DEI RICCHI

Cittadino con patrimonio non nullo

 

Come incide il prelievo fiscale su un cittadino che possiede patrimonio?

Consideriamo qui il solo patrimonio che si distingue dal capitale in quanto è un insieme di beni che non viene necessariamente utilizzato per la produzione. Per la maggior parte dei cittadini esso è rappresentato dall'abitazione e dai depositi bancari o assicurativi.

La casa, ad una prima analisi, sembrerebbe essere sottoposta a una tassazione minima costituita solo dall'Imposta Comunale sugli Immobili (ICI). Per effettuarla lo Stato assegna dei redditi fittizi applicati a tutti gli immobili attraverso il Catasto.

In pratica l’abitazione, che il cittadino utilizza solo per risiedere una volta lontano dal lavoro e non effettivamente per guadagnare altri soldi, per lo Stato, o meglio per il Comune in cui è localizzata, produce un guadagno e questo deve essere soggetto a prelievo fiscale.

Supponiamo ora che l’ICI sia l’unica tassa applicata all’abitazione: dobbiamo subito considerare che essa non è progressiva, ma proporzionale al reddito presunto dell'immobile posseduto. Con che soldi verrà pagato questo tributo? Con quelli prelevati dal reddito da lavoro, gli unici effettivamente disponibili da parte del cittadino. Non è infatti che da qualche parte della sua casa la persona trovi ogni anno i soldi per pagare l’ICI che gli richiede il Comune! In questo modo il reddito da lavoro verrà decurtato dall’imposta statale (Irpef) di tipo progressivo, ma anche da quella comunale di tipo proporzionale.

Però bisogna fare anche altre considerazioni. Già in fase d'acquisto il bene viene tassato (pagamento dell'IVA oppure imposta sull'eventuale successione); poi si deve tenere conto del deperimento oltre che dei costi d'esercizio: un'abitazione è costituita sia da una struttura che dall'impiantistica che necessitano continuamente di manutenzione o sostituzione per mantenerla efficiente e funzionante. Su questi lavori, che concorrono a conservare quantomeno inalterato il valore patrimoniale, il proprietario continua a pagare imposte indirette: ancora l'IVA, ma anche addizionali comunali sul consumo dell'energia elettrica, e le accise sull'acquisto dei carburanti per il riscaldamento. Se il proprietario non effettuasse i lavori di manutenzione, il valore del suo patrimonio e perciò la sua ricchezza diminuirebbe: ma nel momento in cui cerca di mantenerla costante (neanche di aumentarla), pagando altri per conservarla e gestirla, deve soggiacere a imposte pubbliche che non sono per niente di tipo progressivo.

Il capitale monetario, eventualmente depositato in banca o immobilizzato in contratti assicurativi, soggiace invece ad un altro tipo di deperimento: la svalutazione. A nessun saggio risparmiatore verrebbe in mente di depositare i propri soldi in

una banca che gli assicurasse interessi più bassi del tasso d'inflazione. Ma questo tipo di banche non esistono, come sembra dimostrare una buona bibliografia.1 Gli unici investimenti di denaro che fruttano a lungo termine sono le speculazioni finanziarie a danno di interi Paesi, con crisi finanziarie che hanno messo in ginocchio nazioni intere e di cui generalmente si sente parlare solo nel momento in cui accadono, quasi a non voler far nascere scrupoli di coscienza negli ignari investitori dei Paesi ricchi. Per non parlare poi del cittadino che ha posto nelle mani di un qualche promotore finanziario i propri risparmi e poi se li è visti tornare indietro più che ridotti a causa di operazioni non oculate.

L'investimento ancora maggiormente controllabile da parte del singolo rimane sempre quello dell'autogestione dei propri risparmi, attraverso il loro inserimento nel mercato, con l'acquisto di beni o servizi. Ma in questo modo la sua ricchezza ricadrà nelle mani delle imposte indirette.