". E i leader dei due Paesi, il presidente americano George W. Bush e il presidente del Consiglio italiano Silvio Berlusconi, si considerano "amici": "Ci vediamo un sacco ed ogni volta io apprezzo il suo parere e i suoi consigli", dice Bush dopo avere ricevuto Berlusconi nello Studio Ovale per un colloquio di quasi un'ora, seguito da una colazione di lavoro fra le due delegazioni.

A chi aveva previsto un incontro difficile fra i due leader, Bush e Berlusconi hanno offerto, in uno scambio di battute breve davanti alla stampa, magari un po' di circostanza, un' immagine di concordia e amicizia.

Per Bush, Stati Uniti e Italia "sono forti partner per la pace": "Voglio ringraziare Silvio -dice- per il forte impegno per la libertà in Afghanistan e in Iraq. E apprezzo la sua forte visione di pace nel Balcani". E aggiunge: "In passato, abbiamo lavorato a stretto contatto insieme per aiutare il leader libico" Muhammar Gheddafi "a capire che viviamo in un mondo diverso, in cui dobbiamo lavorare insieme per la pace".

Berlusconi non è stato da meno di Bush nei toni positivi e calorosi. L'Italia, afferma, è "orgogliosa di poter essere accanto all'alleato americano nell'estendere le frontiere della libertà e della democrazia e per perseguire la pace", dopo avere assicurato che l'Italia sarà "eternamente grata" per quello che hanno fatto gli americani "per liberarci dai totalitarismi del secolo passato". Il presidente del Consiglio italiano ha difeso e condiviso l'operato del presidente americano, offrendogli appoggio in un momento di tensioni e polemiche sul fronte interno.

Credo che il presidente Bush, per quel che ha fatto, resterà nella storia perché, "in un momento delicato", seppe agire "come colui che guarda lontano". La valutazione é accompagnata da un ulteriore apprezzamento: "Personalmente sono molto ammirato della leadership" del presidente Bush, "che fa parte degli stessi nostri valori e principi e che procede, nelle sue decisioni con assoluta coerenza".

Lo scambio di battute davanti alla stampa nello Studio Ovale non è stato seguito da domande: né Bush né Berlusconi hanno, comunque, fatto parola dei temi potenzialmente divisori o imbarazzanti: i tempi del possibile ritiro delle truppe dall'Iraq; gli strascichi del caso Calipari; e le polemiche sul Cia-gate, negli Usa, e sul Nigergate, in Italia.

Il colloquio alla Casa Bianca tra Berlusconi e Bush veniva oggi presentato, dalla stampa americana, come più difficile, o meno 'liscio', dei molti altri che lo avevano preceduto fra i due leader. Il Daily News prospettava un incontro "testy", "teso". L'impegnativo colloquio veniva inquadrato nel contesto delle difficoltà politiche e personali, pure giudiziarie, che Bush e Berlusconi conoscono in questo momento.

L'incontro, il 40/mo fra i due leader, si colloca, infatti, in un momento politico molto delicato per Bush, nel pieno della bufera dello scandalo Cia-gate, mentre i sondaggi lo danno ai minimi di popolarità. L'impegno con Berlusconi s'é, del resto, incastrato fra due importanti decisioni di politica interna: la designazione d'un nuovo giudice alla Corte Suprema e la nomina dei successori di Lewis 'Scooter' Libby, il capo di gabinetto del vice-presidente Dick Cheney incriminato nel Cia-gate.

Domenica sera, subito dopo il suo arrivo, Berlusconi aveva messo a punto gli ultimi preparativi dell'incontro con Bush in una consultazione nella residenza dell'ambasciatore d'Italia negli Usa Gianni Castellaneta. Poi, aveva raggiunto la Blair House, dove alloggiano gli ospiti della Casa Bianca, per trascorrervi la notte.

Fonti diplomatiche avevano indicato che l'agenda della visita aveva in testa l'Iraq e la ricerca d'una via d'uscita che, dopo le elezioni di dicembre e il consolidamento delle forze di sicurezza irachene, consenta d'avviare una riduzione dei contingenti internazionali.

Ma si doveva pure parlare di Iran e Medio Oriente, oltre che delle relazioni bilaterali, politicamente "eccellenti" ed economicamente "soddisfacenti", eccezion fatta per la carenza dei reciproci investimenti. Sui contenuti concreti delle consultazioni su questi punti, non s'é avuta, al momento, indicazione.

Nigergate, Usa confermano tesi premier

Ultim'ora Televideo, http://www.televideo.rai.it, 11/01/2005

Arriva dalla Casa Bianca la smentita alle accuse nei confronti dei servizi segreti italiani del Sismi. Stando ad una dichiarazione del portavoce, McClellan, riferita dall'agenzia Reuters, il presidente del Consiglio Berlusconi 'ha sollevato' il problema del Nigergate nell'incontro con il presidente americano Bush, per dire che 'nessun documento' italiano 'venne fornito' agli Usa 'sul Niger e sull'uranio'.La dichiarazione di McClellan conferma, così, quanto affermato dal capo del governo italiano.

Fini: garantire la sicurezza di Israele per garantire la pace

ANSA.it, http://www.ansa.it, 11/01/2005

»MO: FINI, SHARON FAVOREVOLE A IMPEGNO DIRETTO UE A RAFAH

»MO: SHARON, FINI E' UN AMICO DI ISRAELE

»CORTEO DI PROTESTA ANTI IRAN A ROMA, AUMENTANO LE ADESIONI

GERUSALEMME - In visita per la seconda volta a Gerusalemme da quando è ministro degli Esteri, Gianfranco Fini ha ribadito la convinzione che "per raggiungere una pace duratura in Medio Oriente bisogna garantire la sicurezza dello Stato di Israele".

Il titolare della Farnesina ha poi ribadito di aver manifestato la "solidarietà del governo e del popolo italiano contro le minacce agghiaccianti pronunciate dal presidente iraniano contro Israele. Secondo Gianfranco Fini le dichiarazioni di Ahmadinejad rappresentano "un ostacolo molto grave al processo di pace".

Nel suo colloquio con il premier iisraeliano Sharon il vicepremier italiano ha riferito di aver ribadito da parte sua la volontà dell'Italia e dell'Ue di mettere in atto tutte le "iniziative possibili per favorire il dialogo tra le uniche due attuali leadership, quella israeliana e quella palestinese, in grado di portare a termine il processo di pace". Fini ha affermato che la convinzione di Sharon è che Abu Mazen "deve fare ancora di più per contrastare la violenza e battere il terrorismo".

Auspichiamo che la decisione dell'Aiea - che si riunirà a novembre - sia quella di sottoporre al consiglio di sicurezza dell'Onu il dossier sull'Iran, anche dopo le dichiarazioni del presidente iraniano contro Israele, ha detto Fini in una conferenza stampa congiunta con il suo omologo israeliano Silvan Shalom.

Non voglio polemizzare con chi in Italia ha deciso di non partecipare alla fiaccolata organizzata da Giuliano Ferrara e dal 'Foglio' contro le frasi anti-israeliane pronunciate dal presidente iraniano.

Il Vicepremier ha poi visitato il Mausoleo della Rimembranza, dove ha ravvivato la fiamma perpetua e deposto una corona di fiori.

Mercoledì 12 Gennaio 2005

Iraq: i seguaci di al Zarqawi all'assalto di Ramadi

ANSA.it, http://www.ansa.it, 12/01/2005

»IRAQ: BERLUSCONI, RITIRO OGGI LASCEREBBE PAESE NEL CAOS

ROMA - All'indomani del discorso in cui il presidente americano George W. Bush ha delineato la sua strategia per la vittoria in Iraq, i seguaci del leader locale di al Qaida, Abu Musab al Zarqawi, hanno lanciato una spettacolare azione dimostrativa, occupando per circa un'ora la citta' di Ramadi, ad ovest di Baghdad.

Quattrocento ribelli armati e mascherati hanno iniziato la vasta operazione attaccando in mattinata, con colpi di mortaio e razzi, la base Usa fortificata, situata al centro della citta', e il palazzo del governatore della provincia, non lontano. Subito dopo hanno occupato i punti cruciali della citta', predisponendo check point e lanciando volantini firmati Al Qaida.

Ramadi, uno dei vertici del cosiddetto 'triangolo sunnita', e' il capoluogo della provincia di al Anbar, da tempo roccaforte della guerriglia contro le forze di occupazione.

Testimoni hanno raccontato che i guerriglieri, pesantemente armati, hanno pattugliato le vie principali di Ramadi, e hanno eretto posti di controllo all'entrata e all'uscita della citta'.

Nei volantini distribuiti alla popolazione e affissi sui muri e' scritto, hanno riferito alcuni residenti, che Al Qaida in Iraq - il gruppo guidato dal giordano al-Zarqawi, sul cui capo gli americani hanno posto una taglia di 25 milioni di dollari - ha preso il controllo della citta'.

Nei volantini si legge anche questa frase: ''I seguaci (di Al Qaida) daranno fuoco agli americani e li cacceranno indietro alle loro case con la forza. L'Iraq sara' un cimitero per gli americani e i loro alleati''.

''Hanno occupato le strade principali e altre parti di Ramadi - ha riferito un reporter della Reuters sul luogo - alcune delle quali erano in precedenza sotto controllo americano''.

Dopo circa un'ora i guerriglieri hanno abbandonato la citta', alcuni diretti ad ovest, altri a nord.

Le autorita' militari americane hanno cercato di sminuire la portata dell'episodio affermando, per bocca del capitano Patrick Kerr, che ''le voci di una occupazione di Ramadi sono completamente inconsistenti''.

''Ci sono stati sporadici scontri con armi leggere - ha riferito l'ufficiale - ma niente al di fuori dell'ordinario''.

Gli abitanti della citta' hanno affermato che per tutta la durata dell'operazione dei ribelli non si e' vista ombra di soldati Usa nelle strade di Ramadi. Neppure le forze del nuovo esercito iracheno, che hanno basi nella citta', si sono fatte vedere.

La pur breve occupazione di Ramadi - un'operazione dimostrativa nel corso della quale non e' stato registrato neppure un ferito - rientrerebbe nella strategia con cui al Zarqawi intende galvanizzare la popolazione sunnita e allargare, in vista delle elezioni politiche che si terranno il 15 dicembre, il fossato che la divide dagli sciiti e dai curdi, che sostengono il nuovo governo capeggiato dal premier Ibrahim al Jaafari.

Berlusconi, ok ad attacco a tre punte nella Cdl

ANSA.it, http://www.ansa.it, 12/01/2005

»BERLUSCONI ATTACCA PRODI, RELATIVISTA ESTREMO

ROMA - Silvio Berlusconi conferma "l'attacco a tre punte" per la prossima campagna elettorale della Casa delle Libertà. "Ciascuno farà la sua parte, questo - ha detto parlando nel corso di un incontro con i senatori di Forza Italia - è un dato di fatto". "Da ora in poi - ha tra l'altro detto, secondo quanto riferito da diversi partecipanti alla riunione - si lavorerà per Forza Italia e non solo per il governo". Il presidente del Consiglio si è quindi impegnato ad essere presente su tutto il territorio in maniera massiccia, non solo nelle città, ma anche nelle province, soprattutto in quelle dove c'é un candidato di FI. Il premier ha quindi garantito la ricandidatura di tutti i senatori uscenti. Nel corso del lungo incontro, sono stati affrontati diversi temi di attualità come, per esempio, la questione delle quote rosa. Si tratta di un argomento sentito dalla gente, ha commentato il presidente del Consiglio ricordando che è stato trasmesso al Parlamento un disegno di legge sul quale si dovrà lavorare: "Dipenderà tutto - ha commentato - dall' atteggiamento del Parlamento".

''Contrariamente a quanto scrivono i giornali, non c'e' una legge fatta da questa maggioranza da cui io abbia tratto beneficio''. Lo ha detto il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi nel suo intervento al convegno dei Radicali-Riformatori a proposito della approvazione della ex Cirielli.

'SE SINISTRA AL POTERE SAREMMO AL REGIME'

Per Berlusconi ''la sinistra ha gia' molto in Italia, troppo'' tanto che se dovesse andare al governo ''saremmo al regime'' e per questo il premier promette di ''impedire'' il ritorno del centrosinistra al potere. ''La sinistra ha molto, troppo in Italia'', ha affermato il presidente del Consiglio dal palco di un convegno dei 'Riformatori-liberali'. ''Hanno la scuola - ha aggiunto -, l'universita', i giornali, nonostante tutto le televisioni, i padronati, la magistratura, non parliamo della Corte Costituzionale, governano in sedici regioni su venti e per questo se avessero anche la maggioranza e il governo saremmo al regime''. ''Ma noi - ha concluso - non glielo daremo''.

'ABORTO: ANCHE SU 194 IN FI LIBERTA' COSCIENZA' ''Anche nella 194 come sulle altre cose, per Forza Italia vige la liberta' di coscienza e non e' un tema da inserire nell'agenda di governo ma spetta al Parlamento di decidere in modo sovrano'': lo ha affermato il premier Silvio Berlusconi intervenendo all'assemblea dei Riformatori liberali.

IO AL GOVERNO PIU' BRAVO DELLA THATCHER

Il governo Berlusconi, nei primi 4 anni di legislatura, e' stato di gran lunga piu' bravo di quello di Margaret Thatcher. A sostenerlo, al convegno dei riformatori liberali, e' lo stesso premier Silvio Berlusconi. ''Le opere di Ronald Reagan e Margaret Thatcher - premette il presidente del Consiglio - sono fonti dalle quali mi sono abbeverato, e tuttavia la Tatcher della quale io sono amico, mi ha detto che nei suoi primi 4 anni di governo non aveva fatto nulla perche' gli erano serviti per capire. Noi - scandisce Berlusconi - con 24 riforme all'attivo siamo stati piu' bravi''.

Il mercato dell'auto continua la ripresa, Fiat torna a quota 30%

ANSA.it, http://www.ansa.it, 12/01/2005

ROMA - Continua la marcia in terreno positivo del mercato automobilistico italiano che a novembre segna il sesto rialzo mensile consecutivo consentendo di ridurre il ritardo rispetto al 2004. Dopo il +18% di giugno, il +1,2% di luglio, il +12,7% di agosto, il +3,5% di settembre e il +5,5% di ottobre il mese scorso le immatricolazioni di auto nuove hanno segnato un incremento del 3,06% rispetto allo stesso periodo del 2004, per un totale di 177.489 unita'. In evidenza il gruppo Fiat che torna sopra la soglia del 30% registrando il miglior risultato da gennaio 2004: le immatricolazioni della casa di Torino volano a quota 53.340 unita' (+12,7%).

Quello di novembre - commentano al Lingotto - ''e' il quinto mese consecutivo di crescita e il miglior risultato ottenuto da gennaio 2004. La quota complessiva di Fiat Auto e' del 30,1 per cento, con 2,6 punti percentuali in piu' rispetto al novembre 2004 e con un +2,1 nei confronti di ottobre 2005. La classifica delle auto piu' vendute - indica ancora la casa di Torino - vede al primo posto Fiat Punto, seguita da Fiat Panda. A fine novembre gli ordini per Fiat Grande Punto sono stati oltre 60 mila, "a conferma del successo incontrato dal nuovo modello". Anche Fiat Croma sta ottenendo buoni risultati, con piu' di 24 mila ordini dal lancio. Prosegue il successo della Fiat Panda 4x4, che anche in novembre si e' confermata la vettura piu' venduta tra le trazioni integrali.

Fra le case automobilistiche estere torna al primo posto la Ford (-6,00% e 12.647 immatricolazioni). In seconda fila si piazza la Opel con 12.413 unita' ed un +3,86%, seguita dalla Volkswagen con 11.304 unita' immatricolate (-4,78%). In quarta e quinta posizione si sono classificate rispettivamente la Toyota (10.520 vetture, -5,48%) e la Renault (9.724 unita' e -24,52%). A seguire la Citroen (9.147 unita' e -0,08%) e la Peugeot (-12,72% e 6.557 unita'). Tutte in netto aumento le tedesche di lusso: +17,52% la Bmw, +28,43% Audi e +13,17% Mercedes. In altalena gli altri due marchi del gruppo di Wolfsburg: Skoda (+13,87% a 1.059 unita'), Seat (-3,63% a 2.499 unita').

Fra le case orientali a novembre in netta crescita Honda (+34,93%), Mazda (+8,81%) e Kia (+43,07%), mentre perdono terreno Nissan (-46,74%) e Hyundai (-19,20%).

Soddisfazione tra gli operatori del settore la crescita del mercato a novembre che sta riducendo il ritardo in termini di immatricolazioni rispetto al 2004: la ripresa del secondo semestre, favorita anche dal confronto con una serie di risultati non esaltanti dell'analogo periodo del 2004 - spiega l'Unrae, associazione delle case estere - e' ormai in grado di portare il consuntivo 2005 ad un immatricolato non lontano da quello dello scorso anno.

E' prevedibile, infatti, che il mese di dicembre veda un immatricolato abbastanza vicino alle 150.381 unita' immatricolate nel dicembre 2004. Cio' - precisa l'Unrae - grazie ad una serie di fattori: la diminuita tendenza da parte degli automobilisti a posticipare l'immatricolazione all'anno nuovo, la necessita' di esaurire gli stock Euro3 ed anche la volonta' da parte dei concessionari di raggiungere gli obiettivi di fine anno, per ottenere bonus piu' elevati.

Secondo il Centro Studi Promotor, ''il risultato di novembre ha consentito di ridurre ulteriormente lo scarto tra le immatricolazioni del 2005 e quelle dell'anno precedente. Alla fine di novembre il 'ritardo' si e' infatti ridotto all'1,07% e vi sono le condizioni perche' in dicembre il divario con il 2004 venga colmato o, quantomeno, ulteriormente ridotto. Se cosi' fosse le immatricolazioni dell'intero 2005 potrebbero attestarsi intorno a 2.260.000 unita' e quindi sostanzialmente sullo stesso livello del 2004''. Il 2005 - aggiunge il Csp - sarebbe cosi' il nono anno consecutivo con vendite superiori a 2.250.000 unita', un livello decisamente elevato che confermerebbe il ruolo dell'Italia tra i grandi mercati mondiali dell'auto.

Giovedì 13 Gennaio 2005

Iraq: Martino a Jaafari, il nostro impegno non diminuira'

ANSA.it, http://www.ansa.it, 13/11/2005

NASSIRIA - "Voi rappresentate l'Italia che non scappa, che non viene meno agli impegni, che non tradisce gli alleati", dice il ministro Martino ai soldati di Nassiriya. E agli iracheni assicura: "non ce ne andremo via un minuto prima del necessario. Questa missione non è a tempo indeterminato e un giorno finirà, ma un fatto è certo: non la lasceremo a metà e il nostro impegno, anche con una riduzione di uomini, non diminuirà". La frase che più di tutte aspettava il governatore di Nassiriya: "se gli italiani andassero via adesso - dice infatti Aziz Kadum Al Ohely - questa terra sarebbe a rischio terrorismo e anarchia".

Quello di Martino è stato un blitz di mezza giornata in Iraq: prima a Baghdad, dove ha incontrato il premier Ibrahim Al Jaafari, poi a Nassiriya, per il ricordo delle vittime della strage del 12 novembre 2003. Era stato lo stesso Presidente Ciampi, ieri, durante la cerimonia della consegna delle Croci d'Onore ai famigliari dei caduti, a chiedere al ministro di portare il saluto, insieme "alla gratitudine di tutti gli italiani", ai militari impegnati in Iraq. Martino lo ha fatto: "l'Italia intera che due anni fa si è stretta attorno ai nostri caduti adesso è al vostro fianco", dice. E poi, guardando al plotone di soldati iracheni, addestrati dagli italiani, che chiude lo schieramento, assicura: "ci siamo assunti una responsabilità e la porteremo fino in fondo. Solo quando il governo dell'Iraq ce lo chiederà, d'accordo con gli alleati, metteremo termine alla missione". Ma per ora, non se ne parla.

Né il premier Jaafari, né il governatore di Nassiriya hanno ipotizzato una data di questo possibile disimpegno. Dopo aver raggiunto la sede del governo, a Baghdad, a bordo di un elicottero Black Hawk americano e tra severe misure di sicurezza, Martino ha parlato per oltre mezz'ora con Jaafari, ma la questione del ritiro non è stata affrontata. Anzi. Le parole di Martino circa la prosecuzione dell' impegno italiano nell' area "fino a quando lo riterrà il governo iracheno legittimamente eletto", ha detto Al Jaafari, hanno suscitato l' apprezzamento ed il ringraziamento del premier iracheno nei confronti del nostro governo.

Di vero e proprio "bisogno della presenza dei soldati italiani", ha parlato il governatore di Nassiriya il quale ha ripetuto che il ritiro "deve essere graduale e concordato con il governo centrale, in modo che non ne risentano la stabilità e la sicurezza della provincia". Tema, quest' ultimo, che il governatore ha sottolineato prospettando il rischio caos se i soldati italiani andassero via adesso: "ci sarebbero problemi, il rischio di anarchia e la provincia potrebbe diventare rifugio di terroristi. In questo modo tutto quello che è stato fatto finora dagli italiani verrebbe meno".

E la sua gratitudine il governatore l' ha espressa anche durante la cerimonia in ricordo delle vittime della strage, alla quale ha partecipato il ministro Martino: "Oggi - ha detto il rappresentante della provincia di Nassiriya, parlando davanti ai militari schierati - ricordiamo i nostri fratelli italiani caduti nella strage e i nostri figli caduti insieme a loro in questo atto terroristico. Il sangue versato insieme fa capire quanto le forze italiane stanno lavorando per questo Paese. Grazie dunque al popolo italiano, al governo, e al premier Berlusconi per quanto hanno dato a questo Paese".

Giordania. Confessione della terrorista mancata suicida, choc in tv ad Amman: 'Non sono riuscita a farmi esplodere'

Rai.it, http://www.rai.it/news, 13/11/2005

La donna non riuscì a far detonare l'esplosivo nell'attacco di mercoledi' sera contro un albergo di Amman compiuto da altri tre kamikaze e ha reso questa sera una confessione davanti alle telecamere della tv giordana indossando una cintura esplosiva. La donna, visibilmente nervosa, ha riferito di essere nata a Ramadi, in Iraq, nel 1970, e di essere entrata in Giordania con il marito il 5 novembre con un passaporto iracheno falso.

Quindi ha descritto l'attacco di mercoledì all'hotel Raddison: "Mio marito ha fatto esplodere la sua bomba e io ho provato a far esplodere la mia cintura senza riuscirci. La gente intorno scappava e anche io ho iniziato a correre". I resti del marito della donna, Ali Hussein Ali al-Shamari, 35 anni, sono stati identificati oggi. La donna è stata identificata come la sorella dell'ex braccio destro di Abu Musab al Zarqawi, a capo dell'organizzazione terroristica al Qaida in Iraq, nella provincia irachena di al Anbar.

L'arresto della donna era stato annunciato da re Abdallah II in persona, in un convegno giornalistico nella capitale. Gli altri tre integralisti autori degli attentati suicidi che hanno provocato la morte di 57 persone, sono stati identificati. La mancata attentatrice, aveva anticipato il ministro dell'Interno Muasher, è sorella di uno stretto collaboratore dello stesso Zarqawi.

Di una kamikaze che avrebbe preso parte alle stragi, restando uccisa al pari dei tre complici di sesso maschile, si era parlato nella primissima fase delle indagini, anche perché a lei si faceva esplicitamente cenno nel comunicato di rivendicazione dei tre attacchi dinamitardi firmato dall'Organizzazione di 'al-Qaeda' per la Jihad in Giordania: il gruppo terroristico più pericoloso tra quanti sono attivi in Iraq, facente capo al super-terrorista di origini giordane Au Musab al-Zarqawi, luogotenente locale di Osama bin Laden.

Ieri peraltro fonti governative giordane avevano puntualizzato, in via riservata, come non si avesse alcuna prova circa la partecipazione di una terrorista agli attentati, che hanno causato 57 morti oltre ai kamikaze.

Venerdì 14 Gennaio 2005

Iraq. Fosforo bianco su obiettivi umani a Falluja, conferme da una rivista dell'esercito Usa

Rai.it, http://www.rai.it/news, 14/11/2005

Il fosforo bianco è stato usato durante la battaglia di Fallujah contro obiettivi umani. Dopo l'inchiesta di Rainews 24, questa volta ad affermarlo è una rivista specializzata dell'esercito americano, 'Field Artillery'.

Le munizioni al fosforo bianco, definite efficaci e versatili, sono state usate a Fallujah negli attacchi soprannominati 'shake and bake', letteralmente 'scuoti e cuoci' un'espressione comune in America per i polli da infilare nel forno. Munizioni dall'alto impatto psicologico contro gli insorgenti in trincea, usate quando le armi tradizionali non facevano effetto.

Lo scrive, con grande precisione e dovizia di particolari, il numero di marzo –aprile 2005 di 'Field artillery', la rivista ufficiale dell'artiglieria americana con sede in Oklaoma. Gli autori del memorandum for record, un atto ufficiale, pubblicato sotto forma di articolo, sono il capitano James Cobb, il tenente colonnello Cristoper la Court, e il sergente Higt. L'editore della rivista è l'esercito degli Stati Uniti.

I tre militari hanno partecipato con aeronautica e marines alla battaglia di Fallujah tra l'8 novembre e il 20 novembre 2004, quella raccontata dall'inchiesta di Sigfrido Ranucci per Rainews24.

La battaglia di Falluja viene definita la piu' feroce condotta dai marines in un centro urbano dopo quella di Hue in Vietnam, nel 1968.

Il fosforo bianco è stato dunque usato si come cortina fumogena, ma anche contro obiettivi umani come si scrive nel rapporto, quale potente arma psicologica. I tre relatori scrivono anche che si rammaricano di aver sprecato il fosforo migliore come fumogeno, quando sarebbe stato meglio, scrivono, conservarlo per le missioni letali.

Anche l' "Infantry Magazine", un'altra rivista militare, aveva pubblicato una storia sull'uso di proiettili al fosforo bianco da parte delle forze speciali contro la Guardia repubblicana di Saddam Hussein nei dintorni della citta' curda di Erbil, nell'aprile del 2003:"Gli iracheni cercarono di fuggire, ma furono bloccati, dal fuoco del fosforo bianco. E ancora quando cercavano di fuggire nuovamente, proiettili di fosforo hanno colpito il veicolo e lo hanno incendiato", si legge sulla rivista.

Gli Usa hanno sempre negato di aver usato il fosforo bianco contro obiettivi umani, ma anche il Dipartimento di Stato americano ha corretto la pagina del proprio sito internet dopo le smentite ufficiali: "Abbiamo appreso - è scritto - che alcune delle nostre informazioni non erano corrette".

Papa: la Chiesa rispetta la laicita' dello stato italiano

ANSA.it, http://www.ansa.it, 14/11/2005

»CAMERA: TARGA IN LEGNO RICORDA GIOVANNI PAOLO II IN AULA

ROMA - ''La Chiesa in Italia e in ogni paese non intende rivendicare per se' alcun privilegio ma adempiere alla propria missione in legittimo rispetto della laicita' dello Stato''. Cosi' il Papa Benedetto XVI in un messaggio alla cerimonia in ricordo della visita di Papa Giovanni Paolo II, tre anni fa, alla Camera.

Ricordando la visita di Giovanni Paolo II al Parlamento, Ratzinger ha detto che "in questo felice anniversario non mi resta, per tanto, che auspicare che tale spirito di sincera e leale collaborazione si approfondisca sempre di più". Il Papa, "nell'assicurare il costante impegno in tal senso della Santa Sede", ha voluto ancora "una volta ribadire che la Chiesa, in Italia ed in ogni paese, come pure nei diversi contesti internazionali, non intende rivendicare per sé alcun privilegio, ma soltanto avere la possibilità di adempiere la propria missione, nel rispetto della legittima laicità dello Stato.

Questa, del resto, se bene intesa, non è in contrasto con il messaggio cristiano, ma piuttosto è ad esso debitrice, come ben sanno gli studiosi della storia delle civiltà". Benedetto XVI ha ricordato anche "la commossa e calorosa accoglienza" che fu riservata dal Parlamento a Giovanni Paolo II, che costituì il "tributo più solenne di stima che i rappresentanti del popolo italiano abbiano conferito a quel grande Pontefice".

Cervello: per confrontare numeri usiamo un righello virtuale

ANSA.it, http://www.ansa.it, 14/11/2005

ROMA - Come fa il cervello a decidere se un numero o la quantita' che esso indica e' di poco oppure molto piu' grande di un'altra? Lo fa utilizzando una linea virtuale sulla quale i numeri piu' piccoli vengono immaginati alla sinistra di quelli piu' grandi. In pratica, un righello virtuale. Lo ha scoperto un gruppo di ricercatori italiani la cui ricerca e' stata pubblicata su Nature Neuroscience.

Nella nostra mente proiettiamo infatti una sorta di righello graduato, simile a quelli usati a scuola, e grazie a questo decidiamo il valore dei numeri che prendiamo in considerazione. Con uno studio svolto presso il Centro Ricerche di Neuropsicologia della Fondazione Santa Lucia, Fabrizio Doricchi e i suoi collaboratori della Facolta' di Psicologia dell'Universita' La Sapienza di Roma, hanno per la prima volta individuato le aree cerebrali che consentono l'uso di questo righello mentale numerico, localizzate nel lobo frontale destro.

L'indagine ha inoltre evidenziato che la capacita' di confrontare quantita' numeriche diverse dipende fortemente da quella di ricostruire mentalmente la collocazione degli oggetti nello spazio. Per il loro studio i ricercatori hanno esaminato alcuni pazienti con una lesione dell'emisfero destro, i quali tendono a trascurare tutto cio' che fisicamente o mentalmente e' collocato alla loro sinistra. A tali pazienti e' stato chiesto di rispondere a delle semplici domande come, ad esempio, 'quale numero sta a meta' tra 3 e 9?'. Attraverso un'accurata procedura di localizzazione e misurazione delle lesioni cerebrali e' stato osservato che solamente i soggetti nei quali queste coinvolgevano la parte anteriore destra del cervello - il lobo frontale - spostavano il centro dell'intervallo compreso tra i due numeri verso la cifra piu' grande collocata a destra, trascurando la parte sinistra di tale intervallo. Gli stessi pazienti mostravano di avere gravi difficolta' nel ricordare semplici itinerari spaziali (come la serie di caselle sulle quali era stata appena spostata una pedina) ma non nell'individuare il centro di linee visive orizzontali o nel ricordare delle serie di numeri casuali.

La ricerca effettuata da Doricchi e dai suoi collaboratori presso il Centro Ricerche di Neuropsicologia diretto dal Luigi Pizzamiglio, ha potuto avvalersi dell'impiego clinico e sperimentale di sofisticate tecniche di visualizzazione del cervello, tra cui la risonanza magnetica cerebrale.