DEI RICCHI

2007 - Luglio - Settimana 2

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Domenica 8 Luglio 2007

Live Earth: da Sydney a New York, sos per il pianeta

ANSA.it, http://www.ansa.it, 08/07/2007

(di Alessandra Baldini)

NEW YORK - Sole, caldo, spalti gremiti: al Giants Stadium alle porte di New York e' calato il sipario su

Live Earth, la maxi-kermesse musicale all'insegna dell'Sos, come nella canzone scritta ad hoc 'Change the World, Sos' di Will.I.am dei Black Eyed Peas.

Da Sidney alla Grande Mela passando per Tokyo, Shanghai, Amburgo, Londra, Johannesburg, Rio de Janeiro e Washington, la 'verita' sconveniente' di Al Gore e' risuonata nel mondo grazie al bio-concertone planetario che in nome della lotta all'emergenza climatica ha cercato di convertire fans del rock e del pop e governi al salvataggio della Terra.

''Sos'' in questo caso sta per 'Save Our Selves', salviamo noi stessi, ed e' stato il leit motiv della kermesse a cui hanno partecipato i Police, Madonna, Smashing Pumpkins, Shakira, John Meyer e i Genesis, Spinal Tap e Red Hot Chili Peppers: 150 artisti su nove palcoscenici in sette continenti davanti a un audience stimata di due miliardi di persone in cento paesi.

''Il mondo sta morendo, la gente mente se dice che va bene'', ha scandito a tempo di rap Will.I.am nella performance allo stadio Wembley di Londra prima che entrasse in scena la Material Girl con in scaletta ben undici canzoni dalla 'storica' La Isla Bonita alla nuovissima Hey You, scaricabile dal web e i cui proventi andranno all'alleanza di Gore.

Perche' un concerto? Per l'ex vice-presidente la musica ha il potere di cambiare il mondo: ''Quando ero giovane Blowin' in The Wind di Bob Dylan ebbe un impatto incredibile nell'America dei diritti civili. Oggi la musica scritta e cantata a Live Earth puo' fare lo stesso''. Premio Oscar per il documentario Una Verita' Sconveniente, Gore e' apparso continente per continente: in video a Sidney mentre a Tokyo era un ologramma in giacca e cravatta che avvertiva della sfida posta al pianeta dal global warming: ''E' la sfida piu' grande e piu' grave, ma anche quella che possiamo risolvere se ci mettiamo tutti assieme''.

I cantanti della kermesse Live Earth erano stati tacciati di ipocrisia nei giorni scorsi per i loro sprechi energetici (la

sola Madonna ha emesso 485 tonnellate di ossido di carbonio in quattro mesi per il suo tour dell'anno scorso) e gli

organizzatori hanno cercato di fare di tutto per ridurre al minimo l'impatto ambientale delle manifestazioni: i concerti

sono stati al possibile tutti 'carbon neutral', cioe' neutrali di emissioni di CO2, contractors e fornitori di servizi sono

stati scelti non in base ai costi ma alle credenziali verdi. Bicchieri e contenitori di cibo erano riciclabili. Al Giants

Stadium alle porte di New York 800 volontari non hanno avuto altra funzione che di andare in giro a spegnere luci

inavvertitamente lasciate accese.

Per Gore, il grande sconfitto delle elezioni del 2000 reduce dall'imbarazzo di avere avuto un figlio arrestato per droga

(seppure al volante di una Toyota verde) e' stata una mezza rivincita: per la prima volta la Cina ha partecipato a un evento del genere. Un evento collaterale al tempio Toji a Kyoto ha ricordato al mondo l'urgenza di rinnovare il Protocollo sui limiti all'inquinamento che gli Stati Uniti non hanno sottoscritto. Ma almeno in Europa gli show dal vivo non hanno registrato il tutto esaurito: spalti vuoti a Londra e a Amburgo, complice la pioggia, Shakira a cantato a stadio mezzo vuoto.

Si e' suonato e ballato in extremis sul Mall a Washington contro il 'niet' posto di repubblicani del Congresso. Si e'

suonato anche in Antartide con la band finora sconosciuta Nunatak composta da due ingegneri, un biologo marino, un meteorologo e una guida polare: sullo sfondo di un iceberg hanno cantato a -18 gradi davanti a 27 colleghi e la loro performance ha permesso a Gore di allestire almeno un evento in ciascun continente.

IL ROCK GLOBALE

LONDRA - Inizia con il tam tam quasi tribale di dozzine di percussionisti guidati da tre leggende del rock e finisce con il ritmo sintetico e trascinante di Hung Up di Madonna: l'edizione londinese del Live Earth di Londra è uno di quei concerti che fin dall'inizio ha dimostrato di saper far ballare e divertire un pubblico diversissimo sulle note di musiche di tutti i generi e di tutti i tempi.

Uno show non soltanto musicale, durante il quale si sono susseguite sul palco una miriade di star del mondo dello spettacolo e dello sport, ognuna delle quali ha lanciato a modo proprio, chi in maniera ironica, chi divertente, lo stesso identico messaggio: rispondete a questa chiamata, il mondo è il nostro, che ognuno faccia la sua parte. Tra i Vip che hanno presentato musicisti e band, il comico americano Chris Rock ed il britannico Eddie Izzard, le attrici Thandie Newton e Neve Campbell e l'ex Spice Girl Geri Halliwell. Presentatore ufficiale dell'evento, che ha fatto ridere ed esultare il pubblico per tutta la durata del concerto, il dj dell'emittente radio della Bbc Chris Moyles. Oltre a ballare al ritmo travolgente delle canzoni dei Black Eyed Peas, dei Red Hot Chili Peppers e dei Bloc Party, le oltre 60.000 persone presenti allo stadio di Wembley hanno anche ascoltato brani in grado di far riflettere sul significato di questi eco-concerti, come Land of Confusion dei Genesis, Babylon di David Gray, Wise Men di James Blunt e Planet Earth dei Duran Duran. E chi di più adatto a chiudere questa carrellata di stelle se non la regina del firmamento del pop, Madonna? La star promette di mandare l'audience in visibilio concludendo la kermesse durata la bellezza di 11 ore con alcuni dei suoi classici: da La Isla Bonita, una delle canzoni simbolo della Madonna anni Ottanta, a Hey You, dai toni soffici e chill out di Ray of Light a quelli dance e travolgenti di Hung Up. Grandi emozioni anche per il ritorno sul palco dei Metallica, indimenticabile band heavy-metal degli anni Ottanta la cui favolosa interpretazione di Nothing Else Matters ha fatto cantare a squarciagola una buona porzione del pubblico.

L'excursus anni Ottanta è continuato subito dopo con l'attesissimo e esilarante ritorno sul palco degli Spinal Tap, fittizia band heavy metal sulla falsariga di gruppi come Iron Maiden e Metallica, protagonista del film This is Spinal Tap. I tre 'metallari' - Nigel Tufnel (Christopher Guest), David St Hubbins (Michael McKean) e Derek Smalls (Harry Shearer) - hanno interpretato un divertente pezzi scritto per l'occasione, dal titolo 'Warmer Than Hell' (Più caldo che all'inferno). E dopo aver ascoltato i messaggi trasmessi dagli altri Vip che hanno preso parte agli altri 8 concerti Live Earth - dalla 'mente e cuore' dell'iniziativa, l'ex vicepresidente americano Al Gore, fino all'attrice Cameron Diaz - gli spettatori di Wembley si sono letteralmente scatenati con il trio hip hop Beastie Boys, con i post-grunge Foo Fighters, con i rocker Kasabian, Snow Patrol, Keane e con le Pussycat Dolls. Oltre al celeberrimo James Blunt, a rappresentare i solisti britannici erano anche Paolo Nutini (di origini italiane), esibitosi in una dolce interpretazione di It's a Wonderful World, Damien Rice, che ha riproposto la famosa canzone Que Sera sera insieme a David Gray, John Legend e l'affascinante Corinne Bailey Rae, con la sua voce a metà tra Billie Holiday e Erykah Badu. E infine, per la prima volta davanti ad un pubbico così ampio, una delle novità più curiose di Wembley è Terra Naomi, una cantautrice americana sconosciuta che ha trovato la celebrità grazie al sito Youtube con un video di 'Say It's Possiblé una canzone scritta dopo aver visto il documentario di Al Gore, An Inconvenient Truth.

IL VIA IN AUSTRALIACon un messaggio di Al Gore, che ha esortato gli australiani ad essere 'parte della soluzione' alla crisi climatica e i governi e il mondo a ridurre i gas serra del 90% entro il 2050, è partito da Sydney alle 11.30 (le 3.30 in Italia) Live Earth, il bio-concertone globale organizzato dall'ex vice presidente Usa per salvare il pianeta. Nel concerto di 10 ore nel grande stadio di Moore Park gremito nei suo 50 mila posti, primo della 'staffetta' di concerti in sette continenti, sono saliti sul palco per primi i Blue King Brown e quindi Toni Collette (attrice oltre che cantante, la madre in 'Little Miss Sunshine') i primi di una dozzina di band e cantanti fra cui Missy Higgins, The John Butler Trio, l'americano Jack Johnson, Eskimo Joe, Paul Kelly, Wolfmother e infine l'attesissimo ritorno di Crowded House (ex Split Enz) appena tornati insieme. Il Live Earth di Sydney è anche carbon neutral, cioé neutrale in emissioni di CO2, ed è sotto monitoraggio di efficienza energetica. I contractor e i fornitori di servizi per l'evento sono stati scelti in base a credenziali verdi piuttosto che al prezzo. Le centinaia di migliaia di bicchieri e contenitori di cibo sono riciclabili. Per ridurre l'inquinamento dalle auto, il trasporto pubblico è incluso nel prezzo di ingresso. Attorno allo stadio è sorto un 'villaggio globale' con gli stand delle maggiori organizzazioni ambientaliste, da Greenpeace a Wwf, da Australian Conservation Foundation a Planet Ark (Pianeta arca), con ogni genere di suggerimenti su come ridurre le emissioni e far pressione sui governi e le multinazionali. Come nel resto dei concerti, un obiettivo di Live Earth è di far firmare agli abitanti del pianeta una promessa in sette punti, primi dei quali quello di domandare al proprio governo di entrare in un trattato entro il 2029 (che riduca le emissioni del 90% nei paesi ricchi e le dimezzi entro il 2050 a livello globale), e quello di diventare personalmente 'carbon neutral'. Non è solo un modo per sentirsi a posto con la coscienza: gli organizzatori vogliono raccogliere una massiccia banda dati di persone che possono mobilitare in future campagne. Da Sydney il testimone passa a Tokyo e quindi a Shanghai, Johannesburg, Amburgo, Londra, Rio de Janeiro (ripristinato all'undicesima ora da un giudice dopo la cancellazione per timori di sicurezza) e infine New York. Per la prima volta la Cina partecipa ad un evento del genere. E vi sono due special events: dal tempio Toji a Kyoto, e dalla base britannica in Antartide, con la band finora sconosciuta Nunatak, composta da due ingegneri, un biologo marino, un meteorologo e una guida polare. Mentre le grandi rock star esibiscono davanti a decine di migliaia di persone, Nunatak (nella lingua di Groenlandia è il picco di una montagna che emerge da un ghiacciaio) eseguirà due brani su uno sfondo di iceberg davanti ad un pubblico di 27 colleghi, che sfideranno il freddo a meno 18 per applaudirli. La loro performance permette ad Al Gore di mantenere la promessa di allestire almeno un evento in ciascun continente.

Caro-luce, in Italia le bollette piu' salate

ANSA.it, http://www.ansa.it, 08/07/2007

ROMA - Le bollette elettriche italiane restano le più care d'Europa: le famiglie si ritrovano a pagare 23,39 centesimi di euro a chilowattora, contro una media dell'Europa a 27 di 15,38 centesimi, mentre le imprese 'tipo' devono mettere in conto oltre 15 centesimi a kwh contro appena i 10 centesimi dei loro competitors oltre frontiera. La nuova fotografia dell'emergenza caro-bollette italiano arriva dagli ultimi confronti internazionali, forniti dall'Authority per l'Energia nella Relazione Annuale. Un nuovo quadro che conferma, ancora una volta, la penalizzazione per gli utenti domestici e industriali della penisola sul fronte dei costi energetici.

L'Italia - scorrendo le tabelle dell'Authority - è ai vertici per le alte tariffe elettriche, al lordo delle tasse, con un prezzo del chilowattora, per le famiglie con consumi annui di 3.500 khw, di 23,29 centesimi a gennaio 2007, in aumento del 10,5% rispetto ad un anno prima. Preceduta, nella classifica dei 27 paesi Ue, solo dalla Danimarca (25,79 cents di euro a kwh). "Il prezzo italiano si mantiene" così "significativamente al di sopra dei principali paesi europei" anche considerando l'andamento di un arco temporale degli ultimi 16 anni, scrive l'Autorità nella sua Relazione, sottolineando che quindi "non emerge ancora un chiaro trend di convergenza rispetto alla media europea". E la situazione non migliora per quanto riguarda le imprese. 'Il confronto dei prezzi per le utenze industriali, al primo gennaio 2007, evidenzia, con riferimento ad un consumo annuo di 2 mila megawattora, come l'Italia presenti in euro i livelli più elevati al lordo delle imposte nell'Europa a 27".

Rispetto ai prezzi pagati da consumatori industriali francesi, spagnoli e inglesi, le imprese italiane risultano "penalizzate per tutte le tipologie di consumi", fa notare l'Autorità spiegando che, invece, al netto delle imposte qualche convenienza nel confronto internazionale si trova tra le tariffe industriali italiane rispetto a quelle tedesche. Ma solo nel caso di bassi consumi. Il confronto con la Germania per le industrie ad alto consumo, infatti, è ancora una volta a sfavore dei prezzi italiani, "leggermente più alti". Nell'ultimo anno - dal gennaio 2006 allo stesso mese di quest'anno - i prezzi in Italia sono saliti del 10,5%. Anche in questo caso più della media europea, per la quale l'aumento si e fermato al 9%. Qualche segnale di rallentamento del caro-tariffe è comunque arrivato all'inizio di quest'anno: nel primo semestre la corsa si è infatti fermata e le bollette elettriche hanno segnato un calo dello 0,4%. Una famiglia italiana, comunque, spende circa 420 euro l'anno per accendere la luce. E di questa somma circa il 13% - ha rilevato la stessa autorità - sfuma in oneri. In tutta una serie di voci, costi ed extracosti che nulla hanno a che vedere con la produzione, la distribuzione e la trasmissione dell'elettricità. E che ogni anno incidono per circa cinque miliardi di euro sulla bolletta elettrica della penisola

Ufo: Usa, 50 mila a festival 60 anni mistero Roswel

ANSA.it, http://www.ansa.it, 08/07/2007

WASHINGTON - Esattamente 60 anni fa un oggetto mai visto prima sulla Terra precipitò in un ranch nei pressi di Roswell, un'area desertica del New Mexico. Per le 50 mila persone convenute questa settimana nella cittadina di Roswell per celebrare l'anniversario non vi sono dubbi: l'oggetto misterioso era un veicolo extra-terrestre sequestrato rapidamente dal Pentagono per mantenere segreto questo evento. Il mistero che circonda ancora oggi questo episodio ha trasformato Roswell nella capitale mondiale degli Ufo e le autorità locali hanno organizzato quest'anno un grandioso festival, in occasione del sessantesimo anniversario, per trarre il massimo profitto finanziario dal controverso anniversario.

I cartelli 'Aliens Welcome' dominano molti dei negozi e degli hotel della cittadina - dove tutte le camere sono da tempo esaurite - tra sfilate di appassionati vestiti da extra-terrestri, conferenze e seminari sul fenomeno dei rapimenti di essere umani da parte di visitatori lontani, apparizioni di personaggi di Star Trek, luna park con giostre ispirate a temi spaziali. Nessuno degli entusiasti convenuti questa settimana a Roswell crede ovviamente alla tesi ufficiale delle autorità Usa: il misterioso oggetto caduto 60 anni fa sul ranch di Mac Brazel era un pallone aerostatico usato in un esperimento militare segreto per ottenere informazioni sui test nucleari sovietici. Fra i partecipanti al festival c'é anche Jesse Marcel Jr. Suo padre, un funzionario dell'intelligence militare, fu il primo a giungere al ranch e a raccogliere numerosi dei detriti lasciati nel deserto dal misterioso impatto, con l'incarico di trasferirli nella vicina base militare, il Roswell Army Air Field, dove lavorava. Lungo il tragitto, si fermò a casa, svegliò la moglie ed il figlio per mostrare loro gli strani oggetti recuperati. "C'era uno strano oggetto di metallo, lungo 30 cm, con simboli che sembravano geroglifici egiziani - ricorda oggi Jesse Marcel Junior, che all'epoca aveva 12 anni - guardando più attentamente apparivano come simboli geometrici". Poche ore dopo il padre di Marcel tornò a casa, dalla base, ordinando alla moglie e al figlio di non rivelare mai a nessuno gli oggetti che aveva loro mostrato. Il cover-up, sostengono gli appassionati di UFO, era appena cominciato.

Dopo 60 anni vogliamo sapere la verità - sostiene George Noory - se la Cia è stata in grado di rendere pubblici, pochi giorni fa, i suoi documenti più segreti, i 'gioielli di famiglia', non capisco perché il Pentagono non possa fare la stessa cosa con il dossier Roswell. Nella cittadina, che ha poco più di 50 mila abitanti, è già stato creato il "Museo Internazionale UFO', che ha un centro di ricerche specializzato nella caccia ai documenti che riguardano gli extra-terrestri. Il sindaco di Roswell, Sam LaGrone, sta mettendo a punto il progetto di un enorme Parco Tematico, dedicato agli UFO, con attrazioni da 100 milioni di dollari (compresa una simulazione di un viaggio in una astronave marziana). C'é anche allo studio la costruzione di un hotel da 300 camere a forma di disco volante. Tra i numerosi articoli per appassionati messi in vendita nelle numerose bancarelle sorte come funghi in occasione del festival: un completo per accertare 'in modo scientifico' se il vostro vicino di casa è un extra-terrestre.

Terrorismo, nuove scritte contro mons. Bagnasco

ANSA.it, http://www.ansa.it, 08/07/2007

VAL BREVENNA (GENOVA) - Nuove scritte minacciose contro il Papa e l'arcivescovo di Genova, mons.Angelo Bagnasco, sono apparse questa mattina su un muro di un capannone in località Molino, in Val Brevenna, nell'entroterra di Genova. Nelle scritte, di colore rosso, si legge: "Morte al Papa", "Bagnasco gay" e "Morte agli assassini". Sul muro inoltre appare una stella a cinque punte, simbolo delle vecchie Brigate rosse. Sull'episodio stanno indagando i carabinieri di Savignone e della Compagnia San Martino di Genova che intanto hanno provveduto a far rimuovere le scritte. Mons.Bagnasco infatti nel pomeriggio celebrerà nelle vicinanze una Messa al Santuario dell'Acqua. Bagnasco sarà scortato, come avviene ormai da alcuni mesi, dai carabinieri del reparto operativo del Comando provinciale di Genova.

FOLLA NUMEROSA ALLA MESSA IN VAL BREVENNA

Circa 500 fedeli, assiepati anche sul sagrato, hanno assistito all'omelia di Mons. Angelo Bagnasco, arcivescovo di Genova e presidente della Cei, al santuario di Nostra Signora dell'Acqua in Val Brevenna, sui monti nell'entroterra di Genova, in occasione della festa patronale. Prima dell'arrivo di mons.Bagnasco, sindaco, vicesindaco, assessori e carabinieri avevano provveduto a coprire le scritte minacciose, apparse questa mattina sui muri e sul portone di un capannone del Comune, situato in località Molino, sulla strada che porta al Santuario. Tra queste c'era anche la frase: "Bagnasco attento ancora fischia il vento" apparsa nell'aprile scorso a Sampierdarena, nel ponente cittadino, sui muri di una zona non lontana dal centro sociale Zapata. Mons. Bagnasco, nella sua omelia, non ha fatto alcun accenno alle nuove scritte contro di lui e il Papa. Il suo discorso si é incentrato sulla Madonna dell'Acqua, sulle sue capacità di guarire le ferite dell'anima. Bagnasco ha quindi esortato i fedeli a coltivare le doti dell'anima. "Sono convinto - ha commentato Don Borgatti, parroco del Santuario - che queste scritte non sono opera dei miei valligiani. Negli ultimi anni però qualcosa è cambiato, ci sono stati dei raid nella bassa Vallescrivia, ma il santuario è sempre rimasto intonso". Don Borgatti, nel ringraziare l'arcivescovo per la sua presenza, ha sottolineato di rappresentare un "popolo di semplici" devoti alla Chiesa e ai suoi rappresentanti. Bagnasco, stretto in un caldo abbraccio da tutti i fedeli, ha lasciato la Val Brevenna, sempre scortato dai carabinieri, per raggiungere Voltri, dove parteciperà in serata ad una processione mariana.

UNA LUNGA SCIA DI SCRITTE E DUE MISSIVE MINATORIE

Parte dal 2 aprile scorso la lunga scia di scritte con minacce e offese all'arcivescovo di Genova e presidente dei vescovi italiani mons. Angelo Bagnasco. Quel giorno, sul portone della cattedrale di San Lorenzo, apparve la scritta "Bagnasco vergogna" all'indomani delle polemiche seguite alle considerazioni sui 'Dico' fatte dal prelato durante un incontro con i comunicatori della Diocesi. Già dal giorno successivo il prefetto di Genova assegnò la scorta che tuttora segue ad ogni passo, anche sull'altare, l'arcivescovo. Qualche giorno dopo arrivò anche un'auto blindata. L'8 aprile il livello di attenzione si alzò ulteriormente per scritte più minacciose apparse nel quartiere di Sampierdarena - "Bagnasco attento, ancora fischia io vento" e "Bagnasco a morte" - accompagnate dalle stella a cinque punte e dal simbolo della falce e martello. Da allora è stato uno stillicidio di segnalazioni di scritte in diverse città italiane. L'arcivescovo di Genova ha anche ricevuto due lettere minatorie: la prima, il 27 aprile, con un bossolo di pistola, la seconda il 9 giugno con tre proiettili inesplosi di carabina. Il mittente di quest'ultima è stato identificato a fine giugno. Si trattava di un ex carabiniere che aveva voluto vendicarsi di una donna con la quale aveva avuto una relazione e sulla quale, disseminando alcuni indizi, voleva far ricadere la colpa della missiva. Quest'ultima vicenda ha confermato quanto sostenuto sinora dalla Polizia: che sia le scritte sia le lettere sono frutto di esaltati o mitomani e non sono ascrivibili ad ambienti eversivi.

Israele rilascia 250 prigionieri, critiche ad Olmert

ANSA.it, http://www.ansa.it, 08/07/2007

GERUSALEMME - La leadership moderata palestinese non godrà soltanto degli aiuti economici che Israele e il mondo gli hanno promesso, ma anche della liberazione di 250 prigionieri che il governo di Ehud Olmert oggi ha deliberato. Una promessa che lo stesso premier aveva fatto al presidente Abu Mazen (Mahmud Abbas) durante il vertice di Sharm el Sheikh, e che oggi ha voluto mantenere. Una promessa carica di implicazioni politiche, per gli israeliani come per i palestinesi. Intanto il governo al momento del voto si è spaccato, e ben sette ministri (sui 18 presenti in aula) hanno votato contro. "Noi dobbiamo fare questo gesto e compiere ogni sforzo per sostenere e incoraggiare i palestinesi moderati, a cominciare dal presidente Abu Mazen, così da porre le basi per un vero negoziato" ha spiegato Olmert ai ministri recalcitranti. Secondo il premier la liberazione "potrà oltretutto aiutare le trattative per la liberazione dei tre soldati tenuti in ostaggio" da Hamas, a Gaza, e dagli Hezbollah libanesi.

In realtà liberare 250 piccoli criminali non rappresenta nessun reale sostegno per Abu Mazen - gli ha però replicato il ministro dei trasporti Shaul Mofaz, membro di Kadima, stesso partito del premier - alla fine di quest'anno, o forse all'inizio dell'anno venturo, vedremo di nuovo una riunificazione fra Abu Mazen e Hamas, e il nostro gesto sarà stato solo inutile e dannoso. Il primo ministro, pressato dagli alleati come dall'opposizione, deve fare i conti anche con i responsabili della sicurezza interna, che gli hanno fornito una prima lista di prigionieri da liberare e che lui ha già dovuto bocciare. Lo Shin Bet, mostrando evidentemente di non condividere la decisione del governo (o forse nel tentativo di contenerne gli effetti), aveva selezionato fra gli oltre 10.000 palestinesi rinchiusi nelle carceri israeliane, un gran numero di detenuti che stava comunque per essere scarcerato perché risultato innocente, o per fine pena. Olmert, percependo il rischio che il suo gesto potesse apparire come un inganno, ha chiesto di stilare un nuovo elenco, includendo questa volta palestinesi appartenenti a Fatah (e quindi in carcere anche per ragioni politiche), con la sola condizione che "non abbiano le mani macchiate di sangue". Come dire nessun palestinese accusato di attentati contro israeliani. La parte palestinese resta a guardare, senza mostrare per il momento speciale entusiasmo.

La questione dei prigionieri è troppo complessa per essere risolta con un solo gesto ha subito avvertito Saeb Erekat, uno dei principali consiglieri di Abu Mazen. Erekat si è persino lamentato che la scelta dei prigionieri da liberare non sia avvenuta nell'ambito di un negoziato con i palestinesi, ma che sia rimasta finora affidata alle uniche valutazioni della parte israeliana. Abu Mazen non aveva nascosto nelle scorse settimane l'auspicio che potesse tornare in libertà Marwan Barghuti, storico e popolarissimo leader di Fatah, l'unico davvero in grado di risollevare le sorti del presidente moderato e della sua leadership barcollante. Ma Israele ha già fatto sapere che le cinque condanne all'ergastolo ricevute finora per altrettanti omicidi, lo escludono automaticamente dalla lista. Se potesse davvero decidere, probabilmente Fatah stilerebbe una lista diversa, includendo anche detenuti di altre fazioni, soprattutto per evitare quelle accuse che, puntuali, sono poi giunte da Gaza: "Accettare la liberazione soltanto dei prigionieri di Fatah - ha dichiarato il portavoce di Hamas, Sami Abu Zuhri - serve a dividere il popolo palestinese. Abu Mazen sta così sostenendo precisamente quello che vogliono ottenere i nostri nemici".

Pakistan, nella moschea rossa l'ombra di al Qaida

ANSA.it, http://www.ansa.it, 08/07/2007

ISLAMABAD - Ha fissato la telecamera e lo ha scandito con lentezza: se i radicali asserragliati dentro la Moschea Rossa a Islamabad non si dovessero arrendere, "moriranno". Il generale Pervez Musharraf, da quasi otto anni capo dello Stato pakistano, sa di poterlo dire e fare, dopo circa trenta morti, fra cui un colonnello la notte scorsa, e le notizie di un possibile coinvolgimento di elementi di al Qaida. Alle minacce del presidente, in diretta televisiva ieri, Abdul Rashid Ghazi, il capo dei ribelli assediati dentro la Lal Masjid (Moschea Rossa), ha risposto che il loro sangue scatenerà una rivoluzione islamica in Pakistan. Non si sa quante persone, forse un migliaio, siano ancora nella moschea, un covo di estremisti che il regime di Musharraf per anni ha tollerato, qui come altrove, per non esacerbare i contrasti. Le autorità dicono che donne e bambini sono ostaggi, scudi umani, dei fondamentalisti. Oggi, la polizia ha diffuso la notizia che il comando è ormai nelle mani di elementi di al Qaida, fra questi due leader del gruppo Harktul-Jihad-e-Islami (movimento della guerra santa islamica, illegale) che sarebbero coinvolti con l'omicidio nel 2002 del giornalista americano Daniel Pearl. Uno dei due militanti è stato identificato come Abu Zar, già stretto collaboratore di Amjad Faruqi, leader del movimento.

La "soffiata" alla stampa conferma che la pazienza del governo si è esaurita e, malgrado il pericolo di fare una strage, le autorità sembrano prepararsi all'attacco. La tensione all'interno della moschea sta crescendo, con diverse opinioni su come condurre la lotta. Alcuni studenti hanno cominciato uno sciopero della fame, perché è stato impedito loro di andarsene e gli estremisti hanno sparato alle gambe di tre giovani che volevano scappare. L'arresto del leader della moschea, Abdul Aziz, fratello di Abdul Rashid, mentre tentava di fuggire sotto un burqa - l'abito tradizionale afghano che copre dalla testa ai piedi - ha scatenato l'ironia della stampa e dell'opinione pubblica, ammirata per la moderazione finora adottata dal regime e irritata dal radicalismo della Lal Masjid. Negli ultimi mesi, squadre di studenti del seminario affiliato alla moschea si sono aggirate per Islamabad per "prevenire il vizio e promuovere la virtù ", minacciando i proprietari di negozi di musica e sequestrando donne accusate di prostituzione, fra cui delle cinesi, con le conseguenti risentite proteste della Cina, grande amica di Musharraf. Ma la vicenda della Moschea Rossa è solo la più spettacolare, in una situazione altamente instabile in questo anno di elezioni. Gli attentati contro le forze dell'ordine, in particolare nelle zone tribali al confine con l'Afghanistan dove sono più forti gli integralisti, sono a ritmo quotidiano. Anche oggi in un attacco è morto un poliziotto e due giorni fa ignoti hanno sparato contro l'aereo presidenziale al decollo a Rawalpindi. Il fondamentalismo islamico è in crescita. Il quotidiano The News ha pubblicato due giorni fa i risultati di un'inchiesta secondo la quale nella sola Islamabad ci sono 88 seminari di diverse sette che educano 16.000 studenti. Il numero dei ragazzi che vanno a scuole della setta Deobandi, con forti connotazioni anti-occidentali e che ha ispirato i Taleban afghani, è raddoppiato in un anno.

La vicenda della Moschea Rossa deve essere di esempio, ha scritto il quotidiano Dawn: "Personaggi come quelli della Lal Masjid ci sono dovunque nel Paese. Hanno soldi e armi e una schiera di fedeli seguaci dal cervello lavato". Musharraf, che sta lottando per la sua sopravvivenza politica, potrebbe uscire rafforzato, dando un segnale all'interno e agli alleati occidentali, insoddisfatti per la sua apparente incapacità di combattere l'integralismo, che vedono come un compenso del regime ai radicali. Molti membri di queste organizzazioni hanno combattuto come "milizia privata" per il Pakistan, contro l'invasione sovietica in Afghanistan, come nella disputa territoriale con l'India per il Kashmir.

Martedì 10 Luglio 2007

Maltempo, chicchi di grandine di forme mai viste

ANSA.it, http://www.ansa.it, 10/07/2007

TRIESTE - Chicchi di grandine di forma inusuale, mai visti in precedenza in Friuli Venezia Giulia, secondo quanto riferito dai meteorologi dell'Osservatorio meteorologico regionale dell'Arpa, sono caduti tra lunedi' e martedi' in particolare nella zona a Nord di Udine e nel Goriziano.

La grandine - precisa l'Osmer - è un fenomeno meteorologico piuttosto frequente in regione: mediamente ci sono 55 giorni con grandine all'anno nella stagione calda. Ma l'aspetto peculiare delle grandinate delle ultime ore sono stati i chicchi di forma discoidale, come una sorta di ciambelle o frittate, e quelli, precipitati in particolare nell'area intorno Gorizia, con lobi molto strani, visti di solito sui libri di testo di fisica dell'atmosfera ma finora mai osservati in regione. Fatto meno inconsueto per il Friuli Venezia Giulia - secondo gli esperti dell'Osmer - sono le dimensioni, comunque notevoli, che i chicchi di grandine hanno avuto nel corso delle precipitazioni più recenti.

Alcuni, che hanno colpito in particolare la provincia di Pordenone, avevano infatti dimensioni di 4-5 centimetri di diametro e peso dell'ordine di 50 grammi, un peso consistente - osserva l'Osmer - ma non da record, per quanto riguarda la realtà regionale. A determinare grandezza e forma inusuale della grandine ha contribuito - spiegano gli esperti - l'avverarsi in contemporanea, nel cielo del Friuli Venezia Giulia, di tre fenomeni fondamentali: l'abbondanza di vapore acqueo nei bassi strati dell'atmosfera, la grande differenza di temperatura tra i bassi e gli alti strati atmosferici e la presenza di molto vento in quota, che ha permesso una dinamica dei temporali favorevole soprattutto alla formazione dei chicchi di grosse dimensioni.

Cina: messo a morte l'ex-responsabile dei controlli di qualita'

ANSA.it, http://www.ansa.it, 10/07/2007

PECHINO - Le autorità cinesi hanno messo a morte oggi Zheng Xiaoyu, l' ex responsabile dei controlli di qualità su cibo e medicine condannato per corruzione. L' esecuzione è avvenuta dopo l' esplosione di una serie di scandali legati alla cattiva qualità dei prodotti dell' industria cinese, che in alcuni casi ha portato alla morte di decine di persone in Cina e all' estero.

Nel caso più grave verificatosi sul territorio nazionale, 50 neonati morirono nel 2004 nella provincia dell' Anhui per aver ingerito latte in polvere contraffatto. L' anno scorso a Panama, 83 persone hanno perso la vita dopo aver bevuto uno sciroppo per la tosse prodotto in Cina nel quale un solvente industriale di basso prezzo era stato usato al posto della glicerina. Ieri Sun Xianze, un alto dirigente dell' Amministrazione statale per il controllo del cibo e delle droghe, ha sostenuto che i casi di contraffazione sono un pericolo grave per la "reputazione internazionale" e per la "stabilità sociale" del paese. A partire dallo scorso maggio sequestri di prodotti cinesi avariati, in alcuni casi pericolosi, sono stati effettuati negli Usa, Repubblica Dominicana e a Panama.

La Food and Drug Administration americana ha vietato l' importazioni di alcune marche di cibo per animali e ha rafforzato i controlli su quelle di pesce congelato. In Italia sono stati sequestrati 20mila confezioni di dentifrici sospetti. Zheng Xiaoyu è stato giudicato colpevole di aver ricevuto pagamenti per 850mila dollari dalle imprese farmaceutiche che volevano evitare i controlli, mettendo in circolazione prodotti pericolosi per la salute, in un processo celebrato il 29 maggio scorso. Il processo ha lasciato aperti una serie di dubbi sui documenti e le testimonianze in base alle quali l' uomo è stato condannato, tra cui la sua confessione.

La confessione rimane un elemento centrale e controverso del sistema giudiziario cinese. Un caso che ha destato clamore è stato quello di She Xianglin, un uomo di 39 anni della provincia dell' Hubei, che era stato condannato dopo aver confessato di aver ucciso la moglie. Nel 2005, dopo che l' uomo aveva trascorso undici anni in prigione, la donna è ricomparsa viva e si è appreso che la confessione era stata estorta a She con la tortura. In base alle nuove regole introdotte per limitare le condanne a morte - che si ritiene siano circa diecimila all' anno, cioé un numero superiore a tutte quelle emesse nel resto del mondo - l' esecuzione di Zheng Xiaoyu è stata approvata dalla Corte Suprema del Popolo Cinese.

Padre Benedetti: padre Bossi rapito da malviventi locali, al Qaeda non c'entra

Rainews24, http://www.rainews24.it, 10/07/2007

E' passato un mese dal rapimento di padre Giancarlo Bossi, nelle Filippine, e le notizie sono ancora poche e frammentarie. L'unica certezza emersa nelle ultime ore è che un solo mediatore seguirà le trattative con i rapitori. L'agenzia missionaria Misna ha riferito di un "importante incontro" tra i padri del Pime, la polizia locale, esercito, autorità filippine e il personale dell'ambasciata italiana durante il quale "è stato deciso di designare un mediatore unico".

Un confratello: Al Qaeda non c'entra

"L'esito della vicenda dipenderà molto dalla negoziazione condotta dall'esercito. Il movente religioso e Al Qaeda non c'entrano assolutamente, si tratta di una banda di piccola criminalità locale di cui si conoscono già i nomi". Lo ha dichiarato da Zamboanga, nelle Filippine, padre Luciano Benedetti, confratello di padre Bossi.

"Si tratta di una banda di malviventi di cui si conoscono già i nomi ed è tutta gente locale - ha proseguito padre Benedetti - Pedot Jakaria, Ogis Jakaria Waning Abdusalam, personaggi dediti all'ordinaria pirateria del mare. Essendo criminalità locale basterebbe che la polizia si impegnasse nelle ricerche insieme all'esercito. La polizia dovrebbe avere le mani in pasta: sanno chi sono, il problema è trovare il luogo perchè il gruppo è molto piccolo e possono nascondersi ovunque. Penso ci siano stati già contatti con i militari - ha concluso il missionario del Pime - dipenderà molto da loro e da come condurranno le negoziazione".

Scontro con Abu Sayyaf, morti 3 marines

Almeno tre marines filippini sono morti, e altri 13 sono rimasti feriti, durante uno scontro a fuoco oggi nell'isola di Basilan, nel sud del Paese, tra l'esercito di Manila e gli uomini di Abu Sayyaf,: lo hanno reso noto fonti dell'esercito, precisando che lo scontro è avvenuto durante un'operazione realizzata nell'ambito delle ricerche di padre Bossi.

Il combattimento con un consistente gruppo di uomini di Abu Sayyaf ha avuto luogo in un'area remota di Basilan, ha precisato il portavoce dei marines, Ariel Caculitan, sottolineando che oltre ai morti e ai feriti, ci sono anche 10 marines dispersi. Quelli di oggi - ha aggiunto il portavoce - sono stati gli scontri più gravi dallo scorso mese di gennaio, quando venne ucciso uno dei leader di Abu Sayyaf, il gruppo terroristico filippino di matrice alqaidista.

Nei giorni scorsi, il capo della sicurezza di Manila, Norberto Gonzales, ha ipotizzato che il missionario italiano sia stato rapito, lo scorso 10 giugno, proprio dagli uomini di Abu Sayyaf. Altre fonti non credono invece a tale possibilità.

Il gruppo dei sequestratori: 10 persone del Milf

Anche oggi, come già nei giorni scorsi, Padre Gian Battista Zanchi, superiore generale del Pontificio Istituto Missione Estere (Pime), ha pe esempio ribadito di "non dare credito alle voci di un coinvolgimento di Abu Sayyaf. Sembra che il gruppo dei sequestratori - ha aggiunto - sia composto da una decina di persone, forse fuoriusciti del Fronte di liberazione islamico Moro (Milf)".

Individuato il luogo della prigionia

Anche il luogo della prigionia di padre Bossi sarebbe stato individuato. Intanto il tribunale di Zamboanga ha fatto i nomi di tre persone ritenute responsabili del sequestro e identificate attraverso testimoni: Pedot Jakaria, Ogis Jakaria e Waning Abdusalam. Nell'elenco dei ricercati non compare l'uomo che è considerato il capo del gruppo: Kiddie Abdusalam.

Vaticano: Chiesa cattolica unica voluta da Cristo

ANSA.it, http://www.ansa.it, 10/07/2007

CITTA' DEL VATICANO - Cristo ha costituito "sulla terra un'unica Chiesa", che si identifica "pienamente" solo nella Chiesa cattolica e non nelle altre comunità cristiane (ortodosse o protestanti). E' quanto riafferma un documento redatto dalla Congregazione vaticana per la Dottrina della Fede, pubblicato oggi dalla Santa Sede. Il Vaticano riconosce che nelle altre comunità cristiane non cattoliche, in particolare nella Chiesa ortodossa, esistono "numerosi elementi di santificazione e di verità"; ma vi sono anche - indica il documento della Congregazione per la Dottrina della Fede pubblicato oggi - "carenze", in quanto tali confessioni non riconoscono "il primato di Pietro", ovvero del Papa di Roma. Tale primato - avverte tuttavia la nota - "non deve essere inteso in modo estraneo o concorrente nei confronti dei vescovi delle Chiese particolari".

INFONDATA LA TEOLOGIA DEL PLURALISMO DELLE CHIESE DI CRISTO

Il Vaticano taccia come "infondate", "erronee" e "fuorvianti" le letture date da alcuni teologi cattolici, tra cui viene citato Leonardo Boff, del documento conciliare 'Lumen Gentium' (1963): tali teologi - spiega la Santa Sede - vi hanno visto la possibilità che la Chiesa di Cristo "sussista", con pari pienezza, anche in altre chiese cristiane, oltre che in quella cattolica. Si tratta - ribadisce il documento della Congregazione per la Dottrina della Fede - di "interpretazioni errate", che hanno "frainteso" l'insegnamento dottrinale del Concilio Vaticano II.

Vaticano: Chiesa cattolica unica voluta da Cristo (seconda versione)

ANSA.it, http://www.ansa.it, 10/07/2007

(di Elisa Pinna)

Cristo ha "costituito sulla terra un'unica Chiesa", che si identifica"pienamente" solo nella Chiesa cattolica: è quanto ribadisce un documento pubblicato oggi dalla Congregazione vaticana per la Dottrina della Fede, che però riconosce alle altre confessioni cristiane, e in particolare agli ortodossi,"numerosi elementi di santificazione e verità".

La nuova nota dottrinale, firmata dal Prefetto del Dicastero vaticano per la fede, lo statunitense William Levada, ed approvata da Benedetto XVI lo scorso 29 giugno, è un testo agile, con stile didascalico, di una quindicina di pagine, diviso in tre parti: una prefazione, una sezione dialogica con cinque risposte ad altrettanti quesiti, e un articolo di commento. Il titolo è "Risposte a quesiti riguardanti alcuni aspetti circa la dottrina della Chiesa". Scopo dichiarato del libriccino è quello di sgombrare l'orizzonte teologico dalle tante confusioni e interpretazioni "infondate" che si sono accumulate negli anni attorno al documento conciliare 'Lumen Gentium' (1963) e in particolare su un passaggio in cui i padri conciliari affermano che 'la Chiesa di Cristo sussiste nella Chiesa cattolica'. In tale pronunciamento, alcuni studiosi cattolici - tra cui é citato esplicitamente il brasiliano Leonardo Boff - hanno visto la possibilità che la Chiesa di Cristo "sussista", con pari pienezza, anche in altre chiese cristiane, oltre che in quella romana. Si tratta - puntualizza il documento della Congregazione per la Fede - di "interpretazioni infondate", "inaccetttabili", che hanno "frainteso" l'insegnamento dottrinale del Concilio Vaticano II. La parole 'sussiste' - afferma il testo - "può essere attribuita alla sola Chiesa cattolica", che presenta "perenne continuità storica" e "la permanenza di tutti gli elementi istituiti da Cristo". Nonostante questo dato di principio, il documento apre la porta dell'ecumenismo: benché le altre chiese cristiane abbiano alcune "carenze" (in particolare il fatto di non riconoscere il primato del Papa su tutti gli altri vescovi), esse "non sono affatto spoglie di significato e di peso" nel "mistero della salvezza". "Infatti - si afferma in uno dei passaggi chiave - lo Spirito di Cristo non ricusa di servirsi di esse come strumento di salvezza, il cui valore deriva dalla stessa pienezza della grazia e della verità, che è stata affidata alla Chiesa cattolica". Inoltre - puntualizza la nota in un'altra frase di rilievo ecumenico - "sarà sempre necessario sottolineare che il Primato del successore di Pietro, Vescovo di Roma, non deve essere inteso in modo estraneo o concorrente nei confronti dei vescovi delle chiese particolari".

La nota del Vaticano ribadisce, sulla scia dello spirito conciliare, che il titolo di "Chiese particolari" spetta alle diverse comunità nazionali ortodosse, accomunate alla Chiesa cattolica dal riconoscimento del sacerdozio e dell'eucarestia. Viceversa le comunità protestanti, nate dalla riforma luterana del sedicesimo secolo, non possono essere considerate, dalla dottrina cattolica, "chiese in senso proprio", in quanto non contemplano il sacerdozio e non conservano più in modo sostanziale il sacramento dell'Eucarestia. Nessun accenno, nel documento, all'ebraismo e all'Islam. Del resto sarebbe stato fuori luogo perché si tratta di un testo tutto interno alla dottrina cristiana e alla riflessione teologica innescata dal Concilio vaticano II.

Usa, reduci da Iraq rivelano abusi impuniti

ANSA.it, http://www.ansa.it, 10/07/2007

(di Alessandra Baldini)

Oltre Haditha e oltre Abu Ghraib: il settimanale americano The Nation ha pubblicato questa settimana una inchiesta da brivido: 50 interviste con altrettanti reduci dall'Iraq hanno rivelato in raccapriccianti dettagli brutalita' commesse dai soldati Usa su civili iracheni.

Un cocktail letale di sventatezza, comportamenti distruttivi causati da paura e atti determinati di violenza a sangue freddo sarebbero costati la vita a migliaia di iracheni innocenti, hanno concluso gli investigatori del giornale. Secondo i soldati intervistati solo una minoranza delle truppe sono colpevoli di comportamenti aberranti ma il prezzo delle loro azioni e' stato enorme e, salvo rare eccezioni, gli abusi sono rimasti impuniti. Le inchieste sulla morte di civili sono rare: 'Non e' possibile indagare ogni volte che un civile viene ferito o ucciso perche' capita spesso e passeremmo tutto il tempo solo a far quello', ha detto il tenente dei marines Jonathan Morgenstein di Arlington in Virginia, a Ramadi (ovest di Baghdad) dall'agosto 2004 al marzo 2004.

La cultura della guerra di controinsurrezione in cui la maggior parte dei civili viene considerata ostile, rende difficile ai soldati simpatizzare con le vittime, al meno fino al momento di tornare a casa. I veterani, tutti identificati con nome e cognome, portano addosso profonde cicatrici emotive: molti di loro, rimpatriati, hanno avuto occasione di riflettere e sono passati a criticare la guerra. 'Mentre ero li', l'atteggiamento generale era che un iracheno morto e' l'ennesimo iracheno morto', ha detto il soldato Jeff Eglehart di Grand Junction in Colorado, per un anno a Baquba (nord est di Baghdad) per cui, come per altri, il senso di colpa ha messo radici solo dopo: 'Finche' eravamo li' pensavamo che eravamo in Iraq ad aiutare la gente ma la gente ci si rivoltava contro: era un tradimento'. Il risentimento di molti soldati contro gli iracheni e' stato confermato da un recente rapporto del Pentagono.

Solo 55 per cento dei soldati e il 40 per cento dei marines si e' detto pronto a denunciare un commilitone che abbia ucciso o ferito 'un iracheno innocente'; solo il 47 per cento dei soldati e il 38 per cento dei marines conviene che i civili vadano trattati con dignita' e rispetto. In alcuni casi l'inchiesta ha rivelato la perdita della bussola morale: una foto, tra le decine consegnate a The Nation durante l'inchiesta, mostra un soldato americano che finge di mangiare il cervello esploso dal cranio di un civile morto con un cucchiaio di plastica. Ma e' nei raid, migliaia di raid condotti per dar la caccia agli insorti che gli abusi e le brutalita' diventano routine impunita'. Nel caso 'frequente' in cui un civile venga ucciso non e' inconsueto che un soldato lasci un'arma vicino al cadavere e arresti i sopravvissuti accusandoli falsamente di aver partecipato alla insurrezione: 'Ogni bravo poliziotto porta un 'usa e getta'', ha detto Joe Hatcher, reduce del Quarto di cavalleria in Iraq: 'Serve nel caso in cui uccidi un civile disarmato'.

Pakistan: 58 morti nell'assalto alla moschea rossa

ANSA.it, http://www.ansa.it, 10/07/2007

Dopo otto giorni di assedio, all'alba di oggi le forze pachistane hanno fatto irruzione nella Moschea Rossa (Lal Masjid) di Islamabad uccidendo almeno cinquanta militanti, ma in nove ore di combattimenti non sono ancora riuscite a raggiungere le cantine dove apparentemente è asserragliato il leader della moschea con donne e bambini. In una telefonata con la televisione pachistana Geo, il capo della moschea Abdul Rashid Ghazi ha ripetuto di essere pronto al martirio: "Non abbiamo commesso nessun reato per essere puniti così orribilmente, questa è un'aggressione... avevamo solo 14 kalashnikov... ora siamo solo in tre a resistere".

Il portavoce militare, generale Wahid Arshad ha detto che Ghazi si è barricato e tiene come scudi umani donne e bambini. Sono stati portati in salvo, affermano le autorità, 30 bambini e 24 donne, inclusa la moglie di Ghazi. I militari uccisi sono otto, secondo fonti dell'esercito pachistano. Ma il bilancio delle vittime è destinato a salire.

L'operazione, quasi dieci ore dopo, è ancora in corso. Le forze di sicurezza sostengono di controllare l'85 per cento del compound della moschea, che include anche una madrassa, scuola coranica, femminile. Ma "gli scontri restano violenti... militanti tengono le posizioni in ogni stanza, su ogni scala", ha detto il portavoce militare. Spari sono partiti anche dai minareti. Testimoni oculari raccontano di almeno trenta forti esplosioni nell'ora successiva l'irruzione, alle 4.30 del mattino locali (1.30 italiana). Un denso fumo circonda l'area, in pieno centro di Islamabad, assediata dalle forze dell'ordine dal 3 luglio. Al di là delle barriere di filo spinato, una decina di parenti aspettano, in silenzio.

Lali Gul, della città del Nord Ovest Charsadda, ha detto all'agenzia internazionale Reuters di avere parlato con il figlio di 16 anni venerdì scorso: "Ha detto che sarebbero voluti uscire ma avevano paura che i militari gli avrebbero sparato addosso". Anche i giornalisti sono tenuti lontani dalla zona. Le notizie arrivano frammentarie e difficilmente verificabili. Non si sa quante persone ci fossero all'interno quando è partito l'ordine d'attacco. Domenica il governo pachistano faceva una stima tra le 200 e le 500 persone. All'inizio del confronto, martedì scorso, 1.200 studenti hanno lasciato la moschea. Negoziati si sono protratti per undici ore nel tentativo di convincere il Maulana Ghazi ad arrendersi, ma sono falliti. I militanti chiedevano un'amnistia. Il governo offriva arresti domiciliari.

Il ministro Tariq Azim Khan ha detto alla Bbc che, per il governo, la possibilità di negoziare resta aperta. Perdite pesanti, in particolare fra donne e bambini, potrebbero avere serie ripercussioni sul presidente Pervez Musharraf, già sotto pressione per l'incapacità a controllare il diffondersi del fondamentalismo. La Lal Masjid è da anni al centro della militanza radicale musulmana, a sostegno dei Taleban in Afghanistan e contro il regime filo americano di Musharraf. Almeno 24 persone erano già morte nei giorni dell'assedio

Al Qaida minaccia nuovi attentati in Gb

ANSA.it, http://www.ansa.it, 10/07/2007

DUBAI - Il numero due di al Qaida Ayman al Zawahri ha minacciato di compiere nuovi attacchi in Gran Bretagna in risposta all'onorificenza concessa allo scrittore Salman Rushdie. La minaccia è contenuta in un messaggio audio su Internet.

"Dico al successore di Blair che la politica del suo predecessore ha causato catastrofi in Afghanistan, in Iraq e persino nel centro di Londra", dice Zawahri nel nastro di cui non è stato possibile accertare l'autenticità. "Se non imparate la lezione - aggiunge Zawahri dal sito usato di frequente dai gruppi collegati ad al Qaida - allora siamo pronti a ripeterlo, se Dio vuole, fino a che non avrete compreso pienamente". "Dico alla regina Elisabetta e a Blair che il vostro messaggio ci è giunto e che stiamo preparando una risposta precisa", precisa il medico egiziano. Salman Rushdie è stato nominato sir dalla Regina Elisabetta il 16 giugno.

Pollari, parlero' se il premier autorizza

ANSA.it, http://www.ansa.it, 10/07/2007

ROMA - "Rispetto il segreto di Stato. Ma se il presidente del Consiglio riterrà di svincolarmi da questo segreto state tranquilli che sarò estremamente esaustivo. Ma solo se il premier mi autorizzerà". Lo ha detto l'ex capo del Sismi, Niccolò Pollari parlando con i giornalisti prima della colazione in un ristorante romano con il presidente emerito della Repubblica Francesco Cossiga.

SISMI: DE GREGORIO, "POLLARI SEMPRE AUTORIZZATO"

Le dichiarazioni di Pollari non rappresentano assolutamente un ricatto: quest'uomo si è chiuso in un silenzio di tomba, e quando si è visto raccontare come un eversore ha riflettuto con serenità e ha ritenuto che la cosa migliore da fare fosse quella di raccontare al Parlamento e al Paese tutta la verità, in modo da rivelare che mai il Sismi, sotto la sua direzione, si è mosso senza l'autorizzazione del Governo. Lo ha affermato il senatore Sergio De Gregorio, presidente della Commissione Difesa del Senato e leader del movimento politico Italiani nel Mondo, nel corso della trasmissione "Radio anch'io", condotta da Stefano Mensurati. "Pollari si è visto indicato - ha proseguito De Gregorio - come a capo di una cosca di eversori che ha tramato contro le istituzioni: uno scenario da incubo, che un funzionario dello Stato non può sopportare, avendo servito il Paese in questi anni e avendo consentito all'Italia di non contare le proprie vittime del terrorismo islamico, rafforzando inoltre il ruolo guida dell'intelligence nello scenario mediorientale. Ma evidentemente - ha concluso De Gregorio - a questo Governo non basta avvicendare alti uomini dello Stato, ma si avverte la necessità di ricoprirli di fango, come dimostra anche il caso Speciale".

DE GREGORIO, ITALIA SABOTO' MEDIAZIONE SISMI SOLDATI ISRAELE

Il governo italiano, attraverso il Sismi, tentò di mediare per la liberazione dei soldati israeliani catturati dagli Hezbollah in Libano, ma poi qualcuno dall'Italia fece saltare quella trattativa che portò allo scoppio della guerra del Libano: ad affermarlo è Sergio De Gregorio, presidente della commissione Difesa del Senato e leader del movimento Italiani nel Mondo, in diverse interviste, una alla trasmissione radiofonica "Radio anch'io", una al quotidiano "L'Opinione" e l'altra al quotidiano israeliano "Maariv".

"Il servizio di sicurezza italiano - dice De Gregorio alla radio - è stato capace di intrecciare relazioni straordinarie e di proteggere il paese dalle terribili minacce a cui è stata sottoposta l'Europa. All'epoca del governo Berlusconi, i servizi non solo hanno liberato ostaggi italiani dalle mani dei fondamentalisti, ma hanno operato persino per la liberazione di sequestrati di altre nazionalità, a testimonianza che la nostra rete di intelligence ha contatti fortissimi". "Nel corso di una missione istituzionale a Beirut - prosegue - io e il presidente della commissione Esteri Lamberto Dini venimmo a sapere dal presidente del Parlamento libanese che l'Italia era a un passo dalla liberazione dei prigionieri israeliani, il cui rapimento fu la causa scatenante del conflitto. Ci furono raccontati particolari, ci fu detto che erano già pronti gli elicotteri per la loro liberazione e per i prigionieri rilasciati dagli israeliani in cambio". Questo, conclude a 'Radio anch'iò, non accadde e per De Gregorio "la verità sul perché si sia interrotto questo circuito virtuoso appartiene a Pollari e al presidente del Consiglio Romano Prodi".

E' vero - dice poi a 'l'Opinioné - che la guerra in Libano contro gli Hezbollah scoppio anche perché all'ultimo momento qualcuno dall'Italia fece saltare la trattativa condotta dal Sismi per la liberazione dei soldati Ehud Goldwasser ed Eldad Regev rapiti in territorio isrealiano il 28 giugno 2006? Purtroppo sì. De Gregorio accusa non precisati ambienti italiani di aver sostanzialmente sabotato una intesa che era ad un passo. Nell'intervista a 'L'Opinioné, sempre a proposito della vicenda dei soldati israeliani, aggiunge infatti: "Pollari potrebbe raccontare come naufragò il tentativo congiunto con l'intelligence israeliana per avere indietro i due soldati rapiti in Libano dagli Hezbollah e come un contrordine politico giunto dall'Italia abbia mandato tutto all'aria all'ultimo momento, facendo precipitare la situazione". Insomma - chiede il giornale - la politica del governo italiano attuale ha fatto scoppiare la guerra tra Libano e Israele? "Fu quella - risponde De Gregorio - la conseguenza di quel mancato accordo con gli Hezbollah, come è sotto gli occhi di tutti. Pollari potrebbe raccontare chi veramente aveva a cuore la pace e chi curava solo interessi personali e strumentali".

JANNUZZI, 'SPIAI' IO, DA POMPA SOLO RITAGLI

Lino Jannuzzi, giornalista e senatore di Forza Italia, scrive per il prossimo numero di 'Panorama' la sua 'testimonianza' sulla provenienza delle carte circa il presunto "spionaggio" ai danni di magistrati trovate nell' ufficio di Pio Pompa al Sismi. "Confesso che ho spiato", scrive Jannuzzi, raccontando del suo articolo di 6 anni fa per 'Panorama' su un incontro (poi smentito dai magistrati citati nel pezzo, che vinsero anche la causa intentata per diffamazione) tra quattro magistrati a Lugano (Ilda Boccassini, Carla Del Ponte, Elena Paciotti e Carlos Castresana) che avrebbero "concertato" la "comune azione giudiziaria contro Berlusconi". Secondo Jannuzzi, è di quell'articolo e della eco che ebbe sul resto dei media che si è trovata traccia nel "presunto archivio" di Pompa al Sismi: solo "ritagli di giornali o file di Internet".

Accordo governo-sindacati su aumenti pensioni basse

ANSA.it, http://www.ansa.it, 10/07/2007

ROMA - Circa 33 euro al mese per 3,4 milioni di pensionati con almeno 64 anni: e' quanto prevede l'accordo

raggiunto tra governo e sindacati al Ministero del Lavoro dopo oltre sei ore di confronto. L'intesa, giudicata dal

ministro del Lavoro Cesare Damiano ''un passo molto importante che apre la strada a un accordo complessivo'' anche sugli altri

temi del confronto, prevede anche un aumento una tantum per il 2007 pari a 324 euro, per una spesa complessiva per l'anno di

900 milioni di euro.

Per il 2008 il governo ha stanziato 1,3 miliardi di euro, 100 milioni dei quali da utilizzare per il recupero totale della

inflazione per quelle che valgono da 3 a 5 volte il minimo (fino a 2180 euro). Queste pensioni, al momento indicizzate solo per

il 90%, riguardano circa 2,7 milioni di persone. Gli aumenti nel 2008 riguardano circa 3,1 milioni di

pensionati con pensioni da lavoro e trecentomila soggetti con pensioni assistenziali (invalidi civili, cechi e sordomuti). Per

le pensioni sociali l'aumento punta a portare l'assegno a 580 euro mensili dal 1 gennaio 2008. Per i pensionati con pensioni

contributive gli aumenti riguarderanno coloro che hanno almeno 64 anni e redditi inferiori a 8.504,73 euro annui per il 2007.

I beneficiari saranno circa 3,1 milioni. Gli aumenti saranno in media pari a 28 euro (333 in un anno) per i pensionati da lavoro

dipendente che hanno fino a 15 anni di contributi, pari a 33 euro al mese (420 l'anno) per i pensionati dipendenti che hanno

tra i 15 e i 25 anni di contributi e aumenti di 39 euro al mese (505 l'anno) per i pensionati da lavoro dipendente che hanno

almeno 25 anni di contributi.

''E' un accordo che valorizza la concertazione - ha detto il ministro del Lavoro Cesare Damiano - rappresenta un fatto

importante, tutto si tiene. Si apre la strada verso un accordo complessivo''. Sull'accordo e' stato espresso un giudizio positivo anche dai sindacati. ''Consideriamo questo accordo - ha detto il segretario confederale della Cgil Morena Piccinini - un punto d'intesa importante. Una tappa significativa. Speriamo che questo aspetto faccia parte di un'intesa complessiva su tutti i temi''. Per il segretario generale aggiunto della Cisl Pierpaolo Baretta l'intesa di stasera e' una ''buona risposta ai pensionati perche' introduce criteri sui contributi previdenziali e sul reddito individuale. E' un buon viatico - ha detto - per accordi generali''.

''E' un'intesa positiva e innovativa - ha detto il segretario confederale della Uil Domenico Proietti - speriamo serva a

rasserenare il clima''. Giudizio positivo infine anche dall'Ugl che sottolinea come l'accordo contenga aumenti anche per le

pensioni sociali inizialmente escluse dall'intervento e come escluda dal reddito considerato per gli aumenti la prima casa di

proprieta'.

Video-denuncia su Repubblica.it: 'ecco brogli in Australia'

ANSA.it, http://www.ansa.it, 10/07/2007

(di Federico Garimberti)

Ad oltre un anno di distanza, le elezioni politiche del 2006 tornano a far discutere i poli.

Questa volta a riaprire il caso è stato un video, girato da Paolo Rajo, candidato non eletto nelle liste dell'Udeur per il seggio dell'Australia, in cui si mostra qualcuno che assegna in massa voti all'Unione. Immagini che portano il centrodestra a rilanciare la denuncia di brogli, più volte avanzata da Silvio Berlusconi, e a chiedere nuove elezioni. Mentre l'Unione mette in dubbio l'autenticità del filmato.

Al centro della nuova querelle un documento artigianale, girato con il videofonino dello stesso Rajo che ne è anche la voce narrante. Nel video si vede l'interno di una casa "di Sidney", come racconta il candidato del partito di Clemente Mastella, dove qualcuno (del quale non si vede il volto) compila un mucchio di schede elettorali appoggiate su un tavolo assegnando in massa i voti all'Unione. Le schede vengono poi richiuse e collocate in buste che, secondo quanto riferisce Rajo, sono quelle originali del Consolato.

Il candidato dell'Udeur, intervistato da 'Repubblica.it', spiega poi come sia nato il video. "Il filmato l'ho fatto io stesso durante la campagna elettorale in Australia", racconta. Le persone che compilano le schede, spiega, sono conoscenti che a sua insaputa e su richiesta di qualcuno pensavano di aiutarlo ad essere eletto. "Ho fatto presente che quell'aiuto non lo avrei mai accettato", spiega ancora l'autore del filmino, il quale sottolinea di aver denunciato immediatamente il fatto all'Udeur, mandando il video come prova sia via e-mail che per posta. "Ho chiesto decine, forse centinaia di volte, spiegazioni e chiarimenti sulle azioni da poter perseguire, ma non ho ricevuto risposta. Nulla, assolutamente nulla". La vicenda ha immediatamente sollevato un vespaio nel Palazzo. Tanto che a fine giornata il presidente del Senato Franco Marini ha assicurato in Aula l'opposizione sul fatto che "se ci sarà una richiesta in merito, informerà e fornirà tutti gli elementi alla Giunta per le elezioni di Palazzo Madama per consentire approfondimenti e una valutazione". I primi ad insorgere sono stati i vertici di Forza Italia, pochi minuti dopo la comparsa del video sulla prima pagina del sito di Repubblica. Sandro Bondi (Fi) ha chiesto di "annullare" il voto all'estero. Più distaccato Ignazio La Russa (An): "Faranno finta che nulla sia successo, nonostante la prova video".

La Lega, con Roberto Calderoli, ha invece chiesto di tornare immediatamente al voto. La maggioranza, al contrario, ha sollevato molti dubbi sull'autenticità del video. "Occorrerebbe vedere se non sia stata una sperimentazione", è stata la cauta premessa di Luciano Violante, che però ha anche sottolineato come "vada rivisto il sistema elettorale all'estero". "Un video senza data, senza luogo, che arriva con un anno e mezzo di ritardo", ha spiegato invece Donata Lenzi, capogruppo dell'Ulivo in giunta per le elezioni alla Camera. Anche Antonio Di Pietro ha sollevato perplessità sulla veridicità del filmato, ma il capogruppo alla Camera di Idv Massimo Donadi ha chiesto comunque "un'indagine seria e rapida con l'acquisizione da parte della magistratura del filmato in oggetto". Di vera e propria "bufala" parlano invece i due parlamentari che, almeno nel video, vengono favoriti dalla manomissione delle schede.

"E' una bufala totale, mal assemblata e peggio raccontata da un ex candidato non eletto, che ha avuto poche centinaia di voti", attaccano il senatore Nino Randazzo e l'onorevole Marco Fedi, entrambi eletti all'estero per l'Ulivo. In ogni caso, il viceministro degli Esteri con delega per gli italiani nel mondo Franco Danieli riferirà prossimamente sulla vicenda in una audizione al Senato.

Calciopoli: Napoli, chiesto il giudizio per 37 imputati

ANSA.it, http://www.ansa.it, 10/07/2007

NAPOLI - I pm di Napoli Filippo Beatrice e Giuseppe Narducci hanno chiesto il rinvio a giudizio per 37 imputati nell'ambito dell'inchiesta sugli illeciti nel calcio. Le accuse vanno dall'associazione per delinquere alla frode in competizioni sportive. Luciano Moggi, Antonio Giraudo, Innocenzo Mazzini, Paolo Bergamo, Pierluigi Pairetto e Massimo De Santis, vengono indicati dai pm come promotori "costitutori ed organizzatori dell'associazione per delinquere". Sono 29 gli incontri del campionato di serie A della stagione 2004-2005 per i quali i magistrati hanno ravvisato la frode in competizione sportiva.

Questo l'elenco degli imputati: Marcello Ambrosino, Duccio Baglioni, Paolo Bergamo, Paolo Bertini, Franco Carraro, Stefano Cassarà, Enrico Ceniccola, Antonio Dattilo, Massimo De Santis, Andrea Della Valle, Diego Della Valle, Paolo Dondarini, Mariano Fabiani, Maria Grazia Fazi, Giuseppe Foschetti, Pasquale Foti, Marco Gabriele, Silvio Gemignani, Francesco Ghirelli, Antonio Giraudo, Alessandro Griselli, Tullio Lanese, Claudio Lotito, Gennaro Mazzei, Innocenzo Mazzini, Leonardo Meani, Sandro Mencucci, Domenico Messina, Luciano Moggi, Pierluigi Pairetto, Tiziano Pieri, Claudio Puglisi, Salvatore Racalbuto, Gianluca Rocchi, Pasquale Rodomonti, Ignazio Scardina, Stefano Titomanlio.

Mercoledì 11 Luglio 2007

Padre Bossi, 14 soldati uccisi durante ricerche

ANSA.it, http://www.ansa.it, 11/07/2007

ROMA - "Secondo quanto riferito dalle autorità di Manila, gli scontri di ieri nel sud delle Filippine sono attribuibili ad un normale pattugliamento, e pertanto in una zona non legata alle ricerche di padre Bossi": lo rendono noto fonti della Farnesina. La precisazione è giunta dopo le notizie provenienti stamani da Manila sui combattimenti avvenuti ieri nell'isola meridionale di Basilan tra l'esercito filippino ed i militanti separatisti musulmani. "Si tratterebbe - hanno precisato le fonti - di scontri con gli uomini del Fronte Moro islamico di liberazione (Milf) e non con quelli di Abu Sayyaf".

LA VERSIONE DI MANILA Quattordici soldati filippini impegnati nelle ricerche di padre Giancarlo Bossi, il sacerdote italiano rapito il 10 giugno scorso, sono stati uccisi e dieci di loro decapitati in scontri con separatisti musulmani nell'isola di Basilan, nelle Filippine meridionali. Lo hanno annunciato le forze armate.

"Possiamo confermare che 14 (soldati) sono stati uccisi e nove feriti", ha detto il colonnello Ramiro Alivio, comandante regionale dei marines filippini, precisando che sono stati ritrovati i copri decapitati di dieci di essi. Gli scontri sono avvenuti ieri in un villaggio vicino a Tipo-Tipo, nell'isola di Basilan, rifugio dei militanti del gruppo integralista islamico Abu Sayyaf, considerato legato a Al Qaida, e del Fronte Moro islamico di liberazione (Milf), che si batte per l'autonomia del sud musulmano delle Filippine. I soldati erano stati inviati in questa regione dopo che erano giunte informazioni sulla presenza nella zona di padre Bossi, secondo quanto ha precisato il portavoce dei marines, il tenente colonnello Ariel Caculitan. I militari si sono però trovati di fronte a circa 300 presunti guerriglieri del Milf sostenuti da militanti di Abu Sayyaf. Il portavoce del Fronte Moro, Eid Kabalu, ha detto che i soldati sono penetrati in una zona controllata dal Milf "senza un coordinamento preventivo con il suo comando". Kabalu ha negato che fossero presenti militanti di Abu Sayyaf e ha ribadito che il Milf non è implicato nel rapimento del sacerdote italiano. Il Fronte Moro è il principale movimento separatista del sud delle Filippine e afferma di avere un esercito di 12.000 uomini. Attualmente è impegnato in negoziati di pace con Manila.

CARD.TETTAMANZI, ATTENDIAMO LA SUA LIBERAZIONE "Attendiamo con tanta fiducia la liberazione di Padre Giancarlo": l'arcivescovo di Milano, cardinale Dionigi Tettamanzi ha terminato con queste parole la sua omelia, alla veglia di preghiera tenutasi ieri sera nella chiesa di S. Maria Nuova, in centro ad Abbiategrasso, colma all'inverosimile dei concittadini di padre Bossi, che alla fine hanno concluso essi stessi la funzione con un lungo battimani augurale.

E prima di lasciare la chiesa, il cardinal Tettamanzi si è soffermato con i familiari di padre Giancarlo, la sorella Pinuccia, il fratello Marcello, e ha stretto la mano al sindaco di Abbiategrasso, Roberto Albetti, in prima fila con la fascia tricolore. Poco prima, il Cardinale aveva chiesto ai carcerieri filippini del missionario la sua liberazione, ricordando che nei secoli della storia una vicenda come quella di padre Bossi si è ripetuta tantissime volte, e che la cerimonia di questa sera rinnova il messaggio di preghiera. Una preghiera che - ha detto l' arcivescovo di Milano - lo stesso Padre Giancarlo, da missionario qual è, "rivolge al Signore anche per i suoi sequestratori, per questi suoi fratelli".

Nel corso della cerimonia, officiata, oltre che dal Cardinal Tettamanzi, dal prevosto di Santa Matria Nuova, Paolo Masperi, con la partecipazione del Superiore regionale del Pontificio Istituto Missioni Estere (PIME), Achille Boccia, dei direttori degli uffici missionari di Novara, Mario Bandera e di Milano Gianni Cesena, sono stati rievocati i sequestri di altri missionari. In particolare sono state lette alcune frasi del diario di Padre Luciano Benedetti (anch'egli del Pime) e un brano di un' intervista a Padre Giuseppe Giuseppe Pierantoni (missionario dehoniano), entrambi sequestrati nelle filippine, come padre Giancarlo Bossi. E fra i banchi della chiesa di Abbiategrasso, questa sera, era presente anche Padre Guglielmo Cestonaro, oggi parroco di San Leonardo Murialdo, a Milano, ma rapito anch'egli, anni fa, per un mese, quando era missionario in Sierra Leone. Nel corso della cerimonia alcuni fedeli hanno portato dei doni all'altare: una pietra e una Croce, "perché - ha spiegato il prevosto - padre Giancarlo non ha una pietra su cui pregare"; un Vangelo e una lampada, "che è la luce del vangelo che illumina il mondo"; un mappamondo e una ciotola di semi, a rappresentare "il nutrimento dell'anima e del corpo" che il missionario porta in tutti i continenti. In tanti hanno pregato, questa sera ad Abbiategrasso. Ma qualcuno ha anche pensato che a Padre Giancarlo forse non sarebbe piaciuto tanto clamore per la sua persona. "Tanto egli é schivo - dice Milli, una signora anziana amica della famiglia Bossi - e vive il Vangelo come il Signore ha detto, non cerca il primo posto, ma sta con gli ultimi".

Polemiche dopo le dichiarazioni di Amato. Prestigiacomo: 'Si scusi o lo querelo'

Rainews24, http://www.rainews24.it, 11/07/2007

Polemiche nel mondo politico dopo la dichiarazione del ministro dell'Interno Giuliano Amato, che nel suo intervento al convegno su 'Islam e integrazione' ."Nessun Dio autorizza un uomo a picchiare la donna. Ma c'è una tradizione siculo-pakistana che vuole far credere il contrario. Dobbiamo uscire da questa tradizione", ha detto Amato.

Valori cristiani usati per respingere altri

L'ex premier ha ricordato come solo fino agli anni '70 in Sicilia c'erano costumi e tradizioni non molto distanti da quelli che ora in Italia sono importate dagli immigrati di alcuni gruppi musulmani. "Dobbiamo evitare di imputare a Dio - ha detto il responsabile del Viminale - il Dio dei cristiani e dei musulmani, che in realtà è lo stesso, ciò che è da imputare invece agli uomini". Secondo Amato quando parliamo degli immigrati, in particolare dei musulmani, bisogna evitare di considerarli dei "blocchi umani" piuttosto che singole persone. "Non esiste il concetto noi contro gli altri - ha precisato- Se lo deve cacciare fuori di testa tutto l'Occidente: ognuno di noi è diverso e questo e' importante soprattutto quando si parla di Islam". Amato avverte: "Sono una minoranza ma comunque sono troppi, mi spiace dirlo, i miei concittadini che in nome dei valori cristiani vogliono respingere gli altri".

Prestigiacomo: Amato straparla

"Amato straparla. Chieda subito scusa ai siciliani o lo querelo". E' la secca reazione dell'ex ministro delle Pari Opportunità Stefania Prestigiacomo alle parole del ministro Giuliano Amato sulla presunta tradizione siculo-pakistana di picchiare le donne.

Finocchiaro: la violenza sulle donne non ha confini geografici

"Dico solo che la violenza sulle donne è purtroppo una tradizione di tutti i maschi del mondo contro tutte le donne del mondo, senza distinzione di confini geografici o religiosi", ha detto Anna Finocchiaro, presidente del gruppo dell'Ulivo al Senato, rispondendo alle domande dei giornalisti che le chiedevano di commentare le parole del ministro Amato. "La violenza sulle donne - ha aggiunto Anna Finocchiaro concludendo - è uno scandalo che dura dalla notte dei tempi e che si accompagna spesso alla violenza sui bambini".

Alfano: abnormità, e lui è di origine cristiana

"Sono nato nel 1970 e, con estrema certezza, da quegli anni, questi violenti costumi non sono mai esistiti. Non soddisfatto della mia memoria, ho chiesto subito informazioni ai miei genitori, ai loro amici e persino a mia nonna. A nessuno risulta che, in Sicilia, fosse costume abituale picchiare la donna. Piuttosto, nella cultura siciliana, la donna è profondamente rispettata ed è ritenuta il fulcro dell'organizzazione sociale e familiare. Amato non può non saperlo. Chieda immediatamente scusa", afferma il coordinatore di Forza Italia in Sicilia, Angelino Alfano, replicando alle dichiarazioni del ministro. "Non comprendo come mai il ministro Amato, peraltro di origini siciliane, abbia potuto - conclude - asserire affermazioni così abnormi".

Bondi: la sua profezia era l'impazzimento dell'Italia

"Lo stesso Amato profeticamente aveva sostenuto l'impazzimento dell'Italia, pensando di esserne personalmente immune". Lo afferma il coordinatore di FI, Sandro Bondi.

Bricolo: tradisce il Paese

"Un ministro che si piega e si sottomette - afferma Federico Bricolo della Lega - all'arroganza del mondo islamico svendendo e tradendo la nostra identità e la nostra religione offende l'intero Paese e tutta la chiesa cattolica. Neanche un massone arriverebbe a tanto. Si vergogni per quello che ha detto e pensi invece a fare il suo dovere di ministro dll'Interno che, per quanto riguarda il rapporto con l'islam, è quello di combattere in modo chiaro senza se e senza ma l'intolleranza dei troppi musulmani presenti nel nostro Paese, che non rispettano le nostre leggi, la nostra storia, la nostra cultura e la nostra religione".

Moschea rossa, Zawahri grida vendetta

ANSA.it, http://www.ansa.it, 11/07/2007

DUBAI - Il 'numero due' di Al Qaida Ayman al Zawahri è comparso in un nuovo video diffuso via Internet chiedendo vendetta per il sanguinoso epilogo dell'assedio alla Moschea Rossa di Islamabad, in Pakistan, in cui una settantina di persone sono rimaste uccise.

La moschea radicale nel cuore di Islamabad è stata conquistata dalle forze armate pachistane dopo 36 ore di violenti combattimenti che hanno lasciato sul campo almeno sessanta morti. Ma il costo politico è ancora tutto da vedersi. I ribelli asserragliati nel complesso della moschea, grande quanto due isolati, hanno ceduto sotto i colpi del commando di 164 paramilitari, non senza avere opposto una resistenza ben superiore alle previsioni.

Esplosioni sono continuate per tutta la mattina del secondo giorno di assalto, mentre i soldati cercavano di sconfiggere gli ultimi ribelli chiusi nei sotterranei. Nove i militari uccisi, cinquanta i militanti, fra cui il capo dei ribelli Abdel Rashid Ghazi, caduto nel fuoco incrociato. Il corpo è stato consegnato al suo villaggio natale. 86 persone si sono consegnate alla polizia. Il primo ministro Shaukat Aziz ha dichiarato che non è stato trovato nessun cadavere di donne e bambini. Prima del lancio dell' 'Operazione silenzio' le autorità avevano detto che i ribelli, comandati da elementi della rete terroristica di al Qaida, tenevano in ostaggio donne e bambini. Con il bilancio delle vittime non ancora definitivo - la stampa pachistana parla di una cifra tra 80 e 200 morti - quello sull'operato di Musharraf resta sospeso.

L'opposizione laica non critica tanto l'intervento quanto la scarsa determinazione del generale a combattere il fondamentalismo. I radicali condannano l'uccisione di "martiri" musulmani. Dimostrazioni ci sono già state nelle zone tribali, nella provincia del Nord Ovest e nel Belucistan, dove più sono radicati gli estremisti, ma nulla del genere è avvenuto nella capitale o nelle grandi città di Lahore e Karachi. Il pericolo che la protesta monti resta tuttavia reale. D'altronde il presidente, dopo un assedio di otto giorni ad una moschea a tre chilometri dal suo ufficio, non aveva scelta se non l'attacco. L'attuale opposizione a Musharraf, religiosa e laica, è la più agguerrita dal '99,quando il generale prese il potere con un colpo di stato militare. Il Pakistan, 165 milioni di abitanti, e' il secondo Paese musulmano del mondo e Musharraf, che dal 2003 ha ordinato con più o meno convinzione la repressione di taleban e estremisti, è sopravvissuto ad almeno quattro attentati. Per Imran Khan, leader del Movimento per la giustizia, l'assalto "avrà conseguenze inattese e pericolose".

Ma dall'esilio l'ex premier Benazir Bhutto, leader del Partito popolare, d'opposizione, è stata la prima a esprimere il suo sostegno per la decisione presa da Musharraf, in una conferma indiretta di un presunto accordo tra i due: lui fa cadere le incriminazioni per corruzione e lei lo sostiene nelle elezioni di fine anno per il secondo mandato quinquennale. Un patto che va benissimo anche agli Stati Uniti, i quali vogliono una competizione dall'apparenza democratica che riconfermi il loro alleato. Immediata è stata la reazione di Washington all'attacco alla moschea: "una questione interna", gestita in modo "responsabile".

Procura Roma acquisira' video su presunti brogli

ANSA.it, http://www.ansa.it, 11/07/2007

ROMA - La procura di Roma ha disposto, tramite la Digos, l'acquisizione del video mandato in rete da Repubblica.it, che documenta presunti brogli elettorali in Australia. L'acquisizione è stata disposta dal pm Salvatore Vitello, titolare di un fascicolo sui presunti brogli compiuti sul voto degli italiani all'estero, fascicolo aperto dopo una denuncia presentata dopo le elezioni politiche dello scorso anno da esponenti del centro-destra.

BERTINOTTI: VIDEO SCONCERTANTE, SERVE VERIFICARE

La vicenda e la notizia del video sulle irregolarità in Australia per le elezioni degli italiani all'estero alle ultime politiche è "effettivamente sconcertante": lo afferma nell'Aula della Camera il presidente Fausto Bertinotti, intervenuto sulla vicenda dopo una sollecitazione del capogruppo di Fi Elio Vito, ha sottolineato che essa "richiede una verifica". "Il percorso - ha spiegato - più proprio per l'accertamento è quello dell'indagine della magistratura, che dovrà valutare la consistenza e la portata di quel video". Il presidente dell'Assemblea ha quindi "sollecitato il governo perché nel pieno rispetto dell'autonomia e dell'indipendenza della magistratura siano raccolte informazioni da fornire alla Camera".

Libia, pena di morte per 5 infermiere bulgare

ANSA.it, http://www.ansa.it, 11/07/2007

TRIPOLI - Un tribunale militare libico ha confermato oggi la pena di morte per cinque infermiere e un medico bulgari condannati per aver contagiato con il virus dell'Aids 438 bambini libici, ultimo passo dell'iter giudiziario che apre la strada a un intervento del governo di Muammar Gheddafi per una loro eventuale liberazione.

Le infermiere Kristiana Valtcheva, Nassia Nenova, Valia Tcherveniachka, Valentina Siropulo e Snejana Dimitrova e il medico Ashraf Jumaa Hajuj, di origine palestinese, sono detenuti dal 1999.

Il gruppo è accusato di aver inoculato deliberatamente il virus dell'Aids ai bambini di Bengasi. Tutti si sono dichiarati innocenti. Il presidente della Corte suprema Fathi Dahane ha respinto l'appello presentato dagli accusati, nel corso di un'udienza durata cinque minuti, assenti i sei imputati. Ieri sera, la Fondazione Gheddafi, presieduta dal figlio di Gheddafi, Seif Al-Islam, aveva annunciato il raggiungimento di un accordo per il versamento di risarcimenti alle famiglie delle vittime, 438 bambini infettati di cui 56 morti. L'accordo, grazie a un fondo speciale creato da Sofia e Tripoli sotto l'egida dell'Unione Europea, sarà presentato al Consiglio superiore delle istanze giudiziarie che si riunirà lunedì, il quale potrebbe decidere di commutare la condanna a morte in pene detentive, ha detto il ministro degli Esteri libico Abdel Rahmene Chalgham. Il consiglio superiore, organo politico presieduto dal ministero della Giustizia, "é abilitato a tenere conto di questo accordo", ha aggiunto.

Libia e Bulgaria hanno un trattato di estradizione per cui, se la pena verrà commutata, i sei potrebbero scontarla in patria. La conferma della condanna "ha spianato la strada per un'intensificazione del dialogo politico" al fine di arrivare alla grazia, ha dichiarato il procuratore generale della Repubblica bulgaro Boris Velcev. Il presidente della Commissione Ue José Manuel Durao Barroso ha detto di "deplorare" la decisione, ma anche di avere "fiducia che si troverà una soluzione". Stessa posizione è stata espressa dal premier portoghese José Socrates in aula al Parlamento europeo. Il caso ha bloccato gli sforzi della Libia di migliorare i rapporti con l'Occidente, dopo che Tripoli nel 2003 aveva rinunciato ai suoi programmi nucleari.

LUNEDI' 16 LUGLIO DECISIONE FINALE Il consiglio superiore della giustizia libico si riunirà lunedì 16 luglio per decidere se confermare o commutare la pena di morte sancita oggi da un tribunale militare contro le cinque infermiere bulgare e un medico accusati di aver contagiato con il virus dell'Aids 438 bambini libici. Lo ha reso noto il ministro degli esteri libico Abdel Rahman Shalgham specificando che il consiglio superiore prenderà in esame un accordo per il versamento di risarcimenti alle famiglie delle vittime, ricavati da un fondo speciale creato da Sofia e Tripoli sotto l'egida dell'Unione Europea, annunciato ieri sera dalla Fondazione Gheddafi.Il consiglio superiore, ha precisato il ministro degli esteri, "é abilitato a tenere conto di questo accordo".

Cina, legge sul figlio unico ''solo'' per 36% coppie

ANSA.it, http://www.ansa.it, 11/07/2007

PECHINO - La politica del figlio unico, ritenuta uno dei capisaldi della politica del governo cinese negli ultimi 25 anni, riguarda in realta' solo il 36 per cento delle famiglie.

Lo ha affermato in un' intervista Yu Xuejun, un alto funzionario della Commissione per la Pianificazione popolare di Pechino. Il funzionario ha elencato tutte le eccezioni alla regola: in molte province le coppie formate da due figli unici possono avere piu' di un figlio; la legge non vale per le minoranze etniche, che sono circa l' 11 per cento della popolazione; nelle campagne si puo' avere piu' di un figlio se il primo nato e' femmina. Ciononostante, aggiunge Yu, la politica e' stata efficace ed ha permesso di contenere il tasso di nascita ad 1,8 figli per coppia. Il funzionario ammette che la legge sul figlio unico ha 'qualche relazione' con problemi come l' invecchiamento della popolazione e lo squilibrio tra i sessi (a causa della tradizionale preferenza dei cinesi per i figli maschi). Secondo Yu, l' obbligo del figlio unico per una parte delle coppie va mantenuto fino al 2010, perche' la generazione del baby boom degli anni Settanta ed Ottanta e' ancora in eta' riproduttiva. 'Dopo - conclude il funzionario - il governo potrebbe ricorrere a degli aggiustamenti dopo aver valutato la nuova situazione'.

Giovedì 12 Luglio 2007

Olmert: fu giusto fare la guerra in Libano

ANSA.it, http://www.ansa.it, 12/07/2007

TEL AVIV - Un anno dopo la guerra nel Libano che aveva inferto un nuovo colpo al loro mito di efficienza e invincibilità, i soldati israeliani continuano a presidiare la prima linea con armi insufficienti e ancora privi di addestramento adeguato. Mentre per muoversi sul terreno adesso usano mappe scaricate da internet perché le altre riprese con i satelliti spia, puntualmente, vengono consegnate in ritardo. Sono accuse pesanti quelle che i riservisti dell'esercito israeliano lanciano contro i loro comandi nel primo anniversario di una guerra che il premier Ehud Olmert ha invece definito giusta e utile. Utile, a suo dire, proprio perché ha consentito di "individuare carenze e problemi che l'esercito, il governo e le autorità locali si stanno ora sforzando di eliminare". E fu anche una guerra giusta, ha aggiunto il premier visitando nel nord del paese quella che fu la prima linea del fronte, nel senso che fu giusta la decisione del suo governo di colpire il Libano "per allontanare dai nostri confini la minaccia degli Hezbollah". Una affermazione impegnativa, mentre si attende entro le prossime settimane la pubblicazione completa del rapporto stilato dalla commissione Winograd che ha già criticato proprio i tempi e i metodi con cui venne condotto il conflitto, un rapporto che ha finora costretto alle dimissioni il capo di stato maggiore e il ministro della Difesa. A parere del premier israeliano, tuttavia, la situazione nel nord del paese, lungo il delicato confine con il Libano, oggi è migliore rispetto a come fosse prima della guerra.

Ho visto a Metula (cittadina frontaliera - ndr) che i contadini lavorano i loro campi con più tranquillità - ha descritto Olmert - poi ho parlato con i comandanti dell'Unifil (la missione Onu nel Libano del sud - ndr ) e mi dicono che non c'é mai stata questa calma negli ultimi 40 anni. Che non si combatta più nel nord del paese è un realtà, ma che gli attacchi possano prima o poi riprendere è un'altra eventualità incontestabile per fronteggiare la quale, denunciano i riservisti, i vertici delle forze armate israeliane non avrebbero fatto granché. "Se gli Hezbollah decidessero di tornare a rapire qualcuno di noi, anche questa volta nessuno glielo saprebbe impedire" riassumono i soldati parlando per la stampa israeliana, elencando una dopo l'altra mancanze e problemi identici a quelli che condizionarono gli esiti della guerra un anno fa. "Quando ci mandano in pattuglia lungo la linea di frontiera - racconta ad esempio uno dei riservisti intervistati - siamo sempre in numero insufficiente, il nostro veicolo non è dotato di mitragliatrice pesante e molti di noi, pur avendo a disposizione bombe a mano, non sempre sono addestrati ad usarle". Vi sarebbero veicoli meglio attrezzati ma in molte ore del giorno, denunciano i militari, mancano gli autisti abilitati a guidarli.

Durante le sanguinose battaglie di terra dello scorso anno, l'arma che si rivelò vincente per gli Hezbollah furono i moderni sistemi anticarro. Eppure da allora a oggi non sembra essere stata presa nessuna adeguata contromisura: "Per ragioni che non posso rivelare - ammette al quotidiano 'Haaretz' un ufficiale che non appartiene alla riserva - effettivamente non abbiamo ancora installato tutti i nuovi armamenti a protezione dei nostri carri anche se li abbiamo acquistati". "I sistemi di comunicazione che abbiamo in dotazione sono spesso guasti rincarano i riservisti e se si trovano i tecnici che li riparano, mancano invece i pezzi di ricambio". I posti di guardia lungo il confine vengono descritti come vecchi e mal equipaggiati, e "l'unico vero addestramento alla guerra raccontano i giovani soldati - è quello che facciamo sulle nostre brande giocando alla playstation". Per non parlare delle mappe: "Dovremmo ricevere quelle aggiornate dai nostri satelliti spia - concludono i militari - e invece per ovviare ai ritardi nella consegna, le scarichiamo via internet". La nuova arma israeliana, insomma, si chiama Google.

Giustizia, approvato emendamento maggioranza

ANSA.it, http://www.ansa.it, 12/07/2007

ROMA - E' stato un giorno di passione per la maggioranza al Senato. Il centrosinistra ha dovuto sudare le sette camicie per esaurire tutte le votazioni sugli emendamenti all'articolo 2 del disegno di legge di riforma dell'ordinamento giudiziario. E non è ancora finita. Eppure la seduta di Palazzo Madama era cominciata in un clima di fair play: i capigruppo dell'opposizione si erano impegnati a non ricorrere all'ostruzionismo, garante il presidente del Senato Franco Marini. Ma a metà mattinata è arrivato il colpo inaspettato: tre senatori del centrosinistra, Roberto Manzione, Willer Bordon e Roberto Barbieri (i primi due dielle dell'Ulivo, il terzo ex diessino ora vicino ai socialisti) hanno fatto lo sgambetto alla maggioranza votando un emendamento (dello stesso Manzione) che il governo aveva chiesto di bocciare. Tutti i senatori del centrodestra presenti in aula si sono uniti ai tre esponenti del centrosinistra, e l'emendamento è passato con 157 sì e 154 no: determinanti proprio i tre senatori ribelli.

Per fortuna della maggioranza, il contenuto della modifica introdotta non era troppo dirompente: in pratica stabiliva solo che i magistrati che intendono cambiare funzioni (da pm a giudice) e settore (da penale a civile) devono obbligatoriamente cambiare provincia. Una modifica minima rispetto al testo della maggioranza (al posto della provincia parlava del circondario, ma quasi sempre i due concetti coincidono). Ma tanto è bastato per mettere in crisi il fragile equilibrio raggiunto mercoledì sulla spinosa questione della distinzione delle funzioni dei magistrati. Il ministro Mastella ha reagito duramente, facendo sapere di essere pronto alle dimissioni in caso di approvazione dell'altro emendamento presentato da Manzione: quello che consente agli avvocati di essere presenti nei consiglio giudiziari (gli organi che, tra l'altro, sono chiamati a valutare i magistrati).

Voglio vedere se c'é la maggioranza: san Giulio si festeggia una volta sola all'anno, ha detto riferendosi al voto determinante di Giulio Andreotti, che mercoledì aveva salvato la maggioranza dal tracollo. Una reazione molto forte, di cui molti nella maggioranza, ma anche a Palazzo Chigi, avrebbero fatto volentieri a meno. Ma anche l'Italia dei valori ha minacciato fuoco e fiamme: il capogruppo dipietrista al Senato Nello Formisano ha detto chiaro e tondo che i suoi non voteranno il disegno di legge in caso di accoglimento della norma di Manzione sugli avvocati. Ma il suo leader Antonio Di Pietro l'ha frenato: "Gli ho detto di mantenere i nervi saldi perché questo provvedimento è comunque un passo avanti e va votato". In attesa della nuova prova del nove (che ci sarà domani con il voto sull'emendamento di Manzione) a finire sulla graticola é stato il presidente del Senato Marini, che ha avuto il suo bel da fare per far svolgere la seduta. Sotto accusa, la sua decisione di tenere in vita l'emendamento della maggioranza sulla separazione delle funzioni anche se un emendamento del leghista Castelli, sostanzialmente uguale, era stato bocciato in mattinata. Era questo il "trappolone" (come l'ha definito l'ex ministro della Giustizia) che il centrodestra aveva preparato per sabotare il cammino della legge. Marini ha difeso la sua scelta, ma il capogruppo di Forza Italia Renato Schifani l'ha accusato di aver compiuto "una forzatura" e Castelli di essere "un presidente di parte". La questione è finita sul tavolo della giunta del regolamento, che ha avallato la decisione di Marini: ma la giunta si è spaccata come una mela (cinque a cinque) e il verdetto è stato preso con il voto determinante dello stesso Marini. Così, al momento di votare l'emendamento della maggioranza, la Cdl ha lasciato l'aula in segno di protesta.

In serata è intervenuto il leader di Forza Italia Silvio Berlusconi: la situazione della giustizia è "grave', ha detto, accusando i giudici di "minacciare" il Parlamento con l'arma dello sciopero. L'appuntamento è per domani mattina: i senatori dell'Unioneescono dal palazzo con l'auspicio del segretario dei Ds Piero Fassino: "Evitiamo di fare il bis di oggi". Chiosa il suo compagno di partito Massimo Brutti: "Dovremo tenere gli occhi aperti". E da Palazzo Chigi si seguono gli eventi con attenzione e preoccupazione.

Venerdì 13 Luglio 2007

Bush: un ritiro immediato dall'Iraq sarebbe un disastro

ANSA.it, http://www.ansa.it, 13/07/2007

WASHINGTON - La guerra continua. Perché non può che essere così, "andare via ora dall'Iraq sarebbe un disastro". George W.Bush in una tanto inattesa quanto seguitissima conferenza stampa convocata a Washington ha voluto ribadire oggi questo messaggio alla Nazione, e al mondo. "Siamo parzialmente soddisfatti dei risultati conseguiti - ha dichiarato - perché almeno otto dei diciotto obiettivi che ci eravamo preposti sono stati raggiunti... Sono perfettamente consapevole che c'é gente che vorrebbe che ce ne andassimo subito, ma venire via dall'Iraq ora sarebbe un disastro". Troppo esplosiva la situazione sul terreno, secondo il presidente americano, per lasciare le zone di guerra da un giorno all'altro.

Prima di prendere qualsiasi decisione in merito preferisco aspettare il rapporto del generale Petraeus ha detto Bush. Quel rapporto sarà pronto a settembre, non prima, "e solo allora verrà presa una decisione", ha precisato il presidente Usa che, per quanto condizionato da una pressione crescente dell'opinione pubblica sull'opportunità di lasciare l'Iraq al più presto, preferisce comunque "con senso di responsabilita" una tattica di attesa. Tanto più che l'allarme terrorismo in America è tornato in piena evidenza dopo un Rapporto ufficiale dell' Antiterrorismo presentato poche ore prima della conferenza stampa di Bush. In quel Rapporto viene rilevato il rischio "significativo" di una ripresa della attività di Al Qaida sul territorio americano. "Al Qaida è ancora pericolosa" ha detto Bush. Non ai livelli dell' 11 settembre, anche perché le azioni intraprese dalla sua amministrazione qualche colpo importante lo hanno inferto. Però l'organizzazione di Bin Laden è ancora temibile al punto che - la Casa Bianca ne è certa - c'é al Qaida dietro al caos iracheno. "Consideriamo al Qaida il nostro primo nemico in Iraq", ha detto oggi il portavoce, Tony Snow.

Per tutto questo George W. Bush (che in più occasioni nel corso della sua conferenza stampa ha ricordato di essere "il comandante in capo"), non vuole né può lasciare l'Iraq "subito", come gli chiedono in molti, alcuni dei quali sono all'interno del suo partito. "Lasciare ora porterebbe al rischio di un'escalation della violenza", ha affermato. E su questo Bush non ammette repliche, porrà il veto per bloccare qualsiasi legge del Congresso che preveda una scadenza. "La decisione su quando far rientrare i nostri soldati deve essere presa su basi militari, e non su basi politiche". Secondo anticipazioni del Time, peraltro, il ritiro dall'Iraq sarebbe già pianificato. Due gli scenari possibili: quello di Petraus, che prevede un ritiro 'lento'. E quello del Pentagono, che prevederebbe un rientro "consistente" di truppe entro la fine dell'anno. Comunque sia, andare via "ora" secondo Bush non si può, sarebbe un atto di irresponsabilità. Dunque - ha ribadito - se ad un ritiro si vuole pensare, di sicuro non si comincerà prima di settembre, e la questione sarà affrontata sulla base del rapporto del generale David Petraeus, responsabile delle forze Usa in Iraq. Nel frattempo Bush ha annunciato che il segretario di Stato Condoleezza Rice e quello alla Difesa, Robert Gates, saranno "all'inizio di agosto" insieme in Medio Oriente. "Per incontrare i nostri alleati - ha precisato - e rassicurare i nostri amici che il Medio Oriente resta una vitale priorità strategica per gli Stati Uniti".

Diritti tv, Sky: gia' presa intera serie A

ANSA.it, http://www.ansa.it, 13/07/2007

ROMA - Sky ha già raggiunto un accordo con tutte le squadre di serie A per i diritti tv sul satellite per il prossimo campionato di calcio. Negli ultimi anni mai era successo che l'intero pacchetto della massima serie fosse disponibile sul satellite sin dall'avvio del torneo.

Sky annuncia in un comunicato di aver raggiunto "accordi con tutte e venti le squadre che comporranno l'anno prossimo la massima divisione del campionato italiano, al via sabato 25 agosto con il primo posticipo. Per la prima volta negli ultimi anni una tv riesce a garantire ai propri abbonati con un anticipo così ampio la certezza di una offerta completa di una intera stagione del miglior calcio italiano". Sky è l'unica tv a poter mettere già a disposizione dei suoi spettatori l'intera, completa offerta di un campionato che si appresta davvero a vivere la sua "migliore annata", per il ritorno della Juventus, ma anche del Napoli dopo sei anni di assenza e del Genoa a 12 stagioni dall'ultima presenza in A, e tutte le altre alla pari, senza più penalizzazioni, con tra le altre il Milan campione d'Europa, l'Inter con sulle maglie lo scudetto dei record e la Roma vincitrice della Coppa Italia. Le altre protagoniste della serie A 2007-2008 saranno Atalanta, Cagliari, Catania, Empoli, Fiorentina, Lazio, Livorno, Palermo, Parma, Sampdoria, Reggina, Siena, Torino, Udinese. Per la prima volta dopo molti anni, inoltre, saranno ben otto i derby che scandiranno la stagione: oltre alle classiche di Milano tra Inter e Milan, e di Roma tra Lazio e Roma, torneranno a disputarsi anche Genoa-Samp e Torino-Juve.

Con l'annata di calcio parte anche la nuova promozione "Offre Sky": fino al primo dicembre 2007, si può "degustare" gratuitamente l'offerta di uno tra i pacchetti 'Calcio', 'Sport' e 'Cinema' e nel frattempo decidere se tenerlo. Massima libertà e massima convenienza per l'abbonato che, in aggiunta al pacchetto 'Mondo', potrà scegliere un pacchetto tra Cinema, Sport o Calcio senza pagarlo fino al primo dicembre perché "Offre Sky" (installazione, parabola e decoder sono gratis). Infine, nell'abbonamento completo (Mondo+Cinema+Sport+Calcio) sarà incluso MySky, il decoder che registra (non si pagano i 149 euro di installazione e si hanno gratis tre mesi di abbonamento al servizio).

CRISTIANO LUCARELLI ALLO SHAKTAR

di Martino IannoneLIVORNO - Cristiano Lucarelli saluta e se ne va. Lascia Livorno, città e club per i quali aveva sinora rinunciato a lauti ingaggi tanto da portare il suo procuratore Carlo Pallavicino a scrivere il libro-biografia del bomber 'Tenetevi il miliardo'. Lucarelli, classe 1975, ricomincia dallo Shakhtar Donetsk, la squadra che una volta faceva riferimento all' organizzazione dei minatori ucraini e che ora è in grado di pagare otto milioni di euro al club toscano e di garantirne quattro netti a stagione all'attaccante. Opinion leader, attore, ispiratore di canzoni ma soprattutto bomber di razza, trascinatore come pochi, Cristiano Lucarelli, lascia la sua Livorno dopo quattro stagioni intense, appassionate, a tratti dure come hanno testimoniato i rapporti col presidente Aldo Spinelli. Il momento della rottura forse lo scorso aprile dopo le polemiche successive alla 32/ma di campionato, finita 1-1, contro la Reggina. Agli ultrà che contestavano il pareggio il bomber rispose: "Pari concordato? E io rompo col Livorno". La prima stagione di Lucarelli in amaranto fu in serie B. Era il 2003-2004. Realizzò 29 gol in 41 partite. Il Livorno conquistò la massima serie. La città era letteralmente ai suoi piedi. L'anno dopo realizzò 24 gol e conquistò la classifica dei marcatori della serie A. Il suo Livorno finì nono con gli stessi punti della Roma e uno in più della Lazio, la 'nemica politica' numero uno degli amaranto fuori dalla Toscana. Ma per Lucarelli quell'estate si materializzò anche un altro sogno, quello azzurro. Marcello Lippi lo convocò per la tournee negli Stati Uniti. Esordio con gol a Toronto contro la Serbia- Montenegro, partita finita 1-1. Resterà il suo unico gol in azzurro con quattro presenze. Complessivamente il ragazzo di Shanghai (celebre quartiere popolare di Livorno) ha realizzato in carriera 198 reti, 106 in serie A di cui 101 nel Livorno. La rete numero 100 nella tripletta messa a segno nella 30/ma giornata della scorsa stagione contro il Catania, partita poi vinta dagli amaranto 4-1. Il giorno dopo veniva presentato in anteprima assoluta '99 amaranto', il film documentario di Federico Micali tratto dal libro scritto sul bomber livornese dal suo procuratore. Il film, come il libro 'Tenetevi il miliardo' (pubblicato nel giugno 2005 da Baldini Castoldi Dalai), racconta la scelta di Lucarelli di rinunciare ai soldi del Torino pur di giocare nel Livorno, una storia d'amore che attraversa l'indole popolare e ribelle della città toscana, dei suoi personaggi e del suo tifo radicale e così radicalmente schierato a sinistra. Il bomber il 30 aprile scorso è stato anche invitato insieme con il suo procuratore, a parlare all'University college di Londra sul rapporto tra calcio e denaro, politica e violenza. In Italia una band di Arezzo, Casa nel vento, gli ha dedicato dedica una canzone dal titolo 'Ala sinistra', più che un doppio senso, una metafora della sua vita. Ora, evidentemente, l'amore con Livorno é finito e allora meglio la strada dell'emigrante, i milioni dei minatori ucraini.

Sabato 14 Luglio 2007

Venezuela: Chiesa in prima linea, Chavez progetta dittatura

ANSA.it, http://www.ansa.it, 14/07/2007

CARACAS - Dopo un periodo in cui aveva assunto un atteggiamento più discreto, la chiesa venezuelana ha nuovamente pigiato negli ultimi giorni l'acceleratore delle critiche nei confronti del governo del presidente Hugo Chavez che, secondo uno dei suoi più eminenti esponenti, prepara il cammino "verso una dittatura". Il riferimento è all'annuncio fatto giorni fa di una riforma della Costituzione del 1999 in cui sarebbe introdotto il concetto di rielezione continua di un capo dello stato. Fra l'altro, i rilievi formulati contro Chavez a Cuba durante lo svolgimento della 31/a Assemblea ordinaria del Consiglio episcopale latinoamericano (Celam) da mons. Baltazar Porras, appena nominato vicepresidente dell'organismo, hanno prodotto un giallo: la possibile espulsione da L'Avana con un giorno d'anticipo sulla partenza prevista della delegazione episcopale venezuelana composta, oltre che da Porras, da mons. Ubaldo Santana e da mons. Alfonso Guerrero.

L'informazione, diffusa dalla tv "all news" di opposizione Globovision, cita fonti ufficiose che mettono in relazione il rientro anticipato dei religiosi con le critiche rivolte al capo dello stato venezuelano. La decisione ecclesiastica di tornare ad una fase più aperta di confronto con Chavez, dopo la tregua osservata dal 2005, è emersa con chiarezza una settimana fa, quando al termine della loro 88/a Assemblea a Caracas, i vescovi venezuelani si sono riferiti al progetto di riforma costituzionale, osservando che "la forma stessa del processo (...) che non accoglie sufficientemente lo spirito di partecipazione richiesto dalla Costituzione, insinua seri dubbi sulla volontà democratica della riforma". Un concetto reso più esplicito da mons. Porras che, in una intervista concessa mercoledì, a margine dei lavori del Celam, ad una agenzia di stampa nella capitale cubana non ha esitato a sostenere che il paese "va verso una dittatura".

Il vescovo, che aveva già incrociato duramente i guantoni con Chavez, non misura più di tanto le parole sostenendo che "a partire dalle elezioni dello scorso dicembre si è accelerato il processo rivoluzionario in cui l'intransigenza e la schiacciasassi del governo si fa sentire. C'é un sequestro di tutti i poteri pubblici da parte del governo". La risposta non si è fatta attendere anche se Chavez, che in una precedente polemica sostenne che mons. Porras, all'epoca presidente della Conferenza episcopale venezuelana (Cev), "porta il diavolo sotto la sottana", è rimasto in silenzio. Una replica è arrivata da varie personalità filo-governative ed in particolare dal ministro degli Esteri venezuelano, Nicolas Maduro, il quale ha manifestato "indignazione" per questo commento accusando la chiesa di operare come partito politico con il pronunciamento di giudizi che "sono lontani dalla realtà".

Mo: israeliani occupano aeroporto di Gaza

ANSA.it, http://www.ansa.it, 14/07/2007

GAZA - Forze dell'esercito israeliano hanno occupato nel corso della notte l'aereoporto "Yasser Arafat" nel sud-est della Striscia di Gaza. Lo riferisce l'agenzia palestinese"Maan". Lo scalo, che da anni non viene utilizzato, si trova tra i valichi di Rafah e di Kerem Shalom, in una posizione strategica per il controllo della zona a ridosso con la frontiera egiziana.Fonti palestinesi hanno detto che nell'aeroporto hanno preso posizione almeno quindici carri armati il cui dispiegamento, completato nella notte, è avvenuto con la copertura aerea di elicotteri da combattimento. Miliziani della brigate al-Quds (affiliate alla Jihad islamica) hanno detto di aver ingaggiato scontri a fuoco con i soldati israeliani nel vano tentativo di impedirne l'avanzata.

ISRAELE AUTORIZZA INGRESSO 5 LEADER IN ESILIO, STAMPA

Le autorità israeliane hanno autorizzato l'ingresso a Ramallah (Cisgiordania) di cinque leader palestinesi da lungo tempo in esilio all'estero. Fra loro c'é anche Nayef Hawatmeh, capo storico del Fronte democratico per la liberazione della Palestina (Fdlp). Lo afferma l'agenzia palestinese Maan, mentre finora non vi è una conferma da parte di fonti israeliane. Secondo la Maan, l'autorizzazione riguarda anche Farouq al Qaddoumi, capo dell'ufficio politico dell'Olp, Mohammed Jihad, Mohammed Ghneim al Fatah, più un quinto esponente del quale non é stato indicato il nome. La richiesta di autorizzare il loro transito nel Paese per raggiungere la Cisgiordania è stata presentata al premier israeliano, Ehud Olmert, dal presidente palestinese Abu Mazen, (Mahmud Abbas). I cinque dovranno partecipare alla importante riunione del Comitato centrale dell'Olp che Abu Mazen ha convocato per mercoledì a Ramallah, con l'intento di risolvere le spaccature che si sono aperte all'interno del fronte palestinese dopo la presa del potere con le armi da parte di Hamas a Gaza. Questi stessi leader palestinesi ottennero la medesima autorizzazione l'ultima volta nel 1996, ma nessuno di lorò l' accettò per via delle condizioni restrittive che lo Stato ebraico pose alla loro visita. Ieri il vice ministro della difesa, Matan Vilnay, si era detto favorevole all'autorizzazione per Hawatmeh, "anche se in passato è stato implicato in terrorismo". Decisamente contrario invece il Likud, principale partito di opposizione, secondo cui "Hawatmeh è uno dei terroristi palestinesi più crudeli".

HAMAS CONVOCA PARLAMENTO CONTRO GOVERNO FAYYAD

Il movimento islamico Hamas ha convocato per domani una nuova seduta del parlamento palestinese (Clp) con l'intento, sia pure solo teorico, di cancellare lo stato di emergenza proclamato dal presidente Abu Mazen (Mahmud Abbas) e di conseguenza minare alle basi il nuovo governo di transizione ricostituito ieri dal premier Salam Fayyad. "Per prorogare lo stato di emergenza occorrono i voti di due terzi del parlamento - ha spiegato da Gaza il portavoce dei deputati di Hamas, Salah al-Bardaweel - e nel caso in cui il parlamento non si riesca a riunire, come è accaduto finora, allora lo stato d'emergenza decade". Secondo i consiglieri giuridici di Abu Mazen, al contrario, proprio l'impossibilità del parlamento di riunirsi trasferirebbe nelle mani del presidente ogni potere, incluso quello di prorogare lo stato di emergenza. I soli deputati di Hamas, le cui fila sono state falcidiate nei mesi scorsi dagli arresti compiuti dalle forze israeliane, non raggiungono tuttavia il numero sufficiente per convocare domani la sessione del parlamento. Dopo che era stato Hamas a boicottare la precedente seduta, basterà ora a Fatah non presentarsi in aula per impedire lo svolgimento dei lavori.

IRAQ: ESPLODE AUTOBOMBA, VITTIME

L'esplosione di un' autobomba costituita da un furgone pieno di esplosivo parcheggiato ha ridotto in macerie una palazzina di appartamenti in un quartiere a maggioranza sciita nel sud di Baghdad, uccidendo, secondo la polizia irachena, almeno una persona e ferendone almeno altre quattro. Non è chiaro quante persone si trovassero all'interno dell'edificio al momento dell'esplosione, ma il bilancio delle vittime appare per ora del tutto provvisorio. Intorno al punto dove il furgone è esploso diverse auto parcheggiate hanno preso fuoco.

UCCISI OTTO MEMBRI DI UNA FAMIGLIA SCIITA

Otto uomini appartenenti ad una stessa famiglia di sciiti sono stati uccisi a colpi d'arma da fuoco in un attacco notturno a Jbela, sobborgo sciita 65 chilometri a sud di Baghdad, in cui sono stati feriti altri tre uomini ma in cui sono stati risparmiati donne e bambini. Lo rivela la polizia irachena.

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