L'agnello di Dio che toglie i peccati del mondo

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Perché Gesù è detto anche 'l'agnello di Dio che toglie i peccati del mondo'?

Nella pagina precedente abbiamo visto come Barnaba si dia da fare spiegando la crocifissione e risurrezione di Gesù attraverso la scena dei due "capri espiatori". Raffigurazione che non solo svela l'esistenza di un "sosia" del Cristo, ma che è utile ancora una volta per spiegare l'evoluzione della teologia cristiana e confermare le nostre scoperte. Ma andiamo per ordine. Per la Chiesa Gesù riveste effettivamente la figura di un "agnello immolato", immagine chiaramente derivata dall'Apocalisse:

Apocalisse 5:12 e dicevano a gran voce: «L'Agnello che fu immolato è degno di ricevere potenza e ricchezza, sapienza e forza, onore, gloria e benedizione».

Apocalisse 7:14 Gli risposi: «Signore mio, tu lo sai». E lui: «Essi sono coloro che sono passati attraverso la grande tribolazione e hanno lavato le loro vesti rendendole candide col sangue dell'Agnello.

Questo ruolo di Gesù si ritrova negli Atti, nel Vangelo di Giovanni e nella prima lettera di Pietro:

Atti 8:32 Il passo della Scrittura che stava leggendo era questo: Come una pecora fu condotto al macello e come un agnello senza voce innanzi a chi lo tosa, così egli non apre la sua bocca.

Giovanni 1:29 Il giorno dopo, Giovanni vedendo Gesù venire verso di lui disse: «Ecco l'agnello di Dio, ecco colui che toglie il peccato del mondo!

1Pietro 1:19 ma con il sangue prezioso di Cristo, come di agnello senza difetti e senza macchia.

La Chiesa ci ha poi abituato da secoli ad associare questa immolazione dell'agnello con la festa pasquale ma, in quest'ultima circostanza, la tradizione ebraica non dava molta importanza al sacrificio quanto alla consumazione di pane azzimo. 1 Per capire invece l'enfasi associata all'uccisione dell'agnello ci viene incontro la lettera di Barnaba che racconta di non uno bensì due capri sacrificali. Infatti vi era una particolare ricorrenza in cui gli Ebrei celebravano questo doppia immolazione:

Il giorno dell'Espiazione era un giorno di completo riposo, di penitenza e di digiuno. [...] Sembra che in Lv 16 siano combinati due diversi rituali. [...] La comunità presentava due capri e si gettavano le sorti per dividere il loro destino: uno era scelto per Jahvéh, l'altro 'per Azael'. Quello scelto per Jahvéh veniva sacrificato per i peccati del popolo. Il sommo sacerdote imponeva poi le mani sull'altro capro trasferendo simbolicamente su di lui tutti i peccati della comunità. Una persona conduceva questo capro nel deserto, rimuovendo così i peccati del popolo (16,8-10.20-22). [...] Il rituale richiama quello che si faceva in Babilonia [...]. 2

In pratica con questo rituale viene spiegato il significato del cosiddetto "capro espiatorio" che, in termini cristiani, tradurremo come "l'agnello che toglie i peccati del mondo". Ma questo cerimoniale è proprio quello dipinto tra le righe della Lettera di Barnaba. Perché risulta importante soffermarci ancora su di esso? Perché così capiamo meglio il significato della locuzione di "agnello che toglie i peccati del mondo" associata alla figura del Gesù crocifisso.

Note


1 Cfr. [Commentario] 76:132-139.

2 Cfr. [Commentario] 76:156-157.

Note di redazione (statistiche generali)


Prima redazione: 20/05/2006. Revisioni: 04/09/2007, 24/07/2008.

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