DEI RICCHI

I primi incontri con il vegetarianesimo

 

16/01/2013

Nella nostra società vi sono diversi approcci per affrontare le difficoltà legate a malattie, ma sicuramente il primo fra tutti è quello di rivolgerci a delle strutture sanitarie.

Qui in Italia non fa stupore sapere che la maggior parte di queste, quando non è pubblica, è di proprietà di società cattoliche. In ogni caso, di chiunque sia la gestione, sta di fatto che è molto frequente che gli ospedali siano intitolati a qualche santo cattolico. Non fa poi notizia incontrare nei corridoi o tra i letti dei malati la visita di suore o preti addetti “all’assistenza spirituale” con stipendi a carico della collettività.[1] [2]

Attraverso il suoi ministri la Chiesa sembrerebbe continuare la vocazione di Gesù per essere vicina ai malati. Fin qui nulla di strano.

Sennonché un giorno facciamo conoscenza di più persone (e tra queste anche un medico) che si cibano di vari alimenti tranne la carne. Vegetariani, come normalmente vengono definiti questi individui. Però tra il vedere qualcuno che sa fare a meno di carne e pesce e provare a mangiare allo stesso modo vi è molta strada da fare. L’attaccamento alle proprie abitudini alimentari è talmente radicato da poter essere paragonato alla dipendenza dalle credenze religiose, politiche se non anche sportive.

Insomma se mettete un carnivoro a discutere con un vegetariano vi potreste trovare dopo un po’ con un dibattito che è scivolato nella maleducazione che contraddistingue spesso la tifoseria dei confronti politici ed anche religiosi. Se poi non è maleducazione, almeno si scade nei ragionamenti campati in aria e senza presupposti sperimentali, pure questa caratteristica dei dibattiti interreligiosi. È anche facile poi che il carnivoro l’abbia vinta sul vegetariano, cosa che in Natura è praticamente la regola visto che i conflitti per la sopravvivenza si combattono tra predatori (carnivori) e prede (di solito vegetariane).

Il nostro spirito pragmatico però ci allontana da sterili discussioni. Quando abbiamo deciso di provare ad essere vegetariani, si trattava di sperimentare un modo di alimentarsi che vedevamo praticato con successo da altre persone.

Cosa intendiamo in questo caso per “successo”? Ci riferiamo al fatto che queste persone sono vegetariane da decine di anni e dimostrano una salute maggiore di quella di altri coetanei ma onnivori.

Ovviamente la nostra salute non dipende solo dall’alimentazione; possiamo anzi ammettere che tutto quello che proviene dall’esterno influenza non solo il nostro metabolismo ma anche le condizioni psico-fisiche. Ma è indubbio che quanto mangiamo e beviamo ha risultati spesso immediati sulla nostra salute.

Infatti, mano a mano che anche noi adottavamo questo nuovo stile di vita, ci accorgevamo che i miglioramenti sul nostro stato di salute erano evidenti. Giorno dopo giorno molti sintomi di malesseri più o meno ripetitivi si affievolivano o sparivano del tutto.

Ci rendevamo cioè conto che mangiare carne non era così fondamentale come ci avevano tramandato da generazioni. La prestanza fisica non sembrava soffrirne, anzi il contrario. Anche nel momento in cui la nostra scelta alimentare è finita coll’escludere, oltre alla carne, anche i latticini privilegiando il consumo di alimenti crudi piuttosto che cotti, il fisico e la mente sembravano acquisire benefici non indifferenti.

Ormai da più di un anno il nostro cibo è composto di frutta, verdura, semi e cereali e non vediamo un motivo utile per ritornare a consumare pasti come facevamo prima.

 



[1] http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/

napoli/notizie/cronaca/2012/16-marzo-2012/tagli-servizi-ma-asl-paga-preti-2003703961599.shtml.

[2] http://www.tgcom24.mediaset.it/cronaca/articoli/

articolo467106.shtml