DEI RICCHI

2006 - Ottobre - Settimana 4

Indice dei giorni


23/10/2006 * 24/10/2006 * 25/10/2006 * 26/10/2006 * 28/10/2006 *

Lunedì 23 Ottobre 2006

Un accordo in cinque punti

ANSA.it, http://www.ansa.it, 23/10/2006

ROMA - L'accordo raggiunto tra governo e parti sociali prevede l'anticipo al 2007 della previdenza integrativa. Ecco in sintesi i contenuti principali dell'intesa. * Per tutte le imprese al di sopra di 50 dipendenti saranno integralmente destinati all'Inps i fondi non affluiti alla previdenza integrativa. Una disposizione, questa, che sara' riesaminata nel 2008.

* Il Governo, quindi, si impegna a rivedere il trattamento fiscale dei fondi integrativi con l'intento che questo sia in linea con quello applicato alla previdenza integrativa degli altri paesi europei.

* Il Governo si impegna a riprendere e concludere la discussione aperta con il sistema bancario, al fine di trovare forme per venire incontro alle imprese che trovassero difficolta' nell'accesso al credito. In questo ambito potrebbe essere studiata la costituzione di un limitato fondo di garanzia.

* E' previsto l'anticipo al 2007 delle compensazioni per le imprese previste dalla legge, quale condizione per la destinazione di parte del

Tfr ai fondi integrativi o all'Inps. I lavoratori interessati ai fondi pensione sono quasi 16 milioni. Il flusso annuale di tfr e' pari a 13 miliardi. Il 99,5% delle imprese non dovranno trasferire al fondo della Tesoreria istituito presso l'Inps il Tfr inoptato.

UN ACCORDO IN CINQUE PUNTI

Dall' anticipo della previdenza integrativa dal primo gennaio 2007 all' esclusione delle imprese con almeno 50% dal trasferimento di parte del Tfr al fondo gestito dall' Inps; dalla modifica del trattamento fiscale dei fondi integrativi all' avvio di un confronto con il mondo bancario per favorire il credito alle imprese; fino al mantenimento dei diritti per i lavoratori dipendenti. E' un accordo in cinque punti quello sul Tfr firmato a Palazzo Chigi dal governo, da Confindustria e da Cgil, Cisl e Uil. Ecco i punti previsti dal memorandum diffuso da Palazzo Chigi.

1) PREVIDENZA INTEGRATIVA: "Viene anticipato al 1 gennaio 2007 l'avvio della previdenza integrativa secondo le norme della legge n. 252/2005. Esso comprende anche l anticipo al 2007 delle compensazioni previste dalla legge, quale condizione per la destinazione di parte del Tfr maturando ai fondi integrativi o all' Inps1". In particolare - è spiegato in una nota del memorandum - "verrà estesa anche alla quota di Tfr destinata all' Inps la deduzione dal reddito d impresa attualmente prevista per la sola quota di Tfr destinato a forme pensionistiche complementari". "Dal 1 gennaio 2007 - prosegue la nota - le imprese saranno inoltre esonerate integralmente (in misura pari allo 0,2% del monte retributivo) dal versamento al Fondo di Garanzia per la quota di Tfr trasferita a previdenza complementare o al Fondo Inps; dal 1 gennaio 2008 entreranno infine in vigore gli ulteriori esoneri dal versamento parziale di alcuni contributi sociali a carico del datore di lavoro (le ultime due misure sono già previste dall attuale disegno di legge)".

2) SOLO PER IMPRESE OLTRE 50 DIPENDENTI. "Per tutte le imprese con almeno 50 dipendenti - è scritto nel memorandum - sarà integralmente destinato all' Inps il trattamento di fine rapporto che matura dal 1 gennaio 2007 e non affluito alla previdenza integrativa. Il Governo s impegna a riesaminare questa disposizione nel 2008". Una nota a margine del testo spiega che "queste disposizioni compensano interamente l'ulteriore onere derivante dall 'stensione delle deduzioni dal reddito d'impresa di quota del Tfr destinato all' Inps".

3) FONDI PENSIONE: "Il Governo si impegna a rivedere nel corso del 2007 il trattamento fiscale dei fondi integrativi con l intento che questo sia in linea con quello applicato alla previdenza integrativa degli altri paesi europei".

4) BANCHE E CREDITO: "Il Governo si impegna a riprendere e concludere la discussione aperta con il sistema bancario, al fine di trovare forme per venire incontro alle imprese che trovassero difficoltà nell accesso al credito. In questo ambito si studierà la costituzione di un fondo di garanzia".

5) EFFETTI SU LAVORATORI: "Resta confermato che tutti i lavoratori conservano tutti i diritti previsti da leggi e accordi collettivi in materia di rivalutazione, liquidazione e anticipazione del Tfr".

Anniversario Ungheria 1956, violenti scontri a Budapest

ANSA.it, http://www.ansa.it, 23/10/2006

BUDAPEST - A distanza di 50 anni la ferita ancora sanguina: l' Ungheria ufficiale ha commemorato oggi in Parlamento la rivolta del 1956, mentre l'opposizione ha tenuto una commemorazione separata nelle strade, e i dimostranti in piazza hanno ingaggiato una violenta battaglia con la polizia. Mentre al Parlamento di Budapest, al riparo del protocollo e di un massiccio dispositivo di sicurezza, i vertici istituzionali magiari e una cinquantina di delegazioni straniere fra cui decine di capi di stato e governo e un paio di re, partecipavano al programma ufficiale, per strada si e' scatenata la guerriglia. Incidenti, decine di arresti, 27 feriti il bilancio provvisorio della serata.

A Piazza Kossuth, antistante il Parlamento, e nelle zone limitrofe del centro, i dimostranti che si autoproclamano gli eredi del '56, hanno continuato la protesta contro il governo del premier socialista Ferenc Gyurcsany. Protesta che, in forme violente e non, va avanti da 36 giorni, da dopo l'ammissione da parte del premier di avere mentito agli elettori sulla reale situazione del Paese per vincere le elezioni politiche ad aprile. Come nei primi due giorni dell'inizio delle dimostrazioni ai primi di settembre in Piazza Kossuth, la protesta e' degenerata oggi in scontri violenti. La polizia e' scesa in forze contro i dimostranti ricorrendo a idranti, candelotti lacrimogeni e unita' a cavallo, e sparando anche proiettili di gomma per disperdere la folla.

I dimostranti, come gia' ai primi di settembre, hanno risposto erigendo barricate con cassonetti dell'immondizia, lanciando bottiglie, spranghe di ferro e sassi divelti dal selciato delle strade. E rivolgendo anche contro la polizia, a mo' di minaccia, un vecchio carro armato in disuso trafugato da un 'quadro vivente' dove era esposto assieme ad altri residuati del 1956 in Piazza Erzsebet. Ufficialita' e piazza: un contrasto stridente che fotografa la situazione del paese, diviso, e in affanno a 17 anni dalla fine del regime comunista e dalla riconquistata liberta'.

Allora come ora, la prima rivoluzione contro un regime comunista nell'Europa satellite di Mosca del dopo Yalta, stroncata nel sangue dai carri armati sovietici con relativo seguito di esecuzioni, repressioni e epurazioni, lacera gli ungheresi, e gli stessi portatori di quell'eredita' storica, divisi ancora oggi in veterani di destra e veterani di sinistra. Alcuni di loro, nel ricevere le onorificenze dal capo dello stato, si sono rifiutati ieri di stringere la mano al premier socialista, considerato emanazione di quel partito comunista che apri' la strada nel '56 ai carri armati sovietici e che ha sulla coscienza un atroce bilancio di sangue e dolore nazionale: 2.600 morti in tutto, 12.000 feriti, 228 giustiziati fra cui il leader della rivolta il premier Imre Nagy, e una fiumana di profughi dall' Ungheria che cercarono rifugio in occidente (oltre 200.000). In un discorso in parlamento, Gyurcsany ha detto oggi che non si possono fare paralleli diretti fra il 1956 e il 2006. Il '56 e' stata la rivoluzione della liberta', il 2006 l'anno dei dibattiti democratici. Tuttavia, ha aggiunto, le discussioni oggi sul '56 ''ci dicono chi siamo, quale mondo vogliamo''. Il leader dell'opposizione Fidesz, l'ex premier conservatore Viktor Orban, parlando stasera davanti a 100.000 partecipanti a una contro-commemorazione a Budapest, ha fatto invece una diretta equivalenza.

''La rivoluzione del '56 ha smascherato la vera natura del sistema sovietico e contribuito alla salvaguardia dell'Europa dal comunismo ma non ha salvato l' Ungheria dove gli eredi dei comunisti hanno riportato la menzogna e hanno messo in grave crisi la democrazia'', ha detto. Partite le delegazioni straniere, Budapest stasera era ancora un campo di battaglia, fra i dimostranti pacifici anche il brutto volto di qualche estremista e diversi teppisti. La rivolta del '56, come ha ricordato oggi il presidente della Commissione Ue Barroso ''ha gettato le basi per l' allargamento dell'Europa oggi'', gli eroi del '56 ''si sono battuti per tutti coloro che in Europa e nel mondo vivono in una dittatura''. La liberta' e' invincibile e l'umanita' e' nata per essere libera, proclama la solenne 'Dichiarazione della liberta' - 1956'' adottata oggi alle celebrazioni ufficiali in Parlamento. ''Nascere liberi e' un regalo, ma vivere liberi e' una responsabilita' '', aggiunge ancora, a mo' di monito.

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Martedì 24 Ottobre 2006

Wwf: la natura soffre dell'impronta umana

ANSA.it, http://www.ansa.it, 24/10/2006

ROMA - Si chiama 'Living Planet Report' l'ultimo rapporto degli esperti del Wwf, che lanciano l'allarme risorse per il Pianeta Terra. Analizzando il ritmo attuale di consumo delle risorse (quali il terreno fertile, l'acqua, le risorse forestali, le specie animali, comprese le risorse ittiche), la popolazione umana entro il 2050 raggiungerà un ritmo di consumo pari a due volte la capacità del Pianeta Terra. Lanciato oggi a livello mondiale nella capitale cinese, Pechino, il rapporto è il frutto di un lavoro di durato due anni durante i quali sono stati compilati due indicatori dello Stato di salute del pianeta. Tra i partner del Wwf nella stesura del Living Planet Report ci sono anche la Società Zoologica di Londra ed il Global Footprint Network.

ROMA - Si chiama 'Living Planet Report' l'ultimo rapporto degli esperti del Wwf, che lanciano l'allarme risorse per il Pianeta Terra. Analizzando il ritmo attuale di consumo delle risorse (quali il terreno fertile, l'acqua, le risorse forestali, le specie animali, comprese le risorse ittiche), la popolazione umana entro il 2050 raggiungerà un ritmo di consumo pari a due volte la capacità del Pianeta Terra. Lanciato oggi a livello mondiale nella capitale cinese, Pechino, il rapporto è il frutto di un lavoro di durato due anni durante i quali sono stati compilati due indicatori dello Stato di salute del pianeta. Tra i partner del Wwf nella stesura del Living Planet Report ci sono anche la Società Zoologica di Londra ed il Global Footprint Network.

ROMA - Si chiama 'Living Planet Report' l'ultimo rapporto degli esperti del Wwf, che lanciano l'allarme risorse per il Pianeta Terra. Analizzando il ritmo attuale di consumo delle risorse (quali il terreno fertile, l'acqua, le risorse forestali, le specie animali, comprese le risorse ittiche), la popolazione umana entro il 2050 raggiungerà un ritmo di consumo pari a due volte la capacità del Pianeta Terra. Lanciato oggi a livello mondiale nella capitale cinese, Pechino, il rapporto è il frutto di un lavoro di durato due anni durante i quali sono stati compilati due indicatori dello Stato di salute del pianeta. Tra i partner del Wwf nella stesura del Living Planet Report ci sono anche la Società Zoologica di Londra ed il Global Footprint Network.

Incontro intimo fra il killer di Rabin e la moglie, proteste in Israele

ANSA.it, http://www.ansa.it, 24/10/2006

TEL AVIV - E' iniziato stamane nel carcere Ayalon (presso Tel Aviv) il primo incontro intimo fra l'assassino del premier Yitzhak Rabin, Igal Amir, e la moglie Larissa-Renanà Trimblover. La coppia potrà restare appartata per dieci ore in una stanza con i servizi messa sua disposizione dalla direzione del penitenziario dove Amir sconta l'ergastolo in totale isolamento e sotto la costante sorveglianza di telecamere. Oggi, per la prima volta dal suo arresto (la notte del 4 novembre 1995) Amir sarà dunque esentato dai controlli dei servizi segreti secondo cui egli ormai non rappresenta più un pericolo immediato per la sicurezza nazionale. In futuro, incontri del genere potranno ripetersi al ritmo di uno al mese.

Due anni fa Amir è riuscito a sposarsi mediante un sotterfugio e poi ha ingaggiato una dura battaglia legale per ottenere gli stessi diritti garantiti ai detenuti comuni. "La democrazia israeliana si è oggi arresa all'assassino" ha commentato oggi con indignazione il movimento pacifista Pace Adesso. Articoli di biasimo nei confronti delle autorità carcerarie sono pubblicati da diversi giornali, secondo cui è un errore concedere agevolazioni all'assassino del premier.

Mercoledì 25 Ottobre 2006

Afghanistan: decine ribelli Taleban uccisi da forze Nato

ANSA.it, http://www.ansa.it, 25/10/2006

KANDAHAR - Almeno 38 insorti Taleban sono stati uccisi nel sud dell'Afghanistan in due distinte operazioni militari delle forze Nato dell'Isaf. Lo afferma un portavoce dell'Alleanza atlantica.

Le due operazioni dell'Isaf sono state condotte nei distretti di Zhari e di Panjwayi, entrambi nella provincia di Kandahar, quella dove, insieme a quella di Helmand, la presenza della guerriglia integralista islamica è più forte. Il portavoce dell'Isaf Luke Knittig ha detto che le operazioni miravano a contrastare i Taleban "che cercavano di inflitrarsi". "Li tenevamo d'occhio, sapevamo cosa preparavano e siamo passati all'azione", ha detto Knittig, che non ha precisato i mezzi utilizzati dai militari della Nato.

Bush preme su Baghdad: la pazienza non è infinita

ANSA.it, http://www.ansa.it, 25/10/2006

WASHINGTON - Il presidente statunitense George W. Bush ha sollecitato, in una conferenza stampa,il governo iracheno a fare i passi necessari per contrastare la violenza e avviare un processo di riconciliazione nazionale. Bush ha riconosciuto che 'le soluzioni militari da sole non bastano' e che le decisioni da prendere sono 'difficili', ma ha anche avvertito che la sua 'pazienza non e' infinita'.

SE NON CI CREDESSI RICHIAMEREI TRUPPE DOMANI Se non credessi che la guerra in Iraq è vitale per la sicurezza dell'America, "riportereile truppe a casa domani": ha detto il presidente americano. Bush ha però rinnovato l'impegno che i caduti "non si siano sacrificati invano" portando a termine la loro missione.

MANDERO' PIU' TRUPPE SE GENERALI LO CHIEDONO "Manderò più truppe in Iraq, se il generale George Casey, comandante delle forze della coalizione in Iraq, le giudica necessarie per vincere": ha affermato Bush ribadendo la sua fiducia nel giudizio del generale Casey. Ieri, il generale, parlando a Baghdad, non aveva esclusodi potere, in futuro, chiedere rinforzi.

BUSH, ASPETTO DA MALIKI MOSSE AUDACI PER VINCERE Il presidente statunitense George W. Bush giudica motivo di "seria preoccupazione" l'escalation della violenza in Iraq nell'ultimo mese e vuole fissare, di comune intesa con il governo iracheno del premier Nouri al Maliki, scadenze per conquistare la vittoria in Iraq. Il successo è cruciale per evitare che il Paese diventi un santuario per terroristi come lo era l'Afghanistan dei talebane per sconfiggere l'estremismo in tutto il Medio Oriente.

In una conferenza stampa alla Casa Bianca, quasi interamente dedicata al conflitto in Iraq e ai suoi riflessi elettorali, a meno di due settimane dal voto di mid-term del 7 novembre, Bush cita -cosa inusuale- le perdite militari americane in Iraq ("a ottobre sono state finora 93, le più gravi dall'ottobre 2005"). Ma, nonostante la notizie di morte che arrivano dal fronte, il messaggio che il presidente vuole trasmettere è di fiducia nell'esito del conflitto e anche nel premier iracheno al Maliki, da cui si aspetta "mosse audaci": "Stiamo vincendo e vinceremo", dice. Gli Stati Uniti -spiega Bush, seguendo le norme di linguaggio nuove che lui stesso ha imposto alla sua Amministrazione- sono flessibili in Iraq e adattano le tattiche a quelle del nemico. Ma gli obiettivi di fondo restano inalterati. Il presidente, che dà una serie di esempi di adeguamento delle tattiche, riconosce che alcune unità delle forze di sicurezza irachene "hanno reso al di sotto delle aspettative", mentre quelle americane -dice- si comportano "superbamente".

Dal governo iracheno, gli Stati Uniti si aspettano che faccia i passi necessari per contrastare la violenza e avviareun processo di riconciliazione nazionale, perché -insiste Bush- "le soluzioni militari da sole non bastano". Il presidente riconosce che le decisioni da prendere sono "difficili", ma avverte anche che la sua "pazienza non è infinita", cercando, però, di evitare di porre pressioni "insostenibili" sul premier al Maliki, di cui tesse l'elogio: "E' l'uomo che ci vuole" e ha un lavoro impegnativo, che ha appena cominciato a fare. Se Bush non mette sulla graticola al Maliki, non esclude, però, che il segretario alla difesa Donald Rumsfeld possa essere avvicendato, pur tessendone l'elogio e riconoscendogli meriti nella gestione della guerra al terrorismo ("ha avuto compiti difficili", osserva, e "ne sono soddisfatto"). "Faremo dei cambiamenti -afferma Bush-, ma l'importante è che abbiamo la strategia giusta".

E il presidente s'assumela responsabilità finale di quanto sta avvenendo in Iraq: una mossa anche elettorale, nel tentativo di evitare che la colpa dell'impantanamento dell'America nel conflitto ricadasui candidati repubblicani nel voto politico del 7 novembre. Alle domande su quando torneranno a casa i soldati al fronte e se invierà rinforzi, Bush risponde in modo parallelo: "Se non credessi che la guerra in Iraq è vitale per la sicurezza dell'America, riporterei le truppe a casa domani", afferma. Ma, per evitare che i caduti "non si siano sacrificati invano", bisogna prima portarne a termine la missione. Quanto ai rinforzi, "Manderò più truppe in Iraq", se il generale George Casey, comandante delle forze della coalizione in Iraq, "le giudica necessarie per vincere". Ieri, parlandoa Baghdad, il generale, cui Bush ribadisce fiducia, non aveva escluso di potere, in futuro, chiedere rinforzi. Tutta la conferenza stampa serve a convincere la stampa, e quindi l'opinione pubblica, che, cancellata la formula "mantenere la rotta", "cambiamento" e "flessibilita" sono le nuove 'parole d'ordiné dell'Amministrazione sull'Iraq.

Ma gli obiettivi di fondo non cambiano, perché sconfiggerei terroristi è la missione del nostro tempo: è una guerra che sarà lunga -avverte Bush, che è diversa dalla Seconda Guerra Mondiale, ma che l'America vincerà: "Resteremo in Iraq fin quando non avremo conseguiti i nostri scopi e le truppe torneranno a casa solo sulle ali della vittoria".

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Argentina: attentato antiebraico del '94, pm accusa Iran

ABU OMAR, c'e' segreto di Stato

APPROFONDIMENTI

SCOPERTO IL TESORO DI PINOCHET

VIDEO

Bush: pronto ad aumentare truppe

Argentina: attentato antiebraico del '94, pm accusa Iran

ANSA.it, http://www.ansa.it, 25/10/2006

BUENOS AIRES - Il procuratore federale argentino Alberto Nisman ha accusato ufficialmente l'Iran di aver commesso l'attentato antiebraico che il 18 luglio 1994 causò a Buenos Aires 85 morti ed ha chiesto anche l'arresto dell'allora presidente iraniano Hashemi Rafsanjani.

Nel corso di una conferenza stampa, Nisman, che parlava a nome del pool di magistrati dell'Unità di indagini speciali sull'attentato all'edificio dell'Associazione di mutua assistenza israelo-argentina (Amia), ha precisato di avere chiesto al giudice competente nel caso la firma di un ordine di arresto internazionale, oltre che per Rafsanjiani, anche per altri otto funzionari o diplomatici iraniani. Fra questi vi è anche l'ex Ministro dell'Informazione e Sicurezza, Alì Fallahijana.

Abbiamo potuto provare - ha detto ancora il pm - che la decisione di attentare contro l'Amia fu presa nel 1993 dalle più alte autorità dell'allora governo dell'Iran che commissionarono la sua realizzazione all'organizzazione sciita libanese Hezbollah.

ABU OMAR, c'e' segreto di Stato

ANSA.it, http://www.ansa.it, 25/10/2006

ROMA - "Alle nostre domande precise se le autorità americane avessero avvertito il governo italiano prima, dopo o durante il presunto rapimento di Abu Omar, il sottosegretario Micheli ha risposto che su questo tema esiste il segreto di Stato". Lo ha detto il presidente del Copaco, Claudio Scajola, al termine dell'audizione del sottosegretario con delega ai servizi segreti.

Il segreto di Stato, ha spiegato Scajola, "era stato già comunicato dal governo Berlusconi e confermato allo stesso modo e negli stessi termini dal governo Prodi". Quanto al giorno del sequestro dell'Imam, il 17 febbraio 2003, ha proseguito il presidente del Copaco, "Micheli ha detto che non risulta nulla su quel giorno che coinvolga responsabilità di organi o strutture dello Stato italiano". Scajola ha quindi affermato di aver "preso atto che Micheli ha definito la rete del Sismi una rete di alta efficienza". "A titolo personale, fuori dalla carica di presidente del Copaco - ha poi riferito Scajola - credo che, laddove viene ulteriormente confermata la fiducia ai servizi da parte di autorevoli esponenti del governo, mentre in altre occasioni viene messa in dubbio, dico che sul tema dei servizi segreti non si può scherzare, perché da loro passa la sicurezza dei cittadini italiani. Se i vertici hanno la fiducia del governo - ha aggiunto - venga detto chiaramente, altrimenti vengano cambiati. L'instabilità nei servizi non giova alla sicurezza". Tornando ad Abu Omar, il presidente del Copaco ha osservato che "c'é la vicenda giudiziaria in corso gestita dalla procura di Milano che dovrà valutare. Le valutazioni oggi dette confermano la posizione del governo Berlusconi che su questo c'é il segreto di Stato per il rapporto con gli alleati in un momento in cui è necessario mantenere forte la credibilità delle alleanze per garantire la sicurezza in un periodo di terrorismo".

Visco: in emendamento governo non c'e' l'Irpef al 45%

ANSA.it, http://www.ansa.it, 25/10/2006

ROMA - L'Aula della Camera ha ripreso l' esame del decreto fiscale collegato alla Finanziaria. Si riprende dalle votazioni sugli emendamenti al testo.

VISCO, IN NOSTRO EMENDAMENTO NO IRPEF 45%

Il governo sta per presentare alla Camera un emendamento alla Finanziaria che ''rimodula l'Irpef''. Lo ha annunciato il viceministro Vincenzo

Visco, a margine di una conferenza stampa con i giornalisti stranieri, precisando che la proposta del governo non prevede un'aliquota al 45% ne' una clausola di salvaguardia. ''Ma il Parlamento e' sovrano'', ha aggiunto.

IRPEF AL 45%; BONANNI, MOLTO CONDIVISIBILE

Per il segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni, se il Parlamento approva, nella Finanziaria, l' aliquota Irpef al 45% per i redditi sopra i 150 mila euro, si tratta di un provvedimento ''molto condivisibile''. Parlando oggi a Pordenone a margine del consiglio generale della Cisl, Bonanni ha giudicato ''ovvio tassare quelli che hanno un reddito ancora superiore. Altrimenti - ha aggiunto - non si spiegherebbe perche' rimane tutto uguale piu' su e invece cambia piu' giu'. La proposta - ha proseguito il segretario della Cisl - mi pare seria e poi, se la finalita' e' quella di recuperare soldi per darli ai pensionati piu' poveri, questo mi pare ancora piu' meritevole di attenzione. Spero che il Parlamento su questo faccia un atto di responsabilita', perche' si tratta di un vero atto di giustizia nel far pagare di piu' a chi ha di piu', e di attenzione rispetto a persone povere, che possono trovar sollievo in qualche centinaio di euro in piu' all' anno, anche perche', tra l' altro - ha concluso - il loro reddito si e' molto, molto depauperato, a fronte di un' inflazione che ha operato molto fortemente in questi anni, mentre nessun altro intervento ha compensato la perdita del loro potere di acquisto''.

LETTA, IRPEF AL 45% NON E' PRIORITA' GOVERNO

''E' un emendamento parlamentare. Non e' assolutamente una priorita' del governo''. Incrociato alla Camera per le votazioni, il sottosegretario alla presidenza del consiglio Enrico Letta ha cosi' commentato l'emendamento alla Finanziaria che che vorrebbe introdurre una nuova aliquota del 45% per i redditi oltre i 150 mila euro. ''Il Parlamento e' sovrano - aggiunge - ma il governo intende mantenere il quadro prospettato dal decreto''.

MATTEOLI, SU ALIQUOTA A 45% LETTA SMENTISCE?

''Il sottosegretario Enrico Letta smentisce clamorosamente la sua maggioranza sull'emendamento presentato dall'Ulivo che prevede un aggravio di tasse per i redditi oltre i 150 mila euro. E' un'altra prova che questo governo ha perso la rotta e che tra governo e maggioranza ognuno va per conto proprio''. E' quanto sostiene il capogruppo di An al Senato, Altero Matteoli, commentando una dichiarazione del sottosegretario alla presidenza del Consiglio. ''Come fara' Prodi sabato prossimo nel megavertice - si chiede Matteoli - a ritrovare la bussola anche su quest'altro strappo che non e' cosa di poco conto?''.

FT: STRETTA A SPESA E RIFORME PER SALVARE ITALIA

"Quello che serve all'Italia è un governo forte che faccia le riforme e riduca la spesa pubblica con slancio". E' quanto afferma il Financial Times in un commento di Martin Wolf, secondo cui, invece, quello che il Paese ha "é uno Stato fratturato e un governo debole. Sfortunatamente, le fratture riflettono quelle presenti tra gli stessi italiani. Questo, non la sua posizione economica, è il vero handicap dell'Italia". Secondo il commentatore, in ogni caso, "essere il primo ministro dell'Italia non deve essere così divertente". Descrivendo le maggiori debolezze del Paese individuate da Fitch (crescita lenta, inflazione, conti pubblici, esportazioni, costo del lavoro, debito pubblico), il quotidiano della City afferma che "l'Italia deve recuperare competitività all'estero", attraverso "l'aumento della produttività del lavoro nei settori dei beni e servizi rivolti all'esportazione attraverso riduzioni del personale e miglioramento dei prodotti". E anche sostenere la domanda interna, liberalizzare il mercato del lavoro e dei servizi.

Nessuna aliquota del 45%

ANSA.it, http://www.ansa.it, 25/10/2006

Il premier Prodi assicura: "Il governo non c'entra nulla con l'aumento dell'aliquota massima dell'Irpef al 45%", e comunque la misura "non era nei programmi e non c'é".

Aumentano detrazioni e assegni

Detrazioni per coniuge a carico e figli più alti, ma anche assegni familiari più robusti. E' questa la novità introdotta con l' emendamento presentato dal governo alla Finanziaria. E' quanto afferma un comunicato diffuso dalle Finanze nel quale si spiega che "con l'emendamento presentato, che non cambia aliquote e scaglioni già in Finanziaria, il governo ha rimodulato le detrazioni per il coniuge a carico in modo da aumentare l'importo effettivamente goduto, in particolare per i redditi fino a 40.000 euro".

Inoltre - viene spiegato - "a differenza di quanto scritto da alcuni organi di stampa, il governo non ha presentato invece alcun emendamento per introdurre l'aliquota del 45 per cento sui redditi oltre i 150 milioni''.

Il governo presenta alla Camera dei Deputati un emendamento alla Legge Finanziaria - è scritto nella nota diffusa dagli uffici del vice-ministro Vincenzo Visco - per migliorare e rendere ancora più positiva per i ceti bassi e medi la riforma dell'Irpef.

La finanziaria - ricorda la nota - contiene una riforma che "comprende nuove aliquote Irpef, ma anche nuove detrazioni e nuovi assegni familiari". "Il risultato dell'intervento può essere paragonato con la situazione vigente - spiega la nota - solo tenendo conto di tutto l'arco delle modifiche, resesi necessarie anche per ovviare agli inconvenienti creati dal combinato disposto delle vecchie aliquote Irpef e delle deduzioni, tale da portare a prelievi percentuali effettivi anche molto più alti della semplice aliquota Irpef.

Per esempio, nella formulazione ancora in vigore oggi, e cioé senza l'intervento della Finanziaria, l'aliquota Irpef del 23 per cento, nel caso minimo - e cioé lavoratore dipendente single - arriva a un prelievo effettivo del 29,63 per cento e cresce ulteriormente nel caso di carichi familiari". Le Finanze spiegano quindi che "con l'emendamento presentato, che non cambia aliquote e scaglioni già in Finanziaria, il governo ha rimodulato le detrazioni per il coniuge a carico in modo da aumentare l'importo effettivamente goduto, in particolare per i redditi fino a 40.000 euro.

Ne consegue una riduzione dell'imposta dovuta e un aumento del reddito netto effettivamente disponibile che, nel caso di contribuente con solo coniuge a carico, estende i vantaggi della riforma fino a 40.000 euro di reddito per il lavoratore dipendente (89 per cento dei dipendenti con solo coniuge a carico). Nel caso di contribuente con coniuge e figli a carico, la modifica proposta, combinandosi con l'emendamento all'art. 4 che riforma e irrobustisce ancora di più gli Assegni al nucleo familiare, aumenta il reddito disponibile ed estende i vantaggi della riforma oltre 40.000 euro per il lavoratore dipendente (più del 90 per cento dei dipendenti con figli a carico)".

STESSI SCAGLIONI, PIU' DETRAZIONI ALIQUOTE INVARIATE - Le aliquote fiscali non cambiano: restano cinque (23, 27, 38, 41 e 43%) con gli stessi scaglioni di reddito già previsti dalla Finanziaria. Vengono invece rimodulate le detrazioni per evitare situazioni di 'sofferenza' particolari che la nuova normativa potrebbe porre. Questo l'effetto dell'emendamento che il governo si accinge a presentare all'articolo 3 della Finanziaria, secondo quanto riportato dalla relazione tecnica.

L'emendamento - viene scritto - è volto a "potenziare i vantaggi per i redditi più bassi, in particolare per quanto riguarda i contribuenti con familiari a carico". Tra le modifiche, oltre a quelle che riguardano i contribuenti con coniuge e figli a carico, compare fra l'altro la salvaguardia per i redditi da pensione nel caso la pensione non superi i 7.500 euro e il pensionato abbia una rendita da terreno non superiore a 185,92 euro e abiti nella casa di proprietà.

Le modifiche specificano poi che le detrazioni non avverranno sui redditi da impresa e viene previsto che non ci sia aggravio fiscale sui Tfr o altre indennità ad esso connesse. Inoltre viene garantita l'erogazione degli assegni al nucleo familiare già dal primo gennaio del prossimo anno. Per le famiglie con più di tre figli vengono poi innalzate le soglie di reddito fino alle quali si usufruisce dell'assegno. E novità sono in arrivo anche per le famiglie dei single che avranno lo stesso trattamento fiscale delle famiglie con entrambe i genitori nel caso di uno o due figli. Nel caso di tre figli e oltre ci sarà un assegno aggiuntivo.

Fassino, Prodi spiato? Berlusconi-Tremonti ne diano conto

ANSA.it, http://www.ansa.it, 25/10/2006

TORINO - ''Credo che Berlusconi e il ministro dell'Economia da cui dipendevano i funzionari dell'Agenzia delle Entrate debbano rendere conto al Parlamento di cio' che e' successo''. Lo ha detto il segretario dei Ds, Piero Fassino, a margine di inaugurazione di ''Terra madre'' a Torino, chiedendo che siano individuati anche i mandanti dello spionaggio.

''Mi pare evidente - prosegue Fassino - che non si possa ricondurre tutto all'attivita' infedele di qualche funzionario. E' stata messa in essere un'attivita' spionistica ai danni di esponenti politici e delle istituzioni. Tutto cio' richiama in causa i responsabili di chi era alla guida del governo negli anni in cui si sono autorizzate, legittimate o ispirate azioni illegali o illegittime di questo tipo. Chiedo che si faccia piena luce e che non ci si limiti a individuare i responsabili materiali, ma che si risalga a chi ha autorizzato, ispirato o e' stato mandante di atti lesivi della liberta' dei singoli e di quella regola fondamentale di convivenza - conclude - che e' il rispetto della privacy''.

PRODI E MOGLIE CONTROLLATI 128 VOLTE

Controlli fiscali su una ventina di politici, alcuni con alte cariche istituzionali, passate e presenti, ma anche su personaggi del mondo del calcio e dello spettacolo: calciatori e soubrettes. Ma soprattutto, 128 accessi telematici abusivi per verificare la situazione patrimoniale e tributaria del presidente del Consiglio, Romano Prodi, e di sua moglie, Flavia Franzoni. E' su una denuncia del Ministero dell'Economia, per conto dello stesso Prodi, che e' partita in modo travolgente un'altra inchiesta milanese su indagini illegali, dopo quella che ha visto gli arresti dell'ex responsabile della sicurezza di Telecom Italia, Giuliano Tavaroli e dell'investigatore privato fiorentino Emanuele Cipriani.

Anche se le vicende hanno aspetti simili - perche' come nell'inchiesta che coinvolge Tavaroli, ad essere sospettati degli accessi abusivi sono impiegati pubblici e militari della Guardia di Finanza - l'inchiesta condotta dal pm Francesco Prete e che oggi ha portato a 250 perquisizioni in tutt'Ialia (case e uffici di 128 indagati) non avrebbe elementi di collegamento con la precedente. Fino ad ora, a parte quello di Prodi e della moglie, non sono filtrati i nomi delle numerose altre persone che, in differenti ambiti della vita nazionale, sarebbero state oggetto di controlli illegali sul piano fiscale. Voci insistenti, non confermate, parlano di spionaggio fiscale illecito esercitato anche nei confronti di alte personalita' politiche di rilievo, anche istituzionale. I dati consultati in modo illegale, relativi alla posizione di Prodi come contribuente, sarebbero numerosi: informazioni sul reddito, atti del registro tributario, partecipazioni societarie, atti di compravendita. Tra le 128 persone perquisite presso le proprie abitazioni e negli uffici, una decina di militari della Guardia di Finanza, due dipendenti dell'Ufficio delle Dogane, un dipendente del Demanio e, per il resto, tutti dipendenti dell'Agenzia delle Entrate. Le verifiche di oggi avrebbero anche portato alle prime conferme dell' attivita' illecita.

Dall'analisi dei pc e dei documenti sequestrati dai militari dello Scico (Servizio centrale d'investigazione sulla criminalita' organizzata) della Guardia di Finanza, sarebbero emerse anche le cosiddette 'strisciate': la prova inconfutabile dell' accesso ai terminali dell'Anagrafe tributaria. La denuncia del ministero dell'Economia sarebbe arrivata in procura a Milano meno di un mese fa, il 29 settembre, ma una 'traccia d'indagine' era gia' stata avviata al Ministero che, tenendo sotto attenzione gli accessi alla posizione di Prodi, ne avrebbe rilevato un numero sospetto. Un dato, nell'indagine, e' sotto esame: i picchi di accessi abusivi nei vari sistemi per ottenere informazioni su Prodi e la moglie, si collocherebbero in corrispondenza con l'uscita su alcuni quotidiani di notizie riguardanti, tra l'altro, donazioni fatte dal presidente del Consiglio ai propri figli, oppure, in un caso, un'operazione immobiliare. Gli accessi piu' numerosi si collocano, infatti, tra 21 e il 24 novembre 2005; un'altra punta si verifica il 22 gennaio 2006 e un terzo picco e' stato registrato dal 30 marzo all'8 aprile di quest'anno, quando alcuni giornali dedicarono spazio all'argomento. E c'e' chi non manca di sottolineare come ad occuparsene siano stati soprattutto quotidiani ''di destra''.

E' il caso dei vicepresidente della camera dei deputati, Pierluigi Castagnetti, per il quale la vicenda e' da mettersi in relazione con il profilarsi della campagna elettorale: ''Non sorprende la notizia dello spionaggio a carico del presidente del Consiglio e dei suoi familiari emersi dall'inchiesta aperta dalla procura di Milano - ha detto - perche' gia' in campagna elettorale alcuni fogli della destra hanno tentato di utilizzare informazioni abusive, evidentemente rilevate in questo modo, per montare inutili strumentalizzazioni visto che il materiale utilizzato non conteneva nulla di imbarazzante''.

Giovedì 26 Ottobre 2006

Afghanistan: strage di civili sotto bombe Nato

ANSA.it, http://www.ansa.it, 26/10/2006

ROMA - Una strage di civili: decine di morti, per lo più donne e bambini, colpiti mentre festeggiavano la fine del Ramadan in un povero villaggio nel sud dell'Afghanistan. E' quanto è avvenuto - secondo la testimonianza di fonti afghane locali e confermato parzialmente da portavoce della Nato - durante i bombardamenti aerei compiuti dall'Alleanza atlantica martedì scorso nella provincia meridionale di Kandahar contro presunte postazioni di taleban. All'indomani dell'operazione, la Nato aveva proclamato con soddisfazione di aver eliminato, durante l'attacco, 48 guerriglieri islamisti. La verità su quanto è realmente accaduto sta emergendo nelle ultime ore: a perdere la vita sotto le bombe alleate sono stati - accusano funzionari afghani locali - almeno 50 civili, 80 secondo altre fonti. I taleban da parte loro hanno negato di aver subito perdite, e la Nato ha replicato accusando i taleban di utilizzare la popolazione civile come 'scudo umano': il portavoce dell'organizzazione a Kabul, Mark Laiti, ha dichiarato che "gli insorti considerano la popolazione come uno scudo umano dietro il quale ripararsi".

"Questo ci rende la vita molto difficile - ha aggiunto Laiti - ma noi facciamo di tutto per ridurre i rischi". La Nato ha ammesso oggi di aver ricevuto "rapporti credibili" che un certo numero di civili sono morti durante i combattimenti avvenuti nei giorni scorsi nel distretto di Panjwayi, a sud di Kandahar: non è stata però in grado di quantificare le vittime ed ha ribadito l'uccisione di 48 guerriglieri, offrendo la piena collaborazione con l'inchiesta aperta dal governo di Kabul. Anche l'Onu ha invocato un'indagine per chiarire quanto è successo. La credibilità dell'Isaf, la Forza internazionale di assistenza alla sicurezza, guidata dalla Nato, rischia di essere messa a dura prova tra la popolazione locale, se la strage venisse confermata nei suoi particolari. I raid degli aerei dell'Alleanza erano cominciati nella tarda serata di martedì, secondo giorno della festa islamica dell' Eid al-Fitr, che segna la fine del Ramadan, il mese del digiuno e della preghiera. Molte famiglie erano a tavola a festeggiare e distribuire doni ai bambini, quando ha avuto inizio il bombardamento su un villaggio nell'area di Panjwayi. Venticinque case - secondo i testimoni - sono state colpite e ,mandate in macerie. Il portavoce del Ministero degli Interni, Zmarai Bashiry, ha riferito alla Bbc che -secondo la polizia locale - più di 40 abitanti dei villaggi erano morti. Secondo il capo del consiglio distrettuale, Niaz Mohammad Sarhadi, le vittime sono almeno 60. Un membro del consiglio provinciale di Kandahar, Bismallah Afghanmal, ha parlato di un bilancio di 80 civili uccisi, molti dei quali già seppelliti.

Questo genere di cose sono accadute molte volte, ha detto ad alcuni media occidentali. "E , ogni volta - ha aggiunto - ci viene detto 'ci dispiace'. Ma come pensate di poter ricompensare persone che hanno perso i loro figli e le loro figlie?". "Il governo e la coalizione - ha proseguito - ci avevano detto che nell'area non vi erano più taleban. Lo scorso mese avevano asserito di aver ucciso più di 500 guerriglieri nella cosiddetta operazione 'Medusa' nel distretto di Panjwayi. Ma se non vi erano più taleban, perché lo hanno bombardato di nuovo?". Un portavoce dell'Isaf a Kabul, il maggiore Luke Knittig, non é stato in grado di confermare il numero di vittime civili. "E' molto triste - ha osservato - che i civili continuino ad essere coinvolti nei combattimenti con tragici risultati". I taleban, in un comunicato ad alcune agenzie di stampa, hanno affermato che nessuno dei loro militanti è stato ucciso nei bombardamenti di martedì scorso nel Panjwayi. Il presidente afghano Hamid Karzai, sotto una pressione crescente da parte del suo popolo per l'alto numero di vittime civili provocate dalle operazioni di guerra nel sud e nell'0vest del Paese, ha chiesto già in passato alle forze straniere di agire con maggiore cautela. La scorsa settimana, almeno 21 civili sono stati uccisi in due operazioni della Nato nelle province di Kandahar e Helmand. Nel luglio del 2002, un attacco aereo statunitense nella provincia di Uruzgan, aveva provocato, durante una festa nuziale, la morte di 46 civili e il ferimento di altri 100.

Afghanistan: raid Nato, le piu' gravi stragi di civili

ANSA.it, http://www.ansa.it, 26/10/2006

ROMA - Secondo funzionari afghani almeno 50 civili, in maggioranza donne e bambini, sono stati uccisi in attacchi aerei della Nato nell'Afghanistan meridionale durante la festa islamica dell'Eid al-Fitr.

Ecco una breve scheda sulle principali stragi di civili causate per errore dalla Nato o dalle forze della coalizione guidata dagli Usa negli ultimi anni in Afghanistan:

18 OTT 2006 - Almeno 20 civili rimangono uccisi dal fuoco delle forze Nato nelle province meridionali di Helmand e Kandahar.

21 LUG - 10 civili muoiono in un raid aereo della coalizione a guida Usa nella provincia di Uruzgan.

26 MAG - Nel corso di un'offensiva contro il villaggio di Azizi, nella provincia di Kandahar, 34 persone muoiono in seguito ad un attacco aereo notturno.

4 LUG 2005 - 17 civili, tra cui molte donne e bambini, rimangono uccisi in un bombardamento dell'aviazione americana su un campo taleban nell'est dell'Afghanistan.

9 APR 2003 - Durante un'operazione della coalizione guidata dagli Usa di appoggio aereo ravvicinato, una bomba di precisione colpisce per errore una casa nei pressi di Shkin, lungo il confine con il Pakistan, uccidendo 11 civili e ferendone uno.

4 LUG 2002 - Un attacco aereo americano a nord-est di Kandahar causa 44 morti (tra cui 25 membri di una sola famiglia) e un centinaio di feriti.

Sabato 28 Ottobre 2006

Papa: su preti pedofili stabilire la verita' e aiutare le vittime

ANSA.it, http://www.ansa.it, 28/10/2006

CITTA' DEL VATICANO - Gli abusi sessuali su minori compiuti da religiosi sono "enormi crimini", di fronte ai quali diventa "urgente" ricostruire la fiducia e la sicurezza perdute. Per la prima volta in un suo discorso ufficiale Benedetto XVI parla dello scandalo dei preti pedofili, raccomandando ai rappresentanti del clero - quando episodi di abusi vengano alla luce - la necessità di "stabilire sempre la verità", di prevenire l'eventualità che i fatti si ripetano e soprattutto di "portare sostegno alle vittime".

Il Papa si rivolgeva ai vescovi della Conferenza Episcopale d'Irlanda, ricevuti in udienza per la loro visita Ad Limina, provenienti da un paese dove la piaga della pedofilia tra i sacerdoti ha avuto momenti di forte risonanza, ma il suo severo monito era rivolto alla Chiesa universale, colpita anche in altri paesi - compresa l'Italia - da casi di violenze sessuali su minori che hanno suscitato sconcerto e riprovazione.

"Nell'esercizio del vostro ministero pastorale - ha ricordato il Pontefice -, avete dovuto fare fronte negli anni recenti a molti e terribili casi di abusi sessuali su minori. Questi sono ancora più tragici quando ad abusare è un uomo di Chiesa. Le ferite causate da tali atti agiscono in profondità ed è un'operazione urgente ricostruire la fiducia e la sicurezza là dove esse sono state compromesse".

Di fronte a simili eventi, ha affermato, occorre "stabilire la verità di quanto accaduto, al fine di adottare qualsiasi misura necessaria per prevenire la possibilità che i fatti si ripetano, garantire che i principi di giustizia siano pienamente rispettati e, soprattutto, portare sostegno alle vittime e a tutti quanti siano colpiti da questi enormi crimini". Solo in questo modo, secondo papa Ratzinger, "la Chiesa in Irlanda potrà crescere più forte ed essere ancora più capace di dare testimonianza della forza redentrice della croce di Cristo". "Il pregevole lavoro e l'abnegazione della grande maggioranza dei sacerdoti e religiosi d'Irlanda - ha concluso - non devono essere oscurati dalle trasgressioni di alcuni dei loro fratelli. Sono sicuro che la gente lo capisca e continui a guardare al suo clero con affetto e stima".

Era stato l'arcivescovo di Armagh, monsignor Sean Brady, primate d'Irlanda e presidente dell'episcopato irlandese, a introdurre il tema nell'udienza papale al Palazzo Apostolico. "A nessun argomento - ha detto - sono stati dedicati più tempo e attenzione dalla nostra Conferenza Episcopale che all'angosciante problema di rispondere a coloro la cui fiducia è stata tradita, le cui vite sono state devastate e spesso la cui fede è stata distrutta dall'abuso sessuale loro inflitto da alcuni preti e religiosi. Tale abuso é stato anche fonte di grande scandalo e scoraggiamento per l'intera comunità cattolica, compresa la grande maggioranza di preti e religiosi che continuano a sforzarsi di vivere vite di santità, servizio e abnegazione nel nome del Signore".

Mons. Brady ha ringraziato il Papa per la preoccupazione espressa verso quanti sono stati "così gravemente feriti" e per la sensibilità "all'impatto che queste vicende hanno sul nostro lavoro e le nostre priorità". "Apprezziamo il suo continuo supporto - ha aggiunto - e quello dei vari dicasteri della Santa Sede nel cercare di portare sostegno a tutti coloro siano stati colpiti da questa dolorosa tragedia".

Parole che hanno trovato terreno fertile nella sensibilità di un Papa che ritiene da sempre quella dei preti pedofili una piaga da estirpare senza compromessi. Fanno capo al Pontificato di Ratzinger, ad esempio, le direttive emesse nel novembre scorso per chiudere ai gay le porte dei seminari e dell'ordinazione sacerdotale, così come la punizione inflitta al fondatore dei Legionari di Cristo, il messicano padre Marcial Maciel Degollado, allontanato dal sacerdozio attivo perché accusato da lunga data di abusi sessuali su ex seminaristi.

Dopo le parole del Papa, comunque, un sacerdote particolarmente impegnato contro le violenze ai minori come don Fortunato Di Noto ha voluto ricordare che "non ci sono solo i preti pedofili, ma anche e soprattutto i preti contro la pedofilia". Il deputato della Rosa nel Pugno Maurizio Turco, parlando di "ferite purulente", ha invece auspicato che Ratzinger, anche come capo dello Stato vaticano, "dia seguito alle parole" e cominci "a dare risposte" su quelle che lo stesso Turco vede come antiche omissioni nella pubblicazione di istruzioni ai vescovi.

VIDEO

Papa, la chiesa testimone nel mondo

Dal papa un augurio a tutto l'Islam

Prodi incontra il Papa in Vaticano

LINK UTILI

Il Vaticano

Casini: riforma pensioni inevitabile

ANSA.it, http://www.ansa.it, 28/10/2006

ROMA - "Tutti sanno che la riforma delle pensioni in Italia è inevitabile. Basta con le demagogie di centrodestra e centrosinistra". Così il leader dell'Udc, Pier Ferdinando Casini, in un passaggio del suo intervento di chiusura alla manifestazione dell'Udc sulla Finanziaria.

SERVIZI SEGRETI: NOMINE VERTICI SIANO BIPARTISAN

Si scelgano in modo bipartisan i capi dei Servizi segreti, in modo che chiunque non li avverta "come avversari ma come servitori dello Stato". Così il leader dell' Udc, Pier Ferdinando Casini, nel corso del suo intervento alla manifestazione del partito sulla Finanziaria.

NO A OPPOSIZIONE CHE FISCHIA INNO NAZIONALENE'

No a "una sinistra castrista", ma anche "contro un centrodestra che pensasse di essere ancora schiavo del Po e che fischia l'Inno nazionale". Così il leader dell'Udc, Pier Ferdinando Casini, nel corso del suo intervento alla manifestazione del partito sulla finanziaria.

ORMAI DUE OPPOSIZIONI, UNA VERA E L'ALTRA DI COMODO

Solo un'opposizione moderata può far nascere una fase nuova. Non servono manifestazioni di massa per mandare via Prodi, ma solo la consapevolezza maturata che il suo governo è solo tempo perso. E' questo uno dei passaggi dell' intervento del leader dell' Udc, Pier Ferdinando Casini, nel corso della manifestazione che si è tenuta al palazzetto dello sport sulla finanziaria. L'opposizione infatti "può scegliere se chiudersi in un fortilizio rassicurante che punti a tornare solo alla situazione di cinque anni fa o avere il coraggio di suonare la sveglia ai moderati nel nostro paese". Per Casini, la risposta appare evidente: "Ormai è chiaro che ci sono due opposizioni, una vera, insidiosa, senza sconti e che promette battaglia in Parlamento ed un'altra invece che rischia di essere di comodo, al di là degli strepiti". No, dunque, "alle casacche di comodo, sì ad un'opposizione implacabile a Prodi". Secondo Casini, a soli "sei mesi dalle elezioni il credito di questo governo è già consumato e oggi i Caruso, i Diliberto, i Verdi sono la migliore garanzia di Prodi", ma il presidente del Consiglio, è il suggerimento di Casini, si dovrebbe "svegliare", perché ormai anche i suoi alleati "lo ritengono un problema", come testimoniano gli oltre tremila emendamenti sui settemila complessivi presentati alla manovra".

FINANZIARIA: SERVONO PIU' FONDI PER SICUREZZA

La prima proposta che può emergere é aumentare le risorse per le forze dell'ordine, togliendole magari a quelle per la rottamazione dei frigoriferi e dei traghetti, perché "la legalità è un valore". E' questa una delle modifiche prioritarie che vanno fatte alla legge finanziaria, secondo il leader dell'Udc Pier Ferdinando Casini. Le forze dell'ordine, compresi i militari italiani impegnati nelle missioni all'estero, sono al centro delle preoccupazioni dell'Udc. Casini approfitta dell'appuntamento con i suoi al palazzetto dello sport di Roma per ringraziare "gli uomini che sono morti anche per la nostra libertà e che hanno restituito all' Italia l'orgoglio e la coscienza di essere una grande nazione". Proprio per non dimenticare, Casini annuncia che i capigruppo dell'Udc alla Camera e al Senato proporranno a breve "un giorno dei martiri per la patria e la libertà" e che coinciderà con l'anniversario della strage di Nassiriya.

GUAI A CENTRODESTRA CHE DIFENDESSE EVASIONE FISCALE

Guai a un centrodestra che sollevasse la bandiera dell'evasione fiscale, perché più che essere fare un'azione "contro lo Stato, chi evade è un ladro contro i cittadini onesti". Così il leader dell'Udc Pier Ferdinando Casini mette i puntini sulle 'i' a proposito della polemica nata intorno alla lotta all'evasione e elusione fiscale che il governo sta portando avanti. Infatti, per Casini esiste in Italia una vera e propria "questione morale: non si ruba allo stato - dice - ma al compagno di classe". E' la logica di chi "vuole tutto e subito" contro quella del "dare al prossimo". Ragion per cui Casini dice no anche a quelle che definisce"degenerazioni dello stato sociale: io se vado al pronto soccorso devo pagare un piccolo ticket". E che "la questione morale esista" ne è una prova anche il fatto "che nostro segretario sia stato spiato da spioni e spioncelli", sottolinea il leader dell'Udc Casini, che rivolge la propria "solidarietà oltre che a Cesa anche a Berlusconi e ai suoi figli e a Prodi" e invita a "individuare i responsabili" tra i gentiluomini".

In tv impazza il telefilm, ormai un programma su cinque

ANSA.it, http://www.ansa.it, 28/10/2006

ROMA - Altro che crisi del reality o stanchezza dell'intrattenimento: il vero caso di stagione (che può magari essere la causa e non l'effetto dei primi due fenomeni) è la definitiva (ri)affermazione del telefilm. I risultati di Italia 1, quelli di Raidue e anche certe impennate del satellite (che con i telefilm cult tipo Desperate, Csi e soprattutto Lost, si è anche conquistato la fidelizzazione di un pubblico diverso da quello del calcio) dipendono proprio dai telefilm americani che, grazie alla qualità delle storie e della confezione, hanno riguadagnato il terreno perduto negli anni scorsi e garantiscono ormai ascolti solidi e, a volte, sorprendenti (l'ultimo caso, ma non isolato, è stato quello di Dr House che ha toccato i 5 milioni su Italia 1 e per questo, alla fine di settembre, è stato spostato dalla domenica al mercoledì per non 'disturbare' la rete ammiraglia Mediaset).

Ma in questa stagione il genere telefilm non solo mantiene saldi i suoi numerosi affezionati, ma addirittura raggiunge cifre record nel totale della programmazione sulle reti generaliste. Se nella scorsa stagione - da settembre 2005 a maggio 2006 - la percentuale totale dei telefilm sul totale della programmazione sulle tv generaliste (Rai, Mediaset e La7) era arrivata al primato storico del 20%, nei primi due mesi della nuova stagione televisiva - dal 1 settembre al 27 ottobre 2006 - si è già al 17.31%, per un totale di 1425 ore di fiction seriale (serie, serial e sit-com). Si tratta di una cifra che fa prevedere un possibile record assoluto di fine stagione (cioé oltre il 20%) per il genere televisivo più in ascesa degli anni 2000 insieme a quello dei reality-show. Nello specifico, le tre Reti Mediaset raggiungono con i telefilm il 21.58% del totale della loro programmazione, pari a 770 ore complessive: Canale 5 è al 14.53%, Italia 1 al 24.36%, Retequattro al 22.84%.

Le tre Reti Rai segnano un 9.19% (per un totale di 344 ore complessive), ma questo senza contare che Raidue deve ancora calare i suoi pezzi da Novanta come 'Desperate Housewives' (novembre), 'Lost' (primavera 2007) e 'ER': Raiuno raggiunge l'11.72%, Raidue è all'11.74%, Raitre segna il 5.11%. La7 conquista a sorpresa il primato con il 24.85% della sua intera programmazione (per un totale di 311 ore complessive) e supera clamorosamente, seppure di un soffio, la rete che da sempre è considerata la regina del genere, ovvero Italia 1, che dedica ai telefilm il 24.36% della sua intera programmazione (pari a 304 ore complessive) . Italia 1 può però contare sui due fenomeni televisivi del genere d'inizio stagione, entrambi ormai sulle vette stabili del 18% di share: 'Dr.House', passato indenne al cambio di collocazione dalla domenica al mercoledì (un ulteriore segnale anche della fedeltà e della prontezza di riflessi del pubblico dei telefilm), nonché il meno pubblicizzato 'CSI: Miami' (al 18% col secondo episodio giovedì scorso contro Morandi, Freccia Nera e Santoro), con un ascolto ormai sulla corsia di sorpasso anche rispetto alla serie-madre 'CSI-Scena del crimine'.

E vanno bene anche telefilm che hanno un po' stentato all'inzio sostenendo per esempio reti come Raidue che, Isola, a parte, non brillano di certo: è il caso di Navy NCIS (11.20% e 2.730.000 la settimana passata) e Criminale Minds (2.707.000 share 10,86% ieri). Numeri di un boom che ormai fa rumore e conosce anche altre declinazioni extra-televisive: le oltre 80.000 copie vendute delle 3 edizioni 'Dizionario dei Telefilm' (Garzanti) e gli 80.000 lettori del mensile ad hoc 'Telefilm Magazine', uniti ai 15.000 spettatori che hanno popolato l'ultimo 'Telefilm Festival' di Milano, testimoniano una passione che va aldilà dei semplici conteggi. E tutto questo in attesa di 'Supernatural', da novembre su Raidue; '24', da dicembre su Retequattro; 'Smallville' (da novembre su Italia 1); 'Desperate Housewives', 'The Closer', da novembre su Italia 1; 'Medium', prossimamente su Raitre; 'Grey's Anatomy', da dicembre su Italia 1. E naturalmente Lost, su Raidue a primavera con la seconda serie che è già in onda su Fox.

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