DEI RICCHI

2007 - Febbraio - Settimana 2

Indice dei giorni


08/02/2007 * 09/02/2007 * 10/02/2007 * 11/02/2007 * 12/02/2007 * 13/02/2007 * 14/02/2007 *

Giovedì 8 Febbraio 2007

D'Alema: antiamericani? no, ma si deve cambiare strada

ANSA.it, http://www.ansa.it, 08/02/2007

ROMA - Nessun antiamericanismo come denuncia l'opposizione ma "la verità è che si deve cambiare strada rispetto ad una politica che a partire dalla guerra in Iraq non ha dato i frutti attesi". All'indomani del duro botta e risposta con il Dipartimento di Stato sulla lettera dei sei ambasciatori sull'Afghanistan, Massimo D'Alema ribadisce l'impegno italiano a Kabul e torna ad invocare un'inversione di rotta rispetto alla linea seguita finora dall'amministrazione Bush. Una posizione, osserva il responsabile della Farnesina, tutt'altro che antiamericana se è vero che il 70 per cento degli americani è sulla stessa lunghezza d'onda e che negli Usa la discussione "molto animata" sulla politica estera della Casa Bianca "è ancora più forte che da noi". Proprio domani D'Alema riceverà l'ambasciatore Usa Ronald Spogli. Alla Farnesina lo definiscono un incontro di routine, in agenda da tempo e che rientra "nella normale prassi di frequenti consultazioni con i rappresentanti diplomatici a Roma dei principali paesi amici e alleati".

Ma non c'é dubbio che dopo le turbolenze degli ultimi giorni il confronto assuma i contorni di un chiarimento auspicato da entrambe le parti. Passato il momento della "sorpresa e dell'indignazione" e riconfermato pur tra qualche distinguo dei senatori 'ribelli' l'impegno militare italiano in Afghanistan, D'Alema spiegherà a Spogli perché inserirsi dalle colonne di un giornale nel dibattito interno di un Paese sovrano e democratico non solo abbia rappresentato "un'interferenza inopportuna" - come ha messo nero su bianco ieri il vice premier nella lettera di risposta - ma poteva sortire l'effetto esattamente contrario a quello auspicato "in buona fede": stasera il ministro degli Esteri ha infatti ribadito l'invito agli ambasciatori a "tenersi fuori" dal dibattito politico nazionale e a "rispettarlo".

Fonti diplomatiche spiegano comunque che nessuna delle due parti ha interesse ad irrigidire ulteriormente le posizioni: Roma perché riconosce nell'atlantismo una delle coordinate principali della sua politica estera, e gli Stati Uniti perché guardano all'Italia come ad un partner "indispensabile" in molti teatri di crisi, a partire proprio dall'Afghanistan. E non c'é dubbio che la formalizzazione dell'impegno italiano ribadito anche oggi al Consiglio atlantico a Bruxelles dal rappresentante permanente Maurizio Moreno contribuirà a smorzare ulteriormente i toni, dopo che già ieri D'Alema aveva scritto di considerare "chiuso il caso", a patto ovviamente che "l'irritualità " della lettera-appello non si ripeta. Concetto espresso peraltro anche dal capo di gabinetto del ministro, Ferdinando Nelli Feroci, nell'incontro avuto lunedì alla Farnesina con l'ambasciatore canadese, Alex Himelfarb.

Ma non sarà solo Kabul il centro del confronto di domani: D'Alema e Spogli faranno il punto della situazione sull' ampliamento della base Ederle di Vicenza a cui il governo non si é opposto, promettendo però di "vigilare" sulle opere che verranno realizzate e, soprattutto, sul rispetto degli accordi bilaterali per quanto riguarda l'impiego operativo della base. Sullo sfondo il caso Calipari, con il rinvio a giudizio per omicidio volontario deciso oggi dal Gup di Roma del militare Usa che la sera del 4 marzo 2005 premette il grilletto ferendo a morte il funzionario del Sismi. Nonostante siano passati ormai quasi due anni, la questione rimane aperta malgrado oggi sia il ministero della Difesa Usa che il Dipartimento di Stato hanno ribadito di considerare chiuso il caso, escludendo che Mario Lozano, impegnato quella sera al check-point di Baghdad, possa essere estradato in Italia.

Calipari: Usa, 'nessuna estradizione per Lozano'

ANSA.it, http://www.ansa.it, 08/02/2007

WASHINGTON - Fonti del governo americano, che chiedono l'anonimato, hanno detto all'Ansa di ritenere che non ci sia alcuna possibilita' che il soldato Mario Lozano - rinviato a giudizio in Italia per l'omicidio di Nicola Calipari - venga consegnato all'Italia, perche' il caso creerebbe un precedente per altre vicende che vedono coinvolti militari americani nel mondo. La gestione delle richieste di estradizione spetta al ministero della Giustizia, assieme al Dipartimento di Stato.

Per il ministero della Difesa americano, restano valide le conclusioni dell'inchiesta militare sulla morte di Nicola Calipari, in base alle quali ''non era richiesta alcuna altra azione'' contro i soldati del checkpoint di Baghdad: e' la risposta del Pentagono alla decisione del Gup di Roma Sante Spinaci di rinviare a giudizio il soldato americano Mario Luis Lozano.

''Il nostro governo ha espresso a suo tempo le proprie condoglianze, che ribadiamo, per una morte tragica'', ha detto all'Ansa un portavoce del Pentagono, il comandante di Marina Joe Carpenter. ''Tuttavia - ha aggiunto Carpenter - noi restiamo ai risultati dell'inchiesta che fu condotta dalle forze della Coalizione nel 2005, incluse le conclusioni ufficiali che sottolineavano che nessuna ulteriore azione era richiesta contro i soldati di quel checkpoint''.

Il Pentagono giudica ''non utile'' aggiungere ulteriori commenti alla vicenda, ha spiegato il portavoce, trattandosi di un caso legale in corso. Il ministero della Difesa americano ha ricordato che spettera' ad altri ''elementi del governo statunitense, in particolare il Dipartimento di Stato, discuterne con le autorita' appropriate in Italia''. In casi internazionali che riguardano militari americani, sono il ministero della Giustizia e il Dipartimento di Stato a farsi carico dell'assistenza ai soldati coinvolti. Il Pentagono, ha ricordato Carpenter, ''non ha mai intenzionalmente reso nota l'identita''' dei militari del checkpoint dove il 4 marzo 2005 fu ucciso Calipari, e per questo non discute lo stato di servizio attuale di Lozano. ''Non diamo informazioni su singoli individui'', ha detto il portavoce.

LOZANO A PROCESSO, VIOLO' REGOLE DI INGAGGIO

Si fara' il processo a Mario Lozano, il soldato Usa che da un check point sulla Irish Route, a Baghdad, sparo' sull' auto dove si trovava Giuliana Sgrena, appena liberata, ed uccise il funzionario del Sismi Nicola Calipari violando ''macroscopicamente le basilari regole di ingaggio''. Il gup di Roma Sante Spinaci ha rinviato a giudizio il militare ed ha stabilito non solo che quello di Calipari fu ''un delitto oggettivamente politico'', ma soprattutto che la giurisdizione italiana ha competenza a giudicare Lozano a dispetto di quanti, invocando l' articolo 10 del codice penale (presenza in Italia dello straniero che abbia commesso reati all' estero ai danni di nostri connazionali), rivendicavano lo stato di improcedibilita' da parte della magistratura.

I pm Franco Ionta, Pietro Saviotti ed Erminio Amelio, a loro volta, si erano appellati ad una aggravante, l' ''offesa arrecata agli interessi dello Stato'', che, di fatto, consente di superare i paletti posti dall' articolo 10. Dunque, a partire dal 17 aprile prossimo, una Corte di assise di Roma, la terza, sara' chiamata a pronunciarsi sulle accuse di omicidio volontario e di duplice tentato omicidio (Sgrena e l' autista Andrea Carpani) rivolte al militare americano. Finora Lozano, e le autorita' del suo Paese, hanno ignorato tutte le iniziative prese dalla magistratura romana sul caso Calipari e anche oggi il Pentagono ha ribadito che per il ministero della Difesa americano ''il caso e' chiuso''. Quasi certamente Lozano disertera' il processo dove, in veste di responsabile civile, sara' citato il Dipartimento della Difesa americano. ''Sono molto soddisfatta di questo primo passo verso la verita' - ha commentato la senatrice Rosa Villecco, vedova di Calipari - mi sembra che la fiducia che ho sempre dimostrato nella magistratura trovi un' ulteriore conferma''.

Chi non si aspettava il rinvio a giudizio e' stato il difensore di Lozano, l' avvocato d' ufficio Fabrizio Cardinali. ''C'erano le condizioni - ha aggiunto - per giungere ad una sentenza assolutoria soprattutto perche' era certa l' esimente per il mio assistito dell' avere agito nell' adempimento di un dovere. Soprattutto, di un dovere che derivava da un ordine di un suo superiore di grado''. ''Noi volevamo il processo e quindi sono soddisfatta -e' stato invece il commento della Sgrena - non voglio, pero', un capro espiatorio in Lozano''. Per il pm Ionta e' ''giusto e giudiziariamente corretto che la morte di Calipari venga ricostruita nella sua dinamica e nelle eventuali responsabilita' dinanzi ad una corte d'assise, luogo deputato alla ricerca piu' attendibile e completa del vero''.

Nelle sei pagine di ordinanza di rinvio a giudizio il gup Spinaci parla di violazione delle regole di ingaggio da parte del soldato per aver aperto il fuoco ''in contemporanea all' accensione della luce'' sulla Toyota diretta all' aeroporto di Baghdad. ''La condotta di Mario Lozano - scrive il gup - appare sorretta da un dolo diretto finalizzato a raggiungere l' obiettivo di bloccare l'autovettura anche mediante il ferimento o la morte dei suoi occupanti quasi certamente previsti o, alternativamente, voluti''. Il gup, inoltre, fa riferimento ad un inquinamento probatorio legato alla distruzione dei ''diari dei servizi (del check point Usa) di quella sera'' e di inattendibilita' delle testimonianze dei militari americani. Nell' ordinanza si precisa inoltre che ''la Toyota Corolla con a bordo Calipari viaggiava a 40/45 chilometri orari all' arrivo al check-point la cui esistenza non era stata comunicata e che era stato organizzato per il passaggio di Nicholas Negroponte''.

Iraq. Arrestato un vice ministro sciita

Rai.it, http://www.rai.it/news, 08/02/2007

Il vice ministro iracheno della sanità Hakem al Zameli, membro autorevole del gruppo del leader radicale sciita Moqtada al Sadr, è stato arrestato oggi nel suo ministero a Baghdad da una forza "iraco-americana".

Lo ha annunciato un portavoce del ministero secondo la quale "una forza iraco-americana e' penetrata con la forza negli edifici del ministero situato nella parte centro settentrionale della capitale irachena, ha arrestato il vice ministro e l'ha condotto in una destinazione sconosciuta. Hanno terrorizzato tutti gli impiegati".

Sempre secondo il portavoce, Kassem al Allaoui, "si ignorano le ragioni del provvedimento". L'arresto di oggi giunge un giorno dopo l'annuncio della messa in atto di un piano iraco-americano per mettere in sicurezza la città.

Questa mattina inoltre un'autobomba è esplosa nei pressi di un mercato delle carni, nella città sciita di Aziziyah, a 90 chilometri a sud di Baghdad, provocando la morte di quindici persone e il ferimento di numerosi civili.

Scontro a fuoco al confine tra Libano e Israele

ANSA.it, http://www.ansa.it, 08/02/2007

BEIRUT - Le forze Onu in Libano hanno qualificato i colpi d' arma da fuoco sparati, ieri sera, sul confine israelo-libanese come ''un incidente grave''. Lo ha riferito il portavoce Milos Strugar.

L'incidente di ieri sera alla frontiera tra Libano e' Israele e' un episodio ''grave'', hanno confermato questa mattina all'Ansa fonti dell'Onu, ricordando solo che l'Unifil - la forza Onu in Libano - si era offerta di compiere nella mattinata di oggi una ''bonifica'' da eventuali ordigni esplosivi nel corridoio a ridosso della Linea Blu che separa i due Paesi. Il comandante del contingente Unifil, il generale italiano Claudio Graziano, e' in contatto ''con le due parti per fare pressione affinche' cessino le ostilita''', ha detto una fonte dell'Unifil rifiutandosi per il momento di aggiungere altro.

Alle prime luci del giorno dei soldati dell'Onu sono stati intanto stati dispiegati nella zona nei pressi di Maroun al Ras dove c'e' stato lo scontro a fuoco, in cui due militari libanesi sono rimasti leggermente feriti. Quello di ieri sera, in cui sono stati feriti leggermente due soldati libanesi, e' il primo scontro a fuoco fra truppe libanesi e israeliane sin dal cessate il fuoco raggiunto il 14 agosto scorso dopo 34 giorni di guerra tra forze Israeliane e guerriglieri del movimento islamico Hezbollah.

VICE MINISTRO ISRAELIANO, NO A ESCALATION

''Israele non e' interessato ad una escalation nella zona di confine con il Libano, ma al tempo stesso non accetta che si ricrei la situazione che esisteva fino al 12 luglio'', quando con un attacco improvviso i miliziani Hezbollah bombardarono la Galilea, uccisero alcuni soldati israeliani e ne rapirono altri due. Lo ha dichiarato alla radio militare israeliana il viceministro della difesa Efriam Sneh. Sneh commentava lo scontro a fuoco avvenuto la scorsa notte nella zona compresa fra il villaggio sudlibanese di Marun el-Ras e il villaggio israeliano di Avivim.

Genetica: l'ulcera ha 60 mila anni ed e' nata in Africa

ANSA.it, http://www.ansa.it, 08/02/2007

ROMA - L'ulcera viene dall'Africa ed ha oltre 60 mila anni, inoltre il batterio che la provoca, Helicobacter pylori, ha seguito l'uomo dalla sua culla africana in tutti i suoi spostamenti per colonizzare il mondo. E' quanto dimostrato da uno studio basato sull'analisi genetica e su simulazioni al computer condotto da Mark Achtman del Max-Plank-Institut für Infektionsbiologie di Berlino, in Germania insieme con il prestigioso ateneo britannico di Cambridge e pubblicato sulla rivista Nature. Helicobacter pylori, la cui scoperta come responsabile dell'ulcera ha valso il premio Nobel per la Medicina 2005 a due medici australiani, è la principale causa di ulcere nel mondo.

Gli esperti britannici e tedeschi hanno deciso di ricostruirne le origini e sono andati a finire niente meno che in Africa orientale, ovvero nelle regioni che sono oggi considerate la culla dell'umanità. Inoltre attraverso l'analisi genetica del Dna dei diversi ceppi del batterio dell'ulcera, gli scienziati hanno ricostruito l'età del microrganismo mostrando che è esattamente corrispondente al periodo in cui l'uomo moderno cominciava a spingersi fuori dall'Africa, ovvero il batterio ha qualcosa come 60 mila anni. Sempre confrontando il Dna dei diversi ceppi di Helicobacter pylori sparsi per il mondo gli esperti hanno poi visto che il microrganismo ha seguito passo dopo passo l'uomo in tutte le sue migrazioni.

Infatti, spiega Achtman, le differenze genetiche delle diverse popolazioni umane che si andavano formando via via che i nostri antenati si spostavano in Asia ed Europa, riflettono esattamente le differenze genetiche dei diversi ceppi del batterio comparsi. Gli esseri umani e il batterio dell'ulcera sono rimasti intimamente legati per circa 60 mila anni, concludono gli esperti, cosa che non solo rende verosimile la possibilità che i nostri lontani antenati soffrissero già le pene dell'ulcera, ma offre anche un nuovo modo di studiare i primi flussi migratori umani ricostruendo i viaggi del batterio.

Consiglio ministri: via libera a decreto su calcio

ANSA.it, http://www.ansa.it, 08/02/2007

VIAREGGIO AL VIA MA A PORTE CHIUSE

CALCIO: BERLUSCONI, BENE NORME DURE MA DUBBI SU PORTE CHIUSE

CALCIO VIOLENTO: MASTELLA, NON LEGGI SPECIALI MA SEVERE

CALCIO VIOLENTO: PETRUCCI,DECRETO NON ATTO PUNITIVO PER CLUB

CALCIO VIOLENTO:MELANDRI, OBIETTIVO E' SICUREZZA NEGLI STADI

CALCIO VIOLENTO: AMATO, CHI AMA IL CALCIO D'ACCORDO CON DL

Legge Pisanu, solo 6 stadi a norma

Federazione Italiana Gioco Calcio

ROMA - Sono misure ''senza precedenti'', come del resto ''senza precedenti'' e' stato quello che e' accaduto a Catania. Cosi' il viceministro dell'Interno Marco Minniti ha definito il decreto legge e il disegno di legge approvati oggi dal Consiglio dei ministri contro la violenza negli stadi, annunciando anche che ''in una prima fase'' le partite si giocheranno solo di giorno. Il decreto, come gia' annunciato, introduce tra l'altro il ''daspo preventivo'', la flagranza differita e l'obbligo di partite a porte chiuse negli stadi non a norma. Con una novita': gli impianti che metteranno tornelli e filtri di accesso potranno far entrare gli abbonati, in attesa di completare l'adeguamento. Il ddl fissa invece il tetto massimo di capienza, oltre il quale c'e' l'obbligo di adeguarsi ai decreti Pisanu, portandolo dalle attuali 10mila persone a 7.500; prevede un codice di autoregolamentazione per la stampa e iniziative per promuovere nelle scuole i valori della cultura sportiva.

Ecco le misure previste dal decreto:

PARTITE A PORTE CHIUSE, PRIMI A ENTRARE ABBONATI: Viene ''sospesa ogni deroga'' ai decreti Pisanu, quindi partite a porte chiuse ''fino all'esecuzione degli interventi strutturali e organizzativi richiesti''. Ma c'e' la possibilita' di una ripresa 'graduale', anche per tutelare ''gli interessi degli abbonati''. Cioe', negli stadi a norma per quanto riguarda gli accessi (tornelli e aree filtraggio) potranno entrare gli abbonati. Quando saranno completamente a norma, tornera' il resto del pubblico. A seguire, il working progress del lavoro di adeguamento degli stadi sara' l'osservatorio nazionale per le manifestazioni sportive, che, come ha annunciato Minniti, sara' presieduto da Manganelli.

STOP A VENDITA BIGLIETTI IN BLOCCO A SQUADRE OSPITI: Lesocieta' non potranno piu' vendere ''direttamente o indirettamente'' biglietti in blocco alle squadre ospitate. L'obiettivo, ha spiegato Minniti, e' ''affrontare il tema del trasferimento dei tifosi, che ha impegnato moltissimo le forze di polizia'' perche' accompagnato da ''atti di vandalismo su treni e autogrill''. Tutto questo, ha aggiunto, ''ha comportato una fortissima mobilitazione delle forze di polizia''.

'DASPO' PREVENTIVO PER ARRIVARE AI MINORI: Il divieto di accesso negli stadi diventa preventivo, presuppone cioe' nonpiu' soltanto l'accertamento di un reato, ma ''puo' esserealtresi' disposto nei confronti di chi, sulla base di elementioggettivi, risulta avere tenuto una condotta finalizzataalla partecipazione attiva a episodi di violenza in occasione di manifestazioni sportive''. L'obiettivo ''era quello di riuscire ad arrivare anche ai minori''. E' anche previsto che il magistrato, oltre all'obbligo di firma, possa sottoporre i tifosi violenti ''a misure alternative di utilita' sociale''.

ARRESTO IN FLAGRANZA ENTRO 48 ORE: La polizia potra'arrestare in flagranza di reato differita fino a 48 ore (controle attuali 36) chi in occasione di manifestazioni sportiverisulta autore di un reato commesso con violenza alle persone oalle cose grazie a foto o video. La flagranza sara' dunque ''estesa nel tempo'', ha detto Minniti, agganciata ''secondo un principio di garanzia per quanto riguarda gli elementi di reato fissati esplicitamente dalle immagini video o fotografiche''.

GIUDIZIO DIRETTISSIMO: Verra' giudicato per direttissima nonpiu' solamente chi ha lanciato materiali pericolosi o ha fattoinvasione di campo, ma anche i tifosi che vengono trovati inpossesso di razzi, bengala e ''artifizi pirotecnici'' in genere.

SPEZZARE LEGAME SOCIETA'-TIFOSI: Il decreto prevede ''la separazione di qualunque tipo di collegamento economico tra societa' sportive e tifoserie'', come ha spiegato Minniti, e la ''possibilita' di utilizzare misure di prevenzione personale o patrimoniale contro associazioni o club nei quali sono evidenti i favoreggiatori di tifosi violenti e particolarmente facinorosi''.

AGGRAVANTI PER VIOLENZA E RESISTENZA A POLIZIA: Vengono portate da un minimimo di 5 ad un massimo di 15 anni(anziche' da 3 a 15) le pene per chi commette violenza eresistenza a pubblico ufficiale con armi ma anche con il''lancio di corpi contundenti''. E' prevista la reclusione da uno a quattro anni per chi ''lancia o utilizza negli stadi'' razzi, bengala, petardi (da sei mesi a tre anni per la detenzione). Nel caso di lancio, la pena aumenta di un anno in caso di danni a persone e sospensione della partita.

PANCALLI: CAMPIONATO RIPARTE NEL WEEK END, OGGI LISTA IMPIANTI OFF LIMITS

Il campionato riparte nel prossimo fine settimana. Lo ha affermato il commissario delle Federcalcio Luca Pancalli, dopo il varo del decreto antiviolenza da parte del Consiglio dei ministri.''Ritengo che sarebbe un errore non ripartire. Sarebbe un errore non raccogliere la spinta positiva scaturita in questi giorni di profonda presa di coscienza a tutti i livelli''. Cosi' il commissario della Figc ha annunciato la ripresa di tutta l'attivita' professionistica, serie A, B e C, a partire dal fine settimana, dopo lo stop deciso a seguito dei fatti di Catania. Pancalli ha aggiunto che sara' ora l' osservatorio del Viminale a fare ''la mappatura degli stadi e decidere in quali giocare e in quali no. Al Viminale oggi ci sara' un lavoro che potra' essere soggetto a mutamenti in corso d'opera''. Il commissario straordinario Figc ha poi aggiunto che sara' domani a Nyon all'Uefa per parlare col presidente Michel Platini ''per illustrare la situazione del nostro calcio e i provvedimenti presi dal governo''.

IN DDL FLAGRANZA A 48 ORE E PENE PIU' SEVERE

Estensione della flagranza differita da 36 a 48 ore; e un'aggravante speciale - carcere da cinque a 15 anni (attualmente si partiva invece da tre)- per chi commette violenza e resistenza a pubblico ufficiale ''utilizzando il lancio di corpi contundenti o altri oggetti, compresi gli artifici pirotecnici'': ripercorre a grandi linee la stessa traccia del decreto legge contro la violenza negli stadi, oggi all' esame del Consiglio dei Ministri, il disegno di legge che prevede le misure in materia di svolgimento di manifestazioni sportive, preannunciato nei giorni scorsi, dopo i tragici eventi in cui e' morto l'ispettore di polizia Raciti. Il provvedimento si compone di sette articoli. Dal ddl viene irrigidito anche il Daspo: il divieto di accesso ai luoghi in cui si svolgono manifestazioni sportive puo' arrivare per i tifosi violenti sino a cinque anni (attualmente invece al massimo sino a tre). E chi non rispettera' la diffida sara' punito con la reclusione da 6 mesi a tre anni(ora e' da tre a 18 mesi) e con la multa sino a 10mila euro. Ma nel caso di una condanna, il Daspo non solo diventa automatico (mentre prima era una misura discrezionale del giudice), insieme all'obbligo di recarsi in un ufficio di polizia per la firma durante lo svolgimento delle partite, ma puo' arrivare sino a sette anni (oggi il massimo in questi casi e' due anni). Il provvedimento prevede anche l'aumento delle pene per chi negli stadi o nei luoghi interessati alla sosta, al transito o al trasporto di chi partecipa alle manifestazioni sportive lancia e utilizza in modo da creare pericolo alle persone razzi, bengala, fuochi d'artificio ,petardi, strumenti che emettono fumo o gas oppure bastoni, mazze, materiale imbrattante o inquinante, oggetti contundenti: si rischiano da uno a quattro anni di carcere (attualmente da sei mesi a tre anni). E sono considerati commessi in questi luoghi i fatti che si verificano nelle 24 ore precedenti o successive allo svolgimento delle manifestazioni sportive. Pene piu' severe anche per chi e' trovato in possesso allo stadio o nelle immediate vicinanze di questi oggetti o strumenti: si va dai 5 mesi ai tre anni di reclusione (ora da tre a 18 mesi) e alla multa da 500 a 2000 euro (attualmente ammenda da 150 a 500 euro).Pene piu' pesanti nel minimo anche per chi compie violenza o minaccia nei confronti dei pubblici ufficiali, con armi o in gruppo: si passa dagli attuali tre a cinque anni, mentre resta invariato il massimo di 15 anni. Stesse sanzioni per chi compie il reato con il lancio di corpi contundenti o altri oggetti, compresi gli artifici pirotecnici. E le misure di prevenzione potranno essere applicate anche nei confronti delle persone indiziate di aver agevolato gruppi o persone che hanno preso parte attiva in piu' occasioni alle manifestazioni di violenza. Il giro di vite riguarda anche gli addetti ai controlli dei biglietti di accesso allo stadio: se privi dei ''requisiti morali'' rischiano una sanzione amministrativa da parte del prefetto, cioe' il pagamento di una somma da 20mila a 100mila euro.

MANGANELLI ALLA GUIDA DELL'OSSERVATORIO

Il vicecapo della Polizia Antonio Manganelli presiedera' l'osservatorio nazionale per le manifestazioni sportive. Lo ha annunciato il viceministro dell'Interno Marco Minniti al termine del consiglio dei ministri.

Il Papa in piazza di Spagna per l'omaggio alla statua di Maria

Rainews24, http://www.rainews24.it, 08/12/2007

Benedetto XVI è arrivato in piazza di Spagna per il tradizionale atto di omaggio alla statua della Vergine, nel giorno dell'Immacolata. Accolto da migliaia di fedeli e turisti che, nonostante la pioggia, si erano assiepati dietro le transenne, lungo il percorso in papamobile il Pontefice ha compiuto una breve sosta davanti alla Chiesa della Santissima Trinità, dove ha ricevuto il saluto dell'Associazione Commercianti di Via Condotti.

Al suo arrivo nella celebre piazza, il Papa ha salutato il cardinal Camillo Ruini, vicario di Roma, e ha poi benedetto un cesto di rose che è stato deposto ai piedi della Colonna dell'Immacolata.

Alla cerimonia sono presenti il sindaco di Roma Walter Veltroni con il vicesindaco Maria Pia Garavaglia, il presidente della Provincia Enrico Gasbarra, il presidente della Regione Lazio Piero Marrazzo.

Maria condivide le fatiche di ogni donna e madre

Maria è una "Madre che ha condiviso le quotidiane fatiche di ogni donna e mamma di famiglia", ha voluto ricordare Benedetto XVI nell'omelia pronunciata a piazza di Spagna, proprio davanti alla statua dell'Immacolata, dove si è recato per compiere "un gesto di fede e di devozione che la nostra comunità cristiana ripete di anno in anno, quasi a ribadire il proprio impegno di fedeltà verso colei che, in tutte le circostanze della vita quotidiana, ci assicura il suo aiuto e la sua materna protezione". La Vergine, ha spiegato il Pontefice, è una "madre del tutto singolare, prescelta da Dio per una missione unica e misteriosa, quella di generare alla vita terrena il Verbo eterno del Padre, venuto nel mondo per la salvezza di tutti gli uomini".

E Maria, Immacolata nella sua concezione verginale, così la veneriamo quest'oggi con devota riconoscenza - ha continuato - ha percorso il suo pellegrinaggio terreno sorretta da una fede intrepida, una speranza incrollabile e un amore umile e sconfinato, seguendo le orme del suo figlio Gesù.

Come quella di ogni donna, la vita di Maria è stata segnata da gioie, ma anche da dolori: "E' stata accanto a Gesù - ha detto il Papa - con materna sollecitudine dalla nascita al Calvario, dove ha assistito alla sua crocifissione impietrita dal dolore, ma incrollabile nella speranza. Ha poi sperimentato la gioia della risurrezione, all'alba del terzo giorno, del nuovo giorno, quando il Crocifisso ha lasciato il sepolcro vincendo per sempre e in modo definitivo il potere del peccato e della morte".

Maria, nel cui grembo verginale Dio si è fatto uomo, è nostra Madre, ha scandito Benedetto XVI ricordando che "dall'alto della croce infatti, Gesù, prima di portare a compimento il suo sacrificio, ce l'ha donata come madre e a Lei ci ha affidati come suoi figli". E questo, ha concluso, è un "mistero di misericordia e di amore, dono che arricchisce la Chiesa di una feconda maternità spirituale".

Il Pg: De Magistris illecito su intercettazioni a Mastella

ANSA.it, http://www.ansa.it, 08/12/2007

ROMA - Nuova azione disciplinare nei confronti del sostituto procuratore di Catanzaro, Luigi De Magistris. Ed è la terza volta che l'accusa - con una ''riformulazione decisa e profonda, non di pura cosmesi'', fa' presente una voce autorevole del Csm - aggiusta il tiro degli

addebiti mossi al discusso pm. Il Pg della Cassazione - con atto del 6 dicembre, inviato al Csm - lo ha, infatti, questa volta

'incolpato' di aver acquisito e utilizzato i tabulati delle conversazioni telefoniche del ministro della Giustizia senza la

preventiva richiesta di autorizzazione alla Camera di appartenenza (il Senato, nel caso di Clemente Mastella), così

come previsto dalla legge 'Boato' del 2003.

''Mi sono ripromesso di non commentare. Ma se è così - ha detto il leader dell'Udeur a proposito della nuova 'incolpazione' che pende sul magistrato - mi rendo conto che sono a rischio la mia libertà personale e le mie prerogative costituzionali come rappresentante del

Parlamento''. In particolare, per il Procuratore generale della Cassazione Mario Delli Priscoli, il pm De Magistris ha commesso

violazione ''con grave ed inescusabile negligenza'' per non aver richiesto preventivamente a Palazzo Madama, il 'nulla osta' per

l'acquisizione dei tabulati telefonici relativi ad una utenza del Guardasigilli.

Il decreto di acquisizione dei tabulati, firmato da De Magistris, risale al 20 aprile scorso ''nonostante dagli atti - afferma il Pg di Piazza Cavour - risultasse che l'utenza era intestata al senatore Mastella''. L'illecito commesso dal pm sarebbe stato accertato lo scorso 20 novembre

dalla Procura di Roma, su richiesta della Procura generale. Alla sezione disciplinare del Csm, dunque, è così arrivato un altro po' di materiale - oltre alle contestazioni per le dichiarazioni su collusioni tra politica, affari e magistratura e sui complotti per fermare le sue inchieste - che rimpolpa il 'j'accuse' al pm.

Palazzo dei Marescialli, stando al calendario dei lavori, tornerà ad occuparsi della vicenda il prossimo lunedì 17 dicembre: i togati - a quanto si è appreso - preferirebbero che, in qualche modo, si andasse verso il 'non luogo a procedere' per la richiesta di trasferimento d'ufficio.

E che, insomma, il caso venisse affrontato in un plenum a porte aperte, che eviti le fughe di notizie, e, soprattutto, che porti

ad una rapida decisione ''nel merito'' sgombrando il campo delle ''illazioni'' sul sospetto che si voglia fermare De Magistris

perchè indagava il Guardasigilli.

La ricerca di una via d'uscita verso questa soluzione è complicata dal fatto che c'è - contemporaneamente - un'iniziativa disciplinare promossa da Mastella. La Commissione disciplinare dovrà verificare innanzitutto se ci sono margini per un proprio intervento, visto

che il Csm non può, per effetto della riforma dell'ordinamento giudiziario, agire su fatti già oggetto di un'iniziativa

disciplinare. I margini, tuttavia, ci sarebbero. Anche perchè - a differenza di quel che è accaduto per il gip di Milano Clementina Forleo - difficilmente, prevedono in tanti a Palazzo dei Marescialli, sull'apertura della procedura di trasferimento d'ufficio per De Magistris, ci sarebbe l'unanimita'.

Offese a Ferrara, La7 sospende Luttazzi

ANSA.it, http://www.ansa.it, 08/12/2007

ROMA - Decameron, il programma di Daniele Luttazzi in onda il sabato su La7, è stato sospeso. La decisione è stata presa dalla stessa emittente ed è stata motivata con le offese e le volgarità rivolte a Giuliano Ferrara nella puntata di sabato scorso, andata in onda anche in replica. La nuova puntata del Decameron di Luttazzi sarebbe dovuta andare in onda oggi in seconda serata.

"La direzione de La 7 - si legge in una nota - ha deciso di sospendere la messa in onda dello spettacolo di satira Decameron di cui è protagonista Daniele Luttazzi. Con Daniele Luttazzi - spiega la nota - è stato stipulato un contratto che garantiva la sua più totale libertà creativa, come dimostrato dalle puntate fin qui andate in onda. Di questa libertà - rileva la nota - era necessario fare un uso responsabile, cosa che non è avvenuta. Infatti nella puntata di sabato scorso, replicata giovedì, Daniele Luttazzi ha gravemente insultato e offeso Giuliano Ferrara, che con la stessa La 7 collabora da anni come co-conduttore di Otto e mezzo".

"Le espressioni usate - sottolinea ancora la nota dell'emittente - sono palesemente in contrasto con la satira e si configurano come una provocazione alla dignità e all'onore personale di un nostro collaboratore. La 7 - conclude la nota - si riserva anche di considerare la questione sotto il profilo legale per i possibili danni di immagine, trattandosi di una emittente fondata sul binomio inscindibile di libertà e responsabilità verso le persone così come verso il pubblico". Luttazzi era tornato da tre settimane in tv dopo il cosiddetto 'editto bulgaro' di Silvio Berlusconi nel 2002 che aveva provocato il suo allontanamento dalla Rai dove aveva condotto il programma Satyricon. In una puntata di Anno Zero Michele Santoro ne aveva chiesto il ritorno e Luttazzi aveva scherzato su questa richiesta proprio nello spot che annunciava il suo ritorno su La 7.

Nella trasmissione Decameron, andata in onda sabato 1 dicembre e replicata giovedì 6, Luttazzi aveva detto che l'ex presidente del Consiglio Silvio Berlusconi "ha avuto il coraggio di dire che lui, in fondo, era contrario alla guerra in Iraq", dopo quattro anni di conflitto, migliaia di vittime tra i soldati americani e decine di migliaia tra i civili iracheni. "Come si fa a sopportare una cosa del genere?", si era chiesto Luttazzi, spiegando di avere "un proprio sistema": pensare "a Giuliano Ferrara dentro la vasca da bagno", con Berlusconi, Dell'Utri, Previti e la Santanché che compiono su di lui atti volgari. Il tutto espresso in termini altrettanto volgari.

Venerdì 9 Febbraio 2007

India,3 morti: 'E' stato meteorite'

Tgcom24.it, http://www.tgcom.mediaset.it, 09/02/2007

La polizia indaga sull'accaduto

Tre nomadi di un villaggio del Rajastan, nell'India Nord-occidentale, sono stati uccisi, a quanto pare, da un meteorite. Testimoni oculari hanno dichiarato che le vittime, venditori ambulanti di oggetti usati e vestiti vecchi, erano sedute in un campo quando un oggetto sconosciuto volante li ha colpiti. Sul posto è stato ritrovato anche un piccolo cratere. La polizia sta indagando sull'accaduto.

Al momento la dinamica dei fatti non è ancora chiara. Tutti gli indizi sembrano suggerire l'ipotesi di un meteorite, ma gli investigatori non tralasciano piste alternative riconducibili al piccolo cratere rinvenuto nella zona colpita. Nonostante molti testimoni sostengano di aver visto la scia del corpo celeste prima che si schiantasse a terra, la polizia, infatti, sta facendo ulteriori rilievi per verificare se la tragedia non sia stata causata da alcuni esplosivi che i nomadi stavano trasportando.

Gli indizi nelle mani degli investigatori non sono molti, ma se la deflagrazione fosse stata innescata da un ordigno, sul luogo vi sarebbero segni inequivocabili. L'oggetto "non identificato", secondo quanto riferito dalle autorità locali, avrebbe causato anche cinque feriti e proprio da queste persone si aspettano ulteriori chiarimenti sulla misteriosa dinamica dell'incidente.

Papa, sono preoccupato per leggi su identita' famiglia

ANSA.it, http://www.ansa.it, 09/02/2007

CITTA' DEL VATICANO - Il Papa parla al nuovo ambasciatore colombiano e non nasconde la sua grande preoccupazione per l'avanzata di leggi contro la famiglia. "Come Pastore della Chiesa universale - ha detto nel discorso che ha rivolto a Juan Gomez Martinez - non posso non esprimere a vostra eccellenza la mia preoccupazione per le leggi che riguardano questioni molto delicate come la trasmissione della vita, la malattia, l'identità della famiglia e il rispetto del matrimonio". Benedetto XVI ha sottolineato che "alla luce della ragione naturale e dei principi morali e spirituali che provengono dal Vangelo la Chiesa cattolica proseguirà a proclamare senza cessare la inalienabile grandezza della dignità umana". Poi un appello: "E' necessario appellarsi anche alla responsabilità dei laici presenti negli organi legislativi e nel governo e nell'amministrazione della giustizia affinché le leggi siano sempre espressione di principi e di valori conformi col diritto naturale e che promuovano l'autentico bene comune".

CEI: PRODURRANNO PROBLEMI, GIUDIZIO NEGATIVO

I cosiddetti "Dico" appaiono destinati a produrre "sul cruciale piano delle politiche sociali e di solidarietà problemi più gravi di quelli che ci si ripromette di affrontare". Il giudizio, afferma in una nota il Sir, servizio di informazioni religiose della Cei, "su tale iniziativa di legge non può che essere nettamente negativo".

RUTELLI, NON CI SARANNO SORPRESE IN PARLAMENTO

"In Parlamento solo ritocchi formali al disegno di legge sulle coppie di fatto, non si andrà fuori registro e quindi non ci saranno sorprese". Risponde così, in un'intervista al Corriere della Sera, il vicepremier e ministro della Cultura Francesco Rutelli a chi già ieri, come il deputato transgender di Rifondazione comunista Vladimir Luxuria, parlava di "mediazione al ribasso" annunciando battaglia in Parlamento sul testo del disegno di legge sulle coppie di fatto approvato dal Consiglio dei ministri. All'indomani del via libera del Consiglio dei ministri, Rutelli insiste: "Segna una svolta, abbiamo dimostrato di saper legiferare laicamente". "In Parlamento non si andrà fuori registro, si camminerà nel solco tracciato dal Consiglio dei ministri. I Dl? Saranno coerenti, - assicura il vicepremier - i teodem sono stati troppo loquaci. Il documento dei 60 parlamentari della Margherita? Frettoloso e deludente". Ora che il governo ha varato la legge, il ministro della Cultura mette in evidenza che al pranzo di lavoro di mercoledì con Prodi aveva tirato fuori tutta la determinazione necessaria per costruire l'intesa sul testo Bindi-Pollastrini. E alle voci del pressing della Chiesa sulla Margherita replica: "Non ho avuto nessun colloquio, nelle ultime settimane, con alcun rappresentante della Santa Sede, né ho ricevuto telefonate o pressioni". "Anche perché - spiega il leader della Margherita - gli apprezzamenti d'Oltretevere sono graditi ma non indispensabili". All'elettorato cattolico e agli oltranzisti teodem promette che adesso "va affrontato coraggiosamente il tema delle politiche per la famiglia" e, invece, sul testo del ddl sulle coppie di fatto "potranno esserci solo ritocchi formali". Rutelli sa che in Parlamento il testo si scontrerà con i laicisti fondamentalisti e con gli integralisti clericali ma si dice ottimista: "Anche l'Udeur potrà riconoscere che l'approdo é positivo". Sulla contrarietà espressa da Mastella dice: "Scelta sbagliata ma la rispetto". Mentre ai suoi lancia un forte richiamo alla disciplina: "Vorrei far notare - conclude il vicepremier - che chi si è candidato per la Margherità lo ha fatto sulla base del programma. La legge è coerente con il programma dell'Unione, ci sono tutte le condizioni perché deputati e senatori della Margherita la votino".

Scoperta mega-frode al fisco

ANSA.it, http://www.ansa.it, 09/02/2007

MILANO - La Guardia di Finanza di Milano ha arrestato un noto imprenditore milanese, Alberico Cetti Serbelloni, per una presunta frode all'erario di oltre un miliardo di euro. Le fiamme gialle hanno anche effettuato perquisizioni a casa di altre due persone. Altre sei sono iscritte nel registro degli indagati. Per tutti l'accusa è associazione per delinquere finalizzata alla frode fiscale ai danni dell'Erario.

Le indagini, avviate nel 2002 dal pm di Milano Giulia Perrotti, hanno portato ad accertare l'esistenza di un "sodalizio criminale" che, parallelamente alla vendita di servizi on line a soggetti pubblici e privati nel mercato di opere d'arte, aveva organizzato una falsa commercializzazione di licenze d'uso delle medesime banche dati. Tutto ciò, è stato appurato, avveniva tramite una serie di società costituite appositamente sia in Italia che in Svizzera, Danimarca, Lussemburgo e Stati Uniti. Parecchie di tali società si sono rivelate mere "cartiere": amministrate da "teste di legno" e da fiduciari svizzeri, si servivano di un imponente giro di fatture false, per circa 700 milioni di euro per frodare l'Iva riguardante compravendite fittizie, secondo lo schema definito dagli investigatori della "frode a carosello".

Dagli accertamenti è emerso che il denaro affluito alle società estere, veniva poi in gran parte stornato su una società di diritto irlandese, la Neptun Continental Limited, amministrata da un fiduciario svizzero. La Neptun a sua volta aveva investito i soldi, tra l'altro, nell'acquisto di un golf club in Toscana, a Marina di Pietrasanta (Lucca), da tempo sottoposto a sequestro con i relativi immobili e alle quote dell'ultima società acquirente. Il gip Alessandra Cerreti nel firmare l'ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di Cetti, ha ritenuto sussistente la "pericolosita" sociale.

Il gruppo, da quasi 5 anni sotto inchiesta per altre vicende simili, ha ricostituito nuove società con cui reiterare la frode in danno della Stato. Al centro delle nuove indagini, avviate nel 2006, ci sono la GD edizioni, di Cetti Serbelloni, che si occupava di catalogazione delle opere d'arte battute nelle più importanti aste a livello mondiale e aveva ottenuto un contratto anche con il ministero dei beni culturali.

Arriva la macchina che legge nel pensiero

ANSA.it, http://www.ansa.it, 09/02/2007

LONDRA - Grosso passo avanti nella ricerca di una macchina per leggere nel pensiero: un gruppo di neuroscienziati con a capo il professor John-Dylan Haynes ha sviluppato una tecnica che grazie ad un sofisticato scanning del cervello permette di decifrare in anticipo nel 70% dei casi le recondite intenzioni di una persona. La sensazionale notizia - che in prospettiva è destinata a suscitare grossi interrogativi etici sul rispetto della privacy - è stata pubblicata dalla rivista "Current Biology". Il prof. Haynes, che adesso lavora in Germania all'Istituto Max Plank per le Scienze Cognitive e del Cervello, non nasconde la sua soddisfazione: "Prima d'ora non era possibile capire dall'attività cerebrale come una persona intendeva agire per il futuro". Lavorando assieme a colleghi di Tokyo e di Londra, il prof. Haynes è riuscito nell'impresa con la messa a punto di complessi programmi di computer capaci di decifrare un'enorme massa di dati generati da scanning ad alta risoluzione del cervello. Ad un gruppo di otto volontari con gli elettrodi in testa per il monitoraggio cerebrale è stato chiesto di fare un po' di aritmetica mentale: di addizionare o sottrarre a proprio piacimento due numeri ma di non rivelare nulla delle intenzioni. Sette volte su dieci i ricercatori sono stati in grado di prevedere accuratamente in anticipo se la cavia umana in questione aveva optato per l'addizione o la sottrazione. "Gli esperimenti - ha spiegato il neuroscienziato dell'istituto Max Plank - hanno dimostrato che le intenzioni non sono codificate in neuroni singoli ma in un'intera struttura spaziale di attività cerebrale. Le intenzioni sono immagazzinate nella parte anteriore del cervello e per l'esecuzione devono essere copiate in una regione differente, più indietro". Il prof. Haynes dà per scontato che grazie al tumultuoso progresso della neuroscienza "in futuro sarà possibile anche leggere pensieri astratti nei cervelli dei pazienti". A quel punto un uomo non sarà in grado di mantenere più alcun segreto e potrà essere spiato fin nel più intimo.

Inchiesta Gea: chiesto rinvio a giudizio per Moggi e altri sette

ANSA.it, http://www.ansa.it, 09/02/2007

ROMA - Per le presunte irregolarità legate all'attività della Gea, società che ha gestito le procure di numerosi calciatori, la Procura di Roma ha chiesto il rinvio a giudizio di Luciano Moggi, del figlio Alessandro, di Franco Zavaglia, di Davide Lippi, di Riccardo Calleri, di Luciano Gaucci, di Pasquale Gallo e di Francesco Ceravolo. Chiesta l'archiviazione delle posizioni di Chiara Geronzi, Tommaso Cellini e Giuseppe De Mita.

Associazione per delinquere finalizzata all'illecita concorrenza tramite minacce e violenza privata. Questi i reati contestati a tutti gli indagati ad eccezione dell'ex patron del Perugia, Gaucci il quale è imputato solo per illecita concorrenza. La richiesta di rinvio a giudizio è stata firmata dai pubblici ministeri di Roma Maria Cristian Palaia e Luca Palamara.

L'inchiesta giudiziaria ha riguardato prevalentemente i criteri attraverso i quali la società ha ottenuto le procure dei calciatori. Gli accertamenti presero il via alcuni anni fa sulla base di accuse specifiche mosse alla Gea dall'ex dirigente del Venezia, Franco Dal Cin e dall'ex patron dell'Ancona Ermanno Pieroni.

Con la richiesta di rinvio a giudizio di Moggi, ex dg della Juventus, del figlio Alessandro, ex presidente Gea, di Zavaglia, ex ad della Gea, di Lippi jr, ex consulente, di Calleri, ex socio Gea, di Gaucci, di Gallo e Ceravolo, ex collaboratori di Moggi, non si sono esauriti gli accertamenti della magistratura romana sul mondo del calcio: altri filoni di indagine riguardano il mondo arbitrale e le presunte omissioni da parte della federcalcio.

Benedetto XVI: pentitevi, sarete giudicati per il comportamento in questa vita

Rainews24, http://www.rainews24.it, 09/12/2007

L'invito alla conversione, ad "aprire il cuore" perche' "e' oggi che si gioca il nostro destino futuro, e' con il comportamento che teniamo in questa vita che decidiamo della nostra sorte eterna": cosi' il Papa all'Angelus di questa mattina, recitato dalla finestra del Palazzo apostolico di piazza San Pietro, di fronte a migliaia di fedeli.

Prendendo spunto dal Vangelo di Matteo di oggi che invita il Popolo di Israele "a pentirsi dei propri peccati e a correggere ogni iniquita'" perche' "il giudizio e' imminente", Benedetto XVI sottolinea come "mentre ci prepariamo a celebrare il Natale di Cristo, risuona nelle nostre comunita' questo richiamo di Giovanni Battista alla conversione. E' un invito pressante ad aprire il cuore e ad accogliere il Figlio di Dio che viene in mezzo a noi - dice il Papa - per rendere manifesto il giudizio divino. Il Padre - scrive l'evangelista Giovanni - non giudica nessuno, ma ha affidato al Figlio il potere di giudicare, perche' e' Figlio dell'uomo.

Ed e' oggi, nel presente - ammonisce il Pontefice - che si gioca il nostro destino futuro; e' con il concreto comportamento che teniamo in questa vita che decidiamo della nostra sorte eterna. Al tramonto dei nostri giorni sulla terra, al momento della morte, saremo valutati in base alla nostra somiglianza o meno con il Bambino che sta per nascere nella povera grotta di Betlemme, poiche' e' Lui il criterio di misura che Dio ha dato all'umanita'.

Il Natale insidiato dal materialismo

Il Natale e' insidiato dal materialismo, dai "deserti esteriori e interiori" in cui vive l'uomo del nostro tempo, ha affermato il Papa durante l'Angelus, a partire dal brano evangelico in cui san Giovanni Battista richiama alla conversione.

Le sue chiare e dure parole - commenta il Papa riferito al Battista - risultano quanto mai salutari per noi, uomini e donne del nostro tempo, in cui anche il modo di vivere e percepire il Natale risente purtroppo, assai spesso, di una mentalita' materialistica.

La 'voce' del grande profeta - aggiunge - ci chiede di preparare la via al Signore che viene, nei deserti di oggi, deserti esteriori e interiori, assetati dell'acqua viva che e' Cristo. Infine invita "ad una vera conversione del cuore perche' possiamo compiere le scelte necessarie per sintonizzare le nostre mentalita' con il Vangelo".

Dopo l'Angelus, il Papa ha invitato gli universitari a partecipare numerosi alla messa per gli studenti degli atenei romani, giovedi' prossimo in San Pietro.

Sabato 10 Febbraio 2007

O.Romano: qualcuno vorrebbe tappare bocca al Papa

ANSA.it, http://www.ansa.it, 10/02/2007

CITTA' DEL VATICANO - Nell'"impegno di difesa della famiglia fondata sul matrimonio" l'Osservatore romano rivendica la propria fedeltà al "Magistero" e la propria risposta "agli attacchi di quanti, ancora oggi, vorrebbero tappare la bocca alla Chiesa e al Papa su temi tanto delicati quanto rilevanti". Il giornale vaticano lo scrive annunciando la presentazione, il 13, della propria monografia "La Verità sulla Famiglia, matrimoni e unioni di fatto nelle parole di Benedetto XVI". "Sempre - si legge nella presentazione - mentre si ampliava quella 'geografia di scardinamento della natura della famiglia' si è messo in guardia dai pericoli insiti nel volerla equiparare ad altre e ben diverse forme di convivenza, prescindendo da fondamentali considerazioni di ordine etico ed antropologico. In questo impegno in difesa della famiglia fondata sul matrimonio siamo stati fedeli al Magistero, rispondendo agli attacchi di quanti, ancora oggi, vorrebbero tappare la bocca alla Chiesa e al Papa su temi tanto delicati quanto rilevanti".

BINDI: ADESSO E' IL MOMENTO DI IMPEGNARSI PER FAMIGLIA

Per quanto riguarda il ddl sulle coppie di fatto, i cosiddetti Dico, ho già parlato abbastanza, d'ora in poi è il momento di parlare di famiglia e di impegnarsi in suo favore. Lo ha detto il ministro delle politiche famigliari, Rosy Bindi, a margine dell'inaugurazione dell'asilo nido Trambus Magliana.

BINETTI : CAMERE CAMBIERANNO DDL IN 'DIDOCO'

Una cosa è certa. Il ddl sulle coppie di fatto uscirà dalle Camere in modo diverso da come è stato presentato adesso. Lo afferma Paola Binetti (Dl) ospite di Aldo Torchiaro a Nessuno Tv che si augura di passare dai 'Dico' ai 'Didoco', acronimo che indica i "diritti e doveri della coppia". "I Dico sono il miglior compromesso possibile. Non sono soddisfatta del prodotto - osserva l'esponente dei "Teodem" - ma del percorso con cui si è arrivati a questo prodotto. Posso però assicurare una cosa: il ddl sulle coppie di fatto uscirà dalle Camere in modo molto diverso da come è stato presentato adesso. Spero - conclude - possa uscire con un testo modificato ma anche con un nome nuovo, Didoco, cioé diritti e doveri della coppia".

BOSSI: PAPA HA RAGIONE

Il leader della Lega Nord Umberto Bossi si dice d'accordo con il giudizio del Papa su quanto ha detto in merito al ddl sui Dico. "Credo che il Papa abbia ragione", ha spiegato Bossi che poi ha aggiunto che si poteva "fare una legge che dava i vantaggi specifici, invece di creare una nuova famiglia che fa sorgere confusione con la famiglia tradizionale". "Così - ha proseguito - anche gli omosessuali avranno dei diritti". Con il disegno di legge, secondo Bossi, "si crea una famiglia parallela con tutti i vantaggi di quella tradizionale e non va bene".

VOLONTE': ATTACCO ALLA CHIESA SENZA PRECEDENTI

Il capogruppo dell'Udc alla Camera Luca Volonté attacca chi sta cercando di impedire alla Chiesa di esprimere la propria opinione su temi eticamente sensibili come le coppie di fatto e dichiara che si vuole "tenere unita la compagine di Prodi sul livore anticattolico". "L'attacco e i tentativi di limitazione della libertà di opinione alla Chiesa - dichiara Volonté - sono senza precedenti. Nemmeno nel più buio periodo referendario recente si era giunti a tanto. Il nuovo partito di 'Repubblica', ispiratore della lettera dei 60 parlamentari della Margherita, detta la linea oscurantista, intollerante e dissacratoria". "Il peggior laicismo - prosegue - vuol ridurre la Chiesa al silenzio, condizionarne la dottrina sociale, indicare candidati alla Cei. Siamo tornati al peggior Voltaire dell' 'Ecrasez l'infame!'". "Si vuole tener unita la compagine di Prodi - conclude - sul livore anticattolico, un'ideologia debole e violenta che dimostra solo l'intollerante volontà di voler unire Cesare e Dio intorno a Prodi, il contrario della laicità".

Afghanistan: un'emergenza militare,politica e economica

ANSA.it, http://www.ansa.it, 10/02/2007

Undici presunti taleban uccisi dalle forze Nato e quattro poliziotti trucidati in un agguato da parte di ribelli. E' il bollettino odierno da Kabul, specchio - assai parziale - di un'ordinaria giornata di guerra, come lo sono tutte quelle che si susseguono in Afghanistan da 28 anni a questa parte. E non fa differenza che quella in atto nel paese negli ultimi cinque anni sia una guerra che ha ufficialmente come bersaglio il terrorismo: sempre guerra è, con un corollario di atrocità e di distruzioni che sembra addirittura in aumento. Ad oltre un quinquennio dal crollo, sotto le bombe americane, del regime dei taleban che si erano rifiutati di consegnare il capo di al Qaida Osama bin Laden, l'Afghanistan, tutt'altro che pacificato, corre il rischio di trasformarsi in un altro Iraq, malgrado la presenza degli oltre 33.000 militari della forza Nato guidata dal generale statunitense Dan McNeill.

Le promesse mai realizzate di pace, democrazia, e benessere possono aprire la strada per un ritorno degli 'Studenti di teologia coranica', che arrivarono al potere a Kabul nel 1996 con il sostegno di un popolo stanco dei soprusi dei signori della guerra. Gli stessi che sono ancora nel governo di Hamid Karzai e in un parlamento, eletto nel 2005, dominato tuttora da logiche tribali e dal fondamentalismo religioso. Lo scarso impegno profuso dalla comunità internazionale nella lotta contro la corruzione e il traffico di droga ha fatto sì che l'Afghanistan sia oggi il primo produttore al mondo di eroina e che nel 2006 la produzione locale di oppio sia aumentata del 59%, con 165.000 ettari coltivati contro i 104.000 del 2005.

I proventi della droga finanziano la guerriglia dei taleban, che dispongono di proprie basi anche in territorio pachistano, nelle zone della cosiddetta North West Frontier, popolata da sei milioni di persone quasi tutte di etnia pashtun, con forti legami afghani. Forti dell'impunità di cui godono da parte del governo di Islamabad e dell'appoggio della popolazione locale, i taleban si muovono liberamente in tutta la regione di frontiera fra i due paesi e minacciano di scatenare nei prossimi mesi un'offensiva di grandi proporzioni, non appena il clima lo permetterà. Per contrastare la guerriglia, il segretario di Stato americano Condoleezza Rice ha invocato a fine gennaio un'iniziativa a tutto campo da parte della Nato, parlando della necessità di una campagna "politica, economica e diplomatica" oltre che "militare".

In attesa che le iniziative politiche e diplomatiche finalmente decollino e che la ricostruzione del paese cominci a concretizzarsi, le uniche misure prese riguardano il settore militare, il più urgente, se è vero che dalle loro roccaforti del sud-est del paese, i taleban arrivano ormai alle porte di Kabul, quasi assediando il presidente Karzai rinchiuso nella sua fortezza, protetta da truppe straniere. Se le forze straniere se ne andassero, "Kabul cadrebbe in una settimana in mano ai taleban", ha detto recentemente il generale Gullam Jan, che comanda la polizia nazionale afghana, pagata 4 dollari al giorno contro gli 8 che secondo fonti di stampa i guerriglieri islamici danno ai loro combattenti.

Consci del pericolo, i responsabili europei intervenuti oggi alla 43/a Conferenza sulla sicurezza, a Monaco di Baviera, hanno ribadito l'impegno per un rafforzamento della sicurezza in Afghanistan. Nel frattempo, però, questo paese resta uno dei più poveri del mondo, con un'aspettativa di vita di poco superiore ai 46 anni, ancora privo di un esercito e di un sistema giudiziario indipendente. Anche se il tasso di crescita economica previsto per il 2007 é del 9%, solo il 10% degli afghani che risiedono nei centri urbani ha l'elettricità, e nelle zone rurali la percentuale è inferiore al 5%. L'aspettativa di vita per i 24-27 milioni di afghani è di 46 anni.

Anarchia, corruzione, traffico di oppio, violenza non sono mai stati così diffusi: gli attentati suicidi sono passati da due in tutto il 2002 ad uno ogni cinque giorni nel 2006. I morti nel corso di attacchi sono stati lo scorso anno più di 4.000, il quadruplo rispetto al 2005. Autobomba, attacchi suicidi e rapimenti, che erano di fatto sconosciuti in Afganistan, sono ormai una quotidiana realtà, e ogni giorno che passa accrescono il timore che la "palude irachena" possa arrivare ad espandersi fino a Kabul.

Afghanistan: Parisi, 2011? spero che si riesca prima

ANSA.it, http://www.ansa.it, 10/02/2007

ROMA - Il ministro Arturo Parisi ha parlato del 2011, a proposito della missione in Afghanistan, per rispondere a chi affronta la questione come se la comunità internazionale non avesse un quadro di riferimento, ma ciò non significa che non si debba tentare di anticipare quella data, e per questo l'Italia deve impegnarsi. Il ministro della Difesa fa questa puntualizzazione all'ANSA, che lo ha raggiunto telefonicamente a Monaco (dove si è recato per la riunione dei ministri Ue sulla sicurezza europea), non senza sottolineare che, proprio per raggiungere l'obiettivo di far prima, l'Italia deve dimostrare alla comunità internazionale la sua affidabilità.

Ho sentito il bisogno - spiega Parisi all'ANSA a proposito dell'indicazione del 2011 come termine per la missione militare a Kabul - di ricordare il quadro di riferimento nel quale la comunità internazionale sta operando in Afghanistan, per quel che riguarda la sicurezza le istituzioni e la società, perché spesso l'impegno in quel paese viene definito in termini generici come se fosse privo di parametri obiettivi e a tempo indeterminato. "Ho aggiunto anche - sottolinea il ministri - che gli elementi di informazione acquisiti a Siviglia, soprattutto presso il mio collega afghano, mi hanno confortato sul cammino fatto e quindi sulla possibilità che gli obiettivi siano raggiungibili e le scadenze rispettate. Questo ci chiama a quella attività di rendiconto che anche per nostra iniziativa alla riunione Nato di Siviglia in molti hanno auspicato". Parisi risponde poi, sia pure indirettamente, a chi nella coalizione di maggioranza lo ha criticato: "Questo non esclude - precisa infatti - che si possa fare di più, di diverso e soprattutto si porti a compimento la missione più in fretta. In questo quadro, l'Italia può dare il suo contributo perché si faccia di più, di diverso e più celermente". "E' quello appunto che l'Italia sta facendo - sottolinea ancora il ministro della Difesa - e che già il decreto di rifinanziamento delle missioni recepisce per quella che è l'azione diretta del nostro Paese. Ma ancor più è quello che il nostro Paese può fare sollecitando e sostenendo l'azione della comunità internazionale all'interno degli incontri e delle conferenze già promosse e previste, e quelle che possiamo e dobbiamo proporre. Ma la nostra voce e la nostra proposta sarà più forte quanto più affidabili, solidali, e attivi noi saremo e appariremo all'interno delle organizzazioni alle quali il nostro Paese partecipa".

Draghi: seri rischi di rialzo dell'inflazione nell'Ue

ANSA.it, http://www.ansa.it, 10/02/2007

ESSEN - ''Il tasso di inflazione, se uno lo guarda a come e' realmente, e' sotto il 2%. Ma esistono seri rischi che se non affrontati potrebbero portare nei prossimi mesi ad un rialzo delle aspettative inflazionistiche''. Lo ha detto, nel corso della conferenza stampa successiva ai lavori del G7, il governatore di Bankitalia, Mario Draghi, spiegando che i rischi sono legati a diversi fattori: il prezzo del petrolio, una crescita costantemente superiore al potenziale ed ''il credito e la moneta, intesa come aggregato M3, che continuano a crescere a tassi superiori al 10%''. Sono questi i motivi per cui, spiega Draghi riprendendo le parole del governatore della Bce, Jean-Claude Trichet, ''strongly vigilant'', ovvero vigilare in modo deciso.

Da una situazione di alto debito pubblico come quella dell' Italia ''si esce non solo con un bilancio in pareggio, ma anche con una crescita sostenuta. Una crescita che pero' non deve essere drogata'' ha detto il governatore.

PADOA-SCHIOPPA, RIPRESA C'E', TRASFORMARLA IN CRESCITA

La ripresa in Italia c'e' ''ma resta la sfida di trasformare questa ripresa in crescita''. Lo ha detto il ministro dell' Economia, Tommaso Padoa-Schioppa, sottolineando come ''il nostro Paese stia crescendo ma stia ancora perdendo quote di mercato, nonostante l'aumento delle esportazioni''. Il ministro nel corso della conferenza stampa seguita al G7 ha quindi aggiunto: ''Per questo non dobbiamo avere paura di un'economia che cresce al di sopra del proprio tasso potenziale, anche se cio' si ripete per alcuni anni. Infatti - ha concluso - e' solo cosi' che un'economia si allarga veramente e si trasforma''.

'Una parte delle maggiori entrate sara' utilizzata per ridurre le aliquote fiscali' ha ribadito il ministro dell' Economia. ''C'e' nella stessa finanziaria - ha spiegato il ministro - l'indicazione che maggiori entrate, che tra l'altro devono ancora essere confermate e valutate, saranno senz'altro destinate in parte alla riduzione delle aliquote fiscali''.

''Il G7 non riesce a svolgere un'azione efficace e proporzionata alla gravita' del problema. Non riesce perche' l'energia non e' un tema affrontato a livello comune'' dai principali paesi industrializzati ''e non lo e' nemmeno in Europa''. E' quanto dichiarato Padoa-Schioppa, in merito all'impegno del G7 sulle politiche energetiche in un'ottica di tutela delle condizioni climatiche mondiali. Il comunicato dell'organismo, infatti, rimanda al dialogo ''con i paesi produttori di energia'', senza affrontare il tema a livello globale: ''decisioni basate su scelte di mercato - si legge nella nota - che possono includere misure fiscali o certificati di emission trading, devono essere studiate per incontrare le specifiche condizioni di ogni singolo Paese''. Il passaggio del comunicato finale, spiega Padoa-Schioppa, ''punta il dito su una lacuna grave nella cooperazione internazionale''.

JUNCKER: RAGIONEVOLE OTTIMISMO SU CRESCITA EUROLANDIA 2007

La crescita di Eurolandia nel 2006 é stata robusta e c'é un "ragionevole ottimismo" che possa proseguire anche nel 2007. Lo ha detto il presidente dell'Eurogruppo, Jean-Claude Juncker, confermando le previsioni del commissario Ue agli Affari Monetari, Joaquin Almunia. Le considerazioni di Juncker arrivano dopo quelle del ministro delle Finanze francese, Thierry Breton, che ieri sera ha sottolineato come "senza dubbio il 2006 è stato un ottimo anno ed abbiamo buone prospettive anche per il 2007" a livello mondiale, con il contributo alla crescita fornito dall'Europa che sembra poter essere superiore alle attese.

DRAGHI, VALUTEREMO RISCHI SISTEMICI HEDGE FUNDS

''I rischi di cui ci occupiamo sono quelli sistemici indiretti'' relativi allo sviluppo degli hedge funds sui mercati finanziari. E' lo stesso governatore di Bankitalia e presidente del Financial Stability Forum, Mario Draghi, a definire le linee del mandato affidato dal G7 al Forum per la stabilita' finanziaria al fin di valutare l'elevata rischiosita' degli hedge funds, fondi speculativi privati al momento ancora privi di una ferrea regolamentazione in materia.

''Non c'e' dubbio - ha spiegato Draghi - che lo sviluppo finanziario degli ultimi anni, con questi nuovi strumenti, ha migliorato molto la gestione dei rischi'' ma si possono ''creare situazioni in cui le persone prendono piu' rischi che in passato e certo segnali sembrano andare in questa direzione''. Fra questi, spiega Draghi, ''l'indebitamento delle controparti che ha raggiunto i massimi da prima dello scoppio della bolla speculativa'' a seguito del boom Internet. Al momento, quindi, l'indagine si svolge a livello delle istituzioni creditizie e bancarie di maggiori dimensioni, per evitare che il fallimento di un hedge fund possa produrre un effetto leva ed avere ripercussioni a cascata sull'intero sistema del credito.

Per ridurre al minimo tali rischi, sottolinea Draghi, ''i fondi devono sapere far funzionare bene i sistemi interni di gestione del rischio'', con una menzione particolare ai sistemi di 'stress testing' che mirano a valutare le capacita' di resistenza dei fondi nelle condizioni piu' difficili. L'analisi sugli hedge funds da parte del G7, ha spiegato il presidente della Bce, Jean-Claude Trichet, e' ancora un ''work in progress'', cosi' come lo sviluppo di metodologie e codici comportamentali da applicare ai gestori di fondi. La nota conclusiva non contiene alcuna indicazione specifica e rimanda soltanto a ulteriori approfondimenti da parte del club dei Sette.

''E' importante arrivare a stimolare la trasparenza, soprattutto dei prime brokers'', ha comunque ribadito Trichet, facendo riferimento a quei soggetti che piu' di tutti offrono servizi rischiosi agli hedge funds, fra cui il prestito titoli e la gestione della cassa, e che spesso si pongono come intermediario fra fondo speculativo e investitore.

Fini: per governo bandiera ideologica

ANSA.it, http://www.ansa.it, 10/02/2007

ROMA - Il presidente di Alleanza nazionale Gianfranco Fini critica, in una lettera al 'Corriere della Sera', il disegno di legge del governo sui 'Dico' e dichiara che con questo provvedimento il governo ha voluto più che altro alzare una "bandiera ideologica". Fini prima di tutto lancia un avvertimento: se il governo ha deciso di intervenire con un "proprio disegno di legge su temi eticamente sensibili come le unioni di fatto" non può poi pensare in alcun modo "di supplire alle defezioni" che ci saranno nel centrosinistra con i voti "di chi nel centrodestra condivide la necessità di un intervento legislativo" in materia. Poi attacca il provvedimento osservando che di fatto "tende surrettiziamente ad equiparare la famiglia fondata sul matrimonio ad altre unioni". E a questo proposito cita alcuni passaggi del disegno di legge: da quello che dà la possibilità di registrarsi all'anagrafe parlando solo "con grande ipocrisia" di "convivenza stabile" senza però precisarne la durata "(un mese? un anno? cinque?") a quello che affronta il capitolo delle successioni. Per il presidente di An, insomma, sarebbe stato molto meglio scegliere la strada di "interventi specifici e mirati tesi a colmare le lacune legislative" per tutelare i diritti dei singoli. Senza arrivare ad "una legge dal forte sapore ideologico" come quella sui Dico. Se però si è deciso altrimenti, aggiunge Fini, significa che il governo ha voluto, "anche a costo di scontentare l'Udeur, presentare una legge dal forte valore ideologico e simbolico prevista nel programma, ma gradita solo a chi confonde la laicità delle istituzioni (che è un valore!) con uno stantio laicismo anticlericale". Significa insomma che il governo ha deciso di alzare "la bandiera ideologica di chi non avverte la necessità di tutelare i diritti della famiglia". (ANSA).

In campo la serie B. Oggi si decide sull'agibilita' di San Siro. Pancalli: dobbiamo fare un passo indietro

Rai.it, http://www.rai.it/news, 10/02/2007

Oggi riparte il campionato di calcio. In campo le squadre di serie B, mentre per la massima serie bisognerà aspettare domani. Il pubblico entrerà solo in 6 stadi, quelli che l'Osservatorio per le manifestazioni sportive ha ritenuto in regola con le norme di sicurezza. In tutti gli altri si giocherà a porte chiuse. Per Pancalli ora si deve "intraprendere un processo di normalizzazione del sistema calcio per far sì che il calcio possa riappropriarsi" delle sue peculiarità. "Dobbiamo fare un passo indietro per farne uno piu' grande in futuro".

Oggi la decisione su San Siro

A Milano si tenta di mettere lo stadio in regola prima dell'inizio della partita, a San Siro è prevista in poche ore l'installazione di 28 nuovi tornelli. Poco prima delle 12 è terminata a San Siro la riunione tra gli ispettori del ministero degli Interni, i rappresentanti di Inter e Milan, della Prefettura di Milano, dei vigili del fuoco, dei tecnici comunali e l'assessore comunale allo Sport e Tempo Libero Giovanni Terzi per fare il punto della attuazione allo stadio Meazza delle misure sicurezza introdotte dal decreto del governo. Adesso il risultato di questi accertamenti e il parere tecnico della commissione sarà portato alla Prefettura che lo trasmetterà all'osservatorio sulle manifestazioni sportive del Viminale, che oggi pomeriggio a Roma prenderà le decisioni definitive.

Berlusconi: decisione lesiva della libertà

Ieri contro i provvedimenti del Governo si è scagliato Silvio Berlusconi: "Ritengo che sia lesivo della libertà non consentire agli abbonati di andare a vedere la propria squadra perché un fatto pur dolorosissimo è avvenuto fuori dallo stadio di Catania".

Domani in A si gioca con metà degli stadi chiusi

Dopo l'agibilità data dall'osservatorio nazionale sulle manifestazioni sportive a soli 6 stadi italiani, domani si giocheranno a porte aperte: Torino-Reggina, Sampdoria-Ascoli, Roma-Parma, Cagliari-Siena e Palermo-Empoli. Si disputeranno a porte chiuse: Atalanta-Lazio, Chievo-Inter, Fiorentina-Udinese, Milan-Livorno e Messina-Catania.

San Siro aperto solo agli abbonati del Milan

ANSA.it, http://www.ansa.it, 10/02/2007

MILANO - Dopo una lunga giornata trascorsa tra sopraluoghi, riunioni in Prefettura e l'installazione a tempo di record di tornelli a sette porte dello stadio, Milano, in merito all'accesso a Milan-Livorno, in programma domani a San Siro, ha partorito una decisione salomonica: partita a porte chiuse si, ma a 'tornelli aperti' per gli abbonati. In sostanza e' un po' come se lo stadio venga chiuso soltanto a meta': una soluzione che si differenzia da quelle prese, in un senso o nell'altro, per gli altri impianti.

Dopo un rimbalzare di voci e indiscrezioni per tutta la giornata, nel tardo pomeriggio, dal Viminale hanno fatto sapere che ''l'ultima parola'' sulla questione sarebbe stata esclusivamente ''del Prefetto di Milano'', Gian Valerio Lombardi''. E in serata e' arrivato l'annuncio delle societa' che gestiscono l'impianto, Milan e Inter, che hanno dato la notizia dell'ok giunto dalla Prefettura, facendo tirare il fiato alle decine di migliaia di tifosi milanisti che avevano sperato a lungo di recarsi allo stadio, domani, alle 15. In realta' potranno recarvisi gia' alle 12, dato che la Prefettura ha disposto che ''in via precauzionale i cancelli vengano aperti tre ore prima dell'incontro''. In un comunicato ufficiale la Prefettura ha precisato di aver decretato che la partita ''venga disputata 'a porte chiuse', e che in occasione del predetto incontro sia consentito l'ingresso nell'impianto ai soli abbonati in possesso di titolo annuale acquistato in data antecedente all'entrata in vigore del decreto legge 8 febbraio 2007, non destinatari dei provvedimenti di cui all'art. 6 della legge 13 dicembre 1989, n. 401''.

''E' la migliore soluzione che si potesse adottare in un frangente del genere'', ha commentato il vicesindaco e assessore alla Sicurezza, Riccardo De Corato. ''Ringrazio il prefetto - ha aggiunto De Corato - per aver lavorato in questi giorni alla ricerca della soluzione. Giocare a porte chiuse avrebbe danneggiato l'immagine della citta' e di uno dei piu' grandi stadi del mondo''. Il decreto della Prefettura, oltre alle deliberazioni, contiene anche alcune valutazioni della 'Commissione provinciale di Vigilanza sui locali di pubblico spettacolo' che oggi ha ispezionato i 28 tornelli installati ''7 blocchi di 4 tornelli in corrispondenza di 7 coppie di cancelli''. La commissione ha anche verificato che i tornelli ''consentono, in linea teorica, l' accesso di circa 900 persone all'ora''. ''I tornelli - si legge in una nota - sono privi di metaldetector, come peraltro negli altri stadi italiani: al riguardo le societa' - spiega la Commissione - qualora l' impiego di metaldetector assurgesse a requisito indispensabile per l' utilizzo dello stadio, si impegnano a dotarsene''. Comunque secondo i responsabili della sicurezza ''l' impianto e' dotato di adeguata videosorveglianza, a disposizione del Centro di gestione delle emergenze e sicurezza''.

NAPOLI AGGUANTA JUVE IN SABATO DEGLI STADI VUOTI

Torna in campo il pallone, con la 23/a giornata della serie B (la 22/a sara' recuperata martedi' 17 aprile). Il Napoli, dopo una lunga rincorsa, grazie al successo di misura sul Piacenza aggancia la Juventus in testa alla classifica. I bianconeri, in casa del Vicenza, prima si illudono portandosi sullo 0-2, poi si lasciano raggiungere. Irrompe in zona promozione il Rimini battendo il Genoa, mentre cade il Bologna con lo Spezia ed il Mantova lo raggiunge.

Ma le protagoniste sono le gradinate deserte. Perche' a Brescia, Lecce, Modena, Napoli, Pescara e Trieste si gioca nel clima surreale creato dalle voci dei giocatori che rimbombano nel vuoto. Mentre dall'esterno giungono gli incitamenti dei tifosi-esiliati.

Gli impianti di queste citta' hanno capienze superiori ai 10.000 posti e non rispettano le severe misure richieste per garantire la sicurezza di pubblico e forze dell'ordine. Difficile dire se l'assenza dei tifosi sia stata un handicap per le formazioni casalinghe: i loro incontri finiscono con due vittorie (Lecce e Napoli), due pari (Brescia e Pescara) ed altrettante sconfitte (Modena e Triestina). In casa del Vicenza i tifosi sono ammessi, ma non quelli della Juve. Nonostante privi del biglietto sono arrivati in 300, quasi tutti con mezzi propri, pur di stare vicino alla squadra. Il questore ha pero' confermato che la gradinata nord rimarra' chiusa. Allora restano all'esterno, tirando due calci ad un pallone.

A Pescara, complice la pioggia battente, solo sparuti gruppetti intorno all'Adriatico. A Modena e' il debutto da presidente di Alfredo Amadei. E lui decide di seguire la partita con l'Albinoleffe in curva Montagnani in segno di solidarieta' verso i tifosi. Un uomo solo in curva pure al Nereo Rocco di Trieste.

E' il presidente dei padroni di casa Stefano Fantinel. Lascia la panchina e sceglie gli spalti per testimoniare la sua vicinanza alla squadra. Deserto il San Paolo, nel giorno in cui i sostenitori del Napoli avrebbero potuto festeggiare con la squadra il primo posto. Entra solo un gruppetto, scortato da agenti della Digos, per esporre uno striscione. Dice ''La legge ci divide, la grinta ci unisce. Avanti ragazzi finché non si finisce-Curva A''. Poi se ne vanno. A La Spezia la curva dei tifosi spezzini osserva cinque minuti di silenzio per manifestare la sua contrarieta' ai provvedimenti antiviolenza.

Risultati della 23/a giornata della serie B di calcio.

Ad Arezzo: Arezzo-Frosinone 0-0

A Brescia: Brescia-Bari 0-0

A Crotone: Crotone-Cesena 1-2

A Lecce: Lecce-Verona 2-0

A Modena: Modena-Albinoleffe 0-3

A Napoli: Napoli-Piacenza 1-0

A Pescara: Pescara-Mantova 0-0

A Rimini: Rimini-Genoa 1-0

A La Spezia: Spezia-Bologna 2-0

A Trieste: Triestina-Treviso 1-2

A Vicenza: Vicenza-Juventus 2-2

Con la vittoria sul Piacenza il Napoli sale a 40 punti e aggancia in testa alla classifica di serie B la Juventus, fermata sul pari a Vicenza. Classifica: Juventus e Napoli 40; Rimini, Mantova e Bologna 37; Genoa 36; Cesena e Piacenza 35; Albinoleffe 32; Bari, Treviso, Brescia, Frosinone e Triestina 29; Lecce 25; Spezia 24; Vicenza 22; Modena 21; Crotone 19; Verona 17; Pescara 13; Arezzo 12. Penalizzazioni: Triestina e Pescara un punto, Arezzo 6 punti, Juventus 9 punti.

ANCELOTTI, FATTE COSE CON POCA COMPETENZA

Carlo Ancelotti non da' un giudizio favorevole sulle misure anti-violenza prese dal Governo. Secondo il tecnico del Milan, che oggi a Milanello ha tenuto la consueta conferenza stampa che precede ogni incontro, ''sono state fatte cose con poca competenza''. ''E' stata una settimana molto difficile perche' ci e' andata di mezzo una persona che non c'entrava nulla - ha detto Ancelotti - ma la mia opinione su quello che e' successo, e' che sono state fatte cose con poca competenza. Chiudere gli stadi non ha molto senso. Alcune cose, come l'inasprimento delle pene, mi sembrano adeguate, ma chiudere gli stadi significa colpire una parte sana del mondo del calcio. Che sono i tifosi ma che siamo anche noi squadre e giocatori. Tutto il mondo del calcio e' vittima di questi delinquenti''.

CATANIA, LA CITTA' NON CI LASCI SOLI

''Tutti coloro che hanno a cuore le sorti del Calcio Catania si stringano attorno alla squadra e alla societa' per fare blocco a salvaguardia del lavoro fatto in questi anni''. E' l' invito rivolto dalla societa' etnea alla citta' di Catania con una lettera aperta firmata da dirigenza, squadra, componenti lo staff tecnico e medico, e da tutti i collaboratori. Nella missiva si esprime ''grande solidarieta' alla vedova, ai figli, ai familiari, agli amici ed ai colleghi del valoroso ispettore capo di polizia, Filippo Raciti'' e anche ''il piu' sincero compiacimento per la tempestivita' con la quale hanno operato le forze dell' ordine''. Il Catania, nella lettera alla citta', ribadisce il proprio desiderio a ''isolare tutti quei soggetti che si definiscono tifosi ed altro non sono che teppisti, delinquenti, purtroppo anche responsabili di un vile assassinio''. ''Chiediamo solo una cosa a tutti coloro che s'identificano con il nostro progetto - conclude la missiva - desideriamo fare calcio a Catania, gioire e soffrire con la parte sana dei nostri concittadini. Noi non molleremo mai. Non lasciateci soli!''.

Unicef: bambini morti sotto i dieci milioni, ancora troppi

ANSA.it, http://www.ansa.it, 10/12/2007

(di Agnese Malatesta)

Sono scesi sotto quota dieci milioni i decessi dei bambini al di sotto di cinque anni. E' avvenuto nel 2006 ed è la prima volta. Si tratta della metà delle morti che avvenivano quasi cinquant'anni fa ma sono sempre tanti anche perché si tratta di morti evitabili, causate dalla malnutrizione, alla polmonite, alla diarrea. Lo afferma il rapporto annuale dell'Unicef. Il rapporto descrive una situazione dei più piccoli ancora molto difficile e traumatica ma segnala anche piccole tendenze in positivo. Come quella del calo della mortalità e dell' aumentata frequenza alla scuola. Ma non si tratta ancora di un'inversione. Nel mondo ci sono 15 milioni di bambini orfani a causa dell'Aids; 125 milioni non hanno accesso all'acqua potabile; 158 milioni costretti a lavorare; un miliardo e mezzo di bambini vive in mezzo ai conflitti. Le zone rurali sono le più svantaggiate come anche le bambine rispetto ai bambini. L'Africa Subsahariana e l'Asia meridionale sono le zone più a rischio per l'infanzia.

- SOTTO I 10 MLN I BAMBINI MORTI. Lo scorso anno sono stati 9.7 milioni. Il 37% muore nel periodo neonatale, il 19% per polmonite, il 17% per diarrea, l'8% per malaria. I neonati dei pvs hanno 8 probabilità in più di morire rispetto ai neonati dei paesi industrializzati.

- PIU' BAMBINI A SCUOLA. Dal 2002 al 2006, la frequenza scolastica è aumentata di 22 milioni. E' sceso a 93 milioni, da 115, il numero dei bambini in età di scuola primaria che non va a scuola. Nell'Africa subsahariana, 41 milioni non frequentano la scuola mentre nell'Asia meridionale sono 31.5.

- MENO BIMBI SOTTOPESO. Dal 1990 ad oggi è diminuita dal 32% al 27% la percentuale di bambini sottopeso sotto i cinque anni. E' malnutrito il 26% dei bambini dei pvs. 19 milioni di bambini (16%) pesano meno di 2.500 grammi alla nascita; il 29% in Asia meridionale.

- UN TERZO BAMBINI NEI PVS HA RITARDI NELLA CRESCITA. Si tratta di deficit psiologico o motorio. Spesso gli effetti sono irreversibili. Anche il deperimento (peso ridotto rispetto all'altezza) entro i cinque anni è rilevante: in 20 pvs si rilevano tassi superiori al 10%. In testa il Burkina Faso registra (23%), Gibuti (21%), India (20%), Sudan (16%). Una delle causa del ritardo può essere la carenza di iodio. Sono 38 milioni in tutto il mondo i bambini non protetti da questa carenza.

NEI PVS, 4 BAMBINI SU 10 ALLATTATI AL SENO. E' una percentuale in aumento, soprattutto nell'Africa subsahariana (in sette anni dal 22% al 30%.

- MEZZO MILIONE DI DONNE MUOIONO OGNI ANNO PER IL PARTO. Circa la metà vive nell'Africa subsahariana (il rischio è di 1 ogni 22 contro 1 ogni 8 mila dei paesi industrializzati) e un terzo nell'Asia meridionale. Fra le cause, emorragia ed infezioni.

- 51 MLN DI NEONATI NON REGISTRATI. Il 44% di questi vive nell'Asia Meridionale. Un pvs su tre ha tassi di registrazione delle nascite inferiore al 50%.

- CONTAGI DA HIV. Nel 2006, il 40% dei 4.3 milioni di nuovi casi di infezione si è concentrato fra i 15 e 24 anni. Dati recenti indicano un calo nel tasso di prevalenza dell'Hiv in Kenya, in alcune zone del Botswana e della Costa d'Avorio. Solo il 24% dei giovani che vive nei paesi a medio e basso reddito ha una conoscenza esauriente e corretta del contagio del virus.

- 15,2 MLN DI ORFANI PER L'AIDS. L'80% di questi vive nell'Africa subsahariana. Si stima che nel 2006 2.3 milioni di bambini avessero l'Hiv. Solo il 15% dei 380 mila decessi per questo patologia ha ricevuto la cura, come anche solo 11 donne infette ed incente su 100.

- 125 MLN BIMBI SENZA ACQUA POTABILE. La mancanza di servizi igienici ed acqua potabile contribuisce alla morte ogni anno di 1,5 milioni di bambini a causa di malattie diarroiche.

- LAVORO MINORILE, 158 MILIONI SFRUTTATI. Nell'Africa subsahariana lavora circa un bambino su tre fra i 5 e 14 anni, rispetto ad uno su 20 nella regione Eco/Csi, cioé i Paesi dell' ex spazio sovietico. Nel lavoro domestico prevalgono le femmine.

- MUTILAZIONI GENITALI FEMMINILI. Fra donne e bambine si stima che siano 70 milioni le vittime di questo fenomeno con età fra i 15 e 49 anni di 27 paesi africani e del Medio oriente.

- LE SPOSE BAMBINE, 60 MILIONI. Sarebbero 60 milioni le donne fra i 20 e 24 anni che si sono sposate prima dei 18 anni. Circa la metà vive nell'Asia meridionale.

- DIFFUSA LA PUNIZIONE FISICA. Uno studio su 29 paesi in via di sviluppo ha rilevato che l'86% dei bambini e bambine fra i 2 e 14 anni ha subito punizioni violente a scopo educativo.

- BAMBINI IN GUERRA. Sono un miliardo e mezzo coloro che vivono in zone di conflitto (2002-2006). Si stima che in tutto il mondo vi siano 14,2 milioni di rifugiati, il 41% dei quali sono bambini ed adolescenti. Fra gli sfollati (24,5 milioni), il 36% dei quali sono bambini.

Kosovo: raduno a Pristina, indipendenza prima di maggio

ANSA.it, http://www.ansa.it, 10/12/2007

PRISTINA - Il Kosovo ha intenzione di proclamare l'indipendenza dalla Serbia ''ben prima di maggio''. Lo ha affermato il portavoce della rappresentanza unitaria della leadership albanese-kosovara, in una dichiarazione rilasciata nel giorno in cui inizia il dibattito al Consiglio di Sicurezza dell'Onu sul rapporto della troika Usa-Russia-Ue: rapporto che secondo Pristina sancisce la fine del neogziato. Nella dichiarazione il portavoce ha rimarcato comunque che la proclamazione sara' fatta d'intesa con i Paesi occidentali - in larga parte disposti a sostenere la secessione -, aggiungendo che contatti in questo senso sono stati gia' avviati. Di fatto si tratta di una conferma rispetto a quanto affemato in un'ultima intervista dal primo ministro in pectore del Kosovo, Hashim Thaci, il quale ha ribadito la volonta' di formalizzare a passo spedito il divorzio definitivo unilaterale - a dispetto dell'opposizione di Belgrado -, ma ha anche indicato marzo quale scadenza possibile, escludendo dunque il temuto sbocco di iniziative a tamburo battente sull'onda della odierna riunione dell'Onu. A tenere alto il vessillo delle rivendicazioni indipendentiste della provincia a maggioranza albanese e' stata intanto convocata oggi stesso una manfestazione di studenti, scesi in piazza a Pristina in queste ore in un tripudio di bandiere e slogan patriottici.

D'ALEMA A KOSOVARI: NON AVERE FRETTA, SOLUZIONI CONCORDATE CON UE

BRUXELLES - Non avere fretta e concordare con la Ue ''qualsiasi passo'': e' questo l'approccio che l'Italia suggerisce alle autorita' del

Kosovo. ''Il problema e' governare il processo'', ha detto D'Alema, precisando che ''qualsiasi passo deve essere concordato con la Ue: il quando e il come''.

''Per noi e' essenziale che qualsiasi dichiarazione avvenga sulla base del piano Ahtisaari, che prevede un'indipendenza del Kosovo sotto tutela internazionale'', ha detto D'Alema. ''Di questo siamo disposti a parlare, non di altro''. Ad una domanda, se sarebbe meglio attendere le elezioni serbe prima di una eventuale dichiarazione di indipendeza del Kosovo, D'Alema ha risposto: ''Non mi metterei a fare una scansione di questo genere. Ho letto oggi sul Financial Times dichiarazioni di uno dei principali consiglieri di Thaci dove si dice 'noi non abbiamo fretta, intendiamo concordare con i nostri interlocutori, i paesi occidentali, gli europei, gli Usa'. Mi sembra un ottimo approccio: non avere fretta e concordare''. Ovviamente, ''cio' comporta la nostra disponibilita' a discutere con loro le modalita' e i tempi di quello che essi ritengono di dover fare'', ha aggiunto D'Alema secondo cui il processo verso un nuovo statuto del Kosovo deve ''essere governato'':

''Il problema e' governare il processo'', ha sottolineato D'Alema, lasciando la riunione in anticipo per potersi recare in missione a Washington dove accompagna il presidente della repubblica Giorgio Napolitano. ''Tutti insistono su un processo governato, proprio per evitare i rischi di destabilizzazione della regione'', ha riferito D'Alema.

Il ministro degli esteri italiano ha infine confermo che l'Italia spingera' in sede europea perche' la Ue firmi al piu' presto l'accordo di associazione stabilizzazione (Asa) con la Serbia, riconoscendo nel contempo lo status di Paese Candidato.. D'Alema ha precisato che l'Italia non vuole imporre ''condizioni speciali'', e che prende atto che ci sono passi in avanti nella collaborazione tra la Serbia e il Tpi.

MONITO LAVROV A OCCIDENTE, RISCHIO REAZIONE A CATENA

MOSCA - Mosca lancia un monito all'Occidente contro il riconoscimento unilaterale dell'indipendenza del Kosovo, che secondo il ministro degli esteri russo Serghei Lavrov ''sarebbe una flagrante violazione delle leggi internazionali e causerebbe una reazione a catena nei Balcani''. Lo riferisce l'agenzia Interfax, citando le dichiarazioni di Lavrov dopo un incontro con il presidente cipriota Tasso Papadopoulos a Nicosia.

SERBIA: NO SCAMBIO CON UE, APERTA SEDE IN ENCLAVE

BELGRADO- La Serbia non intende ''fare mercato'' sul principio della propria sovranita' sulla provincia secessionista a maggioranza albanese del

Kosovo, neppure in cambio dell'ingresso nell'Unione Europea. Lo ha detto oggi all'agenzia Tanjug il vicepremier liberale Bozidar Djelic, fedelissimo del presidente Boris Tadic e tra le voci piu' filo-occidentali in seno all'attuale governo di Belgrado. ''Non c'e' alcuna possibilita' di scambiare il Kosovo con l'Europa'', ha tagliato corto Djelic. ''Nessuno lo ha offerto e comunque la Serbia non l'accetterebbe'', ha sottolineato. Nelle stesse ore, parole ancora piu' dure sono venute dal ministro serbo per il Kosovo, Slobodan Samardzic, vicino al premier conservatore Vojislav Kostunica. ''Quale che sia lo sbocco dei negoziati, il Kosovo restera' per sempre parte della Serbia'', ha detto Samardzic, visitando l'enclave di Kosovska Mitrovica, il piu' grande degli inesdiamenti residui della minoranza etnica serba all'interno della provincia contesa. Il ministro, il quale ha inaugurato nell'occasione una rapresentanza permanente di Belgrado nell'enclave - quasi a prefigurarne la contro secessione, e il mantenimento dei legami con la madrepatria, in caso di divorzio unilaterale del resto del Kosovo - ha quindi avvertito che ''in tutti i luoghi abitati da serbi in

Kosovo, e dove ci siano chiese e monasteri ortodossi, lo Stato serbo restera' presente per sempre''.

Domenica 11 Febbraio 2007

Nucleare: Iran vuole negoziato, Larijani rassicura

ANSA.it, http://www.ansa.it, 11/02/2007

TEHERAN - Mentre il presidente Mahmud Ahmadinejad parlava alla folla oceanica sulla Piazza della liberta' a Teheran ribadendo il no alle richieste dell'Onu, da Monaco di Baviera il negoziatore Ali Larijani lanciava oggi segnali distensivi sottolineando la disponibilita' dell'Iran a riprendere il negoziato sul suo controverso programma nucleare. ''Noi dobbiamo negoziare, soluzioni sono possibili'', ha detto Larijani alla Conferenza sulla sicurezza conclusasi oggi nel capoluogo bavarese. Il mediatore, che era giunto gia' ieri a Monaco, ha precisato di aver informato con una lettera il direttore dell'Agenzia internazionale dell'energia atomica (Aiea) Mohamed el Baradei sulla disponibilita' di Teheran a tornare alla trattativa, seppur a certe condizioni che non ha tuttavia precisato.

Nella lettera a el Baradei, il negoziatore iraniano ha detto che Teheran e' disposta a elaborare, ''nel giro di tre settimane'', le modalita' per risolvere tutte le questioni in sospeso. E cio', ha osservato, per non aggravare ulteriormente la situazione nella regione. Ali Larijani ha quindi ribadito il carattere civile e pacifico del programma nucleare iraniano. ''Nella nostra dottrina di difesa non vi e' alcun posto per per armi nucleari o chimiche'', ha detto e ha aggiunto: ''Non vogliamo minacciare nessuno intorno a noi. Noi non vogliamo attaccare l'Europa. Da parte nostra non vi e' alcun pregiudizio nei confronti di alcun paese''. Parlando nel 28/mo anniversario della Rivoluzione islamica, il presidente Ahmadinejad ha promesso oggi che gli iraniani saranno testimoni di un ''progresso'' in campo nucleare entro il prossimo 9 aprile.

E ha respinto nuovamente la richiesta di sospensione dell'arricchimento dell'uranio come richiesto dal consiglio di sicurezza dell'Onu. A Monaco Ali Larijani ha incontrato oggi l'alto rappresentante della Ue per la politica estera e di sicurezza Javier Solana, col quale tuttavia non ha raggiunto alcun accordo concreto. ''Abbiamo avuto un buon incontro, non molto lungo'', ha detto Solana al termine del colloquio. ''Si e 'trattato di ritrovare il senso del dialogo e di vedere se esista la possibilita' di una soluzione'', ha aggiunto al termine dell'incontro con il negoziatore iraniano. Nel suo intervento alla Conferenza di Monaco, Larijani ha d'altra parte ribadito i dubbi sull'Olocausto - e' un tema storico aperto, ha osservato - e ha accusato gli Stati Uniti di aver fomentato il terrorismo con l'avventura militare in Iraq. ''I problemi che vediamo hanno la loro origine nell'occupazione'' dell'Iraq, ha detto Larijani secondo cui la gente in Iraq si e' sentita ferita nei suoi sentimenti religiosi per via della presenza dei soldati americani. E l'insicurezza generata dalle azioni americane - ha osservato - ha anche importanti conseguenze economiche in tutta la regione.

USA: ABBIAMO PROVE SU ARMI DISTRUTTIVE IRANIANE

Le forze americane in Iraq hanno presentato oggi quello che gli ufficiali hanno definito come ''un crescente corpo'' di prove su armi iraniane usate nel paese negli attacchi contro i soldati della coalizione. Un alto funzionario della coalizione a guida Usa a Baghdad ha detto in un briefing che 170 militari delle coalizione sono stati uccisi in attacchi compiuti con ordigni esplosivi ad alta penetrazione (Efp, explosively formed penetrators) fabbricati in Iran e introdotti clandestinamente in Iraq.

Conferenza Monaco: Gates a Putin, no a una nuova guerra fredda

ANSA.it, http://www.ansa.it, 11/02/2007

BERLINO - All'indomani delle dure parole e dei toni da Guerra Fredda usati dal presidente russo Vladimir Putin nei confronti della politica 'unilaterale' americana, il segretario alla difesa Usa, Robert Gates - ex spia al pari di Putin - ha replicato oggi con toni meno aspri e più concilianti, affermando che nessuno vuole un'altra Guerra Fredda e che invece è molto più importante la cooperazione tra America, Russia ed Europa per combattere il terrorismo e affrontare le crisi globali.

Una Guerra Fredda ci è bastata ampiamente. Il mondo in cui viviamo è diverso e molto più complesso rispetto a quello di 20-30 anni fa. Tutti noi siamo di fronte a tanti problemi che vanno affrontati in collaborazione con altri Paesi, Russia compresa, ha detto Gates dallo stesso podio della conferenza sulla sicurezza a Monaco di Baviera, da dove ieri Putin aveva sferrato a sorpresa il suo duro attacco all'America. E sorridendo l'ex capo della Cia ha fatto notare come "le vecchie spie amino parlare senza peli sulla lingua".

Un modo per stemperare l'autentico shock e la diffusa preoccupazione provocati dalle parole anti-americane del leader del Cremlino. "Nessuno vuole un'altra Guerra Fredda, che sarebbe assolutamente inutile", ha ripetuto il capo del Pentagono, che si è riferito poi al suo predecessore, Donald Rumsfeld, sostenendo che l'Europa non va divisa in Vecchia e Nuova.

La divisione semmai, ha detto, è fra quelli che fanno di tutto per rispettare gli impegni assunti in ambito Nato e quelli invece che non lo fanno. Intervenendo alla stessa conferenza di Monaco nel 2003, Rumsfeld parlò di "Vecchia Europa" e "Nuova Europa" per indicare i Paesi contrari e quelli favorevoli alla guerra in Iraq. Le sue parole suscitarono forti critiche e irritazioni in alcuni Paesi alleati di Washington, in particolare Germania e Francia, fortemente contrari all'intervento militare in Iraq. Robert Gates - che ha fatto a Monaco la sua prima uscita pubblica all'estero dalla sua nomina lo scorso dicembre al posto di Rumsfeld - si è lungamente soffermato poi sulla necessità di non indebolire la Nato, ma al contrario di rafforzarla, aumentando spese militari e truppe. Perché, ha notato Gates, "la Nato non è un'adesione formale solo sulla carta, o un club di società o un luogo di dibattito". "La Nato - ha detto - è un'alleanza militare, con obblighi molto seri e concreti su scala mondiale".

Ed a questo riguardo il segretario difesa Usa ha chiesto agli alleati lo stanziamento di nuovi fondi e l'invio di altre truppe in Afghanistan, se si vuole che la Nato resti la potente alleanza militare che è. "Il successo in Afghanistan non può sfuggirci di mano a causa della trascuratezza e per scarsa determinazione politica", ha detto Gates. Non provvedere alla fornitura di mezzi necessari per vincere la sfida in Afghanistan, ha aggiunto, sarebbe "una vergogna" per un'alleanza costituita dai Paesi più ricchi del mondo e che dispone di oltre 2 milioni di soldati, senza contare quelli americani. A tutt'oggi - ha lamentato Roberto Gates - solo 6 dei 26 paesi Nato hanno rispetto l'impegno assunto di destinare il 2% del pil alla difesa.

Dell'Utri: nei diari Mussolini dice no 'a prendere armi'

ANSA.it, http://www.ansa.it, 11/02/2007

TRIESTE - "Non possiamo e non dobbiamo prendere le armi, che poi non abbiamo": è questo - ha riferito il senatore Marcello Dell'Utri - uno dei passaggi contenuti nei diari dal 1935 al '39 ritenuti di Benito Mussolini, di cui e' entrato in possesso e che ha avuto modo di leggere. In merito ai rapporti con i tedeschi e sulla guerra il senatore di Forza Italia - oggi a Trieste per una riunione dei Circoli della Libertà - ha riferito che nei diari "c'é una giornata in particolare, mi sembra il 30 o il 31 agosto del '39, in cui commenta che 'non possiamo e non dobbiamo prendere le armi che poi non abbiamò. Questa - ha detto Dell'Utri - è un'affermazione precisa. Poi - ha aggiunto - dice dei tedeschi che sono alleati ma che potrebbero essere da un momento all' altro nemici". A riguardo, Dell'Utri ha poi aggiunto - rispondendo ad una specifica domanda dei giornalisti - che Mussolini non usa la parola 'succube' in relazione al suo rapporto con i tedeschi.

DELL'UTRI: DIARI DI MUSSOLINI SONO DAL NOTAIO

I diari del Duce "sono nella cassaforte di un notaio" e per la loro pubblicazione servirà anche la liberatoria dei suoi eredi: lo ha affermato oggi a Trieste, il senatore Marcello Dell'Utri, dopo che ieri a Udine ha annunciato di essere entrato in possesso dei contenuti di cinque agende di Mussolini, che coprono gli anni dal 1935 al 1939. Il senatore, esperto bibliofilo, aveva spiegato di aver visionato i testi tramite i figli di un partigiano che a Dongo arrestò il Duce e conservò questi diari, che Dell'Utri ha detto di aver letto da un notaio a Bellinzona in Svizzera. L'esponente di Forza Italia - oggi a Trieste per un incontro dei Circoli della Libertà - riguardo al clamore nato dalle sue rivelazioni ha affermato che gli "fa piacere, perché finalmente parliamo di cose belle, che sono interessanti" ma ha poi aggiunto che non intendeva "suscitare tutto questo interesse anche perché la cosa è coperta da una comprensibile riservatezza finché - ha detto - le trattative per l'acquisizione dei diari non sono concluse. Sarebbe stato meglio non farne un can-can". Dell'Utri - che oggi teneva sottobraccio in una cartella alcune fotocopie di questi scritti, che ha solo fugacemente mostrato - ha spiegato che i diari saranno stampati "quando l'editore riuscirà ad acquisire il possesso di queste agende e avere la liberatoria da parte degli eredi di Mussolini, perché - ha aggiunto - per la pubblicazione degli scritti intimistici, di diari e di epistole, occorre una liberatoria degli eredi: una sorta di diritto d'autore un po' improprio". Un ok che "non c'é ancora perché l'editore non è proprietario ma - ha affermato Dell'Utri - il giorno in cui lo fosse chiederebbe la liberatoria". Il senatore - parlando oggi con i giornalisti - non ha voluto però aggiungere altro a riguardo. Dell'Utri ha inoltre reso noto che la notizia era già stata data "a mezza voce" quando era recentemente in Abruzzo, "ma la cosa - ha detto - non era stata compresa e quindi era rimasta sepolta lì". Per quanto riguarda la scelta di rivelare ieri a Udine l'esistenza di questi diari, per il senatore "é stato un caso. Ho raccontato un episodio e poi - ha detto - una semplice notizia è diventata un evento". Ai giornalisti che gli chiedevano se dai diari emergono altre novità sul personaggio di Mussolini, Dell'Utri ha infine scherzosamente risposto: "compratevi il libro quando uscirà". (ANSA).

Berlusconi e Fini: Dico sono matrimoni di serie B

ANSA.it, http://www.ansa.it, 11/02/2007

ROMA - Silvio Berlusconi chiude la porta al dialogo sulle coppie di fatto. Con un'intervista al 'Messaggero'', l'ex premier boccia il disegno di legge sui ''Dico'', che a suo giudizio da' vita a ''un matrimonio di serie B''. Ed esclude che i senatori di Forza Italia possano fare da ''stampella'' alla maggioranza. Il Cavaliere, pero', lascia aperto uno spiraglio: sul voto in Parlamento dice che lascera' liberta' di coscienza.

''Su temi di questo tipo - sostiene - in un partito liberale, la liberta' di coscienza e' doverosa''. Il centrosinistra, sempre piu' apertamente insofferente per l'attivita' della Chiesa in questa vicenda, accarezza la speranza che al Senato, dove i due schieramenti si equivalgono, qualcuno dei laici di Forza Italia decida di votare con l'Unione per la concessione dei diritti alle coppie di fatto, salvando la legge dal rischio di una bocciatura. Ma Maurizio Sacconi, uno dei laici in questione, gela le aspettative della maggioranza, assicurando che al Senato ''non un voto laico andra' in soccorso della soluzione pasticciata dei Dico''.

Dunque, quello che si va prospettando e' uno scontro frontale, un muro contro muro tra la maggioranza (orfana dell'Udeur) e l'opposizione. Tutta la Cdl sembra infatti schierata senza tentennamenti sulla linea del no. Berlusconi, Fini e Casini marciano di nuovo compatti, come all'epoca del ''tridente'' dell'ultima campagna elettorale. Secondo Fini, ''e' inaccettabile che per garantire diritti individuali e togliere discriminazioni si dia vita ad un matrimonio di serie B''. Pier Ferdinando Casini ribadisce che non votera' mai la nuova legge ''non perche' me lo chiede la Chiesa'', ma perche' ''e' un colpo di grazia per la famiglia''. Anche la Lega Nord non ha alcuna intenzione di far confluire i suoi voti sul testo del governo. A determinare questa chiusura a testuggine non e' forse estranea la sensazione che si fa strada nel centrodestra di un'imminente crisi: secondo Paolo Bonaiuti, l'Afghanistan, i Dico e le pensioni dimostrano che ''il governo Prodi sta arrivando al capolinea''.

Dissente Casini, secondo cui ''si vota tra quattro anni e mezzo, non tra due mesi'' Nel frattempo, il ministro della Giustizia Clemente Mastella tiene il punto e continua la sua battaglia dentro l'Unione. Mastella si dice convinto che i Dico non abbiano i numeri per passare al Senato e si augura che il disegno di legge finisca ''su un binario morto''. Ma la maggioranza non sembra preoccuparsi troppo della posizione dell'Udeur, ormai data per irrecuperabile. Tutte le energie sono riservate nel contrastare la dura offensiva del Vaticano. ''Le leggi le vota il Parlamento, non la Chiesa'', esclama il ministro della Sanita' Livia Turco, che chiede alle forze politiche l'autonomia dalle pressioni provenienti d'Oltretevere. Pierluigi Bersani accusa la Chiesa di occuparsi piu' di precetti che di misericordia, e aggiunge: ''Osservo con un certo disagio che con la Chiesa e' sempre piu' difficile discutere di temi umani''.

''Io ascolto e rispetto, ma la funzione della politica e' quella di essere autonomia'', fa eco Barbara Pollastrini, autrice con Rosy Biondi del disegno di legge. E' critica con il Vaticano anche la capogruppo dell'Ulivo al Senato Anna Finocchiaro, secondo la quale i vertici della Chiesa ''si sono messi a giocare una partita politica'' (e si guadagna l'accusa di ''rozzezza'' da parte del coordinatore di Forza Italia Bondi). Di ''ingerenza inaccettabile'' parla il capogruppo del Pdci alla Camera Pino Sghobio, mentre il capogruppo della Rosa nel Pugno Villetti accusa i vertici del centrodestra di essere ormai ''l'esercito del Papa impegnato in una crociata''. L'ala cattolica della Margherita, di fronte alle continue critiche provenienti da Oltretevere, non mostra pentimenti o crisi di coscienza: ''Come cristiani laici - dice Pierluigi Mantini - rispondiamo oggi 'non possumus' ad ogni esplicito condizionamento del voto sulle coppie di fatto''.

Israele sospende giudizio su accordo interpalestinese

ANSA.it, http://www.ansa.it, 11/02/2007

GERUSALEMME - Israele sospende per ora un giudizio definitivo sugli accordi conclusi alla Mecca tra il movimento islamico Hamas e Al Fatah. Questi ultimi hanno deliberato la costituzione di un governo di unità nazionale palestinese, impegnandosi a cessare gli scontri tra i loro rispettivi sostenitori che hanno insanguinato le strade della striscia di Gaza, soprattutto nelle ultime settimane.

"Israele non rifiuta ma neppure accetta gli accordi" ha chiarito il premier Ehud Olmert aprendo l'odierna seduta del governo. "In questa fase - ha continuato - noi, come il resto della comunità internazionale, stiamo cercando di sapere cosa esattamente sia stato raggiunto e cosa sia stato detto". In questa situazione resta perciò sull'agenda, secondo una fonte governativa a Gerusalemme, il summit in programma il prossimo 19 febbraio tra Olmert, il presidente palestinese Abu Mazen e il segretario di stato americano, signora Condoleezza Rice. Anzi il vertice dovrebbe dare a Olmert l'occasione per insistere a chiare lettere sul rispetto da parte del costituendo governo palestinese delle tre condizioni poste dal Quartetto per i negoziati di pace tra Israele e palestinesi: riconoscimento da parte di Hamas dello stato ebraico e degli accordi israelo-palestinesi finora conclusi e rinuncia alla violenza come forma di lotta.

Queste condizioni sono state poste dal Quartetto dopo la costituzione lo scorso marzo del governo formato da Hamas, che ha ottenuto la maggioranza assoluta nelle elezioni legislative tenutesi a gennaio dell' anno scorso, scalzando Al Fatah, relegato ai banchi dell'opposizione, da molte posizioni di potere. Il ministro degli esteri israeliano, signora Tzipi Livni, ha del resto già ribadito l'insistenza del suo governo sul rispetto delle condizioni del Quartetto negli incontri che ha avuto con i colleghi europei nel corso dei lavori della conferenza sulla sicurezza mondiale a Monaco. Ma in Israele si fa strada il timore che almeno tre dei membri del Quartetto, Ue, Russia e Onu, riterranno l'accordo della Mecca sufficiente per aprire un dialogo politico col nuovo governo palestinese e riprendere anche gli aiuti economici diretti che erano stati sospesi dallo scorso marzo. Malgrado la presa di posizione di Olmert, fonti governative ad alto livello negli scorsi due giorni hanno dato un giudizio negativo degli accordi della Mecca, affermando che nessuna delle condizioni del Quartetto è stata accolta.

Anzi, ha osservato una fonte, l'accordo rischia di creare a Israele nuovi problemi. "Finora - ha detto - c'é stata una chiara distinzione tra il presidente Abu Mazen (leader di Al Fatah) e il governo formato da Hamas; una distinzione che ci permetteva di dialogare e fare progressi con una parte (Abu Mazen). Ma ora l'ingresso di Al Fatah nel costituendo governo rischia di rendere confusa questa differenziazione". Hamas, dal canto suo, non sembra voler rendere le cose più facili, poiché diversi suoi esponenti hanno ripetutamente chiarito che da parte del movimento islamico non c'é stato né mai ci sarà un riconoscimento del diritto di Israele all' esistenza.

Papa: riparta negoziato disarmo nucleare,ombre cupe su mondo

ANSA.it, http://www.ansa.it, 11/12/2007

di Elisa Pinna

Gli attacchi alla famiglia basata sul matrimonio tra uomo e donna; la corsa al riarmo nucleare e il ''funesto'' commercio delle armi; il saccheggio delle risorse energetiche dei paesi poveri e decisioni unilaterali e affrettate a tutela dell'ambiente rischiano di porre nuove ipoteche sulla pace e di ''gettare ombre cupe'' sul futuro del mondo. E' quanto afferma Benedetto XVI, nel suo messaggio per la ''Giornata Mondiale per la Pace 2008'', presentato oggi in Vaticano. Nel testo, scritto per il prossimo primo gennaio e intitolato 'Famiglia umana, comunita' di pace', Papa Ratzinger parte da un'appassionata difesa dell'istituzione familiare, tornando a chiedere che le norme giuridiche degli Stati e degli organismi internazionali trovino ispirazione nelle legge morale naturale. ''Chi anche inconsapevolmente - scrive Benedetto XVI nel suo messaggio - osteggia l'istituto familiare rende fragile la pace... perche' indebolisce quella che di fatto e' la principale agenzia di pace''. ''Tutto cio' che contribuisce a indebolire la famiglia fondata sul matrimonio di un uomo e di una donna, cio' che direttamente o indirettamente ne frena la disponibilita' all'accoglienza responsabile di una nuova vita, cio' che ne ostacola il diritto ad essere la prima educatrice dell'educazione dei figli, costituisce un oggettivo impedimento sulla via della pace'', ammonisce. Si tratta di un riferimento implicito - ammette il cardinale Renato Raffaele Martino, nel presentare oggi il messaggio pontificio in Sala stampa vaticana- a tutte quelle normative nazionali o internazionali che legittimano forme alternative alla famiglia tradizionale (come il riconoscimento delle unioni omosessuali ndr.) o accolgono il diritto all'aborto. Nel testo, il papa collega la famiglia umana a quella mondiale e alle sfide presenti, a partire dall'emergenza ambientale e dal riarmo nucleare. Sull'ambiente, Benedetto XVI chiede alla comunita' internazionale di assumersi le proprie responsabilita' e di non rimandare le decisioni. Cio' va fatto - avverte pero' - ''con prudenza'', con un impegno collettivo e ''senza accelerazioni ideologiche verso conclusioni affrettate''. E' necessario perseguire - aggiunge - il ''dialogo'' e non le ''decisioni unilaterali''. Occorre - prosegue - rivedere gli standard di consumo dei paesi piu' industrializzati e investire in fonti di energia differenziate, senza costringere i paesi piu' poveri ''a svendere le risorse energetiche in loro possesso''. Un forte e formale appello per ''lo smantellamento progressivo e concordato delle armi nucleari esistenti '' e' poi lanciato dal Papa nella parte finale del suo messaggio. ''In questa fase in cui il processo di non proliferazione nucleare sta segnando il passo, sento il dovere di esortare le autorita' a riprendere con piu' ferma determinazione le trattative'' , afferma, sottolineando il pericolo ''che si moltiplichino i paesi detentori dell'arma nucleare''. E' un riferimento chiaro anche al contenzioso aperto sopratutto tra Stati Uniti e Iran, chiosa ancora il card. Martino, nella conferenza stampa di presentazione. Benedetto XVI denuncia ''con rammarico l'aumento del numero di Stati coinvolti nella corsa agli armamenti''. Responsabili di tale ''funesto commercio'', punta il dito il Papa, sono ''i paesi del mondo industrializzato che traggono lauti guadagni dalla vendita di armi'' e le ''oligarchie dominanti in tanti paesi poveri che vogliono rafforzare il loro potere''. Nel testo, papa Ratzinger accenna alle molte crisi internazionali, dall'Africa a Medio Oriente. ''L'umanita' - scrive - vive oggi purtroppo grandi divisioni e forti conflitti che gettano ombre cupe sul suo futuro''.

Tir, precettazione dalle 24. 'lo stop prosegue'

ANSA.it, http://www.ansa.it, 11/12/2007

ROMA - Nonostante la precettazione, "il fermo dei tir prosegue". Lo afferma Paolo Uggé, presidente di Fai Conftrasporto, una delle sigle degli autotrasportatori in agitazione. Manca la benzina, mancherà il latte, il pane, la frutta, la carne, come potranno mancare i giornali, i regali per Natale, addirittura le scene per gli spettacoli teatrali. Secondo giorno di blocco dei tir, e l' Italia sembra sul punto di fermarsi completamente, con preoccupazioni e allarmi che di ora in ora stanno crescendo, soprattutto dopo la rottura delle trattative, questa mattina, tra i rappresentanti dei camionisti, che chiedono agevolazioni per il gasolio e pagamenti più celeri, e il governo. Le maggiori sigle sindacali hanno infatti confermato la protesta fino a venerdì. Per Prodi il blocco delle strade è una "inammissibile violazione della libertà dei cittadini" e il ministro Bianchi decide la precettazione: questa sera a mezzanotte il fermo deve finire.

SALTA TRATTATIVA GOVERNO-SINDACATI, AUTISTI PRECETTATI. L'appuntamento era a mezzogiorno a Palazzo Chigi tra i rappresentanti degli autisti e il ministro dei trasporti Bianchi. Ma sono bastati pochi minuti per far uscire dalla sala i sindacati: proposte irricevibili. Le maggior sigle sindacali confermano la protesta fino a venerdì. Per il presidente del consiglio Prodi i blocchi stradali sono "una inammissibile violazione della libertà dei cittadini". La Confindustria invita il governo ad intervenire. In serata la precettazione decisa da Bianchi.

ALLARME BENZINA. Per la Figisc, che rappresenta i gestori della Confcommercio, nel giro delle prossime 24 ore in Italia sarà paralisi totale: il sistema distributivo resterà, infatti, a secco su tutto il territorio nazionale. Ci vorranno 48 ore dalla fine del blocco per tornare alla normalità. Ed è allarme anche per le ambulanze e mezzi di soccorso, tanto che la Figisc, come anche la Fegica-Cisl, invita i benzinai che ancora non hanno esaurito le scorte a conservarla per i servizi di pubblica utilità. Peraltro la Confagricoltura sottolinea che il blocco ripropone con forza il problema dell'inefficienza del sistema di trasporti, che è molto sbilanciato verso quello su gomma: l'84% delle merci viaggia in autotrasporto, solo l'1,43% via ferrovia.

FORNITURE ALIMENTARI. In crisi tutta la filiera della distribuzione, a cominciare da quella agroalimentare. Per la Confederazione Italiana Agricoltori, la Cia, il danno ammonta a oltre 200 milioni di euro al giorno. Una cifra alla quale si aggiunge l'incubo degli 'scaffali vuoti' a ridosso del Natale: "a rischio - afferma Confagricoltura - proprio la settimana più importante dell'anno". Potranno mancare quindi frutta, verdura, latte. Ma non solo, anche carni, formaggi e animali vivi. In Sicilia il blocco dello stretto di Messina impedisce il ritiro dell'ortofrutta e di effettuare le consegne programmate. In Liguria il fermo alla frontiera di Ventimiglia sta mettendo in seria difficoltà le imprese che esportano frutta, verdura e fiori. In Sardegna sono praticamente ferme nei porti le merci dirette al continente: pomodori, agrumi. E si guarda con forte preoccupazione ai prossimi giorni per quanto riguarda la carne di agnello. In Lombardia, in Veneto e nelle altre zone a vocazione zootecnica gli allevamenti sono in estrema difficoltà. Da registrare in alcuni supermercati mancanza di prodotti anche per una sorta di corsa all'acquisto per la paura di successive mancanze. Non è ancora accaparramento, ma tali episodi non fanno altro che accelerare la mancanza di forniture. A causa del blocco è a rischio anche la distribuzione sul territorio dei farmaci, come afferma Farmindustria.

FERMA FIAT MIRAFIORI, 22MILA LAVORATORI IN LIBERTA'. Fermo anche lo stabilimento Fiat di Mirafiori a causa del mancato arrivo delle forniture per lo sciopero degli autotrasportatori. Nei soli stabilimenti automobilistici del gruppo, la Fiat ha messo in libertà oltre 17.000 lavoratori. Il mancato arrivo delle merci a causa dello sciopero degli autotrasportatori ha costretto infatti Fiat Group Automobiles a sospendere la produzione.

AUTISTI AGGREDITI. Non sono mancati momenti di tensione in alcuni blocchi stradali con chi voleva passare: a Cassino, ad Aprilia e ad Ancona due camionisti sono rimasti feriti, a Benevento sono state squarciate le gomme di un tir. Confronti tra autisti di tir, come anche con automobilisti in difficoltà visti i blocchi stradali, si sono registrati un po' in tutta Italia.

Lunedì 12 Febbraio 2007

Dormire serve a tener 'sveglia' la memoria

ANSA.it, http://www.ansa.it, 12/02/2007

ROMA - Dormire è la migliore ginnastica per la memoria, infatti una buona notte di sonno è indispensabile per predisporre il cervello a memorizzare quel che si apprenderà nei giorni seguenti. Lo dimostra uno studio di Matthew Walker della Harvard Medical School di Boston pubblicato sulla rivista Nature Neuroscience che aggiunge un peso ancora maggiore al sonno, finora considerato importante per mettere ordine tra le cose già apprese. E invece dormire fa molto di più: gli esperti Usa hanno visto per la prima volta che la deprivazione di sonno per una notte mina le performance mnemoniche i giorni successivi, riducendo l'attivazione del centro della memoria, l'ippocampo. Dormiamo sempre meno, sottolinea Walker con preoccupazione, eppure l'importanza del sonno per il viver sano è stata più volte evidenziata. Di recente, poi, una serie di studi ha messo chiaramente in luce che il sonno è importante per la costruzione dei ricordi a lungo termine delle informazioni assimilate durante il giorno. In pratica nella veglia, durante le attività quotidiane, il cervello ingloba informazioni e forma nuove connessioni neurali (sinapsi). Di notte queste informazioni sono scremate e il cervello conserva solo quelle veramente utili, riorganizzando le sinapsi grazie alla plasticità neurale. Quindi il sonno può essere visto come un momento in cui il cervello fa ordine su cose apprese. Adesso per la prima volta, coinvolgendo 14 individui, i ricercatori Usa dimostrano che il sonno serve anche per predisporre il cervello alla formazione di nuovi ricordi nei giorni successivi. Infatti gli esperti hanno chiesto ai volontari di non dormire per una notte e il giorno seguente gli hanno mostrato 150 immagini dicendogli di ricordarle. Due giorni dopo li hanno richiamati e hanno chiesto loro di ritrovare, tra oltre 250 immagini, le 150 viste due giorni prima. Durante questo test gli esperti hanno osservato l'attività dell'ippocampo con la risonanza magnetica e misurato le loro performance confrontandole con quelle di persone senza la notte insonne alle spalle. E' emerso che gli individui che non avevano dormito hanno molta più difficoltà a ritrovare le foto e il loro ippocampo é anche meno attivo. Questo studio conferma che la carenza di sonno ha un effetto dirompente sulla memoria e dimostra che impedisce anche la formazione di nuovi ricordi nei giorni seguenti oltre che il riordino di quelli già formati.

In Italia 20 milioni di obesi e sovrappeso

ANSA.it, http://www.ansa.it, 12/02/2007

MILANO - In Italia l'obesità colpisce 4 milioni di persone (il 9% della popolazione), mentre circa 16 milioni di individui sono sovrappeso (34,7%). Allarmante l' incidenza del fenomeno su bambini (20% sovrappreso; 4%obesi) e adolescenti (25% sovrappreso; 5% obesi). Lo si legge nel 'Sesto rapporto sull' obesità in Italia' dell'Istituto Auxologico Italiano, presentato oggi a Milano, che attribuisce a fattori genetici un ruolo determinante nella regolazione del peso corporeo. Ma il rapporto dimostra come la condizione di sovrappeso/ obesità interessi anche in Italia un numero sempre crescente di persone: impressionante la differenza fra il 1983 e il 2005, anni in cui l' incremento del sovrappeso è stato pari a 9,8 punti percentuali negli uomini e a 4,9 nelle donne; nello stesso periodo l'obesità è aumentata rispettivamente del 3,1% negli uomini e del 2,1% nelle donne.

Rispetto al 2000 il tasso di obesità è salito nel 2005 dell'1% negli uomini e dello 0,9% nelle donne. Anche il tasso di sovrappeso mostra un aumento dell' 1,5% negli uomini, mentre nelle donne è solo dello 0,2%, aumento quest'ultimo del tutto non significativo. E per la prima volta, i dati del 'Rapporto sull' Obesita" sono accompagnati da commenti che non si limitano a colpevolizzare i comportamenti alimentari dei singoli ma - in ragione delle più recenti ricerche - avanzano anche responsabilità a livello genetico. Così, per Antonio Liuzzi, direttore del laboratorio di ricerche diabetologiche dell' Auxologico di Piancavallo, "una certa percentuale di obesi non é colpevole, ma malata". E aggiunge: "L'obesità deriva da interazioni tra gene e ambiente; in quelle di medio grado - spiega il primario - conta più l' ambiente, mentre in quelle estreme è preponderante l'aspetto genetico". Oltre alla scarsa attività fisica e a un comportamento vicino all'ingordigia, ci sono anche altri fattori che possono portare al sovrappeso: riduzione del sonno, sostanze che alterano il sistema endocrino, età della prima gravidanza. Tante da far dire a Liuzzi che "non bastano campagne di prevenzione basate solo su cibo e sport".

Anche secondo Francesco Cavagnini, primario della divisione di endocrinologia e malattie metaboliche all'Auxologico di Milano, "il comportamento alimentare corrisponde ad abitudine nel 65% dei casi, ma nel 35% risponde a fattori geneticamente determinati". Un difetto del recettore della leptina, ormone anoressante prodotto dal tessuto adiposo, per esempio, può portare a mangiare molto (iperfagia), perché al cervello non giungono i corretti messaggi di adiposità; così come il 5% delle obesità infantili, secondo l'endocrinologo, è causato da un difetto al recettore della melanocortina, ormone prodotto dalla cute e dall'ipofisi. "Ma ci sono promettenti prospettive farmacologiche - ha concluso Cavagnini - per questo 35% di casi legati a fattori genetici, che difficilmente si superano modificando lo stile di vita".

Dopo queste parole, è parso un invito controcorrente quello di Michele Carruba, ordinario di farmacologia, che ha invitato a intervenire sul fronte della prevenzione. Ed è stato rintuzzato da Liuzzi, secondo cui "le campagne di prevenzione generiche hanno poche possibilità di successo: a fronte di un 10% di obesi - ha concluso - c'é un 50% di persone che vivono nello stesso ambiente, ma non ingrassano".

Famiglia. Istat: in calo i matrimoni, aumentano le coppie di fatto

Rai.it, http://www.rai.it/news, 12/02/2007

In Italia ci si sposa sempre di meno, un dato in calo dal 1972, sempre più in età matura e si sceglie al contrario di formare la famiglia al di fuori del vincolo del matrimonio. Secondo i dati Istat aggiornati al 2005 e resi noti oggi, sono infatti oltre 500 mila le coppie di fatto, un "fenomeno in rapida espansione (solo 10 anni fa erano meno della metà), anche se in Italia le libere unioni non sono ancora così frequenti come in altri paesi europei".

Secondo i dati Istat, rilevati presso gli uffici di Stato civile dei Comuni italiani, nel 2005 sono stati celebrati poco più di 250mila matrimoni. Un numero in continua diminuzione dal 1972, anno in cui si sono registrate poco meno di 419mila nozze, ad eccezione di un lieve recupero nei primi anni Novanta.

Questo fenomeno - spiega l'Istat - va interpretato nel quadro più generale delle trasformazioni dei comportamenti familiari. Sono infatti sempre più numerose le coppie, ormai oltre 500mila, che scelgono di formare una famiglia al di fuori del vincolo del matrimonio.

Emerge inoltre che "accanto alle convivenze prematrimoniali cresce l'accettazione sociale della convivenza come modalità di formazione della famiglia alternativa al matrimonio. La conferma di questo mutato atteggiamento arriva anche dalle informazioni sulle nascite rilevate dall'Istat, che consentono di monitorare quella che possiamo definire la 'punta dell'iceberg' del fenomeno delle libere unioni, ovvero la frequenza delle coppie di fatto con figli".

L'incidenza di bambini nati al di fuori del matrimonio è, attualmente, intorno al 15%, cioè quasi 80mila nati all'anno, quasi il doppio rispetto a 10 anni fa, quando questo valore era pari all'8%.

Insieme alla diminuzione dei matrimoni si e' rafforzata la tendenza alla posticipazione delle nozze verso età più mature: gli sposi alle prime nozze hanno un'età media che è intorno 32 anni e le spose quasi 30 anni, 4 anni in più dell'età che avevano in media i loro genitori al primo matrimonio. Questi quattro anni di posticipazione sono dovuti, in molti casi, al completamento degli studi o alla ricerca di un lavoro, oppure al desiderio di trascorrere un periodo godendo di tutti i vantaggi economici, organizzativi e talvolta anche emotivi di una permanenza lunga nella famiglia di origine.

La tendenza alla diminuzione dei matrimoni e al "ritardo" delle nozze è diffusa in tutto il Paese, anche se il fenomeno presenta delle importanti differenze territoriali: ci si sposa più al Sud e nelle Isole (rispettivamente 4,9 e 4,6 matrimoni per 1.000 abitanti nel 2005) che al Nord (3,8 per per 1.000 abitanti). Le regioni dove si registra il massimo e il minimo dei matrimoni sono rispettivamente la Campania (5,3 nozze per 1.000 abitanti) e l'Emilia-Romagna (3,5). Laddove i matrimoni sono più frequenti, inoltre, l'età media degli sposi diminuisce: le ragazze campane, per esempio, hanno in media 27,9 anni alle prime nozze, mentre in molte regioni del Nord l'età media delle spose al primo matrimonio supera i 30 anni.

Dico. Papa:le leggi degli uomini non possono sovvertire quelle di Dio. Ruini:presto una nota impegnativa per i cattolici

Rai.it, http://www.rai.it/news, 12/02/2007

Nessuna legge fatta dagli uomini può sovvertire quella norma fatta dal Creatore senza che la società venga drammaticamente ferita in quello che è il suo fondamento basilare. Indebolire la famiglia si penalizza la società. Lo ha detto il Papa ricevendo in udienza i partecipanti di un convegno dedicato al diritto naturale organizzato dall'Universita' del Laterano.

Non si debbono "trasformare in diritti" quelli che sono "interessi privati o doveri che stridono con la legge naturale".

Un'applicazione molto concreta di questo principio si trova se si fa riferimento alla famiglia, cioè all'intima comunione di vita fondata dal Creatore e regolata con leggi proprie. Essa ha la sua stabilita' per Ordinamento Divino. Il bene sia dei coniugi che della società non dipende dall'arbitrio.

Nessuna legge - ha scandito il Papa - può sovvertire la norma del Creatore senza rendere precario il futuro della società con leggi in netto contrasto con il diritto naturale.

Questa mattina, sulle nuove norme sulle coppie di fatto è intervenuto anche il presidente della Cei, Camillo Ruini. Il rappresdentante dei vescovi italiani ha annunciato "una parola meditata, una parola ufficiale, che sia impegnativa per coloro che accolgono il magistero della Chiesa e che possa essere chiarificatrice per tutti".

Sulle coppie di fatto "sono state già dette da parte nostra tante cose importanti e, credo, tutto ciò che è necessario. Quindi è inutile che io aggiunga qualche battuta estemporanea".

Cei, Unione difende autonomia Parlamento

Ultim'ora Televideo, http://www.televideo.rai.it, 12/02/2007

14.05 L'Unione rispetta il no della Chiesa ai Dico ma difende l'autonomia delle Camere dopo l'annuncio di una nota Cei. Soro(Margherita)dice:"La Cei ha diritto di esprimersi su qualsiasi tema e noi dobbiamo rispettarne le opinioni ma non spetta alla Cei dettare comportamenti al Parlamento. Russo Spena(Prc): "Inaccettabile tentativo di ingerenza del Vaticano". Bonelli(Verdi):"Il Vaticano ha diritto di dare indicazioni morali, il Parlamento deve garantire i diritti" E Villetti(Rnp): "Il Vaticano guarda all'Italia come a un suo protettorato".

La lunga corsa all'atomica

ANSA.it, http://www.ansa.it, 12/02/2007

ROMA - A Pechino è stato annunciato un accordo nei colloqui a sei sul nucleare nordcoreano. L'annuncio é l'ultimo atto di una lunga crisi. Ecco le tappe principali della 'corsa all'atomicà di Pyongyang.

DIC 1985 - La Corea del nord aderisce al patto di non proliferazione nucleare (Tnp), a condizione che vengano ritirate le testate atomiche Usa dalla Corea del sud.

GEN 1992 - Pyongyang sottoscrive un accordo sulla sicurezza nucleare con l'Agenzia delle Nazioni Unite per l'Energia atomica (Aiea).

OTT 1994 - A Ginevra, Washington e Pyongyang siglano un accordo: in cambio della costruzione di due reattori ad acqua leggera e di rifornimenti di carburante, la Corea del nord si impegna a congelare le proprie attività nucleare.

APR 2001 - L'Aiea sostiene che Pyongyang può disporre di una o due testate atomiche.

GEN 2002 - Il presidente Usa George Bush denuncia che la Corea del nord fa parte di un "asse del male", assieme a Iran e Iraq.

17-25 OTT - La Corea del nord ammette di essere impegnata nella realizzazione di un programma di produzione di uranio arricchito. In cambio di una rinuncia al programma, Pyongyang chiede agli Usa di firmare un patto di non aggressione.

21 DIC - I nordcoreani smantellano i sistemi di sorveglianza installati dall'Aiea nella centrale nucleare di Yongbyong e trasportano barre di materiale fissile all'interno dell'impianto.

31 DIC - Gli ultimi ispettori Aiea vengono espulsi dal Paese.

6 GEN 2003 - L'agenzia Onu esige la cessazione immediata di tutti i programmi nucleari militari di Pyongyang.

10 GEN - La Corea del nord annuncia il proprio ritiro dal Tnp.

1 AGO - Pyongyang accetta la proposta americana di negoziati a sei. Alle trattative sul nucleare parteciperanno le due Coree, gli Usa, la Cina, il Giappone e la Russia).

27-29 AGO - Primo round di negoziati a sei a Pechino, senza esito.

3 FEB 2004 - Pyongyang accetta un secondo round dei colloqui da tenersi dal 25 al 28 febbraio a Pechino.

23-26 GIU - Terzo round dei negoziati a Pechino. Nessun progresso sostanziale.

10 FEB 2005 - La Corea del nord afferma apertamente, per la prima volta, di essersi dotata di armi nucleari e si ritira dai colloqui a sei sulla proliferazione nucleare "per un periodo di tempo indefinito".

22 LUG - Pyongyang chiede un nuovo trattato di pace che sostituisca l'armistizio che pose fine alle ostilità nella guerra di Corea del 1950-53. Un passo di questo genere - sostiene - potrebbe risolvere la crisi nucleare.

7 AGO - Un quarto round dei colloqui si interrompe dopo 13 giorni.

19 SET - E' firmata una dichiarazione comune nella quale la Corea del Nord si impegna ad "abbandonare tutte le armi nucleari" e "tutti i programmi nucleari in corso". Pyongyang annuncia inoltre che accetterà il Trattato di non proliferazione nucleare e riaprirà le porte agli ispettori dell'Onu.

NOV - Si apre un quinto round di negoziati, che naufraga dopo pochi giorni a causa di sanzioni finanziarie imposte da Washington. Da allora il negoziato a sei rimane bloccato.

4 LUG 2006 - Alle 3:23 locali la Corea del Nord effettua un test del missile a lungo raggio Taepodong 2 che fallisce 35 secondi dopo il lancio. Il missile si rompe e cade al suolo ad un chilometro e mezzo dalla rampa di lancio.

3 OTT - La Corea del Nord preannuncia che compirà un esperimento nucleare.

9 OTT - Nella notte la minaccia si concretizza: Pyongyang effettua il suo primo test nucleare facendo esplodere sotto terra un ordigno atomico.

14 OTT - Il Consiglio di sicurezza dell'Onu approva una risoluzione nella quale condanna l'esperimento nordcoreano. La "1718" invita per altro i Paesi membri dell'Onu ad applicare sanzioni di natura economica e commerciale nei confronti di Pyongyang.

31 OTT - A Pechino i capi negoziatori di Stati Uniti, Corea del Nord e Cina raggiungono un accordo per la ripresa entro la fine dell'anno dei colloqui a sei.

18 DIC - Riprendono a Pechino i colloqui a sei, in un'atmosfera di scetticismo. Subito sospesi con un nulla di fatto, ma i contatti proseguono.

8 FEB 2007 - Riprendono a Pechino i negoziati a sei. La Cina presenta una sua proposta di accordo.

Libero a quattro anni dal rapimento

ANSA.it, http://www.ansa.it, 12/02/2007

Sono passati quattro anni da quando Abu Omar venne rapito a Milano in via Guerzoni da un "commando della Cia" per essere trasferito, dopo un breve passaggio per le basi americane di Aviano e di Ramstein, in Germania, in un carcere egiziano dove venne anche torturato.

Da quel giorno, il 17 febbraio del 2003, oggi è la seconda volta che è ritornato in libertà nella sua casa di Alessandria d'Egitto. Sulla vicenda del rapimento la Procura di Milano aprì un'indagine che tra le altre cose vide il contributo anche delle telefonate intercettate che l'imam, tra l'aprile ed il maggio del 2004 quando per la prima volta fu scarcerato, fece a Milano alla moglie e a un amico e nelle quali raccontò di essere stato rapito da degli "occidentali".

L'inchiesta sul sequestro condotta dai procuratori aggiunti di Milano Armando Spataro e Ferdinando Pomarici ha portato ad accertare che il rapimento dell'imam fu organizzato da 26 agenti della Cia tra cui il capocentro di Milano Robert Seldon Lady e Jeff Castelli, capo della Cia a Roma, con il contributo di alcuni funzionari del Sismi, del direttore del servizio segreto militare Nicolò Pollari, del capo del controspionaggio Marco Mancini e del maresciallo dei Ros Luciano Pironi.

Tutti sono imputati a Milano di sequestro di persona davanti al gup Caterina Interlandi. Proprio questa mattina davanti al giudice cominceranno le arringhe dei difensori degli agenti della Cia per i quali tra l'altro è stata chiesta dalla magistratura milanese l'estradizione.

Contemporaneamente nei confronti di Abu Omar il gip Guido Salvini, nel giugno del 2005, ha emesso un'ordinanza di custodia cautelare con l'accusa di terrorismo internazionale. Provvedimento emesso non solo per la gravità degli indizi a suo carico in relazione alla sua appartenenza a gruppi eversivi vicini ad Ansar Al Islam, ma anche, come è scritto nel provvedimento, per una forma di 'tutela' dell'ex imam e metterlo al riparo "da possibili intenzioni di provocare una definitiva 'scomparsa' dell'indagato di carattere extralegale". Inoltre, con la nuova scarcerazione disposta ieri dal governo egiziano, per la magistratura si porrà il problema di rendere effettiva la possibilità di interrogarlo tramite rogatoria, richiesta peraltro già inoltrata e a cui le autorità egiziane non hanno mai dato alcuna risposta.

Abu Omar: scarcerato e tornato a casa

ANSA.it, http://www.ansa.it, 12/02/2007

IL CAIRO - Hassan Mustafa Osama Nasr, alias Abu Omar, rapito a Milano nel febbraio 2003 da un commando della CIA, è stato scarcerato e ha già fatto rientro presso la sua famiglia ad Alessandria d'Egitto. Lo riferiscono fonti della sicurezza al Cairo e il suo avvocato Montasser al Zayat.

L'uomo, che dall'Italia era stato rimpatriato, era stato rimesso in libertà condizionata brevemente nel 2004. Ma la polizia lo ha subito riarrestato dopo che parlando alla famiglia aveva denunciato di essere stato torturato e picchiato. Nell'aprile dello scorso anno aveva testimoniato davanti alla Corte di appello del Cairo. In quell'occasione aveva dichiarato di essere stato "preso dagli americani". "Camminavo per le strade di Milano il 17 febbraio 2003, quando un uomo dai tratti americani mi ha fermato e chiesto il passaporto, quindi altre persone mi hanno bloccato alle spalle e costretto a salire su una macchina, mettendomi un sacco di plastica in testa... non riuscivo a respirare, sono svenuto, allora hanno rotto il sacco e mi hanno messo del nastro adesivo sugli occhi - ha detto al giudice, riferiva il quotidiano indipendente al Marsi el Yom che citava fonti anonime - mi hanno fatto scendere in un'area dove c'erano degli aerei e in seguito ho saputo che era una base americana, mi hanno caricato su un aereo per la Germania e poi per l'Egitto".

Abu Omar, secondo il giornale, aveva detto di essere stato interrogato sui motivi del suo soggiorno in Afghanistan e se aveva dei legami con al Qaida. Inoltre denunciò di essere stato torturato perché dicesse che era tornato in Egitto di sua volontà "con un volo dell'Egypt air". "Sono un cittadino italiano, ho diritto di essere rimpatriato e di avere un avvocato italiano", aveva detto allora Abu Omar, all'avvocato Zayat, il più noto difensore di fondamentalisti islamici in Egitto. Secondo il legale, che ha denunciato di non avere mai avuto accesso ai documenti processuali, Abu Omar ha tentato tre volte il suicido. Il suo cliente, aveva detto mesi fa l'avvocato, avrebbe anche voluto citare a giudizio Silvio Berlusconi, all'epoca del sequestro capo del governo italiano, e chiedere un indennizzo di dieci milioni di euro.

L'avvocato ha detto oggi che le autorità hanno ordinato ad Abu Omar di non parlare con la stampa. "Vuole vivere tranquillo... e far crescere i figli", ha aggiunto Zayat. La scarcerazione di Abu Omar avviene mentre la magistratura italiana sta prendendo in considerazione l'incriminazione di 32 sospetti, incluso il generale Nicolò Pollari ex capo dei servizi segreti militari (Sismi) e un gruppo di sospetti agenti della CIA.

Abu Omar. L'ex imam e' tornato a casa, 'Sono ridotto a un un relitto umano'

Rai.it, http://www.rai.it/news, 12/02/2007

Abu Omar, scarcerato nella notte dalle autorita' egiziane, e' tornato nella sua casa di Alessandria d'Egitto e ha preannunciato che denuncera' Silvio Berlusconi per il suo sequestro a Milano nel febbraio del 2003.

Attraverso il suo avvocato, Montasser al Zayat, l'ex imam ha dichiarato all'emittente araba satellitare Al Jazira che ritiene Berlusconi personalmente responsabile: "L'ex presidente del Consiglio italiano e' colui che ha permesso alla Cia di catturare e spedire Abu Omar in Egitto", ha affermato al Zayat, "per questo il mio assistito lo ritiene tra i responsabili di cio' che gli e' accaduto. Abu Omar e' stato torturato in prigione e ha anche tentato di suicidarsi".

L'avvocato ha assicurato che ora l'ex imam e' in buone condizioni di salute, ma Abu Omar raggiunto telefonicamente dall' Ansa ha detto: "Sono ridotto ad un relitto di essere umano". "Non posso parlare, non posso lasciare il Paese. Non voglio andare in carcere un' altra volta".

Sono passati quattro anni da quando Abu Omar venne rapito a Milano in via Guerzoni da un "commando della Cia" per essere trasferito, dopo un breve passaggio per le basi americane di Aviano e di Ramstein, in Germania, in un carcere egiziano dove venne anche torturato. Da quel giorno, il 17 febbraio del 2003, oggi e' la seconda volta che e' ritornato in liberta' nella sua casa di Alessandria d'Egitto.

Sulla vicenda del rapimento la Procura di Milano apri' un'indagine che tra le altre cose vide il contributo anche delle telefonate intercettate che l'imam, tra l'aprile ed il maggio del 2004 quando per la prima volta fu scarcerato, fece a Milano alla moglie e a un amico e nelle quali racconto' di essere stato rapito da degli "occidentali". L'inchiesta sul sequestro condotta dai procuratori aggiunti di Milano Armando Spataro e Ferdinando Pomarici ha portato ad accertare che il rapimento dell'imam fu organizzato da 26 agenti della Cia tra cui il capocentro di Milano Robert Seldon Lady e Jeff Castelli, capo della Cia a Roma, con il contributo di alcuni funzionari del Sismi, del direttore del servizio segreto militare Nicolo' Pollari, del capo del controspionaggio Marco Mancini e del maresciallo dei Ros Luciano Pironi.

Tutti sono imputati a Milano di sequestro di persona davanti al gup Caterina Interlandi. Proprio questa mattina davanti al giudice cominceranno le arringhe dei difensori degli agenti della Cia per i quali tra l'altro e' stata chiesta dalla magistratura milanese l'estradizione.

Contemporaneamente nei confronti di Abu Omar il gip Guido Salvini, nel giugno del 2005, ha emesso un'ordinanza di custodia cautelare con l'accusa di terrorismo internazionale. Provvedimento emesso non solo per la gravita' degli indizi a suo carico in relazione alla sua appartenenza a gruppi eversivi vicini ad Ansar Al Islam, ma anche, come e' scritto nel provvedimento, per una forma di 'tutela' dell'ex imam e metterlo al riparo "da possibili intenzioni di provocare una definitiva 'scomparsa' dell'indagato di carattere extralegale".

Inoltre, con la nuova scarcerazione disposta ieri dal governo egiziano, per la magistratura si porra' il problema di rendere effettiva la possibilita' di interrogarlo tramite rogatoria, richiesta peraltro gia' inoltrata e a cui le autorita' egiziane non hanno mai dato alcuna risposta.

Gelo tra Giappone e Usa: anatema sul ministro della difesa Kyuma

ANSA.it, http://www.ansa.it, 12/02/2007

TOKYO - Gli Stati Uniti hanno messo oggi all'indice il ministro giapponese della Difesa Fumio Kyuma nella più grave crisi bilaterale del dopoguerra. Come annunciato oggi a Tokyo, alla vigilia di una sua visita in Giappone il vicepresidente americano Dick Cheney ha chiesto di non incontrare il neoministro, che negli ultimi tempi aveva ripetutamente criticato l'Amministrazione americana.

Il vicepresidente è atteso a Tokyo fra otto giorni per preparare la prima visita negli Usa del premier Shinzo Abe, prospettata per la fine aprile o l'inizio di maggio. Secondo fonti informate citate dall'agenzia 'Kyodo', Cheney si è dichiarato disposto a incontrarsi con alti esponenti delle forze armate nipponiche ma non con Kyuma.

All'indomani della trasformazione dell'Ente di Autodifesa in vero e proprio ministero, il mese scorso, egli aveva rivolto rivolto ripetute critiche all'Amministrazione statunitense per la guerra in Iraq e per la presenza militare americana a Okinawa. I vertici di governo e lo stesso Abe, noto per condividere diverse idee ultraconservatrici del neoministro, avevano evitato di richiamarlo formalmente all'ordine e la vicenda aveva finito per essere oggetto di una protesta diplomatica statunitense, di cui però a Tokyo si era voluta sminuire l'importanza.

Anche oggi le fonti citate dalla 'Kyodo' hanno tentato di sdrammatizzare, affermando che il passo statunitense non dovrebbe influire sul programma del viaggio di Abe a Washington. E' però certo che la posizione del premier, già molto criticato su diversi altri piani interni e internazionali, rischia di farsi estremamente difficile. In politica estera, in particolare, egli ha mantenuto una posizione di grande intransigenza verso Pyongyang nonostante tutto l'impegno dei vicini e degli Usa per disinnescare la crisi del riarmo missilistico e nucleare nordcoreano.

E' già da qualche tempo, inoltre, che sono cominciati a emergere diversi segni di un'insoddisfazione americana per l'andamento del "dialogo strategico" con Tokyo, al punto che ultimamente un esperto statunitense ha persino messo un dubbio la "sopravvivenza" dell'alleanza del dopoguerra. Già verso la fine del mandato del predecessore di Abe, Junichiro Koizumi, Washington aveva espresso a Tokyo un non troppo celato malumore per il degrado nelle relazioni del Giappone con la Cina a causa dell'indulgenza del governo nipponico verso le ideologie revansciste.

In tale contesto autorevoli fonti dell'Amministrazione americana avevano parlato per la prima volta di un'"equidistanza" degli Usa da Giappone e Cina, uno dei più clamorosi mutamenti rispetto agli orientamenti prevalsi nel dopoguerra circa l'esistenza di un 'rapporto privilegiato' fra Washington e Tokyo. Quanto a Kyuma, il suo destino politico appare destinato ora a fare da cartina di tornasole per le relazioni nippo-americane. Già titolare dell'Ente di Autodifesa alla fine degli anni novanta nel governo del premier Ryutaro Hashimoto, egli ha 65 anni ed è considerato uno dei principali 'falchi' dello schieramento di governo assieme al ministro degli Esteri Taro Aso e allo stesso Abe.

Terrorismo. 15 arresti nel nord Italia contro un gruppo marxista-leninista

Rai.it, http://www.rai.it/news, 12/02/2007

Sono quindici le persone colpite da ordine di custodia cautelare nel nord Italia, tra Milano, Padova, Trieste e Torino. Nel capoluogo lombardo i provvedimenti restrittivi sono stati firmati dal Gip, Guido Salvini, su richiesta del Pm, Ilda Boccassini.

I reati contestati sono quelli di associazione sovversiva con finalita' di terrorismo, partecipazione a banda armata, detenzione illegale di armi e altri reati satellite. Tra le persone arrestate, c'e' almeno un delegato sindacale.

A Milano sono in corso numerose perquisizioni, secondo quanto afferma uno dei legali nominati dagli arrestati, l'avvocato Sandro Clementi. "Si tratta di arresti molto azzardati con riferimento a realta' politiche e sociali molto diverse tra loro".

L'ipotesi contestata alle quindici persone finite in manette ruoterebbe intorno ad una rivista che avrebbe tentato un ricompattamento di una delle fazioni interne alle Brigate Rosse.

Nel corso dell'operazione condotta congiuntamente dalle Questura di Milano, Padova e Torino, avviata alle prime luci dell'alba, gli agenti della Digos di Padova hanno compiuto ventina di perquisizioni nelle abitazioni dei giovani vicini al Centro sociale Gramigna di Padova, portando a termine 6 arresti.

Sara' di media intensita', colpira' 4 mln italiani

ANSA.it, http://www.ansa.it, 12/12/2007

L'influenza di stagione, la cosiddetta 'Pacifica', è arrivata in Italia. Ma, secondo le previsioni degli esperti, l'epidemia sarà quest'anno di bassa intensità e si prevede colpirà 3-4 milioni di italiani, di cui un terzo circa bambini.

Il nome 'Pacifica' deriva dai ceppi virali da cui è costituito il vaccino: americani Wisconsin, come lo scorso anno, e nuovi ceppi delle Isole Salomone, arcipelago localizzato a nord-est dell'Australia, che battezzano il malanno di stagione. Non solo: pacifica anche per la virulenza, ossia la 'cattiveria' del virus, che quest'anno si prevede appunto di media intensità, di poco superiore quindi a quella che si è avuta lo scorso inverno.

Intensità media anche perché il virus che arriva dal Pacifico, spiega il virologo Fabrizio Pregliasco, "é comunque una variante del virus Nuova Caledonia già in circolazione lo scorso anno e, quindi, coloro che ne sono stati colpiti lo scorso inverno dovrebbero quest'anno riuscire, in teoria, a scampare il contagio". Ad ogni modo, avverte l'esperto, "fare previsioni sulla durata e l'intensità dell'influenza è sempre più difficile, a causa delle condizioni climatiche che negli ultimi anni si sono dimostrate sorprendenti. Se le previsioni saranno rispettate, il picco potrebbe presentarsi non prima di quattro settimane". Il consiglio è anche quello di fare attenzione ai sintomi: "L'influenza è una malattia virale, causata da virus che provocano febbre elevata oltre i 38,5 gradi, brividi, tosse, mal di gola, mal di testa e dolori articolari per giovani e adulti; febbre e disturbi intestinali per bambini e anziani. Non dobbiamo confonderla - sottolinea Pregliasco - con le sindromi parainfluenzali o il comune raffreddore, che già da alcune settimane colpiscono numerose persone e si presentano in forma più leggera, ma con sintomi simili". E se si tratta davvero di influenza, è bene contattare il proprio medico per un'opportuna terapia farmacologica a base di antivirali. L'uso degli antibiotici, avverte il virologo, "è invece inutile, poiché raffreddore e influenza sono malattie virali e non batteriche; quindi - conclude - la terapia antibiotica ha un ruolo solo se si verificano complicanze di origine batterica, come broncopolmoniti o polmoniti".

Berlusconi: PdL in vantaggio di 13 punti sul Pd. Napoli? L'Armata Rossa della magistratura si rimette in moto...

Rainews24, http://www.rainews24.it, 12/12/2007

Sarà la rappresentanza italiana dei partiti del popolo europeo e spero che il manifesto della nuova formazione sarà lo stesso del Ppe. Ospite della trasmissione televisiva di Michela Vittoria Brambilla, Silvio Berlusconi delinea il futuro del nuovo partito, il Popolo della Libertà .

Immancabili, arrivano anche i sondaggi secondo i quali il Pdl si attesta al 37,1% e il Pd al 24,2%. "Se si andasse a votare con l'attuale legge elettorale con alcuni correttivi riguardanti il Senato noi avremmo decine e decine di parlamentari di vantaggio", dice l'ex premier.

Quanto alle indiscrezioni riportate da La Repubblica su un'inchiesta in corso a Napoli nei suoi confronti con il reato ipotizzato di corruzione, Berlusconi si mostra tranquillo: "Non c'è nulla di rilevo penale, si tratta di accuse infondate". Poi la stoccata: "C'è aria di elezioni e subito l'armata rossa della magistratura si rimette in moto". "Il presunto scoop di Repubblica è una montatura assoluta dentrola quale - ha aggiunto - non c'è nulla, nulla, nulla".

Siamo di fronte ad un regime di non piena libertà, di fronte ad una oppressione fiscale, burocratica e giudiziaria. "Io lo dico a chi ci sta ascoltando. C'è molta tranquillità di spirito in me. Ma trovo che sia molto grave il fatto che ci sia una incursione della magistratura con dei controlli telefonici e delle telecamere nei confronti di un leader e nei confronti anche di tantissimi cittadini. Trovo gravissimo - aggiunge l'ex premier - che ci siano notizie che tengono diffuse dagli uffici della procura e trovo grave che i giornali pubblicano queste notizie". Per Berlusconi quindi si tratta di "recrudescenze dell'attività giudiziaria" e anche per questo motivo "c'è la necessità di dare un voto ed una adesione alla nuova formazione della libertà".

Tir irremovibili, benzina introvabile, scaffali vuoti. Emergenza rifiuti a Napoli

Rainews24, http://www.rainews24.it, 12/12/2007

Auspichiamo una convocazione a breve, e siamo fiduciosi. "Le organizzazioni degli autotrasportatori saranno convocate solo se revocheranno il blocco". Il botta e risposta a distanza fra Maurizio Longo, responsabile nazionale della Cna Fita, e il ministro dei Trasporti Alessandro Bianchi, illustra lo stallo totale nella vertenza sui Tir. Continuano, dunque, i blocchi sulle autostrade, le code interminabili ai pochi distributori ancora provvisti di benzina, mentre i supermercati si svuotano.

Gli autotrasportatori si rifiutano di sospendere per poche ore il fermo e affermano che "è stato accolto l'invito di Bianchi" in particolare sulla sospensione dei blocchi. Il ministro negli studio Rai di "Uno Mattina" ripete che il fermo è "illegale" e che la decisione presa ieri "non è tecnicamente una precettazione, ma un'ordinanza per la violazione del codice di autoregolamentazione e per danni alla collettività".

Chi paga la protesta altrui

Federalimentare, intanto, avverte: "La prosecuzione del fermo dell'autotrasporto sta bloccando i rifornimenti per la tavola degli italiani" proprio alla vigilia delle feste di fine anno. Per le aziende del settore, il fermo 'costa' una perdita secca di 210 milioni di euro al giorno.

Benzina razionata anche in Vaticano

Le conseguenze dello sciopero dei Tir si fanno sentire anche oltre Tevere. Da oggi ogni dipendente vaticano può approvigionarsi di benzina per un quantitativo massimo di 20 euro.

In Campania emergenza rifiuti

Il blocco dei Tir in Campania porta alla paralisi nella raccolta dei rifiuti.La situazione, già critica nella giornata di ieri, è peggiorata nel corso della notte quando non c'è stata né pulizia delle strade né raccolta. L'ideale per presentare la città ai turisti nel prossimo weekend e nelle feste di fine anno.

A Napoli, l'Asia (Azienda speciale igiene ambientale del Comune) ha assicurato unicamente i servizi minimi soprattutto negli ospedali, nelle scuole e in alcune zone della città come il centro storico dove le strade sono troppo strette. Oggi sono almeno 1500 le tonnellate non raccolte. In provincia non va meglio: i cumuli di immondizia sono numerosi e diffusi.

Tutti in coda

Anche nelle Marche la cosiddetta 'precettazione dei camionisti' non ha interrotto lo sciopero degli autotrasportatori. Continuano i blocchi a scacchiera nei pressi dei caselli autostradali di Ancona sud e Ancona nord, davanti alla Raffineria Api di Falconara, a Pesaro, Fano, Civitanova Marche e San Benedetto del Tronto. Benzina e gasolio cominciano a scarseggiare, ma qualche stazione di servizio dell'A14 e' ancora aperta, con lunghe code ai distributori automatici.

La battaglia del Codacons

Situazione critica in Sicilia, dove il Codacons "attiverà nelle nove province sportelli legali ai quali tutti i consumatori danneggiati nei più svariati modi da 'Bisonte selvaggio' potranno rivolgersi per richiedere un risarcimento danni e trascinare in tribunale gli autotrasportatori".

Bloccare totalmente l'economia di una regione - afferma il segretario nazionale dell'associazione dei consumatori, Francesco Tanasi - è il modo meno adatto per far sentire la propria voce, poiche' dalla ragione si passa al torto. La gente, che appoggiava all'inizio le motivazioni degli autotrasportatori ora ne condanna adesso caldamente l'operato.

Incidente

Al casello di Civitanova Marche, l'autista di un Tir olandese che doveva trasportare fiori, vistosi bloccato dai manifestanti, nel tentativo di avanzare senza riuscirci, ha forzato il blocco investendo due manifestanti. Entrambi sono stati portati d'urgenza all'ospedale. Uno sarebbe molto grave. Sul posto è intervenuta la polizia stradale di Porto San Giorgio. Il camionista olandese è stato fermato e accompagnato nella caserma della Stradale per essere ascoltato dagli agenti.

Istat gli italiani un po' piu' ricchi e un po' piu' vecchi

Rainews24, http://www.rainews24.it, 12/12/2007

Nel 2007 e' in leggero aumento la percentuale di persone (in eta' superiore ai quattordici anni) che si dichiarano molto o abbastanza soddisfatte della propria

situazione economica: il 51,2% contro il 50,2% nel 2006. Sono i risultati di una indagine dell'Istat, secondo la quale la quota piu' alta di soddisfatti si registra al Nord (58,8%), mentre si attesta al 53,1% nel Centro e scende al 40,3% nel Mezzogiorno.

La famiglia del signor Rossi spende ogni mese poco meno di 2.500 euro, molti dei quali se ne vanno per pagare affitto, condominio e bollette. E' quanto

emerge dall'annuario statistico dell'Istat, secondo cui i livelli di spesa del 2006 sono sostanzialmente invariati rispetto al 2005 (2.460,80 euro, circa 63 euro in piu'). Diminuiscono le spese per arredamenti ed elettrodomestici, e quelle per tempo libero e cultura. In aumento invece le spese per la casa: comprese le utenze rappresentano il 31%. Tra le diverse bollette, l'Istat segnala che e' quella del gas ad incidere maggiormente sulla spesa complessiva, con un

peso del 2,1% nel 2006.

Piu' vecchi

Complessivamente, nel 2006 si e' registrato un ulteriore invecchiamento della popolazione. Con gli over 65 rispetto agli under 15 stimato al 141,5% e in costante aumento, l'Italia si conferma come la nazione europea con il piu' alto processo di invecchiamento. L'unica regione che si situa sotto la soglia di parita' a quota 100 e' la Campania con il 90,1% e cioe' con una eccedenza di giovani rispetto agli anziani.

Meno matrimoni

Prosegue il calo dei matrimoni, scesi nel 2006 a 243.511 mentre, al loro interno, si riduce la forbice fra i riti religiosi e quelli civili: 66,3% contro 33,7%. Percentuali che cambiano pero' vistosamente se si scompone il dato regionalmente.

Il Trentino-Alto Adige guida la classifica dei matrimoni religiosi con il 94,1% seguito dalla Basilicata con l'87,1% dalla Calabria con l'86,1% dalla Puglia con l'83,5% e dal Molise con l'80%. La percentuale di matrimoni civili piu' alta e' invece in Friuli-Venezia Giulia con il 52,0% e, in ordine, in Liguria con il

50,6% in Valle d'Aosta con il 48,4% in Emilia-Romagna con il 48,3% e in Toscana con il 47,5%.

Divoratori di farmaci

Gli italiani si confermano grandi consumatori di medicinali: una persona su tre ha dichiarato di aver fatto uso di farmaci nei due giorni precedenti l'intervista (nelle donne la percentuale sale pero' al 43,8%). Dopo i 55 anni oltre la meta' della popolazione fa uso di farmaci, e tra le persone di 75 anni e oltre si arriva

all'84,8%.

Il 79% della popolazione di 14 anni e piu' esprime un giudizio positivo sul proprio stato di salute (dato sostanzialmente stabile rispetto al 2006); il 14,0% e' poco soddisfatto, mentre le persone del tutto insoddisfatte sono il 4,5%. Nel Nord il livello di soddisfazione si attesta all'82,0%, nel Mezzogiorno invece scende al 75,9%.

L'Annuario punta i riflettori anche sulla cattiva abitudine del fumo, rilevando che la quota di fumatori e' complessivamente stabile rispetto al 2006: nel 2007 si e' dichiarato fumatore il 22,1% della popolazione. Tra gli uomini, i fumatori sono il 28,2%, tra le donne il 16,5%. Il fenomeno e' piu' diffuso nella

fascia di eta' 25-34 anni tra gli uomini (38%) e 45-54 anni tra le donne (23%).

Le malattie cardiovascolari ed i tumori si confermano i 'primi killer' degli italiani, risultando le principali cause di mortalita'. I quozienti piu' elevati di mortalita' per 100mila abitanti, sono dunque per le malattie cardiovascolari, pari a 415 per il totale della popolazione (382 per i maschi e 446 per le femmine).

Al secondo posto tra le cause di decesso si collocano i tumori (il 29,2% del totale dei decessi, con quozienti per 100mila abitanti pari a 337,5 per i maschi e 236,3 per le femmine). Al terzo posto si trovano i decessi per malattie dell'apparato respiratorio, i cui quozienti hanno un valore pari a 62,9 per 100mila (74,5 per i maschi e 52 per le femmine).

La "geografia della mortalita" per causa vede le regioni del Mezzogiorno con i livelli sostanzialmente piu' bassi per i tumori ma piu' alti per quanto riguarda le malattie cardiocircolatorie. Infine, conclude l'Istat, "i dati del 2002 evidenziano ancora una volta una piu' elevata mortalita' infantile al Sud rispetto al Nord e al

Centro".

Tra gli adolescenti ed i giovani pero', si sottolinea, l'elevato numero di decessi e' da ascriversi in prevalenza ad incidenti stradali, autolesioni e suicidi.

Tir: il governo precetta ma la protesta prosegue

ANSA.it, http://www.ansa.it, 12/12/2007

ROMA - Tre pagine firmate dal ministro dei Trasporti Bianchi, per delega per presidente del Consiglio, che impongono agli autotrasportatori di sciogliere il blocco proclamato dalla mezzanotte del 10 dicembre, non sono servite a risolvere il problema dei rifornimenti: i tir rimangono fermi su strade e autostrade e i camionisti dichiarano di non voler mollare, sostenendo che la precettazione non ha validità giuridica. Mentre è sempre più drammatica la situazione ai distributori di benzina, il traffico - almeno per ora - non presenta gravi difficoltà perché gli autotrasportatori consentono ai veicoli di passare.

DISAGI SU STRADE E AUTOSTRADE

Ancora disagi su strade e autostrade per la protesta dei camionisti, nonostante la precettazione dalla mezzanotte, secondo quanto riferisce il Cciis. Sulla A10 alla stazione di Ventimiglia, al confine con la Francia, l'autoporto è bloccato. Traffico rallentato sulla A9 alla dogana di Chiasso. Traffico bloccato sulla A4 Brescia-Padova a Padova Est e Ovest (in uscita) provenendo da Brescia. Sulla A1 traffico bloccato a Orte e Magliano (in entrata) allo svincolo di Fiano Romano. Solo in direzione di Roma è consentito il traffico per i veicoli leggeri. Traffico bloccato anche alla barriera di Roma Sud e sulla A1 direzione Napoli alla barriera di Napoli Nord, Frosinone (in entrata), Anagni-Fiuggi (in entrata), Capua (in entrata) e Caserta Sud (in entrata), sulla A30 Caserta-Salerno, a Nola, in entrata dove è consentito solo il transito per i mezzi leggeri. Sulla A3 Salerno-Reggio Calabria blocchi a Vibo Valentia-Campo Calabro (in entrata), Pizzo Calabro (in entrata), Tarsia (in entrata), mentre a Villa San Giovanni non ci sono problemi per i veicoli leggeri.

PIEMONTE - Rimane il presidio degli autotrasportatori a Torino. Dopo la mezzanotte nessuno degli oltre settemila camion, fermi all'Interporto, si è mosso.

LOMBARDIA - Ai caselli dell'A4, tra Brescia e Milano, circa 500 autotrasportatori da tre giorni attuano un presidio. L'effetto dello sciopero inizia a farsi sentire anche in città: a Bergamo benzina e gasolio sono pressoche' introvabili, alcune aziende saranno costrette a sospendere l'attività. C'é allarme per la mancanza della distribuzione dei generi alimentari nei supermercati e al mercato ortofrutticolo.

LIGURIA - Un autotrasportatore marocchino è stato circondato da quattro persone e colpito con un pugno in faccia. Il giovane era riuscito ad entrare nel porto di Genova, nonostante il presidio dei camionisti. I mezzi pesanti sono sempre incolonnati sul ponte che dal casello di Genova Ovest conduce al varco portuale di San Benigno, rendendo difficoltosa la circolazione. Disagi al traffico.

EMILIA ROMAGNA - Traffico regolare e scarso attorno a mezzanotte lungo le autostrade. Sono rimasti i vari presidi degli autotrasportatori ma senza blocchi alla circolazione.

FRIULI VENEZIA-GIULIA - Situazione abbastanza tranquilla; resta un presidio a Visco, dove una decina di camion impedisce il rifornimento di carburante.

VENETO - Restano i presidi nelle aree principali della viabilità autostradale. Ai caselli di Padova Est e Ovest, di Monselice sulla A13 e a Villabona a Mestre, sempre sulla A4. Rallentamenti, ma al momento non ci sono code. Aree di servizio con il cartello "carburante esaurito".

MARCHE - Rimangono i blocchi degli autotrasportatori che non ostacolano la circolazione. La polizia controlla la situazione ma non interviene.

LAZIO - Proseguito il presidio di centinaia di camion alla barriera di Fiano Romano. Il traffico leggero in arrivo a Roma da Firenze non può entrare dal casello di Roma nord, ma deve dirigersi al casello di Roma est o deviare sulla Ponzano-Soratte o entrare da Roma sud. Camion ai lati delle strade ci sono, in prossimità del raccordo, anche su alcune consolari e sulla Salaria. Con la scorta della polizia è stato possibile procedere al rifornimento di carburante di due aree di servizio sul Gra. Tre persone sono state arrestate, due ad Acilia ed una a Formello, con l'accusa di furto aggravato di carburante. Sorpresi nella notte mentre svuotavano i serbatoi di alcuni autocarri parcheggiati.

TOSCANA - Attivi tutti i blocchi istituiti dagli autotrasportatori che, comunque, lasciano passare le automobili. Cominciano a scarseggiare il gasolio e la benzina. Permangono i presidi sulla A1 al piazzale di uscita di Firenze Certosa e all'entrata di Valdichiana e, sulla A11, alla stazione di uscita di Altopascio.

ABRUZZO - Primi segni di smobilitazione della protesta: in totale, secondo la Polstrada, i caselli sarebbero stati presidiati da circa cento tir. Il presidio dei tir sulla A25 che era all'esterno del casello di Aquila ovest ha smobilitato intorno alle ore 22 ma i camionisti avrebbero intenzioni di radunarsi al mattino.

UMBRIA - Nessun blocco, la situazione si è normalizzata.

CALABRIA - Prosegue la protesta, non e' stato rimosso nessuno della ventina di blocchi attuati. La situazione, in tutti i presidi, è tranquilla e la notte è trascorsa senza problemi di ordine pubblico. I blocchi si trovano nei pressi degli svincoli autostradali dell'A3, Salerno - Reggio Calabria, e sulle strade statali. Lungo il tratto calabrese dell'A3 il traffico è scorrevole. Disagi sulle strade statali. Esaurite le scorte di gasolio e benzina.

CAMPANIA - Ancora blocchi, disagi e atti di vandalismo. Punti critici a tappeto, su tutte le principali arterie autostradali dove, al momento, varchi sono comunque assicurati per il passaggio delle automobili ma dove diversi sono i casi di autotrasportatori che, non volendo aderire alla protesta, stanno subendo tagli di pneumatici dai loro stessi colleghi. Tir sono presenti sull'A1, a Caserta Sud a Caserta Nord, sull'A30, presidi alla barriera di Mercato San Severino, sull'A3, Napoli-Salerno, all'altezza del casello di Nocera, e sull'A16.

PUGLIA - Rallentamenti sulla maggior parte delle statali in direzione Nord e Sud. Rimasto chiuso nella notte e chiuso tuttora, per una cinquantina di chilometri, il tratto dell'autostrada A 14 tra Foggia e Canosa di Puglia con presidi nelle stazioni di servizio.

BASILICATA - Tutti i blocchi sono attivi e un altro è stato creato sulla strada statale 106 Jonica, a Policoro (Matera), nei pressi dello svincolo per la fondovalle Sinnica. Alla periferia di Potenza, decine di autocarri sono ancora in coda nel primo tratto del raccordo autostradale che collega il capoluogo lucano con l'A3 Salerno-Reggio Calabria. In provincia di Matera, sono ancora attivi i blocchi sulla Jonica, sulla statale Appia e a Ferrandina, nei pressi dello svincolo per la Basentana. Stamani, a Potenza e Matera, sono rimasti chiusi quasi tutti i distributori di carburante.

SICILIA - Continuano i blocchi stradali, a Palermo e Catania si concentrano in prossimità degli svincoli autostradali e nelle zone portuali. I manifestanti lasciano piccoli varchi per consentire il passaggio delle auto. Il leader dell'Aias, l'Associazione siciliana dei trasportatori, è stato arrestato per interruzione di pubblico servizio. Con lo stesso reato sono stati fermati altri due camionisti.

SARDEGNA - Nei porti della Sardegna proseguiranno per tutta la notte i presidi degli autotrasportatori. La conferma è arrivata dal presidente regionale della Confartigianato, Giovanni Antonio Mellino.

Dal caro-diesel al calo dei costi, i motivi dello stop

ANSA.it, http://www.ansa.it, 12/12/2007

L'alto costo del gasolio, l'abusivismo, la concorrenza "sleale" dei vettori stranieri e la mancanza di una strategia mirata sui controlli di tutti gli operatori coinvolti nella filiera del trasporto di merci su strada. Sono alcune delle principali ragioni - contenute nel documento inoltrato un mese fa al governo - alla base del blocco dei tir, scattato la notte scorsa e previsto sino a venerdì prossimo.

Il documento contiene precise richieste normative sulla riorganizzazione e il risanamento del mercato dei trasporti su strada. In particolare, gli autotrasportatori chiedono interventi immediati contro il continuo incremento del costo del carburante e per contenere i costi di esercizio, di aumentare la capacità contrattuale, il contratto obbligatorio scritto, termini tassativi di pagamento a 30 giorni e non a 180 e una autorità di controllo per individuare i costi minimi di produzione dei servizi di trasporto.

Inoltre invocano regole sui pedaggi e modifiche agli studi di settore, la cancellazione della misura per il contenimento del costo del lavoro, l'istituzione delle pattuglie dedicate ai controlli dei mezzi pesanti.

Sul fronte della Finanziaria, le imprese sono ancora in attesa di spendere i 116 milioni di euro previsti nella Finanziaria dello scorso anno sulla cui impostazione di distribuzione non sono d'accordo. Per la Finanziaria di quest'anno, le organizzazioni hanno chiesto un intervento di 575 milioni ma osservano di averne ricevuti solo 195, un taglio "drastico" alla competitività. Quindi, vogliono discutere le modalità di spesa e una dotazione economica maggiore.

Gdf, in 11 mesi scoperti 27,7 mld evasione, +78% 2006

ANSA.it, http://www.ansa.it, 12/12/2007

ROMA - Sono 27,7 i miliardi di euro di base imponibile sottratta al fisco scoperti dalla Guardia di Finanza al 30 novembre di quest'anno, un 78% in più rispetto allo scorso anno. Il dato è stato reso noto dalla Guardia di Finanza nell'ambito del tradizionale saluto di Natale con la Stampa. E' un bilancio "di portata storica, superiore alle attese" sottolineano dal Comando. Un risultato, inoltre, "mai raggiunto negli ultimi quindici anni". La Guardia di Finanza ha recuperato anche 4,2 miliardi di Iva evasa (+75%) e 13,5 miliardi di rilievi Irap (+44%).

Complessivamente gli uomini delle Fiamme gialle hanno effettuato 853 mila tra controlli e verifiche (+23% rispetto alla media 2004/2006). Questi risultati, sottolinea la Guardia di Finanza, sopravanzano di molto la media degli ultimi dieci anni di attività, che si attestava su 15,6 mld di rilievi imposte dirette, 2,4 mld di Iva dovuta e 9,4 mld di rilievi Irap. Ecco dunque spiegato il perché di un bilancio dalla "portata storica". "Ma al di là dei numeri - ha spiegato il generale Giuseppe Vicanolo, capo del Terzo reparto operazioni del Comando generale - quel che conta é la deterrenza dei controlli ossia che siano fatti in numero adeguato e con metodologie qualitativamente efficaci in modo da far percepire anche ai contribuenti non ispezionati che il rischio di andare incontro ad accertamenti seri e rigorosi è più alto rispetto al passato, per cui conviene di più rispettare le regole".

8.200 EVASORI TOTALI (+20%), 9,4 MLD RECUPERATI Cresce il numero di evasori totali in Italia, persone completamente ignote al fisco. Nel 2007, secondo i dati resi noti oggi dalla Guardia di Finanza, ne sono stati scoperti 8.262, un 20% in più rispetto al 2006 (6.841). Gli oltre otto mila evasori hanno evaso nei primi undici mesi del 2007 una base imponibile di 9,4 mld di euro, un 22% in più rispetto ai 7,7 mld scoperti nel 2006. Importante anche il fenomeno dei lavoratori in nero o irregolari: i militari delle Fiamme gialle ne hanno individuati 29.447, un 4% in più rispetto allo scorso anno.

Il peso della black economy si conferma dunque "molto consistente". Lo zoccolo duro degli oltre otto mila evasori scoperti dai finanzieri, si sottolinea, si spiega a causa della "persistente tendenza delle piccole imprese e dei professionisti che, al fine di evitare l'applicazione degli studi di settore, preferiscono 'sommergersi' completamente e non presentare le dichiarazioni sperando di sfuggire alle maglie dei controlli". Quanto alle frodi fiscali sono stati denunciati 7.202 soggetti (+9% rispetto al 2006) ed è stata scoperta Iva su fatture false per 1,6 mld (+14%).

Debito fermo a settembre, cala su 5 mesi

ANSA.it, http://www.ansa.it, 12/12/2007

ROMA - Il debito pubblico si ferma, anche in valori assoluti. A settembre si è attestato a 1.619,262 miliardi di euro, in lieve calo rispetto ai 1.619,435 miliardi del mese precedente ma soprattutto in costante flessione rispetto ai cinque mesi precedenti. Lo scorso anno, invece, tra maggio e settembre il debito aveva segnato una crescita di circa 25 miliardi. E' quanto emerge dai dati elaborati dalla Banca d'Italia, contenuti nel supplemento Finanza Pubblica al Bollettino Statistico dell'istituto. Dopo aver toccato il record di maggio, a 1.626,7 miliardi, il debito pubblico è sceso lasciando sul terreno, in valori assoluti, circa 7,5 miliardi (cioé lo 0,5%). Il confronto con il periodo maggio-settembre del 2006 mostra invece che lo scorso anno, negli stessi 5 mesi - che quindi non dovrebbero registrare differenze di scadenze sia per gli incassi fiscali sia per il pagamento degli interessi sui titoli di Stato - il debito era invece salito esattamente di 23,6 miliardi, con un balzo dell' 1,5%. Ai fini del patto di stabilità europeo è comunque il valore percentuale del debito rispetto al Pil ad avere valore. Per il calcolo esatto bisognerà attendere marzo 2008. Per ora, però, é possibile notare l' "anomalia" di un andamento decrescente anche in valori assoluti. Negli ultimi 12 mesi, dal settembre 2006, il debito ha comunque segnato un incremento dell'1% mentre se si guarda l'andamento dall'inizio dell'anno, la crescita è stata di 43,9 miliardi, del 2,7%. I dati di dettaglio forniti dalla Banca d'Italia mostrano un andamento contenuto anche per il debito delle amministrazioni locali. A settembre si è attestato a 112,1 miliardi, appena sopra i 111,8 milioni di agosto, ma meno dei 112,9 miliardi di luglio. Il debito maggiore è que4llo delle Regioni (e province autonome) che ha sfiorato ai 48 miliardi (47.988 milioni), superando i comuni (a 46,8 miliardi) e le province (8,8 miliardi).

Fotografati nel cervello gli 'interruttori' delle lingue

ANSA.it, http://www.ansa.it, 12/12/2007

MILANO - C'é un meccanismo cerebrale che permette di selezionare correttamente la lingua con cui ci si vuole esprimere attraverso un sistema di controllo posto nel cervello. E' una sorta di interruttore che si attiva durante il passaggio dalla lingua madre a una seconda lingua e viceversa.

Lo hanno 'fotografato', attraverso la Risonanza Magnetica, i ricercatori dell'Università Vita-Salute San Raffaele, in collaborazione con il Dipartimento di Neurologia dell' Università di California e dei Geneva University Hospitals. Lo studio relativo, che sarà pubblicato domani sul Journal of Neuroscience, permette di capire qual è la ragione che rende apparentemente semplice il passaggio da una lingua all'altra, tipico dei traduttori simultanei e delle persone bilingue. Gli psicolinguisti hanno da tempo ipotizzato che per passare da una lingua all'altra vi debbano essere necessariamente delle aree del cervello che si attivano per bloccare la lingua in uso e permettere il passaggio ad un'altra lingua, ma nessuno finora lo aveva documentato.

Per farlo, i ricercatori del San Raffaele hanno sottoposto a Risonanza Magnetica Funzionale alcuni soggetti di madrelingua italiana residenti da tempo a Ginevra (quindi con padronanza di entrambe le lingue, ma esposti maggiormente a quella francese) facendo loro ascoltare storie tratte dal 'Piccolo Principe', di A. de Saint-Exupery, che contenevano numerosi passaggi dall'italiano al francese e viceversa. "Abbiamo così fotografato le aree del cervello che si attivavano durante il passaggio tra le due lingue e individuato l'accensione di alcuni 'interruttori' cerebrali - spiega Jubin Abutalebi, del San Raffaele e primo autore del lavoro - Si tratta di strutture importanti: la corteccia del cingolo (struttura nervosa coinvolta nell' attenzione) e il nucleo caudato (implicato nel complicato processo di inibizione delle azioni).

E' plausibile che per queste specifiche funzioni, tali aree siano cruciali nel meccanismo di controllo delle lingue nei bilingui". Questo studio ha anche dimostrato che quanto più si è 'esposti' a una lingua, e quindi la si conosce meglio, tanto più nel nostro cervello si attivano dei sistemi neurali simili a quelli che si attivano usando la lingua madre. E' la prova scientifica che per ottenere una buona padronanza della seconda lingua, è meglio esservi esposti in maniera adeguata, vivendo nel paese di origine, seguendo programmi televisivi o radio, parlando con soggetti nativi, in modo frequente e costante".

Inchiesta procura Napoli: Berlusconi indagato

ANSA.it, http://www.ansa.it, 12/12/2007

ROMA - Secondo quanto scrive oggi il quotidiano la Repubblica, "Silvio Berlusconi è indagato dalla procura di Napoli per la corruzione di Agostino Saccà, presidente di RaiFiction e - seconda ipotesi di reato - per istigazione alla corruzione del senatore Nino Randazzo e di altri senatori della Repubblica, 'in altri episodi non ancora identificati'".

In un lungo articolo a firma di Giuseppe D'Avanzo, che apre la prima pagina del quotidiano, 'la Repubblica' riferisce di "un telefono (intercettato) dell'alto dirigente del servizio pubblico" e del "racconto del senatore eletto dagli italiani di Australia". Fra l'altro, secondo il giornale, Berlusconi avrebbe segnalato a Saccà i nomi di quattro candidate attrici, una delle quali -scrive 'la Repubblica'- "gli sarebbe stata segnalata da un senatore del centrosinistra che gli può venire utile per fare cadere il governo Prodi".

'La Repubblica' parla anche di un incontro di Berlusconi con il sen. Randazzo, nel corso del quale sarebbe stata prospettata al parlamentare la possibilità, se avesse "cambiato cavallo", di essere "nel prossimo esecutivo o viceministro degli Esteri o sottosegretario con la delega per l'Oceania".

Berlusconi indagato, il Garante della Privacy apre una istruttoria

Rainews24, http://www.rainews24.it, 12/12/2007

Il Garante della privacy apre un'istruttoria sul 'caso Berlusconi': acquisirà "elementi di valutazione" sulla vicenda relativa all'inchiesta della Procura di Napoli di cui oggi ha dato notizia il quotidiano 'La Repubblica' e si riserva di adottare, "anche in via d'urgenza", eventuali provvedimenti. Ne dà notizia un comunicato stampa dell'Authority presieduta da Francesco Pizzetti.

Il Garante per la protezione dei dati personali ha ricevuto oggi una segnalazione dell'on. Berlusconi relativa alla liceità della pubblicazione da parte del quotidiano 'La Repubblica' delle notizie concernenti un'inchiesta in corso presso la Procura della Repubblica di Napoli.

L'Autorità ha disposto l'immediata acquisizione dei necessari elementi di valutazione presso la testata giornalistica e il competente ufficio giudiziario e si è riservata sulla base dei necessari riscontri l'adozione, anche in via d'urgenza, di ogni eventuale provvedimento per i profili di propria competenza.

Martedì 13 Febbraio 2007

Per Pentagono e' un carcere a cinque stelle

ANSA.it, http://www.ansa.it, 13/02/2007

WASHINGTON - Pasti da gourmet. Assistenza medica gratuita. Scarpe da ginnastica gratis. Partite dei mondiali di calcio alla Tv. Non e' la descrizione di un albergo a cinque stelle ma del carcere di Guantanamo fatta dal Pentagono con un insolito specchietto in dieci punti che vuole far capire perche' certi detenuti, pur potendo andarsene, preferiscono restare ospiti del governo americano. Il Pentagono - dopo avere spiegato nel primo punto che tra id etenuti vi sono anche le guardie del corpo di Osama bin Laden -sottolinea nel secondo che per i pasti dei detenuti vengono spesi ancora piu' soldi che per i soldati Usa che li sorvegliano: sono pasti che possono arrivare a 4200 calorie algiorno.

C'e' una conseguenza negativa, ammette il Pentagono. I detenuti tendono a mettere su peso: in media gli ospiti di Guantanamo ingrassano di dieci chili a testa. Per evitare che i terroristi mettano la pancetta, spiega un altro punto, sono organizzate molte attivita' ricreative: dal basket al calcio (quello vero, con portiere e attaccanti), dalla pallavolo al pingpong. Per incoraggiare i membri di Al Qaida a fare sport il Pentagono regala a tutti delle scarpe da ginnastica alte. I detenuti di Guantanamo ricevono inoltre, a differenza dei cittadini americani, anche assistenza sanitaria gratuita compresi i servizi dei dentisti e degli oculisti. Viene sottolineato che 35 ospiti del carcere hanno usufruito di una completa pulizia dei denti mentre sono state completate 91otturazioni e sono state distribuite 174 paia di occhiali (un numero sorprendentemente alto).

Il tutto, viene ricordato, a spese del contribuente americano. Il Pentagono si prende anche buona cura dei bisogni spirituali dei terroristi. Una sirena ricorda cinque volte algiorno che e' giunto il momento di pregare. E Guantanamo e' disseminata di frecce per ricordare a tutti i detenuti da che parte si trova la Mecca. Per impedire che si annoino, tra un interrogatorio e l'altro, i terroristi di Guantanamo hanno accesso ai loro programmi Tv preferiti in arabo (incluse, sottolinea con orgoglio il Pentagono, le partite dei Mondiali di calcio). La biblioteca del carcere comprende oltre 3500 volumi in 13 lingue diverse (a conferma della internazionalita' del luogo).

L'opera piu' richiesta: le avventure di Harry Potter . ''Guantanamo e' il luogo di detenzione piu' trasparente della storia bellica''', afferma con orgoglio il 'nono comandamento' del Pentagono. E' stato visitato da oltre mille giornalisti provenienti da 40 paesi diversi. Delegazioni della Croce Rossa Internazionale si recano ogni pochi mesi a Guantanamo. Ed e' una fandonia che gli ospiti del carcere siano tenuti in isolamento: hanno scambiato oltre 20 mila messaggi con i familiari. Il testo iniziale citava la madre di un detenuto che affermava di non stupirsi ''che la gente non se ne voglia andare: hanno un ottimo standard di vita, rispetto dei diritti umani, dentisti, pasti decenti. Tutto quello che possonodesiderare''.

Ma la citazione, rivela oggi il quotidiano Washington Post, e' stata cancellata prima di pubblicare il testo dei '10 Fatti su Guantanamo' sul sito del Pentagono. Era sembrato, anche ai militari Usa, un po' eccessivo. Se proprio i detenuti decidono di andarsene, rivela il settimo punto del Pentagono,, ricevono alla partenza un paccodono: un Corano, un completo jeans (giacchetta e pantaloni), una maglietta bianca, una sacca da ginnastica con l'occorrente per farsi la barba (nel carcere, non c'e' da stupirsi, i rasoi errano proibiti) e inoltre, tocco finale, un cuscino e una coperta per il volo, spesso lungo, per il ritorno a casa. L'elenco delle virtu' di Guantanamo si conclude, al decimo punto, con una frustata finale: 'Nel 2005 Amnesty International ha definito Guantanamo Bay il gulag della nostra era'. Incredibile.

Parla Ruhal Ahmed, i miei 2 anni a Guantanamo

ANSA.it, http://www.ansa.it, 13/02/2007

ROMA - Partire per una vacanza e ritrovarsi a Guantanamo, detenuto e torturato per piu' di due anni senza alcuna accusa. E' accaduto a Ruhal Ahmed, cittadino britannico di origine pakistana, in Italia per raccontare la sua esperienza nell' ambito della campagna di Amnesty International 'Piu'diritti piu' sicurezza. La sua storia ha anche ispirato il film di Michael Winterbottom 'The road to Guantanamo'. Venticinque anni, cranio rasato ed una lunga barba nera, Ruhal ripercorre la sua odissea, che comincia a Tipton, cittadina delle West Midlands dove il giovane viveva.

''Dopo l'11 settembre 2001, insieme ad altri amici - racconta - siamo partiti per il Pakistan, dove eravamo stati invitati ad un matrimonio. Ma, prima della cerimonia, avevamo qualche giorno libero, cosi' abbiamo deciso di andare a fare una vacanza in Afghanistan''. Il 7 ottobre 2001 sono iniziati i bombardamenti americani nel Paese allora governato dai Talebani ''e noi -ricorda Ruhal - ci siamo trovati in mezzo. Abbiamo chiesto di poter lasciare l' Afghanistan, ma ci hanno detto che l' esercito aveva chiuso le frontiere e per un mese siamo rimasti bloccati. A fine ottobre i talebani hanno perso il controllo del Paese ed un' organizzazione umanitaria ci ha consigliato di consegnarci all' Alleanza del Nord. Siamo quindi finiti in prigione a Kandahar. Nel gennaio 2002 sono stato caricato su un aereo e portato a Guantanamo''.

''All' inizio - prosegue - fui tenuto in una delle gabbie all' aperto del Camp X-Ray: non c' erano materassi, ne' tetto, non ci era permesso di parlare con nessuno; pretendevano che stessimo seduti e guardassimo in una direzione. Il poco cibo che ci davamo ci veniva spesso lanciato come se fossimo animali. Dovevano stare fermi per 24 ore al giorno, se il nostro sguardo si posava su una delle guardie loro entravano nella gabbia, ci spruzzavano in faccia dello spray urticante e ci pestavano fino a farci svenire''. I piu' sfortunati, ricorda il giovane inglese, ''finivano nel blocco dell' isolamento: celle chiuse di metallo, bollenti di giorno e gelide di notte.

Gli interrogatori con pestaggi erano all' ordine del giorno: a volte usavano cani che ci abbaiavano vicini alla faccia, ci buttavano secchi di acqua gelida addosso, alzavano al massimo l' aria condizionata e ci lasciavano cosi' per ore. Alcuni prigionieri hanno subito abusi sessuali e sono stati sodomizzati''. La maggior parte dei detenuti, spiega,''alla fine confessava qualcosa, di essere di Al Qaida o talebano o quello che volevano''. La prigionia di Ruhal a Guantanamo fini' nel marzo 2004.

''Mi liberarono - dice - senza dirmi niente e senza alcuna accusa a mio carico. Forse hanno contato le pressioni fatte dalle mia famiglia e dalle organizzazione umanitarie, tra cui Amnesty''. Non crede che Guantanamo possa essere chiuso, ''almeno fino aquando c' e' gente come Bush e Blair, anche se i campi di prigionia esistevano pure sotto la presidenza Clinton''. Ma si batte insieme Amnesty per ''arrivare alla liberazione o a un giusto processo per tutti i prigionieri della 'guerra al terrore'''.

Usa: misteriosa malattia uccide api

ANSA.it, http://www.ansa.it, 13/02/2007

FILADELFIA - Una misteriosa malattia sta decimando le api americane, mettendo a repentaglio l'impollinazione per molte colture e provocando danni per centinaia di migliaia di dollari agli apicoltori. Lo hanno reso noto esperti del settore. Nelle ultime settimane gli apicoltori in 22 Stati degli Usa hanno registrato perdite fino all'80% della loro popolazione di api, ciò che ha impedito loro di affittare le famiglie per l' impollinazione dei mandorli (e, più avanti, dei meli e dei mirtilli). Jerry Bromenshenk, professtore dell'Università del Montana e amministratore delegato di Bee Alert Technology, società che si occupa del problema, ha parlato di un fenomeno "inconsueto in termini di ampia diffusione e gravità". Dave Hackenberg, un allevatore della Pennsylvania, ha riferito di aver perso circa 2.000 arnie, ognuna delle quali può ospitare fino a 50.000 api. Tra il reddito mancato e il costo per ricomprare le api, stima una perdita di 350.000 dollari.

L'individuazione delle cause della decimazione è resa più difficile dal fatto che spesso gli alveari sono vuoti, a parte la regina e poche operaie. Secondo Hackenberg, avviene che il numero delle api nelle arnie diminuisca nel giro di qualche giorno, fino a quando non ne rimane più nessuna (o pochissime). Non si sa dove vadano, se si tratti di una sciamatura massiccia o se invece vadano a morire altrove. Jeff Pettis, ricercatore al dipartimento di agricoltura di Beltsville (Maryland), sostiene che le api potrebbero morire per una combinazione di fattori, tra cui la presenza di parassiti (acari, in particolare) e carenza di polline. Si indaga anche se vi sia un collegamento con le forti perdite di api registrate di recente in alcuni Paesi europei, in primo luogo la Spagna.

Pil. Prodi: 'E' presto per ridurrre le tasse'

Rai.it, http://www.rai.it/news, 13/02/2007

Laurea Hororis Causaa Prodi in Scienze della Universita' di Calcutta

Mumbai, 13 febbraio 2007

Non voglio usare dati confortanti come se fossero segno di una ripresa consolidata. Lo afferma il presidente del Consiglio, Romano Prodi, su una possibile riduzione delle tasse alla luce dei dati sul Pil.

Prodi esclude per il momento una revisione delle stime di crescita per il 2007: "Non rivedo niente perché voglio essere prudente". Per Prodi "ci sono forti probabilità" che questi dati "durino anche in futuro, allora potremo ripensare una diversa strategia economica". "Ci sono comunque motivi per essere soddisfatti dato che si tratta del miglior risultato dal duemila".

Si recupera il divario con Europa e Usa

L'aumento del 2% del Pil per il 2006 "significa che lo sforzo del governo per dare una sferzata all'economia è per il momento premiata", ha detto il premier, aggiungendo che "si comincia a recuperare il divario di crescita con altri Paesi europei e con gli Stati Uniti".

Ocse: bene Italia su riforme, ora giu' tasse e contributi

ANSA.it, http://www.ansa.it, 13/02/2007

ROMA - Ridurre le tasse e i contributi previdenziali, allentare la contrattazione collettiva e spingere sulle privatizzazioni e liberalizzazioni, aumentando i poteri delle authority. Sono molti gli elementi della ricetta per aumentare produttività e crescita in Italia suggerita dall' Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico nel suo terzo studio 'Obiettivo crescita 2007'.

Ma per una volta non mancano gli apprezzamenti per il lavoro svolto finora: "Brava Italia" - si è rallegrato da Parigi il capo economista dell'Ocse Jean-Philippe Cotis - perché "sta entrando nel novero degli 'studenti diligenti' dell'Ocse". Merito anche delle liberalizzazioni volute dal ministro Bersani, "punto cruciale per per stimolare la concorrenza e quindi la crescita" e da cui "si possono attendere risultati importanti in termini di crescita e di esportazioni".

-AVANTI CON LE LIBERALIZZAZIONI. Ma il lavoro fatto finora non basta e dall'organizzazione parigina arriva l'invito a non abbassare la guardia. Occorre, invece, sfruttare la ripresa economica per dare slancio alle riforme. A cominciare proprio dalle liberalizzazioni, "un piano coraggioso e ambizioso che noi appoggiamo" - spiega Cotis - "sosteniamo questi sforzi anche perché sono riforme difficili. Come quelle dei taxi". Ma "ora è importante che l'Italia faccia tutto quello che ha detto", portando "a termine il lavoro iniziato". Un discorso esteso anche a livello europeo: secondo l'Ocse, infatti, la ripresa economica in atto, che dovrebbe durare "qualche anno" e finalmente si sta verificando anche nei paesi "ritardatari", non deve far abbassare la guardia ma al contrario stimolare le riforme economiche.

-VIA GOLDEN SHARE. Lo sforzo del ministro per le Attività produttive per aprire maggiormente al mercato settori come le assicurazioni e i farmaci deve agire da stimolo per andare avanti sullo stesso sentiero. E la strada per rilanciare concorrenza e produttività, secondo l'Ocse, passa necessariamente per la riduzione della presenza dello stato nel capitale delle società, "sostituendo le golden share con una regolamentazione imparziale, e rafforzando le authority", per permettere loro di fronteggiare meglio "i poteri anti-competitivi delle associazioni professionali".

-GIU' TASSE E CONTRIBUTI. Nel suo documento di oltre 180 pagine, L'Ocse riconosce all'Italia di aver portato a termine il taglio del cuneo fiscale, e di aver realizzato "la seconda fase di tagli alla tassazione dei redditi". Ma queste misure non bastano: occorre ridurre ancora le tasse e i contributi previdenziali. Specie per i redditi medio-bassi, dove l'occupazione è scoraggiata dal cuneo fiscale. E sempre sul tema dell'occupazione, penalizzata negli ultimi anni da una bassa crescita della produttività, l'Ocse chiede di "promuovere il decentramento della contrattazione salariale" tenendo conto "delle differenze regionali in termini di produttività e costo della vita".

USA irremovibili, conferenza di Bali sull'orlo del fallimento

Rainews24, http://www.rainews24.it, 13/12/2007

A due giorni dalla chiusura della conferenza Onu sui cambiamenti climatici, oltre al pianeta si surriscalda anche la temperatura tra le delegazioni: al punto da spingere la delegazione tedesca (la Germania è presidente di turno dell'Unione europea) a minacciare il boicottaggio dell'Ue del prossimo meeting in America, se gli USA con cambiano atteggiamento.

Anche Yvo de Boer, numero uno delle Nazioni Unite in materia di clima, teme che la diversità di vedute tra gli Stati Uniti e l'Unione europea sulla riduzione dei gas serra possa compromettere le trattative e bloccare l'accordo per una road map su un protocollo che sostituisca quello di Kyoto, in scadenza nel 2012.

Fallimento in vista

Washington si rifiuta di firmare un accordo in cui venga stabilito che le nazioni industrializzate dovrebbero ridurre le emissioni di CO2 (anidride carbonica) del 25-40% entro il 2020. La proposta è stata avanzata ieri dal ministro dell'ambiente portoghese Francisco Nunez Correia ed è sostenuta dagli esperti di clima. Ma Stati Uniti, Giappone e Russia si oppongono a che la dichiarazione finale del vertice includa nel preambolo un cenno al taglio del 25-40% come linea guida per il futuro. Troppo impegnativo per le industrie nazionali.

Alle 12 di domani il tempo scade e ci troviamo a un bivio: o tutto o nulla, avverte de Boer. La conferenza, iniziata quasi due settimane fa, ha riunito a Bali le delegazioni di 190 nazioni. Ma oltre al taglio sulle emissioni ci sono anche altri punti 'caldi' su cui si dovra' trovare un accordo entro domani: i paesi in via di sviluppo, ad esempio, vogliono rassicurazioni circa gli aiuti finanziari e il trasferimento di tecnologie con cui potranno migliorare la loro crescita economica.

I 5 punti dell'agenda italiana

Ad illustrare la politica italiana anti-emissioni è stato questa mattina il ministro dell'Ambiente, Alfonso Pecoraro Scanio, parlando davanti all'assemblea plenaria dei circa 130 ministri dell'Ambiente riuniti a Bali.

L'Italia - ha detto Pecoraro - ha messo in atto meccanismi in grado di orientare il mix energetico verso produzioni a basse emissioni, ha implementato il mercato delle energie rinnovabili attraverso i certificati verdi e quest'anno ha rafforzato gli incentivi per le fonti rinnovabili, soprattutto nel campo del fotovolotaico. Sul fronte del biofuel e delle biomasse "l'Italia sostiene esclusivamente le produzioni e l'uso sostenibile".

Secondo paletto nella politica nazionale contro i gas serra, l'efficienza nel settore dei trasporti e l'incremento della mobilità urbana sostenibile; terzo l'efficienza energetica degli edifici. Al quarto punto, la deforestazione per la quale il ministro ha chiesto alla comunità internazionale l'adozione a Bali di una bozza di decisione "per essere sicuri che azioni sostenibili possano partire presto ed essere riconosciute per il post Kyoto". Infine, quinto paletto, l'educazione ambientale.

Il Cristo e' simile a Curcio, via dalla mostra a Montecitorio

ANSA.it, http://www.ansa.it, 13/12/2007

ROMA - Un quadro che raffigura il Cristo con un volto all'apparenza somigliante a quello dell'ex-terrorista Br Renato Curcio è stato bloccato all'ingresso a Palazzo Marini dove avrebbe dovuto essere esposto, nell'ambito di una mostra sulle morti bianche. La motivazione ufficiale del divieto però riguarda la dimensione della tela, giudicata eccessiva. L'autrice dell'opera peraltro sostiene che il volto dell'uomo ritratto nella Deposizione è ispirato a quello di uno dei suoi amici artisti e non all'ex-fondatore delle Brigate rosse. Quella che doveva essere una mostra nell'ambito di un convegno sulle morti bianche a Palazzo Marini, sede della Camera dei deputati, ha dato origine a un caso dopo il rifiuto di esporre la tela di Daniela Papaia. L'artista, interpellata, ha negato la somiglianza tra il volto del Cristo e quello di Curcio.

"I volti raffigurati nel mio quadro - ha spiegato irritata, dopo che il suo dipinto era stato escluso e rimpacchettato - sono amici miei. Sono attori, registi e scrittori". E ha escluso che tali amici abbiano avuto precedenti di terrorismo. "Assolutamente no - ha sottolineato - e sono molto arrabbiata perchè, nonostante avessi mandato due mesi fa le misure della tela (170x225 cm, senza titolo), solo adesso, e con il quadro già all'interno, mi si neghi la possibilità di esporlo". E, ancora: "la politica oltre a non fare nulla per l'arte la ostacola. Per non parlare degli spazi espositivi di Roma pronti a fare mostre con artisti stranieri, mai italiani".

Tir: dopo il blocco e' allarme rincari

ANSA.it, http://www.ansa.it, 13/12/2007

ROMA - Finito il blocco dei Tir, gli approvvigionamenti stanno tornando alla normalità e le produzioni stanno riprendendo. Resta però alta l'attenzione sulle speculazioni e sul rischio aumento dei prezzi in particolare per gli agroalimentari che, denunciano le organizzazioni agricole e dei consumatori, rischiano di aggravare le spese di Natale. Il Codacons segnala numerosi avvisi relativi a prezzi aumentati in modo incongruo.

Sarebbero i banchi del mercato i luoghi dove si consumano le più strane anomalie. Pesce fresco rincarato del 30%, verdura del 20%, frutta del 10%, carne dell'8% e uova del 5%. Dati confermati anche dalla Cia-Confederazione italiana agricoltori che segnala impennate al consumo dei listini, "soprattutto per la verdura e la frutta, con punte del 15-20 per cento rispetto alla scorsa settimana".

Coldiretti entra nel dettaglio: a Campo dei Fiori a Roma, le ciliegie (sono fuori stagione) avrebbero raggiunto valori record di 15 euro al chilo ed i fagiolini 12 euro mentre il prezzo del pomodoro ciliegino è di 4 euro, zucchine a 5 euro, mele fuji a 2,4 euro e clementine a 2,5 euro e l'insalata è andata esaurita nel corso della giornata. Organizzazioni agricole e dei consumatori chiedono vigilanza su fenomeni di speculazioni. Confagricoltura perla di aumenti "inevitabili" ma, aggiunge, le aziende agricole, "stanno facendo ogni sforzo per calmierarli e mantenerli nei limiti fisiologici" che (dati Istat di oggi) a novembre hanno segnato per gli alimentari un +3,7% tendenziale (ma il pane sta a +12,1% e la pasta a +7,6%).

Di tutt'altro avviso il fronte produzione e grande distribuzione. "Non ci sarà alcun aumento sugli scaffali, i prezzi resteranno quelli che erano prima del blocco e tutto sta tornando alla normalità" fanno sapere dalla Coop che, anche grazie al fatto che i Tir potranno viaggiare domenica, assicura scaffali pieni entro 2 giorni su tutto il territorio. Nel frattempo sta riprendendo anche la produzione. Entro sabato mattina i 9 stabilimenti della Barilla torneranno a regime. Le prime a rimettersi in moto saranno le linee di produzione dei 3 stabilimenti destinati alla produzione della pasta che torneranno alla normalità già da domani mattina mentre per i 6 stabilimenti dove si producono i prodotti del Mulino Bianco il ritorno alla normalità è previsto per domani sera al più tardi sabato mattina. Più difficile il ritorno alla normalità per la Bauli che ha potuto ricominciare le consegne. "Fra domani e dopodomani - afferma l'amministratore delegato di Bauli Gastone Caprini - decideremo quando riprendere le produzioni. Molto dipenderà da come andranno consegne e vendite nel week end, in ogni caso mercoledì ripartiremo".

La Bauli, come altre aziende dolciarie, concentra gran parte della sua produzione nel periodo natalizio, per queste imprese il blocco è stato "particolarmente pesante". Hanno già ripreso invece la produzione i caseifici della Granarolo ed è probabile, fa sapere il presidente di Legacoop Agroalimentare Luciano Sita, che siano richiesti turni straordinari per recuperare la produzione persa. Quanto alle consegne del latte fresco, prosegue Sita, al Nord la situazione é tornata normale mentre al Sud tutto dovrebbe regolarizzarsi entro sera. Sono infine sani e salvi i 30.000 polli allevati a Foggia che rischiavano di morire per mancanza di mangime.

Il governo fa rientrare dalla finestra i tagli agli stipendi d'oro modificati dalla Camera

Rainews24, http://www.rainews24.it, 13/12/2007

Nel testo del maxiemendamento presentato dal Governo e' stata confermata la norma relativa ai tetti degli stipendi cosi' come era uscita dall'aula del Senato. In effetti una modifica e' stata fatta, che va pero' nella direzione di un maggiore rigore nella spesa, laddove si fissa un tetto anche alle retribuzioni delle venticinque figure per le quali era prevista una deroga.

È quanto dichiara il ministro per i rapporti con il Parlamento e le riforme istituzionali, Vannino Chiti.

L'inversione di marcia è arrivata dal Governo che ha preso la decisione nella notte ripresentando alla Camera lo stesso testo che era passato al Senato e poi modificato dalla Camera, che aveva tagliato i tagli previsti dal Governo.

Stati Uniti e Unione Europea alla Russia: no a nuovi negoziati sul Kosovo

Rainews24, http://www.rainews24.it, 13/12/2007

La Russia ha invitato ieri il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite a sostenere nuovi negoziati sul futuro status del Kosovo, ma gli Stati Uniti e i principali paese europei - favorevoli all'indipendenza della provincia separatista serba - hanno immediatamente respinto la richiesta.

Gli ambasciatori americano, Zalmay Khalilzad, e britannico, John Sauers, hanno detto che il processo di negoziazione si e' esaurito, dopo due anni di trattative che non hanno permesso di giungere a un accordo tra la maggioranza albanofona del Kosovo e la Serbia.

Le due parti restano esattamente sulle stesse posizioni sulla questione della sovranita' e noi pensiamo ora che e' venuto il momento di trovare una soluzione alla questione dello status del Kosovo affinche' il territorio possa progredire ha dichiarato John Sauers.

Dopo la proposta da parte della Russia di un testo che sottolinei la necessita' di nuovi negoziati, Zalmay Khalilzad ha detto che il Consiglio di sicurezza non permetterebbe di giungere a un accordo, e che tocca dunque a "l'Unione Europea e alla Nato" di "assumere le loro responsabilita'" sulla questione.

I mediatori (Ue, Usa, Russia) sullo status del Kosovo hanno costatato la settimana scorsa il fallimento dei negoziati.

Il Kosovo e' posto sotto amministrazione civile dell'Onu dopo l'intervento della Nato nel 1999. La provincia intende dichiarare la sua indipendenza dall'inizio del 2008 e preme sull'Unione Europea e gli Stati Uniti per avere il via libera, malgrado l'opposizione della Serbia sostenuta dalla Russia. Mosca lunedi' scorso ha messo in guardia contro una "reazione a catena nei Balcani" se la provincia serba otterra' l'indipendenza.

Mastella: Berlusconi lavori per sbloccare il ddl sulle intercettazioni

Rainews24, http://www.rainews24.it, 13/12/2007

Silvio Berlusconi dovrebbe lavorare "per aiutare a sbloccare il mio ddl sulle intercettazioni, che e' fermo al Senato". Lo ha detto il ministro della Giustizia Clemente Mastella, ospite di 'Otto e mezzo' su La7.

Il leader dell'Udeur torna sull'inchiesta della Procura di Napoli che coinvolge il presidente di Forza Italia e, sul tema delle intercettazioni, aggiunge: "La politica deve essere rispettosa dell'autonomia dei magistrati, ma rivendicando il primato della politica. Questo e' un principio di correttezza. Rispetto alla cattiva politica - conclude Mastella - e' giusto che intervenga la buona magistratura, ma rispetto alla cattiva magistratura deve intervenire la buona politica"."

Nel pomeriggio a margine di un convegno a Roma mastella aveva dichiarato: Rispondero' all'esposto del presidente Berlusconi ma devo anche dire che quando sono state pubblicate cose su di me non ho visto lo stesso entusiasmo e le stesse richieste di intervento come oggi".

Rispondero' alla lettera di Berlusconi - ha aggiunto - ma non e' da oggi che purtroppo accadono queste cose. E non e' che noi politici possiamo ricordarcene soltanto quando tocca a noi e non quando tocca agli altri. Sono state pubblicate cose su di me e non ho visto la stessa richiesta di intervento che vedo oggi.

Perquisita la casa del giornalista di Repubblica Giuseppe D'Avanzo

Rainews24, http://www.rainews24.it, 13/12/2007

La Guardia di Finanza sta procedendo ad una perquisizione nell'abitazione del giornalista del quotidiano 'la Repubblica' Giuseppe D'Avanzo. Ieri in un

articolo D'Avanzo ha anticipato la notizia di un'indagine aperta dalla procura di Napoli riguardante Silvio Berlusconi. La perquisizione fa seguito all'apertura di un'indagine per fuga di notizie da parte della procura campana.

Mercoledì 14 Febbraio 2007

Rutelli-Bindi tengono testa alla Cei

ANSA.it, http://www.ansa.it, 14/02/2007

ROMA - "Amo pensare alla Chiesa che si occupa delle cose di Dio". La cattolicissima Rosy Bindi da Nuova Delhi dispensa perle di spirituale saggezza e tiene testa orgogliosa alle Cei. "Tutto quello che andava fatto l'abbiamo fatto. Ora ci pensa il Parlamento", spande serenità. Nelle stesse ore Francesco Rutelli assicura che il dibattito sui Dico "non mette in discussione i rapporti tra lo Stato e la Chiesa". Ma puntualizza con fierezza che esiste per i parlamentari cattolici "la libertà di coscienza, la libertà di aderire o respingere" gli appelli dell'episcopato per affossare i Dico. Il governo "non blinderà con la fiducia" il cammino della legge - assicura il vicepremier - anche se sarà bene per il Parlamento "non allontanarsi" dal testo proposto. Continua il braccio di ferro tra governo Prodi e Vaticano, dopo l'annuncio della nota 'anti-Dico' della Cei. Continua a dispetto degli equilibrismi, delle parole misurate, dei giudizi ponderati degli ultra cattolici dell'Unione.

Se Ruini la pensa bene, esce bene, prova a stemperare la Bindi dall'India, mentre un gruppo di intellettuali cattolici addirittura 'supplica' la Conferenza episcopale di rispettare il Concordato, senza passi indietro nella storia, senza ritorni al non expedit. Intanto Rutelli, in Aula alla Camera, deve ricordare che "i rapporti tra Stato e Chiesa sono regolati dagli articoli 7 e 8 della Costituzione, disposizioni che hanno permesso nel corso dei decenni di mantenere distinti i due piani, quello temporale e quello spirituale, e che hanno permesso un dialogo fecondo tra lo Stato, la Chiesa cattolica e le altre confessioni".

I vertici della Chiesa, dice, "sono liberi di manifestare il proprio pensiero e di dare i propri insegnamenti ai fedeli", ma questi "evidentemente non possono essere vincolanti per lo Stato". Insomma, "non c'é motivo di ritenere che le molte discussione che si stanno sviluppando nel paese possano in qualche modo mettere in crisi i rapporti tra Stato e Chiesa cattolica", ma intanto è bene richiamare il dettato costituzionale.

Del resto, il vicepremier è certo che "non possa sfuggire l'enorme differenza" con la legislazione di altri paesi in materia. "Il testo non è blindato - prova a convincere - e può essere migliorato con l'esame parlamentare. Il voto di fiducia è escluso, anche se non è consigliabile allontanarsi dall'impianto indicato dal programma della coalizione". In questo clima, la prossima settimana, il cammino accidentato del disegno di legge sui Dico avrà inizio al Senato. La segreteria Ds dà oggi sul ddl un "giudizio molto positivo" e impegna i suoi parlamentari a sostenerne l'iter. Ma Luigi Pallaro, senatore indipendente spesso pronto a sostenere la maggioranza, si premura di far sapere che stavolta non si potrà contare sul suo voto.

Sicuri che, se non viene posta la fiducia, il ddl sui Dico non passa, pronostica perciò la responsabile Udc per la famiglia, Luisa Santolini, mentre il suo omologo in An, Riccardo Pedrizzi, contesta "il ministro contro la famiglia Rosy Bindi". Fabrizio Cicchitto, laico, vice coordinatore di Forza Italia, spiega invece che il suo no si aggiungerà a quello dei cattolici della Cdl. Sui Dico si addensano nuvole. Ma Vladimir Luxuria, deputata transgender e Prc, oggi chiosa leggera: "Buon San Valentino di fatto a tutti...".

Iraq chiude frontiere con Siria e Iran. coprifuoco notturno a Baghdad

ANSA.it, http://www.ansa.it, 14/02/2007

BAGHDAD - Chiusura delle frontiere con la Siria e Iran e coprifuoco notturno a Baghdad: sono i primi elementi dell'atteso piano di sicurezza per la capitale irachena, forniti questo pomeriggio dal generale Abbud Qambar che non ha tuttavia annunciato la data d'inizio delle operazioni. Nei giorni scorsi, la stampa irachena aveva comunque rivelato i dettagli del piano, denominato ''Imporre la legge'', che sara' applicato dall'esercito e dalla polizia iracheni in collaborazione con le forze Usa.

A capo delle operazioni e' stato nominato circa un mese fa il generale Qambar, 60 anni, sciita originario della citta' di Amara, 367 km a sud est della capitale. Qambar, ex comandante dei fanti di marina iracheni ed ufficiale del disciolto esercito nazionale all'epoca di Saddam Hussein, nel 1991 si era guadagnato gli onori militari da parte dello scomparso rais per aver resistito per piu' dieci giorni ai ripetuti attacchi lanciati dall'esercito americano contro l'isola kuwaitiana di Faylaka, all'epoca occupata dalle truppe irachene.

Adesso, proprio gli americani hanno preferito il suo nome rispetto a quello di un altro generale, Muhan Freigi, anch'egli candidato per coordinare le operazioni, suggerendo al premier Nuri al-Maliki la nomina Qambar. Quest'ultimo avra' il controllo su tutte le dieci zone in cui e' stata divisa la capitale. Due vice comandanti, uno sunnita e uno sciita, saranno invece responsabili rispettivamente dei settori di al-Kharkh, a maggioranza sunnita, e quelli di Rasafa, a maggioranza sciita di Baghdad.

La sicurezza di ogni zona della capitale sara' gestita da un comando interforze composto da un battaglione dell'esercito iracheno, da un altro della polizia e da uno aviotrasportato delle forze della Coalizione multinazionale. In tutto parteciperanno alle operazioni circa 41 reggimenti (di cui uno composto da combattenti curdi), divisi in 132 battaglioni, per un totale di 80.000 uomini che, ha assicurato Qambar, ''controlleranno ogni metro della citta'''. Di giorno e nelle ore del coprifuoco notturno imposto dalle 20.00 alle 06.00, saranno almeno 30.000 i posti di blocco e i punti di controllo allestiti nelle vie della citta' per evitare che gli insorti e i terroristi continuino a minacciare, a quattro anni dall'invasione anglo-americana, la stabilita' del governo di Maliki e la credibilita' del progetto politico dell'amministrazione Bush.

Iraq. Usa: Moqtada al-Sadr si e' rifugiato in Iran. I fedeli dello sciita smentiscono

Rai.it, http://www.rai.it/news, 14/02/2007

Moqtada al-Sadr avrebbe lasciato l'Iraq e sarebbe in Iran. Lo sostengono i vertici militari americani a Baghdad.

La decisione sarebbe stata presa per il timore di essere vittima di un bombardamento aereo Usa, e anche perche' preoccupato della propria stessa incolumità a causa dei conflitti interni che starebbero lacerando il suo movimento e la milizia che a esso fa capo, il cosiddetto Esercito 'al-Mahdi'.

La notizia della presunta fuga del giovane leader integralista e' stata tuttavia smentita dai suoi collaboratori. "Moqtada e' in Iraq", ha tagliato corto uno di essi, Nassar al-Rubaei, capo del gruppo parlamentare del movimento sciita all'Assemblea Nazionale, il Parlamento iracheno.

Iran: attentato contro autobus pasdaran, almeno 18 morti

ANSA.it, http://www.ansa.it, 14/02/2007

TEHERAN - Almeno 18 persone sono state uccise oggi quando una bomba è esplosa vicino a un autobus appartenente ai Guardiani della Rivoluzione iraniani nella città di Zahedan, nel sud est dell'Iran.

L'ordigno, ha riferito l'agenzia di stampa iraniana Irna, era stato nascosto in un'auto da "ribelli e attaccanti armati" ed é esploso mentre transitava il bus. "In questa azione - ha detto Qassim Rezai, un comandante militare - sono diventati martiri 18 cittadini di Zahedan. I ribelli e coloro che creano instabilità li hanno resi tali con un atto terroristico compiuto piazzando una trappola vicino all'autobus".

Ancora non è chiaro se le vittime appartenessero o meno ai Pasdaran. Zahedan è vicina al confine con il Pakistan e l'Afghanistan. Nella zona sono frequenti scontri tra forze di sicurezza e gruppi armati implicati nel traffico di droga.

Base Usa: Prodi, i membri del governo non manifestino

ANSA.it, http://www.ansa.it, 14/02/2007

VICENZA - "Io spero che sia una manifestazione serena e mi auguro che sia portata avanti con consapevolezza come ogni manifestazione democratica, libera, senza aggressioni e tensioni", ha detto il presidente del Consiglio Romano Prodi sul corteo di sabato contro la base Usa di Vicenza. "Confido che non vi sarà alcun disordine": "dovrà essere prevenuto" ma "nel caso vi fosse, deve essere represso con estrema severità". Lo ha detto il vicepresidente del Consiglio Francesco Rutelli nel corso del question time alla Camera.

La manifestazione di Vicenza potrebbe essere l'occasione di "saldare spezzoni di ostilità nei confronti delle forze dell'ordine": questo l'allarme del ministro dell'Interno Giuliano Amato. "Sono sicuro che tutti coloro che siedono in questo Parlamento - ha detto - in quella occasione esprimeranno invece l'atteggiamento opposto".

A VICENZA SABATO SCUOLE CHIUSE

Le scuole di ogni ordine e grado di Vicenza rimarranno chiuse sabato 17 febbraio, in occasione della manifestazione contro il progetto della nuova base Usa in citta'. Lo ha deciso stamane il prefetto, Piero Mattei. Cio' in considerazione del fatto che fin dalle prime ore di sabato e' prevista la presenza di migliaia di manifestanti che si sposteranno per raggiungere i diversi punti di ritrovo del corteo. Una situazione, rileva il prefetto nel provvedimento, che ''oltre a determinare il blocco della circolazione stradale'', si ritiene possa causare ''momenti di altissima tensione'', con la necessita' per questo di salvaguardare ''la sicurezza e l'incolumita' dei giovani studenti''.

CENTO: DOPO LA RICHIESTA DI VERDI E PRODI NON VADO

Di fronte alla richiesta formale del mio partito e di Romano Prodi non prenderò parte alla manifestazione di sabato a Vicenza. Lo afferma il sottosegretario all'Economia Paolo Cento interpellato in Transatlantico. L'esponente dei Verdi però ci tiene a precisare: "Il problema non è la mia partecipazione ma la divisione all'interno della maggioranza sull'allargamento della base. Io non ci sarò ma ci sarà il mio partito insieme con altri due e diversi esponenti dell'Ulivo. Il governo faccia i conti con questo e io mi auguro - conclude - che dopo la manifestazione ci sia all'interno dell'Esecutivo una riflessione".

ALFONSO GIANNI (PRC): NON PARTECIPERO' AL CORTEO

Viste le numerose prese di posizione intervenute nella giornata di ieri, non posso che prendere atto dell'invito esplicito rivoltomi in particolare dal presidente del Consiglio Romano Prodi e dal segretario del mio partito Franco Giordano, ribaditomi anche in un successivo incontro di queste ore, a recedere dall'intenzione a manifestare alla manifestazione di sabato prossimo a Vicenza. Lo afferma in una nota il sottosegretario allo Sviluppo Economico Alfonso Gianni (Prc).

Smentita la costruzione di una chiesa cattolica in Afghanistan

Radio Vaticana, http://www.oecumene.radiovaticana.org/it1/Articolo.asp?c=118101, 14/02/2007

(14 febbraio 2007 - RV) Il sogno di una chiesa in Afghanistan, al di fuori di ambasciate e basi militari, è “remoto” ed è ancora impossibile celebrare la Santa Messa non in queste sedi. Ci vorrebbe una richiesta di organizzazioni internazionali per sollecitare la realizzazione di una chiesa per la popolazione afghana. Lo ha detto padre Giuseppe Moretti, superiore della missio sui iuris del Paese asiatico smentendo la notizia, diffusa nei giorni scorsi, della costruzione di una chiesa cattolica ad Herat. Ascoltiamo, al microfono di Amedeo Lomonaco, proprio padre Moretti, raggiunto telefonicamente a Kabul:

**********

R. – Non è in costruzione una chiesa ad Herat; oltre tutto non c’è una comunità autoctona. Da quanto so io, si tratta soltanto della costruzione della cappella all’interno del nostro contingente ad Herat, così come ci sono delle cappelle in altri campi militari. L’unica chiesa ufficialmente riconosciuta è all’interno dell’Ambasciata d’Italia. Il desiderio e il sogno sono quelli di poter vedere una chiesa al di fuori dell’ambasciata.

D. – Ci sono, comunque, dei passi che fanno pensare, magari in un futuro, alla costruzione di una chiesa?

R. – In un’intervista al presidente afghano Hamid Karzai, il giornalista ha chiesto se ci siano delle possibilità per la costruzione di una chiesa; Karzai ha detto che teoricamente non ci sono difficoltà. Ma la situazione dell’Afghanistan – purtroppo - è difficile e non c’è una comunità autoctona. Ci vorrebbe anche una richiesta da parte di chi ha potere in Afghanistan come il Corpo Diplomatico e le Organizzazioni internazionali per sollecitare la costruzione di una chiesa, in modo da poter avere la possibilità di poter praticare la propria fede in modo ancora più libero.

D. – In una realtà così difficile c’è comunque da segnalare che la popolazione afghana è rispettosa dei luoghi religiosi non islamici. Questo rispetto può diventare un vero incontro, l’incontro con Cristo?

R. – Io me lo auguro. Io me lo auguro, ma manca il substrato. L’Afghanistan è un Paese che non ha mai avuto un impatto con il cristianesimo – per trovarlo bisogna risalire a duemila anni fa – attraverso comunità, missionari. C’è da augurarsi, se è vera la tradizione che uno dei Magi venisse dall’Afghanistan, che la stella per Betlemme ritorni a risplendere su questo cielo. Bisogna quindi avere moltissima prudenza, moltissima pazienza e, allo stesso tempo, una grande fiducia perché “i miei tempi non sono i vostri”, come dice il Signore, ed i calcoli umani su certi argomenti non sono matematici.

L'Europa accelera sull'ingresso della Serbia

Rainews24, http://www.rainews24.it, 14/12/2007

I governi europei accelerano sull'ingresso della Serbia nell'Ue, ma insistono sulla necessita' urgente di una definizione dello status del Kosovo.

E' quanto risulta da un documento che la presidenza portoghese sta mettendo a punto, ottenuto dalla Reuters qualche ora prima del Consiglio europeo. L'Ue, si desume, si prepara a inviare una missione civile nella provincia a serba a maggioranza albanese e confida che il percorso riguardante i candidati all'ingresso possa essere "accelerato".

Tifosi sotto shock, campioni del baseball piu' forti con gli steroidi

Rainews24, http://www.rainews24.it, 14/12/2007

Sono decine. E alcuni molto famosi. Nel mondo del baseball, dice il rapporto Mitchell in 311 pagine che hanno comportato quasi dieci anni di lavoro, cè un uso diffuso o illegale di steroidi e di altre sostanze che migliorano il modo illecito le prestazioni dei giocatori". Anzi, il consumo di sostanze vietate è diventato così diffuso da trasformarsi in una vera e propria cultura e ne sono coinvolti, ha detto Mitchell, "centinaia di migliaia di bambini e di ragazzi".

Non è stato un problema isolato che ha toccato solo alcuni giocatori o solo alcune squadre, ha detto l'ex senatore democratico George Mitchell in conferenza stampa, aggiungendo che "tutte le 30 squadre hanno avuto almeno un giocatore che ha fatto uso di steroidi".

Mitchell è stato contattato dal commissioner Bud Selig nel marzo del 2006. Nel report compaiono nomi prestigiosi del baseball come Barry Bonds, Jose' Canseco, Mark McGwire, Rafael Palmeiro, Juan "Igor" Gonza'lez, Roger Clemens e Andy Pettite, tra gli altri. "Quelli che hanno usato illegalmente le sostanze proibite per incrementare i propri rendimenti in campo non devono essere membri potenziali della Hall of Fame", ha aggiunto Mitchell sottolineando come tra il 5 ed il 7% dei giocatori che parteciparono ad un'inchiesta nel 2003 sono stati trovati positivi alle droghe per incrementare il rendimento.

Immenso lo scandalo che ha investito lo sport forse più amato dagli Americani: per Sport Illustrated, che pubblica online la versione integrale del report, il baseball non sarà più lo stesso. Il baseball sopravviverà, scrive invece il Los Angeles Times, ma queste centinaia di pagine, gli 86 giocatori coinvolti, sono "un'iniezione letale al cuore della nostra storia nazionale. Il baseball sopravviverà al rapporto Mitchell, ma Roger Clemens no. Non deve essere più ricordato come un campione". E il quotidiano californiano elenca, via via, tutti gli altri. "Diteci che non è vero, Roger, e Barry, e . . .", scrive il New York Times nel suo editoriale. "Una punizione davvero efficace sarebbe il disonore. Se la giustizia sportiva determinerà il ricorso a steroidi da parte di Clemens che è stato votato come miglior giocatore della stagione nel suo ruolo, dovrebbe essergli impedito di entrare nella Hall of fame. I record raggiunti da giocatori con aiuti chimici dovrebbero essere marchiati con un asterisco, a indicare che sono meno importanti di quello che sembrano". Impietoso, arriva il sondaggio on line del Wall Street Journal: la maggioranza degli utenti non si è sorpresa, alla pubblicazione del rapporto Mitchell. Il baseball, evidentemente, ha perso da tempo larga parte della sua credibilità anche presso i tifosi.