DEI RICCHI

2008 - Gennaio - Settimana 2

Indice dei giorni


08/01/2008 * 09/01/2008 * 10/01/2008 * 11/01/2008 * 12/01/2008 * 13/01/2008 * 14/01/2008 *

Martedì 8 Gennaio 2008

Fini a Napoli: 'Ho un senso di schifo'

ANSA.it, http://www.ansa.it, 08/01/2008

Ho un senso di schifo. E provo grande solidarietà nei confronti dei napoletani. Gianfranco Fini arriva a Napoli con i vertici di An e, davanti ad una catasta di rifiuti a Porta Nolana, ingresso alla Napoli antica, esprime il suo sdegno per l'emergenza rifiuti nella capitale partenopea. "Questa città ha potenzialità da capitale ed è conosciuta in tutto il mondo. Vederla ridotta in questo stato fa male e il napoletani hanno il sacrosanto diritto di chiedere conto di questo scempio", dichiara mentre dai balconi intere famiglie affacciate su via San Cosimo, fuori Porta Nolana, zona di mercato, urlano anche a lui "vergognatevi". Molti anche gli applausi e le voci di chi vuole "Fini sindaco di Napoli". Il leader di An, che oggi ha deciso simbolicamente di tenere l'ufficio politico a Napoli, cammina in mezzo a montagne di spazzatura insieme a Gianni Alemanno, Ignazio La Russa, Andrea Ronchi ed esponenti locali del partito. "In tutto il mondo quando si pensa all'Italia si pensa a Napoli, Venezia e Roma. E in tutte le televisioni mondiali, compresa Al Jazeera, in questi giorni stanno passando le immagini di Napoli sommersa dalla spazzatura. E' qualcosa per cui ogni italiano deve sentire il dovere di esprimere la solidarietà alla gente di Napoli". Dai balconi la gente affacciata urla: "Noi non paghiamo più le tasse"; "Bassolino assassino"; "Prodi se ne deve andare a casa". "Aiutateci - chiedono per strada alcuni napoletani a FIni - non ci dimenticate". E lui risponde: "Vi sono vicino, quanto al fatto di mandare via Prodi questo è un altro discorso. Ma io oggi sono qui per esprimere la mia solidarietà e dire, come farò più tardi, cosa penso si possa fare". Un artigiano esce dal suo negozio e regala a Fini un gobetto napoletano in ferro: "E' l'ennesimo che mi regalate - dice il leader di An - penso che io ne ho bisogno ma ne avete bisogno anche voi che dovete fare la vostra parte". Poi si allontana in mezzo ai clacson delle macchine che suonano, dopo avere regalato 20 euro a un ambulante abusivo (moglie e 4 figli) che gli aveva offerto due Pulcinella in terracotta.

Grillo ai manifestanti: 'Informazione criminale'

ANSA.it, http://www.ansa.it, 08/01/2008

NAPOLI - Beppe Grillo si collega in viva voce, telefonicamente, al presidio dei manifestanti di Pianura, a Napoli, e attacca duramente l'informazione, definendola "vergognosa e criminale". Grillo sostiene che giornali e televisioni non sono in grado di spiegare alla cittadinanza neppure come funzioni la gestione dei rifiuti. Ai manifestanti che si trovano ancora raccolti davanti all'accesso della discarica in via Montagna Spaccata, e che sono aumentati numericamente anche in vista del collegamento, Grillo dice: "Non mi sento neanche di dare consigli, non mi sento di dire niente. Sono quindici anni che parlo di rifiuti, e raccogliamo quello che è stato seminato".

Una cosa vergognosa e criminale - continua - è questa informazione che viene data in televisione e sui giornali. Siamo sempre lì: la gente non sa che cos'é un inceneritore, li chiamano termovalorizzatori. Non conoscono la catena, la filiera dei rifiuti, come si fa a smaltirli, se si può fare in altro modo. Ieri ho sentito i giornalisti in televisione e ho spento la televisione dalla disperazione, sono incazzato come una bestia.

Unabomber: perizia del Gip sul lamierino scagiona Zornitta

ANSA.it, http://www.ansa.it, 08/01/2008

(di Alberto Boccanegra)

La perizia sul lamierino trovato nell'ordigno inesploso nella chiesa di Sant'Agnese a Portogruaro (Venezia) scagiona l'unico indagato per la vicenda Unabomber, l'ingegnere di Azzano Decimo (Pordenone) facendo sparire quella che era stata definita oltre un anno fa la "prova regina". Il lamierino, secondo gli esperti del Gip veneziano Stefano Manduzio è stato manomesso lungo il lato 'B', quello più lungo, forse per creare una prova e ciò mette nei guai Ezio Zernar il poliziotto responsabile, all'epoca dei fatti, del Laboratorio di indagini criminalistiche (Lic) che ha avuto nelle sue disponibilità il pezzo di metallo.

Di fatto lo scenario che si apre dopo l'udienza di oggi è quello dell'uscita dalla vicenda Unabomber di Zornitta, di una difficile indagine su Zernar mentre ciò che è certo è che quelle che sembravano certezze su Unabomber scoppiano come una bolla di sapone. Sul fronte giuliano, dove Zornitta è indagato per gli attentati esplosivi, il Procuratore capo Nicola Maria Pace rileva che "nel teatro di Venezia è andata in scena una rappresentazione diversa da quella di Trieste. Qui si giudica un'altra persona". "Non c'é - ha aggiunto Pace - una perfetta coincidenza degli elementi valutativi.

Si tratta di persone diverse e di fatti diversi. I dati valutativi di Venezia - ha proseguito Pace, riferendosi all'inchiesta sul Zernar - non sono coincidenti con quelli che riguardano l'inchiesta su Elvo Zornitta". "Quest'ultimo - ha confermato Pace - resta indagato a Trieste per gli attentati attribuiti a Unabomber" . Una affermazione, quest'ultima, che va a stoppare l'annuncio dell' avvocato Maurizio Paniz, legale di Zornitta, pronto a chiedere l'archiviazione e in prospettiva anche il risarcimento danni. Posizioni contrastanti che, a caldo, non toccano Zornitta che si limita a dire "ora sono più sereno e resta la mia fiducia nella giustizia". I riflettori si accendono invece sulla Procura di Venezia che, per bocca del Procuratore capo Vittorio Borraccetti e della Pm Emma Rizzato, fanno sapere che su Zernar "vanno avanti le indagini". La posizione dell'ex responsabile del Lic si è aggravata, un fatto annunciato dalle indiscrezioni sulla perizia, ma che per Emanuele Fragasso, legale di Zernar, poteva essere messa in discussione durante l'udienza se fossero stati ascoltati anche i periti della difesa un aspetto che ha sollevato la contrarietà dell'avvocato ma non ritenuto necessario dal Gip Manduzio. Fragasso si è lamentato anche della gestione dell'accusa: "sulla vicenda della modificazione del lamierino c'é decisionismo" ha detto. Mentre sulla prosecuzione dell'inchiesta a carico di Zernar ha aggiunto che "se il Pm si affida alla perizia del Gip e della difesa si assume le proprie responsabilità". Da parte sua Zernar, appena giunto in Tribunale, si era detto sereno perché "nulla è così scontato" e al termine dell'udienza, quando ha voluto evitare le telecamere delle Tv, è apparso comunque tale.

Papa: Pio XII dono di Dio, basta unilateralismi

ANSA.it, http://www.ansa.it, 08/11/2008

CITTA' DEL VATICANO - Benedetto XVI, concludendo oggi un importante convegno vaticano su Pio XII, ha detto che papa Pacelli è stato per la Chiesa un eccezionale dono di Dio, ed ha denunciato l' attenzione "eccessiva" e "piuttosto unilaterale" sul suo operato. "Ciò ha impedito un approccio adeguato ad una figura di grande spessore storico-teologico", ha detto riferendosi, senza citarle esplicitamente, alle polemiche sul presunto silenzio del suo predecessore davanti alla Shoah.

Crisi, la sfida di Obama. monito da Iran su nucleare

ANSA.it, http://www.ansa.it, 08/11/2008

TEHERAN - Il presidente del Parlamento iraniano, Ali Larijani, ha criticato il presidente eletto Usa Barack Obama per le affermazioni da lui fatte ieri sul programma nucleare di Teheran, affermando che sono una "ripetizione" di quanto detto dall'amministrazione uscente del presidente George W. Bush e avvertendolo che sta prendendo la "strada sbagliata".

Ieri Obama, nella sua prima conferenza stampa dopo la vittoria elettorale, aveva detto di ritenere "inaccettabile" che l'Iran possa dotarsi di armi nucleari. Il presidente eletto, ha detto Larijani, citato dall'agenzia ufficiale Irna, ha "ripetuto le affermazioni quotidiane della corrente amministrazione e ciò significa indirizzarsi sulla strada sbagliata del passato". Il presidente del Parlamento iraniano ha avvertito Obama che il 'cambiamento', su cui il presidente americano eletto ha basato gli slogan della sua campagna, "non significa solo un cambiamento di colore o superficiale". "Se gli americani vogliono cambiare la loro situazione nella regione - ha affermato Larijani - devono mandare i giusti segnali ai popoli di quest'area del mondo".

OBAMA: RISPOSTA GLOBALE A CRISI GLOBALE, E' GRANDE SFIDA

di Emanuele Riccardi

NEW YORK - "Stiamo affrontando la più grande sfida economica della nostra vita", ed è "una crisi globale che richiede una risposta globale". Con accanto a sé il vicepresidente eletto Joe Biden e alle sue spalle l'ex numero uno della Fed Paul Volcker, il presidente eletto degli Stati Uniti, Barack Obama, ha confermato la propria volontà di lavorare con gli altri leader mondiali per uscire tutti insieme dalla crisi.

Ma, sin dalle prime battute, in questo primo incontro a Chicago con la stampa dopo la sua elezione a presidente, Obama ha tenuto a ricordare che il presidente "é uno solo" e si chiama George W. Bush, fino al 20 gennaio, data alla quale il presidente eletto si insedierà alla Casa Bianca. Bush è un presidente in fin di mandato, dal quale Obama si aspetta però qualche segnale concreto, come l'approvazione di un primo stralcio dell'ambizioso piano di stimolo che lui intende avviare una volta alla Casa Bianca per salvare la classe media. "Appena sarò presidente - ha detto Obama - affronterò la crisi di petto prendendo le misure necessarie per arginare la crisi del credito, aiutare le famiglie che lavorano duro, per restituire crescita e prosperità ".

Obama ha incontrato i giornalisti dopo una prima riunione del suo team di consiglieri economici, durante il quale è stato tra l'altro preparato il vertice del G20 in calendario il 15 novembre a Washington. Come aveva anticipato la sua portavoce, Obama non ha annunciato nessuna nomina: né quella - attesissima - del futuro segretario al Tesoro, né quella del futuro segretario di Stato. Nessuno ha chiesto al presidente eletto se vorrà partecipare al G20 della prossima settimana (con i 'ricchi' del G7 più economie emergenti come Brasile, Cina e Corea del Sud), ma secondo la Casa Bianca di Bush Obama non intende farlo, mentre si ignora se sarà presente alla cena, venerdì alla Casa Bianca. Un portavoce di Bush, Tony Fratto, ha detto "non mi aspetto una presenza nella stanza" accanto al presidente attuale, senza escludere però che collaboratori di Obama possano trovarsi nel palazzo che ospiterà il summit, come si attribuisce al presidente eletto l'intenzione di fare. Fratto ha promesso comunque "una stretta" collaborazione con la squadra di Obama perché "vogliamo sapere quello che pensano e come vedono le cose".

Quella che appare praticamente sicura, invece, è la presenza di Obama a Washington nelle ore del Vertice, per una serie di incontri bilaterali con i leader mondiali. Il presidente francese Nicolas Sarkozy, presidente di turno dell'Ue, ha espresso il desiderio di incontrare il presidente Usa eletto appena possibile, per gettare le basi del secondo vertice del G20, che gli europei auspicano possa tenersi entro il febbraio prossimo, con Obama insediato alla Casa Bianca. La riunione odierna dei consiglieri economici -tra cui pesi massimi come Warren Buffett o Eric Schmidt della Google- si è svolta nello storico hotel Hilton di Chicago, a poche centinaia di metri dal Grant Park, dove centinaia di migliaia di persone avevano festeggiato pochi giorni prima la vittoria di Obama. Intorno al tavolo della riunione, a destra del presidente eletto sedeva Biden, mentre alla sua sinistra c'era Volcker, l'anziano ex presidente della Fed che molti vedono al Tesoro, almeno per i primi mesi. Due dei tre 'papabili' per il Tesoro hanno partecipato alla riunione odierna: oltre a Volcker, c'era l'ex ministro del Tesoro di Bill Clinton Larry Summers. Il terzo è Timothy Geithner, presidente della Fed di New York.

Mercoledì 9 Gennaio 2008

I vescovi italiani: cittadinanza agli immigrati dopo 5 anni qui

Rainews24, http://www.rainews24.it, 09/01/2008

Si celebra domenica prossima, il 13 gennaio, la Giornata mondiale delle migrazioni 2008, per la quale anche il Papa ha inviato un messaggio sul tema "I giovani migranti: risorsa e provocazione". Per questo, la Fondazione Migrantes della Conferenza episcopale italiana (che proprio quest'anno compie 20 anni) e la Caritas diocesana, hanno presentato questa mattina nella sede della Radio Vaticana, una proposta: concedere la cittadinanza di diritto per chi nasce in Italia, accorciare i tempi richiesti per ottenere la cittadinanza (da 10 a 5 anni di residenza nel Paese) e riconoscire la doppia cittadinanza, cioè il diritto a conservare anche quella del paese di origine.

Per la Cei si tratta di misure per "favorire una vera integrazione degli immigrati in Italia e soprattutto dei giovani immigrati".

Monsignor Piergiorgio Saviola, direttore generale della Fondazione Migrantes, invita a guardare ai giovani migranti come a una "risorsa" e una "provocazione". "I giovani migranti costringono a considerare l'immigrazione come un fenomeno stabile e strutturale. E sono una provocazione per almeno due settori, oltre all'integrazione: l'intercultura e la cittadinanza". E proprio su quest'ultimo fronte, sostiene monsignor Saviola, "sono i giovani minori, e in particolare quelli nati in Italia da genitori stranieri, a spingere verso una necessaria riforma della legge, che metterebbe l'Italia in linea con l'Unione europea".

Olmert rassicura Bush, israeliani e palestinesi stanno lavorando per la pace

Rainews24, http://www.rainews24.it, 09/01/2008

Il premier israeliano Ehud Olmert, in una conferenza stampa con il presidente George W. Bush, ha detto che iasraeliani e palestinesi stanno lavorando perchè il processo di pace si realizzi e nascano due stati che possono vivere fianco a fianco in pace. Olmert ha però aggiunto che Israele non tollerera' il proseguimento dei tiri di razzi dalla striscia di Gaza sul suo territorio.

Noi ammoniamo - ha detto - che faremo tutto il necessario e prenderemo tutte le misure necessarie (per porre fine ai lanci di razzi)... non ci sara' pace fino a quando il terrorismo non cessera'.

Fino a quando "continuera' il terrorismo da Gaza - ha continuato Olmert - sara' difficile giungere a un accordo con i palestinesi".

Il presidente americano George Bush ha chiamato in causa gli stati arabi che devono supportare i palestinesi che stanno facendo una scelta difficile e si è detto molto ottimista sulla possibilità di un accordo tra i due Paesi.

L'Iran e' una minaccia per la pace mondiale, ha affermato il presidente degli Stati Uniti, George W. Bush. Per Bush, "l'Iran non e' un Paese trasparente" e ha aggiunto che gli Stati Uniti "continueranno a mantenere la pressione" sull'Iran. Bush ha sottolineato di essere convinto che la questione iraniana possa essere risolta con gli strumenti della diplomazia.

Usa-Iran, spunta un video sullo scontro sfiorato nel Golfo Persico. Iran: e' truccato

Rainews24, http://www.rainews24.it, 09/01/2008

Il Pentagono ha diffuso un video che sembra confermare la versione di Washington dell' incidente sfiorato domenica scorso nello stretto di Hormuz, tra vedette iraniane e navi da guerra americane.

Il video, girato dal ponte di una delle navi americane Uss Hopper, dura quattro minuti e venti secondi. Contiene immagini di alcune vedette, agili motoscafi con lo scafo di colore azzurro, avvicinarsi a tre navi da guerra americane che incrociano nello stretto di Hormuz. Alla fine si sente una voce attribuita dal ministero della difesa Usa a un iraniano che minaccia di

attaccare e di fare esplodere le navi.

Si vede un marinaio che via radio cerca di comunicare con le vedette: "Vi state avvicinando a navi della coalizione in acque internazionali", dice. "Stabilite una comunicazione, identificatevi e dichiarate le vostre intenzioni", prosegue.

Vengono poi mostrate le vedette, prima in grande lontananza, poi sempre più vicine. In uno zoom se ne distingue chiaramente una con due persone a bordo. I motoscafi - che non hanno né insegne né bandiere - girano intorno alle navi americane che sono tre: oltre alla Uss Hopper, la Uss Port Royal e la Uss Ingraham.

Secondo il commento che accompagna le immagini le vedette appartengono ai guardiani della rivoluzione iraniani e si avvicinano a meno di 200 metri dalle navi americane. Quest'ultime fanno suonare le loro sirene ripetutamente in segno di avvertimento. Le immagini poi si interrompono ma continua l'audio, spesso difficile da comprendere. Dalla Uss Hopper qualcuno manda il messaggio che, se le vedette non si allontanano, verranno adottate misure di difesa. Una voce, che il Pentagono attribuisce a un Pasdaran, grida poi in inglese ma con forte accento straniero: "Stiamo venendo da voi... salterete in aria".

Il presidente statunitense George Bush ha parlato di "un atto provocatorio" da parte dell'Iran. Diversa la lettura dell'episodio data da Teheran che ha preferito minimizzare: "si è trattato di un fatto "ordinario", sfruttato da Washington a fini di "guerra psicologica".

Teheran: ma il video è "falso"

Anzi oggi l'Iran è tornata al contrattacco. La televisione di Stato iraniana, in lingua inglese, Press Tv, ha affermato che il video diffuso dal Pentagono è "falso".

Un membro delle forze navali dei Pasdaran - scrive l'emittente Press tv sul suo sito Internet - ha detto che il filmato è stato realizzato usando immagini d'archivio e che l'audio è inventato.

Bush in Israele: 'Nuove opportunita' di pace in Medio Oriente'

Rainews24, http://www.rainews24.it, 09/01/2008

L’Air Force One è atterrato questa mattina all’aeroporto internazionale Ben Gurion di Tel Aviv con qualche minuto di anticipo. E’ la prima visita ufficiale in Israele del presidente Usa da quando è alla Casa Bianca. George W. Bush è accompagnato dal segretario di Stato americano, Condoleeza Rice. Ad attenderlo c’erano il presidente israeliano Shimon Peres e il capo del governo Ehud Olmert con il ministro degli Esteri Tzipi Livni.

“Il presidente George Bush è il benvenuto in Israele – ha detto capo dello Stato Shimon Peres- in quanto ha spianato la strada della pace". "Il legame tra gli Stati Uniti e lo Stato di Israele è intoccabile - ha dichiatrato il premier israeliano Ehud Olmert- basato su ideali comuni di libertà e democrazia". Olmert ha definito il presidente americano "il più forte alleato di Israele nella lotta al terrorismo".

Tel Aviv è la prima tappa di un tour di una settimana in Medio Oriente che ha l'obiettivo di rilanciare il processo di pace israele-palestinese e di mobilitare gli alleati nella regione di fronte a quella che Bush definisce la "minaccia" iraniana. Peres, di rimando, ha chiesto l'aiuto americano per affrontare la "follia" di Teheran.

Vediamo ora una nuova opportunità per la pace qui in Terra Santa e per libertà in tutta la regione -ha dichiarato Bush- discuteremo del nostro profondo desiderio di vedere sicurezza, libertà e pace in tutto il Medio Oriente. Alla vigilia dell'arrivo di Bush, Olmert e Abu Mazen, hanno concordato di avviare negoziati sulle questioni centrali per la pace e la nascita di uno Stato palestinese: confini, insediamenti ebraici, Gerusalemme e ritorno dei profughi.

Il presidente americano domani incontrerà il presidente palestinese Abu Mazen a Ramallah e venerdi' sera si trasferirà in Kuwait per poi proseguire in Bahrein, Emirati Arabi, Arabia Saudita ed Egitto per rientrare negli Usa il 16 gennaio.

Nelle ore precedenti alla visita di Bush in Israele, l'esercito israeliano ha ucciso con un missile un militante della Jihad Islamica e ne ha feriti altri sei mentre si apprestavano a lanciare razzi contro Israele dalla Striscia di Gaza. Questa mattina, militanti palestinesi di Gaza hanno dato "il benevenuto" al presidente americano lanciando almeno nove razzi e diversi colpi di mortaio contro Israele.

La censura colpisce i blogger

Rai.it, http://www.rainews24.rai.it/ran24/rainews24_2007/speciali/blog/body.asp, 09/01/2008

Questa settimana nella blogosfera: la censura colpisce i blogger, i rifiuti di Napoli non passano inosservati e i siti rivelazione 2007.

La blogosfera internazionale si mobilita per Fouad Alfarhan, blogger arabo imprigionato dal suo Governo, senza una motivazione ufficiale dal 10 dicembre 2007. Fouad sarebbe colpevole di aver pubblicato sul proprio blog materiale non gradito alla casa reale e per questo è rinchiuso. La campagna di mobilitazione è una delle tante in corso, tutte documentate da Advocacy, il blog del progetto Global Voices dove vengono raccolti e segnalati tutti i casi di censura a carico di blogger in tutto il mondo.

Lo scandalo dei rifiuti napoletani non lascia i blogger italiani indifferenti. Antonio Bassolino riceve 300 commenti di critiche sul proprio blog nello stesso momento in cui i suoi concittadini. Antonio Vergara commenta la lettera del Governatore a Repubblica: "scaricare, o premurarsi di condividere, le responsabilità con altri non aiuta la sua causa. Bassolino è politicamente finito, e con lui anche tutto il centrosinistra". Liberiamonapoli è un blog nato allo scopo di raccogliere e commentare le notizie relative alla drammatica questione dei rifiuti, senza nascondere l'obiettivo di vedere dimettersi bassolino e Iervolino. Enrica Garzilli traccia una linea immaginaria che unisce Delhi a Napoli e quest'ultima non ne esce vincitrice.

Yahoo! Italia ha annunciato i siti rivelazione del 2007* per nove diverse categorie. Tra i vincitori: Myminutes per la sezione intrattenimento, Votailprof tra i più curiosi, PatenteOK per la sezione educational e la Casa Tagesmutter per il settore no profit. Ora la parola passa al pubblico dei navigatori per decretare il vincitore finale.

*Disclaimer: il sottoscritto è un membro della giuria.

Scoperta 'fabbrica di bambini' in una clinica nigeriana

Rainews24, http://www.rainews24.it, 09/11/2008

Una "fabbrica di bambini", fatti nascere per essere venduti, è stata scoperta in Nigeria. La polizia ha fatto irruzione in un edificio a due piani che per tutti era una clinica per maternità a Enugu, nella parte orientale del Paese. Gli agenti hanno scoperto un traffico internazionale di bambini, messi sul mercato dopo che le madri erano state costrette con la forza alla gravidanza. Le organizzazioni umanitarie hanno riferito che al momento dell'irruzione nella 'clinica' c'erano una ventina di donne. Un medico le aveva attirate proponendo loro di aiutarle ad abortire.

Poi però le donne venivano rinchiuse fino al giorno del parto, ottenendo l'equivalente di circa 130 euro in cambio del proprio bambino. I piccoli venivano venduti a coppie in prevalenza nigeriane per cifre oscillanti tra i 2.000 e i 3.000 euro.

Una donna ha raccontato che appena entrata le avevano fatto un'iniezione, dopodicheè era svenuta. "Una volta sveglia mi sono accorta di essere stata violentata".

Sembra infatti che il responsabile della clinica violentasse le ragazze per ingravidarle e invitasse a farlo anche altri uomini. La Nigeria non è nuova a fatti del genere. In passato sono state scoperte gia' una decina di cliniche simili a quella di Enugu. Secondo l'Unicef almeno dieci bambini vengono venduti ogni giorno e destinati alla manodpoera o alla prostituzione, ma anche a coppie con problemi di sterilità.

Giovedì 10 Gennaio 2008

Gb: si' alle nuove centrali nucleari

ANSA.it, http://www.ansa.it, 10/01/2008

LONDRA - Il governo britannico ha dato luce verde alla costruzione di nuove centrali nucleari. John Hutton, ministro dell'Industria, ha detto al Parlamento che il nucleare è oramai "sicuro" e "ampiamente sperimentato", e rappresenta un'opzione credibile per permettere al Regno Unito di soddisfare il suo fabbisogno energetico - in costante aumento - e tagliare le emissioni di CO2 nell'atmosfera. Hutton ha spiegato inoltre come il nucleare, dati i prezzi correnti di petrolio e gas naturale, rappresenti una scelta "economica". Una decisione in materia, d'altra parte, non era più procrastinabile. La maggior parte delle centrali elettriche nucleari della Gran Bretagna sta per raggiungere il pensionamento. Circa il 20% dell'energia elettrica consumata nel Regno Unito è oggi prodotta grazie a reattori nucleari.

Mo, Bush: 'con la pace finira' l'occupazione iniziata nel 1967'

ANSA.it, http://www.ansa.it, 10/01/2008

GERUSALEMME - Il presidente americano George W. Bush dovrà tornare "almeno una volta in Medio Oriente" per favorire il raggiungimento di un accordo di pace, ha detto oggi a Gerusalemme il suo consigliere per la sicurezza nazionale Stephen Hadley. Il funzionario della Casa Bianca non ha escluso che possa rendersi necessario "più di un viaggio" nella regione, da parte di Bush, per spingere le due parti verso un accordo.

PACE PASSA PER PIENO RISPETTO ROADMAP

Il presidente americano George W. Bush ha detto a Gerusalemme che il raggiungimento di un accordo di pace passa per un pieno rispetto degli impegni presi con la roadmap. Bush ha detto che, da parte israeliana, questo comprende "la fine della espansione degli insediamenti e la rimozione degli avamposti illegali". Il presidente Usa ha aggiunto che da parte palestinese questo include "combattere il terorrismo e smantellare le infrastrutture dei terroristi". "La sicurezza è un problema fondamentale - ha detto Bush - Nessun accordo e nessuo stato palestinese può nascere dal terrore".

CON ACCORDO PACE FINIRA' OCCUPAZIONE INIZIATA 1967

Il presidente americano George W. Bush ha detto oggi a Gerusalemme che un accordo di pace tra israeliani e palestinesi comporta la fine della "occupazione" iniziata nel 1967 da Israele. Bush, facendo il punto su due giorni di colloqui, ha detto oggi che l'accordo di pace "deve stabilire che la Palestina è la patria del popolo palestinese, come Israele è la patria per gli ebrei".

STATO PALESTINESE DOVRA' AVERE CONTINUITA'

Il presidente americano George W. Bush ha detto oggi a Gerusalemme che un futuro stato palestinese dovrà avere continuità territoriale, cioé non potrà essere frammentato. Bush ha detto che il futuro stato palestinese destinato a nascere dai negozuiati di pace dovrà essere "attuabile, senza discontinuità territoriale, sovrano e indipendente".

SERVONO CONCESSIONI DOLOROSE DA ENTRAMBE LE PARTI

Il presidente americano George W. Bush ha detto oggi a Gerusalemme che "concessioni dolorose da entrambe le parti" saranno necessarie per giungere alla pace tra israeliani e palestinesi. Bush, facendo il punto su due giorni di colloqui in Israele e Cisgiordania, ha detto che risolvere lo status di Gerusalemme sarà un problema difficile ma che si può giungere ad una soluzione.

SOLLECITA PAESI ARABI MOSSE DISTENSIVE CON ISRAELE

Il presidente americano George W. Bush ha esortato oggi a Gerusalemme i paesi arabi a mosse distensive verso Israele sottolineando che sono "da tempo necessarie". Bush ha fatto il punto dei suoi colloqui con i dirigenti israeliani e palestinesi.

A New York al via maxi-riciclo delle buste di plastica

ANSA.it, http://www.ansa.it, 10/01/2008

di Alessandra Baldini

NEW YORK - La Grande Mela è sempre più verde: il consiglio comunale di New York ha approvato a stragrande maggioranza una legge per il riciclaggio delle buste di plastica nei supermercati e nei grandi negozi. Perché la nuova norma entri in vigore serve il sì del sindaco Michael Bloomberg, che viene giudicato scontato. La legge, destinata a entrare in vigore in estate, prevede che i negozi con superficie superiore ai 465 metri quadri recuperino e riciclino le shopping bag dai clienti. New York è di gran lunga la più grande metropoli americana a dichiarare guerra alle buste di plastica per limitare l'impatto ambientale dell'ennesimo prodotto derivato dal petrolio: secondo le stime degli ecologisti, negli Usa se ne consumano 86 miliardi ogni anno - un miliardo solo nella big Apple - che vanno a finire in discariche dove sopravvivono oltre un millennio o nello stomaco di balene o tartarughe marine.

Negli Stati Uniti la 'salutista' California ha fatto da apripista delle campagne contro le buste di plastica: in marzo San Francisco ha messo al bando quelle non biodegradabili - nella città del Golden Gate ne venivano usate circa 200 mila all'anno - e in luglio il riciclaggio è diventato obbligatorio nei grandi supermercati a livello statale. A New York a sorpresa il provvedimento ha ricevuto la benedizione di grandi catene alimentari e drudgstore e perfino dei produttori i buste di plastica. La legge prevede che nei negozi vengano installate all'ingresso o comunque in bella vista contenitori per il riciclaggio dei sacchetti che altrimenti si accumulano straripando dagli armadietti di cucina. I clienti potranno usarli per depositare le shopping bag in esubero e altre buste di plastica o nylon ad esempio quelle della tintoria. Non sarà necessario riportare i sacchetti al supermercato da cui sono venuti: "Sarebbe un incubo per i consumatori", ha dichiarato la presidente del Consiglio comunale Christine Quinn che in ottobre si era fatta promotrice del provvedimento approvato adesso con 44 voti contro due. I negozi dovranno assicurare che sulle buste di plastica siano stampati messaggi che invitano al riciclaggio.

Quanto alla ragione per cui New York non ha seguito la strada del bando totale come a san Francisco - ha spiegato la Quinn - é perché il divieto totale incoraggia l'uso di buste di carta, e queste a loro volta sono altrettanto inquinanti in quanto sprigionano metano decomponendosi. New York incoraggia invece l'uso di sporte di tela per far la spesa: la scorsa estate le ha messe in circolazione Whole Foods la più grande catena al mondo di supermercati biologici: i newyorchesi hanno fatto la fila sotto al pioggia per accaparrarsene una. La sporta ecologica, con la scritta sopra I'm not a plastic bag" in blu elettrico, è diventata subito uno status symbol e un ambito oggetto del desiderio per i consumatori della eco-fashion: esaurita in poche ore, è spuntata subito sul sito delle aste on-line eBay a prezzo più che decuplicato rispetto ai 15 dollari iniziali.

Caccia bombardieri Usa contro Al Quaida a sud di Baghdad

Rainews24, http://www.rainews24.it, 10/01/2008

Cacciabombardieri e jet americani hanno sganciato 18 tonnellate di bombe nel corso di un attacco aereo di 10 minuti nei sobborghi a sud di Baghdad, radendo al suolo quello che i militari hanno chiamato il "paradiso" di al-Qaida in Iraq.

Il massiccio attacco, messo a segno mentre le truppe Usa e irachene erano in avvicinamento, fa parte dell'Operazione "Phantom Phoenix", una nuova campagna lanciata martedì contro al Qaida in Iraq. Al raid aereo, riferisco l'esercito Usa, è seguito un attacco da terra che ha portato a 12 arresti e alla scoperta di due abitazioni che, secondo un ufficiale dell'esercito iracheno, erano state utilizzate per torturare le vittime di sequestri di persona.

Secondo un comunicato dell'esercito Usa, due cacciabombardieri B-1 e quattro jet da combattimento F-16 hanno sganciato in 10 riprese le bombe su 40 obiettivi ad Arab Jabour.

La parola agli iracheni?

Eppure, oggi, il Washington Post, parla del senso della nuova strategia per l'Iraq, messa silenziosamente in atto dai militari e funzionari della diplomazia americana nel corso dell'ultimo anno. Dopo aver tentato inutilmente di far muovere gli iracheni verso determinati obiettivi politici, economici e di sicurezza, hanno deciso di lasciare che siano loro a immaginare le soluzioni.

Dal generale David Petraeus all'ambasciatore Ryan Crocker agli assistenti umanitari- riporta il quotidiano - tutti si dicono desiderosi di fare un passo

indietro per aiutare gli iracheni a formulare le proprie risposte. In molti casi - in particolare sul fronte politico - le soluzioni irachene non somigliano molto agli obiettivi ambiziosi che Bush aveva indicato per il 2007 nel suo discorso alla nazione del 10 gennaio scorso.

Presa la "mente"dell'attantato a Samarrà

Intanto il "cervello" del secondo attentato alla cupola d'oro del mausoleo sciita di Samarrà è stato catturato dalle forze di sicurezza irachene. E' quanto ha annunciato la tv di stato al Iraqiya, mentre il ministero degli Interni ha dato

notizie della cattura dei membri della sua banda che stavano per contrabbandare all'estero 'oggetti e reperti preziosi appartenuti" allo stesso luogo di culto.

Il primo attentato alla moschea al Askary che il 12 febbraio del 2006 distrusse la sua cupola d'oro, segnò in pratica, l'inizio della sanguinosa guerra confessionale tra sciiti e sunniti in Iraq. Nel giugno dell'anno scorso, un secondo attentato distrusse i due minareti dello stesso mausoleo.

La tv irachena ha mostrato oggi le immagini dei "reperti preziosi" sequestrati dalla polizia, dove si vede una copia del Corano e alcuni scudi e spade che probabilmente risalgono al decimo secolo, quando venne' costruita la Moschea. Il capo delle operazioni di Samarra', il generale Rashid Fleih, interpellato dall'emittente irachena ha reso noto il nome della "testa pensante dell'attentato". Si tratta di un iracheno di nome, Mahmoud Dawi.

La marina Usa ridiemsione l'incidente con gli iraniani nello stretto di Hormuz

Rainews24, http://www.rainews24.it, 10/01/2008

La marina Usa ridimensiona le minacccie dei battelli iraniani che hanno incrociato la rotta delle tre navi americane nello stretto di Hormuz.

Non c'e' modo di sapere con esattezza da dove questa (minaccia trasmessa via radio) provenisse. Potrebbe essere venuta dalla spiaggia...o da un altro vascello nell'area, ha dichiarato il tenente John Gay del comando della flotta aggiungendo pero che "i battelli iraniani avevano (comunque) un atteggiamento provocatorio e aggressivo" verso le navi Usa.

Nel video diffuso dal Pentagono 48 ore dopo l'incidente si vedevano i battelli avvicinarsi a grande velocita' verso le unita' americane e a un certo punto si sente una voce in inglese avvertire: "Sto piombando su di voi..preparatevi a saltare in aria entro pochi minuti".

Lo stesso giorno i pasdaran accusarono gli Usa di aver trasmesso un video falso: "Le riprese della navi diffuse dalla Marina statunitense sono immagini d'archivio, e l'audio e' stato aggiunto a bella posta", sostengono i guardiani della rivoluzione.

Oggi invece Teheran aveva diffuso un proprio video dell'incidente e nel filmato di quattro minuti trasmesso dal canale pubblico in lingua inglese Press-TV, si sente un ufficiale iraniano che contatta l'equipaggio americano via radio e chiede di identificare le navi Usa - che appaiono in lontananza sullo sfondo - e il motivo del loro transito.

Nave della coalizione numero 73, questa e' una pattuglia iraniana, si sente dire in buon inglese all'ufficiale di Teheran. "Qui nave 73, sto operando in acque internazionali", e' la risposta".

Porprio oggi, infine, il dipartimento di Stato aveva inviato tramite la legazione elvetica a Teheran formale protesta contro il governo iraniano per l'episodio.

Baghdad respinge la proposta di Washington per la permanenza delle truppe fino al 2012

Rainews24, http://www.rainews24.it, 10/11/2008

Le proposte di modifica al Sofa (Status of forces agreement), il patto sulla sicurezza che fornirà il quadro legale per la permanenza per altri tre anni in Iraq del contingente militare Usa, proposte da Washington non sono sufficienti. Lo ha dichiarato un portavoce del governo iracheno.

Il governo di Baghdad ha chiesto a Washington di proporre nuove modifiche se vuole che il patto sulla sicurezza ottenga l'approvazione dell'Asssemblea nazionale. Il portavoce del governo iracheno ha aggiunto che il governo invita gli Stati Uniti a "fornire risposte che siano appropriate per gli iracheni".

Si tratta delle prime dichiarazioni ufficiali pubbliche degli iracheni sulla risposta statunitense della scorsa settimana alla richiesta irachena di cambiamenti nella bozza di accordo. L'accordo manterrebbe le truppe statunitensi nel Paese fino al 2012 e garantirebbe all'Iraq un ruolo maggiore nella gestione della missione statunitense.

Al via la missione Ue contro la pirateria in Somalia

Rainews24, http://www.rainews24.it, 10/11/2008

I ministri della Difesa dell'Ue hanno dato il via libera alla missione navale europea per "dissuadere, prevenire e reprimere" la pirateria al largo della Somalia. Lo hanno riferito fonti della presidenza di turno francese. La missione, denominata Operazione Atalanta, dovrà proteggere le navi in transito e quelle che trasportano aiuti dell'Onu e di Ong diretti in Somalia. Saranno inviate tra sei e dieci navi che dovranno garantire la sicurezza nel Golfo di Aden in collaborazione con Stati Uniti e Nato. "con tutti i mezzi necessari, compreso l'uso della forza".

Venerdì 11 Gennaio 2008

Iraq, cade la neve a Baghdad: la prima volta a memoria d'uomo

ANSA.it, http://www.ansa.it, 11/01/2008

BAGHDAD - La neve è caduta oggi a Baghdad per la prima volta a memoria d'uomo, stupendo e divertendo i residenti che l'hanno interpretata come un presagio di pace. "E' la prima volta che abbiamo visto la neve a Baghdad", dice il sessantenne Hassan Zahar. Le strade della capitale erano ancora quasi vuote quando grossi e e pesanti fiocchi di neve sono cominciati a cadere questa mattina, giorno di festa in Iraq.

Violento scossone al processo di pace

ANSA.it, http://www.ansa.it, 11/01/2008

(dell'inviato Cristiano del Riccio)

Aveva affermato di voler dare una 'spinta' al processo di pace in Medio Oriente. Ma nel primo viaggio in Israele e Cisgiordania della sua presidenza George W. Bush ha fatto qualcosa di più, assestando un deciso scossone al fragile meccanismo avviato ad Annapolis. Dopo due giorni di colloqui con i dirigenti israeliani (a Gerusalemme) e palestinesi (nella roccaforte di Ramallah) il presidente americano ha gettato un sasso nello stagno del sonnolento negoziato tra le due parti mostrando di essere insofferente ad ulteriori perdite di tempo. A sei settimane dalla conferenza di Annapolis, dove israeliani e palestinesi si erano impegnati a fare tutto il possibile per giungere ad un accordo di pace "entro il 2008", il premier israeliano Ehud Olmert e il presidente palestinese Abu Mazen (Mahmud Abbas) sono riusciti a mettersi d'accordo, alla vigilia dell'arrivo di Bush nella regione, sulla 'luce verde' ai negoziati, che si preannunciano difficili e complessi. Bush comunque ha i mesi contati. "Lascerò la Casa Bianca tra un anno - ha sottolineato durante una conferenza stampa in Cisgiordania - ma possiamo ancora farcela". Così, ascoltati israeliani e palestinesi, l'inquilino della Casa Bianca ha cominciato a indicare i pilastri di un possibile accordo. Usando una parola destinata ad avere impatto in Israele, Bush ha detto che Tel Aviv deve por fine all'"occupazione" dei territori palestinesi, cominciata nel 1967, cioé 40 anni fa. Una frase che, pronunciata a Gerusalemme, mira a lasciare il segno. Un'interpretazione letterale potrebbe indicare una richiesta di ritiro israeliano dalla Cisgiordania, da Gerusalemme Est e dalle Alture del Golan.

Ma un portavoce della Casa Bianca ha poi precisato che il presidente intendeva riferirsi solo alla Cisgiordania. Inoltre Bush ha accolto un'altra richiesta palestinese affermando che un futuro stato palestinese non dovrà essere un 'formaggio svizzero' cioé dovrà avere 'continuita' territorialé. Bush ha detto che dovrà essere "attuabile, avere continuità territoriale, indipendente e sovrano". L'inquilino della Casa Bianca ha cercato anche di accelerare la soluzione di un altro dei 'problemi finali' del negoziato, cioé la sorte dei rifugiati palestinesi costretti a lasciare le loro abitazioni alla nascita di Israele. Si tratta, calcolando i discendenti, di quattro milioni di persone. Bush esclude che possano tornare ai vecchi territori, che sono ora diventati Israele. Per questo insiste a chiamare Israele uno 'stato ebraico' (una definizione avversata dai palestinesi). Bush ha proposto un meccanismo internazionale di risarcimenti ai rifugiati, che dovranno però rassegnarsi a vivere in Palestina. Se la carota del 'piano Bush' è centrata per i palestinesi sulla terra e sui soldi, il beneficio offerto agli israeliani riguarda soprattutto la sicurezza (una versione quindi aggiornata del vecchio "terra in cambio di pace"). Il presidente Usa ha detto più volte che un accordo di pace "può essere raggiunto entro il 2008" ma che però "nessun accordo e nessuno stato palestinese possono nascere dal terrore". Il presidente palestinese Abu Mazen deve trovare il modo per fermare l'attività di Hamas, che la Casa Bianca considera un gruppo terrorista, a Gaza e per smantellare la sua infrastruttura terroristica. "La scelta qui è tra il caos e la pace. Tra due stati oppure uno statu quo senza sbocco", ha affermato il presidente Usa. Resta da vedere ciò che potrà fare Abu Mazen che non ha alcun controllo su Gaza. Bush ha spezzato un'altra lancia a favore di Israele affermando che la mappa dello stato palestinese dovrà tenere conto delle realtà attuali, cioé dell'esistenza di massicci insediamenti israeliani in Cisgiordania, che resteranno. Devono invece sparire immediatamente gli avamposti illegali creati da alcuni coloni israeliani. Per quanto riguarda il destino di Gerusalemme, Bush si è limitato a dire che si tratta di un problema "molto difficile" che richiederà "dolorosi compromessi" per giungere ad una soluzione. Ma non si è azzardato a proporne una, conscio dell'estrema delicatezza della questione.

Guantanamo, manifestazioni in tutto il mondo per chiederne la chiusura

Rainews24, http://www.rainews24.it, 11/01/2008

Guantanamo. Sesto anniversario dell'apertura del carcere

Nel sesto anniversario del primo trasferimento di detenuti nella base americana di Guantanamo, a Cuba, Amnesty International, col sostegno di oltre 1.200 parlamentari di ogni parte del mondo, ha presentato all'amministrazione statunitense un piano d'azione per porre fine alle detenzioni illegali nel contesto della 'guerra al terrore'. Il piano d'azione, si legge in una nota, consiste in 13 raccomandazioni per far cessare queste pratiche che violano i diritti umani, senza compromettere la capacita' del governo di combattere il terrorismo.

Diverse centinaia di persone vestite con una tuta arancione, simile a quella che sono costretti a portare i detenuti a Guantanamo, hanno manifestato a Sydney.

Altre manifestazioni simili sono state organizzate in tutto il mondo, dal Regno Unito al Bahrein, dal Paraguay alle Filippine, dall'Italia agli Stati Uniti.

L'11 gennaio di sei anni fa, infatti, l'amministrazione americana apriva sull'isola di Cuba quello che poi, sottolinea Amnesty, e' diventato il simbolo delle violazioni dei diritti umani nel contesto della "guerra al terrore". L'impegno dell'organizzazione umanitaria negli ultimi cinque anni ha ottenuto risultati importanti, come il rilascio di circa 500 prigionieri; ma questo, secondo Amnesty, non basta. L'organizzazione proseguira' quindi la sua campagna "Chiudere Guantanamo, ora!" fino a quando il centro di detenzione per presunti terroristi non verra' chiuso e i prigionieri non verranno sottoposti a regolare processo oppure rilasciati. Con questi obiettivi Amnesty ha organizzato la manifestazione alla quale hanno aderito anche altre organizzazioni italiane.

L'organizzazione fornisce inoltre consigli pratici, come sollecitato dal governo di Washington, per chiudere Guantanamo. "Guantanamo e' un'anomalia che dev'essere immediatamente corretta. Il solo modo per farlo e' chiudere il centro di detenzione", ha dichiarato Irene Khan, segretaria generale di Amnesty International. Il piano d'azione, sottoscritto da parlamentari di numerosi paesi tra cui Giappone, Israele, Regno Unito e Italia, chiede il ripristino dell'habeas corpus, la fine delle detenzioni segrete, l'incriminazione e il processo di fronte a tribunali indipendenti e imparziali oppure il rilascio di tutti i detenuti.

Per le persone rimesse in liberta', inoltre, dovranno essere trovate soluzioni legali e sicure. "Le pratiche illegali adottate dal governo americano nel contesto della 'guerra al terrore', esemplificate da Guantanamo e dal programma Cia di detenzioni segrete, hanno promosso il pericoloso concetto che i diritti umani fondamentali possono essere messi da parte in nome della sicurezza nazionale", ha aggiunto Khan.

Guantanamo, compie 6 anni la prigione piu' discussa

ANSA.it, http://www.ansa.it, 11/01/2008

La prigione militare di Guantanamo compie sei anni: è collocata sui bordi di un'insenatura nella punta sud-est dell'isola di Cuba, lontana 13 mila km dall'Afghanistan, in una zona speciale chiamata 'Campo Delta'. L'11 gennaio 2002, nella base della marina statunitense a Guantanamo Bay a Cuba arrivarono i primi 20 'prigionieri di guerra', condotti incappucciati, con le mani legate e i piedi incatenati.

Erano trascorsi esattamente quattro mesi dall'attacco all'America dell'11 settembre 2001 e gli americani avevano ormai vinto la guerra in Afghanistan, senza però catturare i leader di Al Qaida e taleban. Da allora, poco meno di 800 prigionieri, ritenuti coinvolti in azioni di terrorismo, sono passati da Camp Delta e dagli altri centri di detenzione di Guantanamo. Per 380 di loro - di cui 114 nel corso del 2006 - c'é stata la possibilità del trasferimento ai paesi d'origine e in molti casi la scarcerazione. Meno di 400 detenuti restano invece in una condizione segnata da molte incertezze. Il Pentagono ha già stabilito che 85 di loro non costituiscono più un pericolo, ma non è riuscito al momento a trovare paesi disponibili ad accoglierli. Gli altri dovrebbero essere processati ma il condizionale è d'obbligo giacché sono proprio i processi l'aspetto più complesso della questione Guantanamo. L'iter delle 'commissioni militari', i tribunali speciali creati da Bush dopo l'11 settembre ha avuto vita travagliata.

La Corte Suprema degli Stati Uniti li ha bloccati due volte sul nascere. Il Pentagono da tempo sta mettendo a punto le procedure per cominciare i processi. Bush, che più volte aveva ribadito di voler chiudere Guantanamo, ha anche avvertito di non poter compiere passi del genere prima che venga stabilito cosa fare con quelli che l'America ritiene terroristi e 'combattenti nemici'. Il 29 giugno 2006, in occasione dell'appello di un detenuto yemenita, Salim Ahmed Hamdan, presunto autista di Osama bin Laden, la Corte Suprema degli Stati Uniti boccia le scelte del presidente sui tribunali militari speciali (definendoli illegittimi) per i detenuti di Guantanamo. Nell'agosto 2006, con una mossa a sorpresa, il presidente fa trasferire a Guantanamo anche i 14 detenuti di Al Qaida di maggior spessore custoditi dagli Usa, che si trovavano nelle prigioni segrete della Cia. Il 17 ottobre 2006 George W. Bush firma la legge che crea negli Usa un sistema giudiziario militare per i sospetti terroristi e definisce le regole per interrogarli. Il 14 febbraio 2007 il presidente americano firma un ordine esecutivo che avvicina il momento in cui i sospetti terroristi detenuti a Guantanamo potranno essere processati da speciali tribunali militari. Il documento autorizza la creazione di commissioni militari incaricate di portare avanti i processi contro i sospetti terroristi. Nel corso del 2007 viene creato un tribunale smontabile, una tendopoli militare stile 'MASH', all'interno della base, per processare i detenuti in attesa di conoscere il proprio destino.

Fbi non paga, compagnie telefoniche tagliano fili

ANSA.it, http://www.ansa.it, 11/01/2008

(di Alessandra Baldini)

L'Fbi non paga, le compagnie dei telefoni tagliano i fili. Il programma di intercettazioni segreto dell'amministrazione Bush è inciampato in un ostacolo inatteso: il mancato pagamento delle bollette mensili da parte degli agenti della polizia federale. Lo ha scoperto un'inchiesta interna del Ministero della Giustizia. In cinque dei 56 uffici del Bureau sul territorio un'audizione del Ministero ha trovato centinaia di bollette inevase che hanno indotto le compagnie dei telefoni a sospendere i servizi minacciando l'integrità dei programmi di sorveglianza undercover del Bureau su sospetti terroristi e criminali comuni. "Si è arrivati al punto che alcune società hanno letteralmente tagliato i fili delle linee dedicate alle intercettazioni", si legge in una sintesi del rapporto dell'ufficio dell'Ispettore Generale del Ministero Glenn Fine: cinque paginette su 87 che tuttavia sono sufficienti a dare uno spaccato di malcostume e caos finanziario. Su un migliaio di bollette esaminate, più della metà non sono state pagate in tempo, tra queste un conto di 66 mila dollari ricondotto ad un agente il cui nome è rimasto anonimo. Il portavoce dell'Fbi Richard Kolko ha dichiarato che in tutti i casi menzionati nel rapporto le informazioni intercettate sono state recuperate una volta che sono stati saldati conti.

Le rivelazioni hanno provocato un tam tam di indignazione tra i movimenti che si battono contro l'invasione della privacy nei programmi di intercettazioni segrete decise dall'amministrazione Bush dopo l'11 settembre: "Se non fosse da piangere sarebbe ridicolo", ha commentato Michael German, un ex agente dell'Fbi passato all'American Civil Liberties Union. German se l'é presa anche con le compagnie dei telefoni, a suo avviso troppo acquiescenti quando si è trattato di prestare i loro servizi a un programma che secondo la maggioranza degli americani è illegale: "Sembra che credano all'Fbi quando dice che il mandato è in arrivo per posta, ma quando è in gioco l'assegno non sono altrettanto flessibili". Il rapporto di Fine è l'ultimo in una serie di inchieste dell'Ispettore Generale sul malcostume finanziario del Bureau of Investigation federale che ha già messo in luce problemi cronici nei libri contabili e la sparizione di centinaia di armi e di laptop. In questo caso, spulciando i dossier di 35 dipendenti, Fine ha scoperto che una buona metà aveva fatto bancarotta o aveva avuto altri problemi personali. In un caso, finito nel 2006 davanti al giudice, uno specialista di telecomunicazioni si era dichiarato colpevole di aver rubato oltre 25 mila dollari da fondi che avrebbero dovuto servire a pagare servizi telefonici.

Scoperti i segreti degli storni in volo

ANSA.it, http://www.ansa.it, 11/01/2008

Otto mesi con il naso all'insù a osservare le evoluzioni delle migliaia di storni che al tramonto si chiamano a raccolta nel cielo di Roma, 200.000 foto e giorni di filmati per interpretare i movimenti alla luce di leggi fisiche: così studiosi italiani hanno scoperto i segreti che fanno aggregare e muovere all'unisono migliaia di uccelli in uno stormo in volo. Regole che potrebbero valere per altri animali che si muovono in gruppi numerosi, come i pesci, e forse anche per comportamenti umani complessi, come quelli elettorali e dei mercati azionari. Il progetto, che ha meritato la copertina della rivista Physics Today, è partito con un finanziamento europeo nell'ambito dello studio Starflag (Starlings in Flight, ossia storni in volo), che ha coinvolto sette centri di ricerca di cinque Paesi con il coordinamento del fisico Giorgio Parisi, direttore del centro di meccanica statistica e complessità (Smc) dell'Istituto nazionale di fisica della materia del Consiglio nazionale delle ricerche (Infm-Cnr).

La ricerca si è basata su immagini stereoscopiche ad alta definizione degli storni in volo elaborate con tecniche ispirate ai metodi della fisica statistica e che hanno permesso di ricostruire la posizione tridimensionale dei singoli uccelli nello stormo. Ricostruendo modelli tridimensionali del comportamenti degli storni i ricercatori hanno scoperto che, contrariamente a quanto si credeva, ogni singolo storno non interagisce con tutti gli altri individui che si trovano entro una certa distanza, ma che ognuno di essi tiene sotto controllo un numero fisso di suoi simili (circa sette), indipendentemente da quanto sono distanti. Un "trucco" che permette agli storni di ricompattarsi molto rapidamente quando lo stormo si disperde a causa di un attacco. "Le stesse regole che abbiamo individuato negli uccelli potrebbero valere per banchi di pesce, o per i moscerini, che possono formare gruppi con migliaia di individui", ha detto Parisi, presentando i risultati oggi a Roma, nell'Accademia dei Lincei. "Una volta costruiti i modelli comportamentali delle interazioni fra animali - ha proseguito Parisi - si tratterà di capire se questi sono applicabili anche al comportamento umano. Abbiamo visto che probabilmente gli animali si muovono sulla base del comportamento dei vicini e in futuro si potrà verificare se modelli analoghi possono spiegare comportamenti umani basati sull'imitazione di comportamenti altri, ad esempio nel caso della moda. Ma prima di tutto dovremo completare tutti gli studi sugli animali". Una grande città come Roma continuerà ad essere il luogo ideale per raccogliere i dati: "per gli uccelli le città sono i luoghi ideali nei quali rifugiarsi la sera, isole di calore e luoghi protetti dai predatori", ha osservato l'etologo Luciano Bullini, dell'università di Roma La Sapienza. Completato il progetto europeo, il gruppo italiano conta adesso di continuare a raccogliere dati sugli storni e in seguito su altri animali. "Ora andremo avanti con altri fondi - ha concluso Parisi - e proseguiremo lo studio nell'ambito dell'attività di ricerca ordinaria, con finanziamenti più piccoli".

Doping: carcere a Marion Jones, fine dei giorni di gloria

ANSA.it, http://www.ansa.it, 11/01/2008

Ex campionessa olimpionica, vincitrice di tre medaglie d'oro e di due di bronzo alle Olimpiadi di Sydney 2000, è stata ritenuta colpevole di aver fatto uso di sostanze dopanti.

FINE DEI GIORNI DI GLORIA

(di Luciano Clerico)

Il giorno più lungo di Marion Jones è direttamente proporzionale al suo dolore: non finisce più. Per quella che dal 2000 al 2003 - dopo le Olimpiadi di Sydney - fu l'atleta più ammirata al mondo la giornata di oggi é stata la più lunga della sua vita, e senza ombra di dubbio la più dolorosa: davanti a un giudice di New York Marion Jones, nata a Los Angeles il 12 ottobre del 1975 da genitori provenienti dal Belize, ex campionessa olimpica sui 100, 200 e staffetta 4X400 metri metri, è stata giudicata colpevole di aver 'rubato' quelle medaglie e quella gloria, colpevole di aver mentito, colpevole di aver vinto. Per questo dovrà farsi sei mesi di carcere. La Jones nell'ottobre scorso aveva già confessato tutto, già si era sottoposta alla tortura di un'ammenda pubblica. In una conferenza stampa aveva dichiarato alle televisioni d'America e non solo che "sì, è vero, mi sono drogata. Ho preso steroidi, e l'ho fatto sia prima dei Giochi di Sydney, sia dopo. Tante volte". Non è facile ammettere. Molto più facile omettere, o nascondere, o mentire, come aveva fatto nel 2004 quando davanti a un ispettore federale che indagava sulle attività illecite di un laboratorio chiamato Balco, aveva giurato che "no, non ho mai, dico mai fatto uso di steroidi per migliorare le mie prestazioni sportive". O come aveva fatto l'anno successivo, per amore, fingendo di non essere "affatto" a conoscenza che Tim Montgomery, il padre di suo figlio, fosse coinvolto in un giro sporco di assegni rubati e contraffatti. Di fronte ad accuse circostanziate a tal punto da poter essere provate, Marion Jones aveva mentito. Nella calvinista, puritanissima America non si può, non si fa. Si rischia molto di più dell'eventuale perdita di qualche medaglia, per quanto olimpica (e Marion le sue cinque di Sydney le ha già riconsegnate tutte, le tre d'oro più le due di bronzo per salto in lungo e staffetta 4X100). In America si rischia l'ignominia permanente effettiva. Ne sa qualcosa Bill Clinton in persona, che rischiò l'impeachment per il sospetto di una bugia. Anche per questo Marion Jones, dopo essersi dichiarata colpevole davanti alla Corte, il 5 ottobre del 2007 aveva affrontato la selva di telecamere e fotografi che la attendeva fuori dal tribunale con il coraggio che un tempo riservava alle finali olimpiche. E aveva trovato la forza di dire l'unica cosa che la poteva salvare dall'ignominia permanente ed effettiva: "ho mentito". "E' con grande vergogna - disse quel giorno, trattenendo le lacrime - che mi presento a voi oggi per dirvi che ho tradito la vostra fiducia. Sono stata disonesta, e voi avete il diritto di essere arrabbiati con me. Ho tradito la mia famiglia. Ho tradito il mio Paese. E ho tradito me stessa...Voglio chiedervi perdono per le mie azioni, e spero che possiate trovarlo nel vostro cuore". Non solo: quel giorno riconsegnò anche le sue cinque medaglie, anticipando così la richiesta ufficiale del Comitato Olimpico, che ha cancellato tutti i suoi record dai libri di atletica (compreso il 10"65" sui 100m e il 21"62 sui 200m, che restano i secondi tempi mondiali di sempre.

Oggi a White Plain, New York, il giudice Kenneth Karas, del US District, ha ratificato la sua colpevolezza in modo definitivo. Ha valutato che la sua confessione pubblica per l'ex principessa Marion Jones non era una punizione sufficiente, merita la prigione. Marion Jones aspettava solo di sapere se sapere se il suo dolore avesse già toccato il massimo, oppure se dovesse crescere fino alla vergogna del carcere. (luciano.clerico@ansa.it)

Il cuore ha bisogno di sette ore di sonno

ANSA.it, http://www.ansa.it, 11/11/2008

ROMA - E' ristoratore, rigenera mente e corpo, aiuta anche a mantenere la linea, il sonno non è una perdita di tempo ma una vera assicurazione sulla salute anche a lungo termine, infatti dormire poco aumenta il rischio di malattie cardiovascolari: 'pericolo cuore' per chi tende a dormire meno di 7,5 ore a notte ed ha problemi di ipertensione. E' quanto emerge da uno studio di Kazuo Eguchi della università giapponese di Jichi a Tochigi pubblicato sulla rivista Archives of Internal Medicine.

Mentre uno studio italiano pubblicato sulla stessa rivista e condotto da Pantaleo Giannuzzi, dell'Associazione Nazionale Medici Cardiologi Ospedalieri di Firenze mostra invece che cambiare stili di vita dopo un infarto potrebbe prevenire altri infarti e problemi cardiovascolari futuri. Il sonno è un'abitudine sempre più negletta nella nostra coeità; siamo inseguiti dagli impegni e per guadagnare qualche ora in più rubiamo del tempo prezioso al ristoro notturno del corpo.

Sono ormai tanti gli studi che dimostrano come dormire non sia un 'optional' ma serve alla nostra salute: se non dormiamo 'salta' la memoria, si riducono le performance cognitive, i riflessi, la prontezza di reazioni. Inoltre dormire é utile a contrastare l'aumento di peso perché quando si dorme poco si tende a mangiare di più e più carboidrati, quindi a ingrassare. Non basta? Viene allora dal cuore un altro motivo per non dimenticarsi di dormire. Nell'indagine giapponese i ricercatori hanno seguito per oltre quattro anni lo stato di salute di 1255 individui ipertesi di età media 70 anni è emerso che l'incidenza di malattie cardiovascolari è di 2,4 per cento persone per anno tra coloro che dormono meno di 7,5 ore a notte contro un'incidenza di 1,8 per 100 persone per anno tra coloro che ne dormono di più.

Nell'indagine italiana invece Giannuzzi ha messo a confronto circa 1620 pazienti reduci da infarto e coinvolti in un programma di prevenzione secondaria a lungo termine (incentrato sul cambiamento degli stili di vita, la dieta, la cessazione del fumo, l'esercizio fisico) con altrettanti pazienti post-infarto non intercettati da questo programma educativo ma semplicemente seguiti secondo le linee guida standard. E' emerso che coloro che sono stati tenuti 'sotto controllo' a lungo termine non solo con i farmaci ma anche con il percorso educativo, hanno modificato attivamente i propri stili di vita e visto ridursi del 33% il loro rischio di infarto fatale, del 48% quello di infarto non fatale.

E' sempre importante dunque adottare corretti stili di vita, a maggior ragione quando si è stati 'graziati' da un primo infarto non bisogna mai abbassare la guardia e cambiare abitudini. Il sonno fa parte dei comportamenti sani da non dimenticare. "Dai nostri risultati emerge chiaramente che la durata ridotta del sonno può essere considerata come un fattore predittivo delle malattie cardiovascolari negli anziani con ipertensione - ha concluso Eguchi - per cui i medici dvrebbero inserire anche domande sulle abitdini del sonno nei pazienti ipertesi per stimare il loro 'rischio cuore'".

Vaticano a Obama: no a cellule embrionali

ANSA.it, http://www.ansa.it, 11/11/2008

CITTA' DEL VATICANO - Il no all'uso di cellule staminali embrionali ''vale per tutti'', ed e' quindi rivolto anche agli Stati Uniti. Lo ha ribadito il presidente del Pontificio consiglio per la Salute, card. Javier Lozano Barragan, rispondendo ad una domanda riferita alla revisione delle norme in materia ventilata dal nuovo presidente eletto degli Stati Uniti, Barack Obama. Il cardinale ha pero' precisato di non ''conoscere a fondo la posizione'' del futuro inquilino della Casa Bianca.

Il card.Javier Lozano Barragan, conferma la sua contrarieta' al prelievo di cellule staminali da embrione, incoraggiando invece l'utilizzo di quelle estratte da cellule adulte o da cordone ombelicale. ''Le staminali embrionali - ha detto - non servono a nulla'', mentre ''si sono ottenuti ottimi risultati con il prelievo da cordone ombelicale o da cellule adulte ed emopoietiche''. Lo ha detto il card.Barragan presentando un convegno internazionale sulla ''pastorale nella cura dei bambini malati''.

Il Card. Barragan ha parlato di "inefficacia delle cellule staminali fetali ed embrionali" nella ricerca e nella cura delle malattie, sottolineando invece l'efficacia di quelle estratte da cellule adulte o dal cordone ombelicale, e auspicando una intensificazione delle ricerche scientifiche in questo campo. Questo orientamento scientifico è stato confermato, durante l'incontro di presentazione di un convegno sulla "pastorale nella cura dei bambini malati", anche dal coordinatore del dipartimento di medicina pediatrica dell'ospedale Bambino Gesù, Alberto Ugazio.

Quattro milioni di neonati muoiono ogni anno entro i primi 26 giorni di vita, troppi, secondo il card. Javier Lozano Barragan, mentre occorre fare ogni sforzo per salvarli, assicurando loro la massima assistenza, sanitaria e spirituale. Il riferimento è alla mancata rianimazione dei neonati con gravi malattie, praticata in alcuni Paesi e sulla quale il Vaticano ha riaperto il dibattito.

Santa Sede: sospendere alimenti è assassinio

ANSA.it, http://www.ansa.it, 11/11/2008

CITTA' DEL VATICANO - Sospendere l'idratazione e l'alimentazione in un paziente in stato vegetativo è "una mostruosità disumana e un assassinio": lo ha ribadito all'ANSA il presidente del Pontificio consiglio per la Salute, card. Javier Lozano Barragan, in attesa della sentenza della cassazione sul caso di Eluana Englaro.

''L'accanimento terapeutico - ha affermato - non si consiglia mai, ma l'idratazione e l'alimentazione non appartengono a questa categoria. Qualcuno obietta che insieme all' alimentazione vengono somministrati anche i farmaci che tengono in vita - ha aggiunto - e allora, io dico, togliete i farmaci''. Diverso e' il caso di pazienti ''nell'ultima agonia'', per i quali, ''quando nutrizione e idratazione diventano completamente inutili, non vanno sprecati''. In ogni caso - ha concluso - ''sospendere idratazione e alimentazione in un paziente in stato vegetativo peggiora il suo stato, e la terribile morte per fame e per sete e' una mostruosita' disumana e un assassinio''.

Palestinesi divisi anche in ricorrenza della morte di Arafat

ANSA.it, http://www.ansa.it, 11/11/2008

di Giorgio Raccah

GERUSALEMME - Neanche l'anniversario per la morte del loro leader storico, Yasser Arafat, riesce a unire i palestinesi. In Cisgiordania in migliaia ne hanno ricordato la morte, avvenuta quattro anni fa, ma nella striscia di Gaza l' anniversario, sembra soprattutto per le minacce di Hamas, è passato sotto silenzio. La manifestazione ufficiale si è tenuta a Ramallah alla Muqata, il quartier generale dell' Autorità palestinese dove è sepolto Arafat. Lì il presidente Abu Mazen (Mahmud Abbas), nel rivolgersi a una folla stimata in migliaia di persone giunte da diversi centri della Cisgiordania, tra uno sventolio di bandiere palestinesi e del Fatah, ha dichiarato che i palestinesi "continuano a marciare lungo la strada tracciata da Arafat fino alla realizzazione di uno stato palestinese con capitale a Gerusalemme".

Abu Mazen ha speso buona parte del suo discorso per lanciare un pesante attacco a Hamas, che nel giugno del 2007 ha cacciato con le armi dalla Striscia le forze fedeli al Fatah e all' Autorità palestinese. Abu Mazen, che ha accusato Hamas di aver attuato un putsch a Gaza, ha incolpato il movimento islamico dell'insuccesso, finora, degli sforzi, condotti dall' Egitto, per una riconciliazione nazionale palestinese. Colloqui che dovevano svolgersi a questo fine all'inizio della settimana al Cairo sono stati rinviati sine die per volontà di Hamas. Secondo Abu Mazen si tratta di un "deliberato" boicottaggio dei colloqui da parte della dirigenza di Hamas che ha motivato il passo come una reazione a un'asserita ondata di arresti di centinaia di suoi sostenitori in Cisgiordania da parte dei servizi di sicurezza palestinesi. Ma, ha affermato il presidente, questi sono "falsi pretesti" poiché si tratta di persone che sono state arrestate non per le loro opinioni politiche ma per un illegale possesso di armi e un'illegittima raccolta di fondi. Abu Mazen ha sfidato Hamas ad andare alle elezioni per vedere a chi vadano le preferenze dei palestinesi e ha accusato il movimento islamico di impedire con la forza cerimonie di commemorazione di Arafat nella Striscia.

L' anno scorso centinaia di migliaia di persone parteciparono alla ricorrenza che poi degenerò in violenti incidenti: otto palestinesi furono uccisi e oltre un centinaio feriti in scontri con la polizia di Hamas. Secondo diverse testimonianze quest'anno la polizia di Hamas ha imposto, anche con la forza, la rimozione di fotografie di Arafat e di bandiere del Fatah dai muri delle case dove erano esposte e ha arrestato chi si è rifiutato di ubbidire all'ordine.

Botero evasore, 7 milioni non dichiarati

ANSA.it, http://www.ansa.it, 11/11/2008

LUCCA - Una vita tra New York, Parigi, Montecarlo, ma Fernando Botero ha scelto dai primi anni '80 le fonderie di Pietrasanta per realizzare i celebri bronzi dalle fattezze over-size, che sono tanto nella scultura quanto nella pittura la sua cifra stilistica. Nella piccola Atene, l'artista colombiano ha da 24 anni una casa dove trascorre diversi mesi con la famiglia, dal momento che anche la moglie, la scultrice Sofia Vari, si avvale delle competenze degli artigiani versiliesi e dei laboratori della zona per le sue statue monumentali.

Se tra Botero e Pietrasanta c'é una sorta di identificazione, i rapporti non sono però stati sempre pacifici. Innamorato delle colline vicine al mare e delle bellezze della città d'arte, l'artista ha fissato lì un suo domicilio dal 1983 e ha ricevuto la cittadinanza onoraria nell'agosto del 2001. Eppure, quando Botero, nel '92, ha donato alla comunita' pietrasantina lo straordinario Guerriero, la grande statua collocata nella piazza del comune, alcuni artisti e cittadini hanno protestato parlando addirittura di "mostruosità e deturpazione urbanistica" dei luoghi onorati da Michelangelo, Kandinsky, Moore. Neanche gli affreschi della piccola chiesa quattrocentesca della Misericordia, l'anno dopo, hanno ricevuto il plauso collettivo. La Porta del Paradiso e la Porta dell'Inferno, realizzate con le tecniche illustrate da Vasari, non sono state del tutto apprezzate, tanto che, alcuni anni fa, le opere sono state imbrattate con un rossetto.

Al di là di questi episodi, per oltre 20 anni Botero è stato, con Mitoraj e Kan Yasuda, uno dei protagonisti indiscussi della piccola Atene, che a sua volta gli ha dedicato grandi mostre fino a diventare palcoscenico di prestigio per la sua opera. A incrinare seriamente i rapporti tra Botero e Pietrasanta, nel 2007 il furto di sette bronzi dell'artista in una fonderia della città. "Se accade qualche altro episodiosimile, me ne vado in Svizzera o in qualsiasi altro posto dovepercepisca di poter fondere in un contesto di maggioreprotezione", ha tuonato Botero da Bogotà subito dopo il fatto. Ma a un anno di distanza, alla fine del luglio scorso, i carabinieri gli hanno riconsegnato sei delle sette opere rubate. L'artista ha ringraziato per le forze dell'ordine per "lo straordinario lavoro svolto", che ha dimostrato che "Pietrasanta è una città sicura".

Banca d'Italia: debito pubblico record a 1667 miliardi

Rainews24, http://www.rainews24.it, 11/11/2008

Debito pubblico record in agosto, quando è salito a 1.667,2 miliardi di euro dai 1.654,7 di

luglio. Il piu' alto livello in precedenza era stato toccato in aprile con 1.663,2 miliardi. E' quanto emerge dal supplemento finanza pubblica del Bollettino statistico di Bankitalia.

Il gettito tributario di settembre, in base ai dati di cassa, è stato pari a 22,785 miliardi di

euro contro i 22,863 di settembre 2007. Nei primi nove mesi di quest'anno, quindi, il gettito si e' attestato ad un totale di 282,265 miliardi di euro, con un incremento del 3,1% rispetto

allo stesso periodo del 2007, (quando fu segnato un aumento del 6,4% rispetto a un anno prima), leggermente inferiore al +3,5% dei primi otto mesi di quest'anno.

Obama a Bush: salva l'Auto americana. Al vaglio un piano da 50 miliardi

Rainews24, http://www.rainews24.it, 11/11/2008

New York Times e Wall Street Journal non hanno dubbi: durante la visita di ieri alla Casa Bianca, il presidente americano eletto, Barack Obama, e quello uscente, George W. Bush, hanno discusso il salvataggio dell' industria automobilistica, per la quale Obama chiede un piano urgente di sostegno. Bush avrebbe condizionato l'immediato varo del piano all'approvazione da parte del Congresso dell'accordo sul libero commercio con la Colombia.

Bush durante l'incontro alla Casa Bianca ha fatto sapere che potrebbe appoggiare alcuni aiuti e un piu' ampio pacchetto di stimoli se Obama e i democratici al Congresso faranno cadere la loro opposizione all' accordo di libero scambio con la Colombia, un provvedimento per il quale Bush ha lottato a lungo, secondo fonti informate dell'incontro, scrive il NYTimes, che ricorda che "l' amministrazione Bush, che ha promosso un cospicuo intervento a favore delle imprese finanziarie, si è opposta a consentire all'industria automobilistica di attingere ai 700 miliardi di dollari di fondi di sostegno malgrado la scorsa settimana la General Motors abbia dato segnali che mettono in dubbio la sua sopravvivevenza alla fine dell'anno".

Fonti democratiche vicine al presidente eletto hanno indicato all''International Herald Tribune' che "ne' Obama ne' i leader al Congresso sono disposti ad avallare con Bush il patto colombiano", al quale i democratici si oppongono per le violazioni dei diritti umani denunciati nella Colombia di Alvaro Uribe, e dovranno quindi "probabilmente attendere che Obama assuma il potere il 20 gennaio". Ma soprattutto, un altro trattato di libero commercio dopo quello con il Canada che molti Americani identificano come corresponsabile della perdita di migliaia di posti di lavoro, non è politicamente un costo trascurabile per Democratici e nuova amministrazione Obama.

Contro lo scambio fra il trattato con la Colombia e gli stimoli all'economia proposto dai Repubblicani già ieri era intervenuto il capo dello staff nominato da Obama, Rahm Emmanuel.

Ieri General Motors è crollata ai minimi dal 1946, dopo che Deutsche Bank ha tagliato

il rating della società e il target price a zero. "La caduta libera di Gm riflette le crescenti preoccupazioni degli investitori sulla liquidita' della societa'. Ma anche la scarsa fiducia sugli effetti sugli azionisti di un eventuale salvataggio da parte del governo", spiegano alcuni analisti,

avvertendo che un intervento a favore di Gm e di Detroit nel complesso potrebbe innescare una spirale, con la quale case automobilistiche in difficoltà nel resto del mondo potrebbero

rivolgersi ai propri governi in cerca di aiuto. E questo vanificherebbe gli sforzi americani per General Motors. Barclays ha tagliato il rating di Gm a 'underweight' da 'equalweight', sottolineando come la casa automobilistica potrebbe bruciare la liquidita' ora disponibile entro febbraio. Barclays, pur constatando come un eventuale intervento del governo potrebbe ridurre i rischi di bancarotta di Gm, potrebbe avere un prezzo molto elevato per gli azionisti, le cui quote sarebbero "significativamente" diluite.

Ancor piu' duro il parere di Deutsche Bank, che ha declassato Gm da 'hold' a 'sell': secondo la banca, la casa automobilistica potrebbe arrivare, in termini di liquidita', non oltre dicembre.

Anche in presenza di un intervento governativo, Deutsche Bank prevede per Gm una possibile bancarotta. Gm ha annunciato nei giorni scorsi un rosso da 2,5 miliardi di dollari nel terzo trimestre. Il colosso dell'auto, insieme a Ford e Chrysler, è a caccia di almeno 50 miliardi di dollari dal governo.

Referendum: Grillo, firme insufficienti

ANSA.it, http://www.ansa.it, 11/11/2008

ROMA - Non ci sarebbero tutte le 500 mila firme necessarie per lo svolgimento del referendum sui 3 quesiti sull'informazione depositati da Beppe Grillo in Cassazione, lo scorso marzo e raccolte durante i 'Vaffa-day' organizzati da Grillo.

Si è riunito l'ufficio centrale della Cassazione per vagliare la validità delle firme presentate per ogni quesito, per verificarne sia il numero sia l'attendibilità e, a quanso si è appreso, Grillo non avrebbe raggiunto il numero esatto per mandare avanti il referendum.

Per questo motivo Grillo verrà convocato il 25 novembre prossimo per interloquire con i giudici sui problemi emersi nella raccolta delle firme.

Le firme raccolte da Grillo riguardavano il referendum per l'abolizione dell'Ordine dei giornalisti, per la legge Gasparri sulla Rai e l'abolizione del contributo pubblico all'editoria.

Compravendita' senatori: Procura chiede archiviazione per Berlusconi

Rainews24, http://www.rainews24.it, 11/11/2008

La Procura della Repubblica ha concluso con la richiesta di archiviazione l'inchiesta sulla cosiddetta progettata "compravendita” di senatori del centrosinistra, che vede indagato Silvio Berlusconi per il reato istigazione alla corruzione. A decidere sulla richiesta, fatta dal pm Angelantonio Racanelli, sara' il gip Orlando Villoni.

L'inchiesta era stata avviata sulla base di una serie di informazioni dalle quali emergeva l'ipotesi che in occasione della votazione della legge Finanziaria del governo Prodi, senatori del centrosinistra fossero stati avvicinati perche' confluissero nel centrodestra.

Il gip Orlando Villoni si pronuncera’ sulla richiesta di archiviazione soltanto dopo la decisione della Corte Costituzionale alla quale il giudice, che ha sospeso il procedimento sul premier, ha inviato gli atti ritenendo rilevante e non manifestamente infondata la questione di legittimita' costituzionale del lodo Alfano. Per il gip, infatti, la legge si applica anche alla fase delle indagini preliminari, diversamente da quanto sostiene la procura.

Sabato 12 Gennaio 2008

Rifiuti, guerriglia a Cagliari davanti alla villa di Soru

Rainews24, http://www.rainews24.it, 12/01/2008

Rifiuti in Sardegna. Notte di guerriglia a Cagliari~ Prodi: "La Sardegna di Soru e' un esempio di solidarieta' e di buon governo"

Chiavi cronaca

Ancora tensioni a Cagliari a causa dell'emergenza rifiuti. Per piu' di due ore si e' creata una situazione di guerriglia da stadio davanti alla villa di Renato Soru che dalle 19 era presidiata da Polizia e Carabinieri per la minaccia (diffusasi dalla mattinata con un vero tam-tam con Sms) di nuovi lanci di spazzatura nel cortile, per contestare l'arrivo dei rifiuti dalla Campania.

E' di sette persone arrestate il primo, provvisorio, bilancio della notte di guerriglia davanti alla villa del presidente della Regione Autonoma della Sardegna, presa d'assalto da quelli che fonti della Questura del capoluogo hanno definito "teppisti da strada".

Nei confronti degli arrestati sono stati contestati i reati di devastazione, incendio, lesioni e resistenza a pubblico ufficiale. Proseguono, intanto, gli accertamenti per identificare i teppisti che hanno scagliato una grossa pietra dalla scalinata della Basilica di Bonaria, che ha raggiunto al capo una donna che transitava in auto nella strada sottostante.

Agli scontri hanno partecipato, secondo una prima valutazione della Questura di Cagliari, duemila persone. Gli attacchi alle forze di polizia che proteggevano il lato destro della piazza antistante la Basilica di Bonaria, dove si trova la villa di Soru, sono cominciati poco dopo le 23. La sassaiola avrebbe provocato diversi feriti anche tra i poliziotti. Il bilancio sarebbe, al momento, di 8 agenti che hanno dovuto far ricorso alle cure dei medici del pronto soccorso.

Gli incidenti sono stati provocati soprattutto da gruppi di tifosi ultras, che si sono messi in testa al corteo dei manifestanti che voleva raggiungere la villa. Proprio questi gruppi hanno dato il via agli scontri, aggredendo e strappando bandiere e alcuni striscioni (poi bruciati) a un gruppo di sostenitori del presidente della Regione che si erano recati davanti alla villa per manifestare solidarieta' e adesione alle sue iniziative sui rifiuti.

Polizia e carabinieri, solo una parte inizialmente in tenuta antisommossa, hanno caricato gli aggressori, cercando di disperderli col lancio di lacrimogeni. I dimostranti hanno reagito col lancio di pietre e altri oggetti (cartelli stradali diventi, picchetti di lavori pubblici e vasi con piante). Sono stati anche dati alle fiamme diversi cassonetti della spazzatura.

Inizialmente erano tre i fronti dello scontro, tutti intorno alla Basilica di Bonaria. Poi i tafferugli si sono spostati al di sotto della scalinata di fronte al sagrato, in piazza dei Centomila.

Nel frattempo sono arrivati rinforzi dei carabinieri. A rendere in qualche modo paradossale la situazione e' l'accorrere tutt'intorno di curiosi (a Cagliari il venerdi' sera il centro e' invaso da giovani che vanno in pizzeria, pub e altri locali) che con cellulari fotocamere e macchine fotografiche riprendono la scena.

Sembra che uno dei motivi scatenanti degli scontri sia la rivalita' che c'e' nel calcio tra i gruppi di ultras del Cagliari e quelli del Napoli. Con i primi che avrebbero, quindi, sfruttato strumentalmente la vicenda, prendendosela con con l'uomo-simbolo dell'arrivo dei rifiuti.

Poco prima dell'1,30 c'e' stata un'ultima carica delle forze dell'ordine per disperdere un gruppo di dimostranti che aveva devastato un gazebo davanti al bar dell'hotel Mediterraneo, rompendo e buttando all'aria sedie, tavoli e altri oggetti.

I disordini scoppiati nella notte davanti a casa del presidente della Regione Renato Soru, nel corso della manifestazione contro l'arrivo dei rifiuti campani in Sardegna, sono stati provocati da un gruppo di persone "prezzolate". Il questore di Cagliari Giacomo Deiana ha spiegato che questa "e' l'ipotesi sulla quale stanno seriamente lavorando" gli inquirenti.

Pieni poteri a De Gennaro: puo' usare l'esercito

Il supercommissario per l'emergenza rifiuti della Campania, Gianni De Gennaro, ha pieni poteri su tutti i vincoli ambientali che finora sono stati spesso un ostacolo alla risoluzione del problema. Nell'ordinanza di nomina di De Gennaro, della Presidenza del Consiglio dei ministri, in piu' punti si da' mano libera all'ex capo della Polizia. In pratica puo' attivare siti da destinare a discarica nei Comuni indicati nella legge del luglio 2007 (Savignano, Terzigno, Sant'Arcangelo e Serre). Una scelta che non piace ne' a Rifondazione ne' ai Verdi. La deroga concessa a De Gennaro e' anche sulle valutazioni di impatto ambientale gia' effettuate e che in numerosi casi nel recente passato hanno ostacolato l'avvio dei siti. Gianni De Gennaro puo' inoltre chiedere l'uso dell'esercito ed e' assistito dalla forza pubblica e dalle autorita' competenti (prefetture e questure) che assicurano l'attuazione alle decisioni.

Bush: sta tornando la speranza in Iraq, colpi ad al Qaida

ANSA.it, http://www.ansa.it, 12/01/2008

dall'inviato CRISTIANO DEL RICCIO

KUWAIT CITY - Il presidente George W. Bush ha detto nel Kuwait che "sta tornando la speranza in Iraq" e che Al Qaida "ha ricevuto duri colpi" negli ultimi mesi.

Dopo aver ricevuto un rapporto da parte del generale David Petraeus, responsabile delle forze Usa in Iraq, nel corso di una visita alla maggiore base militare americana nel Kuwait, a Camp Arifjan, il presidente Bush ha detto che la situazione "é notevolmente cambiata in meglio nel giro dell'ultimo anno" in Iraq perché la nuova strategia Usa sta funzionando.

Occorre però tenere la guardia alta per non fare passi indietro e compromettere i successi già ottenuti - ha detto Bush - Per adesso siamo in linea col piano di riduzione delle truppe annunciato in settembre, ma spetta al generale Petraeus indicare il livello di truppe necessario Il presidente ha aggiunto che se Petreus stabilirà che non é possibile procedere con ulteriori riduzioni di truppe dopo le 20 mila che saranno rimpatriare entro l'estate "questo andrà benissimo per me, perché deve essere lui a decidere: l'importante è che il rimpatrio avvenga nel successo".

L'inquilino della Casa Bianca ha ammonito che l'Iran "deve smettere di sostenere le milizie estremiste in Iraq" che attaccano le forze americane ed irachene. Ha esortato anche la Siria a mosse analoghe. Bush ha spezzato una lancia a favore del governo di Baghdad affermando che è quasi impossibile "passare all'istante dalla tirannia alla democrazia" e che notevoli progressi sono stati fatti. "Ma molto resta ancora da fare e c'é bisogno di duro lavoro", ha aggiunto.

Bush aveva avuto in precedenza colloqui con l'emiro del Kuwait Amir Sabah ricevendo un appello alla liberazione di quattro detenuti del Kuwait a Guantanamo. Bush ha risposto che prenderà in "seria considerazione" la richiesta, Un portavoce dell'emiro ha aggiunto successivamente che la situazione " è un insulto al principio di giustizia americano". Dopo il Kuwait il presidente Bush si trasferisce nel Bahrain,, per poi visitare Emirati Arabi Uniti, Arabia Saudita ed Egitto.

Sos manodopera, mancano sarti e idraulici

ANSA.it, http://www.ansa.it, 12/01/2008

ROMA - Sarti e idraulici cercansi. Ma anche meccanici, parrucchieri, falegnami, addetti alla robotica, fornai e pastai. La richiesta la lanciano le imprese artigiane, che fanno sapere di esser pronte ad aprire le porte a tanti giovani in cerca di un'occupazione con contratti a tempo indeterminato, ma il più delle volte senza risultati apprezzabili.

Addirittura secondo la Confartigianato nel 2007 il fabbisogno occupazionale del settore ha toccato quota 162.550 addetti. "Ma - avverte - quasi la metà di questi potenziali dipendenti, ben 71.359, risultano introvabili". In questo ambito il gradino più alto, spiega l'Ufficio Studi dell'organizzazione, risulta essere occupato da parrucchieri ed estetisti: infatti, a fronte di un fabbisogno occupazionale di 7.970 addetti, 4.718 continuano ad essere di difficile reperimento.

Seguono a breve distanza gli idraulici: le aziende ne cercano 7.710, ma non se ne trovano 4.025. Ma i più difficili da reperire sono gli addetti alla robotica: difficile reclutarne 1.043 a fronte di un fabbisogno complessivo di 1.400. Stessa sorte per i falegnami: le imprese dovranno rinunciare ad assumerne 2.679 su un fabbisogno totale di 3.670. Ricerche al lumicino anche per più della metà delle assunzioni di carpentieri (ne servono 2.890), meccanici e autoriparatori (il fabbisogno delle imprese è di 2.800 addetti) sarti, modellisti e cappellai (potrebbero trovare lavoro 2.460 persone), fornai e pastai (2.310 gli addetti necessari).

Sul fronte meramente contrattuale gli imprenditori, sottolinea la Confartigianato, si impegnano a soddisfare tutti gli aspetti, formazione in primis, "come dimostra il fatto che ad esempio nel 2006 questi abbiano dedicato 103 milioni di ore ad insegnare il mestiere ai nuovi dipendenti, spendendo 1,6 miliardi di euro, vale a dire il doppio rispetto agli 875 milioni di euro spesi nella formazione dalle grandi imprese". In particolare l'apprendistato, sottolinea l'organizzazione artigiana, "rappresenta un fondamentale contratto a contenuto formativo e uno dei canali privilegiati per l'assunzione a tempo indeterminato". Non a caso "secondo una nostra indagine, su un campione di circa 1.600 imprese con meno di 20 addetti, artigiane e non, il 70,1% degli apprendisti attivi in azienda sarà assunto".

Un dato confermato del resto anche da quanto avvenuto in passato: concluso il periodo di formazione, il 71,4% degli imprenditori artigiani ha proposto agli apprendisti di continuare a lavorare in azienda e nel 54,5% dei casi questi hanno accettato. Che l'artigianato sia un serbatoio di occupazione stabile lo dimostrano anche altri dati: nel 2006 le aziende fino a 19 addetti hanno creato 361.000 posti di lavoro, mentre le grandi imprese ne hanno persi 114.000 e le medie 17.000.

Inoltre, sottolinea la Confartigianato, "é bene ricordare che nelle piccole aziende viene utilizzato in modo intensivo il contratto a tempo indeterminato. Infatti, mentre il lavoro a tempo indeterminato interessa l'86,4% del totale dei 16.961.000 dipendenti italiani, questa quota nelle piccole imprese (meno di 20 addetti) sale al 90,7%". Per quanto riguarda il 'lavoro a termine' (che somma i contratti di collaborazione continuativa, i prestatori d'opera occasionale e i dipendenti a tempo determinato), la Confartigianato ricorda che il totale dell'economia registra una quota di addetti attivi con questo tipo di contratti pari al 12,2%; percentuale che nelle piccole imprese (meno di 20 addetti) scende di oltre 4 punti, con un valore pari al 7,7%.

Conti pubblici: Almunia, sul deficit notizie molto positive

ANSA.it, http://www.ansa.it, 12/01/2008

ROMA - Il miglioramento del deficit italiano nel 2007 è un dato positivo "per l'economia italiana e per i cittadini italiani". Lo ha detto, a margine della celebrazione dell'ingresso di Malta nell'euro, il commissario Ue alle politiche monetarie, Joaquin Almunia, spiegando: "Ho visto i dati positivi del 2007, migliori delle attese. Sono notizie molto positive e il miglioramento del deficit è assolutamente benvenuto".

Secondo Almunia si tratta di un dato "molto buono non solo per l'Ue e per il patto di stabilità, ma soprattutto per l'economia italiana e i suoi cittadini. Questo aiuterà a gestire in condizioni migliori queste turbolenze finanziarie" e consentirà all'Italia di "provare a mantenere un tasso di crescita e occupazione adeguato". In merito alle intenzioni future del governo in materia fiscale, Almunia ha spiegato: "Nelle prossime settimane avrò colloqui con Tommaso Padoa-Schioppa, spero che mi informi sulle intenzioni del governo se ce ne sono".

PRODI: TRICHET APPREZZA MA PRUDENZA SU PREZZI

Il presidente della Banca centrale europea, Jean-Claude Trichet, "ha molto apprezzamento il cambiamento a 180 gradi della nostra economica e, naturalmente dal punto di vista di banchiere centrale, raccomanda di stare in guardia rispetto al fenomeno inflazionistico". Così il presidente del Consiglio Romano Prodi, risponde ai giornalisti che gli chiedevano informazioni su un colloquio informale tenuto con Trichet nel corso delle celebrazioni dell'ingresso di Malta nell'euro. "Ci siamo scambiati - spiega Prodi - approfonditi discorsi, non solo sull'Europa ma anche sulla crescita mondiale, degli Usa e dell'Europa". Prodi sottolinea anche: "Non abbiamo parlato di tassi". Ed ha poi sottolineato la "preoccupazione per le materie prime, sia petrolio sia derrate alimentari. Le previsioni non sono tutte di un rialzo dei prezzi, c'é grande incertezza, potrebbero esserci anche dei ribassi ma il sentimento dominante è l'incertezza dei mercati". Per questo motivo, conclude Prodi, "é chiaro che le Banche centrali, in una situazione di incertezza, devono esercitare la loro funzione di prudenza per minimizzare il rischio di incertezza".

Nel 2009 forte calo delle bollette di luce e gas

Rainews24, http://www.rainews24.it, 12/11/2008

Nel 2009 le bollette di luce e gas registreranno una forte riduzione. È l'annuncio fatto dal presidente dell'Autorità per l'energia, Alessandro Ortis, a margine di un'audizione presso la commissione Industria del Senato.

In base all'attuale metodologia di aggiornamento che utilizza l'Autorità - ha spiegato - e agli andamenti attuali del petrolio, se non ci saranno più bizze petrolifere, è facile prevedere che nel 2009 i prezzi possano diminuire in misura significativa e progressiva, prima per l'energia elettrica e poi per il gas.

Secondo Ortis dalla riduzione dell'Iva potrebbero arrivare risparmi per i consumatori per 180 milioni di euro l'anno. Il taglio degli oneri per la componente in bolletta sullo smantellamento del nucleare darebbe risparmi per 100 milioni l'anno di cui 35 milioni andrebbero a sgravare i conti delle utenze domestiche, il trasferimento dell'onere del sistema sulle fonti rinnovabili alla fiscalità generale darebbe un risparmio di 90 milioni l'anno, di cui 20 milioni per i consumatori domestici.

Kandahar, sfregiate con l'acido 15 studentesse

Rainews24, http://www.rainews24.it, 12/11/2008

Quindici giovani liceali afghane sono state oggi aggredite e sfregiate con dell'acido mentre raggiungevano la loro scuola a Kandahar. Almeno tre di loro sono in gravissime condizioni. Il gesto non e' stato rivendicato ma la citta' meridionale dell'Afghanistan e' culla e roccaforte dei taleban: nei loro cinque anni di dittatura (dal 1996 al 2001), gli studenti del Corano avevano proibito per legge l'educazione alle donne.

Atti cosi' codardi dimostrano quanto disonorevoli siano gli insorti. Nessuno francamente puo' dire che combattono per il popolo dopo che attaccano deliberatamente donne e bambini. Non sono solo codardi, ma anche mentitori, e' stata la dura condanna del comandante della missione Isaf in Afghanistan David McKiernan. Malgrado i segnali di apertura di Hamid Karzai e del presidente eletto degli Stati Uniti Barack Obama per favorire un dialogo tra il governo di Kabul e gli insorti, i taleban continuano quindi per la loro sanguinosa strada. Tanto che oggi un kamikaze - sempre a Kandahar - si e' fatto esplodere a bordo di un auto imbottita di tritolo alle porte di un complesso che ospita il consiglio della provincia, presieduto da Ahmad Wali Karzai, fratello del presidente afghano: Ahmad Wali ne e' uscito illeso ma l'attentato ha causato tre morti e almeno quaranta feriti.

Pur senza mai nominarli, il presidente Karzai ha puntato l'indice contro i guerriglieri taleban, attribuendo in particolare l'aggressione di stamane verso le studentesse ai "nemici della pace e della prosperita' in Afghanistan". "Eravamo a meta' strada verso il liceo, quando due uomini in motocicletta si sono fermati vicino a noi. Uno di loro ha gettato dell'acido sul viso di mia sorella, ho cercato di aiutarla e hanno gettato l'acido anche su di me", ha raccontato Atefa, 16 anni, dal suo letto d'ospedale. Mentre sul lettino accanto sua sorella Shamisa, di 18 anni, si contorceva e gemeva in preda al dolore con il volto completamente sfigurato dall'acido. Le ragazze, erano circa le 8 del mattino, si stavano dirigendo verso il liceo femminile 'Mirwais Nika', coperte dal burqa, cosa che probabilmente le ha salvate da guai peggiori. Gli aggressori, dopo aver spruzzato loro in faccia l'acido con una pistola giocattolo, sono fuggiti in seguito alle urla delle ragazze. "La citta' non e' sicura, ma non vogliamo restare chiuse in casa. Vogliamo avere un'istruzione e il governo deve aiutarci", e' stato l'appello di Atefa tra le lacrime. Ieri intanto quattro uomini sono stati impiccati all'interno del carcere di Kabul: tre erano militanti di al Qaida, condannati per terrorismo e riconosciuti colpevoli di attentati compiuti quattro anni fa nell'est del Paese.

Tremonti: 'Se le banche falliscono banchieri a casa o in galera'

Rainews24, http://www.rainews24.it, 12/11/2008

Se le banche falliscono "i banchieri vanno a casa o vanno in galera". Lo ha detto il ministro dell'economia, Giulio Tremonti, in audizione al Senato, precisando che gli interventi del governo "si basano sul principio costituzionale della tutela del risparmio e non sono per salvare le banche".

La Robin tax "ha evitato tagli a sanità e assistenza"

La cosiddetta 'Robin Hood Tax', l'inasprimento del prelievo fiscale su banche e petrolieri, "è stata semplicemente un modo per trovare 4 miliardi di euro senza i quali sarebbero stati tagliati sanità e assistenza", affermato il ministro dell'Economia nel corso di un'audizione al Senato sulla crisi dei mercati. "Non è stata una cosa eversiva", ha quindi sottolineato il ministro.

A proposito della 'social card', la carta prepagata per i più poveri, il ministro ha assicurato che "partirà" e ha precisato che "solo in minima e simbolica parte è finanziata con la Robin tax" perché "conta invece su altre voci".

Epifani: gravissimo l'incontro fra Berlusconi e parti sociali. Il premier esclude la Cgil

Rainews24, http://www.rainews24.it, 12/11/2008

Quello che è accaduto ieri sera, se confermato, è gravissimo, una cosa senza precedenti. Il segretario generale Guglielmo Epifani denuncia al direttivo della Cgil l'incontro di ieri sera a palazzo Grazioli fra il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, alcuni ministri, la presidente di Confindustria Emma Marcegaglia e i segretari di Cisl e Uil Raffaele Bonanni e Luigi Angeletti.

Epifani chiede "un immediato incontro con il governo" e annuncia una lettera ai leader di Cisl e Uil e al presidente di Confindustria con la quale chiederà conferma dell'incontro di ieri sera: se c'è stato, "apre un problema formale nei rapporti con le altre organizzazioni sindacali e con la Confindustria".

Il presidente Berlusconi dimostra così - si legge in una nota della Cgil - di non avere alcun rispetto nei confronti dei suoi interlocutori, quando esprimono opinioni diverse dalle sue.

Sul tema della crisi "il governo non prevede momenti formali di confronto con tutte le parti sociali, mentre quelli 'riservati' li tiene solo con alcuni soggetti, escludendo la Cgil, l'Ugl e tutte le altre rappresentanze di impresa", prosegue il leader Cgil.

Nei confronti della Cgil è un comportamento particolarmente grave perché abbiamo inviato al governo e alle altre parti sociali una piattaforma con le proprie proposte per affrontare la crisi - ha aggiunto Epifani - Con questo atteggiamento il governo esprime così la volontà di non aprire un confronto con la Cgil.

Riforma dell’Università, sindacati spaccati: la Cisl revoca lo sciopero

Rainews24, http://www.rainews24.it, 12/11/2008

I sindacati sono usciti divisi dall'incontro di ieri sera con il ministro dell'Istruzione, Mariastella Gelmini, sulla riforma dell'università. Lo confermano oggi Cisl e Uil, che hanno siglato un documento contenente le loro principali richieste per il settore, mentre la Cgil ha abbandonato il tavolo di confronto prima di apporre la firma.

La Cisl ha anche deciso di revocare lo sciopero indetto per il 14 novembre. Ancora nessuna decisione dalla Uil, che però marca la differenza con la Cgil: "La Cgil ha l'idea che lo sciopero vada fatto a tutti i costi, e per questo non ha nemmeno firmato il documento, a noi interessa invece discutere del merito del problemi".

Cisl e Uil riferiscono che la Gelmini si è impegnata a sottoporre il documento al vaglio dei ministri dell'Economia Giulio Tremonti e della Funzione pubblica Renato Brunetta, che ne dovranno valutare le compatibilità economiche.

Inoltre, i sindacati ribadiscono che domani incontreranno a Palazzo Vidoni il ministro Brunetta. Se arriveranno risposte positive alla loro richieste verrà revocato lo sciopero di venerdì sull'università.

Proposta della Lega: 'C'è crisi economica, si blocchi il fusso degli extracomunitari'

Rainews24, http://www.rainews24.it, 12/11/2008

Blocco del flusso degli immigrati in Italia per colpa della crisi economica. Lo propone la Lega in un emendamento al ddl sulla sicurezza.

I senatori del Carroccio propongono l'istituzione di un osservatorio sui flussi migratori ma, nel frattempo, chiedono che ci sia uno stop all'ingresso degli extracomunitari in Italia almeno fino a quando la crisi continua a pesare sulle aziende.

Loch Ness, 75 anni fa la prima foto del mostro

ANSA.it, http://www.ansa.it, 12/11/2008

LONDRA, 12 NOV - Il primo riferimento alla creatura nel lago risale al 565 dopo Cristo, nella biografia di Santa Columba, ma la sua celebrità contemporanea ha solo 75 anni. Tanti, infatti, ne sono passati da quel 12 novembre del 1933, quando Hugh Grey scattò la prima fotografia del mostro di Loch Ness. Foto finita poi in prima pagina dello 'Scottish Daily Record' con il titolo "Misterioso oggetto nel lago di Loch Ness".

Il quotidiano scozzese, a caccia di uno scoop, andò però ben oltre: diede di fatto i natali a Nessie, uno dei miti più celebri del Novecento. "Lo scatto di Hugh Grey è il primo di sempre e questa è la sua particolarità", dice Adrian Shine, del Loch Ness and Morar Project, l'ente che ha coordinato i molti progetti scientifici che, senza successo, si sono gettati all'inseguimento di Nessie. "E' anche la più difficile da interpretare - prosegue - ed è stato suggerito che in realtà si tratti di un doppio negativo raffigurante un Labrador con in bocca un bastone. Ma in realtà potrebbe essere qualunque cosa". Il mostro tornò a far capolino, questa volta sul 'Daily Mail', il 21 aprile del 1934. E' lo scatto più famoso, quello che raffigura Nessie come un mostro marino dal collo lungo, molto simile a un dinosauro. La foto fu scattata dal ginecologo Robert Kenneth Wilson. "E' l'immagine a cui la maggior parte delle persone fa riferimento quando pensa al mostro di Loch Ness - dice ancora Shine - ma è un falso accertato". Il terzo avvistamento 'documentato' risale invece al 14 luglio del 1951. Questo scatto, preso da Lachlan Stuart, raffigura una Nessie con tre gobbe puntute affiorare a pelo d' acqua. Ma anche in questo caso si tratta di un falso costruito ad arte. "I 'resti' del mostro furono trovati il giorno successivo dallo scrittore locale Richard Faire. Lo stesso Stuart - racconta Shine - confessò a Faire di aver fabbricato Nessie con balle di fieno e tela cerata". Circostanze che non intaccarono comunque la buona salute del mito del mostro di Loch Ness.

Qualche anno dopo, il 29 luglio del 1955, Nessie tornò infatti a far parlar di sé. Questa volta fu un rispettabile dirigente di banca, Peter MacNab, a scattare una foto del mostro - conosciuta come la foto del castello. "Se si trattasse davvero di un animale", spiega Shine, "quello ritratto nello scatto di Peter MacNab misurerebbe circa 18 metri di lunghezza. Se si pensa poi al resto del corpo, che resta sott'acqua, si otterrebbe una creatura dalle dimensioni improbabili. Detto questo, non ci sono prove che questa foto sia un falso". Con l'avvento della fotografia a colori e delle nuove tecnologie, però, gli avvistamenti del mostro di Loch Ness si sono fermati. E un rigoroso progetto scientifico, della durata di 10 anni, svolto negli anni '60, non e' riuscito a provare l' esistenza di Nessie. "Col senno di poi - conclude Shine - si può notare che le foto sono tutte diverse tra loro, e quindi non possono raffigurare lo stesso animale".

La Russa, il 12 novembre sia giornata dei caduti in missioni di pace

ANSA.it, http://www.ansa.it, 12/11/2008

ROMA - I parenti delle vittime l'avevano chiesto. Il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, ha detto sì. Il 12 novembre diventerà la Giornata del ricordo di tutti i caduti nelle missioni di pace. L'annuncio arriva nel quinto anniversario della strage di Nassiriya (19 italiani morti: 17 militari e 3 civili), che ha visto anche il "commosso ricordo" del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano e l'intitolazione di una sala del Senato alle vittime dell'attentato in Iraq. Soddisfatti i familiari, che però tornano a chiedere l'assegnazione della medaglia d'oro al valor militare ai loro congiunti uccisi.

Come ogni anno, dal 2003, il 12 novembre i parenti delle vittime sono arrivati a Roma per partecipare alle commemorazioni. Prima tappa, l'Altare della Patria, dove il ministro della Difesa ha deposto una corona d'alloro. Poi La Russa ha incontrato i familiari. "Ho detto loro - ha riferito il ministro - che il loro dolore è il nostro dolore, ma c'é qualcosa di più: credo che il sacrificio dei loro cari abbia contribuito a far crescere in Italia tra la gente il sentimento di riconoscenza verso coloro che in divisa assicurano a tutti noi un vivere più giusto, libero e più in pace". Per questo, ha aggiunto, "lavorerò per accogliere il loro desiderio che il 12 novembre diventi il giorno del ricordo dei caduti delle missioni di pace, di tutti coloro che, non solo a Nassiriya, hanno dato la vita in assolvimento del proprio dovere". Ed il gruppo del Pdl al Senato ha subito presentato un disegno di legge per istituire la Giornata della memoria.

Soddisfatto Marco Intravaia, figlio di Domenico, uno dei militari morti a Nassiriya, che ieri aveva parlato di "eroi dimenticati", chiedendo l'istituzione della Giornata del ricordo.

A La Russa, ha raccontato, "abbiamo anche chiesto che la memoria dei nostri cari venga riconosciuta con la consegna della Medaglia d'oro al valor militare. Il ministro ha assicurato il suo impegno per venire incontro ai nostri desideri". Anche Sergio Ghione, padre di Daniele, altra vittima della strage in Iraq, ha fatto sapere che "lo Stato non si è dimenticato di noi". E plausi all'iniziativa di La Russa sono arrivati dal Pd. Per Roberta Pinotti, ministro ombra della Difesa, "é importante che ci sia una giornata che ricordi tutti coloro che nelle missioni purtroppo hanno perso la vita". Dopo la messa in suffragio alla basilica di Santa Maria degli Angeli, con ministro, alti vertici militari e parenti, le celebrazioni si sono spostate al Senato, dove, alla presenza dei presidenti di Senato, Renato Schifani e Camera, Gianfranco Fini, é stata scoperta una targa che dedica la conferenza stampa di Palazzo Madama alla memoria delle vittime del 12 novembre 2003 e di tutti gli italiani caduti nell'operazione Antica Babilonia.

Tantissimi i messaggi di vicinanza da parte del mondo politico, con in testa il presidente della Repubblica, che ha espresso al ministro della Difesa "il mio personale, commosso ricordo delle 19 vittime di quella terribile strage, a cui unisco la memoria di tutti coloro che hanno perso la vita nell'assolvimento delle missioni di pace".

E l'attentato è stato ricordato anche dai militari in missione in Afghanistan, con cerimonie a Kabul ed Herat. Infine, si è parlato della strage pure al Comitato parlamentare per la sicurezza della repubblica, dove l'ex pm romano Franco Ionta, ha ricordato che la strage fu pianificata a Baghdad da Al Qaida.

Alitalia: caos nei voli, la procura di Roma indaga

ANSA.it, http://www.ansa.it, 12/11/2008

ROMA - Nuove canccellazioni, alemn 50 secondo l'Alitalia, sono previste oggi per le ripercussioni dello sciopero selvaggio di 24 ore proclamato dal Comitato di lotta dei lavoratori della Compagnia. Ieri i voli cancellati erano stati 124 con forti disagi e lunghe attese per i passeggeri. Nonostante la precettazione decisa dal ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Altero Matteoli che ipotizza sanzioni penali.

Provvedimento non osservato che assieme all'interruzione di pubblico servizio ha fatto aprire alla Procura della Repubblica di Roma un fascicolo contro ignoti. Così come ha fatto anche la Procura di Civitavecchia. Comportamenti illegali che il governo intende contrastare per garantire il diritto dei cittadini a muoversi. E se la precettazione non serve, si ricorrerà al codice penale, ha detto anche il ministro dell' Interno, Roberto Maroni secondo il quale "gli aeroporti non potranno essere occupati".

Ai lavoratori che pensano alla nazionalizzazione della compagnia, Matteoli ha replicato che "é impossibile sotto tutti i punti di vista, per l' Europa, e perché il governo non ne ha intenzione" anche perché "Alitalia finora è stata nazionalizzata e i risultati sono questi. La verità è che chi ha lavorato in Alitalia fino ad ora ha sempre avuto un proprietario astratto, oggi Cai è un proprietario con un nome e un cognome, ha soci che investono e naturalmente lo fanno per guadagnare. Nessuno può chiedere di investire senza avere il presupposto del guadagno". Giudizi confermati dal premier, Silvio Berlusconi.

Mentre il 'fronte del no' attende segnali dal governo - dopo che Cai ha detto no alla richiesta di incontro - le cinque sigle (Anpac, Up, Avia, Anpav e Sdl) hanno preso carta e penna e scritto una lettera, indirizzata al commissario Ue per i trasporti, Antonio Tajani, facendo una serie di osservazioni in relazione alla necessaria discontinuità tra la Nuova e Vecchia Alitalia. Tema questo su cui domani l'Ue dovrà dare il suo parere. I Sindacati confederali e l'Ugl nel frattempo vanno avanti. Questa sera stanno incontrando Cai per la verifica dei contratti e dei criteri di assunzione-selezione dei lavoratori destinati alla Nuova Alitalia. Matteoli ha intanto affermato di ricevere telefonate di piloti che dicono che vogliono lavorare e che aspettano Cai per avere un minimo di tranquillità.

E il sottosegretario alle Infrastrutture Roberto Castelli si è chiesto perché il personale di Air One che confluirà nella nuova Cai non ha niente da dire mentre gli altri fanno scioperi selvaggi osservando che "chi fa sciopero non vuole rassegnarsi a perdere privilegi e condizioni contrattuali molto vantaggiose che però oggi non possono più permettere alla nuova compagnia di operare in un mercato in cui tutte le compagnie aeree sono con l'acqua alla gola".

Dal fronte confederale, il leader della Cgil Guglielmo Epifani ha auspicato che il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Gianni Letta, si assuma il compito di mediatore "sulle parti del contratto che non corrispondono all'accordo firmato" visto che "aveva preso un impegno su quelle parti del secondo accordo che non corrispondevano al primo e su cui c'erano interpretazioni da dare. Credo che sia il tempo di darle". Inoltre, "é necessario anche che la Cai si doti di un capo del personale perché non possono andare avanti senza" ha sottolineato Epifani.

Per il numero uno della Cisl, Raffaele Bonanni, gli scioperi selvaggi sono "iniziative senza regole, spontanee, che creano un clima avvelenato", e che - ha aggiunto il segretario generale dell'Ugl, Renata Polverini - "vanno a danno dei cittadini e degli stessi lavoratori che ne fanno un giusto utilizzo quando è necessario". Per il leader della Uil, Luigi Angeletti, "é assolutamente prevedibile che in una fase di incertezza come quella che ancora regna ci siano queste reazioni" perché i lavoratori "non sanno quale sarà il loro destino, c'é chi si preoccupa e chi reagisce". Comunque, ha assicurato Angeletti, sono iniziative che non bloccheranno l'operazione della Cai.

Domenica 13 Gennaio 2008

Teheran e' per Bush una minaccia, l'Iran rispondera' sul programma nucleare

Rainews24, http://www.rainews24.it, 13/01/2008

Il presidente degli Stati Uniti, George W. Bush in un discorso ad Abu Dhabi ha continuato a suonare la sirena della minaccia iraniana.

L'Iran ha sostenuto Bush e': "nel mondo il principale Stato sponsor del terrorismo. L'Iran minaccia la sicurezza di tutte le nazioni", e ha aggiunto Bush Teheran "invia centinaia di milioni di dollari agli estremisti in tutto il mondo" mentre lascia in poverta i gli iraniani, e "cerca di intimidire i suoi vicini (Israele in primis) con missili e retorica bellicosa".

Le azioni dell'Iran minacciano la sicurezza ovunque, ha affermato Bush. "Per questo gli Stati Uniti stanno rafforzando l'impegno con i nostri amici nel Golfo, e riunendo i nostri amici nel mondo, per fronteggiare questo pericolo prima che sia troppo tardi".

Da Tel Aviv Ehud Olmert ha fatto eco a Bush, sostenedo che l'Iran resta per Israele un pericolo, anche dopo la pubblicazione di un rapporto dell'intelligence degli Stati Uniti secondo cui nel 2003 avrebbe sospeso gli sforzi di dotarsi di armi nucleari.

L'Iran continua a rappresentare un pericolo, ed occorre operare affinche' questo pericolo venga rimosso. Gli Stati Uniti se ne rendono certamente conto ha detto Olmert, che nei giorni scorsi ha avuto a Gerusalemme colloqui con Bush.

Risposte per l'Aiea

L'Iran rispondera' alle rimanenti domande sul suo programma nucleare entro le prossime 4 settimane. Lo riferisce l'agenzia delle Nazioni Unite per il nucleare (Aiea) in un comunicato reso noto a Vienna dopo la visita in Iran del segretario generale Mohammed el Baradei. Nel comunicato si afferma anche che Teheran ha fornito informazioni sullo sviluppo delle centrifughe per l'arricchimento dell'uranio.

Bush in Bahrein e ad Abu Dhabi. Il comandante della Quinta Flotta: molto serio l'incidente con l'Iran

Rainews24, http://www.rainews24.it, 13/01/2008

Il presidente degli Stati Uniti, George W. Bush, ha visitato oggi a Manama (Bahrein) il quartier generale della Quinta Flotta, facendo colazione col personale della base americana.

Il presidente si e' recato di prima mattina al Naval Support Activity Bahrein, un grande complesso di edifici inaugurato nel giugno 2006, dove operano oltre 200 persone, compresi 140 militari del Pentagono appartenenti all'esercito, all'aviazione, ai marines e, soprattutto, alla marina militare e alcuni rappresentanti dei paesi della coalizione (Bahrein, Pakistan, Gran Bretagna, Australia e Danimarca).

Le unita' navali della Quinta Flotta sono state protagoniste nei giorni scorsi di una serie di incidenti nei pressi dello Stretto di Hormuz con unita' iraniane.

Il comandante della Quinta Flotta Usa ha detto oggi al presidente George W. Bush di considerare "molto serio" il recente incidente nel Golfo tra unita' navali Usa ed iraniane.

La portavoce della Casa Bianca Dana Perino ha rivelato che durante l'incontro odierno tra Bush e il vice-ammiraglio Kevin Cosgriff, in occasione della visita di Bush al comando della Quinta Flotta, il militare ha parlato del recente incidente nello stretto di Hormuz, considerato una 'provocazione' dal Pentagono.

Il vice-ammiraglio Cosgriff ha detto oggi al presidente Bush di prendere "molto sul serio" l'incidente. Bush aveva ammonito in passato l'Iran a non ripetere azioni del genere "o vi saranno conseguenze".

Le unita' iraniane avevano posto in acqua, secondo il Pentagono, oggetti che avrebbero potuto essere scambiati per ordigni esplosivi.

Tutti i militari americani sono ben consapevoli di cosa e' successo in passato, come ad esempio l'attacco alla USS Cole, ha detto la Perino.

Nel 2000 un attacco terroristico nello Yemen contro la nave Cole provoco' la morte di 17 marinai Usa.

Il presidente degli Stati Uniti, dopo la visita in Bahrein ha poi raggiunto Abu Dhabi, dove ha in programma un discorso sulla sicurezza nel Medio Oriente. Tra i temi affrontati dal presidente anche la necessita' di promuovere nella regione un programma di riforme democratiche.

Dopo la tappa negli Emirati Arabi Uniti, la missione di Bush proseguira' in Arabia Saudita e in Egitto.

Cina, incidenti nelle miniere: almeno 11 morti

Rainews24, http://www.rainews24.it, 13/01/2008

Ancora strage di minatori in Cina: sono almeno sei i morti in seguito ad un incendio divampato ieri in una miniera di carbone nella Cina orientale, mentre altri cinque corpi senza vita sono stati recuperati dopo l'allagamento di un canale in un'altra miniera nella provincia sudorientale dello Sichuan.

Sono solo le ultime vittime, in ordine di tempo, nel settore mineriario cinese dove la scarsa sicurezza sul lavoro e' una piaga che continua ad affliggere la Cina.

Di recente il governo ha reso noti i dati ufficiali per il 2007 secondo i quali nell'anno scorso il numero di incidenti in miniera si e' ridotto di un quinto, ma il numero di morti rimane alto: 3,786. Una cifra considerata comunque confortante rispetto a quelle registrate in precedenza: nel 2005 le vittime erano state circa 6000, stando a quanto riferisce l'agenzia di stampa cinese Xinhua.

L'ultimo incidente risale a ieri, in una miniera di carbone nella provincia orientale dello Jiangxi dove probabilmente un corto circuito ha provocato un incendio che ha sprigionato di conseguenza gas tossici. Non hanno avuto scampo i lavoratori a cento metri di profondita'. Di sei di loro sono stati recuperati i corpi senza vita, mentre si cerca ancora un disperso ma le speranze di trovarlo vivo sono poche.

Berlusconi si rifiuta di discutere le riforme se passa il ddl Gentiloni

Rainews24, http://www.rainews24.it, 13/01/2008

Bisogna assolutamente avere un dialogo con la sinistra. Se ne dice convinto Silvio Berlusconi, auspicando un'intesa sulla riforma della legge elettorale . Per il Cavaliere, con uno "sbarramento alto si riesce a governare meglio. In Turchia e' all'8%, ma non voglio portare questo esempio. Uno sbarramento al 5% e' il minimo per consentire a un governo di governare".

Toni meno diplomatici usa il fondatore di Forza italia quando si parla di televisione su cui Berlusconi lascia poco spazio alla manovra e afferma: «Non potremmo trattare con forze politiche che mettessero in atto una decisione criminale come il disegno Gentiloni. Non ci sarebbe alcuna possibilità di dialogo - ha rimarcato Silvio Berlusconi - con chi agisse in questo modo». Una dura presa di posizione dopo le dichiarazioni dello stesso Gentiloni al Messaggero: «Sul ddl non stiamo facendo né faremo scambi sottobanco».

Tornando alla legge elettorale Berlusconi torna accondiscendente: "Sono d'accordo con Veltroni che il modello francese sia un buon modello che ha portato a buoni risultati. Per riuscire a fare quanto sta facendo Sarkozy ci vorrebbero due o tre anni". Ma le priorita' ora sono altre, e il cavaliere le elenca a Roccaraso, durante la festa di FI 'Neveazzurra': "Affinche' la nuova legge elettorale possa consentire davvero la governabilita' ci vuole un

solo turno, una sola scheda, un solo voto. Speriamo che la sinistra trovi un accordo".

Questa legge funziona benissimo, e' una buona legge. Basterebbe una settimana per spostare il premio di maggioranza del Senato da regionale a nazionale. Visto tuttavia - prosegue Berlusconi - che non siamo riusciti a convincerli in un anno su questa nostra posizione, siamo disposti a discutere in Parlamento la loro proposta, stiamo ancora aspetando che si mettano d'accordo fra di loro. E' inutile che ci esercitiamo a discurere fra noi su cose che non incontrano il loro gradimento.

Loro devono trovare una accordo unitario e su quella siamo disponibili a confrontarci. Una proposta che deve eliminare la frammentazione eccessiva e eliminare i ricatti delle estreme che ci rende ridicoli agli occhi del mondo. Dopo la riforma bisogna tornare di nuovo ai cittadini e ridare al paese un governo che sia condiviso dalla maggioranza, perche' e' assurdo che questo governo che nei sondaggi gode dell'approvazione del 17-21% dei cittadini possa continuare a governare. Se fosse capitato a me sarei da tempo salito al Quirinale per dare le mie dimissioni, conclude Berlusconi.

Gran Bretagna, Brown propone: si' all'espianto degli organi senza ''esplicito consenso''

Rainews24, http://www.rainews24.it, 13/01/2008

Gordon Brown annuncia una rivoluzione nelle procedure dei trapianti invertendo l'attuale disciplina dell'esplicito consenso. Il premier britannico

intende autorizzare l'espianto di organi dai pazienti deceduti "presumendo automaticamente" il loro consenso al prelievo salvo non abbiano esplicitamente espresso la loro contrarieta'.

Attualmente in Gran Bretagna, come accade anche in Italia, l'autorizzazione deve essere manifestato esplicitamente aderendo al 'Nhs Organ Donor Register' (il registro nazionale dei donatori). In una lettera pubblicata dal 'Sunday Telegraph' Brown intende consentire agli ospedali di prelevare gli organi a meno che i soggetti non si siano espressi contro in vita registrando la loro opposizione sullo stesso elenco o i familiari si dicano contrari.

Un sistema di questo tipo potrebbe colmare il divario letale tra i potenziali benefici della chirurgia dei trapianti nel Regno Unito e i limiti imposti dal nostro attuale sistema di consenso, ha scritto il premier britannico, ricordando che ogni anno nel Regno Unito quasi 9.000 pazienti subiscono trapianti "ma 1.000 o anche di piu' muoiono aspettando", l'organo che potrebbe salvare la loro vita.

Il modello cui Downing Street dice di essersi ispirato e' quello in vigore in Spagna, il Paese con la piu' alta percentuale di donatori.

Immediate le reazioni contrarie di alcune organizzazioni in difesa dei diritti del malato come 'Patient Concern': "ci opponiamo totalmente. Lo chiamano consenso presunto ma non lo e' affatto", ha dichiarato Joyce Robins.

Sulla stessa linea Katherine Murphy della Patient Association, secondo cui "una scelta privata (come quella di donare i propri organi), e' una fatto di coscienza, e non dovrebbe essere presa dallo Stato".

Cassazione: sospendere l'alimentazione per Eluana. Vaticano: 'E' eutanasia'

Rainews24, http://www.rainews24.it, 13/11/2008

Le sezioni Unite civili della Cassazione hanno dichiarato inammissibile per "difetto di

legittimazione" il ricorso della Procura di Milano contro il provvedimento del luglio scorso sulla vicenda di Eluana Englaro. La procura generale di Milano, in sostanza, non poteva impugnare la decisione con cui era stata autorizzata la sospensione dell' alimentazione artificiale che tiene in vita Eluana. I supremi giudici hanno cosi' accolto la richiesta fatta dal Pg della Cassazione Domenico Iannelli nell' udienza pubblica di martedi' scorso. Per il pg, infatti, la procura milanese non era "legittimata ad esercitare l'azione civile", poiche' non si tratta in questo caso "di tutelare un interesse pubblico, ma si e' di fronte ad una situazione soggettiva individuale".

Il padre e tutore di Eluana "E' la conferma che viviamo in uno stato di diritto". Cosi' Beppino Englaro, il padre di Eluana, ha commentato la decisione della Cassazione. La donna è in stato vegetativo permanente da quasi 17 anni a seguito di un incidente. La ragazza prima della disgrazia, commentando un caso analogo capitato ad un amico, aveva espresso ai famigliari la sua volontà a non essere sottoposta a cure intensive per rimanere in vita.

Monsignor Fisichella: "Un fatto gravissimo". Così monsignor Rino Fisichella, Presidente della Pontificia Accademia della Vita, ha commentato la sentenza della Cassazione su Eluana, ai microfoni della Radio Vaticana.

La sentenza della Cassazione su Eluana Englaro e' "una grande sconfitta per tutti", secondo monsignor Rino Fisichella, presidente della Pontificia Academia Pro Vita. E lo è anche per il diritto. "Mi sembra ci sia arroganza di interpretazione che esula dalle competenze specifiche dei giudici", afferma l'arcivescovo, interpellato per un commento. Si tratta di eutanasia? "Certo che è eutanasia", risponde Fisichella, che fa appello per una legge in materia di fine vita.

Mantovano: i magistrati hanno introdotto l'eutanasia. "Una parte della magistratura rifiuta la tutela della vita umana, privilegia forme più o meno velate di eutanasia e di omicidio del consenziente, impone questa sua opzione al Paese violando le leggi in vigore". Lo sottolinea, in una nota, il sottosegretario all'Interno Alfredo Mantovano, commentando la decisione della Cassazione sul caso Eluana. "Già nelle scorse settimane la Corte Costituzionale aveva preferito chiudere gli occhi, facendo finta di non vedere questa palese invasione di campo - ricorda Mantovano - spetta perciò al Parlamento restituire al Popolo la sua sovranita' con una scelta in favore della vita, senza se e senza ma, che ribadisca e renda evidenti le gravi responsabilita', anche politiche, dei magistrati che avallano scelte di morte".

Le vedove di Welby e Coscioni: è prevalsa la volontà di Eluana. "Finalmente viene adempiuta la volontà di Eluana". La vedova di Piergiorgio Welby così commenta la sentenza, e riserva parole di affetto per il padre della donna: "anche Beppino sarà contento, anche se per lui sarà un periodo difficile, perché dovrà vedere Eluana che se ne va. Ma ha adempiuto in modo eroico alla volontà della figlia".

I giudici della corte di Cassazione hanno evidentemente deliberato secondo scienza e coscienza, non c'è stata da parte loro alcuna invasione di campo. E' quanto ha affermato Maria Antonietta Farina, vedova di Luca Coscioni, esponente radicale e co-presidente dell'associazione che porta il nome del marito.

Anestesisti e Consiglio superiore sanità. Una decisione difficile, ma giusta dopo "un'attesa di venti anni che permette di stabilire che lo stato vegetativo e' irreversibile", e’ l’opinione del presidente nazionale dell'Associazione degli anestesisti e rianimatori ospedalieri italiani, Vincenzo Carpino. "Per me e' eutanasia". Cosi' Franco Cuccurullo, presidente del Consiglio superiore di sanita' (Css), commenta la sentenza della Cassazione."Non sono favorevole, non condivido - spiega Cuccurullo - E' una sentenza che non mi piace ma che va rispettata, perche' la magistratura e' assolutamente competente per prendere una tale decisione", riconosce.

Scienza e Vita e Movimento per la Vita. Eluana "condannata a morte”. Questa la valutazione dell’Associazione Scienza e Vita, che chiede: “l’esecuzione sia pubblica con testimoni e video".

Nascondersi dietro schermi formali non serve a mascherare la realta'. Cosi’ Carlo Casini, presidente del Movimento per la vita, sottolineando che si tratta di "una sentenza che ha come presupposto ed effetto quello di discriminare tra vite umana piu' o meno degne di vivere".

Il Csm apre pratica a tutela della Cassazione. Il Csm si appresta a intervenire a difesa delle Sezioni Unite della Cassazione, per gli attacchi che da parte politica, soprattutto dallo schieramento della maggioranza stanno arrivando dopo la sentenza sul caso di Eluana. "Stiamo predisponendo una pratica a tutela dell'autonomia e dell'indipendenza della magistratura e per la prima volta dell'operato delle Sezioni Unite della Cassazione", dice il consigliere Mario Fresa, togato del Movimento per la Giustizia.

Polemica a Milano su poster nuda in Croce

ANSA.it, http://www.ansa.it, 13/11/2008

MILANO - Una donna nuda stesa su un materasso bianco nella posa della crocifissione. Per la giornata mondiale contro la violenza sessuale, il Telefono Donna ha scelto un'immagine shock che a Milano, pero', rischia di restare nei magazzini invece di finire sui pannelli di affissione. L'assessore all'Arredo Urbano del Comune, Maurizio Cadeo, ha infatti annunciato che cerchera' in tutti i modi di impedire che il manifesto di Telefono Donna finisca sulle strade.

''Faro' tutto quanto e' in mio potere - ha affermato - per evitare l'affissione del manifesto, di cui contesto il messaggio, che lede il sentimento religioso dei cittadini''. La donna raffigurata nel manifesto, che dovrebbe finire su 500 spazi di pubblica affissione del Comune, ricorda inequivocabilmente il Cristo in croce e sopra il drappo che le copre le parti intime campeggia la scritta: ''Chi paga per i peccati dell'uomo?''. ''Chiediamo all'associazione di ritirare il manifesto - ha attaccato Carlo Fidanza, capogruppo di An a Palazzo Marino - perche' una giornata cosi' importante non deve essere svilita da una provocazione del genere''. Ma lo spettro della censura ha subito agitato la classe politica milanese.

''Roba da medioevo - ha ribattuto Pierfrancesco Majorino (Pd) - se dovessimo applicare il metodo Cadeo in tv, dovremmo oscurare il 70% delle trasmissioni di Rai e Mediaset''. La nuova polemica riporta il clima politico al settembre dell'anno scorso, quando, durante la settimana della moda, un marchio di abbigliamento affisse per Milano numerosi poster, firmati da Oliviero Toscani, che raffiguravano il corpo nudo di una ragazza, martoriata dall'anoressia. Allora fu il sindaco Letizia Moratti in persona a tuonare perche' il manifesto fosse rimosso. ''Chi censura e' sempre un mentecatto - ha rievocato le polemiche di oggi e di allora, Oliviero Toscani - e se gia' oggi c'e' qualcuno che ride di lui, domani tutti lo derideranno, perche' la censura e' sempre passata per imbecille nella storia''.

Se c'e' qualcuno che invece preferirebbe stare lontana dalle polemiche e' Stefania Bartoccetti, presidente dell'associazione Telefono Donna, che dopo un primo via libera degli uffici comunali, aveva gia' fatto stampare i manifesti con la donna in croce. ''Da cattolica - ha affermato - non ci vedo nulla di offensivo ne' di blasfemo. Abbiamo scelto un'immagine forte per spingere le vittime delle violenze a uscire dal silenzio''. Resta ora da capire quale messaggio scegliera' il Comune per la giornata mondiale contro la violenza, visto che l'assessore Cadeo e la responsabile dei Servizi Sociali Mariolina Moioli hanno deciso di realizzare un nuovo manifesto per occupare gli spazi di affissione pubblica a Milano il 25 novembre. ''Sull'odioso problema della violenza sulle donne - ha spiegato Cadeo - non dobbiamo abbassare la guardia e l'amministrazione si impegnera' in prima persona, anche sul fronte della sensibilizzazione, con un suo manifesto''.

Diaz, assolti i vertici della polizia. Tredici condanne

Rainews24, http://www.rainews24.it, 13/11/2008

Processo scuola Diaz: la sentenza

Vedi anche ~ Scuola Diaz, si chiude l’ultimo grande processo sul G8 di Genova

Tredici condanne, per un totale di 35 anni e sette mesi, rispetto agli oltre 108 anni chiesti dall'accusa, e 16 assoluzioni. Questa e' la sentenza emessa dal prima sezione penale del Tribunale di Genova, presieduta da Gabrio Barone, giudici a latere Anna Leila Dellopreite e Fulvia Maggio, sui fatti avvenuti alla scuola Diaz nella notte del 21 luglio 2001, durante il G8 di Genova.

Assolti i vertici della polizia: Francesco Gratteri, ex capo dello Sco ora direttore dell'Anticrimine; Giovanni Luperi, ex vicedirettotre Ucigos, ora all'intelligence; Gilberto Caldarozzi, ex vicedirettore Sco e ora a capo del Servizio centrale operativo della Polizia; Spartaco Mortola, ex dirigente della Digos genovese.

Il pubblico grida: "Vergogna!"

Alla lettura della sentenza per i fatti della Diaz, dopo 11 ore di camera di consiglio, in aula si e' levato il grido ' vergogna, vergogna!' dai settori del pubblico.

Avvocato Biondi: sconfitto il teorema della procura

E' sconfitto il teorema della procura, ha commentato a caldo l'avvocato Alfredo Biondi, difensore del vicequestore Pietro Troiani e del funzionario di polizia Alfredo Fabbrocini. Il pm non ha voluto rispondere alla domanda se farà appello alla sentenza.

Agnoletto: sancita impunità delle forze dell'ordine

Da oggi in poi questa sentenza stabilisce la totale impunità per le forze dell'ordine. Lo ha dichiarato l'ex portavoce del Genoa Social Forum e deputato europeo di Rifondazione Comunista Vittorio Agnoletto subito dopo la lettura della sentenza sulla Diaz.

Caratossidis (Forza Nuova): vertici polizia intoccabili, una vergogna tutta italiana

Paolo Caratossidis, coordinatore nazionale di Forza Nuova, una formazione politica lontana anni luce da coloro che furono vittime delle angherie degli agenti alla Diaz e' sdegnato: "Quello che e' successo alla Diaz di Genova non e' stato in Italia un fatto isolato. Le istituzioni non devono piu' coprire i macellai. Di fronte alla sentenza appena letta non ci resta altro da pensare che i vertici di polizia e dei servizi in Italia siano praticamente intoccabili. Una vergogna tutta italiana".

Scuola Diaz, si chiude l’ultimo grande processo sul G8 di Genova

Rainews24, http://www.rainews24.it, 13/11/2008

Il processo per i fatti avvenuti il 21 luglio 2001 all' interno della scuola Diaz e' l'ultimo dei tre grandi processi avviati dopo il G8 del 2001. Il tribunale presieduto da Gabrio Barone doveva emettere la sentenza a carico di 29 tra agenti e dirigenti della Polizia di Stato.

Il primo ad essere celebrato e' stato quello per le violenze di strada che si e' concluso il 14 dicembre 2007 con la condanna a pene tra i 5 mesi e gli 11 anni per 24 no global. Il secondo e' stato invece quello per le violenze e i soprusi avvenuti nella caserma di Bolzaneto. In questo caso, il 14 luglio 2008 il tribunale ha condannato 15 persone (tra poliziotti e civili) a pene variabili tra 5 mesi e 5 anni.

Restano ancora da discutere alcuni processi-satellite.

Il primo e' quello a carico di Vincenzo Canterini, durante il G8 comandante del VII Nucleo sperimentale antisommossa del I Reparto Mobile di Roma, imputato di lesioni personali aggravate e di violenza privata per aver spruzzato gas urticante contro alcune persone radunate in corso Buenos Aires.

Il secondo riguarda la carica avvenuta in piazza Manin: in questo processo sono imputati 4 poliziotti del Reparto mobile di Bologna.

Un terzo processo, che riguarda l' ex capo della polizia Gianni De Gennaro, accusato di aver istigato l'ex questore di Genova a rendere false testimonianze nel corso della deposizione al processo sull'irruzione della Polizia della scuola Diaz durante il G8. Con lui sono indagati l'ex capo della Digos di Genova Spartaco Mortola e l'ex questore Francesco Colucci. In questo caso l' udienza preliminare e' fissata per il 25 novembre.

Quella notte di sette anni fa alla scuola Diaz

La mattina del 22 luglio del 2001 chi vide la scuola Diaz dopo l'irruzione notturna della polizia defini' quei locali come torturati dal passaggio di un tornado, di quelli che abbattono tutto cio' che incontrano sul loro cammino: vetri rotti, computer divelti, indumenti strappati e sparsi dappertutto, tracce di sangue ancora fresco su pavimenti e pareti.

Erano passate poche ore dal blitz che, venne spiegato allora dalle forze dell'ordine, era mosso dalla ricerca di armi e di persone, tra cui black bloc, che avevano partecipato agli scontri nei quali, poche ore prima, era morto Carlo Giuliani. Il bilancio complessivo fu di 66 feriti e 96 fermati.

Nell'edificio di via Cesare Battisti erano ospitati il 'press center' di Indymedia e gli studi di Radio Gap (l'emittente ufficiale del contro G8) oltre a diversi ragazzi e ragazze che avevano preparato giacigli improvvisati stendendo i sacchi a pelo nelle sale e nei corridoi. Anche l'edificio di fronte, un'altra scuola, dove aveva sede il centro stampa del Genoa social forum, fu perquisito dalle forze dell' ordine: anche in questo caso computer e telefoni non si salvarono.

Alla Diaz, l'ampio salone al piano terra che era stato trasformato dai giovani in dormitorio, fu completamente devastato: ovunque sacchi a pelo multicolori stracciati, maglie, pantaloni e camicie (quasi tutte lacerate) sparsi per l'intero vano, libri scritti in tante lingue diverse sparpagliati sul pavimento e pagine stracciate.

In una saletta adiacente all'androne (l'area adibita dai giovani a 'quartier generale dell'informazione anti G8') diversi computer distrutti e gettati a terra. Rovesciati dai tavolini, con i monitor frantumati, le tastiere spezzate sul pavimento, cosparso da schegge di vetro delle tante finestre andate in mille pezzi. Ai piani superiori, tra indumenti e sacchi a pelo rovinati, spuntano anche tracce di sangue. E nei corridoi del primo piano, in diversi punti del pavimento, le chiazze di sangue ancora fresco si estendevano su parte della superficie.

A dimostrazione della necessita' del blitz la polizia esibi' subito dopo le molotov, le spranghe, i coltelli e le tute nere che, venne detto, erano state trovate nella scuola durante la perquisizione. L'intervento, fu spiegato, si rese necessario anche perche' una volante che passava di fronte era stata colpita da un lancio di pietre.

I poliziotti furono accusati di falsificazione delle prove: le due molotov, i picconi e le spranghe esibiti come tali, secondo l'accusa, sarebbero stati rispettivamente trovati nelle aiuole di corso Italia e in un cantiere aperto nel complesso scolastico. Secondo gli avvocati difensori, però, le presunte falsificazioni sarebbero state causate dalla fretta e dal disordine di quei momenti.

I condannati e gli assolti

ANSA.it, http://www.ansa.it, 13/11/2008

I CONDANNATI E LE PENE INFLITTE - Il tribunale ha condannato, sostanzialmente tutto il VII nucleo comandato da Vincenzo Canterini, anche se gran parte delle condanne sono state mitigate per effetto del condono. Canterini, condannato a 4 anni, è stato riconosciuto responsabile di falso ideologico e di calunnia in concorso mentre Michelangelo Fournier (2 anni di reclusione e non menzione), Fabrizio Basili, Ciro Tucci, Carlo Lucaroni, Emiliano Zaccaria, Angelo Cenni, Fabrizio Ledoti, Pietro Stranieri e Vincenzo Compagnone sono stati condannati a tre anni ciascuno per lesioni personali continuate. Per l'episodio delle molotov il tribunale ha condannato Pietro Troiani (3 anni) e Michele Burgio (2 anni e mezzo) per la calunnia e per il porto illegale di armi da guerra. A tutti sono state concesse le attenuanti generiche ritenute prevalenti sulle aggravanti contestate a Fournier, Troiani e Burgio ed equivalenti per gli altri. Luigi Fazio, che è stato condannato a un mese di reclusione, è stato dichiarato interdetto dai pubblici uffici per un anno. Per lui il tribunale ha stabilito la non menzione. Tutti gli altri hanno avuto uguale pena accessoria per la durata delle rispettive pene. Le pene inflitte a Basili, Tucci, Lucaroni, Zaccaria, Cenni, Ledoti, Stranieri, Compagnone, Troiani e Burgio sono state interamente condonate. Il tribunale ha dichiarati condonati anche 2 anni della pena inflitta a Canterini. Infine, il tribunale ha stabilito che Canterini, Fournier, Basili, Tucci, Lucaroni, Zaccaria, Cenni, Ledoti, Stranieri e Compagnone siano condannati in solido e con il responsabile civile, Ministero dell' Interno, al risarcimento di tutti i danni patiti dalle parti civili.

GLI ASSOLTI - Il Tribunale di Genova, con la sentenza di oggi sui fatti della scuola Diaz al G8 del 2001, ha assolto perche' il fatto non sussiste Giovanni Luperi, capo del dipartimento analisi dell' Aisi, e Francesco Gratteri, capo della direzione centrale anticrimine. Per loro l' assoluzione e' stata pronunciata con formula piena. Sono stati anche assolti Massimo Nucera e Maurizio Panzieri per l' episodio della coltellata ricevuta da Nucera durante il blitz nella scuola Diaz. Sia Nucera che Panzieri, accusati di calunnia, sono stati assolti perche' il fatto non sussiste. Assolti anche Gilberto Caldarozzi, Filippo Ferri, Fabio Ciccimarra, Nando Dominici, Spartaco Mortola, Carlo Di Sarro, Massimo Mazzoni, Renzo Cerchi e Davide Di Novi. Con loro sono stati assolti anche Massimiliano Di Bernardini e Salvatore Gava. Alfredo Fabbroccini, l' unico per il quale i pm avevano chiesto l' assoluzione, e' stato completamente scagionato. Il tribunale ha anche assolto Canterini dall' accusa di lesioni ai danni di una parte civile assieme a Fournier, Basile, Tucci, Lucaroni, Zaccaria, Cenni, Ledoti, Stranieri e Compagnoni

Cosi' la scuola dopo il blitz di quella notte

ANSA.it, http://www.ansa.it, 13/11/2008

GENOVA - La mattina del 22 luglio del 2001 chi vide la scuola Diaz dopo l'irruzione notturna della polizia definì quei locali come torturati dal passaggio di un tornado, di quelli che abbattono tutto ciò che incontrano sul loro cammino: vetri rotti, computer divelti, indumenti strappati e sparsi dappertutto, tracce di sangue ancora fresco su pavimenti e pareti. Erano passate poche ore dal blitz che, venne spiegato allora dalle forze dell'ordine, era mosso dalla ricerca di armi e di persone, tra cui black bloc, che avevano partecipato agli scontri nei quali, poche ore prima, era morto Carlo Giuliani. Il bilancio complessivo fu di 66 feriti e 96 fermati. Nell'edificio di via Cesare Battisti erano ospitati il 'press center' di Indymedia e gli studi di Radio Gap (l'emittente ufficiale del contro G8) oltre a diversi ragazzi e ragazze che avevano preparato giacigli improvvisati stendendo i sacchi a pelo nelle sale e nei corridoi. Anche l' edificio di fronte, un'altra scuola, dove aveva sede il centro stampa del Genoa social forum, fu perquisito dalle forze dell' ordine: anche in questo caso computer e telefoni non si salvarono. Alla Diaz, l'ampio salone al piano terra che era stato trasformato dai giovani in dormitorio, fu completamente devastato: ovunque sacchi a pelo multicolori stracciati, maglie, pantaloni e camicie (quasi tutte lacerate) sparsi per l'intero vano, libri scritti in tante lingue diverse sparpagliati sul pavimento e pagine stracciate. In una saletta adiacente all'androne (l'area adibita dai giovani a 'quartier generale dell'informazione anti G8') diversi computer distrutti e gettati a terra. Rovesciati dai tavolini, con i monitor frantumati, le tastiere spezzate sul pavimento, cosparso da schegge di vetro delle tante finestre andate in mille pezzi. Ai piani superiori, tra indumenti e sacchi a pelo rovinati, spuntano anche tracce di sangue. E nei corridoi del primo piano, in diversi punti del pavimento, le chiazze di sangue ancora fresco si estendevano su parte della superficie. A dimostrazione della necessità del blitz la polizia esibì subito dopo le molotov, le spranghe, i coltelli e le tute nere che, venne detto, erano state trovate nella scuola durante la perquisizione. L'intervento, fu spiegato, si rese necessario anche perché una volante che passava di fronte era stata colpita da un lancio di pietre.

Brunetta contro l'Espresso, vivo sotto scorta per colpa Br

ANSA.it, http://www.ansa.it, 13/11/2008

ROMA - La magistratura eventualmente deciderà se ci sono gli estremi della diffamazione. Lo ha detto il ministro della Pubblica amministrazione, Renato Brunetta, commentando l'inchiesta che lo riguarda, che sarà pubblicata sul prossimo numero del settimanale. In questo momento, tuttavia, il ministro esprime il suo "rammarico" perché sul sito dell'Espresso, ripreso dal quotidiano la Repubblica, sono state pubblicate le mappe delle sue abitazioni. E aggiunge: "ho parlato con il direttore di Repubblica, si è detto sorpreso, non so cosa fa". In una conferenza stampa sul contratto degli statali, il ministro ha risposto alla domanda se fosse a conoscenza dell'inchiesta.

"L'ho letta. Il mio rammarico è che sul sito, al di là del resto - cose opinabili su cui eventualmente la magistratura se esistono gli estremi della diffamazione, ma in questo momento non mi riguarda perché sto facendo altro - siano state pubblicate le mappe delle mie abitazioni". Il ministro cita, quindi, una frase di sua madre ('Male non fare, paura non avere') e ricorda che vive sotto scorta da 25 anni perché bersaglio delle Brigate Rosse. Secondo Brunetta, si tratta quindi di un comportamento "difficilmente qualificabile del settimanale".

Secondo Brunetta "avviare un'inchiesta sul sottoscritto che dice che mi sono comprato appartamenti accendendo mutui e che addirittura li sto pagando, pubblicare indirizzi e mappe, è comportamento che non so come qualificare. Mi piacerebbe che l'Espresso facesse lo stesso nei confronti del proprio editore, che io stimo, che pubblicasse la sua storia finanziaria e imprenditoriale, con le mappe delle abitazioni e magari anche i numeri di telefono. Non mi pare che questo sia giornalismo. Ma, pubblicare gli indirizzi di una persona che vive sotto scorta - ha insistito - mi sembra un po' disdicevole. Ma sono tranquillo".

Il ministro ha riferito anche di una iniziativa del deputato Giorgio Stracquadanio che chiederà al ministro dell'Interno se sia lecito pubblicare gli indirizzi delle abitazioni di chi è sotto scorta da 25 anni. Brunetta si riferiva all'anticipazione diffusa oggi di un articolo dell'Espresso in edicola domani dal titolo "Che furbetto", una "inchiesta" con "la vera storia del ministro anti-fannulloni". Tra gli argomenti "la trasferta a Teramo per diventare professore", "la casa con lo sconto dell'ente", "il rudere che si muta in villa", "le assenze in Europa e al comune".

Istat: bene famiglia, italiani insoddisfatti economia

ANSA.it, http://www.ansa.it, 13/11/2008

ROMA - Era già crisi. Prima che esplodesse la bolla dei mercati finanziari, prima del crollo delle Borse e del crac di colossi dell'industria internazionale, le famiglie italiane già avvertivano le prime difficoltà economiche, e nel 2007 ben il 53,7% (con una punta del 64,2% al Mezzogiorno) si dichiarava insoddisfatto della propria situazione economica.

E' quanto emerge dall'Annuario Istat 2008, che fotografa il Paese nelle sue mille sfaccettature, dal costume alla giustizia, dal lavoro all'ambiente. Per confermare vecchie tendenze, e talvolta registrare qualche sorpresa. Più bimbi ma anche più over 80, più auto e telefonini, più divorzi e più suicidi, sono alcuni dei dati rilevati dall'Istituto. Che segnala anche la centralità dei rapporti familiari (di cui peraltro gli italiani sono soddisfatti al 90%), e la difficile situazione dell'istruzione, con un italiano su quattro che ha solo la licenza elementare.

Ecco, in sintesi, i principali aspetti rilevati dall' Annuario:

- POPOLAZIONE: Gli italiani vanno verso quota 60 milioni, ma l'incremento (497.871 solo nel 2007) è dovuto in larga parte all'aumento degli immigrati. Il saldo naturale segna infatti -6.868. Al 10 gennaio 2008 gli stranieri residenti erano 3.432.651 (+493.729 unità rispetto all'anno precedente), il 5,8% della popolazione totale.

- FIGLI: La fecondità delle donne italiane nel 2007 è salita a 1,37 figli (da 1,35 nel 2006), livello più alto degli ultimi anni. Meno prolifiche solo Slovacche (1,24) e Polacche (1,27).

- MATRIMONI: In lieve ripresa a 250.041 (245.992 nel 2006), mentre il tasso di nuzialità resta costante al 4,2 per mille. Il rito religioso rimane ancora la scelta più diffusa (65%).

- DIVORZI: Aumento dei divorzi (+5,3%) ma calo delle separazioni (-2,3%) nel 2006.

- FAMIGLIA: Gli italiani al 90,1% sono soddisfatti dei loro rapporti familiari e all'82,5 delle loro amicizie. Per quanto riguarda il tempo libero, il 62,9% della popolazione si dice molto o abbastanza soddisfatta, meno al Sud che al Nord.

- SALUTE: Cresce l'incidenza delle malattie croniche, sfiorando il 40%. In base ai dati dell'Annuario Istat, dichiara di esserne affetto il 39,2% dei residenti in Italia. Un fenomeno legato all'invecchiamento delle popolazione. Le percentuali, infatti, aumentano nelle fasce di età più anziane. Già nella classe 55-59 - rileva il rapporto statistico - il tasso sale al 57% e tra le persone ultrasessantacinquenni la quota raggiunge l'86,9%. Le donne sono le più colpite, in particolare dopo i 50 anni. Le differenze di genere più marcate si riscontrano nella fascia d'età 60-64 anni: 60,4% per gli uomini, 69,5% per le donne. Inoltre il 20,5% dichiara di essere affetto da uno o più malattie croniche, con quote che superano la metà della popolazione tra gli anziani.

- INVECCHIAMENTO: ormai un italiano su cinque ha più di 65 anni e i "grandi vecchi" (da ottanta anni in su) sono il 5,3% della popolazione. A gennaio 2008 l'indice di vecchiaia (rapporto tra la popolazione con più di 65 anni e quella con meno di 15) cresce ancora così che l'Italia è il Paese più investito dal fenomeno dell'invecchiamento.

- SUICIDI: Nel 2006 salgono a 3.061 (2.892 nel 2005); nel 76,9% dei casi si tratta di maschi; maggioranza maschile (53,4%) anche per i tentativi di suicidio.

- DELITTI: In aumento gli omicidi volontari (+3,3%), le rapine (+9,4); i furti (+5,4%); le truffe e le frodi informatiche (+20,5%), le violenze sessuali (+12,3%). Ma non i condannati (-10,4% rispetto all'anno precedente). I minorenni condannati costituiscono l'1,4% del totale.

- ISTRUZIONE: Una persona su quattro (ma al 70% con più di 65 anni) ha al massimo la licenza elementare; il 32,4% ha il diploma di scuola superiore, il 10,2% un titolo universitario. Al Centro-Nord ci sono più atenei che al Sud, uno studente su cinque studia in una regione diversa da quella di residenza.

- LAVORO: Cresce l'occupazione (+1%), e cala il numero di chi è in cerca di occupazione (-10%): sia il numero degli occupati che quello dei disoccupati è al livello migliore dal 1992. Cresce anche la componente straniera (salita al 6,5%), ma accelera pure l'occupazione femminile (+1,3% contro il +0,8% dei maschi). La maggiore crescita è al Centro (+2,5%).

- ECONOMIA: il livello di soddisfazione economica degli italiani cala al 43,7% dal 51,2% del 2006 (era 64,1% nel 2001). Nel Sud la quota di insoddisfatti arriva al 64,2%.

- INDUSTRIA: Rallenta ma è ancora positiva (+0,5%) l'attività industriale (+2% del 2006); bene tessile e abbigliamento (+4,4%) in crisi concia e calzature (-5,8%).

- PROTESTI E FALLIMENTI: Calano i protesti (-5,2%) e i fallimenti (-16,1%), con un forte addensamento fra le società (91,6% del totale.).

- PENSIONI: Segno più anche per la spesa pensionistica che nel 2006 è stata pari al 15,16% del Pil (+0,06 punti percentuali sul 2005): gli assegni di invalidità, vecchiaia e superstiti sono aumentati nel numero (+0,7%) e nella spesa (+4%).

- DEPOSITI: I depositi bancari nel 2007 hanno sfiorato i 750 miliardi (+2,9%): gli sportelli bancari erano 5,5 ogni mille abitanti (con un picco di 10,5 a Trento e di 2,7 in Calabria).

- ASSISTENZA: Le strutture assistenziali sono in gran parte dedicate agli anziani (77%), e solo il 6% è finalizzato all' aiuto dei minori. A fine 2005, le persone ospitate erano 298.251 (+2,0% sul 2004).

- SERVIZI: Accesso difficile in molti casi. Soprattutto riguardo al pronto soccorso (55,7%), alle forze dell'ordine (40,6%), agli uffici comunali (35,3%), ai supermercati (31,5%) e agli uffici postali (27,9%).

- TRASPORTI E TLC: Poco meno di un quarto della popolazione usa i mezzi pubblici urbani, e il 16,8% quelli extra-urbani; sul fronte telefonia, invece, a fine 2006 c'erano 7,4 milioni di abbonati alla rete fissa, 81,8 milioni di linee mobili (71,9 a inizio 2006), e 73,7 milioni di carte prepagate (65,3). Circa 11,6 milioni invece le utenze Internet.

Eluana Englaro, tutte le tappe della vicenda

Panorama, http://blog.panorama.it/italia/2008/11/13/eluana-englaro-tutte-le-tappe-della-vicenda/, 13/11/2008

18 gen 1992 - Dopo un incidente d’auto, Eluana, 20 anni, cade in uno stato vegetativo permanente. Ricoverata a Lecco, è alimentata con un sondino. La ragazza respira autonomamente pur senza coscienza, a causa della corteccia cerebrale necrotizzata.

1993 - Dopo un anno, la regione superiore del cervello di Eluana è andata incontro a una degenerazione definitiva. I medici non lasciano alcuna speranza di ripresa.

1994 - Eluana entra nella casa di cura di Lecco “Beato L.Talamoni”, delle suore misericordine. Deve essere alimentata con un sondino nasogastrico e idratata. Le suore l’assistono con amore. Ogni giorno sistemano Eluana su una sedia a rotelle e la portano a fare un giro nel giardino.

1999 - Beppino Englaro chiede al tribunale di Lecco di poter rifiutare l’alimentazione artificiale della figlia. Ma i giudici dicono no.

2000 - Beppino si rivolge anche al presidente Ciampi, e dice che Eluana aveva detto che non avrebbe mai accettato di vivere in quelle condizioni.

2003 - Viene ripresentata la richiesta di lasciar morire Eluana, ma tribunale e Corte d’Appello la respingono. E così accadrà ancora nel 2006.

2005 - Il 20 aprile la Cassazione avalla la decisione dei giudici milanesi presa nel 203, ma apre uno spiraglio alla richiesta del padre, ritenendo che la stessa non poteva essere accolta perché, tra l’altro, mancavano “specifiche risultanze” sulle reali volontà della ragazza.

2007 - 16 ott la Cassazione rinvia di nuovo la decisione alla Corte d’Appello di Milano, sostenendo che il giudice può autorizzare l’interruzione in presenza di due circostanze concorrenti: lo stato vegetativo irreversibile del paziente e l’accertamento che questi, se cosciente, non avrebbe prestato il suo consenso alla continuazione del trattamento.

9 lug 2008 - la Corte d’appello di Milano riesamina la vicenda e autorizza la sospensione dell’alimentazione.

10 lug - Il quotidiano Avvenire parla di “pena di morte”, di una “mostruosità”, riferendosi alla sentenza di Milano, di fronte alla quale “non ci si può rassegnare all’inchino”.

14 lug - Giuliano Ferrara, direttore de il Foglio, promuove, assieme al Movimento per la Vita, l’iniziativa di deporre sul sagrato del duomo di Milano bottiglie di acqua per protestare contro una sentenza che condanna Eluana a morire di fame e di sete. Bottiglie d’acqua anche davanti al Campidoglio, a Roma.

16 lug - Camera e Senato sollevano un conflitto di attribuzione contro la Cassazione, il caso finisce in Corte Costituzionale. E scoppiano le polemiche. Il comitato “Scienza e Vita” lancia un appello contro la sospensione delle cure, cui aderiscono parlamentari e cittadini, Famiglia Cristiana, 25 neurologi, il quotidiano Avvenire. Intervengono anche le suore che si occupano della donna.

3 set - la famiglia chiede alla Regione Lombardia di indicare una struttura dove eseguire quanto stabilito dalla Corte d’appello, cioé interrompere definitivamente l’alimentazione artificiale e l’idratazione. Ma la Regione dice no.

8 ott - La Corte Costituzionale dà ragione a Cassazione e Corte d’Appello (che avevano stabilito le condizioni per l’interruzione dell’alimentazione).

11 ott - Le condizioni di Eluana si aggravano a causa di un’emorragia interna.

13 ott - Il prof. Umberto Veronesi, oncologo di fama mondiale e gà ministro della salute, dice che “come persona Eluana è morta 16 anni fa”.

10 nov - Il sottosegretario alla sanità Eugenia Roccella, già leader del comitato Scienza e Vita, lancia un appello alla Cassazione: “ci ripensi, perché sarebbe la prima volta in Italia che qualcuno muore, tra l’altro di fame e di sete e con un’agonia di almeno 15 giorni, per effetto di una sentenza”.

11 nov - Il card. Javier Lopez Barragan, dichiara che sospendere l’idratazione e l’alimentazione in un paziente in stato vegetativo è “una mostruosità disumana e un assassinio”. Secondo gli avvocati della famiglia Englaro, secondo i quali invece “è ora che Eluana venga lasciata morire come chiede suo padre da 16 anni”.

Lunedì 14 Gennaio 2008

Papa alla Sapienza, 'evento incongruo'

ANSA.it, http://www.ansa.it, 14/01/2008

Un evento "incongruo" e non in linea con la laicità della scienza, l'intervento del Papa previsto giovedì 17 al termine della cerimonia di inaugurazione dell'anno accademico dell'università di Roma La Sapienza. Lo giudicano così gli oltre 60 firmatari della lettera presentata nei giorni scorsi al rettore Renato Guarini, un'iniziativa che negli ultimi giorni sta raccogliendo centinaia di consensi nel mondo scientifico, anche da tanti scienziati italiani all'estero. Tra i firmatari, i fisici Andrea Frova, autore con Mariapiera Marenzana di un libro su Galileo e la Chiesa, Carlo Maiani, da poco nominato presidente del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr), Carlo Bernardini, Giorgio Parisi, Carlo Cosmelli. Ecco il testo della lettera: "Magnifico Rettore, con queste poche righe desideriamo portarLa a conoscenza del fatto che condividiamo appieno la lettera di critica che il collega Marcello Cini Le ha indirizzato sulla stampa a proposito della sconcertante iniziativa che prevedeva l'intervento di papa Benedetto XVI all'Inaugurazione dell'Anno Accademico alla Sapienza. Nulla da aggiungere agli argomenti di Cini, salvo un particolare.

Il 15 marzo 1990, ancora cardinale, in un discorso nella citta di Parma, Joseph Ratzinger ha ripreso un'affermazione di Feyerabend: "All'epoca di Galileo la Chiesa rimase molto più fedele alla ragione dello stesso Galileo. Il processo contro Galileo fu ragionevole e giusto". Sono parole che, in quanto scienziati fedeli alla ragione e in quanto docenti che dedicano la loro vita all'avanzamento e alla diffusione delle conoscenze, ci offendono e ci umiliano. In nome della laicità della scienza e della cultura e nel rispetto di questo nostro Ateneo aperto a docenti e studenti di ogni credo e di ogni ideologia, auspichiamo che l'incongruo evento possa ancora essere annullato".

CALDAROLA, IL NO E' IMMENSA SCIOCCHEZZA

Non so se vi siete accorti che una parte della sinistra sta facendo una cazzata immensa che sarà addebitata negli anni a venire all'intera sinistra. Mi riferisco alle proteste per l'invito al Papa a recarsi nell'Università di Roma. Lo scrive Peppino Caldarola, deputato del Pd, sul suo blog www.vaicolmambo.ilcannocchiale.it. "Asor Rosa è arrivato addirittura a sostenere che il Papa dovrebbe rinunciare - aggiunge - Ma che cosa avrà fatto mai Ratzinger per meritarsi questo ostracismo? E' il nemico della scienza e della laicità, sentenziano questi ayatollah all'amatriciana che non spendono una parola, una, una sola, contro l'Iran negatrice della Shoah o contro il terrorismo assassino. Il Papa no, il Papa non può profanare il tempio universitario dove i docenti vanno, quando vanno, a celebrare i riti della laicità e della scienza trasmessa il più delle volte di padre in figlio". "La minaccia contro il Papa - scrive Caldarola - è un evento drammatico, culturalmente e civilmente. Culturalmente perché rivela che c'é una parte di cultura laica che non ha argomenti e demonizza, non discute come la vera cultura laica ma crea mostri. Civilmente perché non si sa come spiegare alla gente comune, non a baroni rossi che hanno scritti libri fondati sui tesi infondate, perché il papa dei cattolici è ospite sgradito nell'Università della capitale della Repubblica". "C'é nei contestatori una visione proprietaria dell'istituzione che non ha ragione di essere. Loro non sono l'Università, lavorano, quando lavorano, nell'Università che é patrimonio pubblico e - conclude il deputato del Pd - non è la casina di caccia di qualche barone rossiccio, magari ecologista per ragioni di proprietà fondiaria, magari anche un po' antisemita".

FISICI, POSIZIONE SU GALILEI OFFENSIVA

Non c'é chiusura al dialogo con la chiesa, ma "non si capisce perché il rappresentante di uno Stato estero debba inaugurare un'università statale", non è nemmeno chiaro perché chiamare il rappresentante di una sola confessione religiosa ad un evento di primo piano di un ateneo in cui sono rappresentate più confessioni. E poi "la posizione del papa su Galileo ci umilia e ci offende": sono le ragioni della lettera che una sessantina di ricercatori hanno scritto al rettore dell'università di Roma La Sapienza, Renato Guarini. "Non abbiamo voluto le firme dei colleghi che hanno incarichi direttivi, ma le adesioni sono arrivate numerose e superano di dieci volte il numero dei firmatari", spiega il fisico Andrea Frova, autore di un libro su Galileo e la chiesa. "La lettera - aggiunge - era un documento interno, poi finito nelle mani della stampa". Non c'é alcune legame con la protesta studentesca che si sta organizzando in queste ore in vista della cerimonia di giovedì 17. I firmatari della lettera non hanno al momento ricevuto risposte ufficiali dal rettore. Tuttavia in seguito ad alcuni incontri informali il programma della cerimonia sarebbe cambiato. Inizialmente, aveva scritto nei giorni scorsi il fisico Marcello Cini, il programma prevedeva che a tenere la lectio magistralis fosse papa Benedetto XVI. Il programma definitivo indica adesso che la lectio magistralis sarà tenuta dallo storico del diritto Mario Caravale. Quindi la parola andrà al sindaco di Roma, Walter Veltroni, e al ministro per l'Università e la ricerca, Fabio Mussi. A questo punto è prevista la visita del papa, con un discorso in programma poco dopo le 11.00.

Una formula che comunque "non ci pare adatta all'inaugurazione di un'università dello Stato", rileva un altro dei firmatari, Giorgio Parisi, che pensa di non andare alla cerimonia. "Come fisico - aggiunge - non ho molto apprezzato le dichiarazioni fatte da questo papa sulla scienza, ho trovato in esse un arretramento rispetto alla posizione del suo predecessore, Giovanni Paolo II". Un altro dei firmatari, il fisico Carlo Cosmelli, si dice d'accordo sul confronto con la chiesa, ma in un'altra sede: "non siamo contrari al dialogo con il pontefice, ma non riteniamo opportuno il fatto che sia stato invitato a tenere la lectio magistralis all'inaugurazione dell'anno accademico di un'università statale". Quello che "ci preoccupa - prosegue - sono le dichiarazioni fatte da papa Benedetto XVI sulla conoscenza scientifica", dall'attacco al Darwinismo a quello a Galileo. In attesa degli sviluppi della vicenda, oggi nell'istituto di Fisica dell'università romana è in programma il film "Galileo" di Liliana Cavani.

Bush, prosegue viaggio in Medioriente. Iran replica ad accuse

ANSA.it, http://www.ansa.it, 14/01/2008

Il presidente George W. Bush è giunto oggi a Riad, penultina tappa del suo viaggio in Medio Oriente.

KHATAMI, SONO LORO CHE CI MINACCIANO

Sono gli Usa che "minacciano continuamente l'Iran", che a sua volta non è un pericolo per Washington o per i Paesi della regione. Lo ha detto oggi l'ex presidente riformista Mohammad Khatami, ricevendo a Teheran una una delegazione della commissione Esteri della Camera italiana, guidata dal presidente, Umberto Ranieri. Ieri, in un durissimo discorso pronunciato ad Abu Dhabi, il presidente americano George W. Bush aveva affermato che Teheran minaccia la sicurezza di "tutte le nazioni del mondo", con il suo programma nucleare e il sostegno ai gruppi estremisti nella regione. "Gli Usa ci stanno minacciando continuamente - ha detto Khatami -. Bush insulta, minaccia, offende il nostro Paese e vuol far credere ai nostri vicini che l'Iran è per loro un pericolo". Ma tutto ciò, ha aggiunto l'ex presidente, "deriva dalla rabbia dell'amministrazione americana per le sconfitte subite". "Spero che il popolo americano - ha detto Khatami ai giornalisti italiani a conclusione dell'incontro - dopo la formazione della prossima amministrazione a Washington, potrà rimediare a tutti i danni provocati dagli errori di questa amministrazione".

CROCIATA PER PACE E VENDITA ARMI IN ARABIA SAUDITA

(dell'inviato Cristiano del Riccio)

Il presidente americano George W. Bush porta oggi in Arabia Saudita la sua crociata per convincere i paesi arabi a favorire un accordo di pace tra Israele e palestinesi e per isolare l'Iran che, ha detto ieri, "é una minaccia per tutto il mondo". Il presidente Bush, dopo una tappa oggi di alcune ore nel Dubai (Emirati Arabi Uniti), è atteso a Riad per due giorni di colloqui con Re Abdullah, che avverranno in tre diversi palazzi, che toccheranno anche altri argomenti, compreso un robusto pacchetto di armamenti che la amministrazione Bush ha deciso di vendere all'Arabia Saudita nonostante la opposizione del Congresso. Sui colloqui tra il presidente Usa e il sovrano saudita aleggia inevitabilmente la grossa questione del prezzo del greggio. Bush, alla sua prima visita in Arabia Saudita, ha ottenuto già un successo convincendo Riad ad inviare il ministro degli esteri alla conferenza di Annapolis. La posizione saudita esclude comunque un riconoscimento di Israele prima che sia stato raggiunto un accordo di pace che porti alla nascita di uno stato palestinese e prima che Tel Aviv abbia restituito i territori occupati nel 1967. La strada appare in salita per Bush anche per quanto riguarda l'Iran. I sauditi infatti, pur allarmati dalle iniziative di Teheran nella regione, non sono favorevoli a perseguire la strada di isolamento dell'Iran propugnata da Bush e desiderano invece mantenere un dialogo con Teheran (il presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad è stato invitato di recente a partecipare al pellegrinaggio annuale musulmano nei luoghi sacri dell'Islam, che sono nel territorio saudita). Re Abdullah non desidera comunque irrigidire i rapporti con gli Stati Uniti anche perché l'amministrazione Bush appare decisa a fornire a Riad armi moderne per consentire ai sauditi di fronteggiare possibili minacce armate. Ma una nuova guerra nel Golfo è l'ultima cosa desiderata dai sauditi. Re Abdullah, che è già stato ospite due volte nel ranch texano di Bush, restituirà stavolta la ospitalità al presidente americano con cui ha in programma una serie di colloqui e di festeggiamenti, compresa la consegna di una onorificenza all'inquilino della Casa Bianca ed una visita al 'ranch' del sovrano, un enorme palazzo fuori città che vanta anche una famosa attività di allevamento di puledri da corsa. Il presidente Bush concluderà il suo ambizioso viaggio in Medioriente mercoledì con una sosta di alcune ore in Egitto, per incontrare il presidente Hosni Mubarak, prima di tornare a Washington a conclusione di un viaggio di nove giorni che l'ha portato in Israele, Cisgiordania, Kuwait, Bahrein, Emirati Arabi Uniti (Abu Dhabi e Dubai) e quindi Arabia Saudita (oggi e domani) ed Egitto (mercoledì).

Due nuove indagini Ue su Microsoft per abuso di posizione dominante

Rainews24, http://www.rainews24.it, 14/01/2008

La Commissione Europea ha avviato due nuove indagini contro la Microsoft, sempre con il sospetto di abuso di posizione dominante. Lo rende noto un comunicato diffuso a Bruxelles.

La prima indagine riguarda la questione dell'interoperabilità, e cioè il rifiuto da parte del colosso informatico Usa di fornire a produttori terzi informazioni atte a creare programmi in grado di interagire con software Microsoft, in questo caso anzitutto con il pacchetto Office Suite.

La secondo invece interessa l'inclusione 'automatica' del programma di navigazione in Rete 'Internet Explorer', che potrebbe danneggiare produttori di software alternativo. E in effetti in questo caso la Commissione agisce dopo un esposto avanzato dal produttore di un noto navigatore, 'Opera'.

Berlusconi: voto e tv, due cose separate. Veltroni: passi avanti

ANSA.it, http://www.ansa.it, 14/01/2008

La legge elettorale non c'entra niente con la Gentiloni. E non sono stato certo io a collegare i due temi che sono e restano separati e distinti perché riguardano due piani diversi: lo afferma Silvio Berlusconi, presidente di Forza Italia, in una dichiarazione. "Sulla Gentiloni ho risposto ad una domanda in coerenza con la realtà e con quanto ho sempre affermato: l'impossibilità di una futura collaborazione con un Governo che si macchiasse di una simile nefandezza, inconcepibile in una vera democrazia".

PRODI, BERLUSCONI?TRA DUE ORE NE DICE UN'ALTRA

Ora mi aspetto una nuova dichiarazione tra un paio d'ore.... Così il presidente del Consiglio, Romano Prodi, appena rientrato a Roma, ha commentato, sarcastico, con i cronisti che lo attendevano alla stazione Termini, le dichiarazioni di Berlusconi di ieri, poi precisate oggi, su un'eventuale legame tra riforma elettorale e ddl Gentiloni.

VELTRONI, BENE BERLUSCONI, CONDIZIONI PER PASSI AVANTI

E' la conferma di una disponibilità a cercare una soluzione. E' tornato tutto dove eravamo. Mi sembra che ci sono tutte le condizioni per passi in avanti. Così il leader del Pd Walter Veltroni commenta, entrando all'esecutivo del Pd, la marcia indietro del leader azzurro Silvio Berlusconi sul rapporto tra disponibilità alla legge elettorale e ddl Gentiloni. "Considero le affermazioni di ieri - sostiene il segretario del Pd - non accettabili. Non è accettabile la relazione tra legge elettorale e una vicenda che riguarda una scelta di azione legislativa per la riforma del sistema radio televisivo".

CHITI, IMPORTANTE AFFERMAZIONE BERLUSCONI

Mi pare che Berlusconi abbia detto una cosa importante è cioé che non c'é legame tra legge elettorale, che deve essere costruita tra forze di maggioranza e forze di opposizione, e legge su riforma del sistema radiotelevisivo. Lo afferma il ministro per i Rapporti con il Parlamento e le Riforme, Vannino Chiti, al Giornale Radio Rai. "D'altra parte - conclude - non c'é legame neanche tra altre priorità programmate che un governo ha; quanto poi a collaborazioni di governo non mi pare che siano all'ordine del giorno. Quindi restiamo alle riforme che si devono fare senza condizioni ma guardando al merito e all'interesse dell'Italia".

DDL GENTILONI: MINISTRO A REPUBBLICA, ANDREMO AVANTI

Desolanti i termini usati ieri da Berlusconi a proposito del ddl Gentiloni per la riforma della tv. Lo dice il ministro delle comunicazioni Paolo Gentiloni, che in una lunga intervista a Repubblica, ribadisce che il governo reagirà andando avanti sulla strada della riforma tv". E sottolinea che dietro l'urgenza di approvare il provvedimento c'e anche un altro motivo: "rischiamo che la Corte di Giustizia europea ci infligga sanzioni forti se non approviamo nuove regole". Proprio per questo, spiega il ministro dopo aver precisato di non aspettarsi a questo punto "vista l'aria che tira", la possibilità di intese sull'argomento, "ho di nuovo scritto al presidente della Camera Bertinotti ricordandogli l'urgenza di portare in aula il mio disegno di legge, già votato in commissione". Gentiloni dice poi di condividere le scuse espresse da Prodi agli italiani nella sua conferenza di fine anno a proposito del ritardo nel varo della legge tv e sul conflitto di interessi. E dopo aver escluso a questo proposito, "scambi sottobanco, inciucì, punta il dito su "il brutto vizio del centro sinistra di dimenticare il tema del pluralismo informativo una volta arrivato al governo". Si tratta, precisa, di "un limite quasi culturale. Capisco che l'economia e la sicurezza debbano essere ai primi posti dell'agenda del governo. Però il pluralismo è linfa di una democrazia". Quanto alla legge elettorale: è "ridicolo" secondo Gentiloni, "pensare ad un'intesa" senza Berlusconi. Un accordo, dice, è possibile "su un sistema proporzionale che abbia un livello accettabile di disproporzionalità ". E la bozza Bianco è "dunque molto vicina alla soluzione possibile" Sulla Rai: "Tutto il parlamento dovrebbe sentire il dovere di cambiare l'attuale assetto della Rai e l'attuale modalità di nomina dei vertici". La riforma, dice Gentiloni, "dovrebbe avvenire prima della scadenza dell'attuale consiglio di Viale Mazzini, a giugno". Ma su questa materia Gentiloni si dice "'moderatamente ottimista''. Una battuta anche sulle intercettazioni di Berlusconi sulla Rai: "il rischio di una dominanza congiunta sul sistema tv, pubblico e privato, è stato molto serio e si può ripresentare. Un motivo in più per insistere sulla strada delle riforme".

Papa alla Sapienza, 67 scienziati: evento incongruo. Il rettore Guarini: «Sono una piccola minoranza»

Il Messaggero, http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=16924&sez=HOME_PERSONE, 14/01/2008

Via alla protesta: pranzo "porchetta e vino" e proiezione film su Galileo

Radio Vaticana: iniziative di tono censorio

ROMA (14 gennaio) - Sono 67 gli scienziati e ricercatori che criticano l'intervento del Papa, all'inaugurazione dell'anno accademico dell'università La Sapienza di Roma, giovedì 17, definendolo evento «incongruo» e non in linea con la laicità della scienza. Contro l'intervento è stata presentata nei giorni scorsi una lettera al rettore Renato Guarini, un'iniziativa che sta raccogliendo consensi nel mondo scientifico, anche da scienziati italiani all'estero. Tra i firmatari, i fisici Andrea Frova, autore con Mariapiera Marenzana di un libro su Galileo e la Chiesa, Carlo Maiani, da poco nominato presidente del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr), Carlo Bernardini, Giorgio Parisi, Carlo Cosmelli. Dure le reazioni, con il rettore che definisce "piccola minoranza" i firmatari della lettera, mentre Radio Vaticana parla di iniziative di tono censorio. E' iniziata anche la mobilitazione studentesca, che ruota intorno al collettivo di Fisica. Il via alla quattr giorni anti-clericale è stato dato oggi da un pranzo a base di vino e porchetta, seguito dalla proiezione di La vita di Galileo.

Il testo della lettera: «Magnifico Rettore, con queste poche righe desideriamo portarLa a conoscenza del fatto che condividiamo appieno la lettera di critica che il collega Marcello Cini Le ha indirizzato sulla stampa a proposito della sconcertante iniziativa che prevedeva l'intervento di papa Benedetto XVI all'Inaugurazione dell'Anno Accademico alla Sapienza. Nulla da aggiungere agli argomenti di Cini, salvo un particolare. Il 15 marzo 1990, ancora cardinale, in un discorso nella città di Parma, Joseph Ratzinger ha ripreso un'affermazione di Feyerabend: “All'epoca di Galileo la Chiesa rimase molto più fedele alla ragione dello stesso Galileo. Il processo contro Galileo fu ragionevole e giusto”. Sono parole che, in quanto scienziati fedeli alla ragione e in quanto docenti che dedicano la loro vita all'avanzamento e alla diffusione delle conoscenze, ci offendono e ci umiliano. In nome della laicità della scienza e della cultura e nel rispetto di questo nostro Ateneo aperto a docenti e studenti di ogni credo e di ogni ideologia, auspichiamo che l'incongruo evento possa ancora essere annullato».

Le critiche degli scienziati Non c'è chiusura al dialogo con la chiesa, ma «non si capisce perché il rappresentante di uno Stato estero debba inaugurare un'università statale», non è nemmeno chiaro perché chiamare il rappresentante di una sola confessione religiosa ad un evento di primo piano di un ateneo in cui sono rappresentate più confessioni. «Non abbiamo voluto le firme dei colleghi che hanno incarichi direttivi, ma le adesioni sono arrivate numerose e superano di dieci volte il numero dei firmatari», spiega il fisico Andrea Frova, autore di un libro su Galileo e la chiesa. «La lettera - aggiunge - era un documento interno, poi finito nelle mani della stampa». Non c'è alcune legame con la protesta studentesca che si sta organizzando in queste ore in vista della cerimonia di giovedì 17.

La lectio magistralis In seguito ad alcuni incontri informali con il rettore il programma della cerimonia sarebbe cambiato. Inizialmente il programma prevedeva che a tenere la lectio magistralis fosse papa Benedetto XVI. Il programma definitivo indica adesso che sarà tenuta dallo storico del diritto Mario Caravale. Quindi la parola andrà al sindaco di Roma, Walter Veltroni, e al ministro per l'Università e la ricerca, Fabio Mussi. A questo punto è prevista la visita del papa, con un discorso in programma poco dopo le 11.00.

Il rettore: contro solo una minoranza «Contro il Papa c'è solo una minoranza dei 4500 docenti della Sapienza». Lo afferma il rettore, Renato Guarini, che in un'intervista alla Radio Vaticana rileva che l'università romana si appresta ad accogliere «con gioia» Benedetto XVI «uomo di grande cultura e messaggero di pace». L'invito al pontefice è stato motivato dall'aver dedicato la cerimonia di inaugurazione all'impegno contro la pena di morte. «Intendiamo infatti proporre un appello alla comunità scientifica internazionale a sostegno della moratoria e per la progressiva abolizione della pena capitale dagli ordinamenti nazionali in tutto il mondo. Benedetto XVI sarà accolto come messaggero di pace e di giustizia e uomo di pensiero. Allo stesso modo la nostra università ha più volte accolto rappresentanti di altre confessioni religiose e li ha riconosciuti come interlocutori in un franco dialogo sulla convergenza di alcuni valori umani e civili».

Contro gli scienziati Il genetista Bruno Dalla Piccola definisce questa presa di posizione «un'uscita vergognosa che sicuramente non fa onore ad un'università grande, importante come la "Sapienza"». Critica anche Mariapia Garavaglia, vicesindaco di Roma: «Tralasciando ogni considerazione riguardo il ruolo fondamentale rivestito dalla Santa Sede nella città di Roma, incluso naturalmente l'ambito accademico, mi limito a domandarmi e a domandare se sia concepibile da parte di chi si dichiara così convintamente laico risolvere un problema, che poi non è tale, invocando un divieto. Mi sembra una chiara contraddizione della libertà intellettuale per definizione»».

Le reazioni politiche. Isabella Bertolini, vicepresidente dei deputati di Fi, la definisce una crociata laicista, mentre Francesco Borgomeo, responsabile del programma dell'Udeur sottolinea che «i presunti difensori dell'orgoglio laico, che la laicità è una categoria del religioso e pertanto ha assunto in modo intrinseco il valore del rispetto degli altri». «Un atto di scarso rispetto nei confronti degli studenti cattolici e non» viene definito da Antonio Tajani, presidente degli eurodeputati di Forza Italia.«La cultura è confronto di idee - aggiunge - Come pensano certi intolleranti professori della Sapienza di garantire una migliore formazione degli universitari? Certe scelte, evidentemente, derivano dal fatto che sono ben pochi i docenti in grado di tener testa alle argomentazioni del teologo e filosofo Joseph Ratzinger».

Studenti tra favorevoli e contrari Gli studenti del collettivo di Fisica il no al papa viene motivato con diverse argomentazioni: «perché viene come un capo di Stato pronto a diffondere dogmi», «perché si permette di esprimere giudizi su argomenti non di sua competenza, come quelli scientifici e influenza la maggior parte dell' opinione pubblica», aggiunge Gino, dello stesso collettivo; «perché è un ostacolo all'avanzata dei diritti degli omosessuali e perché è un ostacolo al progresso civile dell' Italia», sottolinea una matricola della facoltà di Medicina. Ci sono poi molti che si dichiarano «felici di ricevere il Papa» o «assolutamente disinteressati». «Non riesco a capire tutto questo zelo contro il Papa - dice Fabiana, laureanda della facoltà di Lettere - A me fa piacere che venga ed, essendo cattolica, giovedì andrò a sentire le sue parole». «A noi non importa chi verrà all'inaugurazione di giovedì - le fanno eco altre tre studentesse della facoltà di Chimica - Troviamo, però che inneggiare così facilmente all'anticlericalismo sia quanto meno fuori tempo». La maggior parte degli studenti interpellati si è dichiarata «indifferente sia all'intervento di Benedetto XVI sia alla reazione anticlericale di alcuni docenti e collettivi» ritenendoli «di nessun interesse».

Il gruppo di don Orione Gli oltre 500 giovani che fanno riferimento al gruppo don Orione appoggiano la venuta del Papa: «siamo convinti che chi fugge al confronto non porta alla crescita della nostra società, ma solo ad un inutile scontro lontano da quanto il Papa ci ha sempre indicato come metodo per essere cittadini del mondo: guardare al prossimo per crescere noi».

Manifesto sotto la Minerva Un manifesto con una scritta inneggiante al «sapere laico» è spuntato questa mattina ai piedi della Minerva, la statua simbolo della Sapienza. «Il sapere non ha bisogno né di padri né di preti - questa la scritta a caratteri cubitali - per un sapere, una scienza e una università laici».

Scuola Diaz, Governo: responso chiaro su cio' che e' successo

ANSA.it, http://www.ansa.it, 14/11/2008

E' stata pronunciata una sentenza che ha dato un responso chiaro su ciò che è successo. Il ministro della giustizia Angelino Alfano ha commentato così la sentenza sui fatti della scuola Diaz al G8 di Genova del 2001.

Affronteremo la questione di un eventuale appello una volta depositate le motivazioni a sentenza. L'appello in tutti i casi sarà affrontato in punto di diritto. Così Enrico Zucca, pm nel processo per i fatti della scuola Diaz, il giorno dopo la sentenza che ha visto l'assoluzione dei vertici della Polizia e la condanna degli uomini del Reparto Mobile sperimentale antisommossa comandati da Vincenzo Canterini. L'appello dunque sarà affrontato un punto di diritto: "Aspetto questo - ha detto Zucca - che mi sembra essere in parte trascurato". Il Pubblico Ministero è apparso sereno e sorridente e ha parlato di una "attenzione e di un riconoscimento inaspettato".

''Grida veramente vergogna la sentenza emessa dal Tribunale di Genova di assoluzione per i vertici della polizia responsabili del massacro nella 'macelleria messicana''. Lo afferma il leader di rifondazione Comunista Paolo Ferrero. ''Si tratta davvero - sottolinea - di una delle pagine piu' cupe e vergognose della storia repubblicana. Una pietra tombale alla verita' e alla giustizia che chiediamo da 7 anni e mezzo e' stata messa e, ancora una volta, ci troviamo purtroppo di fronte ad una giustizia forte con i deboli e debole con i forti''.

''Da ieri - afferma l'ex segretario del Prc Franco Giordano - sappiamo che in Italia organizzare brutali pestaggi e seminare prove false per giustificare le aggressioni, come in una dittatura sudamericana, e' considerato fatto lecito e non punibile''.''La vergognosa sentenza di Genova - prosegue Giordano - e' gravissima per molti motivi. Non ultimo la sfiducia nello Stato democratico e nella giustizia che rischia di diffondere soprattutto tra i piu' giovani''.

''Una sentenza ignobile e ipocrita quella emessa ieri dal tribunale di Genova per i fatti della Diaz'', dice Francesco Caruso, ex deputato no global del Prc.''Quel buco nero della democrazia nella storia del nostro paese viene insabbiato con una sentenza che assolve tutti, anche i pesci piccoli avranno a breve l'assoluzione per avvenuta prescrizione. Malgrado le evidenti responsabilita', non solo nessuno degli imputati e' stato rimosso o sospeso dal servizio, ma anzi tutti hanno avuto come ricompensa una promozione''.

DONADI, O CHIAREZZA O COMMISSIONE DI INCHIESTA

Se la sentenza di appello sulle violenze alla scuola Diaz non farà piena luce, occorrerà una commissione parlamentare di inchiesta. Lo dice Massimo Donadi, presidente dei deputati di Idv, a proposito della sentenza del Tribunale di Genova. "Io non commento la sentenza - ha detto DOnandi parlando con i cronisti - però commento gli aspetti che emergono da essa; mi sembra che ci sia un mezzo passo avanti, nel senso che si è accertato che quella sera, alla scuola Diaz e alla caserma Bolzaneto, c'é stata una sospensione dello Stato di diritto". "Si è arrivati ad una sentenza - ha proseguito il capogruppo dell'Idv - ma è evidente che ci sono state reticenze e connivenze che hanno impedito di gettare luce completamente su tutta la vicenda". "Credo che o la sentenza di appello farà chiarezza su tutti gli aspetti - ha concluso - o questo compito toccherà alla politica con una Commissione parlamentare di inchiesta".

GASPARRI, COMMISSIONE INCHIESTA? NON CI SARA' MAI

A quanti chiedono una Commissione parlamentare d'inchiesta sui fatti del G8 di Genova diciamo fin d'ora che questa Commissione non ci sarà, perché non avrà mai i voti della maggioranza. Lo dichiara il presidente del Pdl al Senato, Maurizio Gasparri.

ANM, NO A INSULTI E DENIGRAZIONE DEI GIUDICI

E' sempre legittima la critica, anche aspra, ai provvedimenti giudiziari ma l'insulto e la denigrazione nei confronti dei singoli magistrati e dell'istituzione giudiziaria sono inaccettabili e non contribuiscono alla costruzione di un confronto civile su temi particolarmente delicati. Lo afferma l' Associazione Nazionale Magistrati riferendosi alla sentenza di ieri sui fatti del G8 che, come il pronunciamento della Cassazione sul caso di Eluana Englaro, "ha scatenato polemiche e accesi dibattiti". "Ci sono avvenimenti nella storia di un paese che turbano profondamente le coscienze e che accendono forti discussioni e divisioni creando di riflesso inevitabili tensioni anche sul versante giudiziario - osservano il presidente Luca Palamara e il segretario Giuseppe Cascini -. La magistratura inquirente è spesso chiamata al difficile compito di ricostruzione del reale accadimento dei fatti ed alla raccolta degli elementi di prova per sostenere l'accusa nel giudizio. Nel chiedere il rispetto "per il difficile compito affidato alla magistratura requirente e giudicante", l' Anm ricorda che ai giudici "spetta il compito di selezionare e valutare le prove formatesi nel dibattimento, nel contraddittorio tra le parti, e di decidere se sussistono gli elementi per affermare 'al di la' di ogni ragionevole dubbiò la responsabilità personale dei singoli imputati".

di Chiara Carenini

GENOVA - Undici ore di camera di consiglio per un sentenza che chiude, dopo quasi otto anni, quella che e' stata definita una delle pagine piu' nere della democrazia in Italia: i pestaggi alla scuola Diaz durante il G8 di Genova. Sono stati inflitti 35 anni e 7 mesi di reclusione totali, in gran parte condonati. Tredici condanne, sedici assoluzioni, tra le quali tutti i vertici della Polizia mandati a giudizio.

Scuola Diaz, era il 21 luglio 2001, a poche ore dalla morte del giovane Carlo Giuliani: le botte, gli insulti, le calunnie e gli atti falsi attraversarono quella notte e le stanze di quella scuola come una tempesta. In quelle aule, oltre 90 ragazzi pestati, insultati e calunniati. In molti erano in tribunale, stasera. Gli stessi che hanno ascoltato in silenzio il nome dei condannati (tutti i poliziotti del VII nucleo del Reparto Mobile di Roma che entrarono alla Diaz al comando di Vincenzo Canterini) e che hanno urlato 'vergogna, vergogna' quando hanno capito che il tribunale ha assolto i 'vertici', la 'catena di comando'. Un processo complesso, condotto sul filo del codice che vuole la responsabilita' penale strettamente personale, un processo sofferto per il ripetersi delle immagini dei pestaggi, del sangue, delle umiliazioni. E ancora, episodi dai contorni ambigui ricostruiti per dar loro concretezza - come quello delle molotov e delle coltellate al poliziotto -, il fantasma in quella scuola. Due pubblici ministeri, Enrico Zucca e Francesco Cardona Albini, che hanno parlato per ore e ore, oltre 40 memorie e contromemorie depositate, che ha visto il grande lavoro delle parti civili teso tutto a colmare lacune e cercare prove. Le parole delle difese, che nelle ultime udienze sono state pesantissime, una sfida che ha visto incrociare le spade tra avvocati e pubblici ministeri, attacchi frontali per demolire quello che da piu' parti e' stato chiamato 'il teorema'.

C'e' ansia in aula mentre si aspetta la sentenza. Molti sono presenti: Mark Covell, il giornalista inglese che fini' in coma per i calci e i pugni alla testa, e Haidi Giuliani, la mamma di Carlo; ci sono le ragazze che si trovarono gli occhi tumefatti e Vittorio Agnoletto, europedutato di Rifondazione comunista, ex leader del Genoa Social Forum. C'e' nervosismo per i rinvii, ora dopo ora, per una sentenza che prima doveva uscire alle 17 ed e' invece stata pronunciata alle 21. La lettura del presidente Gabrio Barone e' lenta, scandita, puntuale. Non scioglie pero' l' ansia e il nervosismo di un'aula che aspetta le condanne come un risarcimento morale e finanche politico. Un'aula che dimostrera' alla fine di non sopportare la parola 'assolto'. Piovono urla e fischi, dichiarazioni di fuoco, i carabinieri in servizio d'ordine attenti ma discreti, i pm che non commentano a caldo, le difese dei condannati che ripetono 'appelliamo, appelliamo'. In fondo all' aula, in silenzio, e' sempre rimasto Alfredo Fabbrocini, dirigente della squadra mobile di Parma. Per lui, i pm prima chiesero al giudice l' archiviazione, poi in tribunale l' assoluzione. Una tesi che il tribunale ha accolto in pieno. Se n'e' andato senza commentare.

GIOVANE FUORI DALL'AULA, GIUSTIZIA E' MORTA

ROMA - Un grido, 'vergogna, vergogna!', si leva dai banchi del pubblico quando si conclude la lettura della sentenza che assolve 16 su 29 imputati per quella che uno degli imputati, Michelangelo Fournier, aveva definito la ''macelleria messicana'' compiuta nella scuola

Diaz nella notte del Luglio 2001. Alfredo Biondi, legale di due degli imputati ed ex ministro della giustizia, commenta soddisfatto: ''Il teorema della procura e' stato sconfitto''.

Ed un altro legale, Marco Corini, difensore del capo dell'anticrimine Franco Gratteri, spiega meglio: ''Mi pare che il processo abbia dimostrato il fallimento del teorema che voleva una sorta di complotto di tutta la polizia. Ha dimostrato che ci possono essere dei violenti, che ci possono essere degli esaltati, ma che questi sono isolabili e le responsabilita' sono personali e non si possono fare condanne per responsabilita' istituzionali''.

Che con la sentenza di Genova cada il teorema di un complotto ordito dai vertici della polizia e' convinto il ministro della Difesa Ignazio La Russa, che pero' rimanda altri commenti alla lettura della sentenza per quanto riguarda le condanne degli agenti: ''Non vorrei - dice che la decisione fosse stata ingenerosa nei loro confronti''. Si e' chiusa una lunga giornata, fuori dal tribunale c'e' chi si abbraccia, chi piange. Un giovane continua a ripetere ''questa sera e' morta la giustizia''. Tacciono gli imputati, che hanno atteso la sentenza lontano dall'aula.

Il leader dell'Udc, Pierferdinando Casini si dice ''lieto che la giustizia ordinaria riconosca una verita' nota a tutti gli italiani e cioe' che al vertice della polizia di stato ci sono stati e ci sono autentici galantuomini e servitori delle istituzioni'', mentre uno dei colonnelli di An, Maurizio Gasparri, parla di ''ridimensionamento di una violenta campagna'' contro la polizia. Da Verdi, Rifondazione e no global si alza un coro amaro: per Haidi Giuliani ai giudici ''e' mancata dignita' e coraggio'', per Vittorio Agnoletto ''e' stata sancita l'impunita' delle forze dell'ordine'' e quella di oggi ''e' stata una giornata tra le piu' tristi d'Italia''; Diliberto commenta ''pagano sempre i sottoposti, mai i capi''. A sorpresa, Forza Nuova si schiera con loro e denuncia come ''vergognosa'' la sentenza, come ''intoccabili i vertici della polizia e dei servizi in Italia''.