DEI RICCHI

2006 - Febbraio - Settimana 2

Indice dei giorni


08/02/2006 * 10/02/2006 * 11/02/2006 * 12/02/2006 * 13/02/2006 * 14/02/2006 *

Mercoledì 8 Febbraio 2006

Vignette Maometto: Bush chiede ai governi lo stop delle violenze

ANSA.it, http://www.ansa.it, 08/02/2006

»VIGNETTE: TALEBAN, 100 KG D'ORO A CHI UCCIDE AUTORE

WASHINGTON - Il presidente statunitense George W. Bush ha chiesto ai governi dei Paesi coinvolti di fare cessare le violenze, dopo la pubblicazione in Europa di vignette sul profeta Maometto. Bush ha fatto il suo invito incontrando alla Casa Bianca il re di Giordania Abdallah.

RICE ACCUSA SIRIA E IRAN DI PROVOCAZIONE

Il segretario di Stato americano Condoleezza Rice ha accusato Siria ed Iran di avere incitato le popolazioni musulmane a commettere violenze anti-occidentali dopo la pubblicazione nella stampa europee di vignette satiriche su Maometto. La Rice lo ha detto rispondendo ad una domanda, oggi a Washington, in una conferenza stampa congiunta con il neo ministro degli esteri israeliano Tzipi Livni.

PISANU: LA CONSULTA ISLAMICA CONDANNA LA STRUMENTALIZZAZIONE DELLE VIGNETTE

Da parte della Consulta islamica riunita oggi per la prima volta al Viminale ''c'e' stata una valutazione unanime sulla gravita' dell'offesa recata ai sentimenti e ai valori religiosi dell'Islam per le vignette pubblicate. Ma tutti hanno anche invitato ad evitare qualunque forma di protesta che si presti a tentativi di strumentalizzazione''. Lo ha detto il ministro dell'Interno, Giuseppe Pisanu.

LA TENSIONE NON ACCENNA A DIMINUIRE

Non accenna a diminuire la tensione provocata dalla pubblicazione delle caricature del profeta Maometto: morti, feriti, manifestazioni si registrano anche oggi in molti paesi del mondo, ma si moltiplicano anche gli appelli alla calma e al dialogo e la diplomazia tenta di ricucire lo strappo tra occidente e mondo islamico.

AFGHANISTAN

Quattro morti e una ventina di feriti sono il bilancio di una manifestazione di protesta a Qalat nel sud dell'Afghanistan. Le vittime sono dimostranti colpiti da spari della polizia dopo che una folla di 600 persone aveva dato l'assalto alla sede delle forze dell'ordine. Da lunedi' sono dieci le vittime in Afghanistan per le manifestazioni di protesta.

CISGIORDANIA

Tutti gli osservatori europei della missione di Hebron (Tiph) sono stati ritirati oggi dopo che alcune centinaia di giovani palestinesi hanno attaccato il quartier generale e due basi del Tiph al grido di ''via la Danimarca da Hebron'', ''ti vendicheremo Profeta''. I manifestanti sono stati respinti dai carabinieri che hanno utilizzato gli estintori. Si tratta della manifestazione piu' violenta finora registrata nei territori contro le vignette pubblicate dal giornale danese.

IRAN

Alcune decine di persone hanno lanciato sassi oggi a Teheran contro l'ambasciata della Gran Bretagna per protesta contro le vignette, ma anche per la posizione di Londra sul nucleare iraniano.

BOSNIA-ERZEGOVINA

Circa 1500 persone hanno manifestato oggi a Sarajevo davanti alle ambasciate Danimarca, Norvegia, Francia e Croazia. Al grido di ''Allah Akbar'' (Dio e' grande), i manifestanti hanno bruciato le bandiere dei quattro paesi e hanno chiesto ai governi le scuse per le caricature di Maometto.

TURCHIA

Un migliaio di 'lupi grigi' dell'organizzazione ultranazionalista 'Ulku Ocaklari' ha manifestato questa mattina davanti all'ambasciata danese ad Ankara per la pubblicazione delle vignette in Danimarca e in altri paesi europei. ''I musulmani sono qui, dove sono i crociati'', ''Cristiani, Gesu Cristo non vi perdonera' questi alcuni degli slogan dei manifestanti contrari anche all'ingresso della Turchia nell'Unione Europea.

FRANCIA

Il numero di oggi del settimanale satirico francese Charli Hebdo che ha pubblicato le dodici vignette sara' di nuovo in edicola domani mattina tirato in 160.000 copie dopo che oggi e' andato esaurito. Il direttore ha annunciato che pubblichera' anche i disegni del concorso sull'Olocausto lanciato dal quotidiano iraniano Hamashahri. ''In questo caso non per la liberta' di stampa - ha spiegato - ma contro il negazionismo''.

DANIMARCA

Il governo ha annunciato l'esclusione dei religiosi estremisti dal dialogo per l'integrazione delle minoranze. Un disegnatore satirico ha rivelato che lo stesso giornale, ma con un diverso direttore, aveva rifiutato tre anni fa delle vignette che avevano come protagonista Gesu' Cristo.

ALGERIA

Sei tra dirigenti e giornalisti della televisione di stato algerina sono stati licenziati oggi per aver mostrato nel corso dei telegiornali le caricature del profeta Maometto. Nei giorni scorsi il ministero degli esteri aveva denunciato ''l'attentato oltraggioso e inammissibile alla santa figura del profeta dell'Islam''.

YEMEN

Le autorita' yemenite disposto oggi la chiusura dello Yemen Observer, un giornale in lingua inglese, che la scorsa settimana ha pubblicato le vignette. Per la stessa ragione lunedi' il ministero dell'informazione aveva chiuso il piccolo giornale in lingua araba Al-Hurriya. Il direttore-proprietario e' stato arrestato per offesa all'Islam e al Profeta Maometto.

TERRITORI

''La stampa occidentale sta giocando con il fuoco'' ha detto oggi al Cairo Khaled Meshaal, capo dell'ufficio politico di Hamas, il movimento palestinese che ha vinto le elezioni di gennaio. ''Noi rispettiamo il cristianesimo e l'ebraismo e tutti i profeti - ha aggiunto - ma l'occidente provoca i sentimenti della nazione araba, permettere a degli stupidi di bestemmiare contro il profeta non favorisce il dialogo''.

GERMANIA

Il governo tedesco ha condannato oggi il concorso internazionale di caricature sull'Olocausto lanciato da un giornale iraniano in risposta alle vignette su Maometto. ''Ignorare in questo modo l'Olocausto e diffamare la memoria delle vittime non e' solo di cattivo gusto, ma e' una provocazione'' ha detto il ministro degli esteri Franck-Walter Steinmeier.

STATI UNITI

Il presidente americano George W. Bush ha chiesto oggi ai governi dei paesi coinvolti di far cessare ogni violenza. L'invito incontrando il re di Giordania Abdallah II alla Casa Bianca. Nelle stesse ore il segretario di Stato americano Condoleezza Rice ha accusato Siria e Iran di aver incitato le popolazioni musulmane alla violenza anti-occidentale dopo la pubblicazione delle vignette.

UNIONE EUROPEA

L'alto rappresentante per la politica estera e di sicurezza dell'Ue Javier Solana ha annunciato per la prossima settimana una lunga visita in Medio Oriente. Tappe sinora previste: Arabia Saudita, Egitto, Israele, territori palestinesi e Giordania.

Venerdì 10 Febbraio 2006

Rete4 multata per 'Liberitutti'. Berlusconi: e' scandaloso

ANSA.it, http://www.ansa.it, 10/02/2006

»BERLUSCONI, CAMPAGNA FORSENNATA? NON DA PARTE MIA

»PAR CONDICIO: BERLUSCONI, PRESIDENTE AGCOM INFLUENZATO

»ELEZIONI: FASSINO, FAVOREVOLE A CONFRONTO BERLUSCONI-PRODI

»CASINI, PRODI IN TV CON FINI, CON ME, POI CON PREMIER

ROMA - Una multa da 150 mila euro contro Retequattro per la puntata di 'Liberitutti' con Silvio Berlusconi; un'istruttoria sulla presenza del premier a ''Isoradio'', canale Rai di pubblico servizio; un'altra istruttoria su ''Che tempo che fa'', programma di Fabio Fazio da mesi nel mirino del centrodestra per i suoi ospiti politici.

L'Autorita' per le garanzie nelle comunicazioni oggi si fa sentire in tema di par condicio e dice la sua in una campagna elettorale televisiva fin qui arroventata. Ma il presidente del consiglio non ci sta e subito attacca la decisione di multare Retequattro: ''E' uno scandalo'', dice Berlusconi, ''un'iniziativa ingiustificata e ingiustificabile'' da parte ''di un organo di garanzia che e' diventato un organo di battaglia politica''. E, aprendo un nuovo fronte di polemica, aggiunge: ''E' veramente uno scandalo che l'Authority non abbia detto nulla nei confronti di Raitre che e' un'autentica macchina da guerra contro gli avversari politici''.

Intanto il Tar del Lazio oggi respinge la richiesta di Mediaset contro la delibera dell'Autorita' in tema di par condicio, proprio quella in base alla quale e' stata decisa la multa a Retequattro, considerandola valida nei principi anche se per quanto riguarda le sanzioni rimanda alla decisione di merito. Da parte sua Mediaset ricorre nuovamente al Tar contro la multa a Retequattro e la conduttrice Irene Pivetti si difende: ''Non ho violato l'atto di indirizzo''.

L'iniziativa dell'organo di garanzia scatena ovviamente la polemica politica, e lo stesso fanno le parole del premier contro Raitre che viene difesa, oltre che dal suo direttore Paolo Ruffini, e dai consiglieri d'amministrazione Curzi, Rizzo Nervo e Rognoni, anche dal presidente Claudio Petruccioli, ''a nome di tutta l'azienda''.

Sul fronte politico al premier replica dall'Unione Massimo D'Alema, che argomenta: ''L'autorita' l' ha nominata Berlusconi, quindi'' se la critica, ''evidentemente sara' un' autocritica una volta tanto''. Per il segretario Pdci Oliviero Diliberto, ''Berlusconi sta calpestando tutte le regole della democrazia, a partire da quelle che riguardano la parita' di accesso ai mezzi di informazione''. Per Luciano Violante, ''L'attacco di Berlusconi all'Authority per le Comunicazioni ha carattere intimidatorio''. Gli risponde Isabella Bertolini da Forza Italia: ''Violante straparla. Ha sbagliato film. Il Premier Berlusconi ha ragione da vendere. Quello che e' accaduto oggi e' al di la' dei confini della decenza''.

Critiche per Berlusconi anche dall'Udc, con il presidente della Camera Pierferdinando Casini che dice: ''Rispetto le decisioni dell'Authority anche quando non le condivido''. E il segretario Lorenzo Cesa, invia un monito a Berlusconi: ''Non attacchiamo le autorita', non isoliamoci, non inseguiamo i fantasmi''. Sullo stesso tono Marco Follini che spiega: ''Non si puo' ridurre il centrodestra all'uno contro tutti. Istituzioni e autorita' sono autonome e debbono restare fuori dalla contesa politica. Nessun campione gioca al meglio mettendo continuamente in discussione l'arbitro''.

Plaude invece alla decisione dell'Authority su ''Che tempo che fa'', il capogruppo di Forza Italia in Vigilanza Rai Giorgio Lainati. ''Era ora - dice - visto che da quattro mesi Forza Italia ha denunciato ripetutamente una serie di sistematiche violazioni del pluralismo a favore della sinistra''.

Coppie di fatto: Casini, vogliamo dialogare con Rutelli

ANSA.it, http://www.ansa.it, 10/12/2006

ROMA - Sul tema delle coppie di fatto "per noi è essenziale dialogare con Rutelli e con gli uomini e le donne della Margherita, che sono profondamente in dissenso rispetto ad una deriva zapaterista sui pacs": lo dice il leader dell'Udc, Pier Ferdinando Casini, che, in un' intervista la Tg1, sostiene: "La Chiesa non ha bisogno di sentinelle. Fa il suo dovere, che non è il nostro. E' improponibile che il ministro Turco dica che non accetta interferenze".

Casini ribadisce: "Nessuno ha pregiudizi rispetto alle coppie di fatto od omosessuali. Tuttavia, è impossibile qualsiasi parificazione di queste coppie rispetto alla famiglia. Sarebbe un parallelismo di fenomeni completamente diversi, che é del tutto inaccettabile".

FASSINO, INFONDATO ALLARME DELL'OSS. ROMANO L'allarme dell'Osservatore romano sulle coppie di fatto "è infondato": lo afferma il segretario Ds Piero Fassino intervento 'In mezz'ora' su Rai3. Fassino esclude che l'Unione intenda "sradicare la famiglia". Tuttavia, spiega, "in Italia ci sono centinaia di migliaia di persone che vivono ogni giorno una condizione di convivenza di fatto e credo che sia di buon senso e corrisponda a regole di civltà stabilire alcuni diritti, a tutela di un più solido rapporto tra due conviventi".

Il segretario Ds sostiene: in Vaticano c'è "la preoccupazione che noi si voglia equiparare in toto qualsiasi forma di convivenza alla famiglia basata sul matrimonio. Ma noi - ribadisce - non abbiamo questo obiettivo, proponiamo di introdurre in Italia quello che in tanti paesi europei è n vigore da molti anni. Sui temi eticamente sensibili deve valere l'invito che ha fatto il presidente Napolitano, uscendo dall'incontro con il Papa: la politica deve avere la capacità di creare le condizioni per discuterne e determinare soluzioni condivise. La politica non deve negoziare i principi, deve cercare soluzioni condivise. Perciò - sostiene il leader della Quercia - si devono promuovere le sedi e i luoghi perché si discuta e si trovino queste soluzioni; e intanto c'è il Parlamento, che non è la stessa cosa del governo.

Prima di arrivare in Parlamento è chiaro che occorre una discussione nel centrosinistra, perché ci sono posizioni diverse, per giungere a una comune". In ogni caso, per Fassino, su questi temi "non è opportuno legiferare a colpi di maggioranza. Si può anche fare, ma è l"extrema ratio'. Su temi di questa delicatezza che hanno un'incidenza sulla vita delle persone e della società bisogna cercare il più possibile soluzioni di largo consenso.

Poi - prosegue - questo non può diventare il veto a decidere. Una maggioranza di governo, comunque, non parte in quarta, negando ascolto a posizioni diverse, anche perché gli equilibri parlamentari non consentono forzature. Comunque, "le proposte su cui si sta discutendo e valutando e che il governo sta predisponendo, sono proposte su cui il centrosinistra può ritrovare una sua coesione e unità.

Voglio discutere con la Binetti - dice ancora Fassino - non dando per scontato che si possa trovare un'intesa, poi in Parlamento è necessario un confronto esplicito e chiaro, poiché su una materia di questo genere anche nel centrodestra ci sono esponenti significativi che pensano che sia giusto e civile andare a un provvedimento che riconosca i diritti di chi ha una convivenza di fatto".

ROTONDI, OK PACS PROPOSTI DA POLLASTRINI

Proprio non comprendo l'indignazione dei cattolici dei due Poli sui Pacs nella versione proposta dalla Pollastrini. Così Gianfranco Rotondi. "Per noi cattolici il matrimonio è indissolubile, ma accettiamo una legge che disciplini i diritti di chi non lo ritiene tale; per noi osservanti è vietato mangiare carne di venerdì Santo, ma nessun cattolico si indigna se il vicino di casa in quel giorno la consuma. Insomma, se due persone, anche dello stesso sesso, decidono di vivere insieme, si capisce che non formano una famiglia tradizionale. La mia domanda- conclude- é: quale danno ricevono i nostri valori e le nostre famiglie se la convivenza di queste persone è disciplinata dalla legge invece che dal caso?"

RIZZO, LIBERA CHIESA IN LIBERO STATO

'Non sono a nostro avviso piu' accettabili condizionamenti allo Stato che non può che essere laico. Aveva ragione Cavour: libera Chiesa in libero Stato. E' necessario andare avanti e riformare la normativa sulle coppie di fatto. E' quanto afferma Marco Rizzo, europarlamentare del Pdci.

GIORDANO, CHIESA NON INFLUENZI LEGGI ITALIA

Sia ben chiaro che le proposte di legge di questo paese non possono essere in alcun modo condizionate dalle gerarchie ecclesiastiche. La laicità ispira la Costituzione repubblica e non se ne può in alcun modo derogare. Lo afferma il segretario del Prc Franco Giordano.

MASTELLA, IL GOVERNO LASCI IL TEMA A PARLAMENTO

Diciamo no ad una preoccupante deriva anticlericale e ribadiamo che non ci sono le condizioni per un'iniziativa del governo sulle unioni di fatto. Serve piuttosto un'iniziativa parlamentare e in quella sede ci andremo a misurare. Lo afferma il segretario dell'Udeur Clemente Mastella, che dà un "consiglio" al governo: "Si tiri fuori, e mettiamo in luce che la sede migliore per affrontare tale questione è il Parlamento".

VOLONTE' (UDC), IN ATTO UNA REPRIMENDA CONTRO IL VATICANO

Luca Volonté del'Udc sostiene che "dopo i volantini contro il Papa all'Immacolata, la chiamata alle armi di Scalfari e Augias su 'Repubblica', le dichiarazioni della Turco assumono il valore di una violenta e intollerante reprimenda verso il Vaticano. L'esatto opposto del rispetto, del lavoro comune in difesa dei valori e della proficua della autonomia tra Stato e Chiesa invocati da Napolitano". Secondo Volonte' "Capezzone e Rotondi dimostrano quanto gli schieramenti attuali siano finiti".

Libano: manifestazione Hezbollah, gia' oltre 1 mln e mezzo

ANSA.it, http://www.ansa.it, 10/12/2006

BEIRUT - Con una colossale manifestazione, forse la più imponente nella storia del Libano, l'opposizione guidata dal movimento sciita Hezbollah ha organizzato una nuova prova di forza contro il governo del premier Fuad Siniora, invadendo il cuore di Beirut con una marea umana di almeno un milione e mezzo di dimostranti, quasi il 40 per cento della popolazione libanese.

Ma da Tripoli, il centro portuale a maggioranza sunnita 91 km a nord della capitale, è giunta - e per la prima volta dall'inizio dieci giorni fa delle proteste di piazza dell'opposizione - la risposta della maggioranza parlamentare antisiriana, raccolta nella coalizione delle 'Forze del 14 Marzo', che ha a sua volta organizzato una contromanifestazione a sostegno del governo, con la partecipazione di altre centinaia di migliaia di persone, forse mezzo milione.

E in un Libano sempre più spaccato in due, le parole pronunciate dal leader cristiano d'opposizione Michel Aoun di fronte alla marea umana ammassata nelle piazze Riad al-Solh e dei Martiri hanno lasciato chiaramente intendere che Hezbollah e i suoi alleati si accingono a inasprire la loro campagna per far cadere il premier Siniora, sempre trincerato con i suoi ministri nel vicino Gran Serraglio, il Palazzo del governo nel cuore di Beirut e sott'assedio dal primo dicembre. "La prossima volta che ci raduneremo, la nostra gente sarà libera di muoversi e il Gran Serraglio non sarà più protetto.

Abbiamo visto cosa è successo in Serbia e in Ucraina, dove hanno occupato il Parlamento e il governo e hanno fatto cadere l'esecutivo", ha tuonato Aoun che, per motivi di sicurezza, parlava alla folla in collegamento video. In piazza si è invece presentato a sorpresa il numero due di Hezbollah, sheikh Naim Qassim, che dal palco protetto da decine di guardie del corpo ha scagliato un attacco altrettanto se non più virulento al governo Siniora. "Oh voi, ladri del Libano, aprite gli occhi, aprite le orecchie, ascoltate le grida del vostro popolo, che dal primo dicembre è in piazza per chiedere la fine della tutela americana e israeliana sul Libano. Guai a voi, oh leader del governo, che avete venduto il Libano agli Stati Uniti e lo state portando alla distruzione", ha scandito Qassim, mentre la folla rispondeva al grido di "Al-Maut li-Amrika" e "Al-Maut li-Israil"('Morte all'America", "Morte a Israele").

Dopo la nuova prova di forza dell'opposizione guidata dal movimento sciita appoggiato da Siria e Iran, che negli ultimi dieci giorni ha portato in due volte in piazza a Beirut più di due milioni di persone, il timore diffuso è adesso quello di un inasprimento quasi inevitabile delle proteste antigovernative, con l'imminente avvio di una campagna di disobbedienza civile che rischia di paralizzare l'amministrazione pubblica e di sfociare nel temuto blocco dell'aeroporto internazionale e del porto della capitale libanese. Ma il ventilato inasprimento delle proteste di piazza, ha ammonito il premier Siniora, rischia anche di "far sprofondare il Libano in un ciclo di violenza che non è nell'interesse di nessuno", dopo gli scontri tra sostenitori sciiti dell' opposizione e rivali sunniti filogovernativi nella zona sud di Beirut dove, esattamente una settimana fa, un giovane oppositore era stato ucciso a colpi di fucile mitragliatore nella schiena.

Un piccolo spiraglio sembra tuttavia essersi aperto in serata con l'annuncio che il governo libanese ha richiesto al mediatore sudanese Mustafa Osman Ismail di tornare tra poche ore a Beirut, dove mercoledì scorso aveva già incontrato tutti i protagonisti dell'esplosiva crisi libanese: il presidente filosiriano Emile Lahud; il presidente del Parlamento e leader sciita Nabih Berri; l'ex presidente cristiano antisiriano Amin Gemayel; il leader sunnita della maggioranza parlamentare antisiriana Saad Hariri; e il leader di Hezbollah, Sayyed Hassan Nasrallah.

Nelle prossime ore dovrebbe tornare a Beirut anche il segretario generale della Lega Araba, Amr Moussa, che la settimana scorsa aveva avviato un altro, difficile tentativo di mediazione per disinnescare quella che molti osservatori non esitano ormai a definire la "bomba a orologeria libanese". E nell'odierna preghiera dell'Angelus, anche il Papa si è mostrato preoccupato per la crisi in Libano, invitando la comunità internazionale a "individuare le urgenti soluzioni pacifiche eque e necessarie" e i leader libanesi ad "avere a cuore esclusivamente il bene del Paese e l'armonia tra le sue comunità".

Pinochet: le ceneri nella casa di campagna

ANSA.it, http://www.ansa.it, 10/12/2006

SANTIAGO - Scortate dalla massime cariche militari, le ceneri di Augusto Pinochet sono state portate nella cappella della villa di campagna della famiglia, situata a Los Boldos, 180 chilometri da Santiago. E mentre si sono concluse le cerimonie funebri, il presidente cileno, Michelle Bachelet ha sentito il bisogno di affermare che la morte dell'ex-dittatore ''simbolizza la dipartita di un punto di riferimento dell'odio e della violenza nel Paese''. Nella notte e' giunta a Los Baldos la delegazione militare che aveva preso in consegna le ceneri di Pinochet al cimitero di Santiago.

Poi l'ultima messa nella cappella, mentre La villa veniva praticamente isolata da forze speciali dell'esercito e da agenti dei 'carabineros' che hanno impedito a giornalisti e curiosi di avvicinarsi all'edificio e al parco che lo circonda. ''Nel Cile c'e' posto per tutti ed io punto ad una nazione integrata'' ha sottolineato Bachelet, rilevando che, per questo, nel corso delle esequie ''dell'ex generale''. come lei lo ha definito senza pronunciarne il nome,''vi e' stato spazio sia per espressioni di dolore di alcuni che per i sentimenti di altri''.

Riguardo al ''dolore'', quanto e' accaduto, cioe' le decine di migliaia di seguaci dell'ex dittatore mobilitatisi come non accadeva da anni per esprimere le loro rivendicazioni e, soprattutto, i furibondi interventi in sua difesa di esponenti dell'esercito durante le esequie nell'Accademia militare, non solo hanno sorpreso tutti, ma ha suscitato timori nel governo e gli appetiti politici delle destre, l'Unione democratica indipendente (Udi), in cui militano ex alti membri della dittatura e la piu' moderata Rinnovazione Nazionale (Rn). In effetti, pur se, a suo tempo, i piu' accorti esponenti del primo partito e la maggioranza del secondo avevano preso le distanze da Pinochet, considerandolo una specie di palla al piede, e sempre piu' isolato perche' alle prese con la giustizia - e inviso per l'illecito arricchimento - dopo la discesa in campo dei suoi seguaci, si sono quasi tutti precipitati ad assistere in prima fila alle esequie.

''Hanno effettuato un rapido dietrofront e sono corsi in massa a porsi nuovamente sotto l'ombrello di Pinochet'', ha assicurato il presidente del Partito Socialista, il senatore Camilo Escalona lanciando una denuncia precisa: destre ed esercito si sono 'ripinochetizzati'. Si tratta di una mossa piu' che comprensibile visto che le destre, pur se sono riuscite solo una volta ad arrivare al potere con le urne - nel 1958 quando venne eletto Jorge Alessandri - rappresentano il 40% dell'elettorato, meta' del quale decisamente ultraconservatore. Ma se, per gli analisti, la mobilitazione del 'pinochetismo' doc e' destinata ad affievolirsi, cio' che piu' preoccupa il governo, sono le rivendicazioni del 'legado', l'eredita', dell'ex dittatore, esternate da un settore dell'esercito.

''Il governo se l'e' cercata perche', invece di effettuare i funerali di stato, che avrebbe gestito evitando ogni eccesso, ha affidato le esequie ai militari, che non si sono lasciati scappare l'occasione per approfittarne'', e' sbottato oggi il presidente di Rn, Carlos Larrain. Tra l'altro, spingendo alla ribalta il nipote dell'ex dittatore, il capitano Augusto Pinochet Molina che, senza autorizzazione, nell'Accademia militare, ha lodato a spada tratta il nonno e negato legittimita' ai suoi contestatori, giudici compresi. Una patata bollente per Bachelet. In effetti, pur se ha definito ''gravissime'' le sue dichiarazioni e si e' detta sicura che ''l'esercito sapra' prendere le misure necessarie in tal senso'', una fonte militare ha avvertito che ''se si vuole costruire un leader, cacciamolo pure dai ranghi, sapendo pero' che e' stato l'obiettivo'', degli ex generali oltranzisti.

Una vita in ascesa, poi il baratro

ANSA.it, http://www.ansa.it, 10/12/2006

Augusto Pinochet Ugarte, ricoverato dal 3 dicembre in ospedale per un grave infarto e morto oggi, per 17 anni fu presidente 'de facto' del regime militare in Cile (1973-1990) e per quasi 25 capo di uno dei più temuti eserciti dell'America latina. Giunse a dichiarare: "In Cile non si muove una foglia senza che io lo sappia".

Nato a Valparaiso il 25 novembre 1915 e primo di sei figli, entrò per volere del padre, ma soltanto al terzo tentativo nel 1933, nella Scuola Militare. Sposatosi nel 1943 con Lucia Hiriart Rodriguez, ha avuto cinque figli (Ines Lucia, Augusto Osvaldo, Maria Veronica, Marco Antonio e Jacqueline Maria) che gli hanno dato una trentina di nipoti.

Amante della famiglia, del cinema e dei libri di storia, Pinochet fu nominato al vertice dell'esercito, 20 giorni prima del golpe, proprio da quel presidente Salvador Allende che lo considerava 'un militare tutto d'un pezzo'.

L'11 settembre 1973 tradì la fiducia del legittimo presidente e lo destituì, facendolo uccidere in un cruento colpo di Stato. Lo stadio nazionale fu trasformato in lager, si scatenarono le violenze e le torture della terribile polizia politica, e ci furono circa 2.000 desaparecidos.

Pinochet riuscì successivamente a imporsi come presidente della giunta militare battendo abilmente l'ammiraglio José Toribio Merino e il 17 dicembre 1974 assunse la presidenza del paese. Riconfermato l'11 marzo 1981 per un secondo mandato di otto anni, ebbe l'appoggio di molti cileni, in particolare degli uomini d'affari che negli anni Ottanta hanno prosperato grazie a un programma economico neoliberista, che ha permesso al Cile di sanare la sua economia ma con alti costi sociali.

Il 7 settembre 1986 uscì indenne da un attentato realizzato dal Fronte patriottico Manuel Rodriguez (Fpmn) che costò la vita a cinque uomini della sua scorta. Il suo allontanamento dalla presidenza cilena coincise con un referendum popolare che lui era sicuro di vincere il 5 ottobre 1988.

Ma il risultato lo sorprese e amareggiò: il 42% disse sì alla sua permanenza e il 55,2% rispose invece no, e così il 10 marzo 1990 Pinochet uscì dalla Moneda, lasciando il posto al presidente democristiano Patricio Aylwin. Restò però alla guida dell'esercito, un incarico che avrebbe abbandonato soltanto il 10 marzo 1998, per assumere il giorno dopo la funzione di senatore a vita. In quel momento nessuno sospettava che, nell'ombra, l'ex dittatore era al centro di una fitta trama di attività commerciali lecite, e forse, illecite, con proventi per decine di milioni di dollari non dichiarati al fisco, convogliati nei conti scoperti presso la Riggs Bank degli Stati Uniti.

Il 1998 fu anche l'anno del suo arresto a Londra su richiesta del giudice spagnolo Baltasar Garzon. Nella capitale britannica trascorse 503 giorni e poi rientrò rocambolescamente in patria. Da allora è stato perseguito e incriminato in Cile con diverse gravi accuse, ma mai processato.

Sabato 11 Febbraio 2006

Smog alle stelle in tante citta'

ANSA.it, http://www.ansa.it, 11/12/2006

ROMA - Lo smog avvolge l'Italia. Nel 2006 in molte città la presenza di polveri sottili pm10 nell'aria ha infatti superato costantemente i limiti giornalieri considerati pericolosi per la salute. Secondo lo studio 'Mal'Aria' di Legambiente, quest'anno i limiti sono stati superati per ben 206 giorni a Palermo, 183 a Verona, 162 a Torino, 159 a Padova e 156 a Venezia.

E poi 152 giorni a Milano e 125 a Roma. Per valutare l'entità del fenomeno, si pensi che dal 2005 è in vigore una norma, che indica in 35 giorni all'anno il periodo massimo di superamento del valore limite giornaliero per le polveri sottili (50 µg/mc), dopodiché dovrebbero scattare provvedimenti drastici per abbattere lo smog. Principali imputati di questa situazione sono il trasporto stradale e gli impianti di riscaldamento. Secondo il presidente di Legambiente Roberto della Seta, che cita la commissione nazionale per l'inquinamento atmosferico, a Milano, Torino, Genova, Bologna, Firenze, Ronma, Palermo e Napoli, "il traffico contribuisce per ben il 70% delle emissioni di PM10.

Negli ultimi 10 anni, inoltre, le emissioni da CO2 da trasporto stradale sono aumentate del 18%, contribuendo nel 2004 a più del 22% del totale nazionale di emissione del principale gas serra". Legambiente chiede interventi strutturali "più efficaci dei disorganici blocchi del traffico e delle targhe alterne. Il vero obiettivo è ridurre i veicoli in circolazione, incrementando il trasporto pubblico". All'estero non va meglio: da uno studio su 26 città emerge che solo Saragozza in Spagna, Tampere e Turku in Finlandia non hanno mai superato i limiti europei per nessuno dei tre inquinanti NO2, O3 e PM10.

Riguardo agli ossidi di azoto solo 6 città (Heidelberg, Goteborg, Tampere, Turku, Nicosia, e Saragozza, rientrano nel valore limite, mentre 20 vanno oltre i massimi. Le situazioni peggiori, a Londra e Parigi. Il limite annuo del PM10 nel 2005 è superato da 11 città. Riguardo all'ozono, la soglia massima è stata superata a Parigi (81 giorni di superamento contro i 25 previsti dalla legge), Milano (65), Napoli (65), Vienna (56), Roma (51), Praga (40), Lione (31) e Goteborg (28). Secondo un recente studio dell' Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) su 13 città italiane le concentrazioni misurate dal 2002 al 2004 sono state tra le più alte in Europa.

E così gli impatti sulla salute. Considerando tutte le cause di mortalità legate ad effetti cronici (esclusi gli incidenti), lo studio dimostra che se il valore medio annuo di polveri sottili fosse al massimo di 40 µg/mc si risparmierebbero 2270 morti, mentre se tale valore scendesse a 20 µg/mc (obiettivo stabilito inizialmente dalla direttiva europea per il 2010) le morti risparmiate salirebbero a 8220.

L'abete della Sila alla volta del Vaticano

ANSA.it, http://www.ansa.it, 11/12/2006

CATANZARO - E' partito da Cosenza il trasporto eccezionale che porterà a Roma il gigantesco abete bianco donato dalla Regione Calabria al Papa e che sarà esposto a Piazza San Pietro per le festività natalizie. Così come il taglio ed il prelevamento aereo dalla foresta del Massiccio del Garaglione, nella Sila, anche il trasporto si sta rilevando un'operazione estremamente complessa. Oltre alla lunghezza (l'abete è alto 32,95 metri), la pianta, pur con i rami chiusi, occupa in larghezza quasi tutta la sede dell'Autostrada Salerno-Reggio Calabria.

Il trasporto, che è scortato dalle volanti verdi del Corpo forestale, dalla Protezione civile regionale e dall'Anas, è costretto quindi a delle soste per consentire lo smaltimento delle code che si creano alle sua spalle. Una prima sosta è già stata effettuata dopo che si era formata una coda di mezzi lunga due chilometri.

Nei tratti della A3 in cui, a causa della presenza di cantieri, si viaggia a doppio senso di circolazione su un'unica carreggiata, la polizia stradale e l'Anas bloccheranno il traffico per consentire il passaggio del trasporto. Il viaggio verso Roma, secondo le previsioni, si concluderà alle 4 di domani.

Al via a Teheran la conferenza sull'Olocausto

ANSA.it, http://www.ansa.it, 11/12/2006

TEHERAN - La controversa conferenza sull'Olocausto organizzata dal governo iraniano si è aperta a Teheran. Il summit, con la partecipazione di storici negazionisti e revisionisti, e' stato criticato dalla comunità internazionale e gli ambasciatori dell'Ue hanno declinato l'invito a partecipare.

Partecipano alla conferenza - voluta dal presidente iraniano, Mahmud Ahmadinejad, per 'Discutere l'Olocausto, prospettiva internazional' - storici e studiosi provenienti da 30 paesi, secondo gli organizzatori. Vi sono anche 5 rabbini. "Lo scopo di questa conferenza non è negare o confermare l'Olocausto", ha detto il ministro degli esteri iraniano, Manouchehr Mottaki, nel suo discorso di benvenuto ai presenti.

"Lo scopo principale è creare un'opportunità per gli studiosi che in Europa non possono esprimere liberamente le loro opinioni sull'Olocausto", ha aggiunto il ministro. Tra i partecipanti, lo storico americano David Duke, ex deputato repubblicano della Louisiana e leader del Ku Klux Klan, e lo scrittore francese Georges Thiel. Vi sono anche cinque rabbini ortodossi, con vestiti e cappelli neri, e distintivi con la bandiera di Israele barrata.

Domenica 12 Febbraio 2006

Video della vergogna per militari britannici in Iraq

ANSA.it, http://www.ansa.it, 12/02/2006

BASSORA - Un video in cui si vedrebbero militari britannici che picchiano selvaggiamente ragazzini iracheni è oggetto di indagini da parte del ministero della Difesa britannico. Lo scrive oggi la Bbc nella sua edizione online.

Foto tratte dal video sono state pubblicate oggi dal domenicale News of the world, secondo cui i fatti sono avvenuti nel sud dell'Iraq due anni fa. Nel filmato si sentirebbe anche una persona non identificata che fa le riprese ridere ed esortare i colleghi a andare avanti.

Il ministero della Difesa ha dichiarato di essere a conoscenza del video e che la polizia militare sta indagando.

Secondo il giornale, le riprese sarebbero state fatte da un caporale "per divertimento" e mostrerebbero proteste in una strada fuori da un centro militare. Si vedono soldati che inseguono ragazzi, ne trascinano quattro nel centro militare e li picchiano in varie parti del corpo con bastoni, prendendoli anche a calci, uno nei genitali.

News of the World, che dichiara di aver fatto numerosi controlli per verificare l'autenticità del filmato, dice che si vede anche un soldato che dà calci in faccia a un iracheno morto.

12 FERITI IN CENTRO BAGHDAD PER ESPLOSIONE DUE BOMBE

Dodici persone sono rimaste ferite nel centro di Baghdad a causa di due bombe esplose una dopo l'altra. Lo ha riferito un funzionario del ministero dell'Interno iracheno.

Le bombe che hanno anche danneggiato un'auto della polizia, sono esplose vicino a un ristorante sulla Al Sadoun verso le 7 (le 5 italiane). Non è stato possibile stabilire se i poliziotti della vettura danneggiata siano tra i feriti. In un altro incidente, sempre nella capitale irachena, cinque persone sono rimaste ferite quando la loro vettura si è scontrata con un mezzo blindato dell'esercito americano.

PARTITO SCIITA NOMINA JAAFARI CANDIDATO PREMIER L'alleanza irachena unita, il partito sciita che ha vinto le elezioni in Iraq, ha nominato oggi il primo ministro uscente Ibrahim Jaafari candidato premier per il nuovo governo, con 64 voti a favore e 63 contro. Il rivale sconfitto e' il vice presidente Adel Abdel Mahdi. Lo ha riferito una fonte del gruppo parlamentare sciita.

Iran: Usa starebbero preparando piano per un raid

Corriere.it, http://www.deiricchi.it/index.php?docnum=496#[Corriere Sera], 12/02/2006

LONDRA - Gli strateghi del Pentagono starebbero mettendo a punto i dettagli di un piano per un raid contro i siti nucleari iraniani. Si tratterebbe dell'ultima risorsa per fermare la corsa all'atomica di Teheran nel caso in cui fallisse ogni forma di mediazione pacifica. Lo scrive il giornale britannico "Telegraph", sottolineando che al Comando Centrale e al Comando strategico Usa si sta lavorando per individuare gli obbiettivi di questo eventuale raid e decidere con quali armi e in che modo colpire. (Agr)

Casini: non so se siamo in testa, ma la Cdl e' in ripresa

ANSA.it, http://www.ansa.it, 12/02/2006

ROMA - "Non so dire se la CDL è in testa, ma sicuramente in grande ripresa. La competizione è aperta". Lo ha detto il presidente della Camera, Pier Ferdinando Casini, commentando gli ultimi sondaggi presentati dal premier Silvio Berlusconi.

"Vedo uomini, donne e giovani - ha proseguito parlando dopo la visita alla Sinagoga di Roma - che si stanno mobilitando per l'UDC e anche per gli altri partiti della CDL. Oggi - ha concluso - c'é una animazione che non c'era qualche settimana fa e questo è un fatto positivo".

FASSINO: BERLUSCONI HA COMINCIATO CAMPAGNA INGANNO

SIENA - Berlusconi ha cominciato la campagna dell'inganno: è andato a cercare un sondaggista in America visto che non ne troverebbe uno in Italia pronto ad accreditare un suo presunto vantaggio che non c'é". Lo ha detto il segretario nazionale dei Ds Piero Fassino a margine di una manifestazione elettorale per le elezioni comunali a Siena. "Oggi il principale quotidiano della destra, di proprietà della famiglia Berlusconi, accredita un sondaggio che l'Swg nel pomeriggio ha smentito. Mi pare che sia evidente - ha aggiunto Fassino -: incombe sulla destra una sconfitta che la destra cerca di evitare anche pensando di convincere gli elettori che ha già dei voti che invece non ha ancora. Fa parte della guerra psicologica. Berlusconi conosce bene i tanti strumenti della comunicazione, ivi compreso quello della pubblicità ingannevole".

Guardando alle prossime settimane di campagna elettorale, Fassino si dice convinto che Berlusconi continuerà a fare "quello che ha fatto fino a qui, cioé tenta in ogni modo di evitare una sconfitta che sente ormai prossima e ricorre ad ogni artificio". Fassino ha quindi ricordato come il premier "abbia cambiato la legge elettorale, cercando di indebolire le possibilità di vittoria del centrosinistra", ma anche "di prolungare la durata della legislatura senza riuscirci" e infine "ha scatenato questa invasione dei mezzi televisivi e radiofonici che lo hanno visto, ogni giorno, essere presente in modo ossessivo su tutte le reti". Per Fassino è evidente che "l'ulteriore stadio di questa campagna - ha concluso - è far credere agli italiani quello che non è, ossia far credere di avere in tasca un risultato che non solo non ha oggi ma non avrà neanche il 9 aprile".

Olmert: 'L'Europa fermi l'Iran si rischia un altro olocausto'

La Repubblica, http://www.repubblica.it/2006/12/sezioni/esteri/iran-olocausto/parla-olmert/parla-olmert.html, 12/12/2006

Intervista al premier israeliano alla vigilia della sua visita a Roma dove incontrerà Prodi

Teheran nega la Shoah e vuole avere un programma nucleare: si può restare indifferenti?

Sul conflitto con i palestinesi: "Sono pronto a incontrare Abu Mazen, senza precondizioni"

Appello al nostro Paese: "Gli italiani disarmino Hezbollah. Con la Siria non si tratta"

dai nostri inviati VINCENZO NIGRO e ALBERTO STABILE

GERUSALEMME - Ehud Olmert s'è messo ieri in viaggio per l'Europa, per una serie di incontri a Berlino, Roma e in Vaticano. Forse mai come adesso l'agenda di un premier israeliano è stata così densa, come dimostra la quantità di temi affrontati nel corso dell'intervista, svoltasi nel suo ufficio. E in cui Olmert fissa alcuni paletti molto netti: come quando esclude un negoziato con la Siria "se non cessa il loro sostegno al terrorismo", mentre dichiara di non "avere bisogno dell'incoraggiamento di nessuno" per rilanciare il dialogo con i palestinesi. Verso l'Iran di Ahmadinejad, invece, s'è mostrato durissimo: "Bisogna fermarlo". E in serata, appena sbarcato in Germania, ha annunciato che chiederà all'Europa di imporre sanzioni economiche contro Teheran se continuerà nel suo programma nucleare.

Signor Primo ministro, lei domani vedrà il presidente del Consiglio Romano Prodi. Il nuovo governo italiano ha cercato in questi mesi di allargare il suo impegno in Medio Oriente. Quali sono le differenze più marcate con le vostre politiche?

Non so quali siano, può darsi che non ce ne siano neppure; vado a Roma per capire quali sono queste differenze. Ma una cosa è chiara: io ho molto rispetto per le preoccupazioni sincere che Romano Prodi ha per Israele. Ci conosciamo da tempo, ci incontravamo e parlavamo spesso quando Romano era presidente della Commissione Europea. Io credo che lui abbia davvero a cuore la situazione d'Israele, del Medio Oriente.

Come vede la possibilità di schierare una forza militare internazionale a Gaza?

Guardate, io sinceramente credo che questa non sia ancora una proposta ben congegnata. È popolare dirlo: c'è una forza militare a nord, al confine con il Libano, quindi... Ma lì le cose sono differenti. A nord c'è solo Hezbollah, e Hezbollah non farà nulla per sfidare la forza internazionale nel sud del Libano, che quindi può agire in relativa sicurezza. Gaza è un campo di battaglia molto diverso: ci sono 20 organizzazioni differenti, non c'è un'autorità centrale, non c'è un controllo unico, non c'è disciplina. Dopo un giorno o due dall'arrivo della forza internazionale ci sarebbero scontri violenti. È questo quello che l'Italia vuole? Io credo che l'idea di una forza internazionale sia prematura, e l'ho detto al vostro ministro degli Esteri D'Alema quando è stato qui. Gli ho detto: Calma, vediamo prima se l'Unifil nel sud Libano funziona". Io rispetto la buona volontà di chi ci dice "siamo pronti a mandare i nostri soldati nella vostra regione", ma non sono sicuro che per il momento sia una buon'idea".

Qual è il suo giudizio sul lavoro di Unifil nel Sud del Libano?

Ho un'opinione positiva sul lavoro della forze italiane. Io credo che dovrebbero fare uno sforzo addizionale per evitare che Hezbollah continui a riarmarsi: ci sono armi che continuamente, passando dalla Siria, arrivano ad Hezbollah. Bisogna fermare questo traffico, perché se non verrà fermato completamente potrebbe diventare il detonatore per una futura guerra. Sarebbe solo questione di tempo.

Come giudica la situazione a Beirut, con il governo Sinora assediato dai manifestanti di Hezbollah?

Credo che questa sfida sia il risultato della sconfitta di Hezbollah nella guerra con Israele. Un anno fa era completamente libero di andare ovunque, di fare tutto quello che voleva: controllava il Sud, controllava il Nord. Adesso Hazbollah sta per perdere lo spazio politico e militare che aveva a disposizione. Per questo ha lanciato questa sfida al governo Siniora.

Forse gli Hezbollah lanciano questa sfida perché sono usciti politicamente rafforzati dalla guerra, mentre il governo si è indebolito. Senza considerare il ruolo che il loro alleato strategico, l'Iran, gioca in questa partita.

La mia valutazione è differente. Io credo che questa sia una battaglia che gli Hezbollah combattono per salvare l'investimento di una vita di presenza in Libano, prima di perdere completamente la loro influenza e il controllo della loro zona. Per sei anni hanno costruito le basi strategiche da poter mettere al servizio, un giorno, della rivoluzione iraniana. Tutto questo oggi è scomparso. Hezbollah ha perso le sue basi nel sud: è ancora presente, ma ha perso le sue postazioni strategiche. Ora nell'area ci sono migliaia di soldati libanesi e migliaia di soldati internazionali. Gli Hezbollah non sono più in grado di attraversare il confine con Israele, non sono in grado di creare quel tipo di aggressioni, di pericoli che abbiamo conosciuto in passato. Adesso stanno combattendo una dura battaglia politica contro Siniora: sanno bene che se il primo ministro libanese, con il sostegno dell'America e dell'Europa, riuscirà a rafforzare la sua posizione politica, questo significherà l'emarginazione di Hezbollah. E questo è il risultato della guerra.

Se lei avesse saputo in anticipo che questo sarebbe stato l'esito della guerra, l'avrebbe comunque condotta?

Io non ho scelto la guerra, non ho iniziato la guerra: tutto è cominciato da Hezbollah, dobbiamo ricordarlo. Sono stati loro a rapire due soldati israeliani, ad ucciderne altri otto. Voi forse potreste chiedermi: Adesso che lei sa com'è andata a finire avrebbe condotto diversamente la guerra?". La mia risposta è una sola: no, non avrei fatto nulla di differente".

Visto che siamo in tema, parliamo di Siria: molti si chiedono se non sia il caso di aprire un negoziato con la Siria.

Scusate, chi dice questo?

La Germania ha mandato il suo ministro degli Esteri a Damasco, l'Italia è favorevole al dialogo, la Gran Bretagna non è del tutto contraria e anche nel rapporto Baker-Hamilton c'è un accenno alla necessità di negoziare coi siriani.

Mettiamola così: in democrazia possono esserci molte voci. In Siria non potete ascoltare più di due opinioni, perché la seconda voce sarebbe soppressa. In America, in Germania, in Israele, in Italia è naturale avere un dibattito. Io sono contrario, e l'amministrazione Bush è contraria ad un confronto adesso con la Siria.

Permetta una citazione dai giornali israeliani: il capo dell'intelligence militare sarebbe a favore di un negoziato con i siriani.

Io non ho ricevuto un solo suggerimento di aprire un negoziato con i siriani senza che si sia una minima possibilità di successo. E non ho avuto alcun suggerimento in questo senso perché nessuno ci crede ancora: è vero che il ministro degli Esteri tedesco Steinmaier è andato in Siria, ma è anche vero che la cancelliera Merkel non era favorevole a questo viaggio. So che D'Alema potrebbe avere una certa idea, ma non so se Romano Prodi ha la stessa idea, e so di sicuro che il 50 per cento del Parlamento italiano, almeno l'opposizione, è contrario. Parlate a Chirac di Siria, vediamo cosa vi risponde! Guardate: il mondo è a caccia di soluzioni, noi stessi vogliamo soluzioni. Non ho nessun bisogno d'incoraggiamenti da parte di nessuno per andare avanti sulla via dei negoziati coi palestinesi, sono pronto ad incontrare Abu Mazen ovunque, in ogni momento, senza precondizioni.

Ma se è vero che in politica non esiste la parola "mai", a quali condizioni lei vede possibile aprire un negoziato con i siriani?

Devono interrompere ogni sostegno al terrorismo, che è totalmente inaccettabile. Aiutano Hezbollah, Hamas e il terrorismo contro gli americani in Iraq: tutto questo non può essere alla base di un negoziato politico.

Non crede che la visione che avete condiviso con l'amministrazione americana sul Medio Oriente sia arrivata ad un punto di svolta? Non crede che il rapporto Baker-Hamilton sull'Iraq sia un segnale?

Io penso che sia ancora presto per valutare il risultato finale del processo di rielaborazione della politica americana alla luce del problema iracheno. Abbiamo letto il rapporto Baker, ma sappiamo anche che il presidente non è particolarmente entusiasta di quelle proposte. Mettere dentro questo rapporto troppe cose - il conflitto israelo-palestinese, le relazioni con la Siria, con l'Iran - mettere tutto insieme e fare una grande insalata offre margini di errore.

Una soluzione negoziale è possibile anche con l'Iran?

All'Iran non deve essere consentito di avere armi nucleari. Guardate (sfoglia i giornali, ndr): oggi a Teheran hanno convocato una conferenza internazionale dei negazionisti della Shoah, una scelta fatta per negare che sia mai esistita. Quando io vedo che dobbiamo confrontarci con tale antisemitismo, che dobbiamo fronteggiare un odio simile, quando vedo che lo stesso Stato che vuole cancellare Israele dalla carta geografica vuole avere un programma nucleare e sta sviluppando un programma balistico, come si può rimanere indifferenti davanti a tutto questo? Io richiamo l'attenzione dell'Europa su questo fenomeno, perché l'Europa non si può permettere di vedere la ripetizione di un'esperienza a cui siamo sopravvissuti per condannarla. Ahmadinejad è la più pura forma di antisemitismo, del peggior tipo. C'è solo un modo per fronteggiarlo: bisogna fermarlo. Nessuna tolleranza, nessuna pazienza. Bisogna fermarlo, e quelli che non agiranno per fermarlo dovranno portare sulle loro spalle il peso di quest'omissione.

Il ministro della Difesa americano Robert Gates ha parlato per la prima volta apertamente dell'arma nucleare israeliana, che se non altro offre il pretesto ad altri in Medio Oriente per provare ad avere le loro armi nucleari. È arrivato il momento per ammettere che Israele ha un arsenale nucleare?

Lo Stato di Israele ha sempre dichiarato che noi non saremo i primi a introdurre l'arma atomica in Medio Oriente. Questa è sempre stata ed è la nostra politica.

Un anno fa quest'intervista sarebbe iniziata dal suo piano di ridispiegamento dalla Cisgiordania, di cui adesso non si parla più. Qual è oggi la sua strategia per porre fine al conflitto israelo-palestinese?

La nostra strategia non è cambiata, è creare uno Stato palestinese che possa vivere accanto ad Israele in pace e sicurezza. Questa è la strategia. Qual è la maniera migliore per raggiungere questo obiettivo? Dipende dalle circostanze. Io sto cercando di ristabilire un dialogo con Abu Mazen, forse ci sono circostanze migliori adesso per far ripartire questo dialogo. Credo che Abu Mazen sia una persona genuina, un uomo che pensa quello che dice. Ho fiducia che presto, insieme, si possa fare qualcosa che possa produrre una grossa differenza.

Concretamente che cosa vuol dire?

Che sono pronto a sedermi ovunque e in ogni momento al tavolo del negoziato col presidente palestinese, per un incontro senza precondizioni. Sono pronto a cedere territori, pronto a evacuare insediamenti di coloni ebrei, e sapete quanto sia difficile... Sono pronto a farlo in modo che i palestinesi in Cisgiordania abbiano un territorio compatto. Per questo, cederemo tutti i territori necessari.

Il capo di Hamas in esilio, Khaled Meshal, ha offerto ad Israele 10 anni di tregua.

In cambio di che cosa?

In cambio del ritiro israeliano sulle linee del '67.

Ma lui non accetta l'esistenza dello Stato di Israele, lui vuole un solo stato, quello palestinese. Ci dà 10 anni di tregua per prepararsi alla guerra definitiva contro Israele. Ma noi non siamo completamente idioti.

Signor Primo ministro, cosa risponde alla critiche di David Grossman, che l'ha accusata di non aver fatto abbastanza per promuovere il processo di pace?

Io ho una grande rispetto per David, per la sua tragedia personale, ha perso un figlio in guerra. Le critiche che lui ha espresso sono quelle che ha rivolto a tutti i primi ministri che mi hanno preceduto. La risposta che posso dare è che sto provando a fare tutto ciò che posso per andare avanti sulla via del negoziato: ho fatto un discorso due settimane fa che è stato valutato dalla comunità internazionale come un importante passo in avanti per creare le condizioni giuste per negoziati di pace. Io credo che David Grossman sia un grande scrittore, ma non è un grande osservatore politico, è di sinistra, non aveva ragione in passato, e non ha ragione oggi. Però è una persona sincera, genuina, che rispetto.

Medio Oriente. Olmert chiede sanzioni contro l'Iran

Rai.it, http://www.rai.it/news, 12/12/2006

Berlino, 12 dicembre 2006

Il primo ministro israeliano Ehud Olmert ha denunciato l' "odio morboso" che il regime iraniano nutre contro Israele e, nel corso della sua missione a Berlino e a Roma, intende chiedere alle autorita' tedesche e italiane sanzioni economiche contro Teheran in caso di mancata rinuncia al suo controverso programma nucleare.

La conferenza sull'Olocausto cominciata ieri a Teheran - ha detto Olmert ai giornalisti che lo accompagnano nella sua visita a Berlino - "traduce la profondita' dell'odio morboso" del regime di Teheran verso Israele.

Il premier ha invitato tutti i Paesi "non soltanto a dissociarsi dall'Iran, ma da tutti quelli che partecipano" alla conferenza, criticata in tutto il mondo e specialmente in Germania, a causa dell'intento degli organizzatori di

ridimensionare o addirittura negare l'Olocausto.

Israele e Stati Uniti accusano Teheran di cercare di dotarsi della bomba atomica, con il pretesto di sviluppare un programma per l'energia nucleare civile, e il presidente iraniano Mamhud Ahmadinejad ha manifestato l'intenzione di "cancellare" lo Stato ebraico dalla carta geografica.

La portavoce di Okmert, Miri Eisin, ha affermato che la questione palestinese sara' al centro dei colloqui di Olmert con il cancelliere tedesco Angela Merkel, sottolineando l'importanza particolare che riveste il dialogo con la Germania, che, tra l'altro, assumera' il primo gennaio prossimo la presidenza dell'Unione europea.

"La Germania, l'Italia e l'Europa in generale hanno un ruolo da svolgere per far avanzare il processo di pace. Ma non puo' esservi nessun riconoscimento dell'attuale governo palestinese" - ha aggiunto la portavoce - fino a quando il movimento radicale Hamas, che lo forma, non riconoscera' Israele e non rinuncera' all'obiettivo di distruggerlo.

La portavoce di Olmert ha ricordato che le condizioni poste ad Hamas sono, tra l'altro, una richiesta del 'Quartetto' per il Medio Oriente (Onu, Unione europea, Stati Uniti e Russia). "Solo i principi del Quartetto possono servire come base di discussione", ha dichiarato. Olmert - stando a fonti della presidenza del Consiglio - chiedera' altresi' ai suoi interlocutori a Berlino e a Roma di "esercitare la loro influenza contro iniziative di pace poco serie".

Il premier israeliano oggi incontrera' il cancelliere Merkel e il presidente tedesco Horst Koehler, e deporra' una corona di fiori alla stazione di Gruenewald, da dove partivano gli ebrei di Berlino deportati nei campi di sterminio. Mercoledi', Olmert si incontrera' a Roma con il presidente del Consiglio Romano Prodi, il ministro degli Esteri Massimo D'Alema e il capo dell'opposizione Silvio Berlusconi.

Si tratta delle prime visite di Olmert in Germania e in Italia da quando egli si e' insediato, nel maggio scorso. Sempre mercoledi', il premier israeliano sara' ricevuto in udienza privata in Vaticano da Papa Benedetto XVI.

Ahmadinejad: 'Israele scomparira' presto'

ANSA.it, http://www.ansa.it, 12/12/2006

TEHERAN - Israele scomparirà presto perché "la parabola della vita del regime sionista è in fase discendente, ha detto il presidente iraniano Mahmud Ahmadinejad ricevendo i partecipanti a una conferenza revisionista sull'Olocausto.

Intanto da tutto il mondo giungono parole di condanna per il summit sulla Shoah. "Una cosa inqualificabile", la definisce il vice premier e ministro degli Esteri Massimo D'Alema. La Santa Sede ricorda che la "è stata una immane tragedia, dinanzi la quale non si può restare indifferenti" e che "il ricordo di quei terribili fatti deve rimanere un monito per le coscienze, al fine di eliminare i conflitti". Il disaccordo e l'allarme giungono dal resto dell'Europa e dagli Stati Uniti.

BLAIR: SCIOCCANTE LA CONFERENZA IN IRAN

Blair ha sottolineato che la conferenza di Teheran la dice lunga sulla natura del regime iraniano. "Hanno invitato l'ex-capo del Ku Klux Klan ad una conferenza a Teheran che mette in dubbio i milioni di morti dell'Olocausto. Di quali ulteriori prove c'é bisogno per dimostra che quel regime è estremo?". Blair, che nei prossimi giorni andrà in missione in Medio Oriente nel tentativo di rilanciare il processo di pace tra israeliani e palestinesi, ha avuto parole dure anche nei confronti di Hamas. "E' molto difficile - ha dichiarato - vedere come si possa negoziare con Hamas che nega con enfasi il diritto di Israele ad esistere. Ci deve essere un desiderio autentico da parte loro e da almeno una parte di loro di impegnarsi con Israele e al momento non vedo questo desiderio".

MERKEL CONDANNA CONFERENZA CON MASSIMA FERMEZZA

Il cancelliere tedesco Angela Merkel (Cdu) ha criticato con forza la Conferenza sull'Olocausto. Assolutamente da respingere l'ha definito la signora Merkel, parlando in una conferenza stampa congiunta con il premier israeliano Ehud Olmert a Berlino. Merkel ha assicurato che la Germania non è disposta ad accettare la messa in discussione dell'esistenza dell' Olocausto. Olmert, che in una intervista pubblicata da un quotidiano italiano ha definito Ahmadinejad "la personificazione del peggiore antisemitismo", ha approvato le critiche della Merkel.

CASA BIANCA, AFFRONTO AL MONDO CIVILE

Gli Stati Uniti hanno "condannato" oggi la conferenza sull'Olocausto "convocata dal regime iraniano" ieri a Teheran definendola "un affronto a tutto il mondo civile".. "Mentre nel mondo viene celebrata la Settimana dei Diritti Umani e si rinnovano gli impegni solenni a rispettare la Dichiarazione Universale sui Diritti Umani, stilata sulla scia degli orrori della Seconda Guerra Mondiale - afferma oggi una dichiarazione della Casa Bianca - il regime iraniano cerca perversamente di mettere in dubbio la base storica di queste atrocità e cerca di costruire una piattaforma di odio". "Il raduno dei negatori dell'Olocausto a Teheran è un affronto a tutto il mondo civile, così come ai tradizionali valori iraniani di tolleranza e rispetto reciproco", afferma la dichiarazione della Casa Bianca. "Gli Stati Uniti continueranno a dare il loro sostegno a quelle persone che in Iran e altrove cercano di promuovere i diritti umani e la dignità - afferma la Casa Bianca - e saranno al loro fianco nel loro sforzo di sconfiggere l'oppressione, l'ingiustizia e la tirannia".

IRAN, INSEDIATA COMMISSIONE REVISIONISTA

Una "commissione d'inchiesta" presieduta da uno stretto collaboratore del presidente Ahmadinejad è stata formata per valutare la fondatezza o meno dell'Olocausto a conclusione di una conferenza revisionista a Teheran che ha suscitato le proteste dei governi occidentali. Lo ha annunciato Robert Faurisson, uno dei più noti storici negazionisti e fra i principali relatori del convegno. Della commissione faranno parte membri provenienti da Iran, Francia, Usa, Canada, Svizzera, Austria, Siria e Bahrein. Durante la conferenza sono stati presentati 57 relazioni e articoli, scritti da partecipanti di una trentina di Paesi. Tra i temi discussi oggi: 'Olocausto, il tallone d'Achille di un cavallo di Troia ebraico', 'Olocausto e propaganda' e 'Rassegna comparata delle radici e delle funzioni di Fascismo e Sionismo'.

DOMANI OLMERT A ROMA: P.CHIGI, DIALOGARE ANCHE CON LA SIRIA

Con la Siria bisogna aprire un dialogo, che porti a risultati concreti e che consenta di trovare delle soluzioni, tenendo conto delle "positive aperture" dimostrate negli ultimi tempi da Assad "nei confronti di Unione Europea e Stati Uniti". Questo - secondo quanto si apprende da fonti diplomatiche di Palazzo Chigi - è la posizione dell'Italia che il presidente del Consiglio Romano Prodi ribadirà domani nell'incontro con il premier israeliano Ehud Olmert, impegnato in un viaggio in Germania e Italia. All'ordine del giorno anche altri temi: dalla crisi in Medio Oriente, con particolare attenzione alla situazione in Libano e nei territori palestinesi, all'Iran di Ahmadinejad, "che ormai rappresenta una forza regionale con cui dover fare i conti nello scacchiere mediorientale", anche se "la chiusura di Israele è comprensibilmente significativa, vista anche la controversa conferenza sull'Olocausto" promossa da Teheran. A Olmert, Prodi parlerà della situazione libanese, ribadendo "che è obiettivo comune sostenere e aiutare il premier Siniora, anche nei negoziati politici con Hezbollah".

Lunedì 13 Febbraio 2006

Smog: da oggi scattano incentivi 350 euro auto a gpl-metano

ANSA.it, http://www.ansa.it, 13/02/2006

ROMA - Da oggi sarà possibile, con un incentivo di 350 euro, convertire la propria vecchia auto a Gpl e metano. Diventa infatti operativo l'accordo di programma del progetto Carburanti a basso impatto ambientale, firmato a Parma alla fine dello scorso anno dal ministro dell'Ambiente e della Tutela del Territorio, Altero Matteoli, che metterà su strada circa 43.000 auto convertite. Lo stanziamento anti-smog da parte del ministero - si legge in una nota - è stato complessivamente di 20 milioni di euro: 15 milioni di euro per incentivare i cittadini a convertire a GPL e metano i veicoli attualmente alimentati a benzina, con un incentivo per ogni conversione pari a 350 euro, e 5 milioni di euro sono destinati a finanziare gli impianti di rifornimento per le flotte di pubblica utilità.

Si aggiunge un altro tassello ha detto Matteoli - nella strategia antismog. Si è concluso rapidamente l'iter che rende operativo questo accordo che mira a promuovere la diffusione di veicoli a minor impatto ambientale in ambito urbano. Le trasformazioni a Gpl e metano, contribuiranno ad abbattere in maniera significativa un inquinante, il Pm10, che oggi rappresenta uno dei rischi maggiori per l'aria delle nostre città .

L'accordo - spiega il ministero dell'Ambiente - prevede che possa accedere al contributo chiunque voglia installare un impianto a GPL o a metano su un veicolo che risulti di proprietà e che sia residente in uno dei 168 Comuni che hanno aderito al progetto, individuati dalle Regioni e dalle Province autonome, nei quali i livelli di uno o più inquinanti atmosferici eccedano il valore limite. Il contributo è erogato per tutti i veicoli alimentati a benzina immatricolati fra il 1 gennaio 1993 ed il 31 dicembre 2000 appartenenti alle categorie 'euro 1' e 'euro 2'.

L'incentivo previsto per la conversione di veicoli alimentati a benzina è pari a 350 euro, sia nel caso dell'installazione di un impianto di alimentazione a Metano che nel caso dell'installazione di un impianto a GPL. I contributi non sono cumulabili con incentivi istituiti da altri rami dell'Amministrazione statale e dalle Amministrazioni regionali o locali, diretti a finanziare la conversione di veicoli o la realizzazione di impianti di rifornimento a metano o GPL. Per quanto riguarda i distributori di Gpl o metano il contributo ministeriale copre il 70% dei costi impiantistici.

Negli anni scorsi il ministero ha stanziato per questo programma 25 milioni di euro che hanno prodotto 46.000 trasformazioni.

Iran, prima caricatura sull'Olocausto su un sito iraniano

ANSA.it, http://www.ansa.it, 13/02/2006

TEHERAN - Una prima caricatura sull'Olocausto è stata pubblicata oggi su un sito iraniano appartenente alla 'Casa della caricatura dell'Iran', che insieme al quotidiano 'Hamshahri' ha indetto un concorso internazionale per vignette su questo tema. L'iniziativa era stata annunciata in reazione alle vignette sul profeta dell'Islam Maometto, pubblicate da diversi giornali in Europa. La vignetta in questione, che peraltro non contiene nulla che metta in dubbio l'Olocausto, è divisa in due parti. La prima si intitola: 'Auschwitz 1942'. In essa si vede un ebreo, con la stella di David sulla schiena, che entra nel campo di concentramento portando un fagotto. Sopra il cancello è scritto: "Il lavoro porta la libertà". Nella seconda, intitolata 'Israele 2002', si vede lo stesso ebreo che, con un fucile a tracolla, si avvia verso un campo simile a quello di Auschwitz, dove apparentemente, oltre il reticolato, è in corso una guerra. Questa volta sopra il cancello è scritto 'La guerra porta la pace'.

ISLAM: VIGNETTE, MANIFESTAZIONE VIOLENTA IN PAKISTAN

La polizia pachistana ha impiegato oggi gas lacrimogeni per bloccare centinaia di studenti che hanno inscenato una violenta manifestazione di protesta contro le vignette sul profeta Maometto pubblicate dalla stampa occidentale. Alla manifestazione, nella città settentrionale di Peshawar hanno partecipato fino a 6000 studenti, che al grido di "Allah é grande" e "morte all'America", hanno assalito uffici e negozi a colpi di pietra. Durante le cariche della polizia, con manganelli e gas lacrimogeni, alcuni manifestanti sono rimasti leggermente feriti. Fino ad ora le manifestazioni per le vignette non avevano mai assunto proporzioni rilevanti in Pakistan, dove per il 3 marzo é stato proclamato uno sciopero nazionale di protesta.

Medio Oriente. Hamas: pronti a deporre le armi se Israele lascia i Territori

Rai.it, http://www.rai.it/news, 13/02/2006

Il gruppo Hamas metterà fine alla lotta armata contro Israele se lo Stato israeliano si ritirerà da tutti i territori occupati palestinesi. Lo ha dichiarato il leader dell'ufficio politico del movimento estremista palestinese, Khaled Meshaal, in un'intervista rilasciata al giornale russo Nezavissimaia Gazeta e pubblicata oggi. "Se Israele riconosce i nostri diritti e si impegna a ritirarsi da tutti i territori occupati, Hamas, e con lui tutto il popolo palestinese, deciderà di mettere fine alla resistenza armata", ha detto Meshaal.

Sebbene il leader palestinese abbia già espresso in passato il suo accordo per una "tregua a lungo termine" con Israele qualora lo Stato israeliano decidesse di ritornare alle frontiere del 1967 e di riconoscere il diritto palestinese all'autodeterminazione, Meshaal non ha invece mai parlato di un'eventuale sospensione della lotta armata. Dal suo esilio a Damasco aveva dichiarato alla Bbc: "Noi diciamo ora che se Israele si ritira lungo le frontiere del 1967 (data della guerra dei sei giorni, ndr), ci potrebbero essere pace e sicurezza nella regione e accordi tra le parti in attesa che la comunità internazionale trovi un mezzo per risolvere i problemi di tutti".

Contrario alla Road map

Nell'intervista al quotidiano russo, Meshaal afferma quindi di non sentirsi vincolato alla Road map, il piano di pace per il Medio Oriente sostenuto da Usa, Russia, Onu e Ue, perché a suo parere il piano non viene rispettato da nessuno: "Poiché nessuno rispetta le disposizioni della road map, i palestinesi pensano che non sia opportuno aderirvi".

Mosca chiederà ad Hamas di riconoscere Israele

Una delegazione di Hamas si recherà entro la fine del mese in Russia per colloqui con il presidente russo Vladimir Putin, dopo la vittoria elettorale dello scorso 25 gennaio. Ieri, il viceministro degli Esteri e inviato speciale della Russia in Medio Oriente, Alexander Kalugin, ha annunciato che i vertici della Federazione russa chiederanno ad Hamas di riconoscere Israele e di rinunciare all'uso della violenza.

Genocidio Ruanda, condannato prete

ANSA.it, http://www.ansa.it, 13/12/2006

15 anni di carcere per Athanese Seromba

(ANSA) - ARUSHA (TANZANIA),13 DIC -L'abate Athanase Seromba e' stato il primo prete cattolico ad essere giudicato dal Tribunale penale internazionale per il Ruanda. Il parroco e' stato condannato a 15 anni di carcere per genocidio e sterminio durante il massacro del 1994 in Ruanda. Lo affermano fonti giornalistiche ad Arusha in Tanzania dove si svolge il processo.

La Bibbia del Sinai verra' ricomposta via digitale

ANSA.it, http://www.ansa.it, 13/12/2006

BERLINO - Una delle piu' antiche edizioni della Bibbia cristiana, il Codex Sinaiticus O Bibbia del Sinai, sta per essere ricomposto per via digitale e oggi a Lipsia, in Germania orientale, si riuniscono i rappresentati delle biblioteche che in Egitto, Russia, Londra e Germania conservano con grande cura del libro risalente al IV secolo dopo Cristo.

Solo il Codex Vaticanus , conservato alla Biblioteca Vaticana a Roma, per eta' e grado di completezza puo' fare concorrenza al Sinaiticus . Quale e' il piu' vecchio dovranno deciderlo studi futuri.

La 'Bibbia del Sinai' è un manoscritto in greco su pergamena, finora conservato separatamente nel monastero di Santa Caterina sul Sinai (in Egitto), nella Biblioteca Russa di San Pietroburgo (Russia), nella British Library di Londra (Gb) e nella biblioteca universitaria di Lipsia.

Il manoscritto sarà digitalizzato, depositato in una banca dati in Internet e così finalmente ricomposto. "Per molti studiosi questo antico testo è il più importante manoscritto biblico, a volte indicato anche come 'Aleph' o 'Numero Uno '' afferma il direttore delal Biblioteca Universitaria di Lipsia, Ulrich Johannes Schneider.

'Esso puo essere considerato la piu' antica bibbia cristiana, il precursore di tutte le Bibbie stampate in qualsiasi lingua". Esso è uno dei primi libri rilegati arrivati fino ai giorni nostri, perdippiù una edizione di lusso che ha un posto unico nella storia del libro. Il libro è stato realizzato in un momento storico molto importante, all'epoca della vittoria dell'imperatore Costantino nella battaglia di Ponte Milvio nel 312 e dell' editto di Milano del 313, con il quale l imperatore aveva riconosciuto formalmente il cristianesimo, ponendo fine alle persecuzioni fino a quel momento subite dai seguaci di Cristo. Nella sua forma attuale la 'Bibbia del Sinai' consiste in circa 400 fogli di pergamena (pelle quasi sempre di vitello che prende il nome dalla città di Pergamo) grandi 38 cm per 34,5 cm.

Su questi fogli è presente circa la metà del Vecchio Testamento, alcuni testi considerati apocrifi ma ad esso collegati e l'intero Nuovo Testamento, insieme con due testi dei primi tempi dell'era cristiana, che ora non compaiono più nelle bibbie moderne. I testi sono: in greco dell'epoca (koiné) il Vangelo, invece il Vecchio Testamento in una traduzione in greco più antico fatta da cristiani di lingua greca e noto come Septuaginta. Undici fogli ed alcun frammenti del Codex Sinaiticus sono ancora in possesso del monastero di Santa Caterina (una martire cristiana) sulla penisola del Sinai, che gli dà il nome ed e la piu antica comunita monastica cristiana che non ha mai interrotto la sua attività. Il monastero fu fondato nel quarto secolo dell'era cristiana nel luogo dove, secondo il Libro dell'Esodo, Mosé incontro Dio nel cespuglio ardente ai piedi del monte Sinai in Egitto. Il principale gruppo di pagine è alla British Library di Londra, mentre 43 pagine con due parti non contigue del Vecchio Testamento sono a Lipsia. Alla Biblioteca nazionale russa di San Pietroburgo ci sono altre cinque pagine. Si ritiene che altre 330 pagine facessero parte del codice, la parte mancante del Vecchio Testamento ora scomparsa.

Donna inglese perde memoria e di colpo parla solo francese

ANSA.it, http://www.ansa.it, 13/12/2006

LONDRA - Invita tutti i suoi amici ad andarla a trovare a Parigi, parla francese e a colazione non ne vuole sapere di uova e bacon e pretende di mangiare croissant: una donna di 30 anni che vive a Bristol e lavora a Bath è rimasta vittima di un rarissimo disordine cerebrale che le fa credere di essere francese. In una bizzarra vicenda che sembra prendere spunto dal film 'Incantesimo napoletano' - in cui ad una coppia di napoletani nasce una bambina che parla e si comporta come una milanese - Louise Clarke di tanto in tanto è convinta di vivere in un presente che in realtà è il suo passato: i quattro anni trascorsi a lavorare in Francia.

E se la storia può sembrare divertente a molti, di certo non lo è per la povera Louise: gli effetti collaterali della sua strana condizione - chiamata sindrome di Susac e della quale sono stati registrati soltanto 200 casi al mondo - includono terribili allucinazioni ed emicranie lancinanti. "Tutto è iniziato con le emicranie e le allucinazioni. Ad un certo punto ero così confusa che mia sorella mi ha portata al pronto soccorso", ha detto la donna, una consulente presso un'agenzia di collocamento.

Nel letto dell'ospedale parlavo in francese. E' stato un periodo molto duro per la mia famiglia. Ad un certo punto mia sorella ha scoperto che avevo chiamato tutti i miei amici e avevo detto loro di venirmi a trovare a Parigi. Gli ha dovuti richiamare tutti per spiegare cosa era successo, ha aggiunto. E come se non bastasse, in una delle sue crisi confusionarie la Clarke ad un certo punto si era persino convinta di essere in Vietnam, un altro Paese che aveva visitato pochi mesi prima di ammalarsi.

Dopo mesi trascorsi al Royal United Hospital di Bath e dopo essersi sottoposta a svariati test, alla Clarke è stata diagnosticata la sindrome di Susac, una condizione che interessa principalmente le donne giovani e che colpisce il cervello, la vista e l'udito (a tratti si può perdere l'udito e avere problemi alla vista). Ben poco si sa di questa malattia a parte il fatto che potrebbe essere provocata dallo stress e che spinge il sistema immunitario ad attaccare tessuti sani, con conseguenze devastanti quali problemi alla memoria, sbalzi d'umore e difficoltà a concentrarsi. Ma l'aspetto più debilitante è certamente quello che spinge il paziente a credere di vivere nuovamente luoghi ed esperienza vissute in passato. Ora la Clarke ha imparato a controllare le crisi, ma potrebbero trascorrere fino a cinque anni prima di arrivare a una completa guarigione.

Omero era una donna? l'ipotesi di uno studioso

ANSA.it, http://www.ansa.it, 13/12/2006

NEW YORK - Un libro di uno studioso appena uscito negli Usa propone un clamoroso affondo sulla 'questione omerica': Andrew Dalby, storico e linguista britannico, sostiene che dietro la leggenda dell'aedo cieco a cui sono attribuite l'Iliade e l'Odissea si nasconda una donna. Una donna che scriveva per le donne: il teorema Dalby in Rediscovering Homer è destinato a mettere a rumore il mondo degli studi classici. "Inizialmente l'idea sembra un po' sciocca e neppure troppo nuova", ha commentato la rivista on-line Slate.

Un altro studioso anglosassone dell'età vittoriana, Samuel Butler, aveva ipotizzato che l'autore dell'Odissea fosse una donna perché il poema, ambientato in un mondo non militare, mostra empatia con i personaggi femminili. Era un argomentazione debole. Dalby offre ragionamenti più forti a sostegno della 'firma' femminile dietro i due poemi attraverso un'analisi comparata e antropologica di come le donne conservano canzoni, storie e leggende popolari.

Utilizzando il lavoro di classicisti americani degli anni Trenta, Milman Parry e Albert Long, lo studioso nota che la cultura della tradizione orale dell'Iliade e dell'Odissea è preservata ancora oggi in aree remote dei Balcani, della Finlandia, dell'Irlanda, della Russia, dell'Asia Centrale. A suo parere l'autore di due poemi era probabilmente la moglie di un nobile greco "vissuta nel settimo secolo avanti cristo e contemporanea di Archiloco". Solo una donna avrebbe potuto codificare attraverso una percezione eminentemente femminile i personaggi di Elena e Andromaca nell'Iliade o di Penelope nell'Odissea.

Entrambi i poemi offrono una descrizione delle relazioni sessuali in un mondo in cui le donne, né più ne meno che beni di consumo, riescono a usare i loro poteri erotici e domestici pur preservando le apparenze di una totale sottomissione. Dalby nota che per dimensioni l'Iliade e l'Odissea non hanno confronti nella letteratura dell'epoca: "Sei secoli prima di Cristo scrivere poemi di quella fatta rappresentava un progetto costoso e di proporzioni colossali: l'aedo prescelto il suo scriba (lo studioso presume che non sia la stessa persona) avrebbero dvuto passare sul progetto settimane su settimane.

"L'Iliade dev'esser stata composta privatamente, in un lungo sforzo di voce e di concentrazione, senza il premio che di solito gli applausi del pubblico garantivano all'artista". Chi poteva avere la libertà, l'inclinazione, i fondi per fare qualcosa di così speciale? L'idea di Dalby è che dietro l'Iliade e l'Odissea ci sia qualcuno abituato alla reticenza e alla privacy, qualcuno (anzi qualcuna) già abituato a comporre e a mettere in scena dietro le mura della 'domus'. Lo studioso riconduce la teoria dell'Omero-donna al ruolo delle donne nelle epiche orali di molte tradizioni culturali. A suo parere, i ricercatori (prevalentemente uomini) non si sono accorti di loro perché le poetesse donne nella maggior parte delle società patriarcali usano esibirsi in privato "per far piacere a se stesse o per pochi membri della famiglia".

Un Omero donna, a suo parere, avrebbe potuto essere una moglie senza problemi di fondi e con abbastanza schiavi a cui affidare la gestione della casa, una posizione ideale per chiudersi a comporre un poema epico di quella fatta: l'Iliade ha quasi 16 mila versi, l'Odissea ne conta 12 mila. Avrebbe potuto pagare per la pelle di capra (il materiale scrittorio) e per lo scriba senza disturbare nessuno tranne se stessa per le settimane passate al lavoro. Avrebbe avuto soprattutto la consapevolezza che "una nuova potenziale audience mai immaginata dagli aedi maschi esisteva e poteva esser raggiunta - un pubblico di donne - con l'aiuto della scrittura".

Martedì 14 Febbraio 2006

Prc: la segreteria interviene sul caso Ferrando

ANSA.it, http://www.ansa.it, 14/02/2006

ROMA - La segreteria del Prc attiva la procedura interna per la soluzione del ''caso Ferrando'', il leader trotzkista al centro delle polemiche per le sue recenti dichiarazioni sulla strage di Nassiriya, attualmente candidato nelle liste elettorali del partito.

Secondo quanto si apprende, la segreteria del partito di Bertinotti avvia, da oggi, consultazioni con i membri del Comitato politico, l'unico organismo delegato a decidere sulla possibile revoca della candidatura di Marco Ferrando che e' stata approvata nell'ultima riunione dell'organismo politico.

L'esito della consultazione, a quanto si e' appreso, potrebbe essere la revoca della candidatura. Ma sarebbero aperte anche le altre ipotesi: la conferma della candidatura o l'espulsione dal partito di Ferrando.

MARTINO,CONTINUITA' UNIONE E CHI ESALTA STRAGE NASSIRIYA

''C'e' un'evidente preoccupante continuita' tra il cosiddetto programma dell'Unione, in cui con scarso rispetto della verita' si definiscono i nostri militari in Iraq come truppe di occupazione; la posizione dell'onorevole D'Alema, che giudica assassini gli americani; le esternazioni di Ferrando che esalta l'azione dei terroristi artefici della strage degli italiani e gli slogan, piu' volte cantati da esponenti dell'ultrasinistra, '10, 100, 1.000 Nassiriya'''. Lo afferma, in una intervista all'Ansa e a Sky Tg24, il ministro della Difesa, Antonio Martino.

Secondo Martino, ''ad essere folle ed incivile non e' l'isolata posizione del signor Ferrando, ma e' la posizione di tutte le sinistre italiane''.

Ad avviso del ministro della Difesa, ''strumentalmente'' l'Unione parla di 'occupazione' dell'Iraq: ''viene fatto - afferma - per cercare di far piacere ai vari Ferrando, ai vari Bertinotti, all'estrema sinistra che fa parte di questa sgangherata accozzaglia di mascalzoni''.

Commissione UE: l'Italia riduca il debito piu' velocemente

ANSA.it, http://www.ansa.it, 14/02/2006

BRUXELLES - ''Sarebbe appropriato che l'Italia prevedesse un percorso piu' rapido di riduzione del debito pubblico, in particolare rafforzando il percorso di rientro verso l'obiettivo di medio termine (pari al 60% del pil)''.

E' quanto si legge nel giudizio della Commissione Ue sul Programma di stabilita' aggiornato, presentato dall'Italia a Bruxelles per il periodo 2005-2009, che l'ANSA e' in grado di anticipare. Il documento, che verra' discusso dall'esecutivo europeo mercoledi' prossimo, 22 febbraio, sara' oggetto di una raccomandazione della Commissione al prossimo Ecofin di marzo.

L'Italia ''sembra avere preso misure coerenti con le raccomandazioni'' del Consiglio Ecofin di luglio, che le chiedono di riportare il rapporto deficit-pil sotto il 3% entro la fine del 2007, effettuando una correzione strutturale di almeno lo 0,8% del pil nel 2006.

Bruxelles conclude, pertanto, che ''per il momento non sono necessari ulteriori passi nella procedura di deficit eccessivo riguardante l'Italia''.

''La Commissione ritiene che vi siano ancora incertezze significative riguardo agli obiettivi di bilancio del 2006, derivanti dalla combinazione di ambiziosi tagli alla spesa e meccanismi di controllo della spesa non ancora messi alla prova''. ''Nel caso in cui le misure non vengano implementate in pieno, o si rivelino inefficaci, si renderebbero necessarie ulteriori misure correttive'', aggiunge quindi l'esecutivo europeo.

Il Papa rilancia castita' contro aids

ANSA.it, http://www.ansa.it, 14/12/2006

CITTA' DEL VATICANO - Per fermare la piaga dell'Aids che affligge milioni di persone nel mondo, soprattutto in Africa, "la via migliore è la fedeltà matrimoniale" e la castità. Lo ha affermato il Papa ricevendo stamattina in Vaticano il nuovo ambasciatore del Lesotho, Makase Nyaphisi, nel corso della cerimonia per lo scambio delle Lettere Credenziali.

"La piaga dell'Aids che ha portato enormi sofferenze" anche in Leshoto esorta la Chiesa ad impegnarsi "per portare aiuto a coloro che sono colpiti da questo crudele virus" ha affermato Benedetto XVI aggiungendo che "é di vitale importanza comunicare il messaggio della fedeltà matrimoniale e dell'astinenza fuori dal matrimonio per evitare l'infezione". Inoltre, ha aggiunto, "i valori che promanano da un autentica comprensione del matrimonio e della famiglia costituiscono il solo sicuro fondamento per una società stabile".

Il Papa ha parlato della diffusione del virus dell'Hiv anche con il nuovo ambasciatore ugandese presso la Santa Sede, la principessa Elizabeth Bagaya. E anche con lei, durante la cerimonia dello scambio delle Lettere Credenziali, così come al nuovo ambasciatore del Lesotho, Benedetto XVI ha parlato della castità come via per fermare la pandemia.

La collaborazione tra la Chiesa e la società civile ha portato enormi benefici in Uganda, soprattutto in campo educativo, medico e nella lotta contro l'Aids dove le statistiche - ha detto - confermano il valore pratico di una politica di prevenzione basata sulla continenza e sulla promozione della fedeltà matrimoniale. E' mia sincera speranza che il popolo ugandese possa continuare a prestare attenzione e incoraggiare questo supporto.

PATTO CON CHRISTODOULOS,UNITI CONTRO EUTANASIA E ABORTO

Il patto siglato da Benedetto XVI e dall'arcivescovo ortodosso di Atene, Christodoulos, per far fronte alla progressiva marginalizzazione delle fedi in Europa, e' riassunto in 12 punti. Al punto numero 7 della Dichiarazione Comune firmata nella biblioteca apostolica subito dopo i discorsi ufficiali, c'e' - nero su bianco - l'impegno di cattolici ed ortodossi greci a difendere la vita umana dal ''momento del concepimento fino alla sua fine naturale''. ''Noi siamo inquieti nel vedere che la scienza pratica sperimentazioni sugli esseri umani, che non rispetta la dignita' ne l'integrita' della persona in tutte le tappe della sua esistenza''. Cosi', pur rendendo omaggio alla scienza, il Papa e l'arcivescovo greco invitano gli scienziati al rispetto del carattere sacro della persona umana. Nello stesso tempo chiedono che in Europa vengano protetti piu' efficacemente ''i diritti fondamentali dell'uomo''. ''Noi speriamo in una feconda collaborazione per fare riscoprire ai nostri contemporanei le radici cristiane del Continente europeo che hanno forgiato le nazioni e contribuiti allo sviluppo di legami armoniosi'' si legge al punto 9. Nel testo il comune riconoscimento di agire per favorire i poveri e gli emarginati, per lo sviluppo della societa', per difendere il Creato da uno sfruttamento irresponsabile. Benedetto XVI e Christodoluos - prima visita a Roma di un arcivescovo di Atene - riaffermano che occorre perseverare nel cammino ecumenico, intensificando il dialogo teologico per ''ristabilire l'unita' tanto desiderata del corpo ecclesiale'' e per ''rinforzare la credibilita' del messaggio cristiano in un periodo di sconvolgimenti nella societa''. Infine un cenno di condivisione al ruolo che le diverse fedi possono svolgere per costruire una Europa migliore ed un mondo piu' dialogante e meno intollerante.

PACE IN MO SOLO SE SARANNO RISPETTATE RISOLUZIONI ONU

E' solo col rispetto della legge internazionale e delle Risoluzioni Onu che si potra' arrivare ad una soluzione per tutti i nodi del Medio Oriente. ''Col cuore addolorato noto che molte dispute territoriali causano conflitti armati'' e ''minacciano l'intera stabilita' dell'area'' dice Benedetto XVI. Ivi compresa, aggiunge, la questione delle Alture del Golan annesse da Israele nella guerra dei 6 giorni. Il Papa si rivolge cosi' al nuovo ambasciatore della Siria in Vaticano, Makram Obeid, rimarcando con ''grande tristezza'' il ciclo di ''morte e distruzione, le sofferenze di gente innocente'', ma anche gli ''assassinii e i rapimenti'' che hanno avuto come teatro la regione. Nel discorso pronunciato durante la cerimonia delle Lettere Credenziali il pontefice definisce la Siria un ''esempio per il mondo'' per le relazioni ''armoniose'' tra la comunita' cristiana e quella musulmana. Poi non manca di ringraziare il presidente Bachar al Assad sia per lo sforzo nel promuovere il dialogo tra le religioni e le culture, sia per la recente legge con la quale e' stata riconosciuta alla Chiesa cattolica uno status giuridico. ''Assicuro - ha aggiunto il pontefice - le mie continue preghiere per la prosperita' della nazione''. L'ambasciatore Obeid nel suo discorso ha rammentato il nodo del Golan (''una terra ancora sotto occupazione'') e ha riaffermato che la Siria ''rigetta e condanna il terrorismo'' e che ''coopera'' con la comunita' internazionale per sradicare questo fenomeno.

Marito manesco ok se per motivi religiosi

ANSA.it, http://www.ansa.it, 14/12/2006

ROMA - Se il marito picchia la moglie in un contesto di dissidio tra coniugi derivante dal diverso credo religioso, non necessariamente viene integrato il reato di maltrattamenti, a condizione che si tratti di episodi sporadici ed espressione di una reattività estemporanea. La circostanza emerge da una sentenza della sesta sezione penale della Corte di Cassazione, che ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato dal Procuratore Generale di Catanzaro contro l' assoluzione di un uomo, decisa dal Tribunale catanzarese e confermata dalla Corte di Appello.

Tra l' uomo e la moglie vi erano stati in passato continui dissidi legati all' educazione religiosa che la donna, testimone di Geova, impartiva ai figli. Tali dissidi - aggravati da una relazione extraconiugale avviata dall' uomo - erano spesso sfociati in maltrattamenti, al punto che la donna aveva deciso di sporgere querela.

Sia il processo di primo grado, sia quello di secondo grado si sono conclusi con una sentenza di assoluzione dell' imputato, poiché i giudici hanno ritenuto che le condotte violente dell' uomo "fossero espressione - si legge nella sentenza della Cassazione - di una reattività estemporanea che affondava le sue radici nel clima di dissidio tra i coniugi derivate sia dalla diversa religione" praticata dalla donna, sia soprattutto dalla relazione adulterina" intrattenuta dall' uomo, "che, tuttavia, la congiunta era disposta a subire, non sollecitando la separazione dal marito".

Corte suprema Israele: possibili esecuzioni mirate

ANSA.it, http://www.ansa.it, 14/12/2006

GERUSALEMME - La Corte suprema israeliana ha giudicato oggi che le operazioni di esecuzioni mirate condotte da anni contro i palestinesi in Cisgiordania e nella Striscia di Gaza sono legali, a seconda dei casi. Lo hanno detto fonti giudiziarie.

Non si può stabilire in anticipo che tutte le esecuzioni mirate sono contrarie al diritto internazionale. Allo stesso modo, non è possibile che tutte le esecuzioni siano conformi al diritto internazionale. La legalità di ogni esecuzione deve essere esaminata caso per caso, hanno detto i giudici nel loro parere.

La corte suprema - ha scritto il Jerusalem Post nella sua edizione elettronica - ha cosi' respinto questa mattina un ricorso presentato contro la legittimita' delle 'esecuzioni mirate' condotte in passato dall'esercito contro dirigenti e miliziani dei gruppi armati palestinesi accusati di terrorismo. La Corte ha pero' sottolineato che eventuali nuove operazioni di esecuzioni mirate dovranno essere condotte tenendo contro dell'esigenza di evitare danni ai civili.

Bce: deficit Italia sotto 3% nel 2007

ANSA.it, http://www.ansa.it, 14/12/2006

ROMA - "Per quel che concerne l'Italia, si stima che il risanamento strutturale del 2006-07 sarà sufficiente a riportare il disavanzo al disotto del 3% del Pil nel 2007, coerentemente con gli impegni presi dal Paese". E' quanto si legge nel bollettino mensile di dicembre della Bce, che sottolinea inoltre come le misure contenute in Finanziaria, insieme alle politiche di risanamento tedesche, potrebbero avere riflessi positivi sull'intera eurozona.

L'istituto di Francoforte, comunque, sottolinea che il deficit/Pil del 2007 si collocherà "appena al di sotto di questa soglia" del 3% e che "la correzione totale sarà tuttavia leggermente inferiore allo sforzo minimo, pari all'1,6% del Pil, raccomandato dal Consiglio, e sarà attuata per oltre la metà soltanto nel 2007".

Arrivano comunque commenti positivi sulle misure contenute nella Finanziaria: "Il miglioramento dei conti pubblici nella media dell'area dell'euro - si legge nel bollettino - riflette gli sforzi di risanamento della Germania (con il proseguimento della moderazione della spesa e l'incremento delle imposte indirette) e dell'Italia (grazie al pacchetto di risanamento contenuto nella legge di bilancio per il 2007)" ed al venir meno degli effetti negativi prodotti sul deficit del 2006 dalla sentenza Ue sui rimborsi Iva. Non mancano però le critiche, che puntano soprattutto sull'elevato indebitamento.

"Le previsioni della Commissione - spiega il bollettino - segnalano la prima riduzione dal 2002 del rapporto fra debito pubblico e Pil, a poco meno del 70% nel 2006" nell'area euro. Il calo è generalizzato, "con le rilevanti eccezioni dell'Italia - dove il rapporto debito/Pil è il più elevato - e del Portogallo".

Ragazzine choc sul web in video hard

ANSA.it, http://www.ansa.it, 14/12/2006

ANCONA - E' un vaso di Pandora l' inchiesta della procura dei minori di Ancona sugli abusi sessuali subiti da una tredicenne di Torrette e videofilmati con il telefonino da un 'branco' di ragazzini di poco più grandi. Visionando il materiale informatico sequestrato ad alcuni degli indagati, sono emersi numerosi filmati scaricati dal web con protagoniste decine di giovanissime che fanno sesso esplicito con ragazzi.

O si 'offrono' in rete, come nelle chat erotiche, con tanto di numeri di telefono o riferimenti utili per poterle contattare. E' ancora presto - premette il procuratore Ugo Pastore - per stabilire se si sia in presenza di forme di sfruttamento sessuale organizzate ai danni di minori, o se le ragazzine si propongano spontaneamente, magari in cambio di denaro o regali. Di certo, esiste almeno un motore di ricerca attraverso il quale - digitando alcune parole chiave - si possono ricevere e scambiare filmati come questi.

Due delle giovanissime protagoniste dei video sono diciassettenni di Senigallia, già identificate nell' ambito di uno dei filoni di indagine scaturiti dall' inchiesta principale per aver inviato mms a sfondo sexy a loro amici, fra cui alcuni adulti. Altre sono sicuramente minorenni residenti nelle Marche, e in via di identificazione, ma il giro è talmente ampio da far supporre il coinvolgimento di giovani di varie regioni. I filmati - al vaglio della Polizia postale e della Squadra mobile - colpiscono per la naturalezza con la quale sono stati girati; e altrettanto 'normale' appare la loro diffusione sul web. Una mole di materiale destinata a confluire in un procedimento penale separato, mentre sarà eventualmente la procura ordinaria a valutare misure nei confronti del gestore del motore di ricerca.