DEI RICCHI

2002 - Marzo - Settimana 2

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Indice dei giorni


11/03/2002 * 12/03/2002 * 13/03/2002 *

Lunedì 11 Marzo 2002

E il mattone piace agli stranieri

CorrierEconomia, http://www.deiricchi.it/index.php?docnum=496#[CorrierEconomia], 11/03/2002

IMMOBILI L’Osservatorio Fiaip: nelle grandi città il 20-30% delle vendite coinvolge famiglie non italiane

S ulle performance del mattone nel 2001 non ci sono più segreti: la casa è andata di corsa, sia come prezzi sia come compravendite. Per l’Osservatorio della Fiaip, Associazione degli agenti immobiliari professionali, la crescita dei valori in Italia è stata mediamente del 3,2% nel secondo semestre e del 6,1% in tutto l’anno scorso. Le punte più alte nella seconda parte del 2001 sono il 15% di Napoli e il 10% di Bolzano e Palermo, mentre per gli agenti Fiaip i prezzi non hanno registrato scostamenti a Trieste e Cagliari. In negativo Gorizia e Catanzaro. In pratica tra i seimila operatori associati il 75% ha segnalato valori in aumento, il 20% stabili e solo il 5% in arretramento. Numerosi, però, confermano la presenza ormai stabile degli stranieri, comunitari ed extracomunitari, non solo tra chi cerca una casa in affitto, ma anche tra chi diventa proprietario. La colonia più numerosa è a Milano. Sotto la Madonnina 3 compratori su 10 sono stranieri e di questi uno è un extracomunitario, mentre passando all’affitto, sono 4 su 10 gli stranieri, divisi equamente tra cittadini dell’Unione europea e non. «Evidentemente - ricorda Rocco Attinà, responsabile dell’Osservatorio - ci sono molti immigrati che hanno un regolare lavoro e con l’aiuto di un mutuo a 20 o trent’anni possono comprarsi la casa».

I tempi medi di vendita sono di quattro mesi, al Nord e al Centro, mentre sono un po’ più lunghi al Sud-Isole. Il divario di prezzo tra la richiesta e l’effettiva vendita è del 15%.

Quanto al mutuo, viene finanziato mediamente il 65% del costo dell’appartamento e la durata prevalente dell’indebitamento è di 15 anni con la differenza che al Nord e al Centro è maggiormente richiesto il variabile, mentre al Sud e nelle isole va di più il tasso fisso. A questo proposito, un’indagine del Censis rileva che solo il 16,3% delle famiglie si è indebitata con un mutuo per l’acquisto della prima casa e sta rimborsando una rata mensile di 413 euro (circa 800.000 lire). L’ammontare medio del mutuo è di 46.481 euro (sui 90 milioni) che in città come Roma e Milano sale, rispettivamente, a 62.000 e a 57.000 euro (120-110 milioni). Curioso, sempre secondo il Censi, il valore attribuito dalle famiglie al proprio appartamento: 181.000 euro (circa 350 milioni) nelle metropoli e 155.000 euro nelle città più piccole, contro una media nazionale di 165.000 euro (sui 320 milioni).

Le previsioni per quest’anno e per il prossimo sono improntate all’ottimismo poiché la domanda dovrebbe rimanere forte. E il Censis segnala che il 10% delle famiglie intervistate pensa di acquistare l’abitazione principale nei prossimi due anni; il 2% comprerà una casa per le vacanze, mentre il 2,2% pensa che farà un investimento nel mattone. (corriere economia

Arriva la Family economy

CorrierEconomia, http://www.deiricchi.it/index.php?docnum=496#[CorrierEconomia], 11/03/2002

DYNASTY Mille dollari in un’azienda dei fondatori ne hanno resi 14 mila contro 8 mila della Borsa

Le aziende controllate dalle famiglie originarie ottengono risultati migliori, sono gestite in modo più efficiente e accumulano meno debiti. Lo dice una ricerca dell’Università della California su 219 corporation americane. Ma ora se n’è accorta anche Wall Street

C’è voglia di famiglia nel capitalismo americano e mondiale in questa fase d'incertezza, dominata dalla guerra, dal terrorismo e dalla recessione. Da William Clay Ford a Jeffrey Koo (Chinatrust), da Jonathan Oppenheimer (De Beers) ad Akio Toyoda (Toyota), i rampolli della nuova generazione tornano alle aziende di famiglia dopo il crollo dei sogni di ricchezza facile nella Net Economy. E il mercato, in cerca di sicurezze, benedice questo ritorno. A dispetto dei pregiudizi da sempre dominanti a Wall Street, che sospettano le aziende familiari di privilegiare gli interessi del nucleo fondatore rispetto a quelli degli azionisti esterni, magari sacrificando opportunità di crescita alla brama di controllo e piazzando nei posti chiave parenti incompetenti, cresce nel mondo accademico e tra i ricercatori americani il fondato sospetto che in realtà le società controllate da una famiglia abbiano più successo delle concorrenti non familiari. In uno studio pubblicato l'anno scorso, Daniel McConaughy, direttore del Family Business Center dell'università della California, ha messo a confronto la performance finanziaria di 219 corporation controllate dalla famiglia fondatrice con aziende equivalenti non familiari.

«Il risultato - commenta McConaughy - è chiaro: le aziende controllate dalle famiglie fondatrici ottengono risultati migliori, sono gestite con maggiore efficienza e accumulano meno debiti delle altre». I risultati di McConaughy sono perfettamente in linea con un'analoga ricerca condotta nell'88 dalla Enterprising Families Initiatives della Wharton School di Filadelfia su 132 aziende, da cui risultava che la famiglia fondatrice possedeva ancora almeno il 10% delle azioni. Dall'analisi della Wharton School emerge un quadro impressionante: nei vent'anni precedenti le aziende familiari avevano messo a segno un rendimento medio del 14%, sorpassando del 3% l'S&P 500. In pratica, un investimento di mille dollari nelle imprese familiari avrebbe reso 14 mila dollari al posto degli 8 mila dell'S&P. Sulla base di questo studio, il presidente di Pitcairn Group Dirk Junge ha creato nell'89 un fondo da 50 milioni di dollari specializzato in aziende familiari quotate, chiamato Family Heritage Investment Strategy, che ora conta un migliaio di investitori e asset per 115 milioni: le 69 società in cui ha investito (da giganti come WalMart e Qualcomm a realtà del tutto sconosciute come Philadelphia Consolidated) hanno regolarmente battuto i suoi benchmark, prima S&P e poi Wiltshire 5000.

«La chiave di questo successo - spiega Barbara Spector, direttrice della rivista specializzata Family Business Magazine, che ha appena pubblicato un elenco delle maggiori imprese familiari del mondo simile al Fortune 500 - è una maggiore fedeltà dei suoi dirigenti all'azienda. I manager professionali spesso finiscono per cedere alle pressioni dei mercati finanziari, focalizzando tutti i propri sforzi sul valore del titolo invece che sulla gestione dell'impresa. Viene così a mancare una visione di lungo periodo. Ma negli ultimi tempi anche Wall Street ha cominciato a percepire il valore della continuità e si nota un'attenzione nuova degli analisti a questi aspetti del business». Il che non significa naturalmente che le aziende familiari siano prive di punti deboli: «Il trasferimento del potere da una generazione alla prossima è il momento più delicato. L'80% delle imprese controllate da una famiglia non supera la prima generazione e solo il 13% riesce a resistere fino alla terza generazione», spiega John Ward, docente alla Kellogg School e fondatore del Family Business Consulting Group.

La difficoltà di tramandare il business ai figli è strettamente legata alle caratteristiche tipiche dell'imprenditore classico: «Spesso i fondatori non vogliono mollare il controllo e si rifiutano di preparare adeguatamente la seconda generazione», spiega Joachim Schwass, docente di family business all'Imd di Losanna. «La prima generazione - aggiunge Schwass - pensa che non ci sia bisogno di cambiare nemmeno una virgola nella conduzione dell'azienda, visto il successo che le ha arriso finora. Il risultato è una grande frustrazione da parte dei successori. Ma in realtà le imprese migliori sono proprio quelle che cambiano nel tempo, adeguandosi alle nuove condizioni».

Elena Comelli

Martedì 12 Marzo 2002

Art. 18, la proposta di Maroni

Ultim'ora Televideo, http://www.televideo.rai.it, 12/03/2002

Sarà presentata la prossimo consiglio dei ministri

Interviene il Presidente del Consiglio: "il governo non ha fatto nessun passo indietro, ma non vogliamo lo scontro sociale". Modifica dell'articolo 18 solo per i nuovi assunti dalle imprese che superano la soglia dei 19 dipendenti

Per l' articolo 18 Berlusconi esclude il "passo indietro". Ha anticipato che si sta pensando ad "altre soluzioni" rispetto all'intervento sulla norma dello statuto dei lavoratori che tutti i sindacati chiedono di stralciare dal disegno di legge delega presentato in parlamento, e per il quale la Cigl ha già convocato una manifestazione nazionale e uno sciopero generale.

Per evitare lo scontro sociale, si può pensare a modifiche della posizione sull'articolo 18, ma senza cedere alle pressioni della piazza e salvaguardando l'obiettivo di introdurre una maggiore flessibilità. Il premier ha sottolineato che tenterà tutte le strade per mantenere la pace sociale, cercando comunque soluzioni che facciano avanzare le riforme e aumentino la flessibilità.

Se le proposte sono per mantenere uno stato di fatto che penalizza molti lavoratori, e soprattutto chi il lavoro non ce l'ha, ha poi aggiunto Berlusconi, il governo con piena responsabilità procederà in direzione delle riforme. "Possiamo anche modificare" il nostro progetto di riforma senza toccare "così direttamente l'art. 18"; ma la riforma deve comunque produrre, ha detto ancora Berlusconi, "risultati concreti".

Il premier ha ribadito che il governo "non ha assolutamente mai pensato di fare un passo indietro", ma "si è comportato con grande umiltà e moderazione". Su questi presupposti l'articolo 18 diventa così’ argomento privilegiato del vertice di maggioranza.

La proposta del Governo

Modifica dell'articolo 18 solo per i nuovi assunti dalle imprese che superano la soglia dei 19 dipendenti. E'questa la novità più rilevante del nuovo pacchetto di proposte che il ministro del welfare, Roberto Maroni, ha illustrato al vertice con il premier Berlusconi.

Il piano del ministro prevede anche un disegno di legge delega per lo statuto dei lavori, il riconoscimento di un diritto alla formazione, norme, infine, per accelerare i tempi per la soluzione delle cause di lavoro. Dunque il responsabile del welfare non intenderebbe abbandonare definitivamente il progetto di intervenire sull'articolo 18 dello statuto dei lavoratori.

Verrebbe salvata l'ipotesi sulla quale aveva più insistito la Confindustria, con un paio di modifiche rispetto alla versione originale: l'innalzamento della soglia da 16 dipendenti a 19; un dimezzamento dei tempi di sperimentazione, con il passaggio da quattro a due anni.

Attualmente lo statuto del 1970, compresa la norma sul reintegro nel posto di lavoro in caso di licenziamento senza giusta causa, si applica alle imprese con più di 15 dipendenti. Il piano Maroni prevede poi un disegno di legge delega per lo statuto dei lavori per riscrivere, estendendoli e modulandoli, i diritti e le tutele di chi lavora. Non solo quindi il tradizionale lavoro a tempo pieno e indeterminato delle grandi fabbriche che riguarda sempre più solo una parte delle forze lavoro.

Già durante i governi della passata legislatura con le maggioranze di centro sinistra era stata ipotizzata dall'allora ministro Tiziano Treu l'opportunità di disegnare un sistema di tutele anche per il variegato mondo del lavoro atipico e del lavoro autonomo.

In linea con le indicazioni del libro bianco sul mercato del lavoro, Maroni punterebbe al riconoscimento di una sorta di diritto alla formazione per tutti i lavoratori che verrebbe certificato dagli enti bilaterali. La formazione appare sempre più, dunque, la carta decisiva per garantire ai lavoratori il passaggio da un posto ad un altro. Infine il responsabile del welfare punta ad introdurre procedure per rendere più veloci i processi in materia di lavoro.

Il comunicato della maggioranza

Le forze politiche della maggioranza rinnovato l' apprezzamento al ministro Maroni, ribadiscono la volontà di procedere sulla strada delle riforme sociali ricercando il massimo consenso possibile tra le parti. Per tale ragione auspicano che si giunga ad un avviso comune nelle materie disciplinate dalla delega sul mercato del lavoro e invitano il governo, anche nel vertice di Barcellona, a cercare soluzioni che costituiscano autentiche garanzie per i lavoratori e concrete possibilità di impiego per i disoccupati, specialmente nel sud, anche mediante maggior flessibilità nel mercato del lavoro. Invitano pertanto il governo a mettere a punto la sua definitiva determinazione nella riunione del consiglio dei ministri di giovedì.

Morto James Tobin,nobel per l'economia

Ultim'ora Televideo, http://www.televideo.rai.it, 12/03/2002

Il premio Nobel per l'economia James Tobin e' morto all'eta di 84 anni. Lo ha annunciato l'Universita' di Yale, dove ha insegnato dal 1950 al 1988. James Tobin vinse il Nobel nel 1981.Ma a rendere famoso l'economista e' stata la tassa sui movimenti di capitale che porta il suo nome, la Tobin tax. Proponeva di tassare leggermente gli scambi monetari internazionali in modo da causare un effetto stabilizzatore sui corsi dei cambi mondiali e da ridurre la speculazione finanziaria mondiale.Questa idea e' stata ripresa dai no-global, che tuttavia Tobin accusava per l'utilizzo improprio del suo nome.

Mercoledì 13 Marzo 2002

Liberalizzazione energia

ANSA.it, http://www.ansa.it, 13/03/2002

ENERGIA: Da Europarlamento segnale per liberalizzazione

STRASBURGO - Dall'Europarlamento, alla vigilia del vertice di Barcellona, un messaggio inequivocabile a favore della liberalizzazione accelerata del mercato europeo dell' energia. A larga maggioranza gli eurodeputati hanno votato l'apertura alla concorrenza dei mercati dell'energia elettrica e del gas naturale nell'Ue. Apertura prevista per gli utenti industriali dal 2003 per l'elettricita' e dal 2004 per il gas. Per tutti gli altri utenti, anche privati, apertura dal 2005.

ENERGIA: via libera Senato a decreto sblocca centrali

ROMA - Via libera dell'aula del Senato al decreto sblocca centrali. Il provvedimento passa ora all'esame della Camera dei Deputati. Tra i contenuti piu' rilevanti del provvedimento e' previsto un tetto alla produzione di energia elettrica pari a non piu' del 50% del totale della potenza efficiente lorda installata in Italia a partire dal 31 ottobre 2002 (e fino al 31 dicembre 2010) e abolizione degli 'stranded cost'.(ANSA).

Vietata la vendita di latte microfiltrato come fresco

ANSA.it, http://www.ansa.it, 13/03/2002

LATTE: Alemanno, vietato vendere microfiltrato come fresco

NAPOLI - Non e' possibile utilizzare la dicitura di latte fresco per il latte microfiltrato, quello con scadenza a lungo termine, e gia' commercializzato in Italia tra molte polemiche. Ogni commercializzazione di latte non conforme alla normativa vigente viene considerata vietata. E' scritto in una lettera-diffida inviata dal ministro delle Politiche agricole Alemanno alle aziende produttrici. Alemanno ha annunciato di aver costituito una commissione esaminatrice del prodotto.

LATTE: Parmalat sospende microfiltrazione ma non vendita

MILANO - Parmalat ed Eurolat continueranno la vendita del latte 'Frescoblu' sospendendo la microfiltrazione in attesa del responso della commissione tecnica convocata dal ministro Alemanno che ha dichiarato oggi il no alla vendita. Parmalat ed Eurolat affermano 'che la microfiltrazione sia assolutamente idonea per produrre un latte fresco pastorizzato di eccellente qualita' e pienamente conforme alle normativa comunitaria e nazionale'.

2002-03-13 - 21:25:00

Fbi: dal '95 sapeva pericolo attentati

Ultim'ora Televideo, http://www.televideo.rai.it, 13/03/2002

Siti nucleari e grandi edifici americani. Questi gli obiettivi dei militanti islamici sui quali le autorita' Usa erano state avvertite sin dal 1995 circa la possibilita' di attentati terroristici. Lo rivela l'agenzia di stampa Ap. Le informazioni erano emerse dall'interrogatorio del terrorista Hakim Murad e dall'esame di un computer recuperato nelle Filippine e appartenuto al terrorista Ramzi Yusef, legati entrambi a Bin Laden. I due sono attualmente in carcere negli Usa. Yusef e' uno degli uomini che nel 1993 progettarono una serie di attentati contro il World Trade Center di di New York.

USA: Greenspan, verso una ripresa tiepida

ANSA.it, http://www.ansa.it, 13/03/2002

WASHINGTON - Alan Greenspan, presidente della Federal Reserve, conferma il suo mix di ottimismo e prudenza: l'economia va meglio, e i dati sull'occupazione ne sono la prova, ma la ripresa sara' piu' tiepida che calda. Greenspan ha espresso la convinzione che i consumatori americani continueranno a spendere. Le considerazioni del governatore fanno ritenere che la Fed, nella riunione in programma la prossima settimana, lascera' invariati i tassi di interesse.

La carica delle neomamme: prima i figli, poi l’ufficio

CorrierEconomia, http://www.deiricchi.it/index.php?docnum=496#[CorrierEconomia], 13/03/2002

Censimento negli Stati Uniti: aumentano le donne che interrompono a lungo la carriera per la maternità

NEW YORK - Le neomamme americane pensano prima ai figli poi alla carriera. Dall’ultimo censimento si ricava che è in aumento il numero delle donne che non lavora durante la gravidanza e nei primi mesi dopo il parto. In 25 anni è il primo calo registrato nell’occupazione tra le neomamme. La tendenza a stare più vicine ai loro bambini piuttosto che a tornare al più presto al lavoro è significativa anche perché negli Stati Uniti il «congedo di maternità» e l’aspettativa non sono previsti. Tra i motivi del ritorno alla famiglia c’è anche, secondo un sondaggio, la constatazione di essere cresciute con madri di successo, ma eternamente frustrate. Molti economisti prevedono che il mercato del lavoro dovrà presto affrontare il vuoto lasciato da questa generazione.

AUTO: Immatricolazioni Ue, -1,3% a febbraio, Italia -12,3%

ANSA.it, http://www.ansa.it, 13/03/2002

BRUXELLES - E' ancora l'Italia il mercato automobilistico piu' depresso dell'Ue in questo primo scorcio del 2002. A febbraio, le immatricolazioni di nuove vetture nell'Unione hanno registrato infatti registrato un calo dell'1,3% rispetto allo stesso mese del 2001, mentre in Italia la flessione e' stata assai piu' marcata (-12,3%) e superiore a tutti gli altri paesi. Lo rende noto l'Associazione dei costruttori europei. Nell'Ue un milione 32 mila nuove vetture, in Italia 197.200.

Afghanistan, cade Shah-e-kot

Rai.it, http://www.rai.it/news, 13/03/2002

Era l’obiettivo di operazione Anaconda

E’ stata presa la “balena”, soprannome che i soldati usa avevano dato al contrafforte montano sopra la valle di Shah-e-Kot, vicino Gardez, teatro di battaglia dell’operazione Anaconda in corso dal due marzo scorso.

L’aviazione Usa ha bombardato in maniera martellante la zona consentendo ai combattenti afghani di avanzare verso le posizioni dei miliziani di Al Qaeda, aqquartierati nelle decine di grotte che punteggiano la catena montuosa. "Nelle ultime 24 ore i nostri alleati afgani hanno conquistato la zona obiettivo - ha annunciato il maggiore Bryan Hilferty, portavoce della Decima Divisione di montagna - si tratta della catena montuosa conosciuta come la balena"

Nella zona proseguono i bombardamenti dei B1 mentre si passano al setaccio le grotte della zona conquistata, i reduci della battaglia sul fronte di Al Qaeda sarebbero ormai pochissimi, non più di cento secondo i militari Usa che hanno fatto anche una ventina di prigionieri. Si sarebbero ritirati verso la vetta

L’ex-vice del mullah Omar, Maulvi Abdul Kabir, sarebbe stato tra i miliziani di Al Qaeda, come sostengono le autorità afgane. Sranwal Mir Jan, funzionario del ministero della Difesa di Kabul, ha riferito al quotidiano britannico Guardian che Kabir sarebbe stato segnalato a Shah-e-Kot da un rapporto dei servizi segreti di dieci giorni fa. Non è chiaro dove si trovi Kabir ora, potrebbe essere stato ucciso o è riuscito a fuggire.

Gli uomini di Al Qaeda e del mullah Omar sono liberi di arrendersi - ha aggiunto il maggiore Hilferty facendo il punto sulla prospettiva della battaglia - speriamo che lo facciano. Ma al momento sembrano tutti decisi a morire.

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