DEI RICCHI

2003 - Marzo - Settimana 2

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Indice dei giorni


11/03/2003 * 12/03/2003 * 13/03/2003 *

Martedì 11 Marzo 2003

Iraq, Londra pronta a rinviare data ultimatum

Rai.it, http://www.rai.it/news, 11/03/2003

Dopo l'annuncio del veto da Russia e Francia

Blair cerca una soluzione allo stallo in seno alle Nazioni Unite. Salta il voto sulla risoluzione previsto nella riunione di oggi al Consiglio di Sicurezza

La Francia votera' no perche' considera che non c'e' motivo di fare una guerra per raggiungere l'obiettivo che ci siamo prefissati, il disarmo dell'Iraq. E’ questa, in conclusione, la posizione della Francia confermata dal presidente francese Jacques Chirac durante un’intervista per le reti televisive Tf1 e France2. Una promessa di veto nel caso in cui i voti favorevoli a una seconda risoluzione Onu che preveda l’intervento armato contro Baghdad dovessero raggiungere la maggioranza. Anche la Francia, dunque, dopo l’annuncio ufficiale della Russia, che ieri aveva fatto sapere di essere intenzionata a esercitare il diritto di veto in Consiglio di Sicurezza.

La Francia -ha detto Chirac- non e' un paese pacifista e nemmeno un paese antiamericano. Abbiamo due secoli di storia comune. "Una guerra di questa natura -ha sottolineato- non puo' che portare a uno sviluppo del terrorismo. E fara' scoppiare la coalizione mondiale contro il terrorismo". Sembra sempre più lontana, dunque, la possibilità di un conflitto con l’appoggio dell’Onu. E vani gli sforzi di Stati Uniti e Gran Bretagna, da settimane a caccia di voti per rafforzare il fronte interventista: basta il veto di un solo paese per negare l’autorizzazione delle Nazioni Unite.

Intanto, il Pakistan, uno degli attuali sei membri non permanenti del Consiglio di Sicurezza, avrebbe deciso di astenersi quando l'organo decisionale dell'Onu sara' chiamato a pronunciarsi sulla bozza di risoluzione presentata da Usa, Regno Unito e Spagna. Appare certo, a questo punto, che nella riunione di oggi pomeriggio del Consiglio di Sicurezza il voto sulla risoluzione venga rimandato. O almeno è quanto ha dichiarato l'ambasciatore britannico alle Nazioni Unite, sir Geremy Greenstock: “Non mi aspetto nella situazione in cui ci troviamo in questo momento che ci sara' un voto sulla nostra bozza di risoluzione entro le prossime 24 ore". Eventualità confermata dall'ambiasciatore Usa, John Negroponte.

Nel tentativo di evitare uno stallo paralizzante, Londra intende presentare la sua proposta di compromesso, in cui sono specificati una decina di test, di elementi concreti per valutare il livello di cooperazione dell'Iraq. E l'ultimatum del 17 marzo, lascia capire Londra, potrebbe slittare "di qualche giorno". Ma il vero obbiettivo della manovra sembra chiaro: convincere Mosca a ripensarci e a lasciar cadere la minaccia di veto. Chirac si ritroverebbe cosi' perfettamente solo. Una fonte del Consiglio di Sicurezza citata dal “Guardian” di Londra spiega che il testo britannico e' gia' stato fatto circolare all'Onu e contiene una lista "semplice, efficace e veloce".

La lista di test di disarmo presentata da Londra include- dicono fonti britanniche - le interviste all'estero con gli scienziati iracheni, la distruzione di armi proibite, e la fornitura di una dettagliata serie di documenti che facciano il punto definitivo sui restanti arsenali iracheni.

Iraq, Usa e GB verso uno slittamento dell'ultimatum a Saddam

Rai.it, http://www.rai.it/news, 11/03/2003

La scadenza per il disarmo potrebbe essere spostata a fine marzo

La proposta è stata presentata all'ambasciatore britannico all'Onu dai sei paesi del Consiglio di sicurezza ancora indecisi

I sei paesi del Consiglio di sicurezza ancora indecisi sull'autorizzazione della guerra all'Iraq hanno proposto un ultimatum a Baghdad di 45 giorni. Lo ha annunciato l'ambasciatore del Camerun all'Onu, Martin Belonga Eboutou, che ha aggiunto: “Ma siamo disposti a trattare”. Gli “indecisi” - Camerum, Angola, Guinea (che ha la presidenza di turno del Consiglio), Messico e Pakistan - hanno sottoposto le loro idee al rappresentante di Londra alle Nazioni Unite, l'ambasciatore britannico Jeremy Greenstock.

II nuovo ultimatum estenderebbe di oltre un mese la scadenza del 17 marzo, data indicata nella nuova bozza di risoluzione stilata da Stati Uniti, Gran Bretagna e Spagna. I sei hanno anche proposto di aggiungere alla risoluzione una serie di test da sottoporre al governo iracheno per una verifica del disarmo.

Londra ha dichiarato, con l’ambasciatore Greenstock, di essere disposta ad accettare la proroga dell'ultimatum a Saddam Hussein alla fine del mese, ma non oltre; e Washington ha già bocciato l'ipotesi di uno spostamento a metà aprile della scadenza per il disarmo. La Casa Bianca ha anche reso noto che il voto all'Onu sulla nuova risoluzione ci sarà questa settimana.

Gran Bretagna e Usa starebbero dunque valutando l’ipotesi di una modifica della risoluzione che darebbe a Baghdad ulteriori giorni per disarmare pacificamente e consentire le verifiche degli ispettori. Si arriverebbe quindi alla fine di marzo e i tempi della diplomazia andrebbero a coincidere con quelli della luna nuova d’inizio aprile, momento propizio per un attacco militare.

Da una parte e dall’altra, si continua intanto a lavorare sui paesi indecisi. Il ministro degli esteri russo, Igor Ivanov, ha avuto colloqui telefonici con i capi delle diplomazie di Messico, Cile e Pakistan, che avevano già subito le pressioni contrastanti degli Usa, a caccia di voti sulla risoluzione, e della Francia, impegnata contro un’eventuale prospettiva di guerra insieme con la Germania, la Cina e, appunto, la Russia. Ma il Messico rivendica la propria "assoluta autonomia". La sua posizione è di ricercare, insieme con il Cile, una "soluzione multilaterale" alla crisi irachena. "Non siamo schierati né con gli uni, né con gli altri", ha affermato il presidente messicano Vincente Fox. E il ministro degli esteri, Luis Ernesto Derbez, ha detto che il Messico "sta ancora studiando la posizione da adottare".

Ieri, prima Mosca e poi Parigi avevano dichiarato che in sede di voto al Palazzo di Vetro eserciteranno il diritto di veto, strumento di cui godono i seggi permanenti del Consiglio di sicurezza e che blocca qualsiasi esito della votazione. Quindi, anche dovesse raccogliere 9 consensi su 15, la risoluzione di Stati Uniti, Gran Bretagna e Spagna non passarebbe.

Cipro, fallita la mediazione Onu

Rai.it, http://www.rai.it/news, 11/03/2003

Fumata nera per la riunificazione dell'isola contesa da Turchia e Grecia

Kofi Annan aveva proposto un referendum

Nulla di fatto: la maratona negoziale per la riunificazione di Cipro, tra le delegazioni greco e turco-cipriota condotte all'Aja con la mediazione dell’Onu, non sono giunte ad alcun risultato e questo punto sono a rischio anche i tempi dell’ingresso di Nicosia tra i paesi dell’Ue.

L’isola del mediterraneo è divisa in due dal '74 dopo l'invasione di oltre un terzo dell'isola, la parte settentrionale, da parte delle truppe di Ankara che reagì con l’esercito ad un colpo di stato di nazionalisti greci che volevano l'unione con la Grecia.

A proclamare l’esito negativo delle trattative è stato l'inviato speciale delle Nazioni Unite, Alvaro de Soto che ha letto un comunicato del segretario generale, Kofi Annan: "Disgraziatamente, i nostri sforzi per la pace non sono stati un successo", riconosce Annan nella nota: "siamo arrivati in fondo alla strada – ha concluso - "non sono sicuro che si ripresenterà fra breve un'altra opportunità come questa".

Gli incontri si sono svolti nella capitale olandese fra Annan, il leader greco cipriota Tassos Papadopoulos e quello turco Rauf Denktash.

La proposta che ha avanzato Annan era quello di un referendum su un piano per la riunificazione dell'isola sul modello della confederazione svizzera. il referendum avrebbe dovuto tenersi il 30 marzo, prima della firma del trattato di adesione di Cipro all'Ue, prevista per il 16 aprile.

Questo avrebbe consentito anche alla popolazione turco cipriota di entrare nell'unione nel maggio 2004. Senza la riunificazione, entro quella scadenza aderirà all'Ue solo la repubblica di Cipro (greca), riconosciuta dalla comunità internazionale.

Mercoledì 12 Marzo 2003

Al Qaeda apre alle donne

Rai.it, http://www.rai.it/news, 12/03/2003

Sono molte le presenze femminili nelle file dell'organizzazione terroristica. Lo rivela in un'intervista una militante

C’è una donna che si definisce "una militante agli ordini di Osama bin Laden" esalta le kamikaze palestinesi e cecene e minaccia un attentato che farà dimenticare agli Stati Uniti "anche il loro stesso nome".

Affermando che il suo nome di battaglia è Oum Osama (madre di Osama), la donna ha detto al quotidiano internazionale arabo Asharq Al Awsat che la rete terroristica Al Qaeda, ritenuta responsabile degli attentati dell'11 settembre del 2001 a New York e Washington, ha ora anche una sezione femminile, pronta ad organizzare e compiere nuovi attacchi suicidi.

Il mio nome è Oum Osama e il mio compito è supervisionare l'addestramento delle mujahidat (donne combattenti della guerra santa) di Al Qaeda e dei taleban, ha detto la donna aggiungendo di agire in base agli ordini di bin Laden che le vengono trasmessi tramite il mullah Seif Eddine, luogotenente del numero uno del terrorismo internazionale. Donne musulmane "di tutto il mondo", tra cui cecene, arabe, e afghane, vengono addestrate all'azione attraverso Internet, ha detto Oum Osama precisando però che c'è in programma la realizzazione di una campo vero e proprio, dove ci sono molte Mujahidat, come nella penisola araba, ad esempio".

Il quotidiano Asharq al Awsat, di proprietà saudita, ha scritto, in prima pagina, che l'intervista è stata realizzata per e-mail, ma non fornisce dettagli su Oum Osama, secondo cui molte delle "sue" mujahidat "sanno usare i kalashnikov, i fucili mitragliatori m-16 e anche le bombe a mano", almeno virtualmente.

La donna ha affermato anche che Al Qaeda - che professa la segregazione sessuale - "ha iniziato seriamente ad organizzare una sezione femminile alla luce delle operazioni suicide delle donne palestinesi e cecene".

Alcune donne palestinesi si sono fatte esplodere in Israele nel corso dell'intifada, mentre alcune donne cecene, con indosso cinture imbottite di esplosivo, hanno partecipato lo scorso ottobre alla presa di ostaggi nel teatro di mosca conclusasi con l'uccisione di tutti i terroristi e di oltre 120 ostaggi.

Tuttavia, ci sono anche altri precedenti di 'donne-bomba', tra i separatisti Tamil dello Sri Lanka e in Libano, tra le milizie laiche che hanno combattuto contro l'occupazione israeliana. Oum Osama ha quindi rivelato che una donna, in Afghanistan, si è fatta esplodere "assieme a cinque soldati della croce", ma non ha precisato se indossasse il burqa o meno.

La donna ha inoltre detto che "il compito delle mujahidat è anche quello di fornire logistica e intelligence". La sua sezione, ha quindi aggiunto, recluta "ogni donna musulmana che desideri servire la religione in modo che la bandiera (islamica) del 'non c'è dio al di fuori di dio' sventoli in tutto il mondo". Alla domanda se le donne di Al Qaeda intendano colpire gli interessi arabi o dei paesi islamici che sostengono la guerra contro l'Iraq, ha risposto: "Non escludiamo la possibilità. aspettiamo ordini dai nostri leader, che dio li protegga".

Latte alla diossina, si rischia il disastro ambientale

Rai.it, http://www.rai.it/news, 12/03/2003

Poste sotto sequestro 12 aziende in provincia di Caserta

La zona più colpita è l'area tra Nola e Marcianise. Da decenni quella zona è il ricovero illegale di rifiuti tossici. Gli incendi delle discariche hanno amplificato la portata del danno ambientale contaminando terra, pascoli e latte. In crisi la filiera della mozzarella, marchio dop di terra di lavoro

Dodici aziende zootecniche di Marcianise, per complessivi 5720 capi di bestiame (bufale,vacche, pecore e capre) sono state poste sotto sequestro dalla procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere per rischio diossina.

E' l'effetto del disastro ambientale che da anni sconvolge l'agro casertano. L'intervento della magistratura segue l'allarme lanciato da molti mesi in zona dopo i dati preoccupanti rilevati con le indagini a campione sulle partite di latte destinate all'industria casearia.

Terra di lavoro, terra di camorra, terra di illegalità, nello stesso bacino dove fioriscono le aziende zootecniche e agricole per decenni organizzazioni criminali senza scrupolo hanno devastato coltivazioni e campi trasformandoli in discariche a cielo aperto, ricovero dei residui industriali provenienti da tutta Italia.

Adesso si pagano le conseguenze. La sovraesposizione degli animali da latte ai residui degli incendi dei rifiuti rischia di produrre un immenso crack economico della filiera del latte e dei suoi derivati.

La Regione Campania non riesce a far fronte al danno ambientale e paga anche la leggerezza di alcune scelte logistiche come la dislocazione di inceneritori in aree che dovrebbero essere protette.

Lo squilibrio biologico chiude il suo cerchio riversando sull'uomo migliaia di litri di latte inutillizzabile mentre appare molto debole la lotta contro il crimine ambientale, una battaglia con armi spuntate dopo la recente decisione del governo di depenalizzare i reati contro la natura.

Da Marghera arrivano gli esperti sul terribile veleno per cercare di capire se ci sono ancora margini di recupero anche se adesso il vero problema è quello di intercettare le microdiscariche, il vero flagello dell'agro casertano, ammassi di pochi metri cubi di rifiuti tossici difficili da individuare e neutralizzare.

Il latte al veleno sarà affidato a due ditte specializzate di Pavia e di Ravenna l'incarico di distruggerlo.

Giovedì 13 Marzo 2003

Iraq, gelo polare tra Parigi e Washington

Rai.it, http://www.rai.it/news, 13/03/2003

Chirac ci ha tradito sbotta Richard Perle consulente di Rumsfeld

Sulle indiscrezioni di stampa circa la richiesta americana di un eventuale sostegno in guerra da parte dell'Italia è polemica

Jacques Chirac ha tradito gli Stati Uniti e non ha tenuto fede alla sua parola, brandendo la minaccia di un veto contro la seconda risoluzione sul disarmo presentata al Consiglio di Sicurezza da Washington, Londra e Madrid.

Sono le accuse di Richard Perle, direttore del Consiglio di politica di difesa americano e consulente del ministro della Difesa Donald Rumsfeld. "La Francia ha cambiato le regole del gioco, dopo l'inizio della partita.

Inutile dire che il nostro presidente non è troppo soddisfatto di questa situazione" ha dichiarato in un'intervista alla radio francese Rtl il consigliere di George W. Bush. "Quando il nostro presidente dà la sua parola, poi la mantiene, e noi siamo nelle condizioni di pretendere la stessa cosa dagli altri presidenti" ha dichiarato Perle.

Alla domanda diretta: "La Francia ha tradito l'America?", Perle ha risposto senza esitazioni: "Non vedo altra spiegazione per la minaccia di veto sulla seconda risoluzione". "Il nostro presidente era convinto che gli Stati Uniti e la Francia fossero d'accordo su un punto essenziale della risoluzione 1441, e cioè le 'gravi conseguenze' cui Saddam andava incontro, in caso d'inadempienza irachena sul disarmo".

Intanto l'ambasciata americana in Italia non ha voluto fare alcun commento alle notizie pubblicate da alcuni organi di stampa italiani sulle richieste di assistenza militare che sarebbero state avanzate dagli Stati Uniti all'Italia. Ma diverse altre fonti hanno confermato i contatti in corso precisando che gli Usa hanno chiesto all'Italia, e a molti altri Paesi, di valutare quale tipo di assistenza militare essi potrebbero fornire, su base volontaria, in caso di attacco contro l'Iraq. In questo contesto, secondo le stesse fonti, rientra anche la valutazione dell'eventuale fornitura di assistenza contro le armi chimiche e batteriologiche.

Per accordare agli Stati Uniti la disponibilità di mezzi militari italiani per operazioni in Iraq, occorre l'autorizzazione del Parlamento. Le commissioni di Camera e Senato non hanno avuto, per ora, ''alcun input'' dal governo. Anche se della cosa si è parlato in una riunione presso la presidenza del Consiglio. Luigi Ramponi, presidente della commissione Difesa della Camera, spiega così di non avere alcuna informazione diretta sulla notizia, giunta stanotte da New York, di una richiesta degli Usa anche all'Italia di un concorso più diretto, con mezzi e basi logistiche, all'intervento militare contro Baghdad.

Quindici morti e una settantina di feriti in maxi tamponamento sull'A4

Rai.it, http://www.rai.it/news, 13/03/2003

Nell'incidente causato dalla nebbia e dall'imprudenza

Coinvolti circa 250 mezzi, tra i quali un pullman in gita scolastica. Un tir che trasportava bombole di idrogeno ha preso fuoco e le fiamme hanno investito molte altre vetture. Una decina di persone è in gravi condizioni. Informazioni sulla circolazione al numero verde 800.996099 e al sito www.autovie.it.

Una strage, sull'A4, in Veneto, a causa della fitta nebbia e dell'imprudenza. I morti, carbonizzati o straziati tra i grovigli di lamiere, sono quindici, ma il numero sembra destinato a salire. Più di settanta i feriti, una decina in prognosi riservata, ricoverati in diversi ospedali della regione.

Nel maxi tamponamento sono stati coinvolti circa 250 mezzi, in gran parte autreni e autoaricolati. C'è anche un pullman in gita scolastica partito da Mogliano (Treviso) e diretto a Vienna: a bordo si trovavano 35 persone, tra studenti della scuola media "Astori", genitori ed insegnanti. Uno dei ragazzi e un'accompagnatrice sono rimasti gravemente feriti.

L'incidente si è verificato verso le 7, in entrambe le carreggiate del tratto Cessalto-Noventa di Piave, tra le province di Treviso e Venezia, in un momento di massima intensità per il traffico. Un autoarticolato carico di bombole di idrogeno ha preso fuoco e le fiamme si sono propagate investendo molte altre vetture. L’immediato intervento di un elicottero dei pompieri ha evitato che il tir scoppiasse.

L’autostrada è stata chiusa al traffico. Per chi viaggia in direzione di Trieste è stata istituita l'uscita obbligatoria al casello di San Donà di Piave, ma è consigliata quella anticipata allo svincolo di Quarto d'Altino. Per chi viaggia in direzione Venezia è consigliata l'uscita anticipata al casello di Portogruaro . Ogni aggiornamento delle informazioni sul traffico e la riapertura del tratto autostradale è disponibile al numero verde 800.996099 e al sito www.autovie.it.

Le operazioni di soccorso sono difficili. Le ambulanze e i mezzi dei pompieri sono costrette a utilizzare contromano le corsie d'emergenza. Intenso il lavoro della Polstrada, con pattuglie e macchine di servizio arrivate da tutto il Veneto; è intervenuto anche un elicottero della polizia.

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