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Ode alla sapienza
Come giustificavano i primi predicatori la presunta evidenza della risurrezione dei corpi? Forse noi, che siamo giunti a risultati così semplici da farci bonariamente sorridere delle astruse elaborazioni dei teologi, somigliamo ai Greci di quel verso già citato che ora riproponiamo con piacere: E mentre i Giudei chiedono i miracoli e i Greci cercano la sapienza (1Corinzi 1:22) Sì, per noi è importante la sapienza e chiamiamo i miracoli, come li definiva Giovanni, semplici "segni"; mentre la fede, che pure abbiamo, la riserviamo a tutto quello che abbiamo sperimentato e che ha un'alta probabilità di accadere. A tutto il resto dedichiamo la nostra speranza che sa resistere alla rassegnazione grazie alla versatilità della conoscenza e che ci difende dai tentativi di persuasione di chi vuole a tutti i costi far "credere" che i propri oggetti interni siano una fedele rappresentazione di quelli esterni. Ed è la conoscenza che ci dà modo di sorridere con pazienza di fronte alla maldestra presunzione di uomini come S. Cirillo di Gerusalemme (IV sec d.C.) che non dubitava di convincere gli scettici "greci" con argomentazioni la cui bassezza merita una caritatevole menzione: Ma i greci cercano una evidente resurrezione dei morti e dicono che anche se queste cose risorgono, non del tutto sono andate in putredine. Essi cercano di vedere apertamente l'animale putrefatto che risorge. Dio conosceva tale incredulità degli uomini e per questo creò l'uccello chiamato fenice. Esso, come scrive Clemente e i più narrano, è unigenito e venendo dalla terra d'Egitto a intervalli di cinquecento anni dimostra la risurrezione. Lo dimostra non nei luoghi deserti, ma perché sia conosciuto il mistero che avviene, in una città illustre in modo che l'incredibile sia toccato con mano. Costruitosi un nido di mirra, di incenso e di altri aromi in un ciclo completo di anni, entratovi, agli occhi di tutti muore e imputridisce. Poi, dalla putrefazione della carne morta, nasce un verme e questo crescendo prende la forma di un uccello. Credi alla cosa. Come del genere delle api, così vedi formarsi dai vermi e dalle liquidissime uova penne di uccelli, ossi e nervi che spuntano. Poi la suddetta fenice, mettendo le penne e divenuta perfetta quale era la prima fenice, vola nell'aria, come anche quella che era morta, mostrando agli uomini apertamente la resurrezione dei morti. Meraviglioso uccello è la fenice, ma uccello irragionevole che mai canta a Dio. Vola nell'aria, ma non sa che sia l'unigenito figlio di Dio. A questo animale irrazionale che non conosce il suo creatore è data la resurrezione dai morti. A noi, poi, che glorifichiamo Dio e osserviamo i suoi precetti non è data la resurrezione? 1 Amen? Certo che no. Almeno non per noi che dobbiamo ancora spiegare come e perché è nata una religione in cui "credono" ancor oggi milioni di persone. Note di redazione (statistiche generali)Prima redazione: 12/01/2003. Revisioni: 28/02/2004. Pagina visitata 1.724 volte dal 23/07/2004. Visite odierne: 7. |
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