DEI RICCHI

Effetti del debito pubblico

 

Quanto pesa il debito pubblico per ogni italiano? Quali sono i peggiori effetti del debito pubblico? Vi sono degli esempi recenti sulla pericolosità del debito pubblico? Quali sono i risvolti del debito pubblico sulla vita del cittadino?

Mentre in Argentina si scatenava nel 2002 una grave crisi economica, in Italia si viveva “stranamente” un periodo scarso di interesse e approfondimenti televisivi sul debito pubblico; eppure proprio da quest'ultima crisi vi sarebbero stati interessanti analogie su cui meditare. Non entriamo nel merito dei motivi che l’hanno provocata, ma vediamo come essa è stata momentaneamente risolta.

Nello Stato sudamericano vari rimpasti di governo succedutesi nel giro di qualche giorno generarono una manovra economica imperniata su una mossa principale: la sospensione del pagamento del debito estero (che ammontava a 142.3 miliardi di dollari). Avrebbe potuto il Fondo Monetario Internazionale avvallare una tale scelta? Sì, al punto che per una piccola parte (933 milioni di dollari) accettò di rinviare l'incasso di un anno.

Ma un creditore, in questo caso l’FMI nei confronti dello Stato argentino, deve avere l'assicurazione di poter trovare il denaro che gli spetta.

Come poteva l’Argentina fronteggiare la mancanza delle finanze adeguate? Il denaro, si sa, viene conservato dalle banche il tempo necessario per essere rimesso in circolazione al momento della necessità. Esse sono le casseforti del risparmio cittadino. Ma se uno Stato ha contratto un debito verso l'esterno, allora significa che ogni suo cittadino deve soldi a qualcun altro. Lo Stato pagherà il debito chiedendo in prestito i soldi alle banche dove il denaro è stato ammucchiato; queste ultime non diranno mai al cittadino di aver utilizzato i suoi soldi per pagare il debito.

Le banche possono continuare a comportarsi da false casseforti finché il denaro depositato supera quello richiesto per far fronte ai normali prelievi dei cittadini e a quelli dello Stato. In pratica, statisticamente, vi è probabilità quasi nulla che tutti i cittadini si presentino a ritirare i risparmi che avevano depositato, per cui il sistema sta in piedi. Ma in un momento di crisi cosa succederà se, presi dal panico e dal bisogno, i cittadini si riversassero in banca per prelevare le somme versate? Le notizie di agenzia ci dicono che

La Banca centrale argentina ha disposto la chiusura a tempo indeterminato di banche e agenzie di cambio a partire da lunedì, a causa della crisi di liquidità del sistema, gravato da continue corse dei risparmiatori al ritiro dei depositi, nel timore che rimangano bloccati. […] Nelle scorse settimane, la magistratura argentina aveva dato ragione ai risparmiatori che avevano intentato ricorso contro i congelamenti. Il presidente della Repubblica, Eduardo Duhalde, nel corso del suo programma radiofonico “Conversando con il presidente”, ha detto: "Corriamo il rischio che il sistema finanziario esploda se i giudici continuano ad autorizzare che si restituisca il denaro ai risparmiatori in base unicamente ad una sentenza". Dopo aver definito "molto fragile" la situazione delle banche, ha sottolineato che "tutto questo è irregolare". Intanto, il ministro delle Finanze Jorge Remes Lenicov è a Washington per tentare di ottenere dall’Fmi e dalla Casa Bianca lo sblocco dei finanziamenti sospesi nel dicembre scorso. Il Fondo monetario aveva imposto all’Argentina pesanti misure d’aggiustamento come condizione per la liberazione dei soldi; il ministro Lenicov vorrebbe convincere le autorità monetarie a ridimensionare le pretese. 1

La situazione diventa quindi drammatica, e non ha un riflesso solo interno all'Argentina, come difatti viene previsto:

'La crisi argentina continua a condizionare l'economia mondiale. Nel 2002 il Pil subirà un calo del 12%. I 400 mila risparmiatori italiani che hanno investito 14mld di euro in obbligazioni vedono ancora lontana la possibilità di recuperare il capitale e gli interessi'. Maurizio Guandalini, dell'Alta scuola di economia della Cattolica, è pessimista sulla ripresa, almeno a breve termine. Il rischio? 'Che i detentori di obbligazioni, con scadenza 2004 e anche prima, non rivedano nemmeno il capitale. Ma in verità tutta l'America latina è una polveriera, come la crisi venezuelana dimostra'. 2

Se alcuni cittadini italiani corrono dei rischi per gli effetti del debito pubblico in un Paese lontano come l’Argentina, a maggior ragione tutti dovremmo preoccuparci di quello di casa nostra.

Il debito pubblico italiano non è stato contratto con l'estero, come nel caso dell'Argentina, ma direttamente con i cittadini italiani. Il fatto che l'amministrazione non riesca a pagare tutti i servizi erogati ai cittadini (ospedali, esercito, istruzione) e ricorra ai prestiti delle banche, evidenzia che il prelievo fiscale non è sufficiente per erogare i servizi ai cittadini. Lo Stato non ha il coraggio di aumentare le tasse per richiedere soldi ai cittadini, ma camuffa questa operazione utilizzando le banche come intermediari.

Anche se i cittadini non cadessero nel tranello e non comperassero i fasulli titoli emessi dallo Stato, ci pensano le banche a mettere a disposizione parte della loro liquidità: esse infatti, come nel caso argentino, sopravvivono perché i cittadini non corrono tutti insieme a ritirare i propri risparmi e gli estratti conto sono solo valori nominali della liquidità disponibile. Ogni cittadino che non ha dunque l’effettiva certezza di poter ritirare quanto prima depositato in banca.

Le tasse che ogni cittadino paga vanno perciò aumentate con la quota di partecipazione di ciascuno al pagamento del debito pubblico. Quanto è questo valore? Se il debito pubblico italiano nel 2002 ammontava a 1.358.835 milioni di euro significa che ogni cittadino aveva a carico una cifra di circa 23 mila euro. Calcolata in termini di famiglie questa cifra equivale a circa 62 mila euro.

Anche il debito è perciò una forma di tassazione, non progressiva, ma addirittura a prelievo costante sui risparmi di ogni cittadino. Solo che il cittadino non si accorge di questo debito.

Consideriamo ora la distribuzione della ricchezza fornita in bibliografia: 3

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Tabella 1

Dalla tabella risulta che se un domani qualcuno pretendesse il saldo di questo debito, quasi il 50% delle famiglie italiane non riuscirebbe a pagarlo neppure vendendo tutto quello che possiede. Le simulazioni effettuate 4 avevano previsto tutto questo in maniera matematicamente convincente ed ora vengono confermate dalla realtà dei numeri: un prelievo fiscale iniquo, che non incida sulla ricchezza in maniera progressiva, rende povere consistenti fette di popolazione.

Per rendersi conto della gravità del debito pubblico italiano si consideri che esso

sempre in volume finanziario, rappresenta da solo circa un terzo dei 4707,7 miliardi di euro di debito pubblico cumulato del totale di Eurolandia. 5

Il debito pubblico viene di solito paragonato al Prodotto Interno Lordo (PIL) cioè alla quantità di reddito accumulata in un anno da una nazione. E poiché quest’ultimo vale 1.09 volte il PIL, per estinguerlo tutti i cittadini d’Italia dovrebbero lavorare ‘gratis’ per più di un anno. Non essendo realistica questa prospettiva, la corsa intrapresa dall'Italia è tentare di diminuirlo; quanto siano efficaci i suoi sforzi lo si desume dalla velocità con cui scende la curva di Figura 1 di P|46| e dalle querelle accesesi sui metodi utilizzati dal governo italiano per convergere ai parametri europei:

Eurostat ha bocciato le cartolarizzazioni fatte nel 2001 dal governo italiano sul lotto e gli immobili. Per l'ente statistico dell'Unione Europea, entrambe le operazioni non possono essere incluse a riduzione del deficit. L'impatto delle due operazioni essendo pari allo 0,56% del Pil, questa bocciatura aggrava il rapporto deficit - Pil 2001 dell'Italia dall'1,6% a circa il 2,2%. 6

Note


1 Cfr. [Rai news] 20/04/2002.

2 Cfr. [Rai news] 03/05/2002.

3 Cfr. [Bilanci famiglie italiane 2000] pag. 63.

4 Cfr. [Società].

5 Cfr. [Rai news] 21/03/2002.

6 Cfr. [ANSA.it] 03/07/2002.