DEI RICCHI

Quanti soldi per vivere meglio?

 

Chi amministra un ente locale, a qualsiasi livello, sa bene di dover fare i conti con risorse economiche spesso insufficienti, tanto rispetto alle richieste dei cittadini quanto con riguardo alla propria progettualità. Non è che una volta eletti gli amministratori abbiano disponibilità tali da sviluppare le idee che vorrebbero perseguire, anzi a mala pena possono soddisfare le esigenze ordinarie.

Anche per me che avevo elaborato un modello geometrico di urbanizzazione, una volta ricoperta la superficie terrestre di tante città modello, era naturale chiedermi: ma dove si trovano i soldi per ricostruire tutto l'esistente secondo questo progetto ideale?

Sulle questioni economiche potremmo discutere all'infinito, tanto che autori preparati sull’argomento propongono addirittura di ripensare completamente gli scambi commerciali e anche la necessità di una moneta per essi. In sostanza, potremmo vivere senza usare il denaro?

Per me, neofita della materia, non era certo questo il ramo di ricerca che mi accingevo a percorrere: dovevo prima capire. L'economia era una materia completamente nuova in cui cimentarmi, diversamente dall'urbanistica in cui la scuola e l'esperienza amministrativa mi avevano fornito strumenti per cercare soluzioni alternative verso il miglioramento.

Cominciai allora con delle semplici simulazioni su come un cittadino può accumulare il suo reddito, tenuto conto che non vive normalmente da solo ma in comunità che gli impongono, attraverso il prelievo fiscale, di contribuire alle spese sociali. Ne derivarono diversi fogli elettronici in cui era facile intravedere la spiegazione matematica di un famoso detto veneto “Schei tira schei, peoci tira peoci” (“i soldi attirano i soldi, i pidocchi attirano i pidocchi”). In altre parole la saggezza popolare aveva già stigmatizzato l'andamento della storia: se i ricchi diventano sempre più benestanti, i meno abbienti tendono ad impoverire sempre più. Ancora una volta si dimostrava che la sapienza umana ha radici antiche, quello che muta è il modo in cui si possono esprimere i concetti estrapolati dall'esperienza.

La matematica è un linguaggio che non solo riesce a descrivere spesso molto precisamente la realtà, ma consente anche di ipotizzare comportamenti futuri o addirittura il passato che ha condotto alla nostra esistenza. Oltre a ciò permette di insinuarci nello studio di ciò che accadrà prevedendo l'effetto di modifiche da noi introdotte. Nel caso delle curve di reddito da me proposte veniva naturale studiare come influiscono sul reddito - o meglio ancora sul patrimonio e sul reddito  ovvero la ricchezza di ogni cittadino - modi diversi di calcolare il prelievo fiscale. Applicando sistemi correnti di tassazione scoprivo questi meccanismi:

-                 la velocità di incremento della propria ricchezza dipende da come si viene tassati. In particolar modo una tassazione di tipo progressivo rallenta la propensione a diventare sempre più ricchi rispetto ad una in cui il prelievo è solo proporzionale alla ricchezza;

-                 se noi fissiamo un limite di reddito sotto il quale un cittadino rischia di diventare “povero”, allora i meno abbienti corrono il pericolo di incamminarsi verso questa miseria sempre in virtù del sistema di tassazione applicato.

In poche parole, i ricchi devono essere tassati più dei poveri.

Se vogliamo che nessuno dei cittadini finisca sotto la soglia di povertà, allora né il sistema proporzionale né quello progressivo danno certezza del risultato, anche se quest'ultimo è sicuramente migliore del primo.

Elaborai allora un sistema di prelievo fiscale più attento ai fini propostimi e lo paragonai agli altri due. L’indice che faceva capire i diversi effetti dei vari sistemi fiscali era quello di Gini, un coefficiente che misura la distribuzione del reddito, o meglio della ricchezza fra un insieme di individui {34} {35}. Legando ricchezza, tassazione e indice di Gini si dimostrava una notevole serie di meccanismi che addirittura influenzava i comportamenti umani sull'ambiente. Distribuzione della ricchezza e inquinamento sembrano dunque molto correlati.

{D|1624|Prelievo fiscale e debito pubblico}