DEI RICCHI

Il problema del 'testimonium flavianum'

 

. P 08/01/2005. E 14/11/2004. U 23/12/2004.

Perché il “testimonium flavianum” costituisce un problema per chi vuol studiare Gesù? Cosa sapevano i primi padri della Chiesa del “testimonium flavianum”?

Riguardo alle possibili manomissioni delle opere di Giuseppe da parte dei cristiani, gli studiosi ci avvertono di quanto segue: [1]

-          Grazie alla protezione degli imperatori Flavi i libri di Giuseppe Flavio furono ricopiati negli 'scriptoria' pubblici, ma dopo la caduta di Roma sembra che siano stati conservati solo dai cristiani

-          I pochi manoscritti di Giuseppe a noi pervenuti risalgono all'XI secolo, quindi molto tempo dopo la loro redazione originaria, il che diede la possibilità sia di effettuare le manomissioni volute che di eliminare le copie indesiderate

-          L'odio che Giuseppe Flavio sembra essersi guadagnato tra i connazionali ha fatto sì che le sue opere non siano state né lette, né ricopiate, né citate dagli Ebrei fino a tempi recenti. Il testo ebraico medievale “Josippon”, un compendio delle opere di Giuseppe, nelle sue versioni più antiche non cita Gesù, mentre in quelle successive i brevi accenni alla sua figura sono di carattere negativo.

Ad avvallare il fatto che i testi di Giuseppe siano stati manomessi in tarda epoca è comparsa agli inizi del XX secolo anche una traduzione in russo della "Guerra giudaica" con inserite all'interno quattro "intromissioni" per testimoniare l'esistenza di Gesù, ampliando le notizie offerte dal “testimonium”. Ma, se l'autenticità di queste ulteriori testimonianze è respinta dagli studiosi quasi all'unanimità, [2] lo stesso non può dirsi per il “testimonium”. Per esso, se le posizioni ottimistiche e di assoluta genuinità sembrano essere difese da una minoranza di autori, [3] altrettanto non vale per gli studiosi più cauti o addirittura per quelli che sostengono la completa inattendibilità del passo in Giuseppe. Tra le motivazioni addotte dagli scettici vi è anche la seguente:

Sebbene numerosi apologisti cristiani del II e del III secolo, in particolare Ireneo e Tertulliano, conoscano l'opera di Giuseppe, non citano questo brano, nonostante la sua indubbia utilità. Lo stesso Origene offre una testimonianza in tal senso. Infatti, Origene scrive per due volte che Giuseppe non crede che Gesù sia il Cristo (Contro Celso 1.45; Commentaria in Matthaeum 10,17; cfr. anche Contro Celso 2.13). Questo significa, come minimo, che egli non possiede un testo di Giuseppe contenente l'espressione "egli era il Cristo", o che, al massimo, il testo da lui posseduto non contiene affatto questo brano. Allo stato attuale della ricerca, la testimonianza più antica relativamente a questo brano risale a Eusebio di Cesarea, intorno al 323 (Storia ecclesiastica 1.11). [4]

Il problema si pone anche se, a un testo originario, sono state "semplicemente" apportate delle manomissioni, magari delle aggiunte cristiane per “edulcorare” la rappresentazione storica di Gesù:

Che Origine nel 250 circa non conosca queste interpolazioni, mentre parecchi decenni più tardi esse sono note a Eusebio di Cesarea (Storia ecclesiastica 1.1..7-8; Dimostrazione evangelica 3.5.105-106; Theophilus 5.44) depone a favore dell'ipotesi secondo la quale l'interpolazione avviene forse nel periodo che intercorre fra Origine ed Eusebio: se questo brano neutrale fosse loro noto, non sarebbero stati propensi a citarlo, perché non fornisce alcun Testimonium. [5]

Purtroppo, come devono ammettere gli stessi studiosi:

[…] la critica testuale non è in grado di risolvere la questione. […] Per esprimere un giudizio sull'autenticità del brano, non ci resta che esaminarne il contesto, lo stile e il contenuto. [6]

Ma, così facendo, si rimane ancora con gli studiosi divisi su almeno tre posizioni ben distinte.

Dal nostro punto di vista, considerata la mole di manomissioni che abbiamo rinvenuto negli scritti neotestamentari, non è importante quanto viene riportato da Giuseppe nel suo “testimonium” in termini di "verità storica". Abbiamo infatti visto che Vangeli e Atti, i presunti "riferimenti storici" del Nuovo Testamento, portano con sé un tale fardello di invenzioni che anche se un Gesù Cristo è effettivamente vissuto nel I secolo, la credenza che sia stato quello che ci descrivono i Vangeli si basa su evidenti elaborazioni umane che lo hanno reso per i posteri quasi un mito invece che una realtà storica.

Non è quindi la "possibile verità" contenuta nel “testimonium” ad assicurarci la "necessaria verità" del Nuovo Testamento. Anzi, possiamo restare certi che Vangeli e Atti nacquero da un lavoro a "tavolino" di alcune persone, e questo indipendentemente dalla veridicità o meno del “testimonium”.

Ora che però siamo in possesso delle ricerche finora effettuate, potremo a nostro avviso circoscrivere la questione interessandoci all'autenticità del brano secondo la sua credibilità storica: era cioè possibile per Giuseppe comporre, agli inizi degli anni 90, una simile descrizione di un personaggio collocandolo agli inizi del suo secolo?


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[1] Cfr. Gesù nelle fonti extrabibliche', Cinisello Balsamo (MI), Edizioni San Paolo s.r.l., 2004.">[Fonti extrabibliche] pagg. 100ss.

[2] Cfr. Gesù nelle fonti extrabibliche', Cinisello Balsamo (MI), Edizioni San Paolo s.r.l., 2004.">[Fonti extrabibliche] pag. 107.

[3] Cfr. Gesù nelle fonti extrabibliche', Cinisello Balsamo (MI), Edizioni San Paolo s.r.l., 2004.">[Fonti extrabibliche] pag. 108.

[4] Cfr. Gesù nelle fonti extrabibliche', Cinisello Balsamo (MI), Edizioni San Paolo s.r.l., 2004.">[Fonti extrabibliche] pag. 111.

[5] Cfr. Gesù nelle fonti extrabibliche', Cinisello Balsamo (MI), Edizioni San Paolo s.r.l., 2004.">[Fonti extrabibliche] pag. 116.

[6] Cfr. Gesù nelle fonti extrabibliche', Cinisello Balsamo (MI), Edizioni San Paolo s.r.l., 2004.">[Fonti extrabibliche] pag. 107.