DEI RICCHI

2007 - Maggio - Settimana 2

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Indice dei giorni


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Martedì 8 Maggio 2007

Family Day: bufera sul governo dopo il diktat della Bindi sui gay

ANSA.it, http://www.ansa.it, 08/05/2007

ROMA - Famiglia superstar. Tradizionale o alternativa tutti ne parlano in questi giorni. E non bastassero le polemiche che stanno accompagnandola marcia di avvicinamento al Family Day, oggi il 'caso Bindi' ha rubato la scena e il Governo è finito sotto schiaffo. Il ministro delle Politiche per la famiglia non ha invitato le associazioni rappresentative dei gay alla Conferenza nazionale sulla famiglia in programma a Firenze dal 24 maggio e si è scatenato il putiferio, anche nell'ambito della stessa maggioranza. Due ministri, Ferrero e Bonino, hanno criticato la decisione della collega annunciando che non andranno nella città toscana e tanti esponenti dell'opposizione hanno colto la palla al balzo per mettere all'angolo l'Esecutivo.

Il ministro per la Solidarietà sociale a questo punto ha ritenuto "inopportuna" la sua presenza a Firenze: "i temi dei diritti di cittadinanza di tutti i cittadini al di là del loro orientamento sessuale e delle loro scelte di vita - ha affermato - avranno evidentemente altre sedi di discussione".

Anche il ministro delle Politiche comunitarie ha dato forfait: "Peccato, l'ho detto anch'io stamattina alla Bindi - ha risposto ai giornalisti che le chiedevano se condividesse la decisione di Ferrero di non partecipare alla conferenza - non ci andrò". E "stupefatto" per la chiusura della Bindi si è detto anche il ministro dell'Università, Fabio Mussi: "penso che abbia sbagliato. Che all'alba del terzo millennio, nel 2007, si discuta ancora degli omosessuali come nel Medioevo, lo trovo sconcertante".

Il ministro delle Politiche per la Famiglia ha difeso la scelta fatta definendola "coerente con il suo mandato e con il programma di legislatura illustrato in Parlamento". "Ho difeso e difendo i diritti delle persone con la stessa determinazione con cui sto lavorando alla promozione dei diritti della famiglia. Ho dato il mio contributo - ha ricordato Bindi - alla legge sui Dico, una legge che riconosce diritti e doveri dei conviventi senza discriminazioni sugli orientamenti sessuali e senza fare confusione tra le unioni civili e la famiglia. Non ho mai nascosto che la famiglia per noi è quella di cui parla senza ambiguità la Costituzione ed è questa famiglia che sarà al centro dei lavori della Conferenza di Firenze".

Ma anche Barbara Pollastrini, che pure con la Bindi ha firmato il ddl sui Dico, ha bacchettato la collega: "Trovo giusto che alla Conferenza possano partecipare persone che, nella loro esperienza quotidiana, convivono in un progetto d'amore e d'affetto indipendentemente dal proprio orientamento sessuale. Per questo non avrei mai escluso qualcuno, singoli o associazioni". Oltretutto - ha fatto notare - "la cosa più sbagliata, ora, e incomprensibile agli occhi del Paese, sarebbe arrivare all'appuntamento promosso da Rosy Bindi con una maggioranza divisa".

Una divisione sottolineata dal senatore di An Francesco Storace che ha invitato il Premier a prendere posizione: " la lite pubblica tra Bindi e Ferrero oltrepassa ogni limite; è ora che Prodi metta alla porta almeno uno dei due ministri".

Grandissima l'indignazione delle associazioni omosessuali. Il presidente onorario di Arcigay Franco Grillini ha usato parole forti accusando la Bindi di essere "maleducata e disumana" e responsabile di una "brutale discriminazione verso gli omosessuali".

Intanto, mentre divampa la polemica, continua la conta dei presenti e degli assenti all'appuntamento di sabato a piazza San Giovanni. Alla lista dei "ci sarò" oggi si sono aggiunti anche "il picconatore" Cossiga per il quale "ovviamente sarà una manifestazione anti-Dico" e i rappresentanti della comunità islamica.

E c'é anche chi, come il cardinal Trujillo, presidente del pontificio consiglio per la famiglia, non si fa turbare dalla bagarre suscitata dal Family day e ne chiede uno all'anno.

Bertinotti-comunita' ebraica italiana Israele, e' scontro

ANSA.it, http://www.ansa.it, 08/05/2007

GERUSALEMME - Duro botta e risposta tra Fausto Bertinotti e i vertici della comunità ebraica italiana a Gerusalemme. Succede in Sinagoga, al momento dei discorsi ufficiali durante la visita del presidente della Camera. I presidenti della Comunità e del Comites, Vito Anav e Beniamino Lazar, attaccano seccamente i "pregiudizi" della sinistra e della stampa italiana verso Israele, coinvolgendo Bertinotti in prima persona. Il presidente della Camera non si aspetta un affondo tanto esplicito, una "sgrammaticatura", dirà più tardi, caratterizzata da "aggressività verbale e misconoscenza delle ragioni dell'altro". Si dice "dispiaciuto", anche perché, aggiunge, non può rispondere in ragione del suo ruolo istituzionale. Ma la tensione è ugualmente alta e l'incidente 'istituzionale' inevitabile.

Bertinotti arriva alla Sinagoga dopo un incontro con il ministro degli Esteri israeliano Livni, secondo cui i movimenti integralisti Hamas in Palestina e Hezbollah in Libano non possono essere considerati "legittimi" solo perché hanno partecipato ad elezioni. Lo accolgono Anav e Lazar, che lo guidano nella visita al Tempio e al museo attiguo.

La 'bomba' scoppia quando, a freddo, Anav parte: "Ci auguriamo che la sua visita qui sia anche l'occasione perché si correggano alcuni dei pregiudizi sul confitto arabo-israeliano su cui gran parte della sinistra italiana di cui lei è stato autorevole rappresentante fonda le sue prese di posizione". Non finisce qui. Anav critica la nozione di "equivicinanza" espressa da Massimo D'Alema; auspica che "si possa mettere fine alla quotidiana parzialità da parte della stampa di sinistra" e chiede a Bertinotti di "adoperarsi per un riequilibrio dell'informazione in Italia". Infine, un'altra stoccata alla sinistra italiana. "Negli anni '70 l'84% degli italo-israeliani votavano a sinistra, alle ultime elezioni solo il 40%. Che è successo - chiede Lazar - in tutti questi anni?".

L'imbarazzo è palpabile. Bertinotti, spiazzato, ascolta prendendo appunti. Quando l'ambasciatore italiano a Tel Aviv, Sandro De Bernardin ("E' stata una pugnalata più a me che al presidente", osserverà in seguito il diplomatico), chiede a Lazar di accorciare il suo discorso, Bertinotti lo fa invece proseguire. Finché non tocca a lui. "Confesso l'emozione profonda nell'essere in questo luogo; un'emozione arrestata dalle parole sentite ora", dice. E, rammaricandosi di non poter "rispondere alla pari" in ragione del suo ruolo, ricorda le tesi da lui sostenute "che sono conosciute", che ha espresso in confronti con la comunità ebraica di Roma e di cui non ha "nessuna ragione" per pentirsi.

Ma non si ferma qui. Intanto, annuncia, da parte sua non ci sarà nessun appello alla stampa, "che sceglie liberamente, affinché modifichi i suoi orientamenti". Poi ribadisce il suo sostegno alla "intelligente formula dell'equivicinanza che il ministro degli Esteri ha usato. "Condivido interamente - rileva - l'impegno contro il terrorismo. Ma, e non per operare un bilanciamento, devo dire che sono reduce dall'aver visto i campi profughi e la condizione dei palestinesi nei loro territori. E credo che essi meritino una qualche comprensione. Penso che questi due popoli abbiano diritto ad avere un futuro, e il futuro di ciascuno vive solo nel riconoscimento del futuro dell'altro".

Si termina con fredde strette di mano. Ai cronisti che gli chiedono se si aspettasse un attacco del genere, il presidente della Camera risponde: "Assolutamente no, ma alla fine ci siamo difesi...". E poi: "Quando esci dagli incontri ufficiali, se non dai ragione al tuo interlocutore sei morto". Anav non fa una piega: "Ho solo detto quel che pensavo". Ma David Cassuto, ex vicesindaco di Gerusalemme e ex presidente della comunità ebraica italiana in Israele non condivide l'attacco: "Non andava fatto con una figura istituzionale", osserva.

Sul tema torna, in serata, il presidente della Camera. "Trovo - spiega - che tutti gli atteggiamenti espressi attraverso aggressività verbale e misconoscenza delle ragioni dell'altro siano un ostacolo nella direzione della pace. Quanto é avvenuto mi dispiace; è stata una sgrammaticatura aver rivolto a chi si è presentato in qualche modo indifeso un attacco nel nome di una parte politica".

Scoperta la tomba Erode il grande

ANSA.it, http://www.ansa.it, 08/05/2007

GERUSALEMME - Una delle scoperte più importanti degli ultimi anni: questo, secondo il professor Ehud Netzer dell' Istituto di archeologia dell'Università ebraica di Gerusalemme, il significato della scoperta dopo decenni di ricerche della tomba di Erode il Grande nel punto che pure era stato indicato dal suo contemporaneo, lo storico romano Giuseppe Flavio (Yossef Ben Mattitiyahu).

Erode ha confermato Netzer era effettivamente sepolto nel suo palazzo-mausoleo di Herodion, sette miglia a sud di Gerusalemme. Ma non alle pendici, come si era a lungo ritenuto, bensì in una posizione molto più elevata. Per il suo luogo di sepoltura il monarca (che con il sostegno attivo di Roma aveva regnato sulla Giudea dal 40 a.C. al 4 a.C.) aveva approntato un locale di 10 metri per 10, a cui si accedeva mediante una scalinata larga 6,5 metri. Il suo sarcofago era lungo 2,5 metri ed era di fattura squisita. Come mai è stato scoperto solo adesso ? Il professor Netzer ha affermato di averlo trovato ridotto in frantumi e ha ipotizzato che la distruzione non sia stata opera di ladri comuni. "Abbiamo trovato chiari segni di martellate" ha precisato. E' probabile dunque, a suo parere, che la demolizione del magnifico sarcofago sia stata opera di ebrei che si erano ribellati alla occupazione romana negli anni 66-72 d.C: gli anni della distruzione del Tempio di Gerusalemme da parte dei legionari di Tito e dell'assedio della fortezza di Massada, sul mar Morto. Proprio il Tempio di Gerusalemme e Massada sono fra i progetti edili curati da Erode il Grande, un monarca efficiente e privo di scrupoli. Sempre su suo ordine furono costruite le eleganti città di Cesarea (sulla sponda del mar Mediterraneo) e di Sebastia, in Samaria. Ma probabilmente il progetto che gli fu maggiormente a cuore fu appunto lo Herodion. Era una collina artificiale, scrive Giuseppe Flavio, "con la forma di un seno femminile" da dove si dominava il deserto di Giudea fino al mar Morto. La circondavano torri di guardia rotonde, e al suo interno c'era un palazzo magnifico rifornito di grandi quantità di acqua portata da una località distante. Per avere accesso nella sua residenza occorreva risalire 200 scalini di marmo. La morte aveva colto Erode nel suo palazzo invernale di Gerico. Il corteo funebre percorse 24 miglia per raggiungere lo Herodion. Il monarca fu inumato con la corona d'oro in testa e con lo scettro nella mano destra. Entrambi sono andati perduti. Oggi alla stampa il professor Netzer ha tuttavia mostrato con orgoglio i frammenti di una elegante rosetta di pietra che adornava il sarcofago e un vaso. Nella zona, gli scavi proseguono.

Nigeria: Mend rivendica distruzione tre oleodotti

ANSA.it, http://www.ansa.it, 08/05/2007

LAGOS - Il Mend (Movimento per l'emancipazione del delta del Niger) ha rivendicato la distruzione di tre importanti oleodotti nel sud della Nigeria. Gli attacchi contro gli oleodotti erano stati preannunciati dai ribelli nigeriani, al fine di "danneggiare l'industria dell'esportazione del petrolio nigeriano".

Mercoledì 9 Maggio 2007

Il Papa in viaggio per il Brasile: 'La Chiesa non fa politica'

Rai.it, http://www.rai.it/news, 09/05/2007

Roma, 9 maggio 2007

La Chiesa come tale non fa politica, rispettiamo la laicita', ma la Chiesa indica le condizioni in cui i problemi sociali possono maturare. Lo ha detto il Papa sull'aereo che lo sta portando in Brasile, aggiungendo che quella della Chiesa "e' una missione religiosa, ma apre a soluzione dei grandi problemi sociali".

Non arbitraria la scomunica sull'aborto

La scomunica che i vescovi del Messico hanno indicato come sanzione per i politici che hanno approvato la liberalizzazione dell'aborto a Citta' del Messico

non era una cosa arbitraria: e' prevista dal Codice di diritto canonico. Sta nel diritto - ha detto il Papa - che l'uccisione di un bimbo e' incompatibile con il nutrirsi del corpo di Cristo, i vescovi non hanno fatto niente di arbitrario e hanno solo messo in luce cio' che e' previsto dal diritto della Chiesa.

Il Papa ha anche ricordato la "grande lotta della Chiesa per la vita, di cui Giovanni Paolo II ha fatto un punto fondamentale del suo pontificato" e ha sottolineato che "questo messaggio che la vita e' un dono e non una minaccia, messaggio che sta alla radice di queste legislazioni" dev'essere rilanciato dalla Chiesa.

Legittimo dibattito su teologia della liberazione

Nella Chiesa "c'e' spazio per un dibattito legittimo su come creare le condizioni per la liberazione umana e su come rendere efficace la dottrina della Chiesa e indicare le condizioni umane e sociali, le grandi linee in cui i valori possono crescere" ha detto il Papa, interpellato sul posto della teologia della liberazione nella Chiesa.

Benedetto XVI ha osservato che "e' profondamente cambiata la situazione" in cui la teologia della liberazione e' nata: "E'evidente che i facili millenarismi che credono di poter realizzare da una rivoluzione le condizioni per una vita completa, erano sbagliati, questo ora lo sanno tutti e il punto e' come la Chiesa debba essere presente nella lotta per la giustizia: su questo si dividono teologi e sociologi".

Il Papa ha anche precisato che "come Congregazione (della dottrina della fede, ndr) abbiamo cercato di fare un'azione di discernimento per liberarci dei falsi millenarismi e della politicizzazione".

Giovedì 10 Maggio 2007

Pedofilia: Rignano, scarcerati in cinque

ANSA.it, http://www.ansa.it, 10/05/2007

ROMA - Occorrerà attendere le motivazioni del Tribunale del Riesame di Roma per conoscere le prossime mosse della procura di Tivoli e quindi i possibili sviluppi dell'inchiesta che vede ancora indagati, anche se scarcerati, Gianfranco Scancarello, la moglia Patrizia Del Meglio, le maestre Marisa Pucci, Silvana Magalotti, e il benzinaio cingalese, Kerum Weramuni De Silva. Indagata, e ancora in carcere, è anche la bidella Cristina Lunerti. Il ricorso di quest'ultima sarà oggetto di riesame il prossimo 15 maggio.

Il procuratore di Tivoli Claudio D'Angelo e il pm Marco Mansi - dalla procura trapela, secondo indiscrezioni, un comprensibile disappunto - dovranno prendere visione delle motivazioni del provvedimento del Riesame prima di un presumibile ricorso in Cassazione. Ovvero capire se il collegio presieduto da Bruno Scicchitano - che ha fatto sgombrare dai carabinieri i giornalisti che stazionavano al secondo piano del palazzo A di piazzale Clodio, davanti alla segreteria - sia o meno entrato nel merito dell'impianto accusatorio. A giudizio dell'avvocato Giosué Bruno Naso, difensore di Silvana Magalotti, il Riesame ha disposto le scarcerazioni per la "insussistenza dei gravi indizi".

Se fosse questa la motivazione, sarebbe un colpo di maglio all'inchiesta. Tuttavia, a prescindere anche dall'esito del ricorso in Cassazione, la procura di Tivoli potrà proseguire nelle indagini e chiedere, come ha anticipato ieri il pm Mansi nella requisitoria, il rinvio a giudizio degli indagati. E ciò a meno di sviluppi nell'attività investigativa da cui potrebbero scaturire magari nuovi provvedimenti cautelari.

MASTELLA AGLI ISPETTORI: ESAMINATE L'ORDINANZA

Il ministro della Giustizia, Clemente Mastella, ha chiesto agli ispettori di acquisire copia dell' ordinanza di scarcerazione dei cinque indagati per i presunti abusi di Rignano Flaminio. "Il Guardasigilli - è detto in una nota - nel doveroso rispetto del segreto investigativo, ha chiesto di essere messo al corrente di ogni elemento utile per una valutazione di quanto é accaduto, alla luce delle competenze del Dicastero". Clemente Mastella ha incaricato il capo dell' Ispettorato Generale del Ministero di acquisire copia dell' ordinanza del tribunale del riesame di Roma.

IL DISPOSITIVO DEL TRIBUNALE DEL RIESAME

Il dispositivo del tribunale del riesame, che ha deciso la scarcerazione dei cinque arrestati per la vicenda di Rignano Flaminio che avevano proposto ricorso, è di poche righe: "Sulle richieste di riesame - è detto nell'atto - dei provvedimenti restrittivi della libertà personale e avverso l'ordinanza di custodia cautelare emessa il 23 aprile 2007 dal Gip di Tivoli nei confronti di Patrizia Del Meglio, Gianfranco Scancarello, Marisa Pucci, Silvana Magalotti e Kelum De Silva, visto l'art. 309 del codice di procedura penale, annulla l'ordinanza in epigrafe e ordina l'immediata scarcerazione degli indagati se non detenuti per altra causa".

Piu' di 20 milioni non leggono un libro l'anno

ANSA.it, http://www.ansa.it, 10/05/2007

TORINO - Sono venti milioni e 300mila le persone (il 37% della popolazione di 6 anni e più) che non hanno letto neanche un libro nei 12 mesi precedenti l'intervista. Lo rileva l'indagine Istat su I cittadini e il tempo libero, realizzata nel maggio 2006 e resa nota alla Fiera del Libro di Torino.

Ciò nonostante per identificare i lettori si sia questa volta allargato il campo, comprendendo anche color che hanno letto solo una guida turistica o un libro di ricette. Il risultato è che nel 2006 ha letto almeno un libro negli ultimi 12 mesi il 60,5% della popolazione italiana di 6 anni e più: ovvero 33 milioni e 351mila persone, numero che risulta in crescita costante dal 1993. Si legge di più nel Nord-ovest (67,5%) e nel Nord-est (66,9%), mentre nel Sud e nelle Isole la percentuale di lettori è di circa il 50%.

In posizione intermedia si colloca, invece, l'Italia centrale (62,3%). I non lettori sono soprattutto uomini (il 41,6% rispetto al 32,7% delle donne) e per tutti la noia della lettura è la motivazione principale (29,8%). Tra le altre ragioni ecco la mancanza di tempo libero (25,2%), il preferire altri svaghi (19,6%) o altre forme di comunicazione (11,6%), la troppa stanchezza dopo aver lavorato, studiato o svolto le faccende di casa (10,1%).

Risulta significativo il fatto che l'8,3% di chi non legge (pari a 1 milione e 700mila persone) dichiara come motivo di non lettura il non saper leggere o il leggere male: si tratta in particolare di bambini da 6 a 10 anni (16,8%) e anziani (12,4% tra 65-74 anni e 16,1% dopo i 75 anni).Per capire questi dati è interessante sapere che comunque l'84,1% delle famiglie dichiara di possedere libri in casa: il 62,6% ne possiede al massimo 100 (il 32,5% fino a 25, il 30,1% da 26 a 100), meno di un quarto dichiara di possederne più di 100 (21,5%), mentre il 12,3% (pari a 2milioni e 800mila famiglie) dichiara di non possederne affatto.

Questo scoprendo che la famiglia ha un suo peso: tra i ragazzi di 11-14 anni legge l 83% di chi ha entrambi i genitori lettori e solo il 40,5% di quelli con genitori che non leggono. A leggere sono in prevalenza le donne, il 65% rispetto al 55,8% degli uomini, una differenza che raggiungono il massimo tra 18 e 24 anni, e la maggioranza dice di leggere solo nel tempo libero (30,4%). I lettori forti, ossia chi ha letto sette libri o più negli ultimi 12 mesi, rappresentano sono il 34,7%, i deboli (da uno a tre libri) sono il 31,4%; i medi (da quattro a sei libri) il 25,2%; mentre soltanto 14,4% ha letto più di dodici libri in un anno.

Rispetto al 2000 cresce l'assiduità nella lettura con l'aumento di chi legge libri nel tempo libero almeno una volta a settimana (circa cinque punti percentuali), mentre diminuisce il numero di libri letti, perché aumentano i lettori deboli che passano dal 29,9% al 31,4%. I romanzi sono i libri più letti nel tempo libero (con rispettivamente il 51,4% e il 42,6% di lettori), seguiti dai libri per la casa (27,2%), dai gialli e/o noir (27,1%), dalle guide turistiche (26,7%), dai libri umoristici (24%) e dai libri di scienze sociali o umane (23,7%).

Venerdì 11 Maggio 2007

Family Day, Mastella: se vogliono mi dimetto per un giorno

ANSA.it, http://www.ansa.it, 11/05/2007

ROMA - "Se proprio vogliono, sarei capace di dimettermi oggi da ministro e riprendere la carica lunedì". Così il ministro della Giustizia, Clemente Mastella, replica con una battuta ai colleghi di governo e della maggioranza che lo criticano per la sua partecipazione, domani, alla manifestazione per il Family Day. Intervenendo alla trasmissione 'Il caffe'' di Rainews 24, Mastella ribadisce che, domani, sara' in piazza come annunciato, ma non sul palco della autorita': ''Andro' tra la gente con accanto mia moglie e la mia famiglia - sottolinea - in coerenza con la mia posizione di sempre. Non ho firmato il programma dell'Unione sui Dico e non ho partecipato ai consigli dei Ministri in cui il tema veniva discusso''. Secondo Mastella, il Family Day di domani non sara' una manifestazione contro il governo ma di stimolo all'Esecutivo a realizzare un'efficace politica per la famiglia.

A San Paolo l'abbraccio dei giovani al Papa

ANSA.it, http://www.ansa.it, 11/05/2007

SAN PAOLO - Salviamo l'Amazzonia dalla ''devastazione ambientale'' e le sue ''popolazioni minacciate nella dignita' mana''. Giovani vincete le vostre ''paure'' e costruite una ''societa' piu' giusta'', contro violenza, corruzione, carrierismo. E' ambientalista e politico il Papa nel suo incontro con 40.000 giovani nello stadio comunale di San Paolo (e circa 30.000 sono collegati attraverso i maxischermi), parla a brasiliani e latinoamericani ma un po' a tutti i ragazzi del mondo ''futuro e presente giovane della Chiesa e del mondo''.

E' la prima tappa di piazza in Brasile, e Benedetto XVI al popolo cattolico indica i temi morali della famiglia, della castita' e della tutela della vita, accanto a quelli sociali della giustizia e della promozione umana. ''Non sperperate la vostra gioventu'', e' il suo appello, che chiede di aprire gli occhi su ''tutto il bene che c'e' nel mondo'' e di portare ai coetanei lo stesso messaggio di amore e speranza. Con nelle orecchie le testimonianze dei ragazzi che poco prima davanti a lui hanno dato voce alle diverse problematiche giovanili in Brasile, Benedetto XVI parte dall'Amazzonia. La ''sfida'' ecologica e' uno dei temi del suo pontificato, ne ha parlato anche nell'ultimo messaggio per la Giornata della pace, in dicembre, e recentemente, il primo maggio, nel discorso alla Pontificia accademia per le scienze sociali.

In Brasile, dov'e' la piu' grande estensione al mondo di foresta sopravvissuta alla furia dell'uomo, la sfida ambientale non puo' che essere alle multinazionali del legno. Sopravvissuta si', ma con sempre meno alberi, sempre meno acqua e sempre meno indigeni, un terzo delle foreste del pianeta, ecosistema minacciato dalle grandi compagnie asiatiche, nordamericane, europee. ia' ieri, appena atterrato a San Paolo, papa Ratzinger aveva ricordato le comunita' indigene del Paese, oggi rinnova la sottolineatura e la associa alla sfida ecologica, tra l'altro due temi cari alla chiesa di base brasiliana e punto di contatto con le piu' recenti elaborazioni della teologia della liberazione, nonche' all'ordine del giorno di Santo Domingo '92, la quarta assemblea generale degli episcopati latinoamericani.

Per espressa affermazione, poi, le ''questioni di ordine sociale, economico e politico acquistano un rilievo particolare''. Ai giovani il Papa chiede ''impegno'' per una ''societa' piu' giusta e fraterna'', contro ''violenza'', ''frode e inganno'' usati per fare carriera. Chiede ''onesta' nei rapporti sociali e professionali'', condanna la ''smisurata ambizione di ricchezza e di potere'' che ''porta alla corruzione personale e altrui''. Violenza non e' una parola senza eco per i giovani brasiliani: nell'ultimo anno i ragazzi tra i 15 e i 24 anni morti di morte violenta sono stati diciottomila e solo a Rio, la metropoli piu' violenta del Paese, nei primi due mesi dell'anno sono state uccise 809 persone e altre 569 sono sparite. La scorsa settimana a San Paolo e' stato ucciso il giornalista 37enne Luiz Carlos Barbone, che tre anni fa aveva denunciato un giro di adescatori di bimbi che coinvolgeva anche personalita' cittadine: arrestati e condannati, oggi resta in carcere soltanto un cameriere, l'anello non garantito del giro.

E a proposito di brama di ricchezza, oggi i giornali parlano di ''treno dell'allegria'': l'approvazione, ieri, quandol'attenzione di tutti era puntata sull'arrivo del Papa, di provvedimenti che portano da 8.000 a 13.000 reais (la moneta locale) gli emolumenti per i parlamentari comunali e da 12.000 a 16.000 quelli per i parlamentari federali. I provvedimenti erano stati presentati due mesi fa, e ritirati dopo una manifestazione di protesta popolare. Le tematiche morali che Benedetto XVI ripropone ai ragazzi latinoamericani sono il ''grande rispetto'' per il ''sacramento del matrimonio'', garanzia di ''vera felicita' nei focolari'' e di ''fedelta' tra i coniugi'', la raccomandazione alla castita' sia prematrimoniale che coniugale, l'esortazione a diventare uomini e donne ''preparati alle sfide reali poste a una interpretazione corretta della vita cristiana'' e per non cadere ''facile preda di tutti gli assalti del materialismo e del laicismo, sempre piu' attivi a tutti i livelli''.

La gioventu' e' di per se' una ricchezza, da vivere nella liberta' e nella generosita', contro atteggiamenti ''meschini e interessati'', perche' e' solo la generosita' che permette una ''realizzazione piena'': questo il messaggio del Papa ottantenne ai ragazzi dell'America Latina. Per portarlo loro prima di partire ha intensificato le lezioni di portoghese e, secondo gli esperti, sembra che la sua pronuncia sia ora davvero buona: ''parla meglio di Lula'', e' una delle battute che girano in citta'.

Sabato 12 Maggio 2007

Gli alberi possono salvare il clima

ANSA.it, http://www.ansa.it, 12/05/2007

ROMA - Gli alberi potrebbero salvare il mondo dai cambiamenti climatici se non li tagliassimo. Lo sostiene uno studio dell'istituto australiano Csiro Marine and Atmospheric Research, pubblicato dalla rivista Science, secondo cui la deforestazione immette nell'atmosfera 1,5 miliardi di tonnellate di anidride carbonica all'anno. Un rallentamento del taglio degli alberi, avvertono gli scienziati, sarebbe invece un toccasana per l'atmosfera. "La deforestazione dei tropici è responsabile di quasi il 20% delle emissioni di carbonio dovute all'attività umana - spiega Pep Canadell, che ha condotto lo studio - quindi mantenere integri i polmoni verdi, che fanno da serbatoi per i gas serra, vuol dire dare un contributo significativo alla concentrazione di queste sostanze nell'atmosfera".

Secondo lo studio, di questo passo da qui al 2100 ci saranno da 87 a 130 miliardi di tonnellate di CO2 in più nell'aria, a causa degli alberi tagliati. Oltre a verificare il prezzo della deforestazione, i ricercatori australiani, insieme a colleghi di Stati Uniti, Gran Bretagna, Brasile e Francia, hanno comparato i dati di 11 modelli matematici sul ciclo del carbonio, unendoli ai calcoli su quanto gas viene intrappolato dalle piante, che lo utilizzano come componente di foglie e tronchi. Il risultato è stato che se il ritmo con cui si tagliano le foreste diminuisse del 50% entro il 2050, si risparmierebbero 50 miliardi di tonnellate di CO2, l'equivalente di sei anni di emissioni da combustibili fossili. "Il nostro studio ha anche dimostrato un'altra cosa - aggiunge Canadell - le foreste tropicali continueranno a immagazzinare carbonio fino alla fine del secolo, ma il processo diventa sempre meno efficiente con l'aumentare della temperatura.

Diventa importante quindi evitare il riscaldamento globale". Lo scorso anno l'agenzia delle Nazioni Unite sul cambiamento climatico, lo United Nations Framework on Climate Change, ha lanciato il progetto Red (Reducing Emissions from Deforestation), per convincere gli Stati delle aree tropicali ad abbandonare la deforestazione anche tramite incentivi economici. Secondo gli autori dello studio, però sarebbe sufficiente valutare attentamente il terreno sotto le foreste, e tagliare gli alberi solo nelle zone con un grande valore per l'agricoltura. "Globalmente abbiamo bisogno di un'ampia serie di azioni per mantenere basso il livello di carbonio nell'atmosfera - conclude Canadell - questo studio assicura che anche diminuire la deforestazione può dare un contributo importante".

Abolizione dell'Ici, 235 euro di risparmi

ANSA.it, http://www.ansa.it, 12/05/2007

VENEZIA - Se il Governo abolirà l'Ici sulla prima casa, per gli oltre 5 milioni 600 mila famiglie proprietarie nei Comuni capoluogo di provincia il risparmio annuo sarà mediamente di quasi 235 euro (234,6 euro). Questo il risultato ottenuto dagli esperti dell'Ufficio studi della Cgia di Mestre per descrivere lo 'sconto' che potrebbero godere le famiglie italiane dall'abrogazione dell'imposta comunale sugli immobili, il cui ammontare - specificano alla Cgia - dipende chiaramente dall'aliquota applicata, dal valore catastale dell'immobile e dalle detrazioni di cui gode il proprietario.

Ed è basandosi su questi indicatori che l'associazione artigiani e piccole imprese di Mestre ha definito nel dettaglio i risparmi che andranno alle singole famiglie residenti nei 106 Comuni capoluogo. Si scopre così che a registrare i maggiori vantaggi economici sarebbero le famiglie romane, dove l'abolizione dell'Ici porterebbe ad uno sconto medio di 411,7 euro. Sul podio, poi, anche Padova con 339 euro di risparmio medio per famiglia e Salerno con 329,4 euro. In quarta posizione i proprietari avellinesi (318,1 euro) e al quinto posto i pisani (310,3 euro), seguiti dai fiorentini (308,5 euro). Gli sconti minori, in quanto già oggi pagano un'imposta più contenuta, andrebbero ai proprietari di casa del comune di Trento (34 euro), seguiti da quelli di Messina (47,5 euro), Bolzano (53,9 euro) e Crotone (58,3 euro).

La Cgia sottolinea poi che le proposte avanzate in questi giorni da alcuni esponenti della Margherita (aumento delle detrazioni da un minimo di 300 ad un massimo di 500 euro per nucleo famigliare, indipendentemente dal livello di reddito) non modificherebbero di molto il risultato di questa analisi. Anche in questo caso, viste le detrazioni esistenti e gli attuali importi pagati, per la stragrande maggioranza delle famiglie italiane l'Ici scomparirebbe.

Generali non dovra' vendere nuova Tirrena

ANSA.it, http://www.ansa.it, 12/05/2007

ROMA - Assicurazione Generali non dovrà vendere Nuova Tirrena. Il Tar del Lazio ha detto no alle condizioni imposte alla stessa compagnia assicurativa, dall' autorità garante della concorrenza del mercato in merito all' acquisizione di Toro e alla relativa imposizione al gruppo della vendita di Nuova Tirrena. Oggi è stato depositato e pubblicato il dispositivo della sentenza, con la quale i giudici della I sezione presieduta da Pasquale de Lise, hanno accolto i ricorsi proposta da Generali e Nuova Tirrena. Si attendono adesso le motivazioni della sentenza.

Assicurazioni Generali contestava la decisione con la quale il 4 dicembre scorso l'Antitrust, al termine di una lunga istruttoria, decise di dare il via libera all'acquisizione di Toro Assicurazioni, a patto che, fosse ceduto "entro un termine congruo - si legge nel provvedimento - un asset già individuato nel comparto assicurativo, ad un terzo operatore indipendente sia da Generali stessa sia da Mediobanca".

Per il garante, infatti, l'operazione, senza le condizioni imposte, sarebbe stata "suscettibile di determinare la costituzione o il rafforzamento di una posizione dominante su diversi mercati dell'assicurazione danni, in particolare quelli auto".

Impostazione, questa, che non è stata ritenuta valida dal Tar del Lazio, il quale ha accolto i ricorsi proposti da Generali e Nuova Tirrena, contro la decisione dell'Antitrust, annullando la delibera impugnata "nei sensi di cui in motivazione" che saranno conosciuti all'atto della pubblicazione delle motivazioni della sentenza.

Domenica 13 Maggio 2007

Afghanistan: ucciso il Mullah Dadullah

ANSA.it, http://www.ansa.it, 13/05/2007

KABUL - Il mullah Dadullah, uno dei principali capi talebani, e suo fratello sono stati uccisi durante un'operazione militare nel Sud dell'Afghanistan. Lo ha annunciato il governo afghano. Secondo quanto indicato dall'ufficio stampa del ministero dell'Interno, "Dadullah e suo fratello sono stati uccisi durante un'operazione militare nella provincia d'Helmand''.

Le autorita' afghane hanno annunciato di avere il corpo del Mullah. ''Il suo corpo e' stato portato a Kandahar'', ha detto Saeed Ansari, portavoce dei servizi segreti della polizia. Dadullah, oltre ad essere il piu' potente e rispettato tra i comandanti militari Taleban, e' stato anche la mente dietro a molti sequestri, incluso quello del giornalista italiano Daniele Mastrogiacomo, a marzo. La morte di Dadullah e' stata annunciata piu' volte, ma sempre smentita. In questo caso, la notizia e' confermata da diverse fonti. La sua scomparsa, dicono analisti a Kabul, e' un colpo durissimo per i Taleban. ''Hanno perso il 50 per cento della loro forza'', dice Syed Anwer, giornalista ed esperto di Taleban. Ora, forse si aprono possibilita' di dialogo fra i combattenti e il governo di Hamid Karzai, al potere dal crollo del regime degli studenti di teologia coranica nel dicembre 2001.

MOSTRATO CORPO A GIORNALISTI

Il corpo del Mullah Dadullah e' stato mostrato a un gruppo di giornalisti nella sede del governo provinciale di Kandahar. Lo riferisce l'agenzia afghana Pajhwok. Ai giornalisti, che sono stati ammessi nell'edificio insieme ad alcuni abitanti del luogo, e' stato spiegato che in questo modo si e' voluto dare la prova incontrovertibile della uccisione del temuto comandante guerrigliero, autore di stragi e rapimenti.

La Pajhwok sottolinea anche che l'uccisione di Dadullah e' avvenuta nel corso di un'operazione congiunta compiuta dalle forze afghane e da quelle della Nato nella provincia di Helmand. In questa zona da parecchie settimane e' in corso un'offensiva che mira a liquidare l'insurrezione antigovernativa, condotta in modo congiunto da esercito di Kabul e forze straniere.

Nelle foto riprese dai giornalisti ammessi a vedere direttamente il corpo del Mullah Dadullah nella sede del governo provinciale di Kandahar e confermarne pertanto la morte, si vedono sia il volto sua la nota mutilazione alla gamba del leader talebano. Dadullah e' disteso su un lettino di ospedale, semicoperto da un lenzuolo rosa che lascia vedere chiaramente la mutilazione al ginocchio della gamba sinistra. Il capo e' posato su un cuscino, il volto ben visibile e riconoscibile. Giornalisti e esperti non hanno dubbi sull'identita' dell'uomo. Poco prima che venisse mostrato il corpo di Dadullah, un sedicente portavoce dei Taleban, Zabihullah Mujahid, ha telefonato all'agenzia francese Afp per smentire che l'uomo ucciso sia Dadullah e ha promesso la diffusione di una sua ''recente'' registrazione.

Turchia,orgoglio laico nella citta' infedele

ANSA.it, http://www.ansa.it, 13/05/2007

SMIRNE - A Smirne è stato il giorno dell"orgoglio laico' turco. Lo hanno manifestato nella città sull'Egeo più secolarizzata della Turchia (non a caso marchiata dai devoti musulmani turchi con l'epiteto di 'citta infedele') oltre un milione di persone, due milioni secondo gli organizzatori. Sono accorsi da ogni angolo del paese a manifestare contro il governo filoislamico che ha cercato nelle settimane passate di conquistare anche la presidenza della Repubblica, da sempre uno dei principali baluardi della Costituzione laica ataturkista.

Ed é stato proprio nel nome, in Turchia sacro, del fondatore della patria, Kemal Ataturk, che la folla, agitando i suoi ritratti e le rosse bandiere con la mezza luna e la stella bianca, hanno gridato i loro slogan che erano già echeggiati nelle poderose manifestazioni analoghe della seconda metà di aprile ad Ankara e ad Istanbul: 'Siamo tutti Ataturk', 'La Turchia e' laica e laica restera", gridavano i manifestanti a mò di ritornello. Ad affollare la piazza Gundogdu, nonché le vie circostanti fino al mare, costellata di barche e di vele spiegate con grandi bandiere turche, c'erano persone di ogni età. Soprattutto ceti medi urbani e giovani.

Ma c'erano anche molti operai, artigiani e contadini. C'erano anche anziani, spesso con le lacrime agli occhi, commossi perché, dicono, di "non sentirsi più soli" a coltivare la religione civile del laicismo ataturkista repubblicano, modernista e nazionalista. La Turchia non è mai apparsa così apertamente divisa. 'Due Turchie' divise da una faglia culturale: una Turchia devota al laicismo ataturkista ed una più o meno apertamente islamizzante. "Non è possibile fermare il risveglio kemalista" scandiva la folla all'indirizzo del premier Tayyip Erdogan e del suo partito "pigliatutto", il filoislamico Akp, che già detiene da quasi cinque anni il governo del paese ed una maggioranza di quasi due terzi del Parlamento (ottenuta nel 2002 con solo il 34,5% dei voti, grazie ad una soglia di sbarramento del 10%).

"Non dovevano prendere anche la presidenza della Repubblica. Sarebbe stato un golpe bianco, democratico solo nella forma", dice Murat Hibrahimoglu, studente in Scienze politiche a Smirne. La manifestazione si è inevitabilmente colorata di tinte elettorali in vista della consultazione anticipata del 22 luglio a cui il partito filoislamico al governo, Akp, è stato costretto in seguito alla decisione della Corte Costituzionale di bloccare per assenza di numero legale le votazioni in Parlamento per eleggere un membro dell'Akp, il ministro degli esteri Abdullah Gul. La sentenza era stata a sua volta preceduta da un duro comunicato dei militari in difesa della laicità minacciata e dalle grandi manifestazioni di massa di Ankara e Istanbul della seconda metà di aprile contro la "minaccia di reislamizzazione graduale" del Paese.

La scadenza dell'Akp è il 22 luglio scandiva la folla mentre il leader del partito socialdemocratico Chp, Deniz Baykal effettuava uno spettacolare sbarco da un traghetto, con altri leader della sinistra laica, che hanno raggiunto con lui un accordo elettorale in vista del 22 luglio. Tra gli slogan della manifestazione di Smirne non sono mancati quelli apertamente critici nei confronti dell'Unione europea e degli Usa: "Ue e Usa, amici a parole, nemici nei fatti". "Ue, questo popolo non è in vendita": slogan che riflettono l'irritazione dei laici turchi per le posizioni europee di sostanziale condanna del comunicato dei militari e di sostanziale appoggio euro-americano al partito di Erdogan. "Siamo un paese laico. Non diventeremo mai un paese islamico moderato, come vorrebbero Usa ed Ue", ha detto all'Ansa un giornalista di Smirne.

Riunificazione' di Gerusalemme, festa e polemiche

ANSA.it, http://www.ansa.it, 13/05/2007

di Giorgio Raccah

GERUSALEMME - I festeggiamenti per il 40mo. anniversario della 'riunificazione' di Gerusalemme sotto sovranità israeliana, in programma mercoledì prossimo, non passeranno quest'anno senza aspre polemiche. Ampia e incollerita reazione ha infatti suscitato in gran parte del mondo politico e nei circoli di governo la decisione degli ambasciatori occidentali di non partecipare alla cerimonia di stato, mercoledì prossimo, dato che l'annessione israeliana dei quartieri arabi della città, occupati nel 1967, non è riconosciuta dalla comunità internazionale.

L' "offesa" è ancora più avvertita perché a farsi attivo promotore del boicottaggio della cerimonia di stato da parte del corpo diplomatico occidentale è stato proprio l'ambasciatore tedesco Harald Kinderman, il cui paese è presidente di turno dell'Ue. La Germania è considerata in Israele lo stato più amico in Europa.

Ed è diventata ancora più bruciante quando anche l'ambasciatore degli Stati Uniti Richard Jones ha annunciato che non avrebbe partecipato. Gli Stati Uniti sono notoriamente il maggiore sostenitore di Israele, che dà alle relazioni con Washington un'importanza strategica. Secondo fonti di stampa locali, solo una ventina di ambasciatori dei circa cento accreditati in Israele avrebbero annunciato la loro partecipazione alla cerimonia. Il movimento pacifista israeliano Peace Now ha dal canto suo tenuto lo scorso venerdì una manifestazione "per protestare contro la continua occupazione (di Gerusalemme est) e promuovere la speranza di una Gerusalemme in pace". I palestinesidal canto loro denunciano l'annessione dei quartieri orientali e affermano che Gerusalemme est dovrà divenire capitale del loro futuro stato.

Nel 1947 le Nazioni Unite nel decretare la spartizione della Palestina, allora sotto mandato britannico, in due stati, arabo ed ebraico, stabilirono per Gerusalemme, in considerazione della sua importanza per le tre religioni monoteiste, uno status di corpo separato, peraltro rimasto inattuato. Malgrado il rifiuto della comunità internazionale di riconoscere l'annessione israeliana della città e il suo status di capitale dello stato ebraico, il governo israeliano ha discusso e approvato un nuovo piano per rafforzare la presenza ebraica nella città. Il 66 per cento dei 720 mila abitanti di Gerusalemme sono ebrei e il resto arabi. In special modo nell'ultimo decennio la maggioranza ebraica è andata progressivamente declinando mentre la presenza araba è in costante crescita.

Questo fatto ha indotto il sindaco Uri Lupolianski a lanciare un grido d'allarme e ad avvertire che di questo passo - anche in considerazione dell'esodo dei giovani ebrei dalla città, che resta una delle più povere del paese - Gerusalemme rischia di perdere la sua maggioranza ebraica in circa un decennio. Nel tentativo di invertire questa tendenza il governo ha approvato un piano di rilancio - costo stimato in oltre un miliardo di euro - nell'arco dei prossimi cinque anni.

Lunedì 14 Maggio 2007

Gran Bretagna vietato indossare croci cristiane a scuola

ANSA.it, http://www.ansa.it, 14/05/2007

LONDRA - Alcune scuole britanniche sono finite sul banco degli imputati per aver vietato ai propri studenti di indossare le croci cristiane permettendo però di mostrare simboli di altre fedi. I presidi degli istituti di Croydon, un sobborgo a sud di Londra, hanno ricevuto da parte di funzionari del governo nuove indicazioni sull'abbigliamento scolastico che vietano di indossare gioielli di qualunque tipo, tranne in circostanze eccezionali, ma invitano ad essere più "sensibili" nei confronti delle religioni non cristiane. Tra le eccezioni figurano i medaglioni portati dai musulmani e alcuni braccialetti tipicamente indù. La decisione ha sollevato enormi polemiche da parte di molti politici e gruppi cristiani ma è stata accusata di utilizzare due pesi e due misure anche da alcune organizzazioni islamiche. "Questo non è che l'ennesimo esempio di come i diritti di alcuni gruppi religiosi vengano rispettati mentre quelli di altri, di solito cristiani, no", ha tuonato dalla colonne del tabloid britannico 'Daily Express' il portavoce della Lawyers' Christian Fellowship. Tahir Alam, un portavoce del Consiglio islamico della Gran Bretagna, ha convenuto che tutte le fedi andrebbe trattate allo stesso modo. "Su questo punto - ha detto - sono pienamente d'accordo con i miei amici cristiani".

Mediaset compra una quota di Endemol. Prodi: in Rai ora paralisi decisionale

Rai.it, http://www.rai.it/news, 14/05/2007

Il consorzio internazionale guidato da Mediaset si aggiudica la Endemol. E' stato firmato oggi l'accordo per l'acquisto da Telefonica del 99,7% di Endemol Investment Holding che detiene il 75% della società operativa quotata Endemol. Il consorzio che acquista Endemol è composto con quote paritetiche da Mediacinco Cartara (25% Mediaset e 75% Telecinco), la Cyrte Fund di John de Mol e Goldman Sachs Capital Partner.

Prodi: in Rai paralisi decisionale

E' chiaro che l'operazionerafforza il concorrente della Rai con un processo di integrazione verticale tra una rete tv e un fornitore di prodotti alla rete stessa, commenta da Praga il premier Romano Prodi. Secondo Prodi l'acquisizione non compromette peraltro l'autonomia di viale Mazzini in quanto, ricorda, è in atto un duopolio con quote simili di mercato suddivise tra un protagonista pubblico e l'altro privato. Quindi, sottolinea, "non è che cambi la natura della concorrenza". Il presidente del Consiglio tuttavia "richiama la lettera del ministro Padoa-Schioppa che illustrava le ragioni delle decisioni del governo". Ragioni afferma, "che vengono dimostrate e riconfermate dall'operazione avvenuta". Prodi dichiara di non conoscere la capacità di reazione della Rai: sul mercato ora c'è "liberta' di azione da parte di un concorrente mentre l'altro è ingessato da una sostanziale ingovernabilità aziendale". Il governo farà qualcosa per far ripartire la Rai? "Certamente, nei tempi più rapidi possibili - assicura Prodi - Perché quando c'è una paralisi decisionale bisogna tornare al piu' presto ad una capacità di decidere".

Cosa fa Endemol

Reality show, varieta', game show, talk show, fiction. Endemol produce più di 1.500 ore di programmazione alla quale la tv italiana attinge a piene mani. Il direttore di RaiEducational, Giovanni Minoli, lancia l'allarme: si prospetta uno scenario con "una Rai legata a Endemol Italia da un contratto molto favorevole per la casa di produzione e molto oneroso per la Rai (90 milioni in tre anni, ndr) sarà di fatto privatizzata".

Confalonieri: non è così

Il presidente di Mediaset, Fedele Confalonieri, respinge questa lettura: "Ho letto - dice a margine della presentazione di un libro di Franco De Benedetti - le dichiarazioni di Minoli con cui ho fatto una chiacchierata nei giorni corsi: è chiaro che non saremo così pazzi a bloccare 'I fatti vostri' o altri format che sono di Endemol". La casa di produzione di contenuti televisivi, "è qualcosa di autonomo e di indipendente in cui noi siamo soci", dice Confalonieri e "sarà assolutamente nostra cura preservare l'indipendenza di Endemol. Guai se non fosse così".

Chi vende

L'operazione perfezionata oggi prevede un corrispettivo a Telefonica di 2,629 miliardi di euro che include la valorizzazione delle attività e delle passività comprese nel perimetro oggetto della transazione. L'accordo - spiegano a Mediaset - prevede l'impegno da parte degli acquirenti a lanciare, appena possibile, un'offerta pubblica di acquisto sul rimanente 25% del capitale sociale di Endemol NV a un prezzo pari ad almeno 25 euro per azione, inclusi i dividendi.

Sulla base della struttura finanziaria dell'operazione, Mediaset e Telecinco investiranno complessivamente fino ad un massimo di circa 486 milioni di euro attraverso il veicolo Mediacinco Cartera controllato rispettivamente al 25% e al 75% dai due soci. Gli acquirenti sono stati assistiti nell'operazione da Mediobanca e Goldman Sachs.

La notizia della vendita della casa di produzione di contenuti televisivi olandese che ha lanciato il format del Grande Fratello è stata anticipata questa mattina dal quotidiano economico britannico Financial Times.

Mercati freddi

L'operazione Endemol lascia scettico il mercato: le azioni del Biscione a Piazza Affari hanno chiuso in calo dello 0,51% a 8,225 euro con volumi non troppo superiori alla media (10,64 milioni contro uno standard quotidiano di 8,3). Gli operatori fanno notare che l'impatto per il gruppo di Cologno Monzese è limitato sia dal punto di visto della posizione di controllo in Endemol sia nell'esborso: Mediaset avrà il 25% della newco Mediacinco Cartera, che a sua volta avrà il 33% circa di Endemol Investment Holding (l'azionista di controllo con il 75% di Endemol) e l'investimento diretto del Biscione si aggirerà intorno a 120 milioni di euro. Per alcuni operatori, insomma, "l'operazione si inquadra in una logica più finanziaria che industriale".

La reazione in casa Rai

E' un fatto rilevante nell'industria e quindi lo considereremo, commenta il direttore generale della Rai Claudio Cappon. Per la Rai, che trasmette diversi format di Endemol, cambierà qualcosa? Cappon prende tempo: "E' impossibile fare considerazioni un minuto dopo l'acquisto. Occorre fare una riflessione".

E' necessario partire da un concetto: bisogna rifondare la Rai. Il servizio pubblico se ce la fa, deve ritrovare un'idea di se' e un progetto che mobiliti le risorse migliori del Paese - professionali, culturali e creative - per ricominciare dall'inizio. Ci vuole una 'RAIfondazione'! , dice invece Giovanni Minoli, per il quale "allo stato degli atti, se uno guarda i palinsesti della Rai e valuta economicamente quali sono i programmi Mediaset - perché ora occorre parlare così di Endemol/Mediaset -, inseriti nella Rai, si ha la dimensione del problema Rai. Si ricomincia di li'! La Rai ora ha preso 5 goal a porta vuota, vediamo, al di là delle realtà contrattuali e giuridiche, quale sarà la sua reazione

culturale e progettuale".

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