DEI RICCHI

2003 - Settembre - Settimana 2

Indice dei giorni


08/09/2003 * 11/09/2003 * 12/09/2003 * 13/09/2003 * 14/09/2003 *

Lunedì 8 Settembre 2003

Due milioni di asteroidi 'minacciano' la Terra

Rai.it, http://www.rai.it/news, 08/09/2003

Tanti i corpi celesti, di grandezza superiore al chilometro, che si trovano nella "Cintura degli asteroidi", tra Marte e Giove

Davvero poche, però - assicurano all'Esa -, le possibilità che possano colpire il nostro pianeta

Due milioni di asteroidi “minacciano”, almeno potenzialmente, la terra. Grazie al satellite Iso (Infrared space observatory) l'Ente spaziale europeo ha osservato che potrebbero esserci due milioni di asteroidi, di grandezza superiore al chilometro, nella regione spaziale conosciuta come la Cintura degli asteroidi.

Le spinte gravitazionali dei pianeti - spiega l'Esa in un articolo pubblicato sul proprio sito - possono portarli fuori dalla loro posizione, spingendoli verso il sole. Questo significa che possono trovarsi ad attraversare l'orbita terrestre e, potenzialmente, ad entrare in collisione con il nostro mondo.

La notizia giunge mentre l’attenzione degli astronomi di tutto il mondo è ancora puntata su '2003 QQ47', l’asteroide che, secondo 'Near Earth Object Information Centre', il centro per l'osservazione degli oggetti che si muovono nello spazio vicino alla Terra', potrebbe colpire il nostro pianeta nel 2014 dando con conseguenze devastanti, pari a 20 bombe atomiche della potenza di quella lanciata su Hiroshima.

Gli esperti comunque minimizzano. Se le possibilità di un impatto di '2003 QQ47' si limitano ad una su 909mila, quelle che uno dei due milioni di asteroidi arrivi sulla Terra "sono davvero poche" assicura l'Esa. Comunque esistono, come ha dimostrato l'impatto della cometa Shoemaker-levy 9 con Giove nel 1994". "I pianeti del sistema solare - sottolinea l'Esa- hanno avuto origine da una violenta tempesta di oggetti simili ad asteroidi che iniziò 4,6 miliardi di anni fa e durò per circa 500 milioni di anni. I pianeti non riuscirono a inglobare tutti gli asteroidi e quelli sopravvissuti alla tempesta planetaria sono tutt'ora in orbita intorno al sole".

“La maggior parte di loro - assicura l'Agenzia spaziale europea - si trova confinata nella 'grande cintura' di asteroidi, tra le orbite di Marte e Giove. E, per ironia della sorte, questo processo, che si ritiene avere inizialmente favorito l'origine della vita sulla terra, 'inseminandola' con preziosi componenti organici, adesso costituisce una minaccia".

Iraq, Bush chiede più soldi e l'intervento dell'Onu

Rai.it, http://www.rai.it/news, 08/09/2003

Atteso discorso del presidente Usa, in calo nei sondaggi, alla vigilia dell'11 settembre

La guerriglia irachena ferisce due soldati Usa. Arrestati 4 ricerati a Tikrit

Si è tradotto in una serie di richieste l'atteso discorso alla Nazione che George W. Bush ha pronunciato nella serata di domenica, quando in Italia era già notte fonda, e che è stato quasi completamente monopolizzato dalla vicenda irachena.

Al Congresso federale il presidente degli Stati Uniti ha chiesto fondi supplementari nell'ordine di 87 miliardi di dollari per finanziare la spedizione militare in Iraq e la ricostruzione di quel Paese; al popolo americano ha chiesto pazienza, capacità di sopportare ancora sacrifici e la disponibilità ad accettare le ulteriori vittime che, ha avvertito, la campagna nel Golfo di certo pretenderà; e all'Onu ha infine chiesto aiuto e di "superare le passate divergenze", emerse a proposito della guerra contro Saddam Hussein.

Nessun annuncio clamoroso è venuto dalla Casa Bianca: nessuna cattura di pezzi grossi della rete di Osama Bin Laden o di Saddam Hussein e neanche un calendario per il ritiro delle truppe come auspicato dalle decine di migliaia di militari usa impegnati in Iraq. Per la prima volta da quando in maggio aveva annunciato la fine delle ostilità in Iraq, e quattro giorni prima del secondo anniversario dell'11 settembre, Bush ha parlato alla nazione per 17 minuti da un podio allestito nella Casa Bianca.

Il presidente ha scelto l'ora di punta degli ascolti televisivi per sollecitare l'appoggio degli elettori che, stando ai sondaggi, cominciano ad avere forti dubbi sulla sua gestione della politica estera dell'America. Stando alle fonti della casa bianca il discorso alla nazione non è legato all'andamento dei sondaggi. Bush - hanno detto le fonti - aveva deciso già da un mese di presentarsi alla nazione per aggiornarla sull'andamento delle operazioni militari.

Per tutta risposta, nella mattina di lunedì la guerriglia irachena ha rotto una fase di relativa calma e ha attaccato una pattuglia americana a Baghdad. Alcuni soldati americani sono stati sorpresi e colpiti da una carica esplosiva mentre a bordo dei loro mezzi blindati entravano in un tunnel. Due i soldati feriti.

Più di cento militari americani hanno setacciato nella notte tra domenica e lunedì le case di Tikrit, il paese natale di Saddam Hussein, alla ricerca di fedelissimi dell'ex dittatore accusati di finanziare o coordinare gli attacchi ai soldati americani. Quattro ricercati sono stati catturati, hanno annunciato i militari. "Tutti gli uomini ricercati erano coinvolti in attacchi alle forze di coalizione e ad autorita' governative" ha detto il tenente colonnello Steve Russell, comandante del 1. battaglione. "Il messaggio che mandiamo è che se qualcuno è coinvolto in questo tipo di attività, noi lo cattureremo o lo uccideremo".

I giornalisti italiani tra i meno corrotti al mondo

Rai.it, http://www.rai.it/news, 08/09/2003

Lo dice uno studio realizzato da due prestigiose Università Usa

Serventi Longhi: "Ho sempre pensato che i giornalisti italiani fossero migliori di molti colleghi stranieri"

I giornalisti italiani tra i meno corrotti del mondo. A stabilirlo una ricerca americana che ha esaminato quanto fatto in questi ultimi anni da tutti i giornalisti della carta stampata di tutto il mondo. L'Italia è al settimo posto nel mondo fra le nazioni più virtuose davanti a Spagna, ottava, e Francia, decima.

La corruzione nei giornali, secondo lo studio, è più probabile in Cina, Arabia Saudita, Vietnam, Bangladesh e Pakistan. Al contrario, i paesi in cui vi è maggiore trasparenza sono Finlandia, prima classificata, seguita da Danimarca e Nuova Zelanda al secondo posto, Norvegia, Germania, Islanda e Gran Bretagna, quarte. Quindi seguono Stati Uniti, Canada, Austria, Olanda, Svezia e Belgio, in quinta posizione. L'Italia è settima insieme a Irlanda e Israele.

L'indice, il cui nome completo è ‘International Index of Bribery for News Coverage’, è stato realizzato dal prof. Dean Kruckeberg, della Northern Iowa University e da Katerina Tsetsura della ‘Purdue University’ dell'Indiana. La ricerca ha classificato 66 nazioni in base alla tendenza dei giornalisti della carta stampata ad accettare o richiedere denaro a funzionari pubblici, uomini d'azienda o altre fonti in cambio della pubblicazione di notizie compiacenti.

La notizia non ha colto di sorpresa il segretario nazionale della Federazione Italiana della Stampa, il sindacato dei giornalisti. “Ho sempre pensato – dice Paolo Serventi Longhi – che i giornalisti italiani fossero migliori di molti colleghi stranieri. Migliori, soprattutto, di come veniamo rappresentanti da certi politici nostrani. Non bisogna però abbassare la guardia e allontanare dalla professione le poche mele marce. Un compito di tutela deontologica che spetta, comunque, all’Ordine dei giornalisti. Occorre anche che la trasparenza diventi un fronte comune di giornalisti ed editori contro tentativi reiterati di confondere la pubblicità con l’informazione. E certi interessi commerciali sono una tentazione per le nostre aziende. L’indipendenza è l’antitodo principale ai rischi di subordinare le notizie alla pubblicità”.

Corsa al nucleare, l'Aiea frena l'Iran

Rai.it, http://www.rai.it/news, 08/09/2003

Vertice a Vienna per discutere del 'caso Teheran'

L'organizzazione dell'energia nucleare chiede al governo iraniano 'estrema chiarezza' su alcuni processi di trasformazione e arrcchimento dell'uranio in corso in alcuni suoi siti militari

Riunione della Aiea, l'ente internazione sull'energia nucleare, per discutere del 'caso' Iran. Da molti mesi sono state segnalate attvità 'sospsette' da parte del governo di Teheran nel settore dell'armamento nucleare.

Il dossier sulle possibili violazioni dell'Iran si è ingrossato in queste settimane spingendo il capo dell'agenzia a chidere 'piena traparenza, al governo iraniano.

El Baradei da Vienna, dove è in corso la riunione dell'oranismo di controllo internazionale, fa sapere di aver chiesto con fermezza e tempestività chiarimenti su processi industriali di produzione di uranio arricchito e in generale sui processi di conversione di materiale radiottivo in deposito presso alcuni siti segnalati da tempo all'opinione pubblica internazionale.

Gli Stati Uniti il 18 giugno scorso avevano inserito l'Iran tra i paesi ' a rcischio'. Nel merito il portavoce della Casa Bianca. Il portavoce della Casa Bianca Ari Fleischer aveva espresso "forti preoccupazioni" riguardo al programma di sviluppo nucleare dell’Iran, e vogliono che quest’ultimo tenga fede agli accordi ai quali ha aderito quando ha firmato il Trattato di non proliferazione nucleare.

Prima dell'estate nel rapporto dell'Aiea risultava che l’Iran non ha riferito di alcune attività e materiali nucleari, e pertanto si stavano attuando misure correttive in collaborazione con le autorità iraniane".

Stando alle parole di Fleischer, il fatto che l’Iran non adempia ai suoi obblighi nei confronti della Aiea non consentendo l’accesso ai dati e non garantendo la certezza che le misure di sicurezza siano state rispettate, unitamente al fatto che una nazione che non ne ha alcun bisogno voglia produrre energia nucleare, è per gli Stati Uniti "motivo di grande preoccupazione".

Giovedì 11 Settembre 2003

Al Qaeda, confermato arresto del giornalista di Al Jazeera

Rai.it, http://www.rai.it/news, 11/09/2003

Il corrispondente dalla Spagna fu l'unico accreditot dai talebani in Afghanistan e il primo a portare un messaggio di Bin Laden

Per il giudice Garzon Taysir Alouni è “un membro di spicco" della rete terroristica islamica

Taysir Alouni, corrispondente della tv qatariota Al Jazeera arrestato la settimana scorsa a Granada, è stato definito dal giudice spagnolo Baltasar Garzon, “un membro di spicco" della rete terroristica islamica Al Qaeda in Spagna. Per questo il suo arresto stato confermato, con l'accusa di collaborazione con banda armata.

Secondo l'atto d'accusa stilato da Garzon, Alouni - siriano di nascita ma naturalizzato spagnolo - fa parte della struttura di Al Qaeda dal 1995, e ha lavorato in stretto contatto con il luogotenente di Osama Bin Laden in Spagna, Imad Eddin Barakat Yarkas, detto Abu Dahdah, arrestato nel novembre del 2001 per la sua presunta partecipazione nell'organizzazione degli attentati dell'11 settembre negli Stati Uniti. "A margine della sua attività giornalistica, ma traendo vantaggio da essa, ha portato a termine atti di appoggio, finanziamento, controllo e coordinamento caratteristiche di un militante qualificato di questa organizzazione criminale", scrive Garzon nella motivazione dell'arresto del giornalista.

Le responsabilità di Alouni nella struttura, prosegue il magistrato, includevano la direzione di un "gruppo giovanile" islamico a Granada, dove il giornalista ha collaborato per anni al notiziario arabo dell'agenzia Efe, così come "viaggi in Afghanistan per il suo mestiere di corrispondente, che sono serviti per mantenere rapporti organici" con la rete terroristica, nonché per portare in quel paese fondi raccolti nella comunità araba spagnola.

Nei documenti sequestrati a Abu Dahdah, Alouni è identificato "come la persona che, approfittando dei suoi viaggi, porterà il denaro dell'organizzazione a membri di Al Qaeda che ne avessero bisogno, collaborando così in modo efficace alla consecuzione degli obiettivi di questa rete", sottolinea Garzon. Fonti giudiziarie hanno indicato che Alouni non nega aver trasportato del denaro dalla Spagna in Afghanistan (dai 1000 ai 4000 dollari ogni volta, secondo la sua testimonianza) ma giustifica questa attività sostenendo che si trattava di "fondi di solidarietà” raccolti dalla comunità siriana in Spagna.

Alouny è stato inviato di Al Jazeera a Kabul durante la guerra - unico giornalista accreditato presso il governo dei taleban - ha intervistato Osama Bin Laden settimane dopo gli attentati dell'11 settembre ed è stato lui a procurare all'emittente tv la prima cassetta con una dichiarazione del leader di Al Qaeda.

Al Jazira, che ha chiesto la liberazione del suo giornalista, ha confermato che stava per aprire un ufficio di corrispondenza a Madrid, dove nel luglio scorso Alouni ha partecipato a un dibattito sulle “nuove frontiere della televisione” in cui affermò che l'uccisione di un cameraman spagnolo a Baghdad da parte delle truppe americane doveva esser intesa come "un messaggio del Pentagono" alla stampa internazionale che seguiva il conflitto.

Wto, sindacalista coreano si uccide in diretta tv

Rai.it, http://www.rai.it/news, 11/09/2003

Lee Kyang Hae fa harakiri durante la manifestazione dei contadini contro il vertice dell'Organizzazione mondiale del commercio

I suoi compagni chiedono la fine del summit. Ma il direttore generale della World trade organization ricorda: "Non possiamo fallire, sarebbe nocivo per l'economia mondiale"

Stop ai negoziati della Wto. I compagni di militanza del dirigente contadino coreano che si è ucciso ieri a Cancun durante gli scontri tra manifestanti e polizia chiedono la fine del vertice dell’Organizzazione mondiale del commercio che si tiene fino a domenica nella città messicana. Il sindacalista, Lee Kyang Hae, di 55 anni, si è suicidato facendo 'harakiri' con un lungo coltello da tagliatori di caucciù. Si è immolato, hanno spiegato i suoi compagni perché non gli è stato consentito di manifestare la sua protesta ai delegati al vertice.

Nel tardo pomeriggio di mercoledì, il centro della città è stato attraversato da un marcia, che è partita dal parco della Palapas, si trova l'accampamento di Via Campesina, la componente maggioritaria dei no global presenti a Cancun, per arrivare all'ospedale generale dove è morto il leader sindacale coreano. Qui i compagni del morto hanno organizzato una veglia e ricordato la figura dello scomparso che - è stato detto - da anni si batteva contro la politica agricola della Wto nei confronti del sud del mondo. Il suicidio di Lee è "parte della lotta contro il Wto" e nessuno si azzardi a dire che si tratta di "un incidente legato a questioni personali", hanno sottolineato gli attivisti coreani presenti a Cancun che hanno poi chiesto la sospensione dei negoziati.

Non possiamo fallire – aveva però ricordato poco prima del suicidio il thailandese Supachai Panitchpakdi, direttore generale del Wto, durante la contestata inaugurazione del vertice messicano, - sarebbe un segnale nocivo per le prospettive dell'economia mondiale, che non è ancora sulla strada di una ripresa sostenibile, e si tradurrebbe in ulteriori privazioni per i lavoratori, in particolare nei paesi più poveri. Il direttore generale della Wto, in maniche di camicia, senza cravatta, come tutti gli altri relatori sul palco compreso il presidente messicano Vicente Fox, ha invitato le delegazioni dei 146 Paesi a lavorare con un atteggiamento flessibile di comprensione. La sfida è difficile - ha sottolineato - ma non insormontabile. Servono dei compromessi nel perseguire i propri interessi nazionali per chiudere positivamente questo round negoziale".

Durante il discorso introduttivo del direttore generale della Wto, Supachai Panitchpacdi, una settantina di manifestanti si sono alzati in piedi con un cerotto sulle labbra mostrando cartelli con la scritta "shame, shame” (“vergogna, vergogna") e "il Wto non è democratico, non è trasparente, non porta sviluppo ed è obsoleta". Quando sul palco ha preso la parola il presidente Fox i manifestanti sono usciti dalla sala della conferenza e si sono rivolti ai giornalisti ai quali hanno ricordato di sostenere l'alleanza politica dei G21, i Paesi in via di sviluppo capeggiati da India, Cina, Argentina e Sudafrica che hanno bocciato la piattaforma Ue-Usa.

Pensioni: nuovo affondo di Bossi, salta il vertice della Cdl

Rai.it, http://www.rai.it/news, 11/09/2003

Il Senatur rivendica: "Volevano le pensioni dei lavoratori del nord, la Lega ha fatto chiarezza"

Mentre il premier cerca la mediazione ("Non voglio lo scontro sociale"), arriva l'affondo del leader del Carroccio. An e Udc disertano il vertice sulla finanziaria a Palazzo Chigi

Nuovo stop all'interno della maggioranza dopo l'ultima uscita di Umberto Bossi sulle pensioni. Ad appena 24 ore dal vertice di martedì sera a palazzo Chigi tra silvio Berlusconi e i leader della Cdl, la ritrovata unita' per costruire la finanziaria sembra essere tornata in alto mare, affondata dagli strali del leader della Lega, che a meta' pomeriggio ha rivendicato per il Carroccio una "battaglia di chiarezza", sottolineando di non voler recedere dalle posizioni assunte e di non temere possibili conseguenze sulla tenuta della coalizione.

Mentre il premier era impegnato a trovare la quadratura del cerchio sulla prossima manovra economica attraverso un testo il "piu' condivisibile possibile" per evitare lo scontro con le parti sociali, le dichiarazioni di Bossi hanno creato nuove fibrillazioni. Anche se ufficialmentre nessuno lo dice, sarebbero stati proprio questi malumori a provocare il forfait di Udc e An, attesi ieri sera a palazzo Chigi per un nuovo round politico di approfondimento sui contenuti della legge di bilancio proprio con il cavaliere e il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti. Marco Follini, fanno sapere dal suo entourage, aveva gia' un impegno personale improrogabile, mentre Gianfranco Fini, alla fine, avrebbe deciso di disertare la riunione dopo le frasi del Senatur.

Ora spettera' a Berlusconi, impegnato in una difficile opera di mediazione, sciogliere il bandolo della matassa in tempi brevi. Il presidente del Consiglio, infatti, ha due settimane a disposizione per cercare un'intesa politica e incassare il via libera delle parti sociali prima del varo della finanziaria. Il premier, a quanto si apprende in ambienti della maggioranza, proprio per ottenere un testo condiviso da tutti, anche nei contatti e incontri di ieri, avrebbe ribadito il suo invito a un forte senso di responsabilita' da parte di tutti, di fronte alla necessita' di far quadrare i conti e, allo stesso tempo, di accontentare le richieste di spesa dei vari ministeri. "Non voglio lo scontro sociale", sarebbe quindi il leitmotiv del capo del governo, forse memore del '94, quando il suo primo governo provo' a imporre la riforma previdenziale, ritrovandosi isolato, senza la Lega e con i sindacati in piazza.

Pensioni, Bossi: 'La Lega ha fatto una battaglia di chiarezza'

Rai.it, http://www.rai.it/news, 11/09/2003

Il ministro per le Riforme all'agenzia di stampa Ansa

Non molliamo, siamo disposti anche a ripetere il '95 afferma (la Lega lasciò la maggioranza, causando la caduta del governo Berlusconi, n.d.r). "Era più che evidente che volevano le pensioni del nord" continua. Poi l'affondo ad An e Udc: "A caccia dei soldi del nord per tener viva la vecchia pratica assistenzialista"

Era piu' che evidente che volevano le pensioni dei lavoratori del nord. La Lega questo non poteva accettarlo e quindi ha fatto una battaglia di chiarezza: il ministro per le Riforme, Umberto Bossi, spiega la sua posizione sulla questione. Sottolineando che "la Lega sulle pensioni non molla" ed e' disposta "a rifare quello che fece nel '95" anche se, precisa, "il Berlusconi di oggi non e' quello di allora".

Ministro Bossi, la questione pensioni e' conclusa? "Ci andrei cauto - risponde il leader leghista - perche' Roma ladrona vuole i soldi del nord, dei lavoratori del nord. Del resto altri soldi non ce ne sono in circolazione. Il sud prende pochi fondi strutturali Ue perche' l'Europa non e' fessa come la Padania, mica paga a pie' di lista. I soldi li danno solo sullo stato di avanzamento dei lavori".

Diciamo che il miele attira le mosche - continua Bossi - è un po' come il gioco della roulette, a ogni giro con periodicita' ritornano. Credo che vedremo i partiti di Roma, due dei quali sono nella maggioranza, tornare a caccia dei soldi del nord per tener viva la vecchia pratica assistenzialista. Quando gli si fa notare che esponenti della maggioranza hanno chiesto interventi per il sud, Bossi replica: "Sono da ammirare. Hanno il merito di aver detto la verita'. La Lega questa estate ha fatto una battaglia di chiarezza, ha chiarito che si trattava di tagliare le pensioni al nord per dare i soldi ai falsi invalidi del sud. Di tagliare le pensioni ammantando la cosa, come fa Confindustria, di finalita' false come lo sviluppo, ma in realta' per mandare i soldi ai fondi perduti del Mezzogiorno. Quest'estate la Lega ha voluto scoprire il gioco. Mostrare il trucco".

Come valuta la posizione di Confindustria? "Confindustria sta a Roma - e come tutto quello che sta a Roma è negativo per il nord. Negativo, colonizzatore e razzista". D'amato ha detto che quella delle pensioni non sarebbe una riforma strutturale se fatta dopo il 2008... "E' esattamente il Contrario - spiega Bossi - e' strutturale perche' va dopo il 2008. Se fatta oggi sarebbe congiunturale: cioe' prendere pochi soldi, qualche migliaia di miliardi, darli agli amici degli amici e gli altri se la piglino in quel posto...".

Insomma, ministro, la riforma delle pensioni e' stata fatta o no? "La riforma c'era gia' ed e' quella di Dini - replica il leader del Carroccio - Noi abbiamo solo impedito che si tagliassero le pensioni dei lavoratori prima del 2008. Dopo il 2008 non ci sara' piu' bisogno di toccare le pensioni di anzianita' perche' non ci saranno piu'. Comunque allora prima di togliere il residuo dai 35 ai 40 anni, la Lega porra' come condizione il federalismo". Dunque sulla questione pensioni e' disposto a far saltare il governo come fece nel '95? "Si' proprio come allora - risponde il ministro - tenendo pero' presente che il Berlusconi di oggi non e' piu' quello di allora e non mi pare che sia intenzionato a toccare le pensioni del nord".

Il nord- prosegue Bossi - deve muoversi sulla questione delle pensioni. Le sanguisughe romane taglino i loro privilegi anziche' le pensioni dei lavoratori. In questi giorni anche il presidente della Repubblica e' intervenuto sulla questione delle riforme: come giudica le parole di Ciampi? "Non ho seguito - risponde il senatur- basta che non spunti un nuovo Scalfaro...". Che cosa vuole dire? E' possibile questo? "Adesso che le sinistre sembrano aver la possibilita' di vincere - replica- gli apparati dello stato si rigirano come fanno i girasoli". Ministro Bossi, ma lei e' ottimista o pessimista? "Rispondo che e' meglio che il nord si prepari: il nord si aiuti se vuole che il cielo l'aiuti".

Papa in Slovacchia, sul viaggio l'ombra dell'arcivescovo 'nazista'

Rai.it, http://www.rai.it/news, 11/09/2003

Nel 1939 Monsignor Tiso guidò un governo fantoccio con l'appoggio di Hitler

Mentre il Pontefice giunge a Bratislava, organi di stampa locale ricostruiscono il ruolo svolto dalla Chiesa durante la seconda guerra mondiale. Molti si attendono un 'mea culpa' come accadde a Banja Luka

Sul viaggio del Papa in Slovacchia si proietta l'ombra assai scomoda di monsignor Josef Tiso, l'arcivescovo di Bratislava che nel 1939, grazie all'appoggio di Hitler, dichiaro' l'indipendenza del Paese divenendo il capo di un governo fantoccio. Alla vigilia della partenza alcuni organi di stampa locali hanno, infatti, riparlato del ruolo svolto dalla Chiesa durante la seconda guerra mondiale.

Monsignor Tiso - che fu fucilato nel '47 dopo essere stato processato da un tribunale nazionale - si mostro' condiscendente alle richieste di Hitler. La comunita' ebraica mondiale imputa proprio a lui la deportazione di migliaia di persone. E' per questo che ambienti ebraici interpellati dall'agenzia di stampa Ap.Biscom si attendono da Wojtyla il pronunciamento di un 'mea culpa' sulle responsabilita' storiche che gravano sui figli della Chiesa slovacca.

Proprio come e' accaduto anche a Banja Luka dove il Papa durante l'omelia di una beatificazione ha fatto riferimento alle responsabilita' degli ustascia. Ma stavolta - fanno sapere in Vaticano - sembra che Giovanni Paolo II non sia intenzionato ad affrontare questo difficile tema perche' la controversa figura di monsignor Tiso e' ancora oggetto di analisi storiche. Non tutti i cattolici sono propensi a ritenerlo un criminale di guerra. Basti solo pensare che due anni fa la rivista vicina all'Opus Dei, 'Studi Cattolici', ospito' un saggio dello scrittore cattolico Rino Cammilleri in cui monsignor Josef Tiso veniva definito un 'martire slovacco', colui che salvo' 'il Paese dalle mani del Reich'.

Secondo la ricostruzione fatta da Cammilleri, Hitler cerco' in tutti i modi di liberarsi di quel prete che guidava il governo di Bratislava, il quale fu capace di tenere i nazisti lontani dall'economia slovacca per tutto il conflitto. Tiso poco prima di morire lascio' un testamento spirituale in cui tra l'altro si legge: "muoio come martire della legge naturale data a Dio a ciascun popolo di promuovere la sua liberta' e come difensore della civilta' cristiana contro il comunismo".

L'attivismo politico di monsignor Tiso non era gradito al Vaticano. L'arcivescovo fu persino ammonito da monsignor Domenico Tardini, allora segretario di Stato che per conto di Pio XII gli chiedeva di rammentare la sua dignita' sacerdotale.

Berlusconi 'assolve' Mussolini

Voce di Rimini, http://www.omniway.sm/omni_news/get_news.php3?PARAM=23897&CDTEST=1&CAT=Cronaca%20Rimini, 11/09/2003

RIMINI - Pubblichiamo oggi in esclusiva altre dichiarazioni rilasciate a Boris Johnson, direttore del settimanale "The Spectator", e a Nicholas Farrell editorialista del nostro giornale, dal presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, destinate anch'esse a suscitare reazioni e polemiche. Dopo i magistrati e i giornalisti, stavolta il Cavaliere, soffermandosi sul concetto di dittatura, ha dichiarato che "Mussolini non ha mai ammazzato nessuno. Mussolini mandava la gente a fare vacanza al confino". Il presidente del Consiglio è poi tornato sul lodo Maccanico e a proposito del ribaltone del '94 ha rivelato che "il mio governo è caduto perché mi hanno accusato di corruzione e poi io sono stato assolto in appello e in Cassazione dopo sei anni per non aver commesso il fatto. Eppure hanno fatto cadere il mio governo con quelle accuse. Perché il capo dello Stato di allora (Scalfaro, ndr) ha chiamato Bossi e gli ha detto: - guarda che è sicuro che Berlusconi cade e ti porta con lui nel baratro -. Bossi poi me lo ha raccontato".

A proposito di Saddam ...e Mussolini Giornalisti inglesi: ma Bush e Blair le dissero che Saddam aveva armi che in 45 minuti erano in grado di colpire l'Occidente? Berlusconi: "Su questo non ho parlato direttamente con loro. Io sinceramente ritengo che può essere discussa o meno l'opportunità di un'azione militare. Ma certamente c'è il grande problema dei rapporti dell'Occidente con la comunità musulmana, con la regione Mediorientale. Il fatto è che in Medio Oriente non c'è democrazia e credo che sia importante che nel futuro ci sia una democrazia. Giudico positivo un intervento che ha posto termine ad una dittatura e che può essere paradigmatico per tutta la regione. Capisco la difficoltà di insegnare la democrazia ad un popolo che per quasi quarant'anni ha conosciuto solo la dittatura e non conosce altro sistema che la dittatura..." Interviene Nicholas Farrell: "come l'Italia..." Berlusconi: "Lasciamo stare, era una dittatura molto più..." - "Benevolent" dice Nicholas Farrell in inglese - "benigna" traduce l'interprete del presidente del Consiglio. Riprende Berlusconi: "Sì, Mussolini non ha mai ammazzato nessuno, Mussolini mandava la gente a fare vacanza al confino. E aggiungono i giornalisti inglesi: "in posti che adesso sono luoghi di vacanze esclusivi". Riprende Berlusconi: "A parte questo, qui il discorso diventa più ampio: qui siamo di fronte ad un nuovo scenario mondiale. E' finita la contrapposizione dell'Occidente con il patto di Varsavia. Ora la federazione russa ha deciso, attraverso Putin, di far parte dell'Occidente, questo è un grande fatto... Il Lodo Maccanico e il ribaltone del 1994 Berlusconi: "Ho avuto qualcosa come più di 500 visite della guardia di finanza, più di novanta indagini, cosa si deve pensare di fronte ad una cosa di questo genere? Qual è il rimedio? Ci sono intere procure, come Milano e Palermo, che non fanno altro che inventarsi teoremi contro di me. Qual è il rimedio? Io devo governare o rispondere a tutte queste accuse continue? O governo o rispondo alle accuse. Solo l'8 per cento degli italiani si fida della magistratura, anche a sinistra capiscono che la magistratura è politicizzata. L'unico rimedio che sembrava possibile era dire: capo dello Stato, presidente del Consiglio, presidenti di Camera e Senato e il presidente delle Corte Costituzionale hanno sospesi i processi per il periodo in cui sono al servizio dello stato. Sospesi, non chiusi. In Francia e Spagna è la stessa cosa. Io ero contrario a questo provvedimento anche perché mi restava solo un processo, li altri li ho vinti tutti, ma stavano facendo quello che hanno fatto nel 1994. Nel 1994 il mio governo è caduto perché mi hanno accusato di corruzione e poi io sono stato assolto in appello e in cassazione, dopo sei anni, per non aver commesso il fatto. Eppure hanno fatto cadere il mio governo con quelle accuse. Perché il capo dello Stato di allora (Oscar Luigi Scalfaro, ndr) ha chiamato Bossi e gli ha detto "guarda che è sicuro che Berlusconi cada e ti porta con lui nel baratro" e Bossi (che fece il famoso "ribaltone", ndr) poi me lo ha raccontato. E quindi hanno cambiato la storia d'Italia non attraverso la verità ma attraverso delle accuse false, Adesso gli stessi giudici, della stessa procura fanno la stessa cosa con un'accusa falsa sulla Sme, dove io ho detto che voglio la medaglia d'oro perché Prodi aveva svenduto tutto della Sme, e questo verrà fuori. Quindi il lodo Maccanico è sembrato un rimedio condiviso da tutti, anche dal capo dello Stato".

Le armi di distruzione di massa "Non voglio entrare in questa discussione. Io in diverse dichiarazioni pubbliche ho sostenuto che non si sarebbero trovate le armi di distruzione di massa. Io se fossi stato Saddam avrei fatto sparire le armi di distruzione di massa. Qualcuno di autorevole ha detto a Saddam che avrebbe impedito il voto del consiglio di sicurezza dell'Onu. Le ha eliminate perché era convinto che non ci sarebbe stato l'attacco. Che non ci sarebbe stato il voto del consiglio di sicurezza. Quando Bush ha deciso l'azione di guerra sono stato con lui. ... Comunque Saddam ha eliminato le armi o le ha mandate all'estero. Le armi aveva perché le ha usate contro l'Iran e contro i curdi. Aveva gli specialisti in grado di fabbricarle". L'opinione pubblica occidentale e' stata ingannata? "Questo non lo posso dire, non conosco le cose in maniera tale da dare un giudizio. Io ho una grande stima di Bush e Blair. A tutti e due riconosco una grande sincerità nei rapporti interpersonali. Io credo a quello che loro mi dicono. Gli credo perché li guardo negli occhi: quando dicono sì è sì, quando dicono no è no. Io Credo a loro due. L'invito dei soldati in zone di guerra "Io ho detto subito a Bush: per la mia Costituzione, se non c'è un voto delle Nazioni Unite, io non posso inviare i soldati. Ho una legge costituzionale che mi impedisce di inviare le truppe senza l'autorizzazione delle Nazioni Unite. Quando la guerra è fatta, io posso però operare per il mantenimento della pace e ho mandato subito 3000 uomini. Siamo il terzo paese del mondo per il numero di uomini impegnati in operazioni di peace keeping".

Andreotti, Dell'Utri e la frase sui giudici Domanda di Boris Johnson: "Andreotti è un mafioso?" Berlusconi: "Ma no, ma no, è troppo intelligente" Boris Johnson: "E' legato con la mafia?" Berlusconi: "Ma no ma no, e guardi che non è un mio amico. E' a sinistra. Il giudizio su Andreotti è un giudizio su 50 anni di storia italiana. Hanno montato questa storia per dimostrare che la democrazia cristiana, che è stato il principale partito italiano per 50 anni non era un partito etico, ma vicino alla criminalità" Boris Johnson: "E Lima?" Berlusconi: "Non lo so, Facevo un altro lavoro, ero un imprenditore e non leggevo le cose di quegli anni" Nicholas Farrell: "Dell'Utri è suo amico..." Berlusconi: "Io su dell'Utri metto la mano sul fuoco. Non ha nessun rapporto di nessun tipo con la criminalità. Perché è un cattolico, un credente, un uomo di cultura, ha una straordinaria famiglia, ha un padre che era un dirigente benestante di un'azienda americana. E' nato ha Palermo. A Palermo la nostra magistratura comunista, di sinistra, ha creato un reato, un tipo di delitto che non è nel codice. E' il concorso esterno in associazione mafiosa. Cosa vuol dire: che se uno non fa parte della banda, ma in qualche modo parla, chiacchiera... Io le domando: se un cittadino del Nord va in Sicilia e parla con una persona che lo accoglie in casa, che lo saluta, se questa persona è libera e non è nelle prigioni italiane, questo cittadino del Nord è obbligato a sapere che questa persona è un mafioso? Se non lo sanno i giudici che sono lì e che non lo mettono in galera, come fanno a saperlo gli altri? Non c'è bisogno che si prepari un delitto, non c'è bisogno che ci sia un reato. Non solo: non c'è stato delitto e non è stato progettato, basta il fatto che lui mi abbia telefonato per essere incriminato. Il presidente della regione Sicilia è accusato di questo reato, che non c'è nel codice, perché un mafioso ha telefonato ad un suo collaboratore chiedendo la nomina di una persona a direttore di un ospedale. La nomina non è avvenuta, quindi la telefonata non ha avuto esito. Quindi, per il semplice motivo che il suo collaborate ha parlato al telefono per tre volte con un mafioso, che insisteva, questo è accusato di concorso in associazione mafiosa. Ma è una follia. Questo dovete capire: che questi giudici sono matti due volte. Uno perché sono politicamente così, due perché sono matti loro. Per fare quel mestiere bisogna avere delle turbe mentali, bisogna avere dei disturbi psichici. A me non verrebbe mai in mente di fare quel mestiere, se lo fanno è perché sono antropologicamente diversi. Non so se mi spiego".

L'economist e il conflitto d'interessi "Ho detto che non avrei letto l'Economist e lo avrebbero fatto i miei legali. E non l'ho fatto neppure quando è stato pubblicato in Italia dal giornale del partito comunista "L'Unità" e dall'"Espresso" del gruppo De Benedetti. L'Economist ha commesso un grande, fondamentale, errore, scambiando le guardie per i ladri. Ha semplicemente sbagliato. Ha preso le guardie della democrazia e della libertà per i ladri, e ha preso i ladri per guardie. Ha confuso i ruoli. Semplicemente questo. L'Economist, analizzando l'Italia, ha avuto dei suggeritori interessati che hanno ribaltato il nero per il bianco. L'Economist ha scambiato le guardie, cioè noi che lottiano per la democrazia, la libertà, per l'etica in politica per ladri. Io mi vanto di non aver preso una lira dalla politica, ma ne spendo. Da quando sono in politica non oso telefonare al mio gruppo, perché una sola centralinista lo può dire fuori. Dal '94 sono stato fortunato perché ho avuto fantastici manager, miei amici, e fantastici dipendenti, non ho mai licenziato nessuno e non ho avuto un'ora di sciopero e sono arrivato ad avere 46.000 dipendenti. Entrando in politica ho avuto solo guai. Anche qui, il conflitto d'interessi è al contrario. Perché ho dovuto vendere tutto il mio sistema di grandi magazzini perché i comunisti non venivano più a comperare da me. C'erano delle associazioni "Boicotta Berlusconi" e non mi davano più licenze. Perché gli amministratori locali di sinistra non me le davano perché ero Berlusconi, a quelli di destra non lo chiedevo io e i miei non le chiedevano perché avevano paura del conflitto d'interessi. Quindi i miei figli hanno deciso di vendere. Avevo delle reti televisive, avevo la televisione a pagamento, che ho dovuto vendere..." I soldi per Squillante "Non è provato niente, La mia azienda ha semplicemente pagato delle parcelle a degli avvocati, i quali a Roma avevano un sistema di conti avanti e indietro con la Svizzera, a cui partecipava tutto il settore dei giudici romani. Non dico che questo è corretto, ma noi eravamo del tutto estranei. E per quanto riguarda Squillante non aveva un processo che mi riguardava, perché il mio gruppo doveva pagare Squillante se non c'era un solo processo in cui Squillante aveva le mani dentro? Tutti i processi li avevamo a Milano. due-tre processi, cause normali. Gli italiani mi credono e non credono ai giudici. Questo è il risultato: mi hanno votato, ho vinto le elezioni con questo processo già in piedi. Gli italiani hanno creduto a me e non ai miei accusatori". Berlusconi come innovatore della politica "Io francamente credo che sarebbe una cosa positiva se in ogni paese nella politica potesse entrare aria nuova. Apportatrice di esperienze diverse. Ma aggiungo subito che non sono solo io, ma la gran parte dei deputati e senatori italiani che sono venuti con me provengono tutti dalla vita delle professioni, delle imprese, dalle Università. In Italia c'è stata una situazione particolare perché è stata eliminata tutta la precedente classe politica. E' rimasta soltanto la sinistra. Si è creata una situazione unica, che non si è vista negli altri paesi occidentali, un caso eccezionale. Dopo di che le posso dire che per chi non ha fatto politica è un grande sacrificio adattarsi alle istituzioni della politica. Per me non potere agire con la libertà dell'imprenditore è sempre una diminuzione. Certe volte è drammatico perché io vedo quello che si potrebbe fare ma non posso farlo. Mentre molto spesso nell'imprenditore tra la decisione e la realizzazione c'è una linea retta, in politica c'è un blocco bizantino, un arabesco".

Berlusconi, mai inteso rivalutare Mussolini

ANSA.it, http://www.ansa.it, 11/09/2003

Non ho mai inteso rivalutare Mussolini. Ho reagito da patriota'. Berlusconi smorza cosi' le polemiche dell'opposizione per il suo giudizio sul regime mussoliniano. 'Basta con le strumentalizzazioni, ha aggiunto, soprattutto da parte di chi ha condiviso per una vita gli orrori del comunismo, che si vergognino!'. Nella seconda puntata dell'intervista a Spectator il premier ha sostenuto che e' improponibile un confronto tra Saddam, un assassino, e Mussolini, che mandava gli oppositori 'in vacanza' al confino.

Il premier ha anche detto di aver ''avuto qualcosa come piu' di 500 visite della Guardia di Finanza, piu' di novanta indagini, cosa si deve pensare di fronte ad una cosa di questo genere? Qual e' il rimedio? Ci sono intere procure, come Milano e Palermo, che non fanno altro che inventarsi teoremi contro di me. Qual e' il rimedio? Io devo governare o rispondere a tutte queste accuse continue? O governo o rispondo alle accuse''.

''Solo l'8 per cento degli italiani - ribadisce il premier - si fida della magistratura, anche a sinistra capiscono che la magistratura e' politicizzata. L'unico rimedio che sembrava possibile era dire: capo dello Stato, presidente del Consiglio, presidenti di Camera e Senato e il presidente delle Corte Costituzionale hanno sospesi i processi per il periodo in cui sono al servizio dello Stato. Sospesi, non chiusi. In Francia e Spagna e' la stessa cosa. Io ero contrario a questo provvedimento anche perche' mi restava solo un processo, gli altri li ho vinti tutti, ma stavano facendo quello che hanno fatto nel 1994''.

''Nel 1994 - ricorda inoltre Berlusconi - il mio governo e' caduto perche' mi hanno accusato di corruzione e poi io sono stato assolto in Appello e in Cassazione, dopo sei anni, per non aver commesso il fatto. Eppure hanno fatto cadere il mio governo con quelle accuse. Perche' il capo dello Stato di allora (Oscar Luigi Scalfaro, ndr) ha chiamato Bossi e gli ha detto ''guarda che e' sicuro che Berlusconi cada e ti porta con lui nel baratro'' e Bossi poi me lo ha raccontato. E quindi hanno cambiato la storia d'Italia non attraverso la verita' ma attraverso delle accuse false, Adesso gli stessi giudici, della stessa procura fanno la stessa cosa con un' accusa falsa sulla Sme, dove io ho detto che voglio la medaglia d'oro perche' Prodi aveva svenduto tutto della Sme, e questo verra' fuori''. Quindi, il lodo Maccanico: ''E' sembrato un rimedio condiviso da tutti, anche dal capo dello Stato''.

Espulsione di Arafat. Primo giorno di reazioni

ANSA.it, http://www.ansa.it, 11/09/2003

Mo: Mubarak, espulsione sarebbe errore madornale

L'espulsione di Arafat sarebbe un errore madornale'. Lo ha detto il presidente egiziano Mubarak durante la conferenza stampa con Silvio Berlusconi. Mubarak ha fatto riferimento riferendosi alla possibilita' che Israele decida di espellere il presidente dell'Autorita' nazionale palestinese. 'Yasser Arafat - ha aggiunto - e' un presidente eletto, questa e' la democrazia: e' stato un errore trascurare il ruolo di Arafat'.

Mo: Israele ha deciso 'in principio' espulsione Arafat

Il governo israeliano ha deciso 'in principio di espellere' Yasser Arafat dai Territori, ma ha ''per ora'' rinviato l'attuazione della misura. Lo ha riferito stasera la televisione commerciale israeliana. La decisione ' stata presa nel vertice di sicurezza convocato a Tel Aviv dal premier Ariel Sharon.

Mo: Usa, no a ipotesi espulsione Arafat

Gli Stati Uniti restano contrari all'ipotesi di espulsione del presidente dell'Autorita' nazionale palestinese Yasser Arafat. Il portavoce del Dipartimento di Stato Richard Boucher sostiene che l'espulsione non sarebbe 'utile' a migliorare la situazione, anche perche' la misura contribuirebbe a dare ad Arafat un palcoscenico piu' ampio, mondiale, su cui agire. 'Continuiamo a pensare - ha detto - che faccia parte del problema, non della soluzione'.

Venerdì 12 Settembre 2003

Espulsione di Arafat. Secondo giorno di reazioni

ANSA.it, http://www.ansa.it, 12/09/2003

MO: USA

Preoccupato dall'ipotesi di un'espulsione del presidente palestinese Yasser Arafat, il segretario di Stato americano Colin Powell ha telefonato, iersera ai ministri degli esteri di Egitto, Ahmed Maher, Spagna, Ana Palacio, e Germania, Joschka Fischer, Secondo fonti diplomatiche, Powell ha voluto confrontare informazioni e sensazioni per cercare di capire quali siano le reali intenzioni di Israele. Powwell proseguira' le consultazioni nelle prossime ore e durante la missione a Ginevra dove domani deve incontrare i colleghi di Gran Bretagna, Francia, Russia e Cina, oltre al segretario generale delle Nazioni Unite Kofi Annan, per negoziare una risoluzione sull'Iraq. Ma certo si parlera' anche di Medio Oriente. (ANSA).

Espulsione di Arafat, dal mondo un coro di no

Ondata di preoccupatissimi 'no' dal mondo per il via libera - non ancora operativo - deciso da Israele all'espulsione di Arafat.Per Kofi Annan 'sarebbe imprudente', per la Francia 'sarebbe un grave errore', stessa dichiarazione giunge da Mosca e Pechino mette in guardia Israele. E arriva anche un volantino di Al Aqsa 'Arafat non si tocca'.Intanto centinaia di palestinesi giungono a Ramallah per proteggere il loro leader. Manca, al momento, una presa di posizione dell'Ue.

Presidenza Ue, Israele eviti l'espulsione di Arafat

Il ministro degli Esteri Frattini, a nome della presidenza dell'Ue, ha chiesto al Governo israeliano di 'evitare l'espulsione di Arafat'. La presidenza dell'Ue ha chiesto al Governo israeliano anche di 'evitare ogni azione di forza, che pregiudicherebbe l'attuazione della road map'.

Ciampi, Israele non deve espellere Yasser Arafat

Sull'ipotesi di un'espulsione di Arafat, interviene il presidente Ciampi: 'Mi auguro che Israele si astenga da atti, quali il suo allontanamento'. Secondo il Presidente della Repubblica,si arriverebbe ad un aggravamento della tensione. Il Capo dello Stato si augura inoltre che Israele 'prenda provvedimenti che accelerino l'applicazione della Road Map. Ciampi ha rilasciato tale dichiarazione al termine dell'incontro con il il presidente egiziano Hosni Mubarak.

Sabato 13 Settembre 2003

Espulsione di Arafat. Terzo giorno di reazioni

ANSA.it, http://www.ansa.it, 13/09/2003

MO: ARAFAT, NO DEL CONSIGLIO SICUREZZA ONU A ESPULSIONE

Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, riunitosi oggi a New York, ha chiesto ad Israele di non espellere il leader dell'Anp Yasser Arafat dai territori occupati, come deciso ieri in linea di massima dal governo guidato da Ariel Sharon. Al termine dei lavori, durati poco piu' di un'ora, in una dichiarazione alla stampa, il presidente di turno del Consiglio l'ambasciatore britannico Emyr Jones Parry ha ribadito che l'espulsione di Arafat non aiuterebbe il processo di pace in corso e ha confermato l'appoggio alla 'road map', il cammino diplomatico che dovrebbe portare alla creazione di uno stato palestinese entro il 2005. Jones Parry ha anche chiesto 'alle due parti di agire con il massimo di moderazione possibile'. (ANSA).

MO: Arafat, Israele respinge invito Onu

Israele ha respinto l' invito del Consiglio di sicurezza Onu, che si e' espresso contro l'espulsione di Yasser Arafat. Lo dice la radio di stato israeliana. La decisione dell'espulsione era stata assunta due giorni fa 'in linea di principio' dal governo israeliano. Citata dalla radio, una fonte vicina a Sharon spiega che 'e' in ballo e' la sicurezza d'Israele nel pieno di una nuova ondata di attentati suicidi'. 'Arafat e' un terrorista principe. Non rinunceremo al nostro diritto all'autodifesa', ha detto.

Domenica 14 Settembre 2003

Una raccomandata a Miss Italia? Scoppia la polemica

News2000, http://news2000.iol.it/webmagazine, 14/09/2003

Due ragazze giurano di aver sentito il presidente della giuria parlare di una sicura vincitrice

A poche ore dalla finalissima arriva sulle pagine dei giornali l'immancabile polemica. Un po' di fango sulla manifestazione, un po' di morbosità, un'ombra di corruzione e tante illazioni condite da invidia e gossip. La rivelazione arriva dal quotidiano dei quotidiani, Il Corriere della Sera, che oggi pubblica il resoconto della vicenda. Due ragazze, Monica De Luigi, miss Lombardia, e Virginia Lolli, miss Liguria, giurano di aver ascoltato inavvertitamente una frase che non doveva essere pronunciata. Durante una pausa pubblicitaria pare che il direttore della giuria, Enrico Vanzina, parlando con il direttore di Rai Uno, Fabrizio del Noce, si sia lasciato scappare la seguente affermazione: «Caro Fabrizio, Miss Italia diventerà quella là» indicando visibilmente la numero 62, Laura Prostamo (vedere fotogallery), milanese appena maggiorenne. Non solo, pare che Del Noce, a chi gli chiedeva chi era la sua preferita, abbia risposto «La 62».

Il comprensibile putiferio che si è scatenato in seguito all'origliata delle due miss è il solito: smentite e musi lunghi. Vanzina fa sapere che si tratta di «Illazioni vergognose» e aggiunge: «Credo che sia lecito che una giuria, dopo quindici giorni che siamo qua, abbia già delineato le dieci, quindici ragazze che meritano. Quanto a delle insulse e antigiornalistiche congetture fatte dal Corriere della sera nella persona di una signora che fa la giornalista in modo molto curioso, pensare che noi possiamo aver già deciso è una cosa ignominiosa. Il fatto che venga messo in discussione l'onore di tutta la giuria è una cosa che mi fa schifo».

Eppure le ragazze continuano a far circolare voci: sembra che ogni volta che si accende una telecamera o che lampeggia un flash, guarda caso, la numero 62 sia già in posa e di fronte all'obiettivo, piazzata da assistenti compiacenti, sempre truccata e pettinata alla perfezione. Invidia o verità? Difficile dire. Certo è che il clima non è quello di un bel gioco, le fanciulle sono infuriate e hanno tirato fuori le unghie. La miss incriminata, dal canto suo, Laura Prostamo, nega di essere raccomandata e dichiara candidamente: «Mi fa piacere essere stata notata». Una cosa è certa: se questa sera la 62 dovesse vincere succederebbe il finimondo, ma di solito questi gossip sono una condanna per la protagonista. Quale giuria, a questo punto, la sosterrebbe?

Espulsione di Arafat. Ultimi giorni di reazioni

ANSA.it, http://www.ansa.it, 14/09/2003

Mo: Israele, uccidere Yasser Arafat e' un'opzione

Per il vicepremier israeliano Ehud Olmert, l'uccisione di Yasser Arafat e' un'opzione che Israele non esclude. 'Noi cerchiamo di eliminare tutti i capi del terrorismo, e Arafat e' fra questi' ha precisato Olmert. Un'altra opzione, ha aggiunto, e' quella di segregare il presidente palestinese nel proprio ufficio a Ramallah 'dove sarebbe rifornito di cibo due volte al giorno, ma non potrebbe ricevere ospiti, ne' dare interviste, ne' parlare al telefono'.

Indonesia: in 10mila in piazza per Yasser Arafat

Almeno 10mila persone a Giakarta per la manifestazione di sostegno al leader palestinese Yasser Arafat e di condanna per Israele. Inneggiando ad 'Allahu Akbar' e scandendo slogan come 'liberiamo la Palestina dall'occupazione coloniale', i dimostranti si sono assembrati davanti all'ambasciata-bunker degli Stati Uniti. La manifestazione e' organizzata dal movimento islamico conservatore Partito della giustizia. Circa l'85% dei 210 milioni di indonesiani e' di religione musulmana.

Mo: Powell, no all'uccisione di Yasser Arafat

Colin Powell respinge l'ipotesi del vice premier israeliano Olmert secondo cui l'assassinio di Yasser Arafat e' 'un'opzione' per il suo governo. 'Gli Usa non appoggiano ne' l'eliminazione ne' l'espulsione di Arafat. E il governo israeliano lo sa bene', ha detto Powell. 'L'assassinio di Arafat farebbe esplodere il mondo arabo.