DEI RICCHI

Ambienti universitari come muri di gomma

 

11/08/2012, 10/06/2014

Quando Mauro Pesce afferma che “bisogna leggere sintesi storiche serie” immaginiamo che il libro sopra citato, che potremmo attribuire più a lui che ad Augias, ne contenga qualcuna. Ma è un buon punto di partenza la sua convinzione che “la ricerca storica non compromette la fede [...]” ma casomai “porta ad una riformulazione della fede, più che a una sua negazione” e “permette un atteggiamento laico più maturo”?[1]

Non è che con queste convinzioni i ricercatori non stiano facendo storia ma semplicemente lavorando per corroborare, tramite i loro studi, le formulazioni della fede? Detto in altri termini, questi ricercatori storici non finiscono forse con l’essere laici pagati dallo Stato per sostenere il credo del Vaticano?

È forse proprio perché la ricerca storica di Pesce si fonda su questi presupposti che nel libro non abbiamo raccolto uno straccio di motivo “storico” per il quale dovremmo anche noi arrenderci alle sue convinzioni. O quanto meno non ci pare il suo libro così esaustivo da liberare il campo da dubbi in questo senso. E, se si vuole, per salvare qualcosa di “Inchiesta su Gesù”, catalogarlo come un libro non propriamente universitario, comunque dovrebbe contenere almeno uno straccio di “sintesi storica seria”.

Abbiamo seguito su Internet diversi altri interventi di Mauro Pesce ma finora non abbiamo trovato alcunché di utile da parte sua per comprendere la genesi del cristianesimo. Per confronto possiamo tirare in ballo anche un altro studioso della figura storica di Gesù, ovvero Giuseppe Barbaglio del quale abbiamo letto l’altrove citato “Gesù, ebreo di Galileo”.[2] Anche Barbaglio è il chiaro esempio di come un uomo di Chiesa, quale lui si palesava a differenza di Pesce, non può che convolare nelle convinzioni storiche che la Chiesa stessa proclama. Certo la stessa cosa non ci saremmo aspettati da Pesce, spesso chiamato in causa per un suo supposto ateismo per noi difficile da individuare.[3] Come se essere atei fosse condizione sufficiente (!) per svolgere ricerche logiche e ponderate su Gesù e la dottrina cristiana.

Insomma, questi studiosi alla fin fine non scalfiscono per niente la figura di Gesù, che continua ad essere apostrofata come “immensa”[4] e “obbediente fin nei dettagli del vestiario e del cibo alla Torah”,[5] quando proprio nelle nostre pagine {1141} abbiamo dimostrato quanto Gesù stesso fosse un anti-giudeo, un profeta della distruzione delle antiche leggi, e anche per questo definito “falso profeta”. Vorremmo essere smentiti rispetto a queste constatazioni ma esse portano a concludere che anche le nostre università non sono ambienti in cui la ricerca, almeno quella sul cristianesimo, può dirsi obiettiva e neutrale.

La nostra è una critica antica {499}, e proprio nel precedente libro abbiamo avuto modo proprio di dimostrare come gli studi su Gesù che vengono sfornati dagli ambienti accademici, almeno quelli italiani, siano fermi (se non peggiorati) rispetto a quelli che venivano svolti già da autori, seppur ecclesiastici, del XV secolo.

Nonostante questo, noi ci sentiamo debitori di tutti quegli autori che invece hanno prodotto opere senza le quali non avremmo raccolto le prove per i nostri studi. Anche loro provengono dal mondo accademico, meno interessati però a sentenziare su cosa è giusto o meno, quanto piuttosto prodighi nel rendere disponibili a tutti le fonti storiche del passato. Se i professori universitari, soprattutto quelli italiani, si fossero limitati a rispolverare i testi e i reperti antichi per spiegarli al grande pubblico, avrebbero resi accessibili a tutti molti tesori che ora sono ancora nascosti.

Purtroppo il loro tentativo di spiegare Gesù ha reso le facoltà di storia del cristianesimo delle brutte copie di quelle di teologia, misere succursali in cui il credo cristiano viene indorato sotto forma di catechismo storicizzato per adulti.

 



[1] [Inchiesta su Gesù] pag. 4.

[2] [Gesù galileo].

[4] [Inchiesta su Gesù] pag. 4.

[5] [Inchiesta su Gesù] pag. 6.