Uranio impoverito. Il 15 settembre voto del Senato su commissione d'inchiesta

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Il 15 settembre la commissione Difesa del Senato voterà per l'istituzione della Commissione d'inchiesta parlamentare sull'uranio impoverito. Lo annuncia il senatore Ds Lorenzo Forcieri, presidente della delegazione italiana presso l'assemblea parlamentare Nato, aggiungendo che "questo autorizza a ritenere che il passaggio in Aula avrà un'esito rapido e positivo".

Forcieri spiega che si tratterà "di una Commissione monocamerale d'inchiesta del solo Senato", soluzione semplificata "si é resa opportuna per poter procedere senza ulteriore indugio alle attività d'inchiesta".

L'esponente Ds sottolinea comunque che "il carattere monocamerale non influisce sulla natura e sulla portata dei poteri della Commissione che sono gli stessi dell'Autorità giudiziaria".

Tutte le istituzioni dello Stato - conclude - nutrono lo stesso interesse alla verità sull'esposizione all'uranio impoverito e ad una credibile prospettiva di prevenzione delle conseguenze soprattutto attraverso la rimozione delle loro eventuali cause. Questo dovrà essere l'obiettivo della Commissione d'inchiesta ed è anche l'interesse delle nostre Forze Armate.

Il caso esplode con la guerra in Kosovo

Durante la guerra in Kosovo, scoppiata il 24 marzo '99, la Nato ha dichiarato di aver sparato circa 31.000 proiettili all'uranio impoverito per un totale di circa 10 tonnellate sparse in Kosovo, anche se le fonti non ufficiali parlano di un numero piu' elevato. Rispetto alla guerra del golfo, i bombardamenti sono stati effettuati per la maggior parte prima dell'arrivo delle truppe.

Tra i soldati, anche italiani, che hanno partecipato alla guerra, sono stati riscontrati alcuni casi sospetti di leucemia. Esistono statistiche che ricordano che il numero di malati di leucemia tra i militari in Kosovo dovrebbe essere ricondotto al normale numero di casi di leucemie tra giovani in un anno, tuttavia il governo e la Nato non hanno ancora fornito una risposta ufficiale.

Ma i dati raccolti dall'Osservatorio Militare parlano di un incremento quattro volte superiore rispetto alla normale fascia di eta'.

Il 22 dicembre 2000 e' stata insediata un commissione, presieduta dal Prof. Franco Mandelli, con il compito di accertare tutti gli aspetti medico-scientifici dei casi emersi di patologie tumorali nel personale militare impiegato in Bosnia e Kossovo.

Per l'Osservatorio militare in Italia 27 vittime e 267 malati

La popolazione studiata dalla commissione e' quella composta dai militari che dal dicembre 1995 al gennaio 2001 hanno compiuto almeno una missione in Bosnia e in Kossovo. La stessa commissione ha presentato una seconda relazione. Rispetto alla prima, vengono inseriti nuovi casi registrati entro il 30 aprile 2001. I dati con cui venivano confrontate le manifestazioni tumorali si sono avvalsi di 12 registri tumorali italiani, in confronto dei 7 della prima relazione.

I morti per 'Sindrome dei Balcani', secondo l'Osservatorio Militare, fino ad oggi in Italia sono 27 accertati. Per altri due militari deceduti sono in corso le verifiche da parte dell'Osservatorio Militare. I malati sono 267, quasi tutti colpiti da tumori al sistema emo-linfatico. I parenti delle vittime e due associazioni ritengono che quelle patologie siano causate dalle missioni militari fatte all'estero, e puntano il dito sull'uso delle armi all'uranio impoverito da parte della Nato.

Note


1 Cfr. [Rai news] 29/07/04.

Note di redazione (statistiche generali)


Pagina visitata 20 volte dal 29/05/2010.

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