DEI RICCHI

Oltre l’èra di Gesù

 

11/08/2012, 10/06/2014

Perché il titolo “Radici cristiariane”?

Partiamo intanto dalla locuzione che ha evidentemente dato il la per questo titolo, ovvero “radici cristiane”. Vi è stato un periodo, all’incirca coincidente con il primo decennio del XXI secolo, in cui il termine era spesso utilizzato e oggetto di dispute, soprattutto da parte dei fautori di un suo inserimento nel Trattato costituzionale europeo.[1] Il principale ispiratore sembra essere stato il papa Giovanni Paolo II.

La nostra posizione a riguardo è in un certo senso imbarazzante. Se infatti quello che pensiamo di Gesù e del cristianesimo va in direzione diametralmente opposta a quanto ci racconta la Chiesa, non riusciamo a non intravedere una grossa fetta di verità nell’ammettere le radici cristiane dell’Europa. Almeno di questa Europa, quella economica e politica nata dai trattati di Roma e seguenti, in cui il cristianesimo, nelle sue varie declinazioni - cattolico, protestante e ortodosso – svolge la funzione di indottrinamento sociale e controllo a partire dal singolo cittadino fino a centro delle maggiori istituzioni.

Questa Europa deve alla famiglia di Gesù e agli imperatori romani dal secolo II in poi moltissime decisioni che condizionano da secoli la vita di generazioni dei suoi cittadini e anche di quelli che vivono al di fuori dei suoi confini geografici.

Questa Europa relega in pochissimi aspetti della vita di ognuno quelle che erano le abitudini, il modo di pensare ed agire dei nostri antenati prima dell’avvento di Gesù.

Ma quali sono effettivamente le “radici cristiane”? Di che stampo erano i personaggi che contribuirono a radicare la nuova religione tra la popolazione?

Riscoprire le vere “radici cristiane” non sarà quindi solo l’occasione per rivisitare la storia antica, ma di converso anche per delineare in misura più ponderata quello che la cristianità soffocò fino ad ucciderlo: il paganesimo.

Riteniamo inoltre che fonte di tanti incomprensioni nella ricerca storica rimanga il concetto di bene e male, e quindi di buono e cattivo se ci riferiamo a chi il bene o il male lo commette. Non è facile definire i due attributi comportamentali in maniera così decisa. Per quanto ci si sforzi i confini non sono così netti. È significativo però che una persona buona, corretta, ci risulta più attraente di una cattiva, infida. La sicurezza che la prima emana e la prevedibilità del suo comportamento ci fa avvicinare ad essa con maggiore sicurezza e spensieratezza. La presenza di una persona buona ci mette in uno stato di tranquillità, scevro da preoccupazioni di autodifesa che invece un individuo cattivo ci obbligherebbe ad adottare.

Queste constatazioni condurrebbero alla previsione che nella società i posti di comando dovrebbero essere occupati dalle persone più buone, ma non è così. Come è possibile? Le considerazioni da fare sono molteplici e non è certo il fine di questo libro approfondirle. Ci limitiamo però a quello che è un utile filo conduttore di molti avvenimenti storici, tanto da seguirci fino ai nostri giorni. Ci riferiamo cioè all’abilità del cattivo di farsi passare per buono. È un’abilità che si esplicita in vari modi che vanno dalla giustificazione del proprio comportamento “a fin di bene” fino al sovvertimento della realtà.

Per esemplificare, uscendo un attimo dalla storia e mettendo i piedi nella fantasia, possiamo cominciare dalla famosa fiaba di Fedro del lupo e l’agnello,[2] dove il cattivo inventa false scuse pur di averla vinta sul buono. Qui l’inventiva del lupo si limita alla giustificazione delle proprie intenzioni sulla base della falsificazione di una realtà non propria, ma che riguarda l’agnello. Il lupo incolpa di cose non vere il suo avversario designato. Tanto i due protagonisti quanto il lettore che assiste alla scena sanno da che parte sta la ragione e non hanno alcuna difficoltà a riconoscere l’ingiustizia messa in atto.

Il passo successivo è invece costituito da un possibile proseguimento di questa breve fiaba di Fedro e che potrebbe essere il seguente:

Mentre il lupo si saziava della sua preda comparve improvvisamente il pastore del povero agnello, che non ci pensò due volte a catturare il lupo per ucciderlo. Questi, vistosi braccato, implorò il pastore: “Perché vuoi uccidere un mite lupo?”, “Perché tu hai ammazzato il mio agnello”, sentenziò il pastore. “L’ho fatto per legittima difesa”, rispose tremante il lupo. “Ma cosa vai cianciando!” lo ammonì il pastore. “È tutta la verità!”, piagnucolava il lupo che continuava così: “Mi stavo abbeverando a questo ruscello quando arrivò l’agnello con tono minaccioso e furioso, impedendomi di bere. L’ho supplicato di lasciarmi stare e non ho che reagito per difendermi dalla sua furia”.

Per quanto serve a noi, lasciamo che sia il lettore a immaginare il finale della fiaba.

La continuazione della fiaba ci ha permesso di andare oltre quello che già Fedro ci aveva esposto, ovvero l’oppressione dei “giusti nascondendosi dietro falsi pretesti”. Anche la continuazione da noi proposta propone affermazioni inverosimili sul lupo stesso che si dipinge come un agnello, ovvero come colui che ha subito la violenza e non il contrario. Siamo approdati al sovvertimento completo della storia, cioè al cattivo che deruba alla sua vittima il ruolo del buono.

Anche se i lupi cristiani non lo ammetteranno mai, questo è il leit motif di tutta la storia cristiana, anzi possiamo dire la radice prima della cristianità, di cui la menzogna costituisce lo strumento e mezzo per sovvertire la realtà passata e presente, mettendo in condizione lo spettatore di non predire neanche un po’ di quella futura. Noi, dopo aver svelato questa radice per il primo secolo della nostra èra, proseguiremo nelle prossime pagine in avanti per altri 3 secoli così da far comprendere ancora meglio perché il cristianesimo sia così potente nei secoli.

Proprio mentre proseguivamo in questo impegno ci siamo accorti che la dicitura “radici cristiane” non rendeva effettivamente conto delle loro peculiarità. Avevamo bisogno di aggiungere almeno un aggettivo, ovvero quello di “ariane”, che ci ha indotti a coniare il neologismo “cristariane”. Siamo così abituati ad ascoltare il primo, che quest’ultimo può stonare al primo incontro.

Pensiamo però che la lettura di questo testo aprirà gli occhi su molti aspetti della storia, così tanto da intuire la pregnanza del neologismo proposto.

 



[1] http://www.olir.it/Fareetematiche/documents/Fumagalli_Carulli_RadiciCristianeEuropa.pdf.

[2] http://www.letturegiovani.it/Fedro/LupoAgnello.htm.