DEI RICCHI

Scienziati ed interessi personali

 

01/12/2013

In un articolo del 2013 il neo ministro italiano all’istruzione si scagliava contro i professori universitari, sentenziando che

sono dei privilegiati, che non possono non innovare o fornire spunti scientifici nuovi. Altrimenti si rischia di trasmettere un sapere superato.[1]

Pensiamo che la sua valutazione fosse di ordine generale intendendo che tutte le facoltà meritano, se non il medesimo giudizio, almeno la stessa osservazione.

Così anche i professori che insegnano storia non possono sottrarsi alla medesima imputazione di responsabilità. Sia perché, come tutti, immettono nella società idee che possono rivelarsi non solo fasulle ma anche deleterie. Sia perché formano persone che a loro volta perpetueranno eventuali errori ricevuti.

Quanto è difficile per uno di questi ammettere di aver sbagliato? Dipende, soprattutto dagli interessi in campo.

Qualche tempo fa, sempre per diletto, confrontavamo due articoli che mettevano in dubbio l’efficienza energetica di edifici progettati e realizzati con criteri che invece dovevano proprio assicurare il massimo risparmio possibile.[2] [3] Mentre in uno dei due casi si leggevano ammissioni su possibili errori di certificazione, nell’altro addirittura si minacciavano cause legali per la ricaduta d’immagine che la divulgazione di una tale notizia poteva indurre. Proviamo a traslare questi comportamenti sugli studi cristiani. Chi potrebbe in tutta tranquillità ammettere che su Gesù si sono sbagliati gli studiosi per tutti i secoli passati? Forse si contano su una mano. Ed il fatto che siano pochi i rappresentanti del gotha accademico ad ammetterlo, è una dimostrazione che la verità su Gesù deve rimanere tale e quale ci è stata insegnata fino ad oggi da questi studiosi?