DEI RICCHI

Introduzione a ‘DEI RICCHI – Volume II’

 

18/11/2013

Presentazione

Le pagine pubblicate in questo libro contengono le prime ricerche sulla religione sviluppate in due anni, precisamente dall’agosto del 2002 a quello del 2004.

Quando, all’epoca, abbiamo cominciato ad occuparci di religione non ci aspettavamo che quello era solo l’inizio di un percorso che, alla data odierna, rimane ancora molto prolifico e senza che ne abbia intravisto la fine.

Questo è dovuto essenzialmente al fatto che gli studi sull’origine della religione devono abbracciare un arco temporale almeno pari a quello in cui l’uomo cominciò ad organizzarsi socialmente e comparirono le prime forme di trasmissione della cultura. Forme che conobbero una stilizzazione di livello superiore con l’invenzione della scrittura.

Da quelle culture antiche sono arrivate le prime testimonianze sulle divinità, questi esseri sulla cui esistenza e consistenza continuiamo a porci domande ancora oggi e chissà per quanto tempo nel futuro.

Dal nostro punto di vista alcune domande hanno ormai una risposta convincente, per giungere alla quale abbiamo dovuto percorrere però strade che apparentemente sembravano non c’entrare con gli studi religiosi. Queste strade sono contenute nel Volume I e sono studi sviluppati quasi in contemporanea con quelli contenuti in questo libro.

All’epoca avevamo intuito che vi sono questioni sociali che diedero impulso all’invenzione delle divinità. Questa invenzione trovò poi modo di perpetuarsi nel tempo sfruttando un’abilità particolare di cui l’uomo sembra essere il miglior depositario su questa Terra: la menzogna.

Per questo, parallelamente agli studi sulla nascita del culto della divinità, abbiamo sviluppato anche quelli antropologici (abbinati a quelli urbanistici ed economici) e, soprattutto, quelli sulla conoscenza. Perché è proprio nella trasmissione delle informazioni che s’insinua la menzogna, il cui fine principe è quello di collocare la falsità al posto della verità.

Quello che cerchiamo di dimostrare nei nostri studi è che la religione, intesa come culto della divinità, è diventata col tempo un emblematico esempio di come la menzogna sia utilizzata per cambiare le notizie del presente ma anche del passato.

Se questo non è manifesto ai più, altrettanto non era evidente per noi quando abbiamo iniziato gli studi contenuti in questo volume. Né tanto meno immaginavamo che la vicenda di Gesù fosse così intrisa di falsità da meritare una sua profonda rilettura che assorbe ancora oggi molta della nostra curiosità.

Riassumendo, le pagine contenute in questo libro iniziano chiarendo l’origine della religione che interessa la nostra società cosiddetta occidentale. Continuano poi proponendo i primi studi sulla vicenda di Gesù, chiudendosi, si fa per dire, sulla scoperta che ha aperto più di tutte gli occhi sul I secolo della nostra epoca: l’interpretazione storica dell’Apocalisse.

La rilettura di questo famoso scritto è oggetto ancora oggi da parte nostra di miglioramenti ed integrazioni, a dimostrazione di quanto sia stata fondamentale l’intuizione che tutte le figure allegoriche rappresentate da Giovanni nascondevano personaggi e vicende dell’epoca.

Dopo tutti questi anni di ricerche, abbiamo la presunzione di ritenere che nessun studio sulla religione potrà più prescindere dalle risposte e le questioni contenute nelle pagine di questo libro.

Deismo

Studiare la storia antica significa studiare le religioni. Il legame tra i due ambiti è stretto e rimanda al culto delle divinità.

Dopo la nostra revisione del modo con cui affrontiamo la realtà e come la mente possa crearsene una parallela, che ha però connessioni con la prima, non ci è stato difficile intuire quanto il concetto di divinità abbia una tale origine umana da far rivalutare scritti e testimonianze del passato di cui non avevamo mai sentito parlare a scuola.

Far coincidere le divinità antiche con i signori che comandarono sulle civiltà del passato non è stata un’idea originale. Ma l’aver ripreso e riproposto le cronache di passati autori biasimati dalla Chiesa, ci ha da una parte avvicinato a spiegazioni più realistiche sulle origini del culto divino, e dall’altro anche aumentato le distanze con le interpretazioni inculcate nella nostra cultura cristiana.

Come abbiamo affrontato questo argomento è solo una spia di tutto il successivo lavoro di razionalizzazione della propaganda cultuale cristiana. Dobbiamo per lo più allo scritto del professor Dario Sabbatucci[1] la prima luce per iniziare il viaggio in antri bui, inesplorati e resi impervi dalle barriere del mistero cristiano.

Storia dei Giudei

Per comprendere la religione cristiana bisogna leggere non una ma più volte la Bibbia. E’ questo quello che noi abbiamo fatto e in questo argomento abbiamo racchiuso alcune appunti che parevano, all’epoca, importanti per quanto erano connessi ai nostri studi contenuti nel Volume I, e a quelli sul deismo. Nel 2003 non avevamo afferrato molto di quello che sarebbe arrivato con i successivi libri; per cui questi appunti, col senno di poi, ci sembrano ancora troppo legati ad una visione classica della Bibbia. Una visione cioè molto simile a quella voluta dagli insegnamenti tradizionali, dove i libri biblici assurgono a preziosa, quasi unica, testimonianza della storia di un popolo, quello ebraico.

Oggi noi non sosteniamo più questa visione, ma allora non avevamo elementi per discostarci di più da essa.

Di tutto quello che abbiamo scritto in questo argomento rimangono fondamentali le evidenziazioni delle strutture sociali tratteggiate nella Bibbia, come pure le norme fondamentali che scandivano il tempo di un popolo: il riposo settimanale, l’anno sabbatico e quello giubilare.

Analisi dei Vangeli

Studiando la Bibbia ci rendevamo conto che le incongruenze che in essa si riscontrano e i fatti inverosimili che sembrano presi per realmente accaduti, erano spie di una probabile manomissione della realtà vissuta e lì raccontata. Ma come dimostrare dove e perché i racconti non erano veri?

Nel Nuovo Testamento potevamo applicare la nostra teoria dell’informazione dominante {203}, perché vi erano in esso proprio testi (i Vangeli) che potevano fungere da quattro testimoni della stessa vicenda. L’analisi della storia di Gesù ci ha quindi aperto altre porte, svelando alcuni trucchi redazionali che sembravano sfuggiti agli esegeti. Controllavamo di continuo le nostre intuizioni con gli studi di riconosciuti professori di cristianesimo: sembrava che non si fossero accorti che gli evangelisti volevano nascondere di proposito alcune informazioni.

Giovanni e Paolo

I Vangeli costituiscono solo una parte di tutta la letteratura sulla vita di Gesù e i suoi apostoli. Anche limitandosi al Nuovo Testamento, di testi ne dobbiamo leggere ancora molti. Per finire con la famosa Apocalisse, un’opera di cui abbiamo intuito presto le connessioni con gli accadimenti del I secolo. Confrontando infatti le visioni di Giovanni con quanto ci narra Giuseppe Flavio della storia giudaica di quei tempi, abbiamo compreso che l’Apocalisse non fa altro che tramandarci la storia antica seppure in chiave più criptica.

Ecco allora la grande scoperta: il “falso profeta” - quel famoso personaggio chiamato anche “bestia che sale dalla terra” e identificato con il numero 666 - non era una figura immaginaria, ma nascondeva un importante personaggio cristiano. Quale però? Un’analisi approfondita del testo non permetteva di accertarlo, ma nel frattempo ci consentiva di individuare una grande diatriba all’interno degli scritti del Nuovo Testamento: quella tra Paolo e Giovanni.

Il problema era che questi due nomi non potevano essere inventati, dovevano corrispondere a due personaggi vissuti nel I secolo. Il confronto con gli scritti storici ci permise di ritrovare Paolo nei libri di Giuseppe Flavio identificando il suo avversario Giovanni con quello di Giscala.

 



[1] [Prospettiva].