DEI RICCHI

2007 - Marzo - Settimana 4

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Giovedì 22 Marzo 2007

Daniele Mastrogiacomo: polemica Italia-Usa sul rilascio

Rai.it, http://www.rai.it/news, 22/03/2007

Le modalità della liberazione di Daniele Mastrogiacomo, in particolare il rilascio di cinque Talebani, hanno creato tensioni diplomatiche sull'Afghanistan tra Italia e Stati Uniti.

Il chiarimento necessario visto che la fonte di Washington ha chiesto di rimanere anonima, avverrà direttamente tra i capi delle due diplomazie oggi stesso. A quanto si apprende alla Farnesina, è programmato un colloquio telefonico del ministro degli Esteri, Massimo D'Alema, con il segretario di stato Usa Condoleezza Rice.

Secondo la fonte americana, le concessioni ai Talebani hanno "colto di sorpresa" gli Stati Uniti. Il governo americano non era stato messo al corrente dell'operazione che ha portato alla liberazione di Daniele Mastrogiacomo, e non vi ha preso parte.

Anche se siamo soddisfatti della liberazione di Daniele Mastrogiacomo - ha detto l'esponente del governo - abbiamo alcune preoccupazioni sulle circostanze dell'operazione. "Le concessioni effettuate, ha continuato la fonte Usa "aumentano il rischio per la Nato, per le truppe afgane e per il popolo afgano". Gli Stati Uniti, ha aggiunto "non hanno appoggiato e non appoggiano concessioni ai terroristi". Inoltre, le regole di ingaggio del contingente italiano in Afghanistan sono state definite limitanti dal governo americano. Il governo americano ha sottolineato di avere ripetutamente chiesto alle autorità italiane di modificare queste regole, già dal 2003.

La delusione di Washington, ha detto la fonte, è stata espressa ieri e oggi a livello diplomatico alla Farnesina, ma non direttamente al ministro degli Esteri Massimo D'Alema.

La Farnesina ha già risposto, anche se ha sottolineato che non è solita commentare fonti anonime. "Nulla di quanto riferito nelle dichiarazioni della fonte anonima è emerso infatti nel corso dell'incontro" che c'è stato nei giorni scorsi tra Rice e D'Alema. La Farnesina ha inoltre osservato che "non risultano infine - conclude la nota - passi ufficiali americani attraverso i consueti canali diplomatici nel senso indicato dalla fonte anonima né a Washington né a Roma".

Pakistan. Testato missile in grado di portare testate nucleari

Rai.it, http://www.rai.it/news, 22/03/2007

Il Pakistan ha effettuato con successo il lancio di un missile in grado di portare testate nucleari. Lo hanno comunicato oggi le forze armate del Paese asiatico.

Secondo quanto riferito da un ufficio che si occupa delle pubbliche relazioni dell'esercito, il missile è in grado di sfuggire ai radar. Denominato Babar oppure Haft VII, il vettore ha un raggio di 700 chilometri e può essere armato con diversi tipi di testate, anche nucleari.

Al test ha assistito il capo di stato maggiore interarmi pachistano, generale Ehsan ul Haq, e il presidente Pervez Musharraf si è congratulato con gli scienziati incaricati del ancio per questo "successo molto importante".

I due precedenti test di missili Babur erano stati effettuati nell'agosto 2005 e nel marzo 2006.

Pensioni: Prodi, graduale innalzamento dell'eta'

ANSA.it, http://www.ansa.it, 22/03/2007

ROMA - Partenza in salita per il primo faccia fra Governo e parti sociali, che ha comunque dato il via ai tavoli di concertazione su sviluppo, welfare e pubblico impiego. Nonostante le convergenze sui temi legati allo sviluppo infatti, rimangono da sciogliere i nodi sul tema pensioni: scalone e revisione dei coefficienti.

Il miglioramento dei conti consente un limitato ambito d'azione, è stata infatti la premessa con cui il premier Romano Prodi ha iniziato la riunione di Palazzo Chigi, durante la quale ha confermato che le risorse disponibili per i tavoli sono quei 2,5-3 miliardi annunciati dal ministro dell'Economia Padoa-Schioppa quando ha illustrato la Trimestrale. E - ha continuato - nei progetti del Governo c'é "l'innalzamento graduale dell'età pensionabile", una "periodica revisione dei coefficienti" e, per ciò che riguardalo scalone, il superamento delle "rigidità" della riforma Maroni, ma "assicurando l'equilibrio finanziario" del sistema.

Insomma: impossibile rinunciare a tutti 9 miliardi di risparmi che derivano dallo scalone stesso. Superarlo significherà ammorbidirlo, ma non eliminarlo. Posizioni nei confronti delle quali Cgil, Cisl e Uil - come ha spiegato il leader del sindacato di via Po Raffaele Boannani - "sono fortemente in disaccordo", nonostante abbiano "scorto una piccola disponibilità del Governo, una posizione più morbida sui coefficienti", che potrebbe indurlo "magari a rimandare la verifica".

Una posizione netta come quella sul rinnovo del contratto del pubblico impiego, tema di cui si occuperà un tavolo di confronto specifico. Qui i tre leader sindacali non hanno esitato. Nonostante Prodi abbia assicurato che le risorse per il rinnovo ci saranno, il leader della Cgil Guglielmo Epifani ha tuonato: "se non arrivano risposte sui contratti, nessuno impedirà lo sciopero dei pubblici". E sarebbe veramente "una contraddizione" che ciòaccada in contemporanea di un tavolo di concertazione proprio sulla P.A.. Insomma - come già nei giorni scorsi avevano anticipato - per i sindacati, come ha detto Epifani, questa concertazione "non sarà una passeggiata. sarà trattativa vera".

Una "sfida", l'ha definita il numero uno della Uil Luigi Angeletti che, come gli altri leader sindacali, ha sottolineato la necessità di privilegiare il lavoro dipendente, i pensionati, i redditi più bassi. "Cauto ottimismo", di fronte ad un "approccio costruttivo" di Governo e sindacati, ha espresso il vice presidente di Confindustria Alberto Bombassei che, per le pensioni, ha suggerito di ispirarsi al modello tedesco e ha sottolineato come per viale dell'Astronomia possano andare bene più soluzioni, ma "a costo zero". Accordo fra imprese e sindacati c'é sul fronte degli ammortizzatori sociali che devono diventare "strumenti più moderni".

E anche per questo l'Ugl, con il segretario generale Renata Polverini, considera il tavolo sul lavoro "il più delicato". Confermando centrale l'azione di risanamento dei conti, la lotta all'evasione fiscale e l'attrazione di investimenti, lo stesso presidente di Confindustria ha puntato l'attenzione anche sulla contrattazione di secondo livello, tema che sta cuore anche al sindacato. Per il leader degli industriali "non deve sommarsi al contratto nazionale", mentre Cgil, Cisl e Uil si trovano unite sulla necessità di incentivarla, per aumentare le produttività e quindi i salari. Mercoledì e giovedì i tavoli, comunque, partiranno. Prima quello sul pubblico impiego e poi quelli su produttività e welfare. Il Governo, vuole accelerare i tempi. "Il tempo massimo è quello del Dpef - ha detto il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Enrico Letta - Ma speriamo ne serva molto meno, perché ci sono le condizioni".

Dossier illegali, 'da Berlusconi a Bossi 70 miliardi'

ANSA.it, http://www.ansa.it, 22/03/2007

MILANO - Negli appunti sequestrati all'ex giornalista di Famiglia Cristiana, Guglielmo Sasinini, e citati nell'ordinanza di custodia cautelare che ha portato in carcere 13 persone, nell'ambito dell'inchiesta milanese sulle indagini illegali, è riportato schematicamente un presunto "accordo" risalente all'epoca "pre governo Berlusconi" (il primo, quello del 1994), che avrebbe visto la cessione di "70 miliardi" di lire, "dati da Berlusconi a Bossi in cambio della totale fedeltà".

BOSSI: BUFALA COLOSSALE, QUERELA A SASININI

Una bufala colossale. Così si é espresso Umberto Bossi dopo aver appreso la notizia per cui, nell' inchiesta sui dossier illeciti, sarebbe emersa traccia di un accordo tra il leader della Lega e Silvio Berlusconi per il versamento da parte di quest'ultimo di una somma di 70 miliardi, allo scopo di garantire assoluta fedeltà del Carroccio a Forza Italia. "La fedeltà esiste a fatica tra moglie e marito, figurarsi in politica", ha aggiunto Bossi con una battuta. Bossi inoltre - informa una nota del quotidiano 'La Padania' - ha dato mandato ai suoi legali di "querelare l' ex giornalista Guglielmo Sasinini, al quale i dossier sono riconducibili".

IL GIP: IMPENSABILE CHE TELECOM NON IMMAGINASSE

E' impensabile, per il gip di Milano Giuseppe Gennari, che chi conferiva gli incarichi in Pirelli e in Telecom non immaginasse il sistema illegale che sottostava ai rapporti tra le due aziende e l'agenzia investigativa Global Security Service. Gennari ha firmato l'ordinanza di custodia cautelare nei confronti di 13 persone nell'ambito dell'inchiesta sui dossier illegali. "Né, sia detto per inciso - scrive il giudice - si può pensare che chi, in Pirelli o Telecom, conferiva gli incarichi, non si rappresentasse con esattezza questa situazione". Il gip fa riferimento a un "mero giro contabile non giustificato dalla realtà dei rapporti sottostanti e che adempie all'evidente scopo di costituire vantaggi fiscali per i percettori delle somme in questione, ovvero di accumulare somme occulte da destinare a scopi illeciti".

GIP, INDIVIDUATA MINIMA PARTE CORRUZIONI

I casi di corruzione commessi dall'agenzia investigativa Global Service di Marco Bernardini e John Paul Spinelli e individuati dai pm che indagano sulla vicenda dei dossier illegali sono "una fetta decisamente minoritaria delle attività complessive svolte dalla Global a sostegno dell'associazione a delinquere di cui si discute". Lo scrive il gip di Milano Giuseppe Gennari in un passaggio dell'ordinanza con cui ha disposto 13 nuovi arresti. I singoli reati contestati nell'ordinanza, per il giudice, "non esauriscono nel modo più assoluto il complessivo numero di operazioni curate dai predetti soggetti con modalità corruttive".

DOSSIER TELECOM: 13 NUOVI ARRESTI

Sono tredici, complessivamente, le ordinanze di custodia cautelare emesse dall'autorità giudiziaria nell'ambito dell'inchiesta sulle indagini illegali che coinvolge, tra gli altri, Giuliano Tavaroli, l'ex responsabile della Sicurezza di Telecom. Quattro provvedimenti riguardano ex militari, carabinieri e finanzieri non più in servizio. Un'ordinanza di custodia cautelare è stata invece eseguita a carico di un poliziotto attualmente in servizio a Milano. Gli arresti, che sono stati operati da un'unità composta da carabinieri di Milano e finanzieri di Firenze, sono stati eseguiti tra Lombardia, Toscana, Liguria e Lazio: in particolare, secondo indiscrezioni, le province interessate sarebbero quelle di Milano, Roma, Prato e Savona. Delle tredici ordinanze, alcune delle quali in corso di esecuzione, farebbero parte, oltre al poliziotto e ai quattro ex militari, un francese appartenente all'apparato di sicurezza transalpino, e un italo-americano il cui ruolo non è ancora stato delineato.

LE TREDICI ORDINANZE

Sono questi i nomi delle persone nei confronti delle quali il gip di Milano Giuseppe Gennari ha disposto una misura di custodia cautelare, nell'ambito della quinta ondata di arresti dell'inchiesta milanese sui dossier illegali: Giuliano Tavaroli, Fabio Ghioni, Pierguido Iezzi, Guglielmo Sasinini, John Paul Spinelli (latitante negli Usa), Fulvio Guatteri, Giuseppe Porcelluzzi, ex artificiere, Diego Tega ex militare della Gdf, Mirco Ferrari ex guardia forestale, Amedeo Nonnis ex artificiere in servizio presso la Questura di Milano, Francesco Rossi appartenente al Sisde, Edoardo Dionisi ex carabiniere e Antonio Vairello ex sindacalista ed ex dipendete di Alitalia.

Venerdì 23 Marzo 2007

Clima: e' allarme CO2, siamo in un nuovo pianeta

ANSA.it, http://www.ansa.it, 23/03/2007

ROMA - Se l'uomo non corre ai ripari per abbassare la febbre del Pianeta, il rischio è che la nostra civiltà sia solo un interludio nella storia della Terra. E inoltre parlare di un generico aumento della temperatura non basta, perché quello in cui viviamo oggi è a tutti gli effetti "un nuovo Pianeta", a causa dei livelli di concentrazione di CO2. L'allarme arriva da Vittorio Canuto, consigliere scientifico dell'Enea che da anni lavora negli Usa per il Goddard Space Flight Center della Nasa ed insegna alla Columbia University, in una conferenza tenuta al Circolo canottieri Tevere Remo a Roma, alla quale hanno partecipato anche il presidente dell'Enea, Luigi Paganetto e il direttore generale del ministero dell'Ambiente, Corrado Clini. "Il fatto che si parli di un aumento della temperatura non rende l'idea della realtà, che appare quasi piacevole - ha spiegato Canuto - e il termine effetto serra è quasi positivo. Bisognerebbe fare come i portoghesi, che parlano di effetto 'stufa'. Anidride carbonica e metano sono i colpevoli, quelli che fanno la parte del leone".

La responsabilità dell'immissione in atmosfera di questi gas é dell'uomo e spetta all'uomo curarsi prima che sia troppo tardi. "Mentre lo scambio di CO2 con l'atmosfera di vegetazione e oceani è in pareggio, quello delle emissioni umane, che provengono dai fondi geologici, invece non lo è, si tratta di un percorso a senso unico". Per questo sale la temperatura e di conseguenza la febbre del Pianeta. Quali sono gli antifebbrili consigliati? "I ghiacciai, che però si stanno sciogliendo, e le foreste, che invece stiamo tagliando" ha spiegato l'esperto, che ha sottolineato il ruolo fondamentale degli oceani come spugne del 50% delle nostre emissioni. Una funzione che però sta venendo sempre meno a causa della crescita delle temperature, che scaldando l'acqua rallentano il rimescolamento con i nutrienti, alla base dei polmoni verdi sottomarini del Pianeta che effettuano la fotosintesi, le alghe. "Secondo i biologi il punto critico per le alghe sarà una concentrazione di CO2 di 500 parti per milione, quando oggi siamo già a 380 parti per milione, mentre nel 1860 erano 290 parti per milione" ha ricordato Canuto. E poi c'é la questione dell'innalzamento del livello del mare: "Se il mare si scalda aumenta di volume, un fattore che va aggiunto allo scioglimento dei ghiacciai. Gli economisti - ha affermato l'esperto - stimano un numero di 40/50 milioni di rifugiati dovuti all'innalzamento del livello del mare: a quel punto il clima diventa anche un problema di sicurezza".

Frati vivono in carrozze dismesse Fs

ANSA.it, http://www.ansa.it, 23/03/2007

NAPOLI - A Miano, quartiere a nord di Napoli, nove frati dell'ordine dei "Francescani Rinnovati" vivono in tre carrozze dismesse delle ferrovie: vestono il saio, camminano scalzi, dormono su tavole di legno e pregano anche di notte. Tra di loro c'é anche Fra Giovanni Maria, ex-manager di una società di supermercati, entrato nell'ordine nel 1998 dopo un viaggio a Lourdes.

Fra Giovanni riprende alla lettera le regole di San Francesco e svolge apostolato nelle discoteche scrivendo sui bigliettini dei giovani piccole frasi del Vangelo. L'intervista é stata pubblicata su "Il Giornalista", periodico della Scuola di Giornalismo di Salerno diretta da Biagio Agnes. Attualmente sono settanta i francescani dell'ordine sparsi per l'Europa, il Sudamerica e l'Africa, che operano in situazioni di estrema miseria, povertà e malattia.

Voto Afghanistan: divise maggioranza e opposizione

ANSA.it, http://www.ansa.it, 23/03/2007

MODENA - "Non devono fare marcia indietro, altrimenti è un crollo di credibilità". Così Francesco Rutelli ha risposto ai cronisti a Modena che lo hanno interpellato sulle perplessità di Berlusconi e della Cdl per il voto sul rifinanziamento della missione in Afghanistan. "Non posso pensare che il centrodestra, dopo avere votato a favore delle missioni quando i nostri soldati sono partiti - ha detto il vicepremier - possa votare perché i soldati ritornino a casa e non svolgano la loro funzione umanitaria, si tratti del Libano dove sono a tutela della pace, si tratti dell'Africa dove sono in missione umanitaria, si tratti di Medio Oriente, Balcani, Afghanistan. E' evidente - ha detto ancora Rutelli - che un centrodestra che votasse no sarebbe in contraddizione con le sue decisioni. Noi - ha concluso - quando eravamo all'opposizione abbiamo votato sì e non ne abbiamo avuto paura".

UNIONE: INCUBO ODG, RISCHIO FALLA CENTRISTA

Se il decreto legge che rifinanzia la missione italiana in Afghanistan dovesse passare grazie ai voti del centrodestra, non ci sarà comunque la crisi di governo. E' la posizione del segretario dei Ds Piero Fassino, la posizione di governo e maggioranza. Il centrosinistra si prepara al voto di martedì al Senato e l'incubo principale non riguarda il via libera al provvedimento, ma il timore di andare sotto e di spaccarsi su eventuali ordini del giorno dell'opposizione, che sta studiando tutte le mosse per mettere in crisi l'Unione. In particolare, l'Udc potrebbe presentare un testo che chiede al governo di dotare i soldati italiani di equipaggiamenti più adeguati e, magari, di cambiare le regole di ingaggio. Opzioni che rappresentano una tentazione per l'Udeur e per i settori più moderati della Margherita. Che, se dovessero convergere con la Cdl, metterebbero in minoranza il resto del centrosinistra. Un'ipotesi che terrorizza i senatori dell'Ulivo e di tutta l'Unione. Molto di più del timore di non avere la cosiddetta 'autosufficienza politica', e cioé il voto dei senatori eletti con l'Unione, che garantisca il via libera al provvedimento indipendentemente dai senatori a vita e dai voti dell'opposizione. Da questo punto di vista, ambienti dell'Ulivo al Senato mostrano una certa tranquillità: Franca Rame (Idv) assicura il proprio sì, al quale vanno aggiunti anche il voto di Sergio De Gregorio (eletto con Di Pietro ha poi lasciato l'Unione) e quello di Marco Follini (Italia di mezzo). Ferdinando Rossi (ex Pdci) deve decidere se votare no o uscire dall'Aula. Indeciso anche il Verde Mauro Bulgarelli, mentre Franco Turigliatto (ex Prc) voterà contro. Insomma, l'Unione dovrebbe avere i numeri anche per l'autosufficienza. In ogni caso, l'Udc assicura e conferma il proprio sostegno alla missione. E questo tranquillizza Fassino: "Se il governo va in Parlamento e un suo provvedimento raccoglie una maggioranza ampia, come è presumibile accada al Senato, diventa difficile dire che debba dimettersi". Dall'Unione arrivano poi appelli e critiche a quei partiti della Cdl che voteranno contro, come la Lega, o che minacciano di farlo, come Forza Italia e Alleanza nazionale. Il vicepremier Francesco Rutelli si dice fiducioso che il centrodestra voterà a favore e che "non si rimangi una coerenza nazionale" e aggiunge che se l'opposizione fa marcia indietro, avrà un crollo di credibilità. Anche il ministro della Giustizia Clemente Mastella sostiene che "non si possono piegare gli impegni dell'Italia in campo internazionale ad esigenze personali o di partito". Il via libera al decreto, comunque, non è in discussione. La battaglia si gioca sugli emendamenti e sugli ordini del giorno. Il leghista Roberto Calderoli, ad esempio, presenta un emendamento che riporta a sei mesi la durata della proroga della missione (che il Dl allunga ad un anno) e prova così a 'tentare' i dissidenti della sinistra radicale. L'Udc si concentra invece sui centristi dell'Unione, con l'ordine del giorno per un equipaggiamento più adeguato dei soldati. Mauro Fabris fa sapere che l'Udeur è pronta a votare gli odg dell'opposizione perché è giusto cercare un ampio consenso. Così come Lamberto Dini (Margherita) ha già detto che è giusto dotare i militari di più armi. Al Senato gli ordini del giorno vengono esaminati prima del voto finale sui provvedimenti, e un qualsiasi incidente potrebbe avere un effetto a catena sul decreto. Insomma, ci sono diverse 'mine' sulla strada della tenuta della maggioranza. Fassino prova a neutralizzarle: "Valuteremo" i contenuti di ogni proposta, assicura. Il gruppo dell'Ulivo a Palazzo Madama ha comunque già fissato una riunione per martedì mattina per blindare le truppe.

DADULLAH, ABBIAMO RIFIUTATO 1 MLN DOLLARI

BERLINO - I taleban avrebbero rifiutato un' offerta di un milione di dollari, avanzata dall' Italia, per la liberazione del giornalista italiano Daniele Mastrogiacomo, secondo il racconto fatto da uno dei rapitori ad un noto giornalista pakistano, Rahimullah Yusufzai, ripreso oggi dal sito online del settimanale tedesco Der Spiegel. Mullah Dadullah, considerato il principale responsabile del rapimento dell'inviato di Repubblica liberato il 19 marzo scorso dopo due settimane come prigioniero dei taleban in Afghanistan, poco dopo il rilascio ha chiamato attraverso il telefono satellitare il giornalista pakistano. Secondo il suo racconto, lo scambio dell'ostaggio italiano contro cinque taleban prigionieri a Kabul, tra essi due portavoce dell'organizzazione e tre comandanti ben noti, sarebbe avvenuto lunedi' scorso vicino al fiume Helmand nella provincia dallo stesso nome nel sud dell'Afghanistan. Mullah Dadullah, che ha definito la liberazione dei compagni di lotta come ''un gigantesco successo per i Taleban'' in particolare per i due ex portavoce definiti ''politicamente molto importanti'' (mentre gli altri tre sarebbero stati subito inviati a combattere in Afghanistan meridionale), ha parlato ampiamente dei particolari delle trattative. ''Abbiamo rifiutato una offerta dei diplomatici italiani per un milione di dollari'' ha detto al telefono. Lui stesso avrebbe chiarito che anche dieci milioni di dollari non sarebbero serviti, insistendo invece sul rilascio dei combattenti. Cioe' come per far capire al mondo intero che, dal suo punto di vista, i taleban non si fanno comprare. Anche sull'interprete di Mastrogiacomo, le affermazioni di Mullah Dadullah sono chiaramente un attacco contro il presidente afghano Hamid Karzai: ''Il governo Karzai era interessato solo all'italiano'' ha detto al telefono il mullah afghano. Mullah Dadullah, secondo quanto riferisce Der Spiegel, ha annunciato nuovi rapimenti di giornalisti occidentali.Ogni giornalista che vada a cercare notizie nel sud dell'Afghanistan senza l'autorizzazione dei taleban sara' ''arrestato'', ha detto.

In cambio del rilascio di Adjmal Nashkbandi, l'interprete di Daniele Mastrogiacomo, il Mullah Dadullah pretende la liberazione di un altro taleban: l'ex portavoce del movimento Mohammed Hanif, tuttora in prigione a Kabul. E' quanto riferisce un noto giornalista pakistano, Rahimullah Yusufzai, ripreso dal sito online del settimanale tedesco Der Spiegel.

Camera Usa: ritiro da Iraq entro 2008, ma Bush porra' veto

ANSA.it, http://www.ansa.it, 23/03/2007

WASHINGTON - La Camera ha approvato oggi una legge che prevede il rimpatrio delle truppe Usa in Iraq entro il settembre 2008 e il presidente George W. Bush ha immediatamente annunciato che porrà il veto alla misura. Ma si tratta in realtà di una partita a scacchi politica. Sia i democratici, sia la Casa Bianca sanno perfettamente che la misura non ha alcuna probabilità di diventare legge e che Bush non avrà quindi alcuna necessità di usare il veto. La misura deve infatti essere approvata prima dal Senato dove i democratici hanno una maggioranza molto limitata. I democratici hanno annesso la scadenza della permanenza delle truppe Usa in Iraq alla stessa legge finanziaria che prevede fondi per 124 miliardi di dollari per finanziare le guerre in Iraq e in Afghanistan. La misura è stata approvata per 218 voti a 212: solo due repubblicani hanno votato con i democratici ma ben 14 democratici hanno bocciato l'iniziativa mostrando la divisione esistente in seno ai democratici su cosa fare in Iraq. Il presidente Bush, nel minacciare l'uso del suo potere di veto, ha accusato i democratici di tentare, con "un atto di teatro politico", di "sostituire il loro giudizio, sulle operazioni militari in Iraq, a quello dei comandanti militari sul posto".

Hanno fissato una serie di rigide restrizioni che richiederanno un esercito di avvocati per interpretarle - ha ironizzato il presidente - Hanno fissato una scadenza arbitraria per il ritiro delle nostre truppe, incuranti delle condizioni esistenti nell'area. Bush ha sottolineato che l'effetto pratico della legge approvata oggi dalla Camera sarà soltanto uno: ritardare l'invio alle truppe in Iraq e Afghanistan delle risorse necessarie per combattere le loro guerre. "I democratici volevano affermare la loro opposizione alla guerra in Iraq. Hanno inviato il loro messaggio - ha osservato il presidente americano - adesso devono inviare i soldi alle truppe". La leader democratica alla Camera Nancy Pelosi ha dovuto lavorare a lungo per convincere i deputati democratici a sostenere l'emendamento alla legge finanziaria, una mossa criticata sia dai liberal del suo partito (che la consideravano troppo debole) sia da alcuni conservatori (contrari a fissare scadenze al rinvio delle truppe). Ottenere la maggioranza di 218 voti a 212 è stato un successo per la Pelosi ma la votazione ha confermato anche la fragilità della maggioranza del partito. La Pelosi non può assolutamente contare sui voti necessari a superare un eventuale veto del presidente americano, che ha così nelle sue mani la carta vincente. I democratici possono solo stringere i cordoni della borsa ma questo li espone alle accuse, come fatto oggi dal presidente Bush, di danneggiare col loro comportamento l'incolumità dei soldati impegnati a combattere in prima linea in Iraq e in Afghanistan. La prossima settimana sarà il Senato Usa a discutere una analoga mossa democratica per aggiungere alla legge sui fondi alle truppe una scadenza per il rimpatrio dei militari Usa dall'Iraq.

Il Ministro Barghouti a Rainews24: per la pace serve una pressione internazionale su Israele

Rai.it, http://www.rai.it/news, 23/03/2007

Il ministro dell'informazione del nuovo governo palestinese Barghouti ha rilasciato, in esclusiva, un'intervista a Rainews24.

L'intervista è partita con il rapimento del corrispondente della Bbc in Palestina per la cui libertà i giornalisti palestinesi saranno in sciopero per 24 ore: "Noi - ha detto il ministro - consideriamo questo rapimento un atto che viola ogni legge internazionale, ,condanniamo questo fatto, stiamo facendo il possibile per liberarlo e ci aspettiamo un a buona notizia in poche ore, ma la cosa importante più che la sua liberazione e il cessare di questi rapimenti".

Sulla possibilità di un confronto con Israele il ministro ha risposto: "Olmert cerca di confondere le carte, il presidente Abbas è stato incaricato dal governo di aprire delle trattative con Israele anche con la mediazione americana ma da parte di Israele c'è stato un rifiuto di ogni trattativa".

Poi ha continuato il ministro: "L'ex presidente Usa Carter ha detto che Israele ha istituito nei territori un regime di apartheid e oggi vediamo le conseguenze di questo comportamento nei territori occupati"

Sui rapporti tra Fatah e Hamas il ministro ha così risposto: "Effetivamente ci sono stati degli scontri a nord di Gaza ma sono una coda degli scontri precedenti, la cosa per noi importante è garantire la sicurezza nei territori".

Il ministro è stato interrogato sul video in cui si intervistano i due bambini figli della kamikaze: "Il mondo deve capire che l'occupazione di Israele esercita una oppressione sul popolo palestinese. 7.600 palestinesi sono stati uccisi dagli israeliani negli ultimi 6 anni di cui metà sono civili. Noi viviamo in prigione, per fare un'ora di strada ne servono dodici a causa dei blocchi israeliani, noi vogliamo una pace giusta e vogliamo vivere con gli israeliani come vicini, ma questo non può accadere senza una pressione su Israele della comunità internazionale."

Quali le prospettive per la pace?: "Secondo il programma del governo palestinese il primo obbiettivo è uno stato palestinese indipendente con Gerusalemme capitale, accettiamo l'idea di due stati per mettere fine alle tensioni, vogliamo una situazione tranquilla dove vivere in pace. Da 60 anni subiamo oppressioni siamo l'unico popolo senza diritto all'autodeterminazione, ma Israele continua ad esercitare violenza nei nostri confronti."

Chiudere Guantanamo, e' la richiesta del ministro della Difesa Usa Robert Gates

Rai.it, http://www.rai.it/news, 23/03/2007

Il ministro della Difesa Usa, Robert Gates, ha ribadito sul New York Times il suo desiderio di chiudere del campo di prigionia di Guantanamo, affermando che la sua esistenza e' vista all'estero come illegale e trasmette un'immagine negativa dell'America.

"L'istanza di Gates - scrive il quotidiano newyorkese nell'articolo, leggibile nell'edizione online - è un tentativo di trasformare il desiderio più volte espresso dal presidente George W. Bush di chiudere Guantanamo in un piano d'azione preciso, secondo i funzionari. In particolare - continua il Nyt - Gates sostiene che i processi a carico dei sospetti terroristi devono essere trasferiti in America, sia per renderli piu' credibili, sia perche' l'esistenza stessa di Guantanamo rende più difficile il più generale sforzo bellico" contro il terrorismo.

Il 'Times' aggiunge anche che l'istanza di Gates "è stata respinta quando il ministro della giustizia Alberto Gonzales e altri legali del governo si sono espressi contro il trasferimento dei detenuti nel campo di prigionia a Cuba in

territorio statunitense, come anche il vicepresidente, Dick Cheney.

A Guantanamo, ricorda il giornale, sono attualmente detenuti 385 prigionieri, per lo più combattenti talebani catturati in Afghanistan, ma anche 14 presunti leader di al Qaida. Fra questi ultimi Khalid Shaikh Mohammed, presunto stratega degli attentati dell'11 settembre 2001.

Sabato 24 Marzo 2007

Il monito del Papa

ANSA.it, http://www.ansa.it, 24/03/2007

CITTA' DEL VATICANO - Dimenticando i "valori" e il cristianesimo l'Europa rischia una "'apostasia' da se stessa, prima ancora che da Dio". Lo ha detto il Papa, chiedendo ai "governi dell'Unione", mentre celebrano i 50 anni dei Trattati di Roma di non trascurare il cristianesimo nella "costruzione della casa comune europea". Il Papa lo ha detto ricevendo i vescovi europei.

L'Europa, "sotto il profilo demografico" rischia il "congedo dalla storia". Mentre quando cerca il "rispetto dell'ambiente o l'ordinato accesso alle risorse e agli investimenti" fa "fatica" a incentivare la "solidarietà". Lo ha detto il Papa ai vescovi europei.

Benedetto XVI anche osservato che il processo dell'unificazione "si rivela non da tutti condiviso" e sembra che i suoi "capitoli" siano stati scritti "senza tener conto delle attese dei cittadini".

Dimenticando i ''valori'' e il cristianesimo l'Europa rischia una '''apostasia' da se stessa, prima ancora che da Dio'', ha sottolineato, chiedendo ai ''governi dell'Unione'', mentre celebrano i 50 anni dei Trattati di Roma di non trascurare il cristianesimo nella ''costruzione della casa comune europea''.

L'Ue salvaguardi ''il diritto all'obiezione di coscienza ogni qualvolta fossero violati i diritti fondamentali'', chiede il Papa affermando che l'Unione per essere ''garante dello stato di diritto'' e ''promotrice di valori universali'' deve ''riconoscere con chiarezza'' una ''natura umana stabile e permanente, fonte di diritti comuni a tutti gli individui, compresi coloro stessi che li negano''.

Nucleare iraniano, nuove sanzioni

ANSA.it, http://www.ansa.it, 24/03/2007

NEW YORK - Il Consiglio di sicurezza dell'Onu ha approvato al Palazzo di Vetro una risoluzione sul nucleare iraniano. La risoluzione, la numero 1.747, è stata approvata all'unanimità. Lo ha annunciato il presidente di turno, l'ambasciatore sudafricano Dumisani Kumalo.

La risoluzione del Consiglio di sicurezza dell'Onu approvata oggi e messa a punto dai cinque membri permanenti (Usa, Gb, Francia, Russia e Cina) più la Germania, prevede l'entrata in vigore di una serie di sanzioni internazionali visto che l'Iran continua a rifiutare di mettere un termine all'arricchimento dell'uranio in loco.

Tra le sanzioni, c'è la proibizione per l'Iran di esportare armi, limiti alle esportazioni di armi verso l'Iran, il congelamento degli aiuti finanziari (eccetto quelli di carattere militari), limiti agli spostamenti internazionali per una trentina di personalità legate ai programmi nucleari di Teheran.

Domenica 25 Marzo 2007

Arresto dei marinai ingiustificato e sbagliato

ANSA.it, http://www.ansa.it, 25/03/2007

BERLINO - Il premier britannico Tony Blair ha definito "ingiustificato e sbagliato" l'arresto dei 15 marinai britannici da parte dell'Iran, auspicando al tempo stesso una rapida soluzione del caso. Parlando a Berlino al termine del vertice celebrativo per i 50 anni della Ue, Blair ha detto di sperare che la vicenda potrà essere risolta nei prossmi giorni, al più presto possibile e per via diplomatica. Definendo seria la situazione, Tony Blair ha detto di ritenere che i marinai siano stati catturati in acque territoriali irachene e non iraniane, come sostenuto da Teheran.

LONDRA CONTINUA IL FORCING PER IL RILASCIO

La Gran Bretagna continua a premere sull'Iran - finora però senza molto successo - per ottenere il rilascio dei 15 marines e marinai della Royal Navy sequestrati venerdì mattina dalle Guardie della Rivoluzione nel Golfo Persico mentre sotto mandato dell'Onu ispezionavano in funzione anti-contrabbando navi mercantili "sospette". L'ambasciatore britannico Geoffrey Adams ha incontrato oggi a Teheran un alto funzionario del ministero degli Esteri iraniano per fare il punto sulla dirompente crisi provocata dalla cattura dei quindici militari di Sua Maestà, circondati da motovedette iraniani all'imboccatura dello Shatt Al-Arab dopo l'ispezione di una nave giapponese e portati via sotto la minaccia delle armi.

"Abbiamo ripetuto la richiesta di rilascio e di accesso e abbiamo domandato informazioni su dove si trovino. Il ministero degli Esteri iraniano si è impegnato a esaminare le richieste e il dialogo continua. Non c'é stato detto dove siano i quindici marinai", ha indicato a Teheran un portavoce dell'ambasciata del Regno Unito. Secondo il domenicale londinese 'Sunday Times' c'é il rischio che l'Iran - ai ferri corti con l'Occidente per le sue ambizioni nucleari - possa vendicarsi delle sanzioni decretate ieri dal Consiglio di Sicurezza dell'Onu processando per spionaggio i quindici marines e marinai britannici.

Il terreno per un processo è già stato preparato: un alto ufficiale delle forze armate iraniani ha ieri affermato che i militari britannici hanno "confessato" di essere entrati "illegalmente" in acque territoriali iraniane a bordo di due canotti. Proprio per questa ragione sarebbero stati trasferiti a Teheran per essere interrogati a fondo sul perché della loro "azione aggressiva". La Gran Bretagna sostiene che l'incidente è senz'altro avvenuto in acque territoriali irachene ma ha finora evitato di polemizzare apertamente con Teheran su questo punto nel timore di aggravare inutilmente la crisi. Il ministro britannico dell"Irlanda del nord Peter Hain ha definito oggi "molto inquientante" la crisi e ne ha auspicato un rapido disinnesco 'per il bene dei nostri soldati ma anche per la stabilita' della regione".

Lunedì 26 Marzo 2007

Bertinotti contestato all'universita'

ANSA.it, http://www.ansa.it, 26/03/2007

ROMA - Il presidente della Camera Fausto Bertinotti è stato contestato al suo arrivo alla facoltà di Lettere dell'Università 'La Sapienza' di Roma dove deve partecipare ad un dibattito sulla cooperazione internazionale e lo sviluppo. La contestazione è avvenuta da parte di una cinquantina di studenti del Coordinamento dei collettivi. Bertinotti è stato accolto con il grido "Assassino, assassino". Alcuni ragazzi gli hanno gridato "Vergogna, guerrafondaio e buffone". Il presidente della Camera, a quel punto, si è fermato ed ha risposto: "Buffone? Buffone sei tu se dici così. Chiedetemi scusa". Poi ha raggiunto, sempre seguito dai contestatori, l'Aula dove sta per avere inizio il convegno.

La contestazione è stata organizzata da una cinquantina di studenti del Coordinamento dei collettivi riuniti nella 'Rete per l'autoformazioné. Innalzavano striscioni con scritto 'Bertinotti? No thank', contestando l'impegno italiano nel conflitto afgano. Ad essere contestata anche la scelta di Bertinotti di prendere parte all'incontro che é organizzato dall'Asvi, una Ong legata al Movimento ecclesiale di Comunione e liberazione. Davanti la facoltà di lettere all'arrivo delle auto di Bertinotti ci sono stati fischi ed è stato gridato 'Vergogna, vergogna, guerrafondaio'. Ma, al suo arrivo in Aula dove lo ha accolto il rettore de 'La Sapienza' Renato Guarini, Bertinotti é stato salutato da un applauso.

Martedì 27 Marzo 2007

Padre Fedele: sono innocente, prego per la suora

ANSA.it, http://www.ansa.it, 27/03/2007

CATANZARO -Documenti ed altri elementi che dimostrerebbero l'estraneità alle accuse sono stati forniti stamani ai giudici del tribunale della libertà di Catanzaro dai difensori di Padre Fedele Bisceglia e di Antonio Gaudio, accusati di violenza sessuale nei confronti di una suora. I legali di Padre Fedele hanno depositato una memoria difensiva nella quale si evince che nei giorni delle presunte violenze il frate non era presente nell'Oasi Francescana.

Il 4 aprile del 2005, giorno in cui la suora avrebbe subito una violenza di gruppo, Padre Fedele era in un paesino della provincia di Cosenza per i funerali di un suo familiare. Nella memoria difensiva ci sono anche numerosi tabulati telefonici dai quali emergerebbe che la suora contattava ripetutamente il frate, contrariamente a quanto sostiene l'accusa secondo la quale Padre Fedele chiamava la vittima per minacciarla. Anche i difensori di Antonio Gaudio hanno fornito alcuni elementi per dimostrare che l'indagato non era presente nell'Oasi Francescana al momento delle violenze sessuali.

Ai giudici del riesame sono state depositate le dichiarazioni di una testimone la quale afferma che il giorno della presunta violenza di gruppo ricevette la visita di Gaudio. La donna ricorda tutti i particolari dell'incontro perché si trattò di una visita relativa alla morte di un suo familiare che viveva in Canada. I difensori di Gaudio sono intervenuti anche sul film pornografico ed amatoriale i cui fotogrammi sono stati depositati stamani dal sostituto procuratore della Repubblica di Cosenza, Claudio Curreli.

C'é un particolare fisico di Gaudio - ha detto uno dei difensori, Roberto Loscerbo - dal quale si esclude categoricamente che uno dei protagonisti del film possa essere il nostro assistito.

Il Senato approva il decreto sull'Afghanistan. Casini: Prodi si sarebbe salvato lo stesso

Rai.it, http://www.rai.it/news, 27/03/2007

Il Senato approva il decreto legge che rifinanzia le missioni italiane all'estero con 180 voti a favore, due contrari e 132 astenuti. La maggioranza richiesta era di 158 voti. Hanno votato a favore la maggioranza e l'Udc mentre si sono astenuti Forza Italia, An e Lega Nord. Tra i voti contrari quello del senatore ex Prc Franco Turigliatto.

Casini: Prodi si salvava lo stesso

I miei detrattori saranno delusi. Non ho salvato Prodi. Prodi si salvava lo stesso.... Lo afferma il leader dell'Udc, Pier Ferdinando Casini, commentando a Ballaro' i 180 si' con cui il Senato ha approvato definitivamente il decreto legge sulle missioni italiane all'estero

Passa l'odg di Calderoli

L'ordine del giorno di Calderoli che "impegna il governo a promuovere tutte le iniziative finalizzate a garantire la sicurezza del nostro personale militare e civile presente sul territorio afghano" e' passato nella sua formulazione originaria. L'aula ha approvato con 311 voti favorevoli e 3 contrari.

L'aula ha, invece, respinto l'odg della Cdl con 155 sì, 160 no e 1 astenuto.

In precedenza il ministro degli Esteri aveva chiesto una riformulazione dell'ordine del giorno di Calderoli sottolinenando che tale richiesta "e' nei poteri del governo e fa parte della prassi parlamentare". Calderoli non ha accettato di introdurre modifiche e ha chiesto che l'odg fosse messi ai voti.

D'Alema: più mezzi e più sicurezza per i soldati

D'Alema aveva ricordato che il governo ha chiesto una "relazione dettagliata" ai vertici delle Forze Armate, per avere dettagli piu' esatti sui mezzi di cui i militari che operano sul campo hanno bisogno. "Questa - ha aggiunto - e' una dichiarazione seria, solenne e verificabile". D'Alema comunque ha aggiunto che prima di ogni decisione sara' informato il Parlamento "ma comunque non significherebbe mutare natura della missione". D'Alema ha aggiunto di aver chiesto che si discutano nella sede della Nato norme di comportamento comune.

Su chi invitare alla conferenza di pace è Karzai a decidere

Per quanto riguarda la conferenza di pace, D'Alema ha chiarito che è il governo afghano a deciderne le modalità e che questi ha chiesto un'aministia per i crimini compiuti nl corso del conflitto. La comunità internazionale la sostiene e la incoraggia, ma è il governo afghano a decidere chi invitare a tale conferenza.

In una lettera la soldatessa britannica chiede a Londra di ritirarsi dall'Iraq

Rainews24, http://www.rainews24.it, 27/03/2007

Vedi anche Teheran: non liberiamo neppure la donna militare britannica. Blair:aumenteremo la pressione su Teheran

Il ritiro delle truppe britanniche dall'Iraq: e' quanto chiede in una nuova lettera, la seconda, Faye Turney, l'unica donna che fa parte del gruppo di 15 marinai catturati dagli iraniani la settimana scorsa, che - secondo quanto riportano le emittenti britanniche - e' arrivata all'ambasciata britannica a Teheran. "Non e' arrivato il momento di ritirare le nostre forze dall'Iraq e lasciare che decidano del loro futuro?" sarebbe scritto nella lettera che sarebbe indirizzata ai parlamentari britannici.

Turney "chiede ai rappresentanti dei Comuni, dopo che il governo ha promesso che vicende di questo genere non sarebbero piu'accadute, perche' sono accadute". Poi il marinaio della Royal Navy si domanda "perche' il governo non e' stato contestato su questo episodio".

A differenza della prima, nella seconda missiva, considerata autentica, Turney ammette che l'equipaggio britannico e' entrato nelle acque territoriali iraniane, "malgrado il nostro torto, ci stanno trattando bene e umanamente".

Cnn: dimostrazione di forza degli Usa nel Golfo Persico

Rai.it, http://www.rai.it/news, 27/03/2007

Gli Stati Uniti hanno iniziato oggi nel Golfo Persico le piu' imponenti esercitazioni della marina militare americana dall'invasione dell'Iraq, nel 2003. Lo riporta oggi il sito della Cnn. Alle manovre partecipano due portaerei, 15 navi da guerra e oltre cento velivoli da combattimento.

Schierati più di 10.000 uomini degli Stati Uniti che vengono impegnati sulle navi da guerra e sugli aerei simulando attacchi a velivoli e sommergibili nemici.

Il commodoro della Marina statunitense Kevin Aandahl ha precisato che l'esercitazione non e' stata organizzata in risposta all'arresto dei marinai inglesi, ne' intende minacciare la Repubblica islamica, la cui marina e' schierata nelle stesse acque. Aandahl ha inoltre aggiunto che le navi da guerra americane staranno al di fuori delle acque territoriali iraniane, oltre quindi le 12 miglia dalla costa.

Mercoledì 28 Marzo 2007

La Cei: Dico inaccettabili specie su coppie gay

ANSA.it, http://www.ansa.it, 28/03/2007

ROMA - "La legalizzazione delle unioni di fatto" è "inaccettabile sul piano di principio, pericolosa sul piano sociale ed educativo"; avrebbe effetti deleteri sulla famiglia perché toglierebbe "al patto matrimoniale la sua unicità, che sola giustifica i diritti che sono propri dei coniugi e che appartengono soltanto a loro". Lo afferma in tre pagine di testo la "Nota del Consiglio episcopale permanente a riguardo della famiglia fondata sul matrimonio e di iniziative legislative in materia di unioni di fatto".

Una nota che si autodefinisce "impegnativa" per i politici, ma che non prevede esplicitamente sanzioni per chi non vi si attiene. "Un problema ancor più grave" per i vescovi sarebbe "la legalizzazione delle unioni di persone delle o stesso sesso, perché, in questo caso, si negherebbe la differenza sessuale, che è insuperabile". I cristiani "non può appellarsi al principio del pluralismo e dell'autonomia dei laici in politica, favorendo soluzioni che compromettano o che attenuino la salvaguardia delle esigenze etiche fondamentali per il bene comune della società ".

Il parlamentare cattolico ha il "dovere morale di esprimere chiaramente e pubblicamente il suo disaccordo e votare contro qualsiasi progetto di legge che possa dare un riconoscimento alle unioni gay". E sono "incoerenti" i politici cattolici che appoggeranno il disegno di legge sui diritti dei conviventi I vescovi precisano di non avere interessi politici da affermare con la pubblicazione di questa Nota.

Solo - spiegano - sentiamo il dovere di dare il nostro contributo al bene comune visto che "per la società l'esistenza della famiglia è una risorsa insostituibile", tutelata dalla costituzione. I presuli si dicono "consapevoli che ci sono situazioni concrete nelle quali possono essere utili garanzie e tutele giuridiche per la persona che convive". A questa attenzione, dicono, "non siamo contrari".

La Cei ritiene però che l'obiettivo "sia perseguibile nell'ambito dei diritti individuali, senza ipotizzare una nuova figura giuridica che sarebbe alternativa al matrimonio e alla famiglia e che "produrrebbe più guasti di quelli che vorrebbe sanare". Nella Nota si accenna alla "fatica e tensioni sperimentate dai cattolici impegnati in politica in un contesto culturale come quello attuale, nel quale la visione autenticamente umana della persona è contestata in modo radicale".

"Ma - si afferma - è anche per questo che i cristiani sono chiamati a impegnarsi in politica". Tutte queste riflessioni vengono "affidate alla coscienza di tutti e in particolare a quanti hanno la responsabilità di fare le leggi, affinché si interroghino sulle scelte coerenti da compiere e sulle conseguenze future delle loro decisioni".

Tal Afar, mattanza di sciiti e sunniti

ANSA.it, http://www.ansa.it, 28/03/2007

BAGHDAD - Prima una carneficina di sciiti, poi una strage di sunniti. A Tal Afar, nel Nord dell' Iraq, in poche ore sono state massacrate oltre 120 persone: almeno 70 sono morte in una serie di attentati nelle zone sciite della città, mentre una cinquantina di altre sono state trucidate alcune ore dopo, nei quartieri sunniti, per vendetta.

Ieri due camion e un'automobile imbottiti di esplosivo sono stati fatti saltare in aria tra una moschea sciita e un mercato popolare, nel centro della città. Un primo bilancio parlava di almeno 30 morti, che poi, con il passare delle ore, sono diventati oltre 70. I feriti sono 190, mentre 50 abitazioni e decine di auto sono andate distrutte.

La risposta della comunità sciita non si è fatta attendere.Nel corso della notte, sono entrate in azione le squadracce, che hanno rastrellato la zona sunnita, il quartiere al Wahda. "Miliziani sciiti hanno ucciso gli uomini sunniti nelle loro case", ha raccontato il generale Najim al Jouburi, sindaco della città, che sorge a 400 km a Nord-Est di Baghdad e ad una sessantina dal confine con la Siria, ed è abitata da circa 220 mila sciiti, sunniti e turcomanni.

Impossibile stabilire quanti uomini abbiano partecipato al raid, ma secondo alcune fonti si tratta di decine e decine, diversi dei quali avevano uniformi e auto della polizia. In mattinata le autorità locali hanno poi decretato il coprifuoco, annunciando che la situazione era tornata "sotto controllo", mentre le strade veniva pattugliate dall'esercito iracheno e da quello americano. Un medico dell'ospedale locale, ha affermato che nella mattanza notturna sono sono stat uccisi non meno di 45 sunniti.

Altre fonti parlano di oltre 50, tra cui donne e bambini. All'obitorio, per mancanza di posto, decine di corpi sono stati allineati in terra. Gran parte avevano una ferita letale di arma da fuoco alla testa, ha detto sconvolto il medico, aggiungendo: "Non ho mai visto niente di simile". Eppure Tal Afar negli l regime, è stata addirittura l'epicentro della lotta contro gli insorti e contro i terroristi di al Qaida, che vi avevano instaur e e quelle irachene vi hanno condotto operazioni a tappeto, l'ultima delle quali, nella primavera 2005, denominata 'Pugno di Ferro', sembrava essere stata risolutiva. Tanto che, il 20 marzo del 2006, in occasione dell'inizio del IV anno di guerra, il presidente Usa George W. Bush aveva annunciato che Tal Afar, riconquistata dalle forze americane e irachene a terroristi e insorti, "sta tornando a vivere" e è "una ragione di speranza".

Gli attacchi multipli di ieri però dimostrano che i terroristi sono tornati, e che sono quelli di al Qaida, poiché sui camion-bomba, hanno detto varie fonti, erano stati caricati anche dei fusti di cloro, per amplire l'effetto letale delle esplosioni. Si tratta di una tecnica che il braccio iracheno di al Qaida ha negli ultimi tempo molto affinato, usandola almeno una decina di volte, da fine gennaio. A Falluja, dove di nuovo due camion-bomba carichi di fusti di cloro sono stati scagliati quasi simultaneamente da altrettanti attentatori suicidi contro un edificio governativo, causando, secondo fonti di polizia la morte di otto agenti e il ferimento di altre 20 persone.

Secondo fonti militari Usa, il bilancio è invece di una quindicina di soldati americani e iracheni feriti. Tutti gli attacchi di questo genere hanno in realtà fino ad ora causato un numero relativamente basso di vittime, ma comunque hanno ottenuto un alto impatto emotivo, diffondendo un nuovo senso di terrore, che riporta la mente ai sistemi usati dai carnefici del deposto regime.

Marinai inglesi: la soldatessa in un video

ANSA.it, http://www.ansa.it, 28/03/2007

L'Iran mostra alla tv le immagini dei 15 marinai e marines arrestati venerdì scorso, e la tensione tra Londra e Teheran sale alle stelle. Nelle immagini Faye Turney, la donna che fa parte della pattuglia arrestata, appare con un velo islamico in testa e ammette - non si sa con quanta spontaneità - che lei e i suoi commilitoni hanno "ovviamente sconfinato" in acque iraniane. Immediata e durissima la condanna di Londra, che definisce "completamente inaccettabili" le immagini mostrate dalla tv iraniana in lingua araba, ripete che i militari erano indubbiamente in acque irachene "ed avevano diritto ad esserci".

Il Foreign Office chiede quindi l'immediato accesso delle autorità consolari britanniche ai 15 "come preludio al loro rilascio". Nelle sue dichiarazioni in video Faye dice di essere stata trattata bene e che gli iraniani sono stati "gentili e comprensivi". Nelle immagini appare anche una lettera che la donna, 26 anni, madre di famiglia, e moglie di un altro militare della Royal Navy, ha scritto alla famiglia e che è stata diffusa dall'ambasciata d'Iran a Londra: in essa racconta la vicenda e dice che l'unità britannica aveva "apparentemente sconfinato" in acque iraniane.

Nel pomeriggio, il ministro degli Esteri iraniano Manucher Mottaki aveva confermato che Faye potrebbe essere liberata 'molto presto'. Una brevissima schiarita, vanificata dalle immagini della tv, in una giornata in cui prosegue il braccio di ferro tra Londra e Teheran: secondo la Gran Bretagna, dati Gps dimostrano in modo incontrovertibile come i quindici marinai e marines della Royal Navy fossero venerdì mattina ben all'interno delle acque territoriali irachene quando sono stati circondati e sequestrati dall'Iran nel Golfo Persico. Ma Teheran non arretra e ripete: i 15 sono stati catturati mentre si trovavano mezzo chilometro all'interno delle acque territoriali iraniane.

Lo ha ribadito l'ambasciata iraniana a Londra aggiungendo che "i governi dell'Iran e della Gran Bretagna hanno la capacità di risolvere l'incidente attraverso contatti e cooperazione". I dati Gps sono stati presentati dal vice-ammiraglio Charles Style nel corso di un breve briefing a Londra. Secondo il vice-ammiraglio i militari britannici si trovavano "1,7 miglia nautiche all'interno delle acque irachene", stando ai dati Gps e sono stati "vittima di un agguato". Il briefing ha segnalato in passaggio ad una "nuova fase" della crisi (e cioé la diplomazia pubblica) preannunciata ieri dal primo ministro Tony Blair in risposta all'impossibilità di ottenere il rilascio dei quindici marines e marinai usando le armi della diplomazia "privata", fatta di colloqui riservati e non ufficiali. Il vice-ammiraglio ha definito "ingiustificato e sbagliato" il comportamento dell'Iran nella vicenda.

A detta di Style il ministero degli Esteri iraniano ha trasmesso alla Gran Bretagna "due differenti posizioni per l'incidente", e la prima era all'interno delle acque irachene. "Lo abbiamo messo in risalto domenica - ha spiegato - nel corso dei contatti diplomatici e dopo che lo abbiamo fatto ci hanno passato una seconda serie di dati che colloca l'incidente in acque iraniane, a più di due miglia di distanza dalla posizione rilevata dalla fregata Cornwall e confermata dalla nave mercantile ispezionata". "E' difficile trovare una ragione legittima per questo cambiamento di coordinate. In ogni caso - ha concluso l'alto ufficiale della Royal Navy - contestiamo in modo netto le posizioni indicate dagli iraniani".

La Gran Bretagna ha intanto interrotto tutti i contatti ufficiali bilaterali con l'Iran, fino a quando non verranno liberati i 15 militari: lo ha detto il ministro degli Esteri Margaret Beckett riferendo sulla vicenda ai Comuni, precisando che gli unici contatti tra i governi riguarderanno fino ad allora la questione dei marinai. Il ministro ha criticato duramente l'arresto dei marinai e marines, affermando che "al massimo", se pure i militari si fossero trovati in acque iraniane (cosa che Londra esclude), gli iraniani avrebbero dovuto chiedere loro di andarsene immediatamente.

La polizia israeliana sgombera i coloni dall'insediamento di Homesh

Rai.it, http://www.rai.it/news, 28/03/2007

Oltre mille fra soldati e agenti della guardia di frontiera israeliana hanno iniziato stamani lo sgombero di alcune centinaia di coloni insediatisi abusivamente due giorni fa tra le rovine di Homesh, una colonia della Cisgiordania settentrionale sgomberata nell'estate del 2005.

Secondo la radio militare, i coloni oppongono resistenza. Il loro obiettivo, avevano dichiarato nei giorni scorsi, era ricostruire l'insediamento di Homesh.

Scudo spaziale: Usa, Italia coperta e collabora

ANSA.it, http://www.ansa.it, 28/03/2007

WASHINGTON - L'Italia sarà coperta dal sistema di difesa missilistica che gli Stati Uniti intendono realizzare in Europa, come "tutti gli altri paesi europei che si trovano nel raggio d'azione di missili di lunga gittata" iraniani e collabora con gli Usa al progetto: lo ha detto il comandante dell'agenzia missilistica del Pentagono, generale Henry Obering, aggiungendo che gli Usa e l'Italia hanno di recente firmato un accordo per la condivisione di tecnologie legate al cosiddetto scudo spaziale americano.

Con il governo italiano - ha detto Obering, nel corso di un incontro con la stampa a Washington - abbiamo siglato di recente un 'accordo quadro', che definisce le linee principali e i meccanismi sulla base dei quali collaboreremo a questo progetto. Non posso dare indicazioni specifiche - ha aggiunto il generale - perché è solo l'inizio di un cammino. Obering, che guida la Missile Defense Agency del Pentagono, ha aggiunto che l'Italia è andata così ad unirsi ad altri paesi che hanno raggiunto accordi analoghi con gli Usa sulla difesa missilistica, quali Gran Bretagna, Danimarca, Australia e Giappone.

Nelle ultime settimane erano stati stati sollevati interrogativi, in sede Nato, sulla possibilità che lo scudo creasse una divisione tra paesi protetti e non protetti in Europa. "Non devono esserci due livelli di sicurezza in Europa - ha detto il sottosegretario di Stato Daniel Fried, nel corso dello stesso briefing - in cui ci sono paesi vulnerabili e altri protetti. Se come Stati Uniti proteggessimo noi stessi e non i nostri alleati europei, sarebbe una scelta strategicamente sbagliata".

Liberalizzazioni: Senato, annunciata la fiducia

ANSA.it, http://www.ansa.it, 28/03/2007

ROMA - "Sì, metteremo la fiducia": lo ha detto il ministro per lo Sviluppo Economico Pierluigi Bersani nel corso della trasmissione "Otto e mezzo" a proposito del decreto sulle liberalizzazioni che domani comincera' l'esame al Senato. "Non ci sono i tempi", aggiunge il ministro per spiegare il perché il governo abbia deciso di blindare il voto anche al Senato.

Udc: 'grave crisi istituzionale, serve nuovo governo'

ANSA.it, http://www.ansa.it, 28/03/2007

ROMA - "L'Italia ha bisogno di un nuovo governo che dia stabilità al paese. In questo senso anche i numeri del voto di ieri confermano la non autosufficienza politica del governo Prodi e l'incertezza di una maggioranza che non è in grado di assicurare una guida stabile ed una efficace azione di governo": lo afferma Pier Ferdinando Casini, leader dell'Udc, dopo l'incontro avuto con i vertici del suo partito con il capo dello Stato al Quirinale. "Abbiamo espresso a Napolitano - riferisce Casini - l'opinione che questo governo è causa di una grave crisi istituzionale, in particolare al Senato". Casini sottolinea il ricorso continuo alla "decretazione d'urgenza" ed il fatto che "i decreti legge vengono inviati al Senato a pochi giorni dalla loro scadenza espropriando di fatto le Camere del diritto dovere di legiferare".

CASINI, NON SIAMO INTERESSATI A MAGGIORANZE VARIABILI

Abbiamo confermato al capo dello Stato ciò che è chiaro a tutti: che siamo una forza di opposizione ferma, che continuerà a dare battaglia in Parlamento dall'opposizione. Non siamo interessati a maggioranze variabili o a forme di cooptazione in questa maggioranza. Lo afferma il leader dell'Udc Pier Ferdinando Casini, dopo l'incontro avuto dai vertici del partito con il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.

NAPOLITANO HA RICEVUTO LA DELEGAZIONE UDC

Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha ricevuto nel pomeriggio al Quirinale una delegazione dell'Unione dei Democratici Cristiani e di Centro, composta dagli onorevoli Pier Ferdinando Casini, Lorenzo Cesa, Rocco Buttiglione e Luca Volonté, e dal senatore Francesco D'Onofrio. Lo rende noto un comunicato del Quirinale.

PRODI, SI' DEL SENATO LODATO ANCHE DAGLI USA

Il sì del Senato al decreto legge sull'Afghanistan è stato lodato anche da oltre Atlantico. Lo afferma il presidente del Consiglio Romano Prodi, che aggiunge: "L'Italia ha una politica estera coerente".

VERTICE, CAPIGRUPPO NON CHIEDERANNO INCONTRO NAPOLITANO

I capigruppo della Cdl di Camera e Senato non chiederanno di essere ricevuto al Quirinale dal presidente Giorgio Napolitano. E' questo, a quanto si apprende, l'orientamento emerso dalla riunione di oggi pomeriggio a Palazzo Grazioli dei vertici della Cdl. Questo non significa però una modifica della linea che ha portato la Cdl ieri al Senato ad astenersi sul decreto per il rifinanziamento delle missioni militari all'estero. Al contrario, domani a mezzogiorno ci sarà un'assemblea dei deputati e dei senatori della Cdl (Forza Italia, An, Lega, ma anche Nuova Dc di Rotondi e Pri), nella Sala della Regina di Montecitorio, per ribadire le ragioni dell'astensione. "Rivendichiamo la nostra scelta - spiega un partecipante alla riunione di Palazzo Grazioli - e la vogliamo ribadire di fronte ad una campagna mediatica che è bene fronteggiare subito". Toni morbidi, invece, nei confronti dell'Udc. "Non è stata pronunciata nessuna parola dura nei loro confronti", assicura chi ha partecipato al vertice. E questo atteggiamento dialogante dovrebbe essere confermato domani dall'assemblea dei parlamentari. "C'é bisogno di fare il punto della situazione - spiega un dirigente 'azzurro' - senza chiudere in nessun modo all'Udc". Evidenti le conseguenze positive di questa scelta della Cdl per le trattative con l'Udc in vista delle prossime elezioni amministrative. Anche se, mentre si danno per scontate le intese con l'Udc per Frosinone e L'Aquila, resta aperto il problema della candidatura a sindaco di Verona. Ma per questioni locali, si assicura a Roma. Sembrano "le baruffe chiozzotte", scherza un esponente della Cdl. Alla riunione a Palazzo Grazioli hanno partecipato Silvio Berlusconi, Gianfranco Fini, Roberto Calderoli, Gianni Letta, Paolo Bonaiuti e Andrea Ronchi. Ma durante la riunione sono state fatte diverse telefonate anche ad altri esponenti di primo piano della Cdl. In particolare, Calderoli ha sentito altri dirigenti della Lega, a partire da Umberto Bossi.

VICE DI RICE: VOTO ACCOLTO CON FAVORE

Gli Stati Uniti "accolgono con favore" il voto del Parlamento italiano sull'Afghanistan e non commentano il dibattito politico che lo ha preceduto: lo ha detto il sottosegretario di Stato americano Daniel Fried, nel corso di un incontro con la stampa a Washington.

"Accogliamo con favore la decisione del Parlamento italiano a sostegno della missione - ha detto Fried, rispondendo a una domanda - e siamo lieti della partecipazione italiana alle operazioni della Nato in Afghanistan". Quanto al dibattito politico che ha preceduto il voto e alla posizione espressa dal leader di Forza Italia, Silvio Berlusconi, Fried ha detto di non voler commentare, ribadendo invece "l'apprezzamento americano per ciò che l'Italia sta facendo per aiutare il popolo afghano".

PARISI: 'CAVEAT' AL MOMENTO NON SI CAMBIANO

''Al momento non riteniamo di modificarli''. Cosi' il ministro della Difesa, Arturo Parisi, ha risposto ai giornalisti che gli chiedevano se il Governo intendesse cambiare i ''caveat'' sull'Afghanistan, cioe' le limitazioni nazionali all'impiego dei militari italiani. ''Al momento - ha detto - non abbiamo elementi che ci spingano a modificarli e quindi sono automaticamente confermati. Se dovessero cambiare degli elementi li valuteremo, ma al momento non riteniamo di modificarli''.

D'ALEMA: PREOCCUPA DERIVA ESTREMISTICA SENATO

Il comportamento di ieri di parte dell'opposizione nel voto in Senato sul rifinanziamento della missione in Afghanistan ''denota una deriva estremistica" che "preoccupa" il ministro degli Esteri Massimo D'Alema.

Il ministro evidenzia il "diffuso malessere" dei parlamentari di Forza Italia e di Alleanza Nazionale nel voto di ieri sul rifinanziamento delle missioni al'estero: "era abbastanza percepibile", ha ribadito parlando di senatori di una parte dell'opposizione "costretti ad una posizione francamente insostenibile".

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