DEI RICCHI

2005 - Giugno - Settimana 3

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Indice dei giorni


15/06/2005 * 16/06/2005 * 17/06/2005 * 18/06/2005 * 19/06/2005 * 20/06/2005 * 21/06/2005 *

Mercoledì 15 Giugno 2005

Referendum sulla procreazione, il giorno del bilancio

Rai.it, http://www.rai.it/news/articolonews/0,9217,112710,00.html, 15/06/2005

Istituzioni

Dopo il fallimento della consultazione

Un risultato peggiore delle previsioni più pessismistiche. Con un'adesione al 25,9% il referendum del 12 e 13 giugno si fissa come una vera e propria debacle. I commenti del mondo politico e religioso

Un risultato "al di là di quello che era presumibile". Parole piene di soddisfazione quelle del cardinal Camillo Ruini, uno dei grandi vincitori del referendum sulla fecondazione, ispiratore del movimento pro astensione. E' stato lui a sollecitare la costituzione del comitato dei 120 saggi che hanno difeso il principio in base al quale "sulla vita non si vota".

Ma non tiene affatto a considerarsi un vincitore: "Io non ho combattuto per vincere, non ho vinto- ha detto il capo dei vescovi- ho cercato soltanto di fare il mio dovere di vescovo e di ascoltare la mia coscienza di uomo, di cristiano, di cittadino. Gli italiani si sono dimostrati un popolo maturo"; e sul futuro della legge 40, che con il mancato quorum resta inalterata, aggiunge: "Tutto può essere migliorato, ma non certo stravolto e non radicalmente peggiorato".

E' il giorno delle riflessioni. Il risultato ottenuto dal Referendum sulla procreazione si fissa come la peggiore performance di un istituto che da qualche anno a questa parte sembra davvero aver perso il suo significato più vero. Da strumento che consente agli italiani di intervenire sulle decisioni prese dal Parlamento, pare essersi trasformato in una scocciatura. Sarà forse, come dice il leghista e ministro del Welfare Roberto Maroni, per colpa "dell'abuso che se ne fa su argomenti che i cittadini non sentono".

Ma resta il fatto che è andata peggio delle peggiori previsioni: "Siamo mille chilometri lontano dalle peggiori previsioni dei sondaggisti piu' pessimisti- commenta il segretario dei Radicali Daniele Capezzone- ora dobbiamo fare una riflessione spietata, senza sconti". Capezzone non crede "che abbiano prevalso le ragioni degli astensionisti", pensa, semmai, "a qualcosa di piu' preoccupante, ovvero a un riflesso generalizzato di indifferenza e sfiducia di tanti onesti cittadini circa la loro possibilita' di poter cambiare le cose con il proprio voto". Il timore, poi, è rivolto ai "troppi becchini frettolosi, tanto desiderosi di sottrarre questo istituto di democrazia diretta ai cittadini". La collega di partito Emma Bonino trae conclusioni anche più nefaste: "Con l'insuccesso del referendum si sancisce la fine della laicità dello Stato". Non da meno la preoccupazione per la legge sull'aborto: "Ho fondati motivi per credere che il prossimo passo saranno ricorsi alla Consulta su una legge di civilta' (la 194, n.d.r) che e' passata in Italia nell'81 e che oggi rischia di essere messa in discussione".

Fondati, sì. Almeno stando alle dichiarazioni rese a 'La Stampa' da Enrico La Loggia, deputato di Forza Italia e ministro per gli Affari Regionali: "Sulla 194 si puo' cominciare ad aprire una riflessione perche' l'Italia di oggi si e' dimostrata diversa da quella di ieri, piu' attenta ai valori della tradizione cattolica".

In casa Cdl, intanto, l'esito referendario rischia di avere pesanti ripercussioni. Almeno in Alleanza Nazionale. Nel partito, allineato sull'astensionismo, le frizioni sono cominciate qualche settimana fa, quando Gianfranco Fini espresse pubblicamente le sue intenzioni di voto. Da quei "tre sì e un no" si è scatenata una ridda di malumori tale da far ipotizzare, a referendum fallito, le sue dimissioni da segretario del partito. Oggi, non a torto, Fini si domanda "cosa c'entri la politica con i quesiti referendari". Personalmente, spiega, "non mi sono mai chiesto se votare fosse politicamente utile. Ero e resto convinto che fosse moralmente giusto, per tutelare la ricerca scientifica e la salute della madre. Dopo l'esito del referendum non ho cambiato idea, non sara' qualche polemica politica a turbare la certezza che ho di essere in pace con la mia coscienza". E non pensa affatto alle dimissioni.

Il 12 e il 13 giugno non sono la rivincita su Porta Pia ma la vittoria del buon senso, da gestire con grande sobrieta' e misura è il commento del 'collega' di coalizione Marco Follini, segretario dell'Udc. Per il leader centrista "e' la vittoria di un'Italia profonda, che non si mette in vetrina ma custodisce i valori del buon senso e della prudenza". "La vittoria dell'astensionismo non e' la vittoria dell'integralismo- spiega- credo che questo risultato imponga una misura che in alcuni casi e' stata travalicata durante la campagna elettorale. Partiamo dal principio che Veronesi (per il sì, n.d.r) non e' la reincarnazione del dottor Mengele e che ne' Pera ne' Casini ne' Rutelli (pro astensione, n.d.r) sono i nipotini dell'inquisitore Torquemanda. Togliamo di mezzo gli eccessi e recuperiamo il senso della misura".

Non è d'accordo il leader dell'Unione di centrosinistra, Romano Prodi. Nonostante il risultato negativo del referendum difende la posizione di chi, come lui, e' andato a votare. "Io sono andato a votare - e l'ho dichiarato prima ancora che ne nascessero delle polemiche, lo vorrei sottolienare ancora una volta - e ritengo oggi, anche dopo il risultato, che un uomo pubblico impegnato in politica, quando viene chiamato a votare debba andare a votare". "Avevo ripetutamente chiesto- precisa- un riesame parlamentare della legge dato che io ero contrario e lo dichiarai fin dall'inizio che non si doveva affrontare un problema cosi' complesso con un referendum. Questo non e' stato concesso. Siamo arrivati al referendum, e come in tutti gli ultimi referendum- conclude- non si e' raggiunto il quorum. Quindi io ne traggo una conseguenza importante: noi dobbiamo fare una riflessione sull'istituto referendario".

Sull'esito referendario concorda, invece, con Follini, il leader della Margherita Francesco Rutelli, che nella partita in corso con i prodiani si presenta più forte alla resa dei conti, che pare a un passo. "Una grande prova di buon senso" ha commentato salutando la vittoria del fronte astensionista. Ma si dici convinto, anche, che "sarà possibile già da domani lavorare insieme per migliorare la legge senza stravolgerla, perche' il giudizio degli italiani è chiaro".

L'astensione ha reso inutile il referendum, ma non ha reso intoccabile la legge 40 e quindi la parola torna al Parlamento. Li' noi ci batteremo per migliorarla. Questo, d'altro canto, il punto della situazione fatto dal segretario dei Ds, Piero Fassino. In un'intervista a 'Repubblica', assicura che "non c'e' alcun automatismo tra le vicende referendarie e la dialettica politica. Io e Fini abbiamo votato nello stesso modo, ma non faremo insieme una maggioranza. Pera e Rutelli - prosegue - si sono astenuti e anche loro non stringeranno nuove alleanze". "Dieci anni dopo la fine della Dc- commenta- qualcuno puo' essere indotto, sulla base del voto di ieri e della partecipazione attiva della Chiesa, a far tornare di attualita' l'unita' politica dei cattolici. E' un'illusione perche' la societa' italiana e' piu' avanti e piu' laica".

L'esito del referendum sulla fecondazione, "ci dà l'assoluta certezza che i moderati in Italia sono maggioranza". Il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, interviene invece per la prima volta sull'argomento referendum e a giochi conclusi. Ha scelto il silenzio per "non dividere il Paese". Il premier si è astenuto dal voto. Oggi, rileva che "le persone di buon senso e di buona volonta' in Italia sono la maggioranza, siamo maggioranza nel paese".

Immigrazione. Pisanu: niente giustifica reazioni xenofobe

Rai.it, http://www.rai.it/news, 15/06/2005

Nessuno può farsi giustizia da sé. Nemmeno il più atroce dei delitti può giustificare reazioni razziste o xenofobe nei confronti degli immigrati. Il ministro dell'Interno, Giuseppe Pisanu, interpellato dall'Ansa, torna sulla vicenda di Varese. "Già ieri l'avevo detto con chiarezza, ma evidentemente non c'è peggior sordo di chi non vuol sentire".

Dati alla mano, insisto nel dire che l' immigrazione clandestina è un grave, crescente pericolo per la sicurezza e l'ordine pubblico nel nostro Paese e che pertanto deve essere contrastata e controllata efficacemente nel rispetto delle leggi e convenzioni internazionali, ha detto il ministro dell'Interno.

Continuo a sperare che il Parlamento mi chiami a riferire dettagliatamente sull' immigrazione, anche in vista, se lo riterrà opportuno, di sue specifiche decisioni di indirizzo, ha detto Pisanu.

Di fronte a una minaccia "grave" come quella dell'immigrazione clandestina "si comporta da irresponsabile chi propone di aprire indiscriminatamente le frontiere e nello stesso tempo di chiudere i centri di permanenza temporanea", ha affermato il ministro dell'Interno.

Onu, camera Usa vota taglio fondi

Ultim'ora Televideo, http://www.televideo.rai.it, 15/06/2005

La Camera dei rappresentanti ha votato una legge che, se ratificata anche al Senato, taglierà di 22 milioni di dollari il contributo annuale Usa all'Onu. La proposta, però, non specifica dove verrebbero effettuati i tagli del finanziamento americano.

Governo. Scajola: 'Mai detto tagli Irap subito. Li faremo dal 2006'. Montezemolo: 'Un'altra occasione persa'

Rai.it, http://www.rai.it/news, 15/06/2005

Non abbiamo mai detto che la manovra sull'Irap sarebbe partita nel 2005. La faremo in tre tappe e partiremo dal 2006. a poche ore di distanza dal sofferto varo dei tagli all'Irap da parte del governo, il ministro delle Attività produttive Claudio Scajola spiega così il rinvio all'anno prossimo, che il presidente di Confindustria Luca Cordero di Montezemolo boccia senza appello: "Un'altra occasione persa".

Raggiunto a margine dell'assemblea di Confartigianato, Scajola spiega "che nel confronto ieri si e' evidenziata una differenza fortissima tra le diverse parti sociali e quindi è stato deciso che la manovra non si anticipasse". Il provvedimento, aggiunge il ministro, "sara' in finanziaria e troverà spazio anche nel Dpef, che sara' anticipato".

Ma la riunione di ieri notte ha messo in evidenza fortissimi contrasti interni alla maggioranza: "C'è stato un confronto aperto - ammette Scajola - e abbiamo deciso il rinvio con assoluta serenità, tutti insieme, evidenziando bene tutte le posizioni. Non farei - conclude - dietrologie tra buoni e cattivi".

Constatata l'opposizione di giulio Tremonti e della Lega Nord ad un innalzamento dell'Iva, il governo ieri notte ha bloccato gli sgravi Irap dal 2005, rinviandoli al 2006 e ad una progressione di 3 anni, quindi fino al 2008.

E' un ulteriore occasione perduta e un'ulteriore dimostrazione che la competitivita' del sistema delle imprese che sono la colonna portante del Paese e la competitività dell'economia in momenti cosi' negativi non sono la priorità di questo governo, commenta Luca Cordero di Montezemolo.

Governo. Scajola: 'Mai detto tagli Irap subito. Li faremo dal 2006'. Montezemolo: 'Un'altra occasione persa'

Rai.it, http://www.rai.it/news, 15/06/2005

Non abbiamo mai detto che la manovra sull'Irap sarebbe partita nel 2005. La faremo in tre tappe e partiremo dal 2006. a poche ore di distanza dal sofferto varo dei tagli all'Irap da parte del governo, il ministro delle Attività produttive Claudio Scajola spiega così il rinvio all'anno prossimo, che il presidente di Confindustria Luca Cordero di Montezemolo boccia senza appello: "Un'altra occasione persa".

Raggiunto a margine dell'assemblea di Confartigianato, Scajola spiega "che nel confronto ieri si e' evidenziata una differenza fortissima tra le diverse parti sociali e quindi è stato deciso che la manovra non si anticipasse". Il provvedimento, aggiunge il ministro, "sara' in finanziaria e troverà spazio anche nel Dpef, che sara' anticipato".

Ma la riunione di ieri notte ha messo in evidenza fortissimi contrasti interni alla maggioranza: "C'è stato un confronto aperto - ammette Scajola - e abbiamo deciso il rinvio con assoluta serenità, tutti insieme, evidenziando bene tutte le posizioni. Non farei - conclude - dietrologie tra buoni e cattivi".

Constatata l'opposizione di giulio Tremonti e della Lega Nord ad un innalzamento dell'Iva, il governo ieri notte ha bloccato gli sgravi Irap dal 2005, rinviandoli al 2006 e ad una progressione di 3 anni, quindi fino al 2008.

E' un ulteriore occasione perduta e un'ulteriore dimostrazione che la competitivita' del sistema delle imprese che sono la colonna portante del Paese e la competitività dell'economia in momenti cosi' negativi non sono la priorità di questo governo, commenta Luca Cordero di Montezemolo.

Onu, camera Usa vota taglio fondi

Ultim'ora Televideo, http://www.televideo.rai.it, 15/06/2005

La Camera dei rappresentanti ha votato una legge che, se ratificata anche al Senato, taglierà di 22 milioni di dollari il contributo annuale Usa all'Onu. La proposta, però, non specifica dove verrebbero effettuati i tagli del finanziamento americano.

Giovedì 16 Giugno 2005

Conti pubblici. Berlusconi: smettiamola di preoccuparci, l'economia tiene

Rai.it, http://www.rai.it/news, 16/06/2005

Non capisco queste preoccupazioni, c'e' tutta l'Europa che non si sviluppa - ha affermato Berlusconi - la nostra situazione tutto sommato e' migliore di quella di altri paesi, tra cui i due giganti che sono la Francia e la Germania. "Dobbiamo prendere dei provvedimenti e li stiamo prendendo, con prudenza e con pazienza", ha assicurato il premier. "Noi faremo bene come sempre, senza preoccupazioni - ha insistito Berlusconi incalzato dalle domande dei giornalisti riguardo i provvedimenti da assumere per ottemperare alle richieste della Commissione - e smettiamola di preoccuparci, noi abbiamo un sommerso del 40%, ma vi sembra che la nostra economia non tenga? Ma andiamo...".

Berlusconi ha sottolineato che il vertice Ue di oggi e domani, a Bruxelles, non si occuperà della procedura contro l'Italia: "No, di questo non se ne parla".

Secondo il premier si tratta di "uno scontro contabile: ci sono diverse interpretazioni delle norme contabili".

Conti pubblici. Commercio estero, Italia di male in peggio: ad aprile deficit di 1,3 mld.

Rai.it, http://www.rai.it/news, 16/06/2005

E' la bolletta petrolifera a condizionare la nostra bilancia commerciale

Continua ad aggravarsi il bilancio commerciale italiano: ad aprile sugli scambi complessivi l'Italia ha accusato un deficit da 1 miliardo 354 milioni di euro, molto superiore al deficit di 155 milioni di euro nello stesso mese dello scorso anno. Lo comunica l'Istat, precisando che rispetto ad aprile 2004 le importazioni, con un +6,5%, sono cresciute ad un ritmo ben superiore all'export (+1,6%).

Tra marzo ed aprile le esportazioni sono aumentate del 0,8% mentre l'import è aumentato del +0,4%. Pesante il bilancio dei primi quattro mesi dell'anno: da gennaio ad aprile l'Italia ha accumulato un passivo da ben 5 miliardi 854 milioni di euro rispetto ad un disavanzo di 2 miliardi e 866 milioni di euro rilevato nei primi quattro mesi del 2004. I tecnici Istat precisano che questo dato, che è il peggiore almeno dal 1991, deriva per l'85% del peggioramento del saldo del commercio di prodotti petroliferi grezzi e gas naturale. Sulla media del periodo, aggiunge l'Istat, l'import è cresciuto dell'8,2% su base annua, mentre le esportazioni del 5,0%.

Non è solo questione di euro forte: ad aprile è salito anche il deficit italiano con i paesi dell'Unione Europea, attestandosi a 368 milioni di euro rispetto ad un deficit di 109 milioni euro registrato nello stesso mese dello scorso anno.

Conti pubblici. Commercio estero, Italia di male in peggio: ad aprile deficit di 1,3 mld.

Rai.it, http://www.rai.it/news, 16/06/2005

Continua ad aggravarsi il bilancio commerciale italiano: ad aprile sugli scambi complessivi l'Italia ha accusato un deficit da 1 miliardo 354 milioni di euro, molto superiore al deficit di 155 milioni di euro nello stesso mese dello scorso anno. Lo comunica l'Istat, precisando che rispetto ad aprile 2004 le importazioni, con un +6,5%, sono cresciute ad un ritmo ben superiore all'export (+1,6%).

Tra marzo ed aprile le esportazioni sono aumentate del 0,8% mentre l'import è aumentato del +0,4%. Pesante il bilancio dei primi quattro mesi dell'anno: da gennaio ad aprile l'Italia ha accumulato un passivo da ben 5 miliardi 854 milioni di euro rispetto ad un disavanzo di 2 miliardi e 866 milioni di euro rilevato nei primi quattro mesi del 2004. I tecnici Istat precisano che questo dato, che è il peggiore almeno dal 1991, deriva per l'85% del peggioramento del saldo del commercio di prodotti petroliferi grezzi e gas naturale. Sulla media del periodo, aggiunge l'Istat, l'import è cresciuto dell'8,2% su base annua, mentre le esportazioni del 5,0%.

Non è solo questione di euro forte: ad aprile è salito anche il deficit italiano con i paesi dell'Unione Europea, attestandosi a 368 milioni di euro rispetto ad un deficit di 109 milioni euro registrato nello stesso mese dello scorso anno.

Conti pubblici. Berlusconi: smettiamola di preoccuparci, l'economia tiene

Rai.it, http://www.rai.it/news, 16/06/2005

Non capisco queste preoccupazioni, c'e' tutta l'Europa che non si sviluppa - ha affermato Berlusconi - la nostra situazione tutto sommato e' migliore di quella di altri paesi, tra cui i due giganti che sono la Francia e la Germania. "Dobbiamo prendere dei provvedimenti e li stiamo prendendo, con prudenza e con pazienza", ha assicurato il premier. "Noi faremo bene come sempre, senza preoccupazioni - ha insistito Berlusconi incalzato dalle domande dei giornalisti riguardo i provvedimenti da assumere per ottemperare alle richieste della Commissione - e smettiamola di preoccuparci, noi abbiamo un sommerso del 40%, ma vi sembra che la nostra economia non tenga? Ma andiamo...".

Berlusconi ha sottolineato che il vertice Ue di oggi e domani, a Bruxelles, non si occuperà della procedura contro l'Italia: "No, di questo non se ne parla".

Secondo il premier si tratta di "uno scontro contabile: ci sono diverse interpretazioni delle norme contabili".

Usa, battuta d'arresto per 'Patriot act'

Ultim'ora Televideo, http://www.televideo.rai.it, 16/06/2005

Frena nel Congresso Usa l'iter per il rinnovo del 'Patriot act', la legge speciale antiterrorismo varata negli Stati Uniti dopo l'attacco dell'11 settembre 2001,che dovrebbe essere in gran parte rinnovata entro la fine del 2005. Malgrado la minaccia di veto del presidente George W. Bush,la Camera dei rappresentanti ha votato contro i poteri attribuiti all'Fbi e al dipartimento di Giustizia di consultare gli archivi di biblioteche e librerie.Il 'Patriot act' è stato criticato dalle associazioni per i diritti civili.

Venerdì 17 Giugno 2005

Cina, Microsoft e il compromesso della censura

Rai.it, http://www.rai.it/news, 17/06/2005

Cina, Microsoft e il compromesso della censura

Il nuovo servizio fornito dalla societa' statunitense, fortemente criticato dai gruppi per i diritti civili, prevede la rimozione di termini sensibili come "democrazia" e "liberta'" dal suo portale in lingua cinese, impedendo ai "bloggers" cinesi di utilizzarli nei loro siti

La compagnia informatica Microsoft ha stipulato un contratto con le autorita' comuniste cinesi per il controllo delle informazioni sulla rete Internet. Il nuovo servizio fornito dalla societa' statunitense, fortemente criticato dai gruppi per i diritti civili, prevede la rimozione di termini sensibili come "democrazia" e "liberta'" dal suo portale in lingua cinese, impedendo ai "bloggers" cinesi di utilizzarli nei loro siti.

La censura, come osserva il quotidiano The Guardian, rende impossibile qualsiasi discussione politica, dato che l'uso di termini come "socialismo", "comunismo" e "capitalismo" e' limitato solo ad alcuni casi, mentre le espressioni come "Indipendenza di Taiwan", "Tiennanmen", "terrorismo" e "manifestazione" sono tabu'.

Un portavoce della Microsoft ha riferito che le restrizioni imposte sono il prezzo pagato dalla societa' per permettere la creazione di blog nella Repubblica popolare. "Seppure con i filtri - ha detto Adam Sohn, direttore della divisione commerciale della Msn - stiamo aiutando milioni di persone a comunicare e condividere informazioni".

Il governo cinese sta dunque portando avanti con successo l'opera di censura dei siti Internet, deludendo le speranze di chi sperava che l'accesso al web sarebbe riuscito a minare il regime della Repubblica Popolare. I navigatori cinesi, come ha riportato il Washington Posto non più di un mese fa, non hanno infatti accesso alle pagine dedicate alla questione dell'indipendenza di Taiwan, al movimento Falun Gong, al Dalai Lama, ai fatti di Piazza Tiananmen e a tutti quei temi "sgraditi" al governo di Pechino.

Si tratta di informazioni arrivate grazie a uno studio condotto dalle Universita' di Harvard (Usa), Toronto (Canada) e Cambridge (Regno Unito): nel rapporto si sostiene, in sintesi, che la Cina adopera "i mezzi piu' disparati e le tecnologie piu' avanzate al mondo per creare un sistema di filtro a Internet". Pechino e' da tempo nel mirino della comunita' internazionale non solo per quanto riguarda la liberta' d'informazione, ma anche per le violazioni dei diritti umani. All'inizio dell'anno, la Repubblica Popolare e gli Stati Uniti avevano concordato una soluzione di "non belligeranza" in merito alla questione dei diritti umani: nell'ambito del patto, Pechino ha liberato la nota prigioniera politica Rebiya Kadeer e Washington si e' astenuta dal citare la Cina davanti alla commissione Onu per i Diritti umani di Ginevra.

Per poter continuare il suo servizio di blog, il colosso di Redmond sigla un patto con Pechino

Rai.it, http://www.rai.it/news/articolonews/0,9217,112788,00.html, 17/06/2005

Cina, Microsoft e il compromesso della censura

Il nuovo servizio fornito dalla societa' statunitense, fortemente criticato dai gruppi per i diritti civili, prevede la rimozione di termini sensibili come "democrazia" e "liberta'" dal suo portale in lingua cinese, impedendo ai "bloggers" cinesi di utilizzarli nei loro siti

La compagnia informatica Microsoft ha stipulato un contratto con le autorita' comuniste cinesi per il controllo delle informazioni sulla rete Internet. Il nuovo servizio fornito dalla societa' statunitense, fortemente criticato dai gruppi per i diritti civili, prevede la rimozione di termini sensibili come "democrazia" e "liberta'" dal suo portale in lingua cinese, impedendo ai "bloggers" cinesi di utilizzarli nei loro siti.

La censura, come osserva il quotidiano The Guardian, rende impossibile qualsiasi discussione politica, dato che l'uso di termini come "socialismo", "comunismo" e "capitalismo" e' limitato solo ad alcuni casi, mentre le espressioni come "Indipendenza di Taiwan", "Tiennanmen", "terrorismo" e "manifestazione" sono tabu'.

Un portavoce della Microsoft ha riferito che le restrizioni imposte sono il prezzo pagato dalla societa' per permettere la creazione di blog nella Repubblica popolare. "Seppure con i filtri - ha detto Adam Sohn, direttore della divisione commerciale della Msn - stiamo aiutando milioni di persone a comunicare e condividere informazioni".

Il governo cinese sta dunque portando avanti con successo l'opera di censura dei siti Internet, deludendo le speranze di chi sperava che l'accesso al web sarebbe riuscito a minare il regime della Repubblica Popolare. I navigatori cinesi, come ha riportato il Washington Posto non più di un mese fa, non hanno infatti accesso alle pagine dedicate alla questione dell'indipendenza di Taiwan, al movimento Falun Gong, al Dalai Lama, ai fatti di Piazza Tiananmen e a tutti quei temi "sgraditi" al governo di Pechino.

Si tratta di informazioni arrivate grazie a uno studio condotto dalle Universita' di Harvard (Usa), Toronto (Canada) e Cambridge (Regno Unito): nel rapporto si sostiene, in sintesi, che la Cina adopera "i mezzi piu' disparati e le tecnologie piu' avanzate al mondo per creare un sistema di filtro a Internet". Pechino e' da tempo nel mirino della comunita' internazionale non solo per quanto riguarda la liberta' d'informazione, ma anche per le violazioni dei diritti umani. All'inizio dell'anno, la Repubblica Popolare e gli Stati Uniti avevano concordato una soluzione di "non belligeranza" in merito alla questione dei diritti umani: nell'ambito del patto, Pechino ha liberato la nota prigioniera politica Rebiya Kadeer e Washington si e' astenuta dal citare la Cina davanti alla commissione Onu per i Diritti umani di Ginevra.

Sabato 18 Giugno 2005

Yukos: maxi indennizzo a 13 banche

ANSA.it, http://www.ansa.it, 18/06/2005

Tribunale Londra su default prestito da 1 miliardo dollari

(ANSA) - ROMA, 18 giu - Un tribunale di Londra ha assegnato a 13 grandi banche, tra cui Citigroup e Deutsche Bank, un indennizzo per 482 mln di dollari da Yukos. L'indennizzo e' stato deciso in seguito al default su un prestito da 1 mld di dollari concesso nel luglio 2003. Lo riferisce l'agenzia Bloomberg. Il default, secondo le accuse dei creditori, si e' verificato nel luglio 2004, dopo che i magistrati russi hanno congelato gli asset del gigante petrolifero per un contenzioso fiscale da 3,3 miliardi di dollari.

Ue, Blair fa saltare il negoziato niente bilancio 2007-2013

Repubblica, http://www.repubblica.it/2005/f/sezioni/esteri/olandarefe/nobilancioue/nobilancioue.html, 18/06/2005

Bruxelles, un altro fallimento per l'Europa unita. La Gran Bretagna non rinuncia al suo "sconto". Fini: "Crisi politica, non finanziaria"

Anche Svezia e Olanda hanno chiesto una riduzione del loro contributo

Dure critiche di Schroeder e Chirac all'"egoismo" di alcuni Paesi

BRUXELLES - Prima la Costituzione, ora il bilancio. Doppio fallimento negoziale per l'Unione europea, che nel giro di 48 ore ha prima messo da parte, a tempo indeterminato, la Costituzione, e poi ha preso atto dell'impossibilità dei Venticinque di trovare un accordo sul bilancio comunitario per il periodo 2007-2013.

L'Europa uscita dal summit di Bruxelles è divisa e in "crisi profonda", come ha detto il presidente di turno dell'Ue, il lussemburghese Jean Claude Juncker. Ma una crisi politica, non finanziaria, ha voluto sottolineare il ministro degli esteri Gianfranco Fini, mostrando ancora una volta una diversità di vedute nei confronti del premier Silvio Berlusconi, che ha invitato invece a non drammatizzare.

Il mancato accordo di Bruxelles non impedisce all'Unione Europea di continuare a funzionare - ha commentato Fini - ma dimostra che l'Europa rischia di perdere il suo fascino ideale. "Molti governi - ha aggiunto - sono sempre meno disposti a sacrificare i loro interessi nazionali nel nome dell'integrazione europea. Non è egoismo, ma crisi di fiducia. E' sterile cercare un colpevole cui addossare la responsabilità". "Bisogna comprendere che la crisi dell'Ue non è finanziaria, è politica".

Archiviata la Costituzione (argomento trattato giovedì), Juncker, ha tentato di tutto per chiudere con un successo la giornata di ieri, dedicata al bilancio. E' ricorso all'astuzia diplomatica per cui è famoso, ma anche ai muscoli, costringendo i leader europei a quindici estenuanti ore di negoziato. Uno sforzo che si è rivelato inutile. "Eravamo vicinissimi all'accordo - ha spiegato nella conferenza stampa finale tenuta all'una del mattino - ma alcune delegazioni, di cui non farò i nomi, non hanno la volontà di chiudere".

Il nome taciuto, non è un segreto, è quello di Tony Blair, che si è assunto la responsabilità di far fallire il negoziato. Il premier inglese, infatti, ha rifiutato ritocchi allo 'sconto', il rimborso (5,3 miliardi di euro per quest'anno, ma in crescita) che la Gran Bretagna ottiene dall'Ue dal 1984. Un "contributo" che tutti i partner europei considerano ormai un costossimo anacronismo.

Nella scia del Regno Unito si è messo qualche altro Paese, come Olanda e Svezia che chiedevano un ridimensionamento dei propri contributi alle casse dell'Unione ma, senza l'ostinazione di Londra, sarebbero state posizioni recuperabili.

Impietosa la descrizione che Juncker ha dato dell'Europa: "Vi diranno che non è crisi", ha detto, "non è vero". Poi, senza rinunciare alla solita ironia, ha aggiunto che nei prossimi giorni sarà in visita ufficiale a Washington per spiegare al presidente americano "il vigore e la forza" dell'Europa.

Ci sono due idee a confronto ha continuato Juncker, "quella di coloro che vogliono l'Ue solo come un mercato unico, anche se di alto livello, e quella di coloro che la vogliono integrata politicamente". Il premier del Granducato ha dichiarato di aver addirittura provato "vergogna" quando i dieci Paesi entrati nell'Ue a maggio 2004 hanno fatto un estremo, generoso tentativo di salvare l'accordo offrendo di sacrificare parte delle loro risorse economiche pur di far quadrare i conti.

Non è servito. Al termine del Consiglio il cancelliere tedesco, Gerhard Schroeder, se l'è presa con "la posizione inflessibile degli inglesi e degli olandesi" che ha impedito un accordo altrimenti "possibile". "Non è un buon giorno per l'Europa", ha aggiunto sottolineando che la Gran Bretagna non era pronta al compromesso e ciò "è deplorevole".

Duro anche il presidente francese, Jacques Chirac, che si è lamentato del fatto che Blair abbia voluto "conservare per intero lo sconto" e che ha anche accusato di "egoismo" qualche altro Paese che non ha voluto nominare. Blair ha risposto asserendo di non essersi affatto trovato "isolato" la tavolo del negoziato mentre il suo ministro degli Esteri, Jack Straw, ha candidamente annunciato che la Gran Bretagna, durante il suo semestre di presidenza dell'Ue che ha inizio il prossimo luglio, tenterà di raggiungere un accordo sulle prospettive finanziarie.

Casa: nuovo boom legato a vacanze

ANSA.it, http://www.ansa.it, 18/06/2005

Crescono compravendite in localita' villeggiatura e prezzi

Sembra fermo il boom nel mattone nelle grandi citta', mentre e' partita la corsa agli immobili legati a vacanze e tempo libero. Il settore, secondo i primi dati emersi in occasione del convegno 'Real estate nel tempo libero', mostra un mercato in forte crescita nel numero delle compravendite (+7,5%) e nei valori, con prezzi che segnano un incremento medio dell'8,1% rispetto all'anno precedente e punte di oltre il 20% in alcune localita' della Liguria, Puglia, Sicilia e Sardegna.

Casa: nuovo boom legato a vacanze

ANSA.it, http://www.ansa.it, 18/06/2005

Crescono compravendite in localita' villeggiatura e prezzi

(ANSA) - RICCIONE (RIMINI), 18 GIU - Sembra fermo il boom nel mattone nelle grandi citta', mentre e' partita la corsa agli immobili legati a vacanze e tempo libero. Il settore, secondo i primi dati emersi in occasione del convegno 'Real estate nel tempo libero', mostra un mercato in forte crescita nel numero delle compravendite (+7,5%) e nei valori, con prezzi che segnano un incremento medio dell'8,1% rispetto all'anno precedente e punte di oltre il 20% in alcune localita' della Liguria, Puglia, Sicilia e Sardegna.

Yukos: maxi indennizzo a 13 banche

ANSA.it, http://www.ansa.it, 18/06/2005

Tribunale Londra su default prestito da 1 miliardo dollari

Un tribunale di Londra ha assegnato a 13 grandi banche, tra cui Citigroup e Deutsche Bank, un indennizzo per 482 mln di dollari da Yukos. L'indennizzo e' stato deciso in seguito al default su un prestito da 1 mld di dollari concesso nel luglio 2003. Lo riferisce l'agenzia Bloomberg. Il default, secondo le accuse dei creditori, si e' verificato nel luglio 2004, dopo che i magistrati russi hanno congelato gli asset del gigante petrolifero per un contenzioso fiscale da 3,3 miliardi di dollari.

Ue, Blair fa saltare il negoziato niente bilancio 2007-2013

Repubblica, http://www.repubblica.it/2005/f/sezioni/esteri/olandarefe/nobilancioue/nobilancioue.html, 18/06/2005

Bruxelles, un altro fallimento per l'Europa unita. La Gran Bretagna non rinuncia al suo "sconto". Fini: "Crisi politica, non finanziaria"

Anche Svezia e Olanda hanno chiesto una riduzione del loro contributo

Dure critiche di Schroeder e Chirac all'"egoismo" di alcuni Paesi

BRUXELLES - Prima la Costituzione, ora il bilancio. Doppio fallimento negoziale per l'Unione europea, che nel giro di 48 ore ha prima messo da parte, a tempo indeterminato, la Costituzione, e poi ha preso atto dell'impossibilità dei Venticinque di trovare un accordo sul bilancio comunitario per il periodo 2007-2013.

L'Europa uscita dal summit di Bruxelles è divisa e in "crisi profonda", come ha detto il presidente di turno dell'Ue, il lussemburghese Jean Claude Juncker. Ma una crisi politica, non finanziaria, ha voluto sottolineare il ministro degli esteri Gianfranco Fini, mostrando ancora una volta una diversità di vedute nei confronti del premier Silvio Berlusconi, che ha invitato invece a non drammatizzare.

Il mancato accordo di Bruxelles non impedisce all'Unione Europea di continuare a funzionare - ha commentato Fini - ma dimostra che l'Europa rischia di perdere il suo fascino ideale. "Molti governi - ha aggiunto - sono sempre meno disposti a sacrificare i loro interessi nazionali nel nome dell'integrazione europea. Non è egoismo, ma crisi di fiducia. E' sterile cercare un colpevole cui addossare la responsabilità". "Bisogna comprendere che la crisi dell'Ue non è finanziaria, è politica".

Archiviata la Costituzione (argomento trattato giovedì), Juncker, ha tentato di tutto per chiudere con un successo la giornata di ieri, dedicata al bilancio. E' ricorso all'astuzia diplomatica per cui è famoso, ma anche ai muscoli, costringendo i leader europei a quindici estenuanti ore di negoziato. Uno sforzo che si è rivelato inutile. "Eravamo vicinissimi all'accordo - ha spiegato nella conferenza stampa finale tenuta all'una del mattino - ma alcune delegazioni, di cui non farò i nomi, non hanno la volontà di chiudere".

Il nome taciuto, non è un segreto, è quello di Tony Blair, che si è assunto la responsabilità di far fallire il negoziato. Il premier inglese, infatti, ha rifiutato ritocchi allo 'sconto', il rimborso (5,3 miliardi di euro per quest'anno, ma in crescita) che la Gran Bretagna ottiene dall'Ue dal 1984. Un "contributo" che tutti i partner europei considerano ormai un costossimo anacronismo.

Nella scia del Regno Unito si è messo qualche altro Paese, come Olanda e Svezia che chiedevano un ridimensionamento dei propri contributi alle casse dell'Unione ma, senza l'ostinazione di Londra, sarebbero state posizioni recuperabili.

Impietosa la descrizione che Juncker ha dato dell'Europa: "Vi diranno che non è crisi", ha detto, "non è vero". Poi, senza rinunciare alla solita ironia, ha aggiunto che nei prossimi giorni sarà in visita ufficiale a Washington per spiegare al presidente americano "il vigore e la forza" dell'Europa.

Ci sono due idee a confronto ha continuato Juncker, "quella di coloro che vogliono l'Ue solo come un mercato unico, anche se di alto livello, e quella di coloro che la vogliono integrata politicamente". Il premier del Granducato ha dichiarato di aver addirittura provato "vergogna" quando i dieci Paesi entrati nell'Ue a maggio 2004 hanno fatto un estremo, generoso tentativo di salvare l'accordo offrendo di sacrificare parte delle loro risorse economiche pur di far quadrare i conti.

Non è servito. Al termine del Consiglio il cancelliere tedesco, Gerhard Schroeder, se l'è presa con "la posizione inflessibile degli inglesi e degli olandesi" che ha impedito un accordo altrimenti "possibile". "Non è un buon giorno per l'Europa", ha aggiunto sottolineando che la Gran Bretagna non era pronta al compromesso e ciò "è deplorevole".

Duro anche il presidente francese, Jacques Chirac, che si è lamentato del fatto che Blair abbia voluto "conservare per intero lo sconto" e che ha anche accusato di "egoismo" qualche altro Paese che non ha voluto nominare. Blair ha risposto asserendo di non essersi affatto trovato "isolato" la tavolo del negoziato mentre il suo ministro degli Esteri, Jack Straw, ha candidamente annunciato che la Gran Bretagna, durante il suo semestre di presidenza dell'Ue che ha inizio il prossimo luglio, tenterà di raggiungere un accordo sulle prospettive finanziarie.

Domenica 19 Giugno 2005

Fini: necessario contesto europeo

ANSA.it, http://www.ansa.it, 19/06/2005

'Per interessi nazionali occorre agire in ambito europeo'

(ANSA)-TRIESTE, 19 GIU- L'Europa 'vive un momento difficile, ma la difesa degli interessi nazionali non puo' avvenire fuori da un contesto piu' ampio': cosi' Fini. 'Pensare che il futuro non solo italiano, ma anche degli altri Paesi, sia al di fuori dell'integrazione europea e' profondamente sbagliato, -ha aggiunto Fini- non solo perche' non si torna indietro, ma soprattutto perche' in una fase storica come quella che viviamo, per difendere gli interessi nazionali dobbiamo agire in un contesto europeo'.

Ue. Blair provoca una profonda crisi. Juncker: 'Che vergogna'. Francia ai partner: restiamo uniti

Rai.it, http://www.rai.it/news, 19/06/2005

L'Unione europea affronta una delle crisi più gravi della sua storia con il fallimento di un vertice europeo che non è riuscito a raggiungere un accordo sul bilancio Ue ed ha così confermato lo stallo in cui è entrata l'Ue con la bocciatura della Costituzione europea nei referendum di due Paesi fondatori, Francia e Germania.

Presidente di turno del Consiglio Ue, il premier lussemburghese Jean-Claude Juncker ha gettato la spugna dopo 14 ore di trattative ed ha annunciato, in una conferenza stampa notturna, che "l'Europa è in una crisi profonda". Juncker, sostenuto dal cancelliere tedesco Gerhard Schroeder e dal presidente francese Jacques Chirac, ha imputato il fallimento della due giorni di Consiglio europeo al premier inglese Tony Blair, che dal primo luglio guiderà il semestre di presidenza europea. Un'opinione avallata anche dal principale quotidiano finanziario britannico, Financial Times, che titola: "Crisi dell'Ue perché la Gran Bretagna rifiuta un accordo sul bilancio".

Il presidente di turno lussemburghese del Consiglio europeo, Jean-Claude Juncker, e il presidente della Commissione, José Barroso, hanno preso atto della sconfitta, usando parole insolite per una conferenza stampa dell'Ue: "tristezza", "delusione", "scoramento", e poi la più dura di tutte: "Vergogna".

La Francia esorta l'Europa a non disunirsi

Il ministro per gli Affari europei di Parigi, Catherine Colonna, ha lanciato un appello ai Paesi tentati di andare in ordine sparso dopo il fallimento dell'ultimo Consiglio europeo: "Dobbiamo pensare insieme ma dibattere apertamente, in modo consensuale e senza una rottura, su ciò che vogliamo per l'Europa da qui a 5, 10, 30 o 50 anni", ha detto l'ex portavoce dell'Eliseo. "Dobbiamo definire insieme, e intendo insieme, tutti e 25, cosa potrà essere l'Europa di domani - ha aggiunto - tutti insieme e non la volontà di pochi".

Reazioni in Italia

In Italia si discute delle conseguenze del fallimento del vertice di Bruxelles. "Non bisogna drammatizzare, c'è ancora un anno per trovare una soluzione". Berlusconi ha invitato a non ingigantire gli aspetti negativi del vertice europeo. Il premier ha precisato che l'Italia era disponibile alla proposta della presidenza lussemburghese ma Gran Bretagna, Finlandia, Olanda e Svezia hanno ribadito la loro contrarietà.

Per il ministro egli Esteri, Gianfranco Fini, "la crisi dell'Ue non è finanziaria, è politica" ed è "sterile" ricercare "un colpevole cui addossare la responsabilità". All'indomani del fallimento del Consiglio europeo, Fini ha osservato che "il mancato accordo di Bruxelles non impedisce all'Ue di continuare a funzionare, ma dimostra che l'Europa rischia di perdere il suo fascino ideale".

E nel centrodestra la Lega Nord, oggi a Pontida, aprirà la sua campagna contro l'euro nel giorno del ritorno alla politica attiva di Umberto Bossi.

Fini: necessario contesto europeo

ANSA.it, http://www.ansa.it, 19/06/2005

'Per interessi nazionali occorre agire in ambito europeo'

L'Europa 'vive un momento difficile, ma la difesa degli interessi nazionali non puo' avvenire fuori da un contesto piu' ampio': cosi' Fini. 'Pensare che il futuro non solo italiano, ma anche degli altri Paesi, sia al di fuori dell'integrazione europea e' profondamente sbagliato, -ha aggiunto Fini- non solo perche' non si torna indietro, ma soprattutto perche' in una fase storica come quella che viviamo, per difendere gli interessi nazionali dobbiamo agire in un contesto europeo'.

Ue:deficit, Germania, +3% 2005-2006

ANSA.it, http://www.ansa.it, 19/06/2005

Secondo Welt am Sonntag rapporto arrivera' a 3,5%

La Germania sfondera' anche nel 2005 e nel 2006 il tetto del 3% fissato per il deficit dal Patto di stabilita' europeo. Lo riferisce la Welt am Sonntag che cita calcoli del consiglio di pianificazione finanziaria che si riunira' a fine mese, sia quest'anno che il prossimo il deficit arrivera' al 3,5%. Solo nel 2007 la Germania, che ha gia' sfondato finora per tre anni consecutivi il rapporto deficit-pil, si rimettera' in carreggiata rispettando il tetto del 3%.

Ue:deficit, Germania, +3% 2005-2006

ANSA.it, http://www.ansa.it, 19/06/2005

Secondo Welt am Sonntag rapporto arrivera' a 3,5%

(ANSA)-BERLINO, 19 GIU-La Germania sfondera' anche nel 2005 e nel 2006 il tetto del 3% fissato per il deficit dal Patto di stabilita' europeo. Lo riferisce la Welt am Sonntag che cita calcoli del consiglio di pianificazione finanziaria che si riunira' a fine mese, sia quest'anno che il prossimo il deficit arrivera' al 3,5%. Solo nel 2007 la Germania, che ha gia' sfondato finora per tre anni consecutivi il rapporto deficit-pil, si rimettera' in carreggiata rispettando il tetto del 3%.

Ue. Blair provoca una profonda crisi. Juncker: 'Che vergogna'. Francia ai partner: restiamo uniti

Rai.it, http://www.rai.it/news, 19/06/2005

L'Unione europea affronta una delle crisi più gravi della sua storia con il fallimento di un vertice europeo che non è riuscito a raggiungere un accordo sul bilancio Ue ed ha così confermato lo stallo in cui è entrata l'Ue con la bocciatura della Costituzione europea nei referendum di due Paesi fondatori, Francia e Germania.

Presidente di turno del Consiglio Ue, il premier lussemburghese Jean-Claude Juncker ha gettato la spugna dopo 14 ore di trattative ed ha annunciato, in una conferenza stampa notturna, che "l'Europa è in una crisi profonda". Juncker, sostenuto dal cancelliere tedesco Gerhard Schroeder e dal presidente francese Jacques Chirac, ha imputato il fallimento della due giorni di Consiglio europeo al premier inglese Tony Blair, che dal primo luglio guiderà il semestre di presidenza europea. Un'opinione avallata anche dal principale quotidiano finanziario britannico, Financial Times, che titola: "Crisi dell'Ue perché la Gran Bretagna rifiuta un accordo sul bilancio".

Il presidente di turno lussemburghese del Consiglio europeo, Jean-Claude Juncker, e il presidente della Commissione, José Barroso, hanno preso atto della sconfitta, usando parole insolite per una conferenza stampa dell'Ue: "tristezza", "delusione", "scoramento", e poi la più dura di tutte: "Vergogna".

La Francia esorta l'Europa a non disunirsi

Il ministro per gli Affari europei di Parigi, Catherine Colonna, ha lanciato un appello ai Paesi tentati di andare in ordine sparso dopo il fallimento dell'ultimo Consiglio europeo: "Dobbiamo pensare insieme ma dibattere apertamente, in modo consensuale e senza una rottura, su ciò che vogliamo per l'Europa da qui a 5, 10, 30 o 50 anni", ha detto l'ex portavoce dell'Eliseo. "Dobbiamo definire insieme, e intendo insieme, tutti e 25, cosa potrà essere l'Europa di domani - ha aggiunto - tutti insieme e non la volontà di pochi".

Reazioni in Italia

In Italia si discute delle conseguenze del fallimento del vertice di Bruxelles. "Non bisogna drammatizzare, c'è ancora un anno per trovare una soluzione". Berlusconi ha invitato a non ingigantire gli aspetti negativi del vertice europeo. Il premier ha precisato che l'Italia era disponibile alla proposta della presidenza lussemburghese ma Gran Bretagna, Finlandia, Olanda e Svezia hanno ribadito la loro contrarietà.

Per il ministro egli Esteri, Gianfranco Fini, "la crisi dell'Ue non è finanziaria, è politica" ed è "sterile" ricercare "un colpevole cui addossare la responsabilità". All'indomani del fallimento del Consiglio europeo, Fini ha osservato che "il mancato accordo di Bruxelles non impedisce all'Ue di continuare a funzionare, ma dimostra che l'Europa rischia di perdere il suo fascino ideale".

E nel centrodestra la Lega Nord, oggi a Pontida, aprirà la sua campagna contro l'euro nel giorno del ritorno alla politica attiva di Umberto Bossi.

Medio Oriente. Rice: accordo sulla distruzione delle case dei coloni a Gaza. Attacchi nella Striscia: 2 morti e 3 feriti

Rai.it, http://www.rai.it/news, 19/06/2005

Israele e l'Autorità nazionale palestinese hanno raggiunto un accordo per la demolizione delle case e degli edifici dei coloni israeliani che si ritireranno dalla Striscia di Gaza. Ad annunciarlo è stato il segretario di Stato Usa, Condoleezza Rice, al termine di un colloquio a Gerusalemme con il premier israeliano, Ariel Sharon.

I palestinesi avevano inizialmente chiesto di poter utilizzare le 1.200 abitazioni che i coloni abbandoneranno entro metà agosto con il disimpegno dalla Striscia di Gaza. Ma la Rice ha osservato che quelle case avrebbero un impatto molto limitato per il milione e 300 mila palestinesi che vivono a Gaza: "La visione è che i terreni liberati potranno esssere impiegati in modi migliori dai palestinesi per rispondere alle loro esigenze abitative", ha spiegato, "la cosa importante è che le parti vogliono lavorare insieme sulla questione".

Attacchi a Gaza

In coincidenza con il colloquio a Gerusalemme tra il premier israelianoe il segretario di Stato Usa, due militanti palestinesi sono morti e tre soldati israeliani sono rimasti feriti in una serie di attacchi compiuti nella Striscia di Gaza.

Nei pressi di Rafah due militanti palestinesi hanno attaccato una postazione dell'esercito israeliano con colpi di mitra e missili anticarro. Ne è nato uno scontro a fuoco in cui un miliziano è rimasto ucciso e tre militari sono rimasti feriti. Due di loro versano in condizioni gravissime.

Un militante palestinese della Jihad islamica è stato ucciso nel corso di un attacco contro il villaggio di Kfar Shalom, alla frontiera tra Gaza e Israele. L'attacco è stato rivendicato dalle Brigate di Abu Rish, legate al movimento Al Fatah, e dalla Jihad islamica.

Lunedì 20 Giugno 2005

Prezzo greggio vola verso i 60 dollari

Ultim'ora Televideo, http://www.televideo.rai.it, 20/06/2005

Il prezzo del petrolio ha toccato un nuovo record sul mercato asiatico e si avvicina ai 60 dollari al barile. Il greggio americano ha oltrepassato stamane i 59 dollari al barile.Il greggio per consegna a luglio è salito infatti fino a 59,19 dollari, con un aumento di 72 centesimi rispetto alla chiusura di venerdì.

Prezzo greggio vola verso i 60 dollari

Ultim'ora Televideo, http://www.televideo.rai.it, 20/06/2005

Il prezzo del petrolio ha toccato un nuovo record sul mercato asiatico e si avvicina ai 60 dollari al barile. Il greggio americano ha oltrepassato stamane i 59 dollari al barile.Il greggio per consegna a luglio è salito infatti fino a 59,19 dollari, con un aumento di 72 centesimi rispetto alla chiusura di venerdì.

Martedì 21 Giugno 2005

Clandestini come schiavi, 25 fermi anche per vendita di un neonato

ANSA.it, http://www.ansa.it, 21/06/2005

CATANZARO - La polizia ha condotto un'operazione per la cattura dei componenti di un'organizzazione criminale che negli ultimi due anni avrebbe favorito l' ingresso illegale in Italia di numerosi clandestini provenienti dalla Bulgaria, sfruttati nei modi piu' diversi. Al momento le persone sottoposte a fermo di indiziato di delitto, di nazionalita' bulgara ed italiana, sono 25.

L' operazione e' giunta a conclusione di complesse indagini, svolte dalla squadra mobile di Catanzaro con il diretto coordinamento del Servizio centrale operativo della Direzione centrale anticrimine della polizia, nei confronti dell' organizzazione dedita, secondo l' accusa, a reati quali l' associazione per delinquere finalizzata all' immigrazione clandestina, la tratta di persone, la riduzione in schiavitu', il sequestro di persona, la violenza sessuale.

Le indagini, coordinate dai magistrati Luigi De Magistris e Giovanna Mastroianni, hanno preso il via da un monitoraggio effettuato sugli autisti dei mezzi, appartenenti a diverse agenzie di viaggio bulgare, utilizzati per l' ingresso dei clandestini. I viaggi si svolgevano settimanalmente attraverso Serbia, Croazia, Slovenia ed Austria.

La polizia ha scoperto diversi episodi di un turpe commercio di esseri umani. In particolare, secondo quanto e' stato riferito, e' stata scoperta ed evitata, in provincia di Crotone, la compravendita di neonati, al prezzo di 10 mila euro, tra una coppia di genitori bulgari, giunti clandestinamente in Italia ed una donna italiana e sono state accertate le cessioni di giovani donne bulgare allo scopo dello sfruttamento sessuale. Inoltre, nel corso delle indagini, la polizia ha potuto liberare persone fatte giungere in Calabria per l' impiego nella pastorizia, lavoro che, e' stato accertato, veniva svolto in condizioni di segregazione, con privazione totale della liberta' personale.

Alcuni indagati, tra l' altro, in talune circostanze avrebbero fatto riferimento all' eventualita' che la compravendita di neonati potesse essere finalizzata all' espianto di organi. L' ipotesi, nonostante sia in corso un attento approfondimento, tuttavia al momento non ha trovato riscontri probatori. All' operazione hanno partecipato anche 20 equipaggi del Reparto prevenzione crimine, nonche' personale di altre squadre mobili.

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