DEI RICCHI

2007 - Novembre - Settimana 3

Indice dei giorni


15/11/2007 * 18/11/2007 * 19/11/2007 * 20/11/2007 * 21/11/2007 *

Giovedì 15 Novembre 2007

Negli Usa e' 'epidemia di suicidi tra i veterani ', la Cbs lancia l'allarme

Rainews24, http://www.rainews24.it, 15/11/2007

C'è "un'epidemia di suicidi" tra i veterani americani. A rivelarlo è un'inchiesta mostrata ieri sera dall'emittente televisiva americana Cbs. Almeno 6.256 persone che prestavano servizio nelle forze dell'ordine hanno messo fine ai propri giorni nel 2005, una media - spaventosa - di 17 al giorno.

Il tasso di suicidio nella popolazione è di 8.9 per 100 mila persone. La percentuale tra i veterani invece aumenta da 18.7 a 20.8, sempre su 100 mila individui. La cifra è ancora più elevata tra i soldati più giovani di età compresa tra i 20 e i 24 anni, dove la proporzione sale da 22,9 a 31,9 suicidi, restando il campione di 100 mila persone.

Queste cifre mostrano chiaramente un'epidemia di problemi di salute mentale, ha riferito alla Cbs un veterano di destra Paul Sallivan. L'emittente cita anche il padre di un soldato che a soli 23 anni, nel 2005, ha deciso di farla finita. L'uomo ha denunciato il silenzio delle istituzioni: "I dirigenti del paese e dello Stato Maggiore non vogliono che si parli di queste cifre, non vogliono che il numero dei morti sia diffuso". Al Dipartimento degli Affari veterani il dottor Ira Katz, capo del reparto di salute mentale, ha precisato che "non c'è un'epidemia di suicidi tra i veterani", anche se poi ha ammesso che "il suicidio rappresenta un grande problema".

E' comunque una verità scomoda quella che emerge dall'inchiesta dell'emittente americana e di cui oggi parlano le maggiori testate internazionali. Negli Stati Uniti - riporta Le Monde ricordando lo studio della Cbs - sono 25 milioni i veterani, di cui 1.6 milioni sono solo quelli che hanno combattuto in Afghanistan e in Iraq. Ma il calcolo viene fatto però sul totale dei soldati reduci dai vari fronti di guerra.

Il tasso di suicidio tra i soldati è drammaticamente in crescita

Negli Stati Uniti è un'escalation. Inutile sottolineare come questo problema sia di difficile gestione per il governo americano. Innegabili le ripercussioni, infatti, che la notizia ha sull'opinione pubblica interna, sempre meno disposta ad appoggiare in modo incondizionato la politica militare del governo Usa. Ma anche perché queste tragiche cifre mettono sotto accusa un'assistenza finanziaria e sanitaria spesso insufficiente, nei confronti dei reduci afflitti da gravi problemi fisici, mentali oltre che economici.

Uno studio pubblicato la settimana scorsa mostra, infatti, che i veterani rappresentano un quarto dei senza tetto presenti negli Stati Uniti, l'11% della popolazione adulta. Secondo lo studio, citato dal Times, almeno 1500 di questi sono reduci della guerra in Afghanistan e Iraq.

Bce: crisi dei mutui e caro petrolio, rischio rallentamento

ANSA.it, http://www.ansa.it, 15/11/2007

ROMA - La Bce ritiene che "le prospettive di crescita" di Eurolandia siano "soggette a rischi verso il basso legati principalmente a un impatto potenzialmente più ampio della rivalutazione del rischio in atto nei mercati finanziari sul clima di fiducia e sulle condizioni di finanziamento, a ulteriori rincari del petrolio e delle materie prime". Lo scrive la banca centrale europea nell'ultimo bollettino mensile unendo questi rischi "ai timori di spinte protezionistiche e di possibili andamenti disordinati connessi con gli squilibri mondiali". Solo presupponendo che l'economia mondiale mantenga una sostanziale tenuta e che il rallentamento degli Usa venga in pare compensato dal vigore dei mercati emergenti - sottolinea l'Eurotower - le stime per il pil nel 2008 "risulterebbero prossime a quella del prodotto potenziale".

FORTE PRESSIONE AL RIALZO DELL'INFLAZIONE DAI PREZZI DELL'ENERGIA

Gli effetti sfavorevoli derivanti dai prezzi dell'energia esercitano attualmente una forte pressione al rialzo sull'inflazione al consumo, riconducibile soprattutto alla notevole contrazione dei corsi dell'energia di un anno fa. Nell'ultimo Bollettino mensile la Bce aggiunge che "tali effetti sono stati inoltre acuiti dagli ulteriori cospicui rincari del greggio, delle materie prime non petrolifere e, in particolare, dei beni alimentari". In questo contesto l'istituto di Francoforte "si attende che il tasso di inflazione rimanga su livelli nettamente superiori al 2% nel prossimi mesi" per poi scendere nel corso del 2008.

PREOCCUPA L'INGIUSTIFICATO RINVIO DELL'EQUILIBRIO DEI BILANCI

I piani di bilancio per il 2008 di diversi paesi evidenziano un orientamento prociclico delle politiche fiscali e un ingiustificato allentamento degli sforzi di riequilibrio. Lo osserva la Bce nel suo ultimo bollettino sottolineando che "questa situazione suscita preoccupazione in quanto le carenze nell'azione di risanamento compromettono soprattutto l'accordo dell'Eurogruppo di raggiungere solide posizioni di bilancio al più tardi entro il 2010".

RIFORMARE L'AGRICOLTURA UE CONTRO I RINCARI ALIMENTARI

A fronte del marcato rincaro delle materie prime alimentari a livello internazionale - scrive la Bce -, un'ulteriore liberalizzazione e maggiori riforme dei mercati agricoli dell'Ue contribuirebbero ad accrescere la loro efficienza e a far diminuire i prezzi a beneficio dei consumatori europei.

Aiea: l'Iran collabora sul nucleare, ma deve fare di piu'. Usa: nuove sanzioni

Rainews24, http://www.rainews24.it, 15/11/2007

L'Iran sta cooperando in modo notevole, ma non sufficiente, con l'Aiea nel fornire chiarimenti sul suo programma nucleare. A denunciarlo è l’agenzia dell’Onu.

L'Iran ha compiuto "sostanziali progressi" nel rivelare la natura e l'estensione del suo controverso programma nucleare che non ha ancora sospeso contrariamente a quanto previsto da tre distinte risoluzioni dell'Onu. Però "è indispensabile che la collaborazione dell'Iran sia attiva".

L'Aiea conferma che Teheran ha proseguito le attività di arricchimento dell'uranio raggiungendo il primo traguardo di 3.000 centrifughe a cascata operative. Un numero sufficiente per iniziare la produzione a livello industriale di uranio arricchito, materiale che a basse concentrazione e' utilizzato per realizzare combustibile nucleare per scopi civili, come afferma Teheran, mentre ad alti livelli può essere impiegato per realizzare bombe atomiche, come sostengono gli Stati Uniti.

Secondo il presidente iraniano, Mahmoud Ahmadinejad, il rapporto mostra che l'Iran dice la verità sui suoi programmi nucleari e ha ragione a resistere alle pressioni occidentali: “Il mondo vedrà che la nazione iraniana era nel giusto e la resistenza della nostra nazione era corretta".

Per coloro che dubitano del programma nucleare iraniano, il rapporto e' chiaro e mostra che sono crollati il presupposti del rinvio del caso al Consiglio di Sicurezza dell'ONU, ha detto il capo dei negoziatori iraniani, Said Jalili aggiungendo che "il rapporto dice chiaramente che la maggior parte delle ambiguità sono state rimosse".

Negativo invece il commento degli Stati Uniti, secondo i quali l'Iran "continua a sfidare il mondo" e per questo Washington intende “operare insieme ai partner del consiglio di sicurezza dell'Onu e la Germania, per giungere ad una terza serie di sanzioni contro Teheran da parte del consiglio di sicurezza".

Immediata la risposta di Teheran: "Se adotteranno una nuova risoluzione, ciò influenzerà le modalità della cooperazione con l'Aiea".

Domenica 18 Novembre 2007

Incidenti stradali, una strage ogni giorno

ANSA.it, http://www.ansa.it, 18/11/2007

ROMA - Ogni anno un milione di persone muore, nel mondo, a causa di incidenti stradali. Una cifra spaventosa che ha spinto l'Onu, nel 2005, a ricordare con una apposita giornata della memoria - la terza domenica di novembre, che ricorre oggi - le vittime dell'asfalto. Anche il Papa, stamani, ha esortato a raddoppiare la prudenza alla guida. In Italia il bilancio è di sei mila morti e 300 mila feriti nei dodici mesi. Solo in questo week-end sono state venti le vite spezzate sulla strada.

Contro questa carneficina, promettendo l'impegno di Parlamento e governo, sono intervenuti il presidente della Camera e il premier. Tante le iniziative sulla prevenzione. Tra gli eventi organizzati in tutta Italia, in Campidoglio - alla presenza di Fulvio Landi, consigliere del ministro dei trasporti Alessandro Bianchi - sono stati accesi dei potenti fari per non dimenticare chi non c'é più: il fascio di luce si collega idealmente a quello acceso in altri paesi, come Francia, Spagna, Gran Bretagna e Messico. Nel bresciano, a Travagliato, sulla piazza, delle croci ricorderanno le 164 persone morte nella provincia nel 2006. A Messina una fiaccolata; a Maglie (Lecce) saranno esposte macchine incidentate; ad Abano Terme (Padova) saranno simulati scontri. A piazza San Pietro, Benedetto XVI ha pregato per le vittime degli incidenti e per le loro famiglie, chiedendo a ciascuno "di raddoppiare gli sforzi per essere prudente, al fine di proteggere la propria vita e quella degli altri: è questo un dovere di carità". Fausto Bertinotti ha ricordato che è in corso "un impegno particolarmente intenso del Parlamento sulle questioni della sicurezza stradale, finalizzato all'individuazione di misure tempestive ed efficaci per prevenire gli incidenti e le tragiche conseguenze che ne discendono".

Da Romano Prodi è arrivata l'assicurazione che il governo "é impegnato nell'adottare tutte le misure necessarie per ridurre sempre più il tragico numero di coloro che perdono la vita sulle strade, fra i quali tanti giovani. A tale impegno deve peròcorrispondere una sempre maggiore coscienza civica da parte di tutti gli automobilisti nel rispettare le norme del codice della strada". Sia il premier che Bertinotti hanno espresso vicinanza ai familiari delle vittime con una lettera a Giuseppa Cassaniti Mastrojeni, presidente dell'associazione. L'invito a fare ogni sforzo per raggiungere il traguardo fissato dall'Unione europea di ridurre del 50% il numero dei morti è venuto da Carmelo Lentino e Gianluca Melillo, portavoce della campagna sulla sicurezza 'BastaUnAttimo' e consigliere del Forum dei giovani. "Ogni anno ci troviamo davanti ad oltre 300 mila feriti e ben al di sopra di 6 mila morti. Sono un costo sociale troppo grande per il nostro Paese - hanno detto - che per arrivare all'obiettivo europeo deve lavorare ancora molto". Intanto la strage continua: da venerdì a stasera altre venti vite si sono spente, tra loro quella di un uomo travolto a Roma da una volante dei carabinieri.

Il Papa chiede il bando definitivo delle mine antiuomo

Rainews24, http://www.rainews24.it, 18/11/2007

Il Papa chiede il bando definitivo delle mine antiuomo. Dopo l'Angelus ha ricordato che oggi in Giordania si riunisce l'assemblea degli Stati che hanno sottoscritto la convenzione "sul divieto di impiego, stoccaggio, produzione e trasferimento delle mine antiuomo e della loro distruzione". Ha espresso "augurio e incoraggiamento" alla Conferenza affinche' "siano completamente banditi" gli ordigni che seminano vittime, "tra cui molti bambini".

Lunedì 19 Novembre 2007

Il fango dei mafiosi su monsignor Bregantini

EspressoOnline, http://espresso.repubblica.it/dettaglio-local/Il-fango-dei-mafiosi-su-monsignor-Bregantini/1878929/6, 19/11/2007

IL SACERDOTE NEL MIRINO

Il prelato avrebbe saputo dell’incontro per ristabilire la calma tra i clan dopo la strage

Il suo nome in un’intercettazione riguardante il vertice di pace dopo Duisburg

Secondo un giovane pentito il vescovo si sarebbe felicitato con un uomo d’onore calabrese

TRENTO. «Ci sembra un’assurdità. Non vediamo cosa possa entrarci monsignor Bregantini in tutto questo». E’ quanto afferma il segretario del vescovo di Locri in relazione a quanto emerso da alcune intercettazioni contenute nell’ordinanza di custodia cautelare emessa dal Gip distrettuale di Reggio Calabria che ha portato, tra l’altro, all’arresto del sindaco di Seminara, in provincia di Reggio Calabria. Nelle intercettazioni, il figlio di un mafioso parla della presunta presenza di Bregantini al vertice di pace dopo la strage di Duisburg, ma sia i carabinieri che la Curia smentiscono.

Secondo il quotidiano La Stampa, «il vescovo antimafia Bregantini sarebbe stato a conoscenza del summit che si svolse nei pressi del Santuario di Polsi per sancire la pace dopo la strage di Duisburg». In Germania, nell’ambito della faida di San Luca, vennero uccise nel ferragosto scorso sei persone presunte appartenenti alla cosca Pelle-Vottari, in lotta contro i Nirta-Strangio. I boss delle cosche della provincia di Reggio, in quella occasione, secondo quanto emerso dalle indagini, sono intervenuti sui capi delle due fazioni per fare cessare lo scontro.

«Il riferimento a mons. Bregantini non ci azzecca per niente», secondo quanto riferisce ieri un alto ufficiale dei carabinieri di Reggio Calabria che ha condotto le indagini sulla cosca mafiosa di Seminara e tende a escludere qualsiasi coinvolgimento di Bregantini nella vicenda. Da ricordare che il vescovo andò fino a Duisburg a pregare sul luogo della strage.

La Stampa riporta alcuni passaggi delle intercettazioni ambientali effettuate dai carabinieri e relative all’incontro avvenuto il 13 settembre presso il santuario di Polsi della Madonna della montagna quando uno dei figli del boss di Seminara Rocco Gioffrè rivolgendosi ad un amico racconta «Poi ieri è uscito Don Pino il prete e il vescovo Brigantino benvenuto - gli ha detto - ad un grande uomo di Seminara, il nostro - ha detto - amico Rocco Gioffrè e ci teniamo - ha detto - a dare questa soddisfazione per la pace quando gli ha detto (...) poi il prete ha detto la cosa nella chiesa: ha detto ringrazio sull’anima di mio padre - ha detto - tutta Seminara - e un grande uomo di Seminara Shalom - ha detto Don Pino - Shalom a Seminara ed a tutto il mondo intero». Si tratta di un discorso assai confuso che La Stampa ha interpretato nel senso che Bregantini sarebbe stato presente e avrebbe fatto i complimenti a Gioffrè. Però i carabinieri smentiscono qualsiasi coinvolgimento del vescovo nell’inchiesta.

Il dato, relativo all’intervento dei capi delle cosche per fare cessare lo scontro tra le due fazioni in guerra a San Luca, già emerso dalle indagini di polizia e carabinieri, ha trovato conferma in un’intercettazione fatta nell’automobile con la quale Rocco Antonio Gioffrè, presunto capo dell’omonima cosca, faceva rientro a Seminara, insieme ad altri affiliati, dopo avere partecipato ad una riunione di boss durante il periodo dei festeggiamenti di Polsi. Gioffrè, nel colloquio, cita uno per uno i boss che avevano partecipato alla riunione, dicendosi lusingato per essere stato invitato.

(19 novembre 2007)

Bangladesh: e' emergenza epidemie

ANSA.it, http://www.ansa.it, 19/11/2007

A quattro giorni dal disastroso passaggio del ciclone Sidr, in Bangladesh è ancora piena emergenza. Il numero delle vittime accertate ha superato quota 3.000, la Mezzaluna Rossa stima ci siano fino a 10.000 morti, ma l'Ong Save the Children, citata da alcune agenzie, parla di stime che arrivano anche a 15.000 vittime. Secondo il governo bengalese, bisognerà attendere almeno la fine della settimana per avere notizie attendibili sul numero delle vittime.

I soccorritori lentamente stanno raggiungendo le zone del Paese che affacciano sul golfo del Bengala, su cui più ha infierito la furia di acqua e vento. Qui il 90% delle coltivazioni di riso sono andate distrutte. Alcuni soccorritori raccontano di aver camminato per chilometri senza aver trovato una sola casa in piedi, lì dove invece c'erano molte abitazioni di bambù e paglia. Le linee telefoniche, soprattutto quelle cellulari, sono state parzialmente ristabilite in alcune zone del Paese, anche in quelle afflitte dalla furia del ciclone.

Sono quasi un milione di famiglie, circa 7 milioni di persone, gli sfollati a cui manca tutto. Il Pam, l'agenzia dell'Onu contro la fame, ha assicurato razioni alimentari che però non sono sufficienti. Manca cibo, acqua potabile, tende e medicine. I soccorritori stanno cercando di distribuire gli aiuti ma si sta scatenando una guerra fra disperati. Per scongiurare le epidemie in molti luoghi si stano organizzando cremazioni di massa, data l'impossibilità di riconoscere molti cadaveri.

Si registrano i primi casi di infezioni intestinali e di diarrea, una delle cause di morte nel Paese. Il governo ha fatto appello alla comunità internazionale; la Mezzaluna Rossa ha chiesto 2,5 milioni di euro di aiuti. Oltre a Ue, Germania, Spagna e Stati Uniti (che ha inviato due navi da guerra), Cina, India e Arabia saudita hanno promesso aiuti. Montano intanto le critiche per il sistema di allarme predisposto dal governo che non avrebbe funzionato, mentre fonti governative si giustificano dicendo che la gente non ha creduto all'allarme, dopo l'allarme tsunami infondato del mese scorso. Non si hanno ancora notizie sulla sorte di di un centinaio di barche che si trovavano nel golfo del Bengala mentre si scantenava la furia del ciclone.

Pecora Dolly, a breve il rischio a tavola

ANSA.it, http://www.ansa.it, 19/11/2007

ROMA - E' atteso per febbraio il parere scientifico dell'Agenzia europea per la sicurezza alimentare (Efsa) sugli animali clonati. Sta infatti per partire la consultazione pubblica in vista del parere che potrebbe aprire la strada in Europa alla vendita di formaggi, latte e carne provenienti dai "parenti" della pecora Dolly.

E' questo l'allarme lanciato dalla Coldiretti sulla base del programma di lavoro definito dall'Efsa per rispondere alla Commissione europea, che nell'aprile scorso "ha chiesto all'Agenzia di valutare sotto il profilo scientifico la sicurezza alimentare e al gruppo europeo sull'etica di aggiornare il loro parere sulla tecnica della clonazione che si prepara a uscire dai confini della semplice ricerca".

Secondo un'indagine on line disponibile sul sito della Coldiretti, il 55% degli intervistati ritiene necessario che l'Italia e l'Europa proibiscano sempre la possibilità di vendita di carne, latte e formaggi proveniente da animali clonati. Per il 36% degli intervistati l'Italia e l'Europa possono consentire la vendita di questi alimenti solo con una etichettatura obbligatoria che permetta di distinguerli.

Gay fa outing, parroco gli vieta il coro

ANSA.it, http://www.ansa.it, 19/11/2007

ESTE (PADOVA) - Escluso dal coro parrocchiale perché omosessuale. E' la vicenda denunciata da un giovane di 21 anni, Alberto Ruggin, residente ad Este (Padova), paese che in passato era una delle roccaforti del Veneto "bianco". Ruggin ha raccontato la sua storia al 'Mattino di Padova', dopo aver fatto outing sulla sua natura sessuale in seguito alla partecipazione al programma di Canale 5 'Ciao Darwin'.

Il giovane, che da sempre partecipa alle attività della parrocchia delle Grazie - ex chierichetto e da sette anni voce nel coro della chiesa - ha spiegato al quotidiano che il parroco, don Paolino, lo avrebbe invitato a non farsi più vedere alla corale, dopo aver appreso della sua omosessualità.

Lasciamo perdere queste cose, si è limitato a dire laconicamente il parroco. Il sacerdote, stando al racconto di Ruggin, avrebbe circoscritto la reprimenda alla partecipazione al coro, non vietando al giovane di prender parte alla messa. Secondo il quotidiano veneto la storia di Alberto Ruggin, attivista inoltre dei Circoli della Libertà di Forza Italia, avrebbe destato scandalo a Este, dividendo gli stessi compagni di partito del ragazzo fra posizioni solidali e prese di distanza sul modo pubblico (il racconto al giornale) scelto per rendere note le sue preferenze sessuali.

Sparatoria a Baghdad, arrestati tre contractors italiani. Ma la Farnesina smentisce

Rainews24, http://www.rainews24.it, 19/11/2007

Il Ministero degli Esteri ha smentito che fra i 40 arrestati a Baghdad ci siano anche tre contractors italiani. "Sono stati arrestati dopo aver aperto il fuoco senza ragione su alcuni cittadini iracheni" nel quartiere di Karrada, nel centro della capitale, aveva dichiarato in serata un responsabile della Difesa irachena.

Soldati iracheni hanno arrestato un gruppo di italiani dipendenti di un'agenzia di sicurezza privata, ha detto il generale Kassem Atta, portavoce del piano di sicurezza a Baghdad.

Sono stati arrestati dopo aver aperto il fuoco senza ragione su alcuni cittadini iracheni nel quartiere di Karrada, nel centro della capitale, ha proseguito Atta, aggiungendo che "una donna è stata ferita nello scontro a fuoco".

Ucraina, 69 morti e 31 dispersi per l'esplosione in una miniera

Rainews24, http://www.rainews24.it, 19/11/2007

E' di 69 morti e 31 dispersi l'ultimo bilancio di una micidiale esplosione di grisu' avvenuta ad oltre mille metri di profondita' nei cunicoli di una miniera della regione carbonifera del Don, in Ucraina orientale. E secondo il sindacato dei minatori ci sono ben poche speranze di ritrovare in vita quanti mancano all'appello.

Dei 457 che ufficialmente erano al lavoro la scorsa notte, i minatori finora portati in salvo, grazie al lavoro delle 65 squadre di soccorso coadiuvate dalle 21 equipe mediche che lavorano sul posto, sono oltre 360, fra i quali vi sono 27 feriti ricoverati in ospedale.

Le gallerie della grande miniera di Zasiadko, nei pressi di Donetsk, sono tuttora piene di fumo e l'incendio scatenato dall' esplosione delle 03:11 locali della scorsa notte (le 02:11 italiane) e' tuttora attivo in diversi punti del reticolo di gallerie, dove ci sono stati crolli e dove anche i canali di ventilazione sono stati danneggiati o bloccato da crolli. Mentre il ministero ucraino per le situazioni di emergenza a Kiev diramava l'ultimo bollettino in serata, dicendo che "63 corpi senza segni di vita sono stati ritrovati e resta sconosciuta la sorte di altri 37 minatori", il capo del sindacato minatori di Zasiadko, Yuri Zayats, ha ammesso che per i dispersi le speranze sono vicine a zero.

La temperatura e' salita in modo mostruoso e non si riusciva a vedere nulla. Mi sono infilato il respiratore e ho trovato la via di fuga seguendo a tentoni le tubazioni e le rotaie, ha raccontato Vitaly Kvitkovsky, uno degli scampati.

Dalla prima mattina sono accorsi i familiari dei minatori intrappolati sottoterra, molti in lacrime. " E' impossibile identificare un cadavere con la testa mozzata" si e' visto costretto a rispondere brutalmente un soccorritore ad una donna che chiedeva se l'ultimo cadavere riportato in superficie fosse quello del marito. " Odio le miniere!" ha urlato un'altra donna mentre cercava invano di sapere al telefono notizie di un suo caro, che come gli altri minatori dell'impianto ucraino e' pagato in base al rendimento.

Il premier ucraino, Viktor Ianukovich, originario della regione, e' volato a Donetsk per seguire gli sviluppi sul posto, mentre il presidente Viktor Iushenko ha annunciato che si rechera' a Zasiadko domani.

Anche se di recente e' stata migliorata la sicurezza dell' impianto minerario di Zasiadko, inaugurato nel 1958, che da' lavoro a 10.000 persone e produce dalle 8 alle 10.000 tonnellate di carbone al giorno, il problema resta quella dell'elevatissima presenza di metano tipica dei filoni carboniferi dell'area del

Don. Metano che, miscelandosi con l'aria, da luogo al temibile gas grisu', altamente esplosivo, che a Zasiadko si e' gia' preso la vita di 50 minatori in un'esplosione nel 1999 e altri 55 nel 2001. Nel 2006 in tutta l'Ucraina sono rimasti uccisi 170 minatori.

Chavez da Ahmadinejad: con il dollaro cadra' anche l'impero americano

Rainews24, http://www.rainews24.it, 19/11/2007

Il presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad ha finalmente un interlocutore che ne apprezza le doti. E' il presidente venezuelano Hugo Chavez, oggi a Teheran per la quarta visita in due anni in Iran.

Abbiamo punti di vista comuni e resteremo uno al fianco dell'altro fino a raggiungere le alte vette. Dio è con noi e la vittoria ci aspetta, sintetizza al termine dell'incontro con Chavez il presidente iraniano. Iran e Venezuela insieme, per difendere "le nostre nazioni e i nostri ideali fino alla fine".

Più istrionico, come da copione, Chavez: "Se Dio vuole, con la caduta del dollaro cadrà quanto prima anche l'imperialismo americano".

Per Chavez "presto la smetteremo di parlare della moneta Usa. Si sta rapidamente svalutando e l'impero del dollaro sta crollando e con lui, naturalmente, crollerà l'America".

Le dichiarazioni di Chavez arrivano dopo che Venezuela e Iran, al vertice Opec di Riad di domenica, hanno chiesto ai paesi del cartello di sganciare il prezzo del petrolio dal dollaro debole, legandolo a un paniere di monete. La proposta per ora non è passata per l'opposizione dell'Arabia Saudita ma i ministri delle Finanze dei 13 si riuniranno prima della prossima riunione di Abu Dhabi del 5 dicembre per esaminare la questione.

Quattro i memorandum firmati dai due presidenti. Tra i progetti comuni messi nero su bianco da Ahmadinejad e Chavez c'è anche la creazione di una banca iraniano-venezuelana.

Mediaset, prescritto il falso in bilancio

ANSA.it, http://www.ansa.it, 19/11/2007

MILANO - I giudici della prima sezione del tribunale di Milano hanno decretato il 'non doversi procedere per intervenuta prescrizione' in relazione all'accusa di falso in bilancio fino al 9 aprile 2001 a carico di Silvio Berlusconi e del presidente di Mediaset Fedele Confalonieri.

Ricomincerà il 21 gennaio prossimo l'udienza del processo. In quella occasione, le parti discuteranno della contestazione formulata dal pm Fabio De Pasquale e relativa a una presunta frode fiscale fino al 2003. Oggi i giudici hanno dichiarato prescritto il reato di falso in bilancio e, pertanto, per alcuni degli imputati, tra cui Silvio Berlusconi rimangono, appunto, le accuse di frode fiscale e per altri di riciclaggio. Esce definitivamente di scena da questo processo, invece, il presidente di Mediaset Fedele Confalonieri.

Moby Prince: aggredito consulente tecnico, spariti documenti

ANSA.it, http://www.ansa.it, 19/11/2007

PISA - Un consulente tecnico che si occupa della tragedia del traghetto Moby Prince (140 morti il 9 aprile del 1991 dopo una collisione con la petroliera Agip Abruzzo) e' stato aggredito e drogato nella notte tra venerdi' e sabato a Marina di Pisa, in una zona isolata nei pressi della foce dell' Arno, da quattro persone. Gli aggressori hanno anche dato fuoco all'auto, dopo aver chiuso al suo interno il consulente.

L'uomo, 39 anni, livornese, ex paracadutista, era atteso dall'avvocato Carlo Palermo in una stanza di un albergo di Pisa. A Boccadarno avrebbe dovuto incontrare un importante testimone relativo alla vicenda della Moby Prince, la cui inchiesta e' stata riaperta alcune settimane fa proprio in seguito ad alcuni elementi portati dall'avvocato Palermo.

Dall' auto del consulente sono scomparsi alcuni documenti. ''I miei aggressori avevano passamontagna, prima mi hanno colpito alla testa, poi mi hanno immobilizzato e stordito una una sostanza spray, poi - racconta il consulente dell' avvocato Palermo - mi hanno scaraventato in auto e solo quando il fumo causato dall' incendio dell' auto mi ha riempito la gola ho trovato le forze per reagire e sono riuscito a uscire dall' auto''. Quando sono arrivati i soccorritori, l' auto stava ancora bruciando.

Martedì 20 Novembre 2007

I Savoia chiedono danni allo stato italiano

ANSA.it, http://www.ansa.it, 20/11/2007

ROMA - I Savoia chiedono i danni allo stato italiano: è quanto risulta da un servizio che andrà in onda a Ballarò. 170 milioni di euro è la richiesta di Vittorio Emanuele, 90 milioni quella di suo figlio Emanuele Filiberto, più gli interessi. Inoltre i Savoia vogliono la restituzione dei beni confiscati dallo Stato al momento della nascita della Repubblica Italiana.

La richiesta - informano gli autori della trasmissione - è arrivata circa 20 giorni fa con una lettera di sette pagine inviata al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e al Presidente del Consiglio Romano Prodi dai legali dei Savoia Calvetti e Murgia.

Tra i motivi della richiesta di risarcimento illustrati nella lettera e spiegati da Emanuele Filiberto in un'intervista all'interno del servizio ci sono i danni morali dovuti alla violazione dei diritti fondamentali dell'uomo stabiliti dalla Convenzione Europea per i 54 anni di esilio dei Savoia sanciti dalla Costituzione Italiana. Il segretario generale della presidenza del consiglio Carlo Malinconico spiega, secondo quanto anticipano i responsabili di Ballarò, che il Governo non solo non ritiene di dover pagare nulla ai Savoia ma che pensa di chiedere a sua volta i danni all'ex famiglia reale per le responsabilità legate alle note vicende storiche.

Afghanistan: uccisi nel sud numerosi Taleban

ANSA.it, http://www.ansa.it, 20/11/2007

KABUL - Le forze afghane e quella delle coalizione a guida americana, appoggiate da mezzi aerei hanno ucciso un gran numero di combattenti taleban che avevano partecipato ad un'imboscata nel sud dell'Afganistan. Lo hanno detto fonti militari usa secondo le quali l'ultimo dei sempre più frequenti scontri è avvenuto vicino al villaggio di Sarsina nella provincia di Uruzgan, nell'Afghanistan centro meridionale, quando un gruppo di taleban definito "folto come una compagnia" (oltre 100 persone) ha attaccato con armi leggere e lanciarazzi una pattuglia della coalizione. Quest'anno i combattimenti e gli attacchi con armi pesanti da parte dei taleban sono cresciuti del 30 per cento, anche perché, rilevano gli osservatori, l'inverno è giunto tardi e la tradizionale pausa negli scontri non si è ancora registrata.

Francia: 700 mila in piazza contro Sarkozy

ANSA.it, http://www.ansa.it, 20/11/2007

PARIGI - "Anche il sole fa sciopero oggi a Parigi", si lascia scappare l' annunciatrice meteo di radio Rtl2, dopo un notiziario che sembrava più un bollettino sindacale: settimo giorno di sciopero di ferrovieri e conducenti bus e metropolitana, statali in sciopero, nessun quotidiano nazionale in edicola, una quarantina di università bloccate. E gli scioperi non finiscono qui: domani sarà la volta dei tabaccai a scendere in piazza contro la legge che dal primo gennaio prossimo vieterà il fumo nei bar e nei ristoranti, e il 29 novembre dei magistrati e degli avvocati contro la riforma della Carta giudiziaria, che sopprimerà circa 200 fra preture e tribunali.

Ma Sarkozy, che ha parlato in serata dopo un silenzio per lui anomalo durato una settimana, ha avvertito tutti: "non cederò né farò marcia indietro su riforme di cui la Francia ha bisogno". Avanti, dunque, sulle riforme dell' università, della Carta giudiziaria, delle pensioni. E ai ferrovieri, che da una settimana hanno preso "in ostaggio" i pendolari "in un conflitto che non li riguarda", Sarkozy si rivolge con la stessa celebre frase usata dal segretario del partito comunista francese, Maurice Thorez, per chiudere gli scioperi del giugno 1936: "Bisogna saper terminare una sciopero quando è stata ottenuta soddisfazione".

Non ci saranno "né vincitori né vinti", aggiunge il capo dello Stato, prima di annunciare "iniziative per rispondere all'angosciante questione del potere d' acquisto, della crescita e dell' occupazione". Intanto, sotto il cielo grigio della capitale francese, si sono ritrovate nel pomeriggio tutte le anime di una protesta varia - tenuta insieme da un no al progetto di riforma del paese del presidente Nicolas Sarkozy - vissuta diversamente dall' opinione francese. Se infatti lo sciopero ad oltranza nei trasporti pubblici per la difesa dei regimi speciali delle pensioni, che sta esasperando i pendolari, viene giudicato "ingiusto e corporativo" dalla maggior parte dei francesi, quello nella funzione pubblica per chiedere aumenti salariali e dire no alla soppressione di 22.000 posti di lavoro nel 2008 ha un' immagine positiva per il 53% dei francesi.

Così i sindacati hanno dovuto piazzare alla testa del corteo parigino - da Place d' Italie agli Invalides - uno striscione un po' onnicomprensivo per non scontentare nessuno: "Insieme per i salari, l' occupazione e i servizi pubblici". In questa parola d' ordine rientra anche la protesta degli studenti che da giorni stanno bloccando una quarantina delle 85 università per protestare contro la riforma che concede autonomia amministrativa agli atenei. Anche l' università - dicono gli studenti - è un servizio pubblico, e la legge rischia di "rimettere in causa la democratizzazione degli studi con la selezione, l' aumento delle tasse d'iscrizione". La protesta è stata massiccia a Parigi, ma anche in altre città francesi, fra le quali Grenoble - dove ci sono stati anche degli incidenti - Rennes, Bordeaux, Nantes, Marsiglia, Tolosa, Lione.

Secondo il sindacato sono stati 700.000 a scendere in piazza - 375.000 per la polizia - in gran parte impiegati statali, e soprattutto insegnanti, che sarebbero i più colpiti dall' annunciata soppressione dei posti di lavoro. Domani si apre allora e finalmente il confronto sui regimi speciali delle pensioni, con tavoli a tre: azienda, sindacati e Stato. Ma i disagi per i pendolari non sembrano finiti: molti dei sindacati dei trasporti vanno comunque avanti nella protesta perché per loro, a differenza di Sarkozy, durante la discussione si può scioperare.

Borse: Asia ed Europa in recupero

ANSA.it, http://www.ansa.it, 20/11/2007

Asia in recupero, Europa in altalena dopo che ieri le piazza del Vecchio Continente avevano mandato in fumo ieri 187 miliardi di euro con una flessione dell'indice Stoxx 600 del 2,21%.

Invertono rotta le Borse europee dopo una partenza positiva. I mercati delle principali capitali finanziarie procedono infatti in ordine sparso, tuttavia l'indice di riferimento continentale, lo Stoxx 600, cede 0,2 punti percentuali. A condizionare i listini e' l'andamento ribassista di alcuni colossi bancari. Pesante nel settore Ubs che cede il 2,8% a Zurigo, male anche il colosso belga Fortis che lascia alla Borsa di Bruxelles 4,5 punti percentuali. In rosso anche Credit Agricole (-1,8%), in controtendenza la milanese Intesa SanPaolo (+1,2%). Tra gli altri da segnalare la flessione di AstraZeneca a Londra (-1,5%). Nel comparto automobilistico perde quota Volkswagen (-2,27% a Francoforte), mentre oggi il gruppo ha annunciato di guardare a nuove opportunita' in Asia. In ascesa il settore delle tlc con France Telecom che avanza del 2,25%, Deutsche Telekom dell'1,1% e Telecom Italia dello 0,7 per cento.

Vola intanto il Supereuro, salito fino a segnare un nuovo record a 1,4778 dollari

MUTUI: NORTHERN ROCK; ALTRA APOCALISSE IN BORSA, -32%

ROMA - Nuova apocalisse in Borsa a Londra per il titolo Northern Rock, la banca britannica finita nel ciclone del dissesto provocato dal subprime. Il titolo e' arrivato a perdere un massimo del 32% e adesso scambia a 76 pence, con un ribasso del 28,2%. Ieri la Banca centrale britannica aveva escluso la possibilita' di un' estensione illimitata del prestito di emergenza accordato a settembre, con la conseguenza di scoraggiare almeno potenzialmente eventuali compratori.

GASOLIO VOLA A RECORD, SFIORA 1,3 EURO - Dopo alcuni giorni di stasi, tornano a muoversi i listini dei carburanti, con nuovi rialzi del gasolio che portano il diesel ad un nuovo livello record e ormai sempre più vicino ai prezzi della benzina. I rincari scatteranno da domani nei distributori Api e Ip, che hanno deciso di rivedere il prezzo consigliato ai gestori, aumentandolo di 0,9 centesimi di euro. Il gasolio vola così ad un passo da quota 1,3, arrivando a 1,296 euro al litro. Ritocchi al rialzo, di 2 millesimi, sono previsti anche per la rete Total, con il gasolio che domani dovrebbe arrivare a quota 1,287 euro al litro.

A scaricarsi sui prezzi dei carburanti sono, ancora una volta, le tensioni che hanno pesato sul greggio nelle ultime settimane. Tensioni che hanno fatto schizzare le quotazioni dell'oro nero fino a oltre i 98 dollari al barile, nei giorni scorsi, facendo temere che la soglia dei 100 dollari potesse essere infranta a breve. Questo non è avvenuto.

Ma le ripercussioni della corsa del petrolio continuano a farsi sentire e gravano soprattutto sul gasolio, che ancora più della benzina ha risentito dell'ondata di rincari partita all'inizio del mese. Dal 2 novembre, da quando il diesel ha superato il precedente picco raggiunto nel maggio del 2006, oltrepassando per la prima volta la soglia degli 1,25 euro, il record è stato aggiornato altre sei volte. E domani la spinta verso l'alto dei prezzi farà registrare un altro passo in avanti. Mettendo a confronto le rilevazioni del ministero dello Sviluppo economico, emerge che rispetto ad un mese fa il prezzo consigliato del gasolio ha messo a segno un incremento di ben 7 centesimi, passando da quota 1,229 euro al litro del 20 ottobre scorso a 1,296 euro, il nuovo picco previsto per domani.

Un aumento che si fa sentire e pesa sulle tasche degli automobilisti. Il costo per un pieno diesel di un'auto di media cilindrata è passato nel giro di un mese da 61,45 euro a 64,80 euro, con un balzo di 3,35 euro. Non solo: il divario rispetto alla verde è ormai sempre più esiguo. Con i rialzi che scatteranno domani, la differenza sarà di circa 8 centesimi. Nel 2002 erano 18. Anni addietro il diesel rappresentava il carburante più a buon mercato per gli automobilisti. Oggi questo vantaggio si è di fatto ridotto. Un fenomeno, per altro, che va di pari passo con la progressiva crescita delle vendite di auto a gasolio: in base ai dati sia dell'Anfia che dell'Unrae, i diesel rappresentano oltre il 56% delle nuove immatricolazioni (quasi il doppio rispetto al 1999) e il 30% del parco macchine in circolazione.

Nuovo partito e legge elettorale, scontro in Cdl

ANSA.it, http://www.ansa.it, 20/11/2007

(di Milena Di Mauro)

ROMA - Gianfranco Fini e' in Transatlantico a Montecitorio, tiene in mano un'agenzia di stampa in cui Silvio Berlusconi parla della 'grande coalizione' come possibile, sorride amaro e poi lascia di stucco il capannello di deputati azzurri riunito intorno a lui: ''Lui a Palazzo Chigi non ci tornera' mai - scandisce - Per farlo ha bisogno del mio voto, ma non lo avra' mai piu'. Mai. Si faccia appoggiare da Veltroni. Con me ha chiuso''. Parole che An si affrettera' a smentire, ma che come un tam tam attraversano il Palazzo, riferite da molti presenti e nella medesima versione.

Anche Silvio Berlusconi ha in mano un'agenzia di stampa, piu' o meno in contemporanea, a Palazzo Grazioli. E' quella che riporta un'altra frase di Fini: ''Cosa crede? Di essere eterno? Io ho 55 anni e lui ne ha 72....''. Il Cavaliere, riferisce chi e' davanti a lui, porta la mano alla bocca, per far tornare indietro le parole. E attacca con durezza Fini.

''Mentre io mi battevo con tutte le mie forze per far cadere Prodi, mentre il voto finale al Senato sulla finanziaria ancora non c'era stato, lui gia' aveva consegnato al 'Corriere della Sera' la lettera nella quale chiedeva la mia testa. Che vergogna...''.

Nei rapporti tra Fini e Berlusconi, il 'punto di non ritorno' e' stato toccato. E Fini, furibondo, si rimette di prepotenza in pista nel dialogo sulle riforme e sulla legge elettorale, tentando di speronare il Cavaliere. ''Lui vuole una legge elettorale con un proporzionale tedesco, senza vincolo di maggioranza e poi tutti al voto, senza riforme istituzionali. Ma e' un'idea campata per aria, perche' Veltroni e' stato chiaro: legge elettorale ma anche poche ed essenziali riforme istituzionali.

Berlusconi su questo deve aprire le orecchie'', dice Fini a 'Porta a Porta'. Fini si offre quindi per un dialogo a 360 gradi con l'opposizione, a partire da una legge elettorale proporzionale che sia pero' bipolare e rispetti il 'patto' sottoscritto a Gemonio anche da Berlusconi: proporzionale, indicazione del premier, vincolo di maggioranza, norme di sbarramento.

Berlusconi pensa alla grande coalizione? ''Non credo si possa credibilmente sostenere che Berlusconi e Veltroni possano essere pilastri e mettere altri all'angolo. Noi non ci sentiamo ne' intimiditi ne' all'angolo. Chi ha piu' filo da tessere, tessera' - picchia duro Fini - Ricordo solo a chi ha la memoria corta che nel pentapartito una forza come il Psi, che aveva il 12-13%, ha avuto una centralita' tale da portare Craxi alla presidenza del Consiglio''. Il Cavaliere, sdegnoso, prende atto delle parole del suo ormai ex alleato ma non ribatte. Fini invece e' sprezzante: ''Il Pdl? Berlusconi ha solo cercato di uscire da una condizione di difficolta' politica. Ha reagito, come e' suo costume, in modo effervescente, uscendo dall'angolo con un colpo di teatro, che poi non e' stato neppure tale, perche' da tempo era noto che lui pensava ad un restyling di Forza Italia''.

Fini alza il livello dello scontro spaventando persino i suoi per il tenore delle cose dette in pubblico e in privato. E cerca sponda negli alleati della ex Cdl, Bossi e Casini, che cerca di portare dalla sua parte. Ha chiamato il primo per ricordargli che, non piu' di due mesi e mezzo fa, Berlusconi aveva sottoscritto il 'patto' di Gemonio per un proporzionale bipolare. E ha in mente di chiamare domani Casini, che e' in viaggio negli Stati Uniti e che da ultimo si e' non poco battuto contro la politica 'padronale' del Cavaliere.

Da New York, commentando la nascita del Pdl Casini parla a sua volta di ''colpo di teatro'', in singolare coincidenza lessicale con Fini. E dice che l'Udc punta su un proporzionale alla tedesca e ''ad un partito di centro moderato, con delle regole, in cui si vota, in cui non ci sia bisogno di populismi e plebiscitarismi, in cui tutto non sia costruito sulla demagogia e sulla pubblicita'''.

Mercoledì 21 Novembre 2007

Francia: scioperi, si contano i danni. ma il 69% e' con Sarko

ANSA.it, http://www.ansa.it, 21/11/2007

PARIGI: - Cominciata la seconda settimana di scioperi in Francia ma i sondaggi confermano l'appoggio del 69% dei francesi al presidente Sarkozy e alle sue riforme. Ma si contano intanto i danni dei primi sette giorni di agitazioni: danni che, secondo l'economista Michel Didier,

''vanno relativizzati sul piano macroeconomico in quanto a livello nazionale solo il 10% dei trasporti e' paralizzato'', ma con il passare dei giorni l'impatto negativo assume un andamento esponenziale.

Secondo Didier, ''i danni di uno sciopero sono esponenziali'' in quanto l'impatto negativo sull'economia di un paese e' generalmente ''inesistente a livello macro-economico durante la prima settimana". Al di la' dei sette giorni invece ''il blocco non e' piu' rimediabile in quanto beni e servizi non possono piu' essere prodotti'' afferma Didier. A suo avviso i danni veramente gravi riguarderanno le ferrovie francesi, soprattutto per il suo settore merci che da vent'anni la SNCF sta cercando di risanare. ''Lo sciopero attuale, ritiene Didier, e' suicida per il trasporto ferroviario di merci in quanto da' un'ulteriore prova che non puo' competere con il trasporto su strada''. Secondo i calcoli di Rexecode, i 29 giorni di sciopero tra il 1986 e 1987 erano costati 0,4 punti del PIL, le tre settimane di sciopero della fine del 1995 tra gli 0,2 e 0,4 punti del PIL.

Parigi e' stata intanto ancora teatro di cortei. Stavolta e' toccato ai tabaccai, che in 10 mila hanno sfilato dalla gare Montparnasse all'Assemblea Nazionale, contro la legge anti fumo che entrera' in vigore a gennaio. Ma diverse centinaia di manifestanti non hanno potuto raggiungere la capitale perche' bloccati a Bordeaux o a Angouleme in seguito ai ritardi di alcuni treni dovuti a scioperi e ai sabotaggi.

E a proposito di sabotaggi, gli investigatori francesi hanno escluso che un atto di sabotaggio possa essere all'origine dello scontro fra due treni nell'alta Corsica, all'altezza del comune di Barchetta, che questa mattina ha fatto 24 feriti. Si tratterebbe, infatti, di un errore umano. In Corsica i treni viaggiano su un solo binario. I 24 feriti hanno riportato varie contusioni e fratture, ma nessuno - secondo i pompieri - e' in condizioni gravi.

Mercoledi' nero in borsa, l'Europa brucia 217 miliardi

ANSA.it, http://www.ansa.it, 21/11/2007

MILANO - Mercoledi' nero in borsa. I listini europei hanno bruciato 217 miliardi di euro. Nella seduta odierna lo Stoxx 600, l'indice che sintetizza l'andamento dei mercati del Vecchio Continente, ha registrato una flessione pari a 2,6 punti percentuali. La correzione in corso sui mercati finanziari internazionali ha riportato le Borse Europee sui livelli di un anno fa. Lo Stoxx 600, indice di riferimento delle piazze Ue, in seguito alla flessione odierna (-2,6% a 349,78 punti) si e' riportato sui livelli di fine novembre del 2006. Nel dettaglio, Piazza Affari ha chiuso a .-1,94%, Londra a -2,5%, Francoforte a -1,47% e Parigi a -2,28%.

Non si ferma invece il Supereuro. La moneta unica europea, che ieri aveva superato quota 1,48 dollari, nei primissimi scambi della mattinata ha raggiunto l'ennesimo record a 1,4855. Alle 8,15 è scambiata a 1,4840.

PETROLIO AD UN PASSO DAI 100 DOLLARI Il petrolio brucia i record e arriva ormai a un passo dalla temuta soglia psicologica dei 100 dollari al barile. Negli scambi elettronici al mercato di New York, le quotazioni hanno ha superato quota 99 dollari al barile, toccando un nuovo record a 99,29 dollari. Una nuova accelerazione che ha bruciato così il precedente picco di 98,03 dollari al barile segnato appena due settimane fa, il 7 novembre scorso.

Nuovo record anche per il Brent che, al mercato di Londra, ha raggiunto i 96,53 dollari al barile. La fiammata del greggio segue il crollo del biglietto verde, precipitato al nuovo minimo storico di 1,4855 contro euro, in un mercato sempre più convinto che la Banca centrale americana taglierà nuovamente i tassi di interesse il mese prossimo per sostenere l'economia alle prese con la crisi immobiliare e dei mutui subprime. Ma oggi il mercato teme anche un deficit degli approvvigionamenti di greggio e benzina. Gli operatori guardano con preoccupazione alla pubblicazione dei dati sulle scorte settimanali di petrolio negli Stati Uniti, in un periodo particolarmente a rischio come l'ultimo scorcio dell'anno in cui si registra un picco della domanda.

ASIA: NUOVO SCIVOLONE CON SUPERGREGGIO, TOKYO -2,46% Nuovo pesante scivolone per le principali Borse di Asia e Pacifico, frenate dal prezzo del greggio ormai prossimo a quota 100 euro, una soglia tecnica dura da digerire per gli investitori. I mercati orientali hanno poi scontato l'ulteriore rafforzamento dello yen sul dollaro, a seguito dei timori di un protrarsi della crisi dei mutui negli Usa dopo le perdite registrate nella vigilia dal colosso del prestito Freddie Mac. Risultato: Tokyo ha lasciato sul campo il 2,46%, Seul il 3,49% e Hong Kong, la cui seduta è ancora in corso, il 3,77%. Più cauta Shanghai, ancora aperta, con un non trascurabile calo dell'1,58%, mentre Sidney ha limitato le perdite allo 0,64%.

Sotto pressione a Tokyo i titoli dell'export, automobilistici in testa, con Isuzu (-5,02%), grande esportatore di fuoristrada negli Usa, Honda (-4,49%) e Toyota (-2,78%), che vendono gran parte della loro produzione negli States. In calo anche l'elettronica con Pioneer (-6,81%), Matsushita (-4,82%), Nikon (-4,67%), Tdk e Olympus (-3,37% entrambe), mentre in campo finanziario hanno segnato il passo Mizhuo (-4,08%) e Mitsui Sumitomo Insurance (-3,05%). E' poi letteralmente affondata Somo Japan Insurance (-14%), che dovrà pagare 30 miliardi di yen per cause su polizze legate ai mutui subprime. Pesante a Sidney Commonwealth Bank of Australia (-2,1%) insieme a Macquarie (-2,78%) mentre il gigante Bhp Billiton (+1,86%) è stato avvantaggiato dalla corsa del greggio, che ha frenato invece Air China (-3,4% ad Hong Kong).

Contatti Rai-Mediaset, Veltroni: enorme gravita'. Bondi: bombe contro dialogo sulle riforme

Rainews24, http://www.rainews24.it, 21/11/2007

Siamo di fronte all'ennesimo tentativo di impedire che l'Italia diventi un paese normale. Ogniqualvolta si annunzia una minima possibilità di avviare un confronto serio sulle riforme, scattano, come un congegno ad orologeria, indagini giudiziarie o rivelazioni scandalistiche che hanno l'obiettivo di rigettare il Paese nei veleni e nelle diatribe ideologiche, lasciando le cose come stanno. Sandro Bondi, coordinatore nazionale di Forza Italia, commenta così il contenuto delle intercettazioni sull'indagine Hdc, che metterebbero in evidenza l'esistenza di una 'rete di controllo' che avrebbe impedito una vera concorrenza tra Rai e Mediaset. Sulla vicenda la Rai ha aperto un'inchiesta interna. Ieri in un'intervista al quotidiano tedesco Sueddeutsche Zeitung il premier Romano Prodi aveva sostenuto che il "monopolio mediatico" di Silvio Berlusconi è "un pericolo per la democrazia e di conseguenza deve essere corretto dalla legge".

La querela di Mediaset

Mediaset ha dato mandato ai propri legali di sporgere querela per la pubblicazione delle intercettazioni apparse oggi su "Repubblica".

Il fatto, si legge in un comunicato, "costituisce violazione delle norme poste a tutela della riservatezza di persone non coinvolte nelle indagini relative all'inchiesta Hdc attraverso intercettazioni irrilevanti ai fini dell'indagine stessa".

Il profilo diffamatorio è reso evidente dalla presentazione denigratoria di consultazioni tra professionisti dell'informazione che in relazione ad eventi eccezionali attinenti alla vita pubblica del Paese appaiono del tutto plausibili e legittime, conclude la nota.

Veltroni: necessario nuovo assetto per sistema tv

Quanto è emerso è di una enorme gravità. Sta emergendo un intreccio e una commistione nei quali il ruolo del servizio pubblico radiotelevisivo è stato calpestato. Tutto questo insieme a comportamenti in contrasto con i principi della libera concorrenza, del mercato e coi doveri che sono propri del servizio pubblico. Per prima cosa è necessario che la Rai assuma le decisioni del caso, dichiara, invece, Walter Veltroni. "Questa vicenda - ha proseguito - conferma, inoltre, la necessità di un nuovo assetto del sistema radiotelevisivo e della Rai. E' una delle cose più urgenti che devono essere affrontate. Da parte mia - conclude il segretario del Pd - ho avanzato idee e proposte che mirano ad allontanare la Rai dai partiti, a dare all'azienda quella autonomia e quella capacità di lavorare che le competono e che sono indispensabili al Paese".

Sodano: vogliamo dimissioni

Più duro il vicepresidente del gruppo Prc al Senato, Tommaso Sodano: "I contenuti delle registrazioni dell'inchiesta Hdc ci mettono di fronte a una realtà che va molto al di là delle critiche e denunce fatte sulla 'mediasettizzazione' della Rai durante il governo Berlusconi". "La prima reazione, e credo francamente sia la più giusta - osserva - è quella di chiedere le dimissioni di tutti personaggi Rai coinvolti in quella squallida operazione di asservimento del servizio pubblico ad una azienda concorrente privata e al potere politico".

Orlando: e' una repubblica delle banane

Mentre si dibatte se debba essere tedesco o spagnolo il sistema elettorale da preferire, c'è il rischio che resti drammaticamente anomalo e italiana la repubblica delle banane nel mondo dell'informazione, accusa Leoluca Orlando (Idv).

Finocchiaro: è un duopolio drogato

Altro che libera concorrenza e mercato!, dice Anna Finocchiaro, presidente del gruppo dell'Ulivo del Senato. "Quello che emerge è un un duopolio drogato, un vero e proprio monopolio fatto di accordi e intese sottobanco determinati da convenienze e interessi politici -sottolinea la Finocchiaro-. Dal 2002 vi è stata una vera e propria occupazione di tutti i gangli vitali della Rai con un doppio obiettivo: controllare l'informazione pubblica e, di fatto, assoggettare la televisione pubblica ad interessi di parte".

Credo sia giusto che la magistratura faccia chiarezza su queste vicende ma a questo punto al Parlamento metta mano con urgenza ad una riforma del sistema radiotelevisivo che risolva una volta per tutte il tema della democrazia dell'informazione e affronti in modo corretto ma deciso il nodo del conflitto di interessi.

Schifani: a sinistra garantisti a senso unico

Fossi nella collega Finocchiaro sarei molto più cauto - replica il presidente dei senatori di Forza Italia, Renato Schifani - Soprattutto in tema di intercettazioni telefoniche. Il garantismo non può essere invocato a sinistra solo quando risultano coinvolti Fassino e D'Alema in vicende ben piu' gravi. Quelle pubblicate oggi, con una tempistica quanto mai sospetta, rappresentano la vecchia sterile strumentalizzazione comunista su conversazioni alle quali si cerca di attribuire un valore che non hanno. Che Rai e Mediaset si facciano concorrenza da sempre lo sanno anche i bambini. Se poi tutta l'operazione mediatica scatta solo per accelerare l'iter di una legge che ha il preciso obiettivo di distruggere le aziende del presidente Berlusconi, allora la Finocchiaro e gli altri lo dicano chiaramente. Questo però conferma quanto sia difficile dialogare con chi considera il suo avversario politico un nemico da abbattere.

Il fisco inglese perde i dati di 25 milioni di cittadini, bufera sul governo Gordon Brown

Rainews24, http://www.rainews24.it, 21/11/2007

Immaginate il ministro delle Finanze che con un'improbabile cravatta rosa annuncia al Parlamento: non sappiamo dove siano finiti i dati riservati di 25 milioni di cittadini. E' quanto accaduto ieri, a Londra, alla Camera dei Comuni, dove il Cancelliere allo Scacchiere Alistar Darling ha spiegato come siano stati persi due cd inviati ad ottobre dal fisco ad un organo di controllo delle spese pubbliche, il National Audit Office.

Il trasporto, segno dei tempi, non è stato affidato alle leggendarie Poste di Sua Maestà britannica, ma alla società privata Tnt: ma i dati non sono mai arrivati a destinazione, ha spiegato ancora Darling. Il ministro assicura: al momento nulla prova che siano finiti in cattive mani, la polizia e i servizi fiscali continuano la loro ricerca, "sarà aperta una inchiesta indipendente" per fare luce sulla vicenda. Ma dai banchi dell'opposizione si alza il ministro delle Finanze ombra, George Osborne: questo è uno scandalo, non venite a parlarci ancora dell’introduzione di una carta d'identità nel Regno Unito. Perché, dice, "il governo si è dimostrato incapace di proteggere i dati personali dei cittadini".

I giornali si scatenano: se avete chiesto detrazioni fiscali per figli a carico, attenzione al rischio 'furto d'identità", avverte l'Independent.

Un altro giorno, un altro disastro, sintetizza, spietato, il Guardian: perché 24 ore prima lo stesso Darling aveva dovuto ammettere che sulla crisi della banca Northern Rock il Tesoro poteva offrire garanzie ai risparmiatori solo fino a febbraio, poi si vedrà. Per il premier Gordon Brown e il suo ministro, insomma, una settimana orribile: il primo ministro, ricorda il Financial Times, aveva "rivendicato la propria competenza rispetto al rivale, inesperto, David Cameron, leader dei conservatori. Gli elettori iniziano a dubitarne".

Emanuele Filiberto: non lo facciamo per i soldi, ma per giustizia. Lo Stato italiano ha sbagliato, deve pagarci

Rainews24, http://www.rainews24.it, 21/11/2007

Emanuele Filiberto di Savoia affida ad una lettera le ragioni che lo hanno spinto insieme a suo padre Vittorio Emanuele a fare causa allo Stato italiano: "Nella stampa di oggi - scrive Emanuele Filiberto - tutto è stato incentrato sulla causa che mio padre ed io abbiamo intenzione di intentare contro lo Stato italiano per la violazione della Convenzione Europea sui Diritti dell'Uomo. Si è cercato di stravolgere con ironia il senso stesso dei fatti cercando di dipingerci come degli individui bramosi di denaro che in barba alle tasche degli italiani vogliono ottenere indennizzi milionari". Non una parola, nella lunga lettera, sulle responsabilità di casa Savoia durante l'era fascista e dopo l'8 settembre.

E invece...

Vorrei esprimere la verità sull'argomento - afferma Emanuele Filiberto - e soprattutto i sentimenti che mi hanno spinto in una scelta quanto mai difficile: fare causa al mio Paese. Tutto inizia nel Giugno del 1946, all'indomani del referendum istituzionale che decretò la vittoria della repubblica (referendum i cui metodi e successivi risultati sono sempre stati oggetto delle più ampie riserve da parte di giuristi, la stessa Corte di Cassazione, e di storici) quando mia nonna e mio padre prima e mio nonno Re Umberto II poi, partirono per un esilio temporaneo" che durò di fatto tutta la vita per mio nonno, cinquantasei anni per mio padre e trent'anni per me, che in esilio sono nato. Quel mese di giugno - prosegue Emanuele Filibero - fu per la nostra famiglia un momento drammatico ed indimenticabile; partimmo lasciando tutto nel nostro Paese, quello stesso Paese che divenne Patria Unita grazie alla mia famiglia, lo stesso Paese che ci ha condannati ad un'esistenza di cittadini diseguali, privati, da una Costituzione iniqua, di ogni diritto civile (cittadinanza, diritti elettorali, diritti alla proprietà, diritti alla libertà di espressione e di circolazione nella propria nazione)".

Una vita dimezzata

Vorrei per un momento - prosegue la lettera di Emanuele Filiberto - portare l'attenzione del lettore su questo aspetto perché è fondamentale per comprendere la nostra vita dimezzata: in un mondo in cui i diritti dell'Uomo sono garantiti da un'apposita normativa internazionale l'Italia ha emanato una Costituzione contraria a queste leggi che ha modificato, sospendendo parzialmente gli effetti dei commi in contrasto, solo cinquantasei anni dopo la sua entrata in vigore.

Re Umberto II? Lasciò l'Italia per evitare la guerra civile

Scrive poi Emanuele Filiberto che il padre Vittorio Emanuele conserva "preziosamente"l'ultimo ricordo della sua infanzia, sul balcone del Quirinale "davanti ad un'immensa folla plaudente tenuto per mano da suo padre Umberto II appena divenuto Re d'Italia". "D'un tratto - scrive ancora - si è trovato trasportato con mille peripezie in un paese lontano, il Portogallo, poi dopo pochi mesi è stato trasferito in Svizzera per frequentare un collegio: lontano dalle persone care, dagli affetti, dalla sua Patria. Per tutta la vita ha vissuto come un uomo incompleto, e per tutta la vita ha lavorato sodo per mantenere la sua famiglia privata di ogni proprietà e di ogni diritto. Nonostante questo ha cercato di essere utile all'Italia sostenendone l'imprenditoria a livello internazionale. Mio nonno, Re Umberto II, fu un uomo dalla dignità insuperabile con un profondo amore per gli italiani: fu un esempio per tutti. Ha lasciato l'Italia per evitare una guerra civile, nonostante i brogli elettorali; ha sofferto in Portogallo con il solo sogno di poter un giorno rivedere la sua Patria, purtroppo non gli è stato consentito neppure morire in Italia e ancora oggi riposa in terra straniera. Nonostante questo ha donato al popolo italiano l'ultima sezione del Corpus Nummorum Italicorum: la più vasta collezione di monete antiche d'Italia dal valore inestimabile".

A chi andrebbero i soldi del risacimento

Per quanto lo riguarda Emanuele Filiberto crive poi che "e' vero ho vissuto una bella infanzia con una famiglia unita ed amorevole, non mi e' mancato materialmente nulla ma certamente mi è mancata la mia Patria che vedevo dalle cartoline che i tanti italiani mi spedivano. Tutta questa sofferenza e' stata provocata da una norma non solo ingiusta ma contraria a leggi internazionali chiare e limpide. Dopo una lunga e sofferta riflessione mio padre ed io abbiamo deciso di procedere mettendo in mora lo Stato Italiano per i danni patiti a causa dell'esilio per un importo di circa 260 milioni di euro. Abbiamo anche voluto evidenzare che lo Stato ha avocato a se' tutti i beni privati di Casa Savoia: beni che provenivano dal patrimonio personale che nulla aveva a che fare con la dotazione del Capo di Stato. Questa causa verrà dibattuta nelle sedi di giustizia e sarà la giustizia a decidere se la ragione è dalla nostra parte. La Convenzione sui Diritti dell'Uomo lo ha gia' sancito: molti sono gli esempi di Stati che hanno dovuto versare indennizzi a famiglie reali ingiustamente private dei diritti civili".

Emanuele Filiberto spiega poi di aver dato mandato ai suoi legali Murgia e Calvetti di costituire la Fondazione Savoia a cui sarebbe andata la cifra ottenuta dalla causa contro lo Stato. "Questa cifra - affferma - dovrà essere utilizzata per azioni concrete a sostegno delle fasce deboli della popolazione italiana con particolare attenzione agli anziani, alle famiglie prive di reddito o con redditi inferiori alla soglia di sussistenza e a giovani a cui fornire gli strumenti per costruire un proprio futuro. Non voglio fare moralismi ma credo che non ci sia fatto più grave in un paese democratico di privare il cittadino dei suoi diritti civili e della libertà, questo è accaduto alla mia famiglia e questo, purtroppo, spesso accade ingiustamente a molti italiani. La sofferenza patita per una vita intera ha un prezzo? Non per me - conclude - ma chi ha sbagliato è giusto che paghi".