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La legge della Regione Veneto n. 61 del 1985

Home » Libri » Dèi Ricchi Volume I » Urbanistica » L'influenza della normativa urbanistica sulle città

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Come viene sacrificato il verde pubblico e per quali scopi? Come sono stati dimensionati gli spazi pubblici nella Regione Veneto? Perché le città sono sempre più caotiche?

Sempre lo stesso anno (funesto assai potremmo dire), precisamente il 27 giugno del 1985, veniva emanata anche la Legge Regionale n. 61 "Norme per l'assetto e l'uso del territorio". A prima vista la norma sembrava apportare miglioramenti a quella nazionale. L'art. 23 prevede infatti densità fondiarie massime che vanno dai 3 m3/m2 per i Comuni fino a 10'000 abitanti per arrivare a 5 m3/m2 per i Comuni oltre i 50'000 abitanti. Ricordiamo che la legge nazionale (D.M. 1444/68) non limitava la densità edilizia per le zone di nuova formazione e anche per le zone B i suoi limiti erano ben superiori: massimo 7 m3/m2 oltre i 200'000 abitanti, minimo 5 m3/m2 sotto i 50'000 abitanti.

La limitazione introdotta dalla legge regionale poteva essere perciò positiva, in quanto riduceva la possibilità di copertura dei terreni: per fare un confronto ricordiamo che nel Paese modello le concentrazioni edilizie non arrivano a 3 m3/m2.

Ancora, un ulteriore apporto positivo della norma è stato dato alle cosiddette superfici a standard, riportate nella Tabella 1 di 14, che viene aggiornata come segue:

Tipo di area

D.M. 1444/68

L.R.V. 61/85

Paese modello

Superficie lorda abitabile

25.00

25.00

60.00

Area per l'istruzione

4.50

4.50

9.94

Area per attrezzature di interesse comune

2.00

4.00

6.89

Spazi pubblici attrezzati a parco e per il gioco e lo sport

9.00

15.00

29.79

Parcheggi

2.50

3.50

16.20

Totale

43.00

52.00

122.82

Tabella 1

Come si evince dalla tabella, sia le aree per attrezzature di interesse comune che quelle per parco, giochi e parcheggi sono state aumentate in misura anche considerevole.

L'aumento dei parcheggi pubblici (da 2.5 a 3.5 m2/abitante) viene però subito annullato dalla riduzione nei parcheggi privati, il cui valore, fissato dalla L. 765/67 in 1 m2 ogni 10 m3 di costruzione, viene ora ridotto a 1 m2 ogni 20 m3 di costruzione: la situazione delle cosiddette "macchine per strada" a cui ci siamo abituati nei nostri paesi è anche legata a questa modifica normativa.

Dalla tabella parrebbe inoltre che vi fosse un aumento, passando dalla legge nazionale a quella regionale, di quasi il 20% degli spazi pubblici.

Viene quindi spontaneo chiedersi da dove deriva il caos delle nostre città e dei nostri paesi se la norma regionale sembra migliorare il dettato di quella nazionale. Abbiamo dimostrato che ciò non è vero per i parcheggi. Ma ci deve essere di più: una persona che infatti gira per i nostri centri abitati nota sempre un traffico incredibile, associato alla mancanza di spazi pubblici. Eppure sembrerebbe che la norma abbia introdotto variazioni migliorative sia riducendo la densità edilizia che aumentando le superfici a standard. Come dimostreremo presto, questo non è assolutamente vero ed è dovuto ad un piccolo dato iniziale, ben diverso tra la norma nazionale e quella regionale.

Quando noi dimensioniamo gli spazi pubblici lo facciamo in base ai metri quadrati da destinare per ogni abitante insediato o futuro. Ma come si fa a prevedere gli abitanti che andranno ad abitare in una zona di nuova costruzione? Il D.M. 1444/68 assume che

[...] salvo diversa dimostrazione, ad ogni abitante insediato o da insediare corrispondano mediamente 25 m2. di superficie lorda abitabile (pari a circa 80 m3 vuoto per pieno) 1 [...]. 2

Quindi, se un edificio ha un volume complessivo di 1'200 m3 allora potremo ipotizzare che ospiterà al massimo 1'200/80 = 15 persone. Di conseguenza, seguendo la Tabella 1, dovremo prevedere 15 x 43.00 = 645 m2 di superficie per spazi pubblici. La L.R.V. 61/85 attribuisce invece

[...] a ogni abitante da insediare 150 m3 di volume edificabile. 3

Gli abitanti teorici del precedente esempio saranno ora 8 a cui dedicare 52 m2 di spazio pubblico, per complessivi 416 m2. La riduzione di spazi pubblici complessiva è stata quindi di quasi il 30%, mentre a prima vista la norma pareva aumentare le superfici da progettare.

Ma il "disastro" urbanistico non si ferma qui.

Supponiamo infatti che, come avviene da più di qualche anno per motivi riconducibili ad una diminuzione del potere d'acquisto dei cittadini, 4 le dimensioni delle abitazioni si riducano sempre più cosicché le famiglie si ritrovano a vivere in appartamenti striminziti in cui ogni abitante ha effettivamente a disposizione lo spazio calcolato dalla norma nazionale, quello cioè di 80 m3. In questo caso gli abitanti teorici differiscono da quelli reali, l'edificio ritorna ad essere occupato da 15 persone per le quali però sono stati riservati solo 416 m2. Ogni cittadino si ritrova quindi con 456 / 15 = 30.4 m2 di spazi pubblici, il 42% in meno di quello che la norma regionale pareva assicurargli.

La legge continua poi ad aprire spiragli ad amministratori e progettisti poco attenti alle necessità dei cittadini. L'art. 26 difatti sembrerebbe introdurre ulteriori spazi per parco, gioco, sport e attrezzature generali: in ogni piano regolatore dovrebbe essere prevista un'area per questo, ma le eccezioni sono ammesse, purché motivate. Nelle aree residenziali di nuova formazione sono aggiunti altri 3 m2 per abitante da insediare rispetto ai 15 previsti dalla Tabella 1, ma

Qualora la dimensione dello strumento urbanistico attuativo 5 non consenta la realizzazione di tali superfici, gli oneri vengono monetizzati e il Comune individua gli spazi pubblici corrispondenti tra quelli previsti dal piano [...]. 6

In pratica, il Comune ha la facoltà di non realizzare il verde pubblico previsto, ma di incassare in sua vece un corrispettivo in denaro demandando ad altro momento la realizzazione di aree verdi pubbliche. Questo articolo di legge ha dimostrato col tempo un'azione deleteria senza precedenti. I Comuni si sono infatti affrettati ad approvare piani regolatori che prevedono la conversione in denaro della maggior parte degli spazi pubblici; questo effettivamente avviene già rispetto alle aree per l'istruzione e per le attrezzature di interesse comune (i 4.5 e 4 m2 di Tabella 1); dei 15 + 3.5 m2 restanti (verde e parcheggi) a disposizione, due terzi (10 m2) vengono di solito convertiti in denaro. Il risultato sono lottizzazioni prive di spazi pubblici e casse comunali che introitano oneri necessari oramai sempre più per mantenere il patrimonio comunale che per nuove realizzazioni di servizi collettivi.

Al caos generato nei nostri paesi per mancanza di spazi pubblici si somma l'incapacità delle amministrazioni di incentivare la costruzione di edifici che si sviluppano in altezza, recuperando, a parità di volume, terreno per spazi liberi o su cui realizzare servizi per il cittadino. Il risultato è un'urbanizzazione caotica e diffusa, che incrementa i disagi e i pericoli, oltre ovviamente all'aumento continuo dei prezzi delle costruzioni.

Note


1 Il termine "vuoto per pieno" in edilizia indica che agli spazi degli ambienti vengono sommati anche quelli occupati dai muri e dai solai.

2 D.M. 1444/68, art. 3.

3 L.R.V. 61/85, art. 22.

4 Come dimostrato nella [Società].

5 Cioè la dimensione della lottizzazione, che potrebbe essere di pochi abitanti e quindi l'area pubblica risultante sarebbe di pochi metri quadrati, mentre la norma prevede appezzamenti di almeno 1000 mq.

6 L.R.V. 61/85, art. 26.

Note di redazione (statistiche generali)


Prima redazione: 29/09/2002.

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