DEI RICCHI

2002 - Luglio - Settimana 1

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Indice dei giorni


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Lunedì 1 Luglio 2002

Si insedia all'Aja la Corte penale internazionale

Rai.it, http://www.rai.it/news, 01/07/2002

Avrà competenza sui crimini di guerra, su quelli contro l'umanità, sui genocidi

Per protesta gli Usa mettono il veto sull'estensione della missione di pace in Bosnia

Si insedia stamani all’Aja la Corte penale internazionale. D’ora in poi, quando un tribunale nazionale non sarà in grado di procedere autonomamente contro torturatori, dittatori, criminali di guerra locali, la competenza passerà alla Corte penale internazionale.

Istituito con il trattato di Roma del luglio ’98 il super tribunale mondiale non ha poteri retroattivi e inizierà a funzionare ufficialmente a metà del prossimo anno. A settembre i 73 paesi fondatori ne voteranno il bilancio e a gennaio 2003 saranno nominati i 18 giudici che dovranno mettere in pratica lo slogan del tribunale: “Non c’è pace senza giustizia”.

Per lungo tempo si è tenuto che il trattato di Roma non fosse ratificato da 60 stati, numero minimo necessario per l’insediamento del tribunale (i firmatari sono stati 139). Ancora oggi rimangono fuori nazioni di grandi dimensioni come Usa, Russia, Cina, Pakistan, India e moltissimi paesi africani. La competenza del tribunale è limitata ai paesi che hanno ratificato il trattato di Roma, ma può estendersi anche a cittadini stranieri che abbiano commesso crimini in un Paese che ha aderito all’accordo.

E proprio sull’applicabilità universale dell’efficacia del tribunale si è svolta ieri l’ennesima battaglia in sede Onu. Un contrasto generato dalla richiesta degli Stati Uniti di ottenere una sorta di 'salvacondotto' per le proprie forze militari impegnate in operazioni di 'peacekeeping' in molte aree del pianeta.

Gli Stati Uniti, soli contro tutti, hanno posto il veto ad una risoluzione che estendeva la missione di pace in Bosnia per protestare per la entrata in vigore della corte penale internazionale. Dopo lunghe discussioni gli Usa hanno comunque approvato una estensione di 72 ore della missione. Per valutare le implicazioni del ritiro dei soldati Usa dalla Bosnia, la Nato ha convocato una riunione di urgenza per questo pomeriggio.

Gli Stati Uniti non riconoscono la giurisdizione della corte penale per i soldati americani. per manifestare la loro opposizione hanno minacciato di porre il veto a tutte le missioni di pace che includono militari Usa. Il rappresentante americano all'Onu John Negroponte ha detto che la decisione del veto è stata presa "con grande rammarico". "Gli Stati Uniti hanno contribuito e continueranno a contribuire al mantenimento della pace e della sicurezza nei Balcani e nel mondo - ha detto - ma non chiederemo al personale americano di accettare il rischio aggiuntivo di processi politicizzati davanti ad una corte la cui giurisdizione sui nostri cittadini non viene accettata dal governo degli Stati Uniti". Il voto sulla estensione della missione di pace ha visto il veto isolato degli Stati Uniti mentre gli altri membri del consiglio di sicurezza (comprese la Francia e la Gran Bretagna) hanno votato contro la posizione americana (solo la Bulgaria si è astenuta).

Qui è in gioco la stessa capacità delle Nazioni Unite di continuare a portare avanti operazioni di pace, operazioni che offrono un servizio insostituibile alla comunità internazionale, ha detto il rappresentante francese all'Onu Jean-David Levitte. Per evitare lo scioglimento alla mezzanotte della missione in Bosnia, il consiglio di sicurezza ha votato successivamente una risoluzione per estendere temporaneamente la durata della missione. Francia e Gran Bretagna avevano proposto una estensione di 15 giorni ma gli Stati Uniti hanno accettato di votare solo una estensione di 72 ore.

La missione di pace dell'Onu (che assolve soprattutto compiti di polizia e conta circa tremila uomini, dei quali solo una quarantina americani) in realtà ha un compito marginale in Bosnia. Ben diverso impatto avrebbe la fine della presenza Nato ovvero dei 19 mila soldati della Sfor (tra cui più di tremila americani).

E' decisamente inopportuno - ha sottolineato l'organizzatore della 'Coalizione per la corte penale internazionale, William Pace - che la democrazia più importante del mondo stia attaccando e cercando di azzoppare questo 'bambino' poco prima della sua nascita il primo di luglio. Non succederà - ha continuato - il nuovo sistema di giustizia internazionale che prenderà via il primo luglio, sarà uno dei più grandi strumenti di pace mai creati per contrastare le forze cieche e violente della natura umana.

Per Human Rights Watch il tribunale penale internazionale rappresenta “il meccanismo potenzialmente più importante degli ultimi 50 anni per la protezione dei diritti umani”.

Martedì 2 Luglio 2002

Afghanistan, bomba Usa su un villaggio

Rai.it, http://www.rai.it/news, 02/07/2002

Sarebbero almeno una quarantina i morti tra i civili. I miliatari potrebbero aver aperto il fuoco su un matrimonio

I soldati americani hanno raccontato di aver risposto a colpi di contraerea. Il Pentangono ha inviato sul posto una commissione di inchiesta

Sarebbero almeno una quarantina i morti causati dal bombardamento americano avvenuto nella prima mattina di lunedì su un villaggio afghano nella provincia di Uruzgan, nel centro del paese, dove era in corso una festa di matrimonio. Il Pentagono ha inviato in Afghanistan una missione per indagare su quella che sembra essere l’ennesima strage di civili. Appena un mese fa, infatti, i festeggiamenti di un matrimonio, con tanto di spari, avevano fatto pensare ad un raggruppramento nemico e provocato la reazione americana. In quel caso il bilancio dei morti e dei feriti non era stato però così alto.

Non è ancora nota nei dettagli la dinamica dei fatti. Sembra che una bomba, sganciata durante un bombardamento notturno, abbia mancato il bersaglio. Il commodoro Jeff Davis, un portavoce del Pentagono, ha per il momento raccontato ai giornalisti che una pattuglia aerea alleata, in missione a nord di Kandahar, nella notte afghana tra domenica e lunedì, s'è imbattuta in tiri di contraerea, nei pressi del villaggio di Tarin Kowt. La pattuglia ha chiesto appoggio: un bombardiere b-52 e un aereo quadrimotore d'attacco a bassa quota ac-130, inviati sul posto, sono intervenuti e "almeno una bomba ha mancato il suo bersaglio, ma non sappiamo dove sia caduta".

L'episodio sarebbe avvenuto intorno alle 02.00 del mattino locale e sarebbe complessivamente durato due ore. Ma, per quanto riguarda una valutazione più precisa delle conseguenze dell'accaduto, le truppe americane rinviano a un sopralluogo che intendono compiere oggi: "Invieremo inquirenti in zona, accerteremo cos'è successo".

L'ipotesi, più agghiacciante, e assolutamente da confermare, è che gli americani abbiano scambiato salve di tiri di festa di una festa di nozze come fuoco ostile, anche se i funzionari del Pentagono riconoscono di essere al corrente che "è tradizione in afghanistan sparare salve in aria in segno di giubilo ai matrimoni".

C'è anche la possibilità, almeno sulla carta, che vittime e danni non siano stati causati dal bombardamento aereo, ma dalla ricaduta di proiettili di contraerea inesplosi: le fonti militari americane l'hanno sempre prospettata, quando ci sono stati episodi analoghi nella guerra contro il terrorismo.

Il colonnello dell'esercito Roger King, portavoce delle forze alleate presenti sulla base di Bagram, a nord di Kabul, dice, in dichiarazioni trasmesse dalle tv americane: "Sappiamo che l' operazione ha fatto vittime civili, ma non sappiamo né quante né come". Poi la tragica conferma afghana

Nel villaggio di Deh Rawud bbiamo seppellito i corpi di quaranta persone, incluse donne e bambini, ha detto Raaz Mohammead, funzionario governativo a Tarin Kowt, capitale della provincia. Il funzionario afghano aggiungendo che i soldati americani hanno sganciato anche altre bombe in altre aree di Uruzgan.

Il portavoce del Pentagono e quelli delle truppe sul terreno hanno espresso le loro condoglianze alle famiglie delle vittime e il rammarico per l'accaduto, rispolverando una formula che era spesso utilizzata all'inizio della guerra: "Cerchiamo di ridurre gli errori al minimo. Ma, in un conflitto, errori possono esserci. e gli stati uniti deplorano la perdita di ogni vita umana innocente".

Le informazioni disponibili sono, al momento, vagliate dal comando centrale di tampa, in Florida, responsabile della campagna contro il terrorismo 'Enduring freedom' (libertà duratura), lanciata dopo gli attacchi terroristici dell'11 settembre contro l'America

WORLDCOM: sull'orlo di una bancarotta da record

ANSA.it, http://www.ansa.it, 02/07/2002

NEW YORK - Worldcom, la seconda societa' di telefonia a lunga distanza, e' sull'orlo della bancarotta. Dopo aver ammesso un buco di 3,8 miliardi di dollari nascosto nei propri bilanci, ha rivelato ieri di dover rivedere la contabilita' anche per il periodo 1999-2000. Una revisione che potrebbe portare alla luce un ulteriore ammanco di un miliardo di dollari, con l'eventualita' di una bancarotta record, superiore a quella della Enron.

Mercoledì 3 Luglio 2002

EUROSTAT: Bocciate cartolarizzazioni su lotto e immobili

Rai.it, http://www.rai.it/news, 03/07/2002

BRUXELLES - Eurostat ha bocciato le cartolarizzazioni fatte nel 2001 dal governo italiano sul lotto e gli immobili. Per l'ente statistico dell'Unione Europea, entrambe le operazioni non possono essere incluse a riduzione del deficit. L'impatto delle due operazioni essendo pari allo 0,56% del Pil, questa bocciatura aggrava il rapporto deficit-Pil 2001 dell'Italia dall'1,6% a circa il 2,2%.

Sabato 6 Luglio 2002

Afghanistan, raid sui civili. Gli Usa ammettono l’errore

Rai.it, http://www.rai.it/news, 06/07/2002

Ma gli americani dicono di essere stati attaccati

E’ il generale Usa, Dan McNeil, che con le sue parole - pronunciate nel corso di una conferenza stampa – apre il capitolo delle ammissioni per l’esercito americano sul bombardamento di un villaggio afghano dove si sarebbero registrate decine di vittime civili ed inermi. Bombardamento causato, pare, da un clamoroso errore.

McNeil ha promesso l’apertura di un’inchiesta ufficiale sull’episodio, confermando la versione di Kabul ossia che le bombe sono cadute su un villaggio, quello di Deh Rawud, e non su un obiettivo militare. "Abbiamo appurato che ci sono state vittime civili - ha ammesso il militare usa - e avvieremo inchieste formali per stabilire che cosa abbia causato queste perdite civili e cosa possiamo fare o tentare di fare per evitare che (episodi di questo tipo) si ripetano" – aggiungendo poi che "non è nostra prassi colpire persone innocenti". Gli americani non confermano il numero delle vittime civili che secondo fonti ufficiali afghane sono 48, oltre a 117 feriti.

Le versioni, quella di Washington e quella di Kabul, divergono sulle cause dell’episodio. Secondo i militari Usa il bombardamento di lunedì scorso è stato la risposta a fuoco antiaereo proveniente dal terreno: "con tutta chiarezza ci sono stati diverse indicazioni da terra e dagli equipaggi degli aerei di fuoco antiaereo, almeno a quanto mi risulta fino a questo momento", Secondo McNeill, gli investigatori sul posto non hanno trovato armi antiaeree, ma hanno raccolto scatole di proiettili d'artiglieria e di munizioni a frammentazione, che stanno esaminando come elementi di prova. Gli abitanti del villaggio hanno detto che in quell'occasione stavano sparando in aria con i fucili perché si stava celebrando un matrimonio e la tradizione vuole che si festeggi anche così. Il ministro degli esteri afghano, Abdullah Abdullah, che ha tenuto la conferenza stampa assieme a McNeill, ha detto che "un'indagine vera deve essere...fatta perchè episodi del genere in futuro non accadano più”. Nella zona comunque, dopo il drammatico episodio, cresce il sentimento anti-americano e la sfiducia nel governo di Kabul.

Approvato il Dpef 2003-2006

Rai.it, http://www.rai.it/news, 06/07/2002

Il governo promette il taglio della pressione fiscale dal 42,3% al 39,8% e l'abbattimento della disoccupazione al 6,8%

Passa anche il decreto legge per interventi urgenti in materia fiscale e sanitaria

Il Consiglio dei ministri ha approvato il Documento di programmazione economica e finanziaria per gli anni 2003-2006, in cui il governo ha disegnato la politica economica di legislatura per la stabilità, lo sviluppo e le riforme. Tra gli obiettivi principali, elevare al 3 per cento la crescita economica per l’intera legislatura, abbattere la disoccupazione al 6,8 per cento, aumentare il tasso di attività al 60 per cento. La riforma fiscale dovrebbe far scendere la pressione fiscale dal 42,3 al 39,8 per cento nel 2006.

Il comunicato del Consiglio dei ministri afferma che “la manovra di finanza pubblica assicurerà il rispetto del patto di stabilità europeo; in particolare, per il 2002 il Dpef indica un significativo miglioramento dell’indebitamento netto delle pubbliche amministrazioni che scende all1,1 per cento del Pil. Nel 2003 sarà assicurato un saldo strutturale di bilancio prossimo al pareggio (0,5 per cento del Pil) ed un indebitamento netto delle pubbliche amministrazioni dello 0,8 per cento”.

Un equilibrio di bilancio che verrà raggiunto con un contenimento strutturale della spesa corrente “che libererà le risorse in grado di finanziare sia la riforma fiscale, sia le maggiori spese per investimenti. L’inflazione programmata viene fissata per il 2003 all1,4 per cento; tale obiettivo verrà raggiunto anche grazie agli interventi strutturali delineati nel Patto per l’Italia, all’interno del quale assume un ruolo strategico il progetto Mezzogiorno”.

Inoltre, in seguito alla relazione del ministro dell’Economia Tremonti, il CdM ha approvato un decreto legge che riguarda alcuni interventi urgenti in materia tributaria, di privatizzazioni, di contenimento della spesa farmaceutica e per il sostegno dell’economia nelle aree svantaggiate. Molteplici gli obiettivi delle disposizioni del ddl, dagli incentivi per il ricambio del parco auto, alla razionalizzazione del sistema di riscossione dei tributi; dalla trasformazione del Coni e dell’Anas, al contenimento della spesa farmaceutica a carico del servizio sanitario nazionale, fino all'incentivazione di nuovi investimenti da parte di imprese private nelle aree particolarmente svantaggiate del paese.

Domenica 7 Luglio 2002

Patto per l'Italia, a luglio tavolo d'attuazione senza la Cigl

Rai.it, http://www.rai.it/news, 07/07/2002

Il ministro Maroni: "Si è aperta una pagina nuova nelle relazioni tra governo e parti sociali, quella del dialogo che costruisce"

Cofferati: "Per loro la democrazia è escludere dal confronto sindacale l’organizzazione più grande". Fassino si schiera in difesa della Cgil, Rutelli guarda a Cisl e Uil

Il ministro Maroni ha annunciato che, a luglio, sarà aperto il tavolo di attuazione delle riforme previste dal Patto per l’Italia con le parti sociali che hanno siglato l’accordo. Ci saranno la Cisl, la Uil e i rappresentanti delle 35 sigle sindacali, mentre grande assente sarà la Cgil. "Da ieri si è aperta una pagina nuova nelle relazioni tra governo e parti sociali, la strada del 'dialogo che costruisce': dovrà essere seguita proprio per dare attuazione ai numerosi impegni contenuti nel Patto per l'Italia, a cominciare dalla costituzione entro il mese di luglio di un tavolo 'governo-parti sociali che hanno firmato il patto", si legge nel comunicato del ministro del Welfare. Dopo l’accordo raggiunto, aggiunge Maroni, "può finalmente realizzarsi la più grande riforma del mercato del lavoro mai tentata nel nostro paese".

Per loro la democrazia è escludere dal confronto sindacale l’organizzazione più grande, è il commento di Sergio Cofferati, che ha confermato il referendum sull'art.18 e lo sciopero. “Ma non ci sentiamo soli”, aggiunge, ricordando che "in verità, la Cgil ha trovato nelle sue iniziative milioni di persone. Non mi pare che ci sia un sintomo di isolamento. Tantissimi giovani condividono le nostre opinioni e moltissimi lavoratori hanno dato la loro adesione convinta agli scioperi. Dunque non ci sentiamo soli".

E il centrosinistra si spacca ancora una volta sulla posizione di Cofferati. Se, da una parte, la sinistra vorrebbe evitare l'appiattimento sulla posizione della Cgil e tutelare il valore della reciproca autonomia tra sindacato e politica, dall’altra preferisce prendere posizione netta a difesa del leader sindacale contro il governo. La preoccupazione è anche quella di pregiudicare il dialogo con gli altri sindacati.

La Margherita invita alla cautela e "ad una chiara distinzione dei ruoli" tra sindacato e Ulivo: Francesco Rutelli ritiene che si debba "evitare a tutti i costi un conflitto insanabile tra sindacati" e si impegna a lavorare in prima persona per "ricostruire un ponte che impedisca una rottura". Rutelli ha fatto sapere che incontrerà presto Cofferati, ma che intende vedere anche i rappresentanti delle altre sigle sindacali. Prende invece le difese della Cgil il segretario dei Ds, Piero Fassino, che definisce “la conferma che si è perseguito per mesi un disegno di rottura del movimento sindacale, che si è voluto produrre una lacerazione e che quindi si è voluto in realtà indebolire un sindacato. Noi consideriamo tutto questo inaccettabile e ci batteremo perché si rispettino quelle che sono le regole di qualsiasi paese democratico di confronto con le parti sociali".

Il leader del Pdci, Oliviero Diliberto, si scaglia contro l’intesa definendola "un patto scellerato, firmato da alcuni sindacati 'gialli' insieme al padronato e al governo" e il presidente dei Verdi, Alfonso Pecoraro Scanio, invita l'Ulivo a "schierarsi compatto nel promuovere il referendum sull'articolo 18". Più pacato Enrico Boselli, dello Sdi, che dice no al referendum, che "si tradurrebbe in un pronunciamento contro il governo ma anche contro la Cisl e la Uil".

Terra: cambia o muori

Rai.it, http://www.rai.it/news, 07/07/2002

Entro 50 anni l’apocalisse ecologica , le previsioni del Wwf

Se vuole sopravvivere a sé stesso, il genere umano ha di fronte due alternative: cambiare il proprio stile di vita (abbassando lo sfruttamento delle risorse naturali ed i ritmi di consumo) o investire sui programmi di trasporto spaziale e colonizzazione di altri pianeti. A esprimersi senza mezzi termini è il rapporto del Wwf sul futuro del pianeta. Rapporto che verrà pubblicato martedì ma di cui, oggi, il quotidiano inglese “the Guardian” anticipa i tratti fondamentali, quelli che delineano uno scenario da apocalisse ecologica.

La Terra morirà nel 2050, ci restano all’incirca 48 anni. Ed i dati sui quali si basa l’associazione ecologista per giungere ad una conclusione così drammatica appaiono francamente eloquenti. Tra il 1970 e il 2002 la superficie terreste ricoperta da boschi e foreste è calata del 12%, la biodiversità negli oceani si è ridotta di un terzo, mentre nelle acque dolci si è più che dimezzata, con un calo del 55%. Le specie animali sono ridotte ai minimi termini. Nel 1970 in Africa c'erano 65.000 rinoceronti neri. Oggi sono 3.100. Gli elefanti africani sono crollati da 1 milione e duecentomila esemplari (nel 1980) a poco più di mezzo milione. Quasi del tutto sterminate le tigri. In un secolo sono diminuite del 95%. Nelle fredde acque del Nord dell'atlantico nuotavano nel 1970 un branco potenziale di circa 264.000 tonnellate. 25 anni dopo, nel 1995, i merluzzetti si erano ridotti a 60.000 tonnellate. Persino gli uccellini della campagna inglese sono in via di estinzione, ridotti come sono di una percentuale ricompresa tra il 70 ed il 90%.

La questione di fondo resta quanto consumiamo o meglio quanto consumano gli abitanti del nord del mondo. Avremmo bisogno di "tre" terre per continuare a concederci certi lussi ma , come diceva un vecchio slogan ambientalista, di terra ce n'è una sola

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