DEI RICCHI

Difficoltà per lo studio personale. Il problema degli originali

 

. P 25/04/2004. E 12/01/2003. U 28/02/2004.

Quali sono i reperti da cui vengono tratte le versioni attuali delle Sacre Scritture?

Al lettore attento non sarà sfuggito che anche la prima riga della Tabella 1 di {271} riportava l'originale secondo uno studio del 1881. E’ evidente dunque che il primo testo è giocoforza frutto di un’analisi, prima di essere oggetto di traduzione nella lingua corrente.

Stiamo parlando di testi giunti a noi su materiali deperibili. Gli studiosi si trovano spesso a lavorare su brandelli di vecchio materiale spesso illeggibile per un inchiostro ormai sbiadito, dove non esistono segni di interpunzione ma numerose abbreviazioni. Si tratta dunque di un lavoro immane, meticoloso e preciso ma non infallibile. Inoltre non siamo in presenza di un unico testo, ma di più versioni che raccontano “all'incirca” la stessa cosa. Vediamo per gradi cosa abbiamo effettivamente da leggere:

Nell’apparato critico delle edizioni moderne i testimoni della tradizione manoscritta vengono elencati secondo un ordine di importanza: prima i papiri, poi i manoscritti maiuscoli, poi i minuscoli, poi i lezionari, infine le citazioni patristiche. Più importanti sono considerati i testimoni più diretti e più antichi. [1]

I papiri sono frammenti di testi, i più antichi risalenti al II secolo d.C. (secondo alcuni addirittura prima). Ne vedremo in altra sede la loro distribuzione in relazione ai testi a noi noti.

Dei manoscritti maiuscoli meno di un centinaio contengono più di due fogli. Sono pochissimi quelli anteriori al IV secolo (cinque in tutto), mentre al IV secolo risalgono 14 mss., e poi ne abbiamo 8 tra IV e V sec., 36 del V, ecc.

I codici minuscoli sono classificati in varie categorie, a seconda del periodo in cui furono trascritti: i più antichi sono quelli tra IX e XIII sec. (vetustissimi, IX-X, vetusti, X-XII), mentre si dicono recentiores quelli tra XIII e XV sec. e novelli quelli copiati dopo l’invenzione della stampa.

Una particolarità dei lezionari è che non riportano mai testi dell’Apocalisse perché, a causa delle controversie sulla sua canonicità, non entrò nell’uso liturgico della Chiesa greca. La maggior parte dei lezionari pervenuti non è anteriore al IX sec.; a differenza degli altri mss., continuarono ad essere trascritti in maiuscola, almeno fino all’XI, anche quando ormai era invalso l’uso della minuscola. Il lezionario più antico che possediamo è l 1596, del V sec. Due lezionari del IX sec. (l 961 e l 1566) sono tra i pochi testimoni della finale «intermedia» di Mc.

Le traduzioni nelle varie lingue antiche possono essere di grande rilievo, perché risalgono ai primi secoli, ma comportano anche difficoltà, sia perché la struttura linguistica cambia, rispetto a quella dell’originale greco, sia perché non sempre si tratta di traduzioni rigorosamente letterali. Non interessano la critica testuali traduzioni che non siano state fatte direttamente a partire dal greco o rivedute sulla base del greco.

Le citazioni dei Padri sono utili da molti punti di vista: per il loro numero e la loro estensione, consentono di ricostruire quasi tutto il NT; permettono di localizzare e datare i tipi di testo documentati nei mss. e nelle versioni; quando discutono esplicitamente di varianti documentate nei mss. a loro disposizione o esprimono opinioni sul testo. Presentano anche problemi, che dipendono sia dalla difficoltà di accertare se citino in modo letterale o libero, sia da possibili fenomeni di armonizzazione intervenuti nel corso della tradizione manoscritta delle opere stesse dei Padri. [2]

In conclusione si può dire che

Il numero dei testimoni della tradizione manoscritta si è via via arricchito nel tempo e anche la valutazione del loro valore non è ancora stata completata. Sulla base delle ricerche che hanno portato all’edizione oggi più aggiornata, la 27º del Nestle-Aland del 1993, possiamo dire che complessivamente disponiamo di ben 5400 testimoni circa, così ripartiti: 98 papiri, 301 manoscritti maiuscoli, 2818 minuscoli, 2211 lezionari. [3]

Questa mole di materiale contiene al suo interno delle varianti nei testi che sono attribuibili a errori di vario genere:

In tutti i testimoni della tradizione manoscritta dei testi antichi sono presenti un gran numero di errori, che è necessario riconoscere per procedere all’opera di correzione. È possibile distinguere due grandi categorie di errori: gli errori involontari e quelli volontari, anche se non sempre la distinzione è facile. [4]

In conclusione si deve ammettere che:

Il numero delle varianti documentate per tutto il NT è enorme, se calcolato in termini assoluti: circa 250.000; e solo per metà del testo si può dire che i testimoni siano perfettamente concordi. Inoltre le varianti sono antiche: per la maggior parte risalgono al II sec. e sono presenti già nei papiri più antichi, perché inizialmente era meno rigoroso il rispetto per il testo. Tuttavia sono veramente poche le divergenze che incidono sostanzialmente sul significato. [5]

Di fronte a una tale mole di informazioni, il lettore non può non preferire una lettura del Nuovo Testamento già facilitata da commenti e magari anche illustrazioni. E' quello che proporremo nel nostro studio e vedremo comunque che i risultati raggiungibili sono interessanti, se ricordiamo la complessità della materia che sta a monte della traduzione di cui ci serviremo. E che sarà semplicemente il lavoro della Conferenza Episcopale Italiana (Cei), organismo il cui operato è conosciuto e che noi assumeremo come testo per le analisi successive.


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[1] Cfr. [Christianismus] pagina "La critica testuale e l'edizione critica del Nuovo Testamento - Testimoni importanti".

[2] Cfr. [Christianismus] pagina "La critica testuale e l'edizione critica del Nuovo Testamento - Testimoni importanti".

[3] Cfr. [Christianismus] pagina "La critica testuale e l'edizione critica del Nuovo Testamento - Numero dei testimoni".

[4] Cfr. [Christianismus] pagina "La critica testuale e l'edizione critica del Nuovo Testamento - La tipologia degli errori di trasmissione del testo".

[5] Cfr. [Christianismus] pagina "La critica testuale e l'edizione critica del Nuovo Testamento - Modificazioni intenzionali".