DEI RICCHI

2006 - Agosto - Settimana 2

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Indice dei giorni


08/08/2006 * 09/08/2006 * 10/08/2006 *

Martedì 8 Agosto 2006

Il petrolio vola, nuovo caro bollette: +2,5% luce, +1,5% gas

ANSA.it, http://www.ansa.it, 08/08/2006

ROMA - Il petrolio vola e scatta un nuovo allarme sul fronte del caro-bollette: se le quotazioni del barile - che ieri hanno registrato nuovi record - dovessero restare sui livelli attuali ad ottobre le tariffe potrebbero salire del 2,5% per la luce e dell'1,5% per il gas. Con una nuova stangata per le famiglie italiane che si ritroverebbero a pagare, per elettricità e gas - circa 25 euro in più su base annua. La stima arriva dagli esperti tariffari.

Con quotazioni del greggio sui livelli registrati negli ultimi giorni anche per i prossimi mesi - spiega Davide Tabarelli, esperto di tariffe energetiche - si può prevedere, per il prossimo trimestre ottobre-dicembre, un incremento delle tariffe elettriche, al lordo della tasse, del 2,5%". Vale a dire 15,35 centesimi di aumento per ogni chilowattora consumato che per la famiglia tipo (225 chilowattora consumati in un mese) si tradurrebbe in un aggravio di 10,4 euro su base annua.

Sul fronte del gas, invece, l'impatto della permanenza di livelli del greggio quali quelli attuali, potrebbe tradursi in un aumento delle tariffe - sempre al lordo delle imposte - intorno "all'1,5%", prosegue l'esperto stimando il rincaro in circa 70,354 centesimi di euro al metro cubo. Un aumento che per la stessa famiglia 'tipo' (1.400 metri cubi di metano bruciati in un anno) peserebbe sul budget annuale sui 14,5 euro in più.

Complessivamente quindi - se le previsioni trovassero conferma - le famiglie italiane potrebbero ritrovarsi a pagare, già da ottobre, 25 euro in più l'anno quale conseguenza delle fiammate dell'oro nero, spinto dalle tensioni mediorientali. Una nuova stangata che si andrebbe ad aggiungere ai rincari già registrati negli ultimi trimestri: solo dal primo luglio le bollette della luce e del gas sono salite, rispettivamente, del 5,8% e del 4,2% con un impatto sulla spesa media annua delle famiglie di oltre 60 euro in più. E che rischia di far volare, nel solo 2006, la spesa di ogni famiglia - legata ai rincari scattati nei 4 trimestri dell'anno - di circa 120 euro rispetto all'anno scorso.

L'ultimo rincaro, scattato nel trimestre in corso, è stato legato comunque non solo al caro-greggio ma anche agli extra costi che gravano sulle bollette. Primi tra tutti gli oneri per gli incentivi Cip6, quelli cioé per le imprese che producono elettricità con fonti rinnovabili e assimilate. Un capitolo quello degli extra-costi che - ricorda lo stesso Tabarelli - potrebbe avere ripercussioni anche sui prossimi aggiornamenti tariffari che l'Authority per l'energia dovrà rendere noti entro la fine di settembre.

Ecco, intanto, una tabella che illustra l'andamento delle bollette della luce e del gas negli ultimi trimestri:

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MAGGIORE SPESA ANNUA

FAMIGLIA TIPO (in euro)

PERIODO LUCE GAS LUCE GAS TOTALE

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2005

I trimestre +2,1% +2,0% + 5 +16 +21

II trimestre +1,8% +1,7% + 6 +13 +19

III trimestre 0,0 +3,7% 0 +31 +31

IV trimestre +4,4% +3,8% +15 +33 +48

2006

I trimestre +2,5% +0,7% + 9 + 7 +16

II trimestre +2,1% +5,7% +21 +19 +40

III trimestre +5,8% +4,2% +23 +39 +62

IV trimestre (*) +2,5% +1,5% +10,4 +14,5 +25

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(*) prime stime degli esperti, basate sull'ipotesi di una

permanenza delle attuali fiammate del greggio nei prossimi due

mesi.

Mercoledì 9 Agosto 2006

E' allarme per i laghi italiani, il 40% e' inquinato

ANSA.it, http://www.ansa.it, 09/08/2006

ROMA - Laghi sempre piu' inquinati. Legambiente lancia l'allarme per i laghi italiani, comunicando i risultati di 'Goletta dei laghi-Cigno azzurro', la prima campagna nazionale di analisi e informazione sulle acque lacustri italiane che ha coinvolto 8 laghi per un centinaio di punti campionati. Il 40% dei campioni analizzati e' risultato fuori dai parametri previsti dalla normativa sulla qualita' delle acque di balneazione, mentre nel 13% dei casi l'inquinamento microbiologico rilevato, soprattutto alla foce dei fiumi, va considerato grave.

La situazione piu' grave appare quella del Lago di Como, dove ben il 70% dei prelievi sono risultati off limits, con il fronte comasco decisamente piu' compromesso di quello lecchese.

Preoccupante anche la situazione del Lago di Albano (Roma), dove e' risultato fuorilegge il 67% dei prelievi, a causa soprattutto del mancato completamento della fognatura circumlacuale. Male il Lago di Nemi (Roma), dove risultano oltre i limiti il 50% dei campioni effettuati, con un punto di forte inquinamento sotto l'abitato di Nemi.

Qualche preoccupazione suscita la qualita' delle acque di balneazione del Lago Maggiore, con un 26% dei campionamenti effettuati fuori dai parametri di legge. Da tenere sotto controllo la situazione del piu' grande lago italiano, quello di Garda, dove il 27% dei campioni analizzati ha presentato valori dei parametri analizzati superiori ai limiti di legge. Se la costa veronese risulta sostanzialmente pulita, casi di inquinamento piuttosto grave sono sul versante lombardo, dove la rete fognaria non serve adeguatamente una popolazione residente che nella stagione turistica cresce fino a 20 volte.

Sul Lago di Bracciano (Roma) il 25% dei prelievi effettuati danno una situazione di leggero inquinamento, a causa di scarichi abusivi o di seconde case non collegate alla rete fognaria. Probabilmente per il dilavamento dei terreni su cui insistono aziende agricole e zootecniche e' risultato inoltre leggermente inquinato il 50% dei campioni analizzati (su un totale di 4) sul Lago di Martignano (Roma). Sostanzialmente buona infine la qualita' batteriologica del Trasimeno (Perugia), dove solo il 25% dei campioni era caratterizzato da un leggero inquinamento, nonostante in alcuni punti siano state rilevate concentrazioni di ossigeno disciolto superiori alla norma.

''Sono oltre 20 milioni - ha dichiarato il presidente nazionale di Legambiente Roberto Della Seta - i cittadini che ogni anno scelgono gli specchi d'acqua dolce come meta turistica. Numeri che invitano a tenere alta l'attenzione su questi delicatissimi ecosistemi, troppo spesso sottovalutati e messi a rischio dalla cattiva depurazione, dalla cementificazione selvaggia, dall'impatto delle attivita' agricole e industriali''.

Per il direttore generale di Legambiente, Francesco Ferrante, l' iniziativa punta a ''rilanciare l'attenzione su una risorsa fondamentale per il nostro Paese, anche sotto il punto di vista turistico, che merita una puntuale azione di tutela da parte degli enti preposti alla gestione del territorio e la sensibilita' dei cittadini. I dati della campagna di analisi dimostrano che siamo di fronte a un'emergenza nazionale che va rapidamente affrontata con strumenti adeguati''.

Iraq: mattatoio Baghdad, quasi 60 omicidi al giorno

ANSA.it, http://www.ansa.it, 09/08/2006

BAGHDAD - Bastonati a morte, uccisi con un colpo di pistola alla nuca, strangolati: storie quotidiane a Baghdad, dove il mese scorso sono stati piu' di 1.800 i cadaveri trasportati nell'obitorio cittadino, in 9 casi su 10 in conseguenza di violenze.

Cifre che fanno paura, anche in Iraq. L'attentato che in febbraio distrusse il mausoleo sciita di Samarra e innesco' una nuova ondata di rese dei conti settarie e' il simbolo di una maledizione per la capitale: cuore multiconfessionale del Paese, dove ogni mese le ''vendette'' sono sempre di piu'.

Oggi, i responsabili dell'obitorio hanno indicato una media di 60 ''nuovi arrivi'' al giorno. Secondo il dottor Abdul Razzaq al-Obaidi, circa il 90 per cento dei decessi e' dovuto a violenze. ''Nella maggior parte dei casi - ha detto il responsabile - sul cranio dei cadaveri sono visibili fori provocati da colpi di arma da fuoco. Alcune delle vittime sono state strangolate, altre uccise a bastonate''.

Questi dati testimoniano una crescita delle violenze a Baghdad, anche rispetto al periodo immediatamente successivo all'attentato esplosivo di Samarra. A luglio i cadaveri trasportati nell'obitorio sono stati 1.815, a fronte di ''soli'' 1.595 nel mese precedente. Il peggioramento delle condizioni di sicurezza, d'altra parte, e' in linea con quanto accade nel resto del Paese: secondo un rapporto pubblicato dalle Nazioni Unite, tra maggio e giugno i civili uccisi sono stati quasi 6.000. Mentre nel suo conteggio quotidiano delle vittime irachene a partire dall'inizio dell'offensiva americana nel marzo 2003, l'Ong angloamericana Iraqi Body Count e' arrivata ad una cifra superiore ai 40.000.

Su questo sfondo, esternazioni circa la ''natura'' dell' inferno iracheno. Alcuni giorni fa, in un telegramma inviato al premier Tony Blair l'ambasciatore britannico a Baghdad ha formulato una cupa profezia. Secondo William Patey, in procinto di abbandonare il suo incarico in Iraq, ''a questo stadio una guerra civile di debole intensita' e una divisione di fatto del Paese e' piu' probabile di una transizione riuscita e sostanziale verso una democrazia stabile''.

Un'analisi forse condivisa dal generale John Abizaid, comandante supremo delle forze Usa in Iraq. ''Il livello della violenza e' il peggiore mai visto'' ha detto di recente l'alto ufficiale in un audizione di fronte al Congresso americano, sottolineando il rischio che nuove vendette spingano l'Iraq ''verso la guerra civile''.

Per allontanare questo spettro, i comandi Usa hanno deciso il trasferimento nella capitale di 3.500 militari in precedenza stanziati nel nord a maggioranza curda. Una scelta, questa, in linea con gli orientamenti di Nuri al-Maliki: il premier iracheno convinto che la partita decisiva si giochi nella capitale, minacciata da ''squadroni della morte'' connotati in senso religioso.

L'intesa tra Washington e Baghdad che non esclude pero' contrasti. Proprio oggi il portavoce della Coalizione internazionale a guida americana, generale William Caldwell, ha dovuto difendere i comandi Usa: accusati dallo sciita al-Maliki per aver lanciato nei giorni scorsi una sanguinosa offensiva contro miliziani sciiti nel sobborgo di Sadr City.

Imboscate e attentati, comunque, sono proseguiti anche oggi. Uno dei piu' gravi si e' verificato nella capitale, dove il blitz di un commando armato nei pressi di una pescheria in un quartiere occidentale della citta' ha causato cinque morti e due feriti. A Baquba, una citta' 65 km a nord della capitale dove vivono sia sciiti che sunniti, un missile ha centrato nella notte una palazzina di tre piani: il bilancio e' di cinque persone e una ventina di feriti.

E' stata un'ennesima giornata da incubo, insomma, nonostante l'arresto di quattro iracheni sospettati di esser coinvolti nel sequestro della giornalista statunitense Jill Carroll, rilasciata nel marzo scorso.

Una buona notizia che non ha potuto influenzare un sondaggio diffuso oggi dalla Cnn. Il numero degli americani che chiedono un ritiro immediato delle truppe Usa dall'Iraq - ha fatto sapere oggi l'emittente all-news - ha raggiunto la percentuale del 61 per cento. Dal 2003, l'anno della caduta del presidente Saddam Hussein, e' un record.

Movimenti truppe israeliane, ma non e' espansione offensiva

ANSA.it, http://www.ansa.it, 09/08/2006

»ISRAELE-LIBANO: 15 SOLDATI UCCISI IN COMBATTIMENTI, TSAHAL

»MO: PAPA CITA WOJTYLA, PACE POSSIBILE E DOVEROSA

TEL AVIV - Colonne di mezzi corazzati israeliani si stanno muovendo nel sud del Libano sotto la copertura di un intenso fuoco d'artiglieria. Lo ha riferito il corrispondente militare di Channel Two al confine settentrionale di Israele, Ronny Daniel. Secondo altre testimonianze, le truppe di terra israeliane si sono spinte fino a 5 km all'interno del sud del Libano, aprendo un nuovo fronte.

Un portavoce militare israeliano ha precisato che il movimento di truppe registrato sul confine con il Libano non costituisce una espansione dell'offensiva in corso. ''Questa nuova operazione rientra nei limiti geografici gia' delineati'', ha detto il capitano Jacob Dallal, dell'ufficio dei portavoce militari.

Dallal ha aggiunto che l'operazione in corso punta principalmente a contrastare una postazione Hezbollah dalla zona del villaggio di confine di al-Khalam. Oggi il governo israeliano ha deciso di autorizzare una espansione delle operazioni a terra in Libano, e ha dato mandato al premier Ehgud Olmert e al ministro della difesa Amir Peretz di decidere quanto iniziera' e quali ne saranno i limiti.

TREGUA PIU' LONTANA, GUERRA PIU' LUNGA

TEL AVIV - Bloccata all'Onu dalle opposte pretese di Libano e Israele, una risoluzione che stabilisca una tregua in Libano sembra oggi più lontana e la guerra prende di nuovo il sopravvento, con la decisione israeliana di estendere l'offensiva che potrebbe ormai durare settimane. Del resto non accenna a piegarsi la resistenza di Hezbollah, il cui capo Nasrallah ha detto che il Libano sud sarà un "cimitero per l' invasore".

In mattinata si è recato a sorpresa a Beirut David Welch, assistente per il Medio Oriente del segretario di Stato americano. Ma l'inviato di Condoleezza Rice non è riuscito a convincere il premier Fuad Siniora e il presidente del parlamento Nabih Berri ad accettare la bozza di risoluzione Onu franco-americana, definita stasera "ingiusta" da Nasrallah. Il Libano, appoggiato dalla Lega araba, continua a pretendere, insieme al cessate il fuoco, il ritiro dell'esercito israeliano.

Mentre Welch era Beirut, a Gerusalemme il consiglio di sicurezza israeliano presieduto dal premier Ehud Olmert decideva l'estensione delle operazioni in Libano Sud, spingendo alcuni analisti a prevedere altre quattro o più settimane di guerra. La Francia, che ha cercato di mediare all'Onu sostenendo le ragioni arabe, ha iniziato a dare segni di impazienza di fronte a "riserve" americane e ha detto che, in assenza di un accordo, presenterà una propria risoluzione.

SI ALLONTANA ACCORDO ALL'ONU

Francia e Stati Uniti - tramite i loro ambasciatori all'Onu Jean-Louis de La Sabliere e John Bolton - continuano a negoziare dietro le quinte al Palazzo di Vetro per cercare di giungere a un nuovo accordo sulla bozza di una prima risoluzione del Consiglio di sicurezza che stabilisca un cessate il fuoco. Ma il presidente francese Jacques Chirac ha detto che c'é "oggi una riserva americana" che frena l'accordo sulla risoluzione. Il nodo da sciogliere è sempre quello del ritiro immediato, con lo scattare di una tregua, delle forze armate israeliane dal Sud del Libano: lo pretende Beirut, lo escludono Israele e Stati Uniti, timorosi che i guerriglieri sciiti possano rioccupare subito le posizioni da cui sono stati scacciati da Tsahal. Chirac, pur affermando di non voler "immaginare" un mancato accordo sul cessate il fuoco ("sarebbe la più immorale delle soluzioni"), ha detto che in tale caso la Francia presenterebbe una propria bozza di risoluzione. Russia e Cina hanno detto da parte loro di voler agire insieme al Palazzo di Vetro per giungere "al più presto" a una tregua. Il presidente francese ha anche attaccato la Siria (l'esperienza "mi ha portato a non fidarmi di lei") ammonendola a rispettare la sovranità del Libano.

WELCH A BEIRUT, NASRALLAH IN TV

L'inviato di Condoleezza Rice, giunto a Beirut a sorpresa, ha incontrato prima il primo ministro Siniora e poi lo sciita Berri per parlare, presumibilmente, degli emendamenti proposti da Beirut alla bozza di risoluzione Onu. I leader libanesi hanno poi detto che i colloqui non hanno portato a alcun progresso (Berri: Welch "ha solo cercato di abbellire una brutta risoluzione"). Anche l'Ue partecipa agli sforzi diplomatici, con una missione al Cairo della presidenza di turno; mentre Javier Solana si recherà nella regione a fine settimana.

In serata lo sceicco Nasrallah, parlando alla televisione Al Manar, ha detto che Hezbollah appoggia il dispiegamento al sud dell'esercito libanese (e' 'nell'interesse di tutti'), ma ha respinto la bozza di risoluzione franco-americana, definendola 'ingiusta' e un mezzo per imporre le richieste di Israele. Lo sceicco ha detto che Hezbollah mantiene intatta la sua capacità di lanciare razzi e ha minacciato di trasformare il sud del Libano in un 'cimitero per l'invasore'.

BEIRUT MARTELLATA DAL MARE, RAID SU TIRO E SULLA BEKAA

Per tutto il pomeriggio Beirut sud si è trovata sotto un costante bombardamento navale, con le cannonate che si susseguivano circa ogni dieci minuti. Due palazzi di sette e otto piani sono stati rasi al suolo, senza che si avesse notizia di vittime. Bombardati anche Tiro e i suoi dintorni e il campo profughi palestinese di Ain Helue a Sidone (due morti e otto feriti). Nella valle della Bekaa, un capo di Hezbollah è stato ucciso, insieme alla moglie e cinque figli, in un attacco aereo a Machqara.

Vari villaggi della stessa area sono stati sottoposti a pesanti attacchi. Combattimenti molto intensi sono proseguiti per tutta la giornata nella fascia a ridosso del confine sud. Secondo fonti di Israele dieci guerriglieri sono stati uccisi (Hezbollah ha ammesso quattro morti) mentre fonti libanesi parlano di cinque carri armati israeliani distrutti, con l'uccisione di almeno quattro soldati israeliani (11 secondo la Tv Al Arabiya).

Fonti giornalistiche israeliane hanno detto che 11 soldati gravemente feriti sono stati ricoverati in ospedali di Haifa e Safed e che la giornata odierna potrebbe essere la più sanguinosa per Tsahal dall'inizio della guerra.

ALTRA PIOGGIA DI RAZZI SU GALILEA

Nel suo messaggio in Tv, Nasrallah ha invitato gli arabi israeliani di abbandonare Haifa. La città è stata raggiunta oggi da un razzo di tipo Khaibar, che ha una gittata più lunga dei katiuscia. Secondo la polizia israeliana, dal Libano meridionale sono piovuti almeno 160 razzi. Non ci sono state vittime.

TELEFONATA RICE-OLMERT DURANTE CONSIGLIO GUERRA

Durante la riunione del 'consiglio di guerra' c'e' stata una conversazione telefonica fra Olmert e il segretario di stato Usa Condoleezza Rice, ha riferito l'edizione elettronica di Haaretz. Non e' chiaro se abbia influito sulle decisioni finali. Gli Usa hanno pero' fatto sapere di avere chiesto a Israele di adoperare la ''massima cautela'' per evitare vittime civili.

La dichiarazione pubblicata dal governo di Gerusalemme al termine della riunione non precisa il mandato e la portata della nuova offensiva, ne' i tempi, indicando solo che e' stato dato mandato a Olmert e Peretz di ''decidere quando mettere in opera'' i ''piani approvati''. Non viene detto esplicitamente inoltre che l'obiettivo dell'esercito e' il fiume Litani. Secondo alcuni osservatori questo potrebbe corrispondere a un desiderio di dare una ultima chance al negoziato Onu di giungere a una decisione prima che la nuova offensiva entri nella fase pienamente operativa.

ISRAELE ESTENDE OPERAZIONI

Il consiglio di sicurezza del governo israeliano, dopo giorni di rinvii, ha approvato oggi con un voto a maggioranza (otto ministri a favore, tre astenuti) l'estensione delle operazioni militari in Libano sud. Da giorni i militari e il ministro della Difesa Amir Peretz spingono per portare l'offensiva terrestre fino almeno al fiume Litani, 20/30 km a nord del confine. Il significato di questa decisione, ha detto l'analista militare Alon Ben David, è che i combattimenti proseguiranno almeno per altre quattro settimane e le forze israeliane potrebbero spingersi fino alla città di Nabatye, a nord del Litani.

TRUPPE AMMASSATE A CONFINE

Da due giorni migliaia di soldati si dirigono verso la frontiera nord, in previsione del nuovo affondo. Secondo il Jerusalem Post alla nuova offensiva potrebbero partecipare 40.000 soldati: 10.000 sono gia' in azione nel Libano Sud. I piani sottoposti al governo da Peretz e dai vertici militari negli ultimi giorni prevedono che Tsahal avanzi fino alla linea del Litani in circa una settimana, e che poi proceda alla ripulitura del territorio sud libanese dalle strutture Hezbollah, eliminandone i miliziani sciiti e i lancia-razzi. Secondo un alto ufficiale citato dal Jerusalem Post, il 70% dei katiuscia lanciati contro Israele provengono da questa fetta di territorio libanese. Anche oggi 160 razzi si sono abbattuti sul nord di Israele, miracolosamente senza fare vittime. Decine di migliaia di israeliani vivono praticamente da un mese rinchiusi nei rifugi.

MINISTRO, OFFENSIVA FORSE PER PIU' DI UN MESE

L'offensiva, secondo il ministro Eli Yishai, potrebbe durare ''piu' di 30 giorni''. Secondo diversi analisti rischia di provocare perdite ingenti fra i soldati israeliani, che saranno esposti alle azioni di guerriglia, alle imboscate, dei miliziani sciiti sul loro territorio. Ci sono inoltre altri due rischi, attentamente valutati da Olmert, che fino ad oggi non aveva dato luce verde all'offensiva. Quello di un'estensione del conflitto alla Siria, le cui forze armate sono gia' in stato di allerta massima, ma anche di un nuovo impantanamento di Israele nel Sud Libano, sei anni dopo il suo precipitoso ritiro.

ALL'ATTACCO CON UN NUOVO COMANDANTE

Il via libera all' ampliamento dell'offensiva in Libano interviene mentre al comando delle operazioni belliche e' stato installato, con un blitz del capo di stato maggiore Dan Halutz, il suo vice Moshe Kaplansky, nominato 'coordinatore' generale delle forze di terra, aria e mare sul fronte. Una mossa che in pratica sfiducia il comandante del fronte nord Udi Adam, da piu' parti criticato per i risultati ritenuti insoddisfacenti ottenuti da Tsahal in quattro settimane di guerra. Secondo un sondaggio realizzato dall'universita' di Tel Aviv, il 93% degli israeliani continua a ritenere giustificata la guerra contro gli hezbollah in Libano.

PAPA: IN MO, SE VOLETE ESSERE FRATELLI LASCIATE CADERE ARMI

Nuovo ''appello'' del Papa per ''l'amata regione del Medio oriente''. ''In riferimento al tragico conflitto in corso'', al termine dell'udienza generale, Benedetto XVI ha rilanciato le parole dei suoi predecessori Paolo VI e Giovanni Paolo II, definendole ''attualissime''.

Paolo VI, nell'ottobre '65 all'Onu disse, ha ricorato papa Ratzinger: '''Non piu' gli uni contro gli altri, non piu', giammai...Se volete essere fratelli, lasciate cadere le armi dalle vostre mani'. Cosi' parlo' Paolo VI - ha commentato il Papa a braccio - ed e' attualissimo''.

''Di fronte agli sforzi in atto per giungere finalmente al cessate-il-fuoco e ad una soluzione giusta e duratura del conflitto - ha detto Benedetto XVI - ripeto, con l'immediato mio predecessore Giovanni Paolo II, ch' e' possibile cambiare il corso degli avvenimenti quando 'prevalgono la ragione, la buona volonta', la fiducia nell'altro, l'attuazione degli impegni assunti e la cooperazione fra partners responsabili'. Cosi' - ha precisato a braccio il Papa - ha detto il 13 gennaio 2003 e per come vediamo vale anche oggi''. ''A tutti rinnovo - ha concluso - l'esortazione a intensificare la preghiera per ottenere il desiderato dono della pace''.

LA 29/A GIORNATA DI GUERRA

Questi i fatti salienti della 29/a giornata di guerra:

00:11 - La marina israeliana bombarda per la prima volta il

campo profughi palestinese di Ain Helué, in Libano. Lo riferisce

la polizia libanese. Il bilancio, secondo fonti mediche, e' di

due morti e nove feriti.

05:32 - La polizia libanese da' notizia di numerosi raid

aerei notturni su diverse regioni del Libano. Presi di mira

strade, ponti e abitazioni.

06:59 - L'esercito israeliano annuncia la morte di due

soldati nei combattimenti di ieri a Bint Jbeil.

07:33 - Un quadro di Hezbollah muore con la sua famiglia in

una raid israeliano sulla valle della Bekaa. Lo rende noto la

polizia libanese.

09:20 - Non accetteremo accordi che non ''garantiscano

sicurezza e stabilita' per molti anni a venire'', lo dichiara

Amir Peretz.

09:26 - Il sito internet del Jerusalem Post riferisce di raid

sul quartier generale hezbollah a Bint Jbeil. Morti 10

miliziani.

10:39 - Secondo l'agenzia Nna, Hezbollah ha distrutto un

carro armato israeliano e ha ucciso o ferito almeno 10 soldati.

11:20 - Arrivo inatteso a Beirut dell'assistente del

segretario di Stato Usa David Welch, subito ricevuto da Siniora.

Piu' tardi, Welch incontra Nabih Berri, che dopo il colloquio

dichiara: ''Nessun progresso''.

11:33 - Un razzo Khaibar esplode ad Haifa senza provocare

vittime. Lo annuncia il sito online Ynet.

11:47 - Quattro soldati israeliani muoiono in un carro armato

colpito da un missile anticarro vicino ad Aita El Shaab. Lo

comunica Al Arabiya.

13:44 - Siniora, in merito alla bozza di risoluzione Onu,

dichiara: ''Ci sono ancora gli stessi problemi, sugli stessi

punti''.

14:03 - Un portavoce dell'Ue annuncia una missione in Medio

Oriente dell'Alto rappresentante Onu Solana per fine settimana.

14:53 - La tv Al Arabiya annuncia la morte di sette soldati

israeliani a Debel, cinque km a ovest di Bint Jbeil.

15:17 - Sono circa 160 i razzi sparati oggi sulla Galilea,

che hanno colpito soprattutto Naharya e Kiryat Shmona.

15:19 - Al termine di un'estenuante riunione del Consiglio di

sicurezza del governo Olmert, durata piu' di sei ore, Israele

decide l'estensione delle operazioni militari in Libano. Secondo

la tv israeliana, la decisione consiste nella prosecuzione delle

operazioni per altre quattro settimane.

15:51 - Hezbollah annuncia il 'martirio' di quattro

guerriglieri. Lo riferisce l'agenzia Nna.

16:03 - La Francia depositera', in mancanza di un accordo con

gli Usa, la propria risoluzione al Consiglio di sicurezza. E'

quanto dichiara il presidente Jacques Chirac.

16:26 - La nuova offensiva potrebbe durare piu' di 30 giorni.

Lo afferma il ministro israeliano Eli Yichai.

18:13 - Undici soldati israeliani rimasti gravemente feriti

sono ricoverati in due ospedali di Haifa e Safed. Lo riferisce

il sito Ynet.

18:58 - Un gruppo di rappresentanti di Hezbollah si riunisce

con Nabih Berri e Fuad Siniora. Lo annuncia la tv Al Arabiya.

19:22 - Nasrallah appare in tv e si esprime a favore del

dispiegamento di soldati libanesi nel sud del Paese: e'

un'uscita onorevole dalla crisi, commenta. Per il leader sciita

la bozza di risoluzione Onu attualmente in discussione ''e'

ingiusta''. Poi invita gli arabi israeliani di Haifa a lasciare

la citta'.

Giovedì 10 Agosto 2006

Israele-Libano: Prodi, D'Alema lunedi' a Beirut

ANSA.it, http://www.ansa.it, 10/08/2006

»MO: PAPA CITA WOJTYLA, PACE POSSIBILE E DOVEROSA

TEL AVIV - ''D'Alema andra' a Beirut lunedi' e speriamo che nel frattempo possano arrivare gli aiuti umanitari''. Lo ha detto il presidente del Consiglio Romano Prodi parlando con i cronisti a Bologna. Il premier ha aggiunto di aver parlato questa mattina al telefono con il primo ministro libanese Siniora e di aver sentito anche il presidente egiziano Mubarak il quale - ha riferito Prodi - non ha nascosto la sua 'grande preoccupazione' per gli sviluppi della crisi e della guerra in Medio Oriente.

ISRAELE SOSPENDE L'AFFONDO, GUARDA ALL'ONU

Israele ha momentaneamente sospeso l'avvio della offensiva ampliata decisa ieri dal governo concedendo un breve tempo supplementare alla diplomazia per trovare un accordo sul cessate il fuoco all'Onu, prima di dare il via a un nuovo affondo nel Libano Sud.

''Dobbiamo aspettare ancora un poco per dare una possibilita' di riuscita ai contatti per un cessate il fuoco che sono in corso al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite'', ha detto il ministro della giustizia Yitzhak Herzog alla radio militare, spiegando le ragioni dell'apparente rinvio della nuova offensiva di terra israeliana verso il fiume Litani.

PERES: LA GUERRA ASPETTI, PRIMA DIPLOMAZIA

Anche il vicepremier Shimon Peres ha detto che prima di lanciare la nuova offensiva Israele deve esplorare le probabilita' di ottenere un cessate il fuoco per via diplomatica.

Ieri il consiglio di sicurezza israeliano ha dato luce verde ad un ampliamento dell'offensiva di terra nel Libano Sud, dando pero' mandato al premier Ehud Olmert e al ministro della difesa Amir Peretz di decidere quando farla scattare e di delinearne i limiti. ''Alla guerra si puo' sempre ricorrere in un secondo tempo.

Prima vale la pena di tentare i canali diplomatici. Quindici morti al giorno - ha detto Peres - illustrano il prezzo che rischiamo di dover pagare se prima non tenteremo di esaurire gli sforzi diplomatici''. Ieri 15 soldati israeliani sono stati uccisi nei combattimenti.

Sul fronte del Libano sud, la situazione oggi e per lo piu' stazionaria, con combattimenti ancora in corso in piu' aree. Nel settore orientale le forze israeliane nella notte hanno raggiunto la localita' di Marjayoun, avvicinandosi cosi' in maniera sensibile al fiume Litani.

RAZZI UCCIDONO IN GALILEA, BAMBINO FRA VITTIME

Sono una donna araba-israeliana di 23 anni e suo figlio di 4 anni le due vittime dell'ondata di razzi katiuscia caduta questa mattina sulla Galilea: lo hanno indicato le versioni elettroniche dei quotidiani israeliani, correggendo le informazioni diffuse in precedenza, che parlavano di un uomo e di una bambina uccisi. Da questa mattina 60 razzi sono caduti sul nord di Israele, facendo anche diversi feriti. I katiuscia hanno colpito fra l'altro Kiryat Shmona, Carmiel, Safed e Nahariya.

BATTAGLIA A MARJAYOUN E RAID OVUNQUE

All'indomani della minaccia del leader di Hezbollah di trasformare il Sud del Libano in un ''cimitero per gli invasori sionisti'', truppe israeliane hanno preso alle prime ore del giorno il controllo della cittadina cristiana di Marjayoun, a circa sette-otto km dalla frontiera con Israele.

Soldati sono stati visti pattugliare a piedi la cittadina e allo stesso tempo carri armati prendevano posizione nella zona. La presenza di altri militari israeliani e' stata segnalata anche nei vicini villaggi di Burj al Molouk e Qlaiah.

Alcune ore dopo le emittenti Tv al Arabiya e al Manar hanno pero' riferito che le forze israeliane si sono ritirate dall' abitato e che almeno 14 carri armati sono rientrati nei confini israeliani in direzione di Metulla.

Il movimento sciita Hezbollah, tramite la sua emittente Tv al Manar, ha affermato che suoi guerriglieri hanno distrutto 12 carri armati israeliani Merkava, e di averne ''ucciso o ferito gli equipaggi'', in combattimenti nella piana di Khiam, sempre nei pressi di Marjayoun. Hezbollah ha anche negato ''categoricamente'' che ci siano stati degli iraniani tra i miliziani rimasti uccisi nel Sud del Libano nei combattimenti contro le forze israeliane, come affermato dal'emittente Tv israeliana Canale 10. Si tratta di ''menzogne che il nemico sta cercando di propagare''.

Frattanto, i caccia e l'artiglieria di Israele hanno continuato a bombardare varie zone del Paese, inclusa Beirut, dove sono state colpite antenne su palazzi nel quartiere di Manara, nei pressi del lungomare. Colpita anche la localita' di Rayak, nella valle della Bekaa, e il villaggio di Amchit, sulla costa ad una trentina di km a Nord della capitale, dove elicotteri da combattimento hanno bersagliato alcuni edifici nei pressi della strada che sovrasta il porticciolo, tra cui uno che ospita installazioni della radio nazionale libanese. Altri bombardamenti aerei israeliani sono stati segnalati sulle montagne della vicina Batrun, una decina di chilometri piu' a Nord.

Nel Nord del Paese, nei pressi di Tripoli, le forze israeliane hanno lanciato una pioggia di volantini per rendere noto che ''dopo le 20:00 (di questa sera) ogni camion o furgoncino pick-up in movimento'' sara' sospettato di trasportare razzi o equipaggiamenti militari e quindi sara' colpito.

Un monito che rendera' ancora piu' difficile l'opera delle agenzie umanitarie impegnate a soccorrere popolazione e sfollati.

Londra: sventata strage nei cieli, 21 arresti

ANSA.it, http://www.ansa.it, 10/08/2006

LONDRA - Volevano una strage nei cieli dell'Atlantico, colpendo diversi voli (forse sei) tra il Regno Unito e gli Usa con un esplosivo artigianale in forma liquida portato in cabina con il bagaglio a mano.

Scotland Yard ha sventato il piu' terribile piano terroristico dopo l'11 settembre, arrestando finora 21 persone al culmine di un'operazione che secondo fonti della polizia ''e' scattata ieri sera per ragioni operative, e perche' e' successo qualcosa''. Ma l'allarme, forse perche' si teme che qualcuno sia sfuggito, resta alle stelle.

Il vicecapo di Scotland Yard, Paul Stephenson, ha parlato di operazione che ha sventato ''una strage (ha usato l'espressione 'omicidio di massa') su scala inimmaginabile'' ed ha invitato i cittadini a restare ''calmi, pazienti e vigili''.

Non si sa se i terroristi - sembra tutti giovani cittadini britannici di origine pachistana o dell'Asia meridionale, ma questo elemento non e' stato confermato - volessero colpire oggi. Ma con la paura che qualcuno sia sfuggito al blitz condotto a Londra, Birmingham e nella valle del Tamigi, a ovest della capitale - qualche tv ha parlato di due persone ancora in liberta' - negli aeroporti del Regno Unito sono scattate misure d'emergenza senza precedenti. Vietati tutti i bagagli a mano, con l'eccezione di portafogli, occhiali e medicine salvavita, da portare in buste di plastica trasparente. Persino i biberon sono sospetti: i genitori dovranno assaggiarne il contenuto davanti a responsabili delle compagnie aeree. Anche cellulari, riproduttori mp3 e computer portatili non possono entrare in cabina.

All'aeroporto di Heathrow, che sarebbe stato il principale obiettivo degli attentati, insieme agli scali di Glasgow e Manchester, sono stati bloccati tutti i voli in uscita ed entrata fino a questo pomeriggio. Trattandosi dell'aeroporto piu' trafficato del mondo, questa chiusura ha gettato nel caos tutti gli scali europei, dove i voli da e per il Regno Unito sono stati cancellati o sono sottoposti a fortissimi ritardi. Le autorita' per l'aviazione hanno invitato a non presentarsi a Heathrow, a meno che non sia ''assolutamente necessario'' volare oggi. Molte centinaia gli italiani sono bloccati in attesa di partire. Le misure di sicurezza sono state definite come temporanee, ma al momento non e' chiaro quanto dureranno.

I servizi segreti, l'MI5 ha portato il livello di allerta antiterrorismo a 'critico', il massimo possibile, che indica una minaccia ''grave ed imminente'' contro il Regno Unito. Nella notte il comitato per le emergenze, Cobra, composto da ministri e vertici di polizia e servizi, si e' riunito per ben tre volte. Il premier Tony Blair, che e' in vacanza ai Caraibi, era informato dell'indagine da diverse settimane, e teneva costantemente informato il presidente americano George W. Bush sugli sviluppi delle indagini. Stanotte gli ha comunicato che il blitz era avvenuto. Il ministro dell'Interno John Reid, che proprio ieri aveva rilanciato l'allerta terrorismo, ha detto che obiettivo degli attentatori era ''causare una considerevole perdita di vite umane''.

BLAIR INFORMA BUSH NELLA NOTTE

Il primo ministro britannico Tony Blair ha informato nella notte il presidente americano George Bush dello sventato complotto terroristico mirante a fare esplodere in volo numerosi aerei di linea tra la Gran Bretagna e gli Stati Uniti. Lo ha annunciato un portavoce di Downing Street precisando che Blair, attualmente in vacanza alle Barbados, e' rimasto in contatto permanente con Londra.

C'E' MARCHIO AL QAIDA, ESPERTO

Il complotto sventato oggi che mirava a fare esplodere aerei di linea in volo dalla Gran Bretagna agli Stati Uniti reca il marchio di al Qaida, ha detto alla catena tv Sky Rohan Gurnaratnam, responsabile della sezione terrorismo dell'istituto studi difesa di Singapore.

Secondo l'esperto, considerato uno dei migliori al mondo, avendo i servizi segreti inglesi gia' sventato attentati organizzati da cellule di al Qaida, ''si puo' supporre ragionevolmente che gli elementi di cui si e' venuti a conoscenza si inseriscono nelle ultime iniziative''.

Il progetto di attentato multiplo prevedeva evidentemente di fare esplodere bombe nascoste nel bagaglio a mano.

FORTI LEGAMI CON AL QAIDA, FONTI USA

Fonti ufficiali dell' antiterrorismo Usa, coperte dall'anonimato, hanno reso noto che dietro il progetto di attentati sventato in Gran Bretagna secondo le indagini ci sono "forti legami con Al Qaida". Lo riferiscono vari media americani. I vertici della sicurezza nazionale americana si apprestano a rendere noti ulteriori particolari sulla vicenda, in una conferenza stampa alla quale prenderanno parte il ministro della Giustizia Alberto Gonzales, il ministro della Sicurezza interna Michael Chertoff e il direttore dell'Fbi Robert Mueller.

MINISTRO USA, SEMBRA PIANO AL QAIDA

Il livello di sofisticazione, il numero di membri coinvolti e la portata internazionale dell' operazione terroristica sventata in Gran Bretagna "suggeriscono che si tratti di un piano di Al Qaida": lo ha detto il ministro della Sicurezza Interna degli Usa, Michael Chertoff, in una conferenza stampa. Chertoff ha aggiunto che è comunque presto per giungere a conclusioni. Gli Usa, ha sottolineato Chertoff, hanno deciso per la prima volta di proclamare un allarme rosso per gli aerei perché quello sventato in Gran Bretagna risulta essere stato "un piano ben organizzato e ben finanziato". I voli americani vengono ritenuti "sicuri" e non ci sono indicazioni della presenza di terroristi negli Usa, ma le autorità americane sono impegnate in indagini ad ampio raggio. Il livello rosso di allerta (il massimo previsto dall' apparato di sicurezza americano) riguarda i voli dalla Gran Bretagna per gli Stati Uniti, ma un livello elevato, arancione, é stato deciso per tutti gli altri voli internazionali. Le autorità americane hanno annunciato una serie di nuove precauzioni per la sicurezza dei voli, analoghe a quelle britanniche, vietando in particolare la possibilità di portare a bordo liquidi e gel. "Stiamo verificando i possibili legami con Al Qaida", ha detto il ministro della Giustizia Alberto Gonzales. "Abbiamo un nemico mortale che si sveglia ogni mattina cercando di immaginare nuovi modi di colpirci. Ogni giorno per noi è il 12 settembre".

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