DEI RICCHI

Dilemmi esistenziali

 

Dopo aver capito come meglio confezionare il testo, si riproponeva quindi il problema di trovare l'editore adatto agli argomenti da me trattati. Ovviamente cercavo qualcuno disposto a pubblicare qualcosa d'alternativo: in fin dei conti i miei studi non erano critiche al sistema, non ne mettevano cioè in discussione il funzionamento?

A casa nostra i libri non sono mai mancati, anzi il loro acquisto si è mantenuto costante negli anni. Di case editrici ve ne sono parecchie che farebbero al caso mio. Perché non partire da una di grosso calibro? Tentai, ma la risposta fu di netto rifiuto.

Ripartii allora da una meno nota ma comunque di buon livello, dichiaratamente di ispirazione cattolica e interessata ai problemi del Terzo Mondo, allo sfruttamento, alla povertà e quindi alle distorsioni sociali dell'età contemporanea. Era settembre 2002 e i contatti continuarono fino a maggio 2003 quando si interruppero, seppur con i più cordiali saluti, nonostante ripetute attestazioni di stima e interesse {11}.

La cosa mi aveva fatto un po' arrabbiare, per il semplice fatto che non mi aspettavo un tira e molla così inconcludente, soprattutto perché avevo a che fare con dei dichiarati paladini della giustizia e per me una promessa non realizzata era già un'ingiustizia dura da digerire.

Inoltre, nei miei scritti avevo esaltato alcune parti della Bibbia che rinviavano ad importanti norme economiche e sociali {113}. Non si era tenuto conto di queste, oppure l'interpretazione che davo all'episodio della Genesi {250} disturbava un po' troppo? No, quest'ultima possibilità era da scartare per il semplice fatto che su richiesta dell'editore avevo tolto queste pagine, seppur a malincuore.

Cosa c'era che ancora non andava nei miei scritti?

Questa domanda mi assillava e mi creava quasi una crisi d'identità. Anche perché le motivazioni addotte dall'editore per rifiutare la mia opera erano ancora legate ad una presunta difficoltà di lettura da parte del pubblico. Nonostante avessi nel frattempo revisionato il testo secondo le indicazioni pervenutemi, sembrava ancora lontano dalle aspettative delle persone a cui mi rivolgevo. Ma quanto dovevo abbassare il livello per rendere leggibili i testi che scrivevo? Ad una condizione inferiore a quella soglia d’intelligenza per cui si può parlare semplicemente di stupidità?

Seppur preso dallo sconforto, nella mia testa cominciarono a circolare ragionamenti di questo genere:

-                 non sono mai stato uno specialista di alcunché;

-                 gli argomenti che tratto sono noti a chiunque abbia un’istruzione almeno da scuole medie;

-                 ho tolto tutte le digressioni con un linguaggio troppo logico o formalista, come richiestomi dai miei primi lettori;

-                 il modo di scrivere è stato sottoposto al vaglio di persone che fanno un mestiere che riguarda la scrittura per il pubblico e che hanno bistrattato parole e frasi per renderle adatte al lettore medio.

Cosa c'era ancora da cambiare, da migliorare? L'editore dava colpa al pubblico forse perché non voleva prendersi la responsabilità di rifiutare il mio scritto per i temi di cui non condivideva le conclusioni?

Avevo tante domande ma i miei scritti rimanevano nel cassetto, o meglio nell'hard disk del mio computer, come alberi in un giardino in cui nessuno passa per raccoglierne i frutti. Che frustrazione, soprattutto quando qualcosa ti dice che i frutti sono buoni e potrebbero giovare a molti. Semplice presunzione? Dovevo concedermi un'altra prova e far tesoro di tutte le motivazioni, più o meno esplicite, che avevano chiuso le porte alla mia iniziativa.

{D|1628|La religione non può attendere}