DEI RICCHI

2003 - Novembre - Settimana 2

Indice dei giorni


10/11/2003 * 11/11/2003 * 12/11/2003 * 13/11/2003 * 14/11/2003 *

Lunedì 10 Novembre 2003

Voto elettronico, vacilla la democrazia

Rai.it, http://www.rai.it/news, 10/11/2003

Esplode negli Usa la polemica sui nuovi sistemi di voto online

I data base non sono sicuri. Gli Usa cercano di capire come il voto, strumento di espressione democratica, possa muoversi nella dimensione virtuale. Nel 2004 saranno 8 milioni i cittadini statunitensi che potranno utilizzare il voto 'paperless'. E c'e' un problema: chi dovrebbe gestire l'intero sistema elettronico e' un grande elettore del presidente George W.Bush

A metà agosto Alden 'O Dell inviò 100 lettere di invito ad altrettanti amici vicini all’area repubblicana per partecipare a un party elettorale a Columbus in Ohio.

“Ho il compito di recapitare il voto dell’Ohio alle presidenziali il prossimo anno". Così recitava l’invito. 'O Dell è uno dei più accaniti sostenitori del presidente Bush, un grande elettore come si dice in gergo.

Costui è anche il proprietario di un’azienda, la Diebold Inc, che ha progettato un software di voto elettronico che con il semplice tocco di un dito su uno schermo a cristalli liquidi memorizza ed elabora la volontà di voto dell’elettore.

Secondo i dati della commissione federale elettorale saranno oltre 8 milioni gli elettori che usufruiranno nelle presidenziali del 2004 della ‘cabina virtuale’ utilizzando il sistema Diebold tra California, Virginia, Kansas, Arizona, Texas, Indiana.

Il voto elettronico ha aperto negli Stati Uniti un acceso dibattito che scorre impetuoso nei turbolenti fiumi delle chat e dei forum. Scettici appaiono i democratici che pongono problemi di natura etica insieme ad argomentazioni sulla effettiva capacità di controllo delle fasi di votazione.

La bufera del dubbio e dell’illazione si è abbattuta sul volitivo imprenditore 'O Dell accusato di essere troppo vicino alla cerchia del presidente per potersi ritenere ‘super partes’ nella gestione della macchina elettorale.

A questo si aggiunga i buoni profitti che 'O Dell ricaverebbe dalla installazione in tutti i seggi elettorali del suo sistema Diebold.

Sulla vicenda si sono mossi anche importanti professori della John Hopkins University che hano smontato l’intero software deducendo che non c’è assoluta certezza di imparzialità nelle procedure di computo e di assegnazione delle preferenze.

Uno dei punti deboli è stato il codice di accesso alla macchina, ogni cittadino dovrebbe avere un suo codice identificativo. A gennaio scorso un codice fu forzato da uno smanettone di internet che fu in grado di forzare il sistema con semplici operazioni di ‘hackeraggio’.

Circa 15 mila e mail della Diebold sono state tracciate in rete visto che l’accesso al data base risultava non protetto da alcuna password. Per chi usa Access di Explorer il sistema di sicurezza diventa un colabrodo.

‘O Dell ha un passato alla Emerson Electric prima di approdare alla Diebold System. Il punto di conflitto all’interno dell’opinione pubblica americana non e’ tanto incentrato sulla sicurezza del sistema, quanto sulla affiliazione del vulcanico manager alla cerchia di finanziatori della prossima campagna presidenziale.

La Diebold ha gia’ finanziato gli impegni elettorali di Bush per 22 mila dollari fino alla fine di quest’anno. Di qui la campagna mossa contro la sicurezza del sistema di voto elettronico fino ad arrivare allo stop prudenziale imposto dalla California al nuovo sistema di voto, alt arrivato la settimana scorsa.

Il fiasco delle elezioni del 2000 in Florida, il cui contenzioso elettorale arrise all’attuale presidente americano spinsero molti a pensare che il sistema collaudato del ‘punch-card’ fosse andato in crisi. Alcuni mesi dopo fu approvata una legge federale che prevedeva il finanziamento su progetti di voto elettronico per un importo di psesa pari a 3.9 miliardi di dollari.

I bene informati affermano che fu proprio la Diebold a beneficiare dell’aiuto dello statale insieme ad altre realta’ piu’ piccole anche per ‘peso politico’ nel panorama americano.

Coloro che avevano dichiarato finito il vecchio sistema elettorale pensano che aver speso milioni di dollari per cambiare sistema sia stato un errore. La comunita’ scientifica e’ scettica. Il rischio di brogli elettorali e’ altissimo. La democrazia e’ nata nell’agora’ reale. Ha qualche problema ad ambientarsi in quella virtuale. Nella realta’ la societa’ chiede solo di credere nel progetto. Ma perche’ gli americani elettori dovrebbero dare fiducia alla Diebold?

Israele: cibo killer, esperti in Germania

Ultim'ora Televideo, http://www.televideo.rai.it, 10/11/2003

Preoccupazione in Israele dopo la rivelazione del ministero della Sanità sulla nocività di un tipo di cibo kosher alla soia responsabile della morte di 3 bambini e del ricovero di altri 10. Oggi una delegazione di esperti si reca in Germania per verificare la produzione del cibo realizzata su formula della società israeliana Remedia. In Israele 6-8.000 bimbi si nutrono di questo prodotto che provocherebbe gravi disturbi al sistema nervoso.Allarme anche nella comunità ebraica statunitense

Neuroscienze. Studio nippoamericano rivela: ecco come nasce il fascino del bello. Più guardiamo, più siamo attratti

Rai.it, http://www.rai.it/news, 10/11/2003

Nuove sorprese dallo studio dei meccanismi del cervello

"Più lo guardo più mi piace". La sensazione dell'innamorato non è campata per aria. Anzi, uno studio pubblicato sulla rivista Nature Neuroscience rivela che osservare un viso oppure un oggetto porta ad apprezzarne sempre di più la bellezza. Ad una condizione: a scegliere dobbiamo essere noi, spontaneamente.

Se si è costretti a guardare qualcosa o qualcuno, l'effetto 'aumenta-fascino' non si verifica. Secondo Shinsuke Shimojo del California Institute of Technology a Pasadena e i suoi collaboratori presso la Bunkyo Gakuin University di Iruma-gun, questo suggerisce la presenza di un meccanismo mentale per cui le preferenze estetiche si consolidano e si rinforzano con l'osservazione.

Lo studio indica che è possibile intercettare l'orientamento futuro delle preferenze di una persona, semplicemente spiando la direzione dei suoi occhi. I ricercatori hanno studiato i movimenti degli occhi di un gruppo di volontari cui era richiesto di scegliere le immagini piu' attraenti tra alcune figure di persone e cose. Gli sguardi si concentravano, sin dall'inizio, sull'immagine che poi sarebbe stata prescelta. Inoltre l'effetto era maggiore se due immagini erano simili. Se poi ai volontari si chiedeva di valutare caratteristiche fisiche delle figure, come la rotondità, oppure di scegliere l'immagine più brutta, gli sguardi non venivano più 'monopolizzati' da una sola immagine, ma si suddividevano equamente.

Nell'ultima parte dello studio, i ricercatori hanno dimostrato che, al contrario, se i volontari non 'scelgono' di guardare qualcosa ma sono obbligati a farlo, non sviluppano alcuna preferenza.

Martedì 11 Novembre 2003

Cei. I vescovi chiedono al governo il diritto di asilo e il voto amministrativo agli immigrati

Rai.it, http://www.rai.it/news, 11/11/2003

E in queste ore non si ferma l'ondata di sbarchi

I vescovi chiedono al governo italiano che venga fatto tutto il possibile per concedere il diritto di asilo e il voto amministrativo agli immigrati. Il pronunciamento arriva dopo che Alleanza nazionale, poco meno di un mese fa, aveva presentato la proposta di concedere il diritto di voto attivo e passivo agli extracomunitari che soggiornano regolarmente e stabilmente in Italia da almeno sei anni. Anzi, i prelati rivolgono un invito a "fare presto" con i regolamenti di attuazione della legge Bossi-Fini sull'immigrazione. Così come aveva fatto con il precedente governo, la Conferenza episcopale italiana (Cei) rivolge dunque un appello all'attuale esecutivo affinchè venga varata la normativa sul diritto d'asilo nel Belpaese.

I vertici della Fondazione Migrantes della Cei, il presidente protempore mons. Giuseppe Di Falco, e il direttore generale mons. Luigi Petris, colgono l'occasione della Giornata nazionale per i migranti, in programma domenica 16 novembre, per tracciare un quadro delle attività e delle attese della Chiesa sul fronte dell'immigrazione.

Il diritto di voto amministrativo è di nostro auspicio, spiega il vescovo di Sulmona mons. Di Falco, perchè "quando gli immigrati vengono e si inseriscono nel nostro Paese e nella nostra cultura, acquisiscono il diritto di esprimersi nelle amministrazioni locali".

Il presule fonda tale diritto nel "senso di legalità che deve vincolare lo straniero" anche nei suoi doveri, "compresi quelli di conoscere le leggi che lo riguardano e di riconoscere, oltre ai suoi, anche i diritti della società di accoglienza, senza pretendere che questa rinunci alla sua identità e tradizione".

La legalità deve essere osservata anche dai datori di lavoro

Una lacuna da colmare lungo il percorso di un'integrazione solidale è perciò quella del regolamento d'attuazione della Bossi-Fini, dove si è accumulato, fa notare il vescovo di Sulmona, "un forte ritardo che va apertamente contro la legge".

Il prelato si rivolge poi esplicitamente al ministro dell'Interno Giuseppe Pisanu, che al Papa, nell'udienza di due settimane fa con gli altri colleghi dell'Unione, aveva accostato "legalità e accoglienza" come caratteristiche del mandato cristiano. La Chiesa si augura che queste parole, annota Di Falco, "non rimangano voce isolata o pura dichiarazione d'intenti, ma si traducano in chiare scelte politiche e in linee di azione in campo sia nazionale che europeo".

Al fondo dell'azione sociale, c'è per i vescovi un'esigenza di solidarietà che "va oltre la legge stessa". E a essere richiamati al rispetto della legalità, sono anche i datori di lavoro. Questi ultimi, denuncia mons. Di Falco, "troppo spesso escogitano vie nuove per perpetrare l'antico crimine di defraudare la giusta mercede agli operai", ad esempio quando viene fatto ricadere sul dipendente l'onere delle assicurazioni o della sanatoria, o si fanno prolungare le ore di lavoro "ricattando lo straniero con la minaccia del licenziamento".

Anche lo Stato, nell'analisi del vescovo risulta gravemente "inadempiente" nei confronti del caso "ancora più serio" delle migliaia di richiedenti asilo, che "devono vivere e non possono lavorare", trovandosi costretti ad appoggiarsi a enti di solidarietà con il rischio di "avallare -spiega- una supplenza che disimpegna e addormenta la coscienza di chi avrebbe il dovere di intervenire".

Non basta. La Chiesa lamenta infatti di non essere convocata da troppo tempo, attraverso i propri organismi di volontariato e di solidarietà sociale, "in quelle sedi istituzionali che la nuova legge sull'immigrazione mantiene in vigore", come la Consulta nazionale per i problemi dell'immigrazione nonché la Commissione per le politiche di integrazione. E da parte sua, mons. Petris, direttore generale della Migrantes, fa sapere che l'estensione del voto amministrativo agli immigrati "era all'ordine del giorno della Chiesa italiana fin da un documento del 1993", della commissione piscopale per le migrazioni intitolato 'Ero forestiero e mi avete accolto'.

Alle regioni gli extracomunitari portano soldi

Ma i padri comboniani non si dicono proprio d'accordo con le gerarchie ecclesiali. Un permesso di soggiorno "in nome di Dio", sara' infatti rilasciato agli immigrati sabato 15 novembre da diversi attivisti del movimento contro il neoliberismo, che seguiranno l'appello e l'esempio dei padri Comboniani di Castel Volturno, che nel giugno scorso si incatenarono davanti alla Questura-Prefettura di Caserta per protestare contro la legge Bossi-Fini.

Il governo -scrivono i religiosi- favorisce indirettamente l'illegalità costruendo attraverso la legge Bossi-Fini sbarramenti e complicazioni che impediscono la regolarizzazione degli immigrati.

La lista delle manifestazioni è lunga: Torino, Genova, Milano, Varese, Padova, Venezia, Bologna, Ferrara, Parma, Pesaro, Firenze, Pistoia, Roma, Napoli, Avellino, Salerno, Palermo, Messina, Agrigento. I padri comboniani o chi per loro (a Padova i Beati Costruttori di Pace di don Albino Bizzotto, a Venezia la rete antirazzista) si piazzeranno davanti alle Questure e distribuiranno permessi di soggiorno nel Belpaese "in nome di Dio", spiegando ovviamente agli immigrati che il documento non è riconosciuto dalle autorità italiane.

E oggi è arrivata anche la nuova bacchettata alle Regioni da parte del sottosegretario all'Economia, Giuseppe Vegas, in merito alla spesa sanitaria. Nel corso del suo intervento in aula, Vegas ha ribadito che l'assistenza sanitaria agli immigrati regolari non comporta solamente nuove uscite per le Regioni, ma anche "compensazioni", visto che "gli immigrati portano anche nuove entrate". Vegas ha confermato, tuttavia, che la questione, che è al centro dei tavoli aperti con i Governatori, dovrebbe essere affrontata "nell'altro ramo del Parlamento".

Il controllo delle frontiere

La Commissione europea ha intanto adottato una proposta di regolamento per creare un'agenzia di gestione delle frontiere esterne dell'Unione europea che aiuterà la lotta contro l'immigrazione clandestina. L'iniziativa, già avallata allo scorso consiglio europeo (16 e 17 ottobre) dai leader europei, gestirà la cooperazione operativa tra gli stati membri e li assisterà nella messa in opera della legislazione comunitaria per il controllo e la sorveglianza delle frontiere esterne (terrestri, marittime e gli aeroporti internazionali) e di ritorno di competenza dei paesi terzi.

L'obiettivo del regolamento -spiega il comunicato diffuso dall'esecutivo di Bruxelles- consiste nell'ottimizzare la messa in opera della politica comunitaria di gestione delle frontiere esterne. Inoltre l'agenzia assisterà gli stati dell'Ue nella formazione delle guardie di frontiera nazionali e delle amministrazioni competenti, effettuerà gli studi per la valutazione dei rischi, seguirà l'evoluzione della ricerca e coordinerà i paesi dell'Ue in materia di espulsione degli immigrati irregolari.

L'organismo comprenderà uno staff di circa 30 persone. Resta ora da decidere la sede centrale, ma secondo indiscrezioni, questa sorgere a Bruxelles. Il nuovo organo coordinerà attività già esistenti o in fieri: quella tedesca per le operazioni congiunte nelle frontiere terrestri (già in opera), quella italiana per il coordinamento delle operazioni negli aeroporti internazionali (sulla quale c'è l'accordo dei ministri competenti), e quella greca per le frontiere marittime (in preparazione).

E non si ferma l'ondata di sbarchi

Una sessantina di immigrati clandestini è approdata infatti poche ore fa sull'isola di Linosa, la minore delle Pelagie. Secondo le prime notizie, gli extracomunitari sarebbero arrivati fino all'isola a bordo di un'imbarcazione in legno di pochi metri. Una motovedetta della Guardia costiera è partita dall'isola di Lampedusa per recuperare i 60 uomini e portarli al centro di prima accoglienza.

Dalla notte scorsa è invece in dialisi uno dei tre immigrati clandestini sbarcati ieri a Pantelleria e ricoverati all'ospedale Civico di Palermo, a causa delle loro precarie condizioni di salute.

Jamel, 34 anni, questo il nome del clandestino sottoposto alla dialisi, presenta una grave insufficienza renale "dovuta -spiegano i medici- alla mancanza di acqua e cibo per più di una settimana".

All'ospedale di Marsala (Tp) è stata invece eseguita l'autopsia sul corpo del giovane extracomunitario trovato morto che viaggiava sulla stessa imbarcazione.

Mercoledì 12 Novembre 2003

Iraq. Berlusconi: nessuna intimidazione indebolisce la nostra determinazione

Rai.it, http://www.rai.it/news, 12/11/2003

La nostra determinazione è la stessa degli italiani in divisa che si sono fatti onore e si fanno onore nella coalizione impegnata nel sostenere il cammino dell'Iraq verso la democrazia. Con queste parole il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ha commentato la notizia dell'attentato ai danni dei carabinieri italiani impegnati in Iraq.

Nessuna intimidazione – ha detto il premier - deve smuoverci dalla volontà di aiutare quel paese a risorgere e a costruirsi autogoverno, sicurezza e libertà.

Berlusconi sottolinea anche la vicinanza del governo, "con amore", alle famiglie delle vittime, che "condivide il loro dolore in questo drammatico momento".

Il dolore è in questo momento il sentimento di tutta la nazione. Un dolore profondo per le vite stroncate dal terrorismo durante la spedizione umanitaria e di libertà in soccorso al popolo iracheno e in difesa della stabilità e della sicurezza in Medio Oriente.

Iraq. Attentato di Nassirya, Berlusconi in Senato: non è il giorno delle polemiche, abbiamo compiuto il nostro dovere

Rai.it, http://www.rai.it/news, 12/11/2003

Preceduto da un minuto di silenzio osservato dall'Aula, il premier Silvio Berlusconi ha riferito in Senato sull'attentato costato la vita a 11 Carabinieri e tre soldati italiani a Nassirya, esprimendo "il dolore profondo per le vite stroncate dal terrorismo durante una spedizione umanitaria e di libertà in soccorso al popolo iracheno e in difesa della stabilità e della sicurezza del Medio Oriente".

Berlusconi ha ribadito la "determinazione" del governo a non farsi intimidire. "Nessuna intimidazione -ha detto il premier - deve smuoverci dalla volontà di aiutare quel Paese a risorgere a costruirsi autogoverno, sicurezza e libertà". Berlusconi si è detto orgoglioso per il coraggio e l'umanità dimostrata dai nostri militari e ha invitato le forze politiche a far "tacere le polemiche", affinché "a nome di un Paese finalmente unito venga data una prova di lealtà democratica alle famiglie di chi ha perso la vita per la libertà la democrazia e la pace".

Da quando una guerra feroce è stata dichiarata dal fanatismo terrorista, questo governo forte del voto del Parlamento ha agito perche'l'Italia fosse leale con i suoi storici alleati in favore della democrazia. Era inevitabile, dice Berlusconi, una reazione da parte del terrorismo, ma "il nostro dovere è stato e sarà compiuto".

Nella fornace di Nassirya

Rai.it, http://www.rai.it/news, 12/11/2003

Il primo contingente di Carabinieri sbarcò nella cittadina a sud di Baghdad la scorsa primavera

Partiti dopo una lunga battaglia parlamentare tra maggioranza e opposizione, si trovano in Iraq per "proteggere gli aiuti umanitari una volta delineata la pace". Pace mai arrivata, in un paese dove sui muri stra scritto: "Avete fatto il vostro lavoro, ora andatevene"

La missione dei Carabinieri in Iraq parte dopo una discussione parlamentare molto sofferta, un braccio di ferro tra maggioranza e opposizione terminato solo ai primi di maggio, quando un contingente di 14 uomini ha lasciato Pisa alla volta di Kuwait City prima, Baghdad subito dopo. Il gruppo, si leggeva nella richiesta fatta dal governo al Parlamento, è là per proteggere gli aiuti umanitari una volta delineata la pace.

Una pace mai arrivata, come ci racconta la quotidiana cronaca irachena: un morto al giorno, quando va bene, quasi sempre tra i militari Usa. Una missione senza l’egida dell’Onu. ''Noi non ci opporremo – aveva annunciato il capogruppo Ds alla Camera Luciano Violante - purche' si tratti di un'operazione delle Nazioni Unite e non della continuazione della guerra unilaterale. Dobbiamo spingere perche' siano le organizzazioni internazionali a riprendere in mano la situazione''. Sulla stessa linea si era detto Sergio Cofferati- ''un contingente in Iraq puo' essere inviato solo per operazioni di pace e sotto l'egida dell'Onu''. Contrari ai Carabinieri in Iraq erano stati anche i Comunisti italiani e i Verdi. ''Nell'Iraq devastato dalla guerra, servono, con urgenza aiuti umanitari, e non altri fucili'', era stato il commento del capogruppo del Pdci alla Camera Marco Rizzo, mentre nella Cdl il leader dell'Udc Marco Follini non vedeva problemi, ma anzi auspicava l'invio dei militari italiani in Iraq. ''La guerra sta finendo – aveva dichiarato - e chi parte oggi non lo fa per scopi di conquista. La presenza di una forza di peacekeeping per ricostruire l'Iraq rientrerebbe in una logica di pace”.

Qualche settimana dopo, attorno al gruppetto di Carabinieri e militari italiani c’era solo il deserto, la polvere e il silenzio. Tutti intorpiditi dal caldo asfissiante e alle prese con problemi logistici. All'aeroporto di Tallil - a 15 chilometri da Nassiriya, la piu' grande citta' della provincia meridionale di Dhi Qar, quella affidata al controllo degli italiani- in giugno due C130J dell'Aeronautica militare hanno fatto tre volte la spola da Kuwait city, trasportando poco meno di 200 soldati. Andavano ad aggiungersi ai 500 uomini della Marina gia' in azione davanti al porto di Umm Qasr a bordo dei cacciamine Chioggia e Viareggio, della nave San Giusto e dal pattugliatore Cigala Fulgosi, che pero' avrebbe ripreso la strada di casa di lì a poco. Ai primi di luglio il contingente di Antica Babilonia aveva raggiunto la quota prevista: 2.850.

A Tallil ci sono due lunghe piste. Saddam ne aveva fatto il piu' grande aeroporto militare iracheno e gli americani e gli inglesi hanno voluto conservarne l'importanza strategica. White Horse invece e' un ex centro di addestramento di reclute dell'esercito di Saddam, a cinque chilometri da Nassiriya. All'ingresso c'e' ancora, dipinto, un grande stemma con l'aquila simbolo del regime iracheno. Questa caserma e' stata riutilizzata dagli Usa, poi smobilitata in favore degli italiani. Ci sono una dozzina e piu' di vecchi edifici, tutti malmessi.

Gli attacchi alle forze della coalizione sono stati continui. ''Fin dal primo giorno- aveva detto generale Lops- abbiamo preso tutte le precauzioni. I nostri ragazzi indossano sempre, quando escono, elmetto e giubbetto antiproiettile, i mezzi sono sempre scortati. Insomma, la vigilanza e l'attenzione sono gia' al massimo''. Sui potenziali pericoli: ''Non abbiamo ancora un quadro preciso, ma la minaccia piu' grave sembra costituita oggi dalla criminalita', dagli scontri tra bande locali. Pero' non ci sono stati finora atti ostili nella nostra area di responsabilita'''. Da parte della popolazione, comunque, ''l'accoglienza e' stata finora ottima, ci trattano davvero benissimo'', aveva assicurato anche il colonnello Enzo Vecciarelli, comandante del contingente dell'Aeronautica. Eppure, su un vecchio muro di Nassiriya c'e' scritto: ''Avete fatto il vostro lavoro, ora andatevene''.

In Iraq una missione di pace e di affari

Rai.it, http://www.rai.it/news, 12/11/2003

Pesa molto, oltre al ruolo militare e diplomatico, la presenza delle nostre imprese nel grande appalto mondiale per ricostruire il paese distrutto

di Pietro Plastina

L'Italia paga il suo prezzo di sangue alla causa irachena, una causa che e' a cavallo tra due necessita': la stabilizzazione dell'Iraq dopo la caduta di Saddam Hussein e la sua ricostruzione. Il confine tra i due aspetti si confonde giorno dopo giorno.

L'incalzare di una resistenza terroristica che a macchia di leopardo colpisce indiscrinatamente obiettivi civili e militari indebolisce le speranze di dare un assetto certo a un paese in ginocchio mentre bussano alla porta banche e gruppi internazionali pronti a entrare subito in campo nel grande bussiness della ricostruzione.

La nostra partecipazione in Iraq e' stata definita "multidimensionale". In parole meno sibilline si puo' dire che la nostra partecipazione alla campagna di Baghdad viene regolata e gestita da una task force interministeriale che comprende i dicasteri della Difesa, Ambiente, Beni Culturali, e, dulcis in fundo Attivita' produttive.

Il nostro paese e' impegnato su cinque segmenti d iintervento: Petrolio, Acqua, Infrastrutture, Mercato e Import-Export. A Nassirya l'Italia ha portato la corrente elettrica, ha ricanalizzato le acque dell'Eufrate con opere di ingegneria idraulica, ha portato viveri e medicine alla popolazione dei numerosi villaggi che circondano la citta' irachena che dal 12 novembre e' diventata, come ha detto il ministro della Difesa Antonio Martino, "il nostro ground zero".

Nel settore del petrolio il nostro paese importa il 10% dall'Iraq del fabbisogno energetico nazionale. Nel campo idraulico a noi e' stata affidata la costruzione delle rete di approvigionamento di Bassora, insieme alle opere di captazione.

Nell'area delle infrastrutture le societa' Impregilo e Condotte sono nel giro di tutti i piu' grandi progetti di intervento dell'intera area. Sul fronte del mercato e del commercio e' stato stimato che l'Iraq vale due miliardi di euro l'anno.

Una bella fetta di soldi visto che siamo stati, fino all'inizio della guerra, la quarta nazione come partner commerciale di Saddam Hussein. Nassirya rappresenta il baricentro dell'operazione italiana, il luogo dove far germogliare tutti i buoni propositi d'impresa da sviluppare per il futuro.

Ma Nassirya e' anche il baricentro (instabile) degli sciiti. Il 2 luglio scorso l'intelligence americana aveva avvertito i Carabinieri di un gruppo di guerriglieri pronti a compiere attentati contro il nostro contingente.

La nostra presenza militare a Nassirya non ha potuto cambiare atteggiamento. I nostri compiti di polizia militare erano chiari, cosi' chiari da far ingaggiare qualche settimana fa un conflitto a fuoco con un gruppo di disoccupati legati a un locale 'partito comunista' il "Wcpi" che chiedeva di ottenere sussidi di disoccupazione. Insomma, si e' lavorato sul fronte caldo dei rapporti con la popolazione che ha accolto la nostra presenza con una certa diffidenza.

Le frange estreme degli sciiti da mesi conducono una campagna di intimidazione nei confronti delle truppe di 'occupazione' e degli stessi civili che hanno chiesto di spostare fuori citta' ogni presidio militare per evitare di essere coinvolti in attentati come quello del 12 novembre scorso.

Ecco come la fermezza e la solidarieta' (lo slogan della brigata Sassari) si e' scontrata con tanti interessi, opposti l'uno all'altro. Da una parte l'obbligo di ristabilire l'ordine, dall'altro il difficile ruolo di capire, intuire, prevedere gli umori di un paese che ci considera - demagogie a parte - un esercito di occupazione. Ma 'lo spettacolo deve continuare' per il nuovo Iraq ricostruito dall'occidente.

Visita Bush, Gb teme infiltrati al Qaeda

Ultim'ora Televideo, http://www.televideo.rai.it, 12/11/2003

I terroristi di Al Qaeda potrebbero approfittare delle manifestazioni previste contro il presidente americano Bush in visita in Gran Bretagna dal 18 al 21 novembre prossimi, e infiltrarsi tra i manifestanti. E'l'avvertimento lanciato da alti funzionari della polizia britannica, citati oggi dal 'Times'. Andrew Burgin, portavoce di 'Stop the war', ritiene che al corteo di protesta 'Unwelcome Bush' che si terrà a Londra il 20 dovrebbero aderire oltre 60 mila persone.Previsto l'abbattimento di una statua di Bush appositamente costruita.

Seul: sciopero nazionale contro governo

Ultim'ora Televideo, http://www.televideo.rai.it, 12/11/2003

A tre giorni di distanza dalle manifestazioni di operai a Seul, sfociate in scontri con la polizia, circa 150 mila lavoratori sudcoreani delle industrie meccaniche,tessili e chimiche aderiscono a uno sciopero nazionale di 8 ore.Si contesta un progetto di governo che facilita i licenziamenti, riduce i poteri dei sindacati e consente alle imprese di denunciare i sindacalisti in caso di danni agli impianti durante scioperi. La protesta ha bloccato 120 fabbriche, tra cui la Hyundai, il maggior produttore automobilistico del Paese.

Giovedì 13 Novembre 2003

Iraq: attentato Cc, 12.000 soldati italiani all' estero

ANSA.it, http://www.ansa.it, 13/11/2003

Sono 12.000 i militari italiani impegnati in missioni all' estero, ma il loro numero - che appena due anni fa era di 2.500 - potrebbe presto arrivare a 18.000. E' stato lo stesso ministro della difesa Antonio Martino ad indicare tale obiettivo che rappresenterebbe una quota pari al 10% del numero complessivo di militari italiani.

Un rapporto sempre piu' stretto quello tra consistenza del personale militare e soldati impegnati all'estero: nel 1991, quando le Forze Armate avevano 360 mila uomini, in missione all' estero c'erano 2.500 uomini; ora che il numero complessivo di militari e' calato a 199 mila e' stato raggiunto un massimo di 12 mila unita' all' estero.

Queste le principali missioni in corso a cui partecipano militari italiani:

ANTICA BABILONIA - IRAQ Dal giugno scorso l'Italia partecipa con un proprio Contingente Militare interforze e, alla componente terrestre, e' stato assegnato un settore (provincia di Dhi Qar) nella regione meridionale dell'Iraq nell'area di responsabilita' della Divisione Multinazionale a guida Inglese. I militari italiani impegnati sono circa 2.400. Nell'area si trova anche la nave della Marina militare San Giusto.

ISAF - AFGHANISTAN La missione, in corso dalla fine del 2001, ha il compito di garantire un ambiente sicuro a tutela dell'Autorita' afghana che si e' insediata a Kabul il 22 dicembre 2001. Il Contingente Italiano, forte di 400 uomini circa provvede alla sicurezza del Comando della Missione oltre alle attivita' di bonifica da ordigni esplosivi e chimica. Dall'Agosto 2003 e' una missione Nato. Prosegue intanto la missione Enduring Freedom dal 18 novembre 2001 con la nave Espero della Marina militare che ha a bordo 250 uomini.

IFOR-SFOR - BOSNIA ERZEGOVINA. Dal 1995 il personale italiano impegnato nella missione Ifor/Sfor in Bosnia-Erzegovina comprende gli uomini inquadrati nel Comando Ifor/Sfor dislocato a Sarajevo nella base di Ilidza, nel Comando della Divisione Multinazionale Sud-Est (DMNSE) alle porte della citta' di Mostar ed i reparti che compongono la Brigata Multinazionale Nord (BMNN), distribuiti nella zona settentrionale del settore di responsabilita' della divisione ''Salamandre'', per un totale di oltre 2.000 uomini.

KFOR - KOSOVO La missione e' in corso da 12 giugno 1999 e impegna circa 2.000 uomini. Nel quadro del riordino delle unita' multinazionali dislocate nei Balcani, la Brigata Multinazionale Ovest a guida italiana e la Brigata Multinazionale Sud a guida tedesca sono state unificate dal 12 novembre 2002.

AMBER FOX - HALLIED ARMONY - MACEDONIA La prima missione, iniziata nell' ottobre del 2001 e, alla sua conclusione, il 15 dicembre 2002,, il grosso dei reparti e' rientrato. Immediatamente ha avuto pero' inizio l' Operazione. ''Allied Harmony'', continuazione della precedente missione cui l'Italia partecipa con un plotone blindo del ''Lancieri di Novara'', una unita' EOD (bonifica ordigni esplosivi) ed un nucleo di personale di staff.

Sono inoltre in corso le missioni di osservazione:

- UNMOGIP - India e Pakistan dal 1949.

- UNTSO - Siria, Israele, Libano, Egitto dal 1958.

- MINURSO - Sahara occidentale, dal 1991.

- UNIKOM - Iraq e Kuwait, dal 1991.

- MONUC - Congo, 1999.

- UNMEE - Etiopia, Eritrea dal 2000.

- OSCE/KVM - Kosovo dal 1998.

- EUMM - Ex Jugoslavia, dal 1991.

Venerdì 14 Novembre 2003

Fmi. Monito del Fondo Monetario: l'Italia cresce poco, piu' risanamento

Rai.it, http://www.rai.it/news, 14/11/2003

Giudizio positivo del Fmi sul progetto di riforma delle pensioni

L'economia italiana cresce ancora troppo poco, con un livello d'inflazione superiore alla media di Eurolandia.

La sfida principale per il Governo e' quella di rimuovere tutti i fattori di freno allo sviluppo accelerando il risanamento dei conti pubblici e le riforme strutturali, ma anche varando delle misure per migliorare la competitivita'.

La sollecitazione giunge dal Fondo Monetario Internazionale che nelle conclusioni del suo "esame" annuale dell'Italia, da' un giudizio positivo della progetto di riforma delle pensioni e riconosce esplicitamente che "l'Italia e' l'unico grande Paese dell'area euro che non ha oltrepassato la soglie del 3% nel rapporto deficit/Pil prevista dal Patto di Stabilita' e di Crescita.

Nucleare: in Basilicata cimitero scorie, infuria polemica

ANSA.it, http://www.ansa.it, 14/11/2003

MATERA - La scelta del Consiglio dei ministri di Scanzano Jonico, in provincia di Matera, come sede del 'cimitero' delle scorie nucleari accumulate dalla dismissione delle centrali italiane e da attivita' di ricerca ha innescato una tempesta di proteste. Il sindaco di Scanzano, Mario Altieri (An), ha chiesto il ritiro del decreto e un confronto pubblico con la Sogin. La prossima settimana potrebbe essere ricevuto da Berlusconi.

Ferma protesta anche del presidente della Regione, Bubbico. Ha difeso la decisione il generale Carlo Jean: 'La scelta di quest'area della Basilicata e' giunta al termine di una lunga serie di studi, cominciati fin dal 1962, alla ricerca dei siti adatti'. In serata, i manifestanti di Scanzano hanno bloccato il traffico sulla Statale 106 fin quasi a mezzanotte. 'La scelta del governo di stoccare scorie nucleari a Scanzano Jonico in Basilicata è il definitivo atto di morte della Regione Basilicata' afferma in una nota il portavoce del Coordinamento nazionale dei piccoli comuni italiani, Virgilio Caivano.