DEI RICCHI

Il servo e il padrone

 

Si può spiegare in parole povere cos'è il debito pubblico?

Un giorno un servo entrò alle dipendenze di un nuovo padrone. Dopo un mese di lavoro si presentò per ricevere il primo stipendio. Il padrone gli si fece incontro e con modi amichevoli gli fece una proposta: “Io so che tu non adopererai questo stipendio, perché alla tua famiglia per vivere basta quanto guadagnano tua moglie e le tue figlie tessendo i miei filati. Io ti propongo questo allora: lasciami questi soldi e io te li ritornerò quando avrai bisogno aumentati degli interessi che avranno maturato”. Il servo accettò e così fece per tutti i successivi stipendi. Ora venne il momento di maritare la sua prima figlia. Il servo pensò ai soldi che aveva depositato dal padrone: dopo dieci anni avrebbe dovuto ritirare una somma pari a più di cento volte lo stipendio mensile, sufficiente per assicurare la dote e la festa per il matrimonio. Si affrettò quindi a richiedere il denaro al padrone, ma questi non era in casa. Passò il giorno dopo, ma gli dissero che era occupato. Ritornò ancora, ma sempre invano finché un giorno si decise ad aspettarlo fuori fino a notte fonda. Il padrone si fece vedere, stranamente dalla finestra dell’ultimo piano della sua villa. “Padrone, mi servono i soldi che ti ho lasciato in deposito”, chiese il servo. Il padrone restò a guardarlo. “Non ti ricordi, tutti gli stipendi che ti sei tenuto, mi servono ora perché devo maritare la mia prima figlia!” Il padrone guardò il servo e scrollò le spalle: “Mi dispiace, ma non ho quei soldi” disse. “Come, ma se te li ho lasciati ogni mese!”. “Lo stipendio che ti consegnavo erano sempre gli stessi soldi che tu mi ritornavi lasciandoli in deposito da me. Io ti davo lo stesso stipendio che tu mi riconsegnavi ogni volta. Ho cercato di investirlo, ma gli affari non sono andati bene, forse non sono stato fortunato, o forse neanche ho saputo amministrare bene la mia azienda. Ma non avevo il coraggio di dirtelo, e ho continuato a farti credere che ogni mese ti stavo pagando il salario per il tuo lavoro, mentre in realtà aggiungevo al nulla sempre la stessa somma.”