DEI RICCHI

Ipotesi, tesi e criteri di scelta storica

 

Naturalmente il lettore potrebbe chiedermi: perché cercare di rivisitare un periodo storico - la storia del popolo giudaico nei due secoli a cavallo della nuova Era - per il quale gli studiosi, da ormai due millenni e più approfonditamente negli ultimi due secoli, hanno sviscerato quasi ogni particolare delle vicende?

Per rispondere devo prima puntualizzare a quali studiosi si fa riferimento. Molti studiosi si sono appassionati ai secoli in cui nacque il Cristianesimo, in quanto attratti dalla figura di Gesù. Questo interesse, spesso legato alla loro fede religiosa, li ha condotti a conclusioni che non sono universalmente accettate, in quanto appunto ritenute di parte. Per questo, per non cedere alle loro ricostruzioni storiche, ho scelto il testo dello Schurer come guida meno confessionale.

È proprio leggendo le sue pagine, comprese le note accluse, che ci si rende conto di quanto instabile sia la via di una ricostruzione storica; su quali scalini malfermi si muovano molti nostri passi, quanti lati oscuri non vengano raggiunti dalle spiegazioni e di quanti “forse”, “probabilmente”, “è possibile” sia costituito il sapere storico tramandatoci. Anzi, l’impressione che si ricava dall’approfondimento di certi studi è che la sintesi storica, ovvero quell’insieme di nozioni che vengono poi insegnate nei vari gradi scolastici, sia frutto più di un accordo che di indubitabili evidenze.

Questo comportamento degli studiosi di fama ci favorisce in quanto testimonia che lo storico non è vincolato a ritenere vero quello che legge, anzi, si predispone a selezionarlo presentando una sua riorganizzazione dei fatti, operata scartando le notizie in contraddizione con quelle ritenute più vere.

Nelle mie ricostruzioni, non mi sono limitato ad evidenziare le parti ritenute false ma anche a comprendere perché erano da ritenere tali, cercando di scoprire chi e per quale motivo mise per iscritto tali notizie. Ho più volte qualificato queste innominate persone come falsari, in quanto, secondo me, non tramandarono certe notizie per sbaglio, ma con precisi intendimenti atti a stravolgere la storia.

Gli studiosi, a volte, mettono fortemente in discussione affermazioni provenienti dal passato. Ovviamente, lo fanno, perché pensano che altre informazioni siano più corrette e fin qui nulla da eccepire. Il problema da me sviscerato consiste nel fatto che, in tutta la ricostruzione storica sui Giudei al tempo di Gesù, gli stessi studiosi seguono, preferibilmente, Giuseppe Flavio, forse ammaliati da uno dei discorsi con cui chiude la sua opera Antichità Giudaiche:

AG 20:157 Noi, però, il cui obiettivo è la verità, vediamo di non dare più di una breve menzione ai soggetti non connessi al nostro argomento. D'altra parte la nostra esposizione della vicenda del mio popolo, i Giudei, non è semplicemente accidentale; e nella mia esposizione non esito a dare una narrazione piena sia delle nostre sfortune sia dei nostri errori.

Secondo le mie ricerche, Giuseppe (o chi per lui) invece non ha fatto altro che scrivere esattamente quello che più lo favoriva, facendo in modo che la verità andasse persa all’interno dei suoi racconti, mentre emergeva la storia che egli voleva venisse tramandata.

Gli storici del tempo rivestivano il ruolo dei cronisti di oggi. Questo spiega il perché tutti i potenti ne chiedessero i servigi. Nei loro obiettivi di grandezza, era ben chiara l’idea che bisognava scrivere la storia che meglio li metteva in buona luce. Alcuni, addirittura, per esempio Augusto, chiesero ai propri intellettuali di riscrivere anche le origini della loro famiglia, che finiva sempre col derivare da un dio o da eroi di alto lignaggio.

E allora, invece che parlare delle opere di Giuseppe Flavio, dovremmo riferirci ai suoi libri come a quelli a lui attribuiti perché l’impressione è che, se non furono esattamente scritti da altri dopo di lui, quantomeno furono da questi abbondantemente rimaneggiati.

Questi falsari fecero ampio uso della duplicazione dei nomi per indicare sempre la stessa persona. Ed è su questo fondamentale tranello che mi soffermerò nelle prossime pagine.

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