DEI RICCHI

2006 - Maggio - Settimana 4

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Indice dei giorni


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Lunedì 22 Maggio 2006

Afghanistan. Bombardata roccaforte dei talebani, almeno 50 morti

Rai.it, http://www.rai.it/news, 22/05/2006

Una cinquantina di persone è stata uccisa durante un bombardamento dell'aviazione americana su una roccaforte dei talebani nel sud dell'Afghanistan. Ne hanno dato notizia fonti della coalizione.

L'obiettivo del raid erano le milizie integraliste, ma stando ai testimoni tra le vittime ci sono anche alcuni civili. "Abbiamo ragione di credere che sia rimasta uccisa una cinquantina di talebani" ha detto il maggiore Scott Lundy, portavoce della forza multinazionale.

L'attacco ha preso di mira il distretto di Panjwai, nella provincia di Kandahar, teatro la settimana scorsa di violenti combattimenti tra i talebani e le truppe regolari afghane appoggiate dalle forze della coalizione.

Iraq. Times: Italia Francia e Germania hanno pagato 45 milioni di dollari per liberare gli ostaggi

Rai.it, http://www.rai.it/news, 22/05/2006

Francia Italia e Germania hanno pagato 45milioni di dollari per la liberazione di connazionali presi in ostaggio in Iraq. Lo scrive oggi il quotidiano britannico Times, riaprendo una polemica già emersa nei giorni successivi al rilascio degli ostaggi.

Il Times non ha dubbi: abbiamo visto documenti, scrive oggi il quotidiano britannico, che provano i pagamenti, fini qui sempre negati dai governi interessati. Le carte saberreo nelle mani di uomini dei servizi di sicurezza iracheni, che giocarono un ruolo cruciale nella liberazione degli ostaggi: negli ultimi 21 mesi per ogni ostaggio è stato pagato un riscatto da 2,5 a 10 milioni di dollari. Fra i gruppi che hanno incassato i soldi, anche quelli che hanno rapito alcuni cittadini britannici, incluso Kenneth Bigley, l'ingegnere di Liverpool poi assassinato dai suoi aguzzini.

La notizia riapre il duro contrasto fra paesi occidentali sui metodi per contrastare i rapimenti in Iraq: "In teoria eravamo tutti d'accordo nel non pagare i rapitori – ha detto al times un diplomatico che ha chiesto l'anonimato – ma in pratica alcuni governi hanno pagato esponendo altri occidentali alle azioni delle bande, certe che qualcuno avrebbe pagato". Dall'invasione del 2003, più di 250 stranieri sono stati rapiti in Iraq: solo 135 sono stati liberati. Francia Germania e Italia, secondo il Times, sono in buona compagnia: avrebbero pagato un riscatto anche i governi di Turchia, Romania, Svezia e Giordania.

L'Italia, in particolare, avrebbe pagato 6 milioni di dolalri per la liberazione di giuliana Sgrena e 5 milioni per quella di Simona Pari e Simona Torretta. Il sospetto è che dietro alla fiorente industria dei sequestri, in Iraq, operino – e guadagnino - anche rami dei servizi di sicurezza iracheni.

Moggi, maledetto il giorno che ho incontrato Berlusconi

ANSA.it, http://www.ansa.it, 22/05/2006

»NUOVO SEQUESTRO DEI BENI DELLA FAMIGLIA GAUCCI

»CALDAROLA: LIPPI DEVE ANDARSENE, VEDREI BENE IL TRAP

»AZZURRI A COVERCIANO, QUALCHE FISCHIO PER BUFFON

»RICHIESTA DI GIUDIZIO IN VISTA PER SENSI E CRAGNOTTI

CATANZARO - E' un Luciano Moggi a tutto campo quello che si è concesso alla sua prima, clamorosa, intervista dopo il ciclone che si è abbattuto su di lui e il calcio italiano. L' ex direttore generale della Juve dalle pagine della 'Gazzetta del Sud' e dei giornali collegati con il Quotidiano Nazionale lancia accuse, cerca di spiegare, contrattacca.

Maledetto il giorno in cui ho incontrato Berlusconi: così l' esordio di Moggi. "Per quel che mi riguarda - ha aggiunto - é stata un' imboscata, un colpo alle spalle terribile che mai mi sarei immaginato. Ho una mia idea. Quando andai a Palazzo Grazioli, Berlusconi mi propose di andare al Milan. Sappiamo come è fatto il proprietario del Milan, basta poco per entusiasmarlo. E così raccontò tutto a Galliani, con grande enfasi ...".

Ed alla domanda "il quale evidentemente non deve averla presa bene", Moggi ha risposto "Esatto. Neppure a farlo apposta due settimane dopo il mio incontro con Berlusconi, alla Figc arrivarono i fascicoli della Procura di Torino con intercettazioni che riguardavano me e altri personaggi del mondo del calcio".

Poi ce n'é per l'ex presidente della Figc Franco Carraro: "Carraro sapeva tutto. E sappiamo che non era neppure in buoni rapporti con Mazzini che, invece, è sempre stato un mio amico. Hanno aspettato il momento giusto anche per incastrare Pairetto visto che Galliani aveva promesso a Collina il posto di designatore. Sappiamo da dove sono uscite le prime notizie".

La spiegazione del perché attorno al pallone le cose girassero nel modo che sta emergendo dalle inchieste da parte di Moggi è la seguente: "Non sono stato io ad inventare questo calcio, è il sistema che funziona così da sempre. Ma scusate - ha aggiunto - avete visto tutte le intercettazioni? Se ne sono sentite delle belle, eppure la colpa è stata data sempre a me solo perché il mio nome è stato il primo ad essere gettato in pasto alla stampa. E Carraro? Per non parlare del suo segretario Ghirelli, un uomo molto pericoloso".

E ancora: "Non sono stato io a creare questo mondo del calcio che vive solo di interessi e logiche spietate. Il vero potere è quello economico di coloro che gestiscono i diritti tv. Provi la magistratura a mettere sotto controllo i loro telefoni e a registrare alcune conversazioni, verrebbero fuori cose molto interessanti". Poi il lato umano: "Mi hanno ammazzato, meglio avere direttamente un rinvio a giudizio che essere sputtanato in questa maniera. Maledetto il giorno in cui ho incontrato Berlusconi. Devono lasciare in pace mio figlio. Lui non c' entra nulla, ha fatto solo il suo lavoro nella Gea. E non è l' unico figlio di papà, come dite voi, a fare il procuratore. Però alla fine basta chiamarsi Moggi per essere colpevoli".

Infine, il veleno sulla coda: "Può sembrare" che i colloqui con Bergamo e Pairetto lascino poco spazio alle interpretazioni, "magari certe parole sono state decifrate solo in un senso, ma allora vi dico una cosa: da anni, tutti i giorni della settimana, i designatori ricevevano telefonate da presidenti e dirigenti di tutte le serie, a cominciare da Meani del Milan e da Facchetti dell' Inter. E di certo non erano telefonate amichevoli, perché ognuno aveva sempre qualcosa di cui lamentarsi".

Lo sfogo di Moggi: 'tradito da Galliani'. ma e' giallo

ANSA.it, http://www.ansa.it, 22/05/2006

L'articolo della 'Gazzetta del Sud' e dei giornali collegati con il Quotidiano Nazionale su Luciano Moggi di cui pero' i legali dell'ex direttore generale della Juventus dicono che non e' un'intervista

Signor Moggi ma perche' e' successo tutto questo?

Io so solo che per quel che mi riguarda e' stata un'imboscata, un colpo alle spalle terribile che mai mi sarei immaginato

A cosa vuole alludere?

Io ho una mia idea...(pausa). Mi stia ad ascoltare, ora le racconto un fatto...

Prego, cominci pure...

Lo scorso settembre, quando andai a Palazzo Grazioli, Berlusconi mi propose di andare al Milan. Io rimasi sorpreso e, pur lusingato da quell'offerta, gli dissi che ci avrei riflettuto. Eravamo solo all'inizio della stagione, in quel momento dovevo pensare alla Juventus. Ma tutti noi sappiamo come e' fatto il proprietario del Milan, basta poco per entusiasmarlo. E cosi' racconto' tutto a Galliani, con grande enfasi...

Il quale evidentemente non deve averla pressa bene...

Esatto. Neppure a farlo apposta, due settimane dopo il mio incontro con Berlusconi, alla Figc arrivarono i fascicoli della Procura di Torino con intercettazioni che riguardavano me e altri personaggi del calcio. Carraro informo' subito Galliani, il quale ovviamente ne parlo' con Berlusconi.

Tiri le sue conclusioni...

Evidentemente Galliani suggeri' a Berlusconi di stare molto attento prima di fare certe scelte, gli disse che forse non era il caso di insistere su di me per via dell'inchiesta

Alla faccia dell'amicizia tra lei e Galliani...

Parliamo d'altro

D'accordo, ma perche' da settembre si e' arrivati a maggio?

Carraro sapeva tutto. E sappiamo pure che non era in buoni rapporti con Mazzini che, invece, e' sempre stato un mio amico...Hanno aspettato il momento giusto anche per incastrare Pairetto visto che Galliani aveva promesso a Collina il posto di designatore, sappiamo da dove sono uscite le prime notizie.

Sta parlando di complotti e tradimenti, ma le intercettazioni coinvolgono soprattutto lei...

Non sono stato io a inventare questo calcio, e' il sistema che funziona cosi' da sempre. Ma scusate avete visto tutte le intercettazioni? Se ne sono sentite delle belle, eppure la colpa e' stata data sempre a me solo perche' il mio nome e' stato il primo ad essere gettato in pasto alla stampa. e Carraro? Per non parlare del suo segretario Ghirelli, un uomo molto pericoloso.

Mi perdoni, i suoi colloqui con Bergamo e Pairetto lasciavano poco spazio alle intercettazioni...

Puo' sembrare cosi', magari certe parole sono state decifrate solo in un senso ma allora vi dico una cosa: da anni, tutti i giorni della settimana, i designatori ricevevano telefonate da presidenti e dirigenti di tutte le serie, a cominciare da Meani del Milan e Facchetti dell'Inter. E di certo non erano telefonate amichevoli, perche' ognuno aveva sempre qualcosa di cui lamentarsi.

D'accordo, il problema e' che l'accusa dice che lei faceva pressioni...

Non e' vero. Io, come altri miei colleghi, volevo solo assicurarmi che in campo non scendessero arbitri nemici della Juventus, ma che tutte le partite fossero dirette da professionisti seri, bravi, soprattutto imparziali.

Cosa la faceva tanto preoccupare? Dopotutto dovevano essere gli altri a temere la Juventus...

E invece le cose stanno diversamente, del resto non sono stato io a creare questo mondo del calcio che vive solo di interessi e logiche spietate. Il vero potere e' quello economico di coloro che gestiscono i diritti tv. Provi la magistratura a mettere sotto controllo i loro telefoni e a registrare alcune conversazioni, verrebbero fuori cose molto interessanti.

C'e' l'accusa di sequestro di persone che riguarda lei e Paparesta...

Ma quale sequestro...

Nell'inchiesta si parla anche di ''imbarazzanti'' telefonate tra lei e alcuni giudici (soprattutto l'ex procuratore di Pinerolo, Giuseppe Marabotto, da pochi giorni trasferito d'ufficio a Genova) suoi amici...

Ma non e' vero niente, io non sapevo nulla, io credevo solo di parlare con un tifoso della Juventus e basta. Volevo essere gentile con lui e l'ho invitato a vedere le partite, come e' successo con tanta gente. Neppure mi ricordo quante persone mi chiamavano al sabato per avere biglietti omaggio...

Ora non le telefona piu' nessuno...

Non era piu' possibile stare qui. Vede, gli avversari del Milan si chiamamo Inter, Juventus, Roma e Fiorentina. La Juventus, invece, deve combattere contro il Milan, l'Inter, la Roma, la Fiorentina e la Procura di Torino.

Come si sente adesso?

Lei come mi vede? Mi hanno ammazzato, meglio avere direttamente un rinvio a giudizio che essere sputtanato in questa maniera. Maledetto il giorno che ho incontrato Berlusconi...

La sua preoccupazione maggiore?

Devono lasciare in pace mio figlio. Lui non c'entra nulla, ha fatto solo il suo lavoro nella Gea. E non e' l'unico figlio di papa', come dite voi, a fare il procuratore. Pero' alla fine basta chiamarsi Moggi per essere colpevoli...

LEGALI MOGGI, NON ERA UN'INTERVISTA

Secondo i legali di Luciano Moggi, quella apparsa oggi sui giornali collegati con "Qn" non era un'intervista. Alberto Mittone, che con il collega Fulvio Gianaria, difende l'ex direttore generale bianconero, precisa: "Il nostro cliente non rilascia interviste dal giorno in cui è scoppiato il terremoto sul calcio". Già lunedì scorso il giornalista Giulio Mola, ai microfoni del "Processo di Biscardi", aveva anticipato un passo di quanto pubblicato oggi, illustrando, secondo quanto aveva dichiarato, il pensiero di Luciano Moggi in merito ai meccanismi che avevano portato al suo coinvolgimento nell'inchiesta in corso.

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Martedì 23 Maggio 2006

Inchiesta Gea: ora nel mirino dei pm anche i calciatori

ANSA.it, http://www.ansa.it, 23/05/2006

»INFORMATIVA DI REATO DEI CARABINIERI A CARICO DI 39 PERSONE

»BALDINI DICE NO ALLA JUVE, NON SO SE TORNARE NEL CALCIO

»NUOVO SEQUESTRO DEI BENI DELLA FAMIGLIA GAUCCI

»RICHIESTA DI GIUDIZIO IN VISTA PER SENSI E CRAGNOTTI

ROMA - Non solo procuratori, dirigenti federali, presidenti e dirigenti di società, ma ora anche calciatori. In particolare a Roma il terremoto che sta sconvolgendo il mondo del calcio rischia di coinvolgere anche i protagonisti dello sport più amato dagli italiani. I pm Maria Cristina Palaia e Luca Palamara intendono procedere anche nei confronti dei calciatori che si dimostrassero reticenti, che dessero cioé versioni in aperta contraddizione con le risultanze investigative acquisite.

E proprio in serata potrebbe essere maturata la prima situazione che potrebbe culminare proprio con un' iscrizione nel registro degli indagati per false comunicazioni al pm. Si tratta della posizione di Emanuele Blasi, centrocampista della Juventus ascoltato per tre ore in procura e considerato un teste chiave nell' inchiesta sulla Gea anche per i suoi legami con Davide Lippi, suo ex procuratore. Il verbale di interrogatorio del testimone è stato sospeso dal pm alla luce delle discordanze emerse durante la deposizione. La sospensione del verbale, in genere, viene decisa quando non sussistono più i presupposti dell' audizione di una persona nella veste di testimone. Blasi, quindi, potrebbe tornare dal pm Palamara per completare il verbale, ma accompagnato da un difensore. E stessa sorte potrebbe essere riservata anche ad altri calciatori la cui versione dei fatti fosse in contrasto con la realtà dei fatti acquisita. In questo contesto dovranno essere esaminate anche le risposte date qualche giorno fa da un altro juventino, Giorgio Chiellini.

La vicenda di Emanuele Blasi, secondo il rapporto dei Carabinieri, risulta una delle principali per quanto riguarda le presunte pressioni esercitate dalla Gea per l' acquisizione di procure sportive. Stefano Antonelli, ex procuratore del calciatore, ha ricostruito in precedenti audizioni con gli inquirenti i presunti "metodi persuasivi adottati dalla Gea".

Blasi nel mese di luglio del 2004 revocò la sua rappresentanza a Franco Zavaglia, presidente della Gea, stipulandone una con lo stesso Antonelli. Successivamente il calciatore venne convinto a revocare la procura allo stesso Antonelli e a passare alla scuderia di Alessandro Moggi. Blasi avrebbe anche subito pressioni e, secondo il rapporto dei carabinieri, nei suoi confronti sarebbe stata posta in essere "una serie di azioni di chiara consistenza ricattatoria affinché ritornasse di nuovo alla Gea". Pressioni che "non avrebbero escluso la possibilità di precludere al calciatore di vedersi convocato in nazionale".

BERLUSCONI, NON PROPOSI A MOGGI DI VENIRE AL MILAN

Non è così. In un'occasione Moggi passò dalla sede di Forza Italia e parlammo delle intenzioni della terna della Juventus (Giraudo, Moggi e Capello) per il loro futuro perché sapevo che si era incrinato qualcosa con il gruppo. Così il presidente di Forza Italia Silvio Berlusconi smentisce, a Porta a porta, di aver proposto all'ex direttore generale della Juventus di passare al Milan. "Poi ne parlai - ha aggiunto Berlusconi - con Galliani ma noi abbiamo un assetto definito da anni e che sarà rafforzato perché tra pochi giorni avremo un nuovo presidente del Milan che sono io perché il conflitto di interessi è finito visto che non sono più presidente del Consiglio".

INCHIESTA GEA: ISCRIZIONE IN VISTA PER DAVIDE LIPPI E ALTRI

Entra nel vivo oggi con nuove iscrizioni nel registro degli indagati della procura di Roma, l'inchiesta sulla Gea. Secondo quanto si è appreso i pm Maria Cristina Palaia e Luca Palamara, dopo una riunione con il procuratore Giovanni Ferrara, avrebbero deciso l'iscrizione di Davide Lippi, figlio dell'attuale ct della Nazionale e collaboratore della società che assisteva i calciatori. Resta da valutare, e sarà fatto nel corso della giornata, per quale ipotesi di reato procedere nei confronti di Lippi jr e di altri esponenti della Gea già indagati a Napoli. Al vaglio dei pm c'é da qualche giorno la possibilità di estendere il fascicolo processuale, aperto per illecita concorrenza con minacce e violenza, all'ipotesi di associazione per delinquere finalizzata alla frode sportiva. Non è escluso che già oggi si provveda alla modifica dell'intestazione del fascicolo. In giornata, intanto, riprenderanno gli interrogatori dei testimoni. A quanto si è appreso sarà sentito un calciatore della Juventus.

Mercoledì 24 Maggio 2006

Bin Laden: incaricai personalmente attentatori dell'11/9

ANSA.it, http://www.ansa.it, 24/05/2006

ROMA - Osama bin Laden rivendica per la prima volta di aver personalmente assegnato i compiti ai 19 kamikaze degli attacchi dell'11 settembre 2001 contro gli Stati Uniti, e nega che Zacharias Moussaoui vi fosse coinvolto.

In un messaggio audio diffuso questa sera sul sito internet As Sahad, considerato l'organo web di al Qaida, un uomo che si presenta come Osama bin Laden si riferisce a Moussaoui, l'unica persona processata negli Stati Uniti per gli attentati dell'11/9, e afferma: "La verità è che lui non ha alcun collegamento con gli eventi dell'11 settembre. Sono certo di quel che dico perché io sono responsabile di aver affidato i compiti ai 19 fratelli... nei raid".

La voce che legge la 'lettera sonora' sembra essere quella del leader di al Qaida, ma l'autenticità del messaggio non ha potuto essere verificata. Se il nastro fosse autentico, si tratterebbe della prima esplicita rivendicazione della paternità degli attentati contro le Torri Gemelle e il Pentagono da parte di Osama bin Laden.

Nei molti altri messaggi audio e video diffusi in precedenza e a lui attribuiti, il leader di al Qaida aveva infatti più volte alluso ai fatti dell'11/9, compiacendosi per il colpo inferto all'America e complimentandosi con gli autori, ma mai aveva affermato in modo così diretto la propria personale responsabilità. Il nastro tende a scagionare Zacarias Moussaoui, il cittadino francese di origini marocchine di 37 anni che fu arrestato nell'agosto del 2001 negli Usa per sospetti legami con il terrorismo e che ai primi dello scorso maggio, nonostante che il suo comportamento durante il processo potesse far pensare a un mitomane, è stato condannato all'ergastolo dal tribunale di Alexandria, nel New Jersey.

Moussaoui è la prima e unica persona incriminata negli Usa per le stragi dell'11 settembre: nato a Narbonne, nel sud della Francia, è entrato in contatto con l'estremismo islamico nei primi anni Novanta in Gran Bretagna, dove si era iscritto alla South Bank University di Londra, da cui ha ricevuto un diploma nel 1997. Nei nove anni in cui ha vissuto a Londra, secondo quanto ha raccontato suo fratello Abd-Sama Moussaoui, fu attratto dagli imam più estremisti della moschea di Finsbury Park, la stessa frequentata dal britannico Richard Reid, che è stato poi arrestato con l'accusa di aver cercato di far saltare in aria un aereo di linea sull'Atlantico con una carica di esplosivo nascosta nelle scarpe.

Moussaoui nel 1998 si è recato in Afghanistan per addestrarsi nei campi di Al Qaida. Qui, per sua stessa ammissione, il francese incontrò anche Osama bin Laden e avrebbe ricevuto dal capo dell'organizzazione terrorista il via libera a realizzare il proprio 'sogno': lanciare un aereo dirottato carico di passeggeri contro la Casa Bianca.

Dopo essere entrato negli Usa nel febbraio 2001, Moussaoui cominciò a prendere lezioni di volo, prima in Oklahoma e poi in Minnesota, dove pagò 6 mila dollari in contanti per imparare a pilotare grandi aerei di linea. Ma il suo comportamento insospettì gli istruttori, che avvertirono l'Fbi e lo fecero arrestare nell'agosto di quell'anno, circa un mese prima dell'attacco a New York e Washington.

Al termine di un processo durante il quale ha fatto di tutto per essere condannato, rifiutando gli avvocati difensori, insultando la corte e lanciandosi in deliranti proclami contro l'America e tutto l'Occidente, Moussaoui ha evitato la pena di morte chiesta dalla pubblica accusa, ma è stato condannato all'ergastolo.

L'Istat: 1,5 milioni di famiglie non arriva a 800 euro al mese

ANSA.it, http://www.ansa.it, 24/05/2006

ROMA - Povertà stabile (7,6 milioni gli indigenti) negli ultimi otto anni in Italia che resta però fra i paesi europei con più alto grado di sperequazione dei redditi. Questo vale soprattutto al Mezzogiorno, dove le famiglie percepiscono circa 3/4 del reddito delle famiglie che vivono al Nord. Lo rileva l'Istat nel rapporto annuale presentato oggi. Pur con molta variabilità, una famiglia su due ha un reddito mensile netto inferiore a 1.670. Ma ben un milione e mezzo di persone percepisce un reddito mensile basso, mediamente meno 783 euro, e vive in contesti familiari economicamente disagiati.

DISUGUAGLIANZE, ITALIA QUASI PRIMA IN EUROPA - L'indice di concentrazione dei redditi (pari a 0,30) colloca in basso l'Italia, insieme a Portogallo, Spagna, Irlanda e Grecia. Il mezzogiorno è il più fragile in questo contesto non solo rispetto al nord ma anche all'interno delle proprie regioni. I fattori individuali che influenzano la distribuzione dei redditi sono il livello di istruzione, il genere, l'età. Le famiglie del 20% più ricco detengono il 40% del reddito totale.

COME SONO I REDDITI - Nel 2003 il reddito medio per famiglia è stato di 24.950 euro, circa 2.079 euro al mese. Il reddito è composto per il 43,1% da lavoro dipendente e per il 32,9% da trasferimenti pubblici (il 92% riguarda pensioni). Le famiglie che hanno come fonte principale il reddito da lavoro autonomo possono contare, in media, su entrate maggiori. Al sud di solito c'é un solo percettore di reddito, mentre al nord due o più.

CHI PERCEPISCE REDDITI BASSI - Il 28,2% delle donne contro il 12,3% degli uomini; il 36% dei giovani con meno di 25 anni; il 32% di chi ha un basso titolo di studio; il 21% delle persone che lavorano nel settore privato; il 40% dei lavoratori a tempo determinato. Ruolo importante è assunto anche dal numero di ore lavorate durante la settimana: è a basso reddito il 46,7% di chi lavora meno di 30 ore contro il 13% di quelli che ne lavorano almeno 30. Le donne con basso reddito vivono spesso in famiglie dove ci sono altri percettori di reddito. Oltre il 50% dei lavoratori a basso reddito opera nell'agricoltura, nella caccia e pesca e il 42% svolte professioni non qualificate.

POVERE 2 MILIONI 600 MILA FAMIGLIE - Sono l'11,7% del totale per complessivi 7,6 milioni di poveri. Si riferisce alla povertà relativa, quella misurata sulla base dei consumi, che dal 1997 al 2004 è rimasta invariata, pur essendo strettamente legata alla mancanza di lavoro e registrando negli anni un minimo del 10,8% ed un massimo del 12,3%. L'emergenza riguarda il Sud dove una famiglia su 4 è povera e dove le persone povere nell'ultimo anno, un record, sono aumentate di circa 900 mila persone interessando oltre 1.800.000 famiglie. La povertà interessa per lo più i nuclei con tre o più figli minori, le famiglie dove il riferimento è pensionato o donna, sia anziana o comunque sola.

MOBILITA' SOCIALE RIGIDA, ULTIMI POSTI PER L'ITALIA - Il nostro paese si trova fra i paesi europei con minore mobilità sociale (Francia, Germania, Irlanda) a differenza di Norvegia, Paesi Bassi e Svezia. E' difficile passare da una classe sociale all' altra. Le donne hanno una probabilità maggiore di quella maschile di permanere nella classe di origine: è il caso delle figlie della classe operaia agricola e della borghesia.

PREZZI A RISCHIO CON ASPETTATIVE SALARIALI

L'inflazione, che si è mantenuta sotto controllo negli ultimi mesi, potrebbe risalire a causa delle pressioni salariali dal mondo del lavoro. E' l'allarme lanciato da Luigi Biggeri, presidente dell'Istat, nella presentazione del rapporto annuale. "L'accumularsi di aspettative di recupero salariale, in parte rese probabili dai ritardi dei rinnovi contrattuali e dall'incompleto recupero della perdita di potere d'acquisto - ha sottolineato Biggeri - può avere effetti destabilizzanti sulla dinamica dei prezzi e sul quadro macroeconomico". Il presidente dell'Istat ha anche ricordato i rischi sull'inflazione che possono derivare dall'aumento del prezzo del petrolio e da un possibile rafforzamento dell'euro rispetto al dollaro.

ITALIA NON AGGANCIA RIPRESA, POTENZIALE DIMEZZATO

L'economia italiana non ha agganciato la ripresa mondiale perché esprime un potenziale di crescita inferiore, che dipende da fattori strutturali, pari a circa la metà dell'euro. Lo ha detto il presidente dell'Istat, Luigi Biggeri, presentando il rapporto annuale sulla situazione del Paese nel 2005. Il sistema economico italiano è costellato da "elementi di debolezza" ai quali "si aggiungono fattori di vulnerabilità più specifici, quali le esposizioni ai rischi di ulteriore perdita di competitività - ha sottolineato Biggeri - e l'elevata dimensione del debito pubblico, che ci portiamo dietro da decenni". Biggeri ha sottolineato anche la graduale riduzione negli anni dell'avanzo primario che "pone limiti molto forti alla possibilità di contribuire alla crescita attraverso la leva della spesa pubblica, e rende necessarie misure strutturali per riportare il debito pubblico dentro un sentiero di sostenibilità".

SISTEMA ECONOMICO RESTA VULNERABILE E FRAMMENTARIO

Se i primi mesi del 2006 l'economia italiana ha cominciato a girare in positivo il sistema resta strutturalmente "vulnerabile" e "frammentario". E' quanto evidenzia l'Istat nel Rapporto annuale che fotografa la situazione del Paese nel 2005. "Nel primo trimestre del 2006 - sottolinea l'istituto di statistica - l'espansione riprende forza". Ma alle spalle c'é un 2005 "stagnante" in cui la crescita in Italia ha segnato "una battuta d'arresto" a fronte di un'economia mondiale dove invece "la crescita nel 2005 si è mantenuta vigorosa". Meno drastico il divario di crescita, che comunque permane, se si fa il confronto tra l'Italia e gli altri Paesi dell'area euro. "Il nuovo episodio di arresto della crescita dell'economia del nostro Paese - rileva l'Istat - si è inserito all'interno di un quadro di indebolimento dell'attività diffuso tra i Paesi dell'area dell'euro. Il differenziale negativo del nostro Paese rispetto all'insieme dell'Uem, che aveva già raggiunto 0,9 punti percentuali nel 2004, si è ulteriormente allargato, salendo a 1,3 punti percentuali". In ogni caso la ripresa economica dovrà innestarsi in un sistema, quello italiano, dove la produttività è più bassa che in altri paesi e dove il potenziale di crescita - evidenziano gli esperti dell'Istat citando studi anche esterni all'Italia - è di circa la metà rispetto a quello dell'area euro. I problemi sono legati proprio a quella "frammentarietà" e "vulnerabilità" evidenziate dall'istituto di statistica. La pluralità di soggetti pronti a fare economia può essere un valore se c'é interazione. Quanto invece alla debolezza del sistema produttivo, gli statistici evidenziano che è una caratteristica diffusa e che situazioni anche positive nascondono in realtà un equilibrio precario.

LAVORO, DONNE SEMPRE PIU' FUORI. MAI COSI' DA ANNI '90

Nel 2005 il mercato del lavoro ha perso una quota di lavoro femminile determinando ''un ulteriore ampliamento del divario con l'Unione europea". Lo rileva l'Istat nel Rapporto annuale sulla situazione del Paese. Nel 2005 "per la prima volta dalla metà degli anni Novanta il contributo delle donne all'aumento dell'occupazione - sottolinea l'Istat - è stato inferiore a quello degli uomini". La quota delle lavoratrici sul totale degli occupati è scesa dal 39,2% del 2004 al 39,1% del 2005. Nella Ue a 25 il trend è invece opposto: "l'incidenza dell'occupazione femminile è infatti aumentata di due decimi di punto rispetto a un anno prima, portandosi nel 2005 al 44,2%". Le donne hanno contribuito alla diminuzione nel 2005 (del 3,7% pari a 72.000 unità) delle persone in cerca di lavoro. "Il contemporaneo forte incremento del numero di donne inattive residenti nel Sud e nelle Isole e di giovani che proseguono gli studi - evidenzia l'istituto di statistica - indica il diffondersi di fenomeni di rinuncia a intraprendere concrete azioni di ricerca di un impiego". Più complessivamente "continua a rallentare la crescita dell'occupazione", che invece era stata sostenuta a partire dal '95. E aumenta il tasso di disoccupazione, soprattutto tra i giovani (nel 2005 al 24%, con un incremento sul 2004 dello 0,4%). Sostanzialmente ''le forze di lavoro risultano in crescita grazie agli stranieri regolarizzati".

OGNI ANNO NASCONO MIGLIAIA IMPRESE, NE MUOIONO DI PIU'

Anche il mondo delle imprese ha il suo indice demografico che registra "il declino della natalità, sistematico a partire dal 2000" e, al contrario, "un andamento ascendente del tasso di mortalità ". Lo rileva l'Istat che snocciola al proposito gli ultimi dati a disposizione, quelli del 2002: "il bilancio demografico delle imprese italiane si è chiuso con un passivo di circa 21.000 imprese (circa 304.000 cessazioni contro circa 283.000 nascite)". Si tratta delle nascite e cessazioni reali di attività, al netto dunque di quello che l'Istat definisce il "rumore amministrativo", ovvero la registrazione di eventi che comportano solo formalmente la nascita o la cessione di un'azienda, come le fusioni, le scissioni, i cambiamenti di forma giuridica. Nel periodo 1999-2002 "il saldo del movimento demografico è risultato positivo e pari a circa 40.000 imprese". Il più alto tasso di turn-over riguarda le ditte individuali, che però restano stabili. Tengono invece le società di capitali, nelle quali "si rilevano la natalità più elevata (9,5%) e una bassa mortalità (6,0%)". In declino invece le società di persone e le cooperative che chiudono il quadriennio 1999-2002 con un saldo negativo di 31.000 imprese e 10.000 addetti in meno.

IMPRENDITORI IN ECCESSO MA PRODUTTIVITA' E' MODESTA

Il nostro sistema produttivo è caratterizzato da "un eccesso di imprenditorialità " e da un tasso di produttività "modesto", più basso di dieci punti percentuali rispetto alla media europea. Lo sottolinea l'Istat nel Rapporto annuale. Il modello produttivo resta dunque legato alle micro-imprese dove la specializzazione è "debole" proprio nei settori ad alta tecnologia ed elevata intensità di conoscenza, che risultano più forti rispetto alle pressioni concorrenziali internazionali, soprattutto dall'Asia, rispetto a quelli più tradizionali del made in Italy. Se si guarda, per esempio, al settore manifatturiero, a fronte di una produttività del lavoro (cioé il valore aggiunto per addetto in migliaia di euro) pari al 57,6% del Regno Unito e del 56,5% in Germania, in Italia è solo al 42,3%. "Nonostante la bassa produttività il costo del lavoro contenuto - rileva l'istituto di statistica - mantiene la redditività delle imprese italiane in linea con quelle europee". L'impresa italiana "sopporta un costo del lavoro per dipendente decisamente più basso, in particolare nella manifattura, dove la differenza è pari a circa 9.000 euro con la Francia e 14.000 euro con la Germania". La conclusione, dunque, è che la redditività di un'impresa resta tutta ancorata ai "vulnerabili", così li definisce lo stesso istituto di statistica, equilibri contrattuali.

TAGLIO CUNEO: BENE A COMPETITIVITA', NO A INNOVAZIONE

L'annunciata misura del taglio del cuneo fiscale può essere salutare ai fini della competitività delle imprese, ma "rischia di fornire un disincentivo all'innovazione". Lo ha detto il presidente dell'Istat Luigi Biggeri, nella presentazione del rapporto annuale. "Le misure in discussione sulla riduzione del cuneo contributivo - ha sottolineato Biggeri - forniscono segnali solo parzialmente coerenti con le esigenze di trasformazione del sistema delle imprese. La riduzione proposta di 5 punti percentuali dei contributi sociali, con un costo netto per il bilancio pubblico pari a circa 10 miliardi di euro - spiega il presidente dell'Istat - avrebbe l'effetto di ridurre il costo del lavoro e aumentare la redditività lorda di circa 2-3 punti percentuali se l'intero risparmio andasse a favore delle imprese. Ciò rappresenterebbe uno choc positivo in termini di competitività, ancorché una tantum. Questa misura rischia però - avverte Biggeri - di fornire un disincentivo all'innovazione di prodotto e di processo e al passaggio verso tecnologie più capital-intensive e, in assenza di meccanismi di selezione virtuosa, premerebbe sostanzialmente le imprese meno produttive". Per Biggeri anche "se una parte dei benefici fosse trasferita ai lavoratori, l'impatto sui redditi disponibili delle famiglie sarebbe comunque modesto, senza concentrarsi su quelle in condizioni di disagio a meno che non si limiti il provvedimento a gruppi target selezionati".

LAVORO, BOOM FLESSIBILITA'ORARI,SOLO 1/3 IMPIEGATO 9-18

Sempre più italiani lavorano con orari flessibili: il film "Dalle 9 alle cinque orario continuato" vale solo per otto milioni di lavoratori, circa un terzo del totale mentre per gli altri sono sempre più frequenti i turni, il lavoro nel week end e quello notturno. Grazie alla crescita dell'impiego nei servizi e alla liberalizzazione degli orari nel commercio è aumentato anche il numero degli addetti impiegati di sabato (il 48,8% del totale) e della domenica (18,8% del totale) mentre il 22,1 è impegnato di sera e l'11,2% di notte. Il 13,3% degli occupati fa i conti con i turni. Il lavoro "full time standard" riguarda quindi il 36,1% della popolazione ed è più alto tra i dipendenti (41%) che tra gli autonomi (22,6%) mentre lavorano full time ma a volte anche nei week end il 26,9% degli italiani (22,8 dei dipendenti e il 38,3 degli autonomi). Gli italiani - sottolinea l'Istat nel suo rapporto Annuale - lavorano in media 38,1 ore a settimana, oltre un'ora in più della media Ue a 15: ma il dato risente del basso livello del ricorso al part time nel nostro Paese (12,8% contro il 20,2 della media Ue) che alza la media delle ore lavorate. Nella sostanza invece un lavoratore a tempo pieno in Italia è impegnato per 40,6 ore, circa mezz'ora in meno della media europea. Il numero medio di ore lavorate è molto diverso se si considerano i lavoratori dipendenti e quelli indipendenti. Per i primi la media in Italia è di 36,5 ore a settimana (compresi quelli in part time) a fronte delle 35,6 della media europea. Per i lavoratori indipendenti la media di ore lavorate è di 42,4 ore contro le 43,5 dei lavoratori autonomi europei. Se il mercato del lavoro italiano avesse la struttura di quello dell'Ue a 15 - sottolinea l'Istituto di statistica - l'orario medio sarebbe del 3,9% inferiore a quello effettivo (per un'ora e 12 minuti). In Italia si lavora più ore soprattutto nelle aziende più piccole: in quelle con 10-49 addetti i lavoratori sono impegnati per una media di 1.744 ore all'anno (a fronte delle 1.621 dell'Ue a 15) mentre in quelle con una fascia dimensionale tra i 500 e i 999 ddetti i dipendenti sono impegnati per 1.592 ore (1.554 nella media Ue a 15). L'impegno orario torna a salire nelle aziende con oltre 1000 dipendenti con un orario medio di 1.634 ore all'anno (1.500 nella media Ue a 15). Uno stesso impegno lavorativo pro capite comunque può essere espressione di combinazioni molto diverse di orari e tassi di occupazione: a fronte di bassi tassi di occupazione e poco part time in Italia nei Paesi bassi si rilevano molti occupati e ampia diffusione del tempo parziale. Gli uomini lavorano in media molte ore in più delle donne (41 ore a fronte di 33,5) soprattutto a causa dell'utilizzo del tempo parziale dalla parte femminile del mercato. Ma anche se si considera solo il tempo pieno le donne lavorano in azienda circa quattro ore in meno degli uomini con una media di 37,9 a fronte di 41,9 ore. Un vantaggio immediatamente perso con il lavoro familiare: ogni giorno infatti le donne impiegano nel lavoro di cura in media circa 4,07 ore a fronte di un ora e cinquanta minuti degli uomini.

12 MILA IMPRESE CONTROLLO ESTERO, FANNO BENE A SISTEMA

Le imprese che operano in Italia ma che hanno un controllo estero hanno conquistato "un ruolo importante nella diffusione di nuove conoscenze e competenze, non solo di tipo scientifico ma anche di tipo organizzativo e manageriale, nonché di stimolo a una maggiore concorrenzialità nei mercati". Lo sottolinea l'Istat ricordando che queste imprese in Italia sono circa 12.000 e che occupano un milione di addetti. "Di notevole interesse - sottolinea l'Istat nel Rapporto annuale - sono anche le informazioni sui trasferimenti di conoscenze e competenze dall'Italia verso l'estero, che consentono di qualificare come investimento potenzialmente strategico una quota significativa delle imprese a controllo estero operanti in Italia".

PREZZI ALTI, 30% FAMIGLIE COMPRA MENO CARNE

L'aumento dei prezzi fa stringere la cinghia degli italiani anche quando si tratta di cibo: il 25% delle famiglie compra meno pane e pasta mentre oltre il 30% meno carne, frutta e verdura; il 37,2% riduce l'acquisto di pesce; il 41,9% fa minori compere per l'abbigliamento e le scarpe. Il 15% opta per alimenti di qualità più bassa. Emerge dal rapporto annuale dell'Istat che per la prima volta analizza il reddito e le condizioni di vita relativi al 2004.

DIDATTICA UNIVERSITA' NON RISPONDE A RICHIESTA MERCATO

La riforma dell'università ha puntato "troppo sull'attività didattica che non sempre corrisponde alla richiesta del mercato" del lavoro. E' quanto rileva l'Istat nel rapporto annuale sulla situazione del paese nel 2005, aggiungendo che è anche "fondamentale puntare sulla ricerca, motore dello sviluppo delle conoscenze e dell'economia". In generale, aumentano gli iscritti nell'anno accademico 2004/2005 che sono 1,8 milioni contro i 1,7 del 1999/2000 (+8,7%) e le immatricolati (quasi 332 mila con un +20,4% rispetto al 1999/2000). Aumentano anche gli studenti in corso, "anche se gli abbandoni - rileva l'Istat - continuano a rappresentare un problema: circa uno studente su cinque non si iscrive al secondo anno". I corsi attivi aumentano (+55%) ma nello stesso periodo il numero dei docenti cresce del 12%, con una riduzione del numero medio di docenti per corso (dal 24 a 17) e un corrispondente calo del rapporto tra studenti e docenti (da 32,3 a 31,2). Tra le notizie positive, l'aumento dei laureati, passati da 152 mila del 1999 a quasi 269 mila del 2004 (+92 mila nei nuovi corsi triennali, +4 mila circa nei nuovi corsi biennali).

SCUOLA: SEMPRE PIU'STRANIERI IN AULA, +152% IN 5 ANNI

La aule italiane sono sempre più affollate di alunni stranieri. In cinque anni il numero degli studenti con cittadinanza non italiana è aumentato del 152%, passando da 147 mila del 2000/2001 ai 372 mila del 2004/2006, con un incremento degli extracomunitari europei e del continente americano. E' quanto rileva l'Istat nel rapporto annuale con la situazione del paese nel 2005. Il numero di stranieri ogni cento alunni è salito, sempre in cinque anni, da 1,7 a 4,2, con una punta di 5,3 stranieri per cento iscritti nella scuola primaria. La presenza maggiore è di cittadini europei extra Ue (in totale 176 mila): di questi, il 90% vengono da Albania, Romania ed ex-Jugoslavia. Il 25% viene dai paesi africani (in diminuzione 2000/2001 quando erano il 29%) specie dal Marocco. Gli asiatici, in gran parte cinesi, sono il 15%, il 12% sud americani (Ecuador e Perù). Gli alunni stranieri sono presenti in netta maggioranza nelle scuole del Nord e del Centro e soltanto il 7% studia in istituti del Sud e il 3% in Sicilia e Sardegna. La Lombardia è la regione con più alunni non italiani (90 mila) ma è l'Emilia Romagna quella con maggiore incidenza : più di 8 studenti stranieri ogni cento iscritti, dieci nelle scuole primarie. Al Sud, Basilicata, Campania, Sicilia e Sardegna sono sotto l'1%. Per quanto riguarda l'offerta scolastica, gli istituti nel nostro paese sono 57.707 (anno 2004/2005 43% scuole dell'infanzia, un terzo le primarie, il 14% le medie, l'11% le superiori), il 78,8% dei quali sono pubbliche (si va dal 93% della Basilicata al 69,2% del Veneto. L'offerta di servizi di istruzione primaria e secondaria è sostanzialmente omogenea sul territorio, rileva l'Istat, anche se nel Mezzogiorno permane una minore offerta di servizi extra scolastici come mensa, scuolabus e spazi gioco.

SPESA SOCIALE REGIONI PARI A 1/4 SPESA PUBBLICA

Nel 2003 la spesa delle Amministrazioni pubbliche destinata agli interventi sociali (per le funzioni sanità, istruzione, assistenza e beneficenza) é stata pari a circa 3.000 euro pro-capite, in crescita di oltre 900 euro nell'arco 1996-2003. Nello stesso periodo, la crescita di questa voce di spesa è stata superiore in termini nominali alla crescita del Pil. Sono alcuni dei dati che si ricavano dal Rapporto Istat 2005, più esattamente dal capitolo dedicato alla spesa sociale nelle Regioni. Le dimensioni della crescita non sono omogenee nelle diverse aree geografiche e nei diversi settori in esame. La stessa incidenza della spesa sociale sul complesso della spesa pubblica é cresciuta in termini percentuali, nel periodo 1996-2003, dal 21,9 a quasi il 25% del totale. * SPESA PIU' ALTA NEL NORD-OVEST, PIU' BASSA IN SUD E ISOLE Gli incrementi maggiori della spesa sociale hanno riguardato il Nord-Ovest, circa 1.300 euro; i più bassi le regioni del Sud con 685 euro. Per quanto riguarda l'istruzione sono TRENTINO-ALTO ADIGE e VALLE D'AOSTA le Regioni che hanno registrato gli incrementi maggiori di spesa pro-capite, mentre per la sanità il primato spetta alla LOMBARDIA con un incremento di spesa quasi doppio rispetto al sistema delle Regioni. Per quanto riguarda l'assistenza l'incremento maggiore di spesa è stato del LAZIO, mentre SARDEGNA e ABRUZZO sono maglie nere, avendo registrato un decremento della spesa pro-capite anche in termini nominali. Il Rapporto Istat ha trovato una forte correlazione tra la spesa sociale media pro-capite e il Pil pro-capite: la spesa più alta è stata registrata nelle Regioni del nord e quella più bassa nel Mezzogiorno.

SANITA': DA SUD A NORD PER CURE, 7% RICOVERI FUORI CASA

Non accenna a diminuire il fenomeno della mobilità ospedaliera, soprattutto dalle regioni meridionali verso quelle del Nord. E nella maggior parte dei casi, alla base della scelta di 'migrare' per farsi curare vi è la mancanza di centri adeguati nella propria regione, specie nel settore dei trapianti. A fotografare il fenomeno è l'Istat, nel Rapporto annuale 2005. Tra il 1999 e i 2003, sottolinea infatti l'Istat, la mobilità ospedaliera interregionale non diminuisce: la percentuale di dimissione di residenti ricoverati in un'altra regione passa dal 6,7% al 7,1%. Così, nel 2003 quasi 600.000 ricoveri, il 7% del totale di quelli ordinari per acuti, sono avvenuti in una regione diversa da quella di residenza del paziente. Le cause di questi 'viaggi'? Possono essere varie: "La mobilità - spiega l'Istat - può essere analizzata secondo due componenti: una 'fisiologica', dovuta alla prossimità di strutture ospedaliere in una regione limitrofa o per la temporanea presenza in un luogo diverso da quello di residenza (per lavoro, turismo ecc.) e una motivata da fattori sanitari". E quest'ultima, si legge nel Rapporto, "può essere espressione sia di un'offerta non adeguata di strutture, sia di un'insoddisfazione del cittadino verso la qualità dei servizi erogati dalla specifica regione, sia infine dalla necessità di rivolgersi a centri specializzati per determinate patologie". Le regioni che hanno flussi in uscita più consistenti di quelli in entrata sono quelle del Mezzogiorno (a eccezione di Abruzzo e Molise) e fra queste, le regioni con una percentuale d'emigrazione superiore alla media sono Campania, Basilicata e Calabria. La maggior parte delle regioni del nord e del centro, invece, hanno al contrario flussi di entrata più consistenti di quelli in uscita e sono, quindi, "regioni d'attrazione". La mobilità di lunga distanza, rileva l'Istat, riguarda in particolare i residenti nelle regioni Puglia, Calabria, Sicilia, e Sardegna verso la Lombardia e l'Emilia Romagna. Così, in Lombardia ben 134.000 ricoveri riguardano non residenti e nell'Emilia Romagna circa 80.000. Quanto ai tipi di interventi per cui la mobilità è particolarmente elevata, al primo posto ci sono i trapianti. Altri settori ad elevata mobilità riguardano gli interventi per malattie endocrine e nutrizionali, le biopsie del sistema del sistema muscoloscheletrico, gli interventi per obesità, le ustioni e le terapie riabilitative per dipendenze da alcol e farmaci.

FORTE RITARDO NELLE TECNOLOGIE, SIAMO COME 20 ANNI FA

Il nostro sistema economico resta antiquato e "la situazione dell'Italia è caratterizzata dal permanere di un forte ritardo nella produzione di tecnologie e nel loro impiego nel sistema economico". Lo rileva l'Istat aggiungendo che "qualche miglioramento relativo si è invece manifestato per quanto riguarda la formazione di risorse umane, sia pure in maniera non uniforme". In ricerca e sviluppo la spesa dell'Italia "é rimasta intorno a un livello poco superiore all'1% del Pil, come a metà degli anni Ottanta". In Germania si spende il 2,5%, in Francia il 2,2% e nel Regno Unito l'1,8-1,9%. "Un divario notevole" con il resto d'Europa emerge anche nell'ambito delle tecnologie dell'informazione.(ANSA).

LAVORO: IN 10 ANNI 2,7 MILIONI OCCUPATI IN PIU'

Tra il 1995 e il 2005 l'occupazione in Italia è cresciuta di 2,7 milioni di persone raggiungendo quota 22.563.000 unità: è quanto si legge nel Rapporto annuale dell'Istat secondo il quale però la percentuale di occupati tra i 15 e i 64 anni pur crescendo dal 53% al 57,5% resta molto al di sotto della media europea del 2005 (64,6%). Il tasso di disoccupazione nella media 2005 era del 7,7% in calo rispetto al 9,1% del 2001 ma l'Istat segnala come questa riduzione sia stata possibile anche grazie alla crescita della popolazione inattiva dovuta alla rinuncia alla ricerca di occupazione soprattutto al Sud.

Cervello: dimostrati gli inganni della memoria

ANSA.it, http://www.ansa.it, 24/05/2006

ROMA - Che i ricordi possono riaffiorare alla mente in modo confuso e perfino ingannare lo si sospettava da molto tempo, ma soltanto adesso gli scienziati sono riusciti a dimostrare per la prima volta in laboratorio quanto la memoria sia fragile. I nuovi dati sono stati presentati a Roma dal neurofisiologo Piergiorgio Strata, dell'università di Torino, nel convegno sulle neuroscienze organizzato dall'Accademia dei Lincei in occasione dei 100 anni del Nobel a Camillo Golgi.

Si tratta ancora di dati preliminari e riguardano comportamenti e fenomeni osservati nei topi, ha detto Strata, ma sono i primi dati a descrivere i meccanismi che entrano in gioco nella memoria e nella ricostruzione dei ricordi. Conoscere questi meccanismi è particolarmente importante perché apre la strada alla possibilità di intervenire in essi per modificarli, ad esempio per attutire l'impatto di ricordi traumatici.

L'ipotesi che la memoria fosse fragile e capace di ingannare era emersa già nel 1968, ha osservato Strata, ma solo da pochissimi anni molti gruppi di ricerca nel mondo stanno concentrando l'attenzione su questo particolare aspetto.

Quello che finora la ricerca condotta da Strata ha verificato é che "quando il topo ripensa a ciò che ha imparato, le tracce del ricordo diventano labili e possono quindi essere modificate". Il modo in cui vengono immagazzinati i ricordi, rileva lo studioso, fa pensare a un mosaico che viene scomposto organizzando le sue tessere a seconda delle loro caratteristiche, come il colore o la forma.

E' come se ogni gruppo di tessere venisse organizzato in tante scatole, vale a dire che la memoria è dislocata in diverse aree del cervello, ha aggiunto. I principali magazzini della memoria si trovano nell'amigdala, nell'ippocampo, in una zona della corteccia prefrontale e nel cervelletto. Proprio il cervelletto, secondo la ricerca pubblicata da Strata due anni fa, è un sito specializzato nel quale si consolidano i ricordi più spiacevoli. Quando si ricostruisce un ricordo, ha proseguito Strata, si vanno a ripescare le diverse tessere del mosaico finché non si ottiene l'immagine.

Ma ogni manipolazione può essere fonte di errori, ha osservato. In altre parole si verificherebbe una sorte di logorio della memoria per usura: è come se ogni volta che le tessere del mosaico vengono riassemblate si perdesse qualcosa o avvenissero degli errori. E' un meccanismo fragile e che, inoltre, non tiene affatto in considerazione qualsiasi nuovo elemento.

A testimoniare ulteriormente la fragilità di questo meccanismo ci sono anche i tempi rapidi: se consolidare un ricordo può richiedere giorni, riassemblarlo è una questione di ore, una o due al massimo. E' proprio su questo meccanismo che i ricercatori sono convinti che sia possibile intervenire per attutire ricordi spiacevoli nati da paure ed esperienze traumatiche.

Grazie a questa fragilità - ha osservato il neurofisiologo - diventa possibile influenzare la memoria. Lo stanno dimostrando i primissimi risultati ottenuti in topi nei quali è stato modificato il ricordo negativo che associava un particolare suono ad un evento spiacevole, come una scossa.

Giovedì 25 Maggio 2006

Falso in bilancio, finanza nelle sedi di Milan e Inter

ANSA.it, http://www.ansa.it, 25/05/2006

»F1: GP MONACO, BENE WURZ (WILLIAMS), SCHUMI 15/O

MILANO - Militari della Guardia di Finanza di Milano hanno acquisito atti nelle sedi della società Milan e Inter su ordine della Procura di Torino, nell'ambito dell'inchiesta avviata dai magistrati torinesi per falso in bilancio che vede indagato l'ex management della Juventus.

A quanto si è saputo, i responsabili delle società avrebbero fornito ai militari della Guardia di Finanza tutti i documenti loro richiesti e riguardanti la compravendita di alcuni giocatori. Ieri era stata invece la Guardia di finanza di Como, sempre su delega della Procura di Torino, a acquisire dei documenti nella sede della società lariana.

Immediata la reazione di Silvio Berlusconi. "Sconcerto", questa la risposta sugli ultimi aggiornamenti nellle inchieste sul mondo del pallone.

La documentazione prelevata dalla Guardia di Finanza al Milano oggi pomeriggio sarebbe la stessa, già acquisita in altre due diverse occasioni dalle procure di Roma e di Milano. Lo ha reso noto la societa' rossonera.

BUFERA SU CANNAVARO, POI IL CAPITANO AZZURRO CHIARISCE TUTTO

Dopo la bufera seguita alle sue parole (''Non e' solo la Juve, e' tutto il sistema calcio che va cosi''), Fabio Cannavaro rettifica quanto detto ieri, sollecitato dal capo delegazione azzurro Giancarlo Abete e dal commissario della Figc Rossi. "Sentiamo l'esigenza che Fabio Cannavaro chiarisca quello che voleva comunicare con le dichiarazioni fatte ieri. Speriamo che questo chiarimento aiuti a trovare maggiore serenità", aveva detto Abete.

La rettifica del calciatore arriva presto. "Vogliamo un calcio pulito - ha detto il capitano azzurro -, ho la massima fiducia nella giustizia ordinarie e nel commmissario straordinario Guido Rossi". Cannavaro aveva espresso le convinzioni che lo scandalo del calcio italiano non riguardasse solo la Juve, ma tutto il sistema; che in attesa delle sentenze qualsiasi ipotesi fosse solo una chiacchiera; aveva ribadito la propria stima professionale in Moggi; e si era detto sorpreso che nelle intercettazioni non comparissero tanti altri dirigenti del calcio italiano.

Leggendo i giornali - ha spiegato Cannavaro - mi sono reso conto che forse non avevo espresso il mio pensiero in maniera chiara. Sono convinto che chi ha sbagliato é necessario che paghi.

INTERROGATORIO BERGAMO PIU' LUNGO DELL'INCHIESTA

Otto ore e venti minuti, tanto è durato oggi l'interrogatorio dell'ex designatore arbitrale Paolo Bergamo, affrontato dai PM Filippo Beatrice e Giuseppe Narducci, titolari dell'indagine sugli illeciti nel mondo del calcio. Si tratta finora del più lungo interrogatorio nell'ambito della inchiesta. E si deve tener presente che - come riferito stasera dall'avvocato Gaetano Scalise, difensore dell'indagato - che Bergamo sarà nuovamente interrogato nei prossimi giorni. Prima di oggi il "record di durata" riguardava Luciano Moggi, il principale indagato nel procedimento avviato dai magistrati di Napoli, che fu sentito per sei ore nei giorni scorsi nella caserma del nucleo operativo dei Carabinieri di Roma. Per quanto riguarda gli indagati circa tre ore durò l'interrogatorio nei giorni scorsi degli ufficiali della Guardia di Finanza Attardi e Lasco. Per quanto concerne invece i testimoni, si ricorda la lunga deposizione dell'arbitro Paparesta interrogato nella caserma dei carabinieri di Roma.

BUFFON: E' COME SE MI FOSSI TOLTO UN PESO

Adesso mi sento veramente libero di concentrarmi sul Mondiale, senza altri pensieri per la testa. Ho chiarito quello che dovevo chiarire e sto molto meglio, è come se mi fossi tolto un peso. E' il messaggio con cui Gianluigi Buffon, interrogato ieri dai magistrati di Parma sulla vicenda scommesse e rientrato quindi a Coverciano, inaugura oggi il suo blog personale sul sito mondiali.it.msn.

Venerdì 26 Maggio 2006

Terra sempre piu' bollente, i tropici avanzano

ANSA.it, http://www.ansa.it, 26/05/2006

ROMA - La Terra è bollente e i tropici starebbero avanzando, tanto che la recente siccità registrata nel sud-ovest dell'America e nell'Europa mediteranea secondo gli esperti sarebbe dovuta proprio a questo fenomeno rilevato dai ricercatori americani coordinati da Qiang Fu dell'università di Washington, a Seattle e descritto in un articolo che sarà pubblicato su Science.

Si tratta di un bel problema ha detto Thomas Reichler, dell'università dello Utah che ha collaborato allo studio. Secondo gli autori questo dato potrebbe anche significare che "i deserti subtropicali si stanno espandendo verso le regioni popolate delle medie latitudini" e che potrebbe verificarsi un calo delle precipitazioni invernali nell'Europa del Sud, incluse le Alpi, mentre nell'emisfero australe il calo di piogge riguarderebbe l'Australia del Sud. L'espansione delle fasce tropicali, segnate a nord dal Tropico del Cancro e a sud dal Tropico del Capricorno, sarebbe di circa 2 gradi di latitudine, cioé i Tropici sarebbero avanzati di circa 225 chilometri e le ragioni non sono chiare. Secondo gli esperti potrebbe trattarsi sia di una naturale variazione climatica sia di una conseguenza della diminuzione dello strato di ozono nell'atmosfera, come pure del surriscaldamento del pianeta dovuto all'effetto serra. A permettere di arrivare alle conclusioni sull'avanzamento delle fasce tropicali, le informazioni sulla temperatura dell'atmosfera raccolte dai satelliti meteorologici in un arco di tempo compreso fra il 1979 e il 2005. Più in particolare i satelliti hanno registrato le posizioni delle correnti a getto, delle 2 correnti a getto polari (una per ogni emisfero) e delle 2 subtropicali (una per ogni emisfero). Si tratta di correnti d'aria strette forti e concentrate la cui posizione si individua misurando la temperatura dell'atmosfera e la posizione media di ogni corrente subtropicale indica, hanno spiegato gli autori, una sottostante zona asciutta come le regioni desertiche del sud ovest degli Stati Uniti.

I dati raccolti durante lo studio evidenziano anche che l'innalzamento delle temperature alle medie latitudini crea una sorta di rigonfiamento d'aria che ha spinto di circa 1 grado di latitudine (circa 113 chilometri) in 26 anni le correnti a getto subtropicali verso i Poli.

Inoltre dallo studio è emerso che nell'atmosfera si sta verificando un fenomeno inverso: mentre la troposfera, cioé la parte dell'atmosfera più vicina alla Terra (e che all'equatore arriva fino a circa 17 chilometri di altezza) si sta riscaldando più velocemente, la stratosfera, cioé la zona che si estende sopra la troposfera e raggiunge i 50-60 chilometri di altezza è diventata più fredda.

Papa: grazie a Wojtyla paesi hanno riacquistato liberta'

ANSA.it, http://www.ansa.it, 26/05/2006

Varsavia - "Come non ringraziare oggi Dio per quanto si è realizzato nella vostra patria e nel mondo intero, durante il pontificato di Giovanni Paolo II?". E' questo l'omaggio di Benedetto XVI alla memoria di Wojtyla. Durante l'omelia che pronuncia alla solenne messa in piazza Pilsudsky, a Varsavia, davanti ad una piazza gremita all'inverosimile, si rivolge ai connazionali del suo predecessore rimarcando il ruolo provvidenziale avuto dal pontificato di Wojtyla.

Davanti ai nostri occhi sono avvenuti cambiamenti di interi sistemi politici, economici e sociali. La gente in diversi Paesi ha riacquistato la libertà e il senso della dignità. Poi cita un Salmo: "Non dimentichiamo le grandi opere di Dio". Alla Chiesa polacca Ratzinger ricorda che la "fede è un dono, ma nello stesso tempo un compito". Il suo ragionamento si sposta poi all' attualità rinnovando l'invito a "non cadere alle tentazioni del relativismo o dell'interpretazione soggettivistica e selettiva delle Sacre Scritture". Parole che riflettono la difficoltà della cattolicissima Polonia a resistere al vento del secolarismo.

PAPA: VOGLIONO FALSIFICARE VANGELO, SFUGGITE AL RELATIVISMO

Non cadiamo nella tentazione del relativismo o della interpretazione soggettivistica e selettiva delle Sacre Scritture. Papa Benedetto XVI denuncia il tentativo in atto da parte di "persone o ambienti" di "falsificare la parola di Cristo e togliere dal Vangelo le verità" secondo loro "troppo scomode per l'uomo moderno".

In un passo dell'omelia che pronuncia in piazza Pilsudski, davanti ad una folla di decine e decine di migliaia di persone incuranti della pioggia battente, papa Ratzinger si scaglia contro il relativismo. "Si cerca di creare l'impressione che tutto sia relativo: anche le verità della fede dipenderebbero dalla situazione storica e dalla valutazione umana".

La Chiesa davanti a questo fenomeno non può tacere e "tutti i cristiani - aggiunge - sono chiamati a condividere questa responsabilità accettandone le indicazioni autorevoli". Secondo questo spirito, ogni cattolico è tenuto "a confrontare continuamente le proprie convinzioni coi dettami del Vangelo" nell'impegno di "restare fedele alla parola di Cristo, anche quando essa è esigente e umanamente difficile da comprendere".

Bush e Blair: insuccesso in Iraq renderebbe il mondo pericoloso

ANSA.it, http://www.ansa.it, 26/05/2006

WASHINGTON - Schivano, l'una dopo l'altra, tutte le domande sulla riduzione delle truppe in Iraq, rimandando il discorso al momento indeterminato in cui gli iracheni saranno capaci di garantire da soli la sicurezza del loro Paese.

E avvertono che ci saranno da affrontare altri sacrifici e che insorti e terroristi, nei prossimi mesi, metteranno a dura prova il governo iracheno d'unità nazionale e i contingenti militari alleati.

Il presidente Usa George W. Bush e il premier britannico Tony Blair sono stati protagonisti, in serata a Washington, di una conferenza stampa durata quasi un'ora, al termine di un'ora e mezzo scarsa di colloquio, in quella che, come un giornalista britannico ha ricordato a Blair, potrebbe essere una delle sue ultime visite a Washington da premier in esercizio (era l'ottava da quando Bush è presidente).

I due leader hanno insistito sui progressi fatti in Iraq e sull'ottimismo giustificato dall'insediamento, una settimana fa, del governo del nuovo premier Nuri al-Maliki, che ha - parola di Bush - "un'agenda aggressiva" per conseguire la riconciliazione nazionale: la formazione dell'esecutivo d'unità rappresenta "un nuovo inizio per l'Iraq e per le relazioni tra l'Iraq e i nostri Paesi".

Ma, per il momento, gli Stati Uniti e i loro alleati devono continuare a fornire al popolo iracheno "pieno appoggio" e impegnarsi "a sconfiggere i nemici", perché un insuccesso renderebbe "il mondo un posto estremamente pericoloso".

Blair, reduce da una missione a Baghdad lunedì scorso, avverte che il compito che attende il governo di Al Maliki e la coalizione internazionale "é ancora immenso", pur manifestando ottimismo sulla democratizzazione dell'Iraq: "Saremo fermamente accanto agli iracheni per sconfiggere le forze della reazione".

Il presidente e il premier hanno riconosciuto "errori e passi falsi" nella campagna irachena e hanno anche ammesso divisioni e contrasti suscitati dall'invasione del Paese, sottolineando, però, che ora non c'é alternativa al continuare ad aiutare gli iracheni.

A chi gli chiedeva quali fossero gli errori di cui più si pente, Bush ha prima risposto "di avere pronunciato frasi come 'fatevi sotto' o 'vivo o morto', che sono solo servite ad eccitare gli uomini"; poi, ha ricordato gli orrori e gli abusi commessi nel carcere di Abu Ghraib, che - ha detto - "pagheremo molto a lungo".

Nelle loro domande, i giornalisti sono tornati più volte sulla questione del ritiro dall'Iraq, dei tempi e dei modi di una 'exit strategy', senza ottenere soddisfazione. A chi gli chiedeva se si può pensare che a fine anno vi siano 100 mila militari americani in Iraq contro gli attuali 132mila, Bush ha risposto: "Sono voci che leggo sui giornali. Ma il Pentagono non me ne ha parlato". E lui deve ancora consultare il comandante del contingente in Iraq, il generale George Casey, cui spetta fare le proposte di riduzione delle forze: "Casey - ha osservato il presidente - non ha ancora un interlocutore iracheno, perché manca il ministro della difesa".

Sia Bush che Blair hanno ripetuto più volte che il ritiro delle forze sarà funzione dell'andamento della situazione sul terreno e del livello di addestramento e d'efficacia delle forze di sicurezza irachene.

La conferenza stampa - dopo la quale i due leader hanno avuto una cena di lavoro, proseguendo le consultazioni - è stata quasi interamente dedicata all'Iraq. Ma Bush e Blair hanno pure discusso a lungo del contenzioso nucleare iraniano e di come fare in modo che Teheran rinunci ai suoi programmi militari e non acquisisca la capacità di produrre la bomba atomica.

Un giornalista ha chiesto a Bush perché non abbia risposto alla lettera inviatagli, all'inizio del mese, dal presidente iraniano Mahmud Ahmadinejad: "Non affrontava il problema" dei programmi nucleari militari e dell'arricchimento dell'uranio, è stata la risposta.

Domenica 28 Maggio 2006

Papa Ratzinger: io, tedesco, avevo dovere di venire ad Auschwitz

ANSA.it, http://www.ansa.it, 28/05/2006

»PAPA: UN SUCCESSO IL VIAGGIO SULLE ORME DI WOJTYLA

»PAPA: AUSCHWITZ,ITALIANO DIVENTA LINGUA RICONCILIAZIONE

»PAPA: CRACOVIA ADOTTA RATZINGER, CHE SI FA CONQUISTARE

»POLONIA: RABBINO AGGREDITO, CACCIA AL RESPONSABILE

»PAPA:RAGAZZI NON USATE DROGA,VE LO CHIEDO COME UN PADRE

AUSCHWITZ - "Perché Signore hai taciuto? Perché hai potuto tollerare tutto questo?". La terribile domanda affiora dalle labbra di Benedetto XVI, ma è un interrogativo destinato a restare aperto. Il campo di concentramento di Auschwitz-Birkenau è la tappa che sigilla il suo viaggio in Polonia. Il podio dal quale parla il Papa tedesco é stato montato davanti al Monumento in memoria delle vittime, poco distante dal forno crematorio numero 2.

Un "luogo di orrore" dove "l'umanità ha attraversato una valle oscura" sussurra il Papa. Vi trovarono la morte più di un milione di persone, soprattutto ebrei. "Venivano messi a morte come pecore da macello". Il Ratzinger teologo cerca risposte all'inquietante silenzio divino davanti al Male: "Non possiamo scrutare il segreto di Dio, vediamo solo frammenti e ci sbagliamo se vogliamo farci giudici di Dio e della storia".

La preghiera, il silenzio, il canto malinconico del Kaddish fanno da sfondo alla cerimonia in memoria delle vittime dei lager nazisti fatti costruire su un'area di 191 ettari nel cuore dell'Europa per sterminare ebrei ed altri 'Abschaum der Nation', rifiuti della nazione.

Papa Ratzinger sceglie di esprimersi in italiano per diffondere un messaggio fortissimo e di portata storica. Chiede perdono, invoca la riconciliazione dei popoli e implora il "Dio vivente di non permettere più una simile cosa". Nemmeno in questi tempi dove "nuove sventure" incombono. Il testo l'ha voluto limare fino all'ultimo aggiungendo - solo poche ore prima di pronunciarlo - la parola che mancava: Shoah. Probabilmente la sua assenza avrebbe sollevato inutili polemiche.

Il passato non è mai soltanto passato. Anche sull'oggi incombono potenziali tragedie. Nel cuore degli uomini "forze oscure" si annidano e inducono i terroristi a colpire vittime innocenti.

Che "la forza della riconciliazione e della pace é il grido di Papa Ratzinger - prevalga sulle minacce" di "una ragione falsa e staccata da Dio".

Il 28 maggio 2006 è una data destinata ad entrare nella memoria collettiva dell'Europa. Il passo compiuto dal Papa tedesco non è stato facile. Come tutti quelli della sua generazione fece parte della Hitlerjugend e poi costretto ad indossare la divisa dell'esercito in una unità contraerea dal 1943 fino alla fine della guerra. "Prendere la parola in questo luogo d'orrore, di accumulo di crimini contro Dio e contro l'uomo che non ha confronti nella storia è quasi impossibile, ed è particolarmente difficile e opprimente per un cristiano, per un Papa che proviene dalla Germania".

Ratzinger evoca il silenzio tanto è impossibile umanamente descrivere l'orrore. "Vengono meno le parole". Sono passati 27 anni da quando Giovanni Paolo II, anch'egli appena eletto Papa, varcò il cancello "Arbeit macht frei" per inginocchiarsi davanti alle lapidi nelle 22 lingue che ricordano i morti.

Bielorusso, ceco, tedesco, francese, ebraico, croato, italiano, yiddish, ungherese, neerlandese, norvegese, polacco, russo, romeno, slovacco, serbo, croato, ucraino, giudeo-ispanico, inglese. "Parlano di dolore umano e ci lasciano intuire il cinismo di quel potere che trattava gli uomini come materiale non riconoscendoli come persone".

La riflessione si spinge a cercare di capire come fu possibile uno scempio simile. E' il tema del silenzio divino a fare da filo conduttore nei diversi punti del discorso. "Dove era Dio in quei giorni? Perché egli ha taciuto?". "Io figlio del popolo tedesco non potevo non venire qui. Dovevo venire qui. Era un dovere di fronte alla verità e al diritto di quanti hanno sofferto, un dovere davanti a Dio, di essere qui come successore di Giovanni Paolo II".

Quel 'non potevo non venire qui' lo ripete per ben due volte. Al popolo ebraico riserva parole toccanti: furono "messi a morte come pecore da macello" dice. "Volevano schiacciare il popolo ebraico nella sua totalità, eliminarlo dall'elenco dei popoli della terra".

Uccidendo questo popolo, aggiunge, i nazisti "volevano in fin dei conti strappare anche la radice su cui si basa la fede cristiana, sostituendola definitivamente con la fede fatta da sé, la fede nel dominio dell'uomo, del forte".

Poi il passaggio più difficile del testo, quello sulla dittatura di Hitler che, tra tutti, solleverà polemiche, soprattutto in Germania perché di fatto discolpa il popolo tedesco dalle responsabilità collettive. "I potentati del terzo Reich", dei "criminali", ingannarono un intero popolo che fu "usato ed abusato come strumento" di "distruzione e di dominio" in nome "di prospettive di grandezza, di ricupero dell'onore della nazione e della sua rilevanza". Nella tappa finale del viaggio in Polonia Papa Ratzinger non manca di chiedere perdono: si inchina di fronte a tutte le vittime. Non solo le vittime ebree sicché l'avere posto tutte su uno stesso piano non è esattamente ciò che si aspettavano le comunità ebraiche. Accanto agli ebrei ricorda anche i polacchi, i russi, i rom e quei tedeschi che finirono ad Auschwitz perché si opposero a Hitler. Nessuna traccia degli omosessuali deportati nel lager.

Dietro queste lapidi si cela il destino di innumerevoli esseri umani. Essi scuoton la nostra memoria e il nostro cuore aggiunge Papa Ratzinger invitando alla purificazione della memoria. Nel luogo degli orrori il pontefice prima del discorso in italiano, vuole pregare in tedesco. In un posto dove la lingua tedesca per cinque anni fu solo strumento di ordini di morte, ora diventa veicolo di un messaggio intriso d'amore e speranza. "Signore tu sei il Dio della pace, tu sei la pace stessa, un cuore che cerca un conflitto non sarà in grado di comprenderti. Chi vuole la violenza non ti può capire. Fai in modo che tutti possano in vivere in armonia".

Padoa Schioppa, a rischio chiusura i cantieri Fs e Anas

ANSA.it, http://www.ansa.it, 28/05/2006

ROMA - "Quello che appare adesso è che gli strumenti di controllo del disavanzo predisposto per il 2006 creano una situazione di grave tensione, quale il rischio di chiusura di cantieri in settori importanti come ferrovie e Anas". Lo ha detto all' Ansa il ministro dell' economia Tommaso Padoa Schioppa, lasciando il vertice a Palazzo Chigi con il premier Romano Prodi ed i ministri Amato, Bersani, i due vicepremier D' Alema e Rutelli ed il sottosegretario alla presidenza del consiglio Enrico Letta.

Una situazione preoccupante - ha spiegato il ministro - e per questo ho chiesto una riunione per rappresentare le mie prime valutazioni sulla situazione dei conti pubblici. Anche se, ha evidenziato Padoa Schioppa, "la due diligence non è ancora compiuta, le situazioni si vanno chiarendo e la realtà è più grave di quanto ci potesse apparire in un primo momentò. "Nei giorni scorsi - ha ricordato il ministro - avevo detto che le due grandezze chiave, il rapporto deficit-pil ed il saldo primario nel 2005, erano a livelli peggiori del '92. Quello che appare adesso e' che gli strumenti di controllo del disavanzo predisposti per il 2006 creano situazioni di grave tensione, quale il rischio di chiusura di cantieri in settori importanti come le ferrovie e l' Anas". Il ministro ha quindi aggiunto di avere "illustrato il quadro che è bene sia conosciuto dai colleghi nei suoi aspetti". La riunione di stasera, ha precisato Padoa Schioppa, "non ha niente a che vedere con gli incontro che domani il presidente del Consiglio Prodi avrà a Bruxelles".

PRODI, SITUAZIONE PREOCCUPANTE

Romano Prodi conferma che la situazione dei conti pubblici è "preoccupante". Il premier, parlando con l'Ansa al termine della cena con i suoi vice e diversi ministri a Palazzo Chigi, ha confermato il rischio annunciato da Padoa Schioppa di una chiusura di cantieri dell'Anas e delle Ferrovie per mancanza di fondi. "Nei prossimi giorni continuerò a lavorare incontrando i ministri di diversi settori per approfondire tutti gli aspetti della situazione. Faremo una ricognizione globale della situazione", ha aggiunto lasciando Palazzo Chigi.

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