DEI RICCHI

2006 - Aprile - Settimana 3

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Indice dei giorni


17/04/2006 * 18/04/2006 * 19/04/2006 * 20/04/2006 *

Lunedì 17 Aprile 2006

Vola il petrolio, rischio fiammata per le bollette di luce e gas

ANSA.it, http://www.ansa.it, 17/04/2006

»FEDERCONSUMATORI: FRA BOLLETTE E BENZINA +280 EURO

ROMA - Un rincaro di 150 euro su base annua per le bollette della luce e del gas. A tanto ammonta, finora, l'impatto per le famiglie italiane del caro-greggio, in base agli aumenti scattati dal primo aprile dell'anno scorso. A fare i conti è il Rie, Ricerche Industriali Energetiche di Bologna, che mette in guardia su un nuovo allarme per il futuro: se il prezzo del barile dovesse mantenersi sui 70 dollari attuali - spiega Davide Tabarelli, esperto tariffario del Rie - nei prossimi 12 mesi le tariffe della luce e del metano potrebbero registrare nuovi, ulteriori aumenti, rispettivamente di 51,4 e 42 euro su base annua. Portando la spesa delle famiglie a dover fare i conti con un'altra stangata di 93,4 euro. Che sommata a quella dell'ultimo anno porterebbe le bollette a sfiorare un rincaro totale di 250 euro dalla fine del 2004.

PETROLIO: NUOVO RECORD STORICO PER IL BRENT

Nuovo record storico per il Brent. Il greggio di riferimento europeo ha messo a segno un guadagno di 83 centesimi, salendo ad un massimo mai toccato prima di 71,40 dollari al barile.

OPEC: PRODUZIONE AL MASSIMO, NESSUN TAGLIO IN 2006

I paesi Opec stanno gia' producendo ''al limite'' e, se il petrolio continuera' a viaggiare intorno ai 70 dollari, manterranno con ogni probabilita' gli attuali livelli per tutto il 2006, cercando cosi' di non gonfiare ulteriormente le quotazioni del greggio. Lo ha assicurato il ministro del petrolio del Qatar, Abdullah al-Attiyah, avvicinato dall'agenzia Reuters a margine di un forum internazionale a Doha. ''Credo che i prezzi siano oggi troppo alti - ha detto - ma non c'e' nulla che possiamo fare. Stiamo gia' producendo al massimo e, con la domanda a questi livelli, credo che manterremo le attuali condizioni per tutto l'anno''. Secondo i delegati del cartello, il mercato e' in realta' ben bilanciato: la richiesta non supera l'offerta e gli stock sono ben riforniti. Al-Attiyah ha quindi spiegato che i ministri dell'organizzazione potrebbero consultarsi in via informale gia' in questi giorni, in occasione dell'International Energy Forum che iniziera' a Doha il 22 aprile. Probabilmente pero', ha aggiunto, i paesi produttori non prenderanno alcuna decisione prima del vertice ufficiale previsto per il primo giugno.

Il Papa per sette volte invoca la pace, Dio illumini il mondo

ANSA.it, http://www.ansa.it, 17/04/2006

CITTA' DEL VATICANO - Per sette volte Papa Ratzinger nel messaggio 'urbi et orbi' del giorno di Pasqua ha scandito la parola 'pace'. Pace in Africa, in America Latina dove continua "l'esecranda piaga dei sequestri di persona", in Iraq, in Terra Santa, nel Darfur. In piazza san Pietro erano presenti centomila persone. Sotto il sole primaverile sventolavano bandiere brasiliane, polacche, tedesche, croate. Un cartello inneggiava "Viva la vita".

Le bande suonavano gli inni del Vaticano e di Mameli e centoquattro televisioni di 74 paesi erano collegate in mondovisione per trasmettere la prima benedizione pasquale di Benedetto XVI. La Pasqua di quest'anno é caduta nel giorno del suo 79esimo compleanno, ricorrenza che é stata ricordata da alcuni gruppetti di fedeli con improvvisati 'happy birthday' fuori programma. Se al rito della Via Crucis al Colosseo, sotto i riflettori, il Papa ha manifestato preoccupazione per le minacce che incombono sulla famiglia e sull'infanzia violata, il giorno di Pasqua ha voluto tracciare la via della felicità "in questa nostra epoca segnata da inquietudine e incertezza": è la luce di Cristo che "illumina l'umanità, vicende per sempre le tenebre del peccato e del male".

Ma è stata la parola 'pace' quella che ha usato di più. Ratzinger l'ha invocata pensando alle zone più calde del pianeta. Dal dramma dell'Iraq dove si susseguono a cadenza quotidiana attentati sanguinosi, alla regione dei Grandi Laghi dove, ha detto,"molte piaghe sono ancora da rimarginare".

Dalla "drammatica situazione umanitaria non più sostenibile" nel Darfur, fino alla Terra Santa. Un pensiero speciale è volato alla terra di Cristo, dove il figlio di Dio morì crocefisso per la salvezza dell'umanità.

Serve un dialogo paziente e perseverante che rimuova gli ostacoli vecchi e nuovi, ha detto in un forte passaggio, aggiungendo che bisogna evitare che prevalgano "le tentazioni della rappresaglia" ma si educhino i giovani - israeliani e palestinesi - al rispetto reciproco. Ha poi riaffermato il "giusto diritto ad esistere in pace" di Israele, così come il diritto del popolo palestinese a veder nascere un proprio Stato, sotto l'egida della Comunità internazionale. Quasi una risposta a ridosso dell'ennesimo proclama anti-israeliano del presidente dell'Iran Ahmadinejad che vorrebbe spazzare via lo stato ebraico dalle carte geografiche. Infine la crisi del nucleare: Ratzinger ha preso posizione invocando un negoziato "serio e leale" da parte di tutte le parti coinvolte per arrivare "ad una composizione onorevole per tutti".

All'Italia, al momento dei saluti che ha pronunciato in 62 lingue, turco, cinese e arabo compresi, ha augurato di ritrovare la serenità nazionale. Il particolare momento politico che sta vivendo preoccupa dunque anche il pontefice che auspica al popolo italiano il recupero della concordia. Vestito con paramenti bianchi e oro, mitra in testa e il pastorale d'argento che fu di Paolo VI prima e di Giovanni Paolo II poi, ha impartito la benedizione 'urbi et orbi'. E' passato un anno esatto da quando, dalla Loggia delle Benedizioni, si è affacciato per la prima volta subito dopo esser stato eletto al conclave.

Sono un umile e semplice lavoratore nella vigna del Signore, disse presentandosi. In questi giorni il centralino del Vaticano e la sua segreteria sono stati sommersi di telegrammi e messaggi d'auguri per il compleanno e per l'anniversario di pontificato che cade mercoledì prossimo. Dalla Baviera gli sono giunti diversi messaggi, tra cui quello del fratello don Georg che vive a Ratisbona ("preghiamo l'uno per l'altro con grande affetto").

COn la messa di domenica in piazza san Pietro si è concluso il 'tour de force' dei riti pasquali. Papa Ratzinger per riposarsi ha deciso di concedersi alcuni giorni di riposo a Castel Gandolfo nella sua residenza affacciata sul lago di Albano. Trascorrerà le giornate a meditare, a fare lunghe passeggiate nei giardini all'italiana tirati a lucido, in un silenzio irreale, rotto solo dal cinquettio degli uccelli e dal vento che arriva dal lago.

Martedì 18 Aprile 2006

Ciampi al Papa: Italia e Chiesa tutelano liberta' e uomo

ANSA.it, http://www.ansa.it, 18/04/2006

ROMA - "Il profondo legame fra lo Stato italiano e la Chiesa consolida il condiviso impegno nella tutela dei valori fondamentali della libertà e della dignità della persona umana; costituisce il terreno del fecondo operare dell'autorità civile e dell'autorità religiosa, ognuna nel proprio ambito". E' quanto scrive il presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi in una lettera a Benedetto XVI cui, in occasione del primo anniversario dell'elevazione al Pontificato, rinnova "a nome del popolo italiano e mio personale, l'espressione della mia ammirazione per la Sua alta missione apostolica e del mio grato apprezzamento per l'amichevole attenzione che dimostra nei confronti dell'Italia".

Tenendo alta l'inestimabile eredità di Giovanni Paolo II, che ha additato nell'Uomo 'la prima e fondamentale via della Chiesa' - scrive Ciampi al Papa - Ella ha posto al centro del Suo Magistero l'obiettivo di una pace radicata nella solidarietà 'con ogni dolore, con ogni speranza e con ogni sforzo che accompagna il cammino umano'. Il Suo appello ad 'infrangere le barriere tra le razze e le classi' - scrive Ciampi a Papa Ratzinger - ha richiamato la comunità internazionale alla responsabilità di operare più incisivamente, attraverso il dialogo, per il superamento di conflitti e tensioni, per fare del mondo "una Terra di pace e di fratellanza. Il nostro scambio di visite, un anno orsono, ha confermato il comune sentire dell'Italia e della Santa Sede su aspetti essenziali per la difesa della pace: il rispetto dei diritti fondamentali dei popoli; una più equa distribuzione delle risorse del pianeta; la ricomposizione della frattura fra Nord e Sud del mondo; l'utilizzazione del progresso economico e scientifico per promuovere il benessere comune".

Benedetto XVI, in un anno ha incontrato oltre 4 mln di persone

ANSA.it, http://www.ansa.it, 18/04/2006

»CIAMPI AL PAPA: ITALIA E CHIESA TUTELANO LIBERTA' E UOMO

CITTA' DEL VATICANO - Nel primo anno di pontificato, che cadrà domani, Benedetto XVI ha incontrato più di quattro milioni di persone tra pellegrini giunti per udienze generali o speciali, per gli Angelus domenicali e per le celebrazioni liturgiche presiedute dal Papa.

Per la precisione, secondo i dati forniti dalla Prefettura della casa pontificia, i pellegrini sono stati 4.078.600 (il dato comprende anche le persone iscritte alla udienza generale di domani, 19 aprile 2006).

Agli oltre quattro milioni di presenze si arriva sommando 1.121.500 persone che hanno partecipato alle udienze generali, i 384.900 delle udienze speciali, i 697.200 delle celebrazioni liturgiche e il milione e 875.000 degli Angelus.

I picchi di presenze si sono registrati in ottobre per le udienze generali, con 190.000 presenti; ancora in ottobre, con 132.400 persone, per le udienze speciali; in aprile 2005, con 220.000 persone, per le celebrazioni liturgiche presiedute dal Papa e in dicembre, con 350.000 persone per gli angelus.

Nel 1978 duecentomila fedeli parteciparono alle udienze generali di Giovanni Paolo II, eletto il 16 ottobre 1978, e nel '79 i partecipanti alle udienze generali furono 1.585.700.

Non si hanno dati relativi alle udienze speciali, alle celebrazioni liturgiche e agli Angelus per i primi anni del pontificato di Karol Wojtyla.

Nucleare. Vertice a 6 a Mosca per risolvere la crisi iraniana. Ahmadinejad: taglieremo le mani agli aggressori

Rai.it, http://www.rai.it/news, 18/04/2006

Alti diplomatici di sei Paesi (Russia, Stati Uniti, Francia, Cina, Gran Bretagna e Germania) si riuniranno questa sera a Mosca per tentare di sbloccare la crisi sul programma nucleare iraniano.

Nella riunione, la Russia insisterà sulla necessità di trovare una soluzione diplomatica alla situazione, ha anticipato ieri il ministero russo degli affari esteri.

Procederemo partendo dal presupposto secondo il quale il problema nucleare iraniano deve essere risolto per la via diplomatica ha detto all'Associated Press il portavoce del ministero Andrei Krivstov.

Questa posizione è inamovibile e sarà riaffermata durante queste discussioni.

Domano la riunione sarà allargata al G8, ovvero gli 8 paesi più industrializzati, quindi anche l'Italia.

E oggi il presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad ha ammonito che Teheran "tagliera' le mani agli aggressori" e che l'esercito iraniano dovra' dotarsi delle piu' moderne tecnologie.

Strage di pasqua a Tel Aviv, Israele accusa Hamas

ANSA.it, http://www.ansa.it, 18/04/2006

»STATO DI MASSIMA ALLERTA IN ISRAELE

TEL AVIV - Strage di Pasqua nel quartiere popolare della vecchia stazione degli autobus di Tel Aviv: ieri, poco dopo mezzogiorno, un giovane kamikaze palestinese, forse solo di 16 anni, si è fatto esplodere all'ingresso di una piccola panineria tradizionale già colpita in gennaio, il 'Rosh Hair Falafel', uccidendo nove persone, e ferendone altre 50.

L'attentato, perpetrato durante la settimana della Pasqua ebraica, è stato rivendicato con un video dalla Jihad Islamica, il gruppo armato integralista. Israele ha subito denunciato anche la responsabilità del nuovo governo palestinese di Hamas, entrato in funzione meno di tre settimane fa, e accusato da un portavoce del premier Ehud Olmert di "istigare al terrorismo". "Sapremo come reagire, e continueremo a fare uso di tutti i mezzi a nostra disposizione" ha affermato il capo del governo. La risposta militare israeliana, si prevede, potrebbe essere dura.

ABU MAZEN CONDANNA, HAMAS GIUSTIFICA - Il presidente palestinese Abu Mazen ha subito condannato l'attentato, mentre il governo Hamas l'ha giustificato. "Il nostro popolo è in uno stato di autodifesa: ha il diritto di usare tutti i mezzi per difendersi", ha affermato il portavoce di Hamas, Sami Abu Zuhri. Un portavoce del ministro degli interni Anp Siad Siam, pure di Hamas, ha detto che l'attentato è "una conseguenza dell'occupazione israeliana".

GIA' COLPITO IN GENNAIO - La stesso posto, nel quartiere della vecchia stazione dei bus di Tel Aviv abitato da molti lavoratori immigrati, era stato teatro dell'ultimo attentato in Israele, il 19 gennaio scorso, pure rivendicato dalla Jihad Islamica, che aveva provocato il ferimento di 15 persone. La strage è intervenuta, probabilmente non a caso, tre ore prima dell'inizio della riunione costitutiva a Gerusalemme del nuovo parlamento israeliano, eletto alle politiche del 28 marzo, mentre sono in corso trattative per la formazione del nuovo governo Olmert. Anche quest'anno il terrorismo ha insanguinato la Pasqua ebraica. In questo periodo festivo le scuole sono chiuse, molti israeliani sono in vacanza e affollano le aree dei negozi in città, proprio come quella colpita a Tel Aviv. Quattro anni fa un kamikaze di Hamas aveva ucciso a Netanya 29 civili durante la tradizionale cena di inizio della settimana pasquale.

KAMIKAZE FERMATO DA GUARDIANO - Stando a alcuni testimoni il giovane kamikaze - identificato in una videocassetta inviata alle Tv arabe dalla Jihad Islamica come Sami Salim Mohamed, del villaggio di Qabatia vicino a Jenin - è stato fermato mentre cercava di entrare dal guardiano del ristorante, che gli ha chiesto di aprire la borsa che aveva con sé. Stando alla Radio israeliana il giovane kamikaze aveva forse solo 16 anni. "Ha iniziato ad aprire la borsa, e c'é stato un immenso boato" ha raccontato un testimone, Mussa al-Zidal. L'esplosione è stata violentissima. La strada si è subito trasformata in un campo di battaglia, con corpi per terra, figure vaganti insanguinate in cerca di aiuto, pioggia di schegge di vetro e lamiere contorte. "Stavo entrando in macchina, quando ho sentito questa enorme esplosione: un brandello di carne umana è caduto sulla macchina, e ho iniziato a urlare", ha riferito Sonia Levy, 62 anni, che si trovava a circa 50 metri dal ristorante.

SICUREZZA ERA IN ALLERTA - Dall'inizio della settimana di Pasqua, mercoledì scorso, le forze di sicurezza israeliane erano state poste in stato di allerta nel timore appunto di attentati kamikaze. Ma non ci sono state segnalazioni specifiche dall'intelligence prima dell'attentato di Tel Aviv, per di più attuato in un'area con una forte popolazione immigrata in cui la sorveglianza degli elementi 'esterni' è più difficile.

RISCHIO DI NUOVA SPIRALE VIOLENZA - Gli analisti si interrogano ora sul 'livello' della inevitabile reazione dello stato ebraico e sui rischi di una possibile nuova spirale della violenza nella regione, mentre al governo nei Territori c'é ora Hamas, un movimento che finora ha rifiutato di rinunciare alla violenza e di riconoscere Israele.

Mercoledì 19 Aprile 2006

Iran. Nessun accordo a Mosca sulla questione nucleare

Rai.it, http://www.rai.it/news, 19/04/2006

Il Dipartimento di Stato Usa ha affermato che i cinque membri permanenti del Consiglio di Sicurezza dell'Onu e la Germania non hanno raggiunto un accordo sulla controversa questione nucleare iraniana discussa ieri nel vertice di Mosca.

Stando a quanto riferito dal portavoce del dipartimento di Stato, Tom Casey, il Sottosegretario, Nicholas Burns, ha sottolineato "la necessita' di sanzioni" nei confronti di Teheran, ma gli alti diplomatici riuniti a Mosca non hanno preso alcuna decisione e hanno deciso di portare avanti la discussione.

La riunione è durata circa tre ore e i sei paesi hanno raggiunto un accordo sul fatto che l'Iran ha superato i limiti imposti dalla comunità internazionale e che è necessario trovare i mezzi diplomatici per far rispettare all'Iran i suoi obblighi internazionali

Nucleare Iran: Usa, tutti i paesi cessino la cooperazione

ANSA.it, http://www.ansa.it, 19/04/2006

MOSCA - ''Tutti i paesi devono interrompere la cooperazione con l'Iran nel campo del nucleare'': lo ha detto il sottosegretario di stato americano Nicholas Burns, a Mosca per discutere del dossier atomico iraniano con i colleghi del G8 e dei 'Cinque + uno' (i membri permanenti del Consiglio di sicurezza dell'Onu e la Germania).

''Questo - ha aggiunto Burns - riguarda anche la centrale di Bushehr'', il primo impianto nucleare iraniano, dove la Russia sta completando la costruzione di un reattore in base a un contratto del valore di oltre un miliardo di dollari.

Burns ha detto anche che Washington ''non rinuncia all'approccio diplomatico, e ritiene che una soluzione negoziale sia possibile'' sul problema del nucleare iraniano.

Fmi: Rajan, per Italia servono misure correttive urgenti

ANSA.it, http://www.ansa.it, 19/04/2006

WASHINGTON - L'Italia deve approvare misure correttive dei conti pubblici? ''Si'. Abbiamo detto cosa fare, ci sono misure urgenti da prendere''. Lo ha detto il capoeconomista del Fmi Raghuram Rajan che non ha voluto quantificare l'entita' della manovra correttiva necessaria. L'Italia ''ha di fronte sfide tremende, con debito e deficit elevati'' continua Rajan secondo il quale l'Italia ''ha perso competitivita' negli ultimi anni''. ''Spero che il nuovo governo comprenda la gravita' della situazione. Noi aspettiamo e vedremo'' conclude aggiungendo che ''sono necessarie riforme macroeconomiche e strutturali, come, ad esempio, nei servizi finanziari''.

ACCELERA CRESCITA MONDIALE, +4,9% NEL 2006

L'economia mondiale accelera nel 2006 rispetto al 4,8% del 2005 per la spinta dei Paesi asiatici, Cina e India in testa: sulla base del World Economic Outlook pubblicato oggi, il Fondo monetario internazionale stima nell'anno in corso una crescita globale del 4,9%, lo 0,6% in più di quanto ipotizzato appena lo scorso settembre. Revisione al rialzo dello 0,3%, fino al 4,7%, per il 2007.

AL RIBASSO PIL ITALIA 2006 A +1,2%, DEFICIT AL 4%

Il World Economic Outlook pubblicato oggi dal Fondo monetario internazionale rivede al ribasso le stime di crescita dell'Italia nel 2006 rispetto alle previsioni di settembre: +1,2% invece dell'1,4%. Più marcato il taglio nel 2007, pari allo 0,3%, per un Pil in progresso del'1,4% a fronte dell'1,7% precedente. Il rapporto deficit/Pil è ipotizzato al 4% per l'anno in corso e al 4,3% per il 2007.

DEBITO ITALIA SALE A 106,9% NEL 2006, 107,6% NEL 2007

Dopo l'inversione di rotta del 2005, con un rialzo al 106,3% del pil, continuerà anche nel 2006 il trend di crescita del debito pubblico italiano al 106,9%, per salirte ancora nel 2007 fino al 107,6%. E' quanto prevede il Fmi nel suo Weo pubblicato oggi secondo il quale l'inflazione si attesterà al 2,5% e al 2,1% nel 2006 e nel 2007, mentre negli stessi anni il Fondo stima un progressivo miglioramento del contesto occupazionale, con i senza lavoro in calo prima al 7,8% e poi al 7,6%.

PETROLIO: FMI, RISCHIO SUPERI 80 DOLLARI A META' ANNO

Allarme caro-petrolio dell'Fmi: i prezzi al barile potrebbero schizzare e "inchiodarsi" a metà anno oltre gli 80 dollari. Con una capacità in eccesso ancora molto bassa, si legge nel World Economic Outlook di aprile, i mercati sono fortemente esposti agli choc petroliferi e, sulla scia dell'aumento della incertezza geopolitica in Medio Oriente, i rischi legati al peggioramento dello scenario sono in deciso rialzo "con un 15% di probabilità che il prezzo del petrolio resti inchiodato oltre gli 80 dollari al barile per la metà del 2006".

Esercito: mancano i soldi, largo agli sponsor

ANSA.it, http://www.ansa.it, 19/04/2006

ROMA - Niente carro armato targato Coca Cola, ''questo no. Ma in tempo di vacche magre - dice il capo di Stato maggiore dell'Esercito, Filiberto Cecchi - bisogna guardare le cose in termini innovativi''. E dunque, largo agli sponsor.

Il generale, ai giornalisti che gli chiedono come pensa di venir fuori dalle secche della legge finanziaria, cita il caso dell'esercito inglese, ''che certo non versa in condizioni drammatiche come le nostre''. Che fanno gli inglesi? ''Noleggiano, per cosi' dire, uomini e mezzi per fare dei film. E in cambio ottengono servizi. Credo che anche l'Italia si dovrebbe adeguare''.

L'Esercito lo sta facendo. Per adesso niente comparse, ma per le iniziative promozionali, ad esempio, il ricorso agli sponsor e' gia' molto diffuso. Basti guardare alle cerimonie per il 145/o anniversario della Forza armata: concerti, mostre, libri e numerosi altri eventi (che culmineranno con la tradizionale cerimonia militare del 4 maggio) resi possibili proprio grazie a contributi privati. In questo caso di sponsor se ne contano addirittura 14, tra grandi industrie, enti locali, gruppi assicurativi. C'e' persino un'emittente tv. Il generale lo ammette senza problemi: ''gli sponsor privati ci consentono di fare cose che le risorse di bilancio non consentirebbero''.

Anche nel settore sportivo la Forza armata ha aperto agli sponsor, ''ma personalmente ritengo che si possa ricorrere al loro contributo - dice Cecchi - in molti altri settori''. Anche in ambito operativo? ''Quello lo lascerei per ultimo'', risponde il generale.

In linea di principio non ci sono vincoli, per cosi' dire, 'politici' all'impiego di sponsor, che possono essere dunque utilizzati in ogni ambito: ''ma bisogna sempre rispettare le norme amministrative. Bisogna essere cioe' sempre fedeli - spiega Cecchi - al Regolamento di amministrazione unificato''. E anche al buon senso: ''non si puo' certo andare in giro con la divisa sponsorizzata''.

Sponsor o meno, quello che e' certo e' che l'Esercito deve fare i conti con una carenza di risorse, e una mole di impegni, senza precedenti negli ultimi decenni. Il bilancio 2006, afferma il capo di Stato maggiore, ''e' veramente critico e penalizzante'' e colloca l'Italia ''ai gradini piu' bassi in ambito europeo. Se poi rapportiamo questa situazione con gli impegni che vedono il nostro Paese come primo contributore nelle missioni Nato e secondo in quelle europee, ci rendiamo conto che qualcosa non funziona''.

''Per quanto ci riguarda - aggiunge Cecchi - abbiamo fatto pesanti sacrifici, con tagli significativi in alcuni settori vitali, dalle esercitazioni alle manutenzioni, alle infrastrutture. Cerchiamo di risparmiare dovunque, riducendo anche le attivita' che erano state date finora in 'outsourcing', cioe' appaltate all'esterno, come alcuni servizi di guardia, di pulizia o di cucina''. Insomma, un inatteso ritorno al passato, con lo spettro della famigerata corve' che torna a far capolino anche nel moderno Esercito di soli professionisti.

Richieste al nuovo Governo? ''Il Bilancio della Difesa e' naturalmente una decisione politica'', risponde il generale.

''Noi non possiamo pretendere un certo bilancio e dobbiamo adeguarci a quello che c'e'. Io comunque mi auspico che venga presto fatta una riflessione molto attenta su quali sono le ambizioni del Paese in termini di sicurezza e difesa, una riflessione da cui dovrebbe conseguire una chiara definizione delle risorse da mettere a disposizione delle Forze armate''.

Ma quanti soldi servono? ''Non faccio cifre. Dico semplicemente - conclude Cecchi - che gia' il bilancio precedente, quello del 2005, potrebbe essere una soglia accettabile''.

Camera, la Cassazione conferma la vittoria dell'unione

ANSA.it, http://www.ansa.it, 19/04/2006

ROMA - A dieci giorni di distanza dalla chiusura delle urne - relative alle elezioni politiche svoltesi lo scorso 9 e 10 aprile - l' Ufficio elettorale centrale nazionale' costituito presso la Corte di Cassazione, sulla base del controllo dei verbali provenienti dalle 26 circoscrizioni elettorali, ha attribuito la vittoria alla coalizione di centrosinistra, guidata da Romano Prodi, che alla Camera sopravanza di 24.755 voti la coalizione guidata dal premier uscente Silvio Berlusconi.

In particolare - con un verbale sintetico, di due pagine e sette righe - i cinque 'ermellini' dell'Ufficio elettorale, coordinati dal presidente Giovanni Paolini, hanno inoltre spiegato di aver assegnato, all'Unione, i 44.589 conseguiti, nella circoscrizione elettorale 'Lombardia 2' dalla lista 'Lega per l'autonomia. Alleanza Lombarda. Lega pensionati', la cui attribuzione era stata contestata dall'ex ministro delle Riforme Roberto Calderoli. L'esponente leghista, nello stesso pomeriggio di oggi, si era presentato in Cassazione per depositare una memoria ulteriore a sostegno della sua tesi in base alla quale, quei voti, dovevano essere esclusi da ogni calcolo in quanto la lista autonomista si era presentata in una sola circoscrizione.

Per cio' che riguarda i conteggi 'generali', l'Ufficio centrale - che ha potuto pronunciare i risultati finali solo dopo che stamani e' arrivato in aereo l'ultimo verbale 'ritardatario', quello di Trieste - ha 'certificato' un totale di 38.153.343 voti "ottenuti da tutte le liste". Di questi, quelli realizzati dal centrosinistra ammontano a 19.002.598 e quelli totalizzati dal centrodestra sono pari a 18.977.843. Nessuna delle dodici liste minori - presentatesi agli elettori senza essere collegate a nessuna delle due coalizioni - ha "superato i quorum" prescritti dalla legge elettorale.

Nel dettaglio, queste formazioni minori - che non entreranno in Parlamento - hanno ricevuto: 92.002 voti il 'Progetto Nordest', 17.183 il 'Die Freiheitlichen', 16.174 il 'Movimento politico terzo polo', 11.648 a 'Irs Indipendentzia Repubrica de Sardigna', 11.000 a 'Sardigna Natzione', 5.003 al 'Movimento democratico siciliano e del partito Noi siciliani', 4.518 al 'Movimento triveneto-nel cuore dell'Europa', 2.489 a 'Dimensione Christiana', 5.814 a 'Solidarieta'-liberta', giustizia e pace', 1.093 al 'Movimento sociale italiano-Destra nazionale Nuovo Msi', e 848 alla 'Lega Sud'.

Con riferimento al ''reclamo'' avanzato da Calderoli, l' Ufficio centrale ha sottolineato - 'bocciandolo' - che la nuova legge elettorale non prevede "tra i requisiti di ammissibilita' di una lista e del suo, eventuale, collegamento in una coalizione quello della presentazione in una pluralita' di circoscrizioni elettorali, sicche' deve ritenersi consentito che una lista possa essere presentata e possa collegarsi in una coalizione anche se la relativa presentazione avvenga in una sola circoscrizione''.

Roma, polizia scopre rete di pedofili: 18 arresti

ANSA.it, http://www.ansa.it, 19/04/2006

ROMA - Una rete di pedofili è stata scoperta dalla polizia della capitale, che dalla scorsa notte a questa mattina ha eseguito 18 ordinanze di custodia cautelare emesse dal tribunale di Roma nei confronti di 12 italiani e sei cittadini romeni.

La squadra mobile della questura di Roma è arrivata alla rete di pedofili dopo oltre un anno di indagini. Gravi le imputazioni per le 18 persone arrestate che vanno dalla violenza sessuale in danno di minori allo sfruttamento della prostituzione minorile, all' estorsione aggravata. Sono oltre cento gli agenti della squadra mobile di Roma, che insieme agli equipaggi del reparto prevenzione crimine della direzione centrale anticrimine della polizia di stato stanno eseguendo decine di perquisizioni a Roma e in altre città italiane.

Le indagini della quarta sezione della squadra mobile e della polizia scientifica di Roma, in oltre un anno di indagini, hanno potuto accertare che sarebbero circa 200 i minori, tra gli 8 ed i 16 anni, che avrebbero subito abusi e violenze. L'indagine della polizia romana ha preso l'avvio dopo una segnalazione arrivata dall'assessorato alle politiche sociali del comune di Roma. Una segnalazione che indicava un via vai di adulti con alcuni piccoli romeni che si trovano in un accampamento rom della zona di Tor Fiscale, sulla via Appia, e anche in una scuola calcio nel quartiere Eur.

Secondo quanto accertato dagli investigatori, la rete di pedofili era collegata sia a Roma sia in altre città italiane.

Esisteva anche un nome in codice dei bambini che venivano adescati e violentati ed era quello di "piccoli fiori". Un nome in codice che gli investigatori della squadra mobile hanno ascoltato decine di volte nel corso delle intercettazioni telefoniche effettuate alla rete di pedofili che nel corso di un anno si scambiavano nomi e indirizzi dei bambini dei quali dopo avrebbero abusato. L'operazione "fiori nel fango" è stata mandata avanti anche con pedinamenti e intercettazioni telefoniche e con una telecamera, posizionata dalla polizia scientifica della capitale nell'accampamento rom di Tor Fiscale. Trentasei le persone indagate dalla Procura di Roma, 18 delle quali sottoposte ad ordinanza di custodia cautelare in carcere. Gli arresti e le perquisizioni oltre che nella capitale sono stati effettuati dalla polizia di stato anche a Napoli, Pescara, Pordenone, Aosta e Licata.

Giovedì 20 Aprile 2006

Intervista al card. Carlo Maria Martini

ANSA.it, http://www.ansa.it, 20/04/2006

Carlo Maria Martini: ''Caro professor Marino, ho letto con molto interesse e partecipazione il suo libro ''Credere e curare''. Mi ha colpito da una parte il suo amore per la professione medica e il suo interesse dominante per il malato e dall'altra la sua obiettivita' di giudizio, il suo equilibrio nel trattare problemi di frontiera, la' dove le esigenze mediche si incontrano e talora sembrano scontrarsi con le esigenze etiche. Ho visto come lei non vuole rinunciare ne' alla sua oggettivita' professionale di medico ne' alla sua coscienza di uomo e anche di credente. Tutto cio' mi pare molto importante per quel ''dialogo sulla vita'' che interessa giustamente tanto i nostri contemporanei, soprattutto per quei casi limite in cui gli ardimenti della scienza e della tecnica destano da una parte meraviglia e gratitudine e dall'altra suscitano preoccupazione per la specie umana e la sua dignita'. Tutto questo rende necessario e urgente un ''dialogo sulla vita'' che non parta da preconcetti o da posizioni pregiudiziali ma sia aperto e libero e nello stesso tempo rispettoso e responsabile''.

Ignazio Marino: ''Vedo anch'io molte ragioni per un dialogo oggettivo, approfondito e sincero sul tema della vita umana. Viviamo infatti un momento storico particolare in cui il progresso scientifico ha rivoluzionato la posizione dell'essere umano nei confronti della vita, della malattia e della morte. Oggi, diversamente da ieri, si puo' nascere in molti modi diversi, si puo' essere curati con terapie straordinarie e mantenuti per lungo tempo, in un reparto di rianimazione, in uno stato che puo' essere chiamato ''vita'' semplicemente dal punto di vista delle funzioni fisiologiche. La morte e' sempre piu' considerata come un evento eccezionale da evitare e non il naturale traguardo a cui giunge inevitabilmente ogni vita umana.

Questi cambiamenti influenzano non solo il corso della nostra esistenza ma anche il modo di concepire la vita, la malattia e la morte. Per questo non e' possibile ignorare gli innumerevoli quesiti etici che emergono dai continui cambiamenti legati alle nuove tecnologie e alle possibilita' che la scienza mette a disposizione degli uomini.

Il dialogo su questi temi e il confronto tra uomini di diversa formazione e con differenti ruoli all'interno della societa' puo' contribuire alla circolazione di idee e posizioni volte ad individuare punti di incontro e non di divisione. Su temi cosi' delicati, infatti, il rischio e' di cadere in facili contrapposizioni e strumentalizzazioni che non portano alcun vantaggio se non quello di creare fratture nella societa'. Invece, se il ragionamento viene condotto onestamente e con spirito di sincera apertura, e' possibile individuare percorsi comuni o per lo meno non troppo divergenti''.

L'inizio della vita

Martini: ''Sono pienamente d'accordo sulle sue premesse. La' dove per il progresso della scienza e della tecnica si creano zone di frontiera o zone grigie, dove non e' subito evidente quale sia il vero bene dell'uomo e della donna, sia di questo singolo sia dell'umanita' intera, e' buona regola astenersi anzitutto dal giudicare frettolosamente e poi discutere con serenita', cosi' da non creare inutili divisioni. Penso che potremmo iniziare qualche esperimento di un simile dialogo partendo dall'inizio della vita e in particolare da quella prassi, oggi sempre piu' comune, che si chiama ''fecondazione medicalmente assistita'' e alla sorte degli embrioni che vengono utilizzati a questo scopo. Su cio' vi sono non poche divergenze di pareri e anche incertezze di vocabolario e di prassi. Vuole chiarire un poco questo punto, sulla base della sua competenza?''.

Marino: ''Oggi e' possibile creare una vita in provetta, ricorrendo alla fecondazione artificiale. In presenza di problemi di fertilita' all'interno di una coppia, la fecondazione artificiale puo' servire allo scopo di completare una famiglia con un figlio. Tuttavia, questa pratica si e' diffusa in Italia e in molti altri paesi del mondo senza una regolamentazione prevista dalla legge. La scienza e le sue applicazioni mediche hanno camminato piu' rapidamente dei legislatori e, per questo motivo, ora ci troviamo ad affrontare il problema di migliaia di embrioni umani congelati e conservati nei frigoriferi delle cliniche per l'infertilita', senza che si sia deciso quale dovra' essere il loro destino.

L'attuale legge italiana, per evitare di perpetuare la produzione di embrioni di riserva che non vengono utilizzati, ha scelto una via semplicistica: crearne solo tre alla volta e impiantarli tutti nell'utero della donna. Ma questo numero, se si ragiona su base scientifica, dovrebbe essere flessibile e determinato caso per caso, secondo le condizioni mediche della coppia. Pero', la scienza viene in aiuto per suggerire delle alternative alla creazione e al congelamento degli embrioni. Esistono delle tecniche piu' sofisticate di quelle utilizzate oggi, che prevedono il congelamento non dell'embrione ma dell'ovocita allo stadio dei due pronuclei, cioe' nel momento in cui i due corredi cromosomici, quello femminile e quello maschile, sono ancora separati e non esiste ancora un nuovo Dna.

In questa fase non e' possibile sapere che strada prenderanno le cellule nel momento in cui inizieranno a riprodursi: potrebbero dare origine ad un bambino come a due gemelli monozigoti. Non c'e' l'embrione, non c'e' un nuovo patrimonio genetico e quindi non c'e' un nuovo individuo. Dal punto di vista biologico non c'e' una nuova vita. Possiamo allora pensare che essa non ci sia nemmeno dal punto di vista spirituale e quindi che non esistano problemi nel valutare l'idea di seguire questa strada anche da parte di chi ha una fede?''.

Martini: ''Capisco come questi fatti angustino molte persone, soprattutto quelle piu' sensibili ai problemi etici. E insieme sono convinto che i processi della vita, e quindi anche quelli della trasmissione della vita, formano un continuum in cui e' difficile individuare i momenti di un vero e proprio salto di qualita'. Questo fa si' che quando si tratta della vita umana, occorre un grande rispetto e un grande riserbo su tutto cio' che in qualche modo la manipola o la potrebbe strumentalizzare, fin dai suoi inizi.

Ma cio' non vuol dire che non si possano individuare momenti in cui non appare ancora alcun segno di vita umana singolarmente definibile. Mi pare questo il caso che lei propone dell'ovocita allo stadio dei due protonuclei. In questo caso mi sembra che la regola generale del rispetto puo' coniugarsi con quel trattamento tecnico che lei suggerisce. Mi pare anche che quanto lei propone permetterebbe il superamento di quel rifiuto di ogni forma di fecondazione artificiale che e' ancora presente in non pochi ambienti e che produce un doloroso divario tra la prassi ammessa comunemente dalla gente e anche sancita dalle leggi e l'atteggiamento almeno teorico di molti credenti. Ritengo comunque opportuna una distinzione tra fecondazione omologa e fecondazione eterologa. Ma mi sembra che un rifiuto radicale di ogni forma di fecondazione artificiale fosse basato soprattutto sul problema della sorte degli embrioni. Nella proposta che lei illustra tale problema potrebbe trovare un superamento''.

La fecondazione eterologa

Marino: ''Lei ha accennato anche alla distinzione tra fecondazione omologa ed eterologa. Il problema e' molto discusso. Infatti, se il desiderio di una coppia di creare una famiglia non puo' essere compiuto a causa di problemi di infertilita' o per la presenza di malattie genetiche in uno dei due potenziali genitori, perche' non ricorrere al seme o all'ovocita di un individuo esterno alla coppia? Non potrebbe rappresentare una soluzione per riuscire ad andare incontro a quel desiderio di famiglia? Il patrimonio genetico conta comunque di piu'? Riflettendo su questo tema, la mia prima valutazione sarebbe in favore della fecondazione eterologa, se questa e' l'unico mezzo per avere un figlio e se per la donna e' importante avere una gravidanza. Pero' mi sono confrontato anche con chi sostiene che la fecondazione eterologa non di rado introduce un disequilibrio nella coppia tra il genitore biologico, che trasmette al figlio parte del proprio Dna e l'altro.

Alcuni studi pubblicati su riviste scientifiche e condotti in paesi dove la fecondazione eterologa e' ammessa, hanno evidenziato che si puo' effettivamente creare un nucleo familiare psicologicamente sbilanciato a favore del genitore che ha trasmesso al figlio una parte del proprio patrimonio genetico, come se in qualche modo un genitore valesse piu' dell'altro. Un'altra questione riguarda la trasparenza: il bambino che nasce da una fecondazione eterologa dovrebbe esserne informato? E, se la risposta e' affermativa, e' giusto seguire un percorso che puo' creare traumi psicologici, anche se nasce dal desiderio di avere un figlio? Vietare per legge il ricorso alla fecondazione eterologa significa limitare la liberta' dei cittadini o va interpretata come una tutela per il futuro di chi verra' dopo di noi?''.

Martini: ''Le obiezioni di natura psicologica che lei ha ricordato sono appunto tra i motivi che hanno bloccato non pochi sul fatto di procedere sulla via della fecondazione eterologa, anche se cio' puo' comportare sofferenze per alcuni. Si aggiunge dal punto di vista etico la protezione del rapporto privilegiato che col matrimonio si viene ad istituire tra un uomo e una donna.

Personalmente tuttavia rifletto anche sulle situazioni che si vengono a creare con le varie forme di adozione e di affido, dove al di la' del patrimonio genetico e' possibile instaurare un vero rapporto affettivo ed educativo con chi non e' genitore nel senso fisico del termine. Sarei dunque prudente nell'esprimermi su quei casi che lei ricorda, dove non e' possibile ricorrere al seme o all'ovocita all'interno della coppia. Tanto piu' la' dove si tratta di decidere della sorte di embrioni altrimenti destinati a perire e la cui inserzione nel seno di una donna anche single sembrerebbe preferibile alla pura e semplice distruzione.

Mi pare che siamo in quelle zone grigie di cui parlavo sopra, in cui la probabilita' maggiore sta ancora dalla parte del rifiuto della fecondazione eterologa, ma in cui non e' forse opportuno ostentare una certezza che attende ancora conferme ed esperimenti''.

La ricerca sulle cellule staminali embrionali

Marino: ''I problemi connessi con gli embrioni hanno suscitato aspre discussioni anche sull'utilizzo a scopo di ricerca delle cellule staminali prelevate dagli embrioni stessi. Il referendum sulla procreazione medicalmente assistita del giugno 2005 chiedeva, tra le altre cose, di abrogare l'articolo della legge 40 in cui si vieta l'utilizzo di queste cellule staminali. Dal punto di vista scientifico e' ipotizzabile, anche se non ancora confermato, che le cellule staminali embrionali siano le piu' adatte ai fini di ricerca, per individuare terapie per curare malattie molto gravi, dal morbo di Parkinson all'Alzheimer ecc. Esistono altri tipi di cellule staminali, prelevate da tessuti adulti o dal cordone ombelicale, che gia' oggi vengono utilizzate con qualche successo. Quasi tutti i ricercatori concordano sul fatto che non sia necessario creare embrioni con il solo scopo di prelevarne le cellule staminali: si possono infatti acquistare linee cellulari per condurre le ricerche, e, inoltre, studi molto recenti condotti sui topi hanno dimostrato la possibilita' di ottenere cellule che abbiano le stesse caratteristiche delle staminali embrionali senza dover creare degli embrioni. Resta in sospeso la questione che riguarda gli embrioni conservati nelle cliniche per l'infertilita' e che con ogni probabilita' non verranno mai utilizzati da nessuna coppia. La loro fine e' certa, ma e' meglio lasciarli morire nel freddo oppure utilizzare le preziose cellule per scopi di ricerca? In una visione di ortodossia religiosa, si tratta di vite e come tali non possono essere soppresse per prelevare le cellule a scopo terapeutico, anche se un giorno quegli embrioni saranno comunque distrutti. Si tratterebbe della diversita' tra uccidere e il lasciar morire. Questo punto e' eticamente superabile? Non e' opportuno chiedere la donazione delle cellule staminali embrionali da destinare ai laboratori per sostenere la ricerca a favore di malattie oggi incurabili?''.

Martini: ''Innanzi tutto sono impressionato dalla prudenza con cui lei parla dell'efficacia terapeutica delle cellule staminali. Mi pare di capire che siamo ancora nel campo della ricerca e che quindi non e' onesto propagandare certezze sull'efficacia curativa di queste cellule prima che cio' sia stato debitamente provato. Mi rallegro anche per il fatto che non e' piu' ritenuto necessario creare degli embrioni con lo scopo di produrre le cellule staminali e che sono stati eleborati metodi alternativi che non pongono problemi alla coscienza. È un motivo in piu' per avere fiducia in quella intelligenza che il Signore ha dato all'uomo perche' superi i problemi che la vita pone. È nel nome di questa stessa intelligenza che non vedo possibile pensare a una utilizzazione di cellule staminali embrionali per la ricerca. Cio' sarebbe contro tutti i principi esposti finora''.

Gli embrioni congelati esistenti

Marino: ''La sua risposta mi permette di allargare la riflessione alla sorte degli embrioni esistenti anche al di la' di quanto sopra ipotizzato. Quando essi non vengono utilizzati, che cosa sarebbe etico fare? Attualmente non e' stata individuata una soluzione, se non quella di abbandonare le provette nei congelatori. Ma e' eticamente corretto ed accettabile tollerare che migliaia di embrioni umani restino congelati nelle cliniche per l'infertilita', attendendo semplicemente che si spengano nel freddo con il passare degli anni? Non potrebbero per esempio essere destinati a donne single che desiderano avere una gravidanza? Oppure a coppie con problemi legati a malattie genetiche che non possono ricorrere alla fecondazione artificiale normale per evitare il rischio di trasmissione del difetto genetico?''.

Martini: ''Mi pare che qui siamo di fronte a un conflitto di valori, piu' evidente nel caso della donna single che desidera avere una gravidanza, ma esistente anche, per i motivi che ho detto sopra, per coppie che per gravi ragioni mediche non possono ricorrere alla fecondazione artificiale normale. La' dove c'e' un conflitto di valori, mi parrebbe eticamente piu' significativo propendere per quella soluzione che permette a una vita di espandersi piuttosto che lasciarla morire. Ma comprendo che non tutti saranno di questo parere. Solamente vorrei evitare che ci si scontrasse sulla base di principi astratti e generali la' dove invece siamo in una di quelle zone grigie dove e' doveroso non entrare con giudizi apodittici''.

Adozioni per single

Marino: ''Ci sono poi altri problemi, connessi allo sviluppo della vita, in particolare alla cura che la societa' deve avere per i bambini che non hanno una famiglia. In questi casi si apre la possibilita' e l'utilita', anzi quasi la necessita' di un'adozione. Oggi in Italia le adozioni non sono ammesse per i single e, piu' in generale, la legislazione e' molto complessa e rende difficile ogni tipo di adozione. Mi chiedo se, dal punto di vista etico, sia preferibile che un bambino orfano o abbandonato dai genitori passi la vita in un istituto o sulla strada piuttosto che avere una famiglia composta da un solo genitore? Siamo sicuri che sia questa la strada giusta per garantire la migliore crescita possibile a quel bambino? Del resto, se un genitore rimane vedovo, anche alla nascita del primo figlio, nessuno pensa che il bambino non debba continuare a vivere nel suo nucleo familiare anche se il genitore e' solo uno. O ancora, la Chiesa sostiene che in presenza di un feto, in qualunque circostanza si debba invitare la donna a portare a termine la gravidanza, anche se il padre e' assente o contrario, e quindi si trattera' di sostenere una madre che nei fatti sara' single. Perche' allora non sostenere anche le adozioni per i single, una volta accertata la motivazione, i mezzi e le capacita' del potenziale genitore di assicurare una crescita serena al bambino adottato?''.

Martini: ''Lei si pone domande serie e ragionevoli su un tema complesso, sul quale non ho sufficiente esperienza. Ma penso che il punto di partenza e' la condizione che lei esprime in chiusura. Occorre cioe' assicurare che chi si prende cura del bambino adottato abbia le giuste motivazioni e abbia anche i mezzi e le capacita' per assicurarne una crescita serena. Chi e' in tale condizione? Certamente anzitutto una famiglia composta da un uomo e una donna che abbiano saggezza e maturita' e che possano assicurare una serie di relazioni anche intrafamiliari atte a far crescere il bambino da tutti i punti di vista. In mancanza di cio' e' chiaro che anche altre persone, al limite anche i single, potrebbero dare di fatto alcune garanzie essenziali. Non mi chiuderei percio' a una sola possibilita', ma lascerei ai responsabili di vedere quale e' la migliore soluzione di fatto, qui e adesso, per questo bambino o bambina. Lo scopo e' di assicurare il massimo di condizioni favorevoli concretamente possibili. Percio', quando e' data la possibilita' di scegliere, occorre scegliere il meglio''.

Aborto

Marino: ''Uno dei temi piu' difficili da affrontare, su cui ci si interroga in continuazione proprio per la sua delicatezza e complessita', e' l'aborto. In Italia, lo Stato ha regolato la materia, sforzandosi di coniugare il principio dell'autodeterminazione delle donne con la liberta' di coscienza dei medici che possono scegliere l'obiezione. In questi anni in Italia abbiamo potuto constatare gli effetti della legislazione sull'aborto. Per quanto ciascuno di noi riconosca che l'aborto costituisce sempre una sconfitta, nessuno puo' negare che la legge ha permesso di ridurre il numero complessivo degli aborti e di tenere sotto controllo quelli clandestini, evitando di mettere a rischio la vita delle donne esposte a gravi disastri come le perforazioni dell'utero fatte dalle ''mammane'' per indurre l'aborto. Di fronte a casi estremi come una donna che ha subito una violenza, una gravidanza in un'adolescente di undici o dodici anni, una donna senza le possibilita' economiche di allevare un bambino, come si pone la Chiesa? Se si ammette il principio della scelta del male minore e, come suggerisce la Chiesa cattolica, quello di affidare la risposta all'intimo della propria coscienza (conscientia perplexa: quella condizione in cui un uomo o una donna a volte si trovano ad affrontare situazioni che rendono incerto il giudizio morale e difficile la decisione), non sarebbe eticamente corretto spiegare apertamente questo punto di vista? E sostenerlo anche pubblicamente?''.

Martini: ''Il tema e' molto doloroso e anche molto sofferto. Certamente bisogna anzitutto voler fare tutto quanto e' possibile e ragionevole per difendere e salvare ogni vita umana. Ma cio' non toglie che si possa e si debba riflettere sulle situazioni molto complesse e diversificate che possono verificarsi e ragionare cercando in ogni cosa cio' che meglio e piu' concretamente serve a proteggere e promuovere la vita umana. Ma e' importante riconoscere che la prosecuzione della vita umana fisica non e' di per se' il principio primo e assoluto. Sopra di esso sta quello della dignita' umana, dignita' che nella visione cristiana e di molte religioni comporta una apertura alla vita eterna che Dio promette all'uomo. Possiamo dire che sta qui la definitiva dignita' della persona. Anche chi non avesse questa fede, potrebbe pero' comprendere l'importanza di questo fondamento per i credenti e il bisogno comunque di avere delle ragioni di fondo per sostenere sempre e dovunque la dignita' della persona umana. Le ragioni di fondo dei cristiani stanno nelle parole di Gesu', il quale affermava che ''la vita vale piu' del cibo e il corpo piu' del vestito'' (cfr Matteo 6,25), ma esortava a non avere paura ''di quelli che uccidono il corpo, ma non hanno potere di uccidere l'anima'' (cfr Mt 10,28). La vita fisica va dunque rispettata e difesa, ma non e' il valore supremo e assoluto.

Nel vangelo secondo Giovanni Gesu' proclama: ''Io sono la risurrezione e la vita: chi crede in me, anche se muore, vivra''' (Gv 6,25). E san Paolo aggiunge: ''Io ritengo che le sofferenze del momento presente non sono paragonabili alla gloria futura che dovra' essere rivelata in noi'' (Rom 8, 18). V'e' dunque una dignita' dell'esistenza che non si limita alla sola vita fisica, ma guarda alla vita eterna. Cio' posto, mi sembra che anche su un tema doloroso come quello dell'aborto (che, come lei dice, rappresenta sempre una sconfitta) sia difficile che uno Stato moderno non intervenga almeno per impedire una situazione selvaggia e arbitraria. E mi sembra difficile che, in situazioni come le nostre, lo Stato non possa non porre una differenza tra atti punibili penalmente e atti che non e' conveniente perseguire penalmente. Cio' non vuol dire affatto ''licenza di uccidere'', ma solo che lo Stato non si sente di intervenire in tutti i casi possibili, ma si sforza di diminuire gli aborti, di impedirli con tutti i mezzi soprattutto dopo qualche tempo dall'inizio della gravidanza, e si impegna a diminuire al possibile le cause dell'aborto e a esigere delle precauzioni perche' la donna che decidesse comunque di compiere questo atto, in particolare nei tempi non punibili penalmente, non ne risulti gravemente danneggiata nel fisico fino al pericolo di morte. Cio' avviene in particolare, come lei ricorda, nel caso degli aborti clandestini, e quindi e' tutto sommato positivo che la legge abbia contribuito a ridurli e tendenzialmente a eliminarli.

Comprendo che in Italia, con l'esistenza del Servizio Sanitario Nazionale, cio' comporta una certa cooperazione delle strutture pubbliche all'aborto. Vedo tutta la difficolta' morale di questa situazione, ma non saprei al momento che cosa suggerire, perche' probabilmente ogni soluzione che si volesse cercare comporterebbe degli aspetti negativi. Per questo l'aborto e' sempre qualcosa di drammatico, che non puo' in nessun modo essere considerato come un rimedio per la sovrapopolazione, come mi pare avvenga in certi paesi del mondo. Naturalmente non intendo comprendere in questo giudizio anche quelle situazioni limite, dolorosissime anch'esse e forse rare, ma che possono presentarsi di fatto, in cui un feto minaccia gravemente la vita della madre. In questi e simili casi mi pare che la teologia morale da sempre ha sostenuto il principio della legittima difesa e del male minore, anche se si tratta di una realta' che mostra la drammaticita' e la fragilita' della condizione umana.

Per questo la Chiesa ha anche dichiarato eroico ed esemplarmente evangelico il gesto di quelle donne che hanno scelto di evitare qualunque danno recato alla nuova vita che portano in seno, anche a costo di rimetterci la vita propria. Non riesco invece ad applicare tale principio della legittima difesa e/o del male minore agli altri casi estremi da lei ipotizzati, ne' mi avvarrei del principio della conscientia perplexa, che non so bene che cosa significa. Mi pare che anche nei casi in cui una donna non puo', per diversi motivi, sostenere la cura del suo bambino, non devono mancare altre istanze che si offrono per allevarlo e curarlo. Ma in ogni caso ritengo che vada rispettata ogni persona che, magari dopo molta riflessione e sofferenza, in questi casi estremi segue la sua coscienza, anche se si decide per qualcosa che io non mi sento di approvare''. Compensi per la donazione di organi?

Marino: ''C'e' un argomento che mi tocca da vicino, dato che da piu' di venticinque anni mi occupo di trapianti di organo. Grazie ai trapianti oggi migliaia di persone, altrimenti destinate a morte certa, guariscono e conducono un'esistenza piena da tutti i punti di vista. Il limite principale ad una maggiore diffusione di questa terapia e' legato all'insufficiente numero di donazioni e quindi di organi da trapiantare, e di conseguenza molte persone muoiono in lista d'attesa.

Per aumentare il numero di donatori, in alcuni paesi e principalmente in Gran Bretagna, e' stata avanzata l'ipotesi di stabilire un compenso per le famiglie che accettano di donare gli organi del proprio parente dopo la morte. Il dubbio e' se sia eticamente corretto proporre vantaggi materiali o denaro in cambio della donazione degli organi. Si potrebbe in questo modo probabilmente aumentare il numero delle donazioni e dei trapianti e rispondere cosi' alle esigenze dei malati che attendono in lista un organo che salvera' loro la vita. Eppure questa ipotesi contiene in se il presupposto per un comportamento non equo. Non si rischia di instaurare una situazione in cui solo i meno abbienti, incentivati da un compenso, saranno disposti a donare gli organi mentre i piu' ricchi si limiteranno a riceverli? E la donazione, proprio in quanto tale, non dovrebbe sempre e solo basarsi sul principio dell'uguaglianza?''.

Martini: ''Personalmente sento molto cio' che lei afferma in conclusione, cioe' l'importanza del principio dell'uguaglianza e i pericoli gravissimi di una ipotesi di retribuzione per gli organi. Mi pare che la strada e' invece quella di propagandare il piu' possibile il principio della donazione e far crescere la coscienza collettiva su questo punto. C'e' davvero da auspicare che non vi sia piu' chi muoia in lista d'attesa, mentre vi sono organi disponibili''.

Hiv e Aids

Marino: ''La questione dell'uguaglianza ci porta direttamente ad interrogarci su problemi e malattie che affliggono milioni di persone in tutto il mondo, soprattutto nei paesi piu' poveri e svantaggiati per i quali l'idea di uguaglianza rimane un sogno molto lontano se non una mera utopia. Come non pensare subito all'Aids? Circa 42 milioni di persone nel mondo sono portatrici del virus dell'Hiv. Nel solo 2005 secondo i dati riferiti dalle agenzie dell'Onu, 3 milioni di persone sono morte di Aids mentre si sono registrati 5 milioni di nuovi infetti. Il 60 per cento dei portatori del virus vive nei paesi piu' poveri dell'Africa Sub-Sahariana, con un'incidenza media nella popolazione tra il 5 e il 10 per cento e punte che arrivano sino al 25-30 per cento in alcuni paesi come il Botswana o lo Zimbabwe.

L'Hiv e' la piaga di un continente che genera non solo ammalati ma orfani, poverta', impossibilita' di migliorare le condizioni di vita. Nel mondo occidentale, oggi il virus viene tenuto sotto controllo grazie ai progressi nelle terapie farmacologiche che permettono ad un sieropositivo di condurre un'esistenza del tutto normale, con un'aspettativa di vita paragonabile a quella delle persone non affette dal virus. Fino a pochi anni fa, il costo annuale per i farmaci di una persona sieropositiva si aggirava intorno a dieci mila euro, una cifra proibitiva che poteva essere sostenuta soltanto dai paesi dove era presente un sistema sanitario nazionale. Oggi i prezzi, in regime di concorrenza, hanno subito un crollo, fino ad attestarsi a meta' 2003 su 700 euro per i farmaci di marca (prodotti dalle multinazionali farmaceutiche) e intorno a 200 euro per i generici di fabbricazione indiana, brasiliana e tailandese. Nonostante questi importanti passi avanti, in molti paesi africani la spesa procapite in sanita' non supera i 10 dollari l'anno per cui, nei fatti, l'accesso ai farmaci e alle terapie per contrastare l'Aids e' negato e il virus continua a diffondersi. Sappiamo che l'Aids si puo' in parte contrastare con la prevenzione e l'utilizzo dei profilattici. Come e' accettabile non promuovere l'utilizzo del profilattico per contribuire a controllare la diffusione del virus? È o non e' un dovere dei governi fare scelte e prendere decisioni su questo tema? E, rispetto alla dottrina ufficiale della Chiesa cattolica, non si tratterebbe comunque di optare per un male minore e contribuire alla salvezza di tante vite umane?''.

Martini: ''Le cifre che lei cita destano smarrimento e desolazione. Nel nostro mondo occidentale e' assai difficile rendersi conto di quanto si soffra in certe nazioni. Avendole visitate personalmente, sono stato testimone di questa sofferenza, sopportata per lo piu' con grande dignita' e quasi in silenzio. Bisogna fare di tutto per contrastare l'Aids. Certamente l'uso del profilattico puo' costituire in certe situazioni un male minore. C'e' poi la situazione particolare di sposi uno dei quali e' affetto da Aids. Costui e' obbligato a proteggere l'altro partner e questi pure deve potersi proteggere. Ma la questione e' piuttosto se convenga che siano le autorita' religiose a propagandare un tale mezzo di difesa, quasi ritenendo che gli altri mezzi moralmente sostenibili, compresa l'astinenza, vengano messi in secondo piano, mentre si rischia di promuovere un atteggiamento irresponsabile. Altro e' dunque il principio del male minore, applicabile in tutti i casi previsti dalla dottrina etica, altro e' il soggetto cui tocca esprimere tali cose pubblicamente. Credo che la prudenza e la considerazione delle diverse situazioni locali permettera' a ciascuno di contribuire efficacemente alla lotta contro l'Aids senza con questo favorire i comportamenti non responsabili''.

La fine della vita

Martini: ''Ma credo che e' giunto il momento per il nostro dialogo di passare ad un'altra serie di problemi che riguardano la vita, e precisamente quelli che si riferiscono alla fine di essa. È necessario vivere con dignita', ma per questo morire anche con dignita'. Ora, come lei sa, qui si pongono, soprattutto in Occidente, problemi molto gravi''.

Marino: ''Lei pensa certamente anzitutto all'eutanasia, una parola attorno a cui si crea sempre molta confusione attribuendole diversi significati. Per questo preferisco non parlare in astratto, ma esprimermi in maniera molto concreta. Si puo' o no ammettere che una persona induca volontariamente la morte di un'altra, sebbene gravemente ammalata e in preda a dolori fisici devastanti, per alleviare questo dolore? Di fronte ad una situazione irreversibile in cui la morte e' inevitabile, ritengo sia assolutamente necessaria la somministrazione di farmaci come la morfina, che alleviano il dolore e accompagnano il malato con maggiore tranquillita' nel passaggio dalla vita alla morte. È quanto viene fatto, in queste drammatiche circostanze, in tutte le rianimazioni negli Stati Uniti. Io stesso, pur soffrendone perche' un medico vorrebbe sempre poter salvare la vita dei suoi pazienti, lavorando negli Stati Uniti ho deciso diverse volte di sospendere tutte le terapie. È un momento doloroso per la famiglia e, le assicuro, anche per il medico ma e' una onesta accettazione che non si puo' fare piu' nulla se non evitare di prolungare sofferenze inutili e lesive della dignita' del paziente.

L'Italia e' ancora gravemente carente in proposito, in assenza di una legge che regolamenti la materia al punto che se io eseguissi lo stesso tipo di procedimento nel nostro paese potrei essere arrestato e condannnato per omicidio, mentre si tratta solo di non accanirsi con terapie senza senso. Non sono invece d'accordo nel somministrare una sostanza velenosa per provocare l'arresto del cuore del malato e quindi indurre la morte. E, pur condannando il gesto, non sono tuttavia certo che si possa condannare la persona che lo compie.

Faccio un esempio: in un recente film vincitore del premio Oscar, dal titolo ''One Million Dollar Baby'', viene descritto il dramma di una donna ridotta in stato semivegetativo dopo un grave incidente sportivo, che chiede ad un uomo, il suo principale punto di riferimento nella vita, di aiutarla a porre fine alla sua sofferenza fisica e psicologica. L'uomo inizialmente rifiuta poi accetta perche' ritiene che quello sia un atto d'amore estremo verso l'essere umano a cui si tiene di piu'. Pur non riuscendo a giustificare l'idea della soppressione di una vita, mi chiedo, in situazioni simili, come si puo' condannare il gesto di una persona che agisce su richiesta di un ammalato e per puro sentimento d'amore? E d'altra parte e' lecito ammettere il principio di non condannare una persona che uccide?''.

Martini: ''Sono d'accordo con lei che non si puo' mai approvare il gesto di chi induce la morte di altri, in particolare se e' un medico, che ha come scopo la vita del malato e non la morte. Neppure io tuttavia vorrei condannare le persone che compiono un simile gesto su richiesta di una persona ridotta agli estremi e per puro sentimento di altruismo, come pure quelli che in condizioni fisiche e psichiche disastrose lo chiedono per se'. D'altr

Nucleare. Rice: gli Usa dispongono di diversi mezzi per fermare l'Iran

Rai.it, http://www.rai.it/news, 20/04/2006

Gli Stati Uniti potranno fare ricorso a misure di natura politica, economica e di altro genere per bloccare il programma nucleare iraniano. Lo ha detto il segretario di Stato Condoleezza Rice in un discorso a Chicago in cui si e' detta convinta che la comunita' internazionale condivide l'obiettivo di Washington. Rispondendo alle domande dei giornalisti la Rice ha ribadito che l'opzione militare, come aveva gia' chiarito il presidente Bush, resta tra le possibilita', ma che le pressioni diplomatiche ed economiche stanno facendo il loro corso.

Il segretario di stato ha spiegato che Washington ha a disposizione un certo numero "di strumenti diplomatici per persuadere gli iraniani che debbono riprendere i negoziati".

La centrale nucleare di Busher, costruita in Iran dalla Russia, "non minaccia il regime di non proliferazione". Lo ha dichiarato oggi a Bishkek il responsabile di Mosca per il nucleare Serghiei Kirienko, citato dalle agenzie russe, respingendo implicitamente la richiesta fatta ieri dagli americani di abbandonarne la costruzione.

La Gran Bretagna non ha rilevato "niente di nuovo" nella posizione iraniana nel corso della riunione, che si è svolta ieri a Mosca, tra rappresentanti di Teheran e del cosiddetto gruppo Ue-3 (Francia, Germania e Gb). Lo ha annunciato un portavoce del Foreign Office a Londra.

La prossima tappa e' il rapporto di Mohammed ElBaradei (direttore generale dell'Aiea, ndr) davanti al Consiglio di sicurezza dell'Onu verso la fine di questo mese.

Guantanamo. Il Pentagono rivela i nomi dei detenuti. Ci sarebbe il 20esimo dirottatore dell'11 settembre

Rai.it, http://www.rai.it/news, 20/04/2006

Dopo tante pressioni internazionali, il Pentagono ha diffuso il primo elenco ufficiale dei detenuti di Guantanamo, rinchiusi da oltre 4 anni nella prigione allestita nella base militare americana nell'isola di Cuba. In totale sono 558 le persone di cui sono stati resi noti i nomi. Provengono dall'Afghanistan, dall'Arabia saudita e da altri 39 paesi. Quasi tutti sono stati classificati come "combattenti nemici", ma solo una manciata di loro è stata incriminata formalmente.

C'è anche dirottatore dell'11 settembre

La maggior parte dei nomi era gia' nota, ma in vari casi l' identita' dei prigionieri era nascosta in migliaia di pagine di atti legali. Tra i nomi mai finora ufficializzati c'e' quello di Muhammed al Kahtani, un saudita sospettato di essere il 'ventesimo dirottatore' che non partecipo' alle stragi dell'11 settembre 2001 perche' bloccato alle frontiere. Altri prigionieri come il cosiddetto Comandante Chaman, un afghano, restano misteriosi.

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» Notizie » 2006 » Aprile | Commenti: Scrivi

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