DEI RICCHI

Studi sulla disuguaglianza economica in Italia

 

Come è variato negli anni l'indice di Gini per l'Italia? Come viene stata spiegata la disuguaglianza economica in Italia?

Secondo le simulazioni rinvenibili in un precedente studio1 un sistema fiscale di tipo proporzionale ha una più alta propensione alla creazione di disuguaglianza con impoverimento di alcune fasce di popolazione. Per vedere se le nostre analisi erano corrette dovremmo ora svolgere una disamina della situazione italiana, visto come la progressività fiscale è andata deteriorandosi con gli anni a suon di nuove norme tendenti ad un sistema impositivo con poche aliquote e scaglioni di reddito. Per far questo, dovremmo avere a disposizione dati sulla disuguaglianza economica, ovvero valori dell’IdG che misura come si distribuisce la ricchezza di una popolazione. Purtroppo la scoperta dell'IdG è relativamente recente (inizi del ‘900) e la raccolta dei dati per calcolarlo non è mai stata oggetto di particolare attenzione, sottovalutandone l'importanza rispetto ad altri indicatori, ad esempio al Prodotto Interno Lordo.

Anche nel caso dell’Italia non sono facilmente reperibili i dati riguardo alla distribuzione della ricchezza. Risulta per lo meno strano che proprio l’Istituto Italiano di Statistica, di cui fu il primo presidente il professor Corrado Gini, inventore di questo indice, non effettui un’indagine sulla distribuzione della ricchezza nazionale, ma vi deleghi un'altra istituzione:

in Italia, la fonte più importante consiste in un’indagine sui redditi e sulla ricchezza delle famiglie condotta, attualmente ogni due anni, dalla Banca d’Italia. 2

Ciò inficia anche il confronto dei valori di disuguaglianza tra nazioni diverse, perché

ancor più che per altre grandezze, i confronti internazionali sono resi difficili dalla scarsa comparabilità del materiale statistico di base. Il calcolo di indicatori di disuguaglianza necessita di dati a livello “micro” cioè di singole unità (famiglie). In questo campo non esistono statistiche internazionali standard, come quelle (“macro”, ossia aggregate) della contabilità nazionale, che nonostante tutto sono sostanzialmente comparabili tra loro e nel tempo grazie ad una metodologia comune. Per i diversi paesi ci si affida a campioni di famiglie diversi per dimensione e caratteristiche e a stime metodologicamente alquanto eterogenee; i confronti internazionali sono solo indicativi. 3

Le fonti a disposizione sono perciò disomogenee e relativamente recenti: l’anno più lontano per cui sono disponibili dati comparabili è infatti il 1977. Da allora possiamo desumere che

l’indice di Gini riferito ai redditi si è ridotto, dal 37.4 del 1977 […] al 32.0 nel 1982, che rappresenta il valore più basso del periodo in esame. In altre parole, la distribuzione dei redditi si è fatta, in questo periodo, più egualitaria. Dati relativi ai dieci anni precedenti, benché non strettamente comparabili, suggeriscono che questa redistribuzione fosse iniziata già a partire dal 1970. […] Negli anni ottanta l’indice di Gini ha oscillato senza tendere né al rialzo né al ribasso. I primi dati per gli anni novanta indicano, invece, un netto rialzo.4

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Figura 1 5

Le motivazioni addotte dagli autori per giustificare la riduzione della disuguaglianza sono di tipo sociale: secondo loro

è difficile non vedere in questo fenomeno l’effetto della redistribuzione esplicita del reddito iniziata con le lotte sindacali dell’autunno caldo del 1969 e di quella implicita causata, dopo il 1975, dall’introduzione del “punto unico” della contingenza, con il quale il sistema di indicizzazione dei salari proteggeva molto più efficacemente i redditi bassi rispetto a quelli alti. 6

Sull’aumento dell’indice di Gini il testo è invece più lapidario:

vi hanno contribuito l’aumento della disoccupazione e l’accrescersi dei divari regionali. 7

Noi riteniamo che, tanto per la diminuzione che per l’incremento della disuguaglianza, concorra in maniera rilevante la pressione fiscale. Questa è infatti diminuita nel corso degli anni per le classi più agiate, mentre è aumentata per quelle più deboli. Se la pressione fiscale non incidesse sulla distribuzione del reddito, perché il suo carico fluttua continuamente dai redditi più alti verso quelli più bassi?

Note


1 Cfr. [Società].

2 Cfr. [Economia italiana] pag. 35.

3 Cfr. [Economia italiana] pag. 35.

4 Cfr. [Economia italiana] pag. 35.

5 Grafico costruito utilizzando i dati ricavabili dal sito della Banca Mondiale W| www.worldbank.org/research| - e della Banca d’Italia W|http://www.bancaditalia.it| .

6 Cfr. [Economia italiana] pag. 35.

7 Cfr. [Economia italiana] pag. 35.