DEI RICCHI

Le regole della simbologia cristiana

 

18/06/2016

Dovendo trattare d'immagini pittoriche e affermando che esse raccontano di più di quanto raffigurano, evidentemente diamo per assodato che in esse sono racchiusi dei simboli. Dobbiamo perciò chiarire cosa intendiamo per "simboli", ovvero come essi si intravedono negli oggetti d'arte che rappresentano le storie cristiane.

Prendiamo come esempio l’aureola, quel disco che viene tracciato attorno alla testa di un santo e che serve a distinguere una persona oggetto di particolare venerazione, da un personaggio qualsiasi. Non tutte le aureole sono uguali, perché neanche i santi lo sono. Ad esempio quella di Gesù ha disegnati all’interno dei raggi, così che è distinguibile in un dipinto in cui sono raffigurati anche gli altri apostoli.

 

 

Figura 1 L'aureola di Gesù e degli apostoli (ca 1486)[1]

Ma è possibile riconoscere anche quest’ultimi? Sì, usando altri oggetti quali sono ad esempio le chiavi per San Pietro, oppure un calice con il serpente per Giovanni evangelista come vedremo in altri dipinti.

Non sempre però un oggetto diventa il simbolo di un preciso personaggio. Ad esempio la croce è portata tanto da Gesù che da Giovanni Battista.

 

Figura 2 Gesù[2] e Giovanni con la croce[3]

Anche il calice viene messo in mano sia all’evangelista Giovanni che a Maria Maddalena.

 

File:Artgate Fondazione Cariplo - (Scuola italiana - XVII), S. Giovanni Evangelista.jpg

File:Holygrail.jpg

Figura 3 Giovanni evangelista (XVII sec.)[4] e la Maddalena con il calice (1874)[5]

Gli oggetti non sono poi gli unici a rappresentare dei simboli: possono esserlo anche delle caratteristiche, magari costanti a parte qualche strana eccezione. Ad esempio l’apostolo Pietro viene normalmente raffigurato come un vecchio con capelli grigi corti e barba, mentre l’apostolo Giovanni è rappresentato come un ragazzo giovane e imberbe. Giovanni Battista invece viene raffigurato come un individuo trasandato.

 

File:Domine, quo vadis.jpg

San Giovanni Battista

Figura 4 Pietro (1602)[6] e Giovanni Battista (1475)[7]

Poi vi sono le posizioni occupate dalle persone. Spesso Gesù ha alla sua destra la madre Maria e alla sinistra Giovanni Battista. Nell’Ultima Cena invece, non a caso secondo noi, il Battista viene sostituito dall'evangelista.

 

Figura 5 Le persone vicine a Gesù: Maria e Giovanni Battista (XII sec.)[8], Giovanni evangelista (XV sec.)[9]

Insomma le codifiche di simboli e caratteristiche sono importanti ma dobbiamo anche spiegare le eccezioni. A volte quest'ultime possono essere indizio di qualche importante informazione, ma pure che la codifica stessa non era unanimemente accettata nel tempo e nei vari luoghi.

Ogni simbolo, sia esso un oggetto oppure una caratteristica, deriva infatti da un preciso riferimento storico: racconta con immagini quello che si sa già dalle parole, scritte. Se questi ricordi però non sono precisi allora le connessioni saltano e non è più possibile che il simbolo parli al posto delle parole.

Vedremo esempi in cui gli autori si sono abbondantemente dimenticati dei simboli. Altri invece che li hanno confermati ricorrendo alle parole per non lasciare dubbi. Ecco allora che negli antichi affreschi o mosaici compaiono delle scritte per identificare i personaggi o addirittura le scene raffigurate.

Ma queste non sono le situazioni che noi ricercheremo: ci interessa invece dar voce ai quadri che proprio di parole mancano. E non ne avevano bisogno, perché evidentemente la codifica della simbologia in essi contenuta era già sufficiente perché chi guardava, all'epoca, quanto raffigurato, "leggesse" correttamente la storia rappresentata.

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