DEI RICCHI

Gli scritti di Giuseppe Flavio all'origine del Nuovo Testamento?

 

. P 23/12/2004. E 14/11/2004. U 22/07/2008. R 23/12/2004, 29/12/2006, 11/08/2007.

A cosa servirono le opere di Giuseppe Flavio per i redattori dei Vangeli?

I pochi episodi finora proposti ci permettono di leggere tutto il resto dell'opera di Giuseppe Flavio sotto ben altri punti di vista. Essa diventa cioè la probabile fonte da cui sono stati tratti i racconti che ritroviamo inquadrati nei Vangeli.

Ovviamente ci riferiamo alle parti vissute; era infatti facile intessere dei testi colmi di saggezza filosofica o popolare: nella nostra bibliografia un autore [1] è costretto a riconoscere nei detti di Gesù tanto la saggezza di matrice greca (Esiodo, i Cinici) quanto quella giudaica (le raccolte di detti dei Proverbi e del Siracide, lo Pseudo-Focilide, la saggezza dei detti rabbinici). Sempre lo stesso studioso, analizzando la raccolta dei miracoli citati nei Vangeli, ammette che Gesù non fu altro che un "guaritore in un mondo di guaritori", riportando numerevoli testimonianze tanto in ambito giudaico quanto in quello greco romano.

Le connotazioni "storiche" di questo personaggio non potevano poi essere di qualsiasi tipo: dovevano infatti contrastare il "verbo" di un richiamo alla rivoluzione che si "incarnava" in un paladino della ribellione per eccellenza, quella zelota che aveva condotto una nazione alla disfatta. I "predicatori" romani non potevano certo ammettere che le tribolazioni delle popolazioni sottomesse derivassero dal sistema schiavistico dell'epoca da cui traeva sostentamento l'impero stesso e, soprattutto, l'agiatezza dei dominatori romani. Perciò all'origine della vita da schiavi di molti Giudei della diaspora loro avrebbero posto quella "errata" ideologia che si rifaceva al "cattivo" esempio da seguire: quel guerriero trionfatore propagandato da Giovanni di Giscala.

Ma quale Giudeo aveva fatto da contrappeso alla figura di Giovanni di Giscala, durante le operazioni di guerra? Proprio il nostro storico Giuseppe, che ci racconta come dovette respingere più volte i tentativi di Giovanni non solo per screditarlo davanti ai connazionali, ma addirittura per eliminarlo. Ciò era legato alla benevolenza che Giuseppe disse di essersi guadagnato tra le popolazioni:

L'attaccamento e la fedeltà nei miei confronti della gente di Galilea era tale che, benché le loro città fossero state espugnate e le loro donne e i loro figli presi in schiavitù, non si addoloravano per le loro sventure tanto quanto si preoccupavano della mia salvezza. Rendendosene conto, Giovanni ardeva d'invidia […] [2]

Giuseppe vorrebbe farsi ricordare piacevolmente come benefattore pacifico contro gli aspiranti salvatori ribelli, incarnati nel pensiero e nelle azioni di Giovanni. La fine che fecero i due al termine della guerra - Giovanni destinato in prigione a vita al contrario di Giuseppe che visse gli onori e l'agiatezza grazie al "dio" imperatore romano vincitore – costituisce allegoricamente l'esempio di vita portante degli scritti neotestamentari.

Dal punto di vista della genesi del Nuovo Testamento possiamo distinguere due azioni corrispondenti a due diversi momenti redazionali, la cui cronologia non riusciamo a definire precisamente:

1.      un’operazione fu quella di costruire il personaggio di Paolo e dei suoi compagni per divulgare una predicazione che contrapponeva al Cristo guerriero di Giovanni un Gesù mite.

2.      un’altra fu quella di utilizzare le azioni di Giuseppe in Galilea.

Dalla commistione delle due sarebbero nati i Vangeli che ora noi leggiamo.

Il limite di molti studiosi fino ai nostri tempi è stato quello di cercare Gesù nelle storie di Giuseppe Flavio: inevitabilmente l'unico Gesù che ne scaturisce somiglia troppo a un guerriero con tutte le caratteristiche note dall'Apocalisse di Giovanni, e questo non poteva certo piacere alle intenzioni dei ministri del clero. Per trovare invece il Gesù caro ai cristiani bastava svolgere il procedimento inverso, cioè quello di cercare i racconti di Giuseppe Flavio all'interno degli scritti neotestamentari più tardi, che secondo le nostre ricerche sono i Vangeli e gli Atti degli Apostoli. Nella ricostruzione della vicenda paolina {403} e in qualche altra pagina {389} abbiamo avuto forti indizi che da questa ricerca trarremo nuovi spunti di studio e importanti ausili alle nostre conclusioni.


{hr}

[1] Cfr. Gesù galileo]" title="Barbaglio Giuseppe 'Gesù ebreo di Galilea', Bologna, EDB, 2002.">[Gesù galileo].

[2] Cfr. Giuseppe Flavio 'Autobiografia', Milano, R.C.S. Libri & Grandi Opere S.p.A., 2002.">[Autobiografia] 16.84-85.

{D|450|Dodici e settanta}