DEI RICCHI

La legge della Regione Veneto n. 24 del 1985

 

. P 11/08/2003. E 29/09/2002.

Vi è un esempio di legge urbanistica male utilizzata e che non ha raggiunto il suo scopo? Cosa è successo nel territorio agricolo del Veneto dal 1985 in poi?

Un anno verrà ricordato nella storia dell’urbanistica veneta ed è l’anno in cui furono emanate due normative di settore che contribuirono a dare un duro colpo alla tutela del territorio veneto.

Molte delle colpe vengono addebitate alla Legge Regionale n. 24 del 5 marzo 1985 "Tutela ed edificabilità delle zone agricole" che secondo alcuni sarebbe stata un regalo per accaparrarsi gli elettori delle associazioni agricole, che poterono finalmente ampliare o realizzare per la prima volta edifici nelle loro proprietà in campagna, senza doverli acquistare dai possidenti dei centri abitati. Se il titolo sembra a prima vista suggerire un atteggiamento protezionistico dell'ambiente, i risultati furono ben altri.

Prima di tutto la normativa dribblò il limite imposto all'indice di edificabilità (0.03 m3/m2) previsto dal D.M. 1444 del 1968, stabilendo la possibilità edificatoria anche con pochi ettari di terreno purché adibiti a colture intensive e di un certo pregio (orti, frutteti, vigneti). [1] La beffa fu che tale opportunità non finì in mano ai soli agricoltori, ma a benestanti senza scrupoli che comperavano un ettaro di terreno, vi seminavano degli ortaggi che facevano coltivare ad un contadino per il tempo necessario ad ottenere concessione a costruire e abitabilità, e poi trasformavano tutto in ampi giardini, o lasciavano parti incolte e abbandonate. A ciò contribuì uno scarso controllo da parte delle amministrazioni sull'effettiva "imprenditorialità agricola" del costruttore.

Quel che avvenne fu che molti contadini vendettero piccole o ampie tenute a privati qualsiasi che, con il consenso delle amministrazioni, si adoperarono per realizzare edifici in campagne fino a prima coltivate o addirittura vergini. Questa legge divenne un fenomenale strumento per i piccoli e grandi borghesi per poterono realizzare il sogno della villa in campagna, abbandonando le dimore nel caos delle città.

Case enormi, ville, annessi rustici adibiti a garage per lunghe automobili (non certo per mezzi agricoli, se si eccettua il tosaerba), giardini e piscine sorsero nei luoghi che dopo pochi anni si sarebbero rivelati preziosi corridoi non più liberi per la realizzazione di importanti vie di comunicazione, contribuendo quindi ad ostacolare la soluzione dei problemi di viabilità.


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[1] L.R.V. 24/85, art. 3.