DEI RICCHI

Distribuzione del reddito e della ricchezza

 

La tassazione non progressiva conduce alcune fasce sociali alla povertà? Come si riesce a contenere l'emarginazione economica di grandi fasce di popolazione? Esistono dati che rilevino come si distribuisce la ricchezza e il reddito in Italia?

Per verificare come prelievo fiscale e ricchezza siano correlati dobbiamo prima puntualizzare una questione fondamentale ma non del tutto evidenziata nel precedente studio. Le simulazioni effettuate1 prendevano come parametro la ricchezza e non solo il reddito e dimostravano come la pressione fiscale influisca sulla distribuzione della prima. I grafici addotti per giustificare i risultati a livello internazionale erano però quelli dell'IdG sul reddito, perché sono effettivamente gli unici che abbiamo a disposizione. Se si può verificare però, in termini qualitativi, che ricchezza e reddito seguono gli stessi andamenti distributivi, allora possiamo affermare che le approssimazioni assunte, in mancanza di dati certi, erano accettabili.

Secondo la definizione della Banca d’Italia

la ricchezza familiare netta è costituita dalla somma delle attività reali (immobili, aziende e oggetti di valore), delle attività finanziarie (depositi, titoli di Stato, azioni, ecc.) al netto delle passività finanziarie (mutui e altri debiti). 2

Essa non comprende quindi i beni durevoli, costituiti da mezzi di trasporto, mobili, elettrodomestici ecc.. Il reddito invece è

l'insieme delle risorse monetarie che permettono il consumo senza impoverimento (restando inalterato il patrimonio) [2]

mentre il reddito primario è

l'insieme dei redditi percepiti dalle famiglie come contropartita della propria attività lavorativa: da un lato i redditi professionali (pagamenti e benefici provenienti da un'attività non di lavoro dipendente) e dall'altro redditi da collocamento mobiliare (interessi e dividendi), o immobiliari (canoni di affitto). 3

Il reddito rappresenta perciò l'aumento della ricchezza di anno in anno e che viene utilizzato per il consumo e il risparmio. Per confermare in maniera diretta che le formulazioni utilizzate sono riscontrabili nella realtà, bisognerebbe allora avere a disposizione una serie di indici di Gini per la ricchezza come già li abbiamo per il reddito, ma in questo caso ci si scontra con la difficoltà di reperire dati attendibili. Infatti:

va tenuto presente che la rilevazione di informazioni sulla ricchezza, e in particolare sulle attività finanziarie, è resa problematica sia dalla reticenza delle famiglie a dichiarare in sede di intervista quanto da loro effettivamente posseduto, sia dalla difficoltà di rappresentare nel campione le famiglie molto ricche, che, benché poco numerose, detengono quote consistenti della ricchezza complessiva. 4

Le rilevazione a disposizione sono quindi poche e derivanti da interviste, non monitoraggi imparziali, quindi non del tutto affidabili. Nonostante ciò l’IdG per la ricchezza è ben più alto di quello sul reddito (nel 2000 i due valori valevano rispettivamente 62.2 e 36.0) e la motivazione è scontata:

la maggiore concentrazione della ricchezza rispetto al reddito, che peraltro si riscontra in tutti i Paesi, è dovuta anche al fatto che la ricchezza osservata in un dato istante è il risultato dell’accumulazione dei flussi di risparmio delle famiglie per un numero di anni che dipende dall’età dei soggetti. 5

Per comprendere cosa implica questa differenza in termini di distribuzione si tenga conto di questo paragone; per l'anno 20006 si ha che:

- il 10% delle famiglie più ricche detiene il 26.6% del reddito complessivo ma quasi la metà, esattamente il 47.1% della ricchezza netta complessiva7

- il 10% delle famiglie con minor ricchezza possiede appena il 2.1% del reddito complessivo ma una quota praticamente nulla8 della ricchezza netta complessiva.

Vedremo più avanti l’importanza di un’analisi della distribuzione della ricchezza complessiva rispetto a quella sul solo reddito, per il momento limitiamoci alla seguente osservazione: come è possibile che non si rilevino dalla Figura 1 di P|43| grosse variazioni dell'IdG negli ultimi 30 anni? La risposta va ricercata in un'analisi dei valori dell'indice e delle soluzioni per contenere la povertà. Sappiamo infatti che l'IdG fluttua in un intervallo limitato, variando da 0 a 100. Entrambi sono valori limite raggiungibili solo teoricamente:

- il più basso implica l'eguale distribuzione della grandezza considerata (reddito o ricchezza) tra tutti i membri dell'insieme considerato, nel nostro caso della società

- il più alto implica che un solo individuo (o meglio famiglia) possiede il reddito (o la ricchezza) di tutto l'insieme.

Piccole variazioni dell'IdG corrispondono ad alte variazioni nella disuguaglianza interna. Questo effetto aumenta con il valore dell'Indice, così che più esso è alto e più sono contenute le oscillazioni necessarie per influire fortemente sulla disuguaglianza. L'IdG per la ricchezza è già molto elevato, tenuto poi conto dell'approssimazione per difetto di cui si è già accennato.9 E questa è una prima ragione per non attenderci grandi variazioni nei diagrammi.

Ve ne è comunque una seconda legata alle soluzioni adottate per contenere la povertà generata da un sistema fiscale scorretto, che sono sostanzialmente due:

1 aumentare la produttività e contemporaneamente ridurre il prelievo fiscale

2 produrre una buona distribuzione dei servizi così da ritornare al cittadino il prelievo effettuato.

Il secondo metodo sarebbe quello più efficace ma i servizi, almeno in Italia, non sono mai bastati a soddisfare le richieste dei cittadini: si pensi ad esempio alla carenza di trasporti collettivi e all’abbandono (tramite vendita e privatizzazione) di molte strutture pubbliche.

Si è puntato quindi molto sul primo punto, attraverso un continuo aumento della produttività -dato che il PIL ha sempre continuato ad aumentare, tranne in pochi casi di recessione nel 1975 e nel 1993 in cui è diminuito rispetto all’anno precedente - ma soprattutto su una riduzione del prelievo fiscale.

Sia ben chiaro: con questo ultimo termine non vogliamo dire che le tasse sono diminuite (abbiamo appena visto che per certe categorie di persone sono sicuramente aumentate) ma che le imposte non sono mai state riscosse nella misura necessaria per soddisfare il fabbisogno della collettività, cioè per pagarne i servizi che il cittadino si aspetta dall’amministrazione. Per spiegare come ciò sia stato possibile, raccontiamo prima una breve storia.

Note


1 Cfr. [Società].

2 Cfr. [Bilanci famiglie italiane 2000] pag. 17. Nel seguito, per brevità, ometteremo il termine "netta" utilizzando solo quello di ricchezza.

3 Cfr. [Dizionario] pag. 79.

4 Cfr. [Bilanci famiglie italiane 2000] pag. 17.

5 Cfr. [Bilanci famiglie italiane 2000] pag. 18.

6 Cfr. [Bilanci famiglie italiane 2000] pagg. 18, 55.

7 Il dato ha valore statistico, nel senso che una le famiglie che rientrano tra quelle a maggior reddito potrebbero non coincidere del tutto con quelle anche più ricche.

8 Purtroppo il dato non è riportato dal testo citato e questo valore pressoché nullo si può desumere dal grafico di pag. 18 sempre del testo bibliografico.

9 Nella [Società] si supponeva che a livello di Stato il suo valore non dovrebbe superare il 40, mentre per l'Italia è già sopra il 62.