DEI RICCHI

2005 - Settembre - Settimana 2

Indice dei giorni


08/09/2005 * 13/09/2005 * 14/09/2005 *

Giovedì 8 Settembre 2005

Consiglio stato: tutte le sentenze emesse

ANSA.it, http://www.ansa.it, 08/09/2005

»COPPA ITALIA: GIUDICE, UNA GIORNATA A CAMPO GENOA

»LO STATO CEDE IL FORO ITALICO, ARRIVA IL PARCO DELLO SPORT

ROMA - Messina in serie A, Torres e Gela in serie C1. Niente da fare per tutte le altre squadre.

Ecco il quadro definitivo delle sentenze emesse dalla Sesta Sezione del Consiglio di Stato:

Figc contro Messina: ricorso respinto, Messina in serie A

Gela contro Figc: accolto ricorso, Gela in serie C1

Torres contro Figc: accolto ricorso, Torres in serie C1

Torino (serie A) contro Figc: ricorso respinto

Perugia (serie B) contro Figc: ricorso respinto

Salernitana (serie B) contro Figc: ricorso respinto

Bologna (serie B) contro Messina: ricorso respinto

Verona (serie B) contro Ascoli: ricorso inammissibile

Napoli (serie C1) contro Messina: ricorso respinto

Napoli (serie C1) contro Vicenza: ricorso respinto

Napoli (serie C1) contro Pescara: ricorso respinto

Spal (serie C1) contro Figc: ricorso respinto

Benevento (serie C1) contro Figc: ricorso respinto

Imolese (serie C2) contro Figc: ricorso respinto

Rosetana (serie C2) contro Figc: ricorso respinto

CONSIGLIO STATO: PARADISO MESSINA, INFERNO TORINO

In paradiso Messina, Gela e Torres. Nel baratro Torino, Perugia, Salernitana. In serie C1 saltano Benevento, Spal, in C2 Imolese, Rosetana: questo l'esito delle sentenze emesse nel pomeriggio dalla Sesta Sezione del Consiglio di Stato. Sono stati inoltre respinti i ricorsi presentati dal Napoli contro il Messina, il Pescara e il Vicenza; quelli del Bologna contro il Messina, mentre quello del Verona contro l'Ascoli e' stato ritenuto inammissibile.

Il Consiglio di Stato insomma ha confermato la sentenza del Tar del Lazio sul caso Messina, e accolto due altri ricorsi: quelli del Gela e della Torres. Il Cs ha in sostanza confermato tutte le altre sentenze della giustizia sportiva, che erano uscite rafforzate dal Tar. Ha in qualche modo vinto la linea dura avviata dalla Figc nei mesi scorsi. Tra i grandi sconfitti della giornata ci sono anche il Bologna di Gazzoni e il Napoli di De Laurentiis, i cui ricorsi si inserivano nella logica del ripescaggio delle due squadre nelle categorie superiori.

''Il Messina vuole recuperare la Coppa Italia dalla quale era stata estromessa, ma vuole anche recuperare immagine e credibilita'. Abbiamo ottenuto due salvezze in pochi mesi, ma che stress, stavolta...'', e' stato l'immediato commento del presidente peloritano Franza, al termine di una giornata ricca di tensione. E davanti a Palazzo Spada, sede del Consiglio di Stato, immensa e' stata la gioia dello sparuto ma coraggioso gruppetto di tifosi giunti nella Capitale.

E gioia di spessore autentico e' stata quella della delegazione del Gela, vista la valenza della lotta messa in piedi dal sindaco Crocetta: ''La sentenza dimostra che in questo Paese si possono vincere battaglie democratiche senza occupare stazioni, incendiare cassonetti, disturbare la legalita', nel rispetto delle regole democratiche'', ma soprattutto, come ha voluto sottolineare il legale del Gela, Alfredo Galasso: ''Sarebbe stato davvero grave se fosse un simbolo come il Gela, cioé una citta' che ha costretto la mafia a cedere la societa' calcistica, che ha costretto imprenditori con patrimonio sequestrato a lasciare il calcio della citta'''.

Vittoria antimafia, quindi per Galasso, da sempre in prima linea nelle battaglie contro Cosa Nostra in Sicilia.

Esce sconfitto, ben cinque gradi di giustizia, anche il Perugia di Gaucci: ora a grifoni e Salernitana si apre la strada del Lodo Petrucci. In C1 per la squadra di Aliberti e quella di Gaucci. Lodo Petrucci anche per il nuovo Torino, che spera di ripartire dalla serie B.

GENOA: IL TRIBUNALE ORDINA LA SOSPENSIONE DEI CALENDARI

Affermazione della propria giurisdizione, verosimiglianza dei diritti vantati e pericolo nel ritardo: sono questi i pilastri giuridici dell' ordinanza adottata dal giudice genovese Alvaro Vigotti che, accogliendo il ricorso dei legali del Genoa, ha stabilito che la Figc sospenda ogni decisione in ordine all' inquadramento delle squadre nelle diverse categorie e alla formazione dei calendari per la prossima stagione calcistica.

Per Vigotti, dunque, l' esame del ricorso presentato in via d' urgenza dai legali del Genoa ''induce - scrive il giudice - a ritenere sussistente il fumus boni iuris (appunto, la verosimiglianza del buon diritto vantato) in riferimento alla dedotta violazione da parte degli organi di giustizia sportiva dei principi posti dall' ordinamento statale in materia di utilizzabilita' delle intercettazioni telefoniche e ambientali in procedimenti diversi da quelli nei quali sono state disposte e di imparzialita' del giudice, con conseguente lesione, a danno dei ricorrenti, di diritti costituzionalmente protetti''.

''Il pericolo nel ritardo - scrive il giudice nell' ordinanza - sussiste in riferimento al grave pregiudizio d' immagine e economico in senso stretto che deriverebbe ai ricorrenti qualora la decisione degli organi della giustizia sportiva dovesse trovare attuazione specie con l' esclusione della squadra dal prossimo campionato di serie A''. Questo, secondo il giudice, e' il ''pregiudizio imminente e irreparabile, non solo dal punto di vista economico ma anche in riferimento all' interesse del Genoa di realizzare gli scopi sportivi e spettacolari che ne costituiscono l' oggetto sociale'' che giustifica il ricorso all' art. 700.

L' imminenza della data fissata dal Consiglio federale della Figc per l' inquadramento delle societa' di calcio nei vari campionati e per l' organizzazione del prossimo campionato di calcio (inizialmente fissata per giovedi' 11), scrive ancora il giudice, ''determina la necessita' di provvedere immediatamente'', e quindi appunto 'inaudita altera parte'.

Ma il nodo centrale della ordinanza del giudice Vigotti e' quella che determina la giurisdizione. Scrive il giudice: ''La rilevanza dei diritti che si affermano lesi, la natura privatistica degli atti che si affermano lesivi di tali diritti e degli organi da cui tali atti sono stati posti in essere e, infine, l' assenza di norme di legge che riservino alla giurisdizione esclusiva del Tribunale amministrativo regionale la giurisdizione di questa materia fanno ritenere sussistente la giurisdizione del giudice ordinario''. Un punto fermo, questo, posto dal giudice nel caso che Lega o Figc lo ritengano non 'naturale'.

Fin qui il giudice, che ha fissato l' udienza del contraddittorio per il 16 agosto, giorno in cui Lega e Figc compariranno davanti a Vigotti e discuteranno la causa. Sara' giornata campale: in quella sede, il giudice potrebbe stabilire che il Genoa vada iscritto nel campionato di serie A. La palla potrebbe poi passare al giudice di merito.

I tempi rischiano quindi di allungarsi, ben oltre la data di inizio del campionato stabilita per il 28 agosto (ovvero tra 19 giorni). Quindi, a questo punto, la parola non puo' che tornare alla Figc.

Conti pubblici. Standard & Poor's avverte: deficit-pil 2006 al 5%. Siniscalco: incertezza dovuta alle elezioni

Rai.it, http://www.rai.it/news, 08/09/2005

Standard&Poor's è fortemente preoccupata per i conti pubblici dell'Italia, soprattutto in vista delle elezioni politiche del 2006. Chiama al banco degli imputati sia la maggioranza che l'opposizione da dove arrivano reazioni contrastanti. L'agenzia di rating statunitense ha rivisto l'outlook del rating sovrano dell'Italia da stabile a negativo, spiegando che l'obiettivo di un rapporto deficit-pil al 4,3% nel 2005 è "realistico", ma nel 2006 questo è destinato a salire al 5%.

Da parte del Governo il ministro dell'Economia Domenico Siniscalco afferma che la decisione di S&P "non è legata al 2005", ma "è dovuta all'incertezza oggettiva sull'evoluzione della situazione politica ed economica nel medio periodo legata alle elezioni del 2006". Per il sottosegretario all'Economia Giuseppe Vegas quello di Standard & Poor's "è un giudizio che in parte ci si aspettava. E' basato sul tendenziale e non sconta l'azione che verrà fatta con la Finanziaria". A sostegno del governo arriva la dichiarazione dell'agenzia di rating Moody's, per la quale "non ci sono elementi nuovi che non fossero già stati presi in considerazione e che possano determinare un cambiamento del nostro rating sull'Italia".

Prodi: serve una "vigorosa reazione"

Di diverso tenore le parole del leader dell'Unione Romano Prodi, secondo cui la decisione di S&P's denuncia la situazione grave in cui si trova l'economia italiana e la necessità di una "vigorosa reazione", "dopo quattro anni di assoluta mancanza di una seria politica economica a servizio del Paese da parte del governo della Cdl". Prodi aggiunge che "siamo ormai abituati a questa caduta continua dell'economia e al pessimismo crescente nei confronti dell'Italia da parte degli istituti di rating internazionale. Questo giudizio che arriva da Standard&Poor's è, però, un fatto serio perché evidenzia che, nonostante l'inizio di una ripresa internazionale, le previsioni per l'Italia continuano invece a peggiorare".

Sindacato: rischio di manovre "pre-elettorali"

Sul fronte sindacale il rischio, "più che essere legato all'incertezza sul voto del 2006", è quello di manovre "pre-elettorali", come ha spiegato il segretario aggiunto della Uil Adriano Musi. Anche Marigia Maulucci, segretario confederale della Cgil, è d'accordo e ribadisce che questa decisione di S&P's "ci dà ragione e conferma quanto andiamo dicendo da tempo: la combinazione tra la fase di recessione e una finanza pubblica assolutamente disordinata non ci avrebbe portato da nessuna parte". Pierpaolo Baretta, segretario confederale della Cisl, aggiunge che "il giudizio di S&P è la conferma della situazione pesante in cui si trova il Paese e della sostanziale incapacità del Governo nel dare risposte".

Mamma-pace' all’assedio del ranch di Bush

La Stampa, http://www.lastampa.it/_web/_P_VISTA/molinari/archivio/molinari050809.asp, 08/09/2005

CASEY SHEEHAN AVEVA 24 ANNI, SUA MADRE CINDY STAZIONA DA GIORNI DAVANTI ALL’ENTRATA DELLA TENUTA CRAWFORD CON SLOGAN PACIFISTI

Ha perso il figlio in Iraq: «Voglio che il presidente mi dica perché l’ha ucciso»

corrispondente da NEW YORK

Maglietta bianca, bermuda celesti, cappellino verde e bottiglie di acqua minerale legate ai fianchi, Cindy Sheehan non intende muoversi dalla sedia pieghevole piazzata a breve distanza dall’entrata del ranch presidenziale di Crawford, in Texas, dove è arrivata per chiedere udienza a George W. Bush. «Voglio domandargli di persona perché ha ucciso mio figlio», ripete instancabile Cindy, 48 anni, residente di Vacaville in California, riferendosi al soldato Casey Sheehan morto a 24 anni il 4 aprile 2004 nel quartiere di Sadr City a Baghdad durante un’imboscata degli insorti iracheni che costò la vita anche ad altri sette soldati americani. Casey Sheehan era un meccanico di humvee - le jeep dell’esercito americano - ed è solo uno dei 1829 soldati finora morti in Iraq dal marzo del 2003. Ma la combattiva madre Cindy è determinata a «parlare di persona a Bush» per chiedergli conto di tante «morti senza motivo». «Bush ha detto in un recente discorso che i soldati sono morti per una nobile causa - ripete Cindy nelle interviste tv che concede a raffica ai grandi network che l’hanno rinominata "Peace Mom", mamma della pace - ebbene voglio che mi dica in faccia quale è questa nobile causa».

In realtà Cindy Sheehan ha già incontrato personalmente il presidente Bush. Avvenne nel giugno dello scorso anno durante una visita del presidente ad un gruppo di famiglie di caduti. Ma quel faccia a faccia non andò troppo bene. «Ogni volta che tentavo di dirgli quanto dolore mi aveva provocato la perdita di mio figlio Bush cambiava discorso, guardava da un’altra parte», ricorda la donna.

Da qui la decisione di tornare alla carica, dandogli l’assalto durante le vacanze texane. A fine luglio assieme ad altri parenti di soldati uccisi in guerra e riuniti nell’associazione «Gold Star Families» - che chiede dal suo sito web il ritiro «immediato» delle truppe in Iraq - ha partecipato ad un raduno pacifista a Dallas, Texas. Poi Cindy è salita a bordo di un autobus dipinto con i colori della bandiera nazionale - bianco, rosso e blu - e con sulle fiancate la richiesta di «Impeachment Now» per ottenere dal Congresso le dimissioni del presidente Bush, colpevole di aver ingannato la nazione sulla guerra. La carovana di auto guidata dall’autobus dei genitori pacifisti è arrivata a Crawford alla fine della scorsa settimana, in coincidenza con una serie di attacchi che in Iraq hanno causato la morte di 27 militari - 20 dei quali appartenenti ad un’unica compagnia di base nell’Ohio - e ciò ha contribuito a dare risalto nazionale alla crociata della «Peace Mom». Accampata con amici e sostenitori a metà strada fra la cittadina di Crawford ed il ranch presidenziale, Cindy domenica scorsa ha ricevuto l’inatteso invito ad un incontro dal consigliere per la Sicurezza nazionale Steven Hadley. La Casa Bianca ha dato luce verde nel tentativo di smorzare il caso e lei ha reagito al colloquio dando atto ad Hadley di aver mostrato «tatto e sensibilità», spiegandole che «le truppe sono andate in Iraq perché si pensava che Saddam avesse le armi di distruzione di massa e sono ancora lì per combattere i terroristi».

Ma la cordialità e le spiegazioni di Hadley non le sono state sufficienti. «Voglio parlare con Bush» continua a ripetere, coprendo i suoi abiti con adesivi e scritte pacifiste. La solitaria ma rumorosa protesta ha causato reazioni opposte nelle famiglie con figli al fronte - la cui maggioranza continua a sostenere Bush - mentre per il senatore democratico della California Barbara Boxer si tratta di un indicatore della crescente insofferenza popolare per il presidente. Avvalorata dal sondaggio del magazine «Newsweek» secondo cui il 61 per cento degli americani non condivide la gestione della guerra da parte di Bush. «Anche durante il Vietnam vi furono numerosi casi di proteste come quella di Cyndy», ha aggiunto Boxer, tradendo la speranza dei democratici che l’impatto della guerra indebolisca politicamente i repubblicani in vista delle elezioni per il rinnovo parziale del Congresso nel novembre 2006.

www.mauriziomolinari.org

Usa preoccupati per repressioni in Iran

Ultim'ora Televideo, http://www.televideo.rai.it, 08/09/2005

Viva preoccupazione è stata espressa dagli Stati Uniti per quanto riguarda le notizie di misure repressive in Iran verso i curdi che avrebbero causato diversi morti e l'arresto di un centinaio di persone. Lo ha affermato il Dipartimento di Stato americano. 'Ci appelliamo alle autorità iraniane affinché esercitino moderazione e dimostrino rispetto nei confronti dell'esercizio dei diritti democratici del popolo iraniano'. Questo è quanto dichiarato dal Dipartimento di Stato.

Martedì 13 Settembre 2005

Usa. Bush: mi assumo ogni responsabilita' per caos soccorsi a New Orleans

Rai.it, http://www.rai.it/news, 13/09/2005

Mi assumo tutta la responsabilità del fallimento mostrato dal governo federale nella gestione dell'emergenza Katrina. Lo ha dichiarato il presidente degli Stati Uniti, George W. Bush, nel corso di una conferenza stampa.

Per la prima volta dopo il disastro, Bush si fa pieno carico del caos dei soccorsi per le vittime dell'uragano che ha distrutto quasi l'intera città di New Orleans.

L'emergenza causata dall'uragano ha messo in evidenza dei seri problemi nella nostra capacità di risposta alla crisi a tutti i livelli del governo. E poiché il governo federale non ha fatto il suo lavoro in modo pienamente adeguato, - ha ribadito il presidente americano - io me ne assumo la responsabilità.

Bush ha aggiunto di volersi accertare se il Paese è in grado di affrontare un altro uragano o un altro grosso attacco terroristico: "Voglio sapere che cosa è andato bene e che cosa è andato male".

L'Iraq

Poi il Presidente Bush ha spostato il discorso sull'Iraq e si è impegnato a "non avere cedimenti ne' esitazioni" di fronte ai ribelli e ai terroristi. Bush ha quindi assicurato che il suo governo non volterà le spalle, né toglierà il proprio sostegno alla giovane e fragile democrazia dell'Iraq, "nonostante gli atti di sconcertante brutalità" che sono in atto nel Paese.

E riferendosi all'opposizione di Talabani al regime di Saddam, Bush si è detto "orgoglioso" di essergli al fianco.

Il presidente ha definito la bozza di Costituzione irachena "una storica pietra angolare su cui costruire la democrazia" anche se "i nemici della libertà continueranno ad uccidere".

Anche il presidente dell'Iraq Talabani nel corso della conferenza stampa alla Casa bianca ha sottolineato che la presenza dell'esercito americano e della coalizione internazionale in Iraq è "vitale" per il paese. Talabani inoltre ha detto che non esiste alcuna scadenza per il ritiro delle truppe americane correggendo così un'affermazione fatta al Washington Post secondo cui gli Usa potrebbero ritirare fino a 50.000 soldati entro la fine dell'anno.

I presidenti americano ed iracheno saranno entrambi, domani, al Vertice dell'Onu a New York: "Sarà la prima volta in cinquant'anni - ha osservato Bush - che l'Iraq sarà rappresentato da leader democraticamente eletti".

Mercoledì 14 Settembre 2005

Iraq: Al Zarqawi annuncia guerra totale contro sciiti

ANSA.it, http://www.ansa.it, 14/09/2005

BAGHDAD - Ancora una volta, Baghdad ha vissuto un mercoledi' di sangue, con una nuova strage di sciiti e una raffica di otto autobomba che hanno provocato almeno 170 morti e oltre 240 feriti e sono state rivendicate dal braccio iracheno di Al Qaida, in risposta all'offensiva di governativi iracheni e marine Usa a Tal Afar, dove gli insorti hanno subito il colpo piu' duro dalla battaglia di Falluja, nel novembre 2004.

''Gioisci, oh Nazione dell'Islam, e celebra le brigate dell' Unificazione che sono uscite in cerca di morte a sostegno della fede e dei credenti, guidate dai battaglioni di Malik'', ha tuonato in un comunicato di rivendicazione Abu Maysara Al Iraqi, responsabile dell'informazione del braccio iracheno di Al Qaida, guidato dal super-ricercato giordano Abu Musab al-Zarqawi.

In un messaggio video, lo stesso Zarqawi, emiro di Al Qaida in Iraq, ha poi annunciato in serata una ''guerra totale'' contro gli sciiti, rafforzando i timori per quanto potrebbe accadere il 19 settembre a Karbala (a sud di Baghdad), dove un milione di pellegrini sono attesi per celebrare l'anniversario della nascita del Mahdi, dodicesimo e ultimo Imam sciita.

In una registrazione audio diffusa su internet, Zarqawi ha anche esortato i sunniti a ''uscire dal loro sonno'', affermando che ''la guerra di sterminio dei sunniti non si fermera' ''.

Per l'ennesima prova di forza nella capitale irachena, i seguaci di Zarqawi, come gia' in altre occasioni, hanno scelto un mercoledi', che e' coinciso con due importanti avvenimenti: l'odierna consegna della bozza della nuova Costituzione all'Onu, perche' proceda finalmente a stamparla in cinque milioni di copie in vista del referendum del 15 ottobre; e l'apertura del Vertice mondiale delle Nazioni Unite al Palazzo di Vetro a New York, con la partecipazione di una delegazione irachena guidata dal presidente Jalal Talabani.

Ma e' soprattutto per rispondere ai colpi subiti a Tal Afar, la cittadina a ridosso del confine con la Siria dove - tra morti e catturati - hanno perso quasi 500 miliziani e un'importante base logistica, che il braccio iracheno di Al Qaida sembra aver deciso di scatenare stamani l'inferno a Baghdad.

Il primo attentato con autobomba ha avuto per teatro il quartiere sciita di Kadhimiya, dove un kamikaze si e' fatto saltare in aria tra una folla di manovali in attesa di essere reclutati nella piazza Uruba, non lontano dal ponte degli imam che il 31 agosto era stato lo scenario dell'ecatombe di oltre mille pellegrini sciiti sul Tigri.

Dopo la prima, devastante esplosione, che ha provocato almeno 114 morti e 156 feriti, sono poi seguite altri otto attentati con autobombe e numerosi agguati contro pattuglie governative irachene e convogli di marine Usa (11 dei quali sono rimasti feriti).

Autobombe sono esplose nei quartieri di Ameriya e Al-Dil (ovest), Nuova Baghdad (sud), Salihiya (centro), vicino alla stazione ferroviaria internazionale ad Alawi e lungo il canale militare sul Tigri, con un bilancio complessivo di sette morti (compresi tre soldati governativi) e una trentina di feriti. Ma gli attentati piu' gravi sono stati quelli nei due quartieri sciiti di Dulaei e Shuala: nel primo, un'autobomba e' esplosa tra la gente in fila a un distributore per ricaricare bombole di gas (11 morti e 14 feriti), mentre nel secondo e' stato invece preso di mira un ufficio locale del leader sciita radicale Moqtada Sadr (5 morti e 22 feriti).

In serata, il ministro della difesa Sadun al-Dulaimi ha poi riferito che altri due attentati con autobomba sarebbero stati sventati dai soldati governativi, che avrebbero ucciso uno dei due kamikaze (un siriano) e catturato il secondo (un libico).

A Taji, nei sobborghi a nord di Baghdad, 17 sciiti sono stati inoltre prelevati poco prima dell'alba nelle loro abitazioni da uomini che indossavano uniformi della polizia e poi giustiziati in piazza con un colpo di pistola alla tesa. In un primo momento, si e' pensato a una spietata esecuzione a opera di insorti sunniti camuffati da poliziotti, ma e' poi emerso che l' eccidio sarebbe collegato a una sanguinosa faida tra due clan rivali della stessa tribu' sciita.

Ma a dispetto dell'esplosiva situazione, decine di pellegrini sciiti - uomini, donne e ragazzi con la fronte cinta da una fascia verde - si sono messi in marcia gia' oggi da Baghdad verso Karbala (un centinaia di chilometri a sud della capitale), dove lunedi' prossimo sono attesi centinaia di migliaia di fedeli per celebrare la nascita (nell'868) dell'ultimo imam sciita, che sarebbe stato ''nascosto'' da Dio per ritornare un giorno a ''ristabilire la giustizia''.

Domenica, le forze di sicurezza hanno scoperto a Karbala un camion con un carico di 16 bombe, 400 bombole di gas e un razzo terra-aria collegati da un dispositivo a tempo, e questo non ha fatto che accrescere l'allarme per un nuovo bagno di sangue.

Legge elettorale: Pera, preoccupato per ritorno a passato

ANSA.it, http://www.ansa.it, 14/09/2005

»FINI, AN VOTA LA RIFORMA ELETTORALE SOLO DOPO LA DEVOLUTION

»GIUSTIZIA: CAMERA BOCCIA ART.2 TESTO INAPPELLABILITA'

»LEGGE ELETTORALE, UNIONE BOICOTTERA' LAVORI PARLAMENTO

»LEGGE ELETTORALE: BERLUSCONI, C'E' ACCORDO ANDARE AVANTI

»LEGGE ELETTORALE: CAMERA: LA RUSSA, DISCUTIAMO SUL TESTO

»LEGGE ELETTORALE: UDC PROPONE ABOLIZIONE SOGLIA 4%

ROMA - ''In queste ore sono preoccupato per la questione della legge elettorale''. Lo dice il presidente del Senato, Marcello Pera alla festa dei giovani di An.

''C'e' il rischio - dice Pera - di un ritorno alla democrazia che abbiamo sperimentato per cinquant'anni, in cui il voto non andava ad un governante possibile ma a un partito, a una lista e poi nessuno poteva controllare il seguito di quel voto''.

Sono convinto della democrazia dell'alternanza - dice ancora il presidente del Senato - che è il sistema che consente ai cittadini di essere loro gli arbitri. Secondo Pera, la strada da seguire è quella della semplificazione.

E in questo senso indica la prospettiva del partito dei moderati. "Credo ancora che il partito unico o il partito unitario sarebbe una opportunità. Considero un ritardo storico del centrodestra il fatto di non averlo messo in cantiere prima, seguendo i modelli di altri paesi come la Spagna e la Germania. In questi paesi non c'é l'atomizzazione dei partiti. Per questo ho fatto il tifo per il partito unico e sono rimasto deluso quando questa creatura non è nata".

Vertice Onu: Bush, sconfiggere i terroristi con le idee

ANSA.it, http://www.ansa.it, 14/09/2005

»ONU: BERLUSCONI, ITALIA PUO' AVERE SEGGIO A ROTAZIONE

»ONU: ACCORDO AL RIBASSO, NON DECOLLANO I SOGNI DELL'ONU

»ONU: VERTICE; ANNAN CERCA FIDUCIA PER SE' E NAZIONI UNITE

NEW YORK - ''Dobbiamo battere i terroristi sul terreno di battaglia, ma dobbiamo anche sconfiggersi nella battaglia delle idee'', offrendo una visione di speranza piu' forte ''della loro visione di odio e morte''. Bush lo ha detto parlano al Vertice dell'Onu.

L'avanzata della liberta' e della democrazia e' la missione dell'Onu, che deve agire ''con integrita', applicando a se stessa gli standard che chiede agli altri. Fare avanzare i diritti dell'uomo e' fare avanzare la sicurezza globale.

Lo ha detto il presidente George W. Bush, parlando all'Onu e insistendo per la riforma dell'organizzazione internazionale: ''Gli Stati Uniti continueranno a guidare il negoziato che continua su questo punto''.