DEI RICCHI

2006 - Gennaio - Settimana 3

Indice dei giorni


15/01/2006 * 16/01/2006 * 17/01/2006 * 18/01/2006 * 19/01/2006 * 20/01/2006 * 21/01/2006 *

Domenica 15 Gennaio 2006

Fini, Berlusconi avra' buone ragioni

ANSA.it, http://www.ansa.it, 15/01/2006

ROMA - ''Non ho avuto modo di parlare con il premier, non ho ben capito le sue parole. Se le ha dette avra' le sue buone ragioni''. Lo ha detto il ministro degli Esteri e leader di An, Gianfranco Fini, commentando l'intervento di Silvio Berlusconi riguardo i rapporti tra i Ds e i 50 milioni di euro di Consorte. ''In precedenza Fini aveva ribadito che la verifica di ''eventuali profili di illecita' penale devono essere accertati dalla magistratura. Non e' compito della politica - ha concluso - ma dei giudici''.

Unipol: Berlusconi, ora attendiamo verita' sui 50 mln

ANSA.it, http://www.ansa.it, 15/01/2006

»UNIPOL: FINI, AN NON COLPITA DA CRITICHE PREMIER

»FINI, BERLUSCONI AVRA' BUONE RAGIONI

»UNIPOL: FINI, PREMIER NON RESPONSABILE CLIMA VELENI

ROMA - ''Man mano che passano i giorni arrivano le conferme'' di cio' che i ds negavano all'inizio. ''E adesso aspettiamo che si risalga ai 50 milioni di euro e a tutto il resto''.

Lo ha affermato il premier Silvio Berlusconi, riferendosi alla vicenda Unipol-Bnl, conversando con i giornalisti poco prima di lasciare Roma.

''Una staffetta che porti Gianni Letta ad essere il candidato premier della Cdl nel 2006 e' una ipotesi irrealistica''. Lo ha affermato Berlusconi nel commentare alcuni articoli pubblicati sui quotidiani.

''Primo fra tutti i motivi e' la sua non disponibilita''', ha aggiunto conversando con i giornalisti a Palazzo Grazioli.

Piero Fassino parla ''di un clima in cui non si potrebbe andare avanti'', ma ''non si ricorda neppure di tutti gli insulti che mi ha rivolto in questi anni''. Cosi' Berlusconi risponde al segretario dei Ds che ieri invitata ad abbassare i toni della polemica politica in campagna elettorale.

Unipol: Fini, An non colpita da critiche premier

ANSA.it, http://www.ansa.it, 15/01/2006

ROMA - Rispetto alle critiche che il presidente del Consiglio ha rivolto ai suoi alleati per aver ricevuto scarso sostegno nella polemica con i Ds su Unipol ''An non si ritiene colpita''. Lo ha detto Gianfranco Fini al termine dell'assemblea nazionale del partito. ''Il nostro partito - ha aggiunto - ha sempre ribadito il suo sostegno, non solo a parole ma con i fatti al premier, ogni volta che e' stato oggetto di attacchi e di campagne di demonizzazione''.

Lunedì 16 Gennaio 2006

Papa: enciclica, ecco prime parole di Benedetto XVI

ANSA.it, http://www.ansa.it, 16/01/2006

CITTA' DEL VATICANO - Cinquanta cartelle per far capire all'uomo d'oggi l'essenza dell'amore cristiano, l'unicita' di Dio, ma anche l'indissolubilita' tra amore a Dio e amore al prossimo. ''Dio e' amore, chi sta nell'amore dimora in Dio e Dio dimora in lui'. Queste parole della Lettera di San Giovanni esprimono con singolare chiarezza il centro della fede cristiana, l'immagine cristiana di Dio e anche la conseguente visione dell'uomo e del suo cammino''. La prima enciclica di Benedetto XVI inizia con un passo tratto dal Vangelo in cui l'evangelista attesta che l'amore si sviluppa in una reale forma di reciprocita'. Verra' presentato nei prossimi giorni in Sala Stampa (ma la data non e' ancora fissata) da due capi dicastero: monsignor William Levada, prefetto della Congregazione della Fede, e monsignor Josef Cordes, presidente del Pontificio Consiglio Cor Unum.

Nel testo Papa Ratzinger traccia la prospettiva del suo pontificato ed invita la Chiesa a fissare lo sguardo sul messaggio centrale del cristianesimo - l'amore - fondamento della fede. Dio e' il vero archetipo di ogni amore ma anche il paradigma su cui coniugare ogni amore che voglia essere degno di questo nome. L'enciclica si suddivide in due parti, la prima dedicata all' ''unita' dell'amore, della creazione e della storia della salvezza", la seconda parte si snoda sul concetto di ''caritas'' come ''esercizio dell'amore da parte della Chiesa''. In questo capitolo il pontefice esamina il binomio ''amore-caritas'' legato all'attivita' propria degli organismi caritativi laici e cattolici. ''Amore-caritas'' - osserva Papa Ratzinger - sara' sempre necessario ''anche nella societa' piu' giusta''. Tuttavia questa attivita' dovrebbe essere sganciata e indipendente dai partiti o dalle ideologie, poiche' non e' un mezzo per cambiare il mondo, piuttosto, invece, la realizzazione ''qua e ora dell'amore di cui l'uomo ha sempre bisogno''.

Papa Ratzinger pone al credente domande fondamentali sulla vita, su chi e' Dio e chi siamo noi. Poi riflette sulla rivelazione cristiana che trova il suo punto culminante proprio nell'espressione ''Dio e' amore''. Nell'analisi Benedetto XVI non esita a mettere in guardia l'umanita' dai rischi che si corrono quando si dissociano le due dimensioni dell'amore: ''l'eros e l'agape''. Senza l'agape, vale a dire ''l'amore fondato nella fede e da essa plasmato'', l'eros finisce per essere ''degradato a puro sesso''. L'amore diviene cosi' ''merce'', una cosa ''che si puo' vendere e comprare''. E, dunque, in sintesi anche ''l'uomo stesso diventa merce''. Mentre se uniti - eros e agape - trovano una sintesi perfetta, una unita' di concezione dell'amore di donare all'altro e di ricerca dell'altro.

Dalle pagine di ''Deus caritas est'' emerge poi una importante riflessione sull'unita' tra Dio e l'uomo, sull'unita' nel matrimonio tra uomo e donna, sull'unita' tra Dio e l'uomo nel sacramento dell'eucarestia ma anche tra i cristiani che partecipano alla mensa eucaristica mangiando il Corpo e il Sangue di Cristo. Il Papa insiste sul fatto che se si radicalizzasse l'opposizione tra amore che si dona, agape, e amore di concupiscenza, eros, l'aspetto caratteristico del cristianesimo verrebbe meno, disgiunto dai contesti fondamentali della vita. Tanto piu' queste due dimensioni dell'amore entrano nella giusta unita', tanto piu' si realizza la vera essenza dell'amore. Anche in quest'ottica - sottolinea Benedetto XVI il ''matrimonio basato su un amore esclusivo diventa la rappresentazione di Dio col suo popolo e viceversa''.

Iran. Putin: la comunita' internazionale eviti passi affrettati sul nucleare iraniano. Teheran oscura la Cnn

Rai.it, http://www.rai.it/news, 16/01/2006

Quella del nucleare "è una questione sulla quale occorre lavorare in modo accurato e senza passi bruschi o errati". Questo quanto affermato da Vladimir Putin che, durante il vertice odierno al Cremlino con il cancelliere tedesco Angela Merkel, ha voluto sottolineare che esiste ancora un margine di trattativa con Teheran.

Invito alla cautela

Putin ha affermato che la Russia intende cooperare con Unione europea e Stati Uniti per risolvere il problema del nucleare iraniano, ma invita i diretti interessati a muoversi con cautela.

I nostri partner iraniani hanno punti di vista diversi - ha detto il capo del Cremlino - Ad esempio, il ministero degli esteri iraniano ha detto di non escludere che possa concretizzarsi in futuro la proposta di Mosca per l'arricchimento in Russia dell'uranio di Teheran che, sempre a parere del capo di Stato russo, è il vero nodo del problema.

Teheran oscura la Cnn

Intanto le autorità di Theran hanno proibito alla Cnn di trasmettere dal territorio iraniano, per avere attribuito al presidente Mahmoud Ahmadinejad una frase in cui si afferma che il Paese sta cercando di dotarsi di armi nucleari.

Il passaggio incriminato, tradotto in diretta dalla Cnn durante la conferenza stampa di sabato, attribuiva al presidente la seguente affermazione: "Noi crediamo che tutte le Nazioni siano autorizzate ad avere armi nucleari" e che l'Occidente non debba "impedire a noi di averne". In verità Ahmadinejad, che si esprimeva in farsi, utilizzò un termine che significa "tecnologia" e non "armi".

La traduzione errata comporterà l'annullamento di qualsiasi accredito stampa ai giornalisti della Cnn. Questo quanto comunicato dal ministero della Cultura iraniano, che accusa Cnn di aver violato "l'etica professionale".

Casa: 'strangolati' da mutui, manichini impiccati a Roma

ANSA.it, http://www.ansa.it, 16/01/2006

ROMA - Manichini impiccati ai rami degli alberi, sotto i cavalcavia in vari punti di Roma. E' la singolare quanto macabra protesta di alcuni ignoti che hanno voluto così manifestare contro i mutui per l' acquisto di appartamenti troppo esosi e che strangolano i cittadini.

Fino a questo momento agenti di polizia e vigili urbani ne hanno trovato una decina circa in quartieri diversi della capitale: a San Giovanni come alla Piramide Cestia. Tutti hanno un biglietto o un cartello che fa riferimento al problema della casa e in particolare dei mutui da pagare mensilmente. Si ritiene che i manichini siano stati "impiccati" la notte scorsa da più persone che hanno agito contemporaneamente.

L'energia oscura esiste fin dall'infanzia dell'Universo

ANSA.it, http://www.ansa.it, 16/11/2006

ROMA - L'energia oscura, la forza misteriosa che guida l'espansione dell'universo a una velocità sempre maggiore esisterebbe sin dall'infanzia dell'universo: è quanto ha annunciato sull'Astrophysical Journal un gruppo di ricerca coordinato dall'americano Adam Riess dell'università Johns Hopkins. La scoperta, che sarà illustrata anche nel corso di una conferenza stampa presso la sede centrale della Nasa, è stata ottenuta grazie al telescopio spaziale Hubble che, attraverso i suoi potenti strumenti, permette di scrutare nel profondo universo a caccia degli oggetti più antichi.

Gli studiosi hanno così cercato antichissime esplosioni di stelle (supernovae) avvenute 9 miliardi di anni fa, e si sono sono concentrati su 24 supernovae. Questi oggetti, hanno spiegato gli esperti, sono determinati per la rilevazione dell'energia oscura in quanto consentono di tracciare l'espansione dell'universo misurando quanto si allontanano gli uni dagli altri, stima che si ottiene misurando lo spostamento verso il rosso dell'oggetto.

Sebbene l'energia oscura occupi oltre il 70% dell'universo, gli scienziati sanno ancora poco sulle sue caratteristiche "così - ha osservato Riess - ogni indizio scoperto diventa prezioso"."Il nostro ultimo indizio - ha spiegato - è che la forza che chiamiamo energia oscura era presente già 9 miliardi di anni fa" ben prima di quanto pensato finora. La scoperta, secondo il ricercatore, è molto importante perché può aiutare gli astrofisici a scartare concorrenti teorie per le quali l'intensità dell'energia oscura cambia nel tempo.

Decifrata una parte del dna dell'uomo di Neanderthal

ANSA.it, http://www.ansa.it, 16/11/2006

ROMA - La 'paleogenomica' fantascienza? Macche', ha ricostruito e sequenziato una enorme parte del Dna (oltre un milione di lettere di codice) dell'estinto uomo di Neanderthal, svelando che lui e i nostri antenati si sono separati prima del previsto, circa 500.000 anni fa e non hanno avuto 'contatti ravvicinati' pur nella loro lunga convivenza.

A smorzare la teoria che le due specie abbiano avuto scambi di materiale genetico e' la notizia del sequenziamento di una parte del genoma di Neandertal, annunciata dalle due principali riviste scientifiche mondiali, Nature e Science che questa settimana pubblicano i lavori eseguiti con due tecniche diverse rispettivamente da Svante Paabo del Max Planck Institute for Evolutionary Anthropology, Leipzig, Germania e da Edward Rubin del Department of Energy Joint Genome Institute in Walnut Creek, California.

L'equipe di Paabo ha analizzato oltre un milione di paia di basi di DNA da un fossile di Neanderthal di 38.000 anni fa rinvenuto a Vindija in Croazia, confrontandolo con il genoma umano e di scimpanze', mentre quella di Rubin ha ricostruito 65.250 paia di basi. I due lavori, che portano a risultati coerenti tra loro, segnano anche l'alba del ''progetto genoma'' Neanderthal in quanto dimostrano che con le tecniche oggi a disposizione e' possibile ricostruire la sequenza completa del codice della vita di specie estinte. E Paabo promette di completare il lavoro su Neandertal in due anni. Homo neanderthalensis e Homo sapiens, ovvero la nostra specie, sono ominidi derivati da un antenato comune e che hanno coabitato in Europa ed Asia occidentale fino a circa 30.000 anni fa.

Da qui l'accesa diatriba tra chi vuole e chi invece nega che le due specie si siano incrociate nel corso della coabitazione. Che il miglior test per provare o smentire questa ipotesi sia il confronto del genoma umano con quello di Neandertal, i ricercatori lo sanno da sempre. Nondimeno questo confronto non e' qualcosa che tutti ritenevano possibile dato che il Dna di Neandertal, recuperato in cattivissime condizioni (com'e' ovvio data la sua antica eta') in resti fossili della specie, non sembrava prestarsi al sequenziamento come si fa oggi molto semplicemente con quello di organismi viventi. Grazie a nuove tecniche di sequenziamento anche quei malconci resti di codice genetico hanno 'ripreso vita' cominciando a rivelare preziose informazioni su Neandertal e i nostri antenati.

L'equipe di Paabo ha usato un nuovo metodo di sequenziamento, il 'pirosequenziamento', che permette di decifrare il Dna anche quando e' rovinato e in frammenti. Con questo metodo, che e' anche piu' rapido e consente quindi di ripetere piu' volte e in poco tempo il sequenziamento (possibilita' che aumenta l'accuratezza dei risultati), Paabo ha sequenziato oltre un milione di paia di basi dando prova di poter procedere al sequenziamento di tutto il genoma di Neandertal. L'equipe di Rubin ha usato invece il metodo classico per la genomica decifrando oltre 65 mila paia di basi. I due gruppi di ricerca hanno poi operato il confronto con il genoma di scimpanze' e quello umano.

I due studi hanno fornito risultati concordi rivelando che il genoma di Neandertal e il nostro sono identici per oltre il 99,5 per cento, che le due specie si sono originate a partire da un antenato comune circa 516 mila anni fa e che Neandertal deriva da una popolazione ancestrale molto piccola di circa 3000 individui analogamente a quanto gia' supposto per la nostra specie. Infine i dati raccolti sembrano escludere un fenomeno di incrocio tra le due specie, di cui altrimenti sarebbe rimasta traccia sul Dna. Il genoma completo di Neandertal, cui Paabo promette di arrivare in due anni, fornira' un quadro preciso delle differenze tra noi e il nostro parente piu' vicino. Questi studi mostrano che, quando si specula sui limiti della scienza, mai dire mai, ha commentato su Nature David Lambert del Allan Wilson Centre for Molecular Ecology and Evolution, Institute of Molecular BioSciences, Massey University in Nuova Zelanda.

Martedì 17 Gennaio 2006

Il 68,7% dei cattolici e' favorevole ai Pacs

ANSA.it, http://www.ansa.it, 17/01/2006

ROMA - In Italia il 68,7% dei cattolici e' favorevole ai Pacs; il 65,6% difende la legge sul divorzio e il 77,8% e' contrario al divieto dell'eucarestia ai divorziati. Persino in tema di aborto, i cattolici si dimostrano 'disubbidienti' nei confronti degli insegnamenti della Chiesa: l'83,2% dei cattolici si dichiara, infatti, favorevole a questa pratica se la vita della madre e' in pericolo; il 72,9% in caso se ci sono gravi anomalie e malformazioni del feto o in caso di violenza sessuale per il 61,9%. La percentuale, invece, cala notevolmente se le motivazioni sono piu' attinenti alle condizioni economiche o alla volonta' della madre di non avere figli: rispettivamente al 26,4% (23% cattolici e 51,2% non cattolici) e al 21,9% (18,6% cattolici e 45% non cattolici).

A fotografare il rapporto tra gli italiani e la fede cattolica, tra adesione e disobbedienza, e' l'Eurispes, che ha dedicato all'argomento un' ampia indagine dalla quale e' emerso che sono aumentati i cattolici (87,8%). Un dato in crescita di 8 punti percentuali rispetto ad un analogo sondaggio effettuato sempre dall' Eurispes quindici anni fa. Ma, allo stesso tempo, solo un terzo dei credenti sembra essere anche ''praticante''.

La ricerca e' contenuta nel Rapporto Italia 2006, condotto su un campione rappresentativo della popolazione italiana di 1.070 intervistati e realizzato nel periodo tra il 22 dicembre 2005 e il 5 gennaio 2006.

''I dati emersi delineano - spiega il professor Gian Maria Fara - una crisi non della religione, ma della religiosita'. Per quanto riguarda i cattolici, si profila l'immagine di una religione vacillante, lontana dall'idea di un rilancio religioso autentico, in grado di fare del cattolico una forza individuale e collettiva capace di immettere nella societa' nuovi valori e farli diventare realmente egemoni. La realta' e' che in Italia, tra la Chiesa cattolica ed i propri fedeli c'e' la stessa discontinuita' che esiste, politicamente parlando, tra paese ufficiale e paese reale: le gerarchie ecclesiastiche non sembrano corrispondere, nell'elaborazione dell'indirizzo religioso, alle difficolta' e alle istanze dei fedeli cattolici''.

LE TIPOLOGIE DEL CATTOLICO ITALIANO. La prima e' quella dei cattolici a 'corrente continua': una tipologia che interessa quel 36,8% 'in regola' con il precetto cristiano e che afferma di partecipare alla Messa ogni domenica (30,6%) o anche piu' volte alla settimana (6,2%). Della seconda tipologia fanno parte i 'cattolici a corrente alternata', quelli cioe' che si recano in Chiesa a domeniche alterne: fa parte di questa categoria il 23,7% del campione. Ci sono poi i 'precettati del Natale e della Pasqua': si tratta di quel 29,8% di intervistati che segue la Messa soltanto in occasione delle principali festivita' religiose, come il Natale o la Pasqua, e le altre feste religiose della cristianita'. Infine trovano posto i 'cattolici delle quattro ruote' (8,1%), quelli cioe' che vanno in Chiesa tre volte durante tutta la vita: in occasione del battesimo, del matrimonio e del funerale. Con una caratteristica in comune: in tutti e tre i casi vengono accompagnati in automobile.

LA RELIGIOSITA' DEI GIOVANI. Contrariamente a quel che si puo' pensare i giovani esprimono un forte desiderio di religiosita': la percentuale dei ragazzi che affermano di partecipare alla messa domenicale e' superiore a quella dei soggetti piu' grandi d'eta': si reca alla messa tutte le domeniche il 30,8% degli intervistati che hanno tra i 18 e i 24 anni d'eta', a fronte del 22,4% e del 28,5% dei soggetti intervistati appartenenti rispettivamente alle fascia d'eta' 25-34 e 35-44 anni. La quota piu' alta (37,7%) dei soggetti che si recano in Chiesa appartiene invece alla fascia d'eta' 65 anni ed oltre; essi rientrerebbero inoltre nella fascia dei maggiori frequentatori delle messe infrasettimanali (12,3%). La percentuale minore dei soggetti che partecipano alla messa tutte le domeniche si registra nella fascia d|eta' 25-34 anni (22,4%), che invece si reca piu' spesso in Chiesa in occasione delle principali festivita' religiose (37,1%).

IL SACRAMENTO PREFERITO E' IL BATTESIMO. I sacramenti piu' sentiti dai cattolici sono quelli del battesimo: abbastanza (27%) e molto (59,8%), importante complessivamente per l'86,8% del campione e quello del matrimonio per l'85,3% degli intervistati (abbastanza e molto importante rispettivamente per il 23,7% e il 61,6% di essi). Seguono i sacramenti dell'Eucaristia (abbastanza e molto importante rispettivamente per il 28,5% e il 53,2%) e della Cresima (abbastanza e molto importante rispettivamente per il 30% e il 48,3%). Alla confessione viene attribuito un livello di importanza decisamente inferiore rispetto agli altri sacramenti (abbastanza e molto importante rispettivamente per il 25,6% ed il 39,4% del campione).

IL VALORE DELLA PREGHIERA. Per tre intervistati su quattro (76,2%) la motivazione principale che spinge gli italiani a recarsi in Chiesa e' la preghiera. Il 16,4% del campione, invece, va in Chiesa solamente in ossequio alla tradizione familiare e un 14% ne avverte la necessita' per trovare la 'forza' nei momenti piu' difficili della vita. Molto piu' basse le percentuali dei credenti che frequentano la Chiesa per chiedere una grazia (1,7%), per socializzare (1,8%) o per ringraziare di un dono ricevuto da Dio (5,9%). Tra le donne (77,4%) il bisogno di preghiera risulta piu' diffuso che fra i maschi (74,7%); questi ultimi manifestano maggiormente un legame con la Chiesa per tradizione familiare (18,9% contro il 14,4% del dato femminile).

Bush: 'lezione dal Vietnam, dall'Iraq non ce ne andremo'

ANSA.it, http://www.ansa.it, 17/11/2006

HANOI - Parlando ad Hanoi, nel Paese che "trent'anni fa ci insegnò una lezione", il presidente George W. Bush ha detto "non ce ne andremo dall'Iraq" e "vinceremo", anche se il successo richiederà tempo.

Bush ha scambiato poche battute con i giornalisti dopo avere fatto colazione con il premier australiano John Howard, uno stretto alleato nel conflitto in Iraq e nella lotta contro il terrorismo. Riferendosi alle lezioni della guerra in Vietnam, Paese dov'è oggi giunto per la prima volta, Bush ha detto, dell'Iraq, "Vinceremo, a meno che non ce ne andiamo". Il presidente ha aggiunto che ci vorrà del tempo per il successo in Iraq e perché "l'ideologia della speranza", che è "l'ideologia della libertà" sopravanzi "l'ideologia dell'odio", che è quella dei terroristi.

Bush ha anche notato come, con il tempo, Stati Uniti e Vietnam si siano riconciliati, trovando motivi di speranza nel fatto che "i Paesi possano superare le loro differenze per il bene comune". Mentre il convoglio del presidente attraversava Hanoi, Bush é passato vicino al lago Truc Bach, dove, all'epoca della guerra, l'allora ufficiale pilota della U.S.Navy John McCain venne catturato dopo essersi lanciato con il paracadute dal suo aereo in difficoltà.

McCain, che è oggi senatore repubblicano dell'Arizona e che aspira a diventare nel 2008 presidente degli Stati Uniti, fu poi per diversi anni prigioniero di guerra in Vietnam. Il contrasto tra passato e presente è sembrato colpire Bush: "Con Laura, -ha detto-, stavamo parlando di quanto sia sorprendente che siamo qui in Vietnam. La mia prima reazione è che la storia ha un lungo percorso e che le società cambiano e che i rapporti possono sempre cambiare in meglio".

Mercoledì 18 Gennaio 2006

Uomini piu' vendicativi delle donne, la prova nel cervello

ANSA.it, http://www.ansa.it, 18/01/2006

ROMA - La vendetta veste abiti da uomo: sono infatti i maschi ad essere più vendicativi verso persone 'colpevoli' di aver tradito la loro fiducia e sono sempre gli uomini a provare maggiore soddisfazione dalla vendetta, mentre lui e lei si rattristano allo stesso modo del dolore provato da chi si è dimostrato 'buono'. La donna, come è emerso in uno studio sul cervello pubblicato sulla rivista Nature, dimostra invece di mantenere un rapporto empatico anche verso chi non si è comportato bene con lei e, pur provando del risentimento, la donna non sembra trovare soddisfazione nella vendetta.

La ricerca evidenzia però, ha sottolineato Tania Singer della University College di Londra, che entrambi i sessi mostrano empatia, ovvero compartecipano, alla sofferenza di persone corrette e altruiste. Ciò suggerisce che negli esseri umani esiste un senso innato per la giustizia. Lo studio, inoltre, fornisce per la prima volta la prova neurologica del 'Schadenfreude', quell'atteggiamento un po' meschino di cui si macchia il genere umano che è il provare gioia della sofferenza altrui se l'altro si è comportato male con noi o non ci piace. L'empatia è la capacità umana di capire le emozioni altrui e di 'viverle' sulla nostra pelle come se fossimo noi stessi a provarle in prima persona ed è alla base delle interazioni sociali: è in qualche modo compromessa in disturbi come l'autismo, caratterizzato proprio da difficoltà di relazione.

Gli esperti hanno indagato la forza dell'empatia di 32 individui di fronte ai comportamenti corretti o scorretti messi in atto da altre persone. A tale scopo, neurologi e psicologi hanno chiesto loro di prender parte a un gioco di economia. All'insaputa dei partecipanti, quattro attori avevano il compito di mettere alla prova l'empatia del campione. Ai partecipanti veniva data una somma di denaro e la possibilità di 'investirne' parte o tutta affidandola a uno dei quattro intermediari finanziari (in realtà gli attori sotto mentite spoglie). Il possibile guadagno dell'investimento stava nel fatto che nelle mani degli intermediari la somma data loro si triplicava; il rischio, invece, nel fatto che l'intermediario poteva decidere quanto denaro restituire al proprio 'cliente'.

Durante la 'speculazione' alcuni attori assumevano un comportamento corretto restituendo una somma congrua, altri attori invece tradivano la fiducia in loro riposta restituendo pochissimo o niente del denaro ricevuto. Dopo l'esito della speculazione, i quattro attori sono stati sottoposti a un piccolo shock elettrico fastidioso quanto il pizzico d'ape. I partecipanti dovevano assistere alla 'punizione', mentre il loro cervello veniva osservato con la risonanza magnetica. E' emerso così che tutti i volontari provavano empatia nei confronti degli 'investitori' onesti e, assistendo alla punizione, nel loro cervello si accendevano le aree del dolore (corteccia fronto-insulare e corteccia anteriore cingolata) come se fossero loro a subire la punizione.

Ma uomini e donne si distinguono quando sotto 'torchio' ci sono gli intermediari disonesti: benché tutti i partecipanti, senza distinzione di sesso, giudichino negativamente i 'truffatori' dichiarando apertamente la loro antipatia nei loro confronti, le donne continuano a mostrare empatia anche di fronte alla punizione degli intermediari egoisti che hanno tenuto tutto il denaro per sé. I maschi invece, prova ne è il loro cervello, cessano di compartecipare al 'dolore' altrui quando la punizione è 'inflitta' a coloro da cui sono stati truffati. E c'é di più: il cervello non aiuta i maschi a fare una nobile figura, mettendo a nudo che gli uomini provano soddisfazione dalla punizione come stessero consumando la vendetta. Infatti, di fronte al truffatore punito nel cervello dei maschi si accendono le aree proprie della gratificazione e dell'appagamento, i circuiti cioé normalmente messi in moto da stimoli piacevoli o dalle droghe, per esempio il nucleus accumbens.

Il cervello della donna, invece, non dà mostra di questa 'sete di vendetta', le aree dell'appagamento rimangono spente e rimane invece traccia della loro empatia nei confronti del dolore provato da altri, buoni o cattivi che siano. Anche se altri studi dovranno confermare che uomo e donna siano diversamente vendicativi verso chi ha fatto loro un torto, hanno concluso i ricercatori, questa differenza tra i sessi potrebbe essere il retaggio di un passato in cui il maschio era investito, per il bene della comunità, del compito di fare giustizia e punire chi si comportava in modo scorretto. Per questo, concludono in ricercatori, con l'evoluzione sarebbe diventato più 'freddo' e vendicativo.

Giovedì 19 Gennaio 2006

Russia: freddo polare, governo pronto a uso riserve energia

ANSA.it, http://www.ansa.it, 19/01/2006

MOSCA - Il governo russo si è detto oggi pronto a usare le riserve strategiche di energia per far fronte all'eccezionale ondata di freddo che da qualche giorno ha investito il Paese, compresa Mosca, dove la temperatura è scesa la scorsa notte fino a 31 gradi centigradi sotto zero. Il ministro dell'Industria ha preparato un decreto per "dirottare una parte delle riserve strategiche verso le regioni colpite dal gelo". Gazprom, il colosso russo del gas, ha ridotto ieri le forniture di metano verso l'Europa - a suo dire senza violare alcun contratto - in risposta all'aumento della domanda interna provocato dal freddo polare.(ANSA).

Emergenza gas: martedi' il decreto legge in Cdm

ANSA.it, http://www.ansa.it, 19/01/2006

»FREDDO POLARE, RUSSIA COMINCIA A USARE RISERVE DI ENERGIA

ROMA - Il ministro delle Attivita' produttive, Claudio Scajola, ha preannunciato, nel corso della riunione odierna, la presentazione di un decreto legge sull' emergenza gas alla prossima riunione del consiglio dei ministri, prevista per martedi'.

ALLARME DELL'AUTHORITY, RISERVE STRATEGICHE INSUFFICIENTI

''Le attuali riserve strategiche, come confermato dagli eventi climatici verificatisi lo scorso anno e dai correnti problemi di sicurezza, si stanno rivelando insufficienti per sostenere adeguatamente la maggiore richiesta di gas stagionale''. E' quanto ha riferito il presidente dell'Autorita' per l'energia elettrica e il gas, Alessandro Ortis, durante un'audizione alla Commissione attivita' produttive della Camera. ''Tali risorse - ha detto Ortis - appaiono peraltro inadeguate per fronteggiare l'eventuale contemporaneita' di un'emergenza climatica e una geopolitica''. Per quanto riguarda gli stoccaggi, Ortis ha detto che, in attesa della separazione proprietaria e integrazione Snam Rete Gas-Stogit indipendenti, ''l'Autorita' auspica che il governo impegni Stogit, sin da subito, in un piano di potenziamento degli impianti esistenti''.

ENI, PER OGGI PREVISTO -12,2% FORNITURE RUSSIA

L'Eni prevede per oggi un calo del 12,2% dell'afflusso di gas dalla Russia, con un impatto sui consumi totali in Italia del 2,3%. Lo ha detto il portavoce dell'Eni a margine della riunione straordinaria del comitato gas al ministero delle Attività produttive.

L'Eni ha inoltre fatto sapere che che, nella giornata gas di ieri - dalle 6 del 18 gennaio alle 6 del 19 - su 74 milioni di metri cubi di gas richiesti ne sono arrivati il 6,8% in meno, con un impatto sul totale dei consumi pari all'1,3%.

Non rischiamo un black out per il gas. Un appello a non creare allarmismi ed a coordinare la comunicazione: è quello che il ministro delle Attività produttive, secondo quanto si apprende, avrebbe rivolto stamani ai partecipanti alla riunione straordinaria del Comitato d'emergenza per il gas. Al Comitato sono presenti i vertici di Eni, Enel, Snam Rete Gas, dell'Authority per l'energia e di Terna.

COMMISSIONE UE, SITUAZIONE NON ECCEZIONALE

La Commissione europea "sta monitorando" la situazione, dopo i problemi nell' approvvigionamento del gas russo in Europa rilevati ieri: lo ha detto il portavoce del commissario all'energia, Andris Piebalgs, precisando che la situazione "non è eccezionale". "Non ci sono state interruzioni di rilievo" nella fornitura del gas, ha sottolineato il portavoce, Ferran Tarradellas, ricordando l'eccezionale ondata di freddo che ha colpito la Russia in questi giorni. Problemi simili nella fornitura del gas "si sono già verificati in altri inverni", ha aggiunto, puntualizzando che Bruxelles "sta monitorando" la situazione e ha d'altra parte "gia chiesto sia alle compagnie sia agli stati membri di fornirci i dati" relativi alla questione.

Terrorismo: Bin Laden promette attacchi agli Usa

ANSA.it, http://www.ansa.it, 19/01/2006

»TERRORISMO: BIN LADEN, PER LA CIA E' LA SUA VOCE

»TERRORISMO: BIN LADEN; CASABIANCA, NO NEGOZIATI CON TERRORISTI

»SERVIZI SEGRETI: PISANU, CARENZA GRAVE MANCATA RIFORMA

IL CAIRO - Il leader di al Qaida Osama bin Laden ha minacciato oggi di attaccare gli Stati Uniti, affermando in una registrazione trasmessa oggi dalla televisione del Qatar al Jazira che ''operazioni sono in corso di preparazione sul loro territorio''.

Allo stesso tempo, il miliardario saudita, con una voce pacata, propone al popolo americano una tregua, ''di lungo termine'' a determinate condizioni. Queste devono essere ''condizioni giuste a favore della sicurezza in Iraq e Afghanistan''.

''E' meglio lottare contro di loro sul loro territorio'', ha detto ancora bin Laden riferendosi agli Usa, piuttosto che in terra musulmana.

E' impossibile al momento verificare l'autenticita' della registrazione, ma esperti dicono che la voce sembrerebbe quella di bin Laden.

Si tratta del primo messaggio di bin Laden dal dicembre 2004. Il lungo silenzio aveva fatto sviluppare ogni sorta di speculazioni sulla sorte del leader di al Qaida, al quale gli americani danno la caccia dal 2001, dopo gli attentati dell'11 settembre in Usa, dei quali e' ritenuto responsabile.

Sulla sua testa pende una taglia di 25 milioni di dollari, ma nessuno sa dove si trovi, forse nelle zone montane al confine tra Afghanistan e Pakistan.

TERRORISMO: SISDE, IN ITALIA NON ESCLUSI ATTENTATI COME LONDRA

''Restiamo razionalmente preoccupati. Non si puo' infatti escludere di poter subire anche noi, in futuro, attentati come quelli che hanno ferito Madrid e Londra''. Lo ha detto il direttore del Sisde, Mario Mori, nel suo discorso per l' apertura dell' anno accademico della Scuola di addestramento del Sisde.

La Nasa ha lanciato verso Plutone la sonda New Horizons

ANSA.it, http://www.ansa.it, 19/01/2006

WASHINGTON - La sonda spaziale New Horizons e' stata lanciata alle 13.08 locali, le 19.08 italiane, dal Kennedy Space Center di Cape Canaveral in Florida.

La sonda e' destinata a esplorare Plutone, la sua luna Caronte e la fascia di Kuiper, ai confini del sistema solare.

Il lancio era stato rinviato a due riprese nei giorni scorsi per le cattive condizioni atmosferiche.

La sonda - portata nello spazio da un razzo Atlas V e dotata di motori al plutonio, che ne fanno la piu' veloce mai realizzata - impieghera' oltre nove anni a raggiungere il suo obiettivo.

Unipol: Prodi, campagna vergognosa su Fassino e d'Alema

ANSA.it, http://www.ansa.it, 19/01/2006

ROMA - ''Finora constato che c'e' stata una campagna impressionante e vergognosa contro Piero Fassino e Massimo D'Alema''. Lo dice Romano Prodi, partecipando a ''Radio anch'io'', e tornando sulla vicenda Unipol.

Il leader dell'Unione paragona le vicende delle ultime settimane a quello che accadde ai tempi del caso Telekom Serbia.

Il professore sottolinea che si e' trattato ''di qualcosa di analogo a quanto accaduto due estati fa con i tg che aprivano tutte le sere con i titoli del 'Giornale' che attaccava Prodi o Fassino''.

''Non solo - osserva Prodi - e' stato provato dai magistrati che si trattava di calunnie, ma gli accusatori sono diventati accusati''.

Unipol: Berlusconi, confermate mie parole, Ds ipocriti

ANSA.it, http://www.ansa.it, 19/01/2006

ROMA - La mia deposizione di fronte ai magistrati ''e' stata confermata'' ieri nei colloqui che i giudici hanno avuto con altri testimoni. Lo ha sottolineato Silvio Berlusconi chiarendo di ''non aver mai parlato di contenuti degli incontri tra Ds e i vertici delle Generali''. ''Sul caso Unipol c'e' un festival dell'ipocrisia per cui si vuol far credere che ci si e' incontrati con un signore di 81 anni per chiedergli come stava e per parlare di sport''.

PAR CONDICIO: BERLUSCONI, INVITO CIAMPI NON RIVOLTO A ME

''Non credo proprio. Non vedo come possa essere rivolto a me''. Cosi' Silvio Berlusconi, parlando con i giornalisti a Saxa Rubra, ha risposto alla domanda se l'invito del Capo dello Stato, Ciampi, ad una equilibrata presenza in video dei politici in campagna elettorale fosse rivolta a lui.

ELEZIONI: BERLUSCONI, SCONTRO TRA OPPOSTE VISIONI DEL MONDO

''E' il momento di far capire a tutti che quello che ci attende non e' un semplice confronto elettorale, ma e' lo scontro decisivo tra due opposte visioni del mondo''. E' quanto si legge in una lettera inviata dal presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ad Isabella Bertolini, vicepresidente dei deputati di Forza Italia, in occasione della presentazione alla stampa dell'associazione femminile ''Valori e liberta'''.

Nel messaggio Berlusconi afferma che nella nostra societa' c'e' ''il bisogno di richiamare ed affermare i motivi, alti e nobili, della nostra tradizione occidentale ed i valori che ne hanno specificato l'identita'. Per troppo tempo, negli ultimi decenni - sottolinea - questi valori e questa identita' sono stati mortificati da una cultura dominante di sinistra''.

''Questo e' il momento di far riscoprire agli italiani, soprattutto a coloro che sono cresciuti nella cultura pigra ed inerte dell'omologazione - si legge inoltre nella lettera di Berlusconi - i cardini dell'identita' occidentale basati sulle liberta', sulla difesa della vita, sulla famiglia e sulla centralita' della persona''.

BERLUSCONI SCRIVE A 600.000 BEBE', BONUS DA FEBBRAIO

Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi scrivera' a circa 600 mila bebe' nati nel 2005 per annunciare ai loro genitori le modalita' per riscuotere i 1.000 euro previsti dal bonus bimbi introdotto dalla Finanziaria.

Le lettere, firmate dal premier, inizieranno ad essere spedite la prossima settimana, con una leggero ritardo rispetto alla data dal 15 gennaio prevista dalla legge Finanziaria. La procedura per riscuotere il contributo sara' semplificata e il bonus potra' essere incassato a partire dal 15 febbraio.

Arriva il vestito in multi-proprieta', ci cascano anche Kidman e Watts

ANSA.it, http://www.ansa.it, 19/01/2006

NEW YORK - Uno Chanel in multiproprieta' come una casa a Cortina: ovvero come raddoppiare il proprio guardaroba senza raddoppiare i debiti. E' la nuova moda tra le signore chic di New York.

In un mondo dove il costo di un capo firmato supera facilmente le cifre a tre zeri, dove un paio di jeans da mille dollari non e' considerato inusuale e dove cresce a dismisura l' appetito delle donne per alcuni esclusivi oggetti del desiderio custoditi nelle migliori boutique, molte signore della buona societa' fanno come le studentesse del college che aprono i rispettivi armadi per spartire con amiche e parenti gli abiti in loro possesso.

E' un modo di far fronte all'escalation dei prezzi del mondo della moda e ai sensi di colpa da sindrome dello shopping che affliggono anche le modaiole piu' spinte una volta firmata la ricevuta della carta di credito. Un cartellino del prezzo da tremila dollari e' piu' facile da digerire se si sa che quel capo verra' condiviso e che l'armadio di casa sempre meglio assortito puo' trasformarsi in una biblioteca circolante.

ACCORDO DI TIME SHARING AL MOMENTO DELL'ACQUISTO

Ma a differenza delle studentesse, le dame della New York bene hanno applicato al nuovo trend l'oculatezza del mondo degli affari: comprano in societa', o meglio in multiproprieta' con le amiche, e stabiliscono le date del calendario in cui l'oggetto in questione, una borsa, un abito da cocktail, un cappotto, verra' condiviso. La nuova moda ha attecchito anche tra le celebrita', ha decretato il mensile Harper's Bazaar, che ha scoperto il fenomeno e ci ha dedicato un servizio: Nicole Richie e Lindsay Lohan sono state viste con lo stesso vestito di Missoni, che potrebbe essere una semplice coincidenza se non fosse che le due starlet hanno in comune Rcahel Zoe, la stilista che cura l'immagine di entrambe.

Rachel e' famosa a Hollywood per aprire generosamente il suo armadio e prestare abiti personali, in particolare capi vintage, quando un evento richiede qualcosa fuori dall'ordinario.

CI CASCANO ANCHE KIDMAN E WATTS

Nicole Kidman e Naomi Watts, amiche anche loro, hanno messo lo stesso abito, un Prada stampato a margherite, nell'estate 2004: era di Nicole, prestato a Naomi, scrive Bazaar. A New York poi Beth Buccini e Sarah Easley hanno messo a punto la strategia del time-sharing durante i mesi delle rispettive gravidanze: co-prorietarie dell'emporio dello stile Kirna Zabete, le due donne hanno avuto quattro figli in quattro stagioni diverse e messo a punto un guardaroba completo per i mesi della pancia.

Harper's Bazaar ha messo comunque in guardia le lettrici che volessero adeguarsi al trend delle ricche e semi-famose: la multiproprieta' di uno Chanel deve essere tutelata con le stesse regole di una proprieta' immobiliare. E dunque ''stabilite un accordo di custodia in anticipo quando dividete il costo di un abito con le amiche'', raccomanda la rivista: ''E considerate sempre l'igiene: se veramente volete un paio di scarpe altrui, mettetevi le calze''.

Iraq: kamikaze si finge 'caporale', strage di lavoratori

ANSA.it, http://www.ansa.it, 19/11/2006

IRAQ: KISSINGER; GUERRA E' PERSA, IMPOSSIBILE VINCERLA

CASEY SALUTA ITALIANI, FINISCE ANTICA BABILONIA

Le notizie dal mondo

BAGHDAD - Una strage di lavoratori sciiti per vendicare un maxisequestro di impiegati sunniti: questi i contorni del massacro di decine di operai compiuto da un kamikaze ad Hilla, una cittadina ad un centinaio di km a Sud della capitale che a sua volta è stata anche oggi teatro di attentati e omicidi, ma dove è anche giunto il ministro degli esteri siriano per la prima visita di un esponente del governo di Damasco a così alto livello sin dal 1980.

Prima dell'arrivo del ministro Waild al Muallem le fonti ufficiali hanno diffuso il quotidiano bollettino degli attentati, il più grave dei quali è stato compiuto con tre ordigni fatti esplodere quasi simultaneamente nella stazione di autobus di Mashtel, alle porte del quartiere sciita Baghdad al Jedida, nella zona orientale della capitale irachena: almeno sei persone sono state uccise e una trentina ferite. Circa un'ora prima, due ordigni esplosi quasi allo stesso tempo avevano ucciso tre persone e ne avevano ferite nove in una zona poco distante.

La strage ad Hilla, secondo quanto hanno riferito testimoni, é stata compiuta con una sola esplosione, ma è stata realizzata con particolare cinismo e precisione. L'attentatore suicida è giunto in auto su una piazza dove quotidianamente decine di operai si riuniscono in attesa di essere ingaggiati per lavorare a giornata. "Il kamikaze - ha raccontato un anziano - si è presentato davanti ai capannelli di uomini proclamando che stava cercano manodopera. Decine di operai si sono avvicinati alla macchina, che improvvisamente è esplosa": bilancio 22 morti e 44 feriti.

Alcune ore dopo, su internet è apparsa una rivendicazione da parte di un gruppo armato sunnita, il Battaglione dei leoni del diritto: "In risposta al rapimento di decine di sunniti disarmati del ministero dell'Istruzione superiore, che sono stati torturati e uccisi a sangue freddo, gli eroi del Battaglione dei leoni del diritto hanno fatto esplodere una autobomba contro un reparto della milizia al-Madhi" ad Hilla.

Il comunicato si riferisce al maxisequestro compiuto martedì scorso negli uffici del ministero dell'Istruzione superiore a Baghdad, dove in una operazione sola sono state rapite quasi 150 persone. Da allora, secondo quanto ha affermato il ministro Abed Diab al Agily, una settantina di persone sono state rilasciate, ma molti di coloro che ancora mancano all'appello, ha detto il ministro, sono stati torturati e uccisi. E mentre nel Sud del Paese proseguono le ricerche dei quattro agenti di sicurezza privati americani e uno austriaco rapiti giovedì scorso, nella rete dei sequestri a scopo politico oggi é caduto anche un esponente del governo, il vice-ministro della sanità Ammar al Saffar, rapito da un commando nella sua abitazione a Baghdad.

Al Saffar fa parte del partito sciita Dawa, guidato dal primo ministro Nuri al Maliki. In questo quadro di violenza generalizzata, diversi osservatori notano oggi positivamente l'arrivo a Baghdad del ministro degli esteri siriano Walid Muallem. Le relazioni diplomatiche tra Siria e Iraq sono ufficialmente interrotte sin da quando nel 1980 Damasco si schierò a fianco dell' Iran nella guerra che la opponeva all'Iraq, andata avanti fino al 1988 e costata un milione di morti.

Dopo la caduta del regime di Saddam Hussein le cose non sono migliorate molto, anche a causa delle continue accuse rivolte alla Siria soprattutto dagli Usa di facilitare il passaggio di combattenti stranieri verso l'Iraq. Dopo la sconfitta elettorale dei repubblicani del presidente George W. Bush le cose sembrano però essere cambiate e il tempismo della visita di al Muallem, che si incontrerà con il presidente Jalal Talabani e il premier Nouri al-Maliki, non sembra essere casuale.

Iraq: Kissinger; guerra e' persa, impossibile vincerla

ANSA.it, http://www.ansa.it, 19/11/2006

LONDRA - Per Henry Kissinger la guerra in Iraq è persa e va organizzata quanto prima una conferenza internazionale alla ricerca di un consenso sul futuro per quel Paese allo sbando. Nel corso di un'intervista televisiva alla Bbc l' ex-segretario di stato americano ha affermato che una netta vittoria militare non appare più possibile e che le forze della coalizione protagoniste della guerra devono a questo punto rivedere la loro strategia.

A suo avviso va evitato a tutti i costi "un crollo spettacolare" dell'Iraq che avrebbe "conseguenze disastrose" per molti anni a venire. "A breve termine - ha proposto Kissinger - dovrebbe essere organizzata una conferenza internazionale con la partecipazione dei paesi vicini, forse dei membri permanenti del Consiglio di Sicurezza e dei paesi che come India e Pakistan hanno un grosso interesse a trovare una soluzione alla crisi". L'ex-segretario di stato si è detto a favore di un dialogo con l'Iran, che potrebbe rivelarsi fruttuoso se l'Iran si comporta da nazione e non "da crociato che punta a rovesciare il sistema internazionale esistente".

Mo: Berlusconi, siamo l'unico paese che brucia effigi militari

ANSA.it, http://www.ansa.it, 19/11/2006

ROMA - "Siamo l'unico Paese occidentale che brucia in piazza le effigi militari dei propri soldati. Siamo l'unico Paese occidentale che ha un governo di cui sono magna parte i comunisti". Lo afferma il presidente di Forza Italia Silvio Berlusconi parlando con i cronisti alla Camera in merito al corteo di ieri a Roma.L'ex premier ribadisce che al governo ci sono due partiti che "si fregiano ancora del titolo di 'comunista' tenendo prigionieri gli altri parlamentari della maggioranza e il governo, imponendo diktat che originano da quelli che sono i loro valori di sempre".

PRODI: GRAVISSIMO GESTO, BASTA GIOCARE CON LA PIAZZA

''E' stato un gravissimo gesto di irresponsabilita'. Ci deve essere un impegno per finirla di giocare con piazza''. Cosi' Romano Prodi commenta alcuni episodi del corteo di Roma sul medio oriente.

MARINI: VERGOGNOSE AFFERMAZIONI DI UNA MINORANZA

''Credo che sia mio dovere ricordare, per stigmatizzarle con profonda emozione, le vergognose affermazioni che una minoranza si e' permessa di proporre all'indirizzo dei nostri martiri''. Lo ha detto il presidente del Senato, Franco Marini, a Catania in merito a quanto avvenuto durante la manifestazione di ieri a Roma, quando sono stati bruciati manichini raffiguranti soldati italiani, israeliani, statunitensi.

FINI: DILIBERTO DOVREBBE VERGOGNARSI PER PRESENZA A CORTEO

Oliviero Diliberto dovrebbe ''vergognarsi'' per la presenza al corteo di Roma di ieri. Lo ha detto il presidente di An Gianfranco Fini intervenendo alla Camera in dichiarazione di voto sulla Finanziaria. ''Ringrazio tutti i colleghi che hanno iniziato il loro intervento esprimendo solidarieta' ai familiari dei nostri caduti a Nassiriya - ha detto Fini - Ma non ringrazio chi, come l'onorevole Diliberto, avendo la possibilita' di farlo, non ha speso una parola in Aula per vergognarsi della sua presenza di ieri alla manifestazione'', ha detto Fini.

SIRCANA: E' IL MOMENTO DI PRENDERE DISTANZE

''Si e' ripetuto un fatto grave e insisto, il fatto che si sia ripetuto lo rende ancora piu' grave''. Cosi' il portavoce del presidente del Consiglio, Romano prodi, Silvio Sircana, ha condannato gli episodi di violenza avvenuti ieri nel corso della manifestazione di Roma. ''E' passato il tempo di nascondersi dietro l'alibi dei 4 teppisti - ha sottolineato Sircana - e forse e' giunto il tempo di prendere le distanze''.

TREMONTI: DEDICARE SALA CAMERA A CADUTI NASSIRIYA

''Dedicare una sala della Camera alla memoria dei caduti di Nassiriya''. E' quanto ha proposto a Montecitorio il vicepresidente di Forza Italia Giulio

Tremonti, aprendo la sua dichiarazione di voto sulla Finanziaria. La proposta di Tremonti, che ha anche ricordato i militari italiani uccisi in Iraq, e' stata salutata da un lungo applauso dei deputati della Cdl che si sono levati in piedi: anche Silvio Berlusconi, malgrado dolorante per il recente intervento subito al menisco. I deputati della maggioranza, invece, sono rimasti fermi.

Dall'Apec di Hanoi una sfida all'unione Europea

ANSA.it, http://www.ansa.it, 19/11/2006

HANOI - Il Vertice dell'Apec di Hanoi si chiude con una forte spinta al rilancio del Doha Round, il negoziato per la liberalizzazione degli scambi mondiali, e con la decisione di "esplorare l'idea di un'area di libero scambio (Fta) tra Asia e Pacifico" come "obiettivo a lungo termine". La spinta alla ripresa della trattativa nell'ambito della Wto, l'Organizzazione per il commercio mondiale, è una sfida dell'Apec all'Unione europea: i leader dei Paesi dell'Asia e del Pacifico, le tigri della libertà degli scambi, chiedono all'Ue riduzioni dei sussidi "profonde", oltre a sollecitare "tagli reali" dei dazi sui prodotti industriali e "nuove aperture" per gli scambi di servizi. Il documento finale del consulto Apec illustra, inoltre, le misure prese per migliorare la qualità e la sostanza degli accordi di libero scambio che vengono già negoziati nella Regione Asia/Pacifico e tocca i temi dell'ambiente e della proprietà intellettuale.

Sul fronte della sicurezza in senso lato, le conclusioni del Vertice esprimono la "forte preoccupazione" per i programmi nucleari militari nord-coreani e confermano, inoltre, la determinazione dei 21 Paesi a sconfiggere il terrorismo, ad arrestare la proliferazione delle armi di distruzione di massa, a promuovere la sicurezza energetica e le tecnologie per l'energia pulita, a contrastare i rischi dell'aviaria e delle pandemie in generale e a combattere la corruzione e a stimolare il buon governo. I 21 dell'Apec sono, in ordine alfabetico, Australia, Brunei, Canada, Cile, Cina, Corea del Sud, Filippine, Giappone, Hong Kong, Indonesia, Malaysia, Messico, Nuova Zelanda, Papua-Nuova Guinea, Perù, Russia, Singapore, Stati Uniti, Taiwan, Thailandia e Vietnam.

DOHA, UN GRUPPO POTENTE - Difficile prevedere l'impatto dell'appello di Hanoi sul Doha Round, anche se lo schieramento al Wto dell'Apec, già potente, esce rinforzato dall'adesione del Vietnam all'Organizzazione e dalla firma dell'intesa bilaterale tra Washington e Mosca preliminare all'adesione della Russia. La voce dell'Apec è forte, perché i suoi Paesi rappresentano il 60% della ricchezza mondiale e oltre la metà del commercio mondiale. I soli scambi degli Stati Uniti con il Pacifico valgono, oggi, 800 miliardi di dollari l'anno, più di quanto valgano gli scambi transatlantici. Ma il blocco è poco coeso rispetto all'Unione europea. I leader dei 21 danno peso alla loro dichiarazione riaffermando gli impegni "collettivi e individuali per giungere, senza tardare, a un accordo ambizioso ed equilibrato". Le trattative sono bloccate da luglio, per i contrasti tra americani, europei, Paesi emergenti e Paesi in via di sviluppo, specialmente sui sussidi agricoli. Ma un successo del Doha Round -ricorda l'Apec- "contribuirà alla crescita economica e alla riduzione della povertà, creando nuovi flussi commerciali" e favorendo lo sviluppo.

FTA, UN'IDEA CONTROVERSA - Il successo dell'idea di un'area di libero scambio Apec, portata avanti, in primo luogo, dagli Stati Uniti, il cui presidente George W. Bush la giudica "meritevole di profonda considerazione", resta pure estremamente incerto. Le conclusioni del Vertice mettono il progetto sotto esame, senza avallarlo. Nell'interpretazione della Casa Bianca, Bush ha chiesto "una strategia ardimentosa" e gli altri leader hanno risposto "con coraggio". Ma, in realtà, per il momento tutto si riduce all'impegno a esaminare un rapporto al Vertice dell'Apec del 2007, che si svolgerà a Sydney in settembre. In attesa di decidere se restare un gruppo senza vincoli o se diventare un mercato unico -la Comunità europea, che partiva da un grado d'integrazione ben maggiore, ci impiegò quasi trent'anni-, l'Apec, che resta la più informale delle grandi organizzazioni d'integrazione regionale, consolida un po' la propria struttura: il Vertice decide un rafforzamento del segretariato permanente e gli Stati Uniti s'impegnano a raddoppiare il loro contributo (ma la cifra assoluta resta modesta: raggiungerà i 5 milioni di dollari nel 2007). A margine del Vertice, v'é stata una fitta serie di incontri bilaterali e regionali, che hanno visto protagonisti, tra gli altri, i presidenti statunitense Bush, russo Vladimir Putin e cinese Hu Jintao e il premier giapponese Shinzo Abe, all'esordio in un appuntamento multilaterale. Tanti sorrisi, qualche contrasto e, alla fine, tutti soddisfatti, come capita sempre nelle riunioni dove non c'é nulla di controverso da decidere. Le conclusioni sono un contenitore così vasto che ciascuno vi trova il paragrafo che desidera. E Bush, che si presenta, come Putin e tutti gli altri, vestito da vietnamita alla lettura del documento finale, può ripartire cantando vittoria sull'Fta e sulla Corea del Nord e ricordano che "l'America resterà impegnata in Asia, perché i nostri interessi dipendono dall'espansione della libertà e delle occasioni in questa regione". L'Europa è avvertita, per l'ennesima volta in questo viaggio.

Venerdì 20 Gennaio 2006

Iraq. Martino: missione italiana conclusa a fine 2006

Rai.it, http://www.rai.it/news, 20/01/2006

L'operazione militare italiana in Iraq verra' dimezzata a giugno e sara' conclusa entro l'anno, quando 'Antica Babilonia' sara' sostituita da una diversa missione, "di natura sostanzialmente civile", che restera' fino al 2007 e potrebbe chiamarsi "Nuova Babilonia". Cosi' il ministro della Difesa, Antonio Martino, illustra in Parlamento l'exit strategy italiana.

La prima fase sara' attuata nel primo semestre 2006 e "prevede il graduale trasferimento dei compiti dal contingente alle forze di difesa e sicurezza irachene (sono gia' 11.000 i poliziotti e 2.000 i soldati addestrati dagli italiani) e la conseguente progressiva riduzione della componente militare nazionale". Ai 300 militari che rientreranno in Italia entro questo mese se ne aggiungeranno cosi' altri 1.000 entro giugno. Resteranno dunque 1.600 uomini, la meta' rispetto ai circa 3.200 iniziali. La seconda fase, da luglio a fine anno, "prevede una sempre piu' estesa cooperazione civile ed il corrispondente progressivo disimpegno del contingente militare".

Medio Oriente.Il ministro della Difesa Shaul Mofaz: prove evidenti del coinvolgimento siriano e iraniano

Rai.it, http://www.rai.it/news, 20/01/2006

E' stato rivendicato dalla Jihad Islamica, la sola fazione che boicotta le elezioni palestinesi del 25 gennaio, con una telefonata all'Associated Press l'attentato che ieri a Tel Aviv ha provocato il ferimento di 22 persone. Il kamikaze palestinese, ucciso nell'attentato, era un giovane di 22 anni originario di Nablus, Cisgiordania.

Il presidente dell'Autorita' palestinese Abu Mazen ha denunciato l'atto come mirante a sabotare le prossime elezioni palestinesi previste il 25 gennaio.

Ieri sera, il ministro israeliano della difesa, Shaul Mofaz, ha riunito i principali responsabili dell'esercito e della difesa per discutere delle implicazioni dell'attentato, secondo responsabili della difesa israeliana.

Nel corso della riunione, Shaul Mofaz ha dichiarato che l'attacco è stato progettato da Damasco e finanziato da Teheran e che Israele non colpirà per rappresaglia i palestinesi. Mofaz ha menzionato "prove evidenti" del coinvolgimento siriano e iraniano, che saranno consegnate agli Stati uniti e all'Unione Europea.

Il ministro ha quindi affermato che verranno rafforzate le misure di sicurezza attorno alla città di Nablus, da dove proveniva l'attentatore e che saranno colpiti i militanti della Jihad islamica, che ieri ha rivendicato l'attacco. L'esplosione è avvenuta ieri nel ristorante "The Mayor Shwarma", nei pressi dell'ex stazione centrale degli autobus di Tel Aviv.

Nucleare. La Cina invita l'Iran a una sospensione completa del programma

Rai.it, http://www.rai.it/news, 20/01/2006

La Cina ha invitato oggi l' Iran a tornare al tavolo dei negoziati sul suo programma nucleare. In una serie di editoriali pubblicati dai principali giornali cinesi, Pechino indica nelle discussioni con il terzetto europeo formato da Gran Bretagna, Francia e Germania la strada per risolvere pacificamente il contenzioso.

"L'Iran deve tornare ad una completa sospensione del suo programma nucleare", si legge nell' editoriale del China Daily, secondo cui il ministro degli Esteri Li Zhaoxing, avrebbwe telefonato merocledì al suo collega iraniano Manouchehr Mottaki.

Confermando la politica di "prudenza" scelta da Pechino l' editoriale afferma che il ricorso al Consiglio di Sicurezza dell' Onu "non e' un' azione da intraprendere in fretta" perche' "toglierebbe spazio alle opportunita' diplomatiche".

La scorsa settimana, l'Iran ha ripreso le sue ricerche sull' arricchimento dell' uranio, che potrebbe avere un uso militare.

Gli europei hanno ritenuto che la decisione indichi il fallimento della strada negoziale e hanno rinviato alla prossima riunione dell' Agenzia Internazionale per l' Energia Atomica (Aiea), la decisione sul ricorso al Consiglio di Sicurezza che tutta probabilita' si concluderebbe con l' applicazione di sanzioni economiche all' Iran.

L'Aiea si riunira' in seduta straordinaria il 2 e 3 febbraio prossimi.

Troppa tv induce i giovani a bere e alla droga

ANSA.it, http://www.ansa.it, 20/11/2006

MILANO - Guardare la televisione più di tre ore al giorno, nell'età dello sviluppo, influenza negativamente lo stile di vita dei giovani, tanto da indurli a bere di più, a fumare di più e ad avere una maggiore continuità con la droga. Senza contare che, secondo uno studio pubblicato sul British Medical Journal, guardare la TV più di 5 ore al giorno all'età di 3-4 anni stimola lo sviluppo di comportamenti aggressivi più della media, fino a farli sfociare nel bullismo. Dati che preoccupano gli esperti, visto che circa il 30% dei bambini italiani passa troppe ore davanti alla televisione. Ma c'é una nota positiva: nel 2006, per la prima volta dal 1997, i giovani che passano troppo tempo davanti alla TV sono diminuiti.

Si è parlato di questo a Milano, dove l'Osservatorio adolescenti della Società Italiana di Pediatria ha presentato il decimo rapporto annuale sulle abitudini e sugli stili di vita dei ragazzi.

Il rapporto, basato sulle interviste di oltre 1.200 giovani tra i 12 e i 14 anni, ha evidenziato rispetto all'anno scorso un aumento del 5% del fenomeno dei 'bulli', ma anche una sorta di contraddizione su come gli adolescenti percepiscono il rischio: infatti, anche se la stragrande maggioranza (86-87%) dei partecipanti all'indagine considera pericolose azioni come fumare canne, guidare senza patente, rubare o avere rapporti sessuali non protetti, quasi il 62% di loro assume apposta questi atteggiamenti, soprattutto per "dimostrare il proprio coraggio" (81% dei casi) e "per sentirsi grandi" (71%).

Il problema, secondo Giuseppe Saggese, past president della SIP, "non è solo la latitanza della famiglia e della scuola: i giovani sono sempre più immersi in un mondo mediatico, guardano troppa TV, hanno il computer, il cellulare, e il loro modo di comunicare è totalmente cambiato". "Con sole 2 ore al giorno di televisione - continua Saggese - passano davanti ai loro occhi più di 5 mila spot di prodotti alimentari, e bisogna ricordare che, come si legge dai dati dell' indagine, il 90,8% dei giovani desidera ciò che vede in pubblicità. Se aggiungiamo che oltre il 70% dichiara di 'mangiucchiare' davanti alla TV, e che i programmi presentano sempre più un modello di bellezza ispirato all'essere magri, non è difficile vedere in questo una causa dei disturbi della condotta alimentare", sia come obesità sia come anoressia.

Sempre dall'indagine si legge che il 60% delle ragazze "vorrebbe essere più magra"; circa una giovane su quattro ha provato una dieta, mentre un altro 15% circa vorrebbe iniziarne una. Solo il 32% di chi l'ha già fatta si è rivolto al medico, mentre la restante percentuale si fa consigliare da amici, dai siti internet o si auto-prescrive la dieta.

La scuola, in ogni caso, non aiuta molto a insegnare uno stile di vita corretto e meno sedentario: "Servirebbe fare meno ore di latino e greco - aggiunge Saggese - e più ore di educazione sessuale e di educazione fisica. Adesso ne viene fatta solo un'ora, al massimo due, mentre ne servirebbero almeno il doppio. Le palestre delle scuole dovrebbero essere usate di più, magari anche impiegandole a basso costo per far muovere i giovani al di fuori dell'orario scolastico".

Ma anche se i pediatri si appellano alle famiglie, alla scuola, alle istituzioni e alle industrie alimentari per migliorare la situazione in cui si trovano i giovani d'oggi, non mancano le critiche: "Per la prima volta, nel Consiglio Superiore di Sanità, l'organo di esperti che consigliano il Ministro della Salute - dice Giorgio Rondini, anch'egli past president della Società di Pediatria - non compare un pediatra. E' la giornata internazionale dell'infanzia, molti si riempiono la bocca di 'infanzia' e di 'bambini', e nei consulenti del Ministro non ci sono più pediatri, quando prima ce n'era sempre uno, a volte due. Certo, ci sono sociologi, psicologi, che per altri aspetti vanno benissimo; ma qualsiasi madre sa bene che è il pediatra che conosce i bambini, che li segue nell'infanzia e nello sviluppo, e che è proprio lui il medico che può attuare la prevenzione".

Sabato 21 Gennaio 2006

Libro su Gesù non è magistero'

Tgcom24.it, http://www.tgcom.mediaset.it/cronaca/articoli/articolo336940.shtml, 21/11/2006

Esce la prima parte del testo del Papa

Questo libro non è assolutamente un atto magisteriale, ma unicamente espressione della mia ricerca personale del volto del Signore. Perciò ognuno è libero di contraddirmi''. Questo è l'incipit del libro ''Gesù di Nazareth. Dal Battesimo alla Trasfigurazione'', il primo scritto da Benedetto XVI da quando è Papa. L'annuncio dell'uscita del primo volume dell'opera è stato dato dalla sala stampa vaticana. Nei primi dieci capitoli del libro, il Papa dice chiaramente con la sua abituale semplicità e umiltà che non si tratta di un atto magisteriale" e che "come tale potrà essere liberamente discusso e criticato". "Questa è una osservazione molto importante perché mette in chiaro che quanto lui scrive non vincola la ricerca di esegeti e teologi. Non si tratta di una lunga enciclica su Gesù, ma della personale presentazione della figura di Gesù del teologo Joseph Ratzinger, che è stato eletto vescovo di Roma. Allo stesso tempo, il fatto che colui che è stato eletto vescovo di Roma e ha il compito di sostenere la fede dei suoi fratelli abbia sentito così forte la chiamata a darci una rinnovata presentazione della figura di Gesù è molto significativa".

Nella prefazione il Papa afferma che "nella situazione culturale attuale e in molte presentazioni della figura di Gesù - annota padre Lombardi - la distanza fra il Gesù storico e il Cristo della fede è diventata sempre più grande, che è diffusa la impressione che sappiamo ben poco di certo su Gesù e che solo più tardi la fede nella sua divinità ha plasmato la sua immagine".

Il direttore della sala stampa vaticana riferisce che il Pontefice, nell'esposizione, ha tenuto conto di tutti i risultati della ricerca moderna per presentare il Gesù dei Vangeli come il vero Gesù storico "come una figura sensata e convincente a cui possiamo e dobbiamo fare riferimento con fiducia e su cui abbiamo ben motivo di poggiare la nostra fede e la nostra vita cristiana. Col suo libro il Papa - aggiunge - intende quindi svolgere un servizio fondamentale per sostenere la fede dei suoi fratelli, e lo fa sul punto centrale della fede, cioé Gesù Cristo".

E' un Joseph Ratzinger che parla, dunque, con "passione della intima unione di Gesù con il Padre e vuole coinvolgere il discepolo che segue Gesu' in questa comunione". Un'opera, quella di "Gesù di Nazareth", sia esegetica che teologica ma anche di spiritualità.

Se penso - conclude nel suo commento padre Lombardi - alla grande impressione e al frutto spirituale che quando ero giovane della prima grande opera divulgativa di Ratzinger Introduzione al Cristianesimo", sono sicuro che anche questa volta non resteremo delusi, ma sia i credenti, sia tutte le persone veramente disposte a comprendere più profondamente la figura di Gesu' saremo immensamente grati al Papa della sua grande testimonianza di pensatore, di studioso e di uomo di fede sul punto più essenziale di tutta la fede cristiana".

Il cardinal Bertone: Napolitano uomo di speranza

ANSA.it, http://www.ansa.it, 21/11/2006

CITTA' DEL VATICANO - "L'ho già detto a Genova che il Presidente Giorgio Napolitano è un uomo di speranza e quindi abbiamo speranza per il futuro dell'Italia e del mondo". Lo ha detto il cardinale Tarcisio Bertone, Segretario di Stato vaticano, al termine della messa celebrata per l'inaugurazione dell'anno accademico dell' università Cattolica. "L'Italia ha un ruolo importante anche nella Comunità internazionale", ha aggiunto riferendosi alla visita di stato compiuta ieri in Vaticano dal Capo dello Stato.

Kofi Annan: gli Usa in Iraq sono in trappola

ANSA.it, http://www.ansa.it, 21/11/2006

GINEVRA - In Iraq, gli Stati Uniti sono "in un certo modo in trappola, nel senso che non possono restare, ma non possono partire", ha detto oggi a Ginevra il Segretario generale delle Nazioni Unite Kofi Annan. Le modalità della partenza dovranno essere "ottimali, nel senso che non dovranno condurre ad un ulteriore deterioramento della situazione", ha detto Annan in una conferenza

Libano: intensificata la sicurezza per il contingente italiano

ANSA.it, http://www.ansa.it, 21/11/2006

ROMA - Le misure di sicurezza del contingente italiano schierato in Libano, circa 2.200 militari, sono state "intensificate" dopo l'attentato a Pierre Gemayel. Lo ha detto il sottosegretario alla Difesa Lorenzo Forcieri ai senatori delle commissioni Difesa ed Esteri. "Sotto il profilo politico-militare - dice Forcieri - l'evoluzione della situazione viene seguita con estrema attenzione. Il contingente italiano ha provveduto a riguardo ad intensificare le predisposizioni di sicurezza del personale".

D'ALEMA,NECESSARIA FORTE PRESENZA INTERNAZIONALE L'assassinio ieri nei sobborghi di Beirut del ministro dell'Industria libanese Pierre Gemayel conferma la "necessita di una forte presenza internazionale in quel Paese come condizione per la stabilità del Libano e anche

per la sicurezza di Israele". Lo ha dichiarato il ministro degli Esteri Massimo D'Alema a Tripoli rispondendo ai giornalisti che gli chiedevano di commentare le affermazioni dell'ex ministro della Difesa Antonio Martino che ha definito "un errore chiarissimo" la missione Unifil 2.

DOMANI I FUNERALI DEL MINISTRO Le spoglie del ministro libanese, Pierre Gemayel, ucciso ieri a Beirut sono giunte stamane nel villaggio cristiano di Bikfaya, nelle montagne del Metn, a est di Beirut. Ricoperte di una bandiera bianca col simbolo del cedro del Libano, emblema del partito di Kataeb, le spoglie di Gemayel sono state trasportate fino al villaggio di famiglia. Il corteo funebre è arrivato a metà mattinata nel centro del villaggio di Bikfaya, listato a lutto e tappezzato delle foto di Gemayel, tra una folla in lacrime mentre le campane suonavano. Le esequie di Gemayel si terranno domani alle 13 (locali) nella cattedrale di San Giorgio dei Maroniti, nel centro di Beirut.

PAPA: LE FORZE OSCURE CERCANO DI DISTRUGGERE IL LIBANO Il Papa condanna "fermamente" il "brutale attentato" di Pierre Gemayel. "Assicuro la mia preghiera e la mia vicinanza spirituale alla famiglia in lutto e all'amato popolo libanese". Benedetto XVI all'udienza generale ha denunciato "forze oscure che cercano di distruggere il paese" invitando "tutti i libanesi a non farsi vincere dall'odio ma a rinsaldare giustizia e riconciliazione"

e a "lavorare assieme per costruire assieme un futuro di pace".

SI REALIZZI AUSPICIO DI S.PAOLO, UNITA' TRA CRISTIANI Il Papa invoca l'unità dei cristiani. All'udienza generale commentando la Lettera di San Paolo agli Efesini, Benedetto XVI affronta il tema dell'appartenenza alla Chiesa di Cristo. "San Paolo ci fa capire che esiste non solo un' appartenenza della Chiesa a Cristo ma anche una forma di equiparazione e immedesimazione della Chiesa con Cristo stesso".

Secondo l'apostolo delle Genti, sottolinea il pontefice nella sua catechesi, l'esigenza dell'unità "non vuol dire sostenere che si debba uniformare o appiattire la vita ecclesiale secondo un unico modo di operare" ma, al contrario, vuol dire "non spegnere lo spirito" cioé a "fare generosamente spazio" al dinamismo "incredibile delle manifestazioni carismatiche dello spirito il quale è fonte di energia e vitalità sempre nuova". Il criterio sul quale muove la riflessione paolina è la "mutua edificazione" della Chiesa e tutto deve "concorrere a costruire il tessuto ecclesiale", senza "fughe e senza strappi". "E' in gioco dunque un rapporto di comunione", sia verticale, tra Gesù e i fedeli, che orizzontale tra "tutti coloro che si distinguono nel mondo per il fatto di invocare il nome del Signore nostro Gesù Cristo". "Si capisce bene - ha aggiunto il pontefice - quanto sia auspicabile che si realizzi quello che san Paolo si augura".

Il nuovo assassinio eccellente ha infiammato la già esplosiva crisi politica che rischia sempre più di travolgere il Libano e di trascinarlo ancora una volta verso l'abisso. Beirut è precipitata nella paura e nella rabbia. Le strade del centro sono state subito invase da colonne di auto di gente in fuga da uffici e negozi, mentre le linee telefoniche sono state a lungo paralizzate per il sovraccarico di chiamate e il governo ha annullato le cerimonie in programma domani per l'anniversario dell'indipendenza del Libano, compreso il consueto concerto organizzato dall'ambasciata d'Italia e dall' Istituto italiano di cultura.

Il Dl fiscale e' legge, l'Unione esulta: spallata fallita

ANSA.it, http://www.ansa.it, 21/11/2006

ROMA - "Un giornata bellissima". "La vittoria più significativa per la maggioranza da inizio legislatura". "Uno spartiacque politico che tacita chi nell'opposizione aveva accarezzato il sogno della spallata a Palazzo Madama". Il centrosinistra, a partire dal premier Romano Prodi che se ne rallegra in Consiglio dei ministri, porta a casa senza la fiducia il decreto fiscale collegato alla Finanziaria e si gode la vittoria nel primo vero round della sessione di bilancio. Una vittoria in un match rischioso nel quale si è scommesso sulla propria tenuta e che, secondo molti, rafforza maggioranza ed esecutivo. Il centrodestra protesta contro una blindatura che - sostiene - se non tecnicamente, c'é stata nei fatti.

L'Unione infatti - si osserva dalla Cdl - non avrà messo la fiducia, ma ha bocciato con i soli propri voti ogni proposta di modifica venuta dall'opposizione. La Cdl, però, inizia anche a guardare al proprio interno e in più di qualcuno serpeggia il sospetto che ci sia un 'pronto soccorso' di qualche senatore nelle votazioni più a rischio per la maggioranza. La giornata si apre con una riunione organizzativa dell'Unione. "Abbiamo fatto i soliti conti col pallottoliere sui senatori...", scherza qualcuno. Restano, infatti, una trentina di emendamenti da votare prima del sì finale. I parlamentari del centrosinistra, comunque, ci sono tutti, e il presidente Franco Marini dirige le votazioni tenendo un ritmo serrato. Ieri, in tarda serata, era stato sostituito dal vicepresidente Baccini che aveva consentito al centrodestra di allungare un po' i tempi, cosa che aveva provocato qualche malumore tra alcuni parlamentari di maggioranza. Le votazioni vanno bene da subito: in un'ora vengono bocciati, con uno scarto che si aggira sui dieci voti, i 27 emendamenti che dividono l'Unione dal voto finale.

In Aula danno una mano anche i senatori a vita: Rita Levi Montalcini, Francesco Cossiga, Oscar Luigi Scalfaro, Emilio Colombo e Carlo Azeglio Ciampi. Il loro voto però non è mai determinante. L'ok finale al decreto passa con 162 voti a favore e 155 contrari. Due esponenti della Cdl sono assenti al momento del voto, l'azzurro Antonio D'Alì e il leader della Dc per le Autonomie Gianfranco Rotondi ("ero sul ciglio dell'Aula a parlare - si giustificherà dopo - e non ho fatto in tempo a votare..."). Con l'opposizione ha invece sempre votato il 'frontaliere' Sergio De Gregorio in attesa di risposte sul comparto sicurezza in Finanziaria. Alla fine l'ok definitivo e "la più significativa vittoria - gioisce in Aula la capogruppo dell'Ulivo Anna Finocchiaro - dall'inizio della legislatura". Con lei Giovanni Russo Spena, presidente dei deputati del Prc, Natale Ripamonti dei Verdi e Luigi Zanda dell'Ulivo che in questi giorni si sono occupati dell'organizzazione delle votazioni in Aula garantendo che il meccanismo funzionasse senza la minima (ma pericolosa dati i numeri) sbavatura. "Il risultato di oggi - esulta Russo Spena - segna un vero spartiacque politico".

La Cdl che voleva la "spallata", osserva Ripamonti, è stata "sconfitta sul campo". Si tratta insomma della dimostrazione, per dirla con Zanda, che "aveva ragione Churcill che sosteneva che si può governare anche con un voto di scarto di maggioranza". Si rallegrano anche i ministri per i Rapporti con il Parlamento Chiti e il Guardasigilli Mastella. Il primo loda la prova di "coesione, impegno e determinazione" dei senatori che rafforza anche l'esecutivo. Mastella, con una punta di orgoglio da inquilino di Palazzo Madama, osserva che i senatori hanno dato una "lezione" anche ai colleghi della Camera che "ogni volta si concedono al voto di fiducia". Il centrodestra, è l'invito del segretario dei Ds Piero Fassino, "rifletta su quanto sia preferibile accettare il confronto piuttosto che ricorrere a inutili spallate". Un tema che non sembra riguardare l'Udc, con Baccini che sottolinea che "non servono spallate" ma un dibattito serio per informare la gente.

La Cdl, in ogni caso, si arrabbia: anche se non è stata messa la fiducia, di fatto il testo è stato blindato. "Alla nostra concreta disponibilità al confronto - attacca Altero Matteoli per An - i senatori dell'Unione hanno risposto con il silenzio assoluto in Aula votando a testa bassa come semplici soldatini che ricevono ordini". Per il presidente dei senatori azzurri, Renato Schifani, "chi ha perso la partita oggi al Senato è la maggioranza che si è dimostrata inaffidabile". Ma c'é anche chi si arrabbia con gli aiuti che a volte l'opposizione sembra dare all'Unione nelle votazioni. "Mi pare proprio - osserva Learco Saporito di An - che ci sia una sorta di pronto soccorso a favore dell'Unione". Ora la partita si sposta sulla Finanziaria. E i senatori della maggioranza sono determinati a prepararla con la stessa accuratezza e con un lavoro di cesello che si svolgerà tutto, a partire da lunedì, in commissione.

Berlusconi: non saro' piu' premier e non andro' al Quirinale

ANSA.it, http://www.ansa.it, 21/11/2006

ROMA - Silvio Berlusconi non tornerà a fare il premier e non andrà al Quirinale. A renderlo noto è lo stesso Cavaliere in una conversazione-intervista su "Libero". "Certo che torneremo al governo - precisa Berlusconi - ma una cosa ve la anticipo. In qualunque caso non sarò io a rientrare a palazzo Chigi. Ho già dato, mi basta".

L'uomo giusto per prendere il suo posto c'é, dichiara, "ma per favore niente nomi...". "Con la politica operativa ho chiuso", aggiunge, ma per il capo dello Stato "il nome ve lo faccio: Gianni Letta, il migliore di tutti".

PRODI RESTA IN SELLA, MANCA IL 'KILLER'

Il governo Prodi non cadrà, non ora, e neppure domani.... Continua il leader di Forza Italia. "Dobbiamo metterci il cuore in pace - aggiunge - E' vero che tutta la sinistra vorrebbe disfarsi di questo signore che si sta occupando solo della sua rete di potere personale, ma per farlo occorre trovare qualcuno disposto a sferrare il colpo mortale. E su questo non c'é il minimo accordo". Manca, insomma, "il killer" che sferri questo "colpo mortale".

Berlusconi passa in rassegna tutti quelli che potrebbero essere considerati i possibili 'sostituti', da D'Alema a Rutelli, a Dini, ma nessuno per lui ha al momento la possibilità di togliere davvero di mezzo Prodi. In più, prosegue, "sono troppo sotto nei sondaggi per rischiare nuove elezioni". Di quanto? "Il dato più attendibile - spiega - è questo: Cdl 56%, centrosinistra 44%". Ma c'é anche un altro motivo, osserva Berlusconi: "I senatori, anche miei, non hanno nessuna voglia di tornare a casa".

NAPOLITANO E CIAMPI SARANNO SEMPRE DI SINISTRA

Carlo Azeglio Ciampi e Giorgio Napolitano "erano, sono e saranno di sinistra", sottolinea Berlusconi. "Quando uno diventa Presidente della Repubblica - spiega il Cavaliere - dichiara al mondo la sua imparzialità, ma credetemi non è così fino in fondo. Alla fine prevale sempre

l'appartenenza ad una fede politica e culturale". "Non vi dico - aggiunge - che cosa mi ha fatto penare Ciampi e con Napolitano è la stessa cosa: erano e sono e saranno di sinistra".

BONAIUTI: BERLUSCONI NON HA DATO NESSUNA INTERVISTA

Il Presidente Berlusconi non ha rilasciato alcuna intervista ad alcun giornalista. Così Paolo Bonaiuti, portavoce del leader di Forza Italia, smentisce indirettamente la lunga "intervista" pubblicata oggi da "Libero".

Napolitano: le donne in cima alla politica nel mondo

ANSA.it, http://www.ansa.it, 21/11/2006

ROMA - Michelle Bachelet presidente del Cile. Nancy Pelosi speaker alla Camera dei rappresentanti in Usa. Segolene Royal candidata all'Eliseo... E in Italia, presidente Napolitano, i tempi sono maturi, per avere delle donne ai vertici dello Stato e del governo? "I tempi sono maturi da un pezzo anche in Italia", risponde il capo dello Stato. Per favorire la presenza delle donne in politica, il problema "non è tanto quello di approvare norme di legge, quanto quello di apportare modifiche nella vita democratica dei partiti", soprattutto per quanto riguarda la scelta delle candidature. Insomma, il presidente non si pronuncia sulle quote rosa, e al Quirinale suscita sorpresa che alcuni dei tanti commenti accreditino questa tesi.

La domanda al presidente, sottolineano fonti del Colle, non riguardava le cosiddette quote rosa, era esplicitamente riferita al coinvolgimento di personalità femminili ai vertici della vita pubblica, ed è a questa esigenza di carattere generale che il capo dello Stato ha fatto riferimento indicando, quale "strada maestra", "modifiche nella vita democratica dei partiti" per assicurare il riconoscimento del ruolo delle donne nella sfera politica e istituzionale. Napolitano ha appena ascoltato una relazione di Miriam Mafai che, alla Facoltà di Lettere della seconda università di Roma Tor Vergata, ha parlato del 60/o anniversario del voto alle donne.

"Credo che abbia ragione Miriam Mafai - aggiunge - quando dice che se c'é una democrazia funzionante e all'interno dei partiti politici ci sono procedure democratiche, le donne possono ottenere il riconoscimento che loro spetta. Quindi, forse più che con altri mezzi che non sono stati efficaci,la strada maestra è questa: modifiche nella vita democratica dei partiti, che poi esprimono le candidature. In Italia ci sono esempi positivi di donne che hanno raggiunto responsabilità, anche di governo, notevoli, però sono esempi molto limitati".

Mafai, grande giornalista, storica dirigente del Pci e del movimento femminile, poi in sintonia con il femminismo degli Anni Sessanta, lei sì, ha parlato delle quote rose, per manifestare sue "perplessità" che non sono nuove: risalgono al 1945. Le donne socialiste, ha ricordato, le proposero appena fu concesso il voto alle donne, e nel Pci, per la Costituente, Luigi Longo voleva presentare una lista di sole donne, "se ne parlò, ma non se ne fece nulla". Il sistema delle quote può assicurare una adeguata rappresentanza di donne, ha spiegato, ci vorrebbe un sistema elettorale rigorosamente proporzionale e senza preferenze, "che non mi sembra il massimo della democrazia". In Francia, ha aggiunto, funziona così per le elezioni locali, e da lì venne fuori Segolene Royal: fu candidata contro il premier Raffarin e vinse la sfida. Poi fu un ottimo ministro, "'ma la sua candidatura all' Eliseo viene soprattutto dal fatto che nel partito socialista francese è prevalso il metodo delle primarie". Anche le vicende della Bachelet in Cile e di Nancy Pelosi negli Stati Uniti, ha concluso la Mafai, "dimostrano che quando le regole sono chiare e la gara non è truccata, le donne sono più favorite". Napolitano ha ascoltato. Poi, davanti ai microfoni non è stato né poteva essere altrettanto esplicito. E' stato attento a non parlare né delle quote rosa né delle primarie. Ma chiedendo più democrazia interna nei partiti, indubbiamente, ha messo il dito nella piaga. E si è visto dall'ondata di commenti, tutti favorevoli, soprattutto di parte femminile; e dal silenzio corale dei principali leader di partito, tutti maschi (tranne la segretaria del Partito Radicale, Rita Bernardini che ha detto la sua) . Ma il dibattito si è appena aperto.