DEI RICCHI

L'agnello nel Nuovo Testamento

 

03/06/2016

 

Storia insegnata

L'Agnello di Dio sarebbe Gesù Cristo, che avrebbe immolato se stesso sacrificandosi sulla croce per l'umanità.

 

Storia riscoperta

Giovanni Battista è l'agnello apocalittico, decapitato durante le nozze svoltesi a Cana. Ad uccidere il Battista fu lo stesso Gesù, discendente del dragone apocalittico che rappresentava la famiglia degli Agrippa.

 

Con le nostre ricostruzioni storiche è semplice spiegare l'immagine dell'agnello azzannato dal dragone {2544}. Eppure secondo la Chiesa l'agnello immolato rappresenterebbe Gesù Cristo.[1] Ciò viene fatto dipendere dal racconto del Vangelo di Giovanni, l'unico evangelista a scrivere questa coincidenza di figure:

Giovanni 1:29 Il giorno dopo, Giovanni vedendo Gesù venire verso di lui disse: «Ecco l'agnello di Dio, ecco colui che toglie il peccato del mondo!

Giovanni 1:35 Il giorno dopo Giovanni stava ancora là con due dei suoi discepoli Giovanni 1:36 e, fissando lo sguardo su Gesù che passava, disse: «Ecco l'agnello di Dio!».

Il Battista ripete due volte la stessa frase, quasi che l'evangelista avesse bisogno di imprimere nel lettore l'idea che fosse Gesù da intendere quale "agnello" e non altri.

Il parallelo tra l'agnello e Gesù non è però uguale in un altro passo neotestamentario dove si legge:

1Pietro 1:18 Voi sapete che non a prezzo di cose corruttibili, come l'argento e l'oro, foste liberati dalla vostra vuota condotta ereditata dai vostri padri, 1Pietro 1:19 ma con il sangue prezioso di Cristo, come di agnello senza difetti e senza macchia.

In questo frangente Pietro sembra dimenticarsi del binomio "Gesù Cristo" pur utilizzato in altre parti della sua lettera. Che la sua non sia una semplice abbreviazione lo si evince dall'ultimo brano neotestamentario (escludendo l'Apocalisse) in cui l'agnello è usato per indicare, simbolicamente, una persona. Si tratta di un episodio degli Atti degli apostoli in cui l'apostolo Filippo va incontro ad un eunuco che sta leggendo il libro di Isaia. I dialoghi tra Filippo e l'eunuco sembrano associare ancora la crocifissione di Gesù al sacrificio di un agnello condotto al macello. Ma proprio leggendo tutta la citazione di Isaia si comprende che non può essere così:

Atti 8:32 Il passo della Scrittura che stava leggendo era questo: Come una pecora fu condotto al macello e come un agnello senza voce innanzi a chi lo tosa, così egli non apre la sua bocca. Atti 8:33 Nella sua umiliazione il giudizio gli è stato negato, ma la sua posterità chi potrà mai descriverla? Poiché è stata recisa dalla terra la sua vita. Atti 8:34 E rivoltosi a Filippo l'eunuco disse: «Ti prego, di quale persona il profeta dice questo? Di se stesso o di qualcun altro?». Atti 8:35 Filippo, prendendo a parlare e partendo da quel passo della Scrittura, gli annunziò la buona novella di Gesù.

Isaia affermerebbe che all'agnello "nella sua umiliazione il giudizio gli è stato negato", cosa che non avvenne certamente per Gesù: secondo i racconti evangelici prima di essere crocifisso venne infatti sottoposto al “giudizio” del Sinedrio, dei sacerdoti Caifa e Anna, del re Erode, del governatore Pilato nonché della folla!

Pure una semplice considerazione sul modo in cui morirono i due ci indica la verità. Infatti, ad essere servita in tavola come ad un banchetto non fu forse la testa di Giovanni? E non fu ancora un Giovanni quello che, secondo la tradizione, venne bollito in pentola {1128}? Ben altro trattamento ebbe Gesù, che tra l'altro sarebbe (!) stato resuscitato mentre Giovanni no.

Insomma, rifacendosi alla tradizione scritta si può stralciare l'identificazione dell'agnello con Gesù e passarla su Giovanni Battista: il vero martire, umile, ucciso a tradimento senza alcun processo, casomai fosse stato reo di qualche "peccato".

L'analisi e il confronto dei brani conferma che le affermazioni messe in bocca al Battista sono chiare falsificazioni. Ma vedremo più avanti {2564} come il vangelo di Giovanni sia stato composto per correggere lacune e sviste dei sinottici.